EDILIZIA SCOLASTICA

EDILIZIA SCOLASTICA, GILDA: INVESTIRE SU NUOVE STRUTTURE PIÙ FUNZIONALI

Intervenire per la messa in sicurezza delle scuole è sacrosanto, ma non basta per migliorare lo stato dell’edilizia scolastica: serve una vera e propria inversione di tendenza che ponga come priorità la costruzione di strutture progettate ad hoc come luoghi di lavoro e studio. 

Non è concepibile che nel 2019 ci siano comunità scolastiche ospitate ancora in edifici adibiti in passato ad altre funzioni e poi riconvertiti in scuole. Stiamo parlando, secondo i dati forniti dal Miur e relativi allo scorso anno scolastico, di 8.290 scuole “spalmate” su 40.879 edifici presenti su tutto il territorio nazionale. Si tratta di numeri imponenti e siamo coscienti che il problema non si possa risolvere in tempi rapidi, ma anche investire in questa ottica significa ragionare in termini di prevenzione e non di emergenza. 

Così la Gilda degli Insegnanti commenta il rapporto di Cittadinanzattiva sull’edilizia scolastica presentato oggi a Roma.

ABILITATI IN ROMANIA

ABILITATI IN ROMANIA. ANCORA UNA CONFERMA DEL MINISTERO DELL’EDUCAZIONE ROMENO DEL DIRITTO AL RICONOSCIMENTO DEL TITOLO E DI PARTECIPAZIONE AI CONCORSI DEI DOCENTI  SECONDO LA DIRETTIVA N.36/2005   LA RECENTE NOTA  DEL 11 SETTEMBRE 2019 DEL D.G.CORINA MARIN

Contributo  dell’Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto del Lavoro Università Mercatorum

In attesa della decisione del TAR Lazio sez.III bis a seguito dell’udienza tenutasi il 16 luglio in riferimento alla nota controversia sul riconoscimento alla professione docente in Italia degli abilitati in Romania, non posso che evidenziare la particolare importanza della recentissima nota del 11 settembre 2019 a firma del Direttore Generale Corina Marin del Ministero dell’Educazione Nazionale Romeno ; ed infatti a ben vedere la stessa, ancora una volta, nel riproporre tutte le note ufficiali precedentemente emanate, conferma la fondatezza delle Ns. richieste di riconoscimento e la illegittimità della posizione assunta dal MIUR nella nota 23 luglio 2019 di conferma dell’ avviso n.5636 del 2 aprile 2019, richiamata nelle recenti  sentenze di rigetto in forma semplificata del TAR Lazio-Roma sez.III bis .

Ancora una volta, non si può che sottolineare la infondatezza della tesi del “possesso congiunto” dei titoli di studio conseguiti in Romania ai fini del riconoscimento della abilitazione, fatta propria dal MIUR nella nota 23 luglio 2019, e contenuta nelle prime sentenze  della sez.III Bis del Tar Lazio : ed infatti oltre ad essere frutto di una errata interpretazione/ traduzione della nota prot. 40527 del 26.11.2018 è di tutta evidenza cheil Ministero dell’Educazione Nazionale Romeno, non abbia mai richiesto i c.d. doppi titoli, nè ai fini del certificato della equivalenza ( c.d. CNRED ), ne tanto meno ai fini della certificazione finale di riconoscimento del titolo !

Ad ogni modo tale tesi non può essere opposta ai ricorrenti i quali hanno ottenuto una certificazione dal  Ministero dell’Educazione Nazionale Romeno conseguita con una metodologia differente da quella prevista per i cittadini romeni,  che la stessa ordinanza n.5414/2016  ha riconosciuto valida secondo la direttiva n.36/2005  ai fini dell’esercizio della professione docente in Italia! 

A ben vedere, prova inconfutabile della errata applicazione di tale teoria è costituita dalla recente nota 11 settembre 2019 del Ministero della Educazione nazionale romeno a firma dello stesso Direttore Generale Dott.ssa Corina Marin- e successiva alla nota prot. 40527 del 26.11.2018  inviata al  MIUR, che nel confermare la precedente   nota  30912 del 21.05.2019, ribadisce comel’ordinanza n.5414/2016 si applica a tutte le certificazioni  rilasciate dal ministero romeno ai fini del riconoscimento secondo la direttiva n.36/2005, consentendo l’accesso alla professione docente in romania, a prescindere dal paese in cui lo studente abbia conseguito gli studi preuniversitari e universitari”

Ulteriore prova in tal senso la conferma nella nota 11 settembre 2019 della precedente nota n. 30910 del 21.05.2019 del Ministero romeno, anche questa a firma della  dott.ssa Corina Marin che conferma altresi “ il diritto a partecipare ai concorsi per docenti ai fini del riconoscimento secondo la direttiva n.36/2005, a tutti i cittadini degli stati membri della ue che abbiano conseguito in Romania il percorso psicopedagogico, anche secondo la nuova Omencs n 5460/2019 per gli a.s. 2019-2020”.

Orbene, tale nota 11 settembre 2019 indirizzata al rappresentante FSIUSAE Scuola Estero Raffaele Nucera chiarisce altresì cheAi sensi delle disposizioni della Metodologia summenzionata, il Ministero dell’Educazione Nazionale rilascia ai cittadini degli stati membri dell’Unione Europea, ai cittadini degli stati firmatari dell’Accordo relativo allo Spazio Economico Europeo e della Confederazione Svizzera che hanno studiato in Romania e sollecitano, allo scopo di esercitare la professione d’insegnante, in uno degli stati membri dell’Unione Europea, dello Spazio Economico-Europeo, nella Confederazione Svizzera, in forma indipendente o come dipendente (salariato): a)certificato di conformità degli studi con le disposizioni della Direttiva 2005/36/CE concernente il riconoscimento delle qualifiche professionali, richiesto dai laureati che hanno finalizzato, in Romania, gli studi attestanti le qualifiche professionali raggruppati per i livelli descritti all’art. 11 della Direttiva 2005/36/CE; b)Certificato di attestazione delle competenze per la professione d’insegnante, richiesto dai laureati di un programma accreditato di formazione psico-pedagogica di 1° e/o 2° livello presso gli istituti d’istruzione superiore e alta formazione accreditati di Romania;

La stessa nota a firma del Direttore Generala Marina Corin aggiunge come“ ai sensi delle disposizioni di cui all’art. 108 comma (1) della Metodologia– quadro concernente la mobilità del personale docente operante nell’istruzione pre universitaria nell’anno scolastico 2019-2020, approvata con OMEN n° 5460/2018, cu successive modifiche e completamenti: I cittadini degli stati membri dell’Unione Europea, degli stati firmatari dell’Accordo sullo Spazio Economico-Europeo o della Confederazione Svizzera, nonché i residenti permanenti sul territorio della Romania, che soddisfano le condizioni necessarie di studio e delle altre condizioni previste dalla presente Metodologia e hanno i titoli di studio riconoscimenti/ equipollati dal Ministero dell’Educazione Nazionale o hanno studiato in Romania, hanno il diritto di partecipare ai concorsi di immissione in ruolo docente e di occupare i posti vacanti/ riservati nell”istruzione pre universitaria e, sulla base della graduatoria (dei risultati ottenuti al concorso), possono essere assunti con contratto di lavoro a periodo determinato o indeterminato; ed inoltre che tale regime applicativo previsto dalla OMEN n° 5460/2018, si applichi anche per l’anno scolastico 2019-2020:”..per l’anno scolastico 2019-2020, la Metodologia- quadro concernente la mobilità del personale docente nell’istruzione pre universitaria approvata con OMEN n° 5460/2018, con successive modifiche e completamenti (Capitolo IX- Organizzazione e svolgimento del concorso nazionale per l’occupazione dei posti di docente dichiarati vacanti/ riservati nell’istruzione pre universitaria) è disponibile all’indirizzo: http://titularizare.edu.ro/2019/.

Orbene, se anche tale nota del Ministero dell’Educazione Romeno rappresenta prova inconfutabile del diritto alla partecipazione ai concorsi in Romania a seguito del percorso formativo psicopedagogico , e della sua conformità alla Direttive Europee n.36/2005 e n.55/2013, non si comprende come mai il MIUR non ritenga di revocare le note n.5636/2019  e del 23 luglio 2019 , così evitando ulteriore  danno agli abilitati in Romania, che ora si vedono esclusi anche dalla partecipazione al terzo anno c.d. FIT previsto dal D.lgs.n.59/2017 .

Peraltro una tale soluzione, contribuirebbe senza dubbio, a risolvere la constatata e  notevole carenze di organico del personale docente, su cui si è già soffermato il nuovo Ministro all’atto dell’insediamento presso il Dicastero di Viale Trastevere, ed oggetto come è ben noto, di proposte finalizzate a garantire l’ottimale impiego del personale precario .

Molti presidi al corteo di domani con gli striscioni delle scuole

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Sono numerosi i presidi di scuole secondarie superiori che hanno concordato con gli studenti di partecipare alle manifestazioni in programma per domani sull’ambiente, che chiuderanno la #ClimateActionWeek, con uno striscione del proprio istituto per dimostrare l’adesione dell’intera scuola.

«Nella circolare inviata dal ministro nei giorni scorsi – spiega Roberta Fanfarillo, preside per 22 anni e responsabile nazionale dirigenti scolastici della Cgil – ricordando l’importanza della settimana dal 20 al 27 settembre, sollecitava le scuole ad agevolare la partecipazione degli studenti, specificando parlando la possibilità di giustificare le assenze. C’è poi una circolare del Miur che specifica meglio come agevolare la partecipazione, da una parte giustificandone l’assenza, dall’altra invitando i collegi docenti a considerare l’assenza scorporata dal monte ore di assenze che è possibile fare durante l’anno scolastico».

«Rispetto a questo invito del ministro, data l’eccezionalità dell’evento e della sua risonanza mondiale, l’accento che il titolare del ministero dell’Istruzione ha voluto dare alla partecipazione – ha aggiunto – io ritengo sia positivo, non vedo una intromissione sull’autonomia delle scuole. Giustificare l’assenza non significa non portare la giustificazione ma accettare che nella giustificazione che i minori dovranno comunque far firmare dai genitori possa essere individuata come motivazione la partecipazione all’iniziativa. Il pericolo che i motivi di assenza possano essere altri, esiste per tutte le tipologie di assenza. In generale le scuole, di fronte a queste assenze di massa, sono propense a considerarle assenza ingiustificate».

Non mancano tuttavia le critiche. La Lega, attraverso Luca Toccalini, deputato e coordinatore Federale Lega Giovani, dice: «Venerdì il ministro Fioramonti, con una circolare inviata a tutte le scuole, legalizzerà una bigiata di massa». Sulla stessa linea i compagni di partito Rossano Sasso e Alessandro Pagano.

Polemico con il titolare del Miur anche il Codacons. «Si tratta di una posizione politica e del tutto fuori luogo – afferma il presidente Carlo Rienzi – il ministro non è chiamato a giustificare un bel nulla, perché i genitori degli studenti possono, in totale autonomia, giustificare le assenze dei figli da scuola per qualunque ragione».

Leggere in classe ad alta voce aiuta a crescere: dal 1° ottobre via alla seconda edizione del progetto »Leggimi ancora»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Leggere in classe ad alta voce, ogni giorno, cambiando stili, generi e temi, produce effetti positivi in tutti i settori dell’apprendimento. Ne sono convinti i 13.000 docenti di scuola primaria che hanno aderito alla prima edizione del progetto nazionale “Leggimi ancora. Lettura ad alta voce e life skills”, organizzato e promosso da Giunti Scuola e Giunti Editore. Hanno letto in classe, ai loro bambini, fino a un’ora al giorno di racconti e storie coinvolgendoli poi nella rielaborazione delle emozioni suscitate, del lessico acquisito, delle difficoltà incontrate.

Tutto è pronto adesso per il secondo anno, dal 1° ottobre 2019 sul sito www.leggimiancora.it sarà possibile aderire alla nuova edizione: il docente che iscrive la propria classe riceverà un “kit per la lettura” con titoli messi a disposizione da Giunti Editore, istruzioni su come leggere al meglio ai bambini, formazione online e tutoraggio costante. La sfida è rivolta a tutti i docenti delle scuole primarie che vogliono ripetere l’esperienza o iscriversi per la prima volta.

La lettura è uno strumento potente per aiutare i bambini nel loro percorso di crescita, per sviluppare le cosiddette “life skills”, ovvero le competenze cognitive, emotive e sociali utili per il successo scolastico e per la vita. Leggere ad alta voce è una vera e propria palestra che allena e sviluppa specifiche abilità legate alla comprensione, all’apprendimento, alla costruzione della propria identità, allo sviluppo del pensiero critico, al riconoscimento delle emozioni, alla gestione delle difficoltà. Ed è un gran divertimento! I bambini coinvolti nella prima edizione, più di 200.000 da nord a sud del Paese, hanno personalizzato questa esperienza assieme ai loro docenti, con disegni, presentazioni, “angoli della lettura”, riflessioni e diari di bordo del progetto.

“Leggimi ancora” nasce dall’incontro tra Giunti Scuola – le cui attività sono orientate a valorizzare e aumentare il benessere degli studenti nelle aule – e Federico Batini, professore di pedagogia sperimentale, metodologia della ricerca educativa e metodi e tecniche della valutazione scolastica dell’Università di Perugia, la cui attività di ricerca sviluppa da anni un filone dedicato alla lettura e ai suoi effetti, che firma la direzione scientifica dell’intero progetto. “Leggimi ancora” è uno strumento di promozione della lettura presso i più giovani, e in particolare della lettura ad alta voce, come risposta a percentuali rilevanti di dispersione scolastica, al crescente analfabetismo “funzionale”, al calo dei lettori, costante negli ultimi anni, e alle difficoltà di relazione con le differenze. La lettura è una vera e propria ginnastica per il cervello, le cui ricadute positive si apprezzano in ambito scolastico e nell’ordinarietà della vita.

All’interno del progetto il dipartimento di filosofia, scienze sociali, umane e della formazione dell’Università di Perugia, coordinato da Federico Batini, ha condotto una ricerca che ha coinvolto più di 1500 alunni rappresentativi di tutta la primaria e del territorio nazionale, selezionati tra le classi iscritte a “Leggimi ancora”, dove i docenti hanno svolto letture ad alta voce per un’ora al giorno per 100 giorni seguendo un protocollo fornito dal team di ricerca.

Prima e dopo la sperimentazione sono stati misurati, attraverso strumenti standardizzati, dimensioni cognitive, abilità specifiche legate alla comprensione e dimensioni emotive nonché elementi predittori del successo scolastico degli allievi. I risultati di questa imponente ricerca verranno resi noti durante la prossima edizione della fiera Didacta, all’interno del convegno “Leggimi ancora. Lettura ad alta voce e life skills” che si terrà a Firenze presso la Fortezza da Basso l’11 ottobre dalle 9 alle 13.

ATA, svolgimento servizio e poi corso di formazione. Pausa obbligatoria

da Orizzontescuola

di redazione

Personale ATA in servizio dalle ore 7.48 alle ore 15.00 (7 ore e 12 minuti), segue poi corso di formazione dalle 15.00 alle 18.00. Deve effettuare obbligatoriamente la pausa di 30 minuti?

Orario di lavoro

L’articolo 51 del CCNL 2007, confermato dal CCNL 2016/18 per quanto in esso non previsto, disciplina l’orario di lavoro del personale ATA. Il comma 3 del predetto articolo indica l’orario giornaliero massimo e i casi in cui il personale in questione deve effettuare una pausa:

3. L’orario di lavoro massimo giornaliero è di nove ore. Se la prestazione di lavoro giornaliera eccede le sei ore continuative il personale usufruisce a richiesta di una pausa di almeno 30 minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche e dell’eventuale consumazione del pasto.
Tale pausa deve essere comunque prevista se l’orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7 ore e 12 minuti.

Se il personale in questione, dunque, svolge un orario di lavoro superiore alle sei ore consecutive usufruisce a richiesta di una pausa di almeno 30 minuti.

La pausa va comunque prevista se l’orario continuativo supera le 7 ore e 12 minuti.

Servizio e poi corso di formazione

Ritornando al quesito di partenza (servizio dalle ore 7.48 alle ore 15.00 e poi corso di formazione sino alle 18), alla luce di quanto detto sopra, è chiaro che la pausa di 30 minuti va svolta obbligatoriamente e, come risposto dall’ARAN  (orientamento 27/03/2019) ad un medesimo quesito, non dipende dalla volontà né del datore di lavoro né del lavoratore stesso. La pausa va effettuata obbligatoriamente.

Nel suo orientamento, ricordiamolo, l’ARAN afferma che il Contratto va letto unitamente alle norme imperative di legge in materia di orario di lavoro:

In particolare, con riguardo alla pausa l’art. 8, comma 1, del d.lgs. n. 66 del 2003 non lascia margini interpretativi laddove stabilisce che quando l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore “il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini del recupero delle energie psico-fisiche e della eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo”.

Tale disposizione rende il diritto alla pausa del tutto indisponibile al lavoratore che, conseguentemente, non potrà rinunciarvi. Infatti le norme finalizzate al recupero delle energie psico-fisiche sono poste dal legislatore a tutela e nell’interesse del lavoratore.

In relazione a quanto sopra specificato si ritiene che la fruizione della pausa abbia carattere obbligatorio e, in quanto tale, non possa dipendere né dalla volontà datoriale né da quella del lavoratore.

Sanzioni disciplinari, cosa può comportare criticare i colleghi?

da Orizzontescuola

di redazione

Sanzioni disciplinari: critiche ai colleghi sono sanzionabili?

Prima di rispondere al quesito, ricordiamo cosa prevede il CCNL 2016/18, in merito alle infrazioni e alle relative sanzioni disciplinari riguardanti i docenti.

CCNL 2016/18

Il CCNL 2016-18 ha rinviato ad una specifica sessione negoziale la definizione della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni da comminare ai docenti.

Così leggiamo nell’articolo 29 del Contratto:

Le parti convengono sulla opportunità di rinviare ad una specifica sessione negoziale a livello nazionale la definizione, per il personale docente ed educativo delle istituzioni scolastiche, della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni, nonché l’individuazione di una procedura di conciliazione non obbligatoria, fermo restando che il soggetto responsabile del procedimento disciplinare deve in ogni caso assicurare che l’esercizio del potere disciplinare sia effettivamente rivolto alla repressione di condotte antidoverose dell’insegnante e non a sindacare, neppure indirettamente, la libertà di insegnamento. La sessione si conclude entro il mese di luglio 2018.

La sessione, dunque, doveva chiudersi entro luglio 2018 ma, in realtà, una volta avviata si è subito bloccata per la differenza di vedute tra amministrazione e sindacati sulla sanzione della sospensione sino a 10 giorni. Tuttora si attendono notizie.

Critiche ai colleghi

In attesa della succitata sessione negoziale, ricordiamo che l’articolo 12/2 del DPR 62/2013 così prevede:

Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell’amministrazione.

Relativamente alla scuola, possiamo affermare che criticare i colleghi può diventare comportamento passibile di sanzione disciplinare, come affermato nel 2013 dalla Corte di Cassazionecostituisce comportamento gravemente lesivo del decoro e della reputazione di un istituto scolastico quello posto in essere dall’insegnante che si sia concretizzato nel sostenere, interloquendo con i genitori degli alunni, la notevole inadeguatezza dell’istituto e la carente preparazione didattica dei colleghi, con conseguente suggerimento, agli interlocutori, di iscrivere altrove i propri figli. Tale condotta, invero, integra certamente una violazione dei doveri fondamentali ed elementari di fedeltà e di correttezza che gravano su qualsiasi lavoratore, non potendo in alcun modo essere ricondotta, per la sua offensività, ad una legittima critica dell’operato della parte datoriale e legittima, in quanto tale, il licenziamento disciplinare dell’insegnante…

Supplenze sostegno: chiarimenti su unico titolo valido

da Orizzontescuola

di redazione

Nomine su posti di sostegno, chiarimento  dell’Ufficio Scolastico di Napoli sull’unico titolo valido riconosciuto per accedere all’insegnamento.

L’ufficio Scolastico di Napoli risponde ai numerosi quesiti in
relazione alla validità dei titoli previsti per l’insegnamento su posto di sostegno.

La Dirigente Maria Teresa De Lisa chiarisce che l’unico titolo abilitante è il diploma di specializzazione polivalente (per la scuola dell’infanzia, primaria, per la scuola media di I grado e per la scuola
secondaria di II grado).

Pertanto qualsiasi altro titolo di studio/culturale non è assolutamente utile per l’attività di docente di sostegno.

E’ necessario – prosegue la nota – procedere autonomamente all’accertamento d’ufficio presso l’autorità che ha rilasciato il predetto diploma di sostegno polivalente.

In caso di riscontro negativo al conseguimento del diploma prodotto i Dirigenti Scolastici dovranno procedere con ogni immediatezza alla risoluzione del contratto a tempo determinato, eventualmente stipulato con l’aspirante, e comunque in ogni caso procedere all’immediata informativa all’autorità giudiziaria dandone contestuale comunicazione all’Ufficio Scolastico.

Permessi disabilità, licenziamento per il lavoratore che resta a casa nelle giornate di permesso

da La Tecnica della Scuola

La Cassazione torna ad occuparsi di abuso dei permessi per assistere un familiare disabile grave.

In particolare, la sentenza n. 18411 del 9 luglio scorso, esamina il caso di un lavoratore che in due delle quattro giornate di permesso richiesto ai sensi dell’art. 33 della legge 104/92, invece di recarsi dalla zia invalida per prestarle assistenza, era rimasto a casa tutto il giorno.

Questo era stato dimostrato dall’agenzia investigativa, assunta dal datore di lavoro, che durante gli appostamenti aveva osservato che il lavoratore in questione non era uscito di casa e pertanto non aveva prestato assistenza alla sua parente, a differenza di quello che aveva invece dichiarato.

Come riportato nella sentenza, il lavoratore “non era uscito né entrato nella propria abitazione in orario compreso fra le 6.30 e le 21,00; ciò strideva insanabilmente con le giustificazioni rese dai lavoratore in sede di audizione disciplinare (nell’ambito delle quali aveva dichiarato di aver prestato regolare assistenza alla zia come era abitudine, ad eccezione di alcune ore della giornata), considerato altresì che il XXXX non aveva mai dedotto di aver prestato assistenza in orario precedente le 6.30 o posteriore alle 21.00”.

Per tali ragioni la Suprema Corte ha respinto il ricorso del lavoratore e ha dichiarato legittimo il licenziamento.

Inclusione scolastica: il punto della situazione

da Tuttoscuola

Una delle novità sul fronte del sostegno e dell’inclusione scolastica è stata l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, il 31 luglio 2019, delle disposizioni integrative e correttive delle “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”, che modifica il DLgs 66/17, una delle deleghe della legge 107/15. Tra le modifiche, il riconoscimento del ruolo delle Istituzioni Scolastiche nella progettazione dei percorsi di inclusione, grazie alla restituzione, in particolare al Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione dei singoli alunni, della prerogativa di avanzare le proposte di quantificazione delle ore e delle altre misure di sostegno, una facoltà che il precedente decreto assegnava ai Gruppi di Inclusione Territoriale. Per quanto riguarda l’elaborazione del Profilo di Funzionamento, al fine di favorire “il diritto di autodeterminazione nella massima misura possibile”, il decreto prevede la collaborazione dello stesso soggetto con disabilità. La partecipazione della scuola è affidata al dirigente scolastico “ovvero a un docente specializzato”. Proviamo a fare il punto della situazione con l’aiuto del fascicolo informativo della FLC CGIL “Novità e questioni emergenti: cosa sapere prima della ripartenza”.

Il decreto richiama più volte un approccio di tipo integrale e multidimensionale alla disabilità, e la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità, della Salute (ICF) diventa riferimento esplicito sia per l’accertamento della condizione di disabilità sia per il profilo di funzionamento.

Per favorire una maggior corresponsabilità nei processi di inclusione si prevede il coinvolgimento delle famiglie a vari livelli e la partecipazione attiva delle Associazioni rappresentative delle persone con disabilità, delle Asl, degli Enti Locali che, con accordo in sede di Conferenza Unificata, dovranno definire modalità di attuazione e standard qualitativi delle prestazioni di loro competenza.

Il ruolo del personale ATA nei processi di inclusione degli alunni con disabilità viene richiamato nell’ambito delle competenze definite dall’ultimo CCNL e valorizzato mediante la partecipazione al Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI), costituito presso ciascuna istituzione scolastica.

Le nuove disposizioni consentono di confermare gli incarichi a tempo determinato ai docenti specializzati su richiesta delle famiglie e dopo la valutazione del Dirigente Scolastico. Sul fronte della formazione è stato avviato il IV ciclo del TFA di sostegno per 14.000 posti, con costi che superano anche i 3.000 euro a carico degli specializzandi. Il piano di formazione triennale annunciato dal governo prevede 40.000 complessivamente specializzati, per cui andrebbe attivato un V ciclo del TFA.

Nessuna rivoluzione degli organigrammi al Miur. Per il momento

da Tuttoscuola

Nel mese scorso, durante la crisi del governo giallo-verde, si parlava di numerosi cambi al vertice del Ministero dell’Istruzione e in alcuni uffici scolastici regionali. Il Miur stava cambiando struttura e organigrammi anche secondo alcune scelte (da alcuni criticate) del ministro Bussetti.

Si era parlato anche di non registrazione di nomine di nuovi direttori generali da parte della Corte dei Conti, in quanto talune scelte non avevano convinto il massimo organo di controllo.

Poi c’è stata la caduta del Governo e l’arrivo del nuovo esecutivo giallo-rosso con quegli organigrammi da confermare o annullare.

Il decreto legge n. 104 del 21 settembre, pubblicato in Gazzetta Ufficiale sabato sera, ha azzerato per il momento tutto.

Si dovrà decidere tutto entro il 31 ottobre 2019, “anche al fine di semplificare ed accelerare il riordino dell’organizzazione del Ministero. Nelle more dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti di organizzazione – precisa il decreto legge – gli incarichi dirigenziali di livello generale continuano ad avere efficacia sino all’attribuzione dei nuovi”.

Per il momento, quindi, sono confermati nel loro incarico gli attuali direttori generali e non si darà luogo nemmeno a quella nuova direzione generale del contenzioso presso il Miur che rappresenterebbe la prova tangibile, un segno dei tempi, dei rapporti conflittuali che caratterizzano da alcuni anni anche il mondo della scuola.

Mentre gli attuali direttori generali in servizio al Miur restano al loro posto, invece continueranno a rimanere vacanti i posti di direttore generale del Lazio, della Sicilia, della Liguria e del Friuli.

Una vacanza di direzione che pesa sulla piena funzionalità organizzativa dell’avvio del nuovo anno scolastico.

EDUCAZIONE CIVICA e CITTADINANZA DIGITALE

EDUCAZIONE CIVICA e CITTADINANZA DIGITALE

L’emanazione della legge 92 e delle Linee guida per l’Insegnamento dell’Educazione Civica, anche se non sarà attivata nel corrente anno scolastico, sollecita un approccio responsabile alle diverse tematiche educative emergenti ed in particolare alla “Cittadinanza Digitale”.

La Sezione UCIIM di Catania promuove un incontro studio con la guida di un docente esperto del Centro Studi “Giorgio Agosti” di Torino che si avrà luogo giovedì 26 settembre alle ore 16,00 pressol’Auditorium dell’Istituto “Francesco Ventorino“ – Ex San Filippo Neri – Piazza San Domenico Savio (zona Via Vincenzo Giuffrida alta) – Catania.

L’uso dei numerosi strumenti tecnologici digitali che hanno modificato gli stili e i canoni della comunicazione, come si legge nell’art. 5 della legge 92, impegna la scuola a svolgere una diligente azione formativa per educare gli studenti al corretto uso d’internet e per prevenire i molteplici rischi e pericoli.

“Analizzare, confrontare e valutare criticamente la credibilità e l’affidabilità delle fonti di dati e informazioni digitali” sono dei compiti che si apprendono seguendo una guida e apprendendo le norme comportamentali d’interazione con gli ambienti digitali.

Conoscere le politiche sulla tutela della riservatezza applicate dai servizi digitali sull’uso dei dati personali, è una delle finalità di tale insegnamento che deve arrivare a tutti gli studenti e non può essere confinato nella sola disponibilità e sensibilità di alcuni docenti.

Il Prof. Rodolfo Marchisio, Docente di Pedagogia, Psicologia e Informatica nei corsi parauniversitari della Regione Piemonte, autore di 3 manuali sull’uso delle TIC e del Web nella didattica: “Il mondo della rete spiegato ai e dai ragazzi”, favorirà l’apertura a questa nuova tematica, che contribuisce a “formare cittadini responsabili e attivi e promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale della comunità”.

Nel corso dell’incontro, coordinato dalla presidente dell’UCIIM, Maria Antonietta Baiamonte, la quale ricorderà la presidente nazionale emerita Cesarina Checcacci, nel trigesimo della scomparsa, sarà presentato dal dirigente Salvatore Impellizzeri il volume curato dal preside Giuseppe Adernò, promotore del primo CCR in Sicilia nel 1993 e coordinatore dei Ragazzi Sindaci: ” La scuola piccola città – Guida per le elezioni del Sindaco e del Consiglio Comunale dei Ragazzi”.

Il progetto del CCR è una lezione di Educazione Civica che si “impara facendo” e la positività degli esiti conseguiti nel tempo dà ragione e conferma dell’eccellente qualità del progetto, quasi “compito di realtà” per un apprendimento efficace.

Saranno illustrate da Daniele Lombardo le innovazioni didattiche mediante l’uso del robot e della  parete interattiva  che trasforma un’intera aula in uno “Smart Environment”, guidando gli studenti al riconoscimento del mondo e all’uso degli oggetti in maniera creativa.

Nel corso degli interventi sarà inoltre presentata la lezione spettacolo di Vincenzo SpampinatoI have a… dream” che guida gli studenti in maniera incantevole per i sentieri dei diritti umani, dei valori della pace, della giustizia, dell’accoglienza e la memoria della Shoah, contribuendo alla modifica dei comportamenti e quindi del modo di pensare, di sentire e di agire e le parole e i messaggi ricevuti diventano azioni concrete. Questo è il senso dell’Educazione civica che la scuola insegna: formare uomini e cittadini.

Ai partecipanti sarà rilasciato l’attestato valido per la formazione ai sensi della direttiva n.170 del 2016.