Noterelle a margine di una manifestazione riuscita

Noterelle a margine di una manifestazione riuscita

di Domenico Ciccone

Quella dei dirigenti scolastici italiani, riuniti spontaneamente a Roma, a un tiro di sasso degli stanzoni del MIUR di viale Trastevere, coesi dal comune senso della misura, ormai traboccante e stracolma di responsabilità insostenibili, è stata una manifestazione riuscita, diciamolo senza alcuna remora.

La sensazione di essere reciprocamente sostenuti da un senso comune di solidarietà, di empatica vicinanza e di sostanziale e convinta reazione, di fronte ad un peso schiacciante e logorante, è stata il sentimento più avvertito e palpabile, nello spazio ristretto che gli organi competenti hanno concesso,  pur sapendo che non sarebbe stato sufficiente a contenere i partecipanti, la cui massiccia presenza era stata preannunciata sui social e sui canali non ufficiali della comunicazione informale.

Molti di noi erano ufficialmente in ferie il 30 ottobre scorso, una delle tante giornate di ferie di un dirigente scolastico che, quando non è perduta per “decorrenza dei termini contrattuali”, e Dio solo sa quante giornate di ferie “regaliamo” allo Stato, diventa un modo per dire inutilmente: – “Oggi non sono a scuola”.

Eppure c’eravamo nelle nostre scuole, e qui il possessivo è d’obbligo, perché solo quando qualcosa ti appartiene profondamente ha il diritto di disturbarti anche se, ufficialmente, sei a riposo.

Un figlio che ti sveglia nel sonno, un amico che ha bisogno del tuo aiuto, una scuola dalla quale ti chiamano, naturalmente, senza chiedersi nemmeno perché, oggi, non ci sei andato al lavoro.

E sempre, si risponde.

Noi non facciamo il giuramento di Ippocrate ma, se un giuramento del dirigente scolastico esistesse, sarebbe quello di Socrate: “ In nome della verità, delle leggi della Polis e del loro sacro rispetto”;  e perciò abbiamo anche risposto alle telefonate ed ai messaggi che arrivavano da scuola;  tutti lo abbiamo fatto, nonostante non fossimo al lavoro.

Poi la manifestazione. Un clima di rispetto, di tolleranza, di apertura al confronto ma anche di decisa e ferma protesta. Nessuno si lasci incantare da quanto ho scritto finora, non eravamo a leggere il libro Cuore dei dirigenti ma ad urlare la nostra rabbia, a stare accanto a chi ha avuto “davvero” problemi, a causa della sicurezza e delle sue responsabilità. Una sola delle persone colpite duramente era sul palco a raccontare la propria assurda storia,  a rappresentare il simbolo delle ingiustizie a carico di chi è fatto responsabile di tutto senza poter governare ed agire sul tutto. Io vi assicuro, ne conosco troppi, tra coloro che erano tra il pubblico ad applaudire oppure sfiniti su una panchina o seduti sul marciapiede basso per la stanchezza; troppi di noi che hanno passato un guaio con la giustizia, per una vicenda di cattiva gestione degli edifici e delle loro pertinenze, da sempre lasciati cadere degli enti locali sempre più forti, sempre più protetti, sempre più inadempienti.

Siamo lì, rispettiamo la legge, le sentenze, le istituzioni, le loro sacrosante competenze, ma pretendiamo rispetto! Non ci stiamo più a subire, non ci possiamo più accollare responsabilità e doveri non nostri in nome della dirigenza. Le norme che hanno caricato il nostro profilo di responsabilità datoriali, anche in materia prevenzionistica, sono state pensate e scritte da e con prospettive diverse. La scuola, alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, era nel pieno della riforma dell’Autonomia. La dirigenza scolastica era stata pensata e normata in maniera da sostenere la riforma autonomistica e i processi a lunga gittata che la connotano.

Il MIUR doveva continuare ad esserci ma solo per garantire l’unitarietà del sistema educativo di istruzione e formazione, le sue diramazioni territoriali dovevano essere poste al servizio della scuola autonoma, con veri e propri Centri di servizi amministrativi pronti a supportare le scuole. In questo clima di fervore e di cambiamento accettammo, non di buon grado a dire il vero, la qualifica datoriale in materia di sicurezza sul lavoro.

La realtà è stata ben altra: Autonomia affievolita, dirigenza mortificata, non solo nella retribuzione, diventata appena dignitosa dopo ben 19 anni, ma nei fatti. Sembra quasi che ci sia una vera e propria controriforma continua e sistematica della legge 59/97; L’autonomia appare spesso un ulteriore aggravio di adempimenti più che un’opportunità, un modello di stanca burocrazia, che spesso ricusa i necessari modelli di efficienza e modernizzazione di cui la scuola ha bisogno.

La controriforma ha minato i poteri delle scuole e dei dirigenti, li ha pian piano affievoliti, resi inutili e sfiancanti. A volte li ha improvvisamente restituiti, per poi toglierli di nuovo e ridarli a gocce, che non hanno mai dissetato l’arsura perpetua del cambiamento negato.

Le responsabilità in materia di sicurezza, invece, quelle non sono mai state ridimensionate. L’orizzonte dell’Autonomia, ristretto ormai a vedute miopi e sfuocate non ha mai toccato, guarda caso, le responsabilità in materia di sicurezza. Sembrano tutti d’accordo nel togliere alla scuola l’impossibile: assistenti materiali, mensa, trasporti, servizi, telefoni, Internet e custodi, assistenza tecnica ed estintori a carico dell’ente locale…  ci hanno silenziosamente affamati e indeboliti ma nessuna norma, in materia di sicurezza, ha ridimensionato minimamente le nostre responsabilità.

Rispettiamo dunque le sacre leggi della Polis, ma, se permettete, alla malafede ormai lampante e conclamata, rispondiamo con un corale NO!

Siamo solo all’inizio. Abbiamo tanti assi da giocare, proprio sui tavoli dove siamo stati bravi e forti, dove abbiamo dato lustro all’Italia ed alla sua immagine in Europa e nel Mondo.

I dirigenti scolastici potrebbero iniziare a stancarsi di essere quelli più bravi a spendere fondi europei, ad esempio. Potrebbero stancarsi di gestire progetti, esami di Stato quasi sempre gratis, concorsi per il reclutamento di personale, ancora più gratis, questi ultimi … e ne hanno ancora di esempi.

Potrebbero dire basta alle ingiuste attribuzioni, che gli cambiano completamente il ruolo e le responsabilità, facendogli svolgere un lavoro che non hanno scelto e per il quale non sono stati assunti. Potrebbero chiedere alla Corte di Giustizia europea di essere trattati come persone normali, la cui salute vale quanto quella di ogni altro lavoratore ed il cui benessere esistenziale non può essere calpestato, mille volte al giorno.

Potrebbero perfino continuare a regalare ferie e giorni di riposo, ma hanno solo iniziato a capire che, finora, non ne è valsa la pena e che forse non vale continuare, semplicemente perché non è giusto!

Stay hungry. Stay foolish!

Stay hungry. Stay foolish!
Conversando con Rudy

di Maurizio Tiriticco

L’amico Rudy Janes mi scrive — “Quanta frustrazione da parte degli insegnanti. Quanta arroganza da parte di alunni e genitori. Ma nelle riforme non si è mai affrontato il problema della formazione degli insegnanti e non è mai stato reso obbligatorio l’aggiornamento. Si è abbandonata la scuola a se stessa prosciugando le poche risorse economiche che aveva fino agli anni ottanta. Ti pago poco e ti lascio tranquillo. All’inizio funzionava, ma poi la scuola è stata oberata di impegni e aspettative sempre maggiori da parte della società in rapido mutamento e così si è scavato un solco che sta creando stress e talvolta depressione nel personale scolastico. Con l’ottimismo della ragione, credo fermamente che si possa ancora dare una bella sterzata”.

Caro Rudy! Parole sante, purtroppo, le tue! Io ancora GIRO nelle scuole – quando mi chiamano, ovviamente – a svolgere attività di FORMIS – ovvero, di formazione continua insegnanti in servizio – e constato quanto è più che difficile OGGI il loro lavoro di insegnare. Le cause sono più di una: a) il fatto che cambia la società, cambiano i giovani, ma la scuola è sempre quella che abbiamo frequentato noi due, pur in tempi molto diversi; b) la conseguente forte demotivazione degli alunni; c) il fatto che i docenti, nonostante le nuove – cosiddette – Indicazioni Nazionali e Linee guida – pagine e pagine, peraltro anche interessanti – hanno estrema difficoltà ad attuarle perché l’organizzazione delle concrete attività in aula è quella di sempre! Si tratta delle tre C di cui scrivo da anni; Cattedre, Campanelle e Classi d’età: immutabili! Due esempi banali: a) hai una Ferrari, ma per andare da Roma a Milano hai le strade dei primi del Novecento; b) hai le autostrade più avanzate, ma possiedi una vecchia Topolino. Come tu dici, cambia la società, cambiano i saperi e le concrete competenze lavorative, cambiano i giovani, i loro linguaggi, le loro aspettative, i loro stessi modi di parlare, leggere, interessarsi, interagire tra loro, apprendere, socializzare… e il discorso non avrebbe mai fine, ma la scuola di oggi non riesce a motivarli.

Di che cosa avremmo bisogno? O avrebbero bisogno i nostri ragazzi? E ragazze, ovviamente? Non di un qualunque Ministro PI, che considera quel dicastero solo come il primo passo per accedere a dicasteri più appaganti. Ma di un intero governo – o meglio, di una classe dirigente – che ascoltasse e sapesse recepire quali sono OGGI i saperi necessari per un “nuovo nato” che cresce, si sviluppa e apprende in una società che non solo è profondamente cambiata da qualche decina di anni questa parte, ma che è tuttora in profondo e quotidiano cambiamento. E, se il cambiamento non si comprende, non si può neanche governare! La scuola in primis è un luogo di socializzazione tra pari ed in seconda istanza un luogo in cui si dovrebbe apprendere ciò che “serve” a crescere e ad integrarsi in una società che si fa, giorno dopo giorno, sempre più complessa! In ordine ai saperi! Ma anche in ordine ai valori!

Ciò che scrivo non lo penso soltanto io, e neppure soltanto tu! Penso che possa essere condiviso e condivisibile da chiunque oggi svolga l’attività di insegnante. Chiediamoci: quali gratificazioni ha l’insegnante oggi? In primo luogo è fortemente umiliato dall’amministrazione, che lo ricompensa MALISSIMO! E non solo in quanto a stipendio! In secondo luogo in termini di riconoscimento sociale! Ricordo, quando ero piccolo, che un professore di liceo godeva di una larga stima! E, se lo si incontrava per strada, insomma… un briciolo di attenzione lo riscuoteva sempre! Oggi è considerato un vinto, costretto a scegliere di insegnare perché incapace di fare altro! Per non dire poi del processo di femminilizzazione degli insegnanti, che ha cause molto diverse ed anche difficili da ricercare! Sai meglio di me quanto nel rapporto alunno/insegnante – ed alunno/adulto in genere – giochi il processo di identificazione. Pertanto, per un soggetto in età evolutiva, rapportarsi con adulti solo dello stesso genere – in questo caso, il femminile – non è un fattore positivo. In realtà un soggetto che cresce necessita, in famiglia come nel sociale, della presenza costante ed attiva dei due generi.

E il discorso potrebbe continuare: in effetti è la cultura nel suo insieme che, in una società come quella attuale, non appaga, rende poco e male! Le vie per “far soldi” sono molto più rapide e più facili. Anche se un po’ pericolose, ma il gioco vale sempre la candela! In realtà sembrava chissà che cosa quando – decenni fa, anche in seguito a certi film di successo – si cominciò a parlare di “gioventù bruciata”! Un’espressione assolutamente nuova in un mondo in cui i giovani ancora “andavano a scuola” temendo le bocciature e sapendo che prima o poi il “pezzo di carta” li avrebbe aiutati nella ricerca di un lavoro.

Ma oggi sembra che il “pezzo di carta” sia necessario ad… altri usi, lontani mille miglia dal far soldi con un pizzico di coraggio e una buona dose di cinismo. In certe periferie delle nostre città spacciare droga rende molto e subito. E con pochi rischi. Perché andare a scuola in vista di un avvenire che promette poco o niente? E méttici anche questa poco rasserenante prospettiva di un pianeta che è alla viglia della sua fine! Pensa agli incendi della California che fanno il buono – si fa per dire – e il cattivo tempo! O allo scioglimento dei ghiacciai! E allora, come ci ha insegnato qualcuno, tanti secoli fa, “Carpe diem, quam minimum credula postero”! Così ci insegnava Orazio! Di qui anche la necessità di cogliere l‘attimo fuggente! Ricordi “Dead Poets Society”, quel bel film di tanti anni fa diretto da Peter Weir e che aveva come protagonista Robin William?

Ma voglio chiudere con un richiamo alla follia, ma… alla follia positiva! Quella che ci ha ricordato l’accorato appello di Steve Jobs del 2005: “Stay hungry. Stay foolish! Cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita! L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Sii affamato. Sii folle”.

Numeri da record per la seconda edizione del mese dell’Educazione finanziaria

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

La seconda edizione del “Mese dell’Educazione finanziaria”, organizzato dal 1° al 31 ottobre dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, si chiude con numeri da record: 602 appuntamenti all’attivo e la partecipazione di tutte le regioni d’Italia. Un risultato notevole, che testimonia il crescente interesse sia da parte dei cittadini che dei tanti soggetti, pubblici e privati, che quest’anno hanno organizzato eventi per contribuire a far crescere e diffondere l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale nel nostro Paese.

Il “Mese” – che ha visto il debutto della prima Giornata nazionale sull’educazione assicurativa, il 9 ottobre, e che diventerà un appuntamento fisso dei prossimi anni – si è chiuso ieri, in occasione della Giornata mondiale del risparmio.

Nel dettaglio, il calendario 2019 del “Mese” ha fatto registrare 252 appuntamenti in più rispetto ai 350 dello scorso anno (+72%), organizzati in tutte le regioni, anche se Lombardia (143), Lazio (89) e Veneto (42) da sole hanno fatto registrare quasi la metà degli eventi.
La gran parte degli appuntamenti ha riguardato l’educazione finanziaria (510), seguita da quella previdenziale (64) e assicurativa (28).

Tante le modalità con cui si è fatta informazione: incontri, workshop, seminari, lezioni, ma anche giochi, quiz, cacce al tesoro, cineforum, rappresentazioni teatrali. E tante sono state anche le categorie coinvolte. Il maggior numero di eventi è stato pensato per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado e delle università (310), seguiti dagli adulti (120). Non sono mancati però appuntamenti rivolti alle famiglie, ai professionisti ed alle imprese, ai bambini, alle donne e ai migranti.

Il successo dell’edizione 2019 si misura, quest’anno, anche sulla base della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini attraverso le campagne informative messe in campo sui media tradizionali e sui social network. La neonata pagina Facebook del Comitato – a poche settimane dal debutto – conta oltre 18.000 nuovi fan; ottimi risultati arrivano anche dal canale YouTube del Comitato.

«Voglio ringraziare tutte le persone che hanno lavorato in queste settimane per organizzare ogni singolo appuntamento del calendario 2019 del Mese dell’educazione finanziaria. Insieme – ha detto Annamaria Lusardi, direttore del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria – abbiamo trasformato l’Italia in un grande laboratorio, pieno di eventi creativi e innovativi. Insieme – continua – abbiamo raggiunto ogni angolo del Paese con tantissimi eventi, soprattutto per i giovani. Ora dobbiamo fare tesoro del lavoro fatto, delle esperienze sui territori, dei bisogni dei cittadini».


Piano nazionale scuola digitale: nuovi avvisi Miur. Scadenza 6 e 15 novembre

da Orizzontescuola

di redazione

Il Ministero dell’Istruzione ha diffuso il 29 ottobre due nuovi avvisi riguardanti il Piano nazionale scuola digitale: scadenza 6 e 15 novembre 2019.

Nota Miur 31468: avviso individuazione di uno o più istituzioni scolastiche di riferimento a livello nazionale per la realizzazione di iniziative di diffusione dell’innovazione didattica e digitale nell’ambito del piano nazionale per la scuola nazionale.

Sono ammesse a partecipare alla presente selezione pubblica le istituzioni scolastiche ed educative statali del secondo ciclo di istruzione, anche in rete fra loro.

Modalità e scadenza presentazione domande: le istituzioni scolastiche che intendono candidarsi devono presentare, entro e non oltre le ore 15.00 del giorno 6 novembre 2019, all’indirizzo PEC: dgefid@postacert.istruzione.it, la
propria candidatura con una proposta progettuale, firmata digitalmente dal dirigente scolastico.

La selezione è effettuata da una Commissione di valutazione appositamente nominata.

Nota Miur 31518: avviso per la raccolta di proposte progettuali da parte delle istituzioni scolastiche per la realizzazione di azioni per il potenziamento delle competenze digitali e di cittadinanza degli studenti attraverso metodologie didattiche innovative.

Possono presentare domanda:

  • le istituzioni scolastiche del secondo ciclo di istruzione, anche in rete fra loro;
  • le istituzioni scolastiche del primo ciclo di istruzione, gli istituti omnicomprensivi e i centri provinciali per l’istruzione degli adulti possono partecipare esclusivamente in rete con le istituzioni scolastiche del secondo ciclo, che ricopriranno il ruolo di capofila
  • ogni istituzione scolastica può partecipare, in rete o in qualità di capofila, ad un solo progetto, a pena di esclusione;
  • a scuola proponente può scegliere di presentare un progetto di rilevanza regionale oppure di rilevanza nazionale e/o internazionale;
  • è ammesso il coinvolgimento di enti pubblici, università, centri di ricerca e organizzazioni senza scopi di lucro.

Modalità e scadenza presentazione domande: le istituzioni scolastiche del secondo ciclo possono presentare la propria candidatura, accedendo al SIDI con le credenziali del Dirigente scolastico, tramite l’applicativo “Protocolli
in rete” disponibile all’area “Servizi Accessori”.

La proposta progettuale deve essere compilata e inoltrata in ogni sua parte, a pena di esclusione, entro e non oltre le ore 15.00 del giorno 15 novembre 2019.

Decreto scuola in Gazzetta, presente anche concorso per 59 dirigenti tecnici

da Orizzontescuola

di redazione

Pubblicato ieri 30 ottobre in Gazzetta ufficiale il decreto scuola: tra i provvedimenti anche il concorso per 59 dirigenti tecnici.

59 nuovi Dirigenti tecnici (ex ispettori)

L’assunzione avverrà dal 1° gennaio 2021.

Il concorso sarà per titoli ed esami.

Maggiori oneri per spese di personale

Il decreto prevede maggiori oneri per spese di personale pari a euro 7,90 milioni annui, fermo restando il regime autorizzatorio di cui all’articolo 39, commi 3 e 3 -bis , della legge 27 dicembre 1997, n. 449, in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 4, commi 3, 3 -bis e 3 -quinquies , del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, nonché in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 300, 302 e 344, della legge 30 dicembre 2018, n. 145.

È altresì autorizzata la spesa di 170 mila euro nel 2019 e di 180 mila euro nel 2020 per lo svolgimento del concorso.

Nelle more dell’espletamento del concorso di cui al comma 3, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 94, quinto periodo, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è rifinanziata nella misura di 1,98 milioni di euro nel 2019 e di 7,90 milioni di euro nel 2020, ferme restando la finalità e la procedura di cui al medesimo comma 94.

I contratti stipulati a valere sulle risorse di cui al primo periodo hanno termine all’atto dell’immissione in ruolo dei dirigenti tecnici di cui al comma 3 e comunque entro il 31 dicembre 2020.

Finanziamenti scuole: in arrivo 7,7 mln per pagare attività docenti, ATA e DSGA. La ripartizione

da Orizzontescuola

di redazione

Sottoscritto da sindacati e Miur l’ipotesi di contratto per le modalità di ripartizione alle scuole delle economie relative ai fondi MOF del 2017/18 e quelle degli anni 2016 e 2017.

Si tratta di:

  • 5,9 mln di euro derivanti dalle economie fondi MOF dell’anno scolastico 2017/18
  • 1,8 mln di euro di economie fondi MOF e MAECi degli anni 2016 e 2017.

La ripartizione delle somme

Le finalità per cui le somme potranno essere utilizzate

a. indennità di bilinguismo e trilinguismo per le scuole del Friuli Venezia Giulia;

b. indennità di direzione al sostituto del DSGA;

c. indennità di turno notturno e/o festivo svolto dagli educatori e dal personale Ata dei Convitti ed Educandati;

d. i progetti relativi alle aree a rischio presso i CPIA.

Per queste finalità sono stati destinati 4 mln di euro. I restanti 3,7 vanno ad incrementate il fondo FIS di ciascuna scuola.

Il contratto prevede – come riportato da FLCGIL – che, qualora i compensi dovuti al personale scolastico di cui ai punti a), b) e c) siano già stati corrisposti a carico del MOF assegnato, le scuole potranno utilizzare le risorse disponibili senza vincolo di destinazione e previa specifica contrattazione integrativa.

Scarica il contratto

Decreto scuola, Sindacati: Esclusi facenti funzione DSGA, mancano diplomati magistrali e corsi abilitanti

da Orizzontescuola

di redazione

Decreto scuola: arriva la prima risposta dei sindacati al decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2019. Pronta la mobilitazione per l’11 novembre.

Scarica il testo del decreto legge in pdf

Ricordiamo che ci sono 60 giorni per trasformare il decreto in Legge. L’avvio della discussione è stata calendarizzata in Aula alla Camera il 25 novembre.

Sindacati: Governo disattende impegni

Con la pubblicazione del Decreto Legge sulle misure urgenti per la scuola in Gazzetta Ufficiale, constatiamo con rammarico che il Governo disattende gli impegni assunti, prima a Palazzo Chigi nell’aprile scorso, e poi nell’accordo del 1° ottobre con il Ministro dell’Istruzione.

Che siano stati ammessi alla procedura riservata i docenti delle paritarie ai soli fini abilitanti rientra tra le nostre richieste, ma tale modalità non può essere disgiunta da un quadro generale di acquisizione delle abilitazioni per l’insegnamento. Oltretutto il confronto sulle abilitazioni è in stallo. E questo è inaccettabile in quanto concorso straordinario e abilitazioni devono procedere in parallelo: sono aspetti dell’intesa collegati tra loro che non possono essere scissi.

L’apertura al personale delle scuole paritarie non esaurisce la partita dei concorsi abilitanti per gli altri esclusi da inserire in un collegato alla legge di bilancio.

Analogamente bisogna dare seguito all’accordo del 18 ottobre sui diplomati magistrali con la proroga delle previsioni del decreto dignità.

E’ inaccettabile l’esclusione dal concorso riservato per accedere ai posti di DSGA del personale Assistente Amministrativo che ha ricoperto tale incarico nella scuola per almeno tre anni. Una scelta politica inammissibile che non vogliamo pensare sia frutto di qualche improvviso cambio di opinione, magari con motivazioni tecnocratiche per fare venire meno la parola data e scritta.

Aver depennato dal concorso riservato i facenti funzione di DSGA senza il titolo di studio previsto (laurea specifica) è fuori da ogni logica e non riconosce il lavoro del personale.  Le motivazioni giuridiche addotte sono inaccettabili, avendo in sé la contraddizione palese per cui i facenti funzione sono ammessi al concorso ordinario e sono esclusi da quello straordinario, che serve proprio a sanare posizioni consolidate da anni di attività in mansioni superiori che hanno permesso e permettono alle scuole di funzionare. Poiché, come abbiamo più volte rappresentato, non basta certo il concorso in via di svolgimento per DSGA a colmare il vuoto di vent’anni di mancata indizione di prove concorsuali, e per non lasciare le scuole prive di direzione amministrativa, ribadiamo il buon diritto di chi ha svolto con merito tale funzione, talora per ben più di otto anni, di avere una prospettiva certa in un percorso riservato.

FLC Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA Unams indicono pertanto la mobilitazione del personale interessato, che si avvia con  le assemblee, proseguirà con una manifestazione nazionale da svolgersi nei prossimi giorni davanti alle sedi istituzionali e comporterà le dimissioni dall’incarico di facenti funzione di DSGA .

Per queste ragioni non possiamo che chiamare i lavoratori interessati alla mobilitazione il prossimo 11 novembre, con un’iniziativa a Roma nel pomeriggio e diversi presìdi concomitanti in altre città.

Flc  CGILFrancesco Sinopoli CISL ScuolaMaddalena Gissi UIL Scuola RuaGiuseppe Turi SNALS  ConfsalElvira Serafini
GILDA Unams

Rino Di Meglio

Decreto scuola, concorso straordinario secondaria: posti, requisiti e prove

da La Tecnica della Scuola

Dopo la firma del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avvenuta nella giornata di martedì 29 ottobre,il decreto scuola (il salva precari bis licenziato dal Consiglio dei Ministri dello scorso 10 ottobre) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. All’interno, c’è il concorso docenti secondaria straordinario.

Il testo riporta, come sappiamo, le misure per bandire un concorso straordinario per la scuola secondaria riservato ai docenti con tre anni di servizio svolto negli ultimi otto anni. Concorso straordinario che si andrà quindi ad aggiungere a quello ordinario per la scuola secondaria. Ognuna delle procedure metterà a bando 24 mila posti.

Concorso docenti secondaria: requisiti

Come riporta il testo del decreto pubblicato, la partecipazione alla procedura è riservata ai soggetti, anche di ruolo, che, congiuntamente:

a) tra l’anno scolastico 2011/2012 e l’anno scolastico 2018/2019, hanno svolto, su posto comune o di sostegno, almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, valutabili come tali ai sensi dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124;

b) hanno svolto almeno un anno di servizio, tra quelli di cui alla lettera a) , nella specifica classe di concorso o nella tipologia di posto per la quale si concorre;

c) posseggono, per la classe di concorso richiesta, il titolo di studio di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, fermo restando quanto previsto all’articolo 22, comma 2, del predetto decreto.

Per la partecipazione ai posti di sostegno è richiesto l’ulteriore
requisito del possesso della relativa specializzazione.

Inoltre, come anticipato in precedenza, parteciperanno anche i docenti con tre anni di servizio nella scuola paritaria ma il superamento della prova concorsuale, sarà utile solo a conseguire l’abilitazione all’insegnamento e non anche l”immissione in ruolo.

Concorso docenti secondaria: le prove

La selezione del concorso docenti secondaria straordinario prevede una sola prova scritta computer based con quesiti a risposta multipla che viene superata con 7/10.

Le graduatorie si basano sul voto della prova scritta e sui titoli, culturali e di servizio.

I 24mila vincitori entreranno in ruolo a settembre 2020. Scatta poi l’anno di prova che consentirà di acquisire i 24 Cfu con oneri a carico del Miur.

Al termine di tale anno di prova, basta una lezione simulata e si viene confermati in ruolo. La commissione di valutazione sarà composta da docenti della scuola, più un membro esterno.

Prevista inoltre la possibilità per chi ottiene 7/10, e non rientra nei 24mila vincitori, di potersi abilitare con la sola prova orale purché si acquisiscano i 24 Cfu e si stia insegnando con supplenza almeno fino al 30 giugno.

Bisogna ricordare che il concorso scuola 2020 verrà bandito solamente per le Regioni, le classi di concorso e le tipologie di posti per le quali si prevedano posti vacanti negli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023.

Le assunzioni dei vincitori potranno continuare anche dopo il suddetto periodo, perché la graduatoria di merito è ad esaurimento.

I posti saranno suddivisi tra posti comuni e posti di sostegno.

IL TESTO DEL DECRETO SCUOLA

Decreto scuola non piace ai sindacati: “Impegni disattesi, inizia la battaglia”

da La Tecnica della Scuola

Dopo la firma del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avvenuta nella giornata di martedì, il decreto scuola (il salva precari bis licenziato dal Consiglio dei Ministri dello scorso 10 ottobre) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il provvedimento entrerà in vigore da giovedì 31 ottobre.

DECRETO-LEGGE 29 ottobre 2019, n. 126 
Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti (GU Serie Generale n.255 del 30-10-2019)

Decreto scuola, nota condivisa dei sindacati

Il provvedimento, però, non piace ai sindacati di categoria. Con una nota unitaria si promette battaglia.

Ecco il testo integrale:

Con la pubblicazione del Decreto Legge sulle misure urgenti per la scuola in Gazzetta Ufficiale, constatiamo con rammarico che il Governo disattende gli impegni assunti, prima a Palazzo Chigi nell’aprile scorso, e poi nell’accordo del 1° ottobre con il Ministro dell’Istruzione.

Che siano stati ammessi alla procedura riservata i docenti delle paritarie ai soli fini abilitanti rientra tra le nostre richieste, ma tale modalità non può essere disgiunta da un quadro generale di acquisizione delle abilitazioni per l’insegnamento. Oltretutto il confronto sulle abilitazioni è in stallo. E questo è inaccettabile in quanto concorso straordinario e abilitazioni devono procedere in parallelo: sono aspetti dell’intesa collegati tra loro che non possono essere scissi.

L’apertura al personale delle scuole paritarie non esaurisce la partita dei concorsi abilitanti per gli altri esclusi da inserire in un collegato alla legge di bilancio.

Analogamente bisogna dare seguito all’accordo del 18 ottobre sui diplomati magistrali con la proroga delle previsioni del decreto dignità.

E’ inaccettabile l’esclusione dal concorso riservato per accedere ai posti di DSGA del personale Assistente Amministrativo che ha ricoperto tale incarico nella scuola per almeno tre anni. Una scelta politica inammissibile che non vogliamo pensare sia frutto di qualche improvviso cambio di opinione, magari con motivazioni tecnocratiche per fare venire meno la parola data e scritta.

Aver depennato dal concorso riservato i facenti funzione di DSGA senza il titolo di studio previsto (laurea specifica) è fuori da ogni logica e non riconosce il lavoro del personale.  

Le motivazioni giuridiche addotte sono inaccettabili, avendo in sé la contraddizione palese per cui i facenti funzione sono ammessi al concorso ordinario e sono esclusi da quello straordinario, che serve proprio a sanare posizioni consolidate da anni di attività in mansioni superiori che hanno permesso e permettono alle scuole di funzionare.

Poiché, come abbiamo più volte rappresentato, non basta certo il concorso in via di svolgimento per DSGA a colmare il vuoto di vent’anni di mancata indizione di prove concorsuali, e per non lasciare le scuole prive di direzione amministrativa, ribadiamo il buon diritto di chi ha svolto con merito tale funzione, talora per ben più di otto anni, di avere una prospettiva certa in un percorso riservato.

FLC Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA Unams indicono pertanto la mobilitazione del personale interessato, che si avvia con  le assemblee, proseguirà con una manifestazione nazionale da svolgersi nei prossimi giorni davanti alle sedi istituzionali e comporterà le dimissioni dall’incarico di facenti funzione di DSGA . 

Per queste ragioni non possiamo che chiamare i lavoratori interessati alla mobilitazione il prossimo 11 novembre, con un’iniziativa a Roma nel pomeriggio e diversi presìdi concomitanti in altre città

JOB&ORIENTA 2019

JOB&ORIENTA 2019

Fiera di Verona, dal 28 novembre al 30 novembre (29a edizione)

Salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro.

#illavorochevorrei: orientamento, innovazione, crescita sostenibile.

Giunge alla 29esima edizione JOB&Orienta, il salone nazionale dedicato all’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro in calendario alla Fiera di Verona da giovedì 28 a sabato 30 novembre 2019.

Di fronte a un sistema economico-produttivo in continua evoluzione e a un mercato del lavoro così complesso e difficile, JOB&Orienta vuole rafforzare il dialogo tra scuole e imprese, ponendosi come luogo di confronto e scambio tra i due mondi. L’appuntamento veronese, promosso da VeronaFiere e Regione del Veneto in collaborazione con Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, costituisce da sempre un punto di riferimento per giovani, famiglie e operatori del settore.

#illavorochevorrei: orientamento, innovazione, crescita sostenibile è il titolo che farà da filigrana alla prossima edizione. Intorno alle tre parole cardine si dipana infatti il dibattito più attuale sulla definizione delle competenze da formare guardando al futuro, ossia quelle più utili e strategiche sia per i giovani che per le imprese: per garantire migliori chance di occupazione ai primi e, al contempo, maggiore competitività alle aziende, come anche l’Europa sta indicando da tempo.

Oltre a offrire un’opportunità di confronto e aggiornamento per gli addetti ai lavori, il salone mira ad accompagnare i ragazzi e le loro famiglie nelle scelte scolastiche e universitarie, ma pure a supportare i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, aiutandoli a rendere la loro ricerca più attiva ed efficace.

Anche quest’anno un ricco e articolato programma culturale: dai convegni, i dibattiti e i workshop dedicati alle tematiche più attuali e con ospiti di spicco del mondo dell’economia, della politica e dell’imprenditoria, fino ai laboratori interattivi, le simulazioni, gli spettacoli e i momenti di animazione. Non mancano, infine, le storie e le esperienze sviluppate sul campo e raccontate dagli stessi protagonisti. L’evento è inserito nel calendario ufficiale degli appuntamenti della European Vocational Skills Week (Settimana europea delle competenze professionali), promosso dalla Commissione Europea.

Dopo la “sperimentazione” largamente positiva degli scorsi anni, a JOB&Orienta si amplia e si rafforza la proposta di formazione per docenti e dirigenti scolastici, con una sezione dedicata: per loro un’opportunità di aggiornamento e sviluppo delle proprie competenze su temi come l’alternanza scuola lavoro, le nuove tecnologie per la didattica, l’innovazione dell’apprendimento…

JOB&Orienta è anche un’ampia rassegna espositiva – che vede presenti scuole, accademie e università, enti di formazione, istituzioni, imprese, centri per l’impiego e agenzie di servizi per il lavoro, associazioni di categoria, – sviluppata intorno a due aree tematiche: “Istruzione ed educazione” e “Università, formazione e lavoro”.

Sei i diversi percorsi contrassegnati da differenti colori: all’interno della prima sezione espositiva, i percorsi Educazione, Scuola e Formazione Docenti (arancione), Tecnologie e Media(oro) e Lingue straniere e Turismo (verde); nella seconda Formazione accademica (blu), Formazione professionale (argento) e Lavoro e Alta formazione (rosso), dove trova posto anche la Saletta TopJOB, uno spazio workshop per incontri con aziende e seminari rivolti in particolare ai giovani alla ricerca di lavoro.

Profilo trasversale a tutti i percorsi, CreativityJOB evidenzia le realtà che operano nella formazione nei settori creativi d’eccellenza del made in Italy (in particolare moda, design e gastronomia). Ci sono poi i profili JOBinGreen che intende valorizzare le buone pratiche di sostenibilità e sensibilizzare i visitatori sui temi; e JOBInternational, con proposte di stage e tirocini all’estero, opportunità di lavoro, scambi culturali e viaggi studio in tutto il mondo. A confermare la vocazione internazionale della manifestazione anche la Cittadella delle Università Straniere, uno spazio collocato all’interno del “percorso blu” che riunisce oltre 25 Università con sede all’estero.

Biumor – L’odio

L’odio sarà il tema di Biumor, il festival dell’umorismo organizzato da Popsophia in collaborazione con il Comune di Tolentino, che si svolgerà da mercoledì 20 a sabato 23 novembre. Dall’origine antropologica alla sua metamorfosi digitale, quattro giornate dedicate a un’indagine senza sconti del linguaggio dell’odio contemporaneo con la lente d’ingrandimento della filosofia.

Autonomia, parità e libertà di scelta educativa

Autonomia, parità e libertà di scelta educativa

Seminario di studio a Roma Il 14 Novembre con la Presidente del Senato e il Presidente della CEI  

Sul  tema: “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa”  giovedì 14 novembre 2019 si svolgerà a Roma presso la Sala Convegni USMI-CISM, Via Zanardelli, un seminario di studio con la partecipazione eccezionale della Presidente del Senato Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI, del Card. Gualtiero BASSETTI, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana , di Padre Luigi GAETANI, Presidente C.I.S.M. Nazionale

Nell’occasione sarà presentato il documento “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa” che presenta i dati emergenti sulla scuola cattolica in Italia.

Hanno aderito all’incontro nazionale promosso dall’U.S.M.I Nazionale, con la partecipazione dei presidenti nazionali della FIDAE , Virginia KALADICH; dell’AGESC , Giancarlo FRARE; del CDO-FOE ,Marco MASI ; dei delegati della Scuola cattolica del CISM – Don Roberto DAL MOLIN ; del CONFAP , Suor Lauretta VALENTE e del Segretario Generale della FISM – Luigi MORGANO

La tavola rotonda sarà coordinata dalla giornalista Lorena BIANCHETTI

            Da tempo si attendeva un convegno nazionale su un tema di grande rilevanza sociale e culturale in difesa dei valori della libertà di scelta educativa, sancita dalla Costituzione Italiana, ma di fatto mortificata e osteggiata da una politica scolastica condizionata da ombre ideologiche e priva di obiettività nel valutare la qualità di un servizio pubblico svolto dalle strutture scolastiche paritarie d’ispirazione cattolica.

            Gli studenti che hanno frequentato le scuole cattoliche, oggi affermati professionisti, sono patrimonio della Comunità nazionale e lo Stato non ha fatto nulla per loro, anzi i loro genitori hanno pagato due volte il servizio scolastico, prima con le tasse allo Stato, senza avere i benefici del servizio scolastico e poi con l’onere della retta scolastica.

            Si registra ogni anno la chiusura di tante scuole cattoliche e si spengono dei fari di cultura e di civiltà che hanno svolto un lodevole e storico servizio al bene comune.

            “Il sistema scolastico è il primo fattore propulsivo di un Paese, sia a livello economico che sociale” afferma Suor Anna Monia Alfieri, paladina del progetto del “costo standard per studente “.

E’ necessario trovare una soluzione che possa salvaguardare la libertà di scelta educativa dei genitori, degli studenti e favorisca la piena realizzazione del loro diritto di apprendere senza discriminazione, garantendo ai docenti il diritto di insegnare a pari titolo con pari trattamento economico, nella scuola statale e paritaria, come avviene nei Paesi d’Europa. Solo l’Italia e la Grecia restano fuori da tale impianto organizzativo scolastico.

            Non ci si può allineare alla Comunità europea soltanto nel filone delle tasse, ma è necessario che vengano adottati quei modelli virtuosi che consentono e favoriscono non un’attività commerciale, ma un efficiente servizio scolastico di qualità, che possa essere di fatto pubblico e plurale.

            Il “senza discriminazione” che i Padri Costituenti hanno sancito per la Repubblica Italiana, nell’art. 3 della Carta Costituzionale, ben declinato nei diversi ambiti e settori, comprende anche il sistema scolastico nazionale che si articola in scuole statali e scuole paritarie.

Giuseppe Adernò

I HAVE A DREAM

9 NOVEMBRE – 7 DICEMBRE 2019

IN ANTEPRIMA A ROMA PRESSO 

SPAZIO5 DI VIA CRESCENZIO 99/D

PER IL PROGETTO:

HISTORY & PHOTOGRAPHY 

LA STORIA RACCONTATA DALLA FOTOGRAFIA

PRODOTTA PER I 50 ANNI DELL’ASSASSINIO DI MARTIN LUTHER KING (4 APRILE 1968) 

I HAVE A DREAM

LA LOTTA PER I DIRITTI CIVILI E POLITICI DEGLI AFROAMERICANI

DALLA SEGREGAZIONE RAZZIALE A MARTIN LUTHER KING

Apre il 9 novembre 2019 dalle 16.00 a Spazio5, in anteprima per il pubblico di Roma, l’esposizione fotografica “I have a dream. La lotta per i diritti civili e politici degli Afroamericani. Dalla segregazione razziale a Martin Luther King”. In programma fino al 7 dicembre 2019, rivolta al grande pubblico e alle scuole, la mostra si compone di circa 200 immagini (di cui oltre 60 stampate e le altre a monitor) provenienti per la maggior parte dagli archivi di stato americani Library of Congress e US NARA – National Archives and Records Administration. In esposizione anche una serie di rare foto a colori degli anni ‘30 e le opere di alcuni dei più grandi fotoreporter statunitensi della Grande Depressione e del New Deal. La mostra fa parte del progetto History & Photography (www.history-and-photography.com), che ha per obiettivo raccontare la Storia con la Fotografia (e la Storia della Fotografia) valorizzando e rendendo fruibili al grande pubblico e ai più giovani gli archivi storico fotografici italiani e internazionali pubblici e privati. Alle scuole sono proposte visite guidate, foto-proiezioni dal vivo e l’innovativa possibilità di utilizzare in classe per fare lezione le immagini della mostra (anche una volta terminata) tramite una semplice connessione web, un link riservato e una password.

LA MOSTRA

Apre il 9 novembre 2019 alle 16.00 presso SPAZIO5 (www.spazio5.com) di via Crescenzio 99/d, in anteprima per il pubblico romano, la mostra “I have a dream. La lotta per i diritti civili e politici degli Afroamericani. Dalla segregazione razziale a Martin Luther King”. Realizzata per i 50 anni dell’assassinio di Martin Luther King (avvenuto il 4 aprile 1968), in programma fino al 7 dicembre 2019, l’esposizione racconta la condizione dei neri nelle campagne e nelle città degli Stati Uniti tra la fine della Guerra Civile Americana e gli anni sessanta del Novecento, soffermandosi in particolare sugli eventi che portarono al Civil Rights Act del 1964 (il quale pose fine a ogni forma di discriminazione legale basata sulla razza, il colore della pelle, la religione, il sesso o le origini in ogni aspetto della vita pubblica) e al successivo Voting Rights Act del 1965 (che restaurò la tutela del diritto di voto a tutti i cittadini americani). Rivolta al grande pubblico e alle scuole, la mostra si compone di circa 200 immagini (riproduzioni digitali da stampe originali o da negativi, di cui oltre 60 stampate e le altre a monitor) provenienti per la maggior parte dagli archivi di stato americani, in particolare Library of Congress e National Archives and Records Administration. Molte delle foto esposte sono state realizzate da alcuni dei più grandi fotoreporter statunitensi dell’epoca – tra cui Dorothea Lange, Lewis Hine, Arthur Rothstein, Marion Post Wolcott, Jack Delano, Gordon Park – impegnati nella documentazione degli Stati Uniti degli anni trenta e quaranta per conto del governo americano che teneva in grande considerazione la fotografia come strumento per capire le condizioni di vita dei propri cittadini, in particolare nel periodo della Grande Depressione seguita al crack delle borse del 1929. In esposizione anche una serie di riproduzioni di rare foto a colori, per lo più diapositive. Curata da Alessandro Luigi Perna (www.alessandroluigiperna.com) e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose (www.effeci-facciamocose.com), esposta a Roma in partnership con l’agenzia AGR di Maurizio Riccardi (www.agrpress.it) e l’Istituto Quinta Dimensione, la mostra fa parte del progetto History & Photography (www.history-and-photography.com) che ha per obiettivo raccontare la Storia con la Fotografia (e la Storia della Fotografia) valorizzando gli archivi storici fotografici italiani e internazionali, pubblici e privati. Alle scuole sono proposte visite guidate, foto-proiezioni dal vivo e l’innovativa possibilità offerta ai docenti di utilizzare in classe per fare lezione le immagini della mostra (anche una volta terminata) tramite una semplice connessione web, un link riservato e una password. Per i suoi contenuti e i suoi aspetti innovativi in campo educational Rai Scuola ha definito il progetto History & Photography “un unicum in Italia (e forse nel mondo)” – http://www.raiscuola.rai.it/gallery-refresh/i-have-a-dream-la-lotta-per-i-diritti-civili-degli-afroamericani-dalla-segregazione-razziale-a-martin-luther-king/1616/0/default.aspx.

LA STORIA

Con l’abolizione della schiavitù avvenuta alla fine della Guerra Civile Americana si aprono prospettive nuove per gli Afroamericani che cominciano una migrazione in più ondate verso le città industriali del Nord e dell’Ovest. Ma scoprono presto a loro spese che tutta la nazione è impregnata di razzismo nei loro confronti: sono molteplici infatti le rivolte contro l’arrivo delle famiglie di colore nei quartieri delle città abitate dai bianchi. Alla libertà non segue poi l’integrazione razziale ne la parità concreta dei diritti che rimane di fatto sulla carta. Alla fine dell’Ottocento, dopo una serie di sentenze costituzionali, comincia infatti la segregazione in ogni ambito della società: nelle scuole, nei cinema, negli ospedali, ecc. Anche la possibilità di esercitare il proprio diritto di voto, soprattutto negli stati del Sud, diventa sempre più difficile, ostacolata da un’infinita quantità di impedimenti burocratici concepiti apposta per gli Afroamericani. È anche l’epoca d’oro del Ku Klux Klan e dei linciaggi, che negli stati del Sud continueranno fino agli anni ‘60 del ‘900. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la lotta per l’integrazione e il diritto di voto effettivo ovunque negli Stati Uniti prende nuovo vigore. A fare la differenza è la seconda metà degli anni ‘50, quando una serie di sentenze cominciano a demolire il sistema della segregazione nelle scuole. Ma è negli anni ’60 che finalmente l’obiettivo dell’effettiva parità è a portata di mano, quando si afferma il Movimento per i Diritti Civili degli Afroamericani capitanato da Martin Luther King – movimento non violento, sebbene le continue esplosioni di violenza a sfondo razziale sia da parte dei bianchi che dei neri. A favorirne il successo è il supporto dei bianchi progressisti (e delle star del cinema e della musica), il denaro fornito dai sindacati democratici e l’appoggio alla causa antirazzista prima del presidente John Fitzgerald Kennedy e poi, dopo il suo omicidio, del suo successore Lyndon B. Johnson. Con la fine degli anni sessanta finisce la segregazione dal punto di vista legale e vengono rimossi gli ostacoli al libero esercizio del voto degli Afroamericani. Ma i razzisti hanno la loro vendetta: il 4 aprile del 1968 infatti Martin Luther King viene assassinato.

IL CURATORE 

Alessandro Luigi Perna è un giornalista pubblicista, un consulente (editoria, fotografia, comunicazione) e un curatore e organizzatore di iniziative con la fotografia sia contemporanea che storica, sia rivolte al grande pubblico che a scuole e università. È specializzato inoltre nella valorizzazione e promozione di archivi di fotografi, agenzie, case editrici, musei, aziende. Fornisce servizi di consulenza a fotografi (progettualità, comunicazione, cura e organizzazione) e gallerie espositive (direzione artistica, organizzazione, gestione spazi, comunicazione). In curriculum ha moltissimi articoli di fotografia, numerose interviste a grandi fotografi internazionali, alcuni volumi fotografici, decine di mostre realizzate con enti pubblici e privati, la cura di tre festival. È stato co-ideatore e co-curatore delle prime tre edizioni di Memorandum – Festival della Fotografia Storica di Biella e Torino, co-curatore della sezione fotografica del festival Urbana di Biella e ideatore, curatore e co-produttore di All you need is photography! Unlimited Edition Photo Festival di Milano. Ha curato mostre in Triennale, Fondazione Stelline di Milano, Casa dei Tre Oci di Venezia, Museo di Arte Contemporanea di Lucca, Museo delle Scienze di Torino, etc. Ha realizzato mostre o fotoproiezioni con gli archivi fotografici di Fiat, Alenia, Pirelli, Olivetti, Unione Industriali Torino, L’Europeo – RCS, Touring Club, Società Geografica Italiana, Museo del Risorgimento di Torino, Musei Civici di Pavia, Università degli Studi di Torino – Museo della Facoltà di Antropologia, Museo del Calcio di Coverciano, etc. E con numerosi archivi internazionali publici e privati tra cui, tra gli altri, quelli dei Musei di Londra, degli US National Archives, della Library of Congress, della US Navy, del US Marine Corp, del Ministerio de Educación, Cultura y Deporte di Madrid, etc. Ha curato esposizioni di numerosi fotografi, viventi e non, tra cui Michel Comte, Roberto Polillo, Cesare Colombo, Romano Cagnoni, Giovanni Porzio, Giancolombo,  Frank Hurley, Gianfranco Moroldo, Santi Visalli, Guido Alberto Rossi, Nicola Ughi, etc. Ha esposto (occupandosi di promozione, coordinamento, organizzazione e/o produzione, etc.) mostre di: Magnum (collettiva), Bruno Barbey (Magnum), Herman Leonard, Pino Ninfa, Roberto Polillo, etc. Da qualche anno con il progetto History & Photography, realizzato in partnership con Eff&Ci – Facciamo Cose di Federica Candela, racconta la Storia della Fotografia e del mondo contemporaneo sia al grande pubblico che ai ragazzi delle scuole con mostre e foto-proiezioni.

EFF&CI – FACCIAMO COSE 

Fornisce servizi a chi opera nella cultura e nel sociale come enti pubblici e associazioni e propone agli artisti dal supporto alle loro esigenze espositive fino alla progettazione, cura, allestimento, esposizione e promozione delle loro mostre. Nel corso di questi anni ha organizzato presso la Casa di Vetro di Milano diverse iniziative espositive – personali e collettive di fotografia, pittura e scultura, di artisti italiani e stranieri. Nell’ambito del progetto History & Photography, di cui è partner e produttrice, ha realizzato numerose mostre di fotografia storica.

ISTITUTO QUINTA DIMENSIONE – SPAZIO5

Spazio5 è la sede dell’Istituto Quinta Dimensione che si propone alle aziende, al mondo dell’arte e della comunicazione mettendo a disposizione competenza, esperienza e professionalità. L’Istituto Quinta Dimensione è un’associazione senza scopo di lucro, che nasce dalla volontà di dare spazio a fotografi, artisti e scrittori fornendo loro la possibilità di presentare i propri lavori nel centro di Roma a costi contenuti. L’intento dei soci dell’Istituto è anche quello di preservare questo luogo, ora denominato Spazio5, ma già punto di ritrovo di innumerevoli artisti negli anni ’60 e ’70 col nome “Galleria Scalette Rosse”.

AGENZIA AGR DI MAURIZIO RICCARDI

Dal 1992, l’agenzia AGR di Maurizio Riccardi fornisce immagini di archivio e foto relative a notizie di cronaca, politica, economia, sport e spettacolo alle principali testate giornalistiche ed emittenti televisive, nazionali e internazionali. L’agenzia affonda le sue radici nel lontano 1945, quando subito dopo la Seconda Guerra Mondiale Carlo Riccardi inizia a comporre quello che sarebbe diventato il più grande archivio fotografico privato italiano: l’Archivio Riccardi. Iscritto presso la Sovrintendenza Archivistica del Lazio di Roma in qualità di Patrimonio di interesse nazionale, l’Archivio Riccardi è composto da oltre tre milioni di negativi originali e altrettante foto digitali, che ritraggono infiniti momenti più o meno noti della vita politica, sociale e di costume che hanno caratterizzato gli ultimi settanta anni di Storia italiana.

H&P RACCONTA L’EPOPEA DEI DIRITTI CIVILI

In occasione del cinquantenario dell’assassinio di Martin Luther King, avvenuto il 4 aprile del 1968 la mostra “I HAVE A DREAM. La lotta per i diritti civili degli Afroamericani. Dalla segregazione razziale a Martin Luther King” racconta la condizione dei neri nelle campagne e nelle città degli Stati Uniti tra la fine della Guerra Civile Americana e gli anni ‘60 del Novecento, soffermandosi in particolare sugli eventi che portarono al Civil Rights Act del 1964 (che pose fine a ogni forma di discriminazione basata sulla razza, il colore della pelle, la religione, il sesso o le origini in ogni aspetto della vita pubblica) e al successivo Voting Rights Act del 1965 (che restaurò la tutela del diritto di voto a tutti i cittadini americani). Rivolta al grande pubblico e alle scuole, l’esposizione si compone di circa 200 immagini (riprouzioni digitali da stampe originali o da negativi, di cui oltre 60 stampate e le altre a monitor) provenienti per la maggior parte dagli Archivi di Stato americani, in particolare Library of Congress e National Archives and Records Administration. Molte delle foto esposte sono state realizzate da alcuni dei più grandi fotoreporter statunitensi dell’epoca – tra cui Dorothea Lange, Lewis Hine, Arthur Rothstein, Marion Post Wolcott, Jack Delano, Gordon Park – impegnati nella documentazione degli Stati Uniti degli anni ’30 e ’40 per conto del governo americano che teneva in grande considerazione la fotografia come strumento per capire le condizioni di vita dei propri cittadini, in particolare nel periodo della grande depressione seguita al crack delle borse del 1929. In esposizione anche una serie di riproduzioni di rare foto a colori, per lo più diapositive. Curata da Alessandro Luigi Perna (www.alessandroluigiperna.com) e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose (www.effeci-facciamocose.com), la mostra fa parte del progetto History & Photography (www.history-and-photography.com) che ha per obiettivo raccontare la Storia con la Fotografia (e la Storia della Fotografia) valorizzando gli archivi storici fotografici italiani e internazionali, pubblici e privati. Alle scuole sono proposte visite guidate, foto-proiezioni dal vivo e l’innovativa possibilità offerta ai docenti di utilizzare in classe per fare lezione le immagini della mostra (anche una volta terminata) tramite una semplice connessione web, un link riservato e una password.

DALLA GUERRA CIVILE A MARTIN LUTHER KING

Con l’abolizione della schiavitù avvenuta alla fine della Guerra Civile Americana si aprono prospettive nuove per gli afroamericani che cominciano in più ondate a emigrare verso le città industriali del nord e dell’ovest. Ma i cittadini di colore scoprono presto a loro spese che tutta la nazione è impregnata di razzismo nei loro confronti: sono infatti molteplici le rivolte di bianchi che si oppongono all’arrivo delle famiglie afroamericane nei loro quartieri. Alla libertà non segue poi l’integrazione razziale né la parità concreta dei diritti che rimane di fatto sulla carta. Alla fine dell’800, una serie di sentenze costituzionali locali e federali riassumibili nel concetto di “uguali ma separati” sanciscono sì la parità di diritti ma anche la segregazione, che si applica ovunque: nelle scuole, nei cinema, negli ospedali, etc. L’esercizio del diritto di voto poi, soprattutto negli stati del sud, diventa sempre più difficile, ostacolato da un’infinita quantità di impedimenti burocratici concepiti apposta per gli afroamericani. Il passaggio tra i due secoli è l’epoca d’oro del Ku Klux Klan e dei linciaggi, che negli stati del sud continueranno fino agli anni ’60 del ‘900. Dopo la seconda guerra mondiale, quando molti soldati neri tornano dal fronte dopo aver combattuto per sconfiggere la follia razziale nazista e giapponese,  la lotta per l’integrazione e il diritto di voto effettivo prende nuovo vigore. A fare la differenza è la seconda metà degli anni ’50, quando una serie di sentenze cominciano a demolire il sistema dell’apartheid nelle scuole. Ma è negli anni ’60, quando si afferma il  movimento per i diritti civili degli afroamericani capitanato da Martin Luther King, che finalmente l’obiettivo dell’effettiva parità è a portata di mano. A favorirne il successo è il supporto dei bianchi progressisti (e delle star del cinema e della musica), il denaro fornito dai sindacati democratici e l’appoggio alla causa antirazzista prima del presidente John Kennedy e poi, dopo il suo assassinio, del suo successore Lyndon B. Johnson. Con la fine degli anni ’60 finisce l’apartheid e vengono rimossi gli ostacoli al libero esercizio del voto degli afroamericani. Ma i razzisti hanno la loro vendetta: nell’aprile del 1968 infatti Martin Luther King viene assassinato. La violenza si prende la sua rivincita sulla non-violenza.

LA STORIA DEL COMMERCIO DEGLI SCHIAVI IN OCCIDENTE

Schiavi per natura o schiavi per legge. Gli schiavi greci rientrano nel primo caso, quelli romani nel secondo. In Europa lo schiavismo è abolito durante il medioevo, soprattutto grazie all’azione del papato. Ma il commercio è tollerato. E il principale mercato di schiavi è organizzato dai re di Francia nella città di Verdun, “la fabbrica degli eunuchi”. A esserne vittime sono soprattutto polacchi e lituani, a tenere le redini della tratta sono mercanti ebrei. I clienti invece sono arabi e turchi e li usano come muratori, contadini e rematori sulle galee. Chiunque siano di volta in volta gli interlocutori, Arabi e turchi in ogni caso il commercio degli schiavi a spese dei bianchi europei lo portano avanti su larga scala fino al XVIII secolo con una recrudescenza ai tempi di Napoleone. In particolare gli piace rapirli nei paesi slavi oppure razziarli sulle coste dell’Italia e in quelle spagnole. All’epoca è per questo che il Mediterraneo è considerato il “Mare della Paura”. Sono invece direttamente gli arabi a gestire gran parte del mercato degli schiavi in Africa. Li rivendono ancora integri fisicamente agli europei che li portano nelle Americhe, castrati ai loro clienti nordafricani e del medio oriente. Ecco perché si trovano discendenti di schiavi neri al di là dell’Atlantico ma non nel mondo mussulmano. Il commercio è autorizzato dal Corano. Maometto infatti ha degli schiavi presso di sé. E se li ha lui possono averli tutti. Solo negli anni ’60 del ‘900 lo schiavismo è abolito per legge nei paesi mussulmani dalle autorità coloniali europee, anche se molti iman locali la reputano un’imposizione indebita degli occidentali. Ai bianchi delle Americhe gli schiavi neri servono per sostituire le popolazioni locali, asservite e sterminate perché non reggono allo sfruttamento fisico e alle malattie portate dai conquistatori. In particolare ai bianchi del sud degli Stati Uniti servono nelle piantagioni, per produrre cotone a basso costo e rivenderlo alle industrie tessili inglesi, alimentando la rivoluzione industriale. I primi schiavi neri arrivano negli Stati Uniti (allora ancora colonie inglesi) nella prima metà del ‘600 come servi con l’obbligo di servire almeno 7 anni prima di essere liberati. Ma nell’illuminato ‘700 invece di migliorare la situazione peggiora e si passa dalla servitù alla schiavitù. La materia prima in carne e ossa si compra sulla Costa degli Schiavi tra il Senegal e il Benin. Oltre agli arabi, a rifornire i mercanti occidentali razziando le tribù dell’interno del continente sono in particolare due regni africani dalla pelle nera, sempre in guerra tra loro per il monopolio dell’infame commercio: il  regno del Dahomey e l’Impero Oyo – dotati di armi da fuoco, cavalleria e amazzoni.  A comprargli uomini e donne in  cattività e poi a gestirne il commercio nell’Oceano Atlantico sono compagnie commerciali francesi, olandesi, tedesche e inglesi. Fra tutte spicca la English Royal African Company, che vende schiavi alle colonie più disparate. Il commercio di persone via mare in occidente finisce progressivamente a metà dell’800 quando tutti i paesi europei si mettono d’accordo nel considerarlo atto di pirateria. Il primo paese delle Americhe ad abolire la schiavitù è Haiti, l’ultimo il Brasile. 

Titolo:

I have a dream. La lotta per i diritti civili e politici degli Afroamericani. Dalla segregazione razziale a Martin Luther King”

Una produzione di: 

Eff&Ci – Facciamo Cose 

In partnership allo Spazio 5 con:

AGR Press 

Istituto Quinta Dimensione 

A cura di: 

Alessandro Luigi Perna 

Per il progetto:

History & Photography – La Storia raccontata dalla Fotografia

Foto di:

N.A.R.A. – National Archives and Records Administration

Library of Congress

Archivi vari

INFORMAZIONI

Apertura al pubblico:

9 novembre 2019 – ore 16.00 / 20.00

Periodo di esposizione:

Dal 9 novembre al 7 dicembre 2019 

Giorni e orari:

Tutti i giorni dalle 16.00 alle 20.00 

Ingresso: 

€ 6,00

Visite guidate:

€ 12,00 (su appuntamento per un minimo di 10 persone)

Sede dell’esposizione:

Spazio 5

via Crescenzio 99/d 

00193 – Roma

Come arrivare:

Metro A, fermata Ottaviano

Tram 19 e autobus 81, capolinea Piazza Risorgimento

Autobus 492, fermata via Crescenzio/Piazza Risorgimento

Info per il pubblico: 

Tel: 348/4814089 

info@spazio5.com

www.spazio5.com

www.effeci-facciamocose.com

www.history-and-photography.com

Le vicende del confine orientale e il mondo della scuola

Nota 14 ottobre 2019, AOODGOSV 21278
X Seminario nazionale 2019. Le vicende del confine orientale e il mondo della scuola. L’identità storica, sociale e culturale italiana nell’ Adriatico orientale. Trieste 7 – 9 novembre 2019


Un incontro di formazione rivolto a 60 docenti di scuole di ogni ordine e grado, provenienti da varie Regioni, dedicato alla storia italiana sul confine orientale. Si apre oggi a Trieste, dalle ore 15.00, presso la Sala Conferenze NH, in Corso Camillo Benso Conte di Cavour 7, il X Seminario nazionale “Le vicende del confine orientale e il mondo della scuola. L’identità storica, sociale e culturale italiana nell’Adriatico orientale”.

L’evento è organizzato, come ogni anno, dalla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione e dalla Direzione generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del MIUR, in collaborazione con le Associazioni degli Esuli. L’obiettivo, come previsto dalla legge 92/2004, è migliorare la conoscenza delle vicende del confine orientale italiano e l’esodo dei cittadini italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Il programma prevede l’inquadramento storico del tema, a partire dal Trattato di Campoformio (che nel 1797 segnò la fine della Repubblica di Venezia e l’inizio della crisi degli Italiani d’Adriatico), per giungere alle vicende del secondo dopoguerra e al Trattato di Parigi del 1947, che ratificò il passaggio di Istria e Dalmazia alla Jugoslavia, determinando l’esodo del novanta per cento della popolazione italiana (circa 350.000 persone), che abbandonò casa e averi e cercò rifugio in Italia o emigrò oltreoceano. Si affronterà in maniera peculiare il riflesso della questione orientale nei dibattiti della Costituente.

Nella parte del Seminario “Foibe ed esodo” si tratteranno gli eccidi che dal 1943 hanno rappresentato la frattura più grave nella storia dell’Istria: l’equilibrio antropologico raggiunto dalla società istriana è stato bruscamente alterato, insinuando, in una società povera, la paura e il conseguente fenomeno immenso di fuga dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

La visita nei Luoghi del Ricordo, Magazzino 18, Museo di Padriciano e Foiba di Basovizza, rappresenterà il laboratorio didattico dedicato alla storia, curato annualmente dal mondo della Scuola con la Ricorrenza del “10 febbraio”.

La visita a Pirano costituirà infine il preludio alla comprensione dell’italianità dei tanti Personaggi esuli che hanno dato lustro alla storia del nostro Paese, tematica suggerita dal Concorso nazionale “10 febbraio”, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2019/2020.