Sindrome di Asperger, ecco gli spettacoli teatrali che fanno informazione

Il Sole 24 Ore del 15-01-2019

MILANO. Il teatro non è solo intrattenimento. Può anche assolvere a una funzione educativa. Può usare la narrazione di storie per aprire finestre su mondi che altrimenti non andremmo ad esplorare. Può essere un contenitore di informazioni da approfondire e lezioni da apprendere. Il Teatro dell’Elfo, punto di riferimento non solo per il territorio milanese, quest’anno ha inserito in stagione tre spettacoli che ruotano attorno allo stesso tema: l’autismo. Chiaramente una finestra spalancata, su un argomento che ancora deve essere molto approfondito per essere liberato dai pregiudizi che vi ruotano attorno.

Per due di questi spettacoli l’Elfo è anche impegnato nella produzione: “Lo strano caso del cane uscito a mezzanotte” e “Dedalo e Icaro”, in coproduzione con Eco di Fondo. Il primo è tratto dal bestseller omonimo di Mark Haddon, e narra le vicende di un 15enne affetto da una manifestazione particolare di autismo, la sindrome di Asperger. Il secondo, in scena dal 15 gennaio al 3 febbraio, sarà parte della campagna “Mi tingo di blu”, un articolato contenitore di eventi volti alla sensibilizzazione sul tema autismo. “Il blu” spiegano dall’Elfo, “è il colore che viene scelto nel 2007 quando le Nazioni Unite decidono di istituire la giornata della consapevolezza dell’autismo. Un colore che rappresenta quello che vivono tutti i giorni i familiari: brillante come il mare in un giorno d’estate o scuro come un mare in tempesta”.

Il terzo spettacolo, di nuovo sulla sindrome di Asperger, è prodotto da una compagnia indipendente, TeatRing, con la collaborazione delle associazioni “Semplicemente Aspie”, “Spazio Asperger” e Fondazione ARES, che si occupano di promuovere la corretta informazione sulla Sindrome e fornire sostegno alle famiglie in cui è presente. In questo spettacolo la diagnosi Asperger avviene in età adulta. Il protagonista dovrebbe sentirsene sollevato, perché questo giustificherebbe l’aver passato la vita a sentirsi un alieno, frainteso sempre da tutti quando non addirittura considerato una persona sgarbata o crudele. In realtà emerge una rabbia che sarebbe semplicistico etichettare come difficoltà di accettare la propria diversità. Diversità da cosa? La rabbia forse è più per doversi definire, catalogare, giustificare di fronte a un mondo neurotipico che lo vede come malato, mentre lui si sente perfettamente sano e funzionante. È che funziona in modo diverso, è tanto difficile da accettare?

La sindrome di Asperger è un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, comparsa per la prima volta nel 1994 nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV), ma ancora oggi spesso non diagnosticata. Le persone con questa sindrome possono essere perfettamente inserite nei contesti sociali in cui lavorano, si sposano, fanno figli, ma chi li conosce bene sa di avere a che fare con dei comportamenti sociali ritenuti spesso bizzarri. Hanno un modo particolare di vivere l’affettività, di comprendere le emozioni proprie e altrui. Sono senz’altro più a proprio agio con la logica che con l’empatia. Nei soggetti adulti che hanno ricevuto una diagnosi tardiva la situazione si complica, perché spesso, forse come conseguenza dell’aver passato la vita a sentirsi “strani”, si riscontrano anche stati di depressione, attacchi di panico, carenza di autostima, problemi di ansia e iperattività. Il protagonista dello spettacolo però a un certo punto dice causticamente che detta così siamo tutti Asperger.

Per spiegare la differenza e tentare così di ricomporla, salgono sul palco alla fine dello spettacolo quattro persone che hanno ricevuto la diagnosi Asperger in età adulta: Stefano Verrigni, Claudio Sessini e Laura Damato di “Semplicemente Aspie”, insieme a Roberto Mastropasqua. Con coraggio e delicatezza si espongono alle domande talvolta ingenuamente offensive di un pubblico che però è sinceramente interessato a capire. Come si cura? Dopo la diagnosi qual è la prognosi? È vero che non provate empatia? Come faccio a dire a un mio parente che secondo me è Asperger?

Con pazienza, consapevolezza e anche tanta ironia, spiegano che non si tratta di una malattia. Quindi non c’è una guarigione. Si tratta di una neuro-diversità, ovvero processi cognitivi e neurologici diversi dai cosiddetti “normali”. Spiegano che anche se c’è una fatica a comprendere e raccontare le emozioni, questo non vuol dire che non le abbiano. Spiegano, soprattutto, che l’autismo non va generalizzato, come non ci sogneremmo mai di generalizzare un tratto somatico. “Conosciuto un autistico, hai conosciuto un autistico. Non sono tutti così”, spiega Mastropasqua. E aggiunge: “Forse la terapia più efficace devono farla le persone non autistiche, affinchè imparino a riconoscere processi di pensiero diversi, emotività diverse, capire cos’è l’autismo”.

Ecco perché siamo a teatro a parlarne. Ecco cosa accade quando il teatro non è solo intrattenimento. Queste le parole della regista Marianna Esposito: “Ho fortemente voluto questo spettacolo perché credo che il teatro debba essere utile, ed essere sempre un mezzo e non un fine. Mi interessa il teatro che svolge una funzione. Sociale, politica, morale, civile. Senza rinunciare a divertire, far sorridere, fare poesia e bellezza”.

di Letizia Giangualano

Disegno di Legge ”Concretezza”

Nel disegno di legge “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”, approvato a dicembre dalla Commissione Lavoro del Senato e ora in discussione presso le Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera, si dispone per la dirigenza pubblica, e quindi anche per i dirigenti delle Istituzioni scolastiche, l’introduzione dei nuovi sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza.

Tale disposizione trova, ovviamente, la decisa contrarietà dell’ANP che tramite il proprio Presidente Nazionale, Antonello Giannelli, fa sapere di ritenere concettualmente sbagliata oltreché offensiva tale decisione.

Il ruolo del dirigente non può essere sottoposto a questo genere di controlli e la sua valutazione non può essere frutto del solo conteggio delle ore passate a scuola, in quanto la qualità della prestazione non dipende dal tempo trascorso in ufficio, ma dal livello di raggiungimento dei risultati in relazione agli obiettivi assegnati. E’ pertanto fondamentale, piuttosto, l’introduzione di un serio sistema di valutazione dei dirigenti della scuola che non sia inutilmente burocratico e che consenta in modo trasparente ed oggettivo adeguate differenziazioni e valorizzazioni.

Sarebbe erroneo pensare di raggiungere l’obiettivo di maggiore efficienza ed efficacia del sistema dell’Istruzione attraverso metodi offensivi della dignità dei professionisti e lesivi dell’autonomia della figura dirigenziale prevista dall’Ordinamento.

Dislessia Amica Livello Avanzato

AID e Fondazione TIM avviano Dislessia Amica Livello Avanzato il nuovo progetto formativo dedicato alle scuole

Il corso è gratuito e certifica le scuole amiche della dislessia a supporto degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), sensibilizzando gli insegnanti verso le modalità e le strategie di apprendimento più funzionali alla loro inclusione

L’iniziativa è parte integrante del progetto Dislessia 2.0, la piattaforma digitale integrata di Fondazione TIM dedicata ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Anche quest’anno AID con la collaborazione di Fondazione TIM e di intesa con il MIUR, prosegue il suo impegno nel supportare il corpo docente ad implementare le modalità e le strategie di apprendimento più adeguate per gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). È online, infatti, Dislessia Amica Livello Avanzato, il nuovo percorso formativo gratuito, su piattaforma e-learning, fruibile da tutto il corpo docente degli Istituti scolastici italiani di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia.

L’iniziativa è il proseguimento del percorso intrapreso con Dislessia Amica, negli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018, volto ad ampliare le conoscenze e le competenze dei docenti, per rendere la scuola realmente inclusiva. Il programma formativo Dislessia Amica ha finora certificato il 60% delle scuole italiane statali come amiche della dislessia e punta a raggiungere la quasi totalità delle scuole di ogni ordine e grado.

Il corso, con contenuti completamente nuovi rispetto alla prima edizione, ha una durata di 50 ore ed è strutturato in due fasi: la prima prevede cinque moduli obbligatori e comuni per tutti i docenti, intervallati da verifiche intermedie. La seconda fase è, invece, caratterizzata da contenuti specifici relativi al grado scolastico di appartenenza del docente iscritto: infanzia, primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado.

Il percorso di e-learning può essere fruito da tutti gli insegnanti delle istituzioni scolastiche, statali e paritarie, che saranno iscritti al progetto dal proprio dirigente scolastico. Attraverso percorsi metodologici, materiali di approfondimento, indicazioni operative e video lezioni, gli insegnanti potranno apprendere modalità e strategie di apprendimento più funzionali per gli studenti con DSA.

Ogni scuola in fase di registrazione potrà scegliere, nell’ambito delle disponibilità per ciascun turno, il periodo in cui intraprendere il percorso formativo: I° TURNO (marzo-maggio 2019); II° TURNO (ottobre-dicembre 2019); III° TURNO (gennaio-marzo 2020).

Al termine del corso la scuola potrà ottenere la certificazione ”Dislessia Amica – livello avanzato”,se almeno il 60% dei docenti iscritti al corso avrà completato con successo il percorso formativo nel tempo prestabilito. Allo stesso tempo, il singolo docente riceverà un attestato di partecipazione al termine del percorso formativo solo se approfondirà i contenuti di tutti i moduli e completerà i questionari nel tempo prestabilito.

Attraverso questo nuovo progetto, AID si propone di coinvolgere un numero ancora più esteso di scuole e di insegnanti, rispetto ai risultati raggiunti nella prima edizione, e verificare l’impatto complessivo del progetto Dislessia Amica, in termini didattici, attraverso questionari di valutazione e di gradimento.

Dislessia Amica Livello Avanzato rientra in Dislessia 2.0, la piattaforma di Fondazione TIM con un approccio digitale integrato ai Disturbi Specifici dell’apprendimento.

Bimbi trattati come cose inutili

Bimbi trattati come cose inutili

di Vincenzo Andraous

Ancora, ancora e ancora, in un asilo nido, in una scuola materna, in uno spazio dell’infanzia, ancora, ancora e ancora botte, percosse, umiliazioni, ferite profonde, sui bimbi, sui genitori, su una società allo sbando, una collettività ripetutamente colpita alle spalle, a tradimento. Perché di un vero e proprio tradimento si tratta, dapprima culturale, affettivo, comunitario, nei riguardi di creature innocenti, indifese, incolpevoli. Quando accadono queste infamie così ben documentate dalle immagini delle video camere nascoste, non ci possono essere dubbi sui crimini commessi, tanto meno su chi li sta commettendo, e ancor di meno sull’onere della prova, perché inconfutabile. Trattandosi di reati veramente indegni, infarciti di una miserabilità dis-umana inconcepibile, c’è da chiedersi come sia possibile non usare lo stesso metro di misura in tema di giustizia, di giusta punizione. Per un ladro di galline, per qualcuno che ruba al supermercato, in una casa, una macchina, e via dicendo, il delinquente in questione lo si arresta, lo si traduce in carcere, in attesa dell’eventuale dibattimento. Con una differenza, che il ladro di cui sopra può accadere che venga rilasciato perché risultato innocente, estraneo ai fatti, mentre invece chi alza le mani su un bambino, lo strattona e terrorizza, immortalato dalle video camere, dentro immagini inequivocabili che non consentono alcun giochino delle parti, dunque senza alcuna possibilità di farla franca, di affermare che stava scherzando, che si tratta di una esagerazione, peggio, di una percezione sbagliata. Ebbene, questi educatori così “professionali” nel mettere in campo maltrattamenti, lesioni personali e abuso di trattamenti scorretti, mai vengono accompagnati in una cella, più semplicemente allontanati e posti agli arresti domiciliari, mi domando perché? Cosa c’è da tutelare, da tenere in debita considerazione, per fare o agire di rimessa nei confronti di queste persone che non meritano di vedere neppure da lontano le attenuanti prevalenti alle aggravanti. Allora perché dopo tanta infamia, se ne dovrebbero stare al comodo del proprio lettuccio? La dignità ha preso un’altra strada, queste donne, questi uomini che dovrebbero rappresentare l’educazione, esser i veri protagonisti dell’importanza della gentilezza, fautori della pazienza, figli prediletti della pedagogia della nonna, cioè del buon esempio, che significa senza tentennamenti grammaticali, avere profondo ribrezzo di metodi coercitivi o usare le mani come didattica educativa. Credo davvero che la dignità sia andata dispersa come la consapevolezza del proprio valore che dovrebbero custodire sacralmente invece di aggredire verbalmente e fisicamente bambini così piccoli.

Maturità, il credito per terzo e quarto anno va indicato già a fine quadrimestre

da Il Sole 24 Ore

di Eu. B.

Negli scrutini di fine quadrimestre i consigli di classe per le quinte superiori sono chiamati a un adempimento in più: verbalizzare il credito scolastico che gli studenti hanno maturato in vista della prossima maturtà. Da quest’anno, infatti, 40 punti su 100 saranno attribuiti. A ricordarlo è una nota dell’Ufficio scolastico della Lombardia.

La circolare sugli esami
Le istruzioni che il Miur ha inviato alle scuole nei mesi scorsi con la nota 4 ottobre 2018 n. 3050 ricorda che «l’articolo 15 del Dlgs 62/2017 attribuisce al credito scolastico maturato dagli studenti nel secondo biennio e nell’ultimo anno di corso un peso decisamente maggiore nella determinazione del voto finale dell’esame di Stato rispetto alla precedente normativa», elevandolo da 25 a 40 punti. Di cui 12 per il terzo anno, 13 per il quarto anno e 15 per il quinto. Chiedendo alle scuole di renderlo noto alle famiglie entro «gli scrutini di valutazione intermedia». E cioè entro la fine del trimestre o quadrimestre.

La nota dell’Usr Lombardia
In vista di questo adempimento una nota dell’Ufficio scolastico della Lombardia invita i consigli di classe a effettuare «la conversione del credito scolastico conseguito complessivamente nel terzo e nel quarto anno di corso da ciascuno studente» verbalizzandone l’esito. E le scuole a darne notizia attraverso i tradizionali strumenti di comunicazione scuola-famiglie.

Educazione motoria nella primaria finanziata con i fondi per la formazione dei docenti

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Approvato alla Camera il 18 dicembre scorso in modo quasi plebiscitario, il disegno di legge per l’introduzione di 2 ore di educazione motoria nella scuola primaria è già stato depositato al Senato dove potrebbe essere esaminato dalla Commissione già a partire dalle prossime settimane.

12mila docenti specializzati

Il provvedimento prevede appunto l’assunzione di circa 12mila docenti specializzati da inserire nell’organico della suola primaria.
Per la verità l’applicazione della norma è subordinata alla approvazione di un decreto legislativo che il Governo dovrà adottare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di cui si sta parlando ora.
Il percorso non sarà affatto semplice perchè è prevista anche una procedura concorsuale per il reclutamento dei docenti esperti che dovranno possedere una laurea specifica.

Si parte (forse) nel 2021/22. Il problema delle risorse

Un rapido calcolo fa concludere che la novità potrebbe entrare in vigore, nella migliore delle ipotesi, a partire dal 2021/2022: se la legge sarà approvata nei prossimi mesi, il Governo avrà tempo fino alla primavera del 2020 per adottare il decreto legislativo.
A quel punto dovrà prendere avvio la procedura di reclutamento: se il concorso si avviasse nell’autunno del 2020 i vincitori potrebbero assumere servizio a partire dal 1° settembre 2021. Sempre che non intervengano ostacoli politici o amministrativi.
Come è già stato evidenziato nel corso del dibattito che si è svolto alla Camera le risorse fin qui stanziate bastano solamente per avviare una prima sperimentazione: per adesso, infatti, ci sono pochi milioni che possono servire appena per 200 assunzioni al massimo, anche se si parla di un importante “tesoretto” di 400 milioni che il ministero dell’Istruzione avrebbe individuato nelle “pieghe del bilancio”.
Per ora, però, a partire dal 2020, ci sono una decina di milioni all’anno: la metà di questa somma verrà ricavata dai fondi che la legge 107 ha stanziato per le attività di formazione dei docenti.
Nonostante il consenso che tutte le forze politiche stanno esprimendo sulla proposta, il percorso del disegno di legge non sembra quindi in discesa.

Formazione docenti neo-assunti: nuovi materiali

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Sul portale Indire dedicato alla formazione dei docenti neo-assunti o che hanno richiesto il passaggio di ruolo sono disponibili, nella sezione toolkit, alcuni materiali messi a disposizione dalle regioni Campania, Emilia Romagna, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto.

Si tratta di documenti utili per le diverse fasi della formazione raccolti in cartelle zip scaricabili suddivise per tipologie di attività: modelli di patto per lo sviluppo professionale, documenti utili per le visite di studio (schede di osservazione, linee guida), documenti utili per l’attività e l’osservazione peer to peer (modelli di registro, modelli di calendario, modelli di report finale) e modelli di attestazione (attestazione delle ore in presenza, attestazione dell’attività peer to peer).

VAI ALLA SEZIONE TOOLKIT

Concorso Dsga, seconda posizione economica e svolgimento mansioni di Dsga: cosa indicare?

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Agli assistenti amministrativi titolari della seconda posizione economica, che nel medesimo anno scolastico hanno svolto le mansioni di DSGA, sono riconosciuti i punteggi previsti dall’allegato C Lettere C.1 e C.2 del Bando o solamente quello di cui al punto C.1? 

A questa domanda il Miur ha risposto con la FAQ n. 7, precisando che “il medesimo anno scolastico di servizio, ai fini dell’attribuzione del punteggio di cui alla lettera C dell’allegato C del Decreto Ministeriale protocollo 863 del 18 dicembre 2018, può essere valutato una sola volta e in via alternativa. Spetterà al candidato scegliere se indicare di aver prestato l’anno di servizio come assistente amministrativo titolare della seconda posizione economica o, alternativamente, nelle mansioni di DSGA. In questo ultimo caso l’anno di servizio dovrà essere ulteriore rispetto ai tre anni eventualmente utilizzati quale titolo di accesso”.

Regione di svolgimento delle prove

Segnaliamo anche un’ulteriore FAQ, la n. 8, riguardante la regione in cui si svolgeranno le prove:

D: in merito al bando di concorso pubblico per 2004 direttori dei servizi generali ed amministrativi, vorrei sapere se per espletamento delle prove a livello regionale significa che se nella domanda di partecipazione indico Lazio, svolgerò le prove nel Lazio, compresa l’eventuale prova preselettiva?

R: L’art. 2, comma 2 del bando di concorso stabilisce che “Le procedure concorsuali si svolgono su base regionale e per un numero di posti messi a concorso per la singola regione come indicato al successivo comma 8”. Ciò significa che il candidato potrà concorrere per una sola regione. Le prove concorsuali si svolgeranno nella regione prescelta, tuttavia, nel caso in cui i posti disponibili in una regione siano esigui, si procederà ad accorpare le commissioni.

Le altre FAQ

  • D: Al link http://www.miur.gov.it/web/guest/concorso-dsga è scritto “ATTENZIONE: Per poter presentare la domanda di partecipazione al concorso, è necessario registrarsi all’applicazione POLIS. Successivamente all’inserimento dei dati richiesti, l’interessato è tenuto a RECARSI PRESSO UN ISTITUTO SCOLASTICO O UN UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE O PROVINCIALE OPPURE PRESSO l’URP del MIUR, ai fini della sottoscrizione del modulo di adesione prodotto dal sistema e dell’identificazione fisica, che dovrà essere effettuata in presenza del personale MIUR preposto per la conseguente conferma dell’abilitazione.” vuol dire che dopo aver inserito l’istanza devo recarmi a scuola per consegnarla fisicamente?
    R: No. E’ la registrazione al servizio POLIS che implica di doversi recare presso una scuola o un UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE O PROVINCIALE per il completamento della stessa. Una volta completata la registrazione, la fase di inserimento dell’istanza non prevede la presentazione del cartaceo del pdf prodotto.
  • D: Come deve essere registrato il voto di laurea o del diploma di istruzione secondaria di secondo grado?
    R: Per il voto sono a disposizione tre diversi campi numerici: nel primo deve essere inserito il voto conseguito ad eccezione dell’eventuale parte decimale, nel secondo la parte decimale del voto (se il voto è intero inserire 0) e nel terzo la base effettiva con cui il voto è stato conseguito. I diplomi di laurea e le lauree di nuovo ordinamento (LS e LM) hanno base 110. Alcuni diplomi di laurea di vecchio ordinamento (es. politecnico) avevano base 100. Per i diplomi di istruzione secondaria di secondo grado o maturità la base potrà essere 60, per i vecchi diplomi, e 100 per i nuovi diplomi. Infine il campo “lode” va spuntato solo se la lode è stata effettivamente conseguita. Il campo non digitabile corrispondente alla voce “Votazione in centesimi” è calcolato automaticamente dal sistema e rappresenta il valore assunto dal voto di laurea se questo fosse su base 100. Il valore si ottiene con una semplice proporzione matematica.
  • D: Quando all’articolo 2 comma 5 del bando di concorso si afferma che “Ai sensi dell’art. 1, comma 605, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, in deroga ai requisiti di cui al precedente comma 4, sono ammessi a partecipare al concorso gli assistenti amministrativi che, alla data di entrata in vigore della predetta legge, hanno maturato almeno tre interi anni di servizio, anche non continuativi, sulla base di incarichi annuali, negli ultimi otto, nelle mansioni di direttore dei servizi generali ed amministrativi” i tre anni di servizio si intendono svolti solo nelle scuole pubbliche o anche nelle scuole paritarie?
    R: I tre anni interi di servizio si intendono svolti solo nelle scuole pubbliche.
  • D: Sto compilando l’istanza del concorso DSGA e appartengo alla tipologia B (Assistente Amministrativo in possesso del requisito di accesso dei tre anni di servizio, di cui all’art. 2 comma 5 del bando, con diritto alla riserva del 30% dei posti); ho notato che nella sezione del titolo di accesso i servizi in qualità di DSGA sono riportati dal più recente al meno recente per tre annualità. Ho un servizio del 2017/18 ma questo non viene riportato. Perché?
    R. : Il 2017/18 non è fra le annualità che è possibile indicare in quanto, ai sensi dell’art. 3 comma 2 del  Decreto Ministeriale protocollo 863 del 18 dicembre 2018, i tre interi anni di servizio nelle mansioni di DSGA devono essere stati prestati entro l’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (1° gennaio 2018).
  • D: Il mio titolo di laurea specialistica (o magistrale) non è ricompreso tra quelli elencati nell’Allegato A del DM 863 del 18 dicembre 2018, ma è equiparato ad un diploma di laurea vecchio ordinamento, che, a sua volta, è equipollente a uno dei diplomi di laurea vecchio ordinamento, previsti quali titoli di accesso alla procedura concorsuale dal DM 863 del 18 dicembre 2018 ( giurisprudenza, economia e commercio o scienze politiche), posso presentare ugualmente la domanda di partecipazione al concorso?
    R. No, i titoli di diploma di laurea di vecchio ordinamento, laurea specialistica e laurea magistrale che costituiscono titolo di accesso alla procedura concorsuale sono quelli elencati nell’Allegato A del DM 863 del 18 dicembre 2018. Le equipollenze tra le lauree del vecchio ordinamento, normate dai relativi decreti, non possono essere estese secondo una proprietà transitiva ad altre lauree quindi vigono solo per le lauree del vecchio ordinamento e a senso unico, ossia che se un titolo X è equipollente a un titolo Y, il titolo Y non è automaticamente equipollente al titolo X.
  • D: Nel compilare la domanda, ho riscontrato che tra i titoli di preferenza non è contemplato l’esito positivo dello stage presso uffici giudiziari (comma 14 art. 73 D.L. 69/2013). Vorrei sapere sotto quale voce del format inserire il possesso del suddetto titolo.
    R: nella piattaforma Istanze online è possibile selezionare tra le preferenze lo stage svolto presso uffici giudiziari ex art. 73 D.L. 69/2013, conclusosi con esito positivo.

IL BANDO (clicca qui)

Concorso scuola 2019, aperto a tutti i laureati con 24 CFU

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

Come diventare insegnante nel 2019? E’ la domanda che riceviamo spesso nelle prime settimane del nuovo anno. La domanda non è casuale però: la legge di bilancio 2019, fra gli interventi previsti per la scuola e l’istruzione, prevede una riforma del reclutamento per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Adesso che le manovra è stata approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, possiamo dunque analizzare i punti che riguardano proprio il reclutamento di nuovi docenti della scuola secondaria.

Concorso aperto a tutti i laureati

Il primo punto su cui soffermarsi è quello relativo al fatto che i prossimi concorsi per il reclutamento di nuovi docenti nella scuola secondaria prevedono la partecipazione di tutti i candidati in possesso della laurea magistrale ma privi di abilitazione. A questo requisito, tuttavia, deve essere aggiunto il possesso dei 24 CFU, ovvero crediti formativi universitari nelle “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche”, che restano requisito d’accesso come previsto dal Decreto Legislativo n. 59/2017.

Questo vuol dire che per partecipare al prossimo concorso docenti non sarà necessario possedere un’abilitazione all’insegnamento (TFA o SSIS), ma solo i requisti appena descritti, ovvero laurea e 24 CFU.

Per quanto riguarda i posti banditi per il sostegno, oltre ad i requisiti dei posti comuni, sarà necessario avere la specializzazione sul sostegno.

La riforma prevede la possibilità di concorrere in un’unica regione e per una sola classe di concorso “distintamente” per il primo e secondo grado e per i posti di sostegno, a cui si accede, ricordiamo, se in possesso del titolo e della specializzazione.

Si formerà una graduatoria di vincitori che avrà valenza biennale, così come sarà biennale l’indizione delle procedure concorsuali.

La graduatoria sarà composta da un numero di candidati pari, al massimo, ai posti messi a concorso. Pertanto non sono previsti idonei.

Addio al FIT triennale: chi vince farà un anno di formazione e prova

Un altro punto molto importante della riforma del reclutamento è quello dell’abolizione del sistema di formazione iniziale adottato dal decreto Legislativo n. 59/2017, in merito ai tre anni di formazione iniziale e tirocinio che i vincitori di concorso dovevano sostenere prima di entrare in ruolo.

Infatti, in base alla legge di bilancio 2019, il termine FIT viene sostituito in “percorso annuale di formazione iniziale e prova“. Questo percorso sarà annuale, cioè una volta vinto il concorso, il docente dovrà frequentare questo anno di “transizione” alla cattedra definitiva. Prima però sarà necessaria una valutazione finale.
Un volta confermato in ruolo il docente vincitore di concorso, questo dovrà restare altri quattro anni nella stessa scuola in cui ha superato l’annualità di formazione e prova, per un totale di cinque anni di blocco sulla stessa sede.

Le prove del concorso

Le prove del concorso saranno in totale tre: due scritti e un’orale per il posto comune, mentre per il concorso sui posti di sostengo è previsto uno scritto a carattere nazionale e un orale.

Il primo scritto sarà valutato come superato con una valutazione di sette decimi, il suo superamento è necessario per accedere alla seconda prova, che si riterrà superata sempre con sette decimi.

Per quanto riguarda la prova orale, oltre a valutare le conoscenze nelle materie di competenze, verificherà la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B.

Ogni commissione pubblicherà la propria graduatoria per chi ha superato le prove, sommando i punteggi ai titoli.

I precari storici hanno una riserva del 10%

In questa nuova impostazione del reclutamento non è previsto nessun concorso riservato ai precari almeno con 36 mesi di servizio, diversamente da quanto espresso dai decreto attuativo alla legge 107.
Ne consegue che al prossimo concorso docenti potranno partecipare anche i precari storici con almeno 3 anni di servizio negli ultimi otto.
Questi partecipanti, non avranno una procedura riservata ad hoc
, quindi, ma una riserva del 10% dei posti totali sul concorso ordinario per laureati non abilitati.

Inoltre, per questi candidati con tre annualità di servizio negli ultimi otto anni non sono richiesti i 24 CFU e potranno
concorrere in una delle classi di concorso in cui hanno
lavorato almeno 1 anno.

Il primo concorso della riforma nel 2019

L’intenzione del Governo è quella di emanare il primo concorso dopo la riforma già nel 2019. In base a quanto anticipato da fonti parlamentari non è escluso che il bando di concorso del 2019 possa arrivare già prima dell’estate, anche se ovviamente, come l’esperienza insegna, il tutto potrebbe posticiparsi oltre.

Infatti, i tempi necessari per redigere e pubblicare decreto ministeriale e bando di concorso, allegati compresi, potrebbe richiedere diversi mesi.

Regolamento di contabilità: Nuovo Piano dei conti delle istituzioni scolastiche

da Tuttoscuola

Attenzione alta per il recente Regolamento di contabilità del 28 agosto 2018, n. 129, a testimonianza che il nuovo contesto normativo consente di intervenire in modo rapido ed efficace sulla gestione amministrativa delle istituzioni scolastiche.

Nelle more della  pubblicazione della guida operativa, la competente direzione generale (DGRUF) ha provveduto, nel frattempo,  ad adottare un  nuovo piano dei conti in cui l’articolazione degli aggregati di spesa prevista nel programma annuale è stata modificata per consentire una rappresentazione omogenea delle finalità di utilizzo delle risorse da parte delle istituzioni scolastiche e una possibile lettura integrata da parte dell’Amministrazione.
In particolare, rispetto ai progetti, è stato inserito, come già per gli aggregati “A” e “G”, un ulteriore livello di classificazione, non modificabile, mentre sono state modificate/aggiunte voci all’aggregato “A”.

Ciascuna scuola potrà definire e descrivere i singoli progetti/attività come preferisce, ma dovrà classificarli in funzione delle opzioni disponibili; è infatti concesso alle scuole di inserire un terzo livello di classificazione. Non vi sono, pertanto, cambiamenti rispetto ai precedenti schemi in relazione alla descrizione dei singoli progetti/attività, ma esclusivamente rispetto alla classificazione degli stessi.

Con particolare riferimento alle progettualità riferite ai PON, la classificazione delle stesse all’interno del programma annuale dovrà avvenire in funzione della finalità, e non invece della fonte di finanziamento. In tale prospettiva, al fine di determinare la giusta imputazione dei progetti riportati, è necessario conoscere la finalità degli stessi.

Le diverse operazioni gestionali che la scuola effettuerà nel corso dell’esercizio finanziario faranno pertanto riferimento al progetto definito dalla scuola (nel nostro esempio, Inclusione sociale e lotta al disagio 2019 – fondi PON FSE), garantendo una rappresentazione dei fatti contabili puntuale con riferimento ad ogni singolo progetto attivato dalla scuola, in continuità rispetto a quanto accade attualmente.
In sintesi, per ciascuna singola progettualità, fermo restando la necessità di una classificazione della stessa, le scuole avranno un apposito schema per la programmazione e la rendicontazione delle risorse ivi utilizzate, garantendo l’evidenza delle fonti di finanziamento utilizzate.

Segnaliamo in tema di nuovo Regolamento l’esaustivo articolo del direttore generale per le risorse umane e finanziarie del MIUR Jacopo Greco sul numero di dicembre di Tuttoscuola, intitolato “Il nuovo Regolamento amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche e percorso di accompagnamento”.

Il liceo del futuro: sarà quello in cui gli alunni scelgono le materie?

da Tuttoscuola

L’economista Andrea Ichino, insieme a Guido Tabellini (anch’egli economista, già rettore dell’università Bocconi), aveva avanzato già nel 2013, in un fortunato ebook intitolato Liberiamo la scuola(collana ‘I corsivi del Corriere della Sera’), la proposta di sperimentare una scuola fortemente autonoma, gestita da genitori, docenti e enti non profit che definiscono gli obiettivi del progetto educativo negoziandone il finanziamento con le autorità scolastiche nazionali e/o locali, sul modello delle Grant Maintained Schoolsinglesi degli anni Ottanta e delle Charter Schools, tuttora assai diffuse negli Usa.

Un modello in cui il ruolo dello Stato e/o delle autonomie amministrative locali si limita al finanziamento dell’istruzione scolastica pubblica e privata, lasciando alle scuole autonome il compito di gestirla insieme alle famiglie. Proposta non lontanissima da quella storica di Dario Antiseri (“buono scuola” in capo alle famiglie) e da quella più recente del ‘costo standard’, sostenuta da Anna Monia Alfieri, salvo che per il suo carattere marcatamente sperimentale.

Ora, in un corsivo pubblicato lo scorso 11 gennaio sul Corriere della Sera, Ichino integra la sua proposta del 2013 entrando in maggiori dettagli per quanto riguarda le caratteristiche dei piani di studio individuali, che a suo avviso dovrebbero essere costituiti da materie scelte dagli studenti dopo una fase iniziale di esplorazione e orientamento in cui vengono loro offerte materie sia dell’area umanistica sia di quella tecnico-scientifica.  Solo successivamente essi sarebbero tenuti a “decidere, con l’aiuto degli insegnanti, in quali materie continuare con studi avanzati e in quali invece mantenere solo i corsi base obbligatori per tutti”. L’esame finale sarebbe poi centrato solo sulle materie scelte, e le prove sarebbero corrette a livello nazionale in modo standardizzato.

Una maggiore personalizzazione dei percorsi educativi è sostenuta da tempo da Tuttoscuola, recentemente ribadita (si veda il dossier La scuola colabrodo) nell’ambito delle misure suggerite per rimuovere alla radice le cause della dispersione scolastica e per valorizzare i talenti individuali.  I sistemi scolastici come quello italiano che offrono solo ‘pacchetti a menù fisso’, argomenta Ichino, “sono un relitto di una società classista che non vuole la mobilità sociale. Sono anche inadatti a un mondo sempre più incerto, che richiede tempo per capire in quale ambito specifico cercare lavoro e cosa sia necessario per essere adeguatamente preparati”.

Una provocazione, quella di Andrea Ichino, ma ci auguriamo dia luogo, quanto meno, ad un confronto pubblico su un tema di grande rilievo per il futuro della nostra scuola secondaria.

Scuola digitale: l’incerto destino del Piano Nazionale

da Tuttoscuola

Nei giorni scorsi Paolo Ferri, docente di tecnologie didattiche, teoria e tecnica dei nuovi media all’università Bicocca, uno dei più noti esperti consultati dal Miur nella scorsa legislatura per la predisposizione del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), ha lanciato un forte allarme sulla sorte dello stesso piano sostenendo in un documentato articolo pubblicato sul sito Agendadigitale.eu che “Da quando c’è questo Governo sono stati stanziati solo 35 milioni attraverso un solo provvedimento emanato a fine novembre. Di questi, 22 milioni sono dedicati agli ambienti digitali didattici innovativi, 7,5 milioni per potenziare la formazione delle competenze digitali degli studenti e per realizzare iniziative di formazione degli insegnanti, due milioni per le scuole delle aree a rischio e altri 1,5 milioni al premio nazionale scuola digitale”. Cifre ben al disotto di quelle previste dai governi Renzi-Gentiloni, “che avevano stanziato 500 milioni nel biennio 2016-2018”.

Un allarme infondato, ha subito replicato il sottosegretario con delega al Piano, Salvatore Giuliano, che con Paolo Ferri aveva a suo tempo collaborato alla stesura del PNSD: “Non è vero nulla”, ha detto Giuliano, che però non è entrato nei particolari: “Stiamo lavorando e presto vi sarà la costituzione di un comitato scientifico proprio sul Piano nazionale digitale”.

Il timore, se non il sospetto, scrive Ferri citando un articolo di Roberto Maragliano (pedagogista antesignano della scuola digitale) comparso sempre su Agendadigitale.eu, è che la frenata tragga origine dalla constatazione che la scuola italiana, i suoi insegnanti e i suoi dirigenti abbiano ancora “il terrore del digitale: sì proprio il terrore! Un terrore di cui, forse, il ‘governo del cambiamento’ è consapevole e che utilizza, colludendo con un gran numero di insegnanti e dirigenti, per non spingere sul versante di un’innovazione più che necessaria ma ancora osteggiata.  Insegnanti e dirigenti, nella loro maggioranza, temono ancora l’’aumento digitale’ delle nostre istituzioni formative perché esso ne mette radicalmente in discussione i presupposti, la cultura e i fondamenti metodologici oltre che gli strumenti di lavoro”.

Ma se Ferri e Maragliano sostengono con convinzione la causa della digitalizzazione dei processi formativi, altri studiosi esprimono dubbi e riserve, come vediamo nella notizia successiva.

FAQ Handicap e Scuola – 63

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

Sono un insegnante di scuola primaria. Nel plesso in cui lavoro è  inserito un alunno frequentante la terza  con un disturbo oppositivo provocatorio accentuato. In classe  riesce a stare per una o due ore poi con vari pretesti (se viene ripreso per un compito non svolto correttamente, se viene elogiato per compiti o altro ….) esce dalla classe  sbattendo la porta tirando calci, sedie, lancia calci o botte a chiunque li capiti vicino sia adulto che coetaneo, apostrofa le insegnanti con parole offensive, talvolta rientra in classe sale sui banchi butta in terra tutto cio’ che trova strappa fogli, quaderni dei compagni, alcuni giorni anche a più riprese. Le insegnanti relazionano quotidianamente  i comportamenti , da quest’anno ha un insegnante di sostegno per 11 ore , che però non accetta, assume terapia farmacologia ma è  regolata dai genitori per cui dorme un giorno si agita a dismisura un altro. Le insegnanti di classe sono sfinite poiché  i suoi comportamenti  sono imprevedibili e repentini temono per l’incolumità  degli altri. Mi chiedo se sia possibile  una riduzione dell’ orario di frequenza per agevolare in primis l’alunno  che mostra un disagio notevole ma anche i compagni e in ultimo le insegnanti che quotidianamente lavorano con poca serenità.

È necessario convocare il GLHO con urgenza, assicurando la partecipazione di tutti i componenti: della famiglia, degli operatori ASL e di tutti i docenti della classe. Nella riunione sarà utile far presente il comportamento tenuto dall’alunno, sottolineando anche i momenti di tranquillità e aggiungendo le vostre perplessità come qui delineate. Forse il dosaggio dei farmaci deve essere rivisto, ma, in questo caso specifico, spetta all’ASL intervenire per dare le giuste indicazioni alla famiglia. Se i farmaci sono necessari al figlio e loro non li somministrano, qualche assistente sociale potrebbe prendere la scusa per riferirlo al Tribunale dei minori. Per quanto riguarda l’orario scolastico, dato che per l’alunno vige l’obbligo di frequenza, è il caso di verificare se nella scuola ci sono corsi a orario ridotto, in modo che il bambino non veda compromesso il suo percorso formativo; quale seconda ipotesi da accertare vi è la non frequenza delle ore non obbligatorie (ore opzionali) in genere presenti. Parlatene in tale contesto. Ma prima della riduzione dell’orario, sarà necessario valutare quali strategie la scuola possa e debba adottare, in piena sintonia con la famiglia, per gestire le situazioni comportamentali descritte. Al riguardo, suggeriamo di prendere visione della Nota 15 giugno 2010, Prot.n. 4089, in cui trovate precise e utili indicazioni riguardanti gli alunni con ADHD. Se l’ASL dovesse rifiutare di partecipare, adducendo scuse varie, il DS deve contattare il Direttore sanitario e amministrativo del Distretto al fine di pretendere che il personale ASL, data la delicatezza del caso, venga alla riunione, pena segnalazione alla Magistratura dell’omissione di atti di ufficio.

Ho un bimbo in carrozzina che l’anno prossimo andrà in prima elementare, il bimbo è ipovedente grave non parla e non cammina. L’istituto non possiede un ascensore quindi il bimbo dovrebbe rimanere su un solo piano e per entrare ed uscire da scuola deve prendere un ascensore esterno nel retro dell’istituto. Cosa posso pretendere di diritto per mio figlio?

Se nella scuola vi sono aule al piano terra, la classe di suo figlio potrà trovarsi in quel piano, così come, eventualmente la mensa. Se non vi sono aule al piano terra, è necessario che la scuola si attivi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, in modo che il bambino possa frequentare serenamente. Per la questione “via di fuga”, il piano terra resta probabilmente la soluzione migliore. Ne parli con il dirigente scolastico.
Per quanto riguarda, invece, le figure professionali, in base al PEI, elaborato l’ultimo anno di scuola dell’Infanzia, immaginiamo che il GLHO (ossia il gruppo di lavoro formato da tutti i docenti della sezione, voi, in quanto genitori, e gli specialisti ASL) abbia indicato quanto necessario per favorire l’integrazione del bambino: le ore di sostegno (ossia la presenza del docente di sostegno) ed eventualmente la figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione. Se il bambino necessita di assistenza igienica, va fatto presente al Dirigente, il quale provvederà a nominare un collaboratore o una collaboratrice scolastica (ex bidello).

Sono insegnante di sostegno dell’infanzia, vorrei sapere se è possibile la permanenza nella scuola dell’Infanzia di un bambino autistico con ritardo cognitivo medio-grave per 2 anni scolastici

La normativa sull’obbligo scolastico, che inizia per tutti al compimento del sesto anno di età, si applica anche agli alunni con disabilità. Pertanto occorre preparare bene il passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria, pretendendo il rispetto della normativa sul tetto massimo di 20 (con la possibilità di un aumento in percentuale del 10%, ovvero massimo 22) alunni per classe, la richiesta entro maggio o giugno del numero di ore di sostegno e di eventuale assistenza per l’autonomia e/o per la comunicazione, la formazione e l’individuazione di un collaboratore o una collaboratrice scolastica per l’assistenza igienica (se necessaria), l’eventuale trasporto gratuito da chiedere al Comune, etc. Se gli alunni con disabilità rimangono nella scuola dell’infanzia, trattenuti, poi perdono il contatto coi compagni e si troveranno in seguito a vivere con ragazzi più piccoli di loro, dai quali non possono ricevere gli stimoli che, invece, si ricevono dai coetanei e, quando arrivano alla scuola secondaria di primo e di secondo grado si troveranno in difficoltà a integrarsi coi compagni; da non dimenticare il fatto che, se arrivano a iscriversi alla scuola secondaria di secondo grado avendo superato i 18 anni di età, non potranno frequentare i corsi del mattino e dovranno frequentare quelli serali per adulti.

La scuola organizza corsi di formazione sulla sicurezza gestiti da docenti interni per gli studenti alla fine è previsto come da normativa un test. Questi test permettono l’accesso ai nostri laboratori oltre che all’alternanza. A seconda della specializzazione è sufficiente una formazione di base, in altri anche una specifica. Primo quesito. Nella scuola sono presenti due studenti certificati ai sensi della 104 con PEI ob minimi  che sia in terza sia in quarta non hanno potuto frequentare. Il responsabile della sicurezza mi dice che se dovessero tornare a  scuola non li fa entrare nei laboratori. Ho chiesto di fare i test on line mi  ha risposto che non se ne parla. Mi sembra follia dal momento che li isolerebbe dalla classe.
Secondo quesito. Nella medesima scuola ci sono 3 studenti che hanno un PEI differenziato che non sono in grado di fare il test. Hanno frequentato il corso ma così come è strutturato il test non sono in grado di farlo. Il responsabile mi dice che non li farà entrare nei laboratori al mattino.
Terzo quesito. Il responsabile della sicurezza dice che se a scuola c’è un ragazzo con sindrome schizofrenica non deve frequentare i laboratori e quindi non lo ammetterebbe a determinate specializzazioni anche se lo demotiva.
Chiedo eventuali riferimenti normativi per arrivare ad una soluzione sensata.

La certificazione di ammissione ai laboratori è prevista dalla Circolare Ministeriale n. 363/94; ivi è precisato che tale attestato viene rilasciato dall’ASL, che ha formulato la Diagnosi Funzionale. Qualora l’ASL, che può chiedere di visitare i laboratori, ritenesse che i pericoli per l’alunno siano superabili con eventuali opportuni accorgimenti da essa suggeriti (ad esempio utilizzando prese di corrente protette oppure reti divisorie da fonti di pericolo o, ancora, la presenza di assistente per l’autonomia), l’alunno ha diritto alla frequenza dei laboratori e la scuola è obbligata a predisporre tali accorgimenti. Solo se tali accorgimenti non siano materialmente possibili, per quell’anno l’alunno non potrà frequentare i detti laboratori. In merito a ciascuno dei punti da lei sollevati, si fa presente che: 1) tali alunni debbono essere messi in condizione di poter entrare nei laboratori, sulla base di quanto previsto dalla circolare citata, pena il rischio che la scuola venga denunciata per abuso di potere o per discriminazione; 2) a tali alunni si applica quanto detto sopra; 3) per questi alunni è necessario acquisire un parere dell’ASL e comportarsi secondo quanto da essa indicato.

Sono un’insegnante di sostegno nella scuola secondaria di primo grado e quest’anno ho soltanto 9 ore su un ragazzo con un lieve ritardo. Avendo 9 ore seguo soltanto alcune discipline. Mi è venuto un dubbio. Nel PEI devo inserire soltanto le materie da me seguite oppure tutte le materie che il ragazzo segue?

Il PEI, Piano Educativo Personalizzato dell’alunno, è elaborato “congiuntamente” dai seguenti soggetti: a) tutti i docenti della classe (in cui è iscritto l’alunno con disabilità), b) i genitori o esercenti responsabilità genitoriali dell’alunno co disabilità, c) gli specialisti ASL, che seguono l’alunno. Il PEI, pertanto, deve contenere tutte le discipline studiate dall’alunno, siano esse svolte come gli altri (in modo semplificato), siano invece rapportate alle sue effettive capacità (art. 16, c. 2, della legge 104/92).

Sono la mamma di un ragazzo di 12 anni che frequenta la terza media. Un ragazzo educato, che non mi ha dato mai problemi a scuola, con un media alta e distinto nel comportamento. Mio figlio ha in classe una ragazza violenta (sono stata io stessa aggredita da lei), una bulla, ma che dicono che e’ un elemento h (che scopriamo solo quando succedono degli spiacevoli episodi). Martedi scorso mio figlio ha subito in classe un aggressione da parte sua prima verbalmente e poi fisicamente. Mio figlio si e’ difeso ed ha reagito e per questo motivo gli sono stati dati tre giorni di sospensione. Sospensione decisa esclusivamente dalla reggente, il martedi accade l’episodio e il mercoledi mi notifica la sospensione in piena autonomia, senza consiglio di classe e senza ascoltare i ragazzi. Cosa posso fare?

Il tipo di sanzione disciplinare e l’organo scolastico che può irrogarle sono chiaramente regolati dal DPR n. 235/2007, che ha integrato il Regolamento dei Diritti delle studentesse e degli studenti, emanato alla fine degli anni Novanta. A nostro avviso La sanzione irrogata, senza sentire le parti e senza rispettare il DPR citato, è illegittima e può essere contestata avanti al TAR.

Come insegnante specializzato per le attività di sostegno, vorrei sapere se, in riferimento agli esami conclusivi per la scuola secondaria di primo grado, ci sono sostanziali novità nella valutazione degli alunni nel Decreto Legislativo n 62/17 oppure si fa sempre riferimento alla DPR 122 del 2009 o all’art 16 legge 104? Inoltre si aggiunge qualcosa alla circolare ministeriale 48 del 2012 che parlava di prove differenziate come equipollenti? Insomma, avendo sempre scritto giudizi di amminissione con questi riferimenti normativi, dovrò anche inserire il Decreto Legislativo n 62/17? Se sì in quale forma rispetto la normativa precedente che ho citato?

Per quanto riguarda la valutazione, come precisato nel D.Lgs. n. 62/2017, si deve, obbligatoriamente, far riferimento ai criteri indicati, per ciascuna disciplina, nel PEI (citando l’art. 16 della legge 104/92). Le prove d’esame sostenute dagli studenti con disabilità, preparate dalla Sottocommissione, sono prove differenziate con valore “equivalente”, il cui superamento comporta regolare conseguimento del titolo di studio (D.lgs. 62/2017).

Sono una docente di sostegno. Scrivo nel tentativo di poter dirimere una controversia tra docenti che si è sviluppata nella scuola dove mio marito, docente di sostegno di terza fascia, ha avuto un incarico fino al 30 Giugno. Ora, mio marito segue, in un Liceo, per 9 ore settimanali, una ragazza con ritardo lieve, priva di autostima, la quale adempie ai doveri scolastici con grande motivazione e impegno e segue una programmazione per obiettivi minimi. Sul tema della valutazione, il docente di matematica, fratello di un avvocato, asserisce che gli studenti con obiettivi minimi non possano essere valutati con votazioni superiori al 6. La stessa funzione strumentale per l’inclusione scolastica non ha saputo produrre norme giuridiche attestanti il contrario e ha lasciato la questione in sospeso. Potrebbe, Lei, essere così gentile da fornirmi delucidazioni in merito alla suddetta questione?

Va precisato che l’OM 90/2001, all’art. 15, stabilisce che, nella scuola secondaria, il Consiglio di Classe adotti un PEI i cui obiettivi sono “globalmente riconducibili ai programmi ministeriali” finalizzato al conseguimento del Diploma; tale Pei prende il nome di “semplificato”. In alternativa il Consiglio di Classe può adottare, previa acquisizione del consenso firmato da parte della famiglia, un PEI differenziato, i cui obiettivi, personalizzati, consentono allo studente di conseguire un Attestato di partecipazione. Non esiste, nella norma, la dicitura “obiettivi minimi”. Tanto premesso, dato che il PEI, come contenuti e come “criteri di valutazione”, viene predisposto dal Consiglio di classe per ciascuna disciplina, la valutazione farà riferimento unicamente ai criteri indicati nel PEI, con l’attribuzione coerente del voto; ciò significa che il voto, laddove vi siano capacità e potenzialità evidenti, non debba e non può essere appiattito sul “6 politico”, bensì su valori che arrivano fino al 10, coerentemente con i principi indicati dall’art. 16 della legge 104/92.

Sono una docente della scuola primaria. Nella mia scuola docenti a ruolo su sostegno da un anno all’altro a seconda delle circostanze cambiano alunni a loro assegnati. Per me è un fatto grave. Vorrei sapere qual è la normativa sulla continuità didattica del sostegno.

Se un docente si trasferisce o chiede l’assegnazione provvisoria, la sua partenza determina un’interruzione di continuità nelle classi in cui era assegnato. Se invece il cambio di classe dipende da una decisione assunta dal Dirigente scolastico, allora la situazione cambia. È vero che la normativa assegna al Dirigente Scolastico il potere di assegnare i docenti alle classi, ma è pur vero che il principio della continuità didattica è egualmente presente nella normativa e costituisce, a nostro avviso, un limite ai poteri del DS, quando sono in gioco i diritti degli alunni. Vi suggeriamo di rivolgervi al responsabile regionale per l’inclusione scolastica.Se non riusciste a risolvere tramite l’intervento del referente regionale, non vi resterebbe che rivolgervi ai sindacati-scuola o alla Magistratura.

Sono la mamma di una ragazza down di 16 anni frequentante il secondo anno di un liceo… è stata organizzata una gita scolastica alla quale in principio mi è stata negata la partecipazione ad accompagnarla e poi in seguito pretendono che io paghi la mia quota… mi sono rifiutata e dopo molti incontri e facendo presente che esiste una normativa in tema che dice il contrario pretendono che io faccia una domanda scritta per la mia partecipazione… la mia domanda è giusto che io lo faccia… ho paura che nel momento che faccio questa domanda poi mi facciano pagare perché sono io ha chiedere di partecipare… la scuola in merito alla normativa risponde che non la conoscono e che questa normativa non ha nessun valore ne per la scuola ne a livello giuridico

In realtà, essendo l’uscita didattica un’attività della scuola, devono essere i docenti ad accompagnare tutti gli alunni della classe. E se la scuola è pronta a garantire l’accompagnamento con proprio personale, è sicuro che se lei, in quanto genitore, chiede di accompagnare la figlia, dovrà pagare la quota. Pertanto le suggeriamo di non scrivere nulla e di chiedere alla scuola di provvedere, affinché vi sia il numero di accompagnatori adeguato per consentire a tutti gli alunni della classe, quindi anche a sua figlia, di partecipare all’uscita. Se la scuola assicura l’accompagnatore, lasci che sua figlia, che è già grande (l’associazione italiana Persone Down è disposta ad allenare all’autosufficienza), vada da sola con la classe. Concludendo, l’unica possibilità affinché la ragazza non partecipi all’uscita è una vostra libera e autonoma scelta, in quanto genitori. Diversamente, il diniego a prendere parte all’attività, si configurerebbe come discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006.

Vorrei avere un chiarimento sulle prove equipollenti richieste per l’esame di maturità 2019. Mio figlio frequenta la V Liceo Linguistico ad obiettivi minimi ed essendo affetto da tetraparesi spastica abbiamo indicato nel Pei le prove equipollenti con il docente di sostegno che scriva per lui. Il grave danno motorio (art 3 comma 3 ) lo rallenta molto e i docenti hanno scelto gli obiettivi minimi. La domanda riguarda le simulazioni da fare durante l’anno soprattutto per le lingue inglese spagnolo e tedesco per la seconda prova. Come prova equipollente è stata decisa la lettura e comprensione del testo in lingua straniera con 10 risposte (scritte- vero/falso-a risposta multipla) oltre alla produzione di un tema (dettando al prof di sostegno.) Il chiarimento riguarda il tipo di testo che il docente di lingua deve preparare per fare le simulazioni in corso dell’anno. Attendiamo di conoscere le materie a gennaio ma nel frattempo a scuola stanno facendo le simulazioni. Per inglese e spagnolo la comprensione è buona ma per tedesco è più difficile. L’insegnante di tedesco propone lo stesso testo della classe (livello b2 ) con l’unica modifica di prepararlo in 350 parole anziché 500 con la valutazione uguale al resto della classe. Io mi chiedo se mio figlio ha la programmazione per obiettivi minimi il testo dovrebbe essere equipollente agli obiettivi minimi e non al livello di tedesco B2. Infatti gli studenti che comprenderanno tutto il testo correttamente avranno 10. Quindi il testo in lingua per la comprensione dovrebbe essere più semplice essendo l’obiettivo minimo ma come si può richiedere di fare applicare questo nel Pei? Quale deve essere il livello di Lingua (B1 o B2) per la prova equipollente del liceo linguistico per mio figlio?

Gli alunni con PEI semplificato hanno diritto a prove equipollenti, la cui definizione è descritta all’art 6 comma 1 del DPR n. 323 del 1998.

Sono un’insegnante di sostegno di un Liceo. Quest’anno, per la prima volta, seguo una studentessa di 19 anni, inserita in una quinta classe, affetta da Displegia con assenza di linguaggio verbale fluido e intenzionale. Ha sempre seguito programmazioni differenziate. L’uso del computer, introdotto dal mese di settembre, ha consentito di stimolare il dialogo didattico, educativo e relazionale, dando opportunità, a tutto il Consiglio di Classe, di scoprire abilità cognitive inattese, oltre alla presenza di un mondo interiore ricco e aperto alle nuove conoscenze. Al fine di potenziare il processo educativo della ragazza, il Consiglio di Classe, all’unanimità, e anche su richiesta della famiglia, propone una ripetenza del quinto anno, per poter verificare, in un tempo maggiore, quanto gli obiettivi didattici possano avvicinarsi o corrispondere a quelli minimi delle programmazioni curriculari.Ho letto con attenzione le sue considerazioni in merito alla permanenza degli alunni che svolgono programmazioni differenziate, ma vorrei capire se, appellandoci all’autonomia decisionale del Consiglio di Classe, possiamo, con la ripetenza del quinto anno, garantire all’alunna un recupero dignitoso del diritto allo studio.

La mancata presenza all’esame di Stato comporta, da quest’anno, il rilascio automatico dell’Attestato. Per rispondere alla sua richiesta, è responsabilità esclusiva del Consiglio di Classe stabilire l’ammissione o meno alla classe successiva, così come l’ammissione o meno all’esame di Stato. In sintesi, solamente in caso di non ammissione la studentessa potrebbe ripetere l’anno scolastico (decreto legislativo n. 62/2017).

Abbiamo una ragazza con autismo che frequenta una 1^ liceo.Riteniamo che la richiesta per le ore di sostegno non è stata adeguata da parte della scuola, che non vengano erogati strumenti compensativi per lo studio e che per le valutazioni debbano essere utilizzate metodologie adeguate alla difficoltà di nostra figlia. ABBIAMO BISOGNO DI UNA PERSONA ESPERTA IN MATERIA – ANCHE UN LEGALE – CHE CI AIUTI A METTERE NOSTRA FIGLIA IN GRADO DI FARE IL SUO PERCORSO

Se il docente per il sostegno non è in grado di fare quanto voi richiedete, parlando coi colleghi curricolari, potete rivolgervi al Referente regionale per l’inclusione scolastica della vostra Regione. Se anche con questo non si riesce a superare il problema, allora rivolgetevi ad un avvocato, specie per le ore di sostegno, che debbono corrispondere in base a quanto indicato nel PEI (vedasi legge n. 122/2010, art. 10 comma 5).

Sono insegnante di sostegno nella scuola primaria, mi assento x assistere mia sorella tre giorni al mese, prima il DS mi sostituiva, ora non più. Cosa potrei suggerire al D.S.?

Sembra che le classi in cui lei lavora siano formate solo da alunni “a sviluppo tipico”. Acclarato quindi che la classe è formata da tutti gli alunni, quando lei si assenta per i motivi esposti, deve essere nominato un docente? Se per il primo giorno di lezione il Dirigente può nominare personale interno (ad esempio il potenziamento), per i successivi giorni deve incaricare un supplente, magari affidando l’incarico a personale non in servizio e che ha dato la disponibilità ad aumentare, per supplenze, il suo orario di servizio per massimo 6 ore la settimana (cfr. Nota MIUR 8 novembre 2010, Prot. n. 9839). Tenga presente che la nomina del supplente, dopo il primo giorno, deve effettuarsi se le sue assenze sono consecutive. Se sono separate, il D.S. non può nominare supplenti per un solo giorno. Potrebbe però mandare, come già scritto, un docente del potenziamento.

Sono un insegnante di sostegno. Quest anno sono in una scuola superiore di secondo grado. Ho un dubbio su come vengono assegnate le ore dall’usp. Da un primo conto sono scarse 6 ore ad allievo per la succursale. Come si può fare per avere più ore?
La DS non vuole che la documentazione dei ragazzi disabili e dsa sia presente nella sede della succursale. Quindi quando serve visionare la documentazione bisogna andare nella sede centrale dopo l’orario di servizio. Volevo chiedere se c è un riferimento normativo da presentare per avere la documentazione anche in succursale?

1) Se il numero di ore richieste per i singoli alunni risulta nei singoli PEI, allora le famiglie possono pretendere che l’Ufficio Scolastico Regionale rispetti quell’indicazione, in forza della legge n. 122/2010, art 10 comma 5, diffidando la scuola e l’Ufficio Scolastico Regionale a rispettare tale numero e minacciando che, in mancanza, si rivolgeranno al TAR.
2) I docenti hanno diritto di avere anche copia anonima della documentazione e della diagnosi dei singoli alunni, eventualmente contrassegnata da un numero di codice identificativo. Senza la documentazione relativa, infatti, i docenti non sono in grado di impostare e svolgere un PEI adeguato ai bisogni indicati nelle diagnosi medesime.

L’educatore può accompagnare minori a lui in carico in attività esterne al plesso scolastico (gite, soggiorni, attività sportive, ecc…) anche in assenza di insegnanti ?

L’assistente educatore non ha alunni in carico; egli viene assegnato all’alunno con disabilità per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. L’alunno con disabilità, e ciò vale per tutti gli alunni della classe, è affidato agli insegnanti (a tutti gli insegnanti della classe). In caso di viaggi di istruzione o di uscite didattiche o di attività che si svolgono fuori dal plesso scolastico, attività autorizzate dal Dirigente scolastico e che vedono coinvolti tutti gli alunni della classe, fra gli accompagnatori possono esserci figure educative, ma questo non sottrae i docenti dalla presenza in qualità di accompagnatori, responsabili dell’alunno con disabilità a loro affidato.

Il mio istituto ha aderito ad un progetto educativo motorio presso un altro istituto della nostra città. L’insegnante di sostegno di un alunno non è presente nell’ora in cui l’alunno disabile dovrebbe partecipare al progetto prendendo un pulmino per recarsi all’altro istituto. Potrebbe essere accompagnato dall’educatore che in quell’orario sta con l’alunno?

Non ha indicato se si tratta di una scuola Primaria o Secondaria, né di quale tipo di intervento si tratta e, nello specifico, chi vede coinvolti questo progetto. Se lo desidera, ci dia maggiori informazioni al riguardo. Nel frattempo, facciamo presente quanto segue: poiché la scuola è impegnata in percorsi inclusivi, se viene promosso un progetto in orario scolastico, esso deve essere rivolto a tutti gli alunni della classe e non al solo alunno con disabilità.

Sono un insegnante di scuola primaria su posto di sostegno da ormai 22 anni. Seguo da due anni una bambina autistica e sono da molti anni funzione strumentale per l’inclusione nel mio istituto. Ora, dal prossimo anno scolastico risulterò perdente posto per mancanza di alunni certificati. La mia domanda è questa: essendo presente nel mio istituto un posto di potenziamento su posto comune, in cui però la titolare non ha mai effettivamente preso servizio per motivi di salute, non è possibile chiedere il cambiamento in posto di sostegno? Premetto che non è un problema di posto di lavoro, dopo 22 anni potrei chiedere tranquillamente e ottenere il cambio su posto comune e lavorare vicino casa mia…. ma vorrei poter continuare a seguire la funzione che svolgo con passione…

In via di principio riterremmo che la Sua richiesta possa ottenere accoglimento.
Ne parli col DS, il quale prenderà contatti con l’USR. L’unico problema potrebbe essere costituito dal fatto che i posti di sostegno sono creati in presenza di iscrizioni di alunni con disabilità. In mancanza di alunni certificati, potrebbe passare su posto comune nel suo istituto, mantenendo l’incarico di funzione strumentale per l’inclusione.