Conferimento supplenze ATA

Al Ministro del M.I.U.R

Sen. STEFANIA GIANNINI

e. p.c. A tutto il Personale A.T.A.

Oggetto: Chiarimenti urgenti – Conferimento supplenze ATA anno scolastico 2016/2017.

Onorevole Ministro,

vari Uffici Scolastici Territoriali disseminati nella nostra amata Penisola non hanno ancora terminato o addirittura nemmeno iniziato le procedure per le nomine annuali ATA. In alcune province non sono neppure stati pubblicati gli elenchi dei posti vacanti, rimasti disponibili dopo le nomine a tempo indeterminato, e di quelli sul risicato e insufficiente organico di fatto, essenziali anche per le singole valutazioni per l’organizzazione del servizio da parte dei Dirigenti Scolastici.

Anche se sappiamo che nella maggior parte dei casi questa situazione non è causata dai dipendenti degli uffici, non possiamo fare a meno di denunciare il fatto increscioso perché c’è un duplice danno nei confronti dell’utenza, soprattutto, e dei precari che attendono ancora con ansia di lavorare.

Ci sono perciò scuole in difficoltà con pochi collaboratori che a fatica e con enormi sacrifici cercano di offrire un servizio garantendo comunque l’apertura, la sorveglianza, la pulizia e la chiusura; ci sono inoltre amministrativi, rimasti a ranghi ridotti, che devono fronteggiare l’enorme carico di lavoro di questo inizio anno difficoltoso, a causa di tutte le nomine dei numerosissimi docenti immessi in ruolo anche senza sede, contrariamente agli ATA, che stanno invece ancora aspettando le sospirate e dovute nomine, anche se per la categoria ci sono moltissimi posti vacanti rimasti da coprire.

Chiediamo pertanto cortesemente che vengano urgentemente chiarite le problematiche e fatte completare le convocazioni per le nomine annuali garantendo inoltre agli aventi diritto la decorrenza giuridica al 1° settembre 2016.

Disturbo specifico della compitazione

State of mind del 15-09-2016

Disturbo specifico della compitazione – Introduzione alla Psicologia

di Francesca Fiore

Il disturbo specifico della compitazione consiste essenzialmente nella difficoltà a suddividere le parole in sillabe e, solitamente, è associato a problemi di disgrafia e discalculia.

Disturbo specifico della compitazione: introduzione.
Il Disturbo specifico della compitazione rientra nella categoria dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), che possiedono una loro peculiarità ovvero essere esclusivi per una determinata abilità, equivale a dire che il disturbo presentato è circoscritto e localizzato, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Il particolare deficit presentato a carico di un’ abilità specifica si manifesta solo se è rispettato il criterio della discrepanza: si verifica una difformità tra l’abilità nel dominio interessato, che deve essere deficitaria in rapporto alle attese per l’età e/o la classe frequentata, e l’intelligenza generale proporzionata per l’età cronologica.
Secondo l’OMS i Disturbi Specifici dell’Apprendimento non sono dovuti né a una incapacità nell’apprendere, né a una malattia cerebrale acquisita, ma derivano da anomalie nell’elaborazione cognitiva legate in larga misura a qualche tipo di disfunzione biologica (OMS, 1992).
Nell’ICD-10, noto manuale diagnostico complementare al più diffuso DSM, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento si dividono in:
◾Disturbi evolutivi specifici dell’eloquio e del linguaggio;
◾Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche;
◾Disturbo evolutivo specifico della funzione motoria

Tra i Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche troviamo:
◾Disturbo specifico di lettura
◾Disturbo specifico della compitazione
◾Disturbo specifico delle abilità aritmetiche
◾Disturbi misti delle abilità scolastiche
◾Altri disturbi evolutivi delle abilità scolastiche
◾Disturbi evolutivi delle abilità scolastiche non specificati

Durante le scorse settimane si è parlato di molti dei disturbi elencati (disgrafia, dislessia, disortografia, discalculia), oggi ci occuperemo, invece, del disturbo specifico della compitazione.

Disturbo specifico della compitazione: come riconoscerlo.
Il disturbo specifico della compitazione consiste essenzialmente nella difficoltà a suddividere le parole in sillabe e, solitamente, è associato a problemi di disgrafia e discalculia.
Si tratta di un disturbo specifico e significativo nello sviluppo delle abilità di compitazione in assenza di disturbi legati alla lettura. È un deficit non legato a problemi di vista, ma il bambino che ne è affetto mostra un livello scolastico inadeguato in relazione all’età cronologica e al quoziente intellettivo. Il disturbo specifico della compitazione si manifesta attraverso una incapacità di pronunciare e scrivere correttamente le parole. Questo disturbo si manifesta nel momento in cui il bambino inizia ad approcciarsi alla scrittura e alla lettura di parole o numeri. Quindi, durante il primo anno di scuola primaria chi soffre di disturbo specifico della compitazione manifesta i primi segni.

E’ importante non sottovalutare mai il problema, quando presente, ma affidarsi a un professionista, neuropsichiatra infantile o a uno psicologo, in grado di dare una corretta diagnosi e individuare il miglior percorso da eseguire per migliorare le capacità di apprendimento attraverso un lavoro volto al miglioramento.

Disturbo specifico della compitazione: di cosa si tratta.
Il disturbo specifico della compitazione è un disturbo a base biologica, derivante da deficit a livello di computazione neurologica di una serie di processi implicati nella comunicazione delle informazioni. Si tratta di una serie di anomalie derivate dal percepire ed elaborare con precisione, e in modo efficiente, le informazioni in ingresso e per questo si manifestano delle difficoltà di apprendimento di competenze specifiche come la lettura, la comprensione, l’ortografia e l’espressione scritta, il calcolo aritmetico e il ragionamento matematico. In questo modo si possono manifestare delle difficoltà nell’apprendimento di argomenti più complessi che causano uno scarso rendimento scolastico. Se presenti disturbi derivanti da problemi visivi o uditivi o istruzione scolastica povera o inappropriata non è possibile effettuare diagnosi di DSA.

Disturbo specifico della compitazione: tipologie.
Il disturbo specifico della compitazione è classificato in base alla gravità: si considera lieve se si hanno delle difficoltà di apprendimento che, se supportate da interventi riabilitativi specifici, si manifestano in maniera minima. Se le difficoltà di apprendimento richiedono dei periodi di intensa terapia riabilitativa al fine di ottenere adeguate competenza scolastiche, allora il disturbo è considerato moderato. Quando le difficoltà di apprendimento sono molto esplicite al punto da richiedere un supporto specialistico costante il disturbo è considerato grave.

Disturbo specifico della compitazione: insorgenza e comorbidità.
Il disturbo specifico della compitazione colpisce circa il 5% -15% dei bambini in età scolare e il 4% degli adulti (Margari, Buttiglione, Craig, Cristella, de Giambattista, Matera, Operto, e Simon, 2013; Katusic, Colligan , Weaver, & Barbaresi, 2009).

Il disturbo specifico della compitazione può manifestarsi insieme ad altri disturbi. Uno studio condotto da Margari et al. (2013) ha rivelato che il 33% dei pazienti con disturbo specifico della compitazione mostrano anche segni di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il che indica meccanismi biologici di funzionamento comune ai due disturbi in questione. Inoltre, questo studio ha suggerito che altri disturbi, come disturbi d’ansia, disturbi depressivi e disprassia, possono tendere a co-verificarsi con il disturbo della compitazione.

Disturbo specifico della compitazione: cause.
Mentre le basi biologiche del disturbo specifico della compitazione sono ancora non chiare, sono stati compiuti progressi nella comprensione di alcuni dei meccanismi responsabili dell’insorgenza del disturbo. Ad esempio, i bambini che sono nati pre-termine o con un peso molto basso hanno una maggiore probabilità di manifestare questo deficit (Simms et la., 2013;Taylor, Espy, e Anderson, 2009). Inoltre, le sostanze chimiche come pesticidi, diossine, e altre tossine organici sono associati a difficoltà di apprendimento (Jansen, 2013), e piccolo pezzi di M-RNA non complementari possono avere un impatto negativo sullo sviluppo neurologico del bambino portando a disturbi specifici dell’apprendimento (Kajta & Wójtowicz, 2013).

Disturbo specifico della compitazione: diagnosi.
La diagnosi di disturbo specifico della compitazione può essere effettuata da professionisti specializzati in DSA, come Psicologi o neuropsicologi.

A queste figure va aggiunta quella di un logopedista che possa individuare l’intervento specifico per disturbo specifico. Il processo diagnostico deve essere effettuato attraverso test standardizzati specifici che possano restituire una diagnosi valida e attendibile.
Dopo ave eseguita una corretta diagnosi, i genitori potranno comunicarla alla scuola che predisporrà un Percorso Didattico Personalizzato in grado di stimolare adeguatamente il bambino, attraverso compiti comportamentali accuratamente selezionati, invitandolo a superare le difficoltà riscontrate. Il rischio, anche in questo caso come per gli altri disturbi dell’apprendimento, è sentirsi sempre inadeguati, non all’altezza e indietro rispetto ai pari e avere di conseguenza delle ripercussioni psicologiche, come ansia, bassa autostima e abbassamento del tono dell’umore. In questo caso è consigliabile un percorso psicologico volto a migliorare lo stato di benessere del bambino.

Disturbo specifico della compitazione: trattamento.
Diversi trattamenti sono disponibili per rimediare ai sintomi in maniera selettiva e puntuale. È consigliato l’uso di specifici software, che si sono dimostrati molto utili per migliorare i deficit della lettura e della comprensione (Saine, Lerkkanen, Ahonen, Tolvanen, e Lyyttinen, 2011). Anche il Neurofeedback, che prevede l’utilizzo di elettroencefalografia per monitorare l’attività del cervello, facilita significativamente la comprensione della lettura (Nazari, Mosanezhad, Hashemi, e Jahan, 2012), oltre ai classici compiti riabilitativi neuropsicologici e comportamentali.

Concludo ricordando che malgrado la psicoterapia tradizionale non affronti direttamente questo disturbo nella sua specificità, riesce a ottenere ottimi risultati e notevoli miglioramenti per disturbi depressivi e disturbi d’ansia che si manifestano spesso come conseguenza dell’impatto che i disturbi specifici dell’apprendimento possono avere sulla vita di un individuo. Di conseguenza, la psicoterapia può essere un importante e indispensabile trattamento adiuvante a migliorare la qualità della vita.

di Francesca Fiore,
Università e centri di ricerca: Sigmund Freud University – Milano

Articolo consigliato dall’autore:
La Discalculia – Introduzione alla Psicologia

Nella discalculia manca la logica che sottende i processi matematici appresi al punto da non consentirne la replicazione.

Bibliografia.
◾Jansen, B.R., De Lange, E., Van der Molen, M.J. (2013). Math practice and its influence on math skills and executive functions in adolescents with mild to borderline intellectual disability. Research in Developmental Disabilities, 34(5), 1815-1824.
◾Kajta, M., Wójtowicz, A.K. (2013). Impact of endocrine-disrupting chemicals on neural development and the onset of neurological disorders. Pharmacological Reports, 65(6), 1632-1639.
◾Katusic, S.K., Colligan, R.C., Weaver, A.L., Barbaresi, W.J. (2009). The forgotten learning disability: epidemiology of written-language disorder in a population-based birth cohort (1976-1982), Rochester, Minnesota. Pediatrics, 123(5), 1306-1313.
◾Margari, L., Buttiglione, M., Craig, F., Cristella, A., de Giambattista, C., Matera, E., Operto, F., Simone, M., (2013). Neuropsychopathological comorbidities in learning disorders. BMC Neurology, 13(1), 198.
◾Nazari, M.A., Mosanezhad, E., Hashemi, T., Jahan, A. (2012). The effectiveness of neurofeedback training on EEG coherence and neuropsychological functions in children with reading disability. Clinical EEG and Neuroscience, 43(4), 315-322.
◾Saine, N.L., Lerkkanen, M.K., Ahonen, T., Tolvanen, A., Lyytinen, H. (2011). Computer-assisted remedial reading intervention for school beginners at risk for reading disability. Child Development, 82(3), 1013-1028.
◾Simms, V., Cragg, L., Gilmore, C., Marlow, N., Johnson, S. (2013). Mathematics difficulties in children born very preterm: current research and future directions. Archives of Disease in Childhood, 98(5), 457-463.
◾Taylor, H.G., Espy, K.A., Anderson, P.J. (2009). Mathematics deficiencies in children with very low birth weight or very preterm birth. Developmental Disabilities Research Reviews, 15(1), 52-59

Scuola: anno nuovo, problemi vecchi (se non peggio)

Superando.it del 15-09-2016

Scuola: anno nuovo, problemi vecchi (se non peggio)

Lombardia, Veneto, Palermo – ne avevamo parlato nei giorni scorsi – e ora Lazio, Campania, Abruzzo: in queste fasi di avvio del nuovo anno scolastico, va componendosi un quadro davvero difficile, per gli studenti con disabilità e le loro famiglie, con «vecchi problemi rimasti irrisolti – come denuncia l’AIPD – o addirittura aggravati, che tornano alla ribalta, e in particolare quelli legati ai servizi di assistenza e al trasporto». Problemi e disservizi che rischiano seriamente di impedire una frequenza regolare a bambini e ragazzi con disabilità, se non addirittura di costringerli a casa.

«Per quasi tutti gli studenti è iniziato il nuovo anno scolastico che, riguardo al tema della qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, porta con sé differenti problematiche, più volte da noi evidenziate, così come dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), cui aderiamo, e da altre Associazioni di settore. Vecchi problemi rimasti irrisolti o addirittura aggravati tornano così alla ribalta, come in particolare l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione nelle scuole superiori, messa a serio rischio dalla mancata riattribuzione di competenze e fondi, a seguito dell’abolizione delle Province prevista dalla Legge 56/14, la cosiddetta “Legge Delrio”».
A scriverlo in una nota è l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), dando ulteriore sostanza a quanto abbiamo riferito in nei giorni scorsi, ad esempio rispetto alla Lombardia, al Veneto o a Palermo o come faremo qui di seguito per la Campania e l’Abruzzo.
Sempre guardando alla “Legge Delrio”, l’AIPD sottolinea anche «un problema in più per gli alunni delle scuole superiori», vale a dire quello «del trasporto scolastico gratuito che finora era stato appunto garantito dalle Province. Molte Regioni, infatti, hanno interpretato che i 70 milioni di euro stanziati dal Governo con la Legge di Stabilità per il 2016 [Legge 208/15, N.d.R.] dovessero essere utilizzati per la sola assistenza all’autonomia e alla comunicazione, mentre la Magistratura ha ribadito più volte che nel “supporto organizzativo all’inclusione scolastica”, oltre all’assistenza, è compreso anche il trasporto scolastico gratuito. Ebbene, a seguito di tale erronea interpretazione, ad oggi, per esempio nel Lazio, le famiglie non sanno neppure quali siano le modalità per presentare la richiesta di questo servizio».
Su un altro fronte, l’AIPD dichiara che, «come di consueto, sono già molti gli studenti di tutti gli ordini scolastici i quali, avendo visto ridursi il numero di ore di sostegno o di assistenza assegnato, intendono fare ricorso per ottenere il numero di ore necessario. Inoltre, sono sempre numerosi i ritardi nelle nomine dei docenti per il sostegno o degli assistenti e quindi gli alunni con disabilità passano le prime settimane dell’anno – che a volte diventano anche i primi mesi – senza il necessario supporto o, nella migliore delle ipotesi, con un turnover di figure che si alternano per brevi periodi in attesa che l’organico sia quello definitivo. Infine, la rigidità e l’inadeguatezza del sistema di nomine, diviso per Province o Ambiti Territoriali, crea situazioni per le quali mentre in una zona si esauriscono subito le graduatorie dei docenti specializzati per il sostegno e vengono nominati docenti non specializzati, nel territorio vicino vi sono docenti specializzati che non vengono nominati e che non possono essere utilizzati nel territorio carente di specializzati».
«In sostanza – è la conclusione dell’AIPD – all’avvio dell’anno scolastico le famiglie devono affrontare sempre gli stessi problemi, non risolti in tempi congrui nemmeno dalla cosiddetta Riforma sulla “Buona Scuola” [Legge 107/15, N.d.R.]».

Problemi analoghi vengono registrati in Campania, e a segnalarli è Daniele Romano, presidente della FISH Regionale, che denuncia: «Domani, 15 settembre, non inizierà la scuola per tutti gli alunni e studenti campani e questo perché non saranno garantiti l’assistenza specialistica (autonomia e comunicazione) e il trasporto scolastico dai Comuni o dagli Ambiti Sociali e dalla Regione Campania».
«Per quanto riguarda i servizi rivolti agli studenti con disabilità degli istituti superiori – aggiunge poi – le principali responsabilità fanno capo al grave ritardo del Governo, nell’approvare il decreto di riparto dei fondi destinati alle Regioni dalla Legge di Stabilità per il 2016, ma anche alla Regione Campania, che solo il 27 luglio scorso ha approvato il documento intitolato Interventi rivolti agli studenti con disabilità che frequentano istituti scolastici secondari di secondo grado e affidamento presso istituti specializzati di ogni ordine e grado di studenti con disabilità sensoriali. Si tratta di responsabilità oggi assegnate ai Comuni e agli Ambiti Sociali, data la loro competenza già per le scuole elementari e medie, ma senza le risorse, come detto, quegli Enti non sono in grado di realizzare tali servizi anche per le scuole superiori».
Il quadro tratteggiato dal Presidente della FISH Campania appare dunque molto grave. «In una riunione svoltasi presso il Comune di Teano (Caserta), promossa dal locale assessore alle Politiche Sociali Mario Migliozzi, sono state convocate le famiglie, per discutere con loro di come affrontare questa emergenza, e in molte hanno affermato che saranno costrette a non portare i propri figli a scuola. Come FISH Campania, eravamo anche noi presenti a quell’incontro e abbiamo suggerito di inviare una lettera al Prefetto di Caserta, che deve intervenire al più presto, modalità, questa, che riteniamo debba essere replicata in tutte le Province campane, con il supporto delle varie Associazioni del territorio. Cosicché abbiamo deciso di invitare da subito le famiglie a segnalare i disservizi e le discriminazioni che sicuramente subiranno e di non lasciare i propri figli a casa».
Un capitolo a sé, infine, viene dedicato da Romano alla questione dell’assistenza igienica, che non è di responsabilità del Comune o dell’Ambito, bensì delle stesse scuole, di ogni ordine e grado. «La responsabilità – sottolinea infatti – è del Dirigente Scolastico, che deve individuare il collaboratore incaricato a ciò. A tal proposito, riteniamo opportuno ricordare anche la Sentenza n. 22786/16, depositata il 30 maggio scorso, con cui la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato una condanna penale per “rifiuto d’atti d’ufficio” ad alcune collaboratrici scolastiche che si erano rifiutate di prestare assistenza igienica nel cambio del pannolino a una bimba con disabilità complessa».
«La nostra Federazione – conclude Romano – rimane a disposizione di tutte le famiglie (federhand.fishcampania@gmail), perché l’importante è che nessuno resti a casa!».

Infine – ma solo per il momento, temiamo – l’Abruzzo, e in particolare la Provincia di Pescara, con le parole di Claudio Ferrante, presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate, che anche qui denuncia come «per i ragazzi con disabilità delle scuole superiori della Provincia di Pescara non sia stato attivato il servizio di assistenza scolastica». Quindi, dichiara con durezza: «Niente autonomia, niente inclusione, niente assistenza materiale, niente assistenza all’igiene personale, niente ausilio in entrata e in uscita, niente aiuto nell’apprendimento, niente di tutto questo, cosicché tutti a scuola tranne i disabili!».
«L’assistenza scolastica – spiega poi Ferrante – rientrava nei servizi erogati dalla Provincia di Pescara e dal 14 luglio scorso è passata tra le competenze del Comune. Solo in questi giorni, però, ad anno scolastico iniziato e con enormi disagi per le famiglie, il Comune di Pescara sta provvedendo a riassegnare il servizio, dopo un vergognoso rimpallo di responsabilità tra Regione, Provincia e Comune». Ricordano a tal proposito i nostri Lettori il titolo di un articolo di denuncia da noi pubblicato quqlche mese fa, riguardante la Lombardia (Scuola: quell’inaccettabile ping pong sui servizi)?…
«È intollerabile – prosegue il Presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate – l’assenza totale di attenzione per questi temi di valenza sociale: si è lasciata infatti trascorrere tutta l’estate senza prendersi carico della necessità di fornire un servizio così importante come l’assistenza ai ragazzi con disabilità al momento della ripresa dell’anno scolastico, nel più assordante silenzio di tutte le cariche politiche e istituzionali».
«Invitiamo quindi il Comune di Pescara – conclude Ferrante -, nella persona dell’assessore alle Politiche Sociali Giuliano Diodati, e la Regione Abruzzo, nella persona dell’assessore all’Inclusione Sociale e al Diritto all’Istruzione Marinella Sclocco, a un chiarimento immediato, tramite il quale garantire l’attivazione in tempi utili dei servizi di assistenza scolastica per tutti gli studenti disabili abruzzesi, superando ogni ostacolo burocratico e senza alcuna contrazione dei finanziamenti, perché la disabilità non può aspettare e non può sottostare a vergognose scelte politiche economiche. E non escludiamo nemmeno clamorose proteste!». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
° ufficiostampaaipd@gmail.com
° federhand.fishcampania@gmail.com
° carrozzinedeterminate@hotmail.it

MOBILITA’, DAL MIUR NIENTE ALGORITMO: ANDREMO IN TRIBUNALE

MOBILITA’, DAL MIUR NIENTE ALGORITMO: ANDREMO IN TRIBUNALE

“La documentazione che ci è stata fornita oggi dal Miur non risponde in alcun modo a quanto avevamo richiesto con la nostra istanza di accesso agli atti. Si tratta, infatti, di un mero ‘memorandum’ sul funzionamento della procedura di mobilità, peraltro ambiguo e confuso”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

“La metà della documentazione fornita è composta da riferimenti normativi che evidentemente – spiega Di Meglio – eludono alla nostra specifica richiesta di conoscere i codici sorgente che, se fossero stati forniti, sarebbero dovuti essere analizzati e valutati da un perito informatico. Inoltre anche la descrizione dell’algoritmo appare lacunosa perché mancano tutte le condizioni previste dal CCNI sulla mobilità che hanno provocato i numerosi errori segnalati dai docenti”.

“A questo punto – dichiara il coordinatore della Gilda – proseguiremo rivolgendoci alla magistratura per ottenere l’algoritmo utilizzato dal Miur per la procedura della mobilità. Quanto al documento consegnato oggi dal ministero, sarà messo a disposizione degli insegnanti che nella scelta della sede di servizio, nonostante vantino un punteggio elevato, sono stati scavalcati da colleghi con punteggi inferiori”.

per Ahmed

Non siamo soliti intervenire sull’onda dell’emozione, e non crediamo che l’indignazione sia di per sé capace di cambiare radicalmente le cose. Né ci accodiamo all’ingenuo stupore di chi oggi si chiede come sia possibile una tragedia come quella di stanotte. Quello stupore, avrebbe detto Benjamin, è tutt’altro che filosofico, segno che l’idea della realtà che sta alla sua base non sta più in piedi.

Ci sono momenti però in cui non si può continuare ad andare avanti come se niente fosse.

L’omicidio di Ahmed, lavoratore egiziano, compagno dell’USB, difensore dei Diritti dei Lavoratori, investito da un camion che voleva sfondare il picchetto a sostegno di una difficile trattativa, ci dice sull’Italia di oggi molto di più di quanto non facciano centinaia di libri, dati, pseudoinchieste, documentari strumento della comunicazione deviante e del lavaggio dei cervelli che si accompagna, scientificamente, alla distruzione dei Diritti del Lavoro e, ormai, dei benché minimi elementi di umanità e convivenza civile.

Oggi scenderemo in piazza nelle nostre città e sabato saremo tutti alla manifestazione di Piacenza, per dire che noi non possiamo accettare che la barbarie diventi la normalità nelle nostre vite. Alla famiglia del compagno tutta la nostra solidarietà morale e materiale: non vi lasceremo soli!

Con Ahmed e con tanti altri Compagni e Fratelli Lavoratori avremmo voluto scioperare il 21 Ottobre. Con Ahmed (nel cuore) e con tanti altri Compagni e Fratelli Lavoratori sciopereremo il 21 Ottobre con ancora più rabbia e convinzione, apprendendo da lui e da loro come le forme di sfruttamento possano essere molto più pesanti di quelle che attraversano il mondo della Scuola, e che a quelle bisogna opporsi collettivamente, come mondo del lavoro, senza ottuse chiusure corporative prive ormai di una benché minima prospettiva di riuscita.

C’è una questione politica generale che riguarda la regressione visibile delle condizioni di vita, la limitazione degli spazi di democrazia, lo smembramento definitivo del patto costituzionale sacrificato all’altare della governabilità europea e alla logica perversa dei suoi trattati. Nascondere la testa sotto la sabbia non è mai la soluzione.

Ma c’è qualcosa di più che in quanto Lavoratori della Scuola oggi ci dobbiamo dire con molta chiarezza.

Come Insegnanti abbiamo un dovere che non può essere celato dietro la “professionalità” o le “competenze” di cui saremmo portatori. Quel dovere si chiama conoscenza della realtà, si chiama consapevolezza. Rosso Malpelo non è la storia passata di un secolo e mezzo fa; Germinale non è un romanzo da cui è stato tratto un film; la repressione del movimento dei lavoratori non è il capitolo 2 del libro di storia su cui faremo l’interrogazione domani. Sono questioni che ci parlano del presente.

O cominciamo a riprendere consapevolmente la funzione emancipatoria che la Scuola ha avuto in una fase della Storia Repubblicana, lavorando insieme ai nostri studenti per creare strumenti di coscienza e spinta al cambiamento, coinvolgendoli in una riflessione sulla istituzionalizzazione del precariato nella scuola (alternanza scuola-lavoro!), oppure non saremo degni di Amhed e dei suoi cinque figli, che frequentano le scuole di un Paese di merda.

I dati OCSE sull’istruzione ci preoccupano

I dati OCSE sull’istruzione ci preoccupano, perché confermano la tendenza a sacrificare le nuove generazioni, nel lavoro e nella conoscenza, con politiche di austerità

L’articolata e attendibile ricerca dell’Ocse sui sistemi generali dell’istruzione conferma sostanzialmente l’allarme che ormai da anni la FLC, insieme alle altre organizzazioni sindacali, lancia, quasi sempre inascoltato. L’analisi della riduzione della spesa pubblica per l’istruzione, sia in relazione al PIL che in termini assoluti, tra il 2008 e il 2014, rilevata dall’Ocse, non solo fa scendere l’Italia agli ultimi posti della classifica mondiale, ma coglie le vere vittime delle politiche economiche di questi anni e dei tentativi di uscita dalla crisi attraverso meccanismi di austerity.

Il sistema dell’istruzione pubblica ha pagato, insieme ad altri settori del welfare e dei servizi, la politica sbagliata dei tagli alla spesa pubblica, mentre si consegnavano miliardi ai privati sotto forma di cunei fiscali e decontribuzioni e non si aggrediva l’enorme evasione fiscale. Ne hanno fatto le spese le istituzioni pubbliche dell’istruzione e della  ricerca, dalle primarie alle Università, deprivate e impoverite di risorse; ne hanno fatto le spese i lavoratori della scuola e della conoscenza, i cui salari sono notevolmente al di sotto della media Ocse, mentre la riforma Fornero sulle pensioni, tra le peggiori in Europa, ha determinato una media di età sempre più alta tra i docenti. Ne hanno fatto le spese gli studenti che hanno visto negare dai governi il sacrosanto diritto allo studio e al lavoro sancito dalla Costituzione; sono state colpite le famiglie, la cui spesa privata per i figli a scuola è cresciuta in modo esponenziale, in assenza di risorse per il diritto allo studio.

Ci sembra che anche il governo Renzi non abbia invertito quelle scelte che vanno nella stessa direzione negativa denunciata dall’Ocse: ridurre sempre di più la spesa pubblica invece di investire, nella formazione e nella cultura delle giovani generazioni, nonostante i proclami della propaganda. Le risorse stanziate per la scuola sono positive, ma la legge 107 resta un disastro. Nei prossimi anni non si prevede l’aumento degli investimenti in istruzione e ricerca. Anzi, l’ennesima riduzione. Così non può più andare. Occorre alzare il dibattito pubblico sulla qualità della spesa pubblica e il destino delle nuove generazioni, investendo maggiori risorse in settori strategici come la scuola, l’università, la ricerca, e l’alta formazione.

Solo così si esce dalla crisi, affermando un modello di società che riduca le disuguaglianze e le ingiustizie.

La rivolta dei bocciati al concorso

da Repubblica

La rivolta dei bocciati al concorso

“Computer che si bloccavano e commissioni impreparate”. E i vincitori senza posto ora chiedono di riaprire i termini delle assunzioni

di CORRADO ZUNINO

Bocciati al concorso per docenti – che per alcune discipline e in alcune regioni non si è ancora concluso -, ora a migliaia rischiano di smettere di insegnare, cosa che fanno da anni come precari. In altri casi, gli abilitati che non hanno superato la prova 2016 devono proiettarsi al prossimo concorso (presumibilmente fra tre anni) per sperare di entrare in ruolo. Tutti, a prescindere dal loro futuro, non accettano la targa di “inadatti alla scuola” che dai primi giorni di agosto, quando sono diventate pubbliche le notizie delle bocciature di massa, si portano dietro.

Elisabetta Fiore, 43 anni, oggi ha preso servizio a Milano come supplente di scuola media, dopo nove anni e 68 convocazioni spese fra le discipline letterarie e il sostegno. Si è formata, e abilitata, al ruolo di docente con un Pas (percorso speciale fatto di 18 esami scritti e orali) conseguito all’Università di Pavia. Non ha passato lo scritto avendo ottenuto un punteggio di 23,70. Zero punti sull’indicatore “originalità”. Lei, però, dopo aver mostrato il compito alla professoressa Anna Maria Candura, docente di Scienze storiche e geografiche dell’ateneo dove si era formata (la docente ha definito il giudizio della commissione d’esame “non condivisibile”), dopo aver ricevuto un caldo abbraccio dai suoi studenti della seconda C (“per noi resta la più brava”), ha reso pubblico il giudizio della stessa commissione che l’aveva tagliata fuori. Questo: “Esposizione non pienamente corrispondente alle traccie”. Sì, “traccie”, con la “i”. Elisabetta Fiore, ancora precaria, a rischio espulsione dall’insegnamento, ora si chiede: “Chi sono gli ignoranti? Gli esaminati bocciati o gli esaminatori?”. In Lombardia, nella sua classe di concorso, ci sono stati 900 “non adeguati” allo scritto su 1.400 candidati. Alcuni hanno già annunciato ricorsi a giudici del lavoro e tribunali amministrativi.

Sono state diverse le contestazioni, e gli errori formali riconosciuti, di questo concorso partito di corsa e non ancora arrivato. Maria Teresa Muzzi, insegnante precaria di Italiano, Storia e Geografia nella provincia Nord di Roma, è stata convocata all’orale – come ha raccontato “Repubblica” – senza aver mai sostenuto la prova scritta. In un istituto di Palermo i commissari hanno chiesto ai candidati di riconoscere i propri scritti, erano spariti i codici che permettevano l’abbinamento compito-candidato (è partita una denuncia di furto contro ignoti). In Piemonte alcuni bocciati, di fronte a un accesso agli atti, hanno ricevuto prove scritte che non erano le loro, “disallineamento tra codice fiscale e codice di controllo”, spiegava una mail dell’Ufficio scolastico regionale. Molti commissari si sono dimessi in corso d’opera (sottopagati), e così alcuni sono stati nominati d’ufficio, su due piedi. Così come sono stati chiamati a fare il commissario d’esame diversi candidati che, quindi, avrebbero dovuto giudicare loro stessi. Le griglie di valutazione? Sono uscite in extremis, in alcuni casi dopo lo scritto, diverse regione per regione. Tutti i candidati, per esempio, non hanno saputo in tempo che uno dei parametri scelti era proprio “l’originalità”, fattore che ha mietuto molte vittime. Le disorganizzazioni croniche del ministero dell’Istruzione, il suo affanno ad ogni appuntamento, restano uno dei problemi cardine della scuola italiana.

Alcune storie di concorsisti delusi sono uscite nell’ultimo videoforum di Repubblica Tv con il ministro Stefania Giannini. Enotrio Silentino ha scritto: “E’ stato un concorso per dattilografi, dato che c’erano 18 minuti per quesito compreso il tempo per leggere la domanda. Nelle tracce si faceva confusione tra Uda, l’Unità di apprendimento, Ud e lezione vera e propria. Il sistema informatico non consentiva di fare copia-incolla, i computer si bloccavano e non salvavano quello che era stato scritto”. Come si spiega il fatto che, per la stessa classe di concorso, in una regione è stato promosso il 90% dei candidati e in un’altra il 30%? “In un luogo tutti geni, nell’altro tutti asini?”.

Poi c’è chi ha superato il concorso e non avrà il posto. “Ho passato tutte le prove con voti alti e sono in attesa delle graduatorie di merito per la mia classe. Molto probabilmente, causa giovane età e mancanza di dottorato tra i titoli, non rientrerò tra i vincitori, nonostante per arrivare alla prova abbia anche superato il Tfa, il Tirocinio formativo attivo. Questo vuol dire che, secondo l’attuale legge, sarò considerata al pari di chi questo concorso non l’ha superato. Questo discorso vale per molti altri colleghi, stimati e validi insegnanti, che non saranno in alcun modo tutelati, pur avendo passato tutte le prove”.

Un giovane ingegnere elettronico siciliano con dottorato di ricerca, 15 pubblicazioni di articoli di conferenza, due su riviste internazionali, ha superato brillantemente scritto e orale, ma i 24 posti promessi sono spariti. Questioni – altro problema organizzativo – legate alla mobilità. “Perché, allora, mi si vieta anche la possibilità di insegnare nelle regioni dove le cattedre sono vacanti?”. Non avrebbe problemi a emigrare. Altri hanno segnalato che nel Lazio la classe A23, Italiano per stranieri, non era stata inserita nell’organico delle scuole. C’è stato il concorso 2016, con i suoi vincitori, ma nel Lazio l’Italiano agli stranieri non si poteva insegnare. In Liguria l’Ufficio scolastico regionale – nonostante le graduatorie a esaurimento fossero esaurite – non ha assegnato gli stessi posti ai vincitori della prova (si entra 50 per cento dalle graduatorie e 50 per cento dal concorso). Ha preferito nominare meno docenti di quelli necessari obbligandone diversi a trasferte lontane di fronte a posti disponibili sotto casa.

L’Associazione coordinamento nazionale Tfa, a cui sono iscritti oltre 3 mila docenti abilitati, appunto, con Tirocinio formativo attivo, ora chiede quali soluzioni il Governo immagini per i docenti già abilitati che resteranno fuori dalle graduatorie di merito. Oggi la “Buona scuola” prevede la fine delle supplenze 36 mesi dopo l’approvazione della legge (luglio 2015): o si entra per concorso o si è fuori. “Cosa risponde il ministro, poi, a formatori, educatori e docenti universitari che hanno giudicato in maniera severa le modalità in cui sono stati strutturati gli scritti del concorso, parlando di domande infattibili nel tempo messo a disposizione dei candidati?”.

A questo proposito molti – sindacati, associazioni, singoli candidati – hanno chiesto al ministro: “Visto che ci sono meno vincitori dei posti banditi e i posti disponibili sono aumentati non sarebbe il caso di far entrare tutti coloro che hanno superato il concorso?”. Ancora. “Non sarebbe utile considerare, come si è fatto con i docenti delle scuole primarie vincitori della prova 2012, prevedere una fase nazionale per tutti i vincitori di concorso e per tutti gli insegnamenti: si suppone che, per esempio, se i posti in Abruzzo sono stati occupati dai trasferiti del Veneto, nel Veneto si siano creati posti non messi a suo tempo a concorso”. E ora disponibili.

Oggi tutti gli alunni in classe. Giannini: i ritardi del concorsone non influiranno sull’avvio del nuovo anno

da Il Sole 24 Ore

Oggi tutti gli alunni in classe. Giannini: i ritardi del concorsone non influiranno sull’avvio del nuovo anno

di Cl. T.

Oggi la prima campanella suonerà in altre cinque Regioni (tra cui il Lazio) e così tutti gli oltre 8 milioni di ragazzi inizieranno il nuovo anno. Che non si annuncia dei più tranquilla, soprattutto sul fronte docenti. Ma il ministro Giannini rassicura: il concorso a cattedra è in corso , e i tempi corrispondono a tale complessità e alla dimensione ma non inficiano il regolare avvio dell’anno scolastico».

Discorso alla Camera
Parlando al question time alla Camera, Stefania Giannini ha spiegato che «tutti i vincitori del concorso saranno assunti nel triennio». Ha ribadito pure, riferendosi al piano di mobilità dei docenti, al centro in queste settimane di vivaci polemiche, che «l’algoritmo ha funzionato: su 207mila procedure di mobilità soltanto il 2,5% è stato interessato da rettifiche».

La critica della Uil Scuola: numeri diversi
Di diverso avvio la Uil Scuola che ha evidenziato come tra quanti hanno chiesto di trasferirsi ci sono quasi due maestre su dieci che hanno avuto una sede sbagliata. La percentuale di errore, quindi, spiega il leader della Uil Scuola, Pino Turi, non è il 2,5% calcolata sul totale. Il suo ministero ha certificato 5mila errori su 30mila domande, e quindi la percentuale che ne viene fuori non è per niente esaltante: 16,7%»

Il 20% delle scuole senza preside. Pronto il concorso?

da La Tecnica della Scuola

Il 20% delle scuole senza preside. Pronto il concorso?

In Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia e Toscana vi sarà almeno 1 scuola su 6 senza capo d’istituto e in reggenza. Ed è situazione pesante per i docenti, che non hanno un punto di riferimento stabile e preciso, e per gli alunni che dovranno affidarsi a un sostituto del dirigente. Ma anche per le famiglie e per una serena attività didattica.

Tuttavia sembra pronta la versione definitiva del decreto sul concorso per nuovi dirigenti scolastici che, per questa occasione, proprio per evitare il ripetersi di simili mancanze, sarà bandito su tutti i posti vacanti e disponibili nell’a. s. 2016/17.

Secondo quanto si apprende, sarebbe prevista una prova preselettiva (50 quesiti a risposta chiusa), uno scritto (5 domande a risposta aperta, di cui una in lingua straniera) e l’orale. Ai candidati saranno formulate anche domande di informatica, sul funzionamento del computer e dei software applicativi più diffusi; sulle lingue straniere si prevedrebbe inoltre la traduzione di un testo scelto dalla commissione, cui seguirà una breve conversazione.

Secondo l’Anief, che già affila le armi dei ricorsi, potrà parteciparvi il “personale docente ed educativo assunto a tempo indeterminato, in possesso di diploma di laurea magistrale, specialistica o conseguita secondo il vecchio ordinamento, di diploma accademico di II livello o diploma accademico di vecchio ordinamento e che abbia un’anzianità di servizio pari almeno a 5 anni, compreso il servizio pre-ruolo”.

Ai precari quindi e a chi ha una anzianità inferiore sarebbe preclusa la partecipazione  che sarebbe, a detta di Anief, “una esclusione ingiusta”, visto che “Tar del Lazio ha emesso la sentenza 5011/2014, in base alla quale non è necessario essere assunti a tempo indeterminato ma, soltanto, dimostrare di essere in possesso del titolo di studio e aver insegnato per almeno 5 anni non continuativi”.

Occasione ghiotta quindi per impiantare ricorsi i cui vincitori sono sempre gli stessi: gli avvocati

Trasferimenti, Uil Scuola: il Ministro sbaglia i calcoli. Ci sono 5mila errori!

da La Tecnica della Scuola

Trasferimenti, Uil Scuola: il Ministro sbaglia i calcoli. Ci sono 5mila errori!

La Uil Scuola torna ad analizzare gli errori dell’algoritmo della mobilità, con il ministro Giannini che, a detta del sindacato, continua a tirare fuori numeri che non corrispondono alla realtà.
Prima di tutto, spiega la Uil Scuola in un comunicato, mette insieme totali (207.000 procedure di mobilità) e percentuali (2,5% di rettifiche) difformi tra loro.

Varrebbe la pena rimettere in fila i numeri:

–          a chiedere il trasferimento quest’anno è stato un insegnante su 4 (207 mila su oltre 800 mila)

–          il trasferimento di metà di questi insegnanti (1 su 8) è andato a buon fine (sulla stessa provincia)

–          l’altra metà, circa 110 mila professori, sono stati trasferiti con l’algoritmo sbagliato (su altra provincia)

–          per due terzi di questi insegnanti il ministero non ha provveduto a verificare al fondatezza del sistema

–          per un terzo gli errori sono stati tanti e tali che il ministero ha dovuto ammettere gli errori

–          sono 30 mila gli insegnanti di scuola primaria e di primo grado che hanno chiesto il trasferimento

–          tra questi il Ministero ha ammesso almeno 5 mila errori

–          16, 7% degli insegnanti della scuola primaria e di primo grado stanno sicuramente nel posto sbagliato.

“Non si tratta quindi di errori fisiologici – chiarisce Turi, segretario generale Uil Scuola – è il sistema che è stato adottato, e le successive decisioni assunte per cercare di rimediare alla serie di errori che hanno prodotto situazioni di vero disagio. Tra quanti hanno chiesto di trasferirsi ci sono quasi due maestre su dieci che hanno avuto una sede sbagliata”.

“La percentuale ministro – aggiunge Turi – non è il 2,5% calcolata sul totale. Il suo ministero ha certificato 5 mila errori su 30 mila domande. La percentuale che ne viene fuori non è per niente esaltante: 16,7%”.
“In situazioni come questa  – secondo la Uil scuola – anche un solo caso merita il rifacimento dei trasferimenti.  Ne va della credibilità stessa delle istituzioni”.

M5S: Istanze online bloccato e assunzioni nel caos

da La Tecnica della Scuola

M5S: Istanze online bloccato e assunzioni nel caos

I parlamentari M5S delle Commissioni Cultura di Camera e Senato denunciano il blocco di Istanze online, che va a complicare ulteriormente il rientro in aula.

“Come volevasi dimostrare: l’anno scolastico è cominciato nel caos più totale, affermano i pentastellati, con disagi enormi sia per i docenti che per le famiglie degli studenti. In queste ore riceviamo segnalazioni da tutta Italia di insegnanti di ruolo che, a causa di un blocco della piattaforma ministeriale ‘Istanze on line’, si sono visti negare la possibilità di esprimere la propria preferenza per la sede di assegnazione all’interno degli ambiti territoriali, perdendo così anche quella piccola possibilità di indicare almeno una preferenza in un sistema di assegnazione delle cattedre totalmente iniquo ed insensato”.

“La conseguenza – spiegano – è che sarà il sistema ad assegnare automaticamente i docenti alle scuole, e non è dato capire a questo punto sulla base di quali criteri. Il blocco del sistema ha messo molte scuole nell’impossibilità di chiamare i docenti e coprire i posti vacanti, un problema che diventa emergenza nel caso degli insegnanti di sostegno perchè senza di loro gli istituti sono costrette a chiedere alle famiglie di non portare i ragazzi a scuola, cosa di una gravità inaudita”.

“Anche gli uffici scolastici regionali non sono nelle condizioni di risolvere questa situazione, concludono i parlamentari, chiediamo quindi al Ministro Giannini di risolvere il più rapidamente possibile questa situazione figlia della loro disastrosa riforma”.

C’era una volta il preside: come uscire dalle contraddizioni della scuola

da La Tecnica della Scuola

C’era una volta il preside: come uscire dalle contraddizioni della scuola

Un buon preside, da solo, lo sappiamo bene, non fa una buona scuola. Ma non esiste una buona scuola senza un buon preside.

Come, ed anche questo lo sappiamo bene, non c’è buona scuola senza buoni docenti, capaci di coinvolgere, appassionare, cioè dei veri maestri.

Al di lá di tutte le difficoltà che conosciamo, in questo inizio d’anno scolastico, soprattutto di gestione degli organici, con tante scuole in reggenza, di carenza di personale e di spazi adeguati, di problemi di sicurezza e di trasporto degli studenti, la vera buona scuola la fanno le persone. Prima delle strutture, della logistica, delle tecnologie.

Oggi, più di ieri, sono sempre e solo le persone che fanno la differenza.

Come preside di due scuole, un liceo di 2.100 studenti ed un istituto agrario di 600, c’è da temere che il ruolo del preside venga sempre  più assorbito da questioni burocratiche, amministrative. Con il rischio reale di non privilegiare, di non considerare la leadership educativa e culturale, per non parlare della desertificazione delle immancabili relazioni con gli studenti ed i genitori.

Anzi, oggi il ruolo del preside è ancora più educativo e culturale rispetto a pochi anni addietro. Perché punto di riferimento, perché termine di mediazione, perché interfaccia con tutta una comunità non solo scolastica, ma territoriale. Un po’ come il sindaco in un comune.

Proprio per questo motivo, è importante che si ridisegni la modalità di assegnazione di un preside ad una scuola, non più appannaggio della sola direzione regionale, ma con un filtro qualitativo che coinvolga tutta la comunità scolastica. Attraverso una sorta di “chiamata”, quindi di valutazione delle concrete competenze oggi richieste.

Questa proposta qualitativa dice una cosa importante: che la scuola deve essere ripensata nei termini della “scuola della comunità locale”, non solamente o non più come mera emanazione periferica della burocrazia centrale e regionale.

Il che significa, per i presidi, ma anche per i docenti ed il personale ata, che l’autonomia reale delle scuole, anche sul piano dei ruoli di responsabilità, è la chiave di volta per non avere più quelle complicazioni che tutti stiamo denunciando in questo inizio d’anno scolastico.

Ma questa autonomia reale sarà possibile solo con la vera e prima riforma del mondo della scuola, cioè la sottrazione al ministero della gestione degli organici, comprese le assunzioni, la formazione, la valutazione.

Senza questa svolta avremo sempre dei problemi, comprese le incongruenze che conosciamo in alcune regioni del sud. Cioè si ripeterà ogni anno quello che è successo quest’anno.

Cosa dovrebbe spettare allo Stato, dunque al ministero? L’indicazione delle finalità, degli obiettivi, degli standard. Con forme di controllo e di ispezione oggi di fatto assenti. Mentre dovrebbe toccare alle regioni il coordinamento gestionale, come già nella provincia autonoma di Trento, e alla autonomia delle scuole la gestione mirata, concreta, verificabile. A quando una riforma degli organi collegiali che dia ruolo e valore a tutti gli attori, perché le scuole siano davvero emanazione delle autonomie locali? O crediamo davvero che l’unica soluzione alle tante contraddizioni sia il controllo centralisto di tutto l’apparato? Una pia illusione.

Concorso docenti, la metà delle commissioni decreta i vincitori ma 20mila posti si perderanno

da La Tecnica della Scuola

Concorso docenti, la metà delle commissioni decreta i vincitori ma 20mila posti si perderanno

Solo la metà delle commissioni, anche meno, è riuscita a decretare i candidati vincitori e idonei a seguito del concorso docenti del 2016.

A rilevarlo è la testata Tuttoscuola, la quale da una verifica dell’operato delle commissioni, rendicontata dagli Usr, ha riscontrato che “a 48 ore dal termine ultimo del 15 settembre, soltanto il 42% delle graduatorie finali è pronto per le nomine dei vincitori. Al termine della giornata di martedì 13 settembre erano 624 le GM approvate: esattamente il 42% delle 1.484 attese”.

Il dato che più stona, considerando che una bella fetta dei vincitori del concorso, anche se decretati prima del 15 settembre 2016, non prenderanno il ruolo per via dello spostamento dei posti vacanti sul versante mobilità, è però un altro: quello che “il 32,5% dei posti previsti in quelle GM risulta vacante con proiezione finale superiore ai 20 mila posti vacanti”.

Se il tasso di bocciati rimarrà immutato, ipotesi molto probabile considerano l’andamento degli scritti, quasi un terzo dei 63.712 posti messi a bando verrà perso. Considerando lo sforzo, anche economico, per allestire le prove e realizzarle, tra mille polemiche, è una proiezioni a dir poco sconfortante.

Calendari scolastici e accademici europei: il nuovo studio Eurydice per l’a.s. 2016/2017

da La Tecnica della Scuola

Calendari scolastici e accademici europei: il nuovo studio Eurydice per l’a.s. 2016/2017

L.L.

In Europa, la cultura di appartenenza, le tradizioni e non ultimo il clima dei rispettivi paesi “influenzano” la durata e la suddivisione delle vacanze scolastiche.

Nella maggior parte dei Paesi UE, le lezioni riprendono nelle prime settimane di settembre, ma in alcuni Stati si rientra a scuola prima.

Per quanto riguarda le vacanze, i Paesi si differenziano per durata e suddivisione dei cari periodi durante l’anno scolastico. In alcuni sono previste vacanze più lunghe e frequenti nel corso dell’anno scolastico, altri paesi preferiscono invece beneficiare di una pausa estiva più lunga (come è il caso dell’Italia), mantenendo un calendario serrato durante l’anno e dedicando un numero inferiore di giorni alle vacanze nel corso dell’anno scolastico.

L’unica periodo di vacanza che accomuna tutti gli Stati d’Europa è la pausa natalizia.

Nei due recenti rapporti della rete Eurydice rispettivamente dedicati all’anno scolastico (The Organisation of School Time in Europe. Primary and General Secondary Education 2016/2017) e accademico (The Organisation of the Academic Year in Europe 2016/2017) si trovano informazioni sull’organizzazione dell’anno scolastico negli istituti di istruzione primaria e secondaria e sull’organizzazione dell’anno accademico negli istituti di istruzione superiore europei.

Concorso, Giannini lo difende: il primo su posti veri, vincitori assunti nel triennio

da La Tecnica della Scuola

Concorso, Giannini lo difende: il primo su posti veri, vincitori assunti nel triennio

Il concorso per docenti del 2016, ancora in corso, è “il primo, di dimensioni gigantesche, su posti veri, degli ultimi 20 anni”.

A dirlo, durante un question time del 14 settembre sul concorso, è stato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini.

I tempi della selezione, ha spiegato il ministro, “corrispondono a tale complessità e alla dimensione ma non inficiano il regolare avvio dell’anno scolastico”.

Rispondendo a una interrogazione sull’attuazione della riforma scolastica, al fine di garantire la continuità didattica e le competenze specifiche per la disabilità (Centemero e Occhiuto – FI-PdL), il ministro ha ribadito che “tutti i vincitori del concorso saranno assunti nel triennio”.

Giannini ha poi tenuto a dire, riferendosi al piano di mobilità dei docenti, al centro in queste settimane di vivaci polemiche, che “l’algoritmo ha funzionato: su 207.000 procedure di mobilità soltanto il 2,5% è stato interessato da rettifiche”.

La posizione di Miur e Governo rimane quindi molto distante da quella dei sindacati, che nei giorni scorsi hanno chiesto, a fronte di una valanga di errori, di rifare tutte le operazioni sulla mobilità 2016/17.

Anche a proposito dei posti, definiti da Giannini “veri”, le organizzazioni sindacali potrebbero avere da ridire più di qualcosa: l’assegnazione di tante cattedre al personale docente già di ruolo, inevitabile per rispondere al record di richieste di trasferimento, ha infatti privato qualche migliaia di docenti vincitori di concorso di poter approdare alla stabilizzazione già in questi giorni. Dovranno aspettare, se va bene, l’anno prossimo.