Bonus docenti

Bonus docenti: il MIUR si assume la grave responsabilità di esasperare il conflitto nelle scuole

Con un atto autoritario e irresponsabile il MIUR ha precluso la possibilità di un’intesa con le organizzazioni sindacali sulla gestione del bonus docenti.

Nell’incontro del 16 marzo infatti l’Amministrazione ha assunto una posizione di chiusura rispetto alla negoziabilità dei 200 milioni per la valorizzazione delle attività docenti.

La FLC CGIL, al contrario, ribadisce che il bonus, in quanto salario accessorio, va contrattato a livello di singola istituzione scolastica e che nessun Comitato di valutazione, in base alle norme vigenti, può espropriare il Collegio dei Docenti dalle sue prerogative di individuare progetti e incarichi che vanno poi remunerati secondo le prassi contrattuali.

La FLC CGIL è impegnata, unitariamente agli altri Sindacati che hanno abbandonato il tavolo a fronte delle rigidità governative, a ricostruire le condizioni politiche di un confronto serrato e proficuo.

In assenza di ciò la parola passa alla mobilitazione che la FLC CGIL è impegnata a costruire insieme con tutto lo schieramento sindacale.

«La scuola deve insegnare il valore della cittadinanza»

da Il Sole 24 Ore

«La scuola deve insegnare il valore della cittadinanza»

di Claudio Tucci

Avete provato a chiedere a un ragazzo, uscito dalla scuola, o a quel 20% che l’abbandona, di parlare di “cittadinanza”, “democrazia”, “valori e principi per una convivenza pacifica”? La conversazione, ammesso che parta, rischierebbe quasi subito di esaurirsi, con qualche frase fatta buttata lì un po’ per caso, perché sentita in tv, o magari letta sui media. Le ragioni di questa “disattenzione” verso la conoscenza delle regole del “viver civile” sono da ricercare a più a livelli: oggi la società moderna ha davanti tante, e diverse, sfide che non appaiono uguali a quelle che si sono trovati di fronte governi e cittadini usciti dalla guerra. Allora, l’obiettivo politico puntava sulla scuola, avviando una vasta operazione di “scolarizzazione di massa”, perseguita da tutti i paesi avanzati (non solo l’Italia), che può dirsi adesso in gran parte completata. Quello che è mancato, però, è la sfida della qualità di massa: fino agli anni Sessanta gli istituti scolastici erano frequentati da non più di un quarto della popolazione giovanile e in particolare da giovani provenienti da ceti medio alti, mentre oggi, fortunatamente, raggiungono un diploma oltre i tre quarti dei ragazzi, provenienti anche da famiglie a basso livello di istruzione. A questi ultimi si aggiungono, con problemi specifici, i giovani figli degli immigrati di prima e seconda generazione (che sono già circa il 10% del totale della popolazione scolastica).

Il nodo dei programmi scolastici
Ma, se la nostra scuola ha cambiato scala dimensionale (oggi si registrano 9 milioni di studenti, inclusi quelli dell’infanzia, e circa 800mila insegnanti), non ha ripensato la sua natura e la sua organizzazione: non è un caso se nella maggior parte degli istituti gli alunni apprendono tuttora in ambienti e con programmi e metodi sostanzialmente simili a quelli di cinquant’anni fa. Mentre oggi internet, la globalizzazione, problematiche sempre più complesse, tra cui l’immigrazione e l’integrazione, stanno cambiando la società. E chiedono alla scuola italiana un cambio di passo, un nuovo ruolo da protagonista.

La nuova ricerca TreeLLLe
A farsi portavoce della richiesta è un’accurata ricerca dell’associazione TreeLLLe «Educare a vivere con gli altri nel XXI secolo. Cosa può fare la scuola?», sostenuta dalla fondazione Cariplo, che viene presentata oggi all’università Luiss di Roma, alla presenza tra gli altri della ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, della presidente della commissione Cultura del parlamento europeo, Silvia Costa e del responsabile del settore delle politiche educative dell’Ocse, Andreas Schleicher.

L’accento è posto sul ruolo centrale della formazione alla cittadinanza: una “scuola per tutti”, oggi, spiega il numero uno di TreeLLLe, Attilio Oliva, reclama una svolta radicale per disegnare un sistema formativo che non solo “istruisca”, ma anche “educhi a vivere con gli altri”. Cosa significa in concreto? Poter contare su professori dedicati che siano in grado di stimolare lo spirito critico degli alunni, insegnando loro i valori base della nostra civiltà e le buone regole di comportamento per rispettare i diritti di ciascuno e praticare una convivenza attiva e responsabile. Si tratta di una vera e propria “missione” che è dibattuta, da tempo, in linea di principio tra gli addetti ai lavori e anche all’interno del ministero dell’Istruzione (dagli anni del forse troppo moderno e “visionario” per quel periodo, Luigi Berlinguer), e, tuttavia, trascurata da molte scuole nella prassi quotidiana.

Le proposte
Serve quindi che istruzione viaggi insieme a educazione, e la scuola italiana ha bisogno di una radicale torsione dei programmi, dei metodi didattici, della formazione degli insegnanti e dell’organizzazione del tempo scuola, tutte variabili che occorre orientare per dare il peso che merita all’educazione a vivere con gli altri. Di qui 4 proposte operative che l’associazione guidata da Attilio Oliva espone. Intanto, un tempo del curricolo espressamente dedicato ad “attività” (non lezioni) interattive ed interdisciplinari (scienze umane e scienze sociali) mirate all’educazione alla cittadinanza. Questa proposta non comporta costi aggiuntivi all’attuale sistema. C’è poi bisogno di un progetto di “scuola aperta e a tempo pieno” (7 o 8 ore per 5 o 6 giorni), obbligatoria per i primi 8 anni scolastici e facoltativa per gli ultimi cinque. Una “scuola aperta e a tempo pieno” dovrebbe fornire, oltre al curriculum scolastico in senso stretto (lezioni e “attività” per istruire e educare), un palinsesto di opportunità educative extrascolastiche stimolanti e coinvolgenti, eventualmente anche a pagamento (seminari, spettacoli, musica, sport, gioco, attività di volontariato dentro e fuori la scuola), che si sviluppino lungo la giornata, utilizzando coeducatori (non necessariamente insegnanti). Sarebbe anche un modo per utilizzare un enorme patrimonio edilizio sfruttato quasi sempre solo a metà tempo. Si chiede, anche, di «formare e contrattualizzare tutto il personale scolastico» con l’obiettivo di istruire, ma anche di educare i giovani a vivere con gli altri. Il tutto, infine, praticando metodologie didattiche interattive e coinvolgenti con l’uso appropriato delle nuove tecnologie. I giovani sopportano mal volentieri le tradizionali tecniche trasmissive (lezione – studio – interrogazione). Far esercitare nelle classi una corretta capacità di discussione e di argomentazione, specie su questioni controverse, è funzionale a una sana educazione alla cittadinanza democratica.

Legittima la scelta dell’istituto di non celebrare la Festa del papà

da Il Sole 24 Ore

Legittima la scelta dell’istituto di non celebrare la Festa del papà

di Al. Tr.

Il ministero dell’Istruzione segue con la «massima attenzione» il tema dell’osservanza delle festività tradizionali e religiose nelle scuole italiane ma «nel pieno rispetto della libertà di insegnamento e dell’autonomia scolastica». Lo ha detto il ministro Stefania Giannini, rispondendo ieri al question time alla Camera ad una interrogazione dei deputati della Lega Nord, Borghesi, Grimoldi e altri che chiedevano al Governo un chiarimento sulla decisione di una scuola paritaria di Milano di non celebrare la Festa del Papa’ il 19 marzo.

«Nessuna anomalia»
«Non mi risulta che la scuola di Via Toce in Milano non intenda celebrare la festa del papà, ma pare piuttosto che la stessa, nell’esercizio della propria autonomia, abbia scelto una modalità diversa di celebrare la festa, coinvolgendo i bambini nella preparazione di letterine di auguri e disegni per i loro papà». Così il ministro Giannini, citando «informazioni acquisite dall’Ufficio scolastico regionale della Lombardia», ha risposto all’interrogazione dei deputati leghisti, sottolineando che la scuola in questione «ha un progetto educativo coerente con i principi della Costituzione e un Pof conforme agli ordinamenti e alle disposizioni vigenti» rispetto al quale «spetta poi a ciascun insegnante definire le attività educative e didattiche per la propria sezione». E precisando che «non sussiste alcun obbligo da parte dei docenti di realizzare specifiche attività riferite a ricorrenze religiose o civili», il ministro ha affermato che non c’è dunque «alcuna anomalia» nella scelta della scuola. « Il ministero – ha proseguito Giannini – non può e non deve entrare nello specifico nelle singole scelte didattiche. Quello che possiamo fare è verificare se ci siano anomalie nell’assunzione di decisioni che devono passare dal lato offerta formativa e delle valutazioni collegiali».

Architettura a misura di didattica, la best practice Indire sbarca in Germania

da Il Sole 24 Ore

Architettura a misura di didattica, la best practice Indire sbarca in Germania

di Al. Tr.

Un scuola che diventa centro civico. Spazi educativi funzionali a una didattica innovativa, per proporre una nuova idea di benessere a scuola, di ambiente sociale per la comunità scolastica e di apertura al territorio. E’ il modello per la progettazione delle scuole del futuro elaborato dall’Indire e contenuto nel manifesto «1+4 spazi educativi per il nuovo millennio», una best practice tutta italiana che sarà presentata in questi giorni al convegno internazionale «Ambienti per la formazione. Formazione per gli ambienti», organizzato dall’università di Kassel, in Germania.

Architetture a misura di didattica
Nel manifesto, realizzato dal gruppo di ricerca Indire sulle architetture scolastiche, viene proposto il modello 1+4, dove «1» rappresenta lo «spazio di gruppo», un ambiente che permette di diversificare le attività didattiche, in un’evoluzione dell’aula tradizionale allestita per la sola lezione frontale. Il numero «4», spiega l’istituto di ricerca, indica invece gli altri spazi del modello: l’agorà, un grande spazio assembleare dove tutti possono ritrovarsi per seguire eventi di interesse plenario; lo spazio informale, con cuscini, divani, sedie in grado di accogliere i ragazzi nel loro tempo libero (in genere questi spazi sono proposti per rendere abitabili zone che prima erano solo di passaggio); lo spazio individuale, dove lo studente può concentrarsi estraniandosi dal contesto circostante; lo spazio di esplorazione, generalmente collegato ai laboratori per le scienze o un’aula digitalizzata per attività con alto potenziale tecnologico.
«L’idea è che questo modello – ha sottolineato Leonardo Tosi, ricercatore Indire – proponga un insieme di spazi diversificati per valore simbolico e per funzionalità. Le scuole del terzo millennio dovrebbero in qualche modo avere degli ambienti che assolvono alle diverse funzioni /valori simbolici proposti dal modello e noi – ha aggiunto Tosi – proponiamo una visione di scuola in cui tutti gli spazi hanno la stessa dignità e sono complementari, dove si apprende ovunque e dove il benessere degli studenti e della comunità scolastica diventano valore primario».
Le proposte raccolte nel nuovo manifesto rappresentano un modello architettonico che punta a ispirare i progettisti per la costruzione di nuove scuole e a supportare gli istituti esistenti nella gestione degli spazi. Con l’obiettivo, dice ancora l’Indire, di rispondere alla necessità di una progettazione condivisa e partecipativa «a supporto delle scuole e reti di scuole che promuoveranno il cambiamento sul territorio».

I referendum anti-riforma arrivano in Cassazione

da La Tecnica della Scuola

I referendum anti-riforma arrivano in Cassazione

Giovedì 17 marzo, alle ore 9.00, arrivano in Corte di Cassazione i quesiti referendari Flc-Cgil, Gilda, Cobas, Unicobas, Lip, Uds.

Subito dopo la presentazione dei referendum, nello storico palazzo di piazza Cavour, a Roma, partirà la campagna referendaria con iniziative previste in tutte le principali città italiane.

I promotori dei quesiti abrogativi coinvolgeranno notai, delegati dei sindaci e cancellieri dei tribunali per l’autenticazione delle 500mila firme necessarie. Chiedendo di aderire a docenti, famiglie degli studenti, giovani, ma anche comuni cittadini. Nelle scuole sono previste numerose assemblee di presentazione dell’iniziativa.

“Abbiamo organizzato anche incontri comuni con quesiti diversi ma accomunati dalla volontà di non subire delle norme che danneggiano l’Italia: sabato 9 e domenica 10 aprile – ci dice Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas – la campagna referendaria marcerà in sinergia con altri referendum sociali sull’acqua pubblica, l’abolizione di inceneritori e delle trivelle”.

Come annunciato dalla Gilda degli Insegnanti, i quattro quesiti referendari propongono l’abrogazione, in alcuni casi totale e in altri parziale, delle norme riguardanti i seguenti punti:

  • potere discrezionale del dirigente scolastico di scegliere e di confermare i docenti nell’istituto scolastico;
  • finanziamenti privati a singole scuole pubbliche o private;
  • potere del dirigente scolastico di scegliere i docenti da premiare economicamente e comitato di valutazione.

“Per la raccolta delle firme – ha detto Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda – siamo fiduciosi di raggiungere e anche superare le 500mila necessarie. Se l’iter non incontrerà ostacoli, il referendum si terrà nel prossimo anno. Useremo anche altre armi: faremo ricorso alla Consulta contro tutte le parti illegittime di questa legge, tra cui la norma che prevede ‘il genocidio’ dei precari che avranno superato i 36 mesi di servizio a partire dal primo settembre 2016”, conclude il coordinatore Gilda.

In arrivo i 200 milioni del merito: non a “pioggia”, no a 1 o 2 docenti

da La Tecnica della Scuola

In arrivo i 200 milioni del merito: non a “pioggia”, no a 1 o 2 docenti

Nel giorno in cui i sindacati abbandonano le trattative sul bonus premiale, il Miur annuncia l’imminente arrivo dei 200 milioni utili a finanziarlo.

Il ministro dell’Istruzione, infatti, ha firmato il decreto con i criteri di riparto dell’apposito Fondo, segnando un’altra tappa dell’attuazione della ‘Buona Scuola’.

“Le scuole, per la prima volta, saranno dotate di un budget – una media di 23.000 euro per istituto – da distribuire fra gli insegnanti che si sono distinti per la loro capacità di innovare la didattica, di potenziare le competenzedegli studenti, per il contributo dato al miglioramento della comunità scolastica”, scrivono da Viale Trastevere.

Il Miur ha anche tenuto a dire che “la valorizzazione del merito riguarda i docenti di tutti i livelli scolastici. Il fondo dovrà essere utilizzato in modo mirato: non potrà essere distribuito a pioggia né dato solo a uno o due docenti”.

Il Fondo da 200 milioni sarà distribuito tenendo conto di due parametri: la numerosità dei docenti di ruolo in servizio e alcuni fattori di complessità della scuola come la presenza di alunni stranieri, di alunni diversamente abili, il numero medio di alunni per classe, il numero di sedi scolastiche in aree montane o piccole isole. Il decreto è stato trasmesso alla Corte dei conti per la necessaria registrazione.Sarà poi accompagnato da una nota esplicativa che verrà inviata alle scuole.

Il ministero ha anche ricordato che, come previsto dalla Legge 107/15, sarà il dirigente scolastico ad assegnare i fondi al personale docente tenendo conto dei criteri stabiliti da un apposito nucleo di valutazione composto da: dirigente (che presiede), tre docenti, due genitori (dall’infanzia alle medie) oppure un genitore e uno studente (alle superiori), un componente esterno individuato dall’Ufficio scolastico regionale.

“L’assegnazione di questi fondi – sottolinea il ministro Stefania Giannini – rappresenta un cambiamento culturale importante per il nostro Paese. Per la prima volta la scuola italiana dispone di uno strumento concreto di valorizzazione del lavoro dei docenti. Si tratta di risorse nuove e aggiuntive”.

“Gli insegnanti – prosegue il titolare del Miur – hanno un ruolo determinante, che è quello di formare le nuove generazioni. Per questo con la Buona Scuola siamo tornati ad investire su di loro. Con un piano di reclutamento dai numeri straordinari; con un rinnovato processo di formazione dei neoassunti che li inserisce in un vero percorso di crescita professionale; con un piano da 40 milioni di euro sulla formazione in servizio, che stiamo per varare e che riporterà il Paese alla normalità: mai più docenti costretti ad aggiornarsi a spese proprie”.

In questo contesto, conclude Giannini, “si inserisce anche la valorizzazione del merito, uno strumento per dare un riconoscimento aggiuntivo a quei docenti che, secondo il giudizio della loro comunità scolastica, meritano di essere particolarmente valorizzati”.

Mobilità 2016/17, l’accordo con i sindacati piace anche al ministro Giannini

da La Tecnica della Scuola

Mobilità 2016/17, l’accordo con i sindacati piace anche al ministro Giannini

A sentire le parole del ministro Giannini, i timori che il pre-accordo sulla mobilità possa essere bloccato dalla Funzione Pubblica sarebbero superati.

Durante il question time di mercoledì 16 marzo, rispondendo a un’interrogazione sulle misure “per ristabilire priorità e merito in relazione alla mobilità territoriale dei docenti” anche al fine di salvaguardare i motivi familiari (Centemero e Occhiuto – FI-PdL), il ministro ha palesato sucurezze sulla fattibilità dell’accordo sottoscritto lo scorso 10 febbraio al Miur: si tratta di “un punto di partenza e di arrivo importante – ha detto Giannini – perché consente di completare l’applicazione della legge e assicura il giusto equilibrio tra i diritti dei docenti e le esigenze di funzionalità delle scuole”.

Il titolare del dicastero di Viale Trastevere ha poi espresso una certa soddisfazione nel dire che “tutte istanze di mobilità sono state automatizzate per garantire efficienza e sostenibilità dello strumento. Sia sul piano amministrativo sia su piano del risultato politico si è arrivati a un punto di soddisfazione condivisa”.

Il responsabile del Miur, inoltre, ha ricordato che l’intesa sulla mobilità parte dalla legge che stabilisce l’ordine di priorità che va seguito per decidere quali docenti potranno spostarsi e dove e come affrontare altre questioni come, ad esempio, la sequenza relativa a graduatorie di merito e graduatorie a esaurimento.

“L’intesa raggiunta consente anche ai docenti delle graduatorie di merito di chiedere il riavvicinamento” ha tenuto a dire Giannini, spiegando anche che i docenti stabilizzati con le fasi 0 e A della Legge 107/15 sono stati assunti nella propria provincia, “e comunque adesso sarà consentito anche a loro di fare domanda di mobilità”.

Dirigenti scolastici, la partita del Fondo Unico è tutt’altro che chiusa

da La Tecnica della Scuola

Dirigenti scolastici, la partita del Fondo Unico è tutt’altro che chiusa

Alcune testate giornalistiche locali, ancorché tardivamente, continuano a riportare i contenuti trionfalistici del comunicato dell’Ufficio Stampa del MIUR dell’8 marzo u.s., con il quale si annunciava l’avvenuto sbocco del Fondo per la retribuzione di posizione e risultato dei dirigenti scolastici per il 2015/2016. Proprio questo ritardato adempimento da parte dell’Amministrazione era stata una delle ragioni che avevano indotto FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA e SNALS CONFSAL a proclamare lo stato di mobilitazione dei dirigenti scolastici, con un presidio davanti al MIUR il 9 marzo, ampiamente partecipato, e a chiedere l’attivazione del tentativo obbligatorio di conciliazione e raffreddamento, avviato il giorno successivo alla manifestazione.

Un tentativo che non si è al momento ancora concluso, proprio perché i chiarimenti forniti in merito ai punti oggetto della vertenza, fra cui anche il Fondo per il 2015/16, non sono risultati né esaustivi, né convincenti, contrariamente a quanto lascia intendere il comunicato ripreso poi dalla stampa.

I sindacati stanno attendendo di verificare il rispetto degli impegni assunti dall’Amministrazione al tavolo di conciliazione, primo fra tutti quello di spostare la vertenza sul livello politico; fornire le prescritte informative sull’avvenuta certificazione delle risorse da parte del MEF non è più sufficiente, anche se rappresenta il presupposto indispensabile per procedere alla loro ripartizione agli Uffici Scolastici Regionali e attivare i tavoli di contrattazione integrativa. Solo in presenza di questi atti, e non di meri annunci, la questione potrà dirsi positivamente risolta. Oltre a questo, vanno anche reperite le risorse finanziarie necessarie a ripristinare integralmente quelle che la legge 107/2015 destina all’incremento del Fondo Unico e che, invece, il MIUR – su imposizione del MEF – utilizza anche per ripianare presunti “buchi” relativi all’a.s. 2011/12.

Altri impegni riguardano infine le questioni legate al reclutamento e alla valutazione del personale dirigente, di cui abbiamo sollecitato rapide definizioni in connessione con l’auspicabile avvio del negoziato per rinnovare un contratto fermo dal 2009.

A tutt’oggi la realtà dei fatti è un’altra: non vi è traccia delle annunciate convocazioni, e questo non depone certo a favore dell’affidabilità delle nostre controparti politiche e amministrative; pertanto l’affermazione resa dal MIUR – ormai una settimana fa – sull’avvenuto sblocco del Fondo Unico resta priva di alcuna consistenza e può accontentare soltanto chi è disposto a farsi ingannare pur di applaudire ai mirabolanti benefici della “buona scuola”.

Una sorta di gioco delle tre carte a cui non siamo disponibili a prestare il fianco. Al contrario, stanno rapidamente maturando le condizioni per dichiarare fallito il tentativo di conciliazione avviato e tuttora in atto, il che renderebbe inevitabile la proclamazione di più incisive forme di lotta a sostegno delle ragioni inascoltate dei dirigenti scolastici.

Miur: “Il bonus premiale non si contratta”, e i sindacati lasciano il tavolo

da La Tecnica della Scuola

Miur: “Il bonus premiale non si contratta”, e i sindacati lasciano il tavolo

Su comitato di valutazione e bonus premiale siamo arrivati alla rottura definitva fra Ministero e sindacati del comparto.

La svolta si è avuta nella mattinata del 16 marzo quando Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Snals e Gilda hanno abbandonato il tavolo di confronto con i dirigenti del Miur.
Il motivo della rottura è semplice: il Ministero ha ribadito che la distribuzione del bonus non può essere soggetto a nessuna forma di contrattazione né a livello centrale nè a livello di singola istituzione scolastica, come invece chiedono da tempo i sindacati.
Ma c’è di più: il Miur ha anche affermato che il comitato non è un organo perfetto e quindi può tranquillamente operare anche senza essere al completo o in assenza di una intera componente.
Per i sindacati, ovviamente, la vicenda non è affatto chiusa e, abbandonando la riunione, hanno già annunciato che intraprenderanno la via legale.

Con quali tempi e con quali modalità è difficile però saperlo.
Va detto che sul punto esiste già un quesito referendario, ma i tempi non sono certamente brevi: se la Consulta darà il via libera si andrà al voto nella primavera del 2017, mentre per chiedere un intervento del giudice ordinario bisognerà necessariamente poter impugnare una concreta decisione di un dirigente scolastico.
La strada, insomma, non è per nulla facile e – almeno per quest’anno – il “bonus” sarà quasi certamente distribuito con criteri più o meno condivisi.

Comitati di Valutazione, ANP soddisfatta

da tuttoscuola.com

Comitati di Valutazione, ANP soddisfatta

Ecco la versione dell’ANP relativa all’andamento dell’incontro svoltosi stamattina al MIUR per l’informativa sulla Ripartizione del fondo per la valorizzazione del merito dei docenti e sul funzionamento dei Comitati di valutazione.

Come già riferito, le delegazioni CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA, sentite le comunicazioni del Miur, hanno abbandonato la seduta, lasciando sola la delegazione ANP che ha espresso invece piena condivisione delle posizioni dell’Amministrazione e dell’interpretazione della norma fornita dalla delegazione di parte pubblica.

Dopo brevi introduzione del Capo Dipartimento De Pasquale e del Direttore Greco sui contenuti del Decreto Ministeriale, previsto dalla Legge 107/15, di prossima emanazione (l’80 % dell’importo totale previsto dalla legge pari a 200 milioni di euro sarà effettuata sulla base della consistenza numerica del personale docente di ruolo in servizio presso le singole istituzioni scolastiche, il restante 20% sarà ripartito tenendo conto di indicatori relativi a alunni disabili, alunni con cittadinanza non italiana, complessità del territorio, numero medio di alunni per classe), il direttore Carmela Palumbo ha anticipato i contenuti di una Nota che sarà emanata a breve, risultato di un approfondimento dell’Ufficio legislativo del MIUR ed ha comunicato i seguenti approfondimenti interpretativi:

  • Regolarità della costituzione: Il Comitato di Valutazione è validamente costituito anche se qualche componente non ha espressa la propria rappresentanza (cfr. T.U., art. 11 come modificato dalla Legge 107 art. 1 c. 129 e T.U., art. 37 c.1).
  • Natura dell’organo e regolarità delle sedute: il Comitato di Valutazione non è un Organo Collegiale “perfetto”, risultano pertanto valide le sedute alle quali sia presente la metà più uno dei componenti in carica; a supporto di tale affermazione va considerato che la legge nel riscrivere l’art. 11 del Testo Unico non prevede membri supplenti, mentre per gli organi collegiali perfetti sono previsti. La giurisprudenza in materia è ormai consolidata.
  • Validità delle deliberazioni: le delibere sono adottate a maggioranza assoluta dei voti validamente espressi (T.U., art. 37 c. 3).
  • Natura del “bonus”: il bonus costituisce retribuzione di natura accessoria, ma non è oggetto di contrattazione. L’art. 40 c. 1 D. Lgs. 165/2001 pone esplicito divieto alla contrattazione delle materie afferenti alle prerogative dirigenziali, tra le quali ricade la corresponsione dei premi incentivanti (art. 17 D.Lgs 165/2001). A tale norma imperativa non è possibile derogare per via contrattuale, secondo quanto stabilito dalla stessa L. 107 art. 1 c. 196.

L’associazione guidata da Giogio Rembado sottolinea nel suo comunicato che, alla luce della informativa del Miur, “risulta totalmente confermata l’interpretazione ANP della parte della Legge 107/15 riguardante le modalità di gestione da parte delle scuola del fondo per la valorizzazione del merito dei docenti, che abbiamo ribadito in ogni sede anche attraverso i numerosi seminari ancora in corso su tutto il territorio nazionale“.

28 milioni per i ‘Fab Lab’, laboratori creativi

da tuttoscuola.com

28 milioni per i ‘Fab Lab’, laboratori creativi

Il laboratorio cambia pelle e diventa ‘Fab Lab’, atelier creativo dove la didattica si fa con il supporto di stampanti e scanner 3D, di kit per la robotica e per la programmazione informatica. È stato pubblicato questa mattina, sul sito del Ministero dell’Istruzione, l’Avviso da 28 milioni di euro per dotare le scuole del I ciclo di istruzione di nuovi spazi didattici in cui gli alunni possano apprendere le competenze tecnologiche di base e coniugarle con manualità, artigianato, creatività. L’iniziativa fa parte delle azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale.

Come Governo stiamo puntando con forza sul capitolo dell’innovazione. La scuola si sta dimostrando, con il Piano scuola digitale, protagonista e promotrice del cambiamento”, dichiara il Ministro Stefania Giannini. “Con i 28 milioni stanziati finanzieremo 1.860 progetti, coprendo oltre un terzo delle scuole del I ciclo. Un successivo finanziamento arriverà dal Pon”.

La procedura di selezione per gli atelier creativi si svolgerà completamente on line e le scuole, per la prima volta, saranno accompagnate nel processo di elaborazione delle loro proposte attraverso sedute in live streaming di supporto amministrativo e tecnico organizzate dal Miur.

Ogni progetto vincitore potrà avere un contributo massimo pari a 15.000 euro. Tutte le istituzioni scolastiche ed educative statali del I ciclo di istruzione, singolarmente o in rete, che dispongano di spazi idonei e disponibili, sono invitate a presentare le loro idee per costruire atelier creativi per i propri alunni, luoghi incentrati su arredi mobili e modulari, sul gioco educativo e sul protagonismo degli studenti attraverso apprendimento pratico ed esperienziale.

I progetti potranno essere per atelier standard, funzionali al conseguimento delle competenze di base, oppure specializzati, finalizzati al conseguimento di competenze per una specifica area disciplinare (Tecnologica, Scientifica o Umanistica).

Le proposte dovranno essere inoltrate, entro e non oltre le ore 13.00 del 27 aprile 2016, compilando l’apposita istanza online disponibile a questo link:

https://miurjb4.pubblica.istruzione.it/protocolloIntesa

Link all’Avviso: http://www.istruzione.it/scuola_digitale/index.html

Edilizia scolastica, la scuola aperta è il modello del futuro

da tuttoscuola.com

Edilizia scolastica, la scuola aperta è il modello del futuro

Uno spazio educativo funzionale a una didattica innovativa, che proponga una nuova idea di benessere a scuola, di ambiente sociale per la comunità scolastica e di apertura al territorio: una scuola che diventa un centro civico. E’ l’ambiente didattico che guarda al futuro, che verrà illustrato nel manifesto “1+4 spazi educativi per il nuovo millennio”, visibile in questi giorni al convegno internazionale “Ambienti per la formazione. Formazione per gli ambienti”, organizzato dall’Università di Kassel, in Germania.

Nel manifesto, realizzato dal gruppo di ricerca Indire sulle architetture scolastiche, viene proposto il modello 1+4, ovvero le tipologie di aree previste dal modello Indire, che sono le seguenti: “1” rappresenta lo “spazio di gruppo”, un ambiente che permette di fare una serie di attività didattiche diversificate come evoluzione dell’aula tradizionale allestita per la sola lezione frontale.

Il numero “4” indica invece gli altri spazi del modello: l’agorà, un grande spazio assembleare dove tutti possono ritrovarsi per seguire eventi di interesse plenario; lo spazio informale, con cuscini, divani, sedie o altro in grado di accogliere i ragazzi nel loro tempo libero (in genere questi spazi sono proposti per rendere abitabili zone che prima erano solo di passaggio); lo spazio individuale, dove lo studente può concentrarsi estraniandosi dal contesto circostante; lo spazio di esplorazione, generalmente collegato ai laboratori: tutte quelle aree in cui gli alunni si recano quando devono svolgere attività che richiedono strumenti specifici, come ad esempio un laboratorio per le scienze o un’aula digitalizzata per attività con alto potenziale tecnologico.

L’idea è che questo modello – ha sottolineato Leonardo Tosi, ricercatore Indire – proponga un insieme di spazi diversificati per valore simbolico e per funzionalità. Le scuole del terzo millennio dovrebbero in qualche modo avere degli ambienti che assolvono alle diverse funzioni /valori simbolici proposti dal modello. Nel nostro modello si propone una visione di scuola in cui tutti gli spazi hanno la stessa dignità e sono complementari. Si apprende ovunque“.

A Roma la fase finale delle Olimpiadi di italiano

da tuttoscuola.com

A Roma la fase finale delle Olimpiadi di italiano

La cerimonia di apertura della fase finale delle Olimpiadi di italiano si svolge giovedì 17 presso la Scuola Ufficiali Carabinieri, via Aurelia 511, alla presenza, tra gli altri, del direttore generale per ordinamenti scolastici del Miur, Carmela Palumbo, del direttore centrale Maeci, Massimo Riccardo, e del ministro Stefania Giannini che porterà il suo saluto.

Venerdì, invece, in mattinata lo svolgimento della prova finale di italiano presso il convitto nazionale Vittorio Emanuele II. Nel pomeriggio, invece, presso l’auditorium dello stesso convitto è in programma la tavola rotonda ‘Giornalismo, cultura e società oggi in Italia’ nell’ambito delle ‘Giornate della lingua italiana’.

Sabato, infine, presso la Scuola ufficiali Carabinieri la premiazione dei vincitori delle Olimpiadi di italiano.

Comitato di valutazione. Rottura tra Miur e sindacati

da tuttoscuola.com

Comitato di valutazione. Rottura tra Miur e sindacati

Questa mattina si è svolto un nuovo incontro presso il Ministero dell’istruzione e le Organizzazioni sindacali della scuola per dirimere alcune questioni controverse relative al Comitato di valutazione, a cui la legge 107/15, come è noto, demanda il compito di definire i criteri per la premialità degli insegnanti.

Al termine di un breve incontro, dopo che il Miur aveva confermato la propria contrarietà a considerare l’organismo come collegio perfetto e ad aprire alla contrattazione sindacale l’assegnazione dei premi, tutta la delegazione sindacale ha lasciato il tavolo del confronto, senza nemmeno attendere le motivazioni delle posizioni assunte.

Il comunicato della Gilda, riportato da Orizzonte scuola, precisa che “Il Miur mantiene una posizione di totale chiusura sul comitato di valutazione e noi siamo pronti a intraprendere le vie legali”. E’ quanto dichiara la Fgu-Gilda degli Insegnanti dopo che la propria delegazione, assieme alle altre organizzazioni, ha abbandonato l’incontro convocato questa mattina a viale Trastevere tra sindacati e amministrazione sulla distribuzione del bonus ai docenti “meritevoli”.

Il ministero – spiega la delegazione – insiste nel considerare il comitato di valutazione un collegio imperfetto nel quale basterebbero soltanto poche persone per definire i criteri di assegnazione del bonus. Il ministero ha dimostrato totale chiusura anche sulla possibilità di contrattare le somme da distribuire, lasciando al dirigente scolastico campo totalmente libero nell’attribuzione del bonus”.

Gli spazi di partecipazione democratica e professionale  – commenta Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Fgu-Gilda degli Insegnanti – si stanno paurosamente restringendo a favore di un leaderismo monocratico”.