A scuola con la Croce Rossa

A scuola con la Croce Rossa. Un protocollo con il MIUR per formare le cittadine e i cittadini di domani

(Roma, 27 luglio 2017) Sviluppo dell’educazione alla salute e diffusione dei valori dell’amicizia e della leale collaborazione attraverso il volontariato giovanile. Questi i principali obiettivi del Protocollo d’intesa stipulato tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e la Croce Rossa Italiana (CRI).

Il documento, che rinnova l’intesa pluriennale già conclusa nel 2013, è stato presentato questa mattina, nel Salone dei Ministri del MIUR, dal Sottosegretario all’Istruzione Vito De Filippo e dal Vicepresidente e rappresentante nazionale dei Giovani CRI Gabriele Bellocchi. Firmato dalla Capo Dipartimento per il Sistema educativo, di istruzione e formazione del MIUR Rosa De Pasquale e dal Presidente nazionale della CRI Francesco Rocca, il documento rinnova una collaborazione che, a partire dal prossimo anno scolastico 2017/2018, si concretizzerà attraverso la messa in atto di progetti e iniziative in favore delle studentesse e degli studenti e del personale delle scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale.

Oltre alla promozione degli stili di vita sani e sicuri, alle manovre salvavita e alla risposta alle situazioni di emergenza e alle calamità naturali, l’offerta formativa che la Croce Rossa Italiana ha predisposto comprende numerose attività che verranno sottoposte agli istituti scolastici interessati su temi come la sicurezza stradale, lo sport per tutte e tutti, l’educazione alimentare, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, la migrazione e la donazione del sangue. Sarà un Comitato paritetico, appositamente costituito presso il MIUR, a seguire le realizzazione degli obiettivi del Protocollo, la pianificazione strategica degli interventi, la diffusione e il monitoraggio delle iniziative.

“Il rinnovo della collaborazione con la Croce Rossa Italiana è un’occasione importante di contatto tra il mondo della scuola e un’eccellenza che mette le proprie competenze e il proprio personale a disposizione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi – ha commentato il Sottosegretario Vito De Filippo –. Il Protocollo si muove nel solco della Buona Scuola e di uno dei suoi obiettivi principali, il rafforzamento dell’offerta formativa anche attraverso la cooperazione con realtà che concorrano a rendere la scuola più aperta, innovativa e inclusiva e a formare le cittadine e i cittadini di domani”.

“Attraverso la firma di questa intesa con il MIUR – ha dichiarato Gabriele Bellocchi, Vicepresidente e rappresentante nazionale dei Giovani CRI, a margine della conferenza stampa di presentazione del Protocollo – la Croce Rossa Italiana, anche grazie ai Giovani CRI che saranno direttamente impegnati nella realizzazione dei vari progetti, conferma e potenzia il proprio impegno per rendere i ragazzi protagonisti del cambiamento e per promuovere la cultura della cittadinanza attiva contro tutti i pregiudizi. In questo contesto, il ruolo della scuola è essenziale anche per la diffusione dei valori dell’amicizia, della non violenza e dello spirito del volontariato”.

Stampa 3D in classe: nuovo software gratuito nelle scuole

Stampa 3D in classe, in arrivo nuovo software gratuito nelle scuole

Uno strumento elaborato da Indire che verrà presentato a settembre a Firenze, nella Fiera Didacta

 

Firenze, 27/07/2017- Dopo tre anni di sperimentazione nelle scuole italiane, un team di ricercatori dell’Indire ha messo a punto un sistema che permette di realizzare e gestire laboratori di stampa 3D in classe in modo semplice ed economico. L’ambiente online, denominato 3D Indire, include una serie di strumenti di modellazione e di ottimizzazione della stampa e uno spazio di condivisione dei modelli e delle esperienze realizzate. Il sistema è gratuito e prevede la possibilità di alimentare un archivio personale di forme e modelli con le proprie creazioni. Inoltre, per facilitare la configurazione e l’utilizzo dei programmi per la stampa 3D in classe, è stato predisposto un apposito server dedicato, In3Dire. Con questo programma è possibile avere una linea Wi-Fi privata, che funziona anche senza connessione alla rete Internet, dove studenti e docenti possono collegarsi e trovare tutti i software preinstallati per la gestione dell’intero ciclo di stampa.

All’interno di 3D Indire il team di ricercatori ha poi progettato e sviluppato SugarCAD, un software gratuito di modellazione 3D ottimizzato per le scuole, in lingua italiana e inglese.

«Abbiamo creato un software freeware per la modellazione 3D – spiega Alessandro Ferrini, ricercatore dell’Indire e sviluppatore di SugarCAD – partendo da zero e mettendo al primo posto le esigenze del mondo scolastico. SugarCAD è un prodotto utilizzabile gratuitamente, non richiede grandi risorse tecnologiche ed è ottimizzato per tablet e dispositivi touch screen. Grazie alla sua semplicità di utilizzo, permette a docenti e studenti di dare forma alle loro idee».

SugarCAD consente agli istituti scolastici di ogni ordine e grado di scegliere la soluzione migliore alle proprie esigenze, permettendo finalmente agli studenti di approcciarsi alla realizzazione di modelli 3D in base all’età o al proprio livello di esperienza.

Gli insegnanti avranno l’occasione di sperimentare questi strumenti insieme ai ricercatori dell’Indire a Fiera Didacta Italia, la manifestazione più importante sul mondo della scuola, in programma a Firenze dal 27 al 29 settembre.

Indire da anni è impegnato con il progetto di ricerca Maker@Scuola, l’osservatorio che monitora le più interessanti esperienze legate ai Maker, gli “artigiani digitali” in ambito educativo. In particolare, l’istituto sta studiando l’interazione tra i modelli Maker-space e Fablab con il sistema scolastico italiano, analizzando quali contributi questo tipo di realtà possano dare all’innovazione della didattica.

Sito di Indire dedicato alle tecnologie 3D: http://3d.indire.it

SugarCAD: http://3d.indire.it/index.php?act=SugarCAD

In3dire: http://3d.indire.it/index.php?act=in3Dire

SULLA CHIAMATA DIRETTA

SULLA CHIAMATA DIRETTA

A fronte di un contratto che preannuncia l’ennesima turlupinatura di una progressiva armonizzazione del trattamento economico in luogo di realizzare – alla quarta tornata! – senza se e senza ma l’obiettivo minimo ed irrinunciabile della completa perequazione retributiva con tutte le normali dirigenze pubbliche di pari fascia, ben comprendiamo l’esasperazione spontanea dei tanti dirigenti scolastici, su cui spregiudicatamente provano a metterci il cappello sigle sindacalmente inesistenti, dopo essersi pure intestate – incuranti del senso del ridicolo e calpestando l’intelligenza dei richiesti interlocutori – le manifestazioni di protesta di maggio scorso indette dai sindacati rappresentativi di categoria, incluso il nostro sit-in davanti al MIUR dal 22 al 26 dello stesso mese.

Nello specifico comprendiamo, allo stato attuale, il rifiuto della chiamata per competenze dei docenti: un istituto che avrebbe dovuto valorizzare le prerogative del dirigente scolastico, nel segno di una più razionale organizzazione del servizio e della salvaguardia dei diritti dell’utenza, ora svuotato del suo potenziale innovativo mercé l’Accordo politico sulla mobilità dei docenti tra i sindacati di comparto e l’Amministrazione, con cui è stata ripristinata – e si è regolarmente conclusa – la mobilità selvaggia, anche per i nuovi assunti, sia su ambito che su singole istituzioni scolastiche, svincolati dal loro obbligo di permanenza triennale nella sede già assegnata: bellamente aggirandosi il divieto del comma 73 della legge 107, al di cui inequivoco tenore dall’anno scolastico 2016-2017 la mobilità territoriale e professionale del personale docente opera tra gli ambiti territoriali.

In più, con il separato accordo parallelo a quello sulla mobilità, le stesse parti contraenti hanno provveduto ad irrigidire il lineare ed autoconsistente dispositivo di legge, surrettiziamente trasformato, da eventuale e residuale, nella regola del ricorso a parametri automatici: essenzialmente il punteggio utilizzato/utilizzabile per la mobilità allargata. Esattamente come finora avvenuto.

A questo punto, per i dirigenti scolastici impelagati in una congerie di adempimenti impropri e con gli uffici di segreteria svuotati, è un autentico non senso subire quella che è diventata una delle tante, inutili, molestie burocratiche.

Bandendo ogni ipocrisia si rimetta dunque l’intera partita al Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, allegando le stesse motivazioni con cui si è rifiutata la compilazione di quell’ectoplasma del Portfolio per la valutazione della dirigenza scolastica. E, nella circostanza, senza la necessità di far valere la copertura sindacale di DIRIGENTISCUOLA.

ONLINE IL NUOVO BANDO PER STUDIARE ALL’ESTERO

SCUOLA: ONLINE DA OGGI IL NUOVO BANDO DI INTERCULTURA PER STUDIARE ALL’ESTERO

Sono 2.100 i posti a disposizione in 65 Paesi del mondo, 1.500 le Borse di studio

 

Milano, 27 luglio 2017_ E’ disponibile da oggi sul sito di Intercultura (www.intercultura.it) il nuovo bando di concorso 2018-19 per trascorrere un intero anno scolastico, un semestre, un trimestre, un bimestre o 4 settimane estive in uno dei 65 Paesi di tutto il mondo dove la Onlus promuove i suoi programmi. In palio, un numero sempre maggiore sia di posti a disposizione sia di borse di studio totali o parziali: rispettivamente più di 2.100 i posti disponibili per un anno scolastico, un semestre, un trimestre, un bimestre, un’estate e 1.500 le borse, tra quelle sponsorizzate e quelle messe a disposizione da Intercultura.

 

Il bando è rivolto a tutti gli studenti delle scuole superiori nati tra il 1 luglio 2000 e il 31 agosto 2003. Le 1.500 borse di studio parziali o totali, di cui circa la metà provengono dall’apposito fondo di Intercultura, consentono la partecipazione ai programmi da parte degli studenti più meritevoli e bisognosi di sostegno economico (si va dalle borse totali che coprono il 100% della quota di partecipazione, a quelle parziali che coprono una percentuale variabile tra il 20% e l’80% della stessa). Le altre centinaia, tra borse di studio totali e contributi sponsorizzati, saranno messe a disposizione grazie alla collaborazione tra la Fondazione Intercultura e diverse aziende, banche, fondazioni ed enti locali. L’elenco verrà continuamente aggiornato da metà agosto in poi sul sito alla pagina http://www.intercultura.it/borse-di-studio-offerte-da-sponsor).

Per gli studenti che frequentano all’estero l’intero anno scolastico, la normativa scolastica italiana riconosce la possibilità di accedere alla classe successiva senza ripetere l’anno. Il Ministero dell’Istruzione ha chiarito (nota 843/2013) che le esperienze di studio all’estero sono “parte integrante dei percorsi di formazione e di istruzione” e che sono “valide per la riammissione nell’istituto di provenienza”. (www.intercultura.it/normativa). Inoltre, le esperienze di studio all’estero sono equiparate ai progetti di Alternanza Scuola Lavoro: per riconoscerle contano le competenze acquisite e il parere del Consiglio di Classe. Il 28 marzo 2017 il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha pubblicato la Nota MIUR prot. 3355 ​​con alcuni importanti chiarimenti sull’Alternanza Scuola Lavoro. In particolare, al punto 7 il MIUR si esprime sull’Alternanza Scuola Lavoro per “gli studenti che partecipano a esperienze di studio o formazione all’estero”. (http://www.intercultura.it/studenti/faq/).

Gli studenti potranno iscriversi al concorso tra il 1 settembre e il 10 novembre per aggiudicarsi un posto tra i programmi scolastici proposti e una delle borse di studio. Per ricevere tutte le informazioni sui programmi, è possibile già da ora consultare sul sito i recapiti dei volontari di 155 città in tutta Italia e, a partire da settembre, l’elenco degli incontri pubblici organizzati sempre dai volontari di Intercultura.

La marcia in più nella vita e nel lavoro, a partire dalla maturità: quest’anno 1 su 4 ha preso 100

I benefici e le competenze che si acquisiscono attraverso i programmi di mobilità individuale sono sempre più conosciuti tra gli studenti e le famiglie italiane, tanto da spingere lo scorso anno oltre 7.000 adolescenti a tentare il concorso. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio sull’internazionalizzazione delle scuole promosso dalla Fondazione Intercultura (www.scuoleinternazionali.org), condotta su 900 ex partecipanti partiti tra il 1977 e il 2012, l’83% tra questi non ha avuto difficoltà a trovare lavoro o a cambiarlo e il tasso di disoccupazione complessivo è al di sotto del 9% (vs un dato italiano pari al 14% tra i 20 e i 54 anni); solo il 2% degli over 34 anni vive ancora con i genitori (vs 12% del dato nazionale) e, soprattutto, sono persone soddisfatte della propria carriera, perché coerente con i propri interessi e aspirazioni, e della loro vita: il 90% si dichiara complessivamente felice, uno stacco netto rispetto alla media degli italiani che è del 67%.

Lo sanno bene alcuni tra gli “ex borsisti” più noti di Intercultura come gli astronauti Luca Parmitano Samantha Cristoforetti; Diego Piacentini, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, Franco Bernabè ed Enrico Cucchiani, cavalieri del lavoro e dirigenti d’azienda, Luca Barilla, Vice Presidente Barilla SpA, i giornalisti Maria Concetta Mattei e Oliviero Bergamini, lo scrittore Antonio Scurati.

Il risultato è già evidente dagli ottimi voti ottenuti dai partecipanti ai programmi all’estero che hanno da poco sostenuto l’esame di maturità. Su 230 ragazzi che hanno risposto a un breve questionario, uno su quattro (il 25,1%) ha ottenuto un voto compreso tra il 91 e 100 e 100 e lode. Tra i benefici più immediati e riscontrabili del periodo trascorso all’estero, naturalmente, c’è il miglioramento della conoscenza della lingua straniera (60,8%), tuttavia il miglioramento del rendimento scolastico, secondo il 18,9% diretti interessati, è trasversale su tutte le materie, in particolare in quelle umanistiche (27,8%), derivante già dal solo fatto di essere stati a confronto con una cultura diversa e di avere aperto la propria mente.

Purtroppo è sempre alto il numero di studenti (43,6%) che, al rientro dall’esperienza di mobilità all’estero, trova difficoltà nel reinserimento a scuola e nella valutazione dell’esperienza fatta, segno che molto cammino va ancora percorso in questo senso. All’opposto, la tanta temuta eventualità, paventata più dagli insegnanti che dai ragazzi stessi, di non essere in grado di stare al passo con il programma, emerge essere l’ultima delle difficoltà, indicata solo dal 16,3% dei rispondenti, come, effettivamente, dimostrano i risultati ottenuti all’esame di maturità. In generale, è forte il senso di spaesamento, sintetizzato dalle parole di Serena di Verona: ”E’ stato difficile riuscire a rientrare nella logica della scuola italiana in poco tempo dopo aver sperimentato quella bellissima finlandese. Affrontare gli esami di integrazione in quasi ogni materia e la grande nostalgia e il sentirsi fuori posto. Problemi più “psicologici” che pratici”.

Al di là del programma prettamente scolastico, quali sono state effettivamente le competenze sviluppate che questi adolescenti si giocheranno nel proprio curriculum lavorativo e personale nel corso della loro vita? Innanzi tutto una maggiore indipendenza (87,7%), alla faccia di chi vuole etichettare a tutti i costi come eterni “bamboccioni” questa generazione di globetrotter, e una maggiore capacità di affrontare imprevisti e situazioni diverse da quelle conosciute (85,5%), che altro non è che il modo migliore per perpetuare il Made in Italy nel mondo, ovvero l’affermazione dell’originalità e della fantasia italiane. Seguono: uno spiccato senso critico (79,7%) sviluppato grazie all’impostazione di molti sistemi scolastici esteri che danno maggiore opportunità agli studenti di esprimere il proprio giudizio, e la tanto richiesta capacità di problem solving (64,8%). Insomma, si tratta di un modo nuovo di rendersi conto dei propri talenti e delle proprie capacità, come spiega Zoe di Belluno (che ha preso 100 alla maturità): “L’opportunità di ‘ripartire da zero’, anche con la scuola, mi ha dato la possibilità e il coraggio di provare un approccio diverso allo studio. Dopo la mia esperienza annuale in Polonia sono nettamente migliorata a scuola: l’ansia da prestazione e la paura di sbagliare erano ormai definitivamente scomparse!

Tra i dati più positivi è l’incremento della percentuale dei professori che apprezza pienamente l’esperienza all’estero vissuta dal proprio studente: 33,9% contro il 29,5% dello scorso anno. Spiega bene Avana, studentessa di Milano (ha ottenuto anche lei il voto massimo all’esame di Stato) la situazione tipica in cui si ritrovano i ragazzi: “Anche se non hanno sempre dimostrato molto interesse verso Panama o verso la mia vita là, immagino a causa del fatto che ci fosse poco tempo a scuola per parlare di esperienze all’estero (altre tre mie compagne ne avevano vissuta una), quando siamo stati interrogati sui miei cambiamenti dopo l’anno all’estero, i miei professori hanno sempre dimostrato molta soddisfazione, sottolineando positivamente come la mia esperienza mi avesse fatta maturare, crescere e responsabilizzare”. Che cosa giudicano positivamente in particolare i docenti? Al di là della conoscenza delle lingue (64,8%), è interessante constatare che viene notata soprattutto la maggiore capacità di partecipare attivamente alle lezioni (55,5%): questo perché molti partecipanti ai programmi si rendono conto solo una volta all’estero che il diritto allo studio non è così scontato come hanno sempre creduto e sviluppano un maggiore rispetto verso l’istituzione scolastica. Seguono: il livello di preparazione complessiva (35,2%) che evidentemente non ha subìto ripercussioni negative dal periodo trascorso in una scuola dove vengono insegnate materie e programmi diversi, e la velocità nell’apprendimento (34,4%) che permette agli studenti di rimettersi alla pari dei propri compagni nel corso dell’estate, una volta rientrati in Italia.

Archiviata la maturità, gli “ex borsisti” stanno già programmando il loro futuro: l’87,2% andrà all’università e tra questi, il 36,9% nella propria città o comunque vicino a casa, il 54% fuori sede e il 9,1% all’estero, in Europa (Spagna, Francia, Norvegia, Olanda, Regno Unito…), ma non solo: ambita, da chi già vi ha trascorso un anno, è ad esempio la Cina, meta ad esempio di Edoardo di Viterbo che nel suo futuro si vede viaggiare per il mondo per insegnare questa splendida lingua millenaria..

L’Associazione Intercultura Onlus (www.intercultura.it) L’Associazione Intercultura Onlus (www.intercultura.it)

L’Associazione Intercultura (fondata nel 1955) è un ente morale riconosciuto con DPR n. 578/85, posto sotto la tutela del Ministero degli Affari Esteri. Ha status di ONLUS, Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, ed è iscritta al registro delle associazioni di volontariato del Lazio: è infatti gestita e amministrata da migliaia di volontari, che hanno scelto di operare nel settore educativo e scolastico, per sensibilizzarlo alla dimensione internazionale. E’ presente in 155 città italiane ed in 65 Paesi di tutti i continenti, attraverso la sua affiliazione all’AFS Intercultural Programs e all’EFIL. Ha statuto consultivo all’UNESCO e al Consiglio d’Europa e collabora ad alcuni progetti dell’Unione Europea. Ha rapporti con i nostri Ministeri degli Affari Esteri dell’ dell’Istruzione, Università e Ricerca. A Intercultura sono stati assegnati il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio e il Premio della Solidarietà della Fondazione Italiana per il Volontariato per l’attività in favore della pace e della conoscenza fra i popoli. L’Associazione promuove organizza e finanzia programmi scolastici internazionali: ogni anno più di 2.000 studenti delle scuole superiori italiane trascorrono un periodo di studio all’estero e vengono accolti nel nostro Paese quasi 1.000 ragazzi da tutto il mondo che scelgono di arricchirsi culturalmente trascorrendo un periodo di vita nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole. Inoltre Intercultura organizza seminari, conferenze, corsi di formazione e di aggiornamento per Presidi, insegnanti, volontari della propria e di altre associazioni, sugli scambi culturali. Tutto questo per favorire l’incontro e il dialogo tra persone di tradizioni culturali diverse ed aiutarle a comprendersi e a collaborare in modo costruttivo.

 

INTERCULTURA –  www.intercultura.it

#IOLEGGOPERCHÉ 2017

#IOLEGGOPERCHÉ 2017

LA LETTURA COME GRANDE PASSIONE DA CONDIVIDERE:

LA TERZA EDIZIONE RINNOVA LA CHIAMATA ALLA RACCOLTA NAZIONALE DI LIBRI PER LE BIBLIOTECHE SCOLASTICHE E COINVOLGE PER LA PRIMA VOLTA LE SCUOLE DELL’INFANZIA.

On line la nuova piattaforma web per la grande iniziativa AIE di promozione della lettura che dal 21 al 29 ottobre tornerà a coinvolgere le scuole, le librerie e gli editori.

Iscrizioni e gemellaggi aperti fino al 2 ottobre

 

Milano, 27 luglio 2017 – Torna per il terzo anno consecutivo #IOLEGGOPERCHÉ, la più grande iniziativa nazionale di promozione del libro e della lettura organizzata dall’Associazione Italiana Editori a sostegno delle biblioteche scolastiche di tutta Italia, con il patrocinio delMiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo) e RAI, in collaborazione con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura e in collaborazione con ALI (Associazione Librai Italiani – Confcommercio) e AIB(Associazione Italiana Biblioteche). Un lavoro comune per portare nella quotidianità di bambini e ragazzi i libri e la lettura e per far crescere, ciascuno con il proprio contributo, un nuovo lettore.

Il progetto vede inoltre riconfermata la proficua sinergia con Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole, l’iniziativa promossa da MIBACT e MIUR per portare la lettura ad alta voce nelle scuole, anche attraverso la partecipazione di autori, giornalisti ed editori.

 

Da oggi ufficialmente scuole, librerie, biblioteche, studenti e genitoripossono registrarsi – fino al 2 ottobre – e mettersi in rete attraverso il sito www.ioleggoperche.it, aderendo così all’iniziativa, che prenderà poi vita tra il 21 e il 29 ottobre 2017 nelle tantissime librerie partecipanti in tutta Italia. Nei nove giorni di ottobre i cittadini potranno donare uno o più libri per tutte le scuole che si saranno iscritte e gemellate nel frattempo con le librerie aderenti. A pochi giorni dalla riattivazione delle iscrizioni, sono già più di1.000 le scuole iscritte e 700 sono le librerie che hanno già confermato la propria partecipazione sulla piattaforma con ben 865 richieste di gemellaggio attivate.

Per la prima volta l’iniziativa si rivolge anche alle scuole dell’infanzia, oltre alle scuole primarie, secondarie di primo e di secondo grado. Con una missione vera e propria: la creazione e lo sviluppo delle biblioteche scolastiche, identificate come il terreno strategico in cui seminare e fare germogliare la passione per la lettura sin dalla più tenera età per i futuri cittadini.

 

LE BIBLIOTECHE SCOLASTICHE

Secondo un’indagine realizzata dall’Ufficio studi AIE, e a cura di AIE e AIB per #ioleggoperché 2016, il 97,4% delle scuole italiane oggi ha una biblioteca scolastica, ma con una dotazione di libri notevolmente inferiore rispetto al 2011: la ricerca ha evidenziato che, a fronte di 2.501 volumi registrati per scuola nel 2016, nel 2011 ne risultavano 3017. Un patrimonio scarso e poco aggiornato, pari a 3,9 libri per studente.

Di qui il senso dell’iniziativa: durante la scorsa edizione, ben 124.000 nuovi volumi sono andati ad arricchire il patrimonio librario delle scuole italiane, di cui 62.000 donati dai comuni cittadini e 62.000 donati dagli Editori. Ora i giochi sono aperti per incrementare ulteriormente questo primo risultato concreto: al termine della campagna 2017, gli Editori rinnoveranno infatti il loro contributo alle biblioteche scolastiche con un numero di libri equivalente alla donazione nazionale (fino a un massimo di 100.000 copie).

Il contributo degli editori verrà distribuito tra le scuole che ne faranno richiesta, seguendo la procedura presente sul sito, e sarà ripartito tra febbraio e marzo 2018 tra i vari ordini scolastici, secondo disponibilità.

Le biblioteche civiche, grazie al coordinamento di AIB, daranno da parte loro un prezioso appoggio non solo per la divulgazione dell’iniziativa, ma anche organizzando eventi, incontri con gli studenti, presentazioni, servizi informativi speciali, visite guidate. Tutti gli appuntamenti potranno essere comunicati e promossi sulla piattaforma di #ioleggoperché e fare da cassa di risonanza alla manifestazione.

 

COME FUNZIONA, SUL WEB E IN LIBRERIA

Le iscrizioni e i gemellaggi tra Scuole e Librerie sono raccolte sulla nuovapiattaforma www.ioleggoperche.it, sede virtuale della campagna. Il sito è dunque il polo aggregativo che riunisce tutti gli attori dell’iniziativa, dove è possibile promuovere le attività dedicate alla lettura, avviare e diffondere le iniziative sul social wall e sui social network, aggiornare il palinsesto degli eventi spontanei. Una vera e propria “piazza virtuale” che cresce anno dopo anno: qui Scuole, Librerie e Messaggeri (cioè tutti coloro che a titolo volontario vogliono partecipare attivamente alla promozione del progetto) possono attivare una nuova iscrizione o riconfermare la precedente, e riattivare o creare nuovi gemellaggi.

#ioleggoperché trova infatti nelle Librerie – quelle delle grandi catene ma anche nelle attivissime indipendenti – il fulcro fisico dell’iniziativa. Fin dalla prima edizione l’operazione richiama infatti in Libreria non solo gli appassionati di lettura ma anche, e sempre più, un pubblico nuovo e non abituale, avvicinandolo fisicamente al mondo del libro.

Fin da ora i librai sono chiamati a  invitare nuove scuole del territorio a iscriversi, e a istaurare con loro un rapporto diretto e proficuo, anche raccogliendo eventuali liste di volumi desiderati.

 

Media partner: Corriere della Sera, Gruppo Mondadori, TGcom24;

Media supporter: Famiglia Cristiana, Giornale della Libreria, Il Fatto Quotidiano,  Il Giornalino, IlLibraio.it, Lettera43, Libreriamo, Pagina99, Radio Radicale, RadioLibri, Studenti.it.

 

Sito

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La Didattica funzionale al Progetto di vita ed all’età adulta

La Didattica funzionale al Progetto di vita ed all’eta adulta
Esperienze di alternanza scuola-lavoro e di cooperativa di transizione scuola-lavoro

Mariacarmela Esposito, Isabella Palomba, Anna Gargiulo,
Teresa Spasiano, Alberto Andolfi, Giuseppe Foti

I.S. – Liceo Artistico e Musicale “F. Grandi”
Sorrento (Napoli)

La scuola digitale avanza: nuove risorse per consolidare l’innovazione

da Il Sole 24 Ore

La scuola digitale avanza: nuove risorse per consolidare l’innovazione

di Pierangelo Soldavini

A due anni dall’avvio del Piano nazionale scuola digitale il 97% delle scuole è dotato di connessione, il 54% delle aule è adatto alla didattica digitale, nell’82% degli istituti si usa il registro elettronico, mentre il 96% utilizza il digitale per le comunicazioni con le famiglie. I numeri testimoniano un salto di qualità rispetto al recente passato: «Solo due anni fa tra noi e i paesi migliori c’era un gap di 15 anni in fatto di cultura digitale», ha affermato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli intervenendo nell’ambito dell’evento in cui ha indicato i prossimi passi per consolidare l’innovazione nella scuola.
«Senza cambiamenti nella scuola non c’è cambiamento nella società – ha proseguito -: è una sfida della nostra epoca che riguarda ogni singolo individuo e istituzione. Si trattai d costituire un ecosistema che metta in relazione competenze e innovazione».

L’adeguamento infrastrutturale
Anche se i dati sulla connessione sono di tutto rispetto, «è necessario ora avere il sostegno di una maggior velocità, maggior qualità e più strumenti di innovazione», ha aggiunto Fedeli. Per questo ha annunciato le prossime tappe della digitalizzazione della scuola, a partire da un investimento di 140 milioni per la realizzazione in chiave digitale di laboratori professionalizzanti in un’ottica di Industria 4.0. Altri 2,5 milioni saranno destinate alle aree più deboli per creare ambienti innovativi nelle scuole di periferia sperimentando il digitale come soluzione inclusiva contro la dispersione scolastica.
In ambito infrastrutturale il sottosegretario del ministero allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli ha annunciato un voucher, «già disponibile presso il Cipe», per permettere a tutte le scuole di «avere una connessione in banda larga a 100 megabyte entro il 2020».

L’amministrazione digitale
Altri 5,7 milioni sono previsti per la manutenzione tecnica informatica per la scuole del primo ciclo, mentre 15 milioni saranno destinati per fornire il registro elettronico a tutte le classi del primo ciclo. Nell’ambito della trasformazione digitale è previsto un design nuovo per i siti web delle scuole in un’ottica open source.

Competenze digitali strutturali
Già oggi 1,7 milioni di studenti e 25mila docenti hanno sperimentato i corsi di coding grazie al progetto «Programma il futuro»: ora sarà lanciata una call per sperimentare il pensiero computazionale strutturale dalla prima elementare all’ultimo anno delle superiori.
Ma lo sforzo deve essere soprattutto finalizzato all’innovazione didattica: per questo saranno istituiti a metà settembre tra gruppi di lavoro per la mappatura delle metodologie didattiche innovative, per la revisione delle indicazioni nazionali e per definire delle linee guide per l’utilizzo dei device personali in classe (già oggi la metà delle scuole permette il Byod).

Community di innovatori
Un grosso ruolo nella diffusione dell’innovazione didattica è demandata alla comunità degli animatori digitali, circa 30mila docenti incaricati della diffusione dell’innovazione digitale nelle scuole, che avrà a disposizione una piattaforma social di condivisione delle best practices e delle idee. Accanto a questi saranno sviluppati degli snodi regionali di innovazione didattica: 18 future labs, uno in ogni regione, per lo sviluppo di metodologie innovative e 18 centri di competenza per la formazione.
Altri 25 milioni saranno stanziati per la formazione avanzata sui temi del digitale per tutto il personale della scuola.

Tutti coinvolti
Se, come sostiene la ministra Fedeli, «l’educazione è una piattaforma abilitante per lo sviluppo dell’intero paese», tutti sono coinvolti. «Entro il 2018 abbiamo stimato un fabbisogno di 85.000 nuovi specialisti nel digitale – ha affermato il presidente di Confindustria digitale Elio Catania – Formare questi nuovi profili ad alto grado di occupabilità è un obiettivo prioritario del Piano per la scuola digitale. Ora è il momento di concentrarci sui risultati per avere nei prossimi tre anni cambiamenti tangibili».
Nell’ambito del coinvolgimento delle aziende private Google ha siglato ieri un protocollo d’intesa con il Miur per lo sviluppo delle competenze digitali a scuola, mentre Microsoft ha rinnovato il suo accordo per la fornitura di dotazioni digitali.

“Scuola, connessi online oltre il 90% degli istituti in tutta Italia”

da Repubblica

“Scuola, connessi online oltre il 90% degli istituti in tutta Italia”

Diffusi i registri elettronici e le comunicazioni via Internet con le famiglie, ma i canoni restano troppo alti

di CORRADO ZUNINO

ROMA – Dopo venti mesi di azione, il Piano nazionale scuola digitale – figlio della Legge 107, la cosiddetta “Buona scuola” – ha portato “una forma di connessione” nel 97 per cento degli istituti italiani. E in tutte le segreterie. Questo non significa che si faccia didattica online ovunque: spesso la banda offerta non è sufficientemente larga e i canoni pagati dalle scuole restano alti. Secondo i dati offerti dal ministero dell’Istruzione, comunque, il 54 per cento delle aule “è adeguato a una didattica digitale”.  Lo staff ministeriale che si occupa di tutto questo è stato assunto, quattro mandati fa, da Francesco Profumo: “La comunità digitale scolastica è ancora piccola, ma cresce”, dicono, memoria storica. Il punto di partenza, e questo sarà detto più volte, era drammatico. “Solo nel 2015 tra noi e i grandi Paesi c’erano quindici anni di differenza”, spiega la ministra Valeria Fedeli.
I siti, il registro di classe, gli animatori digitali
Il primo bando del Piano nazionale ha cablato 1.500 scuole. Oggi – assicura il Miur – nell’82 per cento dei plessi si usa il registro di classe o quello del docente. E il 96 per cento delle scuole dichiara di utilizzare almeno uno strumento digitale per comunicare con le famiglie (tendenzialmente è il sito). Diversi istituti iniziano ad avere regolamenti interni per gestire lo smartphone personale degli studenti e un milione e 600mila ragazzi, oggi, “fanno codice”. Gli animatori digitali creati dalla “Buona scuola” – i docenti che spingono in questo settore – sono 1.800, quarantamila le persone coinvolte nell’educazione informatica scolastica.
I prossimi 16 passi
La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha provato a spingere in avanti “l’ecosistema di questa comunità” puntando sulla formazione dei docenti e “sugli innovatori”. Ha detto: “Abbiamo dati che ci spiegano come nelle ultime stagioni gli studenti che arrivano all’università sono più preparati sul fronte digitale”. Quindi ha illustrato i “sedici passi” per il futuro, offrendo le date per ognuno dei passi. Il più importante è: 140 milioni entro il 20 settembre per realizzare laboratori in chiave digitale per gli istituti professionali, l’alberghiero, il meccatronico, le scuole di moda. “Il modello è l’industria 4.0”. Entro il 29 settembre, poi, saranno a bilancio 2,5 milioni per il digitale nelle scuole di periferia. Ci sono 15 milioni per il registro elettronico nel primo ciclo (elementari e medie) e 5,7 milioni per l’assistenza tecnica sempre alla primaria e alla media inferiore. Entro novembre la ministra ha assicurato siti web aperti per tutte le scuole. Sempre entro novembre, l’avvio delle iniziative di educazione all’imprenditorialità e per la diffusione delle materie scientifiche (Stem) alle scuole medie con un investimento “fino a 5 milioni”. Entro novembre, ancora, saranno individuati 18 “future labs” nel Paese (uno per regione, è la dizione) e 18 centri di competenza. E ci sono 25 milioni di euro per formare gli amministrativi e il personale Ata degli istituti scolastici. La ministra Fedeli, infine, ha istituito un gruppo di lavoro che avrà 45 giorni per pubblicare le linee guida per le scuole.
“I contenuti digitali li vogliamo di qualità e gratuiti, chi lavora nella scuola deve avere accesso al meglio”, ha detto la Fedeli. “Entro l’anno raccoglieremo e offriremo prodotti per la scuola dei migliori autori ed editori”.
Il voucher digitale
Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, ha ricordato come per 7.300 comuni italiani “tornerà una rete di connessione pubblica con obiettivi superiori a quelli europei”. E ha annunciato un voucher per le scuole: “I soldi sono al Cipe da tre anni”. Una parte di queste risorse servirà a garantire la connessione a 100 megabit per secondo entro il 2020 (il primo annuncio parlava del 2018). Le scuole che già hanno una buona connettività, invece, “potranno spendere la loro aliquota per ulteriori acquisti digitali”. In questo caso l’aliquota sarà intorno ai mille euro.

La chiamata diretta è morta, viva la chiamata diretta!

da La Tecnica della Scuola

La chiamata diretta è morta, viva la chiamata diretta!

La chiamata diretta dei docenti sta per ricevere l’estrema unzione e la morte è ormai quasi sicura (ovviamente un miracolo è sempre possibile).
Dal Ministero non lo dicono chiaramente ma i segnali ci sono tutti: da un lato si dice che per le assunzioni ci vuole ancora un po’ di tempo e dall’altro la Ministra non perde occasione per ribadire che ai primi di settembre i docenti dovranno essere tutti al loro posto. Se si considera che le operazioni per la chiamata diretta richiedono un certo numero di giorni c’è da chiedersi come le diverse esigenze potranno essere conciliate. Ed ecco che sta spuntando una possibilità: per quest’anno, in via eccezionale (ovviamente bisogna sempre trovare una via d’uscita per “salvare la faccia”) i docenti non saranno chiamati dai ds ma saranno assegnati dagli USR sulla base del loro punteggio. D’altra parte è bene ricordare che sono passati tre mesi e mezzo dalla firma del famoso contratto dell’11 aprile e la Funzione Pubblica non ha ancora dato il via libera. Ovviamente tutto si può raccontare, anche che è necessaria una soluzione eccezionale per una situazione eccezionale, ma se vogliamo esaminare la situazione in modo spassionato, non dobbiamo dimenticare alcuni elementi. La chiamata diretta sta saltando perchè alcune migliaia di dirigenti scolastici hanno preannunciato da tempo che ad agosto non faranno nessuna chiamata, ma anche perchè centinaia e centinaia di collegi dei docenti non hanno approvato i criteri per le chiamate. E allora molto meglio dire che la chiamata salta per eventi eccezionali e perchè si vuole avere i docenti in cattedra già dal primo giorno di scuola. Tutto sommato è un buon modo di spiegare le cose anche per i sindacati del comparto che avevano sollecitato i collegi dei docenti a deliberare i criteri e non hannon condiviso la protesta dei dirigenti scolastici (protesta sostenuta dall’ANP ma che sta coinvolgendo anche gruppi spontanei di dirigenti in tutta Italia). Si può raccontare ciò che si vuole, ma in questo caso la realtà è una: la chiamata diretta è saltata (e probabilmente scomparirà del tutto a partire dal prossimo anno) per le proteste delle scuole e per la farraginosità del meccanismo burocratico che ministero e sindacati hanno voluto tenere in piedi.

Le ferie si possono rinviare per ragioni di servizio o motivate esigenze di carattere personale

da La Tecnica della Scuola

Le ferie si possono rinviare per ragioni di servizio o motivate esigenze di carattere personale

L’art. 13, comma 10, del CCNL Scuola prevede che in caso di particolari esigenze di servizio ovvero in caso di motivate esigenze di carattere personale e di malattia, che abbiano impedito il godimento in tutto o in parte delle ferie nel corso dell’anno scolastico di riferimento, le ferie stesse saranno fruite dal personale docente, a tempo indeterminato, entro l’anno scolastico successivo nei periodi di sospensione dell’attività didattica.

In analoga situazione, il personale A.T.A. fruirà delle ferie non godute di norma non oltre il mese di aprile dell’anno successivo, sentito il parere del DSGA.

Ma come deve intendersi l’espressione “motivate esigenze di carattere personale”?

Secondo l’Aran, la clausola ha inteso disciplinare l’ipotesi del rinvio delle ferie al di là dell’anno scolastico di riferimento qualora ci si trovi in presenza di “motivate esigenze di carattere personale” del dipendente. In tal caso le ferie saranno fruite dal personale docente, a tempo indeterminato, entro l’anno scolastico successivo nei periodi di sospensione dell’attività didattica.

In analoga situazione, il personale A.T.A. fruirà delle ferie non godute di norma non oltre il mese di aprile dell’anno successivo, sentito il parere del DSGA.

Pertanto, qualunque esigenza, purché motivata, del dipendente può dar luogo al rinvio all’anno successivo e non deve trattarsi quindi necessariamente di impossibilità di fruizione delle stesse da parte dell’interessato.

Infatti, il concetto di ”motivate esigenze personali” è sicuramente più ampio e generico di quello di “impossibilità”, e quindi può ricomprendere ipotesi riconducibili alle più diverse motivazioni e non solo a quelle di impedimento oggettivo o soggettivo alla fruizione delle ferie, come avveniva precedentemente in virtù dell’art. 4 del DPR n. 395/1988.
Sempre secondo l’Aran, le ipotesi di rinvio dovrebbero, tuttavia, rappresentare un’eccezione che, in virtù del richiamo all’art. 2109 c.c. ed ai principi di buona organizzazione, consente alle amministrazioni di procedere ad una adeguata programmazione annuale dei calendari feriali del personale, in modo da evitare ogni possibile disfunzione, ed anche, in caso di inerzia o di resistenza dei dipendenti rispetto a tali piani, di fissare essa stessa i periodi di fruizione delle ferie.

Istituti connessi ad internet, solo il 3% è out: la qualità però non sempre è buona

da La Tecnica della Scuola

Istituti connessi ad internet, solo il 3% è out: la qualità però non sempre è buona

Quasi tutti gli edifici scolastici italiani è connesso ad Internet: senza possibilità di navigare nel web rimane solo il 3% delle scuole.
Tuttavia, solo nel 47% dei casi la connessione alla Rete risulta buona. E quasi la stessa percentuale (48%) riguarda le strutture interamente cablata; i singoli laboratori e le aule sono cablati e connessi rispettivamente nel 75% e nel 56% dei casi.
I dati riguardano un campione abbastanza ampio, 3.500 scuole, e sono stati raccolti dal nuovo Osservatorio sulla scuola digitale, i cui risultati sono stati presentati il 26 luglio al Miur durante l’incontro “Il Piano nazionale scuola digitale incontra il Paese”.
Dallo studio è merso anche che oggi nel 54% delle aule è adeguato sia il livello di strumentazione, sia l’opportunità di svolgere didattica digitale.
Nella metà degli edifici, inoltre, è possibile utilizzare device personali in classe (BYOD) e il 30% ha anche un regolamento sul BYOD.

Già l’82% degli istituti utilizza il registro elettronico (il Miur ha investito dei fondi per allargare la percentuale nella primaria), mentre il 96% usa strumenti digitali per parlare con le famiglie.

Per quanto riguarda la Carta del docente, riporta l’Ansa, sono 568.033 le utenze attivate, 35.000 gli esercenti registrati e oltre 200 i milioni di euro spesi. In occasione dell’incontro sono stati diffusi anche i primi risultati della collaborazione tra Miur e Microsoft siglata nel maggio 2015 e oggi estesa con la firma di un Addendum che prevede l’introduzione nelle scuole italiane di strumenti avanzati per l’innovazione scolastica.

Sono 47 mila i docenti e dirigenti coinvolti in due anni in percorsi formativi e aggiornamento sull’integrazione delle nuove tecnologie nella didattica a scuola; 15 mila gli studenti che hanno partecipato a incontri, laboratori e workshop per promuovere competenze digitali e un uso consapevole e critico delle tecnologie. Firmato infine anche un protocollo d’intesa tra Google e Miur.

Due i progetti prevista Google: il corso di formazione “Eccellenze in Digitale” a disposizione per i programmi di alternanza scuola-lavoro a sostegno della digitalizzazione delle Pmi e “Computer Science First”, piattaforma online per l’apprendimento del pensiero computazionale a disposizione di insegnanti e alunni.

Intervista alla ministra Fedeli: subito il concorso a preside, tra un anno tocca ai docenti

da La Tecnica della Scuola

Intervista alla ministra Fedeli: subito il concorso a preside, tra un anno tocca ai docenti

Concorso a preside e per docenti, linee di indirizzo, miglioramento della didattica e delle attività extra, attuazione dei decreti della L.107/15, nuove regole per le supplenze.

Sono i punti toccati dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, nel corso della seconda parte dell’intervista rilasciata alla Tecnica della Scuola.

Ministra, si parla molto dei dirigenti scolastici. Con il suo approdo al Miur il “vento” è cambiato: da dicembre ha incontrato i rappresentanti dei presidi una mezza dozzina di volte. Anche subito dopo la mobilitazione del 25 maggio è seguito un nuovo lungo incontro. A che punto siamo?

Usciremo nelle prossime settimane con il bando per il nuovo concorso che come tutti sapete è più che mai necessario per abbattere il fenomeno delle reggenze, che è ormai patologico. Non possiamo avere troppe scuole assegnate ad un reggente, soprattutto perché il ruolo della dirigenza è fondamentale in una scuola per il coordinamento del lavoro e per tenere insieme la comunità scolastica. Lei ha detto bene: abbiamo visto le dirigenti e i dirigenti con molta frequenza in questi mesi e voglio dire che non ho incontrato nessuno ‘sceriffo’. Un’espressione infelice che ha accompagnato l’attuazione della Buona Scuola, una sintesi che non ha reso merito al lavoro che fa chi oggi dirige una scuola.

I presidi si lamentano molto anche per i carichi di lavoro che con l’autonomia e la Buona Scuola hanno toccato livelli mai visti prima.

Un lavoro spesso gravoso, carico di responsabilità e che vogliamo migliorare anche intervenendo sul carico burocratico. Su questo abbiamo aperto un tavolo specifico al Ministero che stiamo portando a conclusione. Nel corso del tavolo sono state individuate le prime soluzioni a problematiche indicate dalle scuole che ridurranno il carico amministrativo e faranno aumentare la qualità.

Come valuta i suoi primi 200 giorni al dicastero di Viale Trastevere?

In questi mesi abbiamo lavorato mettendo sempre al centro le studentesse e gli studenti e la qualità del sistema di istruzione, avendo come obiettivo primario, come dichiarato fin dalle Linee programmatiche presentate in Parlamento, un ordinato avvio del prossimo anno scolastico. Perché, indubbiamente, consentire alle nuove generazioni di avere in classe le e gli insegnanti dal primo giorno di scuola e, quindi, procedere negli studi regolarmente, è fondamentale per essere messi nelle condizioni di imparare al meglio. Non a caso abbiamo voluto un cronoprogramma molto serrato di tutte le operazioni di avvio del nuovo anno, che io stessa ho presentato in conferenza stampa il 4 luglio al Miur. Ma non solo.

Quali sono le direttive principali su cui avete operato?

In questi mesi abbiamo operato in una dimensione di confronto e coinvolgimento di tutte le componenti della comunità educante, per dare attuazione e seguito al percorso di riforma del sistema di istruzione e formazione intrapreso con la Buona Scuola. Nella società della conoscenza scuola, università, alta formazione e ricerca sono la risposta più efficace alla crisi. In questi mesi abbiamo fatto scelte precise. Come quella di esercitare le deleghe previste dalla legge 107, che scadevano a gennaio: sono una delle parti più qualificanti della legge e daranno solidità e continuità ai cambiamenti introdotti. Abbiamo poi lavorato per portare avanti il Piano nazionale per l’edilizia scolastica.

Come procede il miglioramento della sicurezza e dell’edilizia dei circa 40mila plessi scolastici sparsi per l’Italia?

Grazie anche alla nuova governance siamo ora in grado – attraverso l’Osservatorio Nazionale e l’Anagrafe, attivati dopo quasi venti anni di attesa – di agire più velocemente, di avere i dati per individuare le priorità e distribuire più rapidamente i finanziamenti, che ammontano, ormai, a oltre 9 miliardi di euro.

Per il miglioramento della didattica, come vi state muovendo?

Stiamo realizzando interventi mirati per potenziare e portare avanti il Piano Nazionale Scuola Digitale: proprio oggi lanceremo nuovi accordi in un evento a Roma con imprese, Comuni e Regioni in cui ribadiremo che il Piano è fondamentale per l’innovazione del sistema scolastico e del Paese. Stiamo accompagnando l’attuazione dell’alternanza scuola-lavoro, che quest’anno va a regime. Uno strumento importante a disposizione delle giovani e dei giovani per sperimentarsi nel futuro, per orientarsi al meglio. Attraverso un portale dedicato interverremo, come ho più volte annunciato, a partire dal nuovo anno scolastico, per cercare di eliminare le criticità emerse e consentire a studentesse e studenti di segnalarle in modo diretto.

E per le attività a scuola che vanno oltre la mera didattica?

A gennaio abbiamo lanciato un piano in dieci azioni che stanzia 840 milioni di euro del PON per una scuola più aperta, innovativa e inclusiva: bandi che mettono al centro l’ampliamento dell’offerta in orario extrascolastico, anche come risposta alla dispersione e al disagio sociale. Attraverso il dialogo con il Forum delle studentesse e degli studenti e il Forum dei genitori stiamo lavorando per rilanciare l’alleanza educativa, il patto fra scuola e famiglia. C’è già un gruppo di lavoro attivato e farà le sue proposte entro novembre. Grazie alla collaborazione di Enrico Giovannini, Anna Serafini, Marco Rossi Doria, abbiamo istituito tavoli su: sviluppo sostenibile – venerdì presenteremo un piano specifico sulla sostenibilità e sull’attuazione dell’Agenda 2030 nella scuola -, adolescenza, dispersione scolastica.

Fuori gli istituti cosa è previsto?

Il Ministero dell’Istruzione è tornato a lanciare anche dibattiti culturali: penso alle iniziative che abbiamo voluto per esercitare una memoria attiva dopo la scomparsa di Tullio De Mauro, per approfondire Don Milani e far parlare nelle scuole di Grazia Deledda.

Come state tentando di rilanciare l’arte e la musica?

È importante dire che stiamo ridando centralità anche all’Università e all’Afam, l’Alta formazione musicale e coreutica, perché sono i percorsi ai quali volgeranno lo sguardo le ragazze e i ragazzi dopo il diploma. E sono mondi che, insieme alla ricerca, vogliamo connettere maggiormente con la scuola. Ripeto, tutto in una dimensione di confronto e dialogo – anche acceso e franco – con chi la scuola la vive e la fa ogni giorno. E questo credo sia un punto di forza della nostra azione collettiva – non esclusivamente ministeriale – perché ci consente di agire in sinergia a beneficio delle giovani e dei giovani.

L’ultima domanda è sul precariato: con la delega sul nuovo reclutamento della L.107/15, nel 2018 per i docenti in II fascia d’istituto si apre una porta riservata che condurrà alle immissioni in ruolo dopo un periodo di formazione. Possiamo dare per certo che questo nuovo concorso verrà bandito il prossimo anno?

Questo è il nostro obiettivo. Più in generale, voglio assicurare che stiamo lavorando rapidamente all’attuazione dei decreti della Buona Scuola. A breve manderemo al Consiglio superiore della Pubblica istruzione il provvedimento che regola il nuovo modello dell’Esame di Stato della secondaria di I grado. Sempre al Cspi stiamo per mandare la modifica al regolamento per le supplenze per la maggior continuità didattica sul sostegno. Il Cun, Consiglio Universitario Nazionale, ha vagliato il decreto sui 24 crediti formativi universitari necessari alle laureate e ai laureati non abilitati per poter partecipare al prossimo concorso per l’ingresso nella scuola secondaria e procederemo anche su questo.

Borse di studio per i figli dei dipendenti pubblici

da La Tecnica della Scuola

Borse di studio per i figli dei dipendenti pubblici

L’Inps comunica che è stato aperto il nuovo bando di concorso “Super Media“, rivolto ai figli dei dipendenti pubblici, compresi quelli della scuola.

Il concorso è rivolto a tutti gli studenti delle scuole medie e superiori promossi alle classi successive o per chi abbia conseguito il diploma quest’anno.

Il termine ultimo per presentare le domande è il 20 ottobre 2017.

Chi può partecipare

Nello specifico, come scritto sul bando INPS, il premio per i figli dei dipendenti pubblici consiste in borse di studio che variano importo a seconda della Gestione a cui si fa parte.

Il valore degli importi va da 750 euro fino a 1300 euro, e riguarda prevalentemente gli studenti che frequentano il primo ciclo e il secondo ciclo di studi (liceo, scuole tecniche, magistrale, ragioneria etc).
I partecipanti devono essere stati promossi all’anno successivo o si devono essere diplomati nell’anno scolastico 2016/17 con votazione pari o superiore a 8/10. La media scende se lo studente è disabile a 6/10.

Altro requisito, è che  gli studenti non devono essere in ritardo con gli studi per più di un anno, ragion per cui non possono partecipare al bando gli studenti che sono stati bocciati per il corso di studi di cui si presenta la domanda.

Come presentare la domanda

Prima di procedere alla compilazione della domanda di partecipazione al concorso, occorre essere iscritti in banca dati, ossia essere riconosciuti dall’Istituto come “richiedenti” della prestazione.
L’INPS è in possesso dei dati anagrafici relativi ai titolari del diritto. Altri “soggetti richiedenti” previsti dal presente bando potrebbero non essere registrati nella banca dati dell’Istituto e, pertanto, dovranno, preventivamente all’invio della domanda, verificare la presenza dell’iscrizione ed eventualmente presentare relativa richiesta nella predetta banca dati.

Per scaricare il modulo di richiesta di iscrizione è necessario collegarsi direttamente al sito www.inps.it inserendo come parola chiave “modulo AS150″.
Se si ha già a disposizione un Pin dispositivo, si può procedere alla domanda direttamente dal sito, altrimenti bisogna consegnare il modulo compilato nella sede Inps più vicina o mandarlo via fax o via Pec sempre alla sede competente per territorio allegando documento di identità valido.

Compilazione della domanda

Al momento della compilazione della domanda, il sistema chiede di allegare l’ISEE del nucleo familiare a cui fa riferimento lo studente e le votazioni di ogni singola materia ricevute dallo studente, compresi i voti di condotta ed educazione fisica, mentre invece rimane fuori il voto di religione.

LEGGI IL BANDO COMPLETO (CLICCA QUI)

Arriva il registro elettronico in tutte le scuole primarie

da La Tecnica della Scuola

Arriva il registro elettronico in tutte le scuole primarie

Adottare il registro elettronico a tutte le classi delle scuole del primo ciclo ed incrementare il numero di laboratori alle superiori.
Il doppio obiettivo è stato reso pubblico il 26 luglio a Roma, presso il Miur, dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in occasione di un incontro a 20 mesi dall’avvio del Piano nazionale della scuola digitale.
Il ministero dell’Istruzione ha previsto l’impegno totale di 15 milioni di euro per estendere il registro elettronico a tutte le classi delle scuole del primo ciclo (il bando scade il 16 ottobre) e altri 140 milioni per avviare laboratori professionalizzanti in chiave digitale nelle scuole secondarie (20 settembre).
Altri 2,5 milioni di euro serviranno per creare ambienti innovativi nelle scuole di periferia contro la dispersione scolastica (29 settembre).
Dal 15 settembre invece verranno istituiti tre gruppi di lavoro al Miur per la revisione delle indicazioni nazionali sul piano di studi, per fare la mappatura delle metodologie didattiche innovative e per monitorare l’uso dei device personali in classe. Sono alcuni dei “prossimi passi” del Piano nazionale scuola digitale (Pnsd) annunciati oggi.

“Solo due anni fa – ha detto la ministra – la scuola vedeva solo le briciole degli investimenti in innovazione e un rapporto Ocse raccontava un’Italia indietro di 15 anni in fatto di digitalizzazione”. “Una grossa fetta di questo divario è ora sta colmata con coraggio e determinazione. Ma il lavoro non è finito”. In generale, “abbiamo bisogno di sostenere finanziariamente maggior velocità, qualità e strumenti”.
“L’educazione, la formazione, non è un settore – ha osservato la ministra – ma la premessa indispensabile a tutte le politiche, è la risposta alle criticità e alla crisi, perché allinea la domanda con l’offerta di competenze. Se non innoviamo la scuola, le politiche innovative per aziende non avranno gambe. Senza una scuola moderna la crescita culturale del paese rimane congelata e rischia un arretramento. Le scelte sulla scuola digitale – ha concluso – rendono inoltre il paese più attrattivo per gli studenti e gli investitori esteri”.
In autunno sono previsti interventi sulla formazione dei docenti: saranno attivati, ha spiegato la ministra, 18 “future labs”, uno per Regione; previsto un investimento di 25 i milioni di euro per la formazione avanzata sui temi del digitale per tutto il personale della scuola. Dal 12 settembre invece nascerà una community online che terrà in contatto tra loro gli animatori digitali nominati dai collegi dei docenti.

Immissioni in ruolo: i posti disponibili sono 2 mila in meno e potrebbero mancare 8 mila docenti di matematica e di sostegno

da Tuttoscuola

Immissioni in ruolo: i posti disponibili sono 2 mila in meno e potrebbero mancare 8 mila docenti di matematica e di sostegno

Meno di 50 mila assunzioni. Per la precisione i posti liberi per l’assunzione a tempo indeterminato per il prossimo anno scolastico sono 49.850, ben 2.150 in meno rispetto alle 52 mila immissioni previste tre settimane fa dalla ministra dell’istruzione Fedeli con lo scopo dichiarato di rendere il più regolare possibile l’inizio delle lezioni.

Ma non è finita qui. A causa della non disponibilità di docenti di matematica e di docenti di sostegno, quei circa 50 mila posti liberi potrebbero essere coperti solo da 42 -43 mila docenti con i requisiti (graduatoria di merito del concorso o ad esaurimento) per l’assunzione a tempo indeterminato. E la differenza dovrà essere coperta da docenti con contratto a tempo determinato nominati a settembre (o addirittura ad anno scolastico iniziato).

È quanto risulta da una nuova elaborazione di Tuttoscuola sulla base della rilevazione dei posti rimasti vacanti dopo i trasferimenti del personale docente.

Non saranno quindi 52 mila le nomine possibili da effettuarsi entro il prossimo 14 agosto, ma due mila in meno (49.850), in base a quanto risulta a conclusione di tutti i trasferimenti del personale docente per il 2017-18, ripartiti per tre quarti in posti comuni (36.605) e per il restante quarto su posti di sostegno (13.245).

In effetti, fin dai primi giorni del suo incarico, l’obiettivo della Ministra Fedeli è stato quello della stabilizzazione degli insegnanti, in funzione anche dei diritti degli alunni alla continuità didattica, ma mentre per le immissioni in ruolo (prima fase della stabilizzazione) riuscirà, pur non al meglio, a centrare l’obiettivo, a settembre dovrà invece fare i conti con la sistemazione dei docenti con contratto a tempo determinato (seconda fase).

Valutiamo più da vicino la situazione della prima fase, quella delle nomine in ruolo. Consideriamo che l’intera operazione di nomine con contratti a tempo indeterminato e determinato potrebbe riguardare complessivamente circa 160 mila docenti. La prima fase per le nomine in ruolo peserebbe, dunque, per circa un terzo del totale.

L’imminente decreto ministeriale definirà puntualmente l’effettiva consistenza e disponibilità di posti per le nomine in ruolo, con riferimento alle singole classi di concorso e alla ripartizione territoriale.

Ma non sarà tutto semplice come può sembrare, perché, soprattutto nelle regioni settentrionali, per talune classi di concorso potrebbero mancare i candidati disponibili per le nomine in ruolo.

Come è noto, i posti da assegnare per le nomine in ruolo vengono presi per metà dalle graduatorie di merito del concorso e per l’altra metà dalle graduatorie ad esaurimento (GAE), fatte salve eventuali compensazioni tra i due tipi di graduatoria in caso di insufficienza dell’una o dell’altra.

Ma potrebbe non bastare.

Infatti i posti da coprire con docenti da immettere in ruolo potrebbero essere ancora meno, a causa della non disponibilità di docenti di matematica (1.500) e di docenti di sostegno (6.500).

Se non arriveranno rinforzi straordinari, alla fine invece delle attese 52 mila immissioni in ruolo ce ne saranno non più di 42-43 mila. Mancheranno circa 8 mila docenti per fare l’en plein delle immissioni in ruolo e i posti li  copriranno i docenti con contratto a tempo determinato nominati da settembre.