I miei “28 ottobre” di tanti anni fa

I miei “28 ottobre” di tanti anni fa

di Maurizio Tiriticco

Il 28 ottobre del 1922 è una data che dovevamo ricordare e festeggiare ai “bei tempi del Duce”: così ancora pensano e dicono molti nostalgici. Ed io quanti 28 ottobre ho dovuto festeggiare? Dalla prima elementare a Torino presso una scuola di monache (1933/34) no! Le monache non fanno politica (o meglio, ne fanno un’altra). Ma poi, dal ’38/39 al ’42/43 sì e con grande entusiasmo: erano anche i miei primi cinque anni del ginnasio! E da Balilla escursionista – in forza della leva fascista, rito che si osservava ogni anno il 21 aprile, ricorrenza della nascita di Roma, caput mundi – ero diventato Balilla moschettiere, la perla del regime, perché erano le giovani generazioni che avrebbero fatto grande l’Italia! Avevamo un moschetto, una giberna e i guanti alla D’Artagnan! Che gioia!!!

Ed io ero così sicuro che avremmo vinto la guerra, perché Noi Italiani e Loro, i Tedeschi eravamo due popoli poveri ma forti, mentre invece tutti gli altri, i francesi, gli inglesi e – non ti dicooo – gli americani, scioperi, gangster, governatori corrotti e quant’altro! Tutti erano destinati al declino. E la certezza era ferreaaa!!! Invece, un bel giorno, anzi una bella sera – era il 25 luglio del 1943 – lo speaker del giornale radio delle 20 annunciò stentoreo: “Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini e ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, il Cavaliere, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio”. In effetti il Duce non aveva rassegnato proprio niente! Recatosi il 25 luglio a Villa Ada, residenza estiva del Re d’Italia e d’Albania e Imperatore d’Etiopia – e poi basta!!! – per comunicare che la sera precedente in una riunione infuocata del Gran Consiglio del Fascismo era stato approvato un odg presentato dal gerarca Dino Grandi, favorevole ad un’operazione che ci sganciasse da una guerra che già si considerava perduta, venne impacchettato e spedito non si sa dove! Lo si seppe solo molto tempo dopo!

E noi, poveri Balilla moschettieri, restammo in un solo attimo senza il nostro nume tutelare. Quale tristezza e quanti pianti… Noi che eravamo convinti di vincere – una delle canzoni di guerra diceva così: Vincere vincere vincere e vinceremo in terra in cielo e in mare. E’ la parola d’ordine d’una Suprema Volontà – e che sera dopo sera ascoltavamo la radio con il bollettino della… tanto attesa vittoria! Noi fanatizzati dal Regime fascista! Sui nostri medaglioni, attorno alla testa del Duce, sempre con tanto di elmetto, figuravano queste scritte: “Credere, obbedire, combattere”, oppure “Se avanzo seguitemi. Se indietreggio uccidetemi. Se mi uccidono vendicatemi”. E ricordo benissimo la canzone del balilla che si rivolge al padre in guerra: “Caro papà, ti scrivo e la mia mano quasi mi trema, lo comprendi tu. Son tanti giorni che mi sei lontano e dove vivi non lo dici più. Le lacrime che bagnano il mio viso son lacrime d’orgoglio, credi a me. Ti vedo che dischiudi un bel sorriso mentre mi stringi forte in braccio a te. Anch’io combatto, anch’io fò la mia guerra. Con fede, con onore e disciplina. Desidero che frutti la mia terra. E curo l’orticello ogni mattina, l’orticello di guerra. E prego Iddio che vegli su di te, babbuccio mio”.

Questo era il clima! Queste le nostre credenze e certezze! Allora? Contiamoli i miei festeggiamenti della Marcia su Roma! Sono stati solo 7. E invece avrebbero dovuto essere molti di più! Anche perché avremmo dovuto esportare la nostra civiltà romana, latina e fascista in tutto il mondo. Altro che Impero romano! Il suo momento più alto sotto l’Imperatore Traiano era solo un anticipo! Che avrebbe visto il suo compimento con il nuovo Imperatore di Casa Savoia, Vittorio Emanuele III°, che i malevoli, invece, si ostinavano a chiamare Pippetto… per la sua bassezza! Che tristezza! In poche ore cadde il fascismo e il popolo tutto ne gioì! Ritratti e statue del Duce furono distrutti! Eppure era quello stesso popolo che il 10 giugno del 1940 – tre anni prima!!! – sotto il balcone di Piazza Venezia si spellava le mani per applaudirlo!

E applaudivano scandendo e ritmando Duce Duce Duce, una sorta di divinità che in quel pomeriggio del 10 giugno ’40 – replico -così si esprimeva:

“Combattenti di terra, di mare e dell’aria. Camicie nere della rivoluzione e delle legioni. Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del Regno d’Albania. Ascoltate! (Acclamazioni) Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. (Acclamazioni vivissime) L’ora delle decisioni irrevocabili. (Un urlo di acclamazione) La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (Acclamazioni, grida altissime di: «Guerra! Guerra!») agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. (Acclamazioni) Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano. Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue Stati. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. (Applausi) Con voi il mondo intero è testimone che l’Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l’Europa; ma tutto fu vano. Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l’eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate. Bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell’anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia. Ormai tutto ciò appartiene al passato. Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gli è che l’onore, gli interessi, l’avvenire ferreamente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia. Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l’accesso all’Oceano. Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione. È la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra. È la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto. È la lotta tra due secoli e due idee”.

E via di seguito!!! Mah! Che dire? E’ l’altra faccia della medaglia o, se si vuole – ricordando le divise dei balilla – del medaglione!!! In effetti, il popolo becero e bolso sempre tale è! Le bandiere si seguono finché garriscono al vento, ma se cadono a terra, vanno calpestate e bruciate. Solo i bambini e gli adolescenti sono quelli che – a mio vedere – pagano di più. Quanti amici dopo l’8 settembre salirono sulla montagna, disposti anche a morire sotto l’ombra di un bel fior. E quanti amici andarono al Nord – la Repubblica di Salò – per arruolarsi con i Battaglioni Emme e con il “nuovo esercito” comandato dal maresciallo Graziani.

28 ottobre 1922! Una data da ricordare! Ma soprattutto avvenimenti da studiare! Se è vero che storia è Magistra vitae! Mah! Mi sembra che oggi, con le TIC che giorno dopo giorno fanno passi da gigante e rendono i nostri rapporti interpersonali sempre più ricchi ed intensi, il rischio è quello di vivere schiacciati sul presente! Il passato non esiste ed il futuro è un minuto dopo l’altro! Eppure un grande nostro poeta molti anni fa ci ha ammonito: “O Italiani, io vi esorto alle storie”.

Un anno di Piano Nazionale Scuola Digitale

un_anno_di_pnsd_600x450Un anno di Piano Nazionale Scuola Digitale 
Avviato oltre il 65% delle azioni previste, 500 i milioni investiti.
Dal 25 al 30 novembre la Settimana del #PNSD

Il Piano Nazionale Scuola Digitale compie un anno. Lanciato il 27 ottobre 2015, il PNSD vede, ad oggi, oltre il 65% delle azioni già avviate e 500 milioni (su 1,1 miliardi di euro stanziati) investiti per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, il potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali, la formazione dei docenti.

“Il Piano Nazionale Scuola Digitale sta facendo della scuola un motore dell’innovazione del Paese. Abbiamo lanciato un anno fa il documento di lavoro e stiamo procedendo velocemente nella sua attuazione per portare il digitale a scuola sotto forma di nuovi spazi educativi, ma anche e soprattutto di nuove competenze e conoscenze e di formazione per i nostri insegnanti”, dichiara il Ministro Stefania Giannini.

In particolare, sono stati stanziati 88,5 milioni di euro per il cablaggio interno di tutte le scuole (6.600 quelle finanziate); 140 milioni per la realizzazione di ambienti digitali per la didattica integrata in oltre 5.500 scuole; 58 milioni per la creazione di laboratori territoriali per l’occupabilità che coniugheranno la didattica laboratoriale con l’innovazione, l’apertura al territorio e al mondo del lavoro; 28 milioni per la realizzazione di 1.800 atelier creativi (per i quali verranno investiti altri 40 milioni nel 2017), ovvero per la creatività digitale, il tinkering, il making e strumenti tecnologici da utilizzare per una didattica più accattivante e innovativa; 7,5 milioni per le biblioteche scolastiche in chiave digitale e aperte al territorio e 5 milioni per la digital social innovation.

È stato inoltre lanciato un bando da 5 milioni per la creazione di 25 curricoli digitali su competenze digitali: la scuola scriverà dal basso percorsi per la didattica innovativa. Infine, è in corso la formazione di oltre 140.000 dipendenti della scuola: 8.300 animatori digitali, 25.000 docenti che costituiranno i “team per l’innovazione” (composti da almeno tre persone per ciascuna scuola a sostegno degli animatori), 7.000 dirigenti scolastici, 18.500 tra Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi, personale amministrativo e tecnico per la scuola primaria e secondaria  e 10 docenti per ciascuna scuola (per un totale di 85.000 insegnanti circa). Altri 150 milioni di euro saranno banditi nelle prossime settimane in preparazione della Settimana del PNSD che si terrà dal 25 al 30 novembre e servirà a coinvolgere le scuole in un percorso condiviso di formazione e di costruzione del prossimo anno di PNSD.

Dal disturbo di linguaggio al disturbo di comunicazione

State of mind del 28-10-2016

Dal disturbo di linguaggio al disturbo di comunicazione – Report dal Congresso Erickson

Il workshop del Congresso Erickson ha presentato anche la diagnosi differenziale tra i disturbi del linguaggio e della comunicazione e i disturbi autistici.

L’osservazione e la valutazione del primo sviluppo comunicativo del bambino permette di costruire interventi diretti e indiretti con lo scopo di garantire un’opportunità di sviluppo. I trattamenti diretti si rivelano più efficaci se sono precoci e integrati nei contesti di vita quotidiana del bambino, gli interventi indiretti riguardano la presa in carico della famiglia del bambino in modo da rendere i genitori parte attiva della terapia.

Workshop di Luigi Girolametto (Department of Speech-Language Pathology, University of Toronto) e Luigi Marotta (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma).

Nel DSM-5 vengono presentate molte categorie all’interno della più ampia area del disturbo del linguaggio: il disturbo fonetico fonologico, il disturbo della pragmatica della comunicazione, il disturbo della comunicazione non altrimenti specificato.

La domanda che pone Luigi Marotta (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma) riguarda la difficoltà della diagnosi differenziale con il disturbo dello spettro autistico visto che tra i due disturbi vi è molta comorbidità; quindi dove finisce il disturbo pragmatico della comunicazione e inizia l’autismo? La questione è difficile da disciplinare in quanto esistono pochi test italiani per la valutazione del disturbo pragmatico della comunicazione e le analisi quantitative dei comportamenti disponibili sono dedotte.

Per arrivare ad una diagnosi differenziale, è quindi necessario procedere individuando i criteri di inclusione/esclusione e attuare percorsi di valutazione integrati ma specifici per ogni contesto sociale e familiare. Nella valutazione logopedica per il disturbo dello spettro autistico è necessario prendere in considerazione gli elementi della pragmatica della comunicazione, come le funzioni comunicative (es. fare richieste, rispondere), le abilità socio-conversazionali (es. l’assertività, la responsività), le interazioni con i coetanei, la narrazione, la capacità di adattare il linguaggio a seconda dei differenti contesti e gli elementi per la valutazione del linguaggio (es. grammatica, lessico, vocabolario..).

L’osservazione e la valutazione del primo sviluppo comunicativo del bambino permette di costruire interventi diretti e indiretti con lo scopo di garantire un’opportunità di sviluppo. I trattamenti diretti si rivelano più efficaci se sono precoci e integrati nei contesti di vita quotidiana del bambino, gli interventi indiretti riguardano la presa in carico della famiglia del bambino in modo da rendere i genitori parte attiva della terapia. Come ci presenta Luigi Girolametto con il Progetto “More than words”, l’intervento di “parent coaching”, basato sul livello e sul tipo di relazione tra genitore e bambino, ha come obiettivo il focus sulle esigenze del genitore e poi la formazione specifica affinché il genitore possa diventare un agente terapeutico.

Si propone infine di utilizzare un intervento di questo tipo anche negli asili e nelle scuole materne formando le insegnanti nell’ottica di garantire un’opportunità di sviluppo ai bambini con disturbo dello spettro autistico sfruttando le risorse del contesto scolastico.

di Ilaria Cosimetti e Cristina Morazzoni

Contrattazione di istituto: tre punti centrali per contrastare la legge 107/15

Contrattazione di istituto: tre punti centrali per contrastare la legge 107/15

Esercitare il diritto alla contrattazione nei posti di lavoro significa predisporre le condizioni per riconquistare il Contratto Collettivo Nazionale, riportando nel giusto contesto tutte le materie che negli anni sono state sottratte per legge. A tal fine sono tre le questioni in campo sulle quali continua la nostra iniziativa:

“Bonus” premiale
Organico dell’autonomia
Piano nazionale di formazione.
Un capitolo a parte approfondisce la complessità del lavoro ATA nella contrattazione di scuola.

L’azione di contrasto alla legge e l’affermazione di una diversa idea di scuola va coniugata con la rivendicazione del rinnovo del contratto nazionale e con adeguate politiche in difesa del lavoro. Su questi temi misureremo gli impegni del governo e la legge di stabilità, nella prospettiva di avere le risposte attese, in assenza delle quali risponderemo con la mobilitazione.

La nuova maturità: due scritti (senza Invalsi) e nessun prof esterno

da Corriere della sera

La nuova maturità: due scritti (senza Invalsi) e nessun prof esterno

In archivio la terza prova. Il test si fa al quarto anno

Due prove scritte nazionali, nessuna tesina, commissari solo interni, e i progetti di scuola lavoro che diventano fondamentali per i crediti. Ecco come cambia l’esame di maturità, già dal prossimo mese di giugno, in base alla legge delega sulla valutazione che il governo ha messo a punto e che sarà varata a breve.

L’obiettivo è quello di snellire l’esame di Stato, rendendo sempre più importante il percorso che i ragazzi svolgono negli ultimi tre anni di scuola superiore, compresi gli stage, piuttosto che la prova in sé. Il tanto temuto Invalsi non entra a far parte dell’esame di maturità, ma concorrerà alla composizione del voto finale: la prova sulle competenze in italiano e matematica si svolgerà durante il quarto anno, per non sovraccaricare gli studenti al quinto anno. E i risultati saranno determinanti per l’ammissione all’esame di Stato.

Cambierà pure la tabella di attribuzione dei cosiddetti crediti che concorrono alla valutazione con cui i maturandi si presentano all’esame: diminuirà l’incidenza del voto scolastico, aumenterà quella dell’alternanza scuola lavoro, che diventa una parte importante anche del colloquio orale di esame. Al posto della tesina, gli studenti dovranno infatti presentare un progetto realizzato durante i tirocini, spiegandone caratteristiche e sviluppi.

Lo presenteranno a una commissione più «amichevole», che sarà composta solo da commissari interni, cioè professori che li conoscono e con i quali hanno studiato negli anni. Solo il presidente di commissione sarà esterno. Anche questa scelta è fatta nell’ottica di valorizzare il percorso ed evitare che siano la maldisposizione di un giorno o la casualità di una traccia a determinare il voto.

Verrà invece archiviata la terza prova scritta, che in passato aveva sollevato non poche polemiche per la variabilità in base all’indirizzo di studi, alla scuola, alla classe: non essendo una prova ministeriale, poteva prevedere domande, materie, discipline e durate molto — troppo, secondo i critici — diverse. Ed è stata anche abbandonata l’idea, presa in considerazione in un primo momento, di far scegliere alle singole scuole la seconda prova. Sempre sulla scia della facilitazione, resteranno due prove scritte uguali sul territorio nazionale: la prima sarà un compito di italiano, la seconda sarà quella caratterizzante (la matematica al liceo scientifico, e il latino al classico).

E con la legge delega cambia pure l’approccio con gli studenti più giovani. Alla primaria e alla secondaria di primo grado ci saranno le lettere invece dei numeri, per attribuire i voti: lettere che descriveranno il raggiungimento delle competenze, i livelli di apprendimento, piuttosto che affidare il giudizio a una mera operazione da calcolatrice. Sarà impossibile bocciare, e anche alle medie si verificherà soltanto in casi eccezionali: perché gli studenti che hanno dei deficit dovranno essere aiutati a recuperare in ogni caso. Ciò che conta è permettere ai ragazzi di raggiungere il risultato: e quindi i professori dovranno studiare dei percorsi ad hoc da effettuare durante il tempo scuola.

Ore aggiuntive, organizzate grazie all’organico di potenziamento, che permettano a tutti di raggiungere lo stesso livello: una sorta di doposcuola obbligatorio che utilizzi «tutti gli spazi di flessibilità organizzativa e didattica». Perché gli studenti arrivino alla fatidica valutazione Ocse (15 anni) finalmente preparati.

Valentina Santarpia

Scuola, il prossimo anno spazio al precariato

da ItaliaOggi

Scuola, il prossimo anno spazio al precariato

Questo è quanto si desume dalla lettura della bozza della legge di bilancio

Alessandra Ricciardi

Ci saranno ancora cattedre fisse date stabilmente a supplenti. Il ricorso strutturale al precariato per coprire posti in organico nella scuola non sarà eliminato del tutto il prossimo anno ma solo ridotto. Questo è quanto si desume dalla lettura della bozza della legge di bilancio. La norma, sull’organico di fatto da trasformare in organico di diritto, l’unico su cui si possano operare assunzioni a tempo indeterminato e trasferimenti di ruolo, è, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, ancora in fase di «contrattazione» tra ministero dell’economia e dell’istruzione. Al momento però, stando a quanto prevede la bozza della Stabilità, pare aver vinto il dicastero guidato da Pier Carlo Padoan: «Per il rafforzamento dell’autonomia scolastica e il conferimento di un maggior grado di certezza nella pianificazione del fabbisogno di personale a tal fine necessario, è iscritto nello stato di previsione del ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, un fondo con una dotazione di 140 milioni di euro per l’anno 2017 e 400 milioni a decorrere dall’anno 2018, da destinare all’incremento dell’organico dell’autonomia di cui all’articolo 1, comma 201, della legge 13 luglio 2015, n. 107», recita l’articolo interessato, «l’incremento della dotazione avviene in misura corrispondente a una quota di posti derivanti, in applicazione dei vigenti ordinamenti didattici e quadri orari, dall’accorpamento degli spezzoni di orario aggregabili fino a formare una cattedra o un posto interi, anche costituiti tra più scuole. Detta quota viene sottratta dal contingente previsto in organico di fatto all’articolo 1, comma 69, della medesima legge 13 luglio 2015, n. 107». L’organico di fatto dunque non sarà eliminato ma solo ridotto, ha messo nero su bianco l’Economia. A differenza di quanto richiesto dal ministero guidato da Stefania Giannini, che con le stesse risorse ha stimato la totale stabilizzazione di 25 mila cattedre: tutti i posti creati di fatto dalle scuole per rispondere alle esigenze dell’utenza a cui si aggiungono anche 5 mila cattedre per il sostegno. Una stima che, secondo i tecnici della Ragioneria generale dello stato, non regge.

Maturità, in arrivo le modalità del 2017 ma le novità arriveranno l’anno dopo

da La Tecnica della Scuola

Maturità, in arrivo le modalità del 2017 ma le novità arriveranno l’anno dopo

Nelle prossime ore saranno pubblicati i primi atti relativi agli esami di maturità del 2017, che non prevedono modifiche rispetto alle regole attuali.

In particolare, a breve verranno resi note le modalità previste per i candidati esterni e poi la composizione delle commissioni.

Ad annunciarlo è l’Ansa, nel giorno della smentita da parte del Miur sui possibili cambiamenti in arrivo sull’esame di Maturità del prossimo giugno, che secondo  il Corriere della Sera, invece, dal prossimo giugno si sarebbe ridotto a due prove scritte nazionali, senza più tesine, e affidato a commissari solo interni, con i progetti di scuola lavoro sempre più fondamentali per la formazione dei crediti.

A confermare la mancanza di novità in arrivo sull’esame di fine superiori è stato lo stesso ministro dell’Istruzione: “Chiarisco tassativamente: per modificare una virgola dell’esame di Stato 2017 il provvedimento avrebbe dovuto essere approvato entro l’inizio dell’anno scolastico. Questo non è avvenuto”, ha detto Stefania Giannini ai cronisti che le chiedevano delle anticipazioni sulla riforma dell’esame di maturità.

Giannini ha aggiunto: “Mi sembra che francamente i giornali a volte vengano riempiti con cose vecchie, quello è il contenuto di una bozza redatta sotto la guida della commissione ministeriale che se ne occupa ma risale a mesi fa e riporta diverse inesattezze”.

Eppure, continua l’Ansa, sulla questione sono già al lavoro da tempo esperti; se ne sono occupati nei mesi scorsi i tavoli istituiti nell’ambito della delega sulla valutazione che riguarda anche voto ed esami.

Le decisioni non saranno d’imperio, ma – dicono a viale Trastevere – frutto di una consultazione dal basso (soprattutto sulla questione dei voti, lettere invece di numeri per gli studenti più giovani) che potrebbe avvalersi anche di focus group e questionari.

“Che la Maturità abbia bisogno di un restyling – continua l’agenzia di stampa nazionale – il ministro lo aveva confermato anche in occasione dell’ultimo esame di Stato (“è indubbio che abbia bisogno di un tagliando”). Così come Giannini aveva anticipato che l’alternanza scuola-lavoro sarebbe arrivata strutturalmente all’esame di maturità. Si sta valutando il modello con due sole prove scritte, ma nessuna decisione è stata ancora presa”.

E se verrà presa, comunque, non sembra proprio che ci siano i tempi tecnici per presentarla e adottarla tra meno di otto mesi. Se ne riparlerà, semmai, nel 2018.

Se tra Giannini e Renzi ci sono scintille, Malpezzi al Miur?

da La Tecnica della Scuola

Se tra Giannini e Renzi ci sono scintille, Malpezzi al Miur?

La ministra Giannini, rispondendo alle dichiarazioni del premier Matteo Renzi, secondo il quale ci sarebbero degli errori nella legge 107, ha dichiarato: «Per me non ci sono errori. Dirà Renzi quali modifiche»

Da qui, da parte della stampa nazionale, una ridda di ipotesi e illazioni che vedrebbero un dissidio tra i due. Il Corriere delle Sera addirittura parla di “scintille tra il premier e la ministra dell’Istruzione”.

«Sarei stato più contento se avessimo sbagliato di meno», aveva detto Renzi, a cui ha risposto una netta autodifesa di Giannini: «Il parere di merito va chiesto al premier, chiaramente sarà lui a esprimere quale tipo di modifiche. Non mi pare che abbia detto questo, francamente».

E ha proseguito: «Per quanto mi riguarda, più che gli errori credo che ci sia una complessità di una legge che si è, in questa fase, combinata con un altro processo che non trapela dalle cronache: dobbiamo ricordare le numerose sentenze dei giudici amministrativi che stanno rendendo complicatissima la gestione ordinaria dell’inizio dell’anno scolastico».

«I contenuti della legge che emergeranno nel corso del tempo – ha concluso -, quelli che danno scuola e lavoro ai nostri ragazzi, la scuola digitale, nuove competenze e formazione agli insegnanti, francamente non li definisco errori ma valori che abbiamo portato».

Secondo i politologi per ora, fino cioè al referendum, ci sarebbe una fase di stallo e poi un sicuro rimpasto che vedrebbe sostituire la ministra. E al suo posto chi verrebbe? In pole, secondo i più informati, ci sarebbe Simona Malpezzi.

Tuttavia gli stessi “informati” da tempo hanno pure sussurrato il nome di Davide Faraone. Nessuno però fa pronostici sui destini della scuola: che ne sarà della nostra scuola?

Ampliamento dell’Offerta Formativa: bandi e scadenze

da La Tecnica della Scuola

Ampliamento dell’Offerta Formativa: bandi e scadenze

Come già riportato in un precedente articolo, sul portale monitor440scuola.it il Miur ha raggruppato tutta la documentazione riguardante gli interventi educativo-didattici rivolti agli studenti e le iniziative di formazione per il personale scolastico, finanziati con i fondi della ex Legge 440.

Sono già molti gli avvisi pubblicati, le cui scadenze sono imminenti. Ne ricordiamo alcuni, invitando a consultare periodicamente la pagina, per essere costantemente aggiornati:

Avvisi in scadenza il 5 novembre 2016:

  • Progetti per lo sviluppo della metodologia CLIL (Content and language integrated learning) – avviso
  • Progetti educativi per la promozione dell’educazione alla salute, dell’educazione alimentare e a corretti stili di vita – avviso

Avvisi in scadenza il 10 novembre 2016:

  • Selezione e finanziamento di tre istituzioni scolastiche o reti che collaborino alla realizzazione di un piano annuale di attività inerenti il coordinamento delle politiche sportive, dei campionati studenteschi e dei mondiali ISF (International School Federation) – avviso
  • Procedura per individuazioni di scuole o reti per realizzare le attività inerenti al Piano Nazionale di promozione dell’ “Italian Teacher Prize” – avviso
  • Progetti per il potenziamento delle azioni di supporto al processo di inclusione degli alunni e degli studenti con disabilità e/o con disturbi specifici dell’apprendimento – avviso

Avvisi in scadenza il 12 novembre 2016:

  • “Piano Nazionale TED-Youth (Tecnology, Entertainment, Design) – avviso
    • Progetti per la promozione e l’ampliamento del servizio “Carta dello Studente – IoStudio” – avviso
    • Progetti per la prevenzione del bullismo e cyber bullismo – avviso
    • Olimpiadi del Debate e del Service Learningavviso
    • Individuazione di un’istituzione scolastica che elabori un piano annuale di attività inerenti il funzionamento del Consiglio Nazionale dei Presidenti delle Consulte – avviso
    • Progetti inerenti la promozione e il potenziamento della partecipazione studentesca presso le scuole secondarie di secondo grado – avviso
    • progetti inerenti la valorizzazione del ruolo che i docenti svolgono all’interno della moderna società della conoscenza – avviso

Avvisi in scadenza il 15 novembre 2016:

  • progetti educativi per la promozione della cittadinanza attiva e alla legalità – avviso
  • progetti educativi per la realizzazione di un piano annuale di attività di prevenzione e di educazione stradale – avviso

Avvisi in scadenza il 19 novembre 2016:

  • Progetti di eccellenza di alternanza scuola lavoro  – avviso
  • Implementazione del Sistema Nazionale di Valutazione – avviso

Avvisi in scadenza il 25 novembre 2016:

  • Progetti riguardanti percorsi di apprendistato – avviso

Ecco un’altra proroga per i PON

da La Tecnica della Scuola

Ecco un’altra proroga per i PON

Slitta alle ore 14 novembre 2016 il termine inizialmente previsto per il 31 ottobre per la presentazione dei progetti antidispersione nell’ambito dei PON 2014/2020.

La proroga è arrivata con nota prot. n. 12384 del 25/10/2016, con la quale il Miur ha anche comunicato le altre scadenze, anch’esse prorogate:

  • l’area del sistema informativo predisposta per la presentazione delle proposte progettuali resterà aperta fino alle ore 14.00 del giorno 14 novembre 2016;
  • l’area del sistema Informativo Fondi (SIF) 2020, predisposta per la trasmissione dei piani firmati digitalmente, resterà aperta dalle ore 10.00 del giorno 15 novembre 2016 alle ore 14.00 del giorno 25 novembre 2016.

Il Miur chiarisce anche che:

  • ogni scuola può proporre il proprio progetto anche in collaborazione con le altre istituzioni scolastiche ed educative del territorio, al fine di definire una offerta formativa che risponda alle esigenze di una utenza più ampia della singola scuola e alle esigenze formative degli studenti, mettendo a disposizione, ad esempio, l’utilizzo di strutture scolastiche, di laboratori linguistici, scientifici, ambienti di vario genere, nonché la frequenza di percorsi didattici. Tale collaborazione delle scuole può riguardare, quindi altre istituzioni scolastiche ed educative statali, le istituzioni scolastiche paritarie, ulteriori attori del territorio (enti pubblici e locali, associazioni, fondazioni, centri di ricerca, università, soggetti del privato sociale, centri di formazione professionale, ecc.);
  • in caso di collaborazione tra più scuole, ciascuna scuola deve comunque candidare il proprio progetto autonomamente anche quando collegato funzionalmente a quello di un’altra scuola e che l’intera gestione del progetto rimane ad esclusivo carico dell’istituzione scolastica proponente;
  • in caso di collaborazione a titolo oneroso la selezione dei soggetti collaboratori deve essere svolta con avviso pubblico, secondo i principi dell’evidenza pubblica;
  • l’utilizzazione e il monte ore pro-capite degli esperti è demandata alla scelta dell’istituzione scolastica o educativa statale che propone il progetto. Nulla osta che per comprovate finalità metodologico-didattiche, le ore degli esperti siano suddivise su due o più persone;
  • è importante che l’incarico di tutor sia affidato alla stessa persona in considerazione del fatto che, oltre alla parte formativa, spetta allo stesso tutor il controllo delle presenze e delle assenze da cui può dipendere anche la diminuzione dell’importo previsto per l’area gestionale.

Non più di 20 alunni in classe se c’è un disabile. Ecco una sentenza del Tar

da La Tecnica della Scuola

Non più di 20 alunni in classe se c’è un disabile. Ecco una sentenza del Tar

Se in una classe c’è uno studente disabile, non potranno esserci più di 20 alunni. Lo ha stabilito il Tar Toscana con la sentenza numero 1367 del 19 settembre 2016.

L’intervento del Tar si è avuto dopo il ricorso dei genitori di un alunno disabile contro la scuola frequentata, la prima classe di un Liceo linguistico composta da 31 alunni, tra cui 2 disabili.
Il numero eccessivo della classe del figlio, sostiene il Tar, con 31 alunni di cui 2 con disabilità grave, viola il “diritto costituzionale dell’alunno all’istruzione e all’integrazione scolastica per l’eccessivo affollamento”.

Infatti, la corte fa presente che l’art. 5 comma 2 del D.P.R. n. 81/2009 stabilisce che “Le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, che accolgono alunni con – OMISSIS – sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni, purché’ sia esplicitata e motivata la necessità di tale consistenza numerica, in rapporto alle esigenze formative degli alunni – OMISSIS -, e purché’ il progetto articolato di integrazione definisca espressamente le strategie e le metodologie adottate dai docenti della classe, dall’insegnante di sostegno, o da altro personale operante nella scuola”.
Il ricorso dei genitori è stato accolto anche perchè si tratta dell’aumento del decimo previsto dall’art. 4 comma 1 dello stesso D.P.R. n. 81/2009 che recita: “Al fine di dare stabilità alla previsione delle classi, riducendo al massimo gli scostamenti tra il numero delle classi previsto ai fini della determinazione dell’organico di diritto e quello delle classi effettivamente costituite all’inizio di ciascun anno scolastico, è consentito derogare, in misura non superiore al 10 per cento, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun tipo e grado di scuola, dal presente regolamento”.

I genitori dello studente hanno fatto ricorso anche nei confronti del Ministero dell’Istruzione e dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana.

Una buona notizia anche per provare a sdradicare lentamente il fenomeno delle classi pollaio, un problema diffuso in tutte le scuole d’Italia, che rende le attività didattiche e la gestione delle classi particolarmente complicate.

Sperimentazione percorsi quadriennali: il CSPI non esprime parere

da tuttoscuola.com

Sperimentazione percorsi quadriennali: il CSPI non esprime parere
Il Consiglio Superiore, dopo ampio dibattito, non conclude per mancanza del numero legale

Ieri, 26 ottobre, scadeva il termine ultimo per esprimere il parere, da parte del CSPI, sul decreto di sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado, ma alla fine il Consiglio Superiore è stato impossibilitato a pronunciarsi, rendendo impossibile il parere richiesto.

Cosa è successo?

La spiegazione è venuta dalla Flc-cgil che sul proprio sito ha riportato in dettaglio l’andamento del dibattito conclusosi con un niente di fatto.

“La discussione, aperta dalla lettura della bozza di parere predisposta a partire da un lavoro istruttorio delle commissioni Sistema di Istruzione e Formazione e Politiche del Personale della Scuola,  è stata ricca e articolata e ha evidenziato molte  perplessità e criticità sulla decisione del MIUR di avviare una sperimentazione di innovazione ordinamentale in mancanza di dati sugli esiti finali delle sperimentazioni dei percorsi quadriennali attivate dall’a.s. 2012/2013, utili a verificare anche le conseguenze sul sistema circa “il prima e il dopo” rispetto alla scuola superiore.”

Proprio per la delicatezza dell’innovazione proposta e per gli effetti didattici, pedagogici e culturali che può produrre, il CSPI auspicava una revisione dello schema di decreto che tenesse conto delle osservazioni e delle modifiche proposte.

In questa ottica i rappresentanti della FLC CGIL hanno dato la propria disponibilità a contribuire ad un testo che facesse sintesi dei diversi punti di vista, come già successo in precedenti occasioni, al fine di elaborare un parere da sottoporre alla Ministra Giannini che fosse il più condiviso possibile.

Ma la discussione, molto approfondita e competente, sviluppatasi sull’argomento – riferisce il sindacato – è stata bruscamente interrotta a seguito dell’assenza di una parte di consiglieri designati dall’Amministrazione che, al termine di una breve pausa e senza preavviso, hanno disertato la riunione facendo così mancare il numero legale.

Considerato che la data del 26 ottobre era l’ultima data utile per l’espressione del parere, prendiamo atto che la sperimentazione partirà senza che il CSPI abbia potuto segnalare al Ministro le criticità rilevate e i suggerimenti proposti”.

Esame di Maturità: nessun cambiamento per il 2017

da tuttoscuola.com

Esame di Maturità: nessun cambiamento per il 2017
Precisazioni del Miur

Con un comunicato stampa di chiarimento il Miur ha precisato quanto già anticipato da Tuttoscuola sui tempi di attuazione della riforma di maturità: per il 2017 non cambia nulla.

Di seguito il comunicato stampa emanato questa mattina.

“Contrariamente a quanto riportato questa mattina da organi di stampa è necessario precisare che non c’è alcun cambiamento in vista per l’esame di Maturità del prossimo giugno. Soprattutto per quanto riguarda la composizione delle commissioni.

La legge delega in materia di valutazione è del resto ancora oggetto di consultazioni e non esistono testi definitivi. È del resto evidente che qualsiasi novità su un tema di questa rilevanza verrebbe comunicata tempestivamente e con modalità ufficiali al mondo della scuola da parte del Ministero, nel rispetto di migliaia di insegnanti, di studenti e delle loro famiglie. Non si cambiano le regole del gioco in corsa.

Nelle prossime ore saranno pubblicati peraltro i primi atti relativi all’Esame 2017 che non prevedono modifiche rispetto alle regole attuali”.

La delega sulla valutazione ai nastri di partenza

da tuttoscuola.com

La delega sulla valutazione ai nastri di partenza
Maturità 2018: addio alla terza prova. Prova Invalsi determinante per l’ammissione all’esame

Sono sempre più insistenti le voci che danno per definita la bozza del testo per la nuova valutazione prevista tra le norme delegate della legge 107/15 Buona Scuola.

Oltre alla probabile riforma della forma di valutazione degli alunni del I ciclo – che dovrebbe mandare in archivio (ancora una volta) il voto in decimi per far posto alle lettere – la bozza prevede anche una riforma dell’esame di maturità.

Entrambe le riforme (il voto e la maturità) dovrebbero entrare a regime dal prossimo anno scolastico, fatte salve eventuali complicazioni durante le procedure consultive del testo (che dovrà essere varato entro metà gennaio 2017).

Per la maturità 2018, primo anno di applicazione di questa ipotizzata riforma, sembra ormai certa la soppressione della terza prova, al cui posto, contrariamente a quanto sembrava un po’ di tempo fa, non dovrebbe subentrare una prova nazionale Invalsi, prevista invece al quinto anno fuori dall’esame, ma determinante per l’ammissione all’esame stesso.

Nella nuova maturità dovrebbe trovare posto l’alternanza scuola lavoro, con posizione di riguardo nel colloquio orale.

Orario di studio

ORARIO DI STUDIO DEGLI ALUNNI di Umberto Tenuta

CANTO 744 AVVOCATO D’UFFICIO DEGLI STUDENTI

 

In virtù delle mie pregresse competenze professionali sono stato nominato avvocato d’ufficio per la difesa degli studenti nel dibattimento in corso perenne sull’orario di lavoro dei giovani.

La cosa non mi dispiace.

Anzi, mi sta a cuore.

Mi sta a cuore perché ho avuto sempre un debole per i deboli.

Forse perché io sono stato sempre un debole.

Debole soprattutto perché non ho mai avuto un precettore.

Ho dovuto sempre cavarmela da solo.

Anche quando, in prima media, ripetevo:

-rosa, la rosa

-rosae, della rosa

-rosae, alla rosa

-rosam, la rosa

-rosa, o rosa

-rosa, con la rosa.

E mia sorella Rosa mi sgridava:

-Ma la vuoi smettere di chiamarmi in continuazione?

Bene, anzi male, dunque!

Il Presidente del tribunale suona la campanella.

Ed io balzo in piedi!

-Signor Presidente!

-Signori della Corte!

-La quistione è grave, anzi gravissima.

-Qui si tratta del lavoro minorile.

-Ne va di mezzo la salute dei giovani.

-É in predicato il benessere fisico e psichico dei giovani, il loro domani, l’avvenire della nazione!

-Pensate un po’ alle consistenti minacce delle cifosi, delle scoliosi, delle lordosi!

-Cinque, sei, sette ore seduti nei banchi!

-Ed a queste ore, come se non fossero già troppe, si aggiungono le ore di studio domestico.

-La mia difesa dei giovani si basa su due punti essenziali.

-Il primo punto, punto fermo -punto fermo, e non punto esclamativo! Punto fermo, e non punto interrogativo-; il primo punto, dicevo, è che siffatta durata del lavoro giovanile minaccia la loro salute fisica e mentale.

-Il che non è cosa dappoco!

-Il secondo punto –punto dirimente, Signor Presidente, Signori Giudici della Corte! – è che i giovani sono pesantemente gravati, oppressi, sottomessi ad un lavoro doppio di quello degli adulti, di quello dei loro genitori, di quello dei loro docenti.

­-I giovani lavorano a scuola per la stessa durata del lavoro dei loro docenti.

-Ma -horribile dictu!- essi lavorano anche a casa, per la stessa durata del tempo scolastico, se non di più!

-Lavoro doppio.

-Lavoro non riconosciuto.

-Lavoro non retribuito!

A questo punto, il Signore Presidente della Corte mi tolse la parola.

Senza nulla profferire si indirizzò verso la Camera di consiglio.

La Corte, muta, in assoluto silenzio, lo seguì.

Attesa lunga, ansia asfissiante, scampanellate di cuori in attesa!

Un suon di campanella scuote, rallegra, silenzia tutti!

-Signori e Signore, la Sublime Corte che mi onoro di presiedere ha sentenziato:

-Da questo preciso istante in poi l’orario di studio degli alunni non potrà essere superiore all’orario di lavoro dei docenti!

È fatto obbligo ai Signori Dirigenti farlo osservare, pena il loro licenziamento ipso jure.

 

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