Sindrome di Down: tu come mi vedi?

Superando.it del 03-10-2016

Sindrome di Down: tu come mi vedi?

«Il primo problema della mancata inclusione delle persone con sindrome di Down sta nel muro innalzato dai presunti “normodotati”, a partire dagli stereotipi che banalizzano fenomeni fisici e intellettivi»: lo dichiara Sergio Silvestre, presidente del CoorDown, il Coordinamento delle Associazioni di Persone con Sindrome di Down, che promuove ogni anno, la seconda domenica di ottobre, la Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down. Questa volta l’evento sarà il 9 ottobre, dedicato al tema “Tu come mi vedi?”, e centrerà l’attenzione anche su tante belle storie di autonomia realizzata.

La piena inclusione delle persone con sindrome di Down passa anche dallo sguardo degli altri, dai pregiudizi della società e dalle possibilità che vengono loro offerte: su questi temi si incentrerà la prossima Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down, promossa dal CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) e in programma per domenica 9 ottobre.
Tale evento, lo ricordiamo, si celebra in tutta Italia ogni seconda domenica di ottobre, da oltre dodici anni, con l’obiettivo di promuovere una cultura della diversità, abbattere i pregiudizi, difendere i diritti delle persone con sindrome di Down e favorirne l’autonomia e la piena inclusione nel contesto sociale nel quale vivono.
Con la campagna di quest’anno – il cui slogan è appunto Tu come mi vedi? – tutti potranno sostenere una migliore qualità della vita delle persone con sindrome di Down e contribuire a un futuro che riservi loro le possibilità di chiunque altro, a scuola, nel lavoro e nello sport.
Il 9 ottobre, dunque, sarà possibile recarsi in una delle oltre duecento piazze in tutta Italia, in prossimità di chiese e centri commerciali, dove i volontari e le famiglie delle Associazioni aderenti al CoorDown offriranno un messaggio di cioccolato, realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale, in cambio di un contributo. In alcune città, per altro, la campagna di raccolta fondi inizierà già da sabato 8 e proseguirà anche nei giorni successivi.
I fondi raccolti saranno utilizzati per finanziare i progetti di autonomia organizzati sul territorio e dedicati a giovani e adulti con sindrome di Down.

«Il primo problema della mancata inclusione delle persone con sindrome di Down – spiega Sergio Silvestre, presidente di CoorDown – sta nel muro innalzato dai presunti “normodotati”, a partire dagli stereotipi che banalizzano fenomeni fisici e intellettivi. I ragazzi e gli adulti con disabilità intellettiva hanno bisogno di persone intorno a loro agili e attive nell’accogliere e sviluppare il loro mondo interiore, coscienti che spesso le apparenze sono fuorvianti. Guardando all’esperienza di ciascuno, non possiamo non riconoscere che nessuno di noi è totalmente indipendente e autosufficiente e che tutti hanno limiti e capacità espressive e operative differenti. È proprio per questo motivo che i luoghi comuni in cui vengono spesso imprigionate le persone con disabilità rappresentano un grande limite alla realizzazione del loro progetto di vita attiva».
Ecco dunque che la Giornata Nazionale 2016 è dedicata proprio a tutti quei ragazzi e a quegli adulti con sindrome di Down che – grazie al fondamentale supporto delle famiglie e della comunità nella quale vivono – riescono a realizzare, ciascuno secondo le proprie possibilità, una personale dimensione di autonomia e a condurre così una vita piena e ricca di significato.
È il caso ad esempio del giovanissimo Francesco, persona con una forma a mosaico di sindrome di Down, diplomatosi nell’estate scorsa con 82/100 all’Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e Ristorazione di Vittorio Veneto (Treviso) e che ha da poco superato l’esame per il conseguimento della patente B; oppure di Alice, Gabriele, Simone e di tutti gli altri ragazzi che lavorano ormai stabilmente nel Bar “21 grammi” di Brescia; e ancora, di Francesco, Gragor, Martina, Andrea e Laura, assunti a tempo indeterminato al Milleluci Café di Firenze; di Sara che lavora nello store Apple di Piazza della Repubblica a Firenze (su una popolazione in Italia di circa 25.000 adulti con sindrome di Down, si stima che solo il 12-13% eserciti un’attività lavorativa); e infine, l’esempio di Spartaco e Elena, una coppia che ha concretizzato il sogno di vivere insieme grazie al progetto di autonomia abitativa Casa al Sole, curato a Pordenone dalla Fondazione Down FVG. (F.D.C.V.)

È disponibile un approfondimento riguardante alcune storie di autonomia prese ad esempio dal CoorDown per la Giornata Nazionale 2016. L’hashtag ufficiale della stessa è #GNPD2016. Per essere sempre aggiornati sul calendario delle varie iniziative, basta accedere al sito del CoorDown, dove in questi giorni verranno via via segnalati tutti gli appuntamenti in programma, tra convegni, mostre e spettacoli teatrali e naturalmente tutte le piazze d’Italia coinvolte.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@coordown.it (Federico De Cesare Viola).

Il CoorDown:
Il Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down nasce nel 2003, in occasione della prima Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down, e rappresenta oggi l’organismo ufficiale di confronto con tutte le Istituzioni, per quanto riguarda le problematiche e i diritti delle persone con la sindrome di Down. Esso ha lo scopo di attivare azioni di comunicazione sociale, per far conoscere le potenzialità e tutelare i diritti delle persone con sindrome di Down, favorirne l’integrazione nella scuola, nel lavoro e nello sport, condividere esperienze tra le singole Associazioni, individuare e mettere in atto strategie comuni rispetto a problemi politici condivisi.
Le Associazioni aderenti al Coordinamento sono attualmente settantadue e ognuna mantiene la sua autonomia in relazione alle proprie attività e alla propria azione politica, avendo cura di non creare conflitto tra la propria azione e quella condivisa con il Coordinamento.
L’azienda Deichmann Calzature rinnova ormai da sette anni il suo sostegno concreto al CoorDown, anche attraverso un progetto di integrazione nel mondo del lavoro, grazie al quale ragazzi e ragazze con sindrome di Down possono avere la preziosa opportunità di svolgere tirocini lavorativi o essere collocati in maniera stabile presso l’azienda. Così avviene, ad esempio, nelle filiali di Mestre e Cinisello Balsamo (Milano).
Da ultimo, ma non certo ultimo, va ricordato che il CoorDown crede da sempre e investe nella comunicazione di qualità. Negli ultimi anni, in collaborazione con l’agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi, ha realizzato campagne innovative [delle quali si è di volta in volta puntualmente occupato anche «Superando.it», N.d.R.], che hanno ricevuto i più ambìti riconoscimenti.
Gli ultimi cinque progetti, promossi in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, sono stati premiati con un totale di venti Leoni, di cui nove d’Oro, al Festival Internazionale della Creatività di Cannes, il più importante appuntamento sulla pubblicità.
Nel marzo di quest’anno è stata lanciata la campagna internazionale How Do You See Me?, che ha avuto per protagoniste la giovane AnnaRose Rubright e la star di Hollywood Olivia Wilde. (tutte le campagne sono visibili nel sito di CoorDown o in YouTube). (F.D.C.V.)

INSERIMENTO IN GAE: ricorsi al Presidente della Repubblica

INSERIMENTO IN GAE: Anief apre i ricorsi al Presidente della Repubblica

Possono ricorrere i docenti abilitati (diploma magistrale abilitante, TFA, PAS, SFP, Estero, etc.) che abbiano presentato entro lo scorso 8 luglio la domanda di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. Adesioni on line e invio documentazione entro il 10 ottobre.

Importante informare studenti sui pericoli della strada

Pompei Finas: importante informare studenti sui pericoli della strada, ma anche su scelta di mezzi scolastici sicuri.

“Riteniamo importante sensibilizzare gli studenti sui pericoli della strada, per questo abbiamo lanciato la campagna nazionale “In strada usa la testa!” , in tal senso è lodevole l’impegno delle Istituzioni, in particolare della Polizia Stradale che è attiva da diversi anni con il progetto Icaro e con l’Anav per informare dei pericoli che possono essere evitati scegliendo aziende affidabili e con mezzi a norma” Cosi dichiara in una nota il Segretario Nazionale Finas Pompei che prosegue:

“Credo che la campagna “sicurezza 10 e lode” promossa dall’Associazione Nazionale autotrasporto viaggiatori sia un’importante strumento informativo per studenti e famiglie sulla scelta di mezzi di trasporto affidabili per le gite scolastiche, l’informazione è prevenzione.”

Filippo Pompei
Segretario Nazionale Finas

Sezione degli studenti in Museo della fiducia e del dialogo

Migranti, Faraone sigla accordo con Sindaco Lampedusa:
ci sarà sezione degli studenti in Museo della fiducia e del dialogo

Oggi, 3 ottobre, in occasione della prima Giornata della memoria dedicata alle vittime del naufragio di 3 anni fa a largo delle coste di Lampedusa, il sottosegretario Davide Faraone ha chiuso l’accordo che impegna il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca a sottoscrivere con il Comune di Lampedusa e Linosa e con il Comitato 3 ottobre un Protocollo di intesa per l’istituzione di una sezione speciale all’interno del Museo della Fiducia e del Dialogo nato sull’isola.

Il documento è stato firmato nei locali del Comune di Lampedusa e Linosa, alla presenza del Sottosegretario, del Sindaco Giusi Nicolini e di Tareke Brhane, Presidente del Comitato 3 Ottobre. Il Protocollo è la naturale prosecuzione del progetto biennale “L’Europa inizia a Lampedusa” organizzato dal MIUR in collaborazione con il Comitato 3 ottobre, tramite il Ministero dell’Interno. Il progetto ha preso il via in questi giorni e ha portato sull’isola oltre 200 studenti italiani e proveniente dai Paesi dell’Unione Europea per confrontarsi e discutere sui temi dell’integrazione. I tre giorni di dibattiti – dal 30 settembre al 3 ottobre – sono culminati con la celebrazione della “Giornata per la memoria delle vittime dell’immigrazione”.

Il frutto dell’esperienza condotta in questi giorni a Lampedusa costituirà l’avvio di una progettualità che si svilupperà per l’intero anno scolastico, con l’intento di raccogliere e selezionare le opere che saranno prodotte per il Museo della Fiducia e del Dialogo da studenti di tutta Europa. Le finalità del Protocollo si inscrivono fra gli obiettivi del MIUR che mira a innovare il sistema educativo per affermare, a livello europeo, il ruolo centrale assunto dall’istruzione nei processi di crescita e modernizzazione sociale.

Per approfondimenti www.europalampedusa.it

SVENDESI DIRIGENZA PER SOLI MILLE EURO!

SVENDESI DIRIGENZA PER SOLI MILLE EURO!

Sembra che , forse, dopo tre lustri ed oltre, si riesca finalmente a partire.

E’ ovvio che le perplessità non mancano. La prima è nel titolo, e la riprenderemo. Le altre – almeno due – riguardano le modalità del giudizio reputazionale espresso dai docenti e dalla più ampia comunità sociale (la cui incidenza è comunque circoscritta in un modesto 10%) e le reali competenze, unitamente al grado di autonomia professionale, del Nucleo di valutazione (e del suo coordinatore in particolare), deputato al compimento dell’istruttoria e alla proposta al Direttore Generale dell’USR, cui spetta la decisione definitiva.

Nel complesso, però, occorre riconoscere che il sistema di valutazione della dirigenza scolastica, emergente dalle Linee guida appena licenziate dal MIUR per l’attuazione della Direttiva 36/16, è certamente vincolato alle ineludibili prescrizioni legali (da ultimo significate dai commi 93 e 94, articolo unico, Legge 107/15, espressamente definite norme imperative), ma è parimenti ben evidente che è un sistema leggero, essenzialmente un’autovalutazione dai profili domestici, basato su documenti e strumenti di programmazione e pianificazione che le scuole già utilizzano, ovvero su format omogenei predisposti dall’Amministrazione e disponibili su apposite piattaforme; peraltro suscettibili di ulteriori potature, secondo quanto dichiarato dalla ministra Giannini.

Dunque, allo stato degli atti, la dirigenza scolastica avrà un dispositivo agibile, un dispositivo dal volto umano, più o meno modellato su quello con cui da sempre è valutata (e lautamente remunerata) la dirigenza amministrativa e tecnica del medesimo Datore di lavoro; lontano da quei mostruosi apparati documentali che hanno fin qui contrassegnato le iperconcettuose sperimentazioni scientemente costruite, dai convergenti interessi degli attori in campo, per farle fallire: perché senza valutazione non vi è, al di là del nudo nomen iuris, dirigenza, che pertanto resta dimidiata e sottopagata; e una dirigenza non valutata non è legittimata a valutare il dipendente personale né ad attribuire bonus premiali.

Siamo perciò convinti che i colleghi non resteranno ammaliati dalle ipocrite sirene pseudogarantiste delle corporazioni sindacali replicanti lo stucchevole retoricume e le farneticazioni che fanno strame delle norme di legge e postulano una categoria composta da idioti pronti ad allinearsi a slogan e a parole d’ordine.

Il punto è un altro: che l’esito della valutazione consiste in poco più di 1.000 (MILLE!) euro annui lordi; e solo se attinge il primo dei quattro livelli, di pieno raggiungimento dei risultati.

DIRIGENTISCUOLA non si attesterà di sicuro su posizioni di retroguardia né si arroccherà sulla difensiva. Perché pretende una valutazione seria, previo stanziamento di apposite risorse finanziarie che realizzino retribuzioni di risultato pari almeno al trenta per cento della retribuzione complessiva, misura legale minima ora prefigurata nell’imminente decreto di attuazione dell’articolo 11 (quello delle dirigenze vere) della legge 124/15, cosiddetta Riforma Madia: beninteso, dopo che – sempre con risorse finanziarie aggiuntive – sia assicurata la perequazione con le restanti dirigenze pubbliche non pezzenti, cioè tutte!, riguardo le voci fisse – pensionabili e buonuscibili – della retribuzione.

Su questo obiettivo indilazionabile sfidiamo le tradizionali sigle sindacali rappresentative e consociative: hic Rhodus hic salta!

Perché il resto è ammuina.

Come da quindici anni.

Mattarella ai partiti: «Agite sulla scuola, il suo miglioramento porta lavoro»

da Il Sole 24 Ore

Mattarella ai partiti: «Agite sulla scuola, il suo miglioramento porta lavoro»

di Alessia Tripodi

«Alle forze politiche che quotidianamente si fronteggiano, in Parlamento o nella società vorrei chiedere non certo di rinunciare ai propri punti di vista sulla scuola, ma di impegnare positivamente l’attenzione più alta ai suoi problemi e alla sua specificità» Perchè«non avremo forte crescita dell’occupazione, senza un sistema formativo sempre più efficiente e non avremo una società migliore senza una scuola che migliori costantemente». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inaugurando venerdì scorso a Sondrio l’anno scolastico insieme con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, nel corso della manifestazione “Tutti a scuola”. Il capo dello Stato ha anche parlato della situazione delle zone terremotate del centro Italia, auspicando che il piano per la sicurezza degli edifici scolastici «proceda con celerità».

«Furto pc nelle Marche è offesa a Italia»
Il furto dei computer dalla scuola di uno dei paesi delle Marche colpiti dal terremoto «risulta particolarmente grave, intollerabile e da perseguire con la più grande severità – ha detto Mattarella commentando il fatto di cronaca avvenuto qualche giorno fa ad Acquasanta (Ascoli Piceno) – un’offesa a quell’ampio moto di solidarietà che si è sviluppato in tutta Italia». Il presidente ha rivolto un «pensiero davvero speciale» agli studenti delle zone terremotate, sottolineando che «tornare a scuola, pur tra tante difficoltà e disagi, è un segno concreto di speranza e di rinascita» e «voi siete l’avanguardia della ricostruzione dei vostri paesi». E ha auspicato che lo «spirito di unità nazionale, che si manifesta, comprensibilmente, con maggiore evidenza nei momenti di grande difficoltà, possa divenire un carattere permanente della nostra vita nazionale».

«Scuola garantisca pari condizioni»
Mattarella ha poi sottolineato che «la scuola italiana deve mantenere la sua fondamentale funzione di garantire a tutti pari condizioni di partenza» e che «non devono essere il benessere familiare o l’elevato grado di istruzione dei genitori i fattori più importanti per assicurare ai giovani conoscenza e cultura». Parlando poi della riforma dell’istruzione, il capo dello Stato ha evidenziato che «è giusto, anzi è doveroso, denunciare carenze, limiti, problemi, che riguardano così da vicino la condizione e il futuro dei nostri ragazzi» e «sollecitare attenzione e rivendicare diritti», ma «dobbiamo auspicare che l’analisi realistica delle difficoltà che incontra il sistema scolastico non si trasformi né in rassegnazione né in pregiudiziale pessimismo».

«Bene l’alternanza scuola lavoro»
«L’alternanza scuola-lavoro è un’innovazione che può aiutare i giovani a entrare più consapevolmente nel mercato del lavoro scoprendo sul campo le proprie attitudini» ha affermato il presidente della Repubblica, augurandosi che «la sperimentazione appena avviata» in Italia «porti i frutti sperati con un’effettiva attuazione». Mattarella ha poi sottolineato la necessità di una «maggiore e più diretta collaborazione» tra scuola e università, visto che «sembra quasi, alle volte, che l’università non si collochi più come il naturale proseguimento dell’esperienza delle scuole superiori».

«Portare cultura in Web e social»
Secondo il presidente la scuola deve puntare anche a «portare cultura e valori nel web e nei social, che sono un grande spazio di libertà e comunicazione per i giovani». Ed è necessario che il sistema scolastico «non lasci i giovani soli sul Web», con il rischio di «farli catturare dall’iper-connessione e dalla massificazione».
Patto scuola-società contro il bullismo Secondo Mattarella per combattere alla radice il bullismo – «fenomeno inquietante, in generale e nella sua versione più moderna e micidiale, quella del cyber-bullismo» – serve «un grande patto tra scuola, famiglia, forze dell’ordine, magistratura, mondo dei media e dello spettacolo», un’azione «congiunta, capace non soltanto di reprimere ma, soprattutto, di prevenire». Rivolgendosi ai ragazzi, il presidente li ha invitati a non farsi trascinare: «Resistete e reagite all’arroganza – ha detto – i bulli sono ragazzi infelici e pieni di problemi, fate valere con loro la vostra forza tranquilla della solidarietà e dell’amicizia».

Perché l’Italia non deve avere paura di valutare

da Il Sole 24 Ore

Perché l’Italia non deve avere paura di valutare

di Alessandro Schiesaro

L’estate è stagione di esami e di test, e quest’anno anche di concorsi. Il calendario più fitto del solito ha provocato polemiche e dibattiti particolarmente accesi: prima le tradizionali proteste sulle prove Invalsi, poi i “troppi” (o per alcuni “troppo pochi”) 100 e lode all’esame di in alcune regioni, il concorso “troppo severo” o invece “giusto” che ha decimato gli aspiranti docenti delle scuole, infine i test di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso, Medicina in testa, quest’anno assai generosi nel distribuire idoneità, se non posti.

Tutti questi fenomeni sono accomunati da un tema trasversale, quello dell’affidabilità e prevedibilità della valutazione. Gli esami di maturità sono per certi aspetti il caso più eclatante. Possibile che l’assegnazione di un titolo di studio e di un punteggio che hanno conseguenze importanti per la vita degli studenti sia tanto aleatoria da suscitare ogni anno titoli a molte colonne? Poco importa se in alcune regioni la proporzione di esami perfetti balza all’occhio, o se ci si dovrebbe invece preoccupare dell’eccessiva parsimonia delle commissioni in altre zone del paese. Quel che è certo che nessuno se la sente di giurare sull’affidabilità e comparabilità di quei voti. Sarebbe d’altronde impossibile. Le commissioni sono di fatto interne, i criteri di valutazione delle prove non sono prefissati, il terzo scritto è assemblato scuola per scuola, l’orale è rimesso in tutto e per tutto ai docenti in loco. Nessun esame può eliminare varianze e distorsioni, ma quando si eregge l’aleatorietà a sistema si finisce per svalutare i risultati a priori, specie poi poi i test Invalsi e Pisa dipingono un quadro spesso diverso. Non stupisce che la Scuola Normale e altre istituzioni a numero chiuso, per esempio, non prendano neppure in considerazione il voto di maturità ai fini del concorso d’ingresso, preferendo puntare tutto su prove specifiche.

Per converso i test standardizzati come quelli Invalsi e quelli per l’ammissione a Medicina continuano a godere di cattiva stampa. I primi sono ogni anno criticati quando non boicottati, perché non offrono una valutazione “a tutto tondo” dello studente. I test di Medicina sono stati oggetto di contestazioni furiose il cui obiettivo era di fatto il numero chiuso in sé, ma che si concentravano soprattutto sulla presunta ingiustizia di affidarsi ad una prova di breve durata, peraltro, sia detto, ripetibile. I test standardizzati, e soprattutto anonimi, non sono certo una panacea e sui loro limiti esiste un’ampia letteratura, ma è bene non sottovalutarne i pregi. Nascono non a caso come strumento “asettico” di reazione al predominio del privilegio di censo, sia quando la Gran Bretagna amplia attraverso gli esami l’accesso alla burocrazia statale, sia quando le università del Nord America iniziano a utilizzarli, a partire dagli anni Trenta, per evitare che le borse di studio finiscano esclusivamente ai soliti noti.

Sarebbe quindi utile se alla polemica stagionale, e spesso ideologica, si sostituisse una riflessione di sistema. Il problema nasce già all’università, dove la prassi ancora troppo diffusa dell’esame orale, una performance effimera in cui la comparabilità tra risultati si avvicina a zero, fa sí che risultino inconfrontabili i voti non solo tra sede e sede, ma tra disciplina e disciplina, tra docenti della stessa disciplina nella stessa sede, e addirittura tra diverse sessioni dello stesso docente. Altrettanto importante è la continuità nel tempo del tipo e degli standard di preparazione necessari. Si pensi per esempio ai problemi suscitati appunto dal concorso per la scuola, del tutto diverso dall’edizione 2012, oppure all’improvvisa impennata degli idonei 2016 al test di Medicina, quasi il 94% contro meno della metà l’anno scorso. Una differenza così marcata si spiega solo con una maggiore e imprevista facilità della prova, non più affidata a Cambridge Assessment. L’alternativa a questo quadro confuso non sono sempre e soltanto i test a risposta multipla, che comunque non vanno demonizzati, ma esami standardizzati anonimi, corredati di chiare linee guida per la correzione e la valutazione, e ragionevolmente costanti nel tempo, e di una cultura della valutazione davvero affidabile. Nulla di perfetto, ma neppure nulla di impossibile, e certamente un passo avanti rispetto a un sistema in cui oggi molti fanno fatica a credere.

«Student act», la coperta corta del governo per i talenti e i bisognosi

da Corriere della sera

«Student act», la coperta corta del governo per i talenti e i bisognosi

Il piano da 10 milioni per finanziare gli studi a 500 studenti super bravi delle superiori e i fondi per il diritto allo studio: 217 milioni contro i 290 del bonus cultura ai 18enni

Orsola Riva

Eravamo rimasti ai 500 cervelli da richiamare in Italia annunciati in tv da Matteo Renzi quasi un anno fa: un intervento dal valore simbolico se confrontato alla dimensione del fenomeno della fuga dei cervelli dall’Italia (circa tremila l’anno) e alla penuria di fondi per la ricerca (1,3 del Pil contro il 2,2 della Francia e il 2,6 della Germania). Ora spuntano i 500 «talenti» da scovare nei licei per essere adottati (finanziariamente) dallo Stato italiano fino al compimento degli studi. In mezzo ci sono stati i 500 euro di aggiornamento professionale ai prof e i 500 euro del bonus cultura per i diciottenni.

500 super-bravi

Tutti soldi in più, intendiamoci. Ma sono quelli giusti? Prendiamo l’idea di scovare giovani talentuosi alle superiori: non dei plusdotati, chiariscono dal ministero dell’Istruzione, «semplicemente» dei super-bravi. Come si scovano? Chi li scova? Qual è il criterio di selezione? Sicuramente non può bastare il voto di maturità travolto anche quest’anno dalle polemiche per il record di lodi al Sud in barba ai test Invalsi e Ocse che vedono costantemente avanti di parecchie leghe gli studenti del Nord. Potrebbe esserci una prova nazionale, dicono dal Miur, ma è tutto ancora in via di definizione. Nelle intenzioni il progetto dovrebbe servire non solo a coprire le spese d’iscrizione ma anche eventuali trasferimenti in modo da dare a un ragazzo di Catania che sogni di studiare Scienze Politiche a Trento la possibilità di farlo (con buona pace però dello svuotamento progressivo di talenti dalle regioni meridionali già così svantaggiate). L’esempio che viene fatto è quello della Scuola Normale di Pisa, che grazie a una super-selezione all’ingresso garantisce una qualità molto elevata degli allievi. Anche se 500 giovani su base nazionale sono davvero pochi a fronte di mezzo milione di diplomati l’anno. Dal ministero non si esclude che possano diventare anche di più, ma la coperta è corta, parliamo di una decina di milioni ancora in via di definizione.

Borse di studio e no-tax area

Perché il pacchetto dei cervelli è solo uno dei tre corni del cosiddetto Student Act previsto dalla prossima legge di Bilancio in corso di elaborazione. Le altre due misure consistono nel consolidare i 50 milioni di euro per le borse universitarie già stanziati l’anno scorso: in totale parliamo di 217 milioni a fronte dei 290 milioni previsti per il bonus ai diciottenni (distribuito a pioggia, indipendentemente dal reddito). A questi si aggiungono 96 milioni per creare una no-tax area, cioè una fascia di esenzione totale, per gli studenti meno abbienti (la soglia di reddito dovrebbe aggirarsi attorno ai 13 mila euro). Anche in questo caso si tratta di misure destinate a scontentare gli studenti che si aspettavano molto di più, soprattutto dopo l’incidente dell’anno scorso sulla riforma del sistema di calcolo per l’accesso alle borse di studio che in un primo momento aveva tagliato fuori il 20 per cento degli aventi diritto.

Ritardo cronico

I soldi fin qui stanziati per borse di studio e no-tax area non possono bastare infatti a invertire la situazione drammatica di un Paese che resta in fondo alle classifiche internazionali per numero di giovani laureati (25 per cento contro il 30 per cento dei tedeschi e il 45 dei francesi). Un dato sul quale pesa il combinato disposto di tasse universitarie alte (le nostre rette sono sì più basse dei Paesi anglosassoni ma comunque nella top ten dei Paesi Ocse) e scarsità di borse di studio. Con la solita, odiosa disparità fra regioni, visto che al Sud meno della metà degli idonei, cioè degli aventi diritto, riescono alla fine a ricevere davvero un aiuto.

Novità contrattuali: Esuberi di ambito e soprannumeri di scuola

da La Tecnica della Scuola

Novità contrattuali: Esuberi di ambito e soprannumeri di scuola

Il prossimo contratto sulla mobilità dovrà fare i conti con la dura realtà della perdita della titolarità su scuola per i soprannumerari e della mobilità tra ambiti.

Infatti è utile ricordare che il comma 73 dell’art.1 della legge 107/2015 dispone che il personale docente in esubero o soprannumerario nell’anno scolastico 2016/2017 è assegnato agli ambiti territoriali. Dall’anno scolastico 2016/2017 la mobilità territoriale e professionale del personale docente opera tra gli ambiti territoriali.

Quindi è chiaro che per quanto è previsto dalla legge 107/2015, i docenti soprannumerari saranno assegnati all’ambito territoriale e perderanno “per sempre”, almeno che non ci siano correttivi contrattuali, la titolarità nella scuola per acquisirla nell’ambito territoriale. Tali docenti saranno anche soggetti alla chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici delle scuole associate all’ambito.

Finora i docenti perdenti posto venivano individuati come soprannumerari da graduatorie interne d’Istituto, quindi presentavano domanda di trasferimento in altra scuola o comune, con la possibilità di condizionare la stessa domanda di mobilità, per un arco di un ottennio, al rientro nella scuola di ex titolarità con precedenza contrattuale.

La domanda che si pongono in molti è: “Quali saranno le nuove regole per i docenti soprannumerari, stante la novità della perdita della titolarità su scuola e dell’assegnazione su ambito territoriale?”. Ci sono in campo diverse ipotesi di novità contrattuali sulle tutele dei docenti soprannumerari e anche dei docenti che si dovessero trovare nella condizione di esubero di ambito.

La legge 107/2015 specifica soltanto che il docente soprannumerario o in esubero, dovrà transitare su ambito territoriale e la sua mobilità sarà tra ambiti, lascia alla contrattazione sulla mobilità come si individuano i docenti soprannumerari delle scuole e come si individuano i docenti in esubero dagli ambiti. La novità per l’anno scolastico 2017/2018, o per un prossimo futuro, potrebbe essere l’istituzione di graduatorie di rete dell’ambito per l’individuazione dei docenti soprannumerari.

Come funzionerebbero queste nuove graduatorie di rete per individuare il soprannumerario? Se per esempio in una rete di scuole di un dato ambito X ci sono 20 posti in organico dell’autonomia di una data classe di concorso, e ci sono 22 titolari di quella disciplina, allora gli ultimi 2 della graduatoria di rete finiranno su ambito territoriale per passare di cattedra o di ruolo all’interno dello stesso ambito, nel caso del possesso di altre abilitazioni, altrimenti si tratterebbe di esubero di ambito con trasferimento in un altro ambito della provincia o della regione di titolarità.

Se invece, come è probabile, resteranno le graduatorie interne d’Istituto per l’individuazione dei docenti soprannumerari, a perdere il posto sarà l’ultimo in graduatoria della scuola, in cui c’è stata la contrazione di organico. In tal caso ci sarà la necessità di creare le opportune tutele per quelle scuole che subiranno il dimensionamento scolastico.

Docenti specializzati: insegnanti di classe non possono occuparsi bene dei disabili

da La Tecnica della Scuola

Docenti specializzati: insegnanti di classe non possono occuparsi bene dei disabili

Sono bastate poche battute di Davide Faraone sulla riforma del sostegno per infiammare gli animi.

Faraone auspica infatti che in futuro tutti i docenti, anche quelli curricolari, siano in grado di occuparsi degli alunni disabili grazie ad un piano di formazione mirato e generalizzato.
“E’ probabile – ha detto Faraone in una intervista rilasciata a Republbica – che in questo modo l’espansione incontrollata degli organici di sostegno, oggi a quota 124mila docenti, cesserà, perché ad alcuni alunni verrà assegnato soltanto uno o più assistenti e i docenti curricolari verranno formati anche sul sostegno.”
La protesta degli insegnanti specializzati non si è fatta attendere. In un documento sottoscritto dai Partigiani della scuola pubblica, dall’Associazione Insegnanti di sostegno, dal Comitato nazionale “Per la scuola della Repubblica”, dall’associazione Illumin’Italia e da diversi altri gruppi sottolineano il decreto al quale il Governo sta lavorando “chiude le porte agli studenti disabili, delegando la loro formazione culturale al docente di classe”.
E aggiungono: “Il docente di classe, che dovrà aggiornarsi sulle tematiche della disabilità, spesso alle prese con tante classi numerose, ovviamente non potrà mai seguire adeguatamente il percorso individualizzato dello studente con disabilità”.
“Appare chiaro
– sostengono ancora i firmatari del documento – come questa riforma consideri gli alunni disabili come soggetti aventi diritto esclusivamente a mera assistenza fisica quando invece hanno pieno diritto ad un insegnamento specializzato e consapevole dei loro particolari e personali processi di apprendimento”.
In realtà il problema è molto complesso ed articolato perchè recenti ricerche (una molto importante è stata realizzata da Dario Ianes e Andrea Canevaro) hanno mostrato che in molti casi i docenti di classe tendono a “delegare” all’insegnante di sostegno la responsabilità dell’intervento educativo nei confronti dell’alunno disabile. Un maggior coinvolgimento dei docenti curricolari appare dunque indispensabile anche se i timori che l’operazione si trasformi in una progressiva riduzione degli organici di sostegno sono comprensibili e legittimi.
I gruppi firmatari chiedono comunque ai segretari di Flc-Cgil, Cisl-scuola e Uil-scuola  di “portare il dissenso dei genitori, di tutti gli insegnanti di classe e di sostegno, all’incontro con la ministra Giannini e il sottosegretario Faraone, previsto al MIUR per il 4 ottobre”.

Telecamere nelle scuole: il testo del disegno di legge

da La Tecnica della Scuola

Telecamere nelle scuole: il testo del disegno di legge

Telecamere nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido: se ne parla da tempo, forse adesso l’idea potrebbe diventare legge.
In altro nostro articoloabbiamo già dato la notizia: alla Camera sta prendendo avvio l’esame di un disegno di legge che è il risultato di una lunga mediazione fra diverse proposte presentate in Parlamento negli ultimi 3 anni.
I due punti forti della legge sono l’installazione delle telecamere e i test psicoattitudinali per gli operatori di asili nido e scuole dell’infanzia.
In realtà l’entrata in vigore di queste disposizioni non sarà né semplice né immediata.
Per esempio l’installazione delle telecamere è subordinata alla sottoscrizione di un apposito contratto con le rappresentanze sindacali di istituto (in mancanza di accordo è necessaria l’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro).
C’è poi la norma relativa alle prove psicoattitudinali a cui deve essere sottoposto il personale che opera in asili nido e scuole dell’infanzia. Ma qui nasce un problema di non poco conto: i collaboratori scolastici che operano nelle scuole dell’infanzia non sono una categoria specifica ma fanno parte dell’organico complessivamente assegnato all’istituto comprensivo di riferimento.
C’è poi da aggiungere che quello attualmente in discussione alla Camera è una legge delega che prevede l’adozione di un decreto legislativo entro 12 mesi dalla approvazione della proposta in esame.
Insomma una proposta ben lontana da quanto auspicato da coloro che dicono: “Ben vengano le telecamere, così i genitori possono vedere con i propri occhi come si comportano i loro pargoli in classe”.
Senza parlare degli inevitabili e complessi risvolti di carattere contrattuale che verranno a galla quando si passerà alla fase operativa: per esempio, perchè il test psicoattitudinale deve riguardare solo i docenti dell’infanzia e non anche quelli della primaria? e come ci si dovrà comportare nei confronti del personale precario? anche i precari dovranno aver superato il test? Non ci sembrano questioni di dettaglio ma elementi decisivi che potrebbero mettere in forse l’effettiva applicazione della norma.

Sciopero generale il 21 ottobre, per un doppio NO

da La Tecnica della Scuola

Sciopero generale il 21 ottobre, per un doppio NO

Anche questa volta il sindacalismo di base non è al completo ma le premesse per uno sciopero significativo ci sono:  nelle scuole il disagio per l’avvio della riforma e l’imminente referendum costituzionale stanno creando un mix di malcontento che potrebbe sostenere la protesta.
E così lo sciopero del 21 ottobre, proclamato da Unicobas, USB e USI e al quale hanno già aderito tra gli altri i Partigiani della scuola pubblica, potrebbe essere un banco di prova importante.

Ne parliamo con Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas. Perchè questo sciopero?

Stefano d’Errico
Il 21 ottobre sarà sciopero generale e generalizzato, non solo per tutte le categorie del mondo del lavoro (e del non-lavoro): vogliamo che sia uno sciopero sociale (costruito da una fitta rete di base).
Nella mattina di questa giornata il mondo della Scuola, settore prescelto dagli attacchi renziani, si ritroverà per manifestare (da) sotto il Ministero dell’Istruzione, a Roma, in Viale Trastevere. nel pomeriggio cominceremo ad occupare piazza S. Giovanni, con gazebo, spazi tematici, concerti, animazione.
Quello della scuola sarà un NO anche alla impiegatizzazione dei docenti, alla gerarchizzazione dell’organizzazione scolastica, all’attacco alla libertà di insegnamento, a stipendi ai limiti della sussistenza


Ma si prosegue anche il 22

Il giorno successivo saremo in Piazza San Giovanni in attesa dei pulman che arriveranno da tutta Italia fino a che, intorno alle 14, partirà il corteo per il ‘NO Renzi day’, una manifestazione unitaria ed inclusiva nella quale attendiamo tutto il popolo del NO con la sua ricchezza, le sue diversità e la sua determinazione, ben oltre i tanti movimenti e partiti impegnati con noi nella preparazione della giornata.


Quindi un giorno di sciopero a cui seguirà una manifestazione a sostegno del NO alla riforma costituzionale

Non è così: i due aspetti sono indissolubilmente legati
Lo avevamo già scritto nell’appello adottato dal Comitato Nazionale per il NO.
Di entrambe le riforme ci allarmano tanto il metodo sbrigativo con cui sono state promulgate (con la demagogia del finto ‘ascolto’), quanto il merito delle questioni, da cui emerge il quadro di un paese deprivato non solo sul piano economico. Al potere concentrato nelle mani del dirigente scolastico, allo svuotamento degli organi collegiali e alla frantumazione della comunità educante e del sistema nazionale d’istruzione, corrispondono il concentramento dei poteri nelle mani del Governo, l’umiliazione del Parlamento, dunque, la sottrazione di sovranità popolare.


Ma come già accaduto in altre circostante manca l’unità persino del fronte del sindacalismo di base. Addirittura CUB Scuola ha già in programma uno sciopero alternativo per il 4 novembre


Noi ci abbiamo provato, ma altri hanno preferito scegliere strade diverse. Al di là delle sigle che hanno proclamato lo sciopero e di quelle che stanno via via aderendo siamo convinti che la nostra due giorni per il no sociale rappresenti una occasione importante, forse unica, per contrastare il devastante progetto di distruzione della scuola (e non solo) che questo Governo sta perseguendo dal momento del suo insediamento

Telecamere negli asili e test psicoattitudinale ai maestri

da La Tecnica della Scuola

Telecamere negli asili e test psicoattitudinale ai maestri

Parte il testo unico adottato alla Camera, dopo 8 anni e tante leggi con gli interventi del Garante della privacy, per impiantare telecamere negli asili al fine di evitare abusi sui bambini. Ma c’è pure la proposta di attivare test psicoattitudinali per educatori e maestri.

Lo riporta Il Corriere della Sera. L’accelerazione è dovuta ai noti fatti di cronaca che hanno visto maestre picchiare bimbi di scuole materne, grazie appunto alla installazione da parte della polizia, di telecamere nascoste.

«L’obiettivo della legge è quello di accorciare i tempi. Se le telecamere sono già presenti negli asili, non c’è bisogno di far continuare le violenze per poterle accertare: basterà che la magistratura possa visionare le immagini criptate quando c’è una denuncia da parte dei genitori»: questa la spiegazione della deputata forzista che ha presentato la primissima proposta di legge.

Il Garante è intervenuto più volte per chiarire come limitare l’uso della videosorveglianza che negli asili privati può diventare un boomerang e violare lo spazio riservato a cui hanno diritto tutti, adulti e bambini. Ma la legge punta a intervenire proprio su questo fronte: oltre a dare la possibilità anche agli asili pubblici – i nidi e le scuole dell’infanzia – di adottare le telecamere, mette i paletti al loro utilizzo.

Tuttavia sarebbe possibile usare  immagini criptate cosicchè nessuno, neanche il personale della scuola, potrà mai vederle. Gli unici a potervi accedere saranno i magistrati incaricati, dopo apposita denuncia, di indagare su eventuali maltrattamenti sui bambini.

Per quanto riguarda tutti gli aspetti legati alla riservatezza, dovrà essere il Garante della privacy, entro 60 giorni dall’adozione della legge, a intervenire precisando «adempimenti e prescrizioni da applicare in relazione all’installazione dei sistemi».

«Per i costi ora la legge prevede la clausola di neutralità finanziaria, ovvero che non ci siano oneri a carico della finanza pubblica, ma in commissione chiederemo che ci sia un fondo triennale a cui attingere per poter sostenere inizialmente la spesa: almeno 5 milioni l’anno per tre anni».

L’altro aspetto da curare nella tutela dei bambini è la formazione del personale.

E infatti il testo prevede pure l’affidamento al governo di una delega per adottare un decreto legislativo che preveda test psico-attitudinali per insegnanti, operatori socio-sanitari, educatori, infermieri e tutti quelli che hanno tra le mansioni l’assistenza a soggetti «in condizioni di vulnerabilità», come sono appunto i bambini, gli anziani, i disabili.

«Dobbiamo essere sicuri che chi si prende cura dei nostri cari siano persone affidabili: non solo facendo una valutazione al momento dell’assunzione, ma anche prevedendo test che controllino il logoramento fisico e psichico che può derivare da mansioni così delicate».

Nessuna gogna,  ma solo la necessità di tutela, anche del personale che, in condizioni stressanti emotivamente e fisicamente, può «cedere» a comportamenti non corretti.

La proposta di legge dovrà essere ora emendata in commissione, per tornare in Aula il 13 ottobre per la discussione. E stavolta non dovrebbero esserci ulteriori rinvii: il movimento che si sta creando, complici i fattacci di cronaca, intorno alla necessità di sorvegliare i bambini, è attivissimo.

Su Change.org ci sono ben otto petizioni , con in totale 143.189 sostenitori, che chiedono un intervento in materia

Piano nazionale di formazione degli insegnanti

file-02-10-16-13-09-38Lunedì 3 ottobre alle ore 11, presso la Sala della Comunicazione del Miur, in viale Trastevere 76/a, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini presenta il Piano nazionale di formazione degli insegnanti.

Intervengono Andreas Schleicher, Direttore del Directorate of Education dell’Ocse, Jordan Naidoo, Direttore della Divisione Education 2030 Support and Coordination dell’Unesco, Oon Seng Tan, Direttore dell’Institute of Education di Singapore.


Giannini: “Al via Piano da 325 milioni per la formazione dei docenti.

Valorizzare la crescita professionale degli insegnanti è uno  dei pilastri per il miglioramento del sistema”

Dalle lingue, al digitale, alla scuola inclusiva, nove priorità nazionali e percorsi di qualità

Più risorse rispetto al passato, una maggiore qualità dei percorsi formativi, nove priorità nazionali di formazione individuate dal Ministero da declinare all’interno di percorsi personalizzati per ciascun docente. Sono le principali novità del Piano nazionale per la formazione degli insegnanti presentato oggi dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini alla presenza di tre ospiti internazionali: Andreas Schleicher, Direttore del Directorate of Education dell’Ocse, Jordan Naidoo, Direttore della Divisione Education 2030 Support and Coordination dell’Unesco, e Oon Seng Tan, Direttore del National Institute of Education di Singapore. Al centro della mattinata, il dibattito sull’importanza della crescita professionale dei docenti come pilastro del miglioramento dei sistemi educativi.

Il Piano lanciato oggi prevede un investimento di 325 milioni di euro per la formazione in servizio degli insegnanti, che diventa obbligatoria e permanente come previsto dalla legge Buona Scuola. A queste risorse si aggiungono gli 1,1 miliardi della Carta del docente, per un totale di 1,4 miliardi stanziati nel periodo 2016/2019 per l’aggiornamento e lo sviluppo professionale del corpo insegnante. Saranno coinvolti nel Piano di formazione tutti i docenti di ruolo, per un totale di circa 750.000, e sono previste azioni formative per tutto il personale scolastico. Nove le priorità tematiche: dal digitale, alle lingue, dall’alternanza scuola lavoro all’inclusione, alla prevenzione del disagio giovanile, all’autonomia didattica. La qualità dei percorsi sarà assicurata attraverso nuove procedure di accreditamento a livello nazionale dei soggetti erogatori che consentiranno anche di monitorare gli standard offerti. Sarà fatto un investimento specifico sulla ricerca in questo campo per favorire il finanziamento, la raccolta e diffusione delle migliori startup formative. Le migliori pratiche formative, grazie alla collaborazione con INDIRE (Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa), saranno inoltre raccolte in una biblioteca delle innovazioni. Ogni docente avrà un proprio Piano di formazione individuale che entrerà a far parte di un portfolio digitale contenente la storia formativa e professionale dell’insegnante. I bisogni di formazione individuale confluiranno nel Piano di ciascuna scuola: la formazione diventa infatti uno dei cardini del miglioramento dell’offerta formativa. Fra i pilastri del Piano, la formazione sulle lingue, che coinvolgerà 130.000 insegnanti prevedendo l’innalzamento del livello di competenza linguistica e percorsi sulla metodologia CLIL.

“Il Piano che presentiamo oggi ci allinea ai migliori standard internazionali. Si tratta di un Piano organico, immediatamente attuabile, che mette al centro lo sviluppo della professionalità dei nostri insegnanti”, ha dichiarato il Ministro Stefania Giannini. “Con la Buona Scuola investiamo finalmente nel nostro capitale umano. Fino ad oggi i docenti sono stati destinatari di azioni di formazione frammentate, senza un framework di lavoro e priorità nazionali di riferimento. Alla formazione venivano destinate risorse limitate. L’inversione di tendenza è netta: nel triennio 2013-2016 sono stati investiti su questo capitolo appena 18,5 milioni. Oggi ne investiamo 325, solo per i percorsi di formazione. Un sistema educativo di qualità non può prescindere dallo sviluppo professionale dei propri docenti – ha proseguito il Ministro -. Si tratta di un obiettivo strategico essenziale. Siamo davanti ad un cambio di paradigma culturale: da oggi ciascun docente sarà inserito in un percorso di miglioramento lungo tutto l’arco delle sua vita professionale. Abbiamo immaginato la formazione in servizio come un ambiente di apprendimento permanente, un sistema di opportunità di crescita costante per l’intera comunità scolastica”.

“Il lancio di questo Piano rappresenta per l’Italia un traguardo importante nelle politiche di miglioramento del sistema scolastico. L’approccio più sistematico sulla formazione è di buon auspicio per lo sviluppo della professione docente. Il Piano farà crescere la qualità dell’insegnamento e avrà ricadute positive su scuole e studenti”, ha sottolineato Oon Seng Tan, Direttore dell’Institute of Education di Singapore.
“La qualità dell’istruzione non può mai prescindere da quella dei docenti. Proprio per questo le aspettative nei confronti degli insegnanti sono molto alte. Ci aspettiamo che abbiano una profonda conoscenza di ciò che insegnano, che siano appassionati, che sappiano coinvolgere gli studenti, che sappiano rispondere ai loro differenti bisogni, che promuovano l’inclusione e la coesione sociale, che lavorino in team e siano collaborativi con le altre scuole e con le famiglie. Ma per raggiungere questi obiettivi, il sistema di istruzione deve porre la massima attenzione a come i docenti vengono reclutati, alla loro formazione iniziale, alla formazione in servizio, a come premiare i migliori, ma anche sostenere quelli che stanno cercando di migliorare”, ha aggiunto Andreas Schleicher.
Presente anche l’Unesco, nella persona di Jordan Naidoo, Direttore della Education 2030 Support and Coordination Division. “Questo Piano rappresenta un passo avanti fondamentale per il sistema educativo italiano e per gli obiettivi che, globalmente, l’UNESCO conduce per il rafforzamento della professione docente nel mondo”, ha spiegato Naidoo. “Un miglior allineamento tra il sistema educativo italiano e standard internazionali non potrà che portare a una collaborazione più forte tra Governo Italiano e Unesco”.

Il Piano, ecco cosa cambia

La formazione (comma 124 della legge Buona Scuola) diventa “obbligatoria, permanente e strutturale”. Tutti i 750.000 docenti di ruolo saranno coinvolti.

Il Piano definisce con chiarezza gli obiettivi per il prossimo triennio. Per la prima volta sono previste 9 priorità tematiche nazionali per la formazione:

  • Lingue straniere;
  • Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento;
  • Scuola e lavoro;
  • Autonomia didattica e organizzativa;
  • Valutazione e miglioramento;
  • Didattica per competenze e innovazione metodologica;
  • Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale;
  • Inclusione e disabilità;
  • Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile.

Il Miur assume la regia nazionale della formazione: stabilisce le priorità, ripartisce le risorse, monitora i risultati delle attività, sviluppa accordi nazionali con partner della formazione. Le scuole, sulla base delle esigenze formative espresse dai singoli docenti attraverso i Piani individuali di formazione, progetteranno e organizzeranno, anche in reti di scuole, la formazione del personale. Ogni docente avrà un portfolio digitale che raccoglierà esperienze professionali, qualifiche, certificazioni, attività di ricerca e pubblicazioni, storia formativa. Le attività formative saranno incardinate nel Piano dell’Offerta e saranno perciò coerenti con il progetto didattico di ciascun istituto. La formazione potrà svolgersi in modo diversificato: con lezioni in presenza o a distanza, attraverso una documentata sperimentazione didattica, attraverso la progettazione.

Saranno finanziate le migliori ‘startup della formazione’: il Miur promuoverà la ricerca, la sperimentazione, incentivandole a lavorare insieme a strutture scientifiche e professionali per la costruzione di percorsi innovativi di formazione. In collaborazione con INDIRE sarà realizzata una Biblioteca digitale scientificamente documentata delle migliori attività didattiche e formative.