Nuovo Regolamento per la gestione amministrativo-contabile

Informativa sul nuovo Regolamento per la gestione amministrativo-contabile delle scuole

 

ANP ha partecipato all’incontro di informativa che si è svolto ieri, alla presenza del Capo Dipartimento per la Programmazione e la Gestione delle Risorse Umane, Finanziarie e Strumentali e del MIUR, relativo all’adozione del nuovo regolamento per la gestione amministrativo-contabile delle scuole.

Sulla attuale formulazione del provvedimento, col quale l’Amministrazione ha inteso recepire il confronto che si è sviluppato nell’ambito del Tavolo sulla Semplificazione, è stato raggiunto il concerto col MEF e acquisito il parere del CSPI, resta da ottenere l’approvazione del Consiglio di Stato. L’Amministrazione ne prevede, pertanto, l’entrata in vigore a partire il 1/01/2019, previo svolgimento di un percorso di formazione – già finanziato – rivolto ai Dirigenti Scolastici, ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi, al personale di segreteria e ai Revisori dei Conti.

A giudizio dell’Amministrazione il testo esprime un sforzo di semplificazione, da intendersi non soltanto come diminuzione degli adempimenti richiesti, ma anche come introduzione di procedure standardizzate, comuni a tutte le scuole, che possano comportare riduzione del carico di lavoro e implementazione dell’informatizzazione. Sempre secondo l’Amministrazione, il regolamento amplia i margini di autonomia delle scuole, garantendo al tempo stesso condizioni di maggiore trasparenza e controllo.

L’incontro è stato anche l’occasione per avere risposte in merito alle richieste più volte avanzate nell’ambito del Tavolo sulla Semplificazione Amministrativa. A tale proposito il Capo Dipartimento ha dichiarato ancora una volta che saranno avviate le seguenti azioni: estensione progressiva dell’help desk ad altre regioni italiane; elaborazione di schemi standard per le convenzioni di cassa e i contratti assicurativi; circolare applicativa relativa al nuovo Regolamento amministrativo-contabile; calendarizzazione delle richieste di monitoraggio e rilevazione da parte dell’amministrazione, con conseguente riduzione di eventuali sovrapposizioni e ridondanze.

La delegazione ANP ha sottolineato l’importanza che il nuovo Regolamento, per il quale si registra una grande aspettativa da parte delle Istituzioni Scolastiche, fornisca elementi di elevata chiarezza e semplificazione. Rispetto all’articolato presentato, ANP ha richiesto una maggiore attenzione, necessaria in più norme del testo puntualmente individuate, ad una più efficace distinzione delle competenze del dirigente e del DSGA, nell’ottica di agevolare la gestione amministrativa, ma anche di favorire un corretto clima e una maggiore armonia tra le figure apicali operanti nelle scuole. E’ stata, inoltre, evidenziata la criticità derivante dal mancato rinnovo degli Organi Collegiali, e richiesto di espungere dal testo ogni riferimento a funzioni e competenze della Giunta Esecutiva, ormai superate dalla normativa relativa all’autonomia e alla figura dirigenziale.  Perplessità sono state espresse, inoltre, circa la nuova previsione della competenza del Consiglio d’Istituto ad esercitare un controllo di coerenza con il PTOF e con il PA delle determinazioni a contrarre adottate dal dirigente per acquisizioni di importo superiore alla soglia comunitaria, che assumerebbe la natura di controllo politico su un’attività di gestione e dunque squisitamente tecnica, in ciò apparendo come un indebolimento del ruolo del dirigente della scuola.

Un ampio dibattito si è svolto in chiusura di incontro in merito all’autonomia delle scuole nella gestione della piccola manutenzione. Secondo l’Amministrazione la nuova formulazione della norma offre maggiori tutele al dirigente, confinandone in modo più preciso l’ambito di azione ai soli piccoli lavori urgenti e indifferibili.

ANP coglie l’occasione per sottolineare ancora una volta l’urgenza di garanzie per il dirigente scolastico rispetto alla manutenzione degli edifici e, più in generale, in tema di sicurezza a scuola. In merito alla particolare questione discussa nella riunione ritiene che la maggiore chiarezza sulla delimitazione della responsabilità di azione del dirigente ai soli casi di piccoli lavori utili a consentire il regolare svolgimento della didattica sia positiva. Tuttavia va anche detto con chiarezza che tale norma regolamentare non risolve la seria problematica connessa di fornire alle scuole strumenti efficaci per il successivo ottenimento del risarcimento delle spese da parte degli Enti Locali e quella di garantire il placet dei revisori dei conti rispetto a interventi di riparazione/manutenzione motivati, che il dirigente abbia ritenuto necessario intraprendere.

Accompagnamento minori

Scuola, Fedeli: “In Cdm ho posto questione
accompagnamento minori. Bene proposta Pd”

(Venerdì, 27 ottobre 2017) “Ho posto il tema dell’accompagnamento dei minori di 14 anni a scuola durante il Consiglio dei Ministri di oggi. È un argomento su cui abbiamo fatto un lungo approfondimento come Ministero, dopo la recente ordinanza della Cassazione, ben comprendendo il disagio vissuto in questo momento sia dalle scuole che dalle famiglie”. Lo rende noto la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli.

“Come spiegato anche ieri in un lungo comunicato, le scuole, attualmente, stanno operando scelte che sono conformi al quadro normativo vigente in materia di tutela dell’incolumità delle studentesse e degli studenti minori di 14 anni. La recente ordinanza della Cassazione ha sollevato un problema che era preesistente, che è molto delicato e non va sottovalutato in nessun aspetto. Come ho dichiarato anche nei giorni scorsi, se si vuole cambiare l’ordinamento serve un intervento in Parlamento. Saluto per questo con favore quanto dichiarato dalla deputata del Pd Simona Malpezzi che presenterà già la prossima settimana in Parlamento una proposta di legge”, prosegue Fedeli.

“Occorre venire incontro alle esigenze delle famiglie, chiarendo anche il quadro delle responsabilità giuridiche e penali rispetto alla tutela dei minori dopo la fine delle lezioni. Il Pd si farà carico di trovare il giusto equilibrio con una proposta in Parlamento. In questo senso posso rassicurare anche l’onorevole Brunetta: non c’è nessun caos, non c’è nessuna inadeguatezza, né del Governo né del Pd. Solo la consapevolezza che parliamo di un tema delicato e importante, che ha anche a che fare con la sicurezza e la tutela delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Un tema rispetto al quale è il Pd a proporre azioni concrete, non certo il centrodestra”, conclude la Ministra.


Scuola, Fedeli: “Su accompagnamento minori dirigenti stanno attuando leggi dello Stato. Per cambiarle serve un’iniziativa parlamentare”

(Giovedì, 26 ottobre 2017) “Le scelte e le decisioni dei presidi, in materia di tutela dell’incolumità delle studentesse e degli studenti minori di 14 anni, sono conformi al quadro normativo attuale, come interpretato ed applicato dalla giurisprudenza. È una questione di assunzione di responsabilità nell’attuazione di norme che regolano la vita nel nostro Paese, pensate per la tutela più efficace delle nostre e dei nostri giovani”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, sul dibattito in corso relativo all’obbligo di vigilanza sui minori all’uscita dagli istituti scolastici anche a seguito di una recente ordinanza della Cassazione intervenuta sul tema.

“Le leggi e le pronunce giurisprudenziali, come quella recentemente resa dalla Corte di Cassazione, vanno rispettate – spiega la Ministra – e se si vuole innovare l’ordinamento su questo tema occorre farlo in Parlamento, introducendo una norma di legge che, a certe condizioni, dia alle famiglie la possibilità di firmare liberatorie che sollevino da ogni responsabilità giuridica, anche penale, dirigenti e personale scolastico al termine dell’orario di lezione”.

Il quadro normativo in sintesi
In base alla normativa attuale, la scuola ha il dovere di sorveglianza sulle studentesse e sugli studenti minori per tutto il tempo in cui le sono affidati. Due sono le finalità generali dell’obbligo di vigilanza sul minore: impedire che compia atti illeciti e salvaguardarne l’incolumità. La recentissima pronuncia della Corte di Cassazione ha stabilito che il coinvolgimento di un minore in un incidente fuori dal perimetro scolastico non esclude la responsabilità della scuola. Nel caso specifico, un bambino di 11 anni era stato investito dall’autobus di linea sulla strada pubblica all’uscita di scuola. La Cassazione ha affermato che l’obbligo di vigilanza in capo all’amministrazione scolastica, discendeva da una precisa disposizione del Regolamento d’istituto, che poneva a carico del personale scolastico l’obbligo di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola le alunne e gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, e demandava al personale stesso la vigilanza nel caso in cui i mezzi di trasporto ritardassero. Dalla lettura di questa ordinanza si potrebbe dedurre che la responsabilità della scuola sussista solo se il Regolamento di istituto impone al personale scolastico compiti di vigilanza specifici che vengono violati. In realtà, la responsabilità della scuola si ricollega più in generale al fatto stesso dell’affidamento del minore alla vigilanza della scuola. La Cassazione civile ha infatti più volte affermato il principio secondo cui l’istituto scolastico ha il dovere di provvedere alla sorveglianza delle allieve e degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui le sono affidati e quindi fino al momento del subentro, almeno potenziale, della vigilanza dei genitori o di chi per loro (si veda ad esempio la sentenza n. 3074 del 30 marzo 1999). Secondo la Cassazione, il dovere di sorveglianza degli alunni minorenni è di carattere generale e assoluto, tanto che non viene meno neppure in caso di disposizioni impartite dai genitori di lasciare il minore senza sorveglianza in luogo dove possa trovarsi in situazione di pericolo. Le disposizioni si attuano in genere a tutti i minori, anche se, già a partire dai 14 anni, si considera che il minore abbia maturato una certa capacità di intendere e di volere intesa come sua idoneità alla autodeterminazione, nella consapevolezza dell’incidenza del proprio operare sul mondo esterno.

Follia adolescenziale=strabismo adulto

Follia adolescenziale=strabismo adulto

di Vincenzo Andraous

 

Ragazzi per niente adulti che s’improvvisano guerrieri senza Dio, a fattaccio sopr-avvenuto, nella consueta dis-abitudine a consegnare contenuto e sostanza alle parole, il mondo adulto rincara la dose, come se la sola punizione fosse sufficiente a prevenire il danno. La pietà è divenuta un bene introvabile, e quando miracolosamente ci si sbatte addosso, è interpretata come una sorta di propensione al rischio dei soli adolescenti. Eppure il rischio non è una prossimità profetica, tanto meno una figura filosofica di irriducibile inaccessibilità. Violenza sul proprio pari “sfigato” perché capace di fare buona strada, sulla ragazzina troppo brava per poterle competere, sul diverso indifeso e annichilito, una violenza grezza, rivoltante, indegna, al punto da ridurre a cose disperse le persone. Il rischio di inciampare, cadere, ostacolarsi, avvinghiarsi, colpirsi, ripararsi, avanzando, rinculando, c’è sempre e comunque nella vita di tutti i giorni, nel cammino di ognuno e di ciascuno, come c’è e ci deve esser il rischio di crescere. Forse a un giovane ribelle inconcludente non è salutare raccontargli la favola dell’orso, forse è meglio metterlo sull’avviso del rischio dietro l’angolo, quel rischio che c’è ma non si vede, c’è e come, e quando giochi la tua partita con lui e perdi, quel rischio maledetto solitamente non fa prigionieri. Ti ritrovi dentro una sconfitta così profonda da disegnare una libertà assoluta per cui arbitraria, una libertà prostituta che sconfina nel suo contrario.

La distorsione più evidente di fronte a fatti eclatanti per inusitata inconsistenza emotiva, sta nel considerare gli adolescenti cittadini situati in una parte di mondo differente, in fin dei conti si tratta di un mondo tutto loro, una realtà tutta loro, ma proprio questa sgangherata postura intellettuale che sfocia nel virtuale più a buon mercato, costringe invece a una difficoltà del linguaggio, di entrare in relazione con gli altri, figuriamoci con se stessi sconosciuti.

Nonostante la drammaticità degli eventi, sistematicamente alla sbarra manca un imputato, ce ne sono tanti, ma uno in particolare è quasi sempre assente; quel famoso professore che insegna alla lavagna con gessetto e cancellino cos’è il rispetto per se stessi e gli altri, incaponendosi con quanti non hanno comprensione per la sua arte educativa, dimenticandosi che per quanto bravo e competente non potrà mai insegnare a un adolescente, a un guerriero in erba, a un ribelle inconcludente, cosa sia il rispetto e l’attenzione per la propria dignità e quella altrui, perché il rispetto lo si apprende solo e unicamente attraverso l’esempio di chi autorevole è per la scelta di camminare con la fronte in alto nel tentativo di aiutare chi sta peggio di noi, senza alcuna presunzione di salvare chicchessia dal proprio destino.

M. Missiroli, Senza coda

“Senza coda” un romanzo di Marco Missiroli
Universale Economica Feltrinelli, 2015

di Mario Coviello

“I grandi dormono. Non dormiamo io e te. Ti vedo, sei cattiva. Con il buio ti vedo lo stesso e ora ti prendo. Sei sul muro, ora sei in aria, ora sei sul letto, ora sei sulla mia gamba. Ti vedo sempre. Siete tante, vi vedo. Una, due, tre, quattro, siete quattro lucertole grosse e lunghe e siete cattive.

Venite vicino, più vicino.

Non ho paura, ho il coltello io, è sotto il cuscino”.

Pietro rincorre le lucertole per collezionarne le code. La lucertola, quando si sente in pericolo, lascia andare la coda e corre nell’erba alta. Perde la coda e si dà una seconda possibilità. Pietro caccia le lucertole nel giardino verde della villa di famiglia in una Sicilia che non viene mai nominata ma solo fatta percepire. E’ il giardino di una villa che trabocca ricchezza e criminalità. Tutto arriva al lettore grazie a un magnifico uso della descrizione, della terza persona, del copione di una storia, quella di “Senza coda”, che si lascia divorare in poche ore.

Pietro rincorre le lucertole con Luigi armato del coltello che gli ha regalato papà. Hanno forse dieci, dodici anni. Luigi è il figlio di amici di papà, ma che non sono più così amici perché forse il suo, di papà, ha fatto qualcosa e il papà di Pietro non lo vuole più. Ma che ne sa l’innocenza bambina del crimine adulto? Che ne sa un figlio della pasticceria di papà che una volta era la migliore e improvvisamente ha chiuso? Pietro sa solo che il suo papà non viaggia più e ora fa delle “commissioni”.

“Fra tre giorni ci vai da Carmine, a papà?”

E’ questo l’incubo di Pietro che con Luigi viene mandato a consegnare strane buste bianche di una carta spessa e ruvida a questo oscuro signore. Quando Carmine le apre non sai mai come può reagire. Può essere felice. Può essere scontento. Può essere violento. E’ la curiosità che cresce con l’età che li spinge ad aprire quelle buste e a trasformare improvvisamente Pietro in una lucertola. Una lucertola che non riconosce il male come tale perché ancora non ha imparato a definirlo, ma ne percepisce il pericolo.

Una Sicilia che non viene mai nominata ma solo fatta percepire.

Lo percepisce da quegli strani segni neri e gialli che ogni tanto compaiono sulla schiena e sulle gambe della madre. Lo percepisce nella “signorina” di fronte alla quale è costretto a stare la sera: il telegiornale con papà e il sangue che scorre sotto i lenzuoli bianchi. Papà non piange quando la signorina dice che sono morti dei “suoi amici”. E la Sicilia è sempre lì fuori dal cancello dove Pietro sogna di andare un giorno con la Bianca, un’auto sportiva, che adora.

Pietro collega i tasselli ma non lo dice. Collega i tasselli e agisce. Agisce per liberarsi della sua coda e imparare a fare “senza”. Agisce anche per quella madre coi capelli che profumano sempre di buono e che non piange quasi mai. Che gli sussurra “scusa” nelle orecchie. Pietro sfida se’ stesso e il suo essere bambino.

“Senza coda” è un romanzo duro e tenero. Un romanzo veloce che riempie qualche ora e ne ruba il doppio a pensare. Non ci sono perdite di tempo. Il ritmo è quasi affannoso e concede delle pause come di preghiera, quando Pietro si nasconde sotto il letto e parla col suo Gesù Bambino.

Questo libro, per lo stile, la tematica e un po’ per il bambino protagonista, mi ha ricordato alcune atmosfere presenti in “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti, uscito quattro ani prima di “Senza coda” e che è stato portato sullo schermo con grande successo da Gabriele Salvatores, che lo ha ambientato in Basilicata.

Missiroli scava con una scrittura intensa nella forza prorompente e muta dell’infanzia. “Senza coda” è stato il suo romanzo di esordio e ha messo le basi del racconto della perdita dell’innocenza che sarà poi protagonista di “Atti osceni in luogo privato”, che vi ha già consigliato.

La storia di Pietro è la storia di un bambino e di un luogo da intuire. La storia di chi diventa grande in una fase storica e in una fascia geografica, in cui sembra impossibile diventare adulti. E’ la storia cruda di una terra arida di occasioni per i Pietro e i Luigi e assetata di desiderio di riscatto. C’è l’azione, c’è il coraggio di agire, ed è in quel coltello nelle mani di Pietro che viene calato a staccare la “coda” più pesante.

Lettera aperta per la Senatrice D’Onghia

Alla cortese attenzione Sottosegretaria Ministero
istruzione università e ricerca
Senatrice Angela D’Onghia

Gent.ma On. D’Onghia,
leggiamo con sorpresa ed anche amarezza le sue dichiarazioni apparse su numerosi siti di informazione nelle scorse settimane.
Nel suo ruolo istituzionale, se non di cittadina come noi, lei certo sarà al corrente delle vicende che vedono i licei musicali al centro di una aspra polemica nonché di una battaglia per il diritto allo studio
tra gli studenti con i loro genitori da un lato e il Ministero di cui lei è sotto segretaria dall’altro.
Con la nota 21315 del 15 maggio 2017 il suo Ministero senza tanti commenti né spiegazioni, ovvero senza alcun dispositivo legittimo, ha sottratto una delle due ore di lezione individuale di esecuzione
e interpretazione di primo strumento agli allievi del primo biennio dei licei musicali, trasformandola in una non meglio specificata ora di ascolto partecipativo, materia tanto vaga quanto inesistente nel
piano di studi previsto all’allegato E del D.P.R. 89/2010.
Questo ci pare stridere in maniera nettissima con le sue affermazioni, secondo cui, citiamo, “dovremmo investire in maniera adeguata sul settore”, oppure “La musica è un’opportunità in più
per accompagnare il processo di crescita degli studenti” ed anche “E’ importante quindi potenziare e regolamentare il meccanismo delle convenzioni tra Conservatori e Licei musicali”.
Il fatto che lei affermi che “è giusto che la musica entri in tutte le scuole” significa forse che deve uscire dai licei musicali in cui la pratica del primo strumento è una, se non la prima, materia
caratterizzante di indirizzo?
E, se è opportuno che sia potenziato il meccanismo delle convenzioni tra Conservatori e Licei musicali, e se è vero che bisogna investire in maniera adeguata nel settore, come bisogna leggere il taglio, evidentemente di natura finanziaria, nel primo biennio dei licei musicali, della pratica del primo strumento, che subisce una decurtazione del 50, e sottolineiamo del 50 per cento!
Per non parlare della già evidente insufficienza di ore nel secondo biennio.
Ci pare indiscutibile che la coerenza del curricolo verticale che è andato delineandosi con le riforme (forse solo sulla carta?) degli ultimi anni con l’istituzione di corsi a specifica vocazione musicale, dalla scuola materna, alla primaria, alla secondaria di primo e secondo grado fino all’Alta Formazione Artistica e Musicale, non possa essere delegittimata e tradita da un intervento di natura puramente economica che ha una ricaduta brutale sulla didattica musicale nel liceo di questo indirizzo.
Dall’offerta formativa dei licei musicali, sono stati inoltre cancellati senza mezzi termini alcuni strumenti in quanto dimenticati nelle nuove classi di concorso (si vedano le graduatorie di circolo e
d’istituto 2017 – 2020 – Titoli per l’accesso alle classi di concorso di strumento musicale, giugno 2017), come ad esempio chitarra jazz (o elettrica), basso elettrico, piano jazz ecc…
Questo contrasta con un’altra sua affermazione: interrogata sulla garanzia di una quota minima d’insegnamento di tutti gli strumenti musicali nella scuola pubblica, affermava il contrario di ciò che si è concretizzato nella realtà, ovvero che “nella scuola secondaria, e segnatamente nei licei musicali ordinamentali istituiti a partire dal settembre 2010, non esiste limite alcuno nei confronti delle diverse tipologie di strumento, come invece accade per le classi della scuola media ad indirizzo musicale”.
Ciò detto, è anche lampante che la coerenza delle sue affermazioni sia assolutamente smentita dallo stato di fatto nei licei musicali che, diciamo le cose come stanno, pare riflettere una precisa volontà
di smantellamento di questi licei.
Su una dichiarazione possiamo darle ragione, “studiare musica vuol dire impegno e fatica.
L’impegno delle istituzioni allora deve essere rivolto al giusto riconoscimento del valore sociale e culturale di questo prezioso insegnamento”.
Voglia onorare questo impegno delle istituzioni, facendo sì che sia restituito agli studenti di musica il piano di studi garantito dal D.P.R. 89/2010, nonché da una pregressa sentenza tuttora vigente del TAR Lazio-Roma n.173172017 del 06/10/2016, che il suo Ministero ha con inqualificabile leggiadria disatteso.

Il Coordinamento Nazionale Genitori dei Licei Musicali Italiani

Asili nido, la tariffa media per una famiglia è di 301 euro al mese. Sotto la lente anche le mense

da Il Sole 24 Ore 

Asili nido, la tariffa media per una famiglia è di 301 euro al mese. Sotto la lente anche le mense

di Maria Piera Ceci

Tariffe degli asili nido sostanzialmente stabili a livello nazionale negli ultimi tre anni, secondo il dossier di Cittadinanzattiva “Servizi in Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense”. Stabili, ma non omogenee sul territorio nazionale. La media per una famiglia tipo è di 301 euro al mese, ma si va dai 100 euro al mese di Catanzaro e Agrigento ai 515 euro di Lecco. Gli aumenti più rilevanti negli ultimi tre anni sono stati registrati a Chieti (50,2 per cento), Roma (33,4 per cento), Venezia (24,9 per cento). Per quanto riguarda invece le regioni, il Molise è la più economica con 167 euro, il Trentino Alto Adige la più costosa con 472. Spicca l’aumento del 10 per cento registrato in Basilicata. Va però tenuto presente che in molti nidi del Nord sono compresi nel costo pannolini e altre spese, che vanno invece pagate a parte nelle strutture al Sud.

«Il divario fra le regioni del Nord e del Sud è particolarmente forte in termini di peso della tariffe, così come è forte ma in senso contrario in termini di copertura. Al Sud la retta costa meno, ma la copertura rispetto alla popolazione dei bambini che avrebbero diritto all’asilo nido è inferiore, contro un Nord che ha tariffe molto più alte, ma una copertura molto maggiore. In Trentino alla tariffa più alta corrisponde la copertura più alta», spiega Lisa Mandorino, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva.
Guardando bene i dati, si scopre infatti che la copertura media della potenziale utenza 0-2 anni al Sud è solo del 7,6 per cento, con il limite negativo di Calabria (4,1 per cento) e Molise (5 per cento). La copertura arriva invece al 23 per cento al Nord e al 26,5 per cento al Centro.
Aumentano dunque le liste di attesa dal 20 per cento del 2013 al 26 per cento del 2015, e questo nonostante il numero di domande presentate si sia ridotto complessivamente del 13,1 per cento nel 70 per cento degli 89 capoluoghi di provincia presi in considerazione.
Un dato particolarmente negativo, se si pensa che nel 2016 su trentamila donne che hanno lasciato il lavoro, 1 su 5 lo ha fatto perché il figlio non è stato accettato al nido pubblico, 1 su 4 perché non è riuscita a conciliare lavoro e cura del bambino.

Mense scolastiche
Si va dai 60 euro mensili della Sardegna ai 104 dell’Emilia Romagna. Per le città, dai 32 euro di Barletta, ai 128 di Livorno. Tariffe più elevate ma in diminuzione al Nord, tariffe più basse ma in aumento al Sud e sostanzialmente stabili al Centro. L’aumento più rilevante (oltre il 24 per cento) in Umbria e sopra al 20 per cento in Calabria, secondo il dossier di Cittadinanzattiva che ha riguardato 78 scuole di 12 regioni (Valle D Aosta, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna). 627 gli intervistati fra bambini, docenti, genitori e rappresentanti della Commissione mensa.
Poco soddisfacenti i locali mensa dal punto di vista di manutenzione e sicurezza, con distacchi di intonaco (14 per cento) e l’assenza di porte antipanico (35 per cento). Una scuola su dieci poi non ha un vero e proprio spazio mensa e i pasti vengono serviti in corridoi o aule più spaziose. Ai bambini piace mangiare in mensa, soprattutto (93 per cento) perché possono stare insieme ai compagni. La cosa invece che li infastidisce di più è il rumore (56 per cento), insieme alla fretta con cui bisogna mangiare (1 bambino su 3), la monotonia del cibo (2 bambini su 3), la scarsità delle porzioni (1 su 2) e i modi bruschi del personale addetto.
Il cibo viene però giudicato di buona qualità, anche se poco bio, per bambini che mostrano di essere sempre più carnivori.
Preferiti dolci e gelato (80 per cento), pizza (78 per cento). Meno graditi invece verdure cotte (70 per cento), minestre di verdure (60 per cento), pesce e verdure crude (54 per cento).
Per il 77 per cento dei genitori il menù è vario e per il 64 per cento rispetta la stagionalità dei prodotti. Rispetto alle quantità, il 73 per cento ritiene che le porzioni siano equilibrate e il 72 per cento che i propri figli mangino volentieri a mensa.
Ora è consentito portare il pasto da casa e le scuole, in attesa della sentenza della Cassazione e di una regolamentazione da parte del Miur, si sono attrezzate con tavoli separati, ma a livello nazionale il fenomeno resta marginale, con 24 bambini su mille che l’hanno scelto, secondo un’indagine Anci. Fenomeno invece in aumento a Torino, dove è iniziata la battaglia per il panino a scuola.
“Riguarda soprattutto le famiglie benestanti e non quelle più indigenti. Questo vuol dire che non è una questione di costi ma di qualità del servizio offerto”, spiega Lisa Mandorino di Cittadinanzattiva.

Gli studenti: “No a questa Legge di bilancio, torniamo in piazza”

da la Repubblica

Gli studenti: “No a questa Legge di bilancio, torniamo in piazza”

Universitari dell’Udu e “medi” bocciano le bozze della manovra che sta entrando in Parlamento: “Troppo poco su borse di studio e welfare studentesco”. Il 17 novembre manifestazioni in tutta Italia. E l’organizzazione Link rilancia: “Per noi sarà la Giornata dello sfruttamento”

Corrado Zunino

ROMA – Gli studenti organizzati – nello specifico l’Unione degli universitari e la Rete degli studenti medi – bocciano con largo anticipo la Legge di stabilità, che a breve inizierà il suo percorso parlamentare partendo dal Senato. E annunciano uno sciopero per il prossimo 17 novembre. Nel pacchetto di governo ci sono molte cose dedicate a scuola e università: gli aumenti per docenti scolastici e presidi, l’abbreviazione temporale degli scatti dei professori d’ateneo, i 1.611 nuovi ricercatori, il piccolo aumento delle borse per i dottorandi. Per l’Udu, però, non si assiste “a un’inversione di tendenza” rispetto al sottofinanziamento recente del mondo della conoscenza. Per ora non si è trovato spazio, per esempio, per nuove risorse sul welfare studentesco (necessarie per far crescere, innanzitutto, il numero delle borse di studio universitarie). Il Pd sta cercando di mettere 10 milioni di euro su questa partita per aumentarle durante il viaggio parlamentare della legge (la delega della Buona scuola ne aveva già messi a bilancio trenta).

A proposito della Finanziaria per il 2018, va registrato che nell’ultima bozza disponibile sono uscite di scena la riforma dell’Alta formazione artistica (con la nascita dei Politecnici dell’arte) e l’annessa graduatoria nazionale. Sono stati anche depennati l’inquadramento dei ricercatori del Servizio sanitario (Irccs e Izs) e la soppressione della Fondazione Ime. Sono bozze di legge, va ricordato, e saranno riviste più volte prima dell’approvazione finale.

Lo sciopero del 17 novembre – che fa seguito a quello sull’Alternanza scuola lavoro dello scorso 13 ottobre – si inserisce nella Giornata internazionale dello studente, dal 1941 memoria dell’universitario ceco Jan Opletal ucciso dai nazisti durante l’occupazione e motivo di sempre rinnovate contestazioni sul diritto allo studio.

Elisa Marchetti, coordinatrice dell’Udu, dice: “In questo Paese studiare è diventato un lusso. Il numero chiuso a livello nazionale impedisce a centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi di iscriversi all’università. Le tasse crescono di anno in anno e le borse di studio sono poche e insufficienti. Questa Legge di bilancio pensa a distribuire sgravi, ma non riesce a invertire la tendenza all’abbandono scolastico in tutte le fasce anagrafiche. Per le borse le anticipazioni parlano di 10 milioni in più. Un primo segnale, ancora troppo piccolo. Serve aumentare di almeno 150 milioni il fondo statale per eliminare gli idonei non beneficiari e quindi investire nel Fondo di finanziamento ordinario per abbassare le tasse nell’ottica della gratuità. E’ necessario, infine, un piano di reclutamento nell’università che inverta lo smantellamento dell’accademia, svuotata in pochi anni di 14.000 docenti”.

Continua Giammarco Manfreda, coordinatore della Rete degli Studenti medi: “In questa Legge di bilancio si parla esclusivamente di aumenti di stipendio per i presidi e di 85 euro in più per i docenti, che rischiano però di rinunciare ai famosi 80 euro dell’ex premier Matteo Renzi. Viene riconfermato il bonus di 500 euro ai neo-diciottenni prevedendo un capitolo di spesa di 290 milioni, fondi che potrebbero essere destinati al diritto allo studio, nella legge mai citato. Si sceglie di continuare a investire in bonus spot e sostanzialmente inutili e negli sgravi unilaterali verso il mondo dell’impresa, come quello previsto per chi assume gli studenti che hanno svolto almeno il 30 per cento delle ore di Alternanza scuola lavoro nella propria azienda scambiando quello che dovrebbe essere uno strumento didattico per una fonte occupazionale. Unica nota positiva sembra lo stanziamento di 900 milioni per gli enti locali di cui 400 destinati a interventi di edilizia scolastica, insufficienti per pensare a un piano di risanamento strutturale e duraturo”.

L’Unione degli studenti e la Rete della conoscenza, le altre due organizzazioni di riferimento, fanno proprio il “17 novembre” come data di protesta e lo trasformano nella “Giornata dello sfruttamento” declinandolo sull’Alternanza scuola lavoro voluta dalla “Buona scuola”. Spiegano quelli di Link: “Bisogna interrompere un’economia della speranza e dell’impegno non pagato che sta producendo due risultati: o accettiamo lavoro povero o andiamo all’estero”.

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Vietato tornare a casa da soli alle medie, Fedeli: ‘Genitori, questa è la legge’

da Tuttoscuola

Vietato tornare a casa da soli alle medie, Fedeli: ‘Genitori, questa è la legge’ 

«Anche i genitori devono essere consapevoli che questa è la legge». Così la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, interviene a Tagadà dopo la sentenza della Cassazione che ha condannato una scuola e il Miur per la morte di un ragazzino di 11 anni avvenuta quindici anni fa. Sentenza che ha ha dato il La per l’invio di tantissime circolari da parte di diversi dirigenti scolastici di molte scuole italiane che hanno vietato ai minori di 14 anni di tornare a casa da soli dopo la scuola.
«Attenzione a non fare diventare questo caso un elemento di non assunzione di responsabilità da parte dei genitori nei confronti della legge», aggiunge Fedeli.  La ministra consiglia un escamotage: andateli a prendere a scuola ma se «volete far sperimentare ai ragazzi un’autonomia – spiega sempre a Tagadà – lo si può fare non nel rapporto casa-scuola scuola-casa».
Un richiamo, quello della ministra Fedeli, ai genitori a cambiare uno schema che vale ormai da sempre e che comunque valeva quando i genitori stessi erano ragazzi. Genitori che, immaginiamo, non prenderanno benissimo le affermazioni della Ministra, viste pure le proteste che li hanno visti protagonisti nei giorni scorsi.

L’Erasmus compie 30 anni: scegli la tua meta con la mappa interattiva

da Tuttoscuola

L’Erasmus compie 30 anni: scegli la tua meta con la mappa interattiva

Tutto cominciò con lei: Sofia Corradi, cofondatrice e madre dell’Erasmus. Nel 1958, quando fece ritorno a Roma, non le vennero riconosciute dall’Università i conseguimenti ottenuti all’estero. Da quel momento in poi, Corradi combattè con tenacia per di ottenere la creazione di un programma di scambio.  Seguirono molte lettere a rettori universitari, politici e deputati europei. Il primo passo avanti, riguardante servizi resi e riconosciuti all’estero, avvenne solamente nel 1976 – quasi vent’anni dopo. L’impegno persistente di Corradi per l’istituzione di programmi di scambio presso le Università europee ha dato un importante se non fondamentale contributo all’introduzione del programma Erasmus da parte dell’Unione Europea nel 1987.

Da tre decenni, il programma consente a milioni di studenti di arricchire la propria esperienza accademica con scambi in altri paesi europei. Passare alcuni mesi all’estero però non significa solamente aumentare le proprie possibilità di carriera. Uno studio dell’Unione Europea ha scoperto che ha anche un grande impatto sulla felicità: si stima che dall’inizio del programma siano nati circa un milione di bambini da relazioni cominciate in Erasmus.

In occasione del trentesimo anniversario, un’agenzia di comunicazione di Berlino insieme a GetYourGuide ha creato una vera e propria mappa Erasmus interattiva.

Mappa Erasmus interattiva: come funziona?

Gli studenti possono filtrare la mappa secondo le preferenze personali (costo della vita, qualità degli studi, alloggi e altro) e scoprire tutte le varie informazioni sulle più importanti mete Erasmus, come una media di costi mensili, tra le altre cose. Scegliere così la meta del prossimo Erasmus diventa facile e divertente. Senza contare che è possibile condividere con facilità la propria mappa attraverso un semplice codice embed.

Nota 27 ottobre 2017, AOODGSIP 5515

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e
di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione
Ufficio II
“Welfare dello Studente, partecipazione scolastica, dispersione e orientamento”

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti degli Ambiti Territoriali
LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
Bolzano
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
Trento
All’ Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca
Bolzano
All’ Intendente Scolastico per la Scuola Località Ladine
Bolzano
Al Sovrintendente degli studi per la Regione Valle D’Aosta
Aosta
E p.c. ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado
Ai Referenti regionali per le Consulte Provinciali degli Studenti
Ai Coordinatori regionali dei presidenti delle consulte provinciali
al Forum delle associazioni dei Genitori
al Forum delle associazioni degli Studenti

Nota 27 ottobre 2017, AOODGSIP 5515

Oggetto: Piano nazionale per l’educazione al rispetto, Linee Guida Nazionali (art. 1 comma 16 L. 107/2015) e Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole (art. 4 L. 71/2017).