Giubileo della Formazione superiore 2016

Giubileo della Formazione superiore 2016
Iniziative del sistema dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM)

Nell’ambito delle iniziative del Giubileo delle Università, dei Centri di ricerca e dell’Alta formazione artistica, il prossimo 8 settembre alle 10, nella sala accademica del conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, si terrà il Forum dedicato al rapporto tra arte e società, dal titolo “OPERE” PER LA MISERICORDIA, RIPENSARE LE PERIFERIE UMANE: ARTE, MUSICA E ARCHITETTURA. L’evento è promosso dal MIUR, in collaborazione con la Congregazione per l’educazione cattolica della Santa Sede, insieme al Vicariato di Roma – Ufficio per la Pastorale Universitaria. L’incontro vuole affrontare uno dei temi più spinosi della civiltà contemporanea, cioè la marginalizzazione delle persone, declinandolo nella riflessione, nell’azione e nelle opere dei vari settori artistici, e partendo dalle città lette come luogo nel quale maggiormente tale marginalità viene in luce.

Nel corso della giornata si succederanno alcune delle personalità più eminenti del dibattito culturale ed artistico internazionale, a partire dalla Presidente della Commissione cultura del Parlamento Europeo On. Silvia Costa, dal Sottosegretario di Stato del MIUR On. Angela D’Onghia e al Prof  Marco Mancini, già Presidente della Conferenza dei Rettori italiani e attuale Capo dipartimento per la Formazione superiore e la Ricerca del MIUR.

Il Forum inizierà interrogandosi sul ruolo delle periferie urbane, con il Rettore dello IUAV di Venezia, Alberto Ferlenga, in conversazione con Francesco dal Co Direttore di Casabella, ed uno dei più insigni storici dell’architettura internazionali. Alla sessione parteciperanno Solano Benitez, Leone d’oro 2016 per l’architettura alla Biennale di Venezia. Inoltre, parteciperanno Annamaria Giovenale Preside della Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma, l’antropologo e regista Giorgio De Finis e Ángeles Albert Direttrice della Real Academia de España en Roma.

La seconda sessione dedicata alla musica, al teatro e alla danza, ed al loro possibile ruolo di contrasto all’emarginazione sociale attraverso l’azione educativa ed artistica, sarà aperta da Vincenzo de Gregorio Preside del Pontificio istituto di musica sacra, insieme a Paolo Troncon Presidente dei direttori dei conservatori italiani, e vedrà partecipare Gaston Fournier-Facio Direttore artistico del Teatro Regio di Torino, Giorgio Battistelli compositore e Direttore artistico del Teatro dell’Opera di Roma (sinfonica e contemporanea), Fabio Vacchi compositore e Accademico di Santa Cecilia, Efva Lilja coreografa e Direttrice artistica della “Dansehallerne” di Copenhagen, Frans de Ruiter Direttore dell’Accademia universitaria per le arti dell’Università di Leida e David Grenier Direttore dell’Istituto “Magnificat” di Gerusalemme.

A seguire,  la terza ed ultima sessione dedicata alle arti figurative ed applicate ove interverranno Giuseppe Furlanis Direttore dell’Istituto superiore per le industrie artistiche (ISIA) di Firenze, insieme ai registi Paolo e Vittorio Taviani, a Lorenzo Canova dell’Università degli Studi del Molise, a Marco Bussagli e Gabriele Simongini dell’Accademia di Belle arti di Roma, a Omar Galliani, Tiziana Tacconi e Nicoletta Agostini dell’Accademia di Brera di Milano.

Le iniziative Giubilari dedicate all’arte e alla musica prevedono anche: il giorno 6 settembre, in Accademia, una Mostra dedicata alle collezioni dell’Accademia di belle Arti di Roma a cura della sua Direttrice Tiziana D’Acchille, seguita da un Concerto in Conservatorio degli allievi del Santa Cecilia Jazz Ensemble diretti dal M° Paolo Damiani. Il giorno 7 settembre, l’Orchestra Barocca ed Ensemble Vocale dei Conservatori, diretti dal M° Alessandro Quarta e con il Coordinamento artistico di Daniele Ficola e Renato Meucci, eseguiranno i Vespri solenni a San Giovanni in Laterano e il giorno 8 settembre, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, si terrà il Concerto giubilare dell’Orchestra Nazionale Sinfonica dei Conservatori di Musica, Direttore M° Giuseppe Grazioli, Violino solista M° Marco Rizzi  e Coordinamento Artistico Paolo Chiavacci, alla presenza del Card. Gianfranco Ravasi.


Programma Giubileo AFAM

Scuola: è tempo per la formazione eTwinning

Scuola: è tempo per la formazione eTwinning

In programma oltre 80 seminari regionali sulla piattaforma elettronica

Firenze, 5 settembre 2016 – Riparte la formazione eTwinning, la community che mette in contatto docenti e classi per fare didattica in modi innovativi, sfruttando le nuove tecnologie. In programma nei prossimi mesi 80 seminari regionali di formazione nelle scuole. Gli incontri sono gratuiti e rivolti a dirigenti scolastici, docenti e personale scolastico di ogni ordine e grado. Lo scopo di questi incontri è promuovere l’utilizzo dei gemellaggi elettronici nelle scuole, fornendo buone pratiche e consigli per intraprendere un nuovo modo di fare didattica in Europa.

L’Unità nazionale eTwinning INDIRE organizza anche una serie di incontri online di approfondimento rivolti a tutti gli iscritti o a specifici target del personale scolastico (es. gli Ambasciatori eTwinning o Dirigenti Scolastici). I webinar sono tenuti solitamente da membri dell’Unità nazionale o da docenti eTwinning esperti, ma possono vedere anche la partecipazione di docenti o altri esperti di livello nazionale ed internazionale su argomenti specifici legati al mondo della didattica e delle nuove tecnologie. Il prossimo webinar è in programma il 12 settembre 17:00-18:30 ed è incentrato su Didattica inclusiva. L’incontro online sarà tenuto dal Professor Dario Ianes dell’Università libera di Bolzano.  Si discuterà di come evolvere le attività degli insegnanti di sostegno per realizzare appieno i valori che stanno alla base della scelta italiana della piena integrazione scolastica di tutti gli alunni con disabilità. Sul sito etwinning.it il calendario delle opportunità di formazione e come partecipare.

Un altro appuntamento riguarda oltre 150 docenti esperti della piattaforma che, dall’8 al 10 settembre, si riuniranno a Firenze, in occasione dell’incontro annuale di coordinamento degli ambasciatori e referenti regionali eTwinning. L’evento ha l’obiettivo di riunire la rete nazionale, fornendo contenuti e indicazioni mirati a supporto del loro ruolo in eTwinning. L’incontro ha anche la finalità di aggiornare i partecipanti sulle iniziative e i risultati dell’azione eTwinning a livello europeo, nazionale e locale.

Cos’è eTwinning: è la comunità per le scuole che comprende oltre 390 mila insegnanti registrati in 36 paesi. E’ finanziata dalla Commissione europea nell’ambito del Programma Erasmus+ ed è coordinata a Bruxelles dal consorzio Europeanschoolnet. In Italia viene gestita da l’Unità Nazionale eTwinning, con sede a Firenze all’interno di INDIRE – Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca educativa. In Italia sono circa 40.000 insegnanti registrati alla piattaforma (oltre il 10% sul totale europeo), con oltre 11.000 progetti didattici realizzati. Info, sito italiano www.etwinning.it, sito europeo www.etwinning.net

Organici in alto mare, le regioni scrivono a Giannini: inizio anno difficile, ci convochi

da Il Sole 24 Ore

Organici in alto mare, le regioni scrivono a Giannini: inizio anno difficile, ci convochi

di Cl. T.

Le Regioni scrivono al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini preoccupate che l’anno scolastico oramai alle porte possa iniziare senza organici al completo.

La richiesta delle Regioni
L’assessore della Regione Toscana Cristina Grieco – coordinatrice all’interno della Conferenza delle Regioni per quanto attiene al tema dell’istruzione – ha chiesto un incontro urgente proprio per affrontare le problematiche legate alla ripresa delle lezioni a scuola, i contingenti di organici e la mobilità dei docenti.

Le ragioni delle preoccupazioni
L’incontro era già stato richiesto ad agosto: «Oggi non può più essere ulteriormente rinviato – sottolinea Grieco -. L’anno scolastico sta per partire e vanno risolte le problematiche che riguardano reclutamento e trasferimento degli insegnanti. Siamo preoccupati e non vorremo che famiglie e giovani possano non trovare adeguate risposte in termini di offerta formativa». Da qui il sollecito, di tutte le Regioni, ad un incontro con il ministro Giannini.

Intercultura, ecco il nuovo bando. Per le iscrizioni c’è tempo fino al 10 novembre

da Il Sole 24 Ore

Intercultura, ecco il nuovo bando. Per le iscrizioni c’è tempo fino al 10 novembre

di Maria Piera Ceci

Una ragazza sorridente che sventola una bandiera brasiliana con sullo sfondo il Cristo redentore, un giovane che bacia la sua insegnante indiana, una studentessa che abbraccia una sua compagna avvolte in una bandiera americana. Sono alcuni dei ritratti dei ragazzi che hanno vissuto l’esperienza di un periodo di studi all’estero grazie ai programmi di Intercultura.
E ora è scattato il nuovo bando di concorso. Fino al 10 novembre è possibile iscriversi per i programmi all’estero 2017-18. Oltre duemila posti a disposizione per 65 Paesi di tutto il mondo, riservati agli studenti che frequentano una scuola media superiore, nati tra il 1 luglio 1999 e il 31 agosto 2002.

La scelta
La scelta è vasta: si può decidere di partire per un semestre, per un trimestre, per un bimestre scolastico, oppure si può optare per un’esperienza più breve, un mese estivo per un programma in lingua. In questo caso ci si può iscrivere fino a marzo o aprile a seconda delle scadenze dei singoli programmi.

Le informazioni
Per informazioni dettagliate sul bando, è possibile consultare il sito di Intercultura, recentemente rinnovato, all’indirizzo http://www.intercultura.it/bando-quote-e-borse-di-studio/bando-di-concorso/

Borse di studio
Più di 1.400 le borse di studio totali o parziali disponibili. Circa la metà provengono dal fondo di Intercultura (si va dalle borse totali che coprono il 100% della quota di partecipazione, a quelle parziali che coprono una percentuale variabile tra il 20% e il 60%). Le altre sono messe a disposizione da aziende che hanno stretto una collaborazione con Intercultura.

I ragazzi
Ma chi sono i ragazzi che hanno deciso di arricchire il proprio bagaglio culturale e il proprio curriculum partendo con Intercultura?
Fra quelli che sono partiti quest’estate o stanno partendo in questi giorni, le femmine si confermano più coraggiose, rappresentato infatti il 67% del totale, il 33% invece è rappresentato da maschi. Provengono da tutte le regioni italiane, con una prevalenza di ragazzi della Lombardia, dell’Emilia Romagna e del Lazio. Il 60% di loro è iscritto a un liceo e in molti partono grazie alle borse di studio messe a disposizione da Intercultura e da diverse aziende, banche, fondazioni ed enti locali.

Le mete
Per quanto riguarda le mete, si conferma anche quest’anno il forte interesse per America Latina (24%) e Asia (14%). Paesi come la Cina, l’India, la Malesia, il Costarica, l’Honduras e l’Ecuador si sono presentati nel panorama degli scambi con quote di partecipazione significative. Si confermano importanti anche i numeri di chi sceglie l’Europa (35%), il Nord America (21%), l’Oceania (5%) e l’Africa (1%).
I Paesi dove si trova il maggior numero di studenti partiti con Intercultura, sono gli Stati Uniti (329 ragazzi), la Cina (108 ragazzi), e l’Argentina (114 ragazzi).

In Europa
Tra i Paesi europei, non tutti scelgono le destinazioni più classiche dell’Europa occidentale come Francia, Spagna, Germania, Austria e Olanda. Molti anche quelli che preferiscono fanno un’esperienza nei Paesi dell’Est Europa: 7 sono in Bosnia, 11 in Lettonia, 17 in Polonia, 11 in Repubblica Ceca, 8 in Repubblica Slovacca, 47 in Russia, 7 in Serbia, 31 in Ungheria e 2 che hanno confermato di voler trascorrere il loro anno scolastico in Turchia. Sempre gettonatissimi i Paesi scandinavi: la Finlandia quest’anno ospita 67 studenti, la Danimarca 67, l’Islanda 7, la Norvegia 24, la Svezia 18.

Sfida raccolta
«Questi adolescenti hanno deciso di accettare una sfida, un percorso educativo, un’esperienza che contribuisce alla loro crescita, e che li aiuterà a diventare la prossima generazione di innovatori, di coloro che costruiranno il cambiamento», spiega Roberto Ruffino, segretario generale di Intercultura.

Verso il successo
E frequentare una scuola all’estero per un periodo di tempo sembra dare ai ragazzi una marcia in più anche a livello di rendimento scolastico una volta rientrati i Italia. Secondo un sondaggio realizzato fra gli studenti che hanno partecipato ad un programma Intercultura e che quest’anno hanno affrontato la maturità, 103 studenti su 425 che hanno risposto al questionario hanno preso il massimo dei voti con 100 o 100 e lode. 93 invece hanno ottenuto tra 91 e 99. In sostanza, quasi la metà (il 46,2%) di chi ha risposto al questionario ha conseguito risultati d’eccellenza.

Riconoscimento del Miur
Va inoltre ricordato che agli studenti che frequentano all’estero l’intero anno scolastico la normativa scolastica italiana riconosce la possibilità di accedere alla classe successiva senza ripetere l’anno. Il ministero dell’Istruzione ha chiarito in una recente nota (843/2013) che le esperienze di studio all’estero sono «parte integrante dei percorsi di formazione e di istruzione» e che sono «valide per la riammissione nell’istituto di provenienza». (www.intercultura.it/normativa)

Per i testi scolastici il nuovo batte l’usato

da La Stampa

Per i testi scolastici il nuovo batte l’usato

2 studenti su 3 in classe con i libri nuovi. I dati di un sondaggio di Skuola.net, l’acquisto si fa on line

Chi se ne frega della crisi: quando si parla di scuola gli italiani non badano a spese, in particolare per quanto riguarda i di libri di testo, il Bel Paese resta ancorato alla tradizione. La maggioranza degli studenti, infatti, pensa di ricorrere al nuovo, anche se cambiano i modi in cui ne avviene l’acquisto. È quanto emerge da una ricerca di Skuola.net su più di 6mila studenti di medie e superiori.

 

Le famiglie giocano d’anticipo: nonostante la scuola debba ancora iniziare, quasi il 70% degli intervistati ha affermato di essersi già attivato per cercare i testi per il prossimo anno. Gli altri aspetteranno ancora un po’, per capire come spendere meglio i propri soldi; il 4% spera di usufruire del comodato – destinato alle famiglie economicamente più disagiate – qualora venisse organizzato dalla propria scuola.

 

Sono in totale 103 – come nel 2015/2016 – i milioni di euro stanziati per fornire gratuitamente i testi ai ragazzi meno abbienti delle scuole dell’obbligo e secondarie superiori, anche grazie a questo strumento. Ma quale sarà il mercato di riferimento, quello del nuovo o dell’usato? Il primo resta la scelta privilegiata: il 39% degli studenti ha infatti deciso di comprare libri «tutti nuovi», specialmente se frequentano le scuole medie. Va poi aggiunto un 23% che dichiara di volerli acquistare «prevalentemente» di prima mano. Dati questi in linea con il 2015, quando il 60% aveva acquistato quasi solo libri nuovi. Il testo di seconda mano mantiene comunque il suo mercato. In base alle risposte dei ragazzi, il 7% delle famiglie è orientato a comprare «solo libri usati», mentre il 31% cercherà di averli «in prevalenza usati». Nel 2015 le cifre erano quasi le stesse, rispettivamente 9% e 32%.

 

Non solo, dunque, il mercato del nuovo non perde colpi ma guadagna addirittura terreno: in due anni il dato sull’ acquisto in prevalenza di libri di testo freschi di stampa è aumentato di 10 punti. Certo, lo scenario oggi è molto diverso rispetto a qualche anno fa. Il motivo della tendenza sta principalmente nell’abolizione del blocco delle adozioni, che impediva a docenti e case editrici di cambiare le edizioni dei libri di testo per cinque anni alle scuole primarie e per sei a quelle secondarie: uno strumento che aveva naturalmente favorito il mercato dell’usato.

 

Con l’abolizione del blocco e la possibilità di avere uno sconto – fino al 15% – anche sul nuovo, il vantaggio economico del libro di seconda mano è sceso al 35%. Ecco allora che molte famiglie puntano sui libri appena stampati e scelgono di acquistare sempre di più online e presso punti vendita che offrono queste promozioni. Lo conferma il fatto che nel 2015 più della metà degli studenti aveva dichiarato di rivolgersi alle cartolibrerie (nel 53% dei casi) per comprare libri nuovi, mentre quest’anno per la prima volta il dato scende sotto al 50%: «solo» il 47%, infatti, andrà in cartoleria o in libreria per ordinare i testi. A beneficiare di questo calo sono tutti gli altri canali di vendita: si punta sulla grande distribuzione (ipermercati e centri commerciali), scelta nel 28% dei casi. Più omogenea la crescita dell’e-commerce, con i negozi online che salgono a quota 23%.

 

Sul fronte dell’usato, invece, il rapporto diretto col venditore rimane la regola: il 34% dei ragazzi si sta rivolgendo ad altri studenti. Ma gli shop online conquistano una buona fetta di mercato anche in questo campo, visto che il 28% si rivolgerà proprio all’e-commerce. Quelli, invece, ancora legati alla tradizione dei mercatini, dove si possono comprare ma anche vendere testi usati, sono il 18%. Senza dimenticare un 20% che dichiara di andare in libreria anche per acquistare l’usato, sperando di avere più garanzie sullo stato di conservazione dei volumi.

 

Ma, shopping online a parte, i ragazzi non sembrano essere poi così «tecnologici», visto che il 48% preferisce ancora libri cartacei. Solo il 22%, invece, sceglierebbe un formato digitale, mentre il 30% sembra disposto a cedere agli e-book, ma solo per alcune materie. Dati che sembrano però influenzati da ostacoli di tipo strutturale: 1 studente su 3 (il 34% degli intervistati) dichiara di non possedere un tablet. Un 28%, poi, dice di possederlo ma di non usarlo come strumento didattico. Stupisce, infine, che solo il 38% (di una generazione iper-connessa come questa) affermi di utilizzare un tablet – personale o dei genitori – come supporto allo studio.

Terremoto, la preside della scuola di Amatrice e la rinascita: «Sapremo rialzarci»

da Corriere della sera

Terremoto, la preside della scuola di Amatrice e la rinascita: «Sapremo rialzarci»

Maria Rita Pitoni, volontaria della Croce Rossa in Iraq e Kosovo è la nuova dirigente scolastica di Amatrice. Ha cercato i suoi alunni uno per uno nelle tendopoli e sui social: «Vi voglio in aula, il 13 settembre»

Giusi Fasano

Li ha cercati ad uno ad uno. È andata dai genitori nei campi di accoglienza, ha scritto messaggi via Facebook, via Whatsapp, ha chiamato i professori perché si dessero da fare anche loro e ha usato il vecchio sistema del passaparola. Una giornata intera per trovare tutti i suoi studenti e per fissare l’appuntamento: «Ci vediamo a scuola il giorno 13, come previsto. Vi voglio tutti lì, mi raccomando».

Donna molto pratica

Maria Rita Pitoni è fatta così, una donna pratica. Nelle aree terremotate la scuola sta per cominciare e non c’era tempo per rintracciare gli allievi attraverso le vie ufficiali. Così ha preso la sua macchina e da Rieti, dove vive, ha puntato dritto verso Amatrice, dove da settimana prossima sarà la preside di tutti, dalla scuola dell’infanzia al liceo. Missione: far sapere ai ragazzi e ai bambini che il terremoto non ha cambiato di una virgola il piano scuola e che, anzi, «si ricomincia senza rischi con una sede ancora più bella». Che non venisse in mente a nessuno di arrendersi, di portare i figli da un’altra parte.

«Qui sembra tutto bombardato»

Ha 56 anni ed energia da vendere, questa donna che ha insegnato per anni filosofia, storia, psicologia, scienze dell’educazione. Ora è una dirigente scolastica, certo, ma è anche un’ infermiera volontaria per la Croce Rossa e nella vita si è ritrovata più volte con lo zaino in spalle in partenza per zone di guerra. «A pensarci bene lo scenario che ho visto in questi giorni nei comuni terremotati non è che sia poi molto diverso da quello dell’Iraq. Anche qui sembra tutto bombardato».

In Iraq

L’Iraq, appunto. «Quando mi sono diplomata da infermiera e dopo tanti corsi di formazione ho dato la disponibilità per l’emergenza. Noi siamo ausiliarie delle forze armate e così nel ‘99 sono partita per la prima missione, un mese di guerra in Kosovo, a Kukes, dove ho seguito il reparto di ostetricia. Ricordo che a ogni nuovo nato disegnavo una cicogna sul muro: rosa se era femmina, azzurra se era maschio. Ma l’esperienza più dura è stata la prima volta irachena. C’era appena stato l’attentato a Nassiriya e noi andammo a Baghdad. Come Croce Rossa avevamo un ospedale per grandi ustionati… Ne ho viste di scene drammatiche. I bambini, soprattutto. Quelli restano nella mente e non se ne vanno più. La tristezza nei loro occhi era la cosa che più mi colpiva, ancora più del dolore che provavano per le ferite e le ustioni». Qui ad Amatrice la colpisce invece un pensiero che era impossibile da evitare: «Ho visto la scuola crollata e ho immaginato la scossa a scuole aperte e con le classi piene. Mi sono venuti i brividi.

Le bare nell’hangar

La preside — già a capo di quattro istituti tecnici a Rieti per un totale di 850 ragazzi — dice che quando l’hanno chiamata per proporle un nuovo incarico nelle zone terremotate, sulle prime ha rifiutato. «Poi, come crocerossina, ho fatto servizio all’hangar dell’aeroporto di Rieti, quando arrivavano lì le vittime. Ho visto le bare tutte in fila e ho sentito quei morti come se fossero un po’ della mia famiglia. Mi sono detta: non posso non farlo. E così adesso ho i miei istituti a Rieti e anche le scuole di Amatrice, Accumuli e Cittareale».

La nuova scuola

La protezione civile di Trento sta tirando su a tempo di record la nuova scuola di Amatrice (moduli prefabbricati), dove gli studenti sono in tutto 269, di cui 61 liceali. Ad Accumuli (gli scolari sono 31) è ancora in corso il censimento per capire dove si trovano le famiglie e organizzare in base alle loro esigenze la nuova sede. A Cittareale, invece, la scuola non è crollata ma è comunque inagibile e le lezioni per i 22 studenti del paese si terranno anche lì nei moduli.

Nelle aule non mancherà niente

Salvo imprevisti non dovrebbero esserci ritardi nell’inizio delle lezioni e Maria Rita Pitoni promette: «Finché non sarà tutto avviato cercherò di rimanere sempre nelle aree terremotate, soprattutto Amatrice. Voglio che la riapertura della scuola diventi una grande festa, una comunità che ha la scuola è una comunità in grado di rialzarsi e rinascere. È questo il messaggio che deve passare. Nelle aule non mancherà niente. Avremo libri, banchi, lavagne, tutto. E avremo uno spazio da usare come laboratorio, perfino un campetto. Io l’ho detto a tutti i genitori che ho incontrato: sarà una scuola d’eccellenza, ce la faremo». Lo diceva anche a ogni bambino ustionato di Baghdad: «Ce la puoi fare. Ce la devi fare»

Concorso docenti, altro che bocciature fisiologiche: andranno persi 20mila posti su 63mila

da La Tecnica della Scuola

Concorso docenti, altro che bocciature fisiologiche: andranno persi 20mila posti su 63mila

Un posto su tre messo a concorso docenti non verrà mai assegnato. Il motivo è semplice: il numero di vincitori è inferiore a quello dei posti messi a bando.

Per il momento si tratta di una proiezione, ma le premesse perché si tramuti in un dato di fatto ci sono tutte. A fornire il dato aggiornato è Tuttoscuola, che sta riportando, giorno per giorno, i risultati provenienti dalle 1.484 commissioni sparse per l’Italia.

Ad oggi, a soli 11 giorni dal termine dal termine fissato per l’utilizzo delle graduatorie di idonei per le loro immissioni in ruolo, sono state approvate complessivamente 288 graduatorie di merito, il 19,4% delle graduatorie previste, cioè meno di un quinto del totale. Ebbene, il tasso di bocciature continua ad essere elevato, decisamente più alto che in passato (non si può certo parlare di tasso “fisiologico”, come è stato detto nei giorni scorsi da alcuni rappresentanti del Miur): basta dire che dei 4.564 posti da assegnare alle 288 graduatorie approvate, ben 1.490 posti (il 32,6%) non si potranno affidare, proprio perché i candidati bocciati, benché già tutti già abilitati, sono in numero maggiore.

Per quanto riguarda, i ritardi delle operazioni (prove scritte e orali, valutazioni e graduatoria finale), la situazione peggiore al momento – scrive la rivista – è al Centro, dove sono state completate solo il 6.4% delle graduatorie (20 su 313 previste). Più avanti – ma sempre in notevole ritardo rispetto al termine del 15 settembre – le Isole, dove sono pronte il 27,7% delle graduatorie. “Sono ormai trascorsi 194 dei 215 giorni disponibili, vale a dire – continua Tuttoscuola – il 93% del tempo a disposizione di una complessa macchina organizzativa che ha impegnato oltre 5 mila commissari d’esame per la correzione di 1 milione e 402 mila quesiti (di cui quasi la metà ancora da correggere) sottoposti a 175 mila candidati, centinaia di persone per la vigilanza delle prove, mettendo a dura prova la tenuta organizzativa degli Uffici scolastici”.

Tuttavia ad “oggi la macchina concorsuale ha prodotto solo il 19% delle graduatorie previste. In alcuni casi, come per le graduatorie per la scuola primaria in Emilia Romagna, le commissioni si sono riunite solo la scorsa settimana per concordare i criteri di correzione degli scritti”.

Insomma, le notizie che arrivano dagli Usr, salvo colpi di scena dell’ultimo momento, non sembrano affatto buone: a settembre, entro il 15, nella prima delle tre tornate di immissioni in ruolo sui 63.712 posti previsti, verrà assunta una manciata, poche migliaia, di docenti ritenuti idonei; inoltre, già si sono persi per strada quasi 1.500 posti e se le cose continueranno così, eventualità probabile visto il già alto numero di bocciati agli scritti nella maggior parte dei casi, diventeranno circa 20mila.

C’è già chi si chiede, infine, a chi andranno quei posti. La risposta è semplice: ai supplenti. Oppure, laddove vi siano ancora docenti della stessa classe di concorso in lista di attesa nelle GaE (sicuramente nella scuola dell’infanzia, che infatti reclamano più posti), potranno essere utilizzati per le assunzioni (maggiorate) dalle Graduatorie ad esaurimento.

Assegnazioni su sostegno potrebbero intaccare un principio costituzionale

da La Tecnica della Scuola

Assegnazioni su sostegno potrebbero intaccare un principio costituzionale

Non si placano le polemiche per la decisione assunta dai sindacati e dagli USR di Sicilia e Sardegna di concedere anche ai docenti senza titolo di coprire dei posti di sostegno.

Fra le proteste più vivaci va segnalata quella dei docenti inseriti nelle GAE che, con questa misura, vedono ovviamente diminuire seriamente le propre possibilità lavorative.
Ma ci sono anche le associazioni che si occupano dei disabili che non sono per nulla soddisfatte della soluzione adottata.
Hanno preso posizione, per esempio sia la Fish che il Coordinamento italiano insegnanti di sostegno.
La questione però potrebbe complicarsi, e non poco, perchè la decisione presa in Sicilia e in Sardegna sembra mettere in discussione il principio secondo cui, soprattutto nel campo dell’istruzione,  i livelli essenziali delle prestazioni devono essere definiti dallo Stato e non rimessi a scelte locali.
Ed è evidente che il “trattamento” degli alunni disabili rientra proprio fra i livelli essenziali delle prestazioni.
Il problema non è di poco conto perchè è difficile prevedere come potrebbe esprimersi la Corte Costituzionale se dovesse essere chiamata in causa.
In altre parole gli accordi stipulati nelle due grandi isole fra sindacati e USR potrebbero persino risultare incostituzionali.

Docenti trasferiti lontano da casa, è guerra di numeri. Giannini: insoddisfatto solo il 2%

da La Tecnica della Scuola

Docenti trasferiti lontano da casa, è guerra di numeri. Giannini: insoddisfatto solo il 2%

Continua la guerra di numeri tra il Miur e i sindacati sui trasferimenti che hanno portato lontano da casa tanti docenti a seguito dell’approvazione della Buona Scuola.

Mentre i rappresentanti dei lavoratori parlano di fenomeno in crescita, di alto numero di errori, di 2.600 conciliazioni ammesse e chiedono il “rifacimento delle operazioni”, dall’amministrazione scolastica centrale si continua a minimizzare il fenomeno.

Stavolta, a difendere il Miur è stato direttamente il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, interpellata sulle critiche al piano di mobilità straordinaria dei docenti a margine dei lavori al Forum di Cernobbio.

Giannini, dopo aver confermato che “l’anno scolastico inizierà tra pochi giorni regolarmente”, ha sottolineato che “la mobilità l’abbiamo gestita nella sua complessità”.

Il responsabile del Miur ha quindi ricordato che la Legge 107 ha dato la possibilità a tutti i docenti di fare domanda e per vari motivi il numero di richieste di trasferimento si è quasi raddoppiato. Per il ministro, però, “significa 207 mila persone” che hanno presentato domanda, con una percentuale alla fine di insoddisfazione complessiva, ha sottolineato, “inferiore al 2%. Questo è un dato molto importante”.

È anche vero, per completezza, che le proteste di docenti e sindacati sono concentrate sulle ultime fasi della mobilità: quelle dei trasferimenti su ambiti territoriali. Che hanno fatto registrare un numero ben maggiore di domande insoddisfatte (dei primi ambiti indicati). Con migliaia di docenti mandati su province lontane. Tramite un algoritmo di cui non si conosce l’impostazione. Da qui, sono derivate le tante proteste e le richieste di chiarimenti e rettifiche delle ultime settimane.

De Mauro: ripensare alla didattica e alla funzione docente

da La Tecnica della Scuola

De Mauro: ripensare alla didattica e alla funzione docente

Tullio De Mauro, linguista, ministro dell’Istruzione con il governo Amato, professore e presidente della Fondazione Bellonci, intervistato dal Corriere della Sera parla di presidi con funzioni manageriali, dei premi ai prof, dell’alternanza scuola-lavoro. Un disamina della legge 107 che tante polemiche e speranza ha suscitato: «Si può sperare che il nuovo anno non sia peggiore dei precedenti. Ciò che chiamiamo scuola è dappertutto un organismo complicato e diversificato, tanto più in un Paese con realtà per conto loro altrettanto diverse ed eterogenee. Le norme della “buona scuola” erano e sono assai lontane dall’aver tenuto conto di questo. Vedremo i singoli interventi previsti e in parte ora in via di attuazione che rimbalzi avranno in concreto nelle diverse realtà».

Per quanto riguarda gli studenti, quelli «delle scuole dell’infanzia e delle elementari hanno avuto finora, e dagli Anni 80, una delle migliori scuole del mondo, come, per le elementari, dicono i risultati delle indagini comparative internazionali (e come troppi dimenticano). Per le scuole dei gradi ulteriori, in particolare per le superiori, avere insegnanti più preparati e lezioni più interessanti richiede un ripensamento radicale dei modi di formazione e di aggiornamento in servizio degli insegnanti in funzione di un altrettanto radicale ripensamento dei contenuti didattici e dei modi di farne oggetto di reale e durevole apprendimento. In Francia con modi più bruschi, in Finlandia con saggia cautela, si sta andando su questa via. Questo sforzo di chiamata a raccolta di esperienze pratiche e di studio è mancato ai provvedimenti governativi. Prima o poi dovremo deciderci a farlo».

Per quanto invece riguarda i professori, un cambiamento in meglio della loro funzione e del loro ruolo «Cambierà se e quando il Parlamento e un governo decideranno di fare dell’istruzione scolastica e dello stato della cultura di adulte e adulti un oggetto specifico e periodico della loro attività e, come c’è ogni anno la discussione e definizione di una finanziaria, ci sarà annualmente una “culturale”».

Per quanto riguarda invece i dirigenti « si può sperare che la riforma non faccia troppo male. E che non si scarichi sui presidi la responsabilità di quanto non funzionerà nelle scuole».

Contro la dispersione scolastica la ministra Giannini pensa di aprire sempre più la scuola anche oltre l’orario di lezione. È d’accordo?

Sarebbe invece assolutamente necessario «che l’Italia attivi, come fanno altri Paesi e come da anni ci chiede con insistenza l’Ocse, un sistema organico di educazione degli adulti che svolga le sue attività negli istituti scolastici, nei due terzi della giornata in cui sono un mausoleo vuoto e devono invece diventare, come è stato detto, “fabbriche della cultura”. Le condizioni della popolazione adulta italiana, in cui assai più di due terzi hanno difficoltà a leggere un qualunque testo scritto, non possono non riflettersi su ragazze e ragazzi e ostacolare gravemente il lavoro della scuola, oltre che pesare negativamente sull’intera vita sociale».

«L’idea dell’alternanza scuola lavoro  è buona, ad avviso di molti. Ma le modalità di attuazione richiedono di essere collegate a quel ripensamento cui ho accennato. Altrimenti rischia di far solo confusione. Anche qui, però, sarebbe stato e sarebbe necessario considerare quel che avviene altrove nel mondo e quel che di positivo si è realizzato in Italia in anni passati negli istituti tecnici».

Lo sblocco dei contratti regionali dei Ds apre le porte a mini-aumenti

da La Tecnica della Scuola

Lo sblocco dei contratti regionali dei Ds apre le porte a mini-aumenti

Dopo cinque anni di blocco, dal Miur arriva il via libera alla stipula dei contratti regionali peri i dirigenti scolastici.

L’accordo sottoscritto con i sindacati rappresentativi prevede che, da subito, si potrà procedere alla stipula dei contratti rimasti in sospeso, al ritiro degli atti unilaterali dell’amministrazione scolastica e anche alla riscrittura dei contratti regionali già stipulati. Quanto sottoscritto, tuttavia, non sanerà di certo i 6mila euro tagliati per il triennio precedente, come non allineerà gli stipendi dei presidi a quelli dei colleghi dei Paesi moderni.

A sostenerlo Anief secondo cui  i contratti regionali dei dirigenti scolastici permetteranno solo l’acquisizione di poche decine di euro di aumento, solo in alcuni casi di cifre poco più alte. Mentre i dirigenti si aspettavano cifre ben più consistenti.

Intanto, tra pochi giorni si riapriranno le scuole e quasi  2mila istituti andranno in reggenza, in pratica uno ogni quattro, visto che il Miur ha disposto l’assunzione di soli 200 vincitori dell’ultimo concorso .

Faraone: 320 mln di fondi Pon per tempo pieno al Sud

da tuttoscuola.com

Faraone: 320 mln di fondi Pon per tempo pieno al Sud
Più insegnanti in organico e servizio per bambini del Mezzogiorno

Per risolvere il problema occupazionale dei docenti meridionali non basta correggere l’algoritmo dei trasferimenti. Tuttoscuola ha dimostrato, numeri alla mano, che vi è un’eccedenza di insegnanti rispetto alla disponibilità di posti.

Per risolvere (non in breve tempo) il pesante gap, occorre aumentare servizi e organici al Sud per far posto ai troppi insegnanti.

Lo ha capito perfettamente il sottosegretario all’istruzione, Davide Faraone, particolarmente sensibile (da meridionale) al problema, e attivo nel cercare soluzioni (come avvenuto per i nuovi posti per la scuola dell’infanzia).

“Questo sarà l’anno del tempo pieno per il Mezzogiorno – ha dichiarato Faraone, a margine della Festa nazionale dell’Unità che è in corso di svolgimento a Catania.

“Noi investiremo già a settembre 320 milioni di euro dei fondi Pon per il tempo pieno – ha dichiarato – e questo comporterà di conseguenza più posti in organico per gli insegnanti, ma soprattutto forniremo un servizio e una possibilità che è garantita ai bambini del Nord e non al Sud, in cui ci sono percentuali di tempo pieno irrisorie.

Questo è un impegno che prendo e che verificheremo nelle prossime settimane”.

Sulle dichiarazioni di Faraone va detto, pro veritate, che il maggior numero di posti di organico per il tempo pieno nella scuola primaria del Nord è il risultato di una politica pluridecennale degli Enti locali che hanno investito in strutture e servizi per il tempo pieno, mentre al Sud i Comuni sono rimasti sostanzialmente inattivi.

I 320 milioni che il Miur vorrebbe investire per sostenere questo tipo di servizio dovrebbero servire prima di tutto per creare le condizioni logistiche del servizio, creando, conseguentemente, le premesse per l’espansione occupazionale. Serve, però, un salto culturale delle Amministrazioni locali.

Ci sia consentita una raccomandazione (e un auspicio): non assegnare posti di organico prima che gli EE.LL. abbiano organizzato il servizio.

Decreto Dipartimentale 5 settembre 2016, AOODPIT 913

Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per il personale scolastico

Decreto Dipartimentale 5 settembre 2016, AOODPIT 913

Copertura dei posti vacanti di dirigente scolastico ai sensi dell’articolo 1, comma 92, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Assegnazione definitiva sedi

Nota 5 settembre 2016, AOODPIT 2852

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

Ai Direttori degli Uffici scolastici regionali e, per il loro tramite, ai Dirigenti delle istituzioni scola-stiche statali e paritarie di ogni ordine e grado
All’Ufficio speciale di lingua slovena
AI Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
AIl’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
AI Dirigente del Dipartimento Istruzione della Provincia di Trento
AI Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
e, p.c.
Al Capo di Gabinetto
Alle Direzioni Generali del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

Nota 5 settembre 2016, AOODPIT 2852

Oggetto: Organico dell’autonomia.