Crescita, lavoro, sviluppo

Crescita, lavoro, sviluppo: le proposte di CGIL, CISL e UIL per aprire il confronto con il Governo

Gli esecutivi unitari di CGIL, CISL e UIL, riuniti a Roma lunedì 22 ottobre, hanno dato il via a una campagna di consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori sulle proposte, contenute in un corposo documento, con le quali le Confederazioni chiedono l’apertura di un confronto col Governo sui contenuti della manovra economica.

La consultazione si svolgerà nelle prossime settimane su tutto il territorio nazionale, con assemblee sui luoghi di lavoro e iniziative territoriali. Per il comparto dell’Istruzione e della Ricerca sono fra l’altro previste tre grandi assemblee interregionali che si svolgeranno secondo il seguente calendario

Giovedì 8/11 Bari (Puglia, Basilicata, Campania, Calabria)
Giovedì 15/11 Roma (Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo/Molise, Sardegna, Sicilia)
Lunedì 26/11 Milano (Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino, Emilia Romagna)

La piattaforma messa a punto dalle tre Confederazioni, evidenziando in apertura come il superamento delle politiche di austerity sia una delle richieste avanzate da tempo dai sindacati sia in ambito nazionale che europeo, rileva con preoccupazione come la manovra risulti “carente di una visione del Paese e di un disegno strategico che sia capace di ricomporre e rilanciare le politiche pubbliche finalizzate allo sviluppo sostenibile e al lavoro”.

La dignità questa sconosciuta

La dignità questa sconosciuta

di Vincenzo Andraous

Stavo seguendo un servizio al tg, persone anziane, sequestrate, torturate, malmenate per entrare in possesso di qualche euro. Che dalla notte dei tempi esistono i banditi, i delinquenti, i malavitosi è cosa risaputa, talmente risaputa, che si conoscono bene le loro sottoculture, codici, le leggi non scritte che tanta filmografia ha ben raccontato. Nell’ascoltare le voci rotte di persone così ingiustamente sofferenti, su quanto sono stati contretti a subire, mi sono sentito spinto avanti, come se dal basso della schiena, fosse salito un fremito così feroce da farmi sobbalzare. Non bisogna essere educande per comprendere  quanta sofferenza c’è in quel “a ogni domanda mi dava un cazzotto, poi non ho capito più niente. Ero convinto di non uscirne vivo”. Anziani indifesi presi a bastonate, manco fosse un’azione da andarne fieri, neppure negli androni più bui della violenza sono accettate queste infamie, e sebbene la criminalità abbia perduto verginità e onore, ancora oggi chi fa del male a donne, anziani e bambini è personaggio da non imitare. Sorge spontanea una domanda, per forza di cose c’è bisogno di una risposta, per non rimanere avvinti alla paura, alla banalità della ripetizione, alla stupefazione incongruente e alla assuefazione del male più indegno. Ma come si può colpire una persona totalmente indifesa, ridurla in poltiglia per arraffare pochi euri, come si può non impattare con un briciolo di umanità, oppure pensare anche lontanamente di farla franca, di non essere arrestati per un reato così odioso e inaccettabile, di non fare i conti con la propria coscienza, perché prima o poi quei conti si dovranno fare, anche chi pensa di non dover farne mai, e quando accadrà, si avrà finalmente giustizia, quella giustizia che a volte rimane anch’essa offesa e umiliata per il sangue degli innocenti sparso all’intorno. Che dire, che pensare, che fare, di fronte ad azioni così inspiegabili e vergognose, troppo facile fare mostra di parole al vetriolo, strette parenti di gestualità patibolari, le parole possono essere macigni e pesano ancor di più se pronunciate da labbra in cui crediamo e che sappiamo nutrire aspettative nei nostri confronti. Picchiare, seviziare, rapinare anziani indifesi non ha niente a che vedere con alcuna umanità seppure derelitta e sconfitta, perché anche quella umanità meno curata e benvoluta, sarebbe una umanità che non accetterebbe una condizione tanto dis-umana e quindi ingiusta. Quanti commettono queste atrocità sono persone che hanno dismesso residenza e domicilio con la propria dignità, senza più remora e rispetto per se stessi. Chi colpisce con tanta efferatezza persone inermi è un individuo che sa bene di non valere niente, e come ha ben detto qualcuno: di somigliare né più ne’ meno  a un bicchiere vuoto capovolto.

GOAL DI SOLIDARIETÀ PER #IOLEGGOPERCHÉ 2018

GOAL DI SOLIDARIETÀ PER #IOLEGGOPERCHÉ 2018
LA GRANDE INIZIATIVA NAZIONALE AIE A FAVORE DELLE BIBLIOTECHE SCOLASTICHE

Dai primi dati parziali provenienti da poco più della metà delle librerie aderenti, le donazioni sono già ora oltre quota 123.000 (superando così il totale 2017)

Tra il 20 e il 28 ottobre mobilitazione di massa nelle librerie e nelle piazze di tutta Italia con più di un migliaio di iniziative organizzate e condivise sulla piattaforma

Ulteriori 100.000 libri saranno donati alle scuole da parte degli editori
#ioleggoperché si supera, ancora una volta. L’iniziativa lanciata nel 2015 dall’Associazione Italiana Editori (AIE) e per il terzo anno consecutivo insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica, si conferma “a furor di popolo” la più grande maratona nazionale di solidarietà a favore delle biblioteche scolastiche: i cittadini hanno infatti risposto in massa alla chiamata, accorrendo a donare un libro per le oltre 9.000 scuole iscritte omogeneamente tra Nord, Centro, Sud Italia e isole, durante la campagna che si è svolta dal 20 al 28 ottobre scorsi nelle 2.130 librerie aderenti. In base ai primi dati parziali, provenienti dal 58% delle librerie, si è superato fin d’ora l’ammontare complessivo dei libri donati lo scorso anno: si parla di 123.732 libri su poco più della metà dei punti vendita. Circa un migliaio gli eventi organizzati sul territorio da studenti, librai, insegnanti, volontari e famiglie con un risultato complessivo di donazioni e mobilitazioni davvero straordinario.
Il testimone passa ora agli editori aderenti che contribuiranno con 100.000 libri da ripartire tra le scuole di tutti gli ordini e gradi che ne avranno fatto richiesta entro e non oltre il 15 novembre prossimo attraverso il portale www.ioleggoperche.it. Novità di quest’anno, insieme agli editori hanno aderito al contributo anche altri grandi Enti tra cui lo Stato Maggiore della Difesa, il World Food Programme e l’Unesco, che hanno deciso di donare alle scuole copie di alcune loro pubblicazioni.

“Il gioco di squadra tra editori, Istituzioni – in primis il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca -, filiera del libro, media e partner ha segnato un goal bellissimo – ha sottolineato il presidente AIE, Ricardo Franco Levi -: la generosità straordinaria dei cittadini per le biblioteche scolastiche dimostra un bisogno reale. Grazie ai ragazzi, ai cittadini, ai nostri ambassador Rudy Zerbi e Luciana Littizzetto e a tutti i partner che hanno contribuito a realizzare #ioleggoperché. Siamo inoltre felici che uno spot, programmato su tutte le reti Rai, Sky, La7 e TgCom, anche in virtù del Patto della lettura, abbia permesso di rendere visibile e massiccio il progetto, anche in televisione. Ora il contributo degli editori si sommerà alle donazioni dei cittadini per le scuole che ne faranno richiesta e arricchiremo ancora di più le biblioteche”.

Per 9 giorni #ioleggoperché è stata un’ininterrotta festa di partecipazione civile su scala nazionale soprattutto per i bimbi e i ragazzi – quest’anno gli studenti coinvolti complessivamente sono stati più di 2 milioni -, con circa un migliaio di eventi spontanei organizzati e condivisi sulla piattaforma del progetto. La maratona #ioleggoperché è stata raccontata per la prima volta in diretta social e tanti, tra autori e testimonial, hanno contribuito generando più di 300.000 interazioni registrate sui social media.

In giro per il Paese è capitato così, per dare solo qualche esempio tra i più vivaci, che a Latina un corteo di 150 alunni ha sfilato indossando i costumi dell’Agro Pontino di inizio ‘900 per sensibilizzare all’amore per i libri e per il proprio territorio; a Mantova sono andate in scena le favole di Lafontaine; Milano-Rho e Domodossola sono state animate dai flashmob delle scuole, mentre a Milano allievi di una primaria hanno recitato ad alta voce brani di classici e biografie per gli anziani non vedenti dell’Istituto dei Ciechi; a Porto Torres 250 bambini hanno letto in piazza i diritti del lettore di Daniel Pennac; ancora, gli studenti di Crotone hanno invaso il centro storico con una caccia al tesoro letteraria; gli alunni di Piana di Sorrento hanno coinvolto direttamente il loro sindaco e il parroco e a Fontanafredda i bambini hanno prolungato la festa nella notte dormendo in libreria con le loro maestre e tante favole. Tutto per invitare il pubblico a donare un libro alla loro scuola.

L’originalità delle iniziative candidate al contest #ioleggoperché 2018 vedrà assegnare a dicembre, grazie al supporto di SIAE, 10 buoni da 1500 euro per l’acquisto di libri alle scuole premiate.

Con grande determinazione il mondo del calcio ha fatto sua anche quest’anno la causa della promozione alla lettura tra i più giovani: la rinnovata sinergia con Lega Serie A e Lega B ha portato sui campi da calcio di 19 città italiane gli striscioni e i video di #ioleggoperché con il coinvolgimento diretto dei giocatori della A, scesi in campo portando un libro per 250 bimbi accompagnatori: memorabile il primo piano sugli schermi di Icardi, Higuain, Ronaldo e tutti gli altri grandi campioni che hanno firmato e regalato un libro a un bimbo.

LE PROSSIME TAPPE: le scuole dovranno provvedere al ritiro dei libri donati dai cittadini nelle librerie gemellate entro il 15 novembre, data entro cui potranno anche fare richiesta del contributo editori attraverso il portale, indicando la libreria gemellata in cui desiderano ricevere il pacco. A dicembre saranno assegnati i 10 buoni da 1500 euro per l’acquisto di libri alle scuole vincitrici del contest 2018, realizzato con il supporto di SIAE. A marzo 2019, il contributo editori arriverà nelle librerie e verrà ripartito tra le scuole che ne avranno regolarmente fatto richiesta sul sito entro i termini previsti (15 novembre 2018).

L’iniziativa, promossa e coordinata da AIE, è realizzata in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), l’Associazione Librai Italiani (ALI), il Sindacato italiano Librai e Cartolibrai (SIL), l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e il Centro per il Libro e la Lettura, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), il supporto di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e il sostegno della Lega Serie A e Lega B, in sinergia e concomitanza con Libriamoci, Giornate di lettura nelle scuole, l’iniziativa promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del MiBAC e da MIUR per incentivare la lettura ad alta voce nelle scuole.

Per saperne di più: www.ioleggoperche.it

Scuola-territorio e stakeholders: la prospettiva del Bilancio Sociale

Scuola-territorio e stakeholders: la prospettiva del Bilancio Sociale

di Angelo Paletta


Bilancio sociale. Strumento di senso per costruire consenso
Verso una cultura della Rendicontazione sociale
La scuola al centro della rete di relazioni tra stakeholders e territorio

Nuovi docenti in cattedra per almeno 5 anni

da Il Sole 24 Ore

Nuovi docenti in cattedra per almeno 5 anni
di Claudio Tucci

Addio al «Fit», il percorso di formazione iniziale e tirocinio, di tre anni, richiesto, oggi, agli aspiranti professori di ruolo per salire in cattedra. Da domani, chi supera un concorso ordinario nella scuola dovrà svolgere un solo anno di «formazione e prova». Superato questo periodo di “rodaggio” in classe si è «confermati in ruolo» e – è un’altra novità – si è tenuti a rimanere nello stesso istituto «per almeno altri quattro anni» (in tutto, quindi, cinque anni, salvi i casi di sovrannumeri o esuberi – si ripristina un vincolo di permanenza medio-lungo a garanzia della continuità didattica a vantaggio degli studenti).

Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in legge di Bilancio, apporta un deciso restyling all’attuale sistema di reclutamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado (vale a dire, medie e superiori – infanzia e primaria sono escluse, alle prese anche con le procedure specifiche per assorbire i diplomati magistrali ante 2001/2002 e i laureati in scienze della formazione primaria).

L’obiettivo del governo Conte è portare in cattedra un po’ di under30, in modo più rapido (attualmente l’età media dei prof italiani è 51,2 anni, al top nell’Ue); e al tempo stesso operare una semplificazione delle procedure. «Vogliamo far entrare quanto prima i giovani nel sistema – dice al Sole24Ore il ministro Bussetti -. Chi si laurea deve arrivare in cattedra velocemente. Senza più passare attraverso anni di precariato o percorsi sottopagati che allungano i tempi per diventare insegnanti. Si torna al concorso abilitante». Così, dalla prossima selezione a cattedra (ne dovrebbe essere bandita una nel 2019, e poi si annunciano bandi regolari ogni due anni) potranno partecipare tutti i laureati a patto di aver conseguito i 24 crediti (Cfu) nelle materie antro-psico-pedagogiche (si conferma quindi l’addio alle varie, e costose, abilitazioni, nel tempo, variamente denominate, Ssis, Tfa, Pas). A chi è già abilitato, anche in un’altra classe di concorso, non saranno richiesti i 24 Cfu.

Una persona potrà partecipare al massimo a quattro procedure concorsuali e per una sola classe di concorso. Questo significa, spiegano dal Miur, che per ogni edizione del concorso si potrà partecipare a una classe di concorso per la secondaria di primo grado, una per la secondaria di secondo grado, una per il sostegno nel primo grado e una per il sostegno nel secondo grado, quindi quattro in tutto. Non si potrà partecipare invece a più classi di concorso nello stesso grado di scuola. Il concorso per posti comuni resta strutturato su due scritti, che si superano con la votazione di sette decimi. Cambia, un po’, l’orale: sarà un colloquio in cui verranno valutate, in particolare, conoscenze e competenze nelle discipline facenti parti la classe di concorso (per cui si concorre) e la lingua straniera, «almeno al livello B2». Per il sostegno gli scritti scendono da tre a uno (si darà peso a pedagogia speciale, didattica per l’inclusione scolastica e relative metodologie), accanto all’orale. Si prova a mettere ordine, poi, al punteggio da attribuire ai titoli. A quelli accademici, scientifici e professionali non potranno essere riconosciuti più di 20 punti (oggi non c’è omogeneità). Saranno valorizzati, in particolare: dottorati di ricerca, abilitazione pregressa, superamento prove di un precedente concorso.

Novità anche per chi lavora nella scuola, almeno tre anni nel corso degli ultimi otto, e non ha l’abilitazione: per costoro (in pratica, i supplenti di terza fascia) dovrà essere prevista nel bando una riserva del 10% dei posti. Le graduatorie dei vincitori avranno validità biennale a decorrere dall’anno scolastico successivo a quello di approvazione. Perdono d’efficacia con la pubblicazione delle graduatorie del concorso successivo e comunque alla scadenza del biennio.

Regionalizzazione scuola, Salvini e M5S hanno sottoscritto contratto. Si procede

da Orizzontescuola

Regionalizzazione scuola, Salvini e M5S hanno sottoscritto contratto. Si procede
di redazione

La regionalizzazione dell’Istruzione, richiesta dal Veneto e dalla Lombardia, potrebbe diventare presto realtà in quanto le proposte presentate rientrano in uno dei punti del Contratto di Governo Lega-M5S.

Vediamo cosa c’è scritto nel Contratto suddetto e cosa comporterebbe nel settore istruzione, ricordando le parole del Ministro Bussetti in merito.

Contratto di Governo

E’ il punto 20 del Contratto di Governo ad affrontare la questione:

“Sotto il profilo del regionalismo, l’impegno sarà quello di porre come
questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte
le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia
in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando
anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente
aperte… 

Si tratta, dunque, di una questione prioritaria per l’Esecutivo, che si è proposto anche di portare rapidamente a termine le trattative già avviate, come appunto quella del Veneto.

Regionalizzazione istruzione

La regionalizzazione si pone la finalità di trasferire le competenze dell’istruzione alla Regione, secondo quanto previsto dall’articolo 116 della Costituzione.

Con la regionalizzazione le regioni interessate potranno gestire autonomamente i concorsi, bandendoli solo a livello regionale, ed anche gli organici, aumentando il numero di docenti e ATA.

Potranno essere, inoltre, gestiti dalla Regione in cui si è assunti anche i possibili trasferimenti in altre Regioni, attraverso un meccanismo simile a quello del trasferimento all’interno della Pubblica Amministrazione, con finestre limitate.

Bussetti

Il Ministro Bussetti, esprimendosi in merito alle proposte del Veneto e della Lombardia, ha così affermato:

L’aspetto positivo  è che le due regioni promettono di mettere più risorse per gli stipendi degli insegnanti“.

La riforma, secondo Bussetti, porterà “a un modello virtuoso di gestione più capillare delle scuole. Ci potrebbe essere una fase transitoria in cui i professori potrebbero passare alla Regione su base volontaria. I programmi e gli ordinamenti restano invece allo Stato”.

Iter

La regione Veneto, che sembra quella più avanti nel progetto, ha proposto già la legge delega per la succitata autonomia  e, come affermato dall’assessore Elena Donazzan “Tutto previsto, siamo pronti. Attendiamo la contrattazione con le parti sociali”.

Sanzioni disciplinari, licenziamento in caso di atti o molestie sessuali

da Orizzontescuola

Sanzioni disciplinari, licenziamento in caso di atti o molestie sessuali
di Nino Sabella

Analizziamo l’articolo 29 del CCNL 2016-18, dedicato alla “Responsabilità disciplinare per il personale docente ed educativo”, focalizzando la nostra attenzione sui casi in cui si applica la destituzione, che consiste nella cessazione dal rapporto di lavoro (ossia nel licenziamento).

Sessione negoziale

Per il personale docente ed educativo, l’articolo 29/1 del Contratto, rinvia la definizione della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni ad una specifica sessione negoziale, che deve concludersi entro il mese di luglio 2018.

La sessione dovrà tenere in considerazione quanto segue:

  • previsione del licenziamento nei seguenti casi:

a) atti, comportamenti o molestie a carattere sessuale, riguardanti studentesse o studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione, dei comportamenti;
b) dichiarazioni false e mendaci, che abbiano l’effetto di far conseguire un
vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale;

  • specifica sanzione in caso di condotte e comportamenti non coerenti, anche nell’uso dei canali sociali informatici, con le finalità della comunità educante, nei rapporti con gli studenti e le studentesse.

Disciplina attuale

Nelle more della sessione negoziale, in materia di “Disciplina”  resta vigente quanto stabilito dal D.lgs. n. 297/1994,  come modificato dal Contratto che così dispone (art. 29/3):

Nelle more della sessione negoziale di cui al comma 1, rimane fermo quanto stabilito dal Capo IV Disciplina, Sezione I Sanzioni Disciplinari del d.lgs. n. 297 del 1994, con le seguenti modificazioni ed integrazioni all’articolo 498 comma 1 cui sono aggiunte le seguenti lettere:

“g) per atti e comportamenti o molestie a carattere sessuale che riguardino gli studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione;
h) per dichiarazioni false e mendaci che abbiano l’effetto di far conseguire, al personale che le ha rese, un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale”

Il Contratto, in pratica, introduce due nuovi casi cui applicare la destituzione prevista dal succitato articolo 498, comma 1, del decreto legislativo n. 297/94.

Destituzione dall’impiego

Allo stato attuale, stando all’articolo 498 del D.lgs. 297/94 e alle nuove disposizioni del CCNL, al personale docente si applica la destituzione, ossia la cessazione dal rapporto di impiego, nei seguenti casi:

a) per atti che siano in grave contrasto con i doveri inerenti alla funzione;

b) per attività dolosa che abbia portato grave pregiudizio alla scuola, alla pubblica amministrazione, agli alunni, alle famiglie;

c) per illecito uso o distrazione dei beni della scuola o di somme amministrate o tenute in deposito, o per concorso negli stessi fatti o per tolleranza di tali atti commessi da altri operatori della medesima scuola o ufficio, sui quali, in relazione alla funzione, si abbiano compiti di vigilanza;

d) per gravi atti di inottemperanza a disposizioni legittime commessi pubblicamente nell’esercizio delle funzioni, o per concorso negli stessi;

e) per richieste o accettazione di compensi o benefici in relazione ad affari trattati per ragioni di servizio;

f) per gravi abusi di autorità;

“g) per atti e comportamenti o molestie a carattere sessuale che riguardino gli studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione;

h) per dichiarazioni false e mendaci che abbiano l’effetto di far conseguire, al personale che le ha rese, un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale”.

Il Contratto, dunque, introduce (sin da subito) la sanzione della destituzione anche nei casi di molestie e comportamenti a carattere sessuale nei confronti degli studenti e di false dichiarazione nelle procedure di mobilità.

Da sottolineare che le due nuove fattispecie, per cui è prevista la cessazione dal rapporto di impiego, sono le medesime che devono essere previste anche nel prossimo codice disciplinare del personale docente, che sarà oggetto della sessione negoziale di cui sopra.

Il testo del Contratto

Decreto Legislativo n. 297/94

Rinnovo contratto, sanzioni disciplinari a docenti se si usano social non per scopo educativo

Camilleri: “Stiamo educando una gioventù all’odio”

da Orizzontescuola

Camilleri: “Stiamo educando una gioventù all’odio”
di redazione

Riproponiamo il toccante intervento di Andrea Camilleri nella trasmissione “Che tempo che fa” di domenica scorsa, contro ogni razzismo e odio verso l’altro.

“Stiamo perdendo la misura, il peso, il valore della parola. Le parole sono pietre, possono essere pallottole. Bisogna saper pesare il peso delle parole e soprattutto far cessare il vento dell’odio che è veramente atroce. Lo si sente palpabile attorno a noi. Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me allo specchio. È di oggi la notizia di quel pazzo che entra in una sinagoga e uccide 11 persone urlando: “Gli ebrei tutti a morte!”. Ma ci si rende conto a che livelli ci abbassiamo quando non solo lo diciamo, ma siamo capaci di pensare questo. Peggio degli animali che hanno la fortuna di non parlare. Le parole della senatrice Liliana Segre dovrebbero essere dette e scritte all’ingresso di ogni scuola perché il terribile è che stiamo educando una gioventù all’odio. Il motivo? Perché abbiamo perso il senso dei valori. I veri valori della vita li abbiamo persi”.

Salvini: avanti tutta con la regionalizzazione delle scuola, lo prevede il Contratto

da La Tecnica della Scuola

Salvini: avanti tutta con la regionalizzazione delle scuola, lo prevede il Contratto
Di Reginaldo Palermo

La proposta di legge sulla regionalizzazione già approvata un anno fa dalla Regione Veneto sarà fatta propria dal Governo in tempi molto rapidi: lo ha ribadito poche ore fa il vice presidente del Consiglio Matteo Salvini (è curioso che questo annuncio arrivi proprio il 4 novembre, giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate).

La proposta di legge del Veneto

La proposta del Veneto, sulla quale abbiamo già più volte fornito notizie e informazioni, si fonda su quanto stabilito dall’articolo 116 della Costituzione e prevede un ampliamento delle competenze della Regione anche in materia di istruzione.
La proposta di legge, votata un anno fa dal Consiglio regionale con il voto favorevole del Movimento 5 Stelle, prevede anche che i docenti delle scuole statali passino alle dipendenze della regione, esattamente come avviene oggi in Valle d’Aosta e in Trentino Alto-Adige.
Su questa ipotesi si sono pronunciati nettamente contro le organizzazione sindacali, numerose associazioni professionali e persino diversi parlamentari del M5S che sostengono che il voto favorevole di 5S del Veneto non impegna in alcun modo il Movimento a livello nazionale.

Cosa dice il Contratto di Governo

Salvini, però, sembra intenzionato ad andare avanti e di sostenere la richiesta del governatore veneto Luca Zaia anche perché, per la verità, il tema è esplicitamente richiamato nel punto 20 del Contratto di Governo:
“Sotto il profilo del regionalismo, l’impegno sarà quello di porre come
questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte
le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia
in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando
anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte. Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un
autonomo esercizio delle stesse”.
La questione è particolarmente delicata perché a Di Maio non sarà facile “far digerire” questo boccone ai suoi parlamentari e soprattutto alla “base” del Movimento che ogni giorno di più mostra segni di insofferenza verso scelte che sembra sostanzialmente imposte dalla Lega e non frutto di un sereno confronto politico fra le parti.

Indagine sul cellulare e il suo uso

da La Tecnica della Scuola

Indagine sul cellulare e il suo uso
Di Pasquale Almirante

La regione Lombardia, con una indagine dal titolo “Conoscenze dei rischi da uso improprio in strada di cellulari, smartphone e loro applicazioni rivolta a nuove generazioni”, ha chiesto a 2.612 studenti delle classi 4^ e 5^ di alcuni istituti superiori del milanese sulle loro abitudini di spostamento e sulla percezione del rischio legato all’uso dello smartphone nel traffico.

Come preferiscono viaggiare

Si è così saputo che le modalità di trasporto preferito tra i giovani sono prevalentemente i mezzi pubblici, la bici o semplicemente a piedi.

L’uso del cellulare

Per quanto riguarda l’uso del cellulare, le risposte indicano una generale prudenza: solo il 16,5% non si stacca dal cellulare neanche mentre attraversa la strada e il 12,5% quando è in bici.

Viceversa, l’81,9% afferma di guardare una notifica solo dopo aver superato il passaggio pedonale e il 68,1% dei giovani ciclisti dichiara che il messaggio lo legge solo dopo essersi fermato.

Inoltre il 72,2% di chi si muove in scooter o moto e il 60,8% di chi è al volante di un’auto dichiara di non usare mai il cellulare durante la marcia. E circa l’80% di loro afferma di guardare il contenuto di un messaggio solo da fermo.

La minoranza che preoccupa

Preoccupa il 10% del campione che ammette tranquillamente di usare in qualunque posto o condizione incondizionatamente lo smartphone per parlare, chattare, navigare, mentre l’8,3% si limita solo a leggere i messaggi e il 4,2% ad inviarli, anche se ciò comporta il fatto di distogliere la vista dalla strada.

Ancora una volta però, i promotori dell’indagine indicano nella scuola il punto di forza dove puntare il grimaldello per riportare i più riottosi a un uso consapevole e moderato dei cellulari.

30 novembre sciopero scuola: cambiare nei fatti, non a parole

USB Scuola: 30 novembre sciopero scuola: cambiare nei fatti, non a parole

L’USB P.I. Scuola accoglie la proposta di mobilitazione nazionale del 30 novembre lanciata dalla campagna BastAlternanza.
Alla base delle rivendicazioni della Campagna, troviamo dei punti per noi dirimenti per la costruzione di una scuola radicalmente diversa da quella costruita nell’arco di un ventennio dai governi italiani.
Ancora una volta, sentiamo la necessità di combattere contro una scuola sempre più subordinata alle logiche di mercato, all’aziendalizzazione, alla vuota retorica meritocratica e alla cosiddetta didattica per competenze. Insieme agli studenti, intendiamo lottare per una scuola realmente inclusiva, libera, centrata sulla crescita e sulla formazione degli studenti e delle studentesse.
Per questo abbiamo deciso di indire lo sciopero per l’intera giornata del 30 novembre. La scuola va posta al centro dell’agenda politica e sottratta ai vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea; essa deve ritornare ad avere la funzione di luogo di educazione collettiva e di formazione di individui consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri.

In particolare, CHIEDIAMO:

1) l’abolizione totale dell’alternanza scuola-lavoro e la chiusura del carrozzone INVALSI, strumenti funzionali esclusivamente all’asservimento degli studenti e all’acquisizione di competenze utili al lavoro precario;
2) una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberatisi in virtù del turnover;
3) la trasformazione di tutto l’organico di fatto in organico di diritto;
4) un piano mobilità che, sulla base dell’allargamento degli organici, permetta il rientro dei lavoratori esiliati della 107;
5) l’immissione in ruolo immediata, senza alcun concorso, per tutti i docenti con 36 mesi di servizio;
6) Piano straordinario di assunzioni  del personale ATA per la copertura del reale fabbisogno delle scuole;
7) internalizzazione dei servizi attualmente dati in appalto ai privati, stabilizzando tutto il personale ex-lsu Ata attraverso una procedura riservata ;
8) un vero rinnovo contrattuale e un reale adeguamento salariale che nulla abbia a che fare con la miseria del contratto 2016-2018;
9) il ritiro di ogni progetto di regionalizzazione del sistema di istruzione che lederebbe il principio solidaristico della redistribuzione della ricchezza sul territorio nazionale e  determinerebbe differenze sostanziali tra bambini e giovani del Nord e del Sud Italia;
10) eliminare la delega sul sostegno che riduce le ore di sostegno agli alunni disabili e incide negativamente sugli organici dei docenti;
11) un vero investimento sull’integrazione degli alunni non italofoni e l’inserimento dell’Italiano L2 all’interno di tutte le istituzione scolastiche di ogni ordine e grado.

Detrazione DSA: strumenti compensativi

Fisco Oggi del 05-11-2018

Detrazione DSA: strumenti compensativi

Per l’acquisto di quali strumenti compensativi spetta la detrazione Irpef prevista per le persone con diagnosi DSA?

La legge di bilancio 2018 ha introdotto, a partire da quest’anno, una nuova detrazione Irpef del 19%. L’agevolazione è relativa alle spese sostenute in favore dei minori o dei maggiorenni con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici, necessari all’apprendimento, nonché per strumenti che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere (cfr articolo 1, commi da 665 a 667, legge 205/2017, che ha introdotto la nuova lettera e-ter, articolo 15, comma 1, Tuir). Le regole attuative del bonus sono state emanate con il provvedimento 6 aprile 2018, che, tra le alte cose, definisce gli strumenti compensativi per i quali spetta la detrazione, stabilendo che si considerano tali gli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Tra gli strumenti compensativi essenziali sono ricompresi, in via esemplificativa: la sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto; il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione; i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori; la calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo; altri strumenti tecnologicamente meno evoluti, quali tabelle, formulari, mappe concettuali. (E.B.)

Nota 5 novembre 2018, AOODGOSV 18643

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Capo dell’Ufficio V della DGSP del MAECI
ROMA
Al Sovrintendente agli Studi della Valle d’Aosta
AOSTA
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione per la Provincia Autonoma di TRENTO
All’Intendente Scolastico per le scuole delle località ladine di BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca di BOLZANO
Al Sovrintendente Scolastico della Provincia di
BOLZANO
Ai Dirigenti Scolastici degli Istituti di Istruzione Secondaria di secondo grado, statali e paritari
LORO SEDI
e.p.c.
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
SEDE
Al Capo Ufficio Stampa
SEDE
All’Ufficio di Gabinetto
SEDE
Alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO

Nota 5 novembre 2018, AOODGOSV 18643

OGGETTO: Celebrazione della Giornata Mondiale della Filosofia UNESCO – Roma 15 novembre 2018

Dati di adesione Sciopero generale 26 ottobre 2018

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Ufficio di Gabinetto

COMPARTO ISTRUZIONE E RICERCA

26 OTTOBRE 2018

Sciopero generale per l’intera giornata indetto da CUB, SGB, SI COBAS, USI-AIT, SLAI COBAS e Associazione sindacale USI – fondata nel 1912 – a cui hanno aderito CUB SUR e SISA.

Dati di adesione

Sul sito del Dipartimento Funzione Pubblica sono stati pubblicati i dati di adesione allo sciopero che hanno riguardato tutte le istituzioni scolastiche/educative interessate (es. quelle all’estero, e/o di Trento, e/o di Bolzano, e/o comunali, etc..) oltre le scuole statali.

(http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/05-11-2018/dati-di-adesione-allo-sciopero-generale-del-26-ottobre-2018)

Per quanto concerne le sole istituzioni scolastiche statali, sulla base dei dati di adesione inseriti dalle istituzioni scolastiche mediante il programma di acquisizione presente sul portale SIDI, si evidenzia che:

  • le scuole che hanno comunicato i dati di adesione sono state 417 su un totale di 8.292 (89.45%);
  • 568 sono stati gli aderenti allo sciopero, cioè l’1.2 % delle 960.841 unità di personale tenute al servizio. Questo numero non comprende le 66.637 unità di personale assente per altri motivi (es: giorno libero, malattia, ferie, permesso, etc…).