Esposizioni e percorsi di visita accessibili

Redattore Sociale del 14.10.2019

Arte per tutti, ecco la guida “Esposizioni e percorsi di visita accessibili”

Ideata dal ministero francese della Cultura per la creazione di esposizioni temporanee e percorsi museali accessibili, la guida arriva ora in Italia grazie all’associazione “+ Cultura Accessibile”, in collaborazione. La presentazione nell’ambito di Torino Design of the City 2019.

TORINO. Una guida alla realizzazione di “Esposizioni e percorsi di visita accessibili”: un vero e proprio libretto d’istruzioni, per ampliare l’offerta di arte e cultura per tutti. Il volume arriva dalla Francia e ora sarà disponibile anche in italiano, grazie alla versione realizzata dall’associazione “+ Cultura accessibile”, che ne ha curato l’edizione italiana e la presenterà giovedì 17 ottobre, a Torino (ore 10.30, presso la Sala Conferenze del Museo di Antichità), nell’ambito di Torino Design of the City 2019. Questa presentazione rinnova il rapporto di collaborazione con i Musei Reali di Torino nel promuovere la realizzazione di una fruizione culturale più ampia ed estesa a pubblici indifferenziati, tramite lo strumento strategico della resa accessibile.
L’iniziativa rientra nel progetto “Al Museo ci vengo anch’io”, avviato nel 2017 e strutturato in tre momenti. Nella prima fase si è compiuta la ricognizione degli strumenti per la fruizione in autonomia dei contenuti culturali e informativi nei 13 musei più visitati di Torino, tra i quali i Musei Reali occupano una posizione di rilievo. La scheda di rilevamento è stata redatta in collaborazione con Icom e le associazioni Fiadda, Apri, Apic, Unione Italiana Ciechi, Istituto Sordi di Torino, Ens, Anpvi e Paideia. I dati sono stati elaborati dalla Fondazione Fitzcarraldo e presentati nel corso del Convegno “Nuove esperienze di tecnologia legata alla comunicazione museale”, in collaborazione con Tactile Vision onlus, svoltosi nel 2018 nell’ambito della manifestazione Torino Design.
La seconda fase prevedeva la diffusione di linee guida per regolamentare la resa accessibile alla fruizione in autonomia delle collezioni e delle mostre permanenti e temporanee. La guida redatta dal ministero francese è stata individuata come lo strumento più idoneo e, a tal fine, è stata tradotta. Questa guida, che segue le buone pratiche del modello museale francese, vuole essere un decisivo stimolo per approfondire, promuovere e realizzare esperienze sempre più significative e coinvolgenti, in linea con le attività che + Cultura accessibile ha svolto in questi anni. 
L’edizione riveste un duplice valore: in tutte le pagine si afferma con forza che l’obiettivo dell’accessibilità si raggiunge solo in presenza di una progettazione ex ante, affidata alla necessaria presenza, all’interno della dirigenza museale, di una figura responsabile all’accessibilità che siede ai tavoli delle diverse fasi di elaborazione e realizzazione. Il secondo pregio è che l’accessibilità e gli strumenti per realizzarla sono illustrati con estrema chiarezza ed essenzialità: dalla progettazione alla segnaletica, dall’allestimento alla illuminotecnica, dalla multimedialità alla comunicazione e all’accoglienza.
La fase finale del progetto prevede la realizzazione di corsi formativi rivolti al mondo dei professionisti che, a vario titolo, sono coinvolti nella gestione e nella realizzazione di progetti museali e per i quali questa pubblicazione sarà adottata come riferimento didattico.
Un ringraziamento a Paola Matossi per aver fatto conoscere la pubblicazione francese, a Ivana Sfredda per il lavoro di grafica, a Marisa Coppiano e Marco Zaccarelli per aver gentilmente voluto rivedere la traduzione.
A conclusione dell’incontro, i Musei Reali illustreranno le iniziative e i progetti già realizzati o in programma per l’incremento dell’accessibilità. 

Dai precari al trasporto scolastico, l’abc del decreto Fioramonti

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Non solo docenti precari, con l’avvio di una selezione straordinaria per 24mila cattedre. Il decreto legge sulla scuola, il primo targato Lorenzo Fioramonti, prevede una serie di novità anche per presidi, ex Lsu, ispettori. E dedica delle disposizioni anche all’università. Da qui al 2021/2022 si apriranno nella scuola le porte a circa 61mila ingressi. A questi vanno comunque aggiunti i 17mila maestri e maestre dell’infanzia il cui concorso è pronto da tempo, ma ancora non pubblicato, complice anche il cambio di governo. Ma quali sono gli interventi previsti? Vediamoli in rassegna.

Maxi-sanatoria per 24mila prof precari
Il piatto forte del decreto legge, in tutto sette articoli, è il concorso straordinario per immettere in ruolo già da settembre 2020, 24mila precari con almeno tre anni di servizio alle spalle. La selezione prevede una sola prova scritta computer based con quesiti a risposta multipla che viene superata con 7/10. Scatta poi l’anno di prova che consentirà di acquisire i 24 Cfu con oneri a carico dello Stato. A fine anno, basta una lezione simulata e si viene confermati in ruolo. La commissione di valutazione sarà composta da prof della scuola, più un membro esterno. Prevista inoltre la possibilità per chi ottiene 7/10, e non rientra nei 24mila vincitori, di potersi abilitare con la sola prova orale purché si acquisiscano i 24 Cfu e si stia insegnando con supplenza almeno fino al 30 giugno.

Concorso ordinario per alte 24.500 cattedre
Contemporaneamente al concorso straordinario il decreto legge prevede, sempre entro il 2019, l’indizione anche di un concorso ordinario per altrettante 24.500mila cattedre. Qui potranno partecipare anche i laureati con 24 Cfu.

Un concorso riservato per i Dsga facenti funzione
Gli assistenti amministrativi che per almeno 3 anni hanno svolto le funzioni di Dsga potranno partecipare a un concorso riservato. I vincitori saranno immessi in ruolo in subordine a quelli del concorso ordinario in svolgimento.

Porte aperte anche a 17mila maestre
Nel decreto non c’è questa norma, perché non serve. Al pacchetto di 48/49mila nuovi docenti a medie e superiori si aggiungerà comunque la selezione per 17mila maestri e maestre di infanzia e primaria che sono in attesa del bando autorizzato ormai da mesi.

Si assumono anche 11.263 ex Lsu
Al già nutrito pacchetto di assunzioni si aggiunge anche una maxi-stabilizzazione per 11.263 addetti alle pulizie da scegliere tra il personale delle imprese che abbia almeno 10 anni di servizio pregresso nelle scuole. Il decreto approvato stabilisce che la procedura selettiva avvenga per soli titoli così da consentirne il completamento entro il 31 dicembre 2019. Con l’internalizzazione è stimato un risparmio di circa 170 milioni di euro per il 2020.

Traporto scolastico
Il provvedimento inoltre interviene sulla possibilità di garantire agevolazioni per gli scuolabus per le famiglie meno abbienti: consente ai Comuni di erogare gratuitamente il servizio di trasporto scolastico, purché sia rispettato l’equilibrio di bilancio complessivo

Sì al cambio di regione/provincia per ottenere la cattedra stabile
Per tamponare l’emergenza cattedre, spunta anche una norma che consente a vincitori e idonei dei concorsi 2016 e 2018 di poter scegliere una regione/provincia diversa dove presentare domanda per accedere al ruolo.

Più ispettori
Le assunzioni non finiscono qui. Previsto anche un incremento, dal 2021, di 59 unità degli ispettori scolastici, il cui contingente oggi è ridotto ai minimi termini.

Stop alle impronte digitali per i presidi
Vengono abrogate le disposizioni per la rilevazione biometrica degli accessi e degli orari di servizio per il personale Ata (ausiliario, tecnico e amministrativo) e per i dirigenti scolastici prevista dalla legge 56 del 2019.

Vincolo di permanenza di cinque anni
Per tutti i nuovi ingressi di docenti si conferma il vincolo di permanenza di cinque anni nella sede di titolarità. Una misura che serve a garantire la continuità didattica.

Concorsi più snelli per reclutare i nuovi dirigenti scolastici
Saranno assunti con un concorso per titoli ed esami i nuovi dirigenti scolastici e non più con il corso-concorso previsto dall’attuale normativa. Una misura presa per semplificare e velocizzare le procedure di selezione dei futuri capi di istituto.

Valide nove anni le abilitazioni scientifiche nazionali
Passa da sei a nove anni la validità delle abilitazioni scientifiche nazionali. È quanto previsto dall’articolo 5 del decreto-legge che va a modificare quanto stabilito dalla legge 240 del 2010.

Mercato elettronico della Pa
Tra le misure previste dal decreto-legge l’esenzione per gli Atenei e le istituzioni di Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) dall’obbligo di ricorrere al Mepa (Mercato elettronico della pubblica amministrazione) per l’acquisto di beni e servizi destinati alla ricerca. La disposizione consentirà maggiore qualità e risparmi di spesa.

Altre stabilizzazioni per i precari degli enti pubblici di ricerca
Il decreto-legge consentirà anche ai precari che abbiano maturato anzianità di servizio con assegni di ricerca di essere stabilizzati dai rispettivi enti, purché rispettino i requisiti di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017.


Dal decreto «clima» 10 milioni per gli scuolabus ecologici

da Il Sole 24 Ore

di Eu.B.

Dal decreto «clima» arrivano 10 milioni per gli scuolabus ecologico. L’articolo 3 del Dl varato giovedì sostiene i progetti dei Comuni che vogliono rinnovare il parco automezzi destinato al trasporto scolastico.

Gli acquisti ammessi
La norma stanzia 10 milioni per incentivare l’acquisto di scuolabus destinati agli studenti di infanzia, primarie e medie ricadenti in un Comune “punito” per la qualità dell’aria. Gli automezzi dovranno essere elettrici, ibridi o non inferiori a Euro 6 e dovranno rispettare le condizioni fissate dal ministero dell’Ambiente su numero di studenti trasportabili e impatto sull’inquinamento.

L’attuazione
A presentare i progetti dovranno essere i Comuni che da soli o in forma associata interessano almeno 100mila abitanti sulla base dei termini e dei requisiti individuati da un successivo decreto del ministero dell’Ambiente.


Ginnastica pericolosa a scuola, il Miur condannato a risarcire

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

L’esercizio di ginnastica a scuola era troppo pericoloso e per questo il Ministero dell’Istruzione è stato condannato a risarcire il danno subito da un bambino di 11 anni di Senigallia. E’ la sentenza del Tribunale di Ancona che ha intimato al Miur il pagamento di oltre 11 mila euro più le spese legali per l’episodio avvenuto nel febbraio 2015.

Nella palestra della scuola secondaria di primo grado “Marchetti” di Senigallia era in corso una lezione di educazione motoria proposta dalla Uisp locale, in cui i bambini dovevano effettuare un percorso bendati, guidati dai coetanei. Uno di loro, cadendo, si era rotto il setto nasale, procurandosi anche una lieve invalidità permanente. La famiglia ha chiamato in causa la scuola e quindi il ministero per il risarcimento. Tra le motivazioni della sentenza, sottolinea l’avvocato Roberto Paradisi, ci sono la pericolosità dell’esercizio, la mancanza di
presidi di sicurezza e l’aver derogato la vigilanza a un alunno, fatto insostenibile trattandosi di bambini verso cui «il grado e l’intensità della vigilanza avrebbero dovuto raggiungere la massima estensione».

Con la lettura ad alta voce l’apprendimento aumenta fino al 20%

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Un’ora al giorno di lettura ad alta voce comporta un miglioramento tra il 10 e il 20% sulla  comprensione del testo, sullo sviluppo delle abilità cognitive di base e sull’intelligenza verbale. E’ quanto emerge dalla ricerca “Leggimi ancora” realizzata da Giunti Scuola e Giunti Editore in collaborazione con l’ Università di Perugia e presentata ieri a Didacta, la fiera sull’innovazione scolastica in corso a Firenze.

Il team di ricercatori, è stato spiegato, ha studiato un campione di 1500 bambini di 6-11 anni di nord centro e sud Italia sottoposti a un training intensivo di lettura ad alta voce da parte del docente, tutti i giorni per 100 giorni scolastici. I dati raccolti, è stato spiegato, dimostrano come la lettura agisca contemporaneamente su più aspetti: comprensione del testo, dimensioni cognitive, padronanza della lingua, intelligenza verbale e auto-percezione di benessere. Per quanto riguarda la comprensione del testo, la ricerca evidenzia un miglioramento di circa il 10% rispetto al punto di partenza dei bambini. Un miglioramento tra il 18 e il 20% è stato rilevato anche nello sviluppo delle abilità cognitive di base, mentre l’indice dell’area verbale registra un aumento medio del 10/15%.

Durante la presentazione della ricerca, Barbara Cunsolo, direttore di Giunti scuola ha detto che «il vero e grosso risultato è stato quello di portare una pratica democratica che ha funzionato per tutti i bambini e i benefici non sono solo per i bambini, ma anche per i docenti».

Istituti tecnici di ragioneria: una rete per il rilancio

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Nei prossimi cinque anni dagli ex istituti tecnici commerciali per “ragionieri” (oggi denominati “Amministrazione, finanza, marketing”) usciranno oltre 250mila diplomati. Un numero esiguo; e soprattutto destinato a ridursi, complice il continuo calo delle iscrizioni. Una “carenza di talenti” vera e propria che penalizza imprese e mondo produttivo. «A Milano, ad esempio, è già caccia ai ragionieri, e anche nel Nord-Est diverse imprese lamentano la difficoltà a reperire queste figure professionali che hanno competenze specifiche nei settori nevralgici dell’economia», racconta la professoressa Flavia De Vincenzi, preside del “Leopoldo Pirelli” di Roma, capofila della neonata rete nazionale degli istituti tecnici economici di formazione manageriale (I.T.E.F.M.) che verrà presentata, al Miur, venerdì, alla presenza del capo dipartimento per l’Istruzione, Carmela Palumbo.

La rete
L’iniziativa raccoglie già una ventina di istituti, ma entro il mese si conta di arrivare a 30-40, sparsi in tutt’Italia. Gli obiettivi della rete sono ambiziosi: si punta a rilanciare, e a far conoscere a studenti e famiglie, l’offerta formativa degli istituti tecnici riconducibili al sistema economico; oltre che a sostenere le singole scuole nei processi di innovazione. La strategia è, insomma, quella di diffondere quella cultura tecnica, economica e imprenditoriale, da sempre spina dorsale del Paese. Saranno coinvolti anche i docenti con attività formative direttamente in azienda.

Proietti (Miur):
«Gli istituti tecnici a indirizzo Amministrazione, finanza e marketing propongo un’offerta curriculare di assoluta qualità che permette agli studenti di assimilare un cultura finanziaria e di acquisire competenze ritenute oggi strategiche quali quelle imprenditoriali e di programmazione e controllo delle attività gestionali – spiega Fabrizio Proietti, dirigente del Miur che si occupa di istruzione tecnica e professionale -. Vanno certo rilanciati, puntando sull’orientamento di studenti e famiglie. Sono certo che la rete saprà offrire un’opportunità a studenti e aziende che intendono valorizzare il capitale umano debitamente formato».

Il green new deal serve anche alle scuole

da Il Sole 24 Ore

di Piero Antonelli e Veronica Nicotra*

Ogni giorno in Italia 7 milioni e 700 mila bambini e ragazzi entrano, insieme ai docenti e al personale, nelle oltre 40 mila scuole che compongono il patrimonio di edilizia scolastica del Paese: più di 370mila classi che accolgono alunne ed alunni da 0 a 18 anni.

Sono i luoghi in cui si formano i cittadini e si acquisiscono le competenze che tracceranno le strade delle nuove generazioni.

Questo straordinario patrimonio è assegnato in gestione ai Comuni, alle Province e alle Città metropolitane, che tra mille difficoltà, hanno il compito di assicurare scuole efficienti, moderne, accoglienti e, prima ancora, sicure. Questioni che dovrebbero essere considerate una priorità assoluta, e su cui invece i sindaci alla guida di Città e Province, si trovano davanti due grandi ostacoli: risorse del tutto insufficienti per coprire il reale fabbisogno di investimenti necessari a garantire la cura dell’edilizia scolastica, e procedure talmente complesse da fare perdere fino a tre anni dalla concessone dei fondi all’apertura dei cantieri.

Così nei cassetti degli enti locali restano migliaia di progetti che se finanziati si tradurrebbero in immediati interventi in altrettante scuole: è il caso del recente Bando Bei per l’edilizia scolastica, che ha visto finanziati solo 868 progetti di Comuni, Province e Città metropolitane per investimenti in sicurezza per un totale di 1,3 miliardi, a fronte dei 6.760 progetti che sono stati ritenuti ammissibili per un totale di 10,3 miliardi.

Vuol dire che abbiamo pronti 5.892 progetti che avrebbero bisogno di un finanziamento di 9 miliardi per partire, e che garantirebbero la sicurezza di asili, scuole elementari, medie e scuole superiori.

Non solo: a causa di procedure lunghissime che rimandano a innumerevoli passaggi tra Stato, Regioni, le già poche risorse restano ferme per anni. Pensate che in questo momento si stanno aprendo cantieri che si riferiscono a finanziamenti approvati nel 2017, e che ci sono oltre 2,6 miliardi per investimenti in antisismica, antincendio, fondi per la progettazione, costruzione di nuove scuole innovative, incagliati nei passaggi tra i tanti Ministeri interessati all’iter e le Regioni.

Passano alcuni anni per mettere qualche firma in un decreto ed aspettare la defaticante programmazione di tutte le regioni e poi si chiede a chi realizza l’opera di farlo in qualche mese.

Non ci sono le proporzioni necessarie.

Per questo occorre intervenire con una grande opera di semplificazione, anche modificando il Codice Appalti, prevedendo una procedura d’urgenza per l’assegnazione delle risorse che garantisca a Comuni, Province e Città metropolitane non solo di poter ottenere in tempi rapidi i finanziamenti previsti, ma di potere mettere in campo celermente questi interventi. Di pari passo, occorre che il Governo Conte consideri la scuola l’investimento prioritario su cui concentrare la propria azione, a partire dalla Legge di Bilancio 2020.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha annunciato nella Nota di aggiornamento al Def la costituzione di due nuovi fondi destinati agli investimenti per il New Green Deal.

Se vogliamo davvero rispondere ai ragazzi e alle ragazze che scendo in piazza per difendere il loro futuro, occorre che una parte di queste risorse sia destinato esclusivamente a un piano di investimenti dedicato alla modernizzazione degli edifici delle scuole.

*Veronica Nicotra è segretario generale dell’Anci, Piero Antonelli è direttore generale dell’Upi

Graduatorie di istituto seconda e terza fascia, cambio provincia 2020 e punteggi

da Orizzontescuola

di redazione

Le graduatorie di istituto di seconda e terza fascia saranno aggiornate nel 2020 per il triennio successivo. La normativa.

Graduatorie di Istituto

Comprendono tre fasce

I FASCIA comprende i docenti iscritti a pieno titolo o con riserva nelle GaE (aggiornata nel 2019)
II FASCIA comprende i docenti abilitati  non inseriti nelle GaE o ivi presenti con riserva
III FASCIA comprende i docenti non abilitati in possesso del titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento

Le graduatorie di istituto vengono utilizzate dai Dirigenti Scoalstici per

  • supplenze annuali o fino al termine delle attivita didattiche per la copertura delle cattedre e posti d’insegnamento vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre, che rimangano presumibilmente tali per tutto l’anno scolastico, non coperte dall’Ufficio scolastico territoriale a causa dell’esaurimento della corrispondente graduatoria;
  •  supplenze temporanee per la sostituzione di personale temporaneamente assente;
  •  supplenze per la copertura di posti divenuti disponibili dopo il 31 dicembre.

Titoli di accesso all’insegnamento

Possibili nuovi inserimenti?

La normativa, ad oggi dice di sì per la seconda fascia e di no per la terza. Numerose le richieste da parte dei docenti per effettuare la riapertura. Tutto dipenderà anche dall’avanzamento dei concorsi – straordinario e ordinario – ma certamente buon senso ci induce a dire che la riapertura sarebbe auspicabile, alla luce del numero di supplenze assegnate quest’anno con domanda di messa a disposizione.

I docenti già inseriti chiedono inoltre di poter aggiungere nuove classi di concorso non presenti nel 2017, per allargare le possibilità di supplenza.

Possibile il cambio provincia per docenti già inseriti?

Sì. Sicuramente per docenti inseriti solo in seconda e/o terza fascia.

I docenti inseriti anche in prima fascia – che è stata aggiornata quest’anno – dovranno invece rispettare la provincia in cui compaiono per questa fascia.

I punteggi

I punteggi saranno quelli maturati alla data di scadenza di presentazione della domanda. Non sappiamo se saranno cambiate le tabelle di valutazione dei titoli (i 24 CFU non danno punteggio, ad esempio).
Riproponiamo al momento quelle del 2017

Aumenti stipendiali, stanziati fondi per 80 euro in più nella busta paga

da Orizzontescuola

di redazione

I dipendenti pubblici potrebbero veder aumentare il loro stipendio di 80 euro lordi ogni mese, con un netto che potrebbe essere più gratificante di quanto previsto.

E’ il calcolo a cui si arriva facendo la ripartizione delle risorse, pari a un miliardo, che il Governo vorrebbe inserire nella manovra finanziaria in aggiunta a quanto già stanziato dal Governo precedente.

A fare due calcoli è stato il Messaggero, precisando che le risorse attuali sarebbero ripartite una parte nel 2020 e una nel 2021; quindi proprio in virtù  dei 1,775 miliardi di euro stanziati in precedenza (per un totale di 2,7 miliardi), il rinnovo del contratto 2019-2021 porterebbe una busta paga più pesante a 3 milioni di dipendenti pubblici.

Prima di esultare, sarà necessario attendere la riunione fra sindacati e ministro per la Funzione pubblica, convocata nella stessa giornata in cui il consiglio dei Ministri dovrebbe approvare la manovra finanziaria: martedì 15 ottobre.

Secondo il quotidiano romano, sono già scattati paragoni con gli aumenti contrattuali nel settore privato a tutto vantaggio di quest’ultimo. Unica consolazione potrebbe consistere in una tassazione ridotta (pari al 10%) da applicare esclusivamente agli 80 euro lordi che così si tramuterebbero in un netto più consistente che potrebbe lievitare ulteriormente in caso di riduzione del cuneo fiscale.

Legge bilancio 2020: aumenti contrattuali di 80 euro lordi

da La Tecnica della Scuola

Nei prossimi giorni il Governo dovrà depositare in Parlamento il testo della legge di bilancio per il 2020 e a quel punto conosceremo meglio i particolari dell’intera manovra.

Un altro miliardo nella legge di bilancio

Per intanto, però, incominciano a circolare le prime anticipazioni sulle voci che più direttamente riguardano la scuola.
Tralasciando la notizia pubblicata da qualche testata on line che ha parlato di più di 5 miliardi stanziati per i contratti pubblici, notizia che appare francamente poco attendibile, diamo invece conto del dato riportato dal Messaggero che parla di un miliardo di euro suddiviso in due “rate”, una parte nel 2020 e il resto nel 2021.
L’importo andrebbe ad aggiungersi alle risorse già stanziate con le due precedenti leggi di bilancio (1,75 miliardi): in totale si arriverebbe quindi a poco meno di tre miliardi che consentirebbe di attribuire un aumento medio di circa 80 euro lordi ai tre milioni di dipendenti pubblici.
Non è da escludere che, per i docenti, ci sia allo studio una misura ulteriore che potrebbe consentire di arrivare al famoso “aumento a tre cifre” di cui ha parlato Fioramonti (e, prima di lui, lo stesso Bussetti).

Per la scuola ci sono bonus premiale e carta del docenti

L’idea potrebbe essere quella di recuperare altri 500milioni da fondi che già esistenti ma distribuiti oggi in modo diverso: tanto valgono, infatti, bonus premiale e carta del docente che, a partire dal 2020/2021 potrebbero finire nello stipendio in modo da consentire un ulteriore aumento di un’altra trentina di euro.
Resta però da risolvere il problema degli stipendi che si attestano sui 26mila euro che oggi beneficiano della detrazione fiscale di 80 euro mensili (il cosiddetto “bonus Renzi”): per questa platea l’aumento verrebbe annullato dall’aumento contrattuale e quindi bisognerà trovare una soluzione.
Una ipotesi allo studio, che potrebbe avvantaggiare un po’ tutti, sarebbe quella di tassare gli aumenti contrattuali al 10% anzichè con l’aliquota Irpef individuale. A conti fatti, insomma, gli 80 euro lordi si tradurrebbero, al netto, in una somma più o meno simile a quella che si avrebbe con un aumento di 100 euro tassato però con l’Irpef ordinaria (27% sugli stipendi più bassi e 38% sugli altri).

Stipendi europei sempre lontani

Ovviamente questa operazione non consentirebbe affatto di portare gli stipendi dei docenti a livelli europei e anzi confermerebbe gli stipendi del personale della scuola (e dei docenti in particolare) come i più bassi di tutto il pubblico impiego.
Vedremo quindi nei prossimi giorni come la proposta del Governo verrà accolta dalle organizzazioni sindacali.

Legge bilancio 2020: non ci saranno più i fondi per il tempo pieno al sud

da La Tecnica della Scuola

Il tempo pieno al sud, sbandierato un anno fa da Di Maio come un investimento per ridurre il gap fra la scuola del sud e quella del nord, non sarà più finanziato con la prossima legge di bilancio.
Il motivo è semplice: “Non ci sono state le richieste che ci si aspettava – spiega Bianca Laura Granato, senatrice del M5S – anche per le gravi carenze edilizie. Mancano edifici e locali adeguati, i ragazzi sarebbero costretti a trascorrere il loro tempo in scuole poco funzionali se non addirittura poco sicure. E così le famiglie preferiscono che i propri figli escano da scuola prima dell’orario del pranzo”.
Una situazione grave, insomma, dalla quale sembra difficile uscire.
“Ci sono delle priorità – aggiunge Granato – bisogna investire proprio nell’edilizia scolastica: ci sono 11 miliardi da spendere, fermi nei meandri degli uffici. I Comuni – soprattutto quelli del sud – devono attivarsi per spenderli, ne va della sicurezza dei nostri alunni e del futuro della scuola italiana”.
Per la verità che l’operazione “tempo pieno al sud” sarebbe stata un flop era chiaro, soprattutto a chi di scuola ne capisce qualcosa e se ne occupa professionalmente da anni.
Purtroppo, in sede di stesura della legge di bilancio 2019, è prevalsa la propaganda: secondo Di Maio il tempo pieno al sud sarebbe dovuto servire persino per favorire il rientro a casa di molti docenti in servizio al nord a causa dell’algoritmo della legge 107.
In realtà i 2mila posti disponibili erano stati ripartiti in modo proporzionale fra le diverse regioni d’Italia e quelli assegnati al sud non sono stati neppure attivati tutti.
Tanto che, per il 2020, non se ne parlerà più.

DS: il vice ministro Ascani apre alla modifica del decreto 81 sulla sicurezza

da Tuttoscuola

Mentre il decreto legge salva precari, prossimo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, prevede l’abrogazione del controllo biometrico nei confronti dei dirigenti scolastici, facendo giustizia di una scelta incomprensibile e punitiva per i capi d’istituto, anche il vice ministro dell’istruzione, Anna Ascani (PD), prende posizione a favore dei dirigenti scolastici per alleggerirne i carichi di lavoro e le responsabilità.

Dobbiamo mettere i nostri dirigenti scolastici nelle condizioni di lavorare al meglio”, scrive la Ascani in un comunicato stampa. Proprio il punto al centro del dossier pubblicato poche settimane fa da Tuttoscuola “Dirigenti che stress. Allarme presidi: troppi alunni e troppe incombenze” (scaricabile qui), che ha sensibilizzato l’opinione pubblica su questo tema, inquadrato in maniera completa e oggettiva.

Il vice ministro riconosce il ruolo di responsabilità dei dirigenti scolastici, gravato da carichi di lavoro di quantità e natura che non hanno uguali nella dirigenza pubblica: “Svolgono un ruolo di grande responsabilità, che deve essere riconosciuto. Dobbiamo impegnarci per garantire loro un clima di serenità, diminuendo il carico burocratico e intervenendo, anche in ambito legislativo, per supportarli nel loro lavoro.

La Ascani annuncia interventi appositi per modificare quel quadro di responsabilità: “Stiamo lavorando insieme al Parlamento dove c’è già depositata una mia proposta di legge per intervenire sul decreto legislativo 81/08 che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro”.

La sicurezza! L’Ascani mette il dito nella piaga, perché la responsabilità per la sicurezza delle scuole oggi è in capo al dirigente, anche se gli edifici scolastici sono di proprietà degli Enti Locali che ne devono rispondere in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria. Non a caso la modifica del decreto 81 è una delle proposte di cambiamento avanzate nel dossier di Tuttoscuola.

Ma cosa prevede la proposta di legge del PD? Sembra finalmente chiamare in causa gli enti locali proprietari degli edifici  che ospitano le istituzioni scolastiche rimettendo su di loro, come è normale che sia, essendone i proprietari, la totale valutazione dei rischi strutturali oltre che la  corresponsabilità per la redazione del documento valutazione rischi (DVR). Ecco un passaggio del testo: “I dirigenti delle istituzioni scolastiche sono esentati da qualsiasi responsabilità civile, amministrativa e penale qualora abbiano tempestivamente richiesto gli interventi strutturali e di manutenzione (…), necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati, adottando le misure di carattere gestionale di propria competenza. In ogni caso gli interventi relativi all’installazione degli impianti e alla loro verifica periodica e gli interventi strutturali e di manutenzione riferiti ad aree e spazi degli edifici non assegnati alle istituzioni scolastiche nonché ai vani e locali tecnici e ai tetti e sottotetti delle sedi delle istituzioni scolastiche restano a carico dell’amministrazione tenuta (…) alla loro fornitura e manutenzione”. Tuttoscuola analizzerà il testo con successivi approfondimenti.

Continueremo su questa strada – ha concluso il vece ministro – casi come quello della dirigente scolastica Franca Principe impongono una riflessione”.

Franca Principe, dirigente scolastica dell’Istituto di Istruzione Superiore “Carlo Pisacane” di Sapri, è stata condannata per un cedimento strutturale nella sua scuola e sospesa dal servizio per 5 mesi.

Nota 14 ottobre 2019, AOODGOSV 21283

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali Loro sedi

AI Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana della provincia di Bolzano Bolzano

AI Dirigente del Dipartimento Istruzione della provincia di Trento Trento

AI Direttore dell’lPRASE TRENTINO Rovereto

All’Intendente Scolastico per la scuola italiana in lingua tedesca Bolzano

All’Intendente Scolastico per la scuola italiana in lingua ladina Bolzano

AI sovrintendente agli Studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta Aosta

Ai docenti di discipline matematico-scientifiche di scuola secondaria di secondo grado Statali e Paritarie Loro Sedi

Ep.c.
AI Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione SEDE
Alla Prof.ssa Serena Bonito
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale DGSPUff. V SEDE

Oggetto: Modalità di partecipazione di docenti e scuole al Progetto Nazionale “Rinnovamento del curricolo del Liceo Classico” e accesso al Portale della Rete Nazionale dei Licei Classici per l’a.s. 2019/2020.

Nota 14 ottobre 2019, AOODGOSV 21278

Ai DirettoridegliUffici Scolastici Regionali

All’Ufficio speciale di lingua slovena dell’Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia

Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano

All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano

All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano

Al Dirigente del Dipartimento Istruzione e Cultura della Provincia di Trento

Al Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado per il tramite dei rispettivi UU.SS.RR.

Oggetto: X Seminario nazionale 2019. Le vicende del confine orientale e il mondo della scuola. L’identità storica, sociale e culturale italiana nell’ Adriatico orientale. Trieste 7 – 9 novembre 2019