Inserimento in GaE Diploma Magistrale

Inserimento in GaE Diploma Magistrale: è débâcle per il MIUR presso il TAR Lazio, l’Anief ottiene ragione per altri 5500 docenti precari.

Il TAR Lazio ha accolto le richieste di tutela cautelare proposte per l’Anief dagli Avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli in favore di altri 1500 docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002; attesi, per le prossime ore, identici pronunciamenti per ulteriori 4000 ricorrenti che hanno aderito al ricorso promosso presso il Tribunale Amministrativo dal nostro sindacato lo scorso mese di luglio. “Il TAR Lazio – conferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non ha più dubbi sul diritto all’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento dei docenti in possesso di diploma magistrale abilitante e finalmente altri 5500 docenti precari potranno ottenere l’inserimento con riserva nelle graduatorie d’interesse senza più doversi “accontentare” di supplenze sporadiche conferite dalla II fascia delle Graduatorie d’Istituto. Stiamo tutelando i diritti di migliaia di lavoratori precari della scuola e li stiamo aiutando a costruirsi un futuro più stabile nel rispetto della professionalità che hanno acquisito nel corso di anni di lavoro alle dipendenze del MIUR”.

Videosorveglianza? No, grazie

Videosorveglianza? No, grazie

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap osserva con preoccupazione culturale, politica e pratica l’accelerazione verso l’approvazione di una norma che prevede l’adozione della videosorveglianza negli asili-nido, nelle scuole d’infanzia e nelle strutture sanitarie e sociosanitarie destinate alle persone anziane o con disabilità. Il testo unificato di ben sette proposte di legge è all’esame in questi giorni delle Commissioni Lavoro, Istruzione, Affari Sociali della Camera per poi passare celermente all’approvazione dell’Aula.

Ancora poche le voci critiche: prevale l’adesione ad una tendenza dai toni demagogici che si appiattisce sulla presunta funzione deterrente delle videocamere negli asili, nelle stanze e sugli spazio sanitari e socio sanitari.

Sarebbe questa, secondo i proponenti, la soluzione per contrastare gli abusi e le violenze.

“È molto triste rilevare come, non riuscendo o volendo realmente intervenire sulla qualità dei servizi e non volendo impegnare risorse in questi obiettivi, si preferisca scegliere una pseudo-soluzione eclatante e demagogica. Questo è il punto centrale: la reale qualità dei servizi, tema del tutto eluso”, commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH.

“Riteniamo poi che questa proposta, oltre ad essere discutibile per il diritto alla riservatezza personale, reale e percepita, sia del tutto inadeguata ed inefficace a contrastare le cause profonde della violenza e degli abusi che purtroppo i fatti di cronaca, anche recenti, riportano.”

“Non intendiamo assolvere o attenuare le responsabilità individuali, ma riteniamo sia ormai il momento di interrogarsi invece sugli ambienti in cui questi reati vengono consumati e sulle loro origini. Nulla cambierà nelle istituzioni totali e segreganti, nelle strutture che inducono l’isolamento ove questi episodi di violenza, più o meno evidente, siano inevitabili e a ben poco servano le migliaia di telecamere che si intende installare”

Sono necessarie invece norme operative certe in termini di prevenzione e contrasto agli abusi, dei trattamenti degradanti, delle negligenze, dell’eccesso di sedazione, dell’abuso della contenzione, incidendo sulla formazione del personale, sull’aggiornamento continuo, sullo sviluppo delle competenze, sulla preparazione nella gestione dei cosiddetti “comportamenti problema”, sull’adozione di strumenti e metodi per il benessere degli operatori. Ed ancora, sulla trasparenza delle strutture e sul loro rapporto con il territorio di riferimento e la chiusura delle strutture segreganti. E promuovendo la reale inclusione delle persone con disabilità.

“Una proposta interamente da rigettare quella all’esame della Commissioni. Ne chiediamo l’accantonamento e l’inizio di una riflessione ben diversa su altre basi, con altri presupposti. Cogliamo l’evidenza dell’assenza di copertura economica (qualcuno ha fatto i conti?) e di impraticabilità operativa di questa proposta, per avviare un confronto più elevato culturalmente e politicamente”, conclude Falabella.

In effetti, per essere efficace la videosorveglianza dovrebbe essere istallata in tutti gli ambienti di tutti gli asili-nido, le scuole di infanzia, le strutture per disabili ed anziani. I filmati, stimabili in milioni di giga, dovrebbero essere conservati (non si sa per quanti anni) in modo criptato su server dedicati e messi a disposizione del Pubblico Ministero in caso di indagini o denunce. Tutto ciò, oltre al risibile effetto immediato ed all’improbabile efficacia futura, comporterebbe costi per i quali i proponenti non quantificano né prevedono alcuna copertura finanziaria.

La buona scuola: striscioni per la contestazione

La buona scuola: striscioni per la contestazione

Enrico Maranzana

La ministra Giannini, commentando lo sciopero degli studenti ha detto: “Di questi tempi, tutti gli anni, c’è una comprensibile e tradizionale voce degli studenti. Non mi pare che ci siano obiettivi precisi, mi sembra che sia una richiesta di attenzione” [Capri, 7 ottobre].

Come si può pretendere che gli studenti abbiano la maturità e la competenza per formulare obiettivi precisi se nemmeno il parlamento è stato capace di elencare gli “obiettivi formativi prioritari”? Il comma 7 della legge 107/2015 li stravolge, sostituendoli con alcune modalità operative.

Come potrebbero essere gli striscioni “precisi” per un corteo studentesco?

 

Qui devi correre più che puoi per restare nello stesso posto.

Se vuoi andare da qualche parte devi correre almeno il doppio

Alice nel paese delle meraviglie

Il mondo corre e la scuola sta a guardare, ferma agli inizi del ‘900, quando la sua funzione era l’integrazione degli studenti in un contesto socio-economico-culturale in lentissima evoluzione. Oggi, che tutto cambia e si ristruttura velocemente la questione relativa “al cosa e al come insegnare” si complica a dismisura: privilegiare il rapporto con il mondo del lavoro banalizza la questione.

 

La conoscenza è cosa morta. La scuola serve per vivere

Albert Einstein            

Intendere le discipline come corpo organizzato di conoscenze non è più sufficiente: è necessario arricchirne l’immagine sia con i problemi che hanno dato il via alle ricerche, sia con i metodi applicati.

La didattica fondata sui metodi disciplinari, via maestra del coordinamento interdisciplinare, favorisce la convergenza degli insegnamenti verso traguardi comuni [CFR in rete “La professionalità dei docenti, un campo inesplorato”]

 

Homo erectus – Homo faber – Homo sapiens – Homo gubernator

Le conoscenze raddoppiano in pochi anni: l’uomo contemporaneo, che può dominare solo una minuscola parte del conosciuto, deve essere in grado di controllare processi attraverso la comparazione dei risultati attesi con gli esiti, capitalizzandone gli scostamenti.

 

La buona scuola enuncia il concetto “sistema”, senza praticarlo

L’assegnazione del premio al singolo docente è inequivocabile sintomo dell’assenza della necessaria cultura sistemica, indizio sufficiente per motivare il giudizio.

 

La ministra Giannini non conosce la scienza dell’organizzazione

La collocazione al vertice dell’organigramma del dirigente scolastico viola le conquiste delle scienze dell’organizzazione che, in presenza di situazioni complesse, prescrive modelli con valenza autoregolativa.

 

Gli ODG di convocazione degli organismi collegiali sono viziati da sistematiche elusioni della legge .. e la Buona scuola applaude

L’attività degli organismi collegiali è stata sterilizzata del mancato inserimento nelle convocazioni, stilate dai dirigenti scolastici, dei previsti adempimenti. L’origine e il senso del lavoro collegiale sono stati celati. Un’orchestrazione che ha scoraggiato la partecipazione, ritenuta dai capi d’istituto lesiva del proprio prestigio.

Lettera a una professoressa… sui libri di testo

Lettera a una professoressa… sui libri di testo

di Maurizio Tiriticco

 

Gentile Professoressa!

Non voglio parafrasare Don Milani, anche se un pochino mi ci sento! Infatti Lui mi ha veramente messo in crisi quando l’ho conosciuto!!! E insegnavo alle medie con le stesse modalità che adottano ancora molti insegnanti e che sono dure a morire! Indubbiamente è difficile oggi insegnare rispetto a tanti anni fa… diciamo pure ai miei tempi, sia come alunno che come insegnante! E’ inutile che io ne analizzi le ragioni, in quanto sono stranote. Molti anni fa in certi ambienti spesso il “libro di testo” era anche il libro che corredava la casa. E’ certo che il libro di testo facilita il compito sia all’insegnante che all’alunno! Ovviamente “insegnare ad apprendere” senza libro di testo significherebbe “lavorare” in campo aperto: senza il ring che ti delimita il campo della “battaglia”. Il che, ovviamente, è molto più difficile sia per chi insegna che per chi apprende.

Ma non sarebbe il caso che il “libro” fosse scritto dagli alunni piuttosto che letto? Il lavoro sarebbe più duro, ma più accattivante, più stimolante! Ovviamente, richiederebbe un insegnante diverso da quelli che nel nostro Paese siamo abituati a “formare”. In genere ci si assicura che siano padroni della materia da fare apprendere (in genere si dice materia – mai disciplina, per carità – di insegnamento) e non ci si preoccupa del metodo.

In tutte le Indicazioni nazionali e in tutte le Linee guida si sollecita la cosiddetta “didattica laboratoriale”. Che cosa sia nessun lo dice, dove sia nessun lo sa! Parole al vento, per i più!!! Ma quant’è bello “fare lezione”!!! Altro che la metafora dell’insegnante muto (che parla poco e fa fare molto)! L’insegnante italiano è generalmente – non sempre, però – colui che insiste nel “segnare” nella “testa” degli alunni quello che lui sa e che loro non sanno e che devono sapere.

Ma la didattica laboratoriale – l’araba fenice – suggerisce un’attività diversa… ed è adottando questa didattica che si può fare a meno del libro di testo. Insomma il libro di testo “è fatto” per un certo tipo di scuola, di insegnante e di alunno. Rinunciare al libro di testo significa in primo luogo “disegnare” una figura diversa di insegnante che, a sua volta, si propone con criteri “diversi” di fronte ai suoi alunni, i quali, più che essere soggetti da alimentare (alumnus questo è! Colui che viene alimentato) sono soggetti da stimolare e far crescere: Questo del resto è il significato di curriculum e di una didattica curricolare!

L’insegnante, più che tentare di “segnare oggetti” nella testa degli alunni (ma piantiamola di chiamarli così! E’ riduttivo per loro! Non debbono essere alimentati come dei bebé), deve saperli stimolare, incuriosire. sollecitare, gratificare, bacchettare, anche, quand’è necessario. Potrei richiamare la teoria del campo di Kurt Lewin: due soggetti non hanno un confine fisico (la pelle), ma un confine relazionale (una sorta di aura – semplifico – con la quale e per la quale entriamo in campo/comunicazione con l’altro da sé). Ed è il campo dell’incontro/scontro con l’altro. Spesso diciamo “piacere”, quando l’altro ci viene presentato, ma le cose sono molto più complicate! Altro che piacere! Come debbo difendermi da te? Questo andrebbe detto, però, fortunatamente, siamo persone educate.

Insomma, entrare in rapporto con l’altro da me non è cosa facile! Ed ancora meno facile è entrare in rapporto con un trentina di marmocchi di una prima media italiana… con una bella quota di alunni stranieri. Un vero e proprio ring dove può accadere di tutto se non sappiamo nulla di come gestire un “campo di comunicazione”… con buona pace del buon Jakobson!

Fondi Pon, già impegnati oltre 364 milioni. Nel mirino dispersione scolatica innovazione digitale

da Il Sole 24 Ore

Fondi Pon, già impegnati oltre 364 milioni. Nel mirino dispersione scolatica innovazione digitale

di Francesca Malandrucco

I fondi comunitari del Programma operativo nazionale (Pon) 2014-2020 fanno gola alle scuole. A partire dall’anno scolastico 2014-2015 ad oggi, secondo i dati appena aggiornati dall’Autorità di gestione del programma Pon del Miur, è già stato impegnato il 12% dei circa 3 miliardi di finanziamenti previsti dai fondi Fse e Fesr, e destinati direttamente alle scuole, per un totale di 364,3 milioni di euro, di cui 49,7 milioni sono già stati spesi. Altri 240 milioni verranno impegnati entro la fine dell’anno nei progetti contro la dispersione scolastica (il bando del Miur si chiude il prossimo 30 ottobre), facendo salire al 20% la quota complessiva di fondi impegnati.

Risorse fresche
Un’iniezione di risorse fresche che gli istituti scolastici utilizzeranno per far partire interventi destinati al miglioramento delle “competenze per lo sviluppo” di studenti e insegnati, ma anche degli “ambienti per l’apprendimento”. La corsa all’utilizzo dei finanziamenti messi a disposizione dal programma Pon, però, non si ferma qui. Il Miur sta già lavorando alla stesura di nuovi bandi che verranno presentati, sempre entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di stimolare le scuole a lavorare a progetti che riguardino da una parte le competenze chiave degli studenti, dall’altra il raccordo tra scuola e il mondo del lavoro a partire da alternanza e tirocini. Non saranno trascurati neanche i Cpa, ovvero i corsi per adulti, nell’ottica sempre di un’azione mirata contro l’abbandono scolastico. I tempi per la realizzazione dei nuovi progetti saranno più lunghi e toccheranno anche l’anno scolastico 2017-2018.

Spendere tutto entro il 2023
L’obiettivo, spiegano dall’Autorità di gestione del programma Pon, la gabina di regia del Miur dedicata all’utilizzo delle risorse messe a disposizione dal Fondo sociale europeo e del Fesr, è quello non solo di impegnare ma anche di spendere il 100% dei fondi entro il 2023, termine ultimo per la rendicontazione delle spese. Un traguardo che il ministero ha già raggiunto con il programma Pon 2007-2013. In questo caso il programma coinvolgeva solo le quattro regioni italiane considerate più svantaggiate, la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia, e conti alla mano, la rendicontazione delle spese si sta concludendo in questi giorni, è stato impegnato il 120 % delle risorse per riuscire a spendere i quasi 2 miliardi di fondi comunitari divisi tra Fse, 1 miliardo e 486 milioni destinato alle competenze per lo sviluppo, e Fesr, 510 milioni di euro per gli ambienti per l’apprendimento.
Il fondi del Pon 2014-2010, invece, chiamano in causa tutte le scuole italiane, seppur con una distinzione tra regioni più svantaggiate, cui si aggiungono anche Basilicata, Molise e Sardegna, dov’è concentrato il maggior numero delle risorse, e il resto del territorio italiano.
E mentre il Miur, con una circolare inviata a tutte le istituzioni scolastiche, comunica che sul Sidi, all’interno della piattaforma Sif 2020, è già disponibile la nuova funzione di gestione certificazioni Fesr, si iniziano a fare di primissimi bilanci.

Innovazione digitale
Sul fronte del digitale, per esempio, sono arrivate al Miur ben 6.200 richieste di finanziamenti da parte della quasi totalità delle scuole italiane. I progetti prevedono la dotazione per le scuole di nuove attrezzature grazie ai fondi Fesr e in linea con il Piano nazionale della scuola digitale. Di questi sono stati accolti il 100% dei progetti provenienti dalle regioni del Sud Italia, e il 70% di quelli provenienti dal resto del territorio.

Il ministro Giannini: «Alla formazione digitale iniezione di 1,5 miliardi»

da Il Sole 24 Ore

Il ministro Giannini: «Alla formazione digitale iniezione di 1,5 miliardi»

di Mar.B.

Per far partire la rivoluzione di industria 4.0 non bastano investimenti e innovazione. Servono competenze digitali. Il capitale umano è infatti il primo combustibile per far decollare la manifattura intelligente. Per questo il mondo della formazione – dalla scuola alla università – deve cambiare pelle. «Se mettiamo tutte insieme le risorse già destinate a questo scopo o ancora da destinare si arriva a 1,5 miliardi», ha spiegato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini presente ieri all’incontro di E&Y a Capri. Le mosse del governo sono sostanzialmente tre: il piano nazionale della scuola digitale già operativo (che vale 1 miliardo) e quello per la formazione dei docenti, il potenziamento della formazione terziaria a partire dagli Its che già oggi lavorano a fianco delle aziende e che secondo il ministro “vanno raddoppiati” e infine gli interventi previsti per il capitale umano nel piano industria 4.0 del ministero dello Sviluppo economico a cui ha lavorato anche il Miur. Qui in particolare è prevista l’attivazione di “competence center” individuati in università d’eccellenza – si tratta dei tre Politecnici (Milano, Torino, Bari), il Sant’Anna di Pisa, l’università di Bologna, la Federico II di Napoli e la rete degli atenei veneti – che lavoreranno a fianco delle imprese: «Si tratta di luoghi fisici, laboratori innovativi da cui attingere e a cui riconsegnare ricerca di base e che – avverte ancora la Giannini – daranno la possibilità ai manager di formarsi e di formare competenze per le proprie aziende». Tra l’altro, ha sottolineato ancora il ministro citando l’inaugurazione della Apple Academy avvenuta giovedì a Napoli, «le grandi imprese tornano a investire in Italia, dove vedono un contesto e un ecosistema della ricerca che garantisce condizioni molto migliori rispetto altri Paesi europeo, a dispetto di alcuni criteri parziali di efficienza».

Gli strani record di una scuola invecchiata

da Corriere della sera

Gli strani record di una scuola invecchiata

Nei 28 Paesi della Ue, le donne sono l’84,7% degli insegnanti nell’istruzione primaria e il 64% in quella secondaria. In Italia, però, gli insegnanti delle elementari sono per il 95,9% femminili

Danili Taino

Si sa che in Italia l’età media delle e degli insegnanti della scuola media primaria e secondaria è alta. E che in maggioranza si tratta di donne è pure qualcosa che tutti vedono regolarmente. È il risultato di quella che un tempo era spesso considerata un’attività non particolarmente importante e comunque non attraente. È vero un po’ in tutta Europa. Ma in Italia in misura eccezionale: in assoluto più che in ogni altro Paese della Ue, e di gran lunga — rivelano le statistiche appena pubblicate da Eurostat. Le quali, a ben guardarle, suggeriscono anche che la scuola italiana ha in fondo tratti un po’ «socialisti», o almeno si trascina un’eredità del genere.

Nella scuola primaria (le elementari), il 32,4% degli insegnanti dell’Unione europea ha più di 50 anni; il 18% ne ha tra i 55 e i 59 e il 6% ne ha più di 60 (dati al 2014). Le percentuali in Italia sono: 52,7; 32,5; 14,5. Degli altri 27 Paesi Ue, quello con il maggiore numero di insegnanti cinquantenni è la Bulgaria, con il 42,4%: dieci punti meno dell’Italia. Nella scuola secondaria (medie e superiori), i professori italiani ultracinquantenni sono addirittura il 57,5%; il 39% ha tra i 55 e i 59 anni; e il 17,5% supera i 60. Le percentuali della media Ue sono rispettivamente: 38,1; 23,4; 9. Almeno metà degli insegnanti delle scuole italiane ha insomma studiato trenta e più anni fa: probabilmente uno degli ostacoli al cambiamento e all’innovazione.Nei 28 Paesi della Ue, le donne sono l’84,7% degli insegnanti nell’istruzione primaria e il 64% in quella secondaria. In Italia, però, gli insegnanti delle elementari sono per il 95,9% femminili. Una quota di donne superiore si trova solo in Lituania (97,1), Ungheria (97) e Slovenia (96,9). Il Paese con un corpo insegnante più bilanciato per genere nell’istruzione primaria è la Danimarca: solo il 69,1% di donne. La situazione non cambia molto nelle scuole medie e superiori. In Italia, il 71,2% del corpo insegnante è femminile. È curioso notare che i Paesi europei con una quota di professoresse (donne) superiore a quella italiana sono tutti ex del socialismo reale dei tempi sovietici: Lettonia (82,7%); Lituania (81,6); Bulgaria (79,3); Estonia (77,1); Croazia (75,4). Realtà che vale sia per la primaria sia per la secondaria. Può naturalmente essere del tutto casuale e non significare nulla. Ma può anche essere la coda lunga di approcci simili all’istruzione.

Sostegno, i supplenti non arrivano e gli alunni rimangono soli: scarseggiano pure gli Aec

da La Tecnica della Scuola

Sostegno, i supplenti non arrivano e gli alunni rimangono soli: scarseggiano pure gli Aec

Le lezioni del nuovo anno sono riprese quasi da un mese, ma per tanti alunni disabili devono probabilmente ancora iniziare.

Lo avevamo denunciato tre settimane fa. E la situazione non è molto cambiata. Perché assegnazione provvisorie e utilizzazioni devono in larga parte ancora completarsi. E solo in pochi casi gli uffici scolastici territoriali hanno potuto avviare le convocazioni per assegnare le supplenze sino a fine anno. Si tratta di nomine sino al prossimo 30 giugno, perché sebbene si tratti di cattedre vacanti, rientrano nei cosiddetti posti “in deroga”.

Solo che si deroga pure al buon senso. Perché la maggior parte dei dirigenti scolastici non hanno nominato fino all’avente diritto. Quasi sempre in buona fede, per tutelare gli alunni disabili. A cui non fa bene vedersi cambiare l’insegnante che l’affianca tre le due e le quattro volte in un solo mese (ci sono anche diversi docenti di ruolo che hanno fruito dell’assegnazione provvisoria e stanno cambiando scuola proprio in questi giorni).

Una situazione del genere, con il ds che attende speranzoso le supplenze annuali, senza nominare nessuno, è accaduta all’istituto tecnico Salvemini di  Casalecchio sul Reno, dove la mancata copertura di 30 posti ha portato il preside a chiedere alle famiglie se erano disponibili a far venire a scuola i figli a turno.

Ma non è finita. Perché considerando che la tendenza è sempre più quella di assegnare 18 ore settimanali alla secondaria e 22 alla primaria solo in presenza di allievi con estrema gravità, si può stimare che sono almeno 60mila gli alunni (su un totale di oltre 240mila) che attendono il loro supplente annuale. Da una stima dell’Anief, si troverebbe in questa situazione anche una cattedra di sostegno si tre.

Senza contare che molti dei docenti di sostegno subentrati (con l’assegnazione provvisoria) o che arriveranno (sui posti in deroga) sono pure privi di specializzazione sul sostegno.

Su repubblica.it è stato pubblicato un articolo che denuncia la situazione nella capitale, dove gli alunni disabili che, un mese dopo l’inizio delle scuole, vivono ancora il dramma della drastica riduzione delle ore di assistenza educativi comunali (i cosiddetti Aec, fondamentali per l’integrazione, l’assistenza e il supporto a tutti i livelli) nonostante la variazione di bilancio della giunta Raggi abbia consentito, il 3 ottobre scorso, di stanziare 3 milioni per i bimbi portatori di handicap.

“Di questi, 433.470 mila euro sono andati al III municipio, uno dei territori più difficili: sono 350 gli alunni non autosufficienti e il nuovo bando, pubblicato in ritardo a luglio, è stato oggetto di contestazioni. Per tutto ottobre, dunque, si andrà avanti così: a orario ridotto. Da novembre l’assistenza verrà potenziata ma non si riusciranno comunque a coprire giornate scolastiche intere come lo scorso anno”.

Poi si passa alla situazione delle scuole. “Alla Montessori di viale Adriatico, ad esempio, gli studenti disabili devono lasciare la classe due ore prima perché senza Aec non possono essere garantite le condizioni minime per la loro presenza in aula. A Cristiano, un minore che ha bisogno del sostegno, è stato comunicato che non potrà restare a scuola oltre le 14.20.

“Un fatto grave che lede il diritto di un bambino a vivere a pieno, come tutti i suoi compagni, la giornata scolastica. Così si costruisce una scuola dell’esclusione” si sfogano i genitori.

Dopo l’indignazione, continua repubblica.it, l’avviso ha scatenato una grande iniziativa spontanea di solidarietà. “Se esce uno, usciamo tutti” recita lo slogan coniato da mamme e papà: martedì prossimo tutti gli alunni della Montessori lasceranno le classi in anticipo, assieme a Cristiano e alla sua famiglia.

La protesta è diventata contagiosa e altre sei scuole del quartiere, tra elementari e medie, si sono accodate: Walt Disney, Bruno Munari, Angelo Mauri, Cecco Angiolieri, Piajet-Maiorana, Piva. In quest’ultima, racconta una mamma, “mio figlio ha cambiato già 5 Aec in un mese e può usufruire solo di 5 ore di assistenza. Tra 20 giorni diventeranno 10, ma l’anno scorso erano 13”.

In effetti, l’elezione di qualche giorno fa, il 3 ottobre, dell’assessore al bilancio, permetterà l’integrazione delle ore di supporto degli assistenti educativi. Ma saranno, alla fine, meno dello scorso anno. E siccome anche per quelle di sostegno la tendenza è a ridurre, anche per i casi più gravi, c’è veramente poco da sorridere. Anche nella capitale d’Italia.

PA: 900 mln per il rinnovo del contratto

da La Tecnica della Scuola

PA: 900 mln per il rinnovo del contratto

Potrebbe essere di 900 milioni di euro per il triennio 2016-2018 lo stanziamento per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, anche se non sarebbe escluso anche un ritocco al rialzo, magari riservando un ‘surplus’ per il 2018, visto che l’aumento è spalmato in tre anni.

Si attende ora che sindacati e governo tornino a incontrarsi per fare il punto, prima dell’avvio vero e proprio della contrattazione, dopo sette anni di blocco. In discussione, infatti, non ci sono solo le risorse ma anche le regole con cui procedere ai rinnovi. L’obiettivo dei sindacati è spostare alcune materie, oggi determinate per legge, sotto il cappello della contrattazione.

Intanto è stato programmato uno sciopero nazionale di 5 ore il 24 ottobre dal sindacato dei dirigenti pubblici Unadis, al termine dell’assemblea generale. Un’iniziativa per dire ‘no’ alla riforma della dirigenza siglata Madia, dietro cui per Unadis c’è “l’idea di annichilire, asservire, sottomettere la dirigenza pubblica”. Unadis rappresenta i dirigenti dei ministeri, della presidenza del Consiglio, delle Agenzie fiscali e i segretari comunali

Riforma, gli studenti spostano la protesta a scuola: un altro autunno di occupazioni?

da La Tecnica della Scuola

Riforma, gli studenti spostano la protesta a scuola: un altro autunno di occupazioni?

Il nostro percorso di protesta continuerà all’interno delle nostre scuole attraverso la rappresentanza studentesca.

A dirlo, il giorno dopo le prime manifestazioni dell’anno scolastico da parte degli studenti contro la riforma della scuola, quella costituzionale e i tagli al diritto allo studio, è Giammarco Manfreda coordinatore nazionale delle Rete degli studenti medi.

La rappresentanza studentesca – sostiene – deve ambire a svolgere ruolo di guida politica degli studenti, deve “diventare megafono di una generazione”.

“Per queste ragioni – continua – abbiamo deciso di lanciare un manifesto in cui gli studenti possano riconoscersi e che tutti i candidati ai diversi luoghi di rappresentanza studentesca possano sottoscrivere, per fare della rappresentanza studentesca lo strumento attraverso cui rispondere ai bisogni della nostra generazione, partendo dalle scuole e con l’obiettivo di portare anche fuori le voci e le rivendicazioni di tutti gli studenti, il cui presente è segnato da una condizione di incertezza e precarietà”.

Manfreda dice ancora: “siamo stati nelle piazze di tutto il paese con manifestazioni e assemblee sia la mattina che il pomeriggio per dare voce ad una generazione che l’ha persa, perché rimasta inascoltata troppo a lungo. Crediamo che oggi sia fondamentale ricostruire una coscienza critica nel nostro paese“.

E ancora: “ripartendo dalla voce degli studenti, da quelle che sono le loro esigenze per poter avere riconosciuto il loro ruolo nella società, come il lavoro, che oggi vediamo sempre più come qualcosa di difficile da raggiungere al termine del percorso di studio”.

Per queste ragioni è per noi fondamentale tradurre i problemi individuali in rivendicazioni collettive e raccontare una generazione che vuole dare forma e concretezza alle risposte che cerca”, conclude il rappresentante della Rete degli studenti medi.

Dalle sue parole, quindi, si intravede un’altra stagione autunnale di proteste e occupazioni delle scuole. Con tutte le conseguenze, sul piano dell’offerta formativa, ma spesso anche delle relazioni con docenti e dirigenti scolastici, che le occupazioni possono comportare. Anche a livello di legalità, con casi limite di interventi da parte delle forze dell’ordine.

Le iniziative in piazza, comunque, non mancheranno: Unione degli studenti, Unione degli universitari e Rete della conoscenza, si sono già dati appuntamento per il 29 ottobre con iniziative in tutta Italia contro le riforme del governo Renzi e per iniziare la campagna per il No al referendum.

Mobilità docenti, precedenza assoluta per i genitori che assistono figli disabili gravi

da La Tecnica della Scuola

Mobilità docenti, precedenza assoluta per i genitori che assistono figli disabili gravi

Importante decisione del Tribunale del lavoro di Genova, che minaccia seriamente la validità del contratto collettivo nazionale sulla mobilità.

Il pronunciamento riguarda il personale docente ed ha riconosciuto il diritto alla precedenza assoluta nelle operazioni di mobilità, agli insegnanti che prestano assistenza ai figli minori portatori di handicap grave.

Una docente siciliana immessa in ruolo a Genova lo scorso anno scolastico, in occasione delle recenti operazioni di mobilità per l’a.s. 2016/2017, aveva richiesto il riconoscimento della precedenza assoluta ai sensi della legge 104/92, dovendo prestare assistenza al figlio minore portatore di handicap grave.

A fronte del mancato riconoscimento della precedenza assoluta richiesta, la docente ha proposto ricorso al Tribunale del lavoro di Genova che, accogliendo le tesi difensive degli avvocati catanesi Dino Caudullo e Mauro Meli, ha pienamente riconosciuto le ragioni della docente in questione.

In particolare, il Giudice del lavoro ha rilevato che l’art. 13 del contratto collettivo nazionale integrativo per la mobilità nell’a.s. 2016/2017 riconosce la precedenza sin dalla prima fase delle operazioni di trasferimento (fase A) soltanto al personale scolastico docente non vedente ed a quello emodializzato, riconoscendo la precedenza, invece, soltanto nelle fasi successive, ed all’interno di ciascuna fase, al personale che presta assistenza al coniuge od al figlio disabili ai sensi dell’art. 33 della legge 104/92.

La pronuncia in esame, di particolare interesse, ha rilevato la nullità del contratto collettivo in materia di mobilità per violazione di norma imperativa di legge, laddove nega la precedenza assoluta per i trasferimenti interprovinciali ai docenti che prestano assistenza ai figli minori affetti da handicap grave e, per l’effetto, ha dichiarato il diritto della ricorrente a scegliere con precedenza assoluta la sede disponibile, tra quelle da lei indicate nella domanda di mobilità interprovinciale.

 

Abbiamo chiesto all’avvocato catanese Dino Caudullo (nella foto a fianco) di chiarire il perché questa decisione del tribunale risulta di particolare interesse.

 

Avvocato, perchè è rilevante la pronuncia del giudice del lavoro di Genova?

in questo periodo di fermento per centinaia di docenti meridionali titolari di cattedre nel nord Italia, che si vedono preclusa la possibilità di avvicinarsi ai luoghi di residenza, la pronuncia del Giudice del lavoro di Genova introduce un principio molto importante, che rende giustizia alle situazioni particolarmente gravi, come quelle dei docenti che assistono figli minori in stato di handicap grave”.

 

Cosa ha deciso, in sostanza, il giudice con il suo pronunciamento?

Il Giudice ha dimostrato notevole sensibilitànel cogliere la disperata richiesta di giustizia di una docente che, madre di due figli in tenera età entrambi disabili, di cui uno in stato di gravità, ha rivendicato il riconoscimento della precedenza assoluta nei trasferimenti, indipendentemente dalla fase di mobilità cui partecipava. Il Tribunale inoltre, ha giustamente rilevato la nullità della clausola del contratto collettivo nazionale che, escludendo la precedenza assoluta per detta ipotesi, si è posta in contrasto con una norma imperativa di legge, finalizzata alla tutela dei disabili”.

 

E’ plausibile dire che la sentenza potrà essere utile a tutelare i diritti anche di altri docenti in situazioni familiari simili?

Potenzialmente questa pronuncia potrebbe avere conseguenze a catena. Difatti tutti i docenti che assistono figli minori in stato di handicap grave potrebbero rivolgersi al Tribunale del lavoro per rivendicare anch’essi il diritto alla precedenza assoluta nelle operazioni di trasferimento, con inevitabili ripercussioni sui movimenti già disposti”.

Paritarie: al via il riparto dei fondi

da La Tecnica della Scuola

Paritarie: al via il riparto dei fondi

All’indomani della visita del premier Matteo Renzi in Veneto, il Senatore UDC Antonio De Poli, afferma: “Al premier Renzi che ieri, nel corso dell’incontro con la Fism, ha detto: chiedete e vi sarà dato, io rispondo in maniera secca: in questi mesi noi dell’Udc, insieme ad altre forze politiche in una sorta di coro bipartisan, abbiamo condotto una battaglia in difesa del modello Veneto delle scuole paritarie che fa risparmiare allo Stato 450 milioni di euro. Il primo problema che abbiamo posto sul tavolo del Governo è il ritardo nell’erogazione dei contributi statali alle paritarie, risorse che costituiscono l’ossigeno per le materne paritarie che accolgono oltre il 65% dei veneti. Oggi è stata attivata la procedura per l’erogazione: bisogna correre, #farepresto.

Il percorso verso la parità scolastica è ancora lontano. Piccoli passi in avanti sono stati compiuti, ma bisogna fare di più. In Legge di stabilità, lo scorso anno, anche grazie all’impegno dell’UDC, abbiamo chiesto e ottenuto un aumento di 25 milioni dei contributi alle paritarie raggiungendo così quota 500 milioni. Purtroppo, però, nonostante tutto, le difficoltà non mancano. A maggio scorso, in seguito all’ennesimo allarme sui tagli ai contributi dalla Regione Veneto e sui ritardi nei tempi dell’erogazione dei contributi da parte del MIUR, ho presentato un’interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini che mi ha risposto confermando, purtroppo, i tagli della Regione e, al contrario, l’inversione di rotta intrapresa dal Governo. Oggi, finalmente, dopo che il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta di sospensiva che bloccava il decreto di riparto dei fondi per le scuole paritarie, è stata attivata la procedura per l’erogazione dei contributi che noi dell’Udc avevamo sollecitato nei mesi scorsi”.

Nota 10 ottobre 2016, AOODGCASIS 3430

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica

Ai Dirigenti/Coordinatori scolastici delle istituzioni scolastiche statali e non statali
e, p.c. Agli Uffici Scolastici per Ambito Territoriale e Direzioni Generali Regionali
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine di Bolzano
Ai Referenti Regionali e Provinciali dell’Anagrafe degli studenti

Nota 10 ottobre 2016, AOODGCASIS 3430

OGGETTO: Avvio Anno Scolastico 2016/2017 – Aggiornamento dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti.