Premio “Città di Marineo” 2017

Nel solco di una tradizione che si rinnova, il Premio “Città di Marineo” è giunto alla sua quarantatreesima edizione, quest’anno curata dall’Amministrazione comunale.
L’Albo d’oro testimonia la partecipazione di centinaia di poeti provenienti da varie parti d’Italia e di prestigiose personalità della scienza, della cultura, dell’arte e dello spettacolo che, con la loro presenza, hanno dato lustro alla cittadina marinese.
Il premio speciale internazionale è stato attribuito al soprano Desirée Rancatore, autorevole protagonista dell’opera lirica italiana.
Con tale riconoscimento la Commissione giudicatrice “ha voluto sottolineare l’omaggio della Sicilia ad un’artista che si è affermata in tutto il mondo grazie alle sue grandi qualità interpretative, capaci di trasmettere una vasta gamma di emozioni”. Nel corso della sua
prestigiosa carriera, il talento dell’artista palermitana è stato riconosciuto a livello internazionale per il “brillio virtuosistico del canto che si unisce al temperamento drammatico di un soprano che, nell’assoluta padronanza della coloratura e dei sovracuti, accende forti passioni fra gli amanti della lirica”.
Nell’ambito della poesia edita in lingua italiana la giuria, presieduta da Salvatore Di Marco, e composta da Flora Di Legami, Giovanni Perrone, Ida Rampolla del Tindaro, Tommaso Romano, Michela Sacco Messineo e Ciro Spataro, ha attribuito il primo premio a Marcella Delle Donne, con la silloge “Donne donne eterni dei”, Edizioni Manni.
Oltre ai vincitori sono entrati nella rosa dei finalisti i seguenti autori: Pasquale Attard, con la raccolta “Dal califfato al regno”; Francesco La Commare con la raccolta “Sal’è zucca”; Giuseppina Landolina, con la raccolta “Verranno i giorni di maestrale” e Pietro Moceo, con
la raccolta “Voglia di libertà”.
Nella sezione opere inedite in lingua siciliana il primo premio è stato assegnato “ex aequo” a Pietro Valenti per la lirica “Na casa” e Mario Tamburello per la lirica “Vita”
Nella sezione opere edite in lingua siciliana il primo premio è stato assegnato a Rino Cavasino con la silloge “Amurusanza”, edizioni Coazinzolapress. Nella stessa sezione sono risultati finalisti: Giuseppe Condorelli, con la raccolta “ N’zuppilu n’zuppilu”, Cinzia
Pitingaro, con la raccolta “U respiru d’u paisi”, Gaetano Spinnato, con la raccolta “Ri ranni uògghju fari u picciriddu” e Antonietta Zuccaro con la raccolta “’Nta lu diariu di li mé ricordi”.
La Commissione Giudicatrice, inoltre, ha deciso di assegnare una targa premio al poeta francese Jean Flaminien per l’opera straniera “L’homme flottant – L’uomo flottante”, tradotta in lingua italiana da Antonio Rossi, Book Editore – Ferrara.
La cerimonia di premiazione avrà luogo in Marineo (Pa) domenica 3 settembre alle ore 18.

GLI STUDENTI FRA ECOMMERCE, ICT, HR, MARKETING E BOOKING

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO: IN ONEDAY GROUP GLI STUDENTI FRA  ECOMMERCE, ICT, HR, MARKETING E BOOKING
#6450OreInsieme
#ImparoALavorareDivertendomi
#MenoFocusGroupPiùAlternanza 

Milano, 25 luglio 201780 studenti provenienti da 12 scuole per un totale di 6450 ore erogate: l’equivalente di una risorsa al lavoro h24 per quasi un anno intero! Questi i numeri dell’Alternanza Scuola Lavoro all’interno delle 4 società di OneDay Group per l’anno scolastico 2016-17, che insieme contano un totale di 60 dipendenti: dimostrazione che anche le PMI possono fare la differenza nell’aiutare gli studenti ad orientarsi nel mondo del lavoro e non solo i grandi gruppi multinazionali.

La fine del primo anno di alternanza scuola lavoro ha portato con sé le prime valutazioni sul progetto: serve? Non serve? OneDay Group, la business factory che gestisce tra le altre ScuolaZoo, il media brand per i Millennial e la Generazione Z, ha abbracciato fin da subito con entusiasmo ed efficacia il progetto, che fa da collante fra il mondo della scuola e quello del lavoro.

Negli uffici del C32, l’headquarter di OneDay Group, i ragazzi si sono misurati con il marketing, la grafica, l’ICT, l’amministrazione, l’organizzazione di viaggi, la gestione delle risorse umane, e le attività di comunicazione. L’indirizzo di studi ha spesso guidato la scelta dell’area di inserimento, ma la decisione finale del team di inserimento è stata lasciata direttamente agli studenti, per privilegiare le attitudini e le curiosità personali piuttosto che gli insegnamenti ricevuti a scuola: perché l’alternanza scuola lavoro ha come scopo principale proprio quello di indagare i propri talenti e capacità, offrendo la possibilità di iniziare ad orientarsi per il futuro.

Il vero valore aggiunto dell’alternanza scuola lavoro in OneDay però è che l’apprendimento non è mai univoco! Essendo le attività del Gruppo indirizzate principalmente al target di studenti, i ragazzi hanno contribuito attivamente a proporre e suggerire al team nuovi trend, in uno scambio che li ha visti protagonisti della propria alternanza ed è stato un momento di “aggiornamento” per il team.

Chi ha collaborato con il digital innovation team poi, ha potuto colmare un po’ di quel “gap” tecnologico che interessa la scuola italiana e che non prepara a sufficienza i ragazzi ad affrontare le strumentazioni d’ufficio.

Per le testimonianze dirette di alcuni dei ragazzi che sono stati con noi, ecco i loro video: bit.ly/2uTCts4

“Ho sempre pensato che il principale problema della Scuola italiana fosse l’essere troppo lontana dal mondo del lavoro” Commenta Paolo De Nadai, CEO e Founder di OneDay Group “L’utilizzo della carta nelle classi contro il PC negli uffici; percorsi di studi poco pratici contro la corsa al fatturato delle aziende: sono solo esempi del paradosso che separa la scuola dal mondo del lavoro. Per questo in OneDay abbiamo abbracciato l’alternanza Scuola Lavoro come un’opportunità, non solo per gli studenti, ma anche per noi: ogni ragazzo ha un talento e noi possiamo conoscerli per primi e possiamo valutare quali potrebbero avere un futuro professionale roseo con noi fin dai primi momenti. Rimane però il limite delle 200 ore in tre anni per i liceali e 400 ore per gli studenti degli istituti professionali: un tetto troppo basso per formare i ragazzi ad affrontare per davvero il mondo del lavoro”.

Cisco Italia e il MIUR siglano un protocollo di intesa per l’Alternanza Scuola – Lavoro

Cisco Italia e il MIUR siglano un protocollo di intesa per l’Alternanza Scuola – Lavoro

  • Con il progetto Impres@Digitale Cisco propone un modello di alternanza volto a promuovere cultura e competenze digitali, per i ragazzi ma anche per i loro insegnanti
  • Una collaborazione che rafforza l’impegno di Cisco a sostegno della digitalizzazione del paese, nel quadro del piano di investimenti Digitaliani

 

Vimercate (MB), 25 luglio 2017  –  Cisco Italia e il Ministero per l’Istruzione, Università e Ricerca hanno siglato oggi un protocollo di intesa per l’Alternanza Scuola Lavoro. La notizia è stata data in occasione di un incontro tenutosi a Roma fra l’Amministratore Delegato dell’azienda Agostino Santoni e la Ministra Valeria Fedeli.

” src=”cid:image004.jpg@01D3055A.51C4BDC0″ alt=”image004.jpg” align=”right” hspace=”12″ v:shapes=”Immagine_x0020_2″ class=”Apple-web-attachment Singleton”>Impres@Digitale:  competenze specifiche e trasversali per un mondo digitalizzato

Al centro dell’accordo c’è il progetto Impres@Digitale, un modello per l’Alternanza Scuola Lavoro ideato da Cisco Italia per promuovere cultura e competenze digitali, coinvolgendo gli studenti, ma anche i loro insegnanti.

Ragazze e ragazzi che frequentano gli ultimi tre anni di scuola superiore potranno acquisire le competenze specifiche e trasversali che sono necessarie oggi per lavorare ed essere cittadini in un mondo sempre più digitalizzato.

Impres@Digitale, infatti, affianca alla formazione legata alle tecnologie, all’imprenditorialità digitale, alla programmazione anche la possibilità di rafforzare le cosiddette “soft skills” – come la capacità di lavorare in gruppo, saper gestire il proprio tempo, capire come gestire correttamente le fasi di un progetto, il problem solving.

Un valore aggiunto del progetto ideato da Cisco è l’attenzione per la formazione dei docenti, che a loro volta potranno così trasmettere agli studenti più giovani modelli e logiche utili per il loro futuro professionale e per favorire il pieno sviluppo della “cittadinanza digitale” fra le nuove generazioni.

Le competenze digitali sono al centro del nostro investimento per accelerare la digitalizzazione del Paese: è un onore rafforzare la nostra storica alleanza con il mondo della scuola impegnandoci direttamente nel quadro dell’alternanza scuola lavoro” ha commentato Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia. “Per noi è chiaro che il digitale offre ai giovani gli strumenti per affrontare le sfide importanti che li riguardano: trovare lavoro, avere spazio per impiegare il proprio talento e far crescere le proprie idee innovative ma anche, se lo desiderano, potere creare in prima persona le tecnologie che vorrebbero per il loro futuro. Abbiamo pensato al progetto Impres@Digitale per aiutare a diffondere competenze che sono richieste dalle aziende, servono in qualunque ambito professionale e soprattutto sono parte integrante dell’essere cittadini in una società connessa e globale”.

 

La formazione:  dai corsi del programma Cisco Networking Academy all’esperienza in Cisco Italia

Il protocollo di intesa ha una durata di tre anni.

Una prima parte del progetto ha l’obiettivo di preparare oltre 1.000 studenti alle professioni del futuro, attraverso la partecipazione a moduli di formazione da 20 ore disponibili nel programma Cisco Networking Academy. La formazione avverrà in orario scolastico, in modalità e-learning, con i corsi Imprenditoria Digitale, Introduzione all’Internet delle Cose,  Introduzione alla Cybersecurity, IT Essential (fondamenti delle tecnologie di rete) e Cisco CCNA (Cisco Certified Networking Associate – il corso che consente di acquisire la certificazione professionale Cisco di base per il networking)

La seconda parte del progetto prevede di selezionare fino a 100 studenti, che parteciperanno a giornate in azienda presso le sedi Cisco di Roma e di Vimercate (Monza – Brianza).  Ragazzi e ragazze potranno provare gli strumenti utilizzati quotidianamente dai dipendenti Cisco per collaborare e lavorare, ed impegnarsi in attività e progetti aziendali.

Ogni sessione del progetto Impres@Digitale, che si rivolge a istituti di tutta Italia,  potrà prevedere fino a 10 giornate per 80 ore complessive di formazione, da svolgersi sia presso le scuole partecipanti sia presso le sedi Cisco.

La prima esperienza targata Cisco

In giugno si è avuta una prima esperienza realizzata da Cisco, in collaborazione con TAG Innovation School: 32 studenti provenienti da dieci istituti tra Milano e Roma hanno partecipato a un progetto di 60 ore dedicato a capire meglio la Digital Economy e le nuove professioni digitali. Durante il percorso di formazione i ragazzi, divisi in 7 team, hanno creato una proposta di start-up digitale, che hanno poi presentato con un “pitch” a chiusura dell’iniziativa.

Una opportunità di formazione che evolve nel tempo

Partecipando al progetto, gli istituti scolastici potranno disporre di laboratori e strumenti di lavoro che nel tempo potranno evolversi,  per trattare altre tematiche di formazione tecnologica – dalla programmazione al mondo dei sensori, al “making” alle tecnologie di rete.

A seguito del protocollo di intesa, Cisco Italia è iscritta nel Registro Nazionale per l’Alternanza Scuola Lavoro, come previsto dalla normativa vigente.  Per promuovere l’attivazione delle iniziative, monitorarle e proporre opportuni adeguamenti è istituito un Comitato paritetico coordinato dal MIUR, che ogni anno predisporrà una relazione da inviare alla Direzione Generale per gli la valutazione del sistema nazionale di istruzione e a Cisco Italia –  evidenziando le iniziative assunte, i punti forza e di criticità nell’attuazione del  protocollo d’intesa, le eventuali modifiche o integrazioni che si rendano necessarie.

Tutte le informazioni sul progetto Impres@Digitale e sulle altre iniziative di Alternanza Scuola Lavoro che Cisco Italia promuove insieme ai propri partner, presenti su tutto il territorio nazionale, sono disponibili sul portale dedicato www.scuoladigitalecisco.it.

Mobilità: il Consiglio di Stato contro l’algoritmo ‘impazzito’ del Miur

Mobilità: il Consiglio di Stato contro l’algoritmo ‘impazzito’ del Miur

Ben nove ordinanze del Consiglio di Stato riconoscono la parzialità delle operazioni di mobilità 2016 affidate dal Miur all’ormai famigerato algoritmo che ha causato il trasferimento praticamente casuale di un notevole numero di insegnanti. Riaperte le adesioni ai ricorsi relativi alla mobilità 2016 negata per i troppi errori dell’algoritmo e ancora possibile aderire ai ricorsi che contestano il CCNI Mobilità 2017.

Il Consiglio di Stato impone al Miur di rivalutare ‘con precisione e rigore’ le istanze di trasferimento di altri 120 docenti ‘al di là di automatismi informatici d’altro tenore’ e nel rispetto del principio del merito e del punteggio posseduto. L’Avvocato Michele Ursini dell’Anief, in collaborazione con i nostri legali sul territorio, ottiene ragione sulle operazioni di mobilità 2016 con nove ordinanze cautelari che rilevano come l’algoritmo ministeriale abbia funzionato ben poco. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ‘Abbiamo sempre denunciato la procedura dei trasferimenti attuata dal Miur che rilevava sin dal suo esordio delle grandi criticità. Ancora adesso i tribunali ci stanno dando ragione e permangono delle illegittimità anche in questa mobilità appena conclusa. Non riconoscere pari dignità al servizio svolto nelle scuole paritarie o impedire il trasferimento su posto comune computando il servizio svolto durante il precariato per il raggiungimento del quinquennio di permanenza su sostegno sono, infatti, decisioni illegittime e già censurate dai tribunali del lavoro di tutta Italia’.

Settecentomila studenti andranno a scuola il pomeriggio

da la Repubblica

Settecentomila studenti andranno a scuola il pomeriggio

A settembre parte il progetto per le attività extra oltre le ore 14: 4.633 istituti superiori coinvolti, uno su due. Si farà sport, teatro e musica. Approfondimenti in inglese e sulle discipline digitali. Il sottosegretario Toccafondi: “Per i ragazzi esperienze vere”

di CORRADO ZUNINO

ROMA – Da metà settembre, con l’avvio dell’anno scolastico, le scuole superiori apriranno il pomeriggio. Ci sono 187 milioni di euro, Fondi Pon, quindi del ministero dell’Istruzione, e in questi giorni si stanno distribuendo alle segreterie di 4.633 istituti, tutti pubblici. Un numero considerevole, il 53 per cento delle superiori di secondo grado del Paese. Con questa liquidità si consentirà l’apertura dei plessi oltre le ore 14 – come da programma e da promesse della Legge 107 – per svolgervi all’interno attività extra.

Per il progetto “Scuole al centro” ogni istituto ha indicato le priorità. Nelle classi pomeridiane si faranno – con orari e modi gestiti da ogni singolo istituto – soprattutto tre cose: sport (il 28 per cento dei progetti), teatro e musica. In percentuale inferiore si è scelto di irrobustire la lingua inglese e le discipline digitali. Il monte ore totale è pari a un milione, 215 ore per istituto è la media (ma, appunto, ogni dirigente scolastico ha già indicato il tempo che impiegherà secondo possibilità economiche e disponibilità di personale).

“Abbiamo aperto le scuole perché è giusto far fare esperienze vere”, ha detto il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi parlando da un istituto nautico di Catania. “Daremo vita ad alternanza, apprendistato, laboratori, competenze, inclusione e contrasto alla dispersione”. A Catania, precisamente, i progetti finanziati sono stati 150 e il Nautico “Duca degli Abruzzi” ha iniziato le attività extra già quest’estate, uno dei pochi in Italia. Scuola di vela e di pesca. Il dieci per cento degli istituti partecipanti aprirà l’esperimento nell’estate 2018, tutti gli altri il prossimo settembre. La Campania ha il maggior numero di scuole coinvolte: 860. Poi la Sicilia: 692 progetti finanziati. In Puglia 569 istituti hanno aderito e in Lombardia 380. Duecentoventun scuole si trovano nelle aree colpite dal sisma: 84 nelle Marche e altre 84 in Umbria, 47 in Abruzzo, 6 nel Lazio. In tutto il Paese saranno coinvolti 700mila studenti e 33mila genitori.

La scorsa estate l’apertura pomeridiana aveva riguardato 400 istituti di Roma, Milano, Napoli e Palermo, un piccolo investimento che avrebbe dovuto essere moltiplicato per quindici per settembre 2016. Ma il 16 settembre si riuscì solo a pubblicare il bando dal lungo titolo: “Progetti di inclusione sociale e lotta al disagio nonché per garantire l’apertura delle scuole oltre l’orario scolastico soprattutto nelle aree a rischio e in quelle periferiche”. Il 30 gennaio scorso si è insediata la commissione per valutare i progetti presentati. Nell’assegnazione dei punteggi – oltre al progetto – hanno contato i dati Invalsi, il tasso di abbandono scolastico, lo svantaggio sociale del territorio di appartenenza. Dei 187 milioni totali, 74,7 milioni sono andati alle scuole delle regioni più sviluppate, dove si è registrato un tasso di adesione all’avviso del 37 per cento, 9,5 milioni sono stati assegnati agli istituti delle regioni in transizione (tasso di adesione del 41per cento) e 102,9 milioni alle regioni in ritardo di sviluppo (tasso di adesione oltre l’81 per cento).

Scuola, stop alla soglia per la specializzazione: il Tar riammette 200 docenti di sostegno siciliani

da la Repubblica

Scuola, stop alla soglia per la specializzazione: il Tar riammette 200 docenti di sostegno siciliani

Illegittima la preselezione per accedere alla scuola di specializzazione tfa. Oltre 300 cattedre erano rimaste vuote nell’Isola per carenza ed erano state assegnate a insegnanti senza titoli

Giusi Spica

Quest’anno oltre 300 cattedre di sostegno rimaste vuote in Sicilia sono state assegnate a insegnanti senza titoli. Eppure il ministero all’Istruzione non ha consentito a quasi mille aspiranti candidati in tutta Italia, oltre 200 in Sicilia, di partecipare alle prove scritte e orali per accedere al tirocinio formativo attivo (tfa). Uno sbarramento in entrata che il Tar Lazio ha giudicato illegittimo. La sentenza appena pubblicata che riapre le porte a centinaia di docenti che, pur essendo già abilitati per il sostegno, dovranno comunque ottenere il titolo del tfa e che paradossalmente si erano visti scavalcare da molti colleghi non abilitati ma chiamati comunque a ricoprire provvisoriamente i buchi nelle scuole.

Il provvedimento ha accolto il ricorso degli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che censura la soglia minima di accesso in una prova preselettiva, pur in presenza di posti vacanti. Nonostante infatti ai corsi di specializzazione siano ammessi a partecipare soltanto insegnati già abilitati che spesso insegnano anche di ruolo da molti anni, questi sono costretti a sottoporsi ad una triplice prova di ammissione, solo all’esito della quale accederanno al percorso di specializzazione.

“Pur non ritenendo legittimo che la formazione per docenti già abilitati e nel caso della ricorrente che ha agito perfino di ruolo debba essere a numero chiuso – commentano gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti – è evidente che l’unica ragione che può limitare la loro formazione professionale (garantita dalla Costituzione) è, a nostro modo di vedere, l’adeguata formazione che gli Atenei devono garantire sulla base del numero dei posti banditi. Se, come è accaduto, i posti banditi sono addirittura più dei partecipanti, non riusciamo davvero a comprendere la ragione per cui non si dia la possibilità ad un insegnante già abilitato e formato da anni di studio e lavoro dallo stesso ministero e dagli Atenei di continuare a formarsi. Il miglioramento della loro formazione, peraltro, non può fare altro che aiutare tanto loro stessi ma soprattutto i discenti con disabilità giacchè costoro avranno la possiblità di essere seguiti da soggetti ancora più formati e capaci di rispondere alle loro peculiari esigenze. Per affermare questi principi serviva annullare un decreto ministeriale che stava in piedi dal 2010 e, ancora una volta per primi in Italia, ci siamo riusciti”.

Lo scorso anno in Sicilia, per consentire ad altri docenti di avvicinarsi alle famiglie, è stato concesso di insegnare sul sostegno senza titolo di specializzazione. “A chi vuole formarsi – aggiungono i legali – sulla base di irrazionali soglie di accesso si sbarra la possibilità di farlo; a chi semplicemente chiede di avvicinarsi a casa si consente di affiancare i discenti con disabilità pur in carenza di tale titolo”.

Il Tar ha accolto il ricorso stabilendo il principio per cui la prova preselettiva nelle procedure concorsuali assume solo la funzione di operare una prima “scrematura” dei partecipanti e “l’ammissione di un numero di concorrenti inferiore, rispetto a quello dei posti disponibili, è sintomo di un’anomalia, che avrebbe dovuto suggerire interventi correttivi”. Secondo i giudici amministrativi, va valorizzato “sia dell’interesse pubblico alla disponibilità di insegnanti di sostegno qualificati, in misura sufficiente per il relativo fabbisogno, sia dei principi, di cui agli articoli 33 e 34 della Costituzione, sia infine in corrispondenza dei canoni di logicità e ragionevolezza, che disciplinano l’operato della pubblica amministrazione: principi, tutti, in base ai quali si deve privilegiare la tesi, volta ad assicurare lo scorrimento della graduatoria nei posti non utilizzati”.

Sono  stati così annullati i decreti ministeriali nella parte in cui non consentono la copertura dei posti disponibili al termine della fase preselettiva ed il conseguente ulteriore scorrimento delle graduatorie di merito, fino alla completa copertura dei posti disponibili. L’annullamento costringerà adesso gli Atenei di tutta Italia a far scorrere le graduatorie ed ha disporre le prove suppletive per i candidati esclusi ove ci siano posti vacanti.

Niente panino a scuola? Macché, la legge si potrà aggirare

da La Tecnica della Scuola

Niente panino a scuola? Macché, la legge si potrà aggirare

Impedire agli alunni di portarsi il pasto da casa, consumandolo nella mensa scolastica? La legge che si sta approvando dice questo, però sarebbe pronta anche una “scappatoia”.

Ne è convinto l’assessore all’Istruzione del Comune di Crema, Attilio Galmozzi, secondo cui bisogna mettere “giù le mani dal panino, perché con l’entrata in vigore di questa limitazione, rischieremmo di avere le mense semideserte“.

Nell’ultima bozza del disegno di legge, attualmente alla discussione finale in commissione parlamentare, viene chiarito il discorso del panino da casa: “I servizi di ristorazione scolastica – si legge nel testo – sono parte integrante delle attività formative ed educative, erogate dalle istituzioni scolastiche“. In sostanza, la mensa fa parte delle attività della scuola e non ci si dovrebbe sottrarre.

Galmozzi, scrive l’Ansa, è invece convinto che, anche una volta approvata la legge, ci sarà un modo per aggirarla: “Su questa delicata materia, il legislatore in passato aveva lasciato una porta aperta. Un divieto assoluto è eccessivo. Ci sono sempre stati progetti che permettevano di andare in deroga a questa limitazione”.

Nelle scuole del primo ciclo di Crema, il cosiddetto pranzo assistito è praticato da anni e sono in molte le famiglie che lo hanno scelto.

“E’ vero che il pranzo assistito non è previsto dalla normativa – ammette l’assessore comunale – ma i progetti in deroga avevano sempre permesso di superare questo ostacolo. Tra intolleranze alimentari, limitazioni di ordine religioso e bambini che non gradiscono quanto viene servito in mensa, il numero di coloro che si porta il pasto da casa è in aumento”.

E ancora: “Nelle scuole medie sono ormai la maggioranza quelli che optano per il pranzo assistito, ma anche alla primaria di Borgo San Pietro sono già più di venti i bambini e le famiglie che hanno fatto questa scelta”.

Il panino da casa, del resto, è previsto dall’appalto mensa che il Comune di Cremona ha rinnovato proprio lo scorso anno. “La società Sodexho che ha in gestione il servizio – conclude Galmozzi – è tenuta a garantire tovagliette e tovaglioli anche agli alunni che si portano il pasto da casa. Ovviamente, per loro è previsto uno spazio separato in cui poter consumare il pranzo, ma soltanto per evitare contaminazioni di alimenti, nel rispetto di chi ha delle intolleranze”.

Più soldi pubblici alle paritarie, Giuliani: perchè allora il Fis alle statali rimane dimezzato?

da La Tecnica della Scuola

Più soldi pubblici alle paritarie, Giuliani: perchè allora il Fis alle statali rimane dimezzato?

“Dare più i soldi alle paritarie fa discutere, soprattutto perché alle statali i finanziamenti sono stati tagliati: lo stesso Fondo d’Istituto rimane dimezzato rispetto al 2011”.

A dirlo a Radio Cusano è stato Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, il 24 luglio nel corso della trasmissione “L’angolo del direttore”.

Giuliani ha ricordato che attraverso il Fis si incentivano una serie di attività extra-didattiche fondamentali, come le cosiddette funzioni strumentali, i progetti, le visite culturali e altro: ridurre i finanziamenti per queste attività, come è stato fatto in modo drastico negli ultimi anni salvo recuperarli parzialmente, significa ridimensionare un bel pezzo di offerta formativa.

Intanto, le dichiarazioni del sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, sui 500 milioni di euro accreditati in questi giorni alle paritarie, non sembrano aver convinto molto gli addetti ai lavori.

La Gilda degli Insegnanti ha avuto da ridire, ricordando che gli stipendi dei docenti sono tra i più bassi in Europa e che invece i finanziamenti alle paritarie sono in aumento.

Anche la Rete degli Studenti è stata molto critica, ricordando che in diversi casi si finanzia un sistema che diploma studenti non sempre preparati. A questo proposito – è stato ricordato dalla redazione di Radio Cusano –ci sono delle indagini in corso su studenti che cambierebbero addirittura residenza per spostarsi nei territori dove sono collocate le scuole paritarie meno “severe”.

“Spetta alle autorità competenti verificarlo – ha replicato Giuliani – ma rimane un dato di fatto che sui finanziamenti alle scuole non statali c’è una diatriba che va avanti da decenni e che all’origine si riconduce alle diverse interpretazioni dell’articolo 33 della Costituzione sugli oneri che lo Stato non dovrebbe avere. Le lamentele degli studenti, considerando il quadro generale, a noi sembrano comunque lecite, ma solo se riferite alle scuole superiori, ai cosiddetti diplomifici”.

“Lo Stato infatti – ha proseguito Giuliani – trae notevoli benefici dal servizio svolto delle scuole dell’infanzia e primaria paritarie: senza il loro apporto, peraltro in cambio di una spesa minima, in quelle aree per molti bambini non si garantirebbe il diritto allo studio”.

Durante la trasmissione, il nostro direttore ha anche parlato del decreto in via di approvazione alla Camera sulle vaccinazioni obbligatorie (“c’è da capire a cosa serva l’autocertificazione del personale, probabilmente per avere un quadro pronto in ogni scuola qualora vi sia una situazione di contagio”), del cambio dei capi dipartimento in seno al PD, con l’on. Simona Malpezzi che subentra nel comparto Scuola (“di fatto non cambia molto, visto che si tratta di una delle più fervide sostenitrici della Legge 107/15”) e dell’alto numero di docenti che anche alle superiori ottengono il trasferimento grazie alle precedenze legate alla Legge 104/92: per Giuliani, premesso che “al Meridione e nelle Isole l’offerta socio-sanitaria per l’assistenza dei parenti è carente, il gap di utilizzo delle precedenze rispetto al Nord rimane troppo alto, quindi c’è da capire cosa c’è dietro questi certificati concessi probabilmente con più facilità solo in certe aree del paese”.

I migranti in Italia non hanno istruzione

da La Tecnica della Scuola

I migranti in Italia non hanno istruzione

In Italia si fermano gli immigrati meno istruiti, meno produttivi e meno qualificati. L’Italia spicca perché registra la più alta quota di stranieri con al massimo la licenzia media: il 47% della popolazione residente nata all’estero. In Francia e Germania sono un terzo.
Il motivo, scrive Il Corriere in una lunga inchiesta, si spiega anche con gli sbarchi. I richiedenti asilo sono in gran parte privi di istruzione e rappresentano il tipo di persone che altri governi europei preferiscono confinare in Italia. E così, secondo i dati Istat, viene rivelato che il numero percepito di stranieri in Italia è più alto di quello reale, è vero che non riusciamo ad attrarre quelli qualificati, diretti altrove.
Il quotidiano ipotizza che in Europa sia in atto una competizione non per fermare il flusso di migranti, ma per lasciare ad altri i meno preparati e meno produttivi, sperando di scremare per sé i migliorie più istruiti.
Inoltre, spesso il livello di qualifiche degli immigrati è vicino a quello dei cittadini di un Paese, in media, perché ogni economia attrae persone compatibili al proprio modello. E l’Italia ha da sempre pochi laureati, sia nati qui che all’estero. Ma in questi anni inizia ad accadere qualcosa di nuovo e di diverso: mentre il livello di istruzione degli italiani sta lentamente crescendo, quello degli stranieri residenti cala rapidamente.

Nel complesso l’apporto degli immigrati al potenziale di crescita del Paese è dunque minore, in confronto al passato recente. Se nell’Italia del 2017 vivessero stranieri con qualifiche pari a quelle registrate anche solo nel 2009, oggi avremmo 120 mila persone in più con un diploma delle superiori
Gli immigrati erano due milioni nel 2004, quattro milioni nel 2012, sono saliti a cinque milioni nel 2015 ma da allora il loro numero è cresciuto di appena trentamila. Dal calcolo sono esclusi i circa 50mila sbarcati ai quali ogni anno viene rifiutato un permesso, ma spesso in passato l’afflusso di irregolari era stato anche più robusto di così. Ciò che cambia è l’esplosione degli approdi dalla Libia, dunque delle richieste di asilo (12 mila nel 2010, 26 mila nel 2013, 124 mila nel 2016), e lo sforzo per farvi fronte.

Stipendi supplenti brevi, emissione speciale del 18 luglio esigibile il 26

da La Tecnica della Scuola

Stipendi supplenti brevi, emissione speciale del 18 luglio esigibile il 26

Il Mef, sul portale NoiPA, ha informato che, in relazione all’emissione speciale del 18 luglio per i supplenti brevi e saltuari, la data di esigibilità per i pagamenti che avvengono tramite il canale Banca d’Italia è il 26 luglio 2017.
Lo stesso Ministero ricorda anche che gli istituti di credito, come previsto dalla normativa SEPA, possono effettuare gli accreditamenti sui singoli conti correnti dalle 00.00 fino alle 24.00 del medesimo giorno.

Safer Internet Centre: generazioni connesse

da Tuttoscuola

Safer Internet Centre: generazioni connesse 

Il Progetto Generazioni Connesse (SIC ITALY III) è giunto alla sua terza edizione. Co-finanziato dalla Commissione Europea, nell’ambito del programma The Connecting Europe Facility (CEF), il programma  proseguirà fino al 31 dicembre 2018 per promuovere strategie finalizzate a rendere Internet un luogo più sicuro per gli utenti più giovani, favorendone un uso positivo e consapevole.

Il Progetto è coordinato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Direzione Generale per lo studente, in partenariato con alcune delle principali realtà italiane che si occupano di sicurezza in Rete: Ministero dell’Interno-Polizia Postale e delle Comunicazioni, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Save the Children Italia, SOS Il Telefono Azzurro, EDI onlus, Movimento Difesa del Cittadino, Università degli Studi di Firenze, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Skuola.net, Com.e (Agenzia di Stampa DIRE).

Al fine di dare continuità e rafforzare il ruolo del Safer Internet Centre, quale punto di riferimento a livello nazionale per quanto riguarda le iniziative connesse alla sicurezza in Rete dei più giovani, il MIUR coordina, inoltre, i lavori di un Advisory Board nazionale, un gruppo di lavoro che vanta competenze e know how d’eccellenza, grazie anche alla presenza, in seno a tale tavolo tecnico, dei soggetti più autorevoli fra le aziende di telecomunicazione, dell’ICT e del web. L’Advisory Board si propone, infatti, quale luogo principale di dialogo tra tutte le realtà istituzionali, aziendali e/o della società civile, e quindi come interlocutore autorevole e competente per il mondo politico e per le Istituzioni Pubbliche, e supporto multidisciplinare – grazie alle diverse competenze che esprime al suo interno – a tutte le iniziative assunte da soggetti, pubblici e privati.

Generazioni connesse si rivolge ai più giovani, coinvolgendo insegnanti, genitori, Enti, associazioni e aziende per rendere la Rete un ambiente migliore e più sicuro sia per il percorso di crescita umano, che scolastico-professionale, con azioni messe in campo al fine di offrire strumenti informativi utili a promuovere un uso positivo e critico della Rete e a prevenire possibili situazioni di disagio.

Per maggiori informazioni: http://www.generazioniconnesse.it/site/it/home-page/

Regione Lombardia: le linee guida per l’anno scolastico 2017/2018

Ecco le linee guida per l’anno scolastico 2017/2018

Regione Lombardia ha organizzato la gestione dei servizi di assistenza educativa, assistenza alla comunicazione e trasporto per gli alunni con disabilità. Ecco come dovranno comportarsi le famiglie.

Come già annunciato, a partire dal prossimo anno scolastico (2017/2018) sarà Regione Lombardia a garantire lo svolgimento dei servizi di supporto per l’inclusione scolastica per gli studenti con disabilità che frequentano le scuole secondarie di secondo grado (scuole superiori) e i corsi di formazione professionale oltre che per gli studenti con disabilità sensoriale che frequentano tutti gli ordini di scuola ed i corsi di formazione professionale. Mentre i Comuni rimangono competenti a fornire i servizi di supporto all’inclusione scolastica (assistenza ad personam e trasporto scolastico) agli studenti con disabilità che frequentano le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie inferiori.

Con la pubblicazione della Dgr 6832 del 30 giugno 2017, Regione Lombardia ha inoltre diffuso anche le linee guida per lo svolgimento dei servizi di supporto dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, chiarendo come attuare e svolgere concretamente le sue competenze.

Scuole superiori e formazione professionale
In relazione alla competenza relativa ai servizi di supporto (assistenza ad personam e trasporto scolastico) a tutti gli studenti con disabilità (di qualsiasi tipologia, quindi anche i sensoriali) che frequentano le scuole superiori o i corsi di formazione professionalela Regione ha deciso di trasferire ai Comuni il concreto svolgimento e la gestione di tali servizi, lasciando a sé il compito di promuoverne e sostenerne (e quindi garantirne) l’erogazione.

In conclusione per tutti i tipi di disabilità e ogni ordine e grado di scuola, il servizio di trasporto e l’assistenza all’autonomia (ad personam) verranno erogati dal Comune. Che potrà scegliere se gestirli direttamente o se affidarli a soggetti terzi qualificati.


Per ottenere l’erogazione dei servizi di supporto necessari (trasporto e assistenza ad personam) i genitori dovranno però presentare un’istanza scritta alla scuola, che dovrà essere corredata dalla documentazione da cui risulta la necessità dei servizi richiesti. L’istituzione scolastica, acquisita l’istanza, la trasmetterà poi al Comune. Sarà poi il Comune a presentare alla Regione la richiesta di contributo relative alle domande pervenute da scuole superiori e corsi professionali.

Le linee guida regionali prevedono un tetto massimo ai contributi, sia per quanto riguarda il trasporto (fissato in relazione alla distanza casa-scuola), sia per quanto riguarda l’assistenza ad personam, dove il contributo è invece correlato al numero di ore di assistenza necessarie. Con un tetto massimo tra i 5.712 e i 7.140 euro per gli studenti che necessitano tra le 8 e le 10 ore. È espressamente prevista la possibilità di richiedere ed ottenere un maggiore numero di ore di assistenza nei casi di disabilità complessa o nelle situazioni di particolare bisogno.

Studenti con disabilità sensoriale
Per quanto riguarda invece i servizi di supporto all’inclusione scolastica (in ogni ordine e grado di scuola) degli studenti con disabilità sensoriale, la gestione è stata affidata alle ATS (Aziende Territoriali della Salute) che, tramite operatori qualificati, devono fornire l’assistenza alla comunicazione (a favore di studenti con disabilità visiva e/o uditiva), il servizio tiflologico e il materiale didattico speciale.


Anche per questa tipologia di servizi le famiglie dovranno presentare l’istanza alla scuola, sempre corredata dalla documentazione (diagnosi funzionale) da cui emerge la necessità del servizio. L’istituzione scolastica trasmetterà poi l’istanza al Comune di residenza, il quale a sua volta la trasmetterà alla competente ATS. Le ATS individuano e pubblicano un elenco di operatori qualificati (ritenuti idonei in seguito ad una manifestazione di interesse) tra cui le famiglie possono effettuare la scelta.

Anche in questo caso è previsto un tetto al monte ore per l’assistenza alla comunicazione (10 ore settimanali) e per la consulenza tiflologia (tra i quattro e i sei incontri annui da quattro ore ciascuno). La valutazione del fabbisogno viene fatta, anche in questo caso, dal GLHO ed è possibile chiedere ore aggiuntive laddove necessario, anche per supportare lo svolgimento degli esami di Stato.


Per quanto riguarda la fornitura di materiale didattico speciale e dei libri di testo, l’importo massimo riconoscibile è pari, rispettivamente, a 500 euro per gli alunni dalla scuola dell’infanzia e di 1.500 euro per gli studenti della scuola, primaria, secondaria di primo e secondo ciclo e per gli studenti dei percorsi di istruzione e formazione professionale.

La scheda completa, contenente tutte le informazioni sulle linee guida di Regione Lombardia, è consultabile sul sito Lombardiafacile.it.

Città Metropolitana di Milano, una nuova condanna per discriminazione

Città Metropolitana di Milano, una nuova condanna per discriminazione

Il Tribunale ordinario di Pavia l’ha sanzionata per non aver garantito i servizi di assistenza a due alunni con disabilità. L’avvocato Abet: “Ragioni di ordine economico non possono ledere i diritti dei ragazzi con disabilità”.

Il Tribunale ordinario di Pavia (terza sezione civile) ha condannato la Città Metropolitana di Milano per discriminazione ai danni di Carlo e Anna (nomi di fantasia, ndr), due studenti con disabilità cui – nel corso dell’anno scolastico 2016/2017 – non è stato garantito il numero di ore di assistenza alla comunicazione e di assistenza educativa necessarie “al fine di garantire agli stessi il pieno ed effettivo diritto all’istruzione in condizioni di parità rispetto ai loro compagni”, si legge nel dispositivo della sentenza.

Carlo avrebbe avuto bisogno di 14 ore di assistenza educativa la settimana per frequentare la scuola (prima superiore), ma nel corso dell’anno scolastico che si è appena concluso, il servizio era stato attivato solo a decorrere dal mese di dicembre 2016. Oltre due mesi dopo l’inizio dell’anno scolastico e in misura notevolmente inferiore rispetto a quanto certificato nel PEI: appena 5 ore a settimana a fronte delle 14 richieste. Il servizio, inoltre, è stato interrotto nel mese di gennaio fino al 4 febbraio 2017.

Analoga la situazione in cui si è trovata Anna, quarta elementare. La bambina, affetta da patologia uditiva plurima, ha bisogno di 27 ore di assistenza alla comunicazione a settimana, ma ne vengono assegnate solo 9. Il servizio inoltre è partito con notevole ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico (28 novembre) e il 31 dicembre 2016 è stato interrotto. Solo il 15 marzo 2017 il servizio è stato riattivato.

Una situazione che viene pesantemente stigmatizzata dal giudice di Pavia. Che non considera ammissibile la giustificazione della Città Metropolitana di Milano: la carenza di risorse economiche non può giustificare la mancata erogazione di questi servizi. “Una volta che il piano educativo individualizzato, elaborato con il concorso determinante di insegnanti della scuola di accoglienza e operatori della sanità pubblica, abbia prospettato il numero di ore necessarie dell’alunno che versa in condizione di handicap particolarmente grave, la pubblica amministrazione è priva di un potere discrezionale (…) ma ha solo l’obbligo di assicurare l’erogazione del servizio”, si legge nel dispositivo della sentenza.

Il giudice ha quindi accertato il carattere discriminatorio della condotta della Città Metropolitana di Milano ai danni di Carlo e Anna “per non aver garantito a costoro, sin dall’inizio e con continuità, il numero di ore, rispettivamente di assistenza educativa e di assistenza alla comunicazione, necessario al fine di garantire agli stessi il pieno ed effettivo diritto all’istruzione in condizioni di parità rispetto ai loro compagni”.

“È proprio questo riconoscimento, da parte dei tribunali Pavia e precedentemente di Busto Arsizio, del diritto fondamentale all’istruzione sin dall’inizio e con continuità e la sua non comprimibilità, neanche per ragioni di bilancio, a far comprendere a tutti come sia evidente che le ragioni di ordine economico non possono in alcun modo ledere i diritti dei ragazzi con disabilità che devono andare a scuola come i loro compagni”, dichiara l’avvocato Laura Abet del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi che ha seguito le due famiglie nel ricorso. La Città Metropolitana è stata quindi condannata a versare 500 euro a ciascuno dei due minori sotto forma di risarcimento, oltre che al pagamento delle spese legali.

Di fronte a questa ennesima sentenza, LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità auspica che questo ulteriore pronunciamento possa essere da stimolo alle scuole, ai Comuni e alle ATS affinché, nonostante il periodo estivo, si adoperino per attivare i servizi di assistenza e trasporto per gli alunni con disabilità fin dal primo giorno di scuola.

Nota 25 luglio 2017, AOODGPER 32120

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per il personale scolastico – Ufficio III
Reclutamento del personale docente ed educativo

Agli Uffici Scolastici Regionali
Loro sedi
e. p.c. Al Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Nota 25 luglio 2017, AOODGPER 32120

OGGETTO: Aggiornamento delle graduatorie di circolo e di istituto del personale docente ed educativo, triennio scolastico 2017-20.

Si comunica che, in ragione dell’elevato numero di aspiranti, le funzioni POLIS di presentazione del modello B di scelta delle sedi saranno disponibili sino alle ore 20,00 del giorno 26/07/2017.
Gli aspiranti che, per cause a loro non imputabili, non riusciranno ad inoltrare il modello B entro la suddetta data, potranno presentarlo in modalità cartacea all’istituzione scolastica capofila, che provvederà a trasmetterlo al SIDI.
Si rappresenta, infine ,che sono pervenute numerose segnalazioni di provvedimenti di esclusione, in virtù dell’art. 4 comma 10 del D.M. 374/2017, da parte delle istituzioni scolastiche, nei confronti degli aspiranti che hanno nuovamente dichiarato, nella domanda di aggiornamento, il titolo di accesso inserito nel triennio precedente. Al riguardo, si ritiene che molti aspiranti abbiano reso tale dichiarazione in buona fede, in analogia a quanto richiesto nel precedente aggiornamento, ritenendo ancora valide le disposizioni impartite nel triennio 2014/17, in cui veniva richiesta nelle avvertenze ai modelli di domanda, in ogni caso, la dichiarazione del titolo di accesso.
Pertanto, ove sia stato solamente ridichiarato il titolo di accesso e l’istituzione scolastica verifichi che esso è coincidente con quello già dichiarato nel precedente triennio tale situazione è da considerarsi errore in buona fede e non può costituire causa di esclusione della domanda dell’interessato.

Giacomo Molitierno