Dottori di ricerca: al via il bando PhD ITalents

Dottori di ricerca: al via il bando PhD ITalents per l’inserimento in azienda

Si aprirà giovedì 14 aprile il bando dedicato ai dottori di ricerca di PhD ITalents, il progetto gestito dalla Fondazione della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) su incarico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), in partenariato con Confindustria, teso a favorire l’inserimento dei dottori di ricerca nelle imprese attraverso un cofinanziamento triennale per la copertura dei costi relativi ai contratti di lavoro attivati.

PhD ITalents è un’iniziativa che conta su un finanziamento totale di 16.236.000 euro, di cui 11 milioni stanziati dal MIUR attraverso il Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca e il resto da privati. I suoi obiettivi sono creare opportunità di impiego per giovani dottori di ricerca e sviluppare un modello di placement di personale giovane e altamente qualificato all’interno delle aziende, che possa supportare percorsi d’innovazione.

Il processo di incontro tra domanda e offerta è gestito attraverso due fasi: l’individuazione di imprese interessate ad assumere dottori di ricerca e la selezione dei neo-dottori interessati a intraprendere un percorso lavorativo in azienda. La prima fase, dedicata alla raccolta di offerte da parte delle aziende, si è chiusa lo scorso 30 novembre 2015 con 1.136 posti di lavoro offerti. Una grande adesione che si è concentrata principalmente su 3 aree: ICT, Salute e Scienze della vita ed Energia.

A partire da giovedì 14 aprile e fino al 6 maggio 2016, i dottori di ricerca interessati potranno visualizzare sul sito www.phd-italents.it le offerte di lavoro delle imprese e registrarsi sulla piattaforma del progetto, per poter visualizzare le informazioni complete e presentare la propria candidatura. Sulla base di un “matching” fra le offerte pubblicate dalle imprese e le relative candidature dei dottori di ricerca, verranno selezionate le combinazioni “offerta di lavoro-dottore di ricerca” ammissibili al cofinanziamento triennale.

Il bando e tutte le informazioni necessarie alla candidatura saranno rese disponibili sul sito web PhD ITalents, nella sezione “Dottori di ricerca”. Le principali fasi del processo di candidatura e di selezione sono illustrate nella seguente infografica:

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Diploma Magistrale in GaE

Diploma Magistrale in GaE: l’ANIEF vince in Consiglio di Stato per altri 600 ricorrenti

 

Il Consiglio di Stato conferma l’orientamento favorevole già espresso precedentemente in favore dei docenti in possesso di diploma magistrale abilitante e accoglie le richieste dei legali ANIEF Sergio Galleano e Vincenzo De Michele concedendo l’inserimento dei nostri iscritti nelle Graduatorie a Esaurimento d’interesse. Altri 600 docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002, dunque, hanno ottenuto ragione grazie all’azione legale promossa dal nostro sindacato e saranno ora inseriti nelle Graduatorie a Esaurimento utili per il conferimento degli incarichi a tempo determinato e indeterminato.

 

Nuovo successo dell’ANIEF in tribunale per la tutela dei diritti dei docenti in possesso di diploma magistrale abilitante conseguito entro il 2001/2002; il Consiglio di Stato accoglie le richieste cautelari patrocinate dai nostri legali e riforma l’Ordinanza del TAR Lazio che declinava l’onere della decisione dichiarando difetto di giurisdizione. L’Ordinanza n. 1241/2016, infatti, dichiara non solo corretta l’instaurazione del contenzioso dinnanzi al tribunale Amministrativo, ma conferma che i ricorrenti necessitano di adeguata tutela cautelare in attesa delle definizione nel merito del contenzioso “mediante l’inserimento con riserva in graduatoria”.

 

Forte dell’ulteriore successo ottenuto grazie alla professionalità e all’estrema perizia dei legali ANIEF, dunque, il contenzioso promosso dal nostro sindacato volto al corretto inserimento dei docenti abilitati all’interno delle GaE, continua a produrre risultati concreti e tangibili. Attese medesime pronunce favorevoli anche per le udienze cautelari calendarizzate per il prossimo 21 aprile quando migliaia di ricorrenti, che si sono affidati con fiducia al patrocinio dei nostri legali, otterranno finalmente giustizia e il corretto inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento che il Ministero dell’Istruzione aveva, illegittimamente, negato loro.

Con ri-conoscenza

Con ri-conoscenza

Rispondendo ad una interrogazione parlamentare presentata dall’on.le Santerini la quale chiedeva informazioni circa il trattamento economico dei dirigenti scolastici “da tempo al centro di una controversa vicenda riguardante in particolare la retribuzione di posizione e di risultato, a carico del fondo unico nazionale (FUN), e ritenuta dagli interessati fortemente squilibrata, rispetto a quella riconosciuta ad altri comparti della dirigenza pubblica”, il MIUR, con risposta scritta del 7 aprile u.s., ha confermato che le retribuzioni dei dirigenti scolastici italiani, a seguito delle risorse stanziate dalla Legge 107/15, sono destinate ad aumentare: in particolare ha quantificato nel valore del 38% l’aumento di quelle di risultato, notoriamente oggi irrisorie rispetto agli altri dirigenti pubblici, anche se tale aumento verrà tuttavia distribuito in base al merito e, quindi, non percepito da tutti i dirigenti scolastici. Tutto oro quello che luccica? Se è vero che per la prima volta dal 2009 il Governo e il Parlamento hanno destinato risorse “fresche” per questa figura professionale è altrettanto vero che i fondi previsti non riusciranno neanche a compensare le perdite registrate dai dirigenti scolastici dal 2011/12 per quanto riguarda la retribuzione accessoria di posizione e risultato, mentre il loro stipendio base è fermo, come per tutti i dipendenti pubblici, dal 2009.
Nel frattempo il numero delle istituzioni scolastiche e quindi dei dirigenti scolastici ad esse preposti è nettamente diminuito rispetto al 2010/2011, passando da più di 9.000 a circa 7.500 nel corrente anno scolastico senza che, contemporaneamente, alcuna quota dei risparmi derivanti dalla riduzione del numero dei dirigenti sia stata percepita da chi ha avuto, negli ultimi anni, maggiori oneri di lavoro con l’ampliamento della complessità e dimensione dell’Istituzione Scolastica, comprese le titolarità su scuole in reggenza.
Un po’ di rabbia nasce in chiunque svolga con dedizione ed intelligenza la professione di dirigente scolastico ed è corretto mantenere alta la guardia e perseguire la strada di una giusta rivendicazione.
Ma cosa può sostenere una rivendicazione che, a partire dalla necessità di affermare un diritto, ottenga la giusta attribuzione di un valore e la conseguente restituzione di un bene?
Semplicemente il merito di essere ri-conosciuti: una conoscenza, appunto, del lavoro del dirigente scolastico che dovrebbe essere coraggiosamente riscoperta e rinnovata da parte dello Stato. Un lavoro impegnativo, difficile, carico di rischi, svolto per senso di responsabilità e di servizio alla comunità, e, per questo, nobile e meritorio.
Di questo si tratta: esser riconosciuti per la responsabilità affidata dallo Stato di prendersi cura di chi è in formazione, delle nuove generazioni, di chi ha il bisogno di essere formato; essere riconosciuti in una professionalità spesa per realizzare e sviluppare spazi di libertà di insegnamento, strumenti di progettualità condivisa, proposte didattiche e disciplinari innovative; essere riconosciuti per un protagonismo culturale sviluppato con sincera dedizione per la promozione di competenze nelle giovani generazioni realizzando, per questo scopo e tra molte fatiche, scuole come comunità di apprendimento, spazi di dialogo, luoghi di vita, ambienti di cultura.
Riconosciuti per il contributo, alto e fattivo, dato al bene comune.
In fondo semplicemente la ‘giusta mercede’, di antica cristiana memoria.
Alle associazioni sindacali di categoria, con una nuova ed auspicata collaborazione reciproca e con proposte adeguate, il compito di svolgere azioni e contrattazioni che ottengano il risultato del giusto adeguamento delle retribuzioni dei prèsidi; al Governo ed al Parlamento la responsabilità di risposte coerenti e urgenti che valorizzino appieno questa professionalità.
Arriverà il ‘bel giorno’ della retribuzione giusta ed adeguata, come auspica la nuova legge sulla buona scuola?
I dirigenti scolastici, allora, ne saranno molto ri-conoscenti. Appunto.

RICORSI CONTRO IL BLOCCO DEI CONTRATTI E DELLE RETRIBUZIONI

LA FEDER.A.T.A. AVVIA I RICORSI CONTRO IL BLOCCO DEI CONTRATTI E DELLE RETRIBUZIONI

RICHIESTA INDENNIZZO CONTRO IL MANCATO RINNOVO CONTRATTUALE

BLOCCATO DA BEN 6 ANNI!

Cari Colleghi,

sappiamo che secondo la Corte Costituzionale è illegittimo il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego negli ultimi 6 anni che secondo gli ultimi dati interessa oltre 3 milioni e 300mila lavoratori. Ecco il comunicato ufficiale della Consulta:

“La Corte Costituzionale, … ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico…”; tale blocco è stato inserito da vari governi in decreti per il risanamento dei conti pubblici e confermato poi dal Governo Monti.

Nel 2016 sono iniziate le trattative per il rinnovo ma tutto è fermo a quanto deliberato nella recente legge di Stabilità dove al comma 466, si stanziano trecento milioni di euro per gli aumenti dei tre anni 2016, 2017 e 2018. Tuttavia, di questa somma, ben 74 milioni sono vincolati alle Forze armate ed alla Polizia, mentre altri 7 spetteranno agli impiegati statali non privatizzati.

Siamo stati veramente presi in giro ancora una volta, perché alla fine riceveremo … forse un’elemosina di circa 5,00/6,00 € lorde (..3,50 € nette )!!! Il calcolo di quanto spetterà in più in busta paga, infatti, è stato fatto da Il Sole 24 Ore che ha quantificato l’aumento annuale lordo per ciascun lavoratore in circa cento euro. A questi occorrerà togliere 33 euro costituiti dai contributi e dall’Irap che grava sull’ente. I 67 euro rimanenti vanno suddivisi sulle tredici mensilità annuali, per un aumento mensile di 5 euro. Ma a quest’ultimi bisognerà sottrarre ancora le ritenute erariali del 25-30 per cento e, dunque, si scenderebbe ad un netto di 3,75 – 3,50 euro mensili.

Pertanto cari Colleghi, ancora una volta, se vogliamo difenderci dai soprusi che ci vengono inflitti dai nostri Governi, dobbiamo ricorrere per le vie legali, e dobbiamo farlo subito; dobbiamo aderire tutti, in maniera massiccia a questa iniziativa della Feder. Ata per vederci riconosciuto il diritto del giusto indennizzo economico del quale siamo stati derubati in questi 6 anni di mancato rinnovo del CCNL Scuola e quindi chiederemo indennizzi di circa 5.500,00, in base al livello stipendiale percepito da ognuno di noi.

Dovete sapere inoltre che tale indennizzo di risarcimento spetterà soltanto a chi ha presentato il ricorso.

Effetto «istruzione» sul Pil: il governo si attende un +2,4% nel lungo periodo

da Il Sole 24 Ore

Effetto «istruzione» sul Pil: il governo si attende un +2,4% nel lungo periodo

di Eugenio Bruno

Il Governo continua a scommettere sulla “Buona scuola”. La conferma giunge dal capitolo del Programma nazionale di riforma (Pnr) dedicato all’impatto macroeconomico delle riforme strutturali che, alla voce istruzione, prevede un +0,3% nel 2020 e +0,6% nel 2025. Con un balzo dell’1,2 % nel lungo periodo. Nel passare dalle stime agli interventi in agenda il documento fa il punto sulle principali novità introdotte dalla legge 107.

Alternanza scuola lavoro
Il documento ricorda che è stata resa obbligatoria negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali (per 400 ore) e nei licei (per 200): per farla partire ufficialmente manca la carta dei diritti e dei doveri degli studenti durante la formazione on the job che dovrebbe arrivare a giugno 2016. Un ulteriore passo avanti pere rendere più stringente il link tra istruzione e lavoro arriva dalle misure previste dal Jobs Act per rilanciare l’apprendistato di primo e terzo livello e ampliare l’offerta formativa. Italia Lavoro, con una procedura a evidenza pubblica sta completando la selezione di 300 centri di formazione professionale che realizzeranno la sperimentazione.

Sistema di valutazione
Da quest’anno ogni istituto ha iniziato a pubblicare su Scuola in chiaro il proprio rapporto di autovalutazione. Tale autovalutazione si integra con la valutazione esterna delle istituzioni scolastiche, la cui prima tappa di realizzazione consiste nell’avvio dei Nuclei di valutazione esterna.

Piano scuola digitale
È stato lanciato nel mese di ottobre 2015. Sono state individuate risorse per 1.1 miliardi, di cui 650 milioni per infrastrutture, ambienti per l’apprendimento, dotazioni tecnologiche, digitalizzazione amministrativa e connettività e 400 per le competenze per il ventunesimo secolo, l’imprenditorialità e il rapporto tra competenze digitali e lavoro, la formazione del personale, le misure di accompagnamento e il monitoraggio. La prima attuazione dell’intera politica sarà completata entro dicembre 2016.

Il timing dell’attuazione
Cinque mesi prima (e cioè entro luglio 2016) è attesa invece l’emanazione dei nove decreti legislativi che attuano le altrettante deleghe contenute nella “Buona scuola”.

Comitati di valutazione: i ricorsi sono dietro l’angolo

da La Tecnica della Scuola

Comitati di valutazione: i ricorsi sono dietro l’angolo

Le notizie sul “bonus” per il merito che arrivano dalle scuole sono molto contrastanti ma, complessivamente, non forniscono un bel quadro della situazione.

In un certo numero di scuole (non moltissime, per la verità, i comitati non si sono costituiti ma solo al prezzo di una conflittualità pesante (in alcuni casi estenuante).
In altre scuole i comitati di valutazione si sono costituiti ma non si sono ancora insediati (“Aspettiamo disposizioni dal Ministero” sostengono dirigenti e docenti).
Ci sono poi situazioni strane, con comitati formati un po’ alla buona (d’altronde in regime di “buona scuola” non c’è neppure da stupirsi più del dovuto): non sempre, per esempio, i comitati sono stati formati nel modo corretto previsto dalla legge (due docenti designati dal collegio, uno dal consigli di istituto e due genitori oppure un genitore e uno studente).

Alcuni nostri lettori ci segnalano che nella loro scuola del comitato fanno parte 4 o 5 insegnanti.
In altri casi ancora il comitato, pur correttamente formato, non si è ancora riunito neppure una volta ma in compenso si è costituita una commissione di lavoro che sta cercando di definire i criteri per l’attribuzione del bonus.
Il “doppione” viene così spiegato: “In questo modo i criteri vengono decisi con modalità più partecipate e più democratiche”.
Ragionamento che sottende un pensiero davvero strano: siccome non ci si fida del comitato di valutazione, peraltro eletto dal collegio dei docenti e dal consiglio di istituto, si mette in piedi una commissione parallela che, chissà perchè, dovrebbe essere più rappresentativo e più “democratico” del comitato.
Ma il problema maggiore è legato ai tempi: siamo ormai a due mesi dalla fine dell’anno scolastico e c’è il rischio che i criteri – se e dove verranno definiti – vengano resi noti a giochi fatti.
Chi vorrà percorrere la via giudiziaria avrà insomma la strada spianata.

Giannini a Palermo: “Prove scritte dal 28 aprile. Con il concorso largo ai giovani”

da La Tecnica della Scuola

Giannini a Palermo: “Prove scritte dal 28 aprile. Con il concorso largo ai giovani”

“Per la Sicilia abbiamo un impegno concreto su scuola e università. Il concorso della scuola che si apre ufficialmente il 28 aprile con la prima prova ha 18 mila candidati dalla Sicilia, per 4 mila posti nella regione. Il profilo dell’insegnante che uscirà dal concorso è di una persona di nemmeno 40 anni, giovani che porteranno il proprio contributo al processo di innovazione”. Così, come riporta l’Ansa, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a Palermo parlando con i giornalisti a margine della Leopolda siciliana.

Le prove scritte (che avranno una durata di 150 minuti) saranno computer based (il candidato leggerà i quesiti e risponderà agli stessi attraverso una piattaforma online) e ci saranno due turni per ogni giorno di prova, mattino e pomeriggio.

Sono previste 8 domande sulla materia di insegnamento di cui 2 in lingua straniera (inglese, francese, tedesco o spagnolo, obbligatoriamente l’inglese per la primaria). Sei quesiti saranno a risposta aperta (di carattere metodologico e non nozionistico) e 2 (quelli in lingua) a risposta chiusa; il candidato dovrà dimostrare di avere un livello di competenza pari almeno al livello B2.

Sono 165.578 i candidati per 63.712 posti “in palio”. La regione con più domande presentate è la Campania (24.125), seguita da Lombardia (22.630), Sicilia (17.725) e Lazio (16.191).

Giù le mani dall’Alternanza scuola lavoro

Giù le mani dall’Alternanza scuola lavoro

di Alessandro Basso

 

Ho letto l’articolo che il settimanale “L’Espresso” ha dedicato al tema dell’alternanza scuola lavoro, a firma di Michele Sasso e sento il dovere morale di provare a portare un po’ di chiarezza su questo argomento.

La legge 107, che ormai tutti conoscono, ha reso obbligatorie 400 ore di alternanza scuola lavoro per gli istituti tecnici e professionali e 200 ore per i Licei, portando a compimento una norma che era già stata lanciata nel lontano 2005 (d.lgs 77/2005) in applicazione della riforma Moratti.

Al contrario di quanto affermato dall’articolo, che getta discredito nei confronti delle scuole e delle imprese, sono compiaciuto, da dirigente scolastico, nell’osservare che il sistema alternanza è partito e sta iniziando a portare quel cambiamento culturale necessario per far sì che le nuove generazioni possano avere un contatto diretto con il mondo dell’impresa.

Quest’ultimo si sta aprendo alla scuola e sta capendo che per passare oltre la crisi è necessario far fronte comune tra scuola e impresa, in un’ottica di continuità verticale ed orizzontale verso il mondo del lavoro, per completare quella professionalizzazione delle competenze che la scuola può fare solo in parte e che si rende, oggi più che mai, condizione necessaria verso una piena ed efficace occupazione.

Confondere l’alternanza con i laboratori per l’occupabilità suona da errore grossolano, tanto da non meritare un commento. Alla pari, banalizzare un investimento come quello dell’alternanza scuola lavoro non è sicuramente produttivo.

Gli investimenti in corso non sono soltanto materiali, partendo dai milioni di euro che il Ministero dell’Istruzione ha investito e che servono per stabilizzare, in primis, la figura del referente d’istituto per l’alternanza, colui che interagisce tra le esigenze del territorio, il Piano dell’Offerta Formativa e coordina le attività insieme al Dirigente Scolastico.

La rete interna alle scuole è, poi,ramificata nei tutor individuati all’interno dei consigli di classe, per l’intera classe o per gruppi di studenti, con il compito di redigere il progetto di alternanza per ogni singolo studente, valutando attentamente l’opzione lavorativa più adatta, la preparazione del ragazzo e instaurando un rapporto con l’azienda per far sì che a questo ragazzo possano essere forniti gli elementi necessari per completare il percorso formativo preliminare e parallelo all’esperienza in azienda.

La scuola si sta altresì attivando per fornire agli studenti la preliminare formazione sulla sicurezza (generale e specifica) che le aziende richiedono, coinvolgendo il personale esperto interno, mi riferisco soprattutto ai docenti dei laboratori, con una formazione pregressa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e abilitati a trasferirla ai ragazzi e ai responsabili per la sicurezza, che rendono possibile il completamento di quei percorsi di formazione che in parte avvengono attraverso le piattaforme online.

Vi è, poi, un investimento “immateriale” dato dal lavoro delle segreterie scolastiche che si occupano di adempiere a tutti i processi amministrativi, che comprendono la redazione delle convenzioni tra la scuola e le aziende, che molte scuole stanno completando acquisendo software dedicati e impiegando il personale dell’ organico potenziato, come da espressa previsione normativa della “ buona scuola”.
Il percorso di alternanza prevede, soprattutto per i ragazzi di terza che si approcciano a questo mondo, delle visite aziendali in situazione che non sono delle gite ma dei percorsi pianificati in cui preventivamente si è stabilito che cosa andare ad osservare e quale effetto possa avere questa osservazione, per la creazione del percorso di alternanza, cercando di capire quale possa essere la vocazione dello studente in vista di un processo lavorativo.
Irrobustire l’esperienza professionalizzante della scuola non significa assolutamente procedere a un’azione di sfruttamento del lavoratore-studente, come qualcuno vorrebbe far passare ingenuamente e anacronisticamente, perché in nessun caso gli studenti in alternanza vengono inseriti “grottescamente” nel mondo del lavoro senza averne cognizione, non è possibile farlo per la normativa sulla sicurezza vigente in Italia, non è possibile farlo per la sensibilità educativa che le scuole hanno nei confronti dei loro studenti.
Finalmente si sta instaurando un dialogo con il mondo dell’impresa per fornire ai percorsi formativi quella concretezza che, spesse volte, manca nel contesto Istruzione; il mondo dell’impresa sta guardando alla scuola come una risorsa per il futuro dei nostri giovani e la maggior parte di esse sta capendo che attingere al bacino della scuola non significa solamente “mettere gli occhi sui ragazzi migliori” ma, al contrario, far crescere l’intero contesto produttivo per creare delle occasioni di ripresa necessarie al nostro paese, strumentali quanto strategiche.
Non è un caso, dunque, se associazioni di categoria come l’Unione Industriali abbiano fornito personale dedicato e stiano costruendo dei percorsi lungimiranti , aggiungendo alle risorse economiche un potenziale di competenze strumentali al miglioramento stesso del sistema scolastico. Certo nel sistema licei è molto più complicato fare alternanza, ma tutti hanno compreso che nel mondo che solitamente è assegnato allo studio teorico, è necessario guardare oltre, verso percorsi concreti per inserire la scuola nel mondo del domani.

Grande interesse stanno dimostrando i genitori nei confronti dell’ alternanza, comprendendo la serietà con cui la scuola la sta avviando, lungi dal considerare la loro attività come piazzamento degli studenti casuale e disordinato come il giornalista dell’Espresso vorrebbe far credere.

C’è ancora molto da fare, non tutta l’Italia sta procedendo con questa velocità, è necessario irrobustire la formazione del personale per acquisire quella flessibilità tipica del mondo del lavoro privato che a volte manca a scuola, per comprendere che i percorsi di alternanza sono parte integrante del piano scolastico e non delle costole aggiuntive e separate dal curricolo.

Un’intera partita sarà dedicata alla valutazione dei percorsi di alternanza per fare in modo che ciò che viene appreso nell’impresa possa essere valutato all’interno della scuola e, allo stesso tempo, per coinvolgere il mondo dell’impresa attraverso il sistema dei tutor aziendali a valutare le competenze dello studente, senza percepire questo atto come un adempimento burocratico.

Come si può notare, è un intero sistema che si è mosso a favore dell’alternanza scuola lavoro: chi lo discredita e sostiene posizione fuori dal tempo e dalla storia si deve assumere la responsabilità di vanificare l’ impiego consistente di risorse pubbliche, umane e immateriali, e di buttare alle ortiche gli sforzi di migliaia di persone assieme al futuro occupazionale dei nostri figli.

Heli, il bracciale del futuro per connettere i non udenti, made in Italy

da SORDIONLINE

Heli, il bracciale del futuro per connettere i non udenti, made in Italy

Heli è un progetto nato nel 2015 e pensato da tre studenti italiani, della Quasar Design University di Roma, vincitori dell’iniziativa “Think for Social”, promossa dalla Fondazione Vodafone Italia e potrebbe rappresentare il futuro, tutto made in Italy, per i non udenti.

Orlando Rocchi

Come funziona Heli

Heli, acronimo di Hearing Enhancement for Life Improvement – è il dispositivo che permetterà ai non udenti di interagire con una o più persone contemporaneamente in chat, indossando un semplice bracciale bluetooth chiamato “Myo”, che in real time riconosce ed interpreta, attraverso dei sensori elettromiografici, il LIS (la lingua italiana dei segni) e lo invia in formato testuale ad un’app del telefono

Sullo smartphone il tutto si interfaccerà attraverso una chat, con due possibili funzioni: la conversazione semplice, in cui la chat sullo schermo è divisa e disposta verso i due interlocutori, in modo tale che entrambi posano capirsi semplicemente osservando lo smartphone, e la chat condivisa, nella quale ogni persona che prende parte alla conversazione apparirà nella chat con il suo nome (e volendo con la propria foto profilo), in modo tale che il non udente non perda il filo del discorso.

Heli non è solo una chat per non udenti

Non è tutto però in quanti il bracciale avrà incorporata un microfono, un motore vibrante e un led, che permettono di avvisare il non utente in caso di input sonori (ad esempio se in casa suona il citofono o il telefono o se in strada passa un’ambulanza il bracciale vibrerà e il led si illuminerà in diversa maniera). Tale innovazione è ancora in fase di realizzazione, ma si prevede una prima versione per fine anno

Heli un valido aiuto in casa

Heli disporrà inoltre del modulo Home Station, pensato per scollegare l’utente dal proprio smartphone. Interconnesso all’home station un sistema modulare, presente in ogni stanza della casa, che riceve input sonori ed emette output luminosi personalizzati per ogni evenienza

Ovviamente c’è ancora ampio margine per futuri sviluppi ed adattamenti e proprio per questo si prospetta una rapida entrata nel mercato nazionale ed estero, che permetterà ai non udenti di sentirsi a proprio agio in ogni situazione e più sicuri.

13mila a Napoli: coro record. La piazza incanta

da La Tecnica della Scuola

13mila a Napoli: coro record. La piazza incanta

Un coro di tredicimila giovanissimi studenti, più forti della pioggia. Piazza del Plebiscito a Napoli si è trasformata nella “La Piazza Incantata”, ospitando il coro polifonico più imponente della storia della musica, composto da migliaia di ‘cantanti’ provenienti dalle scuole di 17 regioni italiane. Un coro che nemmeno la pioggia è riuscita a fermare.

“Da Piazza del Plebiscito, da questo coro di tredicimila ragazzi e ragazze delle scuole di tutta Italia arriva una certezza, quando un Paese ha una scuola forte può dare ai propri giovani la libertà di trovare la propria strada”, ha sottolineato la ministra dell’istruzione Stefania Giannini, rimarcando l’impegno del ministero per l’organizzazione del concerto ideato da Renato Parascandolo e Sergio Siminovich.

Un’organizzazione durata un anno, durante il quale le scuole hanno seguito corsi di canto online del Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli, per armonizzare il grande coro

Esami di Stato e concorso a cattedre: compensi a confronto

da tuttoscuola.com

Esami di Stato e concorso a cattedre: compensi a confronto

Le criticità che stanno accompagnando, come si temeva, la formazione delle Commissioni di concorso per il reclutamento di 63.712 insegnanti da assegnare nel prossimo triennio alle istituzioni scolastiche statali, non possono dunque non richiamare l’attenzione su altre commissioni esaminatrici – quelle per l’esame di maturità – che tra non molto saranno chiamate ad operare (andandosi a sovrapporre temporalmente con il lavoro delle commissioni per il concorso, pertanto le due attività entrano “in concorrenza”: chi ha i requisiti per partecipare a entrambe deve scegliere).

Tuttoscuola ha operato un confronto per consentire di valutare responsabilità e gravami delle due tipologie di commissione, al fine, anche, di consentire eventuali riequilibri o soluzioni di armonizzazione secondo principi di equità e di funzionalità.

 

Oggetto Commissione per l’Esame di Stato (maturità) Commissione per il concorso docenti
Composizione Presidente + 6 docenti  (3 esterni e 3 interni) Presidente + 4 docenti (2 commissari e 2 aggregati)
Candidati da esaminare (max) 2 classi: 70 studenti 500 candidati
Prove da correggere 3 prove scritte 8 prove sintetiche (quesiti) (*)
Totale (max) prove da correggere 210 prove scritte complessive 4.000 quesiti complessivi
Impegni di servizio aggiuntivi oltre a quelli di commissione Nessuno Tutti i normali obblighi di servizio per docenti e dirigenti
Valutazioni aggiuntive finali Attribuzione eventuale del bonus di 5 punti Titoli culturali, professionali e di servizio da valutare e aggiungere ai voti di scritto e orale
Tempo impiegato Max (70 candidati) Max (500 candidati)
Insediamento     2 ore     2 ore
Presenza alle prove scritte   24 ore     4 ore
Correzione prove scritte   70 ore 250 ore (ipotizzando solo 30 minuti per correggere ogni elaborato, con risposte a 8 quesiti)
Prove orali   70 ore 300 ore (la prova orale dura 45 minuti (**)
Adempimenti finali   10 ore   20 ore
Tempo complessivo impegnato 176 ore circa 576 ore circa
Compensi presidente:    
a) compenso base 1.249 euro 251 euro (50% per presidenza sottocommissioni)
b) compensi aggiuntivi Nessuno 0,50 euro per ciascun elaborato corretto (500) e per ciascun candidato esaminato (ipotizzato che all’orale passi il 60% dei candidati, quindi 300 (800×0,5=400 euro)
  1.249 euro 651 (525,50 per sottocommissioni) euro
Compenso orario medio: 7,10 euro 1,13 euro
Compensi commissari:    
a) compenso base 911 euro (esterno)

399 euro (interno)

209,24 euro (50% per sottocommissioni)
b) compensi aggiuntivi Nessuno 0,50 euro per ciascun elaborato corretto e per ciascun candidato esaminato (800×0,5=400 euro)
Totale compensi 911 (399) euro 609,24 (504,62 per sottocommissioni) euro
Compenso orario medio: 5,18 euro 1,05 euro
Rimborsi spese viaggio: (esenti Irpef)  

 

Nessun rimborso

a) sede raggiungibile entro  30’    171 euro
b)    ”              ”            ”     60’    568 euro
c)    ”              ”            ”   100’    908 euro
d)    ”              ”         oltre 100’ 2.270 euro

Elaborazione Tuttoscuola

Servono rimedi urgenti

Serve con urgenza una soluzione adeguata che renda funzionale e credibile l’intero lavoro delle commissioni esaminatrici a salvaguardia di un concorso dalle notevoli complessità organizzative, già oggetto di contrasti e ricorsi.

E la soluzione non può che passare per compensi più adeguati che convincano le persone che hanno i requisiti ad accettare di fare da commissari.

Il Ministero dell’istruzione verosimilmente ne sarebbe ben lieto, ma cosa ne penserà il Ministero dell’economia?

 Facciamo un po’ di conti, partendo da un presupposto: il concorso prevede dei costi, ma anche – strano a dirsi – dei ricavi per lo Stato. Infatti per la prima volta per partecipare al concorso docenti occorre pagare 10 euro per diritti di segreteria.

Stimiamo i costi e i ricavi.

Mediamente il costodi ciascuna commissione si aggirerà sui 3 mila euro. Pertanto occorreranno 3 milioni per pagare quel migliaio di commissioni.

Ma a pagarli saranno… i candidati!

Per la prima volta la partecipazione al concorso docenti comporterà infatti il pagamento di un diritto di segreteria pari ad euro 10,00 (dieci) per ogni procedura concorsuale per la quale il candidato intende concorrere. Lo ha previsto la legge 107/15 sulla Buona Scuola al comma 111.I diritti di segreteria serviranno anche a coprire i costi relativi alle procedure concorsuali, le spese di vigilanza e segreteria e le spese di esercizio delle sedi di concorso.

Se si considera che ogni candidato, soprattutto per scuola dell’infanzia e scuola primaria, ha presentato mediamente un paio di domande di iscrizione l’incasso complessivo per diritti di segreteria (10 euro per ogni tipo di concorso a cui i 165 mila candidati partecipano) potrebbe arrivare intorno ai 2,5 milioni, coprendo quasi interamente le spese per i commissari.

Lo Stato comunque va in attivo in questa operazione, perché reincassa l’Irpef sui compensi ai commissari (subito la trattenuta del 20% pari a mezzo milione di euro e altrettanto in sede di dichiarazione dei redditi).

Il ministero del Tesoro potrebbe, quindi, autorizzare un’integrazione dei compensi, a cominciare, ad esempio, dai rimborsi delle spese di viaggio nella stessa misura prevista per i commissari della maturità.

 

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(*) Art.5 DM n.95/2016 su Prove di esame e programmi del concorso:

“Le prove scritte ovvero scritto-grafiche di cui al comma I sono composte, ciascuna, daotto quesiti, che sono inerenti:

a. per i posti comuni, alla trattazione articolata di tematiche disciplinari, culturali eprofessionali, volti all’acce1iamento delle conoscenze e competenze didattico-metodologichein relazione alle discipline oggetto di insegnamento;

b. per i posti di sostegno, alle metodologie didattiche da applicarsi alle diversetipologie di disabilità, nonché finalizzati a valutare le conoscenze dei contenuti edelle procedure volte all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

3. I quesiti di cui al comma 2 sono così composti:

a. sei quesiti a risposta aperta;

b. due quesiti, ciascuno dei quali articolato in cinque domande a risposta chiusa,volti a verificare la comprensione di un testo in lingua straniera, prescelta dalcandidato tra inglese, francese, tedesco e spagnolo, almeno al livello 82 delQuadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue. Per le procedure concorsuali relative alla scuola primaria, detta lingua è obbligatoriamente lalingua inglese, ferma restando la verifica almeno al livello 82 del QuadroComune Europeo di Riferimento per le lingue”.

 

(**) Art. 7, c. 3:

“3. La prova orale, sia per i candidati di cui al comma 4 che per quelli di cui al comma 5, hauna durata massima complessiva di 45 minuti, fermi restando gli eventuali tempiaggiuntivi di cui all’articolo 20 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e si compone:

a. per massimo 35 minuti, di una lezione simulata preceduta da un’illustrazionedelle scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche compiute;

b. per massimo 10 minuti, da interlocuzioni con il candidato, da parte dellacommissione, sui contenuti della lezione e anche ai fini dell’accertamento dellaconoscenza della lingua straniera di cui ai commi 4 e 5”.

Dislessia e studio delle lingue classiche

Bologna. Dislessia e studio delle lingue classiche 2

In risposta alle numerose sollecitazioni ricevute da dirigenti scolastici, docenti e famiglie, la Delegazione bolognese dell’Associazione Italiana di Cultura Classica propone un secondo pomeriggio di approfondimento e di aggiornamento sul tema “Dislessia e studio delle lingue classiche II”, programmato per GIOVEDI’ 21 APRILE 2016 presso l’Auditorium del Liceo Classico M. Minghetti di Bologna (Via N. Sauro 18).

INFO: http://ntdlazio.blogspot.it/2016/03/bologna-dislessia-e-studio-delle-lingue.htm