CUN: la rappresentanza istituzionale del sistema universitario

Modalità di governo ed autogoverno delle università, modalità di reclutamento del personale docente, modalità di classificazione dei saperi, la comunità scientifica e il suo valore. Sono solo alcuni dei punti toccati oggi nel corso del convegno “La rappresentanza istituzionale del sistema universitario: tradizione, attualità, problemi e prospettive”. L’iniziativa – che si è tenuta presso la Sala della Comunicazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – è stata promossa dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN) a dieci anni dalla legge del suo riordino (n. 18 del 16 gennaio 2006).

Ad introdurre i lavori il Ministro Stefania Giannini. Al convegno sono intervenuti: Giuliano Amato, Giudice della Corte Costituzionale; Alessandro Pajno, Presidente del Consiglio di Stato; Massimo Massella Ducci Teri, Avvocato Generale dello Stato; Flavia Piccoli Nardelli, Presidente della VII Commissione della Camera dei Deputati; Andrea Marcucci, Presidente della VII Commissione del Senato della Repubblica; Andrea Graziosi, Presidente dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca; Marco Mancini, Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca; Gaetano Manfredi, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane; Fulvio Tessitore, Presidente della Commissione Lincea sui problemi universitari dell’Accademia dei Lincei. A condurre il confronto sono stati Andrea Lenzi e Carla Barbati, rispettivamente Presidente e Vice presidente del Cun.
L’evento ha voluto offrire un’occasione per riflettere su quale sia stato, quale sia e quale possa continuare ad essere il contributo che le attività e gli organi consultivi, quale è anche il CUN, possono recare ai processi decisionali trasformati dall’incontro con esigenze di semplificazione e di rendimento dell’azione e dell’organizzazione.

Tutti gli atti saranno disponibili sul sito del CUN:
https://www.cun.it/homepage/evidenza/la-rappresentanza-istituzionale-del-sistema-universitario-miur-26-ottobre-2016/

Rispetto

“Un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto”

di Vincenzo Andraous

Giovanissimi che prendono a pugni i docenti, che denudano le coetanee e le violentano, che picchiano a sangue un compagno fino a renderlo più morto che vivo, un pari età diversamente abile preso a calci, tutto ciò senza un sussulto di vergogna, emozioni costantemente in apnea asfissiante. Non si tratta più di solo bullismo, oggi dovrebbe esser meglio conosciuto il disagio relazionale, attraverso questa inondazione mediatica travolgente, quanto inarrestabile.

Eppure nonostante l’esposizione dirompente, l’impressione che se ne ricava, è che non c’è sufficiente consapevolezza della realtà che ci circonda, come se il moltiplicarsi di accadimenti e letterature più o meno sgangherate, spingano a una minore comprensione della drammaticità che ci investe tutti, al punto da condurci lontano dalla sostanza delle cose, la quale sembra più circondarci e restringerci, piuttosto che responsabilizzarci di fronte a un presente tutto da ricostruire, ma non con la paglia delle promesse facili a bruciare, come ha ben detto qualcuno. Forse è il caso di tentare di parlare comprensibilmente e correttamente su cosa è possibile dire a un adolescente imbizzarrito affinché s’arresti e impari a contare fino a dieci prima di ripartire per una guerra che spesso non fa prigionieri.

E’ gia importante riuscire a guardarlo negli occhi il guerriero in erba,  trovare il tempo necessario per farlo, la pazienza occorrente per aspettarlo qualche metro prima delle conseguenze che ci saranno e avranno il fragore della montagna, soprattutto per chi si ritiene il più furbo, il più forte, il più scaltro. Credo convintamene che ai più giovani occorra spiegare con le parole della sofferenza ingiustamente imposta, cos’è il rispetto, questa ambita medaglietta da appuntarsi al petto come fosse il passaporto per ogni prossima avventura.

Perché quando si parla con un giovanissimo, si nota il recinto, il luccichio del filo spinato delle abbreviazioni, degli acronimi, degli slogans-echi di rimbalzo, lo stesso linguaggio migra a spintoni dalla grammatica resa fantasma, qualcosa manca, è fuori posto, assente, una sorta di mutilazione non immediatamente avvertita.

Ecco che allora diventa un’impresa dialogare e capirci, se non fa capolino l’urto e il fastidio di un’emozione.

C’è necessità di spiegare ai ragazzi (come agli adulti), che il rispetto di cui vanno tanto fieri, di cui vanno a caccia con tanto di digrignar di denti, è quello tramandato dallo slang che straripa da una certa filmografia, dalla sub-cultura che dal basso bussa alle porte della città, messaggio sub-urbano mafioso che fa tendenza, ma che non preserva dal disfacimento che nel frattempo interverrà. E’ impellente raccontare bene e chiaro che quel rispetto  che tanti proseliti fa l’osannare cortometraggi alla gomorra e suburra, non sta a condizione-dimensione per cui abbiamo considerazione di noi stessi prima, e degli altri subito appresso, perché sappiamo di valere qualcosa senza eccellere in presunzione. Quel rispetto tanto ricercato con il taglio seghettato del coltello, è sinonimo di prevaricazione, di prepotenza, di violenza usata senza alcuna conoscenza, quel rispetto è silenzio colpevole, sordità di un momento che diventa malattia del cuore.

A quel ragazzino con le mani in tasca e le gambe larghe, con il tirapugni tra le dita, forse non è più rinviabile lo spiegargli che meritare rispetto significa guadagnarselo, perché rispetto e dignità sono facce della stessa medaglia, ma non rimangono avvinte alla nostra vita qualsiasi comportamento manterremo, dobbiamo averne cura e attenzione, altrimenti saremo destinati a perderli entrambi.

Noi non siamo eroi di cartone, non siamo il centro del mondo a discapito degli altri, più semplicemente persone normali, dunque non siamo persone che fanno del sopruso la moneta di scambio con i più deboli, o che usano gli altri per raggiungere una meta a tutti i costi.

Forse è bene rammentare al peggior sordo che non vuole sentire che:“Un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto “.

Nuovo contratto, entra il merito

da ItaliaOggi

Nuovo contratto, entra il merito

Legge di Stabilità, continua il braccio di ferro Miur-Mef

Alessandra Ricciardi

Il prossimo contratto della scuola servirà anche a disciplinare il merito e la carriera dei docenti. Ad annunciarlo è l’atto di indirizzo sulle priorità politiche per il 2017 del ministro dell’istruzione, Stefania Giannini. Un documento snello, di nove punti, in cui il ministro mette a fuoco i principali provvedimenti che caratterizzeranno l’azione politica del suo dicastero. «Valorizzare tutto il personale che lavora nel sistema di istruzione e formazione professionale anche attraverso lo strumento del rinnovo dei contratti nazionali», si recita l’atto al primo punto.

Un’affermazione che se da un lato apre alle richieste sindacali di riportare il bonus al merito nell’alveo contrattuale, dall’altro riapre una partita annosa, quella della carriera degli insegnanti. E così tornano a circolare negli ambienti governativi le voci della volontà di ridefinire gli assetti stipendiali rimettendo in gioco le progressioni di carriera automatiche, i cosiddetti scatti o gradoni, che ad oggi, dopo la manovra del 2008, ministro dell’economia Giulio Tremonti, solo la scuola ha conservato nel pubblico impiego.

L’eventuale rimozione degli scatti potrebbe riguardare anche solo chi inizia adesso la carriera. Per ora solo voci, in attesa che la legge di Stabilità, ancora non inviata dal governo al parlamento, metta nero su bianco le risorse disponibili e le specificità per i settori. Solo dopo la manovra, sarà possibile connotare l’atto di indirizzo generale del dicastero della Funzione pubblica per tutto il pubblico impiego. A cui seguiranno le direttive dei singoli comparti. Sarà questo il debutto del mega compartone della conoscenza, nel quale dovranno essere declinate le norme per il sotto settore della scuola. Una partita su più piani e in diversi momenti, dunque, per governo e sindacati, che presumibilmente entrerà nel vivo solo dopo l’approvazione della legge di bilancio. Temporalmente, dunque, dopo il referendum costituzionale del 4 di dicembre.

Tra le priorità per il 2017, la Giannini pone anche la ridefinizioni del rapporto tra «formazione iniziale e reclutamento del personale docente». Si tratta di una delle deleghe della Buona scuola, dalla quale ci si aspetta che si ponga un rimedio anche agli esiti del concorsone e al mancato superamento delle graduatorie ad esaurimento. Soluzioni dunque strutturali per il reclutamento dei docenti accompagnate da una fase transitoria per sanare il pregresso e la situazione delle Gae. Tra i punti chiave della direttiva Giannini, il consolidamento dell’autonomia scolastica, con l’ottimizzazione dell’organico dell’autonomia, e la costituzione di un sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni. Un’altra delle deleghe della legge 107/2015. Dare poi «stabilità e certezza di governance agli istituti scolastici», recita sempre l’atto di indirizzo, attraverso lo svolgimento del concorso per dirigenti e direttori amministrativi. Ed è di ieri la notizia che il Consiglio di stato ha dato parere favorevole con osservazioni al regolamento per la selezione dei nuovi presidi.

Intanto, resta accesso il confronto tra ministero dell’istruzione ed Economia sul fronte della manovra finanziaria. Complice il ritardo del governo nell’invio del provvedimento al parlamento, la norma sulla trasformazione dell’organico di fatto in diritto è ancora in fase di definizione.

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è in corso uno scambio di missive tra i due ministeri in cui l’uno contesta all’altro i costi dell’operazione. Per il Mef, i 200 milioni messi in campo servirebbero per costruire 11 mila nuove cattedre. Tanto da prevedere una copertura già per gli ultimi 4 mesi del 2017, i primi del prossimo anno scolastico. La norma, nelle intenzioni del dicastero guidato da Pier Carlo Padoan, dovrebbe consentire «il rafforzamento dell’organico dell’autonomia» con la sottrazione di una quota di organico al fatto per portarlo nel diritto. Per l’Istruzione, invece, il finanziamento serve a completare il passaggio integrale del fatto nel diritto, per circa 25 mila nuove cattedre (compreso il sostengo). «La manovra sarà ufficializzata nei prossimi due, tre giorni», ha detto ieri il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Claudio De Vincenti.

Alternanza scuola-lavoro, la svolta nella Legge di Stabilità: per le aziende 3.250 euro di esonero

da La Tecnica della Scuola

Alternanza scuola-lavoro, la svolta nella Legge di Stabilità: per le aziende 3.250 euro di esonero

La Legge di Stabilità di fine anno potrebbe contenere un provvedimento che ha tutta l’impressione di rilanciare l’alternanza scuola-lavoro che si svolge alle superiori.

Nella serata del 25 ottobre, l’Ansa ha infatti visionato la bozza della legge approvata qualche giorno fa dal Consiglio dei ministri: l’agenzia di stampa parla di sgravi per le aziende: coloro che si faranno carico di “nuove assunzioni stabili, anche in apprendistato, effettuate tra il primo gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018 di studenti che abbiano svolto attività di alternanza scuola-lavoro potranno godere di esonero contributivo per un massimo di 36 mesi nel limite massimo di 3.250 euro l’anno”.

Ad oggi, ricordiamo, il vero scoglio per il decollo dell’alternanza scuola-lavoro rimane quello dello scetticismo delle aziende. Ora, però, i vantaggi economici derivanti dall’assunzione degli studenti che hanno svolto attività di stage nell’azienda, potrebbe cambiare le cose. Permettendo agli studenti di trovare aziende più propense ad accoglierli. Ma anche dei datori di lavoro finalmente più motivati nell’ospitarli.

Verso Italia.it, unico punto di accesso ai servizi della PA: anche scolastici

da La Tecnica della Scuola

Verso Italia.it, unico punto di accesso ai servizi della PA: anche scolastici

È partito il lavoro del governo per mettere in piedi l’ambizioso programma “Italia Login”, che si pone l’obiettivo di fornire un unico punto di accesso (Italia.it).

Il quale, è destinato a diventare il riferimento per tutti i servizi on line della pubblica amministrazione aggregati secondo una logica che segue i momenti della vita dei cittadini (Scuola, Salute, fisco, trasporti).

I principi fondamentali su cui si basa il modello ipotizzato sono:

  • Massima facilità di uso
  • Accesso da dispositivi mobili (mobile first)
  • Esperienza utente appagante in grado di abbassare la soglia s ingresso e permettere l’utilizzo su larga scala
  • Accesso tramite unico login grazie a SPID
  • Unificazione delle anagrafiche
  • Invio delle notifiche all’utente per ricordare scadenze, avvisi ecc.
  • Possibilità di effettuare pagamenti elettronici

Il programma è stato discusso in una riunione all’Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale, nell’ambito dell’Europe Code Week, con oltre 100 partecipanti provenienti da amministrazioni centrali, locali, associazioni di categoria e aziende in cui è stato condiviso l’importante obiettivo di ottenere i primi risultati già per la fine del prossimo anno.

E fondamentale che L’Agid funga  da coordinamento dell’ecosistema che deve ruotare intorno a questo  servizio. Un ecosistema che si basa sulla co-progettazione, sul crowdsourcing, dove la comunità di sviluppo opera sulla base di modelli e linee guida comuni, con la consapevolezza che il risultato da raggiungere tutti insieme è l’utilizzo sempre più alto di servizi pubblici totalmente digitali.

Per Paolo Barberis, il consigliere del Governo sull’innovazione digitale, si tratterà di” un web pubblico di servizio con un solo account accessibile in maniera semplice anche con le app, capace di liberare tempo e risorse per le persone e per il Paese. Tutto sarà a portata di click”.

Un passo importante  sarà sicuramente quello di fare ordine tra gli oltre 240 siti gov.it, 50 mila siti web della PA, le migliaia modalità di accesso ai servizi On line.

Altro aspetto rilevante sarà quello di far in modo che gli uffici della PA siano in grado di parlarsi,per fornire al cittadino un unico feedback integrato, senza imporre , cosi come è oggi, il cittadino ad andarsi a cercare le informazioni sparse tra in vari siti. Le diverse piattaforme dovranno mettere a disposizioni delle API(application programming interface) che garantiranno l’interoperabilità interna tra i diversi sistemi e appunto l’accesso da un unico portale.

Come primo passo è previsto entro il 2017 l’attivazione sul ‘portale del cittadino’ i primi servizi di nuova generazione, con pagine web ridisegnate e interattive.

Lo studio per realizzare ‘il mega-sportello online’ è quindi appena partito, il percorso è lungo e tortuoso ma come tutte le strade in salita è meglio partire il prima possibile che attendere invano che succeda qualcosa.

Nel frattempo sono partiti quattro gruppi di lavoro specializzati sui temi: “interfaccia utente; progettazione, produzione, gestione dei contenuti/infoarchitettura; accesso e accessibilità; service design”.

Non ci resta che augurarci di potere accedere il prima possibile a “Italia.It”,poter fare la dichiarazione dei redditi , acquistare l’abbonamento ai trasporti e contemporaneamente pagare la mensa scolastica.

Tutto in pochi Click! Un sogno? Questa volta sembra proprio di no!

Altri scioperi in vista, il 4 e il 14 novembre

da La Tecnica della Scuola

Altri scioperi in vista, il 4 e il 14 novembre

Archiviato lo sciopero generale di Unicobas, Usb e Usi, si parla già di nuove azioni di protesta.

Per il 4 novembre è in programma uno sciopero proclamato dalla CUB Scuola, mentre per il 14 scenderanno in piazza il Saese (Sindacato autonomo europeo scuola ed ecologia) e l’Anief.

Nulla si muove invece sul versante dei sindacati maggiori.

La legge di stabilità piace poco o nulla alla Cgil che potrebbe anche decidere per una azione n proprio visto che proprio nelle ultime ore la numero uno della Cisl Annamaria Furlan ha dichiarato che la legge di stabilità contiene anche buone cose e che al momento non ci sono motivi per scioperare.

Sicurezza scuole: i ds potranno intervenire più facilmente

da La Tecnica della Scuola

Sicurezza scuole: i ds potranno intervenire più facilmente

Depositato in Parlamento un disegno di legge per consentire ai dirigenti scolastici di intervenire nelle situazioni che mettono a rischio la sicurezza del personale e degli alunni.

Bisogna consentire ai dirigenti scolastici di “essere più sereni sulle scelte – assunte nella logica del buon padre di famiglia – che abbiano come obiettivo la messa in sicurezza degli studenti”: lo prevede un disegno di legge del PD che, secondo il presidente della Comissione Cultura del Senato Andrea Marcucci, potrebbe essere incardinato già nelle prossime settimane.
Nel concreto il provvedimento dovrebbe consentire ai ds di assumere decisioni in merito a un’eventuale evacuazione dell’edificio o ad una sospensione delle attività didattiche, senza essere condizionati dal timore di incorrere nei reati penali di procurato allarme e interruzione del servizio.
Il ddl, infatti, dovrebbe introdurre due commi al testo unico sulla sicurezza sul luogo di lavoro, escludendo l’applicazione di alcuni articoli del codice penale sulle decisioni prese del preside in caso di emergenza.
Diventerà quindi difficile, se non addirittura impossibile, aprire procedimenti penali ai sensi dell’articolo 658 del C.P. (procurato allarme presso l’autorità) o degli articoli 331-340 (interruzione di servizio pubblico).
Per la verità, però, va detto che molto spesso a trattenere i dirigenti scolastici dalla assunzione di provvedimenti drastici come la chiusura di un edificio non è tanto il timore dell’azione penale, quanto le ripercussioni a livello territoriale.
In realtà, quasi sempre, quando in una scuola vi sono problemi gravi dal punto di vista strutturale il dirigente riceve pressioni dagli enti locali obbligati per legge alla manutenzione dell’edificio, pressioni che potrebbero persino aumentare dopo l’approvazione della legge (oggi gli enti locali confidano sul fatto che i ds siano frenati dal rischio dell’azione penale e quindi le pressioni ci sono ma non sono pesantissime).
Dare più poteri ai ds su questa materia è certamente positivo, ma il problema principale resta quello dell’adeguamento degli edifici scolastici agli standard minimi di sicurezza. Adeguamento che necessiterebbe di tempi lunghissimi e di investimenti che, al momento attuale, sono del tutto incompatibili con i vincoli di finanza pubblica (secondo stime al ribasso per mettere a norma le scuole del Paese sarebbero necessari almeno 40miliardi di euro).

Alternanza Scuola Lavoro: le faq del Miur

da La Tecnica della Scuola

Alternanza Scuola Lavoro: le faq del Miur

Nell’apposito portale dedicato all’Alternanza Scuola Lavoro, tra la documentazione e gli strumenti utili pubblicati, sono disponibili anche alcune faq che rispondono a domande frequenti.

Esse riguardano l’organizzazione dei percorsi, la funzione tutoriale e la salute e sicurezza in ASL.

Le riportiamo di seguito:

Le attività di Alternanza Scuola Lavoro sono aggiuntive rispetto all’orario delle lezioni?

Le attività di alternanza scuola lavoro possono essere svolte all’interno del monte ore annuale delle lezioni o durante la sospensione delle attività didattiche, secondo il progetto formativo elaborato dalla singola istituzione scolastica, che avrà preliminarmente valutato la formula organizzativa più adeguata per venire incontro alle esigenze del territorio, dei propri allievi e della disponibilità delle strutture ospitanti ad accogliere gli studenti in alternanza. A tal proposito, la Guida operativa per le scuole emanata da questo Ministero mette in evidenza che “sulla base del progetto, messo a punto dalla scuola in collaborazione con i soggetti ospitanti, l’inserimento degli alunni nei contesti operativi può essere organizzato, tutto o in parte, nell’ambito dell’orario annuale dei piani di studio oppure nei periodi di sospensione delle attività didattiche” (pagg.25-25).

Gli studenti sono obbligati a svolgere le attività in alternanza scuola lavoro?

Sì, i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro, anche se realizzati in periodi diversi da quelli fissati dal calendario delle lezioni, sono parte integrante del curricolo dello studente e sono oggetto di verifica e valutazione da parte del consiglio di classe, con una ricaduta sulla valutazione finale dello studente.

Le attività di alternanza incidono sulla frequenza alle lezioni?

L’alternanza può essere svolta sia all’interno del monte ore annuale delle lezioni, sia in momenti diversi da quelli fissati dal calendario, per esempio di pomeriggio o anche d’estate, soprattutto nei casi in cui le strutture ospitanti sono caratterizzate da attività stagionali. Nell’ipotesi in cui i periodi di alternanza si svolgano durante l’attività didattica, essi concorrono, oltre che ai fini del raggiungimento del monte ore previsto dal progetto di alternanza, anche al calcolo del limite minimo di frequenza delle lezioni, pari ad almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato. Qualora, invece, i periodi di alternanza si svolgano, del tutto o in parte, durante la sospensione delle attività didattiche, la presenza dell’allievo registrata presso la struttura ospitante concorre alla validità del solo percorso di alternanza , che richiede la frequenza di almeno tre quarti del monte ore previsto dal progetto.

È prevista una personalizzazione dei progetti di alternanza scuola lavoro che tenga conto degli interessi degli studenti?

Le indicazioni fornite alle scuole attraverso la Guida operativa del MIUR suggeriscono di evitare di applicare nei progetti di alternanza modelli standardizzati, concepiti per percorsi identici per tutti, bensì di adeguare i progetti alle esigenze specifiche degli studenti, che spesso esprimono bisogni formativi differenziati. Ciò è particolarmente rilevante nel caso delle esperienze interculturali collegate alla frequenza di periodi didattici in altri Paesi o ad attività sportive agonistiche che richiedono un impegno particolarmente oneroso. L’alternanza entra a tutti gli effetti nel curricolo personalizzato dello studente e, più in generale, della scuola che, attraverso le proprie scelte e le forme di collaborazione sviluppate con il territorio, esprime e valorizza la propria autonomia didattica e organizzativa. Per queste ragioni, il progetto o i progetti di alternanza elaborati dalla scuola sono inseriti all’interno del piano dell’offerta formativa triennale, che assicura sia l’unitarietà del progetto messo a punto dall’istituzione scolastica, sia la specifica declinazione e attuazione a cura dei singoli Consigli di classe, che dovranno predisporre i singoli percorsi formativi personalizzati riservati ai propri alunni, tenuto conto delle loro attitudini, interessi e stili cognitivi, e, infine, valutarne gli esiti, dopo aver acquisito gli elementi forniti dal tutor esterno sulla base degli strumenti predisposti e condivisi.

I periodi di apprendimento all’estero possono essere compresi nelle esperienze di alternanza?

Tenuto conto dell’indubbio valore formativo che un periodo di formazione all’estero rappresenta per uno studente della scuola secondaria di 2° grado sotto il profilo personale, culturale e professionale, è opportuno che la scuola frequentata dal giovane in Italia personalizzi il progetto di alternanza scuola lavoro valorizzando all’interno del relativo percorso triennale di alternanza scuola lavoro le esperienze e le competenze maturate all’estero, evitando di applicare nel loro progetto di alternanza un modello standardizzato, concepito per percorsi di alternanza inseriti nel calendario scolastico e ritagliato sulle esigenze di studenti che frequentano regolarmente le lezioni all’interno dell’istituto di appartenenza. Le modalità con cui inserire l’esperienza realizzata all’estero nel progetto di alternanza possono essere varie ed è opportuno affidare all’autonomia della singola istituzione scolastica la scelta degli strumenti progettuali ed organizzativi più efficaci per dare visibilità alle competenze acquisite dall’allievo anche rispetto alla loro spendibilità nel mondo del lavoro e delle professioni, utilizzando le più opportune forme di flessibilità didattica e organizzativa per personalizzare il progetto triennale di alternanza.

I corsi professionalizzanti frequentati autonomamente dagli studenti a proprie spese possono essere compresi nel monte ore riservato alle esperienze di alternanza scuola lavoro?

L’alternanza, in quanto metodologia didattica, si svolge sotto la responsabilità della scuola, fa parte del percorso curricolare ed è fondata su alcuni elementi specifici che la distinguono da altre esperienze formative, pur validissime, organizzate dalla scuola o praticate autonomamente dagli allievi. L’alternanza scuola lavoro, tra l’altro, prevede una convenzione tra scuola e struttura ospitante che, in relazione al progetto formativo condiviso, regola i rapporti e le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti, compresi gli aspetti relativi alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro da parte dei partecipanti. La convenzione, inoltre, indica le figure tutoriali che accompagnano il percorso formativo dello studente, la durata delle esperienze e la loro scansione temporale, le attività che il giovane dovrà svolgere all’interno della struttura ospitante, coerenti con gli obiettivi del progetto formativo condiviso con la scuola e con i risultati di apprendimento previsti dal profilo educativo dell’indirizzo di studi.

Le attività di alternanza possono essere sviluppate all’interno dell’azienda agraria annessa all’istituzione scolastica?

L’azienda annessa all’istituto agrario offre molte opportunità formative per un apprendimento sviluppato in un contesto operativo reale. Lo stesso vale per i ristoranti didattici aperti al pubblico creati da alcuni istituti alberghieri. Per questa ragione, in un progetto triennale di alternanza scuola lavoro, è possibile inserire anche queste esperienze; tuttavia, per completare la formazione “sul campo” degli studenti e far sviluppare una cultura d’impresa attraverso la conoscenza diretta delle realtà produttive del territorio, si suggerisce di completare la formazione anche con attività svolte presso imprese esterne.

Come conciliare le attività di alternanza organizzate dalla scuola in orario pomeridiano con la frequenza del Conservatorio?

Le attività di alternanza possono essere sviluppate all’interno del monte ore annuale delle lezioni o durante la sospensione delle attività didattiche, secondo il progetto formativo autonomamente elaborato dalla singola istituzione scolastica, cui è affidato il compito di individuare le formule organizzative più adeguate per venire incontro alle esigenze del territorio, dei propri allievi e della disponibilità delle strutture ospitanti ad accogliere gli studenti in alternanza. In un caso come questo sarebbe opportuno che la scuola mettesse a punto un progetto personalizzato che tenesse conto di tali impegni e di questa vocazione. Il progetto potrebbe essere sviluppato all’interno dell’orario delle lezioni o nei periodi di sospensione delle attività didattiche, anche valorizzando questa passione per la musica che si traduce in orientamento rispetto ad una specifica professione, ovvero tenendo conto degli aspetti organizzativi che, ad esempio, afferiscono alla realizzazione di eventi musicali.

Le associazioni sportive possono partecipare all’organizzazione dell’alternanza scuola lavoro per gli studenti che praticano attività sportive agonistiche?

La Legge 107/2015, art.1, comma 34, tra i soggetti che possono accogliere gli studenti per i percorsi di alternanza scuola lavoro, comprende “gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI”, per cui il percorso formativo personalizzato dello studente impegnato in attività agonistiche, se adeguatamente calibrato sugli aspetti lavorativi della disciplina sportiva praticata, può rappresentare una esperienza di alternanza scuola lavoro maturata in attività sportive, con una certificazione delle competenze acquisite. Oltre alle cd. soft skills, apprezzate in qualsiasi contesto lavorativo, i giovani atleti sviluppano competenze tecnico scientifiche legate alla salute, alla corretta alimentazione, ad apprendimenti scientifici legati all’attività praticata, che possono essere esplicitate all’interno della coprogettazione che la scuola può mettere a punto con la struttura ospitante. Naturalmente la scuola stipulerà la convenzione con la Federazione o l’associazione sportiva che ospita l’attività agonistica del giovane.

L’alternanza scuola lavoro può essere sviluppata in collaborazione con un’associazione senza fini di lucro che non ha dipendenti assunti a tempo indeterminato?

Sì, l’alternanza scuola lavoro può essere svolta anche presso enti no profit e associazioni di volontariato. L’opportunità di avvalersi della collaborazione con strutture del terzo settore è stata espressamente prevista dal decreto legislativo n.77/2005, al’art.1, comma 2.

Gli studenti quindicenni possono accedere alle attività di alternanza?

Sì; è previsto dall’art.1 del Decreto legislativo 15 aprile 2005, n.77, art.1, che stabilisce che l’alternanza è una modalità didattica accessibile agli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età. La legge 107/2015, infatti, non ha modificato i criteri di accesso, bensì è intervenuta per sistematizzare l’alternanza all’interno dei curricoli della scuola secondaria di secondo grado con la previsione di un monte ore obbligatorio da riservare a queste esperienze nel secondo biennio e nell’ultimo anno: almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei.

A chi rivolgersi per attivare un’impresa formativa simulata?

Si potrà fare riferimento ai soggetti che hanno sviluppato modelli di IFS che talvolta hanno il pregio di collegare le imprese virtuali in rete tra loro, come IG Student, Junior Achievement, la rete IFS realizzata dal Consorzio di scuole Confao, Simulimpresa, ecc., spesso dotati di proprie piattaforme informatiche accessibili da parte delle scuole.

Il tutor scolastico deve sempre accompagnare gli studenti in azienda?

Non è prevista la presenza obbligatoria del tutor scolastico in azienda durante lo svolgimento delle attività di alternanza. I suoi compiti di assistere e guidare lo studente nei percorsi di alternanza e verificarne il corretto svolgimento possono essere svolti a distanza, oppure durante incontri organizzati presso la scuola. L’importante è che lo studente in azienda sia seguito dal tutor formativo esterno designato dalla struttura ospitante, che ha il compito di assistere il giovane nel suo percorso di apprendimento attraverso il lavoro.

Come retribuire le funzioni tutoriali?

Con le risorse finanziarie assegnate per lo svolgimento delle attività di alternanza scuola lavoro i tutor scolastici interni possono essere retribuiti per le attività prestate oltre il proprio orario di servizio secondo le modalità definite nella contrattazione d’istituto, anche in forma forfettaria. Non è possibile, invece, prevedere compensi per i tutor aziendali nell’esercizio della loro funzione tutoriale. Infatti, il decreto legislativo 15 aprile 2005, n.77 “Definizione delle norme relative all’alternanza scuola lavoro, a norma dell’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n.53”, all’art. 5 (Funzione tutoriale), comma 3 esplicita i compiti del tutor formativo esterno, specificando quanto segue. “Il tutor formativo esterno, designato dai soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, disponibili ad accogliere gli studenti, favorisce l’inserimento dello studente nel contesto operativo, lo assiste nel percorso di formazione sul lavoro e fornisce all’istituzione scolastica o formativa ogni elemento atto a verificare e valutare le attività dello studente e l’efficacia dei processi formativi. Lo svolgimento dei predetti compiti non deve comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.”

Quale formazione sulla sicurezza è necessario garantire agli studenti in alternanza?

La Guida operativa per la scuola per le attività di alternanza scuola lavoro affronta il tema della salute e sicurezza degli studenti nelle strutture ospitanti ribadendo quanto già esplicitato dal Manuale INAIL MIUR “Gestione del sistema sicurezza e cultura della prevenzione nella scuola” (pagina 233): l’impegno per l’istituzione scolastica riguarda sempre la formazione generale, che viene certificata da un attestato di frequenza e superamento della prova di verifica, costituente un credito formativo permanente in base a quanto indicato dall’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011. Con riguardo, invece, alla formazione specifica, lo studente che partecipa alle esperienze di alternanza dovrà svolgere attività di formazione di durata variabile, in funzione del settore di attività svolta dalla struttura ospitante e del relativo profilo di rischio. Detto segmento di formazione, secondo il D.Lgs.81/2008, articolo 37, comma 1, è a cura del datore di lavoro, identificato nel soggetto ospitante, che conosce i rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda. Qualora la struttura ospitante non fosse in grado di assicurare la formazione specifica, può delegare la scuola ad impartirla in relazione alla valutazione dei rischi a cui è sottoposto lo studente in alternanza rispetto ai compiti assegnati, alle macchine e attrezzature da utilizzare, ai tempi di esposizione previsti, ai dispositivi di protezione individuale forniti. Gli accordi sono definiti nell’ambito della Convenzione sottoscritta tra scuola e struttura ospitante nella quale sono dettate le disposizioni sul soggetto a carico del quale rimane l’onere della formazione.

È obbligatoria la visita medica per gli studenti in alternanza scuola lavoro?

Nel d.lgs. 81/2008 gli studenti sono equiparati ai lavoratori e sono sottoposti al controllo sanitario nei casi previsti dalla legge. La garanzia sanitaria stabilita dall’art.41 del d.lgs.81/2008, qualora necessaria, vale per i laboratori della scuola e per le attività di stage, tirocinio o alternanza. La Guida operativa per l’ASL del MIUR, nel paragrafo 11(salute e sicurezza degli studenti in ASL nelle strutture ospitanti), per quanto riguarda la sorveglianza sanitaria, precisa che : ” si ritiene opportuno prevedere specifici accordi in modo che i prescritti adempimenti si considerino assolti mediante visita medica preventiva da effettuarsi da parte del medico competente dell’istituzione scolastica, ovvero dal dipartimento di prevenzione dell’Azienda Unità Sanitaria Locale. Tale visita medica dovrebbe: 1. avere una validità estesa a tutta la durata del percorso di alternanza; 2. consentire agli studenti di svolgere le attività in diverse strutture ospitanti, per la stessa tipologia di rischio. Qualora, invece, sussistano rischi specifici in base al documento di valutazione dei rischi, sarà cura della struttura ospitante accertare preliminarmente l’assenza di controindicazioni alle attività a cui gli studenti saranno destinati. La sorveglianza sanitaria potrà essere assicurata dall’istituzione scolastica, in presenza di specifiche convenzioni attivate dagli Uffici scolastici regionali con le aziende sanitarie locali o altre strutture pubbliche che dispongano di personale sanitario in possesso dei requisiti prescritti per lo svolgimento delle funzioni di medico competente”.

Le regole per la tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti valgono anche per gli studenti impegnati in attività di alternanza scuola lavoro?

La legge 17 ottobre 1967, n.977, che tratta della “Tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”, si riferisce espressamente ai casi in cui esiste un rapporto di lavoro (es. apprendistato), condizione che non sussiste per gli studenti in alternanza. Per esempio, la legge 977/67 prevede una visita medica obbligatoria e preventiva per i minori che accedono ad un rapporto di impiego, a seguito della quale il giovane, se riconosciuto idoneo, può essere ammesso alle attività lavorative, mentre per le attività svolte a scuola o in alternanza, in cui non c’è un rapporto di lavoro, la sorveglianza sanitaria, per mezzo del medico competente, è prevista solo nei casi in cui la valutazione dei rischi, considerati i compiti richiesti (che prevedono l’affiancamento e non lo svolgimento diretto) e la durata della permanenza degli allievi in azienda, evidenzi concrete situazioni di esposizioni a rischi per la salute degli studenti. Con l’occasione, si ribadisce che: l’alternanza scuola lavoro è una metodologia didattica svolta sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica; il giovane che sviluppa l’esperienza rimane giuridicamente uno studente; l’inserimento in azienda non costituisce un rapporto di lavoro; le competenze apprese nei contesti operativi integrano quelle scolastiche al fine di realizzare il profilo educativo, culturale e professionale previsto dal corso di studi prescelto.

Cittadinanzattiva, aperte le iscrizioni alla Giornata Nazionale della Sicurezza nelle scuole

da La Tecnica della Scuola

Cittadinanzattiva, aperte le iscrizioni alla Giornata Nazionale della Sicurezza nelle scuole

Cittadinanzattiva anche quest’anno, in occasione del 22 novembre, Giornata Nazionale della sicurezza nelle scuole, ha predisposto un kit gratuito per tutti gli istituti di ogni ordine e grado che ne faranno richiesta compilando il form on line.

Il kit è composto da:

  • Poster sui corretti comportamenti in caso di terremoto;
  • Poster sui corretti comportamenti in caso di alluvione;
  • Opuscolo per i docenti “A scuola di sicurezza”, pillole informative sulla sicurezza a scuola.

Il materiale perverrà nella sede scolastica indicata nel corso della settimana in cui si celebra la Giornata (dal 21 al 25 Novembre). Il materiale e la spedizione sono gratuiti. Saranno soddisfatte le richieste che perverranno entro e non oltre il 9 Novembre e fino ad esaurimento del materiale.

Dopo la Giornata altri sono gli appuntamenti che potrebbero interessare la sua scuola:

  • partecipare al Monitoraggio di un campione di edifici scolastici sulla Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola, che si svolgerà tra Febbraio e Maggio 2017;
  • partecipare con dei propri progetti già realizzati alla XI edizione del Premio Buone Pratiche di Educazione alla Sicurezza ed alla Salute a Scuola “Vito Scafidi” (Aprile 2017);
  • partecipare alla rilevazione sulle mense scolastiche, che si svolgerà tra Febbraio e Maggio 2017.

Permessi retribuiti per motivi di studio, quali sono e quando valgono?

da La Tecnica della Scuola

Permessi retribuiti per motivi di studio, quali sono e quando valgono?

I permessi retribuiti per sostenere gli esami e seguire le lezioni universitarie sono un diritto di tutti i docenti.

Come riporta Italia Oggi, “si tratta delle cosiddette 150 ore che vengono attribuite a seguito di una procedura di accertamento che viene istruita dall’ufficio scolastico, previa presentazione di una domanda da parte degli interessati, da inoltrare per il tramite del dirigente scolastico della scuola di servizio entro il 15 novembre di ogni anno.”

E’ l’articolo 3 del decreto del presidente della repubblica 395/88 che regola la questione e viene attuato per mezzo di un contratto regionale tra l’ufficio scolastico regionale e i rappresentanti territori delle organizzazioni sindacali rappresentative. Quindi, in realtà, le condizioni variano da regione a regione e quindi, alcuni contratti prevedono la fruizione anche ai docenti fuori corso o per la preparazione agli esami universitari, altri invece sono più rigidi e prevedono la sola fruizione dei permessi per gli esami o al massimo per le lezioni, escludendo di fatto quelle che sono le altre attività complementari di un percorso di studio (corsi di laurea, Tfa, ecc..).

Di recente, come riporta ancora Italia Oggi, “la sezione lavoro della Corte di Cassazione (si veda la sentenza 10 luglio 2013, n. 17128), interpretando una clausola del contratto collettivo degli enti locali, ha stabilito che i permessi straordinari retribuiti possono essere concessi soltanto per frequentare i corsi indicati dalla clausola in orari coincidenti con quelli di servizio, non per le necessità connesse all’esigenza di preparazione degli esami, ovvero per altre attività complementari (come, ad esempio, i colloqui con i docenti o il disbrigo di pratiche di segreteria)”.

Il riferimento, comunque, resta sempre il regolamento del testo negoziale di ogni singola regione. Invece, restano immutati gli 8 giorni l’anno di permessi retribuiti, per sostenere gli esami, ed eventualmente per coprire i giorni di viaggio, come previsto dal comma 1 dell’articolo 15 del vigente contratto di lavoro della scuola.
Per le altre attività complementari, invece, lo studente – lavoratore potrà utilizzare i cosiddetti permessi per motivi personali previsti dal comma 2, dell’art. 15 del contratto.

Bandi Intercultura, è possibile iscriversi entro il 10 novembre

da La Tecnica della Scuola

Bandi Intercultura, è possibile iscriversi entro il 10 novembre

Come ogni anno, la data da segnare in agenda è il 10 novembre. Per gli studenti dai 15 ai 17 anni (natitra il 1 luglio 1999 e il 31 agosto 2002) è infatti possibile fino a questa data iscriversi alle selezioni di Intercultura per trascorrere un periodo di studio all’estero.

Sono 65 i Paesi del mondo tra cui scegliere, ben 2.000 i posti a disposizione, dei quali più di1.400 sovvenzionati da borse di studio totali o parziali (nel 2015-2016 le borse assegnate sono state 1.511.) tra quelle offerte da Intercultura e quelle messe a disposizione da sponsor terzi.

Ma non è tutto! Per i dipendenti e pensionati del pubblico impiego, a queste si aggiungono 1.090 borse di studio del Programma Itaca di INPS. Infatti, i programmi di Intercultura sono conformi ai criteri per concorrere anche a queste borse di studio, che riguardano la partecipazione a programmi scolastici all’estero annuali, semestrali e trimestrali riservate ai figli o orfani ed equiparati dei dipendenti e dei pensionati della pubblica amministrazione iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali o dei pensionati utenti della Gestione Dipendenti Pubblici.

Per le borse di studio offerte da Intercultura e per le borse di studio sponsorizzate, tutte le indicazioni per presentare le domande sono contenute in questa pagina.

Invece, per le borse di studio Itaca/Inps l’indirizzo per consultare tutte le informazioni è a questo link.

Bullismo: genitori e istituzioni in rete per batterlo

da tuttoscuola.com

Bullismo: genitori e istituzioni in rete per batterlo
Presentato in Senato il cortometraggio “Vorrei essere Belen”. Iniziata la discussione sul disegno di legge anti-bullismo. L’impegno del Miur

Gabriele ha 16 anni, capelli biondi, lunghi, sguardo e modi gentili. Si è appena trasferito da Livorno a Latina ed è segretamente innamorato della sua nuova compagna di scuola Genny. Tutto bene finche’ i pregiudizi sul suo look non si trasformano in atti di bullismo. E’ la trama di “Vorrei essere Belen”, il cortometraggio presentato oggi al Senato e che sarà diffuso nelle scuole, nell’ambito di un progetto che coinvolge associazioni, istituzioni e mondo dello spettacolo in un “un patto di corresponsabilità tra scuola e famiglie“, una “rete”, come dice Fabrizio Azzolini, presidente dell’associazione Genitori.

La fiction, prodotta da Cinema Casting per la regia di Fausto Petronzio, prende spunto da fatti realmente accaduti, ed è patrocinato dal Ministero dell’Istruzione, che l’ha scelta come buona pratica insieme alla Presidenza della Repubblica e al Forum nazionale delle Associazioni dei genitori della scuola.

Cercheremo di diffondere il filmato nelle scuole – ha assicurato Giuseppe Pierro della direzione generale per lo studente del Ministero dell’Istruzione – istituzioni e famiglie insieme devono contrastare il bullismo“.

Da oggi riparte in Senato la discussione sul ddl contro il bullismo e il cyberbullismo – ha affermato Elena Ferrara (Pd) – dobbiamo cercare di costruire una norma che abbia misure efficaci a tutela dei minori“.

Stop ai reati penali per dirigenti scolastici

da tuttoscuola.com

Stop ai reati penali per dirigenti scolastici
Proposta di legge esclude per i DS reati penali come l’interruzione di servizio pubblico o procurato allarme in materia di sicurezza scolastica

Diversi senatori, in primis la Pd Laura Fasiolo, hanno presentato una proposta di legge a palazzo Madama, sottoscritta anche da altri gruppi di maggioranza, per modificare due commi del codice penale in materia di edilizia scolastica.

Così – spiega la senatrice dem – i dirigenti scolastici saranno più sereni nel momento delle scelte assunte nella logica del buon padre di famiglia, con l’obiettivo di mettere in sicurezza i propri studenti“.

Con la modifica all’articolo 18 del decreto legislativo 81 del 9 aprile 2008, spiega la proposta, “si attribuiscono ai dirigenti ampi poteri per far fronte a situazioni di grave ed immediato pericolo, senza avere timore di ripercussioni di carattere penale“.

Tra i firmatari anche la senatrice Pd Stefania Pezzopane che sottolinea così la necessità di porre “all’attenzione del Parlamento un tema delicato come la depenalizzazione di un reato in tema di sicurezza“. Anche per Luigi Berlinguer serve “una politica generale per la messa in sicurezza degli edifici scolastici: il governo ha stanziato risorse, invertendo una tendenza e aumentando la stanziamento“.

Tempo di compiti, tempo di vita

Tempo di compiti, tempo di vita

di Giovanni Fioravanti

 

Oltre oceano sono gli homework, da noi i compiti a casa. Un tormentone di questo scorcio d’inizio d’anno scolastico che fa dibattere non solo i nostri genitori e insegnanti, ma anche quelli degli Stati Uniti. Tutto il mondo è paese, dunque. Il Time del 30 agosto riporta i dati di una ricerca su pregi e difetti dei compiti a casa condotta dal professor Harris Cooper, psicologo della Duke University.

C’è da notare che oltre oceano sono più virtuosi di noialtri, perché da tempo il National PTA e la National Education Association hanno dettato le linee standard per l’assegnazione dei compiti a casa. Sostanzialmente dieci minuti al giorno per gli alunni della scuola primaria, venti per quelli della scuola media di primo grado, per poi passare a due ore per gli studenti delle superiori. Ciò nonostante alcune scuole elementari dal Massachusetts a New York hanno deliberato di abolire i compiti a casa. Sulla decisione non è che tutti i genitori siano concordi, soprattutto preoccupati che il non fare i compiti a casa possa compromettere l’accesso dei loro figli al college.

Di tutta questa vicenda fa sorridere la conclusione pilatesca della tanto sbandierata ricerca del professor Cooper per il quale i compiti a casa sono come le medicine e le diete, se ne prendi troppo poche sono inefficaci, se ne prendi troppe possono uccidere, se ne prendi la giusta dose non possono che far bene.

Se qualcuno pensava di ottenere suggerimenti per la risoluzione della diatriba dagli amici americani non può che rimanere deluso e continuare ad arrovellarsi sulla necessità o meno dei compiti a casa.

Compito è qualcosa che deve essere compiuto, portato a compimento. Nel caso specifico il luogo del compimento non è più la scuola, luogo da cui nasce la consegna, ma la casa, quindi un impegno disancorato dal suo ambiente originario, che deve essere eseguito in un altro contesto, un compito generalmente di apprendimento al difuori dell’ambiente consueto. È come uscire dall’ospedale e proseguire la cura a casa, senza però avere la certezza di prendere le medicine nelle giuste dosi.

Esercizio, memorizzazione, consolidamento di solito sono le prescrizioni dei compiti a casa, attività squisitamente scolastiche, se ancora non vigesse la consuetudine di fare dell’aula un luogo preminentemente di ascolto della lezione e di esecuzione dei compiti che lì non si chiamano più “compiti a casa”, e come potrebbe essere altrimenti, ma “compiti in classe” che sono la sintesi giudicante dell’efficacia delle lezioni più i compiti a casa.

Il compito a casa è una attività passiva, condotta in solitudine. Non esiste altro luogo capace di coltivare la solitudine collettiva, la solitudine dei tanti, come la scuola. Ognuno di fronte al sapere è da solo, è da solo che si deve misurare con il sapere e con la sua capacità di padroneggiarlo. Che il sapere e la conoscenza non siano una impresa collettiva è solo una convinzione delle nostre scuole, dove i nostri giovani se la devono sempre vedere in solitaria con le discipline. A scuola almeno puoi scorgere dall’espressione del volto di un compagno o di una compagna come se la sta cavando e così sentirti un po’ meno diverso, ma a casa che fai? Chiedi a mamma e papà, al fratello o alla sorella maggiori, ma allora cosa serve portare a compimento un compito che non sai compiere?

L’assurdità esercitante dei compiti, l’assurdità di prolungare a casa la scuola, che non c’è, è qualcosa che sa di seminario, di stanzoni dei collegi di una volta, con i ragazzi chini a fare i compiti in silenzio sotto la vigilanza di un chierico in cattedra. È l’aria mefitica di cui respirano ancora le nostre scuole incapaci di rinnovarsi, incapaci di dimostrarsi autosufficienti, concluse in sé agli occhi dei giovani. Di scuole totalizzanti, per le quali non c’è altro apprendimento al di fuori di esse, come se il tempo extrascolastico non fosse già colmo di compiti, di apprendimenti, che non avranno il blasone della formalità, che solo la scuola pretende di detenere, ma più modestamente hanno tutta l’importanza dell’esperienza personale propria degli apprendimenti informali e non formali.

Mentre l’Europa, dalla strategia di Lisbona del 2000 in poi, ha scoperto e rilanciato il valore e la necessità degli apprendimenti informali e non formali, la nostra scuola, quella dei compiti a casa, denuncia tutta la sua ignoranza e arretratezza. Ignoranza e arretratezza che le impediscono di dialogare e valorizzare le esperienze extrascolastiche dei suoi giovani, di integrarle ai propri curricoli e progetti, valorizzando l’iniziativa di ragazze e ragazzi anziché mortificarli nella impersonale solitudine dei compiti a casa.

Scuola e territorio ancora non hanno appreso a dialogare ed a integrarsi a favore dei giovani, del loro tempo di vita che viene prima di qualunque altro compito. Siamo ancora in attesa delle scuole aperte, tanto proclamate, anziché delle scuole chiuse e dei compiti a casa.

Sarebbe opportuno che prima di tutti fossero le famiglie e gli insegnanti a uscire dall’angustia dei loro argomenti e ragionassero seriamente del tempo di vita dei giovani, soprattutto come qualificarlo ed arricchirlo di esperienze utili alla loro realizzazione e ai progetti che ognuno di loro coltiva per sé.

Aggiornamento

AGGIORNARMENTO AMORE MIO GRANDE di Umberto Tenuta

CANTO 743 OBBLIGO DI AGGIORNARMI?

STUPIDI!

NESSUNO PUÒ COSTRINGERMI AD AGGIORNARMI

L’AGGIORNAMENTO È L’AMORE MIO

 

Studiare è un obbligo.

Aggiornarsi è un dovere.

È come dire che amare è un dovere.

Chi ha scritto simile stupidaggine?

STUDIO, dal latino “studium”, amore.

Nessuno può essere costretto ad amare.

Nessuno può essere costretto a studiare.

Nessuno può essere costretto ad aggiornarsi.

Nemmeno i dirigenti scolastici.

E nemmeno, nemmeno, nemmeno i docenti!

L’unica cosa saggia, opportuna, necessaria è licenziare i dirigenti e i docenti che non si dimostrino capaci di garantire il successo formativo ai loro studenti.

E questo perché i docenti vengono assunti con questo preciso compito.

I docenti non vengono assunti per tenere dotte lezioni ai loro alunni.

Essi vengono assunti per coltivare l’amore dei giovani per il sapere (conoscenze), per il saper fare (abilità, capacità) e per il saper essere (atteggiamenti).

E questo amore non si insegna.

L’amore dello studio si contagia!

Come scrive Federigo Enriques:

«Se il nostro pensiero e le nostre parole debbono muovere l’attività del discepolo, bisogna che qualcosa di vivo che è in noi passi nello spirito di lui come scintilla di fuoco ad accendere altro fuoco»

Ovviamente, perché i docenti siano degli oziosi, debbono essere liberati dal bisogno.

L’ho già scritto tempo fa:

Scuola, Scholè, Otium – Tempo libero, studio, amore del sapere, filosofia- di Umberto Tenuta (http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=34688 )

Altro che obbligati ad aggiornarsi!

I docenti debbono essere degli oziosi!

Innamorati cotti di Sophia!

E tuttavia non gelosi.

Non gelosi, ma contagiosi.

Basta che entrino nell’aula e il loro odor di studio si spande.

Come fiori di campo, sprizzano odor di Sophia.

Fiorin, Fiorella, la scuola è bella.

La scuola profuma di amore, come Antonello che a tutti i bimbi contagia il suo amore per Sofia.

Tutti i miei Canti −ed altro− sono pubblicati in:
http://www.edscuola.it/dida.html
Altri saggi sono pubblicati in
www.rivistadidattica.com
E chi volesse approfondire questa o altra tematica
basta che ricerchi su Internet:
“Umberto Tenuta” − “voce da cercare”