SLA, sostegno alle famiglie con bimbi piccoli

Redattore Sociale del 03.01.2020

SLA, sostegno alle famiglie con bimbi piccoli (e uno studio) 

È il progetto “Baobab”, uno sportello nato grazie all’impegno dell’AISLA. Previsto uno studio su 45 ragazzi per fotografare gli effetti della malattia dei genitori sullo sviluppo psicologico dei figli. 

ROMA. Si sente spesso dire che la disabilità riguarda non il singolo individuo, ma l’intera famiglia. Un assunto sempre vero, ma ancora di più quando si tratta di una patologia grave e dagli esiti estremamente invalidanti come la sclerosi laterale amiotrofica. E, se possibile, è ancora più vero quando la malattia fa il suo ingresso all’interno di una famiglia giovane con figli piccoli o comunque minorenni. Per capire meglio come e quanto la Sla incida a livello emotivo ed affettivo sulla crescita dei bambini, l’AISLA (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) ha promosso il progetto “Baobab”, in collaborazione con la fondazione Mediolanum onlus. Si tratta di uno sportello di consulenza psicologica gratuita per le famiglie, a cui farà presto seguito uno studio sui bambini e preadolescenti con genitori colpiti da Sla. Ne parla, sulle pagine di SuperAbile Inail, Antonella Patete.
“L’iniziativa nasce dall’esperienza sul campo all’interno del servizio psicologico del Centro clinico Nemo di Milano”, spiega Gabriella Rossi, coordinatrice dei 14 psicologi attualmente coinvolti nel progetto. “L’abbassamento dell’età di insorgenza della Sla ci ha indotto a concentrare l’attenzione non solo sui singoli pazienti, ma anche sugli altri membri della famiglia, specie quando si tratta di bambini. Ci siamo chiesti come il deterioramento delle condizioni fisiche dei genitori potesse influire sullo sviluppo psicologico dei figli”. Da qui lo studio biennale che coinvolgerà 45 ragazzi fino a 16 anni, articolandosi in tre fasi distinte: la valutazione dello stato psicologico dei soggetti interessati, l’individuazione di possibili soggetti a rischio e l’attivazione di progetti di psicoterapia per aiutarli.
“Le situazioni possono essere molto diverse le une dalle altre”, prosegue la psicologa. “Io stessa ne ho incontrate di diametralmente opposte. Mi ricordo un padre di tre figli di età compresa tra i 7 e i 17 anni. Il più piccolo era il più sofferente, diceva molte bugie e a scuola era sempre distratto. Ma anche la figlia di mezzo, che sembrava la più serena della famiglia, faceva dei disegni molto significativi, con le figure dei familiari impossibilitate a toccarsi tra loro perché prive di braccia e lei stessa rappresentata sempre al di sopra degli altri e a distanza da tutti. Tra i genitori esistevano conflitti e dissapori anche precedenti alla comparsa della malattia. E così il papà era molto preoccupato, non solo per la propria situazione, ma anche perché si sentiva la causa delle paure dei figli”.
Non tutte le esperienze di questo tipo possono, col tempo, contribuire a strutturare personalità fragili o causare vere e proprie psicopatologie. “Ho conosciuto una signora malata con una figlia ai primi anni di scuola elementare. Nonostante fosse sui 45 anni, la donna viveva già in stato di paralisi quasi totale e si esprimeva con un comunicatore oculare. La coppia aveva una buona sintonia, ma temeva comunque che la serenità della bambina celasse una forte sofferenza di fondo. Conoscendo la bambina mi accorsi, però, che non si trattava di una normalità di facciata, in quanto la piccola si era identificata nella mamma piuttosto che nella sua malattia”.
Insomma, il senso di “Baobab” è proprio questo: rilevare le situazioni più difficili per accompagnare la famiglia in percorsi di cura e confronto. Ma anche partire dalla fotografia realizzata dalla ricerca per elaborare una serie di indicazioni rispetto alle modalità educative e al grado di aiuto e di assistenza che si può richiedere ai bambini. A tal fine, nel corso dell’estate, gli psicologi del progetto sono impegnati in un’attività di formazione tenuta in collaborazione con la facoltà di Psicologia dell’Università di Padova. 

Scuola, iscrizioni al via: “Liceo o istituto? Ascoltate i prof, il loro consiglio può evitare la bocciatura”

da la Repubblica

di SALVO INTRAVAIA

ROMA. Iscrizioni al via. E per migliaia di famiglie italiane che hanno figli in terza media la scelta dell’indirizzo da seguire è ancora un dilemma. Il prossimo 7 gennaio parte la kermesse delle iscrizioni per un milione e 600 mila alunni destinati a frequentare il primo anno della scuola primaria e della scuola secondaria: media e superiore. Tutto dovrà concludersi entro il 31 gennaio. Ma per i 540 mila indirizzati alle scuole superiori la scelta è ancora un rompicapo: liceo, istituto tecnico o istituto professionale? Perché un errore può portare alla bocciatura o ad un cambio di istituto in corso d’anno. E nei casi più estremi all’abbandono degli studi.

Funziona così. Le scuole forniscono alle famiglie dei ragazzini che frequentano la terza media il cosiddetto “consiglio orientativo”: l’indirizzo considerato più idoneo in base alle inclinazioni dell’alunno o l’area verso cui orientarsi. Però non sempre le famiglie lo seguono. Secondo i dati del ministero dell’Istruzione, più di un quarto delle famiglie (il 25,3%) cestina il consiglio dei prof delle medie e percorre un’altra strada. Non senza conseguenze. I numeri di viale Trastevere dicono che in questo caso la probabilità di insuccesso quadruplica.

Lo scorso anno, tra coloro che hanno seguito la strada tracciata dai docenti delle medie la percentuale di promossi al secondo anno delle superiori è stata del 94,7%. Tasso di promozione che scende drasticamente all’80,2% per coloro che non hanno seguito il consiglio orientativo.

“Il dato – spiega Cristina Costarelli, preside dello scientifico Newton di Roma – corrisponde alla realtà. Da qualche anno, si registra un grosso afflusso di iscritti nei licei: è come se i genitori pensassero che la buona istruzione sia solo quella offerta dai licei. Ma, in base alla nostra esperienza, un paio di alunni in ogni prima non ha fatto la scelta giusta. In questi casi, per evitare la bocciatura, convochiamo le famiglie e cerchiamo di riorientare gli studenti verso altri indirizzi”.

Molto critico nei confronti delle scelte autonome delle famiglie Antonello Giannelli, a capo dell’Associazione nazionale presidi. “Sarebbe preferibile seguire il consiglio di esperti piuttosto che affidarsi alle proprie impressioni – ammonisce Giannelli – È come se in ambito sanitario ci affidassimo al fai-da-te: tutti sono d’accordo che occorre seguire il parere dei medici. Per la scuola invece no. Spesso – aggiunge Giannelli – le famiglie assecondano i figli che vogliono seguire i compagni e gli amici. Quel 25% di dispersi, spesso bocciati, potrebbe avere più successo se seguisse i consigli dei docenti della scuola media. A 13 anni i ragazzini non hanno capacità di scelta e i genitori per accontentarli seguono i loro desideri. In Francia, per esempio, il sistema è più rigido: la scelta dell’indirizzo è deciso dalla scuola di grado inferiore.


Incidenti sul lavoro a scuola, nel 2018 sono stati 28mila. Principe (Modifica 81): norma non adeguata

da Orizzontescuola

di Vincenzo Brancatisano

Prende a cuore il problema della sicurezza nelle scuole italiane. Fonda un’associazione e porta avanti con tenacia la richiesta di urgenti modifiche al decreto legislativo 81, non realmente adeguato alle reali esigenze della sicurezza degli ambienti scolastici.

Condivide le tragedie che vedono vittime del lavoro ogni anno migliaia tra studenti e operatori scolastici. Vive personalmente, prima, la tragedia dello studente caduto pochi anni orsono dal lucernario del tetto della scuola durante gli esami di Stato e, cronaca di queste settimane, la successiva condanna, passata in giudicato.

Franca Principe è la dirigente scolastica del Liceo Pisacane di Sapri. La Cassazione l’ha appena condannata per lesioni colpose gravi, non potrà tornare a scuola fino al prossimo marzo 2020, sospesa temporaneamente pure dallo stipendio, tra lo stupore di tutti e le proteste dei presidi suoi colleghi, che vivono quotidianamente il terrore della responsabilità.

Responsabilità di datori di lavoro che però non sono imprenditori. Nel 2011, durante gli esami di Maturità uno studente del Pisacane cadde da un lucernaio ferendosi gravemente. La porta di accesso a un terrazzino doveva restare chiusa, una collaboratrice probabilmente l’aveva aperta. E la preside, che in questi giorni era impegnata in missione negli esami di Stato in altra scuola, c’era rimasta in mezzo. Per fortuna lo studente nel frattempo è stato meglio. E questo è quel che più conta. Il resto sono rogne. Evitabili. Ora Franca Principe, una vita spesa con passione e impegno nella pedagogia, nella cultura, nell’istruzione e per il benessere di chi vive la scuola ogni giorno, si rivolge al premier Giuseppe Conte. E non certo perché mossa dal fatto personale. 

Approfittando dell’avvicendamento al vertice del Ministero dell’istruzione con la nomina della sua collega Lucia Azzolina come ministra, al posto di Lorenzo Fioramonti, la preside campana offre al governo con un’accorata lettera al premier il proprio “impegno personale e professionale quale sostegno alla Sua funzione e nello specifico a scuola quella del Miur con il coraggio, la passione e lesperienza maturata nella scuola italiana da studentessa, da docente e da dirigente della scuola”. Principe ricorda come la propria esperienza di dirigente scolastica sia stata “particolarmente ricca di consapevolezze che mi inducono a pensare che si debba lavorare, ancora e molto, per dare una prospettiva concreta al nostro sistema di Istruzione e formazione, in linea con le indicazioni europee ed attenta ai modelli competitivi che sono garanti di inclusione per i nostri studenti, cittadini italiani nel mondo”. Spiega al Presidente del Consiglio di avere “condiviso pienamente la nomina di una dirigente della scuola quale Ministra dellIstruzione. Poiché ritengo che occorrano competenze professionali nelle collaborazioni organizzative e sistemiche, auspico che nello staff siano inseriti altri operatori del comparto scuola”.

La scuola, prosegue, “è un investimento, come lo è la cultura, i cui effetti producono sviluppo e crescita ma è necessario che si riesca a recuperare il gap registrato nelle più recenti rilevazioni Ocse e che si affermi quanto la Scuola Italiana è capace di realizzare per gli studenti. Ritengo che efficienza ed efficacia nellIstruzione-formazione siano certamente ascrivibili ai docenti per la dimensione dellinsegnamento-apprendimento ma altresì al quadro complessivo che connota il sistema delle responsabilità e le connesse relazioni. Io ci credo profondamente e per questo, non per ambizioni personali, dichiaro la mia disponibilità a far parte dello staff della neo Ministra dellIstruzione alla quale offro, con umiltà e con fiducia, costanza operativa e professionalità. Infine cita una riflessine di Albert Einstein sulla scuola che non vorremmo più avere: Per me il peggio sembra essere una scuola che funziona con i metodi della paura, della forza e dell’autorità artificiale. Tale trattamento distrugge i nobili sentimenti, la sincerità e la fiducia degli alunni e produce un soggetto sottomesso”.

Questa lettera “è una provocazione al dibattito – ci spiega la dirigente Franca Principe – Sappiamo che la scelta di sdoppiare i due ministeri disimpegnerà il governo dall’avere un sottosegretario”. Ma è molto convinta, la dirigente, dell’utilità di un’area specifica che si occupi di certi temi importanti quali quelli portati avanti dalla sua associazione “Modifica 81”.

Assicura che “non si tratta di una velleità, abbiamo una squadra di persone e competenze che possono portare un contributo proficuo. Abbiamo con noi architetti, ingegneri, giornalisti e altre figure. Abbiamo la modestia di poter dire che abbiamo una forte esperienza di buone risorse umane, se ci degnassero di attenzione”.

Ma che cosa non ha funzionato finora? “E’ mancato – spiega Principe – un lavoro di squadra con i tecnici sull’attuazione del decreto legislativo 81 sulla sicurezza sul lavoro. Il decreto prevedeva il monitoraggio del sistema sicurezza nella scuola ma ci sono delle carenze. Applicarlo significherebbe individuare delle strutture e dare delle risposte concrete, anche sul piano degli investimenti. L’urgenza è impellente. Si deve assolutamente intervenire per tutelare le tante vittime. Ricordo che sono state 28.000 gli incidenti sul lavoro a scuola nel 2018. Il suo impegno parte dalla sua vicenda giudiziaria, seguita alla tragedia dello studente del suo Liceo Pisacane? “No. Parte dalla consapevolezza che abbiamo nelle nostre mani il destino di migliaia di persone, sia sul piano della sicurezza, sia su quello culturale”

Il decreto legislativo 81, dunque, sul banco degli indagati. L’associazione “Modifica ‘81”, presieduta dalla preside Principe si pone una domanda: “Dal 2008 ad oggi questo decreto ha prodotto un sostanziale miglioramento della sicurezza sui luoghi di lavoro?” Per il lavoro che svolgiamo, è questa la risposta, “essendo quotidianamente responsabili in prima linea della tutela della salute di migliaia di persone nonché della prevenzione dei rischi, abbiamo sperimentato difficoltà di applicazione della norma, lentezze burocratiche, disinteresse per il tema, talvolta superficialità da parte di diversi enti istituzionali e dei centri decisori. Pensiamo sia fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica sul delicato tema della sicurezza a scuola” e dopo più di dieci anni dalla sua entrata in vigore, “appare evidente come esso non garantisca un impianto organizzativo del sistema della sicurezza a scuola realmente efficace. Occorre contestualizzare nei differenti ambienti lavorativi la genericità della norma attraverso decreti attuativi ed istruzioni operative: chiarendo i ruoli e le responsabilità tra i diversi soggetti coinvolti”. E cosa si vuole proporre nello specifico? “Intendiamo proporre, coerentemente con le finalità statutarie, una modifica sostanziale del decreto 81 per il comparto scuola, che produca tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, alla sicurezza, alla salute e all’istruzione”.

Il Manifesto dell’associazione è un documento aperto. “Riteniamo prezioso il contributo di tutti coloro che quotidianamente frequentano plessi e luoghi destinati alle attività di educazione: studenti, docenti, dirigenti scolastici, responsabili dei servizi di prevenzione e protezione, ingegneri, architetti, formatori, giuristi, responsabili di associazioni, genitori degli alunni. Ci si rivolge a tutti gli operatori del mondo scolastico, dagli studenti ai docenti, al personale scolastico, ai genitori, ai dirigenti ed ai loro stakeholders “affinché, nel complesso sistema delle autonomie scolastiche, si sviluppino ed implementino modelli operativi, pratiche comuni, processi di gestione della sicurezza”. L’obiettivo è quello di “promuovere la diffusione della cultura della sicurezza, della tutela della salute e della prevenzione dai rischi nelle scuole; dare assistenza e sostegno morale, nelle azioni giurisdizionali rivolte ad ottenere la riabilitazione morale e giudiziale delle persone vittime di ingiustizie giudiziarie nel settore; promuovere la partecipazione popolare, l’impegno civile e sociale dei cittadini curando il rapporto con le realtà aggregate sul territorio, dalla scuola alle strutture religiose, alle forze sociali, agli uffici giudiziari, ai partiti politici, ai mezzi di comunicazione”.

La dirigente Franca Principe ha pure scritto direttamente alla ministra Azzolina e prima ancora s’era rivolta alla ex ministra Fedeli. “Avevo sollecitato anche lei, conclude la preside – Ci sono delle trincee che vanno osservate da chi opera su altri piani. Avevo inviato un documento con 29 punti, relativi alle criticità del decreto 81 a cinque ministeri – Miur, Salute, Funzione pubblica, Lavoro e Giustizia – gli stessi che avrebbero dovuto produrre i decreti attuativi”. Tra le criticità più impellenti, avvertite un po’ da tutti i dirigenti scolastici, c’è il tema della definizione della responsabilità. “Le responsabilità vanno precisate – insiste Principe – Sono individuabili vari soggetti, attraverso il decreto 81. Ma poi non è così semplice definirle. Da parte nostra, noi siamo considerati datori di lavoro ma non siamo imprenditori. Inoltre ci sono i proprietari (gli enti locali, ndr) e il rapporto con gli enti non è sempre produttivo”


Concorso ordinario infanzia e primaria: bando imminente. Su Istanze online prove tecniche

da Orizzontescuola

di redazione

Il bando del concorso ordinario infanzia e primaria, posti comuni e di sostegno, potrebbe essere imminente: sul sistema Polis il MIUR sta effettuando le prime prove per l’inserimento delle domande e per la loro compilazione.

Si stanno anche ultimando i conteggi dei posti vacanti e disponibili per gli anni 2020/21 e 2021/22.

In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il DPCM di autorizzazione all’assunzione di 16.959 docenti con concorso ordinario:

10.624 per l’anno scolastico 2020/2021
6.335 per l’anno scolastico 2021/2022.

In ogni caso il concorso sarà bandito esclusivamente nelle regioni in cui per il periodo considerato ci saranno posti vacanti e disponibili, in modo da assicurare le assunzioni.

Requisiti di accesso

Posti comuni

  • laurea in Scienze della formazione primaria oppure
  • diploma magistrale  con  valore  di  abilitazione  e  diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli  istituti magistrali, o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero  e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente,  conseguiti, comunque, entro l’anno scolastico 2001/2002.
  • analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto dal miur

Per i posti di sostegno è necessario essere in possesso, oltre ad uno dei titoli suddetti, del titolo di specializzazione sul sostegno conseguito  ai  sensi  della  normativa vigente o di analogo titolo di specializzazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente.

Sono  ammessi  con  riserva  coloro  che,   avendo   conseguito all’estero i titoli di cui alle lettere a) e b) del comma 1 e di  cui al comma 2,  abbiano  comunque  presentato  la  relativa  domanda  di riconoscimento alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici.

Il decreto scuola ha ampliato i requisiti di accesso, permettendo la partecipazione con riserva dei docenti specializzandi SOS IV ciclo TFA sostegno. Si allarga quindi la platea dei candidati al concorso.

Non servono né i 24 CFU né i 36 mesi

N. B. Non sono richiesti i 24 CFU in discipline  antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche (richiesti solo ai laureati per l’accesso al concorso della secondaria), né requisiti di servizio di insegnamento.

Il concorso è aperto a tutti coloro che sono in possesso del titolo di studio richiesto per l’accesso.

Possono partecipare anche i docenti di ruolo.

Corso di preparazione Concorso a cattedra ordinario Infanzia e Primaria

Articolazione concorso

Il concorso si articola in:

  • eventuale prova pre-selettiva (qualora le domande di partecipazione siano superiori a quattro volte il numero dei posti)
  • prova scritta
  • prova orale
  • valutazione titoli

E’ possibile partecipare in un’unica regione per tutte le procedure per cui si ha titolo (max 4: infanzia, primaria, sostegno infanzia e sostegno primaria).

Come si svolgeranno le prove

Preselettiva

L’eventuale prova preselettiva, questa sarà computer-based, unica per tutto il territorio nazionale.

Gli argomenti della prova preselettiva saranno:

  • capacità logiche,
  • comprensione del testo
  • conoscenza della normativa scolastica

All’interno del decreto non è specificato se sarà fornita una batteria di test da parte del Ministero per affrontare la prova. Sarà il bando a dare indicazioni su questo punto, anche se è molto probabile che sarà fornita una batteria dalla quale saranno selezionate le domande del test.

Cosa studiare

Prova scritta posti comuni: cosa studiare

Prova scritta posti sostegno: cosa studiare

Prova orale e scritta: punteggi e programmi

Pensione dopo l’addio a quota 100: le ipotesi in campo

da Orizzontescuola

di Patrizia Del Pidio

Quali ipotesi in campo per il superamento della quota 100 dopo il 2021? Vediamo le proposte.

Il pensionamento con quota 100 che ha riscosso tantissimo consenso tra i lavoratori che vogliono uscire prima della pensione di vecchiaia dal mondo del lavoro, ha una scadenza fissata: dopo il 31 dicembre 2021, infatti, la misura non potrà più essere utilizzata. Cosa accadrà, quindi, nel 2022, quando rimarranno in vigore solo possibilità di pensionamento che richiedono molti anni di età o, in alternativa, un gran numero di contributi versati?

Pensione dopo quota 100

La quota 100, dal 2019 al 2021 permette il pensionamento con 62 anni di età unitamente ad almeno 38 anni di contributi versati. Al termine della misura potrebbe crearsi, però, uno scalino non indifferente per il pensionamento: chi non raggiunge i requisiti anagrafici entro il 31 dicembre 2021, infatti, potrebbe trovarsi a dover lavorare anche 5 anni in più per accedere al pensionamento e il governo, entro la fine del 2020 dovrà prevedere una misura per evitarlo.

La proposta di Brambilla

Secondo Alberto Brambilla, presidente del centro studi Itinerari Previdenziali, la quota 100 è stato un flop ed ora c’è bisogno di una misura strutturale, che duri nel tempo e che sia un’alternativa valida alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi e alla pensione di vecchiaia con 67 anni di età. L’idea di Brambilla sarebbe quella di portare la quota 100 alla sua naturale scadenza per poi cercare di riformare il sistema previdenziale italiano una volta per tutte. L’esperto di previdenza propone la sua riforma ideale:

una misura che richieda 64 anni di età unitamente a 36/38 anni di contributi con ricalcolo interamente contributivo. Il ricalcolo abbasserebbe sensibilmente l’assegno pensionistico, ma di contro lascerebbe la scelta di un’uscita anticipata per chi non è nella possibilità di raggiungere l’anticipata ordinaria.

Unitamente a tale misura propone il blocco dell’aspettativa di vita bloccata per sempre per la pensione anticipata che richiederebbe 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne per sempre.

Pensione di garanzia di 630 euro per gli attuali giovani che riescono a maturare almeno 30 anni di contributi

Trattamento di casi di usuranti e gravosi con gli esuberi.

Le ipotesi della Gnecchi

Non solo Brambilla, ma anche Maria Luisa Gnecchi avanza la sua proposta sulla riforma previdenziale. Per l’ex deputata del PD, esperta di previdenza,  punta invece alla differenziazione per mansione e occupazione partendo dal presupposto che chi ha un lavoro faticoso non ha la stessa aspettativa di vita di un dirigente.

Anche lei punta ad una quota 100 rivista con 64 anni di età e 36 anni di contributi con ricalcolo contributivo. Ma il suo pensiero va anche a chi, come i nostri giovani, a causa delle carriere discontinue ai 36 anni di contributi non ha speranza di arrivare. Secondo la Gnecchi vanno pensate altre misure che garantiscano un’uscita anticipata anche a chi ha avuto carriere discontinue, o a chi, come le donne, la carriera l’hanno interrotta per la cura familiare. Dopo il balzo di 6 anni in più di lavoro per le donne, grazie alla legge Fornero, l’unica risposta  non penalizzante è stata l’Ape sociale poichè con l’opzione donna molte lavoratrici hanno dovuto rinunciare a una grossa fetta del proprio assegno pensionistico.

L’ipotesi di Marco Leonardi

Prima consigliere dei governi Renzi e Gentiloni, ora consigliere del ministro Gualtieri, anche Leonardi dice la sua in proposito chiedendo sicurezza per gli italiani grazie ad una riforma strutturale. Oltre al restyling di quota 100 (anche lui opta per un 64 +36) propone un rafforzamento dell’Ape sociale che permetta il pensionamento “a tutto il lavoro manuale, ai disoccupati espulsi dal lavoro in tarda età, ai disabili e assistenti di parenti non autosufficienti”. A quel punto, i lavoratori più fragili potrebbero uscire a 63 anni con 30 o 36 anni di contributi, a seconda dei casi. “Dobbiamo ripartire laddove M5S e Lega si fermarono nel 2018: la commissione sui lavori gravosi”.

Concorso straordinario secondaria, come si raggiungono i tre anni di servizio. Vale anche quello in corso

da Orizzontescuola

di redazione

Concorso straordinario secondaria: necessarie tre annualità di servizio. il limite temporale è fissato tra l’a.s. 2008/09 e l’a.s. 2019/20.

Cosa si intende per annualità di servizio

Il requisito completo è: servizio prestato per almeno 180 giorni nell’anno scolastico o, ai sensi dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124 un servizio prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale 

Non ha dunque importanza che la supplenza sia stata al 31 agosto, 30 giugno o temporanea. L’importante è aver raggiunto, per l’anno scolastico considerato, i 180 giorni di servizio o un servizio continuativo almeno dal 1° febbraio fino al termine degli scrutini.

Requisiti di accesso

  • titolo di studio valido per l’accesso alla classe di concorso
  • tre annualità di servizio anche non consecutive svolte tra l’a.s. 2008/09 e l’anno scolastico 2019/20 su posto comune o di sostegno
    almeno un anno di servizio deve essere stato svolto per la classe di concorso o nella tipologia di posto per la quale si concorre

Il titolo di studio di accesso per gli ITP è il diploma (+ naturalmente tutti gli altri requisiti di accesso).

Per accedere al concorso per i posti di sostegno è necessario essere in possesso della relativa specializzazione.

N.B. Il servizio per accedere al concorso straordinario per il ruolo e’ preso in considerazione unicamente se prestato nelle scuole secondarie statali.

Il servizio svolto su posto di sostegno in assenza di specializzazione è considerato valido ai fini della partecipazione alla procedura straordinaria per la classe di concorso, fermo restando il requisito dell’anno di servizio specifico.

Docenti scuole paritarie

Sono ammessi a partecipare alla procedura a fini abilitanti i docenti che hanno gli stessi requisiti (tre annualità, di cui uno specifico) ma con servizio svolto presso le scuole paritarie o negli IeFP o nei progetti regionali.

I docenti delle scuole paritarie partecipano alla procedura esclusivamente per conseguire l’abilitazione.

Si partecipa in una sola regione al massimo per una classe di concorso e/o posto di sostegno

E’ consentita la partecipazione sia alla procedura straordinaria sia al concorso ordinario, anche per la medesima classe di concorso e tipologia di posto.

Azzolina, tutti i dossier da affrontare: contratto e stipendi al palo, supplenti eterni, vertenze senza fine

da La Tecnica della Scuola

La nuova ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, non è ancora stata formalmente nominata, ma già si fa la conta dei tanti impegni che la aspettano. Nel 2020 ci sono una miriade di obiettivi da centrare: dal rinnovo del contratto, scaduto da oltre un anno e per il quale si profilano novità anche sul fronte normativo, all’avvio di tre concorsi, due per la secondaria (di cui uno riservato) e uno per il primo ciclo, alle nuove abilitazioni, dal precariato storico da cancellare ai troppi alunni per classe, fino alle tante nomine da realizzare e vertenze in atto da condurre a termine.

I lavoratori prestati su ruolo superiore

Nell’agenda degli obiettivi dell’anno c’è poi l’attuazione della legge sull’educazione civica in tutte le classi, per la quale si attendono prima di tutto le linee guida, e una migliore gestione dei tanti lavoratori precari della scuola utilizzati per diversi anni su ruolo professionale superiore, per i quali non sono stati allestite le attese procedure selettive riservate per portarli verso la più che meritata assunzione definitiva: stiamo parlando dei circa mille assistenti amministrativi i facenti funzione Dsga, in particolare i non laureati, e di oltre 10.000 docenti supplenti di religione cattolica, i quali verranno stabilizzati solo in minima parte con la reale possibilità che alcuni possano addirittura perdere la possibilità di lavorare come precari annuali.

Il 19 dicembre scorso i sindacati avevano strappato la promessa all’allora ministro Lorenzo Fioramonti, dopo averlo fatto già la scorsa primavera con il suo predecessore Marco Bussetti e l’avallo del premier Giuseppe Conte, di portare in porto diversi di questi obiettivi proprio nel corso del 2020: il cosiddetto “tentativo di conciliazione” si era infatti concluso con la sospensione dello stato di agitazione dei lavoratori proprio in cambio di una serie di precisi impegni da parte del titolare del ministero dell’istruzione, i cui dettagli si sarebbero definiti durante i previsti tavoli di lavoro da allestire già subito dopo l’Epifania. Tavoli che a questo punto, però, subiranno di sicuro un rallentamento. E forse anche qualche “variante”.

Le tante nomine fa fare

Oltre a “garantire la nomina di almeno 48 mila nuovi docenti”, attraverso lo svolgimento dei concorsi pubblici e riservati, ricorda l’Ansa, la nuova titolare del Miur, dovrà curare il dossier “per l’assunzione di nuovi dirigenti tecnici (gli ispettori del Ministero, ridotti al momento a poche decine)”, oltre che “scegliere e nominare nove nuovi direttori generali all’interno del Ministero e quattro direttori negli uffici scolastici regionali”.

“Ci sono poi i grandi temi dell’edilizia scolastica, della formazione dei docenti, della dispersione”.

A questi punti, va aggiunta la nuova mobilità del personale, con i vincoli sempre più lunghi per i neo assunti e per chi ottiene trasferimenti.

Le assunzioni in ballo

Sul tavolo della stanza del ministro, Azzolina troverà anche la vertenza sull’ultimo concorso per dirigenti scolastici, per i quali a marzo si attende un verdetto importante da parte del tribunale: una problematica che riguarda da vicino la stessa ministra, chi ha partecipato al concorso risultando anche tra i vincitori.

C’è poi la pratica sempre più corposa riguardante le mancate immissioni in ruolo dei precari storici, sulla quale incombe la procedura d’infrazione dell’Unione Europea per via della mancata stabilizzazione di tutti i supplenti che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio su posto vacante: in questo ambito, è esemplare la mancata stabilizzazione dei docenti di sostegno, per i quali ogni anno si realizzano oltre 60.000 contratti a tempo determinato. A questo proposito, dovrebbero comunque partire I corsi di specializzazione con oltre 20.000 posti a disposizione. Anche la querelle giudiziaria dei maestri con diploma magistrale, per i quali è stata confermata solo una supplenza in corso, potrebbe creare più di qualche assillo alla nuova ministra.

Le nuove selezioni

A questo proposito, un’altra tematica da affrontare è quella del nuovo reclutamento, visto che la normativa attuale ha prodotto un numero inaudito di supplenze, con il paradosso che il personale abilitato il vincitore di concorso non riesce ad entrare in ruolo.

Anche la gestione delle graduatorie dei supplenti va sicuramente rivista: quest’anno, infatti, abbiamo assistito alle assegnazioni di un numero esagerato di supplenze tramite Mad ed in certi casi anche attraverso l’utilizzo di canali nonna previsti, come gli appelli tramite social.

I temi “cari” alla ministra

Su questo versante, va detto che il nuovo responsabile del Miur si è fatto promotore del nuovo utilizzo delle graduatorie di istituto, le quali dal prossimo anno verranno allargate a livello territoriale per essere utili anche ai fini delle supplenze annuali.

Un altro tema su cui l’on. Azzolina si è impegnata in prima persona, presentando anche un disegno di legge, è quello delle classi pollaio: si tratta di oltre 20.000 classi con più di 30 alunni, alcuni dei quali anche portatori di disabilità.

Per sdoppiarle serve però un finanziamento consistente: è un obiettivo importantissimo, che va ad incidere sull’apprendimento, sulla qualità della didattica, sulla richiesta delle famiglie.

I soldi pubblici previsti dalla Legge di Bilancio 2020 appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale non riescono tuttavia nemmeno a coprire gli attesi aumenti stipendiali a tre cifre: una partita, quella dei compensi, che appare un vero crocevia. Quello che potrebbe indirizzare, in un senso o nell’altro, gli esiti delle tante, troppe, questioni aperte.

Apertura terza fascia 2020, nuove iscrizioni di docenti in graduatoria di istituto

da La Tecnica della Scuola

In occasione dell’aggiornamento graduatorie terza fascia docenti 2020, ci sarà la possibilità di nuove iscrizioni in graduatoria di istituto. Lo stabilisce il decreto scuola, fresco di approvazione e conversione in legge.

Graduatorie terza fascia docenti 2020: ecco chi può iscriversi

Per quanto riguarda il rinnovo graduatorie terza fascia, potranno partecipare anche i nuovi laureati e diplomati che, oltre al titolo di studio valido per l’insegnamento, siano anche in possesso di 24 CFU nelle discipline antropo-psico- pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche;

Bisogna sottolineare che anche i diplomati Itp potranno iscriversi alle graduatorie terza fascia 2020 ma, a differenza di altre procedure che riguardano l’inserimento nei ruoli di docente, come i concorsi, dovranno possedere anche loro i 24 Cfu.

Infatti, si potranno inserire in terza fascia docenti tutti gli aspiranti docenti (laureati e/o diplomati), sprovvisti di abilitazione all’insegnamento e che sono in possesso, alla data di scadenza della domanda di inserimento, del titolo di studio valido per insegnare tra quelli previsti dall’ art.5 comma 1, lett. b) e comma 2 lett. b) del D.lvo 59/ 2017.

Rinnovo graduatorie terza fascia: anche chi è già iscritto può inserirsi per altra classe di concorso

Bisogna ricordare per il rinnovo graduatorie terza fascia che potranno inserirsi anche quei docenti già iscritti in precedenza e che oggi vorrebbero far valere nuovi titoli per altri insegnamenti.

Infatti, il  decreto scuola recita: « In occasione dell’aggiornamento previsto nell’anno scolastico 2019/2020, l’inserimento nella terza fascia delle graduatorie per posto comune nella scuola secondaria è riservato ai soggetti precedentemente inseriti nella medesima terza fascia nonché ai soggetti in possesso dei titoli di cui all’articolo 5, commi 1, lettera b), e 2, lettera b), del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59 ».

Da sciogliere il dubbio se, per questi docenti già inseriti in graduatoria di istituto, siano necessari i 24 Cfu oppure no. Al momento, il testo non è chiaro su questo punto. Sarà sicuramente il decreto ministeriale sull’aggiornamento terza fascia graduatorie di istituto a chiarire ogni dubbio.

Graduatorie terza fascia docenti: ci sono le graduatorie provinciali

Ricordiamo infine, che i docenti di terza fascia, sia coloro che sono già inseriti e che aggiorneranno il punteggio sia quelli che si inseriranno per la prima volta, oltre a inserirsi in 20 scuole di una provincia per le supplenze brevi e temporanee in sostituzione dei docenti momentaneamente assenti, saranno anche inseriti in una graduatoria provinciale della stessa provincia delle 20 scuole scelte per il conferimento delle supplenze annuali al 30 giugno o al 31 agosto e se in possesso del titolo di sostegno anche nella graduatoria provinciale di sostegno.

Educazione civica: si aspettano le Linee Guida. Un impegno in più per la ministra Azzolina

da La Tecnica della Scuola

Il 1° settembre è ancora lontano, ma siccome i tempi ministeriali sono piuttosto lunghi non sarebbe male se la neo-ministra Lucia Azzolina incominciasse ad occuparsi anche di una scadenza espressamente prevista dalla legge 92 sull’insegnamento dell’educazione civica.

Cosa dice la legge 92 sulla educazione civica

A settembre, infatti, la legge dovrà essere applicata in tutte le scuole, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado; l’articolo 3 della legge prevede che con un apposito decreto ministeriale vengano definite le linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica che dovranno individuare “specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e obiettivi specifici di apprendimento, in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo” e con riferimento alle tematiche fissate dalla legge:
a) Costituzione, istituzioni dello Stato italiano, dell’Unione europea e degli organismi internazionali, storia della bandiera e dell’inno nazionale;
b) Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015;
c) educazione alla cittadinanza digitale;
d) elementi fondamentali di diritto, con particolare riguardo al diritto del lavoro;
e) educazione ambientale, sviluppo eco-sostenibile e tutela del patrimonio ambientale, delle identità, delle produzioni e delle eccellenze territoriali e agroalimentari;
f) educazione alla legalità e al contrasto delle mafie;
g) educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni;
h) formazione di base in materia di protezione civile.
Senza dimenticare che “nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica sono altresì promosse l’educazione stradale, l’educazione alla salute e al benessere, l’educazione al volontariato e alla cittadinanza attiva”.

Tempi stretti per le Linee Guida

E senza trascurare il fatto che con il “decreto Milleproroghe” è stata introdotta anche l’educazione finanziaria ed economica fra le diverse “declinazioni” dell’educazione civica che dovrà quindi spaziare dalla conoscenza della storia della bandiera fino allo studio dei meccanismi di funzionamento della Borsa.
Lo scorso anno il CSPI osservò che le scuole non avrebbero potuto organizzarsi per dare avvio all’insegnamento della nuova “disciplina” proprio per mancanza di tempi adeguati per pianificare e progettare le attività.
Se quest‘anno le Linee Guida dovessero uscire a fine agosto, si potrebbe riproporre lo stesso scenario; ecco perchè sarebbe utile se tale provvedimento venisse emanato in tempi ragionevoli e cioè almeno entro il mese di maggio.