PRECARI

PRECARI, DI MEGLIO: “BENE BUSSETTI, SUCCESSO FRUTTO DELLA LOTTA”
“Apprezziamo e accogliamo con soddisfazione il sì espresso dal ministro Bussetti alla proposta unitaria dei sindacati riguardo i temi del precariato e del reclutamento, si tratta di un successo che è il frutto del pressing operato sul Governo e della lotta intrapresa con l’indizione dello sciopero generale per lo scorso 17 maggio, poi revocato alla luce dell’accordo stipulato il 24 aprile a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione.
“Adesso aspettiamo con fiducia che agli impegni facciano seguito atti normativi concreti in grado di fornire una risposta positiva anche agli altri punti contenuti nell’intesa siglata con il Governo, primo fra tutti la questione del rinnovo contrattuale e degli aumenti stipendiali”.

Il racconto come aiuto allo sviluppo cognitivo, affettivo ed etico-valoriale

Il racconto come aiuto allo sviluppo cognitivo, affettivo ed etico-valoriale

di Immacolata Lagreca

 

Introduzione

È spesso consuetudine della maggior parte delle scuole italiane trattare le arti narrative come qualcosa di più “ornamentale” piuttosto che necessario, insomma qualcosa con cui rendere piacevole il tempo e le lezioni. Per fortuna negli ultimi anni la narrativa sta acquistando sempre più spazio nell’ambito della didattica:

Assistiamo ormai da alcuni anni a profondi mutamenti all’interno di svariate discipline scientifiche, mutamenti a loro volta collegati a trasformazioni che hanno investito la cultura ed i modi di vivere dei paesi ad avanzato sviluppo industriale e tecnologico. Alcune discipline quali l’epistemologia, l’antropologia, la storia, la paleontologia, la sociologia, la neuropsichiatria, la psicoanalisi, e la psicologia hanno, ognuna nel proprio campo, sempre più messo in luce l’importanza del concetto di narrazione. Le storie, siano queste costruite dallo scienziato che dalla persona comune, sono apparse come modi “universali” per attribuire e trasmettere significati circa gli eventi umani[1].

La narrazione, dunque, è stata oggetto di precise analisi e di specifici studi da più punti di vista: storico-antropologico, linguistico, socio-culturale, psicoanalitico. In anni recenti c’è stato un interesse specifico per il pensiero narrativo dal punto di vista psicologico e pedagogico. Mi riferisco in particolare alle ultime opere di Jerome Seymour Bruner[2], ma anche ai trattati e alle opere scritte di accademici italiani, ad esempio ai lavori dei pedagogisti Marco Dallari[3] e Duccio Demetrio[4], al contributo della filosofa Adriana Cavarero[5] e in ambito psicologico agli studi di Andrea Smorti[6] e di Maria Sbandi[7].

Narrare rappresenta l’unico modo che l’essere umano possiede per far conoscere un accaduto o la propria storia. Non è possibile, infatti, presentarsi al mondo se non narrandosi.

Tutti i popoli della storia hanno fatto uso della narrazione. La narrazione appartiene a tutte le culture, sia quelle che conoscono la scrittura sia quelle che la ignorano. Il pensiero narrativo è da sempre una funzione del tutto normale e comune. È la più accessibile di altre forme di pensiero.

Sia la nostra esperienza immediata, quello che ci è successo ieri, sia il nostro vissuto passato sono espressi sotto forma di racconto. È dunque attraverso il meccanismo della narrazione che l’essere umano costruisce la sua realtà, il suo mondo da sempre: il racconto dà forma alla nostra esperienza.

La narrazione è quasi sempre una modalità che si esprime in modo spontaneo e inconsapevole. Il pensiero narrativo si applica fin dall’età prescolare, a partire dai tre anni. I bambini che ancora non vanno a scuola non sanno leggere e scrivere, ma sanno raccontare la loro vita, a volte anche inventando episodi mai vissuti, mettendo in mostra competenze e abilità nel creare, ma anche nel mentire). Si tratta, insomma, di una funzione fondamentale dei processi cognitivi, rafforzata dal fatto di essere legata alla sfera emotiva.

La narrazione come dispositivo interpretativo e conoscitivo

Esistono due modi principali in cui gli esseri umani organizzano e gestiscono la loro conoscenza del mondo, anzi strutturano la loro stessa esperienza immediata: il pensiero logico-scientifico e il pensiero narrativo[8]. Il primo sembra essere più specializzato per trattare di “cose” fisiche, cogliendo il genere, la regola, l’universale; il secondo per trattare delle persone e delle loro condizioni, coinvolgendo i sensi e l’immaginazione.

Il pensiero logico-paradigmaticoconsente di costruire concetti e categorie generali, di riconoscere nessi causali tra gli eventi, mentre il pensiero narrativo abbraccia  una logica legata alle  azioni umane (desideri, emozioni, affetti e credenze) e alle interazioni tra individui (regole e motivazioni sociali), questo tipo di pensiero assolve ad una funzione molto importante: da  senso e significato a quei contesti  percepiti, dal soggetto  come inspiegabili e incomprensibili, consentendo l’ attribuzione e costruzione di significato alle varie esperienze.

Le due forme di pensiero non funzionano separatamente: la distinzione non è mai netta né concreta, ma è indispensabile per orientarci di fronte alla complessità dell’oggetto studiato. Non esiste, dunque, una cultura che sia priva di entrambi, anche se alcune ne privilegiano uno rispetto all’altro.

La narrazione è il primo dispositivo interpretativo e conoscitivo di cui l’essere umano, in quanto soggetto socio-culturalmente situato, fa uso nella sua esperienza di vita[9]. Attraverso la narrazione l’essere umano conferisce senso e significato al proprio esperire e delinea coordinate interpretative e prefigurative di eventi, azioni, situazioni e su queste basi costruisce forme di conoscenza che lo orientano nel suo agire[10]:

Infatti la narrazione si occupa […] del materiale dell’azione e dell’intenzionalità umana. Essa media tra il mondo canonico della cultura e il mondo più idiosincratico delle credenze, dei desideri e delle speranze. Rende comprensibile l’elemento eccezionale e tiene a freno l’elemento misterioso, salvo quando l’ignoto sia necessario come traslato. Reitera le norme della società senza essere troppo didattica, e fornisce una base per la retorica senza bisogno di un confronto dialettico. La narrazione può anche insegnare, conservare il ricordo o modificare il passato[11].

La narrazione rappresenta anche, e soprattutto, la via attraverso cui dare forma alla propria identità. Quest’ultima si modella e si struttura mediante il narrarsi agli altri, grazie a un processo di negoziazione di significati.

L’identità narrativa, emerge tutte le volte che ci presentiamo e ci raccontiamo agli altri e a noi stessi, proprio perché lo facciamo in un modo unico e caratterizzante.  La costruzione dei significati è un processo sociale che nasce e si sviluppa all’interno di un contesto storicamente e culturalmente determinato. Il soggetto quando racconta la propria vita, attua, al tempo stesso un processo si assimilazione e distinzione dagli altri.

La narrazione come dispositivo interpretativo e conoscitivo, dunque, diventa un ponte che mette in collegamento la realtà alla mente e che media l’attribuzione di significati. Essa è portatrice di valori euristici, poiché mette in moto un processo di ricerca che tende alla stima, all’evidenziazione e al miglioramento della cosa, permettendo di riaffermare il concetto di apprendimento ad apprendere.

La funzione della narrazione

Attraverso il pensiero narrativo l’essere umano realizza una complessa tessitura di accadimenti ed eventi, utilizzando trame e intrecci paralleli e complementari, mettendo in relazione esperienze, situazioni presenti, passate e future in forma di racconto, che le attualizza e le rende oggetto di possibili ipotesi interpretative e ricostruttive. La narrazione ha quindi una funzione epistemica, ossia quella di innescare processi di elaborazione, interpretazione, comprensione, rievocazione di esperienze, accadimenti, fatti, dando ad essi una forma che renda possibile:

a) descriverli e raccontarli ad altri; 

b) tentare di spiegarli alla luce delle circostanze, delle intenzioni, delle aspettative di chi ne è protagonista; 
c) conferire loro senso e significato, collocandoli nel contesto di copioni, routine, repertori socio-culturalmente codificati. 

Secondo il psicologo cognitivista Jerome Bruner, la narrazione non è solo un piacevole passatempo, ma è uno dei meccanismi psicologici fondamentali per l’individuo e per i gruppi sociali e culturali. Le grammatiche della narrazione descrivono la struttura di questi testi che sono caratterizzati da un forte impatto emotivo e dalla trasmissione di valori e di ideali culturali.

Bruner[12] individua così nove proprietà intrinseche al pensiero narrativo, che esplicitano funzioni positive:

1. La sequenzialità: i fatti che sono narrati sono organizzati attraverso una sequenza di tipo spazio-temporale.

2.La particolarità: il contenuto delle storie è un episodio preciso.

3.La intenzionalità: è legata all’’interesse per le intenzioni umane che guidano le azioni attraverso scopi, opinioni e credenze.

4.La opacità referenziale: il narrante, solitamente, descrive “rappresentazioni di eventi” piuttosto che fatti oggettivi.  Questo perché in una narrazione le storie non devono essere necessariamente vere, ma verosimile, cioè possibili. Infatti il concetto di opacità referenziale indica che la rappresentazione ha valore, non in quanto si riferisce ad un evento concretamente esistente, ma in quanto rappresentazione dello stesso.

5.La componibilità ermeneutica: consiste nel legame esistente tra le varie parti della narrazione ed il tutto, dal quale dipende l’interpretazione fornita.

6.La violazione della canonicità: nella narrazione c’è una fase in cui le cose si snodano secondo le attese; questa viene chiamata la dimensione “canonica” della narrazione. Quando, nella narrazione, si verificano fatti inaspettati si inverte la linearità. La narrazione, quindi, affronta al tempo stesso, la normalità e l’eccezionalità. Ogni persona cerca di “normalizzare” ciò che non è ritenuto socialmente condiviso mediante la “narrazione delle sue ragioni” o delle sue intenzioni che danno un valore e un significato all’eccezionale.

7.La composizione pentadica: in ogni storia esistono almeno cinque elementi: attore, azione, scopo, scena, strumento. Se questi elementi sono in armonia tra loro, la narrazione procede in modo regolare.

8.La incertezza: la narrazione si snoda su un piano di realtà dubbio; in quanto si colloca   a metà strada tra realtà e rappresentazione, quindi gli interlocutori possono “contrattare” i significati da attribuire alla narrazione.

9.La appartenenza a un genere: ogni narrazione può essere inserita in un suo genere o stile che tende a rimanere costante.

Il racconto della fiaba come metafora della vita

La fiaba è una metafora dell’esperienza umana. Le fiabe sono la raffigurazione di concetti astratti presenti nella vita, come il bene, il male, il bisogno, la sfortuna, la morte. Le fiabe svelano tutto ciò che non può essere detto altrimenti. Come nella vita, le fiabe raccontano un percorso di crescita, un processo di individuazione pieno di difficoltà, durante il quale non si ottiene “tutto e subito”.

La fiaba dà la traccia delle rappresentazioni di sé nel mondo, ma anche dei rischi che ognuno dovrà affrontare: il principe deve partire per un lungo viaggio nel quale è costretto ad affrontare pericoli e superare prove prima di incontrare la sua principessa, insomma la foresta è grande e ci si può perdere o si possono incontrare mostri … ma il bambino capisce che è necessario vincere la paura e attraversarla.

Le fiabe sono anche storie di crudeli distacchi: il bambino comprende che qualcuno che lo ha accompagnato nella vita potrebbe lasciarlo per sempre e morire, per questo sono strumenti utili all’iniziazione alla vita[13]. Attraverso esse, il piccolo impara “indirettamente” ad andare al di là da sé, impara a superare il dato immediato, esistenziale, e comincia a mettere “a problema” il suo essere nel mondo, seguendo affascinato le vicende dei personaggi.

Per questo le fiabe, al di là della magia di cui sono cariche, indicano lo sviluppo della capacità di elaborare ipotesi e risolvere i problemi, avendo una grande qualità di favorire il processo etico-valoriale. Esse sono, ancora, manifestazione di un avanzare di pari passo con il processo conoscitivo e comportamentale che si realizza nel bambino. Esse consentono ai bambini di imparare importanti lezioni di vita vivendole attraverso il filtro di personaggi e situazioni irreali.

Ad esempio la fiaba di Pollicino, scritta da Charles Perrault (1628-1703), insegna a stare uniti nella difficoltà e, soprattutto, che con l’intelligenza si possono ottenere molte cose, anche se si è molto piccoli.

Penso anche a Pinocchio di Carlo Collodi (1826-1890), una storia alla conquista della umanità, dove si possono incontrare tanti gatti e tante volpi, dove si può rimanere intrappolati senza speranza (la pancia della balena), dove c’è un paese dei balocchi che inganna, dove c’è sempre un aiuto materno (la Fata turchina) disposta ad aiutarci ma mai a farsi prendere in giro, dove sono importanti i consigli che insegnano l’amor filiale (del Grillo) e il dovere allo studio (del Granchio), dove acquisire il senso del dovere.

Penso altresì alla fiaba dei tre porcellini, racconto tradizionale europeo di origine incerta, pubblicato per la prima volta nella metà dell’Ottocento, che affronta il tema della crescita e illustra chiaramente che non si può vivere governati dal principio del piacere e del divertimento. I tre porcellini sono la rappresentazione del bambino che cresce e la favola insegna in maniera semplice quanto sia importante agire sotto la guida del principio di realtà: la vita è piena di pericoli (il lupo famelico) e bisogna impegnarsi senza pigrizia in ciò che si fa (cosa che fa solo il terzo porcellino che costruisce una casetta di mattoni) per poterli sfuggire.

Infine penso al Brutto Anatroccolo di Hans Christian Andersen (1805- 1875), la fiaba della fiducia in sé, l’invito coraggioso a non tradire mai ciò che si è, anche quando non si ricevono conferme dagli altri. Ma anche la fiaba che insegna che nella vita ci sono delle persone “diverse” da noi, ma non per questo hanno meno valore o talenti di noi.

Indubbiamente, dunque, le fiabe insegnano la vita e l’arte del vivere, preparano a comprendere la coesistenza conflittuale del bene e del male in ogni azione umana, aiutano a entrare in contatto con i problemi della vita e insegnano ad affrontarli efficacemente[14]. Non a caso in un discorso pronunciato nel 1970, in occasione del conferimento del prestigioso Premio Andersen, Gianni Rodari riprese un concetto scritto nel suo La freccia azzurra[15]: la narrazione delle fiabe, sia quelle vecchie sia quelle nuove, possono contribuire a educare la mente, perché la fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

La narrazione a scuola

La scuola è il luogo dove si impara. La scuola è un contesto ben delimitato, finalizzato all’apprendimento. Fine della scuola è quello di “preparare al mondo”, ossia quello di fornire le competenze che servono per affrontarlo.

Se pensiamo che fin da piccolo l’essere umano, di qualsiasi provenienza culturale, è in grado di apprezzare le storie e che è sotto la forma della storia che egli gioca ed esprime il suo mondo, si capisce che la narrazione svolge una funzione pedagogica essenziale e, a giudicare dalla sua tenuta nei secoli, fa bene alla mente rispettando il suo naturale processo di funzionamento. Per questo l’utilizzo della narrazione a scuola è un processo che aiuta sia l’apprendimento sia la “preparazione al mondo”. Oltre a tutti i vantaggi strutturali della narrativa, occorre ricordare che essa consente di andare al cuore dei significati non soltanto esistenziali, ma anche sociali.

Per aiutare gli allievi, suggerisce Bruner, che gli insegnanti devono partire dal cuore della narrazione: la crisi. Insegnare a partire da crisi, passate e attuali. Indagare sulle cause, sulle motivazioni. Identificare i protagonisti, analizzare i valori che sottendono le loro azioni e le loro decisioni, estrarre intenzioni e moventi, riconoscere le particolarità, l’eccezione. Determinare i tempi e i luoghi in cui si snodano in modo sequenziale i cambiamenti del reale. Abbozzare delle soluzioni, un possibile futuro.

Quando si parla di narrazione non ci limita ovviamente alla sola narrazione di tipo verbale ovviamente, l’operazione narrativa, infatti, può avvenire attraverso vari canali, dal linguaggio parlato, alla scrittura, all’immagine video e così via. Per questo diventa uno strumento utile a scuola.

Lo strumento narrativo può essere pensato anche come approccio multidisciplinare, in quanto esso non si identifica soltanto con la storia fantastica, ma consente la rappresentazione di contenuti e l’acquisizione di linguaggi specifici che appartengono al racconto storico, geografico o scientifico.

Insegnare con la narrativa non significa insegnare stimolando solamente o soprattutto il pensiero narrativo. La narrativa didattica, se di buona qualità, è in grado di integrare e stimolare entrambe le modalità di pensiero: per questo motivo può essere applicata con successo anche a quelle materie dove è indispensabile utilizzare la logica paradigmatica tradizionale[16].

A maggior ragione, uno stimolo narrativo è l’ideale per stimolare l’approccio con le nuove tecnologie, anche per i bambini più piccoli.

Considerando il fatto che l’attività cognitiva del bambino è inscindibile dalle sue emozioni, considerando anche che la relazione con l’adulto rimane irrinunciabile nello sviluppo globale del bambino, la narrativa (ma anche il gioco) sono sicuramente gli strumenti ideali per mediare l’avvicinamento dei bambini più piccoli a materie “difficili” e alle nuove tecnologie.

Per la sua forte valenza emotiva, la narrazione ha importanti e positive implicazioni sul piano psicologico. Quando ascoltiamo o raccontiamo una storia, ci sentiamo emotivamente coinvolti e possiamo gestire le nostre emozioni attraverso modalità adeguate di espressione. I bambini si sentono gratificati da un’attività motivante e apprendono senza che la loro autostima subisca contraccolpi perché vivono la narrazione come un’attività ludica, che non crea loro ansia e non li pone in competizione con i compagni di classe con la richiesta di prestazioni al di sopra delle loro possibilità. Possiamo quindi comprendere come la metodologia della narrazione possa essere adottata efficacemente anche con alunni che evidenziano caratteristiche speciali e bisogni particolari.

Per questo, sul piano formativo, la narrazione costituisce un efficace mezzo di riflessione per la costruzione di significati interpretativi della realtà e dunque per la diffusione di valori culturali; sul piano educativo, essa rappresenta un formidabile strumento per l’apprendimento, permettendo l’organizzazione del pensiero per scambiare esperienze e conoscenze attraverso l’attivazione di molteplici abilità: cognitive, linguistiche, mnemoniche, percettive, attentive.

Sostiene Bruner: «Solo la narrazione consente di costruirsi una identità e di trovare un posto nella propria cultura. Le scuole devono coltivare la propria capacità narrativa, svilupparla, smetterla di darla per scontata»[17], poiché per la crescita dell’individuo è indispensabile individuare la propria identità culturale e sociale.

Vediamo nello specifico il nesso positivo che si instaura tra la narrazione e la formazione.

La narrazione e la formazione

Il processo formativo è sempre e comunque peculiarmente narrativo: si racconta e ci si racconta, altrimenti il sapere sarebbe condensabile, specialmente oggi, in supporti cartacei o magnetici, più o meno miniaturizzati, il processo formativo è invece intrinsecamente relazionale e nella relazionalità la negoziazione del proprio sé con quello altrui è elemento di vitale importanza, in questo senso la narrazione può trovare la propria validazione come strumento di formazione. Ma oltre al ruolo di strumento si può supporre alla narrazione una valenza di soggetto del processo formativo, il narrare le storie dell’impresa può essere, ad esempio, lo strumento migliore nelle attività formative tese a motivare o a costruire valori ed obiettivi condivisi, il narrare la propria storia si sgancia, con i contributi teorici degli ultimi anni, dal contesto terapeutico per riferirsi a quello che possiamo definire, genericamente, il contesto dell’empowerment (la conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell’ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale).

Il narrare formativo è la costruzione di significati, la costruzione di realtà possibili, non soltanto confinate nel mondo del virtuale, ma anche del futuribile.

Recentemente un testo importante come quello curato da Kaneklin e Scaratti[18] ha ribadito il valore della narrazione come strumento indispensabile per la costruzione di significati e per la facilitazione dei processi di cambiamento sociale ed organizzativo. Il punto di vista narrativo risulta infatti connesso alla modalità esperite dai soggetti di attribuzione di senso agli eventi e alla realtà. Inoltre

consente di ricollocare la funzione formativa all’interno di una duplice tensione, che si tratta costantemente di alimentare e regolare: quella inerente la prospettiva di restituire ai soggetti una maggiore capacità di collocarsi, grazie alla formazione, all’interno di processi più generali e complessi, individuando percorsi e storie esistenziali e lavorative più soddisfacenti e significative[19].

Se alla funzione formativa si assegna, nella nuova ottica della formazione continua, un valore di empowerment individuale, di implementazione delle capacità di riduzione della complessità o perlomeno di “governo” della complessità stessa, se è vero, come sostiene (in un altro dei molti libri che in questo periodo fioriscono sul raccontarsi) Daniel Taylor, che ognuno è il prodotto delle storie che ha ascoltato, vissuto e anche di quelle che non ha vissuto[20], allora risulta inevitabile nei contesti

formativi trovare spazio alla narrazione, come oggetto, strumento e soggetto del processo.

Ci sembra fondamentale il contributo della pedagogia narrativa, in questo senso, pedagogia narrativa che non significa semplicemente implementare l’utilizzo della narrazione tramite storie, romanzi, racconti… nell’educazione la narrazione non deve essere oggetto, ma soggetto del percorso educativo ovvero

il narrare come forma costitutiva e principio epistemologico dell’elaborazione pedagogica. Come dire: educare narrando, dare un impianto narrativo al percorso educativo, concepire l’educazione non solo come tempo e luogo delle spiegazioni, della trasmissione del conoscere, ma anche come ascolto reciproco tra soggetti narranti la cui identità è anzitutto un’identità narrativa.[21]

L’uomo odierno ha “sete” di narrazione perché nella narrazione ritrova spazio e tempo per la propria vita.

La formazione crediamo quindi non possa rinunciare alla propria dimensione intrinsecamente narrativa, in almeno tre direzioni:

– una formazione composta essenzialmente di narrazioni, che sappia valorizzare cioè la dimensione narrativa dei “contenuti”: raccontare l’impresa, raccontare la motivazione, raccontare la comunicazione, ma persino raccontare l’informatica;

– una formazione pedagogica, esperta nell’analisi delle narrazioni, preoccupata di tenere deste le capacità narrative della comunità civile, che miri ad insegnare, ad ascoltare narrazioni ed a produrre narrazioni. Ecco l’educazione alla memoria, ad una memoria collettiva socialmente legittimata come chiave di lettura anche di periodi di crisi;

– una formazione al diario, all’autobiografia (forse l’ambito più indagato dei tre) che

non è solo un modo di raccontarsi, un disvelamento a sfondo narcisistico, o una spiegazione/giustificazione post hoc delle scelte compiute nel corso dell’esistenza. […] infatti, scrivere la propria storia è un modo per apprendere qualcosa su di sé. Scriverla perché sia letta è un modo per formare altri alla comprensione di sé[22].

Tre direzioni, che sono anche motivazioni, e che possono essere assunte come proprie dalla formazione, come un augurio per l’apertura del prossimo millennio, perché si comincino a raccontare storie e non si abbia paura, in tanti ambienti di essere capiti, di raccontarsi, di raccontare, di fondare anche narrazioni che abbiano la pretesa di non spiegare qualcosa, come i grandi testi fondativi di utopie e religioni, ma di aggiungere senso.

Conclusioni

Concludendo questo lavoro, si può affermare che le narrazioni aiutano lo sviluppo cognitivo, affettivo ed etico-valoriale. L’aspetto cognitivo del bambino è sviluppato attraverso l’arricchimento della conoscenza, l’ampliamento degli orizzonti intellettuali e culturali, l’esercizio di pensiero, stimolando la formazione di idee, sollecitando le facoltà logiche, affinando lo spirito critico e l’autonomia di giudizio e potenziando le capacità linguistiche ed espressive; l’aspetto affettivo è potenziato grazie al fatto che i racconti sviluppano e risvegliano emozioni e sentimenti, arricchiscono la fantasia e sollecitano l’immaginazione; l’aspetto etico-valoriale è impreziosito dall’attivazione di processi di identificazione essenziali per l’interiorizzazione di modelli, norme e valori nonché per l’acquisizione di adeguate norme comportamentali.

L’uso dei racconti dunque riporta a un apprendimento attivo, in grado di stimolare il senso critico e di aprire la mente all’accoglienza di tutte le discipline. L’uso dei racconti a scuola, inoltre, oltre a permettere una sinergia fra le materie di studio, può favorire l’integrazione dei ragazzi con bisogni educativi speciali.

Il raccontare è in definitiva una modalità di interazione con il bambino assai ricca di potenzialità. Gli scambi comunicativi che l’accompagnano e la notevole circolazione di informazioni che caratterizzano questa attività incentrate sul materiale scritto, sono oggi riconosciuti fondamentali non solo ai fini dello sviluppo del linguaggio orale, ma anche della letto-scrittura, della memoria e in generale per la crescita conoscitiva ed emotiva del bambino.

Il racconto non è solo utile a scuola, ma anche nelle relazioni fuori dal contesto scolastico, per questo raccontare e ascoltare racconti sono utili perché servono a stimolare continuamente processi di elaborazione, interpretazione e comprensione del nostro Io, riempendo la nostra vita dalle emozioni.


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[1] A. Smorti (a cura di), Il sé come testo, Giunti, Firenze 1997, p.10.

[2] Si farà riferimento spesso in questo lavoro allo psicologo statunitense Jerome Bruner.

[3] Cfr. i suoi La comprensione narrativa, in M. Tarozzi (a cura di), Il governo della TV. Etnografie del consumo televisivo in contesti domestici, Franco Angeli, Milano 2007, pp. 153-160; Testi in testa. Parole e immagini per educare conoscenze e competenze narrative, Erickson, Trento 2012.

[4] Cfr. il suo Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Raffaele Cortina, Milano 1996.

[5] Cfr. il suo Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, Milano 1997.

[6] Cfr. il suo Il pensiero narrativo, Giunti, Firenze 1994.

[7] Cfr. il testo collettaneo da lei curato: La narrazione come ricerca del significato, Liguori, Napoli 2003.

[8] Lo psicologo statunitense Jerome Seymour Bruner li chiama pensiero propositivo o paradigmatico e pensiero narrativo. Cfr. J. Bruner, A Study of Thinking, John Wiley & sons, New York, 1956. trad. it. Il pensiero. Strategie e categorie, Armando, Roma, 1969.

[9] Cfr. J. Bruner, Actual minds, possible words, Harvard University Press, Cambridge 1986, trad. it. La mente a più dimensioni, Laterza, Roma-Bari 1988.

[10] Cfr. A. Smorti, Narrazioni. Cultura, memorie, formazione del Sé, Giunti, Firenze 2007.

[11] J. S. Bruner, Acts of Meaning, Harvard University Press, Cambridge 1990, trad. it. La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Bollati Boringhieri, Torino 1992, pp. 62-63 (ora 2000).

[12] Cfr. J. Bruner, Il pensiero. Strategie e categorie, cit.; Id, The culture of education, Harvard University Press, Cambridge 1996, trad. it. La cultura dell’educazione, Feltrinelli, Milano 1996.

[13] Cfr. E. Benini, G. Malombra, Le fiabe per affrontare i distacchi della vita, Franco Angeli, Milano 2008.

[14] Cfr. sull’argomento B. Bettelheim, The Uses of Enchantment. The Meaning and Importance of Fairy Tales, Knopf, New York 1976, trad. it. Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Feltrinelli, Milano 2001; F. Borruso, Fiaba e identità, Armando, Roma 2005.

[15] Editori Riuniti, Roma 1964. Cfr. anche dello stesso autore, Grammatica della fantasia, Einaudi, Torino 1973.

[16] Ad esempio Anna Cerasoli, ex insegnante di matematica, ha scritto numerosi manuali scolastici scrivendo di matematica in forma narrativa. Tra i suoi libri: Diamo i numeri. Tre tappe nel mondo della matematica,Sperling & Kupfer, Milano 2007; Matematica amica, Feltrinelli, Milano 2016.

[17] J. Bruner, La cultura dell’educazione. Nuovi orizzonti per la scuola, cit., p. 55.

[18] C. Kaneklin, G. Scaratti (a cura di), Formazione e narrazione, Cortina, Milano 1998.

[19] Ivi, p. XI.

[20] D. Taylor, The healing power of stories. Creating Yourself Through the Stories of Your Life, Doubleday, New York 1996, trad. it. Le storie ci prendono per mano. L’arte della narrazione per aiutare la psiche, Frassinelli, Piacenza 1999.

[21] A. Nanni, La pedagogia narrativa: da dove viene e dove va, in R. Mantegazza (a cura di), Per una pedagogia narrativa, EMI, Bologna 1996, p. 40.

[22] L. Formenti, Prefazione all’edizione italiana di: M.S. Knowles, La formazione degli adulti come autobiografia, Cortina, Milano 1996, p. X.

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da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

I libri di testo per le elementari, il prossimo anno scolastico, il 2019/2020, costeranno l’1,2% in più. A tanto ammonta l’inflazione programmata dal Tesoro, di cui il Miur deve tenere conto nel fissare annualmente il tetto di spesa per le primarie.

Il decreto
È stato appena pubblicato il decreto ministeriale: si passa da un importo minimo di quasi 23 euro in prima elementare (11,95 euro per il libro della prima classe; 7,34 per religione e 3,61 per la lingua straniera) ai circa 50 euro della quinta. Gli importi, spiega il decreto del Miur, si applicano ai prezzi di copertina dei libri di testo della scuola primaria, nella versione on line o mista.

A ottobre tornano gli #Erasmusdays, ecco le istruzioni per partecipare

da Il Sole 24 Ore

di Alessia Tripodi

Dal 10 al 12 ottobre prossimi tornano gli #Erasmusdays, iniziativa che coinvolge beneficiari e protagonisti del Programma Erasmus+ con l’obiettivo di far conoscere il programma di mobilità a una platea sempre più ampia.L’evento è diffuso in tutta Europa ed è l’occasione in cui scuole, università, istituti ed enti di formazione possono organizzare incontri per raccontare e condividere le esperienze Erasmus o diffondere un progetto sul territorio. Per l’edizione 2019 – che mette al centro la mobilità internazionale, la cittadinanza europea e il ruolo degli #ErasmusAlumni , ambasciatori del programma – l’agenzia Erasmus+ Indire ha aderito assieme a 23 Agenzie europee, proponendo i primi 90 eventi.

Le opportunità per scuole, atenei, enti locali
L’invito di Indire a organizzare un evento targato #Erasmusdays nelle giornate del 10, 11 e 12 ottobre è rivolto a scuole di ogni ordine e grado, associazioni, università, enti locali, centri informativi, Comuni e a tutte le organizzazioni che partecipano a Erasmus+ o che vogliono far conoscere il programma.
Cosa proporre per gli Erasmusdays? Una conferenza, per esempio, oppure un evento più informale: una mostra, un concerto, oppure performance, dialoghi, racconti, storie, proiezioni video, teatro, tandem linguistici. E ancora, maratone sportive, contest social, momenti di accoglienza, di formazione, eventi online.

Come partecipare
Sono 4 gli step da fare per partecipare all’iniziativa.
Innanzitutto, organizzare un evento Erasmus in una delle tre giornate previste, ovvero 10, 11 e 12 ottobre 2019,. Poi inserire le informazioni sull’evento in italiano (con sintesi in inglese o francese) nella mappa europea su www.erasmusdays.eu , aggiungere una foto o un’immagine rappresentativa e utilizzare sui social l’hashtag ufficiale #ERASMUSDAYS. Una volta inserita online, la segnalazione dell’evento sarà approvato e reso pubblico dalla redazione web entro due giorni.

Otto giovani su dieci si sentono cittadini Ue

da Il Sole 24 Ore

L’Unione Europea, così com’è oggi, piace. E anche parecchio. A farlo emergere è un’indagine effettuata dal portale per gli studenti Skuola.net in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. A rispondere circa 20mila ragazzi dagli 11 anni in su che, a conti fatti, promuovono a pieni voti il sistema comunitario. Il 60% di loro, infatti, afferma di sentirsi a tutti gli effetti cittadino europeo; a cui si aggiunge un altro 21% che dice di esserlo «abbastanza».

Sono diversi i motivi che portano i ragazzi ad amare l’Unione europea. In cima a tutti la libera circolazione delle persone. Il 45% del campione apprezza soprattutto la possibilità di poter viaggiare all’interno della Ue senza passaporto. Un’occasione che in tantissimi hanno già sfruttato e che molti altri sfrutteranno nei prossimi anni: 3 su 4 sono usciti dai confini italiani per visitare uno dei Paesi membri (il 61% lo ha fatto più di una volta, il 14% una volta sola).

Un folto gruppo di giovani destinato a ingrossarsi ulteriormente, dato che un altro 19% non ha ancora viaggiato in Europa ma è intenzionato a farlo. Appena il 6% mette sullo stesso piano Unione europea e resto del mondo. Mobilità internazionale, però, vuol dire anche formarsi nelle università degli Stati membri, per un periodo o per l’intero corso di studi, senza particolari permessi e ostacoli burocratici. Ed è proprio questo il secondo aspetto più gradito ai ragazzi.

Ovviamente non mancano gli scettici, ma sono una minoranza: meno di 2 su 10 si sentono poco (10%) o per nulla (9%) europei. Per alcuni l’Unione europea ha reso l’Italia più povera, mentre per altri ha reso il Paese dipendente dalle nazioni economicamente più forti.

Scuola, ecco il concorso-sanatoria: 48 mila diplomate magistrali più vicine alla cattedra

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA – Nel silenzio si stanno svolgendo i “concorsi-sanatoria” per portare nelle graduatorie di arruolamento della scuola le Diplomate magistrali, categoria di insegnanti dell’infanzia e della primaria che nelle ultime stagioni ha rivendicato rumorosamente il proprio diritto alla cattedra. Secondo i dati del ministero dell’Istruzione, elaborati dalla Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil, per il concorso non selettivo (un colloquio orale senza valutazione, idea forte del senatore leghista Mario Pittoni) hanno fatto domanda 48.472 aspiranti, quasi tutte donne. Bene, un terzo di queste – 15.908 è il numero – sono già docenti di ruolo, a tempo indeterminato.

Colpisce che maestre che hanno già cattedra e ferie pagate partecipino a un nuovo concorso-sanatoria, cosa possibile secondo recenti sentenze. Diecimila di queste sono state costrette a passare per la “prova straordinaria Bussetti” (è stato il primo provvedimento preso dal ministro, in apertura di legislatura) poiché l’ultima ordinanza del Consiglio di Stato aveva aperto la strada al loro licenziamento: impugnazione della clausola risolutiva, si chiama. Altre seimila docenti in cattedra hanno usato lo strumento come un taxi, ovviamente in maniera impropria, per far crescere la possibilità di un loro trasferimento. In tutto, tra precarie e già assunte, sono 12.660 le partecipanti alla sanatoria per motivi di mobilità, ultima anomalia dei concorsi scolastici italiani.

I colloqui non selettivi si stanno svolgendo all’interno degli istituti scolastici del Paese. Ha avuto accesso al concorso su misura chi era in possesso di un diploma magistrale abilitante e gli stessi laureati in Scienze della formazione primaria purché, negli ultimi otto anni scolastici, avessero svolto almeno due anni di servizio anche non continuativo. Due stagioni di supplenze, anche a spezzoni. Per la prova, settanta punti su cento sono assegnati in virtù dei titoli posseduti (il servizio, da solo, ne vale cinquanta) e trenta per il colloquio orale di natura didattico-metodologica. Tra i titoli valutabili ci sono il superamento di concorsi precedenti e altre abilitazioni di livello universitario.

Chi passerà la nuova prova entrerà in una graduatoria di merito speciale: le 48 mila diplomate magistrali (più poche laureate in Scienze della formazione primaria) saranno posizionate in coda al gruppo che ha vinto il concorso ordinario 2016 e non è stato ancora assunto. In Sicilia, per esempio, gli ingressi in ruolo sono così ingolfati che i vincitori 2016 sono ancora bloccati in graduatoria.

«Aumenti azzerati senza gli 80 euro» Trattativa sindacati-governo in salita

da Corriere della sera

Rischia di complicarsi la trattativa sindacati-governo sul rinnovo del contratto. Finora, negli incontri che si sono svolti nelle settimane scorse al Miur dopo che il premier Conte si era personalmente impegnato «a individuare le risorse necessarie assicurando un congruo incremento degli stipendi» (fra i più bassi d’Europa), si stava negoziando attorno a una base di 120 euro lordi in più al mese. Ma ieri è arrivata la doccia fredda di Tria che, dovendo reperire i soldi per evitare l’aumento dell’Iva (o almeno per limitarlo ai beni non di prima necessità), ha individuato fra i possibili rami secchi da tagliare anche il bonus di 80 euro di renziana memoria di cui gli insegnanti sono stati finora fra i principali beneficiari. Nell’ultima legge di Bilancio si era deciso di rinnovarlo anche per il 2019, ma ieri il ministro delle Finanze ha dichiarato che «l’introduzione degli 80 euro fu una decisione sbagliata, anche tecnicamente un provvedimento fatto male» e dunque «nell’ambito della riforma fiscale saranno riassorbiti».

Dare e avere

Immediatamente è scattato l’allarme fra i prof che, carta e matita, si sono messi a fare due conti e in un attimo sono giunti alla conclusione che la fine del bonus si traduce in un azzeramento di fatto degli aumenti. Come ha calcolato Mario Bicola che, in una lettera al sito a Orizzonte Scuola, ha scritto: «Con l’annullamento di questa misura economica e con l’ipotizzabile aumento dello stipendio a circa 120 euro lordi (75-80 euro netti) il corpo docente non avrà alcun aumento perché più 80 e meno 80 fa zero. Quindi lo Stato con una mano dà e con l’altra toglie». E la strada del rinnovo del contratto si fa in salita..

Rendicontazione sociale entro dicembre e RAV entro luglio, tutte le info. Nota Miur

da Orizzontescuola

di redazione

Nella giornata di ieri, abbiamo riferito sull’informativa fornita dal Miur ai sindacati riguardo alla Rendicontazione sociale e alla redazione del RAV triennio 2019/22.

Autovalutazione scuole: rendicontazione sociale entro dicembre, RAV 2019/22 entro il 31 luglio. Informativa Miur

L’Amministrazione ha illustrato la nota che sarà inviata alle scuole. La nota è stata diramata in data odierna.

Riallineamento Rendicontazione/RAV- PTOF 2019/22

Con la nota del 18 ottobre 2018 il Miur ha comunicato che, al fine di armonizzare la tempistica del RAV con quella del Piano triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), la rendicontazione sociale va iniziata al termine dell’anno scolastico 2018/19 con l’analisi dei risultati raggiunti in riferimento alle azioni realizzate per il miglioramento degli esiti.

L’effettivo procedimento di rendicontazione, da realizzare attraverso la “pubblicazione e diffusione dei risultati raggiunti”, sarà poi effettuata entro dicembre 2019.

La sequenza logica – scrive il Miur nella nota del 22/05/2019  –  vorrebbe infatti che ogni istituzione scolastica:

  1. verifichi con la Rendicontazione sociale il percorso svolto nella triennalità precedente;
  2. individui le priorità da perseguite nella successiva triennalità attraverso il RAV;
  3. pianifichi il miglioramento con il PdM, al fine di definire l’offerta formativa con il nuovo PTOF in cui deve essere indicato il medesimo PdM.

Con la rendicontazione, infatti, vengono resi noti i risalutati raggiunti in relazione agli obiettivi di miglioramento e vengono orientate le scelte future, secondo la sequenza sopra riportata.

Rendicontazione sociale 2019

Con la rendicontazione sociale si realizza la fase conclusiva del ciclo di valutazione delle Scuole, secondo quanto previsto dal D.P.R. 80/2013.

Per la prima volta, scrive il Miur, tutte le scuole sono chiamate a rendere conto dei risultati raggiunti con riferimento alle priorità e ai traguardi individuati al termine del processo di autovalutazione.

La rendicontazione dovrà avvenire nell’apposita piattaforma, che sarà predisposta all’interno del portale del Sistema nazionale di valutazione (SNV).

La piattaforma sarà disponibile dal 30 maggio al 31 dicembre 2019.

L’attività di rendicontazione dovrà concludersi entro il mese di dicembre 2019 con la pubblicazione della medesima nel  portale “Scuola in Chiaro”, a meno di situazioni particolari per le quali viene indicata una diversa tempistica nella “Nota metodologica e guida operativa’ presente in piattaforma, con la quale si forniscono a tutte le scuole indicazioni utili e di dettaglio per la predisposizione della Rendicontazione sociale.

Rapporto di autovalutazione (RAV) 2019

L’elaborazione del RAV avverrà, nella specifica piattaforma all’interno del portale SNV, dal 22 maggio al 31 luglio 2019.

Si tratta di un passaggio fondamentale della progettualità scolastica relativa al triennio 2019/2022, per cui è necessario che avvenga prima dell’avvio del nuovo anno scolastico.

Il RAV, infatti, come detto sopra, oltre a riportare le riflessioni della scuola rispetto ai risultati raggiunti nel precedente percorso di autovalutazione e miglioramento, fissa le priorità del periodo successivo, garantendo coerenza ai processi attivati in vista del miglioramento continuo del sistema di istruzione.

La compilazione del Questionario Scuola, propedeutica alla definizione del RAV medesimo, va effettuata all’interno della stessa piattaforma.

Le scuole che hanno utilizzato la piattaforma per l’elaborazione del PTOF, all’interno del portale SIDI, troveranno precaricate nel RAV le coppie “Priorità” e “Traguardi” che hanno inserito nella seconda sezione del PTOF “Le scelte strategiche”, conservando la possibilità di modificarle ulteriormente.

Il RAV, una volta concluso il periodo indicato per la sua elaborazione all’interno della piattaforma (22 maggio-31 luglio), verrà pubblicato direttamente nell’apposita sezione del portale “Scuola in Chiaro”.

Compiti scuole primi mesi del 2019/20

Nei primi mesi dell’a.s. 2019/20, preferibilmente entro ottobre, in fase di
aggiornamento del PTOF e di definizione del PdM relativi al triennio 2019/2022, con riferimento ai dati elaborati in seguito alla chiusura del RAV e restituiti in piattaforma, la scuola potrà consolidare definitivamente i documenti in modo da garantirne la reciproca coerenza.

Le scuole, nel predetto periodo,  potranno lavorare contemporaneamente sui documenti (RS, RAV, PdM e PTOF) e potranno eventualmente aggiornarli e regolarli in modo organico e coerente.

Entro dicembre, comunque, tutti i RAV verranno ripubblicati automaticamente sul portale “Scuola in Chiaro”, salvo che la scuola non vi abbia già provveduto autonomamente.

Come accedere alle piattaforme per Rendicontazione sociale e RAV

Per accedere sia alla piattaforma della Rendicontazione sociale che a quella del RAV occorre entrare nell’area “Scuole” del portale SNV tramite questo link.

Le credenziali da utilizzare per l’accesso alle due piattaforme da parte dei Dirigenti scolastici corrispondono a quelle utilizzate per l’accesso all’area riservata del MIUR.

Se all’interno dell’area riservata risultassero problemi di accesso alla scrivania SNV, occorre inviare una richiesta di abilitazione all’indirizzo di posta elettronica supporto.snv@istruzione.it comunicando i dati anagrafici, il codice fiscale, il  codice meccanografico della scuola e il ruolo (Dirigente scolastico/Coordinatore didattico).

I dirigenti scolastici che hanno cambiato sede di titolarità il 1° settembre 2018, al momento dell’apertura della piattaforma RAV, troveranno associata alle proprie credenziali la nuova sede, mentre i dirigenti con incarico di reggenza di altra scuola saranno associati anche al codice meccanografico di quest’ultima. Lo steso vale per la Rendicontazione sociale.

Il Nucleo interno di valutazione già abilitato all’interno della piattaforma RAV verrà automaticamente abilitato anche all’utilizzo della piattaforma della Rendicontazione sociale.

nota Miur 22/05/2019

Concorso dirigenti scolastici, richieste accesso agli atti: Miur al lavoro. Comunicazione

da Orizzontescuola

di redazione

Il Miur ha pubblicato la nota n. 24586 del 22 maggio 2019, avente per oggetto “Prova scritta del concorso per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica – D.D.G. n. 1259 del 23.11.2017 – riscontro plurime istanze di accesso pervenute a cura dei candidati”

Richieste accesso atti

Il Miur ha pubblicato la suddetta nota al fine di informare sulle numerose e plurime richieste di accesso agli atti avanzate dai candidati.

L’Amministrazione comunica di essere al lavoro per evadere le predette istanze limitatamente agli atti concernenti la posizione dei richiedenti e compatibilmente con l’esigenza di celerità, speditezza e di sostenibilità della procedura selettiva.

Pubblicati i link relativi ai collaudi delle postazioni utilizzate ai fini dell’espletamento della prova preselettiva e della prova scritta:

Accesso atti limitato

Il Miur, come già comunicato con la nota del 19 aprile scorso, ricorda che, al fine di contemperare l’interesse pubblico con quello privato, sino a quando la procedura concorsuale non sia conclusa con l’approvazione della graduatoria generale di merito, l’accesso è limitato ai soli atti che riguardino direttamente il richiedente, con esclusione degli atti relativi ad altri concorrenti.

nota

Riforma sostegno, riguarderà i nuovi studenti. 5 milioni per formazione ed esonero 450 docenti

da Orizzontescuola

di redazione

Ieri al MIUR la presentazione del Decreto Inclusione varato dal Consiglio dei Ministri che riforma il sostegno degli studenti di tutti i gradi di scuola.

GLHO

Il Decreto, ricordiamo, modifica la riforma del sostegno prevista dalla Buona Scuola. Tra le novità l’istituzione del GLHO. Le ore di sostegno verranno decise chi sta accanto allo studente e addirittura si decidono insieme a lui quando maggiorenne. A definirle, infatti, è come in passato quello che si chiamava GLHO, che ha il compito di redigere il Piano educativo individualizzato dell’alunno.

Questo Piano, messo a punto da chi conosce sia le peculiarità dello studente sia le caratteristiche del contesto in cui apprende e vive la sua socialità, dovrà definire non solo le ore di sostegno, ma anche tutte le misure utili a rendere quanto più efficace possibile la partecipazione degli alunni con disabilità alle attività della classe e della scuola.

Supplenze

Per quanto riguarda le supplenze, il nuovo decreto modifica quindi quell’art. 14  e permette di avviare la continuità didattica su posto di sostegno anche grazie ai supplenti il cui contratto di solito scade il 30 giugno.

Non sono naturalmente messi in discussione i posti da coprire con personale a tempo indeterminato.

La modifica introdotta permetterebbe il rinnovo del contratto anche per l’anno scolastico successivo (su richiesta della famiglia) solo a docenti in possesso del titolo di specializzazione.

5 milioni di spesa per formazione ed esonero docenti

Il Decreto prevede un finanziamento di 5mln di euro. Si tratta di soldi che andranno alla formazione di tutti i docenti, all’informazione, organizzazione delle scuole per prepararsi.

Nelle cifre stanziate, anche 15 milioni per esonerare dall’insegnamento 450 docenti che si occuperanno della formazione.

Chi riguarderà

Il nuovo decreto avrà effetto su tutti gli ordini di scuola, ma a partire dai nuovi studenti. A precisarlo ieri il Sottosegretario Giuliano. Con “nuovi studenti”, ha detto, si intendono anche coloro che passano da un grado all’altro di istruzione.

Niente retribuzione accessoria: Miur e Mef lasciano le scuole senza soldi

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

La storia si ripete: le scuole sono senza soldi per pagare i compensi accessori del personale. Ma non solo: mancano le economie degli scorsi esercizi, non ci sono le somme che dovevano essere utilizzate per pagare impegni derivati da compiti svolti nello scorso anno scolastico non ancora liquidati, anche perché sono stati sottratti ai POS nel mese di dicembre 2018 e non ancora restituiti alle scuole.

Fondi scuole: niente retribuzioni accessorie

L’allarme viene lanciato dalla Flc Cgil, che raccoglie le lamentele degli istituti scolastici impossibilitati ad erogare quanto previsto. In tale scenario da cassa vuota, non ci sono neppure le risorse per liquidare le attività di quest’anno scolastico, magari già terminate, e riconosciute dai contratti di istituto.

“Si tratta di una situazione inaccettabile, tuona il sindacato, che impedisce alle scuole tempi di lavorazione sereni, e nega al personale la possibilità di essere liquidato una volta svolte le attività aggiuntive o le ore in sostituzione di colleghi assenti”.

Uno dei punti saldi di questa vicenda sembra essere l’attribuzione della responsabilità, con un continuo “palleggio” fra Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Economia e Finanza.

Fondi scuole: di chi è la responsabilità?

“A quale dei Ministeri suddetti risalga la responsabilità di questa situazione è davvero, per il personale e per le scuole, del tutto indifferente: è una responsabilità solidale del governo, prosegue la Flc Cgil, che aggiunge: “quel che interessa è che le scuole ricevano immediatamente i fondi dovuti”.

D’altro canto, l’alternativa è l’ingiunzione: i docenti, come hanno fatto in passato, sarebbero costretti a farsi riconoscere e liquidare i compensi tramite ingiunzione.

All’appello, mancano ancora anche i fondi ex aree a rischio dell’a.s.2017/18, con il risultato che il personale interessato deve attendere 1 anno per ricevere quanto spettante.

Strage di Capaci, studenti a Palermo al grido di ‘Giovanni e Paolo’

da Tuttoscuola

Al grido di “noi la mafia non la vogliamo” e di “Giovanni e Paolo” i 1.500 studenti presenti sulla Nave della Legalità e quelli siciliani presenti al porto di Palermo si sono riuniti e hanno dato il via alle commemorazioni per i 27 anni dalla morte di Giovanni Falcone. Ad attenderli, Maria Falcone, Presidente dell’associazione Giovanni Falcone e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Il sacrificio del magistrato, ucciso con la moglie e gli uomini della scorta, ha ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “è divenuto motore di una riscossa di civiltà, che ha dato forza allo Stato nell’azione di contrasto e ha reso ancor più esigente il dovere dei cittadini di fare la propria parte per prosciugare i bacini in cui vivono le mafie”. Per il guardasigilli Bonafede “Lo Stato ha la sua credibilità quando riesce a fornire la verità ai cittadini”. Il sindaco Orlando diserta la cerimonia all’Ucciardone, alla quale è presente il ministro Salvini. Nel suo intervento, come riporta Ansa.it, il capo del Viminale ha detto che “chi ha ucciso Falcone e Borsellino ha provocato tanto dolore ma ha anche svegliato il popolo italiano, perché penso che dopo quella bomba nulla è più stato come prima“.

“A 27 anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio – dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – legate dalla medesima, orrenda strategia criminale, la Repubblica si inchina nel ricordo delle vittime e si stringe ai familiari”. Il Capo dello Stato ha ringraziato “quanti una ferita così profonda hanno tratto ragione di un maggior impegno civico per combattere la mafia, le sue connivenze, ma anche la rassegnazione e l’indifferenza che le sono complici. I nomi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina sono indimenticabili. Nella loro disumanità gli assassini li hanno colpiti anche come simboli – a loro avversi – delle istituzioni democratiche e della legalità”.

Ieri sera si è svolto sulla nave il dibattito sul tema della legalità al quale hanno preso parte i ragazzi. Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha voluto ribadire come sia importante vedere tutti questi studenti “che non hanno paura” e lottano “perché sono puri” per la legalità e contro tutte le mafie. Per il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho, “le mafie devono essere combattute non solo con la repressione, ma tutti si devono attivare per impedire che esse entri nei flussi dove circola il denaro. Perché – ha specificato – le mafie stanno cambiando pelle, non sparano più ma sono infiltrate negli affari”. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha poi sottolineato che “l’Italia ha un passato pieno di ferite ancora aperte. La grandezza è prendere quella storia fare delle leggi che siano le migliori al mondo. Questa è la direzione verso cui stiamo andando”. Tra gli altri presenti al dibattito l’Autorità garante dell’Infanzia e dell’adolescenza, Filomena Albano, l’ex presidente del Senato, Piero Grasso e la presidente delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni.

Prima prova Maturità 2019, il tototracce degli studenti. D’Annunzio e Pirandello i favoriti

da Tuttoscuola

D’annunzio e Pirandello per la prosa, Ungaretti per la poesia: sono ancora loro i favoriti, gli autori che secondo i maturandi potrebbero uscire alla prima prova maturità 2019. Il tototracce è stato realizzato da Skuola.net su un campione di 3.000 studenti che tra meno di un mese dovranno cimentarsi con la prima prova maturità 2019. L’ansia e la tensione da esame stanno iniziando a farsi sentire, tanto più che questo esame di Stato presenta non poche novità. Proprio per questo è utile iniziare a prepararsi esercitandosi con le simulazioni prima prova maturità 2019.

Come ormai noto, gli autori dell’analisi del testo raddoppieranno. I maturandi pare abbiano una posizione sui temi e sui letterati che potrebbero ritrovarsi di fronte il 19 giugno, giorno della prima prova maturità 2019. La tendenza che prevale è che, con tutti i cambiamenti che si dovranno affrontare nella maturità riformata, si suppone (oppure è una velata richiesta) che gli autori loro proposti possano essere tra quelli presenti all’interno del programma scolastico. Dato anche confermato dalla percentuale di maturandi che alla domanda “Credi che possa uscire un autore più attuale, ‘imprevedibile’ o ‘sconosciuto’?” ha risposto “No, si rimarrà sui classici”: la pensa così più di 1 su 5.

La tendenza ad andare sul sicuro, almeno in prima prova maturità 2019 – anticipata anche dagli esempi forniti nelle simulazioni del Miur svolte tra febbraio e aprile – arriva soprattutto dai nomi che sono venuti fuori in maniera ancora più chiara. Per l’autore di prosa dell’Ottocento (da quest’anno ritornato nel novero dei papabili) è sempre un testa a testa tra Verga e D’Annunzio, con il ‘vate’ abruzzese che per una manciata di voti (30% contro 29%) supera il padre del verismo. Nella disputa che riguarda gli autori del Novecento, invece, è Luigi Pirandello (25%) a spuntarla su Italo Svevo (21%), mentre sul terzo gradino del podio troviamo Primo Levi (16%), che scalza Calvino.

Anche i poeti hanno un vincitore chiaro: è Giuseppe Ungaretti, prima scelta di quasi un quinto dei maturandi (19%). Giacomo Leopardi si deve accontentare della seconda piazza (con il 16% delle preferenze). Subito dietro il poeta marchigiano troviamo Eugenio Montale: il 15% dei voti gli valgono la terza posizione nella classifica degli autori in versi.

Per quanto riguarda il capitolo ‘ricorrenze’, l’anniversario che i maturandi considerano più probabile esce in prima prova maturità 2019 è senza dubbio la caduta del Muro di Berlino, avvenuta esattamente 30 anni fa (9 novembre 1989), che svetta con il 22% dei voti. Al secondo posto c’è un altro trentennale: quello dall’invenzione di Internet, che riesce a convincere il 18% degli studenti. I 50 anni dallo sbarco sulla Luna, invece, sono al 13% ma, tutto sommato, i primi passi di Neil Armstrong e colleghi non spiccano nell’immaginario dei ragazzi. Così come i 10 anni dal terribile terremoto dell’Aquila rimangono relegati nelle retrovie, nonostante si tratti di eventi che ci riguardano molto da vicino.

Le uniche vere sorprese emergono dall’analisi degli anniversari legati ai personaggi famosi. Qui assistiamo al sorpasso dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci su tutti i concorrenti: il 20% delle preferenze, probabilmente legato alla rilevanza pubblica che ultimamente sta acquisendo l’argomento, lo porta dal quarto al primo posto. Superati in un colpo solo i 100 anni dalla nascita di Primo Levi (ora al 18%), i 200 anni dell’Infinito di Leopardi (anche loro al 18%) e gli 80 anni dalla nascita di Giovanni Falcone (14%).

Passando ai temi di attualità l’ipotetica traccia prima prova maturità 2019 su Inquinamento e Ambiente è in cima alla classifica al 21% dimostrando che la difesa del clima è un argomento particolarmente caro ai giovani. Seguono i temi su Immigrazione (14%) e Femminicidi (12%). Discorso simile per le tracce di ordine generale, particolarmente caldeggiate dal Miur nelle simulazioni prima prova maturità 2019 che hanno accompagnato l’avvicinamento alla nuova Maturità: il ‘Futuro’ e la ‘Memoria’ li vediamo appaiati in testa (al 17%); “Il ruolo dell’arte” è all’11%. Interessante vedere, in questo caso, come i maturandi si dividano equamente: temi come “L’amore/L’amicizia”, “La rabbia/L’odio”, “La pace”, “La vita”, “La natura”, “La felicità” navigano tutti tra l’8-9%.

Inclusione scolastica: la modifica dell’ultimo momento al decreto

da Tuttoscuola

La legge 107/2015 “Buona scuola”, nel disporre la delega per gli otto decreti legislativi di riforma, al comma 184 aveva disposto che “Entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 180 … il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi”. Quei provvedimenti delegati sono entrati in vigore il 31 maggio 2017 e proprio allo scadere dei due anni (31 maggio 2019), il CdM ha avviato l’iter di modifica di uno di quei decreti legislativi.

Il decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 66 recate norme “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107”, entrato in vigore il 31 maggio 2017, sta ora per essere modificato: lo ha deciso il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro Bussetti.

Il nuovo decreto legislativo, passato in prima lettura in Consiglio, introduce disposizioni integrative e correttive al d.lgs. 66/2017 con l’obiettivo, come precisa il comunicato di Palazzo Chigi, di “assicurare una maggiore partecipazione dei portatori di interessi nelle decisioni concernenti le misure educative a favore degli alunni con disabilità e a garantire un significativo supporto alle istituzioni scolastiche nella realizzazione di adeguati processi di inclusione, anche attraverso la previsione di opportune misure di accompagnamento delle istituzioni scolastiche in relazione alle modalità di inclusione degli alunni con disabilità”.

Il testo del nuovo decreto legislativo – che dovrà essere approvato entro 90 giorni, cioè entro fine agosto – non è ancora noto, ma si deduce dal comunicato che dovrebbe prevedere una nuova procedura per attivare gli organici dei docenti di sostegno e una più efficace azione di inclusione.