I vincoli dei PTOF

I vincoli dei PTOF

Enrico Maranzana

 

Lo scritto di Antonio Valentino, titolato “La verità, vi prego, sul PTOF”, messo in rete il primo di novembre, richiama la visione del mondo descritto in Flatlandia. 

Il quadrato, abitante del mondo a due dimensioni, quando una sfera interseca il suo universo, non è in grado di percepire la natura del solido: lo vede come una circonferenza che si allarga ..si restringe .. sparisce.

 

Lo scritto é originato dalla questione: “Si acuiscono – i dubbi, maturati negli anni, rispetto al senso, oltre che alla elaborazione del Piano dell’Offerta Formativa e alle pratiche ad esso legate. 

Ma vale veramente la pena continuare a insistere su questo strumento, considerati anche i costi, in rapporto ai benefici, probabilmente realizzabili con misure meno dispendiose? “.

 

E’ corretto proporre l’abolizione di uno strumento, in base all’analisi costi/benefici, senza aver ricercato le cause della sua inefficacia?

Il Piano dell’Offerta Formativa è stato introdotto dal decreto sull’autonomia delle istituzioni scolastiche del 1999.

L’art. 1 della norma fornisce la chiave interpretativa della disposizione; la ratio è esplicitata: L’autonomia delle istituzioni scolastiche si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”.

Il POF, l’autonomia didattica, l’autonomia organizzativa, l’autonomia di ricerca e sviluppo, le reti di scuole sono modalità operative. Le loro dinamiche sono funzionali al senso ultimo della disposizione: “Lo sviluppo della persona umana”. Problema affrontato, elaborato, risolto e compendiato nel T.U. del 1994. 

Carica di significato è la successione degli articoli del D.Lgs.

Inizialmente si affronta l’insegnamento, poi il loro coordinamento, successivamente la programmazione dell’azione educativa, infine l’elaborazione e l’adozione degli indirizzi generali.

Ne scaturisce la classica piramide decisionale: al vertice è collocata la funzione strategica “formazione”, sovraintende il rapporto scuola società. Il Consiglio di Istituto ha la responsabilità di definire l’Output di sistema esprimendolo sotto forma di competenze generali.

Sottordinato al Consiglio appare il Collegio dei docenti che identifica le capacità sottese alle competenze generali, ipotizza percorsi d’apprendimento, “valuta periodicamente” l’efficacia del proprio agire proponendo opportune misure per il miglioramento dell’attività scolastica.

Il Consiglio di Classe copre il successivo livello gerarchico: ha il compito di orientare tutti gli insegnamenti ai traguardi del Collegio, ipotizzando percorsi adatti alla tipologia delle classi.

I singoli docenti sono gli esecutori del piano: predispongono e gestiscono “occasioni d’apprendimento” per conseguire sia gli obiettivi collegialmente individuati, sia per trasmettere una corretta e ricca immagine della disciplina di pertinenza.

 

La struttura descritta riempie di significato i termini “educazione”, “formazione”, “istruzione”, sostanza dell’autonomia scolastica, fondamento del Piano dell’Offerta Formativa.

 

Quante scuole hanno scomposto in sottoproblemi, raffinando,l’oggetto del mandato ricevuto (sviluppo della persona umana) e hanno elaborato il PTOF seguendo il dettato della legge?

 

Gli organigrammi che le scuole hanno esposto in rete forniscono informazioni sul quesito posto: nessuna scuola ha agito correttamente. Tutte le strutture decisionali pubblicate sono concettualmente sbagliate e illegittime (CFR. D.Lgs 27 ottobre 2009, n. 150 Dirigenza pubblica Art. 37).

Lo spazio bidimensionale non è idoneo a rappresentare la situazione: confusione e ingovernabilità discendono dalla sua adozione.

Solo lo spazio tridimensionale può trasmettere una corretta e efficace immagine delle dinamiche decisionali.

I contratti bisogna anche leggerli, non basta firmarli

USB Scuola: Flc-Cgil, Cisl e Uil: i contratti bisogna anche leggerli, non basta firmarli

L’Usb-Scuola ha indetto a Catania per il 6 novembre un’assemblea in orario di lavoro. Prontamente è arrivata una nota alle scuole dalle segreterie provinciali di Flc-Cgil, Cisl e Uil con la quale si intima ai presidi di non concedere ai lavoratori le ore previste dal CCNL per la partecipazione alle assemblee sindacali. Le segreterie territoriali dei tre sindacati gialli, sostengono che “i soggetti che hanno diritto ad indire le assemblee sindacali in orario di servizio sono solo le OO.SS. rappresentative accreditate all’ARAN, cioè quelle firmatarie del CCNL”. Alcuni presidi, in realtà pochi, con una solerzia come minimo sospetta, hanno subito revocato le circolari dell’assemblea già diffuse tra i lavoratori. Sappiamo, d’altra parte, che l’iniziativa potrebbe essere nata da un gruppetto organizzato di presidi vicini alla Cgil. La domanda nasce spontanea: sono i presidi che cedono alle pressioni di Cgil, Cisl e Uil o sono questi ultimi che si fanno dettare la linea dai presidi della Cgil? Qualunque sia la risposta, la sostanza non cambia, perché sia gli uni che gli altri evidentemente ignorano la normativa. L’art. 39 c. 2 del CCNQ sulle prerogative sindacali del 4/12/2017, infatti, chiarisce senza ombra di dubbio che “le organizzazioni sindacali che, ai sensi dell’art. 10, comma 2, del CCNQ 13 luglio 2016, sono presenti alle trattative nazionali, in via eccezionale e limitatamente al triennio 2016-2018, hanno titolo ai diritti sindacali di cui agli artt. 4, 5 e 6 (4 – Diritto di assemblea – 5 – Diritto di affissione – 6 – Locali). Sarebbe sufficiente leggere i contratti con la dovuta attenzione per capire che l’assemblea indetta dall’Usb, presente alla trattativa nazionale per il CCNL come abbiamo dimostrato a tutti i presidi in una nostra nota di chiarimento, è pienamente legittima, come dichiarato anche dall’Aran. Nessuna interpretazione da azzeccagarbugli può ribaltare questa verità.

Da parte nostra non possiamo fare altro che confermare l’assemblea di giorno 6 e invitare tutti i lavoratori a partecipare numerosi.

I dirigenti sono già stati avvisati: chiunque dovesse ostacolare la partecipazione dei lavoratori all’assemblea, sarà denunciato per condotta antisindacale ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei lavoratori.

UN CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI PIU’ EQUO E DISTESO

UN CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI PIU’ EQUO E DISTESO

 

Concluso il primo tempo della prova scritta del concorso nazionale per dirigenti scolastici continuiamo a ricevere segnalazioni dai candidati circa difformi comportamenti tenuti ,dalle diverse commissioni di vigilanza, fra una sede e un’altra e fra una Regione e un’altra.

In alcune Regioni i corsisti hanno potuto usare tranquillamente i codici normativi che avevano portato con sé completi di DM, DI e DPCM. Altri invece, come i candidati piemontesi , umbri, siciliani, hanno dovuto pinzare o strappare pagine dei testi legislativi o consegnarli alla commissione senza più poterli consultare, facendo perdere tempo e concentrazione ai candidati: in alcuni casi la prova è iniziata con quasi due ore di ritardo. Una situazione che ha creato enorme confusione e agitazione nelle persone, proprio nei minuti precedenti la prova scritta che richiedeva capacità di gestione simultanea del tempo, della concentrazione mentale, della calma oltre ovviamente alle competenze culturali previste.

Si tratta di fatti gravi in un contesto di graduatoria nazionale che rischiano di portare nuovi ricorsi e rallentamenti con seri rischi per l’effettiva immissione in ruolo dei vincitori entro l’anno scolastico 2019/20.

Le numerose lamentele ci hanno segnalato anche che in molti casi i computer utilizzati, spesso obsoleti, non erano in condizioni perfette: tastiere parzialmente fuori uso, linee che funzionavano ad intermittenza.

A tutto ciò , quando la tecnologia ha funzionato, tutti i candidati hanno evidenziato una mancanza di tempo che non ha permesso loro la possibilità di riflettere, di rileggere , con l’immagine della clessidra che segnava lo scorrere inevitabile del tempo, creando ansia e panico.

La sinteticità è campo fertile dell’intelligenza pragmatica, ma è deserto per l’intelligenza empatica, che i maggiori studiosi pongono a base della leadership dei dirigenti scolastici. E quest’ultima nei quiz a risposta aperta non alberga.

 

Pertanto riteniamo indispensabile rivedere questo sistema di reclutamento con una prova scritta meno stressante, più equa, che affida la selezione dei candidati, più al fattore tempo che non alla necessaria riflessione di messa a frutto dell’impegno di studio profuso.

Per questa ragione chiediamo al Ministero di riesaminare tutta la procedura concorsuale che non può e non deve assomigliare ad una gimkana ad ostacoli che, certamente, non garantisce la selezione dei migliori futuri dirigenti scolastici. Inoltre, la nomina dei commissari sia di vigilanza che esaminatori, venga preceduta da una formazione adeguata, come avviene ormai in ogni grande organizzazione di reclutamento di personale da destinare ad incarichi apicali.

 

 

DIPARTIMENTO DIRIGENTI SCOLASTICI UIL SCUOLA RUA