La scuola è iniziata, ma non per gli alunni disabili di Milano

Redattore Sociale del 26-09-2016

La scuola è iniziata, ma non per gli alunni disabili di Milano

MILANO. “La scuola è cominciata, ma non per tutti”. All’appello mancano infatti gli studenti disabili milanesi, perché la Città metropolitana non ha ancora attivato i servizi di assistenza e trasporto di cui hanno bisogno. È quanto denuncia il Forum del Terzo settore di Milano, al quale aderiscono una trentina di associazioni, cooperative e onlus. “Ad oggi infatti non è stato ancora chiarito se gli alunni e gli studenti con disabilità potranno andare a scuola, quante ore di assistenza saranno garantite, se sarà attivato il servizio di trasporto e se potranno godere degli ausili tiflo-didattici – si legge in un comunicato stampa -. Lo scorso 12 settembre l’amministrazione della Città Metropolitana ha inviato ai genitori degli alunni una lettera in cui si scusa ‘per il disagio arrecato e per i possibili ritardi nell’avvio degli interventi’ e annuncia che ‘per attivare nei tempi più brevi possibili gli interventi a favore dei figli intende chiedere la collaborazione agli Uffici di Piano del Territorio metropolitano e agli istituti scolastici'”.
Ad oggi però nulla è cambiato e non si conoscono ancora i tempi nei quali i sevizi come il trasporto, l’assistenza ad personam, l’assistenza alla comunicazione, la consulenza tiflopedagogica/informatica e la fornitura testi in formato adeguato verranno erogati, servizi essenziali per garantire il diritto all’istruzione e allo studio.
“Ancora una volta – sottolinea Rossella Collina, presidente di Anffas Milano e viceportavoce del Forum del Terzo Settore di Milano – a fare le spese dell’inefficienza del passaggio di competenze tra Provincia e Città Metropolitana sono i più fragili. Ancora una volta, come recentemente accaduto per l’inserimento lavorativo (Piano Emergo), viene leso un diritto fondamentale, l’accesso all’istruzione, che si configura oggettivamente come una vera e propria discriminazione”.

BENE LO SBLOCCO DEI FONDI ALLE SCUOLE PARITARIE

BENE LO SBLOCCO DEI FONDI ALLE SCUOLE PARITARIE, MA LA LIBERTA’ DI SCELTA EDUCATIVA CHIEDE ALTRI PASSI

“Lo sblocco dei fondi alla scuola paritaria è una rivincita del buon senso
sull’ottusità della burocrazia”.  Così si pronuncia Roberto Gontero, Presidente
dei genitori di scuola cattolica,all’indomani del tanto sospirato sblocco.  Quei
500 milioni di euro erano dovuti, ancorché con grande ritardo, e non
risolveranno certo il problema tutto italiano della mancanza di libertà di
scelta educativa.  Si tratta infatti di soli 500 euro l’anno, rimasti congelati
per 16 mesi, per l’alunno che frequenta la paritaria,  a fronte dei 9.000 euro
di spese correnti per ogni alunno della scuola statale. “Io non voglio difendere
la scuola cattolica – afferma Gontero – bensì il diritto costituzionale dei
genitori di scegliere liberamente la scuola per i figli. I sistemi scolastici
statale e paritario devono essere virtuosamente concorrenziali. In Italia invece
vince il centralismo e le scuole paritarie agonizzano. Abbiamo 35.000 alunni a
rischio abbandono scolastico – sono dati Eurispes – praticamente una cittadina
di provincia che non apre mai un libro. Con questi dati, che portano al 15%
l’abbandono scolastico, pure guadagnando 4 punti dal 2009 ma mantenendo il
nostro Paese tra i peggiori delle 28 nazioni, l’Italia rimane lontana
dall’obiettivo europeo  del 10% entro il 2020. E nonostante ciò lo Stato lascia
chiudere 350 scuole paritarie che ampliano l’offerta formativa, senza muovere un
dito in difesa della libertà di educazione”. Non solo: nel nuovo modello di
‘Scuola al centro’  per combattere la dispersione scolastica, i finanziamenti
vengono destinati solo alle sole scuole statali, ignorando di fatto  la legge
dello Stato 62/2000. In questo modello le scuole paritarie e quindi studenti e
famiglie non hanno un ruolo, anzi vengono discriminate perché non statali. Alla
fine il vincolo economico penalizza ancora una volta la famiglia, tartassata e
dimenticata, cellula fondamentale su cui si fonda la nostra Repubblica, e che
invece viene minata dall’affermazione di altre formazioni sociali, in una
confusione indescrivibile di modelli. ‘Non bastano i fertility day – continua
Gontero – per smettere di essere un Paese per vecchi. Un Paese dove chi chiede
di vedere applicata la libertà di scelta educativa e un sistema scolastico
pluralistico, viene confuso con chi chiede privilegi.  ‘Non sono privilegi
quelli che chiediamo – conclude Gontero – bensì diritti negati, in una
Repubblica ancora malata di statalismo e di scarsa libertà’.

Quello che Faraone non sa

Quello che Faraone non sa

di Maurizio Tiriticco

 

Nel suo discorso a Petralia Sottana (PA) il sottosegretario all’istruzione David Faraone ha detto tra l’altro: “Finora abbiamo avuto un unico modello educativo che veniva applicato più o meno in maniera uniforme in tutto il Paese, dal capoluogo di provincia alla cittadina di montagna. Con la legge 107, invece, le scuole possono finalmente progettare il proprio Piano dell’offerta formativa in coerenza con le esigenze e le peculiarità dei territori e organizzarsi in rete, lavorando sinergicamente ed evitando un’inutile e dannosa frammentazione”.

Faraone non conosce la nostra scuola né la sua storia né le norme che la disciplinano. Con la legge 59/97 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa) e il successivo regolamento applicativo in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, il dpr 275/99, il modello educativo uniforme è caduto. Gli articoli 4, 5 e 6 del citato dpr riguardano rispettivamente l’autonomia didattica, l’autonomia organizzativa e l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo. E le reti di scuole sono chiaramente contemplate dall’articolo 7. Per non dire che le scuole hanno piena competenza per la definizione dei curricoli. L’articolo 8, c. 2 così recita: “Le istituzioni scolastiche determinano, nel Piano dell’offerta formativa, il curricolo obbligatorio per i propri alunni in modo da integrare, a norma del comma 1, la quota definita a livello nazionale con la quota loro riservata che comprende le discipline e le attività da esse liberamente scelte. Nella determinazione del curricolo le istituzioni scolastiche precisano le scelte di flessibilità previste dal comma 1, lettera e”. Per non dire poi che le Indicazioni nazionali (primo ciclo e licei) e le Linee guida (istituti tecnici e professionali) sono, appunto, indicazioni e linee operative e non hanno nulla di prescrittivo. I programmi ministeriali di un tempo, eguali per tutte le scuole del Regno e poi della Repubblica ormai non esistono più. Mi sembra che in tale materia la legge 107 e il nostro sottosegretario abbiano scoperto l’acqua calda!

Il discorso da farsi, invece, è un altro: la pericolosità che discende da una sorta di liberalizzazioni che sono state concesse alle istituzioni scolastiche con la legge 107. Ad esempio, l’assunzione dei docenti: a che vale avere vinto un concorso, se poi è il dirigente scolastico che, a seguito di una serie di colloqui, sceglie quel docente che, a suo vedere – per non dire della debolezza tutta italica relativa all’amico dell’amico – è più in grado di un altro di condurre il suo lavoro? Addio scuola pubblica dello Stato! E allora diamo addio anche ai concorsi! Assolutamente obsoleti a fronte degli eventuali capricci di un dirigente che sceglie chi vuole sulla base di un colloquio che potrebbe essere anche guidato, laddove l’amico dell’amico dell’amico vale molto di più di una laurea con lode e di un primo posto in una graduatoria. Si abbia allora il coraggio di abolire i concorsi a cattedre!

Si tratta di una liberalizzazione non dichiarata, ma di fatto, estremamente pericolosa, che comporta una progressiva differenziazione tra scuola e scuola, in ordine all’offerta formativa che propone. Da sempre la scuola pubblica statale è tenuta ad adoperarsi per raggiungere al meglio le finalità e gli obiettivi di cui alle Indicazioni nazionali e alle Linee guida… e soprattutto alle indicazioni costituzionali (artt. 2, 3, 9, 33, 34). Le “esigenze e le peculiarità dei territori” sono già da tempo considerate nell’offerta formativa di un istituto scolastico, che ovviamente è declinata senza però che siano modificate le vocazioni, le finalità e gli obiettivi che la “norma” gli conferisce. L’unica differenza tra il vecchio e il nuovo riguarda la programmazione che da annuale diventa triennale. Ma! I miei dubbi sono grossi così!

La programmazione ha un senso quando ha un durata annuale: l’insegnante “lavora” con quegli alunni e, sulla base delle indicazioni nazionali o delle Linnee guida, si propone quelle finalità e propone agli alunni quegli obiettivi. Tre anni sono troppi e un alunno in età evolutiva cambia di anno in anno, se non di mese in mese. Per non dire della variazione che si ha in un triennio nella composizione stessa di una classe. Una programmazione triennale può riguardare le finalità che un insegnante si propone, non gli obiettivi (il saper fare, se non le competenze) che sono proposti a un alunno. Chi ha progettato la programmazione triennale ne sa poco di scuola! I tempi lunghi riguardano un’azienda, almeno di una certa tipologia, non un’istituzione che ha a che fare con l’età evolutiva Il che non significa che un dirigente e i suoi insegnanti non debbano “guardare lontano”; ma con alunni che giorno dopo giorno – è tipico dell’età evolutiva – cambiano atteggiamenti, attese, comportamenti, è estremamente difficile proporsi una progettazione/programmazione triennale.

Comunque, Faraone è un esperto di problemi di scuola e di età evolutiva e poi è anche sottosegretario di una ministra che, ovviamente – in quanto ministra – è più esperta di lui! E non ditemi che sono cattivello!!! Anzi, ditemelo!!!

Genitori contro presidi, la battaglia del panino dilaga in tutta Italia

da La Stampa.it

Genitori contro presidi, la battaglia del panino dilaga in tutta Italia

Effetto domino dopo la sentenza di Torino: pioggia di richieste per disdire il servizio mensa
paola italiano

torino

Forse, molti sindaci e dirigenti scolastici confidavano nel fatto che la sentenza di Torino passasse sotto traccia. Che il riconoscimento del diritto a consumare a scuola il pasto da casa rimanesse un affare circoscritto a quelle 58 famiglie che avevano fatto causa. O che, comunque, non provocasse l’effetto domino che invece ha provocato anche oltre i confini piemontesi. Altrimenti non si spiega il ritardo – la sentenza è di giugno – con cui oggi, a lezioni ampiamente iniziate, si fronteggia il caos del proliferare di dinieghi, proteste, indicazioni contraddittorie, circolari e pareri in decine di città italiane, dopo la pioggia di richieste di disdette al servizio mensa. Un panorama così frammentato e confuso che, ora, si è mossa l’Anci, per chiedere ai ministeri dell’Istruzione e della Salute indicazioni e linee guida su come si devono comportare i Comuni italiani.

Una disfida lunga anni

L’emergenza attuale nasce dall’inerzia di fronte a un problema che, ancora prima che nelle aule di giustizia, era già finito a più riprese sul tavolo di Comuni, presidi e Asl. Almeno da tre anni le proteste contro le tariffe troppo care delle mense e le lamentele sulla qualità del servizio si sono fatte via via più forti, più organizzate. È successo a macchia di leopardo, da Pomezia a Lucca, da Brescia a Genova, da Potenza a Napoli. Ai reclami, si accompagnava spesso l’ultima spiaggia della richiesta del pasto da casa: se non si possono abbassare le tariffe, se la qualità del cibo non ci soddisfa, lasciate almeno che siamo noi genitori a preparare il pasto ai nostri figli.

Motivi igienici?

I no sono sempre stati categorici sulla base di due motivi. Quello ideologico, l’assunto per il quale la mensa è una conquista sociale e un momento educativo; e quelli igienico-sanitari: non si possono introdurre a scuola cibi diversi da quelli del servizio di ristorazione. Perché quelli, dicono i Comuni e le scuole, sono controllati. E poi, ci sarebbe il rischio «contaminazione»: che succede se il bambino allergico che mangia in mensa (che ha il suo pasto diversificato) assaggia il cibo preparato a casa dalla mamma del suo compagno? Queste sono le uniche obiezioni rimaste in piedi, perché ogni argomento ideologico è stato spazzato via dalla sentenza emessa in nome del popolo italiano. «Popolo italiano», non cittadini piemontesi o torinesi, né genitori che hanno fatto ricorso, come il Miur ha cercato di sostenere a luglio, e come hanno affermato in questi giorni vari dirigenti scolastici. Come ha detto addirittura il Comune di Milano in una circolare alle scuole, salvo fare marcia indietro dopo il caso della bimba allontanata dalla mensa perché aveva il panino da casa.

 

No a discriminazioni

I giudici, in realtà, hanno risposto anche sulle questioni sanitarie. E pare un ovvietà: la ditta di ristorazione è responsabile di quello che serve, i genitori sono responsabili del cibo che cucinano; e gli insegnanti e il personale della scuola devono vigilare, come peraltro già fanno. L’importante è che non ci siano discriminazioni e che si mangi tutti insieme: magari a tavoli separati, ma non è tollerabile un apartheid degli alunni col panino.

A Torino, dove la consapevolezza dei genitori del diritto ottenuto con la sentenza è più forte, nella maggior parte delle scuole i dirigenti se ne sono fatti una ragione: la mensa mista è già realtà, in tavoli separati ma nello stesso refettorio, dopo aver fatto firmare ai genitori uno scarico di responsabilità. Ma casi come quello milanese della bimba allontanata, non sono isolati: è successo anche in Friuli. In generale, si va da divieti assoluti che continuano a essere opposti ai genitori, ad aperture con convocazione di incontri per capire come organizzarsi. Quello che non è discutibile è il diritto a scegliere il pasto da casa: i genitori lo possono rivendicare subito, aspettare che la scuola si organizzi è una gentile concessione, e a Torino c’è una squadra di penalisti pronti a intervenire contro le resistenze più strenue. Perchè «in Italia il cibo è una cosa seria» come ha detto la Bbc dovendo spiegare agli inglesi perché il «packed lunch» che per loro è quotidianità, qui finisce sulle prime pagine dei giornali.

Alternanza, premiata in Europa la scuola «più imprenditoriale» d’Italia

da Il Sole 24 Ore

Alternanza, premiata in Europa la scuola «più imprenditoriale» d’Italia

È l’istituti Pacinotti Archimede di Roma la scuola “più imprenditoriale d’Italia”. L’istituto romani, insieme ad altre 16 scuole europee, ha infatti rricevuto la scorsa settimana a Riga, in Lettonia, l’«Entrepreneurial School Award», il riconoscimento europeo destinato alle migliori scuole superiori che hanno attuato programmi di educazione imprenditoriale per i loro studenti. Il premio inaugura il nuovo anno scolastico diJunior Achievement Italia , la prima associazione non profit per l’educazione economica e imprenditoriale nella scuola che – in collaborazione con Miur e il ministero del Lavoro- ha messo in campo l’iniziativa “Impresa in azione”, un progetto che lo scorso anno ha coinvolto 13mila studenti tra i 16 e i 19 anni in 700 classi in tutta Italia e che ha creato 650 imprese scolastiche.

“Impresa in azione”
Il Pacinotti Archimede, spiegano da Junior Achievement, è un esempio su come è possibile adottare con successo «Impresa in azione» all’interno del più ampio progetto di alternanza scuola lavoro previsto dalla legge sulla Buona scuola, sfruttando la propria specifica esperienza con i laboratori didattici per la robotica e l’Information technology per fare impresa. A dimostrazione della validità della proposta, 15 classi del Pacinotti hanno aderito nell’ultimo anno scolastico e numerose aziende del territorio, piccole e grandi, hanno dato il proprio contributo affinché si creasse un vero e proprio ecosistema a supporto dell’imprenditorialità dei giovani.
Oltre a promuovere l’imprenditoralità giovanile nell’ambito del Piano d’azione italiano del “Pact For Youth”, Junion Achievement è è capofila di un “hub per l’educazione imprenditoriale” (EE-Hub), che mette in rete gli attori impegnati su questo tema e permette la diffusione di modelli virtuosi su scala nazionale.

Offerta dei Beni culturali per le scuole: anche la formazione on the job nel programma per il nuovo

da Il Sole 24 Ore

Offerta dei Beni culturali per le scuole: anche la formazione on the job nel programma per il nuovo

di Alessia Tripodi

Sono 954 i progetti di educazione al patrimonio culturale offerti gratuitamente per il 2016/2017 dal ministero per i Beni culturali alle scuole, ma estese anche agli insegnanti e alle famiglie. Lo comunica il Miur in una nota, spiegando che l’ opuscolo con l’offerta formativa completa del Mibact – con l’elenco di tutte le attività realizzate da istituti, soprintendenze, archivi, biblioteche, musei e luoghi della cultura – è disponibile on line sul sito del ministero , anche suddiviso per regioni.

Il programma per il nuovo anno
Il piano delle attività comprende percorsi didattici, laboratori creativi, tecnico-artistici e multimediali, ma anche esperienze di alternanza scuola-lavoro, stage e tirocini, conferenze e corsi di aggiornamento.
L’offerta formativa – spiega il Mibact – confluisce nel Piano nazionale per l’educazione al patrimonio culturale, con « l’obiettivo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale e contribuire alla formazione di cittadini consapevoli della sua importanza quale bene comune del Paese, strumento di crescita e integrazione sociale».

Docenti trasferiti da Sud a Nord, è andata bene: dovevano essere 9mila in più

da La Tecnica della Scuola

Docenti trasferiti da Sud a Nord, è andata bene: dovevano essere 9mila in più

In Italia, la maggior parte delle cattedre libere si trovano al Nord ma sarebbero dovute essere quasi 9mila in più.

Basterebbe solo che il rapporto alunni per classe fosse uguale per tutti i territori. È quanto si evince dalle conclusioni di uno studio nazionale realizzato da Tuttoscuola sul rapporto alunni per classe rilevato dal Miur nei giorni scorsi: ebbene, nell’anno scolastico appena cominciato il numero di alunni medio è stato pari a 21,09, in leggera diminuzione rispetto agli ultimi anni. Ma le risultanze che si hanno in determinate regioni sono diverse da altre.

In Calabria, ad esempio, le classi ospitano in media 19,01 alunni, mentre in Emilia Romagna per ogni classe ci sono in media 22,25 alunni. Le due regioni rappresentano la punta di un fenomeno che riguarda le aree geografiche di appartenenza: al Nord il rapporto alunni/classe si attesta a 21,63, al Sud e nelle Isole a 20,36.

“Oltre che sul piano didattico e organizzativo, questo squilibrio – sottolinea Tuttoscuola – ha delle conseguenze anche in termini di cattedre: se il rapporto medio nazionale di 21,09 fosse uguale per tutti i territori, andrebbero ridistribuiti ben 8.900 posti dal Sud al Nord”.

Insomma, dovevano essere in numero maggiore le cattedre al nord, verso le quali si sarebbero dovuti spostare probabilmente docenti meridionali. Quindi, alcune migliaia di loro, quindi, si sarebbero vista assegnata una cattedra vicino casa anche grazie al più favorevole rapporto alunni/classe consentito dal Miur.

Del resto, è appurato, rileva anche Tuttoscuola, che l’offerta di insegnanti è concentrata ormai nel Mezzogiorno (il 74% degli insegnanti interessato ai trasferimenti per mobilità di questa estate era meridionale, a fronte del 38% dei posti disponibili al Sud e nelle Isole).

Con lo studio, sono stati confrontati i dati degli alunni e delle classi delle scuole statali dell’ultimo decennio, dal 2007/08 al 2016/17. Ed è stata scoperta una costante: rispetto al rapporto medio nazionale il Sud e le Isole sono sempre state sotto la media e nel corso del decennio la forbice con gli altri territori è andata sempre più allargandosi.

In conclusione, per la rivista lo spostamento obbligato al nord di tanti docenti meridionali non solo è dovuta a fenomeni demografici e sociali, ma risulta anche “mitigata dalla politica degli organici che i governi hanno seguito almeno nell’ultimo decennio, con l’intensificarsi del trend di diminuzione di nascite, e quindi di studenti e di cattedre, al sud del paese”.

Una politica confermata dal governo Renzi, che dopo aver introdotto le assunzioni su area nazionale ha comunque lanciato la ciambella di salvataggio dell’assegnazione provvisoria sugli organici di fatto subito dopo l’anno di prova, con quest’ultimo già svolto in moltissimi casi nella provincia di residenza grazie alla trasformazione legalizzata della supplenza annuale in anno di straordinariato.

In generale, infine, per i ricercatori di Tuttoscuola “una diversa distribuzione dei posti di docente avrebbe potuto determinare un certo riequilibrio nel numero delle classi e un rapporto alunni/classe più armonico ed equo, con effetti non indifferenti sul piano didattico ed organizzativo”.

Pensione anticipata Ape senza ridare i soldi, i docenti della primaria già non ci sono più

da La Tecnica della Scuola

Pensione anticipata Ape senza ridare i soldi, i docenti della primaria già non ci sono più

Non c’è traccia dei docenti della primaria nella bozza di accordo che permetterà di lasciare il lavoro a 63 anni senza restituire i soldi dell’anticipo di 3 anni e 7 mesi.

Buone possibilità hanno sempre, invece, i docenti della scuola dell’infanzia. Sono queste le ultime indicazioni che trapelano in vista dell’incontro tra governo e sindacati in calendario martedì 27 settembre.

Sembra quindi cadere sul nascere l’auspicio della Uil, che nei giorni scorsi aveva scritto: “ci stiamo battendo affinché l’Ape sociale sia a costo zero per i disoccupati di lungo corso, per chi svolge lavoro di cura assistendo un familiare disabile e per i lavoratori che svolgono mansioni particolarmente faticose, come operai del settore edile, insegnanti della scuola primaria e d’infanzia”.

In generale, per le misure dovrebbero essere stanziati nel complesso poco più di due miliardi ma si stanno affinando i conti sui vari capitoli in vista dell’incontro previsto per martedì 27. Ecco in sintesi le ipotesi sul tappeto raccolte dall’Ansa.

– APE, ANTICIPO PENSIONISTICO: chi compie 63 anni e quindi è distante meno di 3 anni e sette mesi dall’età di vecchiaia potrà andare in pensione anticipata grazie al prestito pensionistico. Il costo per chi ha un lavoro e non rischia di perderlo potrebbe essere molto elevato con una rata che può sfiorare il 25% dell’importo della pensione per 20 anni nel caso di anticipo per la durata massima (vanno considerati oltre la restituzione del prestito, pari a circa il 5% l’anno, anche il tasso di interesse e il premio assicurativo). Sarà prevista la possibilità di uscire a costi molto ridotti per le fasce più disagiate come coloro che hanno perso il lavoro a pochi anni dalla pensione (con la cosiddetta ‘Ape social’), quelli che assistono familiari disabili e per alcune categorie con lavori molto faticosi come gli operai dell’edilizia, alcune tipologie di infermieri e i maestri di scuola dell’infanzia. Dovrebbero inoltre essere previste misure anche per le uscite dovute a crisi aziendali con oneri a carico delle imprese. Per l’Ape dovrebbero essere stanziati circa 500 milioni per il 2017.

– AUMENTO PENSIONI BASSE, SI ESTENDE QUATTORDICESIMA: il Governo punta a estendere la platea di coloro che percepiscono la cosiddetta ‘quattordicesima’ (ora 2,2 milioni di persone) incrementando anche l’importo per coloro che la percepiscono già. Si dovrebbe comprendere nel beneficio coloro che hanno un reddito personale complessivo e non solo pensionistico tra 1,5 (circa 750 euro al mese) e due volte il minimo (circa 1.000). La platea dovrebbe incrementarsi di poco più di 1,1 milioni. La quattordicesima vale tra i 336 euro per chi ha meno di 15 anni di contributi e 504 per chi ha oltre 25 anni di contributi ed è erogata una volta l’anno a luglio. Questa misura dovrebbe costare circa 600 milioni. Un terzo delle risorse dovrebbe servire ad aumentare gli importi per coloro che percepiscono la somma aggiuntiva già ora.

– EQUIPARAZIONE NO TAX AREA PENSIONATI LAVORATORI DIPENDENTI: per l’equiparazione della no tax area dei pensionati con i lavoratori dipendenti a 8.000 euro dovrebbero essere stanziati circa 250 milioni di euro eliminando la distinzione ora esistente tra under e over 75.

– PRECOCI IN PENSIONE PRIMA: è il tema più controverso perché rischia di essere la misura più costosa. Sembra prevalere l’ipotesi di dare vantaggi per l’uscita anticipata solo a coloro che hanno cominciato a lavorare prima dei 16 anni rispetto agli sconti (tre mesi per ogni anno lavorato prima dei 18 anni) per tutti coloro che hanno hanno lavorato un anno prima della maggiore età. Il Governo ha proposto per questi “super-precoci” un anticipo di un anno e quindi l’uscita a 41 anni e 10 mesi di contributi (gli uomini) invece dei 42 e 10 mesi previsti per la pensione anticipata. I sindacati chiedono sconti ulteriori. Per questa misura il Governo ha messo sul tavolo 600 milioni. La platea dovrebbe aggirarsi sulle 25.000 persone (con una pensione media di 1800-1900 euro al mese).

– RICONGIUNZIONI ONEROSE: il Governo ha intenzione di rendere possibile l’unificazione dei periodi contributivi evitando costi aggiuntivi. Questa misura dovrebbe costare circa 100 milioni.

– USURANTI: è confermata anche l’intenzione di rendere più semplice l’uscita per chi è stato impegnato a lungo in attività usuranti allargando le maglie delle attività considerate. Anche per questa misura le risorse dovrebbero aggirarsi sui 100 milioni.

Secondo il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, sulle pensioni, in questi mesi “si sono fatti importanti passi avanti. Abbiamo incalzato il Governo rappresentando la necessità di appostare risorse adeguate a dare le risposte che pensionandi, pensionati e giovani si attendono da questo confronto. È necessario ancora compiere un ultimo sforzo per arrivare ad un’intesa accettabile: auspichiamo che ciò accada nell’incontro del giorno 27”.

Boscaino: Le criticità della legge 107 e i pericoli delle deleghe

da La Tecnica della Scuola

Boscaino: Le criticità della legge 107 e i pericoli delle deleghe

Abbiamo intervistato la prof.ssa Marina Boscaino sulle problematiche riscontrate dall’attuazione della legge 107/2015 e sulle sorprese che arriveranno con le deleghe alla legge.

L’applicazione della legge 107/2015 sta provocando una profonda spaccatura all’interno delle scuole pubbliche, anche lei ha questa percezione? Quali ripercussioni potrebbero esserci?

Se è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, pare sia invece compito di questo Governo creare ostacoli per divaricare in maniera sempre più drammatica i destini delle persone, siano essi docenti o studenti. La scuola, con la 107, ha smesso di essere – attraverso la dismissione di democrazia scolastica, investimento marcato sull’inclusione e sui capaci e meritevoli, creazione di condizioni di identica potenzialità della dignità del lavoro tra i docenti – l’immagine di un modello di società che guardi al principio costituzionale cui prima alludevo.  Ha assunto e fatto proprie, invece, le connotazioni, le fattezze del modello di società che ha in mente il Governo e – prima di lui – i poteri forti che egemonizzano l’Europa, deviandola ormai irreversibilmente dai principi che animarono coloro che la pensarono – dopo la guerra – altra da quella che è. Un modello divisivo, competitivo, di sopraffazione, di valutazione discrezionale e punitiva, con regole mutate in corso d’opera per ragioni demagogiche e manipolatorie.

Siamo effettivamente ad un bivio: o gli insegnanti – come minacciano di fare – chinano definitivamente il capo davanti all’arbitrio e alla distruzione di un modello di civiltà basata sul sapere disinteressato e libero, sulla collegialità, sulla valutazione formativa, sulla equiordinazione tra gli organi che vigilano sulla democrazia scolastica; oppure – ed è questa naturalmente la mia speranza – comprendono che una sterzata di orgoglio, dignità e passione è ancora possibile. Le due opzioni riproducono esattamente il clima che oggi si respira nella scuola, reso ancor più drammatico da una pervicace volontà divisiva che molti dirigenti scolastici stanno mettendo in atto: isolare i “contrastivi” (sic!) per dimostrare come essi nuocciano di fatto al quieto vivere della maggioranza silenziosa e/o acquiescente. Le ripercussioni più fatali saranno, ancora una volta sugli studenti, che rischiano di trovarsi in un ambiente che con la paideia non ha davvero quasi più nulla a che fare. Con le conseguenze che tutto ciò avrà sul futuro del nostro Paese, soprattutto in termini politici e culturali.

Lei si è adoperata, oltre ogni limite, per la raccolta delle firme del referendum per l’abolizione di alcune parti della legge 107/2015. Qualcuno sostiene che è stato un flop e che la Buona Scuola rimarrà in vigore per i prossimi 20 anni. Cosa risponde al riguardo?

Il numero delle firme che abbiamo raccolto non è sufficiente a garantirci che la Cassazione dia il via libera alla consultazione, ma questo non significa che abbiamo perso, e non solo perché, come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Il fronte referendario ha mantenuto in larga misura lo spirito di movimento unitario che aveva caratterizzato la primavera del 2015 ed è stato occasione di mobilitazione politico-culturale quotidiana. Fare i banchetti, poi, ci ha messo in contatto con molti cittadini che comprendono l’importanza di una scuola pubblica e democratica e ci ha permesso di far capire ad altri la gravità dell’impronta autoritaria della Buona Scuola. La sorpresa più negativa è venuta proprio dagli insegnanti: i principali portatori di interesse di tutta la partita non hanno risposto all’appello se non in percentuale scarsa, in rapporto al loro numero – 700.000 almeno – e al numero di firme raccolto. I banchetti nelle strade hanno visto un’attenzione assai più significativa da parte della cosiddetta società civile di quella dimostrata da coloro che dovrebbero quotidianamente far fronte allo smantellamento, a colpi di 107, della scuola della Costituzione. Sulle cause di questa reazione occorre interrogarsi seriamente. Ma, intanto, abbiamo un’altra occasione. È evidente che il nuovo fronte aperto con la mobilitazione contro la de-forma costituzionale rappresenta una prospettiva interessante, anche per il rilancio di una convinta resistenza alla legge 107 e alle sue disfunzioni. La 107 rappresenta una delle “riforme” e degli attacchi al dettato costituzionale che un parlamento delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale contro il Porcellum ha imposto al nostro Paese. La scuola democratica ha l’obbligo etico e politico di partecipare alla campagna referendaria e lo farà con un proprio progetto, con propri materiali, con proprie iniziative, curvando il NO alla riforma costituzionale sui temi della scuola. Naturalmente coordinandosi con il comitato per il NO.

Qual è la norma che ritiene più incostituzionale della legge 107/2015?

Sul piano formale e giuridico altri sono più adatti di me a una disamina di questo tipo. Sul piano politico-culturale e professionale posso dire che tutta la logica della legge va contro i principi costituzionali fondamentali, perché –  come ho già accennato – è portatrice di un’idea di scuola neoliberista, che valorizza la compiacenza sociale e il conformismo ideale, si subordina alle esigenze del mercato del lavoro assumendo il punto di vista del profitto. Certamente però il principio della libertà dell’insegnamento (normato dal primo comma dell’art. 33, contro il quale, ad esempio, comitato di valutazione e chiamata diretta da parte del dirigente confliggono gravemente) è messo seriamente in discussione dalla legge 107. A differenza di quanto la vulgata voglia farci intendere, esso non è un residuale privilegio di maestri e professori, ma un principio inserito dai Costituenti dopo la fine politica e la condanna morale del regime fascista a tutela dell’interesse generale, per garantire i giovani cittadini della Repubblica (e pertanto tutti i cittadini) contro ogni forma di pensiero unico e di indirizzo culturale autoritario, con il conseguente obbligo per ciascuna scuola di essere un’istituzione democratica, laica, pluralista, inclusiva. Tale principio rappresenta la garanzia della libertà dell’istruzione pubblica, perché ogni cittadino, senza distinzione di genere o di preferenze sessuali, di religione e così via (art. 3 della Costituzione), deve poter entrare senza disagio in ogni scuola della Repubblica, che esiste ed opera in nome e con le risorse di quest’ultima. Questo principio altissimo, su cui è stato fondato il profilo della scuola statale italiana, è stato violato dal governo in misura così pesante che moltissime ed autorevoli voci si sono levate a sottolineare la possibile incostituzionalità della sedicente Buona scuola.

Pensa che se dovesse vincere il NO al referendum per le riforme costituzionali, ci possa essere ancora speranza per una nuova riforma della Scuola nel verso di una maggiore democrazia collegiale?

I Comitati per la LIPSCUOLA hanno aderito alla campagna per il NO alla deforma costituzionale con grande convinzione e attivismo. Noi, inoltre, una proposta di riforma in termini di indirizzo l’abbiamo, la nostra Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la Repubblica, che stiamo terminando di riscrivere e su cui raccoglieremo le firme al più presto, tornando nelle piazze. Se il governo sarà sconfitto, infatti, vi saranno forse le condizioni perché le forze politiche che si candideranno per l’alternativa costruiscano insieme a noi un percorso politico per il ripristino delle condizioni di democrazia nella scuola.

Pare che con le deleghe della legge 107/2015, si completi la riforma della scuola con quella degli organi collegiali e del Testo Unico…Quali sorprese pensa si potrebbero materializzare all’orizzonte?

Immagino un allarmante completamento dell’opera. L’uso improprio e irresponsabile che da anni le componenti della scuola – docenti, Ata, studenti, genitori – hanno fatto della democrazia scolastica, mortificando spesso gli organi collegiali trasformati da strumenti di partecipazione consapevole e pluralismo in luoghi in cui esperire con disattenzione e noncuranza pratiche “liturgiche” e svuotate del loro senso più alto rende più facile per i cantori del Pensiero Unico e della scuola-azienda entrare a gamba tesa sul depotenziamento definitivo degli stessi, già ampiamente tentato e portato avanti dalla 107: si pensi ai super poteri del ds e alla sua funzione molto più incisiva nel collegio dei docenti. Ricordo anche che la prima stesura della legge relativamente al bonus premiale prevedeva un pronunciamento esclusivo da parte del Dirigente scolastico e che la “foglia di fico” del comitato di valutazione con la rappresentanza delle componenti scolastiche (che in realtà indicano solo sulla base di criteri prestabiliti dal dispositivo giuridico quali adottare, lasciando comunque al ds praticamente immutata la discrezionalità di decidere a suo piacimento chi premiare e chi no) è stato un demagogico passo indietro concretizzato nella stesura finale nel tentativo di evitare il dissenso che comunque si manifestò nella primavera del 2015. È chiaro che quella prima scelta costituì un lapsus indicativo, sulla falsariga del quale i nostri “riformatori” continueranno il loro percorso di devastazione della Scuola della Repubblica. Immagino inoltre una possibile entrata a gamba tesa su questioni di carattere contrattuale, a cominciare dall’orario di lavoro. Del resto, come dimenticare che il progetto  dell’allora sottosegretario Reggi, di 2 mesi precedente alla pubblicazione dell’orrido PDF “La Buona Scuola” sul quale si simulò un “ascolto” mai realmente avvenuto e tantomeno rendicontato, rispolverava la proposta indecente del ministro Profumo, aumento delle ore di lezione a parità di salario? Del resto, parliamoci chiaramente: la coperta è corta, la pazienza dell’Europa è alle corde, le promesse sono state moltissime; da qualche parte si dovrà procedere al taglieggio di lavoro e dignità. Inoltre io ritengo che faccia veramente parte della mentalità dei dirigenti politici di maggioranza del nostro Paese – e, ahimé, anche di alcuni nostri colleghi – il fatto che la scuola sia un’azienda, in barba alla sua specificità (cultura, educazione, cittadinanza critica destinata ai cittadini del futuro) e al sapere emancipante, viatico di uguaglianza sostanziale. E un’azienda che si rispetti deve pur sempre rispondere a criteri di efficienza e profitto economico. Sta a noi desiderare talmente tanto che i nostri studenti diventino cittadini e non sudditi, come li vorrebbero, e – al tempo stesso – rivendicare la nostra dignità professionale e l’alta funzione della scuola pubblica, organo dello Stato, da non gettare la spugna e continuare a impegnarci perché i principi costituzionali – sulla scuola, sul lavoro, sull’uguaglianza e la solidarietà – possano (nonostante il pauroso arretramento degli ultimi 20 anni) tornare ad essere praticati e praticabili realmente. Votare NO al referendum dal mio punto di vista potrebbe voler dire anche sostenere questa possibilità e alimentare la speranza di un futuro anche la legge 107 (come abbiamo civilmente chiesto in tutti i modi, completamente inascoltati) possa essere ridiscussa.

Toccafondi: pronti a erogare contributi alle scuole paritarie

da La Tecnica della Scuola

Toccafondi: pronti a erogare contributi alle scuole paritarie

Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur, a margine dell’inaugurazione della scuola paritaria La Traccia di Missaglia (Lc), in merito alla sentenza del Consiglio di Stato sui fondi per gli istituti paritari, ha detto:  “Bene il risultato,  il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta di sospensiva che bloccava il decreto del riparto dei fondi per le scuole paritarie. Adesso procediamo velocemente con l’erogazione dei contributi, a rischio sono migliaia di stipendi e il regolare svolgimento delle attività delle scuole paritarie”.

“Questo clamoroso ritardo, che non è dipeso dal Miur – ha aggiunto -, è la conferma che circa 1 milione di famiglie, 13mila scuole e quasi 100mila dipendenti ovvero il settore della parità scolastica, non possono vivere nell’incertezza. Questo governo ha fatto molto per stabilizzare e aumentare le risorse, aiutare le famiglie attraverso sgravi fiscali, combattere i cosiddetti ‘diplomifici’ e dare più attenzione agli studenti con disabilità con uno stanziamento economico di 12 milioni di euro. Ma tutto questo non basta. Questo sistema ha bisogno di stabilità e certezze, ha bisogno di ragionevolezza e buonsenso non certo di battaglie ideologiche”.

Faraone in Sicilia: la scuola volano di crescita

da La Tecnica della Scuola

Faraone in Sicilia: la scuola volano di crescita

Agli “Stati generali dell’Istruzione – Strategia Nazionale Aree Interne – Madonie Aree Prototipale”, che si sono tenuti a Petralia Sottana, in provincia di Palermo, è intervenuto il sottosegretario all’istruzione, Davide Faraone. Di Palermo, il sottosegretario spiega che bisogna valorizzare le aree interne del Paese partendo dal sistema scuola per far crescere i territori, creando opportunità occupazionali legate alle specificità locali. Una idea di sviluppo che parte dall’istruzione e che si rivolge alle aree interne del Paese viste come risorsa.

“La Buina scuola ha dato un contributo fondamentale per intervenire in situazioni di criticità del nostro sistema d’istruzione – ha detto il Sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone – e per trasformarle in occasioni di riscatto e crescita del Paese. Le aree interne, che coprono circa il 30, 6% del territorio nazionale, sono sempre più spopolate e vedono le nuove generazioni emigrare in centri con più servizi. Grazie alla legge 107 possiamo dare autonomia agli istituti per far sì che creino i loro progetti formativi in linea con l’identità dei territori. Questo vuol dire non disperdere un patrimonio culturale ma innovarlo. Vuol dire diversificare l’offerta e costruire occupazione evitando la desertificazione. Vuol dire fare rinascere l’economia di una zona a partire dalle sue migliori risorse, professionali e naturali. È una sfida che dobbiamo raccogliere”.

“Finora – ha spiegato Faraone – abbiamo avuto un unico modello educativo che veniva applicato più o meno in maniera uniforme in tutto il Paese, dal capoluogo di provincia alla cittadina di montagna. Con la legge 107, invece, le scuole possono finalmente progettare il proprio Piano dell’offerta formativa in coerenza con le esigenze e le peculiarità dei territori e organizzarsi in rete, lavorando sinergicamente ed evitando un’inutile e dannosa frammentazione. Senza contare i vantaggi dell’introduzione in queste aree dell’alternanza scuola-lavoro, grazie alla quale i giovani potranno sperimentare in maniera innovativa l’enorme patrimonio paesaggistico, culturale, ambientale della zona in cui vivono, declinandolo in termini di occupazione nuova e creativa. Dobbiamo far crescere in queste aree la cultura dell’innovazione: ampliare l’offerta formativa terziaria, per combattere la dispersione e intercettare le richieste dei giovani e del territorio, promuovere la creazione di fablab e startup. Spingere affinché si faccia ricerca in maniera mirata che possa avere nel tempo ricadute sul territorio”.

“Solo così potremo ridare vita a queste aree, far crescere il concetto di cittadinanza attiva e addirittura farne punti strategici per la ripresa del Paese. Questo governo – ha aggiunto – ha destinato alla Strategia nazionale aree interne 680 milioni di euro tra risorse nazionali e regionali ma la scuola è un primo tassello fondamentale di quest’azione riformatrice. E anche in questo caso ci sono gli strumenti, ci sono le risorse, ci sono i margini di autonomia per poter intervenire su un patrimonio culturale che deve essere meglio valorizzato e sfruttato in positivo. Sono sicuro – ha concluso – che avremo il coraggio e la determinazione per vincere anche questa partita”.

Nota 26 settembre 2016, Prot. 7056

Ai Direttori Generali e ai Dirigenti responsabili degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti delle Istituzioni scolastiche
LORO SEDI
Alle Associazioni del FONAGS
LORO SEDI
Ai Presidenti delle Consulte provinciali degli Studenti
LORO SEDI
Ai Componenti dell’Osservatorio per l’Intercultura
LORO SEDI
e p.c. Al Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione
Autorità Responsabile FAMI – Ministero dell’Interno
Piazza Viminale, 1
ROMA
Al Sindaco di Lampedusa e Linosa
LAMPEDUSA
Al Dirigente Scolastico dell’Istituto Omnicomprensivo “L. Pirandello” di LAMPEDUSA e LINOSA
Al Comitato 3 Ottobre
ROMA

Nota 26 settembre 2016, Prot. 7056

Oggetto: 3 Ottobre 2016. Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. Legge n. 45 del 21 marzo 2016.

Nota 26 settembre 2016, AOODGOSV 10730

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

 

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
Loro sedi

Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana della provincia di Bolzano
Bolzano

Al Dirigente del Dipartimento Istruzione della provincia di Trento
Trento

Al Direttore dell’IPRASE TRENTINO
Rovereto

All’Intendente Scolastico per la scuola italiana in lingua tedesca
Bolzano

All’Intendente Scolastico per la scuola italiana in lingua ladina
Bolzano

Al sovrintendente agli Studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Aosta

Ai Dirigenti Scolastici dei Licei Scientifici Statali e Paritari
Loro sedi

E p.c.

Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
SEDE

Alla Prof.ssa Serena Bonito Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
DGSP Uff. V
SEDE

Al Dirigente Tecnico Coordinatore della segreteria tecnica degli esami di stato
Francesco Branca
SEDE

 

Oggetto: DM 10/2015 (Regolamento recante norme per lo svolgimento della seconda prova scritta degli Esami di Stato della scuola secondaria di secondo grado). Misure di accompagnamento. Conferenze di servizio. Fisica per i Licei Scientifici

 

Questa Direzione Generale, nell’ambito del Progetto Nazionale LSOSAlab per i Licei Scientifici e nell’ambito delle misure di accompagnamento allo svolgimento della seconda prova scritta negli esami di stato, come da DM 10/2015, promuove a livello Nazionale, in stretta collaborazione con gli Uffici Scolastici Regionali, una serie di conferenze di servizio regionali, sul tema in oggetto, destinate a docenti di Matematica e Fisica dei Licei Scientifici.

L’obiettivo di tali conferenze di servizio regionali, strutturate in modalità seminariale, è quello di mettere a disposizione delle scuole alcuni strumenti di lavoro finalizzati all’individuazione di strategie risolutive della seconda prova scritta di Fisica e alla sua valutazione. Infatti, come noto, il DM 10/2015 prevede la disciplina Fisica tra le materie che annualmente il Ministero può assegnare per la seconda prova scritta degli Esami di Stato.

L’attività si integra con altre azioni attuate all’interno del progetto LSOSAlab, in particolare con il corso di formazione di Fisica Moderna (nota prot. 3356 del 23/03/2016) le cui iscrizioni continuano ad essere aperte.

Un primo esempio di prova, elaborata ad uso dei docenti, sarà pubblicato sul sito del MIUR (sezione esami di stato), dalla Struttura Tecnica degli Esami di Stato. L’esempio elaborato secondo il “Quadro di Riferimento” pubblicato con nota prot. n.13577 del 15 dicembre 2015, potrà essere utilizzato per la preparazione ai seminari. La metodologia adottata nei seminari sarà quella della peer education e della discussione di gruppo.

 

Il programma dei seminari residenziali della durata di sette ore (intera giornata con pausa pranzo), elaborato sulla base di un format comune, è di seguito riportato:

 

Argomento Tempi Relatori (uno nell’elenco)

 

Il Quadro di Riferimento per la seconda prova di Fisica.

La valutazione della Competenza in Fisica al termine del percorso liceale secondo le Indicazioni Nazionali

10.30/ 12.00 Dirigente Scolastico Anna Brancaccio

Dirigente Tecnico Massimo Esposito

Direttore Dipartimento di Scienze Roma Tre Settimio Mobilio

Pausa Pranzo 12.00- 13-30  
 

Analisi di un esempio di seconda prova.

 

Svolgimento e valutazione. Uso di opportune griglie di valutazione.

 

Discussione sulle strategie risolutive e sugli approcci didattici in classe.

 

 

1 ora- 13.30/14.30

 

 

3 ore- 14.30/17.30

 

 

30 m. – 17.30/18.00

Tutor: (uno nell’elenco)

Ilarione Cormio IIS G. Ferraris – Molfetta (BA)

Paola De Paolis IIS G: Marconi – Civitavecchia (RM)

Alberto Meroni L. Sc. G. Galilei Trento

Maria Concetta Petitto IIS A. Volta Caltanissetta

Giuseppe Piatti L. Sc. Maria Curie Pinerolo (TO)

Novella Sestini IIS A. Badoni Lecco(LC)

Giuseppina Tarantino IIS 8 Marzo Settimo Torinese (TO)

Docente:

Carlo Meneghini Dipartimento di Scienze Roma Tre

 

 

Si informano le SS. LL che le conferenze di servizio sui temi in questione si svolgeranno dal 1 ottobre 2016 al 30 gennaio 2017, secondo il calendario e la ripartizione per regione ed istituzioni scolastiche indicati nella tabella seguente:

 

CALENDARIO CONFERENZE DI SERVIZIO

 

 

Regione

 

Sede

 

Date e orari

 

Trentino e Trentino Alto Adige

 

L. Sc. G. Galilei-Trento

 

Martedì 25 ottobre 2016

10.30 – 18.00

Sardegna ITI “Giua” – Cagliari Martedì 25 ottobre 2016

10.30 – 18.00

 

Campania

 

 

Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II Napoli

 

Lunedì 7 novembre 2016

10.30 – 18.00

 

Friuli Venezia Giulia

 

 

L. Sc. G. Galilei- Trieste

 

 

Lunedì 7 novembre 2016

10.30 – 18.00

 

 

Veneto

 

L. Sc. E. Fermi – Padova

 

 

Martedì 8 novembre 2016

10.30 – 18.00

Piemonte L. Classico M. D’Azeglio – Torino Mercoledì 9 novembre 2016

10.30-18.30

Puglia IIS G. Ferraris – Molfetta (BA)

 

IIS Majorana – Brindisi

Mercoledì 9 novembre 2016

10.30 – 18.00

Mercoledì 14 Dicembre 2016

10.30 – 18.00

Lombardia IIS A. Badoni – Lecco

 

IIS Severi Correnti – Milano

Giovedì 10 novembre 2016

Ore 10.30-18.30

Venerdì 11 novembre 2016

Ore 10.30-18.30

Lazio ITIS G. G. Galilei – Roma Lunedì 14 novembre 2016

10.30 – 18.00

Emilia Romagna L. Sc. Copernico – Bologna Giovedì 17 novembre 2016

10.30 – 18.00

Toscana L. Sc. Leonardo da Vinci – Firenze Venerdì 18 novembre 2016

10.30 – 18.00

Molise IIS Alfano – Termoli (CB) Martedì 22 novembre 2016

10.30 – 18.00

Abbruzzo IIS A. Volta – Pescara Mercoledì 23 novembre 2016

Ore 10.30-18.30

Umbria L. Sc. G. Bruno – Perugia Venerdì 25 novembre 2016

10.30 – 18.00

Marche IIS Leonardo da Vinci – Civitanova Marche Lunedì 28 novembre 2016

10.30 – 18.00

Basilicata L. Sc. Dante Alighieri – Matera Mercoledì 11 gennaio 2017

10.30 – 18.00

Valle D’Aosta L. Sc. Bernard – Aosta Venerdì 16 dicembre

Ore 10.30-18.30

Liguria L. Sc. E. Fermi – Genova Venerdì 28 novembre 2016

10.30 – 18.00

Calabria L. Sc. Leonardo da Vinci

Reggio Calabria

Lunedì 19 Dicembre 2016

10.30 – 18.00

Sicilia L. Sc. G. Galilei – Catania

 

IIS A. Volta – Caltanissetta

 

Mercoledì 21 Dicembre 2016

10.30 – 18.00

Lunedì 23 Gennaio 2017

10.30 – 18.00

Nota: le date potrebbero subire variazioni che verranno tempestivamente comunicate.

 

Si invitano gli Uffici Regionali, le Intendenze e le Sovrintendenze in indirizzo, a dare massima diffusione dell’iniziativa e a provvedere, in concerto con le scuole ospitanti, all’iscrizione e registrazione dei partecipanti con le modalità che si ritengono più idonee.

L’attività è ritenuta formazione in servizio e al termine del seminario sarà rilasciata attestazione di partecipazione. Attesa la rilevanza dell’iniziativa, si confida in una diffusa e fattiva partecipazione.

 

Il Direttore Generale
F.to Carmela Palumbo

Nota 26 settembre 2016, Prot. n. 7033

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione
Ufficio II
Welfare dello Studente, partecipazione scolastica, dispersione e orientamento”

 

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado

LORO SEDI

Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana

BOLZANO

Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la provincia

TRENTO

Al Sovrintendente scolastico  per la regione Valle d’Aosta

AOSTA

ai Docenti referenti  delle Consulte Provinciali degli Studenti

LORO SEDI

ai Presidenti  delle Consulte Provinciali degli Studenti

LORO SEDI

 

e, p.c.  ai Direttori generali degli Uffici scolastici regionali

LORO SEDI

 

Nota 26 settembre 2016, Prot. n. 7033

Oggetto: Giornata mondiale del Teatro 2017 – Bando di scrittura  teatrale denominato “Scrivere il Teatro”.

Bando per i curricoli digitali


Scuola, Giannini: “4,3 milioni per 25 percorsi didattici innovativi”

Diritti in Internet, educazione ai media e ai social media, economia, arte e cultura digitale, big data, robotica educativa. Sono alcuni tra i temi su cui verranno realizzati 25 percorsi didattici innovativi grazie all’Avviso pubblico da 4,3 milioni di euro diffuso oggi dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Una volta sviluppati, i percorsi verranno messi a disposizione di tutte le scuole italiane. Il bando rientra fra le azioni di attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale.
“L’Avviso che pubblichiamo oggi ha un contenuto altamente innovativo. Da un lato, spinge il mondo della scuola a riflettere su come educare i nostri ragazzi ad affrontare le nuove sfide della cittadinanza digitale, su come aiutarli a sviluppare nuove competenze. E rende la scuola protagonista e capofila nella scrittura di questi percorsi. Dall’altro, invita anche realtà esterne – università, imprese, enti di ricerca, associazioni – a fare rete con gli istituti scolastici e a condividere la partecipazione a questo processo mettendo a disposizione la propria esperienza e i propri strumenti. Si tratta di un’altra occasione per avvicinarci al modello di scuola aperta e far crescere comunità educative creative, capaci di costruire il domani”, commenta il Ministro Stefania Giannini.
L’Avviso, diffuso oggi, prevede la produzione di 25 curricoli capaci di favorire lo sviluppo di competenze digitali e di accompagnare le attività di apprendimento degli studenti in maniera stimolante e attrattiva. Dovrà trattarsi di percorsi innovativi per modalità di fruizione, organizzazione dei contenuti, modalità di accompagnamento e valorizzazione dei risultati, capacità di stimolare il protagonismo degli studenti.
Le scuole dovranno lavorare sulle seguenti aree tematiche:

  • diritti in Internet;
  • educazione ai media (e ai social);
  • educazione all’informazione;
  • STEM (sviluppo delle competenze digitali, ad esempio, per la robotica educativa, making e stampa 3D, Internet delle cose);
  • big e open data;
  • coding;
  • arte e cultura digitale;
  • educazione alla lettura e alla scrittura in ambienti digitali;
  • economia digitale;
  • imprenditorialità digitale.

Per partecipare, le scuole dovranno costituirsi in rete e formare partenariati innovativi con il mondo esterno. I contenuti e i materiali dei curricoli proposti dovranno essere rilasciati in formato aperto (Open Educational Resources) in modo da renderne possibile il pieno utilizzo e il potenziale riuso, senza costi aggiuntivi di fruizione e riutilizzazione. L’obiettivo è anche costituire una base di materiali per la didattica prodotti dalle scuole e riutilizzati da tutto il sistema scolastico.

Il contributo massimo attribuibile dal Ministero per la realizzazione di ciascun curricolo digitale è pari ad euro 170.000. C’è tempo fino alle ore 13.00 del giorno 10 novembre 2016 per partecipare, il bando prevede due fasi.

Il Ministero metterà a disposizione delle scuole sessioni di live streaming, Faq e Kit di supporto sul sito http://www.istruzione.it/scuola_digitale per sostenere la loro partecipazione al bando.

Il link al bando:
http://www.istruzione.it/scuola_digitale/curricoli_digitali.shtml