Una insufficienza non preclude l’ammissione

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La prima novità della maturità 2019 riguarda i requisiti di ammissione: il consiglio di classe potrà ammettere alle prove anche studenti con una sola insufficienza. In questo caso, servirà «una adeguata motivazione». Restano invariati, invece, i due “paletti” generali: il sei in ciascuna disciplina (comportamento incluso) e l’aver frequentato almeno i tre quarti del monte ore annuale previsto.

Non sono necessari per accedere alle prove, almeno per quest’anno, la partecipazione ai test Invalsi e lo svolgimento delle ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro (ora denominata, percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento). La loro operatività è stata rinviata, per ora, al prossimo anno scolastico.

Che cosa cambia

L’altra grande novità dell’esame di Stato, che partirà il 19 giugno, è la modifica alle prove: gli scritti scendono da tre a due, italiano, uguale per tutti, e materia d’indirizzo. Non c’è più il “quizzone” predisposto da ciascuna commissione. Per quanto riguarda il primo scritto, accanto alla tipologia dell’analisi e interpretazione di un testo letterario, che rimane, vengono introdotte altre due nuove tipologie di prova, l’analisi e produzione di un testo argomentativo e quella della riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo. Il secondo scritto diventa “misto”, con due materie caratterizzanti anziché una sola, come è stato fino allo scorso anno scolastico (latino e greco al liceo classico, matematica e fisica al liceo scientifico).

A cambiare è anche la composizione del voto finale. Che rimane espresso in centesimi, ma il credito scolastico (cioè il punteggio maturato dal ragazzo nell’ultimo triennio) vale fino a 40 punti (invece dei 25 precedenti). I restanti 60 punti spettano alla commissione: massimo 20 per ciascuno dei due scritti, e massimo 20 per il colloquio, dove riconquista un minimo di peso l’alternanza. Non solo. Il nuovo orale non sarà più un’interrogazione a tutto campo, partendo dalla “tesina” elaborata dal ragazzo. Intanto, il colloquio inizierà dai materiali predisposti dalla commissione, che possono essere «testi, documenti, esperienze, progetti, problemi». Serviranno per avviare la prova con il ragazzo, che poi si svilupperà in una più ampia e distesa trattazione di carattere pluridisciplinare. Sempre nel corso dell’orale, oltre all’alternanza, gli studenti verranno “testati” pure su attività e progetti svolti nell’ambito di «Cittadinanza e Costituzione».

Il ruolo dei commissari

In quest’ottica, i commissari dovranno attenersi rigorosamente a quanto previsto nel documento preliminare elaborato dai docenti della classe entro il 15 maggio (che acquista, pertanto, un ruolo sempre più centrale nell’esame di Stato). La commissione è tenuta a predisporre, per ogni classe, un numero di buste con i materiali di avvio del colloquio pari al numero dei candidati, aumentato almeno di due unità. Ad esempio, se i candidati sono 25, saranno predisposti 27 materiali. Il giorno dell’orale, il presidente sottoporrà al ragazzo tre buste fra cui scegliere.

Per quanto riguarda infine le commissioni non ci sono particolari modifiche: presidente esterno, tre membri interni, tre esterni. Il punteggio minimo per superare l’esame rimane 60. La commissione può integrare il voto assegnando un bonus di massimo di cinque punti, se il candidato ha ottenuto un credito scolastico di almeno 30 punti e un risultato nelle prove d’esame di almeno 50 punti. Per la “lode” occorre l’unanimità.

Continui ritocchi: giusto chiedersi se l’esame abbia ancora senso così

da Il Sole 24 Ore

di Luisa Ribolzi

In questi giorni le scuole secondarie di secondo grado di mezza Italia sono impegnate nella simulazione delle prove di maturità. Molte sono anche impegnate a tenere sotto controllo le reazioni, che variano da esasperate a rassegnate, per il fatto che le norme – criticabili – sono state cambiate in corsa. Perché? La mia personale, scettica opinione, è che ogni ministro che entra in carica si svegli una mattina e dica: «E se cominciassimo con il riformare la maturità?».

L’accidentato percorso dell’esame di Stato ha visto tutto e il contrario di tutto. Sono cambiati il punteggio, il numero e il tipo delle prove, i requisiti per l’ammissibilità, la composizione della commissione. Il primo “regolamento speciale per gli esami di licenza liceale” risale al 1877, ma è Giovanni Gentile a introdurre nel 1923 l’esame di maturità, da svolgersi al termine degli studi liceali, con quattro prove scritte, e l’orale su tutte le materie del corso e sui programmi nazionali degli ultimi tre anni. La maturità gentiliana – che la sottoscritta ha svolto sopravvivendo senza danni visibili alla dura prova – dura 48 anni con modifiche di poco conto, fin quando sull’onda del Sessantotto viene riformata dal ministro Sullo, che la riduce a tre scritti e due orali, di cui uno a scelta del candidato e introduce il punteggio finale in sessantesimi.

Dal 1971 n poi

La legge del 1971, nata come sperimentale di soli due anni, in realtà ne dura 30, con qualche ulteriore semplificazione: nel 1997 Luigi Berlinguer, oltre a cambiargli il nome, introduce una terza prova predisposta dalla Commissione e il colloquio su tutte le discipline dell’ultimo anno. Nel 1999 il voto diventa in centesimi, tuttora vigente, anche se i criteri di composizione del punteggio sono cambiati almeno quattro volte. Cambiano i governi, i ministri e la maturità: Letizia Moratti con la legge finanziaria del 2002 riduce le commissioni a due membri interni, più un Presidente esterno unico per ogni istituto, conseguendo un risparmio, se non un miglioramento. Nel 2007, il ministro Fioroni modifica le commissioni, cambia le condizioni per l’ammissione, lascia due prove “disciplinari” (una di italiano e una di indirizzo), un terzo scritto definito “quizzone”, e un colloquio sulle discipline dell’ultimo anno, e introduce l’esame teorico di educazione fisica Le materie oggetto d’esame vengono comunicate a metà anno, divenendo oggetto di acute speculazioni, così come il soggetto del tema, e da quel momento le altre materie cessano di esistere.

Dopo piccole variazioni apportate nel 2008 e nel 2011, arriva la “Buona Scuola”, che con i decreti attuativi del 2017 prevede che la maturità prenda in considerazione, oltre alle due prove scritte canoniche e all’orale, i crediti acquisiti nell’alternanza, la media scolastica dell’intero triennio e il punteggio delle prove Invalsi. Su questa base si erano organizzati i consigli di classe, quand’ecco, due circolari dell’ottobre e del novembre 2018 che prevedono la scomparsa della tesina, e la facoltatività delle relazione sull’alternanza e delle prove Invalsi. Allo scritto di italiano si aggiungono un secondo interdisciplinare e un colloquio che spazia da cittadinanza e costituzione (vale aver ripulito i giardinetti di quartiere durante Clean the World?) all’elaborato multimediale sull’esperienza di alternanza, all’analisi di testi, documenti, esperienze, progetti e problemi «per verificare l’acquisizione dei contenuti delle singole discipline, la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle per argomentare in maniera critica e personale, anche utilizzando la lingua straniera». Richieste che, temiamo, troverebbero impreparata la gran parte dei docenti.

Gli obiettivi della maturità

Di fronte a questa ridda di cambiamenti, la questione non è di capire se le procedure siano migliorate o peggiorate, ma se l’esame in sé abbia ancora un senso. Posto che certamente non misura la “maturità”, ambizione sproporzionata a qualsiasi tipo di esame, e che dovrebbe aver perso quel carattere di rito di passaggio che gli ha assegnato la mitologia della “notte prima degli esami”, o del viaggio in Spagna, mi chiedo se veramente riesce a verificare i livelli di apprendimento e a fornire indicazioni utili per il proseguimento o l’inserimento nel mondo del lavoro, che peraltro tiene in pochissimo conto le indicazioni dell’esame, sia perché le materie oggetto di valutazione cambiano ogni anno, sia perché il punteggio finale è spesso discutibile.

Non parliamo poi di un ipotetico compito di selezione: la scuola ha già ampiamente selezionato nei 13 anni precedenti, e chi viene ammesso agli esami (95%) è praticamente certo di essere promosso, perché le bocciature sono intorno al cinque per mille. Questo rito pressoché inutile ha un costo: nel 2016, benché la retribuzione dei commissari fosse quasi risibile – da un minimo di 570 a un massimo di 3.519 euro lordi – per ogni candidato si sono spesi circa 150 euro. Questo consente una momentanea ricomposizione dei nuclei familiari separati dai trasferimenti e fornisce un modesto introito alle attrezzature turistiche, ma non basta a ridurre i molteplici rifiuti ricevuti dai membri nominati in prima battuta, sostituiti da chiunque sia disponibile ad accettare.

Una soluzione preferibile, gradita alle università e alle imprese, esiste ed è stata ampiamente sperimentata: un attestato di completamento degli studi compilato dal consiglio di classe sulla base del rendimento documentato nel triennio, integrato da esami in entrata collegati al percorso di proseguimento; ma non è possibile adottarla perché il titolo conferito dall’esame ha valore legale. Non servono continue modifiche per ottenere un improbabile esame perfetto; è ora di incominciare a riflettere sul modo migliore per raggiungere quegli obiettivi di orientamento e certificazione delle competenze che la legge prevede, non con un esame puntuale, ma con procedure sistematiche di monitoraggio dell’intero percorso formativo.

Il debutto del curriculum precompilato slitta all’anno scolastico 2019/2020

da Il Sole 24 Ore

di Eu.B.

Il curriculum dello studente sulla carta. Il documento riassuntivo con le competenze degli studenti – che doveva partire già quest’anno in una versione “mini”, contenente le skill formali, e precompilata da parte delle scuole – debutterà solo nel 2019/2020, quando verrà consegnato insieme al diploma. La conferma giunge dall’ordinanza sugli esami che affida al supplemento Europass (su cui si veda l’articolo alla pagina seguente) il compito di sostituirlo.

Previsto dall’articolo 1, comma 28, della legge 107/2015 sulla “Buona Scuola”, il curriculum dello studente è stato poi disciplinato dall’articolo 21 del decreto legislativo 62/2017 sulla nuova maturità. Una volta superato l’esame di Stato – prevedeva la norma – al diploma finale verrà allegato il curriculum della studentessa e dello studente che dovrà contenere «le discipline ricomprese nel piano degli studi con l’indicazione del monte ore complessivo destinato a ciascuna di esse» ma anche «le competenze, le conoscenze e le abilità anche professionali acquisite e le attività culturali, artistiche e di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extra scolastico nonché le attività di alternanza scuola-lavoro e altre eventuali certificazioni conseguite». In base a un decreto ministeriale che doveva arrivare entro fine marzo e che invece è rinviato all’anno prossimo.

Esami del I ciclo, oltre il 99% di promossi

da Il Sole 24 Ore

di Al. Tr.

Lo scorso anno il 98,3% degli studenti è stato ammesso all’esame di terza media e il 99,8% lo ha superato conseguendo il diploma. Il tasso di promozioni è stato del 99,9% tra le studentesse e del 99,8% tra gli studenti. Negli scrutini del primo e del secondo anno si conferma un tasso di promozioni in crescita: 98,1%. Era il 97,7% nel 2016/2017, il 97% nel 2015/2016. Sono i dati sugli esiti degli esami e degli scrutini della secondaria di secondo grado per l’anno scolastico 2017/2018 pubblicati dal Miur, che ricorda come lo scorso anno sia entrato in vigore il decreto legislativo 62/2017 che ha introdotto diverse novità sulla valutazione degli alunni, lo svolgimento dell’esame e la certificazione delle competenze.

I dati a livello regionale
Il 98,3% di ammessi all’esame, scrive il Miur, conferma una tendenza ininterrotta dal 2010/2011. Gli ammessi sono stati il 98% nel 2016/2017 e il 97,6% nel 2015/2016. Il 99,8% di licenziati si conferma stabile per il terzo anno consecutivo. A livello regionale, il dato sui promossi è abbastanza omogeneo. Sardegna, Valle d’Aosta, Sicilia e Piemonte registrano un tasso di ammissioni inferiore rispetto a quello nazionale. Al di sopra della media, invece, Basilicata e Abruzzo, dove il tasso di ammissione supera quello nazionale rispettivamente dello 0,8% e dello 0,6%.

I più brillanti in Puglia e Calabria
I licenziati con voto sei sono stati il 22,1%, quelli con sette il 28,2%, il 23,7% con otto, il 16,6% con nove, il 5,4% con dieci, il 4% con dieci e lode. La regione con il minor numero di sei è l’Umbria (16,2%), quella con il numero maggiore la Sicilia (26,3%). La Valle d’Aosta registra il minor tasso di dieci e dieci e lode (5,3%). Gli studenti più brillanti risultano essere in Puglia e Calabria (13,5% di dieci e dieci e lode). Le studentesse ottengono risultati migliori. Il tasso di promozione è sostanzialmente equilibrato tra la componente maschile e quella femminile. Ma se il 58,8% degli studenti ha conseguito la promozione con voto sei o sette, la stessa percentuale delle studentesse ha riportato un voto pari o superiore a otto.

I risultati degli scrutini
Gli scrutini, spiega il Miur, confermano la tendenza in crescita del tasso di ammissione. Sia a conclusione del primo che del secondo anno, la percentuale di promossi è aumentata di 0,4 punti percentuali rispetto al 2016/17. Nel complesso, la crescita rilevata negli ultimi cinque anni quinquennio è stata pari a 1,7 punti percentuali per il primo anno e 1,6 per il secondo. Considerevole la differenza tra studentesse e studenti. Al primo anno il 98,6% di promosse e il 97,2% di promossi. Al secondo, le rispettive percentuali sono 98,8% e 97,8%. Hanno riportato risultati migliori rispetto alla media nazionale, in termini di ammissioni, gli studenti di Basilicata (+1,1%); Veneto, Abruzzo e Calabria (+0,6%); Emilia e Puglia (+0,5%).

Riparte e punta a crescere ancora #ioleggoperchè

da Il Sole 24 Ore

Riparte #ioleggoperché, la grande iniziativa nazionale dell’Associazione italiana editori (Aie) che punta a formare nuovi lettori, rafforzando nella quotidianità dei ragazzi l’abitudine alla lettura grazie alla creazione e al potenziamento delle biblioteche scolastiche. E che in soli tre anni ha portato fino ad ora oltre 650mila libri nelle scuole italiane.

L’edizione 2019 del progetto – che conferma la collaborazione con il Miur, con il Centro per il libro e la lettura, con l’Associazione librai italiani (Ali) e il Sindacato librai e cartolibrai (Sil), con l’Associazione italiana biblioteche (Aib) e con il supporto di Siae – Società italiana degli autori ed editori, – è partita ieri e culminerà nel periodo 19 – 27 ottobre.

Da ieri e fino al 20 settembre tutte le scuole italiane potranno iscriversi sulla piattaforma www.ioleggoperche.it che, successivamente, permetterà loro anche di raccontare le attività avviate grazie ai libri arrivati con il progetto. Il sito diventerà quindi – con il contributo attivo delle scuole – un osservatorio unico e privilegiato, un’agorà di riferimento della lettura tra i banchi. Dalla fine del mese di aprile anche le librerie potranno iscriversi ed entreranno poi nella fase operativa i gemellaggi tra scuole e librerie.

La parola d’ordine per il 2019 sarà “crescere ancora”: «La partecipazione diffusa delle scuole – ha sottolineato il presidente di Aie, Ricardo Franco Levi – che ha coinvolto nella scorsa edizione 9.195 scuole in tutta Italia, pari a oltre 2milioni di bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni – è il primo grande tassello di un lavoro di squadra che, a partire dagli editori, coinvolge istituzioni, biblioteche, media e privati cittadini per formare i lettori di domani. Vorremmo davvero che tutte le scuole italiane potessero arricchire il loro patrimonio di libri: per questo ci auguriamo che il progetto continui a crescere, grazie alla generosità e al coinvolgimento di tutti. E puntiamo quest’anno a rafforzare la collaborazione con le tv per raccontare, sempre meglio e sempre di più, la dimensione e le ricadute sociali di questa iniziativa. Vorremmo trasformarla in una Bookthon, una specie di Telethon dei libri, per diffondere il più possibile sia la chiamata alla partecipazione sia i valori positivi che le scuole sono in grado di veicolare».

La conferma della dimensione sociale viene anche dai numeri. Un’indagine di approfondimento realizzata dall’ufficio studi Aie (a cui hanno partecipato 2.679 scuole aderenti al progetto 2018) ha evidenziato come i libri di #ioleggoperché siano stati usati nel 54% dei casi per book talk, laboratori, confronti tra studenti, e in un altro 12% per recensioni e schede libro, a opera dei ragazzi stessi, utili a orientare i loro coetanei nella scelta di quali libri leggere, e nel 5% per letture assegnate dall’insegnante. Non solo, però, attività «di classe»: a sorpresa è emerso dall’indagine anche il piacere di portarsi a casa un libro da leggere. Per primarie e secondarie, risulta che spessissimo (40% delle risposte) le scuole hanno evidenziato la scelta spontanea dei bambini e ragazzi di portarsi a casa i libri, e “sempre” o “spessissimo” i ragazzi si sono consigliati tra loro quale libro leggere tra quelli donati.

«Il merito di #ioleggoperché – ha commentato il ministro Marco Bussetti – è che mette in circolo l’amore per i libri e per la lettura. Un’attività unica, che si sostanzia di passione: una parola che vogliamo torni a essere centrale nel percorso formativo dei nostri giovani. Grazie a questa iniziativa, ogni cittadino può entrare in una libreria e fare la propria donazione alle scuole. Gli istituti, per effetto di questa generosità, possono arricchire le loro biblioteche con volumi diversi e più aggiornati. Gli studenti possono attingere a un numero crescente di storie e trovare così nuovi stimoli, per il loro presente e futuro. Questa manifestazione, frutto di un efficace lavoro di squadra, si conferma un eccezionale motore di promozione della lettura. Invito tutti quanti a partecipare a questa nuova edizione e a dare il proprio contributo. Perché la conoscenza è la chiave di sviluppo del nostro Paese».

La mobilitazione delle scuole è già partita con una circolare del ministero: «Nella settimana dal 19 al 27 ottobre 2019 – è scritto – si chiederà a tutti gli italiani di acquistare in libreria un libro da donare per contribuire alla biblioteca di una scuola precisa, con cui la libreria è “gemellata”. Il libro sarà marchiato per sempre dal nome del donatore. Sarà possibile per le scuole anche iscriversi al concorso #ioleggoperché, e organizzare insieme alle librerie, durante i nove giorni di campagna in ottobre, un evento o un’attività in libreria per promuovere #ioleggoperché 2019 e incentivare le donazioni. Aie, attraverso gli editori associati, contribuirà a donare altrettanti libri alle scuole partecipanti che ne faranno richiesta, fino a un massimo di 100 mila copie. Tale momento sarà preceduto e seguito – anche in concomitanza e collaborazione con “Libriamoci” del Centro per il libro e la lettura – dalla presenza nelle scuole di editori, autori, redattori per raccontare le professioni dell’editoria».

Documento del 15 maggio, fondamentale per lo svogimento dell’Esame di Stato. Le novità

da Orizzontescuola

di Giovanna Onnis

I docenti delle classe quinte della scuola Secondaria II grado sono chiamati, in sede di consiglio di classe, a predisporre un documento indispensabile per l’organizzazione e lo svolgimento dell’Esame di Stato.

Si tratta del “Documento del 15 maggio”, una sorta di carta di identità della classe, utile alla commissione d’esame e in particolare ai Commissari esterni e al Presidente di commissione per avere informazioni sulla classe, sui programmi svolti, sulla metodologia adottata, sugli strumenti didattici utilizzati, sui criteri di valutazione adottati nel corso dell’anno scolastico e sulle simulazioni delle prove d’esame svolte durante l’anno.

Predisposizione del Documento del 15 maggio

La predisposizione del Documento del 15 maggio deve rispettare i criteri stabiliti nell’OM n.205/2019, con la quale il MIUR fornisce le istruzioni e le modalità organizzative e operative per lo svolgimento dell’Esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado per l’anno scolastico 2018/2019.

Come indicato nell’art.6 della succitata ordinanza ministeriale, che fa riferimento all’art.17 comma 1 del D.lgs n.62/2017, ai fini dello svolgimento dell’esame di Stato, il consiglio di classe elabora, entro il 15 maggio di ciascun anno, un documento che esplicita i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo, i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti, nonché ogni altro elemento che lo stesso consiglio di classe ritenga utile e significativo ai fini dello svolgimento dell’esame.

Il documento illustra, inoltre, le attività, i percorsi e i progetti svolti nell’ ambito di «Cittadinanza e Costituzione», realizzati in coerenza con gli obiettivi del PTOF, e le modalità con le quali l’insegnamento di una disciplina non linguistica (DNL) in lingua straniera è stato attivato con metodologia CLIL.

Prima dell’elaborazione del testo definitivo del documento, i consigli di classe possono consultare, per eventuali proposte e osservazioni, la componente studentesca e quella dei genitori.

Documento del 15 maggio e privacy

Nella redazione del documento i consigli di classe devono tenere conto delle indicazioni fomite dal Garante per la protezione dei dati personali con la nota del 21 marzo 20 17, prot. 10719, avente come oggetto la diffusione di dati personali riferiti agli studenti nell’ambito del documento del 15 maggio.

In tale nota si sottolinea che “È importante che le scuole del sistema nazionale di istruzione, nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, agiscano nel pieno rispetto dei diritti e delle liberta fondamentali, nonché della dignità degli studenti, anche con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali

Le criticità emerse negli anni scorsi, con indebite diffusioni di dati personali riferiti a studenti, anche tramite la rete internet, da parte di numerose istituzioni scolastiche, in relazione alle modalità di redazione del documento del 15 maggio, come recita la succitata nota del Garante per la protezione dei dati personali, hanno reso necessaria la predisposizione di un documento esplicativo che è stato trasmesso a tutte le scuole interessate. Si tratta di un documento nel quale sono riportate specifiche indicazioni sulla corretta redazione, sulla base della disciplina in materia di protezione dei dati personali, del richiamato documento del 15 maggio.

Considerando che il documento del 15 maggio deve essere immediatamente affisso all’albo dell’Istituto, consegnato in copia a ciascun candidato e che chiunque è interessato può estrarne copia, il Garante ritiene opportuno fornire precise indicazioni per la sua predisposizione al fine di evitare di divulgare informazioni che possano violare la privacy degli studenti.

Nel paragrafo 3 del documento il Garante sottolinea che “[….] a fronte di specifici obblighi normativi che impongono la diffusione di atti o documenti amministrativi, le amministrazioni pubbliche prima di mettere a disposizione sui propri siti web istituzionali atti e documenti amministrativi contenenti dati personali, devono verificare che sia espressamente previsto I’ obbligo di pubblicare anche dati personali, ovvero valutare, caso per caso, se tale diffusione sia effettivamente necessaria rispetto alle finalità sottese alla diffusione del documento (art. 4, comma 1, lettera m), e art. 19, comma 3, del Codice, con riguardo ai dati comuni, nonché artt. 20, 21 e 22, comma 11, con riferimento ai dati sensibili e giudiziari)”

Il Garante ritiene, quindi, che non vi sia alcuna necessita di fornire alla commissione esaminatrice dati personali riferiti agli studenti in un documento che ha come finalità quella di mettere in evidenza il percorso didattico e formative di ciascuna classe e di orientare la commissione nell’organizzazione e nello svolgimento dell’Esame di Stato

Quali allegati

Al documento del 15 maggio possono essere allegati eventuali atti e certificazioni relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l’anno in preparazione dell’esame di Stato, ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, previsti dal D.lgs. n.77/2005, agli stage e ai tirocini eventualmente effettuati.

Per le classi articolate e per i corsi destinati a studenti provenienti da più classi, il documento del consiglio di classe è comprensivo della documentazione relativa ai gruppi componenti

Documento del 15 maggio: utile per organizzazione del colloquio d’esame

La commissione dovrà tenere conto del documento del 15 maggio nell’espletamento dei lavori relativi all’Esame di Stato e, in particolare, nella predisposizione dei materiali per il colloquio, ai sensi dell’articolo 2 comma 5 del DM n.37/2019, dove si chiarisce quanto segue:

La commissione d’esame dedica un’apposita sessione alla preparazione del colloquio. Nel corso di tale sessione,la commissione provvede per ogni classe, in coerenza con il percorso didattico illustrato nel documento del consiglio di classe,alla predisposizione dei materiali di cui al comma1 da proporre in numero pari a quello dei candidati da esaminare nella classe/commissione aumentato di due. Il giorno della prova orale il candidato sorteggerà i materiali sulla base dei quali verrà condotto il colloquio. Le modalità di sorteggio saranno previste in modo da evitare la riproposizione degli stessi materiali a diversi candidati.”

L’organizzazione del colloquio sarà effettuata, quindi, sulla base di quanto indicato nel documento del 15 maggio e la commissione d’esame proporrà al candidato di analizzare testi, documenti, esperienze, progetti e problemi , in sintonia con le indicazioni fornite dal consiglio di classe nel documento del 15 maggio, per verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, nonché la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e metterle in relazione per argomentare in maniera critica e personale

Tutto sulla nuova maturità

Graduatorie ad esaurimento, a breve aggiornamento triennio 2019/22

da Orizzontescuola

di redazione

Al Miur si lavora per l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il triennio 2019/20, 2020/21, 2021/2022.

Aggiornamento GaE: nota agli Uffici

Il Ministero, come già riferito, ha inviato agli uffici scolastici territoriali una nota con le indicazioni relative alle operazioni propedeutiche all’aggiornamento delle graduatorie.

Tra le indicazioni quelle relative al depennamento dei diplomati magistrale che hanno già ricevuto le sentenze di merito che negano l’inserimento nelle predette graduatorie.

Aggiornamento GaE: si può chiedere trasferimento in GaE esaurite?

Il Miur sta approfondendo con gli uffici legali la questione relativa alla possibilità di chiedere l’inserimento in province in cui le GaE sono esaurite.

E’ probabile che il dubbio venga sciolto e comunicato nel corso dell’informativa che il Miur fornirà ai sindacati.

Aggiornamento GaE: quanti docenti ?

Secondo i dati forniti dalla Cisl scuola, in GaE sono presenti in totale 35878 docenti di posto comune, di cui 1707 di sostegno. Questi i dati per i diversi gradi di istruzione:

Anno prova neoassunti e FIT, al via la registrazione dei tutor. Questionario e attestato

da Orizzontescuola

di redazione

Aperta sull’ambiente online dell’Indire la funzione per la registrazione dei tutor dei docenti in anno di formazione e prova.

Anno prova neoassunti e FIT: registrazione tutor

La registrazione riguarda i tutor sia dei docenti neoassunti e con passaggio di ruolo sia dei docenti FIT.

Qui il link per registrarsi

Anno prova neoassunti e FIT: cosa fa il tutor in piattaforma

I tutor, nell’ambiente online, possono:

  • compilare un questionario di monitoraggio relativo all’esperienza fatta;
  • scaricare il relativo attestato.

Il questionario è volto a raccogliere, per ciascun docente assistito, l’opinione del tutor relativa all’esperienza di peer to peer ossia all’osservazione in classe. La finalità è quella di monitorare l’efficacia di tale fase del percorso formativo.

L’invio del questionario permetterà di scaricare l’attestato sull’attività di tutoraggio effettuata.

Nell’ambiente dedicato ai tutor, infine, sono disponibili i contenuti formativi su “L’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile”, realizzati da ASviS– MIUR nel quadro del protocollo d’intesa siglato a novembre 2016 e finalizzato a “favorire la diffusione della cultura della sostenibilità” nelle scuole in modo che le medesime diventino portatrici di tale istanza.

Qui il link per registrarsi

Vacanze di Pasqua, ponte lungo in diverse regioni

da Orizzontescuola

di redazione

Con le vacanze di Pasqua che quest’anno è molto alta (21 aprile) si avvicina il ponte più lungo dell’anno. Dal 18 aprile 2019 (giovedì santo) al 2 maggio per chi vuole includere tutti gli ultimi ponti dell’anno, oppure al 29 aprile.

Rientra dalle vacanze di Pasqua il 29 aprile prossimo il personale scolastico di Campania e di Trento.

Il 26 aprile tornano docenti e studenti della Valle d’Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia.

In Lombardia, Lazio, Marche e Sardegna si ritorna a scuola il 23 aprile, in Liguria le lezioni ricominciano il 22 aprile.

Ricordiamo che i calendari possono subire delle variazioni in nome dell’autonomia scolastica, per cui anche laddove il 24 aprile non è segnato dal calendario regionale potrebbe essere stato deciso come sospensione delle lezioni da parte delle scuole.

Le date per ogni regione

Val d’Aosta – dal 18 aprile 2019 al 24 aprile 2019

Trento – dal 19 al 27 aprile 2019

Bolzano – dal 18 al 23 aprile 2019

Veneto – dal 18 al 24 aprile 2019

Friuli Venezia – Giulia – dal 18 al 24 aprile 2019

Piemonte – dal 18 al 24 aprile 2019

Lombardia – dal 18 al 23 aprile 2019

Liguria – dal 18 al 22 aprile 2019

Emilia – Romagna – dal 18 al 23 aprile 2019

Toscana – dal 18 al 23 aprile 2019

Umbria – dal 18 al 24 aprile 2019

Lazio – dal 18 al 23 aprile 2019

Abruzzo – dal 18 al 24 aprile 2019

Marche – dal 18 al 23 aprile 2019

Campania – dal 18 al 27 aprile 2019

Molise – dal 18 al 24 aprile 2019

Basilicata – dal 18 al 24 aprile 2019

Calabria – dal 18 al 24 aprile 2019

Puglia – dal 18 al 24 aprile 2019

Sicilia – dal 18 al 24 aprile 2019

Sardegna – dal 18 al 23 aprile 2019

Calendario scolastico 2018/19

Maturità, prova scritta di italiano: martedì 26 marzo nuova simulazione

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Si svolgerà martedì 26 marzo, come da circolare Miur n. 2472 dell’8 febbraio scorso la seconda simulazione della prova scritta di italiano relativa agli Esami di Stato 2018/2019 conclusivi della scuola secondaria di secondo grado.

Dove prelevare le “tracce”

Le “tracce” delle simulazioni verranno proposte a quasi mezzo milione di studenti iscritti al quinto anno di scuola superiore e saranno pubblicate, partire dalle ore 8.30, nella sezione “Esami di Stato” del sito internet del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Dal dicastero di Viale Trastevere ricordano anche che giovedì “2 aprile è invece in calendario la pubblicazione di esempi di tracce per la seconda prova scritta”.

“Le simulazioni – continua il Miur – fanno parte di un pacchetto di azioni fortemente voluto dal Ministro Marco Bussetti per accompagnare scuole, studenti e docenti verso il nuovo Esame di Stato ridisegnato dal decreto legislativo 62 del 2017”.

Approfondimenti sulla nuova maturità 2018/19

Il ministro dell’Istruzione spiega come sarà la maturità 2019 (VIDEO).

Le slide ministeriali della maturità 2019.

Indicazioni metodologiche e operative

Documento di lavoro per la preparazione delle tracce della prima prova scritta

Sullo stesso argomento:

Maturità 2019, a breve le altre simulazioni. Cosa c’è da sapere

Esami di Stato I ciclo, on-line gli esiti relativi all’a.s. 2017/2018

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

La percentuale di studenti ammessi a sostenere le prove dell’esame di Stato conclusivo della scuola secondaria di I grado, nell’a.s. 2017/2018 è in leggero rialzo rispetto all’anno scolastico precedente (98,3%), mentre è stabile il tasso di promozione (99,8%).

Lo si legge nel Focus “Esiti dell’esame di Stato e degli scrutini nella scuola secondaria di I grado” appena pubblicato dal Miur.

A livello territoriale, se da un lato il dato sulla percentuale degli alunni licenziati si presenta piuttosto omogeneo, più sensibile risulta invece la percentuale di ammissione. In particolare,
Sardegna, Valle d’Aosta, Sicilia e Piemonte sono le regioni i cui docenti in sede di scrutinio hanno ammesso a sostenere l’esame conclusivo del I ciclo una percentuale di studenti inferiore rispetto a quanto registrato a livello nazionale. Di segno opposto le variazioni registrate in corrispondenza dei dati di Basilicata e Abruzzo dove il tasso di ammissione supera quello nazionale
rispettivamente di 0,8 e 0,6 punti percentuali.

Per quanto riguarda i voti, oltre la metà degli studenti (51,9%) si concentra in corrispondenza delle fasce di voto “sette” e “otto”.

Di anno in anno è andata comunque gradualmente a diminuire la percentuale di licenziati con la sufficienza che è passata dal 25,3% dell’a.s.2014/15 al 22,1% dell’a.s.2017/18.

Riguardo ai licenziati con “dieci” e “dieci e lode”, gli studenti
della Valle d’Aosta sono quelli che per quest’anno scolastico si sono concentrati in percentuale minore nella fasce di voto “dieci” e “dieci e lode” (5,3% in totale); in particolare, sono le “lodi” ad essere in percentuale minore rispetto al tasso nazionale (1,8% contro il 4%). Per contro, gli studenti di Puglia e Calabria sono quelli che hanno ottenuto risultati più brillanti: 13,5% di “dieci” e “dieci e lode” rispetto al 9,3% del dato italiano.

Infine, dall’analisi dei risultati emerge che le ragazze
raggiungono risultati più brillanti rispetto ai colleghi maschi. Se il 58,8% degli studenti di genere maschile si è licenziato con un voto pari a “sei” o “sette”, la stessa percentuale della componente femminile ha conseguito un risultato pari o superiore all’”otto”.

In media, le ragazze ottengono una valutazione finale di 0,5 superiore a quella dei colleghi maschi.

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Modello 730/2019 e School bonus

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Il credito d’imposta “School bonus” spetta a chi effettua erogazioni in denaro in favore degli istituti del sistema nazionale di istruzione, cioè istituzioni scolastiche statali, istituzioni scolastiche paritarie private e degli enti locali.

In particolare, viene riconosciuto per queste tipologie di investimenti:

  • realizzazione di nuove strutture scolastiche
  • manutenzione e potenziamento di quelle esistenti
  • interventi  per il miglioramento dell’occupabilità degli studenti

e per queste tipologie di contribuenti:

  • persone fisiche
  • enti non commerciali
  • soggetti titolari di reddito d’impresa.

Nel modello 730/2019 nel rigo G10 è necessario indicare l’ammontare, fino a 100.000 euro, delle erogazioni liberali in denaro effettuate in favore di tutti gli istituti del sistema
nazionale di istruzione destinate alle suddette finalità.

Gli istituti del sistema nazionale di istruzione comprendono le istituzioni scolastiche statali e le istituzioni scolastiche paritarie private e degli enti locali.

Il credito d’imposta spetta a condizione che le somme siano versate all’entrata del bilancio dello Stato sul capitolo n. 3626, denominato «Erogazioni liberali in denaro per gli investimenti in favore degli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per gli interventi a sostegno dell’occupabilità degli studenti da riassegnare ad apposito fondo del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ai sensi dell’art. 1, comma 148, della legge 13 luglio 2015, n. 107», appartenente al capo XIII dell’entrata, codice IBAN: IT40H0100003245348013362600.

Il credito d’imposta spetta anche per le erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti effettuate in favore delle scuole paritarie, effettuate su un conto corrente bancario o postale intestato alle scuole paritarie beneficiarie stesse, con sistemi di pagamento tracciabili.

Per le predette erogazioni liberali è riconosciuto un credito d’imposta pari al 65 per cento delle erogazioni effettuate nel 2016 e nel 2017 e pari al 50 per cento di quelle effettuate nel 2018.

Il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo. La parte della quota annuale non utilizzata (rigo150 del Modello 730-3) è fruibile negli anni successivi ed è riportata in avanti nelle dichiarazioni dei redditi.

Viaggi di istruzione, dalla Polstrada il vademecum per viaggiare sicuri

da La Tecnica della Scuola

Maturità 2019, criteri di nomina dei commissari. La nota del Miur

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

Con la nota 4204 dell’8 marzo 2019, è stato trasmesso il Decreto Ministeriale in corso di registrazione prot. 183 del 5 marzo 2019, che in 17 articoli disciplina la nomina dei commissari e dei presidenti delle Commissioni dell’esame conclusivo del II ciclo di istruzione e i requisiti per l’accesso all’elenco regionale dei presidenti di commissione.

Le commissioni giudicatrici saranno formate da tre membri interni, tre esterni. Il presidente della commissione sarà esterno.

Sia i commissari esterni che il presidente sono nominati dal dirigente preposto all’Ufficio scolastico regionale. I commissari interni sono invece designati dai competenti consigli di classe

Maturità 2019: chi deve presentare domanda

Il decreto precisa che sono tenuti a presentare istanza di inserimento nell’elenco regionale i dirigenti scolastici in servizio preposti a istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado,
ovvero a istituti di istruzione statali nei quali funzionano corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado e i dirigenti scolastici in servizio preposti ai convitti nazionali e agli educandati femminili.

Possono presentare istanza di inserimento nell’elenco regionale:

a) i dirigenti scolastici in servizio preposti a istituti statali del primo ciclo di istruzione;
b) i docenti in servizio nelle istituzioni scolastiche dell’ istruzione secondaria di secondo grado statale, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo;
c) i dirigenti scolastici di istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado, collocati a riposo da non più di tre anni;
d) i dirigenti scolastici di istituti statali d’istruzione del primo ciclo collocati a riposo da non più di tre anni;
e) i docenti di istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali, collocati a riposo da non più di tre anni.

Maturità 2019: i criteri di nomina dei presidenti di commissione

I presidenti di commissione sono nominati annualmente dal dirigente preposto all’Ufficio scolastico regionale attingendo esclusivamente dall’elenco regionale.

I termini di presentazione delle istanze di nomina e il relativo procedimento sono definiti a cura della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione. I predetti aspiranti, nel rispetto del principio dell’alternanza dei percorsi nelle scuole di istruzione secondaria di secondo grado, riportate nel Bollettino ufficiale integrato con l’elenco delle scuole paritarie, sono nominati in base al seguente ordine di precedenza:

a) dirigenti scolastici in servizio preposti a istituti statali d’istruzione secondaria di secondo grado, ovvero a istituti statali di istruzione nei quali funzionano corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado, e dirigenti scolastici in servizio
preposti ai convitti nazionali e agli educandati femminili, i quali sono tenuti a presentare istanza di nomina;

b) dirigenti scolastici In servizio preposti a istituti statali del primo ciclo di istruzione;

c) docenti in servizio in istituzioni scolastiche dell’istruzione secondaria di secondo grado statale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo, compresi in una graduatoria di merito nei concorsi per dirigente scolastico;

d) docenti in servizio in istituzioni scolastiche dell’istruzione secondaria di secondo grado statale, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo, che abbiano svolto, per almeno un anno nell’ultimo triennio, compreso l’anno in corso, incarico di presidenza;

e) docenti in servizio in istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo, che abbiano svolto, per almeno un anno nell’ultimo triennio, compreso l’anno in corso, incarico di collaboratore del dirigente scolastico, ai sensi dell’articolo 25, comma 5, del decreto legislativo n.165 del 2001;

f) docenti in servizio in istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo, provvisti di laurea almeno quadriennale o specialistica o magistrale;

g) docenti in servizio in istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo;

h) dirigenti scolastici di istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado, collocati a riposo da non più di tre anni;

i) dirigenti di istituti statali d’istruzione del primo ciclo collocati a riposo da non più di tre anni;

l) docenti di istituti di istruzione secondaria di secondo grado statali, collocati a riposo da non più di tre anni.

Maturità 2019: criteri di nomina commissari esterni

I termini di presentazione delle istanze di nomina a commissario esterno e il relativo procedimento sono definiti a cura della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione.

I commissari esterni sono nominati,  nel rispetto del principio dell’alternanza dei percorsi nelle scuole di istruzione secondaria di secondo grado riportate nel Bollettino ufficiale, integrato con l’elenco delle scuole paritarie, in base al seguente ordine di
precedenza:

a) docenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato di istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado, che insegnano, nell’ordine, nelle classi terminali e nelle classi non terminali;

b) docenti con rapporto di lavoro a tempo determinato fino al termine dell’ anno scolastico di istituti statali d’istruzione secondaria di secondo grado, che insegnano, nell’ordine, nelle classi terminali e nelle classi non terminali;

c) docenti con rapporto di lavoro a tempo determinato fino al termine dell’ attività didattica di istituti statali d’istruzione secondaria di secondo grado, che insegnano, nell’ordine, nelle classi terminali e nelle classi non terminali;

d) docenti di istituti statali di istruzione secondaria di secondo grado collocati a riposo da non più di tre anni scolastici, in considerazione dell’abilitazione posseduta, qualora, al fine di assicurare la regolare costituzione e il funzionamento delle
commissioni, dopo che siano stati nominati gli aventi titolo di cui alle lettere a), b), c), rimangano nomine da effettuare;

e) docenti che, negli ultimi tre anni abbiano prestato effettivo servizio almeno per un anno, con rapporto di lavoro a tempo determinato sino al termine dell’anno scolastico o fino al termine delle attività didattiche in istituti statali d’istruzione secondaria di secondo grado e siano in possesso di abilitazione all’insegnamento di discipline comprese nelle classi di concorso afferenti alle indicazioni nazionali e alle linee guida dell’ultimo anno dei corsi della scuola secondaria di secondo grado.
Tale disposizione resta subordinata alle medesime condizioni di cui alla lettera d).

Il decreto sulle commissioni CLICCA QUI

Esame Terza Media: online gli esiti del 2017/18. Aumentano i promossi, ragazze più brave

da Tuttoscuola

Sul sito del Ministero dell’Istruzione disponibile da oggi l’approfondimento statistico relativo agli esiti dell’Esame di Terza Media relativi all’anno scolastico 2017/2018. Secondo i dati rilevati dal Miur, l’anno scorso il 98,3% degli studenti è stato ammesso all’Esame e la quasi totalità (il 99,8%) lo ha superato conseguendo il diploma. Ragazze di pochissimo più brave dei ragazzi, con un tasso di promozioni è stato del 99,9% tra le studentesse e del 99,8% tra gli studenti, ma con voti comunque più alti. Negli scrutini del primo e del secondo anno si conferma un tasso di promozioni in crescita: 98,1%. Era il 97,7% nel 2016/2017, il 97% nel 2015/2016.

Nell’anno scolastico 2017/2018 è entrato in vigore il decreto legislativo 62/2017 che ha introdotto importanti modifiche in materia di modalità di valutazione per gli alunni della Scuola primaria e Secondaria di I grado, di svolgimento dell’Esame di Stato conclusivo del I ciclo di istruzione e di rilascio della certificazione delle competenze a seguito.

L’Esame di Terza Media

Il 98,3% di ammessi all’Esame conferma una tendenza ininterrotta dal 2010/2011. Gli ammessi sono stati il 98% nel 2016/2017 e il 97,6% nel 2015/2016. Il 99,8% di licenziati si conferma stabile per il terzo anno consecutivo.

Distribuzione regionale
A livello regionale, il dato sui promossi all’Esame Terza Media è abbastanza omogeneo. Sardegna, Valle d’Aosta, Sicilia e Piemonte registrano un tasso di ammissioni all’Esame inferiore rispetto a quello nazionale. Al di sopra della media, invece, Basilicata e Abruzzo, dove il tasso di ammissione supera quello nazionale rispettivamente dello 0,8% e dello 0,6%.
I licenziati con voto sei sono stati il 22,1%, quelli con sette il 28,2%, il 23,7% con otto, il 16,6% con nove, il 5,4% con dieci, il 4% con dieci e lode. La regione con il minor numero di sei è l’Umbria (16,2%), quella con il numero maggiore la Sicilia (26,3%). La Valle d’Aosta registra il minor tasso di dieci e dieci e lode (5,3%). Gli studenti più brillanti risultano essere in Puglia e Calabria (13,5% di dieci e dieci e lode).

Ragazze migliori dei ragazzi

Il tasso di promozione è sostanzialmente equilibrato tra la componente maschile e quella femminile. Ma se il 58,8% degli studenti ha conseguito la promozione con voto 6 o 7, la stessa percentuale delle studentesse ha riportato un voto pari o superiore a 8.

Gli scrutini

Gli scrutini confermano la tendenza in crescita del tasso di ammissione. Sia a conclusione del primo che del secondo anno, la percentuale di promossi è aumentata di 0,4 punti percentuali rispetto al 2016/17. Nel complesso, la crescita rilevata nell’ultimo quinquennio è stata pari a 1,7 punti percentuali per il primo anno e 1,6 per il secondo. Considerevole la differenza tra studentesse e studenti. Al primo anno il 98,6% di promosse e il 97,2% di promossi. Al secondo, le rispettive percentuali sono 98,8% e 97,8%. Hanno riportato risultati migliori rispetto alla media nazionale, in termini di ammissioni, gli studenti di Basilicata (+1,1%); Veneto, Abruzzo e Calabria (+0,6%); Emilia e Puglia (+0,5%).