Ore di sostegno ridotte: TAR o Tribunali Civili?

da Superando.it del 21-04-2016

Ore di sostegno ridotte: TAR o Tribunali Civili?

Una discussa Sentenza della Corte di Cassazione, prodotta alla fine del 2014, ha fatto sì che successivamente, in caso di ricorsi sulla riduzione delle ore di sostegno agli alunni con disabilità, alcuni TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) abbiano rinviato la questione ai Tribunali Civili, mentre altri hanno continuato a rivendicare la propria competenza sulla materia. Tale situazione ha creato disorientamento nelle famiglie e il problema rimane aperto, anche dopo un recente provvedimento del Consiglio di Stato, che si è sostanzialmente limitato a “dribblarlo”.

In un suo interessante saggio, l’avvocato Francesco Marcellino contesta, con ampia e documentata argomentazione, la tesi esposta nella Sentenza 25011/14, prodotta a Sezioni Unite dalla Corte di Cassazione, la quale aveva ritenuto che competenti a decidere sulle cause relative alle ore di sostegno non dovessero più essere i TAR (Tribunali Amministrativi Regionali), come affermato invece nella precedente Ordinanza a Sezioni Unite 1144/07, ma i Tribunali Civili.
La più recente Sentenza della Cassazione aveva sostanzialmente motivato questo suo nuovo orientamento sostenendo che la riduzione del numero di ore di sostegno indicato nel PEI (Piano Educativo Individualizzato) costituisca una discriminazione ai danni degli alunni con disabilità, ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) e siccome tale Legge stabilisce che in materia di discriminazione la competenza sia del Tribunale Civile, sostiene la Cassazione che tutte le volte in cui vengano ridotte le ore di sostegno rispetto a quelle indicate nel PEI, manchi discrezionalità amministrativa e ci si trovi di fronte a una discriminazione, di competenza pertanto del Tribunale Civile.

L’avvocato Marcellino passa in rassegna la normativa e la giurisprudenza dall’Ottocento a oggi, sino a pervenire alla norma contenuta negli articoli 7 e 133 del recente Codice del Processo Amministrativo, approvato con il Decreto Legislativo 104/10, ove, in materia di servizi delle Pubbliche Amministrazioni, viene attribuita ai TAR la competenza esclusiva sia degli interessi legittimi – come succede normalmente -, sia anche dei diritti soggettivi, che normalmente, invece, sono di competenza dei Tribunali Civili.
In base dunque a questa competenza esclusiva in materia del servizio pubblico dell’inclusione scolastica, Marcellino sostiene che le cause relative alle ore di sostegno siano di competenza dei TAR. Egli afferma infatti che non possano essere di competenza del Giudice Civile, in forza della citata Legge 67/06, perché altrimenti tutte le questioni relative alle persone con disabilità riguarderebbero la materia della discriminazione e ciò non è vero, dal momento che la stessa Legge 67/06 prevede la possibilità di rivolgersi ai TAR anche per fare annullare atti amministrativi discriminatori.

La Sentenza della Cassazione 25011/14 viene inoltre criticata anche laddove sostiene che, una volta indicato nel PEI il numero delle ore di sostegno da assegnare, debba venir meno la discrezionalità dell’Amministrazione nel ridurre tale numero di ore e quindi la controversia debba essere in tali casi affidata al Tribunale Civile, dal momento che si sarebbe in presenza di un diritto soggettivo costituzionalmente garantito, il cui nucleo essenziale non può essere scalfito dall’Autorità Amministrativa.
Ebbene, anche su questa affermazione Marcellino obietta che il PEI è un atto amministrativo, frutto della discrezionalità delle Amministrazioni che contribuiscono a formularlo (Scuola, ASL ed Enti Locali, in collaborazione con la Famiglia). Anche alla luce di ciò, quindi, le controversie sul sostegno dovrebbero essere di competenza dei TAR.

Alle argomentazioni dell’avvocato Marcellino, ci permettiamo di aggiungerne alcune altre, sottolineando innanzitutto che nemmeno da parte nostra può essere accettata la tesi espressa nella Sentenza della Cassazione 25011/14, secondo cui l’insufficiente numero di ore di sostegno assegnate costituirebbe di per sé una discriminazione, ciò anche, e soprattutto, per la motivazione che ne dà la Cassazione stessa, sostenendo che tale discriminazione si sostanzia nel fatto che alla riduzione delle ore di sostegno assegnate all’alunno con disabilità non corrisponda contemporaneamente la riduzione di ore curricolari per gli alunni senza disabilità. Questa motivazione, infatti, è di per sé radicalmente contraria alla logica inclusiva, mettendo in parallelo e differenziando totalmente le ore di sostegno assegnate all’alunno con disabilità e le ore curricolari assegnate ai compagni senza disabilità. In pratica, se tale motivazione fosse vera salterebbe alla radice tutte la cultura inclusiva scolastica e la normativa conseguente, in particolare l’articolo 13, comma 6 della Legge Quadro 104/92, laddove si afferma che il docente per il sostegno didattico deve assumere la contitolarità della classe e partecipare a tutte le attività di programmazione e verifica per tutti gli alunni.
Sarebbe altresì in contrasto anche con il disposto dell’articolo 19, comma 11 della Legge 111/11, ove si afferma che «la scuola provvede ad assicurare la necessaria azione didattica e di integrazione per i singoli alunni disabili, usufruendo tanto dei docenti di sostegno che dei docenti di classe».

A proposito poi della natura del PEI, oltre a quanto già affermato nel suo saggio da Francesco Marcellino, che condividiamo, può aggiungersi un’ulteriore osservazione: la Sentenza 25011/14 della Cassazione stabilisce che – una volta indicato nel PEI il numero di ore di sostegno da assegnare – l’Amministrazione perda qualunque potere discrezionale circa la riduzione di tale numero di ore, facendone conseguire la comptenza del Giudice Ordinario, che invece rimarrebbe al Giudice Amministrativo solo quando nel PEI non venisse indicato tale numero di ore.
In tal senso si propone una contraria argomentazione testuale. Sia il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 185/06 (articolo 3, comma 2), sia la Legge 122/10 (articolo 10, comma 5) stabiliscono che nel PEI vengano formulate «proposte relative all’individuazione delle risorse necessarie, ivi compresa l’indicazione del numero delle ore di sostegno». Se dunque la normativa stabilisce che il numero delle ore di sostegno da assegnare debba essere oggetto di una «proposta» contenuta nel PEI, ciò conferma per un verso che il PEI stesso è un atto amministrativo discrezionale e per altro verso che esso non è un atto definitivo e vincolante, ma un “atto presupposto” rivolto all’Ufficio Scolastico Regionale, il quale è l’organismo amministrativo, dotato di discrezionalità, che decide sulla conferma o meno di tale numero di ore.
Come tutti gli atti amministrativi, dunque, tale decisione è soggetta al vaglio e all’annullamento da parte del Giudice Amministrativo, laddove si riscontrino in esso vizi di legittimità, come ad esempio l’insufficiente o assente motivazione o la motivazione fondata esclusivamente su carenze di bilancio.
Questo e i temi precedenti sono stati anche oggetto, ricordiamo infine, di un ampio articolo di Federico Girelli, pubblicato lo scorso anno dalla rivista «Giurisprudenza Costituzionale», che concorda con i nostri rilievi.

Dopo quella Sentenza del 2014, dunque, è successo che alcuni TAR abbiano iniziato a rigettare i ricorsi presentati dalle famiglie, rinviando appunto la questione ai Tribunali Civili. Al contrario, altri TAR hanno continuato a sentenziare, rivendicando la propria competenza sulla materia, e tutto ciò ha causato un grande disorientamento nelle famiglie su quale debba essere la Corte cui rivolgersi per vedere riconosciuti i diritti dei propri figli.
A questo punto, quindi, l’auspicio era che l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, chiamata a decidere anch’essa sulla questione giurisdizionale fra TAR e Tribunali Civili, potesse definire una volta per tutte la questione, ciò che invece, purtroppo, non è del tutto accaduto.
Infatti, con la Sentenza 7/16 del 12 aprile scorso, delimitando il campo d’indagine al solo periodo antecedente alla formulazione del PEI, la stessa Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha riaffermato la competenza dei TAR per le controversie relative all’assegnazione di ore di sostegno, senza tuttavia nulla aggiungere o togliere a quanto già stabilito dalla precedente Sentenza della Cassazione.
Essa ha in pratica dribblato il problema relativo a chi spetti la giurisdizione nei casi di provvedimenti successivi alla formulazione del PEI e contrastanti con esso, settore di giurisdizione che, come spiegato in precedenza, la Cassazione aveva attribuito ai Tribunali Civili, cosicché il problema per questo secondo aspetto rimane ancora aperto e ci si augura che possa essere presto risollevato di fronte all’Adunanza Plenaria, costringendola in tal modo a pronunciarsi sull’intera questione.

E così, come accennato in precedenza, continua l’orientamento ondivago delle Corti, con pronunciamenti di segno diverso tra loro. Uno dei più recenti, ad esempio, è quello prodotto dal TAR del Lazio, con l’Ordinanza n. 3212 del 14 marzo scorso, ove si è ritenuto che anche in assenza di ore indicate nel PEI, la competenza debba spettare al Tribunale Civile, trattandosi di diritti soggettivi la cui violazione comporta discriminazione. Il TAR stesso, quindi, ha rimesso gli atti alla Cassazione, che ha la competenza per risolvere questi conflitti di giurisdizione.

Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), della quale è stato vicepresidente nazionale; responsabile del Settore Legale dell’Osservatorio Scolastico dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO E LE SMART SPECIALISATION NELLA REGIONE BASILICATA

L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO E LE SMART SPECIALISATION NELLA REGIONE BASILICATA

di Mario Coviello

Una mattinata di confronto franco e serrato con i dirigenti scolastici e i docenti tutor per i percorsi di alternanza scuola lavoro degli istituti secondari di secondo grado della Basilicata si è tenuto il 20 aprile 2016 nell’Aula Magna del Liceo Scientifico Galilei di Potenza, su iniziativa dell’assessore regionale alle Politiche di sviluppo, lavoro, formazione e ricerca, Raffaele Liberali e della dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Claudia Datena.

Trentanove scuole superiori su cinquantuno,ventiquattro dirigenti scolastici e trentuno docenti hanno discusso di alternanza scuola-lavoro e si sono confrontati sul “ Programma regionale per la formazione, l’innovazione e la specializzazione intelligente (Smart specialisation) “.

All’iniziativa -coordinata dal dirigente scolastico emerito Mario Coviello, esperto che collabora con la regione – sono intervenuti con la dirigente Claudia Datena, Debora Infante, dell’ambito territoriale di Potenza e il dirigente generale del Dipartimento alle Politiche di sviluppo della Regione Basilicata, Giandomenico Marchese.

“Il ruolo della pubblica amministrazione, nel rispetto dell’autonomia scolastica – ha detto l’assessore Liberali – deve essere quello di portare a sistema le eccellenze della scuola lucana,costruendo un quadro di riferimento legislativo che dia certezze ai dirigenti e alla scuole.

La Regione Basilicata è ai primi posti in Italia per la digitalizzazione delle scuole grazie ad un investimento nell’ultimo anno di oltre cinque milioni e mezzo di euro e intende utilizzare queste risorse anche per offrire ai ragazzi qualificata formazione all’imprenditorialità e al lavoro.”

E’ per questo che la regione e la direzione regionale hanno incontrato il mondo datoriale e i sindacati per verificare le loro disponibilità nell’attuazione di interventi concordati per l’alternanza scuola lavoro delle scuole.

L’ingegner Pasquale Costante della Direzione Regionale del Miur ha illustrato i risultati della rilevazione su quanto le classi terze, quarte e quinte delle scuole superiori della Basilicata hanno messo in campo per l’alternanza scuola lavoro, obbligatoria da quest’anno non solo per i tecnici e i professionali ma anche per i licei. I dirigenti scolastici Schiavo,Napolitano,Masciale,Corbo,Gravante,Nigro,Di Franco Malinconico,Dell’Aquila,Mazzatura,Sardone, il responsabile dell’ANP di Basilicata Donato Santomauro e molti docenti tutor hanno raccontato le attività di alternanza presso musei,aziende,botteghe artigiane,imprese agricole,piccole industrie.

Hanno denunciato l’esiguità dei fondi, i problemi della sicurezza e della salvaguardia della salute degli alunni e dei docenti, dei trasporti.

Chiedono una programmazione concordata delle attività con le realtà lavorative del territorio per i prossimi tre anni per gli oltre cinquemila alunni del terzo anno che diventeranno 15.000 entro il 2018.

“Vogliamo – ha concluso Liberali – garantire ai giovani della Basilicata una formazione sull’innovazione fondata sugli assi di sviluppo della nostra regione. Per creare le competenze e i profili professionali per il mondo imprenditoriale lucano dobbiamo formare i ragazzi secondo i seguenti assi: aerospazio, automotive, energia, bioeconomia e cultura. Potremo così anche combattere la dispersione. Per fare tutto questo dobbiamo lavorare insieme”.

La Regione Basilicata e la Direzione Regionale del Miur si sono impegnate a riconvocare tavoli tecnici con il mondo delle imprese e del lavoro, i sindacati, le ASL e l’Inail, le Camere di Commercio, le Associazioni professionali e i sindacati per definire insieme con i dirigenti scolastici il programma degli interventi di alternanza scuola lavoro per i prossimi due anni.

Un percorso educativo per genitori e educatori attraverso la Carta sociale europea

Un percorso educativo per genitori e educatori attraverso la Carta sociale europea

di Margherita Marzario

Abstract: L’Autrice mostra l’attualità e la progettualità della Carta sociale europea rivelandone aspetti significativi per la scuola e per la famiglia

Nell’ambiente scolastico ed anche in quello extrascolastico si strutturano continuamente progetti per la formazione della persona trascurando la progettualità insita in uno degli atti europei più importanti del XX secolo: la Carta sociale europea, firmata a Torino il 18 ottobre 1961 e riveduta nel 1996, è un trattato del Consiglio d’Europa che enuclea le libertà e i diritti fondamentali della vita quotidiana. Carta ancor più rilevante oggi, perché è bene che ogni soggetto per vivere meglio le proprie relazioni – che sembrano essere sempre più fragili e minate – conosca e consolidi positivamente la sua essenza sociale (“socio” etimologicamente significa “colui che segue, accompagna”, quindi essere come gli altri, con gli altri).

A metà dei principi enunciati nella Parte I della Carta sociale europea, dopo l’esposizione dei diritti dei lavoratori e dopo il principio n. 15 in cui si parla della persona portatrice di handicap, segue il principio n. 16 relativo alla famiglia, quel gruppo cui sono diretti gli sforzi lavorativi dei singoli e che è il fulcro della vita soprattutto per le persone portatrici di handicap. L’enunciato del principio n. 16 risulta essere uno dei più attuali della Carta: “La famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, ha diritto ad un’adeguata tutela sociale, giuridica ed economica per garantire il suo pieno sviluppo”. La famiglia, perché sia riconosciuta per quella che è, necessita di cultura della famiglia (a cominciare dalla riscoperta della sua etimologia) e di tutela della famiglia. Come afferma Franco Miano, docente di filosofia morale: “La sfida più grande è quella di ridire il senso e il significato dell’essere famiglia e raccontarne la bellezza. Poi è chiaro che per essere tale la famiglia ha bisogno di alcuni fattori costitutivi. Ad esempio, di ordine economico: se è vero che la famiglia è una risorsa per la società, è anche vero che questo accade dove alla famiglia è dato spazio. Le scelte economiche, organizzative, fiscali, legislative degli Stati incidono. Senza lavoro non c’è casa, e senza casa è difficile mettere su famiglia. Secondo punto: la questione educativa. Bisogna riconoscere alla famiglia e a ciascun componente il suo giusto ruolo, il compito che gli è proprio”. È imprescindibile riconoscere alla famiglia e a ciascun componente il suo giusto ruolo, il compito che gli è proprio, tra cui quello della nuora e quello della suocera, tra le quali intercorre una delle relazioni familiari più conflittuali. Nel lontano passato, in alcune realtà, la futura nuora era saggiata nelle sue capacità domestiche addirittura nel saper pettinare e intrecciare i capelli della futura suocera. Oggi, invece, in molte situazioni la suocera è a priori ignorata o osteggiata. Nel costituire una nuova famiglia non si deve mai dimenticare che essa è una “cellula” che nasce per “mitosi” (divisione cellulare) e si sviluppa per “meiosi” (differenziazione cellulare) e che è culla di ogni educazione, a cominciare da quella relazionale, a maggior ragione parentale, anche alla luce di un fenomeno che seppur limitato torna ad affacciarsi, quello della scuola parentale (o alleanza parentale o educazione parentale o homeschooling), ovvero la scelta di alcune famiglie di impartire l’istruzione entro le pareti di casa come si faceva in passato. A maggior ragione, è necessario, se non doveroso, collaborare tutti non solo nella famiglia nucleare, ma in quella parentale, ricordando in primis i nonni cui si deve ricorrere non solo per un servizio di babysitting.

Dopo il principio n. 16 dedicato alla famiglia, come corollario al n. 17 della Parte I della Carta si legge: “I bambini e gli adolescenti hanno diritto ad un’adeguata protezione sociale, giuridica ed economica”. Colpisce la distinzione tra “bambini” e “adolescenti”, la specificazione di “un’adeguata protezione” e la successione “sociale, giuridica ed economica”, visto che nella realtà si persegue la linea contraria preoccupandosi prima della protezione economica e poi degli altri aspetti. Con questa eloquenza terminologica la Carta sociale europea ha superato alcuni limiti letterali di altri atti internazionali ed anche della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. È un richiamo che vale anche per i genitori i quali non devono ricadere nella patologia delle cure, quali ipercura, discuria o invuria. L’educatore Michele Visentin sostiene: “Viene un tempo in cui si vuole sapere. Sapere la verità su di sé, le proprie origini, ma anche quello che accade dentro e fuori di noi. Viene un tempo in cui l’educazione si trasforma in esperienza conoscitiva autonoma, non senza strappi e rischi. Adolescenza è il nome che diamo al bisogno di verità che l’essere umano soddisfa guardando in faccia e facendo i conti con il suo sé infantile. Ma non accade tutto d’un tratto, all’improvviso. Qualche anno di transizione o solo pochi mesi devono passare perché il bambino curioso diventi l’adolescente impenetrabile e dialettico che conosciamo. Chiamiamola pure preadolescenza quest’età di transizione. Età che, negata in passato e riconosciuta oggi come tappa fondamentale della crescita, resta pur sempre uno dei momenti più critici per insegnanti, genitori, educatori. Soprattutto negli ultimi tempi. C’è un vissuto, infatti, che va rafforzandosi negli educatori: la sensazione che l’azione educativa con gli esploratori dell’adolescenza (quelli della scuola media per capirci) corrisponda solo in parte alle loro esigenze più profonde”.

Nell’art. 15 della Carta, rubricato “Diritto delle persone portatrici di handicap all’autonomia, all’integrazione ed alla partecipazione alla vita di comunità”, si stabilisce: “[…] garantire alle persone portatrici di handicap l’effettivo esercizio del diritto all’autonomia, all’integrazione sociale ed alla partecipazione alla vita della comunità, a prescindere dall’età e dalla natura ed origine della loro infermità”. Claudio Imprudente, giornalista “diversabile”, scrive: “[…] E così anche il nostro viola finisce per trasformarsi poco a poco in lilla. Ma che differenza c’è, secondo voi, tra viola e lilla? Apparentemente quasi nessuna! A prima vista, i due colori sono molto simili, in bilico tra il chiaro e lo scuro. È, per l’appunto, una questione di sfumature, capaci di mutare colori, percezioni e contesti”. Dal rosso e dal blu si possono formare vari colori ibridi, tra lo scuro e il chiaro: viola, violetto, indaco, lilla, magenta, glicine. Così è labile il confine tra la normalità e la disabilità: ognuno ha diritto alle proprie sfumature. In caso di disabilità, un altro aspetto di cui tener conto è quello dei “siblings”, fratelli e sorelle di persone con disabilità, ed il loro universo – sconosciuto fino a pochi anni fa – che negli ultimi tempi ha alimentato il dibattito grazie alla spinta, tra gli altri, del “Comitato Siblings Onlus”. Al n. 3 dell’art. 15 si legge: “[…] favorire la loro completa integrazione e partecipazione alla vita sociale mediante misure, compresi i presìdi tecnici, volte a sormontare gli ostacoli alla comunicazione ed alla mobilità ed a consentire loro di avere accesso ai trasporti, all’abitazione, alle attività culturali e del tempo libero”. Le istituzioni favorendo ciò consentono anche ai “siblings” di gestire meglio la loro vita altalenante tra senso di colpa, paura e responsabilità. Claudio Imprudente ancora scrive: “L’inclusività deve fondersi per poi diventare liquida (o perlomeno gassosa), così da insinuarsi in ogni frontiera che la nostra cultura pregna di stereotipi produce. La stessa classe «disabilità» può essere considerata vaga o quantomeno astratta se pensiamo a tutte le diversità che la compongono. Ognuno ha le proprie specificità, ognuno ha le proprie caratteristiche e i propri valori. Possiamo inventarci tutte le tabelle e le frontiere che vogliamo per catalogare persone, ma non troveremo mai una soluzione universale a tutti i problemi. Proprio perché l’integrazione è liquida, entra ed esce continuamente da questi schemi, quindi va fatta lavorando con le persone, non con tipologie di persone”.

L’art. 16 “Diritto della famiglia ad una tutela sociale giuridica ed economica” recita: “Per realizzare le condizioni di vita indispensabili al pieno sviluppo della famiglia, cellula fondamentale della società, le Parti s’impegnano a promuovere la tutela economica, giuridica e sociale della vita di famiglia, in particolare per mezzo di disposizioni fiscali e d’incentivazione alla costruzione di abitazioni adattate ai fabbisogni delle famiglie, di aiuto alle coppie di giovani sposi, o di ogni altra misura appropriata”. Prima ancora di interpellare le responsabilità delle Parti istituzionali, è responsabilità delle parti private “realizzare le condizioni di vita indispensabili al pieno sviluppo della famiglia”, che sono la coppia, la conoscenza e la comunicazione: condizioni su cui bisogna maturare la coscienza dei soggetti e la consapevolezza di entrambi. Perché oggi tutti sanno a cosa si va incontro in una vita di coppia e familiare, ma nessuno sembra prenderne coscienza e consapevolezza e la corrispondente responsabilità. Così si possono pure prevenire e gestire eventuali conflitti. Lo psicoterapeuta e sociologo Enrico Cheli propone: “Se vogliono vivere relazioni di coppia più appaganti e meno conflittuali, uomini e donne devono migliorare la reciproca conoscenza superando i pregiudizi e gli stereotipi culturali che la società e i media propongono loro, e parallelamente devono imparare a comunicare efficacemente e a gestire i conflitti esteriori e interiori e le connesse reazioni emozionali che la vita di coppia inevitabilmente produce”[1]. “Nella vita di coppia, infatti, abbiamo l’occasione di pensare a un altro, di chiederci cosa possiamo fare per aiutarlo, in un continuum quotidiano che va dalla preparazione dei pasti fino alle attenzioni e agli stati d’animo. La coppia rende possibile l’esperienza effettiva della cura verso l’altro, la pratica abituale della gentilezza. I componenti della coppia possono, quindi, provare la sensazione di essere buoni, se pure su piccola scala. Certo, si tratta di una bontà con dei limiti, ma quel che conta è che la cura dell’altro non è un ideale astratto, bensì una pratica vera, quasi una routine di bontà”: è quanto aggiunge la storica Lucetta Scaraffia, a commento del pensiero della saggista francese Claude Habib. Alla base di ogni famiglia ci deve essere una “vita di famiglia” e questa sgorga dalla “vita di coppia”, prima ancora di qualsiasi intervento o sostegno esterno. L’aiuto esterno è un supporto destinato a durare limitatamente, poi la coppia deve proseguire autonomamente. La coppia, (da “copula”, legame, congiunzione) se non si abbraccia materialmente e metaforicamente, che coppia è? “Il marito e la moglie si devono prendere cura l’uno dell’altro sia a livello materiale che morale, con l’assistenza e il conforto. È su tale solidarietà, del resto, che si fonda il matrimonio ed il suo venir meno è causa di imputazione dell’addebito” (dalla sentenza n. 17286/2015 del Tribunale di Roma, che ha stabilito il principio secondo cui “niente casa e mantenimento a chi si sposa senza amore”).

L’art. 17 “Diritto dei bambini e degli adolescenti ad una tutela sociale, giuridica ed economica” prevede: “[…] assicurare ai bambini ed agli adolescenti l’effettivo esercizio del diritto di crescere in un ambiente favorevole allo sviluppo della loro personalità e delle loro attitudini fisiche e mentali”. I primi a dover assicurare ai bambini ed agli adolescenti l’effettivo esercizio del diritto di crescere in un ambiente favorevole allo sviluppo della loro personalità e delle loro attitudini fisiche e mentali (e la famiglia dovrebbe essere il primo ambiente a rispondere a queste caratteristiche) sono i genitori che devono innanzitutto comprendere il significato e la rilevanza del crescere. Ogni giorno si deve coltivare fede e cultura: trasmettere la fede nella vita e la cultura della vita. “Anziano”, colui che va avanti, “giovane”, colui che è forte, che combatte: insieme costituiscono e costruiscono la vita. Occorre dare forza ai giovani e prendere forza dai giovani, ma da adulti e non da adultescenti. L’emergenza educativa di oggi è in gran parte determinata dalla latitanza o mancanza di adultità. Il legislatore italiano, per ridestare la responsabilità genitoriale, ha aggiunto il dovere di assistere moralmente i figli negli articoli 147 e 315 bis del codice civile.

Alla lettera b dell’art. 17 vi è scritto: “[…] proteggere i bambini e gli adolescenti dalla negligenza, dalla violenza o dallo sfruttamento”. Prima ancora di essere un impegno dello Stato, la protezione dei bambini e degli adolescenti è insita, anche etimologicamente, nella paternità. La paternità è una delle più belle possibilità, è la capacità di prendere appunti ogni giorno per una vita nuova. È un diritto dei figli e non degli adulti, né dell’uomo né della donna. Una paternità negata, contrastata o mal esercitata può essere una forma di negligenza, violenza o sfruttamento nei confronti dei figli. Occorre recuperare e corroborare la paternità e la conseguente autorità (dal verbo latino “augere”), intesa proprio come forza di fecondare, spingere avanti, accrescere. Paternità come promozione di vita per far fronte alla crisi di autorità e alla crisi di vivibilità (di cui parlava il filosofo Augusto Del Noce) per ritessere quelle relazioni fondamentali che fanno la persona e che fanno sì che ognuno sia persona.

[1] E. Cheli, “L’epoca delle relazioni in crisi (e come uscirne). Coppia, famiglia, scuola, sanità, lavoro”, FrancoAngeli, 2013

Sul bonus docenti favorire partecipazione e condivisione

Ai Dirigenti Scolastici

Sul bonus docenti favorire partecipazione e condivisione

Con la CM prot. n 1804 del 19/4/2016, avente per oggetto “Bonus personale docente”, il Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione ha ritenuto “utile” esprimere alcune “considerazioni”, a seguito di quesiti giunti al Ministero relativi alla composizione e funzionamento del Comitato per la valutazione del personale docente e alle modalità di assegnazione del bonus.
Su queste “considerazioni” Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal hanno espresso, in un Comunicato unitario, un giudizio fortemente critico.
In particolare, un passaggio del Comunicato unitario denuncia apertamente come “ …la circolare, lungi dal definire utili indirizzi di orientamento e supporto all’azione delle scuole autonome, finisce per scaricare ancora una volta sui dirigenti ogni responsabilità rispetto a norme contraddittorie e di difficile applicazione”.
La Cisl Scuola ha costantemente e motivatamente sostenuto che il bonus, avendo “natura di retribuzione accessoria” (così testualmente definito dal Legislatore: comma 128) deve essere necessariamente assoggettato alla disciplina pattizia ed alle relative disposizioni, a carattere imperativo, contenute negli artt. 2,40 e 45 del D.L.vo 165/2001.
La nostra tesi, pertanto, condivisa a livello unitario, è che debba ritenersi illegittima l’esclusione di un passaggio negoziale nell’ambito della procedura preliminare alla sua erogazione.
In antitesi il MIUR, poiché la Legge 107/2015 non fa alcun riferimento esplicito alla contrattazione, sostiene che la procedura definita dal Legislatore postuli esclusivamente due distinti atti: la definizione dei “criteri” da parte del Comitato e – sulla base di questi – l’assegnazione ai docenti sulla base di “motivata valutazione”.
Siamo quindi di fronte a due posizioni, distinte e contrapposte, e tra i possibili scenari dell’azione del dirigente scolastico sul tema dell’assegnazione del bonus vi è anche la possibilità di apertura, pure da parte di singoli docenti, di contenziosi davanti al Giudice del Lavoro avverso l’atto datoriale di assegnazione del bonus adottato senza preventivo passaggio contrattuale con la RSU (anche se preceduta dalla sola informazione preventiva), in quanto prefigurerebbe un comportamento antisindacale.
Il dirigente scolastico è comunque inderogabilmente chiamato ad esercitare le proprie prerogative decisionali.
Infatti la titolarità delle relazioni sindacali a livello di istituzione scolastica è una competenza istituzionale che l’ordinamento pone espressamente in capo al dirigente scolastico (art 25, comma 2, terzo periodo, del D.L.vo 165/2001);
Inoltre le responsabilità (nella variegata articolazione delle sue fattispecie: penali, civili, amministrative, dirigenziali e disciplinari) connesse a comportamenti attivi o omissivi del dirigente scolastico nell’espletamento delle proprie funzioni (tra le quali vanno senza alcun dubbio ricompresse le cosiddette “prerogative datoriali”) sono assolutamente personali e, pertanto, attengono a scelte decisionali che ciascuno è chiamato ad assumere, in piena autonomia e con l’unico vincolo del rispetto della Legge e degli Ordinamenti, anche se non sempre ci soccorrono,
come in questo caso, la chiarezza e l’univocità dispositiva, interpretativa e applicativa della norma, stante anche i difformi orientamenti dottrinali in merito.
In questo contesto, la Cisl Scuola si è molto impegnata perché si individuassero possibili punti di mediazione che, pur in presenza di due così diversi indirizzi interpretativi della norma di legge, consentissero di prevenire e disincentivare le ragioni di conflittualità e di possibile contenzioso che invece la posizione del Miur riversa sulle istituzioni scolastiche.
In questo senso si ritiene di poter indicare ai Dirigenti Scolastici, come utile e opportuna, una linea di comportamento orientata a declinare in termini di valorizzazione delle istanze partecipative il suggerimento contenuto nella stessa CM 1804, laddove invita ad attivare il “coinvolgimento della comunità scolastica nel suo complesso”. Pertanto, una volta resa doverosamente l’informativa sui criteri individuati dal Comitato, il DS potrebbe accogliere la richiesta della RSU di raggiungere una specifica Intesa – opportunamente verbalizzata – su aspetti quantitativi (ad esempio: numero dei beneficiari, ripartizione delle risorse tra i diversi ordini di scuola presenti nell’Istituto, misura massima del compenso, …ecc), valutandone i contenuti nel relativo provvedimento di assegnazione del bonus che, come è noto, va redatto secondo i requisiti formali dell’atto amministrativo, del quale la “motivata valutazione” costituisce elemento sostanziale.
In tal caso si dovrà dare atto al DS di aver responsabilmente operato in direzione di un percorso decisionale improntato alla partecipazione e all’assunzione condivisa di responsabilità, fattori che la Cisl Scuola considera da sempre condizione imprescindibile per un’efficace ed equilibrata azione di governo dell’autonomia scolastica. Verrebbero così a cadere le ragioni di possibili azioni di contenzioso: un obiettivo che la Cisl Scuola ha sempre perseguito, nella convinzione che occorra fare il possibile per non alimentare tensioni e conflittualità evitabili e inopportune, che finirebbero per rendere ancor più pesante il carico delle responsabilità gestionali attualmente gravanti sui dirigenti scolastici.

Maddalena Gissi
Segretaria Generale Cisl Scuola

MOBILITAZIONI E SCIOPERI COORDINATI

SGB: al via MOBILITAZIONI E SCIOPERI COORDINATI, cresce il FRONTE contro la “MALA SCUOLA”

SCIOPERO DI MANSIONE delle prove INVALSI:
4-5 MAGGIO nella scuola primaria blocco somministrazione e correzione;
dal 12 MAGGIO blocco delle correzioni dei test nella scuola superiore.

12 MAGGIO- SCIOPERO GENERALE docenti e ATA di TUTTE LE SCUOLE
promosso da SGB, UNICOBAS, COBAS, GILDA, CUB, ORSA-Scuola e altri si aggiungeranno.

L’applicazione della Legge 107/15 sta mostrando la sua natura e colpisce tutte le componenti della Scuola: Contratto integrativo sulla Mobilità, accorpamento delle classi di concorso (le materie di insegnamento) e degli Ambiti Territoriali, i Concorsi truffa, il potere dei dirigenti di “scegliersi il personale”, i ricatti dei premi (l’umiliazione del “bonus”), stipendi da fame bloccati al 2009 e, soprattutto, gli organici sempre ridotti, fanno aumentare i carichi di lavoro per tutti, lavoratori “bloccati” a lavorare con le nuove generazioni per oltre 40 anni nell’attesa di una pensione che quando arriverà non basterà alla sopravvivenza.
La riduzione dei Comparti di Contrattazione per il pubblico impiego con l’ultimo Accordo, apre ulteriormente la strada ad un rinnovo contrattuale pericoloso sul piano dei diritti e insultante su quello economico (non più di 5 euro al mese) e un’altra stretta alle libertà sindacali dei lavoratori a favore dei sindacati che “collaborano”.
La mannaia colpisce le lavoratrici e i lavoratori, per colpire i giovani: le madri e i padri a lavoro fino a 70 anni, i figli disoccupati resi sempre più ricattabili dal Job Act, dentro e fuori scuola; i nostri studenti sfruttati già con l’ Alternanza Scuola-Lavoro che li inquadra ideologicamente in quella “logica di mercato” che sta travolgendo tutti nella sua crisi generale e la fa pagare con la Guerra ad altri popoli e la stretta al collo dei popoli dell’Unione Europea.

IL MAGGIO della LOTTA unitaria e coordinata.
La situazione generale è gravissima e il senso di responsabilità delle forze che non hanno mai smesso di lottare sta facendo altri passi in avanti. Il fronte che dice NO, si coordina e, a partire dalle diversità, rispettandole e riconoscendole, ridà la forza allo sciopero dando una unica data:
IL 12 MAGGIO LO SCIOPERO SARÀ GENERALE DI TUTTE LE COMPONENTI IN TUTTE LE SCUOLE.
SGB, UNICOBAS, COBAS, GILDA, CUB E ORSA Scuola, sono le prime firme di un movimento che sappiamo sarà più largo.
Uno sciopero utile perché è nel quadro del lotta contro le prove INVALSI perno del sistema di Svalutazione della Scuola.
Con lo SCIOPERO di MANSIONE,
conquistato lo scorso anno, permetteremo a tutti i colleghi di bloccare la somministrazione dei test INVALSI alle elementari il 4 e 5 maggio e tutte le correzioni anche per le Scuole Superiori, perdendo solo un’ora di attività funzionale (17,5 euro).
Manifestazione a Roma il 12 maggio sotto il MIUR e tutte le possibili articolazioni della mobilitazione per rendere visibile e chiara la voce della SCUOLA:
CANCELLIAMO la “BUONA SCUOLA ai Padroni”

SCUOLA/BONUS

SCUOLA/BONUS: IL MINISTRO CON LA CIRCOLARE EMANATA E’ ANDATO OLTRE LE COMPETENZE ATTRIBUITE DALLA LEGGE

Roma, 21 aprile.   “Fin dalla sua emanazione, per lo SNALS-Confsal la legge 107/2015 non migliora l’offerta formativa ma peggiora il clima nelle scuole e mette in discussione l’autonomia – costituzionalmente garantita ma mai posta in condizioni di esplicarsi – e la stessa libertà di insegnamento”. Lo ha dichiarato Marco Paolo Nigi, segretario generale dello SNALS-Confsal.

“Una delle misure più gravi e lesive – ha continuato Nigi -, oltre alla chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, riguarda proprio il cosiddetto ‘bonus’. Questo dovrebbe valorizzare il merito dei docenti affidando il compito a un organo monocratico sulla base di criteri formulati da un organismo potenzialmente privo delle necessarie competenze tecnico/scientifiche e che, per di più, secondo il ministro, può operare come collegio imperfetto”.

Scuola, Cantone boccia il governo sulla proroga di appalti per le pulizie

da Corriere della sera

Scuola, Cantone boccia il governo sulla proroga di appalti per le pulizie

La scadenza degli affidamenti è slittata alla fine di luglio di quest’anno. Ma l’Anac chiede un «intervento urgente» per tornare alle gare, che grazie alla concorrenza fanno risparmiare denaro pubblico. Il settore sotto la lente dell’Antitrust

L’Anac, l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, boccia un pezzetto della «Buona scuola», la riforma dell’istruzione approvata l’estate scorsa. E invia una segnalazione al governo e al Parlamento per chiedere un «intervento urgente». Non c’entrano i supplenti o le liste dei precari. Ma gli appalti per la pulizia delle scuole la cui durata, con la riforma dell’estate scorsa, è stata prorogata fino al 31 luglio 2016. Una proroga della proroga, in realtà, perché la scadenza degli affidamenti era già stata fatta slittare con un decreto precedente. Per di più in un settore non proprio trasparente, visto che pochi mesi fa l’Antitrust ha condannato al pagamento di una multa da 110 milioni di euro, per violazione della concorrenza, le quattro aziende che avevano vinto le gare iniziali. Compreso il Consorzio nazionale servizi, finito nell’inchiesta di Mafia Capitale.

Il parere

Due sono le «necessità» sottolineate dall’Anac nel parere richiesto da Massimo Artini, deputato di Alternativa libera, il gruppo degli ex del Movimento 5 Stelle. La prima è quella di un «intervento urgente» affinché la gestione dei servizi sia «ricondotta nell’alveo delle ordinarie procedure di affidamento». La seconda è che «non si ricorra, per il futuro, all’utilizzo di sistemi derogatori, come le proroghe ex lege, comunque inidonei a risolvere le rilevanti problematiche sociali». Il punto è proprio questo. Gli appalti per la pulizia delle scuole sono stati prorogati con la motivazione che altrimenti i lavoratori delle ditte coinvolte avrebbero perso il posto. Ma per legge l’azienda che «strappa» un appalto a una concorrente è tenuta ad assumerne i dipendenti, proprio per evitare ricadute sociali. Mentre invece la semplice proroga degli appalti, sottolinea l’Anac, tiene in vita «prestazioni non necessariamente in linea con le migliori condizioni che il mercato può offrire». Cioè può comportare spreco di denaro pubblico. Cosa succederà adesso? Difficile che gli appalti vengano interrotti a pochi mesi dalla scadenza. Ancora più difficile, però, che arrivi un’altra proroga. «L’avranno fatta franca — dice Artini, il deputato che ha chiesto il parere dell’Anac — tutti quelli che si sono arricchiti grazie a norme illegittime, che per di più hanno impedito alle aziende oneste di partecipare alla gare».

Faraone: troppi alunni autistici esclusi, anche per questo riformiamo il sostegno

da La Tecnica della Scuola

Faraone: troppi alunni autistici esclusi, anche per questo riformiamo il sostegno

“Gli ultimi casi di esclusione di ragazzi e ragazze autistici sono la conferma di quanto diciamo ormai da tempo, ovvero che va ripensata l’idea del sostegno”.

Così si è espresso il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, nel commentare gli episodi avvenuti nei giorni scorsi, in Toscana e in Molise, che hanno visto due studenti autistici esclusi dalle gite scolastiche delle rispettive classi di appartenenza.

Anche il 20 aprile sono emersi altri casi, come quello della mamma di un alunno toscano, anche lui affetto da autismo, che ha denunciato atti di bullismo nei confronti del figlio ma anche di essere lasciato spesso nel corridoio anziché stare in classe con i compagni. Oppure di un giovane, sempre autistico, a cui la scuola avrebbe prospettato di partecipare ad una gita scolastica raggiungendo i compagni in taxi, accompagnato dal docente di sostegno.

Per il rappresentante del Governo, interpellato dall’Ansa, l’organizzazione del sostegno agli alunni disabili “non deve essere demandata al singolo alunno, ma all’intera classe e all’intera comunità scolastica”.

Il sottosegretario ha ribadito il concetto a Pescara, in occasione di un convegno presso l’Istituto Di Marzio-Michetti, intitolato “L’inclusione degli alunni con disturbo del neuro sviluppo”.

“Il nostro Paese è all’avanguardia nell’inclusione scolastica e questo ci viene riconosciuto anche a livello mondiale, ma dobbiamo ancora lavorare per eliminare le sacche di ipocrisia che in alcuni casi possono permanere – ha proseguito il sottosegretario – Stiamo lavorando alla delega sul sostegno, prevista dalla legge 107 del 2015, proprio per fare della scuola un luogo sempre più inclusivo, e con la scuola anche l’intera società”.

Faraone ha anche elogiato l’attività “del nostro Parlamento, che per la prima volta ha dotato il Paese di una legge sull’ autismo ed è impegnato nell’elaborazione di una legge sul cosiddetto ‘dopo di noi'” e ha ricordato che “quest’anno per la prima volta, nella giornata del 2 aprile che l’Onu ha dedicato a questo disturbo, si è registrata una partecipazione corposa e una sensibilizzazione profonda”.

Tfa terzo ciclo, abiliterà 16mila precari di cui 5mila per il sostegno

da La Tecnica della Scuola

Tfa terzo ciclo, abiliterà 16mila precari di cui 5mila per il sostegno

 

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Tfa terzo ciclo, abiliterà 16mila precari di cui 5mila per il sostegno

Mercoledì, 20 Aprile 2016

Il Miur intende organizzare un terzo ciclo abilitante Tfa: verrà aperto a 16 mila docenti precari, di cui 11mila su cattedra e più di 5mila per il sostegno.

L’anticipazione numerica arriva dal sottosegretario Gabriele Toccafondi, attraverso un comunicato emesso dai parlamentari del M5S in commissione Cultura di Camera e Senato.

Le notizie sul Tfa in arrivo, però, terminano qui. Il resto sono ipotesi: come quella, probabile, che l’avvio del ciclo abilitante coincida con il termine del concorso a cattedra, una procedura che sta già tanto impegnando gli Uffici scolastici regionali. Quindi, non prima della prossima estate. Nessuna indiscrezione, inoltre, è trapelata sulle tipologie dei posti del terzo ciclo Tfa per quanto riguarda le discipline curricolari: oltre alle classi di concorso esaurite, come Matematica alle medie e diverse materie tecniche, è verosimile che al Miur tengano conto anche delle proiezioni sui pensionamenti relativi al biennio successivo.

Per i parlamentari del M5S, in ogni caso, non c’era motivo di avviare un’altra tornata di Tfa abilitanti. Perché, sostengono, “tra un anno ci troveremo con altri, ulteriori, 16 mila precari: i docenti che usciranno dal nuovo ciclo del Tfa. Se a questi aggiungiamo i circa 100 mila insegnanti abilitati che resteranno tagliati fuori dal prossimo concorso-farsa, per i quali il Miur non ha previsto alcuno sbocco professionale, è evidente che ci troviamo di fronte a una situazione allarmante. Forse la cosa più grave è che il ministero dell’Istruzione sta lasciando che questa situazione continui ad andare alla deriva. Il ministro Giannini brancola palesemente nel buio e invece di fermarsi per trovare una quadra, continua a procedere a casaccio. Tutto questo a danno degli insegnanti, che vengono abbandonati al loro destino”.

“Considerato che il governo intende far partire dal prossimo anno il triennio formativo, al quale si accede tramite concorso, per quale ragione si starebbero attivando parallelamente nuovi percorsi abilitanti?”.

I deputati pentastellati rivelano anche che “il sottosegretario Toccafondi, tra l’altro, ieri ha affermato di non avere ancora le stime delle supplenze previste per il prossimo anno scolastico e dunque non si capisce quale criterio sia stato adottato dal Miur per individuare questi 16 mila posti per il nuovo ciclo di TFA, considerato, che, oltretutto il fabbisogno per il prossimo triennio dovrebbe essere coperto, secondo le intenzioni del governo, dal prossimo concorso”.

Il M5S conclude il suo intervento chiedendo al Miur di rivedere il programma stilato sul reclutamento: “l’unica cosa che il ministro Giannini può fare, lo ripetiamo, è fermare questo piano assunzionale scriteriato, partendo dal rinvio del concorso, concordando con il Parlamento un nuovo piano assunzionale pluriennale che ricalchi la nostra proposta di legge”, concludono i “grillini”.

Concorso docenti, Faraone: basta fango, grazie a noi ai commissari anche 4mila euro

da La Tecnica della Scuola

Concorso docenti, Faraone: basta fango, grazie a noi ai commissari anche 4mila euro

“Il concorso della scuola è stato, negli ultimi giorni, al centro delle cronache nelle più fantasiose ricostruzioni”.

Difende a spada l’organizzazione del concorso per docenti il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, attaccata da più parti ad iniziare dai sindacati.

Il ‘renziano’ espone la sua visione dei fatti sulle procedure concorsuali adottate dal Miur, snocciolando i diversi punti.

Abbiamo raddoppiato il compenso per chi sceglie di fare il commissario, ogni passaggio fin qui fatto è nel rispetto delle norme. Ma soprattutto, aspetto che pare qualcuno abbia dimenticato, assumeremo a tempo indeterminato 63.712 docenti, solo una parte dei 180.000 insegnanti che entro il 2018 diranno addio al precariato grazie alla Buona Scuola. Un’operazione enorme, che come tale dovrebbe essere considerata”.

Un’operazione, quella di raddoppiare i compensi di presidenti e commissari, di cui però ad oggi non c’è ancora traccia a livello legislativo.

Tuttavia, a proposito della polemica per gli scarsi pagamenti di chi si insedierà nelle commissioni dei concorsi, Faraone sostiene che “è figlia di un calcolo sbagliato: i commissari e i presidenti di commissione verranno retribuiti non a ora ma a candidati e, grazie all’aumento del compenso previsto con un emendamento governativo, prenderanno mediamente 700-800 euro con punte massime di 3-4.000 euro. Il doppio di quanto hanno percepito per l’ultimo concorso. Nessuno viene costretto e, anzi, colgo l’occasione per ringraziare chi si è già messo a disposizione”, sottolinea il rappresentante del Governo.

Per quanto riguarda, invece, il cambiamento delle sedi, “ci scusiamo per l’inconveniente – dice ancora Faraone -, ma va detto che è stato comunque comunicato entro 15 giorni dallo svolgimento della prova, come previsto dal bando. Unica eccezione le prove del 28 aprile, per le quali il preavviso è stato ‘solo’ di tredici giorni. Abbiamo messo in moto una macchina poderosa per un numero enorme di assunzioni e stiamo andando avanti con determinazione. Lo facciamo per garantire un futuro di certezza a una categoria professionale importante per il Paese e qualità e continuità ai nostri ragazzi”.

Il sottosegretario conclude il suo intervento gettando accuse alle gestioni passate della scuola: ricorda, a tal proposito, che l’attuale Governo ha “ereditato una situazione di caos, di norme contraddittorie, di liste e graduatorie, ognuna con un nome diverso, ognuna con una speranza disattesa. Abbiamo tirato una linea e stiamo mettendo ordine. Nessuno – conclude Faraone – aveva mai osato tanto. E questo è sotto gli occhi di tutti”.

Mobilità docenti prima fase, domande entro il 23 aprile

da La Tecnica della Scuola

Mobilità docenti prima fase, domande entro il 23 aprile

Salvo proroghe, auspicabili visto il segnalato malfunzionamento di Istanze online, il 23 aprile è il termine ultimo per la presentazione delle domande da parte dei docenti e del personale educativo interessati dalla prima fase (vedi ordinanze ministeriali emanate l’8 aprile).

In questa fase (A dell’art 6 del CCNI) si effettueranno i trasferimenti dei docenti all’interno delle singole province, con la consueta mobilità da scuola a scuola.

La seconda fase prevede come periodo per presentare le istanze dal 9 maggio al 30 maggio. In questa fase (B, C e D dell’art. 6 del CCNI) si effettueranno i movimenti dei docenti tra province, con trasferimenti tra ambiti territoriali. Sarà questa la fase straordinaria di mobilità prevista dalla legge 107/15 su tutti i posti vacanti e disponibili e su tutto il territorio nazionale.

Di seguito riepiloghiamo le scadenze che interessano tutto il personale della scuola:

Presentazione delle domande:

  • docenti e personale educativo (prima fase): dall’11 al 23 aprile;
  • personale ATA: dal 26 aprile al 16 maggio;
  • docenti (seconda fase): dal 9 maggio al 30 maggio;
  • insegnanti di religione: dal 26 aprile 2016 al 16 maggio 2016.

Comunicazione a SIDI delle domande di mobilità e dei posti disponibili:

Docenti – prima fase:

  • docenti infanzia: 30 aprile
  • docenti primaria: 12 maggio
  • docenti secondaria di I grado: 25 maggio
  • docenti secondaria di II grado: 8 giugno

Docenti – seconda fase:

  • docenti infanzia: 24 giugno
  • docenti primaria: 24 giugno
  • docenti secondaria di I grado: 24 giugno
  • docenti secondaria di II grado: 24 giugno

Personale educativo: 30 maggio

Personale Ata: 28 giugno

Pubblicazione dei movimenti

Docenti – prima fase:

  • docenti infanzia: 13 maggio
  • docenti primaria: 26 maggio
  • docenti secondaria di I grado: 9 giugno
  • docenti secondaria di II grado: 24 giugno

Docenti – seconda fase:

  • docenti infanzia: 18 luglio
  • docenti primaria: 18 luglio
  • docenti secondaria di I grado: 28 luglio
  • docenti secondaria di II grado: 9 agosto

Personale educativo: 30 giugno

Personale Ata: 22 luglio

Insegnanti di religione: 30 giugno

Revoca delle istanze

Docenti – prima fase:

  • docenti infanzia: 21 aprile
  • docenti primaria: 3 maggio
  • docenti secondaria di I grado: 16 maggio
  • docenti secondaria di II grado: 30 maggio

Docenti – seconda fase:

  • docenti infanzia: 15 giugno
  • docenti primaria: 15 giugno
  • docenti secondaria di I grado: 15 giugno
  • docenti secondaria di II grado: 15 giugno

Personale educativo: 21 maggio

Personale Ata: 19 giugno

Insegnanti di religione: 18 giugno 2016.

Nota Miur sul bonus: né a pioggia né a pochi

da tuttoscuola.com

Nota Miur sul bonus: né a pioggia né a pochi

La legge 107 prevede che il Comitato di Valutazione (presieduto dal dirigente scolastico) individui i criteri per l’assegnazione del bonus al merito dei docenti.

Una nota del Miur del 19 aprile, a firma del capo Dipartimento Rosa De Pasquale, interviene ricordando la composizione e il funzionamento del Comitato di valutazione e dando indicazioni sulle modalità di assegnazione del premio, il che non mancherà di suscitare commenti nel mondo della scuola.

Per quanto riguarda il funzionamento e la composizione del Comitato di valutazione,  la nota precisa che per la validità della seduta è sufficiente che sia presente la maggioranza dei suoi componenti nominati (cosiddetto ‘quorum strutturale’). In quanto alla delibera (‘quorum deliberativo’), vale la normativa prevista per gli altri organi Collegiali, ovvero verrà adottata a maggioranza assoluta dei voti espressi, salvo casi speciali.

Quanto alla assegnazione del Bonus la nota ribadisce che i criteri per l’assegnazione del bonus e la valorizzazione del docente sono stabiliti dal comitato di Valutazione, mentre a individuare i meritevoli del premio sulla base di tali criteri è il dirigente scolastico. Che però dovrà fornire una “motivata valutazione” delle sue scelte, soprattutto – lascia intendere la nota ministeriale – nel caso che esse di discostino dai criteri indicati dal Comitato.

La nota aggiunge che sarebbe bene coinvolgere la comunità scolastica nel suo insieme e ricorda che il bonus non deve essere distribuito a pioggia ma nemmeno essere assegnato a pochi beneficiari. Sarà comunque effettuato un monitoraggio da parte del Miur.

Faraone: su concorso fantasiose ricostruzioni

da tuttoscuola.com

Faraone: su concorso fantasiose ricostruzioni
I compensi per commissari e presidenti andranno da 7-800 euro a 3-4.000, il doppio che nell’ultimo concorso

Il concorso della scuola è stato, negli ultimi giorni, al centro delle cronache nelle più fantasiose ricostruzioni. Facciamo chiarezza: si farà, abbiamo raddoppiato il compenso per chi sceglie di fare il commissario, ogni passaggio fin qui fatto è nel rispetto delle norme. Ma soprattutto, aspetto che pare qualcuno abbia dimenticato, assumeremo a tempo indeterminato 63.712 docenti, solo una parte dei 180.000 insegnanti che entro il 2018 diranno addio al precariato grazie alla Buona Scuola. Un’operazione enorme, che come tale dovrebbe essere considerata”. A dirlo è il Sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone.

Due le questioni – spiega Faraone – faziosamente contestate: il compenso dei commissari – un euro all’ora – e il cambiamento in corsa delle sedi delle prove. La prima considerazione è figlia di un calcolo sbagliato: i commissari e i presidenti di commissione verranno retribuiti non a ora ma a candidati e, grazie all’aumento del compenso previsto con un emendamento governativo, prenderanno mediamente 700/800 euro con punte massime di 3/4.000 euro. Il doppio di quanto hanno percepito per l’ultimo concorso. Nessuno viene costretto e, anzi, colgo l’occasione per ringraziare chi si è già messo a disposizione. Per quanto riguarda, invece, il cambiamento delle sedi – continua il Sottosegretario – ci scusiamo per l’inconveniente, ma va detto che è stato comunque comunicato entro 15 giorni dallo svolgimento della prova, come previsto dal bando. Unica eccezione le prove del 28 aprile, per le quali il preavviso è stato ‘solo’ di tredici giorni. Abbiamo messo in moto una macchina poderosa per un numero enorme di assunzioni e stiamo andando avanti con determinazione. Lo facciamo per garantire un futuro di certezza a una categoria professionale importante per il Paese e qualità e continuità ai nostri ragazzi”.

Abbiamo ereditato una situazione di caos, di norme contraddittorie, di liste e graduatorie, ognuna con un nome diverso, ognuna con una speranza disattesa. Abbiamo tirato una linea e stiamo mettendo ordine. Nessuno – conclude Faraone – aveva mai osato tanto. E questo è sotto gli occhi di tutti”.

EduOpen

Nasce EduOpen (www.eduopen.org), il portale italiano di corsi universitari gratuiti e aperti a tutti, creato dagli Atenei  e supportato dal MIUR. Dal 21 Aprile 2016 l’erogazione dei primi corsi aperti a tutti e gratuiti.

La piattaforma e i corsi Moocs offerti sono il risultato di un progetto realizzato da 14 università pubbliche italiane con la collaborazione dei consorzi Cineca e Garr e della startup LMS of India.

L’evento di presentazione, cui seguirà l’avvio dell’erogazione dei corsi, si terrà il:

21 Aprile 2016, ore 14.00
Sala della Comunicazione – 2° Piano Scala B
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
viale Trastevere, 76/A – ROMA

Per partecipare all’evento è necessario registrarsi, gratuitamente, sul sito www.eduopen.org entro il 20 Aprile, ore 14.00 e attendere la conferma di avvenuto accreditamento.

L’iniziativa di alta formazione online sarà presentata da Maurizio Ricci, rettore dell’Università di Foggia, Angelo O. Andrisano, rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Emilio Ferrari, presidente del Cineca, e Sauro Longhi, presidente del Garr, e Tommaso Minerva, coordinatore del progetto EduOpen. All’evento è stata invitata la Ministra On. Sen. Stefania Giannini e il Presidente della CRUI, prof. Gaetano Manfredi.

A seguire, saranno approfonditi i tanti aspetti innovativi del progetto di e-learning, con interventi di rettori delle università aderenti: Università Aldo Moro di Bari, Politecnico di Bari, Libera Università di Bolzano, Università di Catania, Università di Ferrara, Università di Foggia, Università di Genova, Università Politecnica delle Marche, Università di Milano-Bicocca, Università di Modena e Reggio Emilia, Università di Parma, Università di Perugia, Università del Salento, Università Ca’ Foscari Venezia.

L’iniziativa verrà trasmessa in streaming su www.eduopen.org.

21 aprile DEF 2016 nelle 7e Commissioni

Il 19, 20 e 21 aprile le 7e Commissioni di Senato e Camera esaminano, in sede consultiva, il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2016

PARERE APPROVATO DALLA 7a COMMISSIONE CAMERA (21.4.16)

  La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminate le parti di competenza del Documento di economia e finanza 2016 (Doc. LVII, n. 4 e Allegati), nelle sedute del 19, 20 e 21 aprile 2016, e udita la relatrice, on. Simona Flavia Malpezzi, alla cui illustrazione (della seduta del 19 aprile 2016) si rinvia integralmente;
considerato, in via preliminare, che il DEF (previsto dall’articolo 10 della legge di contabilità, n. 196 del 2009) è il documento con cui il Governo presenta al Parlamento le proprie priorità e strategie economiche a media e lunga scadenza. Esso si compone di tre sezioni, dedicate rispettivamente alla stabilità dell’Italia, all’analisi e alle tendenze della finanza pubblica e al programma nazionale di riforma;
tenuto conto che il DEF è, pertanto, il principale strumento di indirizzo sulla programmazione e sulla politica economica e che la Commissione Cultura intende contribuire alla definizione dei contenuti della risoluzione con cui esso verrà approvato dall’Assemblea della Camera;
ritenuto che, nella terza parte del DEF (quella di prospettiva), è contenuta una ricognizione dei risultati conseguiti dalla politica del Governo nei settori della scuola, dell’università e della ricerca, anche alla luce delle osservazioni svolte dalla Commissione europea nella sua Analisi annuale della crescita, pubblicata il 26 novembre 2015, cui è poi seguita la Relazione per Paese, relativa all’Italia, pubblicata il 26 febbraio 2016;
condiviso l’obiettivo per cui, per sostenere crescita e produttività nel medio e lungo termine, è necessario continuare a sviluppare il capitale umano, promuovendo il miglioramento dell’istruzione, lo sviluppo della ricerca tecnologica e l’avanzamento della scienza e della cultura;
considerato che solo la riforma dell’istruzione, approvata con la legge n. 107 del 2015, dovrebbe portare un aumento del PIL dello 0,3 per cento annuale entro il 2020;
preso atto che, in questo contesto, sono cruciali gli aspetti dell’inclusione, sia degli alunni con bisogni educativi speciali, sia di quelli stranieri (tanto che nel mese di settembre 2015 sono stati emanati bandi che mettono a disposizione 500 mila euro per il potenziamento dell’italiano come seconda lingua e ulteriori 500 mila euro per i progetti di accoglienza e sostegno linguistico e psicologico per i minori stranieri non accompagnati);
osservato, altresì, che nel medesimo contesto occorre proseguire sulla strada della messa in sicurezza degli edifici scolastici;
rilevato ancora che l’attuazione concreta del nuovo sistema di alternanza scuola-lavoro sarà essenziale per legare un’esperienza scolastica arricchita alle prospettive di inserimento lavorativo;
considerato, sul piano più generale, che il Governo appare positivamente orientato ad attribuire a tutto il mondo culturale un valore strategico ai fini della complessiva elevazione del Paese, poiché – per esempio – investire sulla scuola produce benefici sui beni culturali e viceversa, così come risollevare i livelli di lettura significa alzare una colmata che solleva anche i consumi culturali, quali cinema e teatro;
ritenuto che (come già ha sostenuto il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio VISCO, nel suo volume Investire in conoscenza, Mulino, 2009) occorre mettere in campo strategie multidimensionali per problemi a loro volta multidimensionali, cogliendo i nessi tra una cittadinanza più ricca, avvertita e dotata di competenze civiche complessive, da un lato, e il benessere economico, dall’altro;
valutato che, pertanto, occorre offrire un ventaglio di conoscenze e competenze in grado di dotare i cittadini degli strumenti per partecipare in modo sano e consapevole alla vita collettiva, anche puntando a innalzare almeno al 12,5 per cento la partecipazione degli adulti in età lavorativa (ossia tra i 25 e i 64 anni), tramite il ricorso all’apprendimento permanente (lifelong learning);
constatato che già la strategia «Europa 2020», presentata dalla Commissione Europea nel 2010, raccomandava l’adozione di misure volte promuovere una crescita intelligente, attraverso lo sviluppo delle conoscenze e dell’innovazione, sostenibile, grazie ad un’economia più verde, più competitiva ed efficiente nella gestione delle risorse, nonché inclusiva, per incentivare l’occupazione e la coesione sociale e territoriale;
osservato, altresì, che in questo quadro la scuola è interessata da compiti e linguaggi nuovi, per cui dalle didattiche disciplinari si sta passando a didattiche per competenze, nonché dalla definizione di titoli di studio superiori e dall’aggiornamento di pratiche e di contenuti, che rappresentano la vera sfida culturale, sociale e civile che il Paese si trova davanti,

esprime

PARERE FAVOREVOLE

  con le seguenti condizioni:
si provveda a:
1) potenziare gli interventi di orientamento formativo, a tutti i livelli di istruzione;
2) intensificare le politiche che rendano realmente esigibile il diritto allo studio universitario, con particolare riferimento alla contribuzione studentesca;
3) favorire l’incremento del numero di laureati, al fine di evitare che l’Italia continui ad occupare una posizione di coda negli obiettivi ufficiali del 2020;
4) favorire l’internazionalizzazione del sistema di ricerca e formazione terziaria;
5) persistere nell’impegno di ridurre la percentuale di abbandono scolastico e ad adottare misure di contrasto della dispersione e dell’insuccesso universitario;
6) accrescere le competenze degli adulti, anche in relazione alla precedente finalità di innalzare la quota dei giovani italiani che conseguono un titolo di istruzione terziaria;
7) incrementare le risorse destinate agli investimenti in ricerca e sviluppo, comprendendovi quelle destinate alla spesa per l’istruzione terziaria, che – in percentuale al PIL – è la più bassa d’Europa, e potenziare e dare stabilità agli interventi già attuati con l’ultima legge di stabilità per contrastare la sensibile diminuzione di professori e ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca;
8) collegare alla manovra di finanza pubblica i seguenti disegni di legge:
   a) A.C. 1504 e abbinata, sulla promozione della lettura, in via di approvazione dalla Camera;
   b) A.S. 2271, sull’editoria, già approvata dalla Camera;
   c) A.S. 2287, sul cinema e l’audiovisivo, attualmente all’esame del Senato. A tale riguardo, si raccomanda di precisare che il collegamento vale per tutto il provvedimento, a prescindere dall’eventuale diversificazione dei percorsi procedurali che dovesse intervenire;
9) accelerare l’emanazione dei provvedimenti attuativi della delega sullo 0-6 contenuta nella legge n. 107 del 2015.


PARERE APPROVATO DALLA 7a COMMISSIONE SENATO (20.4.16)

La  7ª Commissione permanente, esaminato, per quanto di competenza, il Documento in titolo, e constatato che esso si compone di tre sezioni: il Programma di stabilità dell’Italia (sezione I), l’analisi e le tendenze di finanza pubblica (sezione II) e il Programma nazionale di riforma (sezione III) e ad esso sono allegati ulteriori sei documenti;

rilevato che nella sezione III sono delineate le strategie di riforma dell’Italia, aggiornando gli obiettivi del 2015, nella quale sono illustrate con maggiore dettaglio le parti di interesse, a cominciare dall’attuazione della “Buona scuola”;

considerato che, nel settore dell’istruzione, sono citate fra l’altro le seguenti azioni:

–        il perfezionamento del piano di assunzione dei docenti, il percorso di autovalutazione delle scuole, l’estensione ai licei dell’alternanza scuola/lavoro, l’avvio del Piano nazionale della scuola digitale;

–        l’istituzione del Registro delle imprese in alternanza e l’approvazione delle Linee guida per i percorsi di studio degli istituti tecnici-superiori (ITS);

–        lo stanziamento di risorse a favore dell’edilizia scolastica;

esaminato il cronoprogramma sui tempi di attuazione delle deleghe della “Buona scuola”, molte delle quali dovrebbero essere definite entro luglio 2016, mentre entro maggio 2016 dovrebbe essere elaborato il Piano nazionale della formazione in servizio, destinato ad applicarsi nel triennio 2016-2018 ed entro giugno 2016 sarà definito il decreto per la carta dei diritti e dei doveri dello studente in alternanza scuola/lavoro;

considerato altresì che, sul fronte università e ricerca, sono citate fra l’altro le seguenti misure:

–        il piano straordinario di assunzione di 861 ricercatori per far sì che nel 2016 i ricercatori di “tipo b” passino da 700 a 1500, cui si aggiungono le risorse per 500 cattedre del merito intitolate a Giulio Natta, consistente in un programma di reclutamento di professori di prima e seconda fascia;

–        l’assunzione di 215 ricercatori negli enti pubblici di ricerca;

–        il cambiamento nelle procedure per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale, che dura sei anni e per la quale è possibile presentare domanda in qualsiasi momento dell’anno, secondo un modello “a sportello”;

valutato il cronoprogramma delle riforme nel comparto culturale, nel quale è citata anzitutto l’approvazione del disegno di legge sul cinema, l’audiovisivo e lo spettacolo (Atto Senato n. 2287), attualmente all’esame della 7a Commissione;

apprezzati gli assi strategici per il settore cultura, quali la valorizzazione, anche attraverso il potenziamento dei musei, il riassetto degli istituti di tutela del patrimonio culturale nonchè l’interdipendenza tra cultura e turismo;

preso atto con favore di un miglioramento nel raggiungimento degli obiettivi nazionali per la Strategia Europa 2020, con particolare riguardo all’obiettivo n. 2, Ricerca e sviluppo, all’obiettivo n. 6, Abbandoni scolastici, e all’obiettivo n. 7, Istruzione universitaria;

tenuto infine conto degli allegati al DEF, tra i quali l’Allegato V (Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate);

esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

1.     nell’ambito dell’attuazione del Piano nazionale della scuola digitale, si reputa necessario puntare non solo sulla digitalizzazione dei processi, ma anche sulla promozione della cittadinanza digitale, onde favorire l’uso consapevole di internet specialmente tra le giovani generazioni, purtroppo spesso vittime di episodi di cyberbullismo, fenomeno oggi alla ribalta delle cronache nazionali;

2.     rispetto al cronoprogramma riguardante l’attuazione della “Buona scuola”, si sollecitano stanziamenti adeguati per il potenziamento del diritto allo studio e alle arti, della scuola dell’infanzia e  per l’estensione dei servizi educativi per la prima infanzia;

3.     considerato il Piano straordinario di assunzioni di ricercatori di “tipo b”, si ritiene indispensabile consentire la stipula di contratti per tali tipologie di ricercatori anche a coloro che hanno ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima o di seconda fascia o che sono stati titolari di assegni di ricerca ai sensi dell’articolo 22 della legge n. 240 del 2010, come peraltro previsto dal disegno di legge n. 1873, attualmente all’esame della 7a Commissione;

4.     considerato l’importante lavoro istruttorio relativo al disegno di legge n. 322 e connessi (statizzazione ex istituti musicali pareggiati) svolto dalla 7a Commissione, si sollecita un idoneo stanziamento volto a dare attuazione alla legge n. 508 del 1999 e al conseguente riordino dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM);

5.     tenuto conto che, nel settore culturale, si richiama esplicitamente il disegno di legge governativo n. 2287, in materia di cinema, audiovisivo e spettacolo, collegato alla manovra di finanza pubblica 2016 e attualmente all’esame della 7a Commissione, si fa anzitutto notare che sul settore cinematografico la 7a Commissione ha da tempo all’esame delle proposte legislative, su cui ha finora svolto un’ampia attività istruttoria. Pertanto, nella consapevolezza che la riforma del comparto cinematografico e audiovisivo risulta attesa da molti anni, si reputa prioritario proseguire nell’iter legislativo per quello specifico segmento, mentre per lo spettacolo occorre un approfondimento maggiore, anche eventualmente attraverso lo stralcio delle relative disposizioni dal citato disegno di legge n. 2287, purchè il Governo si impegni a confermare per tali norme la natura di collegato. Si segnala peraltro che la 7a Commissione, sul tema dello spettacolo dal vivo, con particolare riguardo alla musica, ha approvato una specifica risoluzione (Doc. XXIV, n. 47) i cui contenuti rappresentano una base per l’esame di una proposta legislativa sul tema.