Scuola, aumentano gli alunni disabili ma un istituto su 4 non ha tecnologie idonee

da Il Fatto Quotidiano

Scuola, aumentano gli alunni disabili ma un istituto su 4 non ha tecnologie idonee

A dirlo sono i dati Istat e Miur, riportati da Exposanità. Nonostante gli studenti con disabilità iscritti nel 2014-2015 siano in crescita del 3% rispetto all’anno precedente, gli edifici scolastici italiani presentano troppe barriere che non li rendono inclusivi

Concorso scuola, prove accorpate e candidati costretti a girare l’Italia. “L’aereo ce lo paga Renzi?”

da Il Fatto Quotidiano

Concorso scuola, prove accorpate e candidati costretti a girare l’Italia. “L’aereo ce lo paga Renzi?”

I posti messi in palio dal concorso si riducono drasticamente per alcune classi di concorso e Regioni nella ripartizione specifica. Così, dove la disponibilità è esigua ed è prevista scarsa partecipazione, il Miur ha deciso di unire la procedura ad altre Regioni per risparmiare

Contrordine compagni il sabato tutti a scuola

da la Repubblica

Contrordine compagni il sabato tutti a scuola

Stop alla settimana corta dopo il ricorso di un liceo classico in Liguria E a Brescia i ragazzi in piazza dicono: “Non si risparmia sull’istruzione”

MICHELA BOMPANI
CONTRORDINE: al sabato si va a scuola. Negli ultimi due anni, infatti, le scuole superiori, provincia dopo provincia, hanno cominciato ad accorciare la settimana, concentrando le lezioni su cinque giorni, per spending review. La motivazione non veniva nascosta: risparmiare dai 300mila euro al milione annui, su riscaldamento, consumi idrici, elettricità.
L’8 gennaio 2016, però, il Tar della Liguria ha deciso di riportare le lancette indietro: ha dato ragione al Liceo classico Chiabrera di Savona che aveva fatto ricorso contro la decisione della Provincia di sforbiciare di un giorno la settimana scolastica: «Nessuna chiusura può essere imposta alle scuole, il sabato, si tratta di un abuso — hanno scritto i giudici del tribunale amministrativo — l’autonomia scolastica va salvagurdata». E il Cogede, coordinamento dei genitori democratici della Liguria, ha scritto al dirigente scolastico regionale: «La sentenza sia rispettata in tutte le scuole », indica il referente, Matteo Viviano.
Dalla Campania alla Sicilia, alla Toscana, la settimana a scuola si ferma a venerdì, per circa l’80% delle scuole superiori: spalmando, però, su ogni giorno scolastico, le ore del sabato “soppresso”. La sentenza del Tar ligure sta rimbalzando tra le Province italiane: «Dal prossimo anno, saranno molte le scuole a riportare le lezioni al sabato. I primi a fare marcia indietro saranno i licei, che hanno dovuto concentrare materie “pesanti” in cinque giorni», spiega Andrea Giacobbe, Cgil. A Napoli, dove le superiori hanno mantenuto il sabato libero, rispondendo alle richieste delle famiglie di avere per sé il week-end e della Provincia di avere ossigeno nelle casse pubbliche, vanno in controtendenza proprio i licei classici, che hanno mantenuto la settimana lunga, proprio per distribuire il carico di lavoro. Anche per alcuni istituti tecnico-professionali la vita non è semplice: «Molti nostri studenti arrivano dalle valli dell’entroterra — racconta Gianpiero Alloisio, tecnico dell’Istituto agrario genovese Marsano, a Sant’Ilario — a causa della concentrazione delle materie in soli cinque giorni, hanno un orario giornaliero così oneroso che partono da casa col buio e tornano a casa che è buio. Abbiamo modificato gli orari di uscita per farli corrispondere al passaggio delle corriere: dall’anno prossimo, è sicuro, ritorneremo al vecchio sabato scolastico».
Il fattore economico, però, non viene risolto dalla sentenza del Tar. E le Province e le Città metropolitane, sulle cui spalle pesa il patrimonio delle scuole superiori, sono preoccupate. Se la Provincia di Torino ha trovato l’equilibrio, quest’anno, garantendo alle scuole 40 ore di riscaldamento settimanali, e poi ciascun istituto si organizza come meglio crede, la Città metropolitana di Genova suona l’allarme: «Se le scuole riapriranno il sabato, potremo garantire il riscaldamento per soli quattro mesi — ammette l’assessore Alfonso Gioia — stiamo vendendo gli immobili per garantire la manutenzione delle scuole. La chiusura al sabato ci fa risparmiare 330mila euro all’anno». La Città metropolitana di Bari, però, pur dovendo fare i conti con il proprio bilancio, sottolinea: «È l’autonomia scolastica a decidere sul sabato, non imponiamo certo alcuna chiusura».
Gli studenti delle superiori nei giorni scorsi hanno bloccato il traffico a Brescia, urlando “Non siamo una spesa inutile”, protestando contro la decisione della Provincia di tagliare il sabato. Anche gli studenti genovesi, nel 2014, avevano organizzato un presidio davanti alla Provincia, con professori e genitori, per gridare la propria rabbia contro quello che avevano ribattezzato «uno scippo didattico ». E ora festeggiano: «Non reggiamo il monte-ore che ci hanno caricato sulle spalle — dice Valentina Picone, una delle studentesse che erano allora in piazza — i docenti hanno cominciato ad aiutarci offrendo momenti di aiuto pomeridiani. Adesso finalmente, questa follia, finirà».

Concorso docenti, il grido di dolore: vogliono fare fuori i precari storici!

da La Tecnica della Scuola

Concorso docenti, il grido di dolore: vogliono fare fuori i precari storici!

Il concorso per docenti “è fatto apposta per ‘esodare’ i docenti storici con molti anni di servizio, abilitati e formati”.

A sostenerlo è il ‘Comitato docenti precari’, che ha chiesto “l’attenzione di organi di stampa, media, personaggi famosi della tv, della musica e dello spettacolo, cittadini illustri del mondo della cultura, e della giustizia, tutti i cittadini liberi e onesti”.

Il comitato dei precari usa parole durissime contro la selezione decisa dal Governo e Miur.

“Il governo Renzi ha bandito in tutta fretta, abusivamente e senza criteri di diritto, un concorso-truffa iniquo e discriminatorio, infarcito di retorica, proclami e propaganda politica, cucito addosso per pochi protetti”.

Sono convinti che al termine della selezione, troppi precari saranno fatti fuori, “moltissimi dei quali ingabbiati nella II fascia delle graduatorie d’istituto, dopo aver dato sudore e sangue per anni e anni alla scuola. Vergogna!”.

Dal comitato si leva quasi un grido di dolore. “Chiediamo aiuto: molte migliaia di docenti con famiglie e figli -insistono i docenti precari- stanno rischiando il baratro ingiustamente. Ci hanno tolto il diritto al lavoro e alla stabilizzazione prevista dalla Corte europea. Siamo proprio noi precari storici – continua l’appello- relegati in graduatorie differenziate, frutto di svariate riforme, l’anima e la colonna portante della scuola, sfruttati per anni e anni solo per coprire in tutto il paese le cattedre vuote”.

La conclusione della nota è drammatica. “Il concorso è una truffa, una mannaia che non stabilizzerà nessuno, anzi, costringerà -conclude la nota- quei pochi vincitori alla mobilità e a tre anni di prova senza alcuna certezza e con ingenti sacrifici economici e umani. Migliaia di altri docenti qualificati saranno definitivamente fuori dal ruolo, vittime incolpevoli di un sistema insopportabile e vergognoso”.

‘Sbam’, musica contro il bullismo a scuola

da La Tecnica della Scuola

‘Sbam’, musica contro il bullismo a scuola

Dopo ‘Mabasta’ lanciato dalla classe prima A, un’altra classe – la terza B – dell’istituto Galilei-Costa di Lecce ha realizzato un progetto per combattere il bullismo scolastico.

Si chiama ‘Sbam’, acronimo di ‘Stop bullying adopt music’, con il quale gli studenti, sotto la guida della docente di inglese Elisabetta D’Errico, hanno deciso non solo di sostenere il progetto ‘Mabasta’ ma di affrontare il problema del bullismo a scuola da un’angolazione musicale, a suon di testi e canzoni di ogni genere.

I giovani ideatori di ‘Sbam’, il cui sottotitolo recita ‘Una sberla al bullismo a suon di musica’, si pongono due obiettivi.

Il primo è di individuare tutti quei brani musicali che trattano argomenti o situazioni riconducibili ad azioni e atteggiamenti bullistici o, comunque, a ogni genere di sopruso tra giovani.

Poiché la grande maggioranza di brani è in lingua inglese, gli studenti li tradurranno in italiano così che possano essere facilmente compresi.

Il secondo obiettivo, molto più ambizioso, è di incitare e invitare tutti i musicisti, soprattutto quelli che hanno maggiore presa sui giovani, a comporre sempre più canzoni con testi orientati a fermare il fenomeno, stimolando le vittime a parlare, i bulli a smettere e gli ‘spettatori’ ad intervenire.

“E’ un progetto decisamente interessante a cui i ragazzi si stanno appassionando e in cui stanno credendo molto – afferma la coordinatrice di Sbam, Elisabetta D’Errico – Ritengo che possa davvero arrivare ai cuori e alle menti dei giovani in quanto la musica oggi ha tre grandi potenzialità legate a tre differenti linguaggi, il suono, capace di catturare l’orecchio e suscitare forti emozioni, il testo, che, se compreso, aiuta a riflettere e a sensibilizzare, e le immagini dei videoclip, le quali offrono uno spaccato della realtà che troppo spesso preferiamo evitare di guardare. Confesso che io stessa ho provato una grande emozione nello scoprire la forza espressiva di alcuni brani e video”.

E i ragazzi raccontano: “Vogliamo tradurre dall’inglese tutti quei brani che musicisti famosi e meno famosi hanno dedicato al tema del bullismo perché pensiamo che se un ‘bullo’ o una ‘bulla’ dovesse scoprire che il suo idolo (quello per cui impazzisce) condanna fermamente ogni genere di atteggiamento offensivo, allora, forse, ci penserà due volte prima di dare sfogo al suo istinto di sopraffazione. Abbiamo già trovato alcuni brani molto belli e diretti, come ìDare to be different’ di Rachael Lynn e ‘Make it stop’ dei Rise Against, accompagnati anche da videoclip altrettanto forti e comunicativi. Il nostro sogno è che in Italia miti come J-Ax, Fedez e Emis Killa, o Ligabue, Vasco e Tiziano Ferro, o ancora i nostri conterranei, Negramaro, Sud Sound System, Alessandra e Emma, possano decidere di sostenere la causa e dire anche loro ‘MaBasta’ scrivendo dei brani che trattano di questo delicato e importante tema”.

PNSD, si parte con la formazione di animatori digitali e personale

da La Tecnica della Scuola

PNSD, si parte con la formazione di animatori digitali e personale

Con 3 note e una lettera il Miur ha fornito indicazioni per l’avvio dei percorsi formativi nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale.

In sintesi il Miur comunica le seguenti informazioni:

Individuazione del personale scolastico

Le indicazioni per l’individuazione, da parte delle scuole, del personale da formare sono contenute nella nota prot. n. 4604 del 3 marzo.

Ogni scuola dovrà individuare:

  • 3 docenti che andranno a costituire il team per l’innovazione digitale. Tale team è concepito per supportare e accompagnare adeguatamente l’innovazione didattica nelle scuole, nonché l’attività dell’Animatore digitale;
  • 2 assistenti amministrativi;
  • per le sole istituzioni scolastiche del primo ciclo: n. 1 unità di personale (ATA o docente) per l’Assistenza tecnica, c.d. Presìdi di pronto soccorso tecnico;
  • per le sole istituzioni scolastiche del secondo ciclo: n. 1 assistente tecnico.

I dati delle figure individuate dovranno essere inseriti nella piattaforma on-line predisposta (i dirigenti scolastici riceveranno il link di accesso via mail) dall’11 marzo 2016 al 16 marzo 2016.

Animatori digitali e team

L’animatore digitale e i docenti che costituiranno il team per l’innovazione digitale dovranno iscriversi ai corsi dal 17 marzo al 21 marzo 2016, accedendo all’apposito ambiente Sidi/Polis http://archivio.pubblica.istruzione.it/istanzeonline/index.shtml .

I corsi partiranno dal 22 marzo.

Le tappe della formazione

Le slide pubblicate sul sito internet del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca http://www.istruzione.it/allegati/2016/Formazione%20PNSD%202016-02-15.pdf sintetizzano le fasi dei percorsi formativi previsti che coinvolgeranno progressivamente tutto ilpersonale scolastico.

Docenti su potenziamento, valido l’anno di prova anche se svolto su grado diverso

da La Tecnica della Scuola

Docenti su potenziamento, valido l’anno di prova anche se svolto su grado diverso

L.L.

L’USR Emilia Romagna ha diffuso una nota riguardante il periodo di prova e formazione per i docenti neoassunti nella Fase C.

Come sappiamo, gli insegnanti destinatari di nomina nella fase C, che ricoprono i posti dell’organico del potenziamento, sono stati impiegati prevalentemente per realizzare iniziative di carattere progettuale, oltre che per far fronte ad esigenze per supplenze brevi (alle condizioni dettate dal comma 85, art. 1, legge 107/2015).

Secondo l’USR, tali attività sono riferibili alle cattedre o ai posti di insegnamento giuridicamente determinati e per i quali si è ottenuta la nomina, ma possono esplicarsi in una pluralità di situazioni organizzative, educative e didattiche (progetti per gruppi di allievi, attività opzionali o facoltative, ampliamento e arricchimento dell’offerta formativa, potenziamento della presenza in classe per avviare didattiche personalizzate, cooperative o innovative, svolgimento di funzioni di coordinamento, progettuali, ecc.).

Per tali ragioni, la formazione in contesto (fase peer to peer, elaborazione del portfolio, documentazione delle attività didattiche) terrà conto delle specificità di impiego del suddetto personale. A tal proposito, la C.M. 36167/2015 esemplifica, tra le attività didattiche che concorrono al periodo minimo di 120 giorni, sia i giorni di lezione in senso stretto, sia “i giorni impiegati presso la sede di servizio per ogni altra attività preordinata al migliore svolgimento dell’azione didattica, ivi comprese quelle valutative, progettuali, formative e collegiali”.

Il principio secondo il quale l’attività di formazione va “svolta con riferimento al posto o alla classe di concorso di immissione in ruolo” (D.M. 850/2015) può quindi, secondo l’USR, trovare conferma nel momento della scelta dei laboratori formativi (12 ore).

Per il personale assunto in fase C e utilizzato in ordine e grado scolastico diverso, l’Ufficio scolastico, nelle more di eventuali indicazioni dell’Amministrazione Centrale, ritiene che il periodo di prova e formazione possa essere validamente effettuato anche in scuola di grado scolastico diverso, sulla base delle esperienze didattiche che saranno effettivamente realizzate nell’ottica della progettualità d’Istituto.

La nomina del tutor è a cura del Dirigente scolastico della sede di effettivo servizio, sentito il Collegio dei docenti, che a tale fine fa affidamento a professionalità di competenza certa nel settore d’impiego del neoassunto, con attenzione alle dimensioni trasversali del profilo docente (competenze didattiche e metodologiche generali, competenze digitali, partecipazione alla vita scolastica, ambiti di responsabilità e formazione) che sono puntualmente richiamate nel bilancio di competenze e nel portfolio docente.

Il docente può poi optare, ai fini della formazione in presenza da attuarsi con riferimento alla cattedra di appartenenza, per quei laboratori formativi maggiormente attinenti al posto o alla classe di concorso di immissione in ruolo.

Infine, sempre salvo diverso avviso dell’Amministrazione Centrale, l’USR ritiene che la valutazione preliminare del percorso formativo effettuato, corredata di tutta la documentazione prevista, debba essere curata dall’Istituzione scolastica di effettivo servizio del docente in prova e formazione, così come l’emissione del provvedimento di conferma in ruolo. La stessa notificherà poi tale provvedimento al Dirigente dell’Istituzione scolastica di titolarità giuridica del docente interessato.

Le donne vogliono contare! Dall’8 marzo un mese d’iniziative Miur contro le discriminazioni

da La Tecnica della Scuola

Le donne vogliono contare! Dall’8 marzo un mese d’iniziative Miur contro le discriminazioni

Un mese di iniziative e approfondimenti nelle scuole per combattere gli stereotipi di genere e le discriminazioni.

In modo, da far accrescere negli studenti la consapevolezza del pari contributo per lo sviluppo sociale e culturale del Paese.

L’iniziativa – chiamata “Le Studentesse vogliono contare! Il mese delle Stem” – si svolgerà a partire dall’8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, per volontà del dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri: fino all’8 aprile, le scuole – nell’ambito della loro autonomia didattica e organizzativa – potranno promuovere momenti di riflessione (anche al di fuori dell’orario di lezione), o aderire alle iniziative sul tema. Il tutto, con il sostegno della sede italiana della Commissione Europea.

Il 4 marzo, giorno di pubblicazione dell’iniziativa, il Miur ha inviato a tutte le scuole una circolare in merito, proprio per promuovere riflessioni e momenti di sensibilizzazione sui temi legati alla parità di genere.

“Il mese delle Stem” (acronimo di Science, Technology, Engineering and Math), spiega il Miur, vuole sensibilizzare gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado allo studio delle discipline scientifiche e tecnologiche, superando il divario di genere. Solo il 38% delle studentesse indirizza il proprio percorso formativo e professionale verso le discipline cosiddette Stem. Le ragioni sono da ricercare anche negli stereotipi di ordine culturale che vogliono le donne meno predisposte a queste materie.

A sostegno degli istituti, per “Il mese delle Stem”, è a disposizione una pagina dedicata all’interno del portale www.noisiamopari.it. Nei giorni scorsi infatti circa 80 Enti, Fondazioni, Associazioni e Imprese, hanno voluto aderire all’iniziativa offrendo alle scuole idee e proposte on line con pagine di sensibilizzazione, percorsi di formazione e didattica specifica, giochi logico-matematici, promuovendo concorsi, video di testimonial e testimonianze, organizzando convegni e momenti di dibattito e confronto sui temi delle Stem.

Il progetto rientra nella strategia di attuazione della Buona Scuola (comma 16) e nell’azione 20 prevista nel Piano Nazionale Scuola Digitale. Agli animatori digitali di ciascuna scuola viene chiesto infatti di supportare attivamente questa iniziativa sensibilizzando i colleghi e coordinando tutte le attività on line.

In occasione della Giornata Internazionale delle Donne, che sarà celebrata al Quirinale, il Ministro Giannini premierà, insieme al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le scuole vincitrici del concorso nazionale “1946 – 2016: Verso la piena cittadinanza attiva. 70 anni del voto delle donne”.

“La scuola che vogliamo è la scuola delle pari opportunità per tutti. Vogliamo una scuola che sia comunità inclusiva e che riconosca le differenze di ciascuno – ha dichiarato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini – Per questo è necessario rimuovere qualsiasi stereotipo. La Buona Scuola dà spazio all’educazione al rispetto e fissa punti chiari contro le discriminazioni e le violenze”.

“Ben venga allora una iniziativa come questa – ha aggiunto il ministro – con la quale da un lato vogliamo incentivare lo studio e la passione per le Stem tra tutte le studentesse e gli studenti, sviluppando competenze sempre maggiori in un ambito che è in continuo sviluppo. E dall’altro lato vogliamo ridurre il divario tra maschi e femmine in questi ambiti, valorizzando il talento di ciascuno sia all’interno del percorso di studi che nelle scelte professionali”.

“Rimuovere gli stereotipi, a partire da quelli inconsapevoli, come quello – ha spiegato il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone – della scarsa predisposizione delle donne verso la tecnologia, la scienza, l’ingegneria, la matematica, e far riflettere con consapevolezza docenti, studenti e studentesse insieme: è a questo che serve l’iniziativa del ‘Mese delle Stem’ che abbiamo fortemente voluto”.

“Esempi come quello di Samantha Cristoforetti o di Fabiola Giannotti ci aiutano a proporre modelli e ruoli diversi alle nostre ragazze, ma è la scuola, col suo potente lavoro quotidiano, la realtà principale in cui questi cambi di verso possono germogliare e diventare veramente efficaci. Le nuove tecnologie porteranno con sé la nascita di milioni di posti di lavoro: vogliamo assecondare e coltivare attitudini e talenti in modo pari, rimuovendo ostacoli di carattere culturale che limitano le aspirazioni e le scelte professionali dei ragazzi e delle ragazze”, ha concluso Faraone.

La tempesta perfetta dei ricorsi

da La Tecnica della Scuola

La tempesta perfetta dei ricorsi

Pare che ci sia un filo rosso che lega fra loro tutti i concorsi che il Miur ha bandito per reclutare dai docenti ai dirigenti, dagli ispettori ai funzionari, mentre, tra i meandri di tutto il complesso legislativo del ministro dell’istruzione, fa capolino una tenace volontà di non rendere la vita facile a nessuno, ai docenti in modo particolare, ma anche agli stessi burocrati che imbastiscono le carte in modo tale di lasciare al giudice l’ultima parola. Chi ricorda un concorso del Miur senza strascichi giudiziari alzi la mano.

Ebbene anche l’ultimissimo, questo riservato agli abilitati precari, sta mettendo in moto una tempesta giudiziaria” perfetta” dentro la quale si trovano gli inseganti di ruolo che vi vorrebbero partecipare, considerate le nuove classi di concorso, e valga per tutte il groviglio dei docenti di strumento musicale utilizzati nelle medie; i neo laureati che chiedono spazio per iniziare a portare la pagnotta a casa; i supplenti senza la prescritta abilitazione, ma che svolgono regolare servizio tirando coi colleghi il carretto e poi altre e variegate categorie di docenti, come gli abilitandi di sostegno, che nel corso degli anni si sono visti defraudare, per un motivo qualsiasi, il ruolo.

Ebbene ora tutte queste persone chiedono ciò che il buon senso vuole: essere stabilizzati dentro una nicchia della scuola per progettare un futuro decente. E invece al Miur questo non sta bene, ma con felicità, neanche ipocritamente celata, degli studi legali e di organizzazioni a tale scopo nate e cresciute e ingrandite. In pratica qualche milione di euro, se le premesse seguiranno i fatti, sono in palio per tutti i legali d’Italia che devono solo spartirsi una fetta ma sulla pelle già martirizzata di personale che ha difficoltà persino a sbarcare il lunario (supplenti non pagati, ferie non riconosciute ecc.). Una sorta di torta, queste delle disfide giudiziarie, su cui come mosche i legali si stanno tuffando, garantendo magari risultati brillanti, mentre nella reale e cruda realtà si staglia nell’ombra il convitato di pietra, il ministero che invece di prevenire ammala, invece di chiarire ingolfa, in attesa magari che siano i tribunali a fare le norme, lasciando così ai giudici tutta le legislazione scolastica.

E i sindacati, si dirà? Qui la faccenda è delicata, perché se per un verso è grazie a loro che dei diritti importanti i docenti se li sono conquistati, dall’altro su alcune materie nicchiano, osservano senza intervenire in attesa di tempi migliori, come sta appunto avvenendo coi docenti di strumento musicali delle medie utilizzati nei licei, ma anche questi già con la carta bollata in mano. Che fanno dunque di fronte a tante incertezze? Attendiamo

Disabili, in classe latitano strumenti didattici compensativi, hardware e programmi speciali

da La Tecnica della Scuola

Disabili, in classe latitano strumenti didattici compensativi, hardware e programmi speciali

In Italia, solo 1 scuola su 3 ha postazioni informatiche specifiche per alunni disabili. Come se non bastasse, latitano pure gli strumenti didattici compensativi.

Le stime, derivate da dati Istat e Miur, sono state rese pubbliche dagli organizzatori di Exposanità, la manifestazione italiana, che si terrà a Bologna dal 18 al 21 maggio, dedicata ai temi della sanità e dell’assistenza. E certi numeri non faranno sicuramente piacere ai docenti, ad iniziare da quelli di sostegno, oltre che alle famiglie. La mancanza di attrezzature adeguate, inoltre, si ripercuote negativamente pure su alunni con Dsa e Bes, anche loro in certi casi fruitori delle didattica personalizzata.

Premesso che il 10% degli alunni disabili frequenta la scuola dell’infanzia, il 37% la primaria, il 28% la secondaria di I grado e il 25% la secondaria di II grado, il 4 marzo è stato ricordato che in riferimento alla scuola primaria e secondaria di I grado, circa un quarto delle scuole non possiede alcun strumento informatico destinati alle persone con disabilità.

“L’ideale – si legge nell’indagine di Exposanità – sarebbe avere all’interno dell’aula stessa una postazione informatica con periferiche hardware specialie programmi specifici per l’insegnamento, ma solo 4 scuole primarie su 10 (39,3%) e poco più di un terzo delle secondarie di primo grado (36,6%) hanno aule dotate di queste attrezzature”.

Per quanto riguarda gli strumenti didattici compensativi, se il 35% non ne fa uso, è il 25% degli alunni ad avvalersi di software per l’apprendimento.

Sebbene gli alunni con disabilità iscritti nell’anno scolastico 2014-2015 siano stati quasi 235 mila – 2,7% del totale, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente – gli istituti italiani presentano numerose barriere che non li rendono inclusivi. Tra queste, figurano l’assenza di segnali visivi, acustici e tattili per favorire la mobilità all’interno della scuola di alunni con disabilità sensoriali; la mancanza di percorsi interni ed esterni accessibili; la scarsa presenza di tecnologie informatiche per l’apprendimento.

Nello specifico, se in Italia si registra una percentuale abbastanza alta di scuole che hanno scale a norma (82,4% di scuole primarie e 89,5% di secondarie di I grado) e servizi igienici a norma (80,6% di scuole primarie e 84,3% di secondarie di I grado), rimangono appannaggio di pochi istituti le mappe a rilievo e i segnali visivi, acustici e tattili che sono presenti in solo tre scuole su dieci, sia a livello primario (29,3%) sia secondario di I grado (30,1%).

Situazione leggermente migliore, seppur insufficiente, per quanto riguarda percorsi interni ed esterni facilmente accessibili: solo il 42,9% delle scuole primarie e il 44,1% di secondarie di I grado ne è dotata.

Si tratta davvero si un grave limite, se si considera che il 65,3% degli alunni con disabilità ha un deficit di tipo intellettivo, il 3,5% motorio, il 2,7% uditivo e l’1,6% visivo.

L’incidenza più elevata di alunni con disabilità si segnala in Abruzzo (3,3% sul totale degli alunni della regione), Lazio (3,2%) e Liguria (3%) mentre la Basilicata (2%), la Calabria (2,1%) e il Friuli-Venezia Giulia (2,1%) sono le regioni con il tasso più basso.

In Italia il rapporto tra numero di alunni con disabilità e posti per il sostegno, dopo aver raggiunto quota 2,09 nell’anno scolastico 2009-2010, è ritornato a 1,85 nell’anno 2014-2015.

Il rapporto è più basso nelle regioni del Sud Italia: in Molise viene affidato un incarico per il sostegno ogni 1,38 alunni con disabilità, in Calabria, uno ogni 1,49. Viceversa, il rapporto aumenta al Nord, dove spiccano Veneto (2,10) e Liguria (2,09).

Exposanità: il 2,4% degli alunni campani è disabile. I dati di altre regioni

da La Tecnica della Scuola

Exposanità: il 2,4% degli alunni campani è disabile. I dati di altre regioni

Nonostante in Campania gli alunni con disabilità iscritti nell’anno scolastico 2014/2015 siano stati 24.460 (2,4% del totale degli studenti della regione), gli istituti presentano numerose barriere che non li rendono inclusivi.

Tra queste l’assenza di segnali visivi, acustici e tattili per favorire la mobilità all’interno della scuola di alunni con disabilità sensoriali; la mancanza di percorsi interni ed esterni accessibili; la scarsa presenza di tecnologie informatiche per l’apprendimento. Questa la fotografia scattata, su base dati ISTAT e MIUR – Ufficio di statistica, da Exposanità – l’unica manifestazione italiana dedicata ai temi della sanità e dell’assistenza, che propone momenti di approfondimento e iniziative speciali dedicate al tema dell’inclusività, dalla vita quotidiana, all’istruzione, dall’educazione, al tempo libero.

Dai dati si evince che, per quanto riguarda il grado di scuola in cui sono inseriti, il 9% degli alunni disabili campani frequenta la scuola dell’infanzia, il 37% la scuola primaria, il 28% la scuola secondaria di I grado e il 26% la scuola secondaria di II grado.

Il sostegno gioca un ruolo chiave nell’integrazione. Se a livello nazionale il rapporto tra numero di alunni con disabilità e posti per il sostegno è di 1,85 nell’anno 2014-2015, in Campania è di 1,56. Il rapporto è più basso nelle regioni del Sud Italia: in Molise viene affidato un incarico per il sostegno ogni 1,38 alunni con disabilità, in Calabria, uno ogni 1,49. Viceversa, il rapporto aumenta al Nord, dove spiccano Veneto (2,10) e Liguria (2,09).

Per quanto riguarda le barriere tecnologiche molte scuole non hanno postazioni informatiche destinate alle persone con disabilità. All’interno del percorso di inclusione dello studente disabile nel progetto educativo della classe, la tecnologia ha il ruolo fondamentale di ‘facilitatore’.

Secondo i dati elaborati da Exposanità su base Istat, in Campania il 30,8% delle scuole primarie e il 25,8% delle secondarie di I grado ancora non si è dotata di postazioni informatiche destinate alle persone con disabilità.

L’ideale – hanno chiarito gli esperti – sarebbe avere all’interno dell’aula stessa una postazione informatica con periferiche hardware speciali e programmi specifici per l’insegnamento, ma solo il 36,9% delle scuole primarie e il 37,1% delle secondarie di primo grado hanno aule dotate di queste attrezzature. La maggior parte utilizza i laboratori già presenti: sono il 68,3% delle primarie e il 66,3% delle secondarie di primo grado. Oltre al sostegno didattico, gli alunni con disabilità necessitano di servizi per il superamento delle barriere architettoniche, come scale a norma, ascensori, servizi igienici specifici, segnali visivi, tattili e acustici, percorsi interni ed esterni che facilitino gli spostamenti.

Se in Campania si registra una percentuale abbastanza alta di scuole che hanno scale a norma (79,6% di scuole primarie e 87,5% di secondarie di I grado) e servizi igienici a norma (66,9% di scuole primarie e 74% di secondarie di I grado), rimangono appannaggio di pochi istituti le mappe a rilievo e i segnali visivi, acustici e tattili che sono presenti in solo il 21,0% delle scuole primarie e nel 21,2% delle secondarie di I grado: un dato comunque inferiore rispetto alla media nazionale. Situazione leggermente migliore, seppur insufficiente, per quanto riguarda percorsi interni ed esterni facilmente accessibili: solo il 38,8% delle scuole primarie e il 40,5% di secondarie di I grado ne è dotata.

In Emilia-Romagna ci sono invece quasi 15.900 alunni con disabilità, il 2,6% del totale degli studenti della regione, ma le scuole sono poco accessibili e senza ausili tecnologici.

Il 10% degli alunni disabili emiliano-romagnoli frequenta la scuola dell’infanzia, il 38% la scuola primaria, il 25% la scuola secondaria di primo grado e il 28% la scuola secondaria di secondo grado. Inoltre, secondo i dati elaborati da Exposanità su base Istat, in Emilia-Romagna il 17,3% delle scuole primarie e il 16,7% delle secondarie di primo grado ancora non si è dotata di postazioni informatiche destinate alle persone con disabilità. Rimangono inoltre appannaggio di pochi istituti le mappe a rilievo e i segnali visivi, acustici e tattili.

In Sardegna gli alunni con disabilità iscritti nell’anno scolastico 2014-2015 sono stati 5.815, il 2,6% del totale degli studenti della regione, ma gli istituti presentano ancora numerose barriere che non li rendono inclusivi. Fra queste le assenze: segnali visivi, acustici e tattili per favorire la mobilità all’interno della scuola di alunni con disabilità sensoriali; la mancanza di percorsi interni ed esterni accessibili; la scarsa presenza di tecnologie informatiche per l’apprendimento.

Il 9% dei disabili sardi frequenta l’infanzia, il 33% la primaria, il 28% la secondaria di I grado e il 30% la secondaria di secondo grado. Il sostegno ha un ruolo chiave nell’integrazione. Se a livello nazionale il rapporto fra numero di alunni con disabilità e posti per il sostegno è di 1,85 in Sardegna è di 1,73.

In Calabria gli alunni con disabilità, sono 6.591, pari al 2,1% del totale nazionale. Malgrado ciò, gli istituti della regione presentano ancora diverse barriere e sono privi di segnali visivi, acustici e tattili per favorire la mobilità.

Secondo quanto emerso dall’analisi all’interno degli istituti calabresi mancano ausili a beneficio degli alunni con disabilità sensoriali, non esistono di percorsi interni ed esterni accessibili e c’è una scarsa presenza di tecnologie informatiche per l’apprendimento. Il 7% degli alunni disabili calabresi frequenta la scuola dell’infanzia, il 37% la scuola primaria, il 27% la scuola secondaria di I grado e il 28% la scuola secondaria di II grado.

Nonostante in Sicilia gli alunni con disabilità iscritti nell’anno scolastico 2014/2015 siano stati quasi 22.748 – 2,8% del totale degli studenti -, gli istituti della regione presentano numerose barriere che non li rendono inclusivi. Tra queste l’assenza di segnali visivi, acustici e tattili per favorire la mobilità all’interno della scuola di alunni con disabilità sensoriali; la mancanza di percorsi interni ed esterni accessibili; la scarsa presenza di tecnologie informatiche per l’apprendimento.

Per quanto riguarda il grado di scuola in cui sono inseriti, l’8% degli alunni disabili siciliani frequenta la scuola dell’infanzia, il 38% la scuola primaria, il 28% la scuola secondaria di I grado e il 27% la scuola secondaria di II grado. L’incidenza più elevata di alunni con disabilità si segnala in Abruzzo (3,3% sul totale degli alunni della regione), Lazio (3,2%) e Liguria (3%) mentre la Basilicata (2%), la Calabria (2,1%) e il Friuli-Venezia Giulia (2,1%) sono le regioni con il tasso più basso.

Il sostegno gioca un ruolo chiave nell’ integrazione. Se a livello nazionale il rapporto tra numero di alunni con disabilità e posti per il sostegno è di 1,85 nell’anno 2014-2015, in Sicilia è di 1,70. Il rapporto è più basso nelle regioni del Sud Italia: in Molise viene affidato un incarico per il sostegno ogni 1,38 alunni con disabilità, in Calabria, uno ogni 1,49. Viceversa, il rapporto aumenta al Nord, dove spiccano Veneto (2,10) e Liguria (2,09).

Secondo i dati elaborati da Exposanità su base Istat, in Sicilia il 28% delle scuole primarie e il 22,1% delle secondarie di I grado ancora non si è dotata di postazioni informatiche destinate alle persone con disabilità.

Solo poco più di 4 scuole primarie su 10 (41%) e il 35,3% delle secondarie di primo grado hanno aule dotate di queste attrezzature. La maggior parte utilizza i laboratori già presenti: sono il 52,7% delle primarie e il 56,7% delle secondarie di primo grado.

Se in Sicilia si registra una percentuale abbastanza alta di scuole che hanno scale a norma(75,5% di scuole primarie e 88% di secondarie di I grado) e servizi igienici a norma(74,6% di scuole primarie e 80,8% di secondarie di I grado), rimangono appannaggio di pochi istituti le mappe a rilievo e i segnali visivi, acustici e tattili che sono presenti in solo il 27,1% delle scuole primarie e nel 31,5% delle secondarie di I grado. Situazione leggermente migliore, seppur insufficiente, per quanto riguarda percorsi interni ed esterni facilmente accessibili: solo il 36,4% delle scuole primarie e il 37,1% di secondarie di I grado ne è dotata.

Precari: concorso fatto per esodare noi

da tuttoscuola.com

Precari: concorso fatto per esodare noi

Il governo Renzi ha bandito in tutta fretta, abusivamente e senza criteri di diritto, un concorso-truffa iniquo e discriminatorio, infarcito di retorica, proclami e propaganda politica, cucito addosso per pochi protetti, fatto apposta per ‘esodare’ i docenti storici con molti anni di servizio, abilitati e formati, moltissimi dei quali ingabbiati nella II fascia delle graduatorie d’istituto, dopo aver dato sudore e sangue per anni e anni alla scuola. Vergogna!“. Così un comunicato-appello del ‘Comitato docenti precari’, che chiede “l’attenzione di organi di stampa, media, personaggi famosi della tv, della musica e dello spettacolo, cittadini illustri del mondo della cultura, e della giustizia, tutti i cittadini liberi e onesti“.

Chiediamo aiuto: molte migliaia di docenti con famiglie e figli -insistono i docenti precari- stanno  rischiando il baratro ingiustamente. Ci hanno tolto il diritto al lavoro e alla stabilizzazione prevista dalla Corte europea. Siamo proprio noi precari storici -continua l’appello- relegati in graduatorie differenziate, frutto di svariate riforme, l’anima e la colonna portante della scuola, sfruttati per anni e anni solo per coprire in tutto il paese le cattedre vuote“.

Il concorso è una truffa, una mannaia che non stabilizzerà nessuno, anzi, costringerà -conclude la nota- quei pochi vincitori alla mobilità e a tre anni di prova senza alcuna certezza e con ingenti sacrifici economici e umani. Migliaia di altri docenti qualificati saranno definitivamente fuori dal ruolo, vittime incolpevoli di un sistema insopportabile e vergognoso“.

Molti di questi precari, peraltro, si apprestano a sostenere il concorso, ormai imminente. Sembra difficile che la partita possa riaprirsi.