Al via i tirocini per le persone con sindrome Down

Redattore Sociale del 28-01-2019

Dal Quirinale a Barcellona, al via i tirocini per le persone con sindrome Down

L’AIPD avvia tirocini in tutta Italia e all’estero per 68 giovani e adulti con sindrome di Down. I primi partiranno in questi giorni, diretti al Quirinale e a Barcellona. E’ una “linea” del progetto di orientamento e inserimento lavorativo, che coinvolge in tutto 98 persone in 14 regioni.

ROMA. Partono in questi giorni i primi tirocini (dei 68 previsti) di 3 settimane a Barcellona per giovani con sindrome di Down della rete AIPD. Questi fanno parte di un contingente complessivo di 98 persone con sindrome di Down, coinvolte nel progetto “Chi trova un lavoro trova un tesoro”, promosso da AIPD, l’Associazione Italia Persone Down Onlus. Un progetto avviato nel luglio 2018 e della durata di 18 mesi, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (art. 72 del Codice del Terzo Settore, DLgs N. 117/2017 – annualità 2017), che ha l’obiettivo di accompagnare i giovani con SD verso il lavoro, tramite la costruzione di condizioni e competenze. 

Nell’ambito di “Imparare a lavorare”, che è uno dei tre percorsi previsti dal progetto, dopo una lunga fase di orientamento al lavoro (realizzata tramite 10 incontri locali per sede e 1 seminario nazionale a Roma di 5 giorni) verranno avviate, da fine di gennaio per tutto l’anno, due esperienze di tirocinio per ognuno dei 34 partecipanti: una sul proprio territorio, una in altre realtà (in Italia o all’estero). I giovani con sindrome di Down si metteranno alla prova in esperienze intensive nel settore dell’accoglienza e ristorazione per i tirocini fuori città, ma anche in altri settori per quelli nelle proprie realtà territoriali. Partecipano a questa linea del progetto 9 sedi territoriali: Arezzo, Brindisi, Campobasso, Caserta, Catania, Catanzaro, Potenza, Siracusa, Termini Imerese. Per quanto riguarda i tirocini “fuori città”, in base alle loro competenze e all’esperienza finora maturata, i partecipanti con SD si sperimenteranno in esperienze da un minimo di 1 ad un massimo di 3 settimane fuori, presso diverse realtà.

Chi e dove. Ed ecco, nel dettaglio, le loro destinazioni: dieci persone lavoreranno per una settimana a Roma, presso il Servizio Cucina e Tavola del Quirinale, altre dieci saranno impegnate per due settimane consecutive presso il SUNRISE di Battaglia (SA), l’hotel Melià Genova e l’Hotel ME Milan Il Duca di Milano. Ancora, otto giovani lavoreranno per tre settimane presso l’InOutHostel di Barcellona e Il Crowne Plaza di Amburgo, altre sei saranno impegnate per due o tre settimane presso l’Aqualux Hotel Spa & Suite di Bardolino (VR). Tutti i tirocini “fuori città” coinvolgeranno un “contingente” composto da due persone con SD e un tutor AIPD, provenienti dalla stessa sezione. Le 34 esperienze saranno realizzate in momenti diversi dell’anno.

“Speriamo che questo intenso percorso di orientamento e formazione, vissuto da tutti i giovani con SD con serietà e motivazione“- spiega Monica Berarducci, responsabile dell’Osservatorio sul Mondo del Lavoro di AIPD nazionale – “ sia utile a far trovare loro quanto prima il proprio posto nel mondo del lavoro. Le positive risposte finora pervenute dalle aziende ci fanno pensare che sarà così, se non per tutti, almeno per la maggior parte”.

Simone Indellicato, un ragazzo di AIPD Siracusa, che il prossimo 3 febbraio partirà per Roma, si racconta così: “Sono contento di questa nuova avventura, l’idea di lavorare per la prima volta al Quirinale mi emoziona. Ho capito quanto è importante per me lavorare, essere adulto e responsabile. Voglio continuare a diventare grande e vedere mamma e papà fieri di me.”

Il progetto, in pillole. Il progetto nazionale, avviato nel luglio 2018, coinvolge complessivamente 98 persone con SD e loro famiglie, 41 operatori e 17 volontari di 26 sezioni AIPD: Arezzo, Bari, Belluno, Bergamo, Brindisi, Campobasso, Caserta, Castelli Romani, Catania, Catanzaro, Cosenza, Latina, Livorno, Marsica, Milazzo-Messina, Napoli, Oristano, Pisa, Potenza, Roma, San Benedetto, Siracusa, Termini Imerese, Trento, Venezia-Mestre, Viterbo. L’obiettivo è orientare e avviare al mondo del lavoro 98 persone con SD di diverse età e, parallelamente, formare 42 operatori. Il progetto comprende 3 “linee”, che si rivolgono a differenti territori e beneficiari. Nella linea 2, “Verso il lavoro”, 46 giovanissimi (15-22 anni) di 8 sedi territoriali sono coinvolti in un percorso intensivo di educazione all’autonomia con incontri locali, week end e vacanze. Nella linea 2, “Imparare a lavorare, 34 giovani adulti (23-35 anni) di 9 sedi, avranno la possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro, sia attraverso percorsi di orientamento sia tramite tirocini nelle proprie città, in altre o anche all’estero, per un totale di 64 esperienze. Nella linea 3, “Imparare un lavoro”,18 adulti (23 – 40 anni), di 9 sedi, già formati grazie ad attività di orientamento e tirocini realizzati in precedenti progetti e “pronti” in termini di capacità e consapevolezza, saranno inseriti nel mercato del lavoro tramite tirocini finalizzati all’assunzione.

La formazione degli operatori. A tali azioni saranno affiancati il lavoro di formazione degli operatori (3 seminari, 14 incontri regionali e consulenza a distanza) e famiglie (riunioni e colloqui) e un’intensa campagna nazionale di sensibilizzazione, che avrà l’obiettivo di far conoscere all’opinione pubblica, ma soprattutto alle aziende, le persone con SD e le loro potenzialità come lavoratori. Vista l’importanza dell’orientamento e della formazione ai fini dell’inclusione lavorativa, il progetto prevede la realizzazione di vari strumenti (2 video serie, 1 video racconto finale e 1 pubblicazione), che saranno sperimentati insieme ad altri in essere, per poi essere trasmessi a tutta la rete e alle realtà che perseguono la medesima mission.

Libri e cultura accessibile

Redattore Sociale del 28-01-2019

Libri e cultura accessibile, “la diversita’ e’ un vantaggio” 

L’analisi di Roberto Parmeggiani, presidente del Centro documentazione handicap di Bologna: “Sia che si tratti di persone con disabilità, sia che si tratti di persone di origine straniera, tutti devono essere messi nelle condizioni di avere accesso alla cultura”. Se ne parlerà sabato 9 febbraio. 

BOLOGNA. “Il libro è uno strumento di educazione e cultura. L’accesso alla cultura è uno dei mezzi più importanti che abbiamo a disposizione per realizzare un’inclusione reale”. Roberto Parmeggiani, scrittore ed educatore, è il presidente dell’associazione Centro documentazione handicap, che gestisce la più grande biblioteca specializzata su temi legati alla disabilità. E proprio il Cdh organizza “Il giardino segreto. Convegno nazionale sulla lettura per tutti e i libri accessibili”, in calendario a Bologna sabato 9 febbraio.

Perché è importante riflettere su una cultura per tutti? “Per due motivi. In primis, perché l’accesso a lettura e libri accessibili sta crescendo molto: questo significa crescere bene e insieme. Lo ribadisco: un libro accessibile è un vantaggio per tutti, indipendentemente da un’eventuale disabilità”. L’altro motivo – continua Parmeggiani – è che la cultura è il primo passo verso un contesto davvero inclusivo e accogliente: “Mettere nelle condizioni tutti – persone con disabilità, stranieri – di accedere a tutti i contesti è l’obiettivo”.

Parmeggiani sottolinea, però, la situazione di stallo che riguarda la volontà di costruire contesti inclusivi: “Siamo a un punto morto, ho come l’impressione che lo sguardo sia sempre rivolto al passato. Ancora non siamo riusciti a spostare l’attenzione dal problema all’opportunità. Concentrati sulle diversità, non capiamo che, invece, dovremmo convogliare tutta l’attenzione e l’energia nei processi inclusivi”. E fa l’esempio degli alunni con disabilità che, per legge, devono stare in classe: “All’inizio si agiva così nel rispetto della legge, poi tutti hanno capito che non isolare è un vantaggio per tutti”.

E se l’obiettivo è realizzare contesti inclusivi, è fondamentale cominciare a lavorare già a partire dalla scuola: “Educare i bambini a stare con compagni diversi in contesti diversi farà di loro adulti più aperti e accoglienti”. Ma anche la politica deve fare la propria parte, senza delegare in toto la materia ad associazioni e volontariato: “La politica deve tornare a investire, certo. Ma pensare sempre che il problema lo debba risolvere qualcun altro è sbagliato: tutti possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo, per quanto possa suonare retorico. A scuola, con gli anziani, con il vicino: dobbiamo affrontare con coraggio la paura che la diversità porta inevitabilmente con sé, e superarla con la conoscenza”.

Il convegno “Il giardino segreto” è organizzato in due momenti: la mattinata vedrà una plenaria in Sala Farnese. Eraldo Affinati interverrà sul perché è impote riflettere su una cultura per tutti; Marco Muscogiuri del Politecnico di Milano racconterà di come cambiano i luoghi in cui incontrare i libri. Si parlerà anche di “risposte diverse per diversi lettori” e di temi ritenuti inaccessibili, che in realtà non lo sono, se adeguatamente trasformati. Il programma pomeridiano prevede 5 laboratori tematici divisi tra Fondazione Gualandi e Istituto dei Ciechi “F. Cavazza”: uno sarà sul libro tattile e le indicazioni per realizzarlo, uno sul libro modificato per scrivere, tradurre e giocare con i simboli, il terzo sul metodo Easy To Read, per semplificare un testo senza diminuirne le qualità, un altro sui libri senza parole, per sfruttarne le potenzialità in chiave inclusiva, e infine Storie per tutti su come narrare storie attraverso una pluralità di linguaggi. 

di Ambra Notari

Tasse scolastiche: l’Isee sale a 20mila euro, la platea degli esenti si allarga a 463mila studenti

da Il Sole 24 Ore

di Marzio Bartoloni

Aumenta la platea di coloro che potranno beneficiare dell’esenzione, per motivi legati al reddito, del pagamento delle tasse scolastiche per il quarto e quinto anno della scuola superiore: per essere esonerato totalmente dal pagamento si dovrà essere in possesso di un Isee pari o inferiore a 20mila euro. Un balzo in avanti rispetto all’anno scorso quando la soglia era di 15.748,79 euro. Sul decreto del Miur che individua la nuova soglia Isee per l’esonero dal pagamento è stata sancita giovedì scorso un’intesa in Conferenza Unificata.

Cosa prevede il decreto Miur
«Il valore dell’Isee al di sotto del quale è previsto l’esonero totale del pagamento delle tasse scolastiche per le studentesse e gli studenti del quarto e quinto anno dell’istruzione secondaria di secondo grado è pari a 20.000 euro», recita il decreto ministeriale sul quale è stato raggiunto l’accordo in Unificata. Questa disposizione si applicherà a decorrere dall’anno scolastico 2018-2019 per le studentesse e gli studenti iscritti alle quarte classi della scuola secondaria di secondo grado e a decorrere dal 2019-2020 per gli iscritti alle quarte e quinte classi. Con il nuovo Isee che mette l’asticella più in alto rispetto all’anno scorso la platea dei beneficiari dunque aumenta: secondo la relazione allegata al decreto sono 463.173 gli studenti che ne dovrebbero usufruire per un costo valutato in oltre 11 milioni.

Le tasse
Le tasse scolastiche sono quattro, sono obbligatorie e vanno versate nel corso dell’anno scolastico. Eccole nel dettaglio: la tassa d’iscrizione ammonta a 6,04 euro e viene richiesta dalla scuola al momento di iscrivere lo studente all’anno successivo;  la tassa di frequenza è una tassa annuale dal valore di 15,13 euro. Va devoluta per intero e non è prevista la restituzione nel caso in cui lo studente decide di non proseguire più con l’anno scolastico. Ha validità universale per tutto l’anno, quindi non è necessario pagarne un’altra nel caso in cui lo studente si trasferisca in un altro istituto; la tassa d’esame ammonta a 12,09 euro. Viene pagata al momento in cui si presenta la domanda per partecipare all’esame di Stato o di idoneità. E infine la tassa di diploma: costa 15,13 euro e anche questa va pagata in un’unica soluzione. Il pagamento avviene quando si fa richiesta per avere il Diploma.


Maturità, insieme al diploma arriva il curriculum precompilato

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Dopo l’Isee e il 730 precompilati, che hanno rivoluzionato le abitudini fiscali degli italiani, sta per scoccare l’ora del curriculum dello studente. Anch’esso precompilato. Che debutterà, in una versione mini, già a giugno con l’arrivo della nuova maturità. Per poi trovare una veste definitiva con il prossimo anno scolastico.

La scelta di fornire agli studenti insieme al diploma finale un documento che attesti il livello delle conoscenze e, in futuro, anche delle competenze risale alla Buona Scuola. L’articolo 1, comma 28, della legge 107/2015 definisce il curriculum dello studente un documento in cui raccogliere «tutti i dati utili anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro, relativi al percorso degli studi, alle competenze acquisite, alle eventuali scelte degli insegnamenti opzionali, alle esperienze formative anche in alternanza scuola-lavoro e alle attività culturali, artistiche, di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extrascolastico».

Il secondo step arriva due anni dopo con l’articolo 21 del decreto legislativo 62/2017 sulla maturità. Una volta superato l’esame di Stato – si legge nella norma – al diploma finale verrà allegato il curriculum della studentessa e dello studente che dovrà contenere «le discipline ricomprese nel piano degli studi con l’indicazione del monte ore complessivo destinato a ciascuna di esse» ma anche «le competenze, le conoscenze e le abilità anche professionali acquisite e le attività culturali, artistiche e di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extra scolastico nonché le attività di alternanza scuola-lavoro ed altre eventuali certificazioni conseguite».

Della sua nascita parla anche la circolare ministeriale di ottobre sulla prima prova che i circa 490mila maturandi dovranno sostenere il 19 giugno. Elencando gli step successivi il documento annuncia l’arrivo entro marzo del decreto ministeriale sul diploma finale e sul curriculum dello studente. Stando a quanto risulta al Sole 24 ore del Lunedì, il Dm è pressoché pronto. E conterrà una doppia tempistica per il suo varo. Quest’anno ci si limiterà alla parte “formale”. Intesa come carriera scolastica dell’alunno, con i risultati di tutti e 5 anni, durata degli studi (ad esempio se è stato un percorso sperimentali in 4 anni), e svolgimento dell’alternanza scuola-lavoro. Oltre all’eventuale flessibilizzazione – per chi l’ha fatta – di una parte dell’orario. Una chance che, in teoria, le scuole possono utilizzare nell’ambito del 20% della loro quota di autonomia per arricchire l’offerta formativa. Ma che, in pratica, non sempre sfruttano, complici le note vicissitudine che hanno contraddistinto sin dall’inizio l’organico potenziato. Un insieme di dati che il ministero già possiede e che le scuole valideranno via web.

Per la parte “informale” del curriculum – che conterrà ad esempio le esperienze di volontariato, le certificazioni linguistiche, le pratiche sportive, gli interessi culturali e le competenze acquisite durante l’alternanza – bisognerà attendere invece l’anno prossimo. A quel punto il portale Scuola in chiaro del Miur, da cui si potrà accedere ai curricula dei singoli alunni, diventerà una banca dati preziosa. E, si spera, uno strumento in più per far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro.

Altri 50mila insegnanti pronti a uscire dalla scuola

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La scuola si candida a essere il primo banco di prova per l’impatto di “quota 100” sugli statali. E, alla vigilia della riapertura dei termini di pensionamento che dovrà consentire ai docenti e agli assistenti tecnico-amministrativi di presentare domanda entro il 28 febbraio per uscire con 62 anni di età e 38 di contributi, il rischio di trovarsi dinanzi a una fuga di massa dalle aule appare sempre più concreto.

Al punto che potrebbero essere interessati – secondo stime sindacali – 50/60mila docenti. Che si aggiungerebbero ai 27mila (tra insegnanti e Ata) che hanno già utilizzato la finestra ordinaria (entro il 12 dicembre) sulla base dei requisiti validi fino al 2018.

A disciplinare termini e modalità della riapertura dei pensionamenti nella scuola sarà una circolare congiunta del ministero dell’Istruzione e dell’Inps. L’istituto nazionale di previdenza ha già preallertato le strutture territoriali in vista della mole di pratiche che si troveranno con tutta probabilità a gestire sin dalle prossime settimane.

A prevedere “un finestra” ad hoc per il settore scuola è il decreto che ha introdotto reddito e pensione di cittadinanza e, appunto, quota 100. Agli articoli 14 e 15 il Dl prevede, appunto, che il personale scolastico e Afam a tempo indeterminato possa presentare, entro il 28 febbraio 2019, istanza di cessazione dal servizio «con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno scolastico o accademico (per Afam, ndr)» (vale a dire, nel caso degli insegnanti, con uscita al 1° settembre 2019).

Per usufruire del pensionamento anticipato con quota 100 bisognerà che gli interessati posseggano i requisiti (62 anni e 38 di contributi) al momento dell’entrata in vigore del decreto (così almeno è scritto nel provvedimento).

La circolare Miur-Inps dovrà soprattutto illustrare la procedura da seguire: è molto probabile che il carico di lavoro supplementare gravi quasi per intero sulle segreterie scolastiche (con l’organico già ridotto ai minimi termini), che saranno infatti chiamate, in particolare, a verificare il possesso dei requisiti, gli eventuali servizi dichiarati, e a procedere alla ricostruzione di carriera (per i periodi in cattedra da “supplente”).

Il tema lo hanno ben presente anche i sindacati. «Abbiamo chiesto al Miur un confronto urgente – sottolinea il numero uno della Uil Scuola, Pino Turi -. La sensazione è che si stia sottovalutando il problema. Il rischio, molto concreto, è quello di iniziare il nuovo anno con un esercito di precari in cattedra».

Certo, il numero preciso di uscite aggiuntive con quota 100 andrà valutato anche alla luce dei due disincentivi legati alla nuova procedura: un assegno più basso, in media del 15%-20%, per via della minore anzianità contributiva; e la liquidazione del Tfs che avverrà, subito, solo in parte, fino cioè a 30mila euro (e attraverso un prestito bancario, seppur incentivato).

Il tema è delicato. Soprattutto alle superiori, dove, a oggi, non sono all’ordine del giorno selezioni a cattedra per tamponare le uscite (e comunque, i tempi sarebbero troppo brevi per avere nuovi docenti in ruolo già a settembre).

Divieto di cellulare in classe per prof e studenti: la proposta di Lega e Fi

da Il Sole 24 Ore

di Alessia Tripodi

 Cellulare vietato «nei luoghi e negli orari dell’attività didattica». È l’ipotesi avanzata da due proposte di legge, una firmata da Giorgia Latini della Lega e l’altra dall’ex ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini (Fi), che sanciscono il divieto di smartphone in classe anche per gli insegnanti. Le novità dovrebbero rientrare nella proposta di legge per la reintroduzione dell’educazione civica nella scuola primaria e secondaria , firmata dal deputato leghista Massimiliano Capitanio, che la scorsa settimana ha iniziato il suo iter in Commissione cultura alla Camera.

Bussetti: ok all’uso didattico
Un divieto che però non convince il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti: «L’utilizzo dei device per quanto riguarda la didattica è uno strumento fondamentale – ha detto il ministro – e quindi sono a favore del loro uso, ma soprattutto ho fiducia nei nostri studenti. Credo molto nel loro senso di responsabilità sull’uso consapevole di questi strumenti ai fini di un migliore apprendimento. Condanno invece in maniera decisa l’uso per altri fini».

Cellulari in presidenza
La proposta, dunque, stabilisce il divieto dell’uso a scuola di «cellulari e di altri dispositivi elettronico-digitali», «salvo casi particolari specifici». L’ipotesi è quella di disporre l’obbligo di depositare i cellulari in presidenza e fare riferimento alla segreteria per eventuali chiamate di emergenza. In più, si sottolinea la necessità di promuovere anche «attività di sensibilizzazione degli alunni su diritti e doveri connessi all’uso di Internet e degli altri strumenti digitali, nonché progetti per prevenire e contrastare il bullismo informatico».

In Francia il divieto è già legge
Lo stop al telefono in classe (anche nella pause tra una lezione e l’altra) è già una realtà in Francia. Qui nel giugno scorso l’Assemblea nazionale francese ha votato una proposta di legge della maggioranza di governo, La Republique en Marche (Lrem), che introduce un «divieto effettivo» dei telefoni cellulari nelle scuole elementari e medie dall’inizio del prossimo anno scolastico.

Nel 2017 l’ex ministra Fedeli aveva detto sì al cellulare in classe
Il disegno di legge va nella direzione opposta diquanto previsto nel 2017 dall’ex ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli , che aveva messo in piedi una commissione ministeriale per definire le linee guida per l’uso dello smartphone in classe come strumento di innovazione didattica. L’obiettivo era superare il divieto imposto nel 2007 dall’allora ministro Beppe Fioroni. «Il telefonino è uno strumento che facilita l’apprendimento» aveva detto Fedeli, «una straordinaria opportunità che deve essere governata», che offre ai ragazzi «guidati da insegnanti preparati e da genitori consapevoli» di «imparare attraverso internet». E nel gennaio dello scorso anno era stato reso noto il decalogo del Miur per l’uso del cellulare tra i banchi: 10 punti che vanno oltre il mero divieto per offrire ai docenti gli spunti necessari all’utilizzo delle tecnologie come strumento di conoscenza. Puntando a rafforzare l’alleanza educativa con le famiglie che «non possono – diceva il Miur – delegare l’educazione all’uso del digitale alla scuola».

Ludopatia, nel 2018 il 48% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni si è avvicinato al gioco d’azzardo

da Il Sole 24 Ore

Poco meno della metà (il 48%) dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni si è avvicinato al gioco d’azzardo, e il 46% ha giocato almeno una volta l’anno scorso. Alla fine il 6% poi ha sviluppato pratiche di gioco problematiche. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Nomisma in collaborazione con l’università di Bologna e il gruppo Unipol, sulla base di dati raccolti dall’Osservatorio Nomisma su 10.000 ragazzi.

I motivi che spingono a giocare
I giovani sono spinti al gioco d’azzardo per curiosità (26%),divertimento (23%) o caso (20%). L’8% dei giovani giocatori ha iniziato spinto dalla pubblicità (in tv, su giornali o altri mezzi di comunicazione/nei bonus trovati online).

Sette giovani su dieci spendono in media meno di tre euro a settimana
Per il 75% dei giocatori la spesa media settimanale in giochi è inferiore a 3 euro e il 58% degli studenti non spenderebbe nulla in giochi davanti a un’inaspettata disponibilità di 100 euro.

L’identikit del giocatore problematico
Il giocatore problematico è per lo più maschio, maggiorenne, frequenta istituti tecnici o professionali, ha un rendimento scolastico insufficiente e risiede al Sud.

L’influenza della pubblicità
La pubblicità influenza infatti maggiormente gli under-15 che frequentano istituti professionali (11%), che fanno uso abituale di sostanze d’abuso (14%) o energy drink (12%). La ricerca mette in luce anche che nei giovani giocatori sensibili alla pubblicità l’importo medio speso è di 9,10 euro sulla media di 28 euro medi disponibili grazie alla paghetta, ogni settimana, per esigenze personali.

Stop Classi pollaio, Servizio Studi Camera : risorse insufficienti

da Orizzontescuola

di redazione

La proposta di legge sul superamento delle classi pollaio non potrà vedere la luce nel 2019/20 per mancanza di coperture.

Ne abbiamo già parlato in Stop a classi pollaio, ma solo dal 2020. Cosa prevede la nuova norma

Anche il Servizio Studi della Camera dei Deputati ha evidenziato l’insufficienza delle risorse stanziate, come si può leggere nel dossier sulla PDL, dove, dopo la quantificazione dell’onere derivante dal provvedimento, il predetto Servizio Studi sottolinea quanto segue:

Si segnala che, in base alla tab. A della L. 145/2018 (L. di bilancio 2019),
l’accantonamento relativo al MEF è pari a € 58.819.000 per il 2019, € 76.526.000 per il 2020 ed € 76.792.000 per il 2021, mentre le risorse necessarie sono:

  • Euro 338.500.000 per il 2019;
  • Euro  1.180.000.000 per il 2020;
  • Euro 1.715.100.000 per il 2021;
  • Euro 2.130.000.000 a decorrere dal 2022.

Attendiamo, dunque, la prossima legge di bilancio per gli stanziamenti necessari.

Giornata della memoria, Miur presenta il sito dedicato alle best practice

da Orizzontescuola

di redazione

Pubblicato un Tweet sul profilo social del Miur relativo alla Giornata della Memoria.

Il ministero dell’Istruzione invita con il Tweet a scoprire il portale dedicato alla didattica della realizzato insieme all’Unione delle comunità ebraiche.

Obiettivo dell’iniziativa è quello di creare uno strumento, fra le scuole di tutto il territorio nazionale, dove scambiare le esperienze positive, le “best practise”.

Nuovo esame di maturità, bocciato dai docenti. Studenti in corteo a febbraio. Bussetti: state tranquilli

da Orizzontescuola

di redazione

Non piace questo nuovo esame di maturità agli studenti, infatti, giorno 22 febbraio sono previste in molte città italiane cortei studenteschi per protestare contro questo nuovo cambiamento delle regole degli esami di Stato.

Il NO degli studenti

Tra i principali motivi di dissenso, il tempo. Infatti gli studenti ritengono insufficiente il tempo concesso per la seconda prova. Preoccupazione anche per la prova Invalsi che sarà introdotta il prossimo anno.

Il NO dei docenti

Anche i docenti hanno espresso qualche perplessità. Infatti, un nostro sondaggio avviato tramite la pagina FaceBook ha bocciato il nuovo esame di maturità con un 78% di partecipanti che ha espresso una considerazione negativa.

Maura, ad esempio, afferma che “Non si cambiano i giochi in corso di anno…si doveva dare più tempo ai docenti x preparare i ragazzi

Lerio critica l’abolizione della tesina, perché “dava la possibilità allo studente di mettere in pratica le sue abilità interdisciplinari dando un senso al suo percorso liceale e aprire uno spiraglio alla sua carriera universitaria.

Ierene è favorevole al cambiamento, ma “fatto nei tempi giusti… Non in corso d’anno.

Anche se Claudia commenta “I cambiamenti non sono mai visti bene neanche ai tempi miei…

Bussetti, tranquilli

Ieri, il Ministro Bussetti è intervenuto al TgCome 24 affrontando anche la questione degli esami di maturità. “Agli studenti dico di stare tranquilli, ai docenti di accompagnare i ragazzi verso l’esame, e noi, da parte nostra, abbiamo ben presente la situazione”.

Il Ministro ha anche anticipato che si sta già lavorando sulle tracce e ha, inoltre, assicurato che le griglie di correzione dei compiti garantiranno una maggiore omogeneità a livello nazionale nei giudizi finali.

Bussetti: la costituzione prevede i concorsi, 40.000 nuovi docenti di sostegno. Così abbatteremo precariato

da Orizzontescuola

di redazione

A TgCom 24 ieri il Ministro bussetti ha affrontato diverse criticità relative al mondo della scuola: dalla nuova maturità all’eliminazione del precariato.

A scuola si entra per concorso

Il Ministro Bussetti ha affrontato la questione relativa alla riforma del reclutamento dei docenti che è stata avviata attraverso la nuova legge finanziaria.

Il Ministro ha ribadito che a scuola si potrà entrare soltanto per concorso, ricordando che ciò è previsto dalla costituzione.

40 mila posti di sostegno

Ha, inoltre, ribadito la volontà di avviare i corsi di specializzazione per 40mila nuovi docenti di sostegno in tre anni.

Percorso che è già stato avviato. Secondo precedenti affermazioni, la prima trance potrebbe essere avviata in primavera.

“In questo modo – ha detto Bussetti al TGCom – abbatteremo il precariato

Quota 100 e quota 41, le possibili alternative

da Orizzontescuola

di Consulente Fiscale

Pensione quota 100 requisiti e possibilità nei tre anni, quota 41 nuovi requisiti nel 2019 e possibilità di pensionamento.

Nel 2019 compirò 60 anni e maturerò 36 anni di contributi. Quando potrò andare in pensione ? Grazie

Pensione Quota 41 per precoci

Ho 40 anni di contributi iniziato a lavorare 18/9/78 sono del 1963. Quando andrò in pensione? Grazie per la risposta che spero mi darete

Buongiorno ho cominciato a lavorare dal 1977 all’ eta’ di 14 anni . Ora ho 56 avrei maturato più di 41 anni di contributi. Io riesco andare in pensione come precoce ….attendo risposta grazie

Buongiorno, chiedevo io che ho cominciato a navigare sulle navi e sono attivo da 42anni , lavoro ancora ma sono stanco, sono un marittimo che lavora da 42 anni e mezzo, e detto dall’INPS  ho 40 anni effettivi di contributi, ho 57 anni, in pratica ho cominciato ha versare i contributi da 15 anni e mezzo. Quale possibilità ho di andare in pensione. I marittimi sono usuranti, gravosi, uno po di tutto. Grazie e aspetto con ansia una vostra risposta

Rispondiamo alle tre domande dei lettori con una solo risposta, in quanto simili tra loro.

Per poter accedere alla quota 41 bisogna avere almeno un anno di contributi effettivi,  prima del compimento del 19° anno di età, questa categoria di lavoratori è chiamata “precoci”. Inoltre bisogna trovarsi nelle categorie di tutela, ed esattamente: disoccupati, caregiver, invalidi con una percentuale uguale o maggiore del 74%, lavoro gravoso /usurante. Il requisito contributivo richiesto è di 41 anni, indipendentemente dall’età anagrafica.

Il decreto pensioni, all’art. 17 – Abrogazione incrementi età pensionabile per effetto aumento speranza di vita per i lavoratori precoci, riporta: “Per i soggetti che maturano i requisiti di cui all’articolo 1, comma 199, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 non trovano applicazione dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026 gli adeguamenti di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 e di cui all’articolo 1, comma 149, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 e gli stessi soggetti, a decorrere dal 1° gennaio 2019, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi”.

Quindi, dalla maturazione dei requisiti bisogna attendere tre mesi.

Concorso DSGA: a rischio la riserva del 30% dei posti per gli assistenti amministrativi

da Tuttoscuola

Una notizia che probabilmente non farà piacere soprattutto agli assistenti amministrativi con diritto alla riserva del 30% dei posti. A poche ore dal termine di presentazione delle domande di partecipazione al concorso per l’assunzione di 2004 DSGA il numero dei candidati sembra sfiorare le 80mila unità.

Perché quel numero di 80 mila e più dovrebbe preoccupare gli assistenti amministrativi riservatari? È presto detto.

Gli assistenti amministrativi con diritto di riserva del 30% potrebbero essere non più di 1300-1500.

Poiché questi possibili riservatari dovranno affrontare ad armi pari con gli altri candidati la prova preselettiva senza diritto alla riserva del 30% (che opererà soltanto nelle graduatorie di merito finali), molti di loro, dato l’elevatissimo numero di candidati, potrebbero non riuscire a rientrare nel ristretto gruppo degli ammessi, quantificabile in poco più di 6mila unità.

Supponendo che alla prova preselettiva partecipino 80 mila candidati, vi sarebbero 6 mila ammessi e 74 mila esclusi. Ovviamente sarà più probabile far parte del gruppo degli esclusi che rientrare nel ridotto numero degli ammessi. Una probabilità che non salverebbe gli assistenti amministrativi anche se titolari della riserva del 30% dei posti.

Sarebbe incredibile disporre di questa carta quasi vincente e vedersela svanire prima ancora di arrivare alle prove scritte e orali del concorso.

Gli assistenti riservatari faranno bene, quindi, a non prendere sottogamba la prova preselettiva e a prepararsi, invece, con impegno e serietà, per non dare un calcio alla fortuna.

Pensione con quota 100

Pensione con quota 100: un provvedimento atteso
ma che non modifica la Legge Fornero

Il Decreto Legge che affronta il trattamento di pensione anticipata con la quota 100, introduce in via sperimentale un istituto pensionistico condiviso da molti lavoratori in possesso del requisito o in procinto di raggiungerlo. Rappresenta l’opportunità di uscire dalle gabbie create dalla Riforma Fornero, ma non è affatto risolutivo della legge stessa, soprattutto per i settori privati, in cui la discontinuità di lavoro e quindi di contribuzione, difficilmente consente di raggiungere i requisiti richiesti.

Nel Decreto è presente il riferimento alla legislazione specifica della scuola e dell’AFAM, ma il mancato diritto all’uscita dal 1° settembre/1° novembre 2019 potrebbe essere determinato dai tardivi interventi del MIUR e a cascata dalle tardive certificazioni del diritto a pensione da parte dall’INPS.
Per questo personale abbiamo chiesto al MIUR la riapertura delle istanze di dimissioni dal servizio entro il 28 febbraio 2019, come del resto recita il Decreto Legge stesso.

Nel Decreto Legge sono presenti altre disposizioni pensionistiche che riguardano tutti i settori della Conoscenza, anche privati.

XXVIII Settimana della cultura scientifica

Nota 18 gennaio 2018, AOODGRIC 930
Lancio della XXVIII Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica


Che cosa è la Settimana

Scopo della Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica è di mobilitare tutte le competenze e le energie del Paese per favorire la più capillare diffusione di una solida e critica cultura tecnico-scientifica.
In particolare, la Settimana stimola l’apertura di efficaci canali di comunicazione e di scambio tra l’universo della società civile (che vede in prima fila il mondo della scuola), da un lato, e l’articolato complesso del Sistema Ricerca (università, enti di ricerca pubblici e privati, musei, aziende, associazioni, ecc.), dall’altro.

Si tratta di un compito di importanza decisiva, non solo perché contribuisce alla crescita culturale del Paese, ma anche perché costituisce uno dei presupposti per il pieno esercizio dei diritti democratici dei cittadini, i quali sono chiamati a compiere sempre più spesso scelte (ambiente, genetica, energia, ecc.) che, per essere davvero autonome e responsabili, implicano una solida cultura scientifica di base.

Le Settimane costituiscono anche lo strumento per sperimentare e promuovere l’ambizioso progetto elaborato e sostenuto dal MIUR di dar vita a un sistema nazionale di istituzioni permanenti (musei, centri e città della scienza e della tecnica, università, accademie, ecc.), impegnate nel compito di garantire ai cittadini un’informazione tecnico-scientifica aggiornata e certificata, provvedendo nel contempo alla valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico del quale è ricchissimo il nostro Paese.

La Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica mira in modo del tutto particolare a favorire la partecipazione dei giovani in età scolare alle iniziative in programma. Infatti, è soprattutto ai giovani che possono essere affidate le speranze di un radicale rinnovamento e di un proficuo arricchimento della cultura di base del nostro Paese.
Presso università, industrie, enti pubblici e privati, ecc., vi sono laboratori e musei specialistici che possono mostrare agli studenti l’attività di ricerca scientifica nel nostro Paese, di ieri e di oggi. I giovani potranno osservare direttamente gli strumenti di lavoro, le esperienze e le attività di ricerca e incontrare i ricercatori. Ne può quindi risultare un’esperienza importante per i giovani, capace di influenzare anche le loro scelte future, offrendo un orientamento verso un indirizzo preciso, di studio e di lavoro.

L’iniziativa nazionale delle Settimane (che ha offerto il modello alle Settimane Europee della Cultura Scientifica, promosse nel 1993 dalla CEE per iniziativa del Commissario Europeo per la Ricerca, Antonio Ruberti) si avvale del determinante contributo dei numerosissimi soggetti pubblici e e privati che mettono in cantiere annualmente numerosi eventi offerti al pubblico, nonché dell’incoraggiamento, del supporto e del coordinamento, su scala locale e regionale, che può essere garantito dalle Regioni, dalle amministrazioni comunali e provinciali.

Che cosa offre il programma della Settimana

Convegni e seminari su temi di storia delle scienze e delle tecniche, di attualità scientifica, di riflessione sui fondamenti delle scienze e sulle implicazioni etico-politiche della ricerca scientifica e tecnologica; iniziative di orientamento sul ruolo dei media per la diffusione della cultura tecnicoscientifica, sui metodi per garantire l’aggiornamento permanente degli insegnanti e per far crescere e qualificare il tasso di cultura tecnico-scientifica nel mondo della scuola; riflessioni e sperimentazioni sul ruolo e sui sempre più vasti campi di applicazione delle nuove tecnologie (per la tutela dei beni culturali, per la didattica e la formazione, per la salute e il recupero dell’handicap, ecc.); manifestazioni destinate ad approfondire il tema del rapporto tra diffusione della cultura tecnico-scientifica e crescita delle opportunità di occupazione per i giovani.

Mostre, filmati, cicli di conferenze, forum telematici ecc., su temi di divulgazione scientifica, anche in prospettiva storica.
Presentazione di nuovi progetti, allestimenti, servizi (aperture straordinarie, visite guidate, ecc.)o pacchetti didattici presso i musei scientifici (tecnico-scientifici, naturalistici, medici, etno-antropologici, storici ), gli orti botanici e i parchi naturali, le scuole e gli istituti di ogni ordine e grado che possiedano gabinetti scientifici d’interesse storico e didattico.

“Laboratori aperti” presso le strutture universitarie di ricerca, gli enti di ricerca e le imprese pubbliche e private impegnate nell’innovazione.
Corsi di aggiornamento per insegnanti su tematiche di frontiera della ricerca scientifico- tecnologica.
Programmi di turismo scientifico per le scuole di ogni ordine e grado; iniziative e manifestazioni nel campo della cultura e dell’educazione ambientale.

Mostre, spettacoli teatrali, musicali e multimediali nel campo delle arti visive e “minori”, nell’ambito delle relazioni arti-scienza, storia-scienza e società-scienza, sulle “immagini” della scienza e della tecnica nell’arte, nella letteratura, nella storia e in generale su questioni interdisciplinari.
Qualunque altra manifestazione o forma di comunicazione suggerita dalla creatività dei proponenti, purché efficace in funzione dell’obiettivo di divulgare una seria cultura tecnico-scientifica di base.

Indicazioni per gli organizzatori delle manifestazioni della Settimana

Per poter partecipare alla XXVIII Settimana occorrerà inserire i dati relativi alle manifestazioni, dalle ore 10.00 del 22 gennaio alle ore 12.00 del 25 gennaio 2019, secondo le indicazioni contenute nella guida scaricabile all’indirizzo https://roma.cilea.it/Sirio/

Insieme ai dati informativi sarà possibile inserire testi e foto.
Si ricorda inoltre che,nell’ambito della propria autonomia, i soggetti proponenti le singole iniziative sono responsabili della correttezza dell’informazione prodotta e si assumono interamente gli oneri finanziari di organizzazione e promozione.

E’ dunque necessario:

Presentare iniziative appropriate, per contenuti, per metodologie divulgative e per capacità di coinvolgere un vasto pubblico, in coerenza con gli obiettivi culturali della Settimana;

Ricercare il massimo coinvolgimento degli insegnanti e degli studenti, a tal fine si raccomanda di predisporre, ove possibile, materiali didattici.