Da domani via alla procedura: tutte le novità e gli errori da evitare

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Ancora qualche giorno e per i circa 1,5 milioni di famiglie e studenti si avvicina il tempo della scelta della scuola per il prossimo anno

Ancora poche ore, e per i circa 1,5 milioni di famiglie e studenti si avvicina il tempo della scelta della scuola per il prossimo anno, il 2020/2021. Ecco tutto quello che c’è da sapere e gli errori da evitare. Intanto, va subito chiarito che non è un click-day. Dal 27 dicembre è possibile effettuare la registrazione al portale dedicato.

I tempi
Le iscrizioni, vere proprie, al nuovo anno si aprono, domani, alle ore 8 del 7 gennaio 2020 e si chiudono alle ore 20 del 31 gennaio 2020. La procedura è sempre on line tramite il portale Iscrizioni on line. Le iscrizioni online riguardano gli alunni delle classi prime della scuola primaria e della secondaria di I e II grado. Per i passaggi di classe l’iscrizione avviene d’ufficio.

La procedura on line
La procedura on line è stata introdotta nel 2012 dall’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Funziona così, anche quest’anno. Chi ha un’identità digitale Spid (Sistema pubblico di identità digitale) potrà entrare nella sezione web con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità. Le famiglie in difficoltà, o che non hanno internet, potranno far riferimento agli istituti scolastici, che quindi le aiuteranno nella domanda. La domanda di iscrizione deve essere inoltrata online anche per i corsi di istruzione dei Centri di formazione professionale nelle regioni che hanno aderito alla procedura: Calabria, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto.

Per le scuole dell’infanzia la procedura rimane cartacea. L’adesione degli istituti paritari al sistema delle Iscrizioni on line resta sempre facoltativa.

Dal Miur una App per aiutare la scelta
Per effettuare l’iscrizione on line le famiglie dovranno innanzitutto individuare la scuola di preferenza. Come sempre è disponibile il portale Scuola in Chiaro che raccoglie i profili di tutti gli istituti per consentire anche una valutazione comparativa in base alle proprie esigenze. Nel portale ci sono infatti tutte le informazioni utili e necessarie per una scelta il più consapevole possibile: dall’organizzazione oraria ai risultati ottenuti negli anni passati dagli studenti, compreso il percorso successivo (eventuali studi universitari e ingresso nel mondo del lavoro). Per Scuola in Chiaro è disponibile una nuova App. Grazie a questa applicazione, a partire da un QR Code dinamico associato a ogni singola istituzione scolastica, viene data la possibilità non solo di accedere con i propri dispositivi mobili alle informazioni principali sulla scuola, ma anche di visualizzare alcuni dati presenti per confrontarli con quelli di altri istituti del territorio.

Studenti con cittadinanza non italiana
Norme ad hoc per gli studenti con cittadinanza non italiana. Con riferimento a questi ultimi, in particolare, il Miur chiarisce che anche per quelli sprovvisti di codice fiscale è consentito effettuare la domanda di iscrizione on line. Una funzione di sistema, infatti, consente la creazione di un “codice provvisorio” che l’istituzione scolastica sostituirà appena possibile con il codice fiscale definitivo.

Scuola dell’infanzia
La domanda va presentata direttamente alla scuola prescelta. Hanno la precedenza nell’iscrizione alle scuole dell’infanzia i bambini che compiranno il terzo anno di età entro il 31 dicembre 2020. In caso di posti liberi, possono essere accettate le iscrizioni degli alunni che compiranno tre anni nei quattro mesi successivi (entro il 30 aprile 2021). Non sarà invece possibile in ogni caso iscrivere bambini più piccoli. I genitori possono scegliere tra tempo normale (40 ore settimanali), ridotto (25 ore) o esteso fino a 50 ore.

Scuola primaria
I genitori iscriveranno alla prima classe i bambini che compiranno sei anni di età entro il 31 dicembre 2020. Sono accettate le iscrizioni, in caso di disponibilità di posti, anche degli alunni che compiranno i sei anni nei quattro mesi successivi, quindi entro il 30 aprile 2021. Non è consentita invece l’iscrizione alla prima classe della primaria di bambini più piccoli. I genitori, al momento della compilazione delle domande di iscrizione on line, indicheranno le proprie preferenze rispetto alle opzioni possibili dell’orario settimanale che può essere di 24, 27, fino a 30 ore oppure 40 ore (tempo pieno). Potranno anche indicare, in subordine rispetto alla scuola che costituisce la loro prima scelta, fino a un massimo di altri due istituti. Se non c’è disponibilità di posti nella prima scuola scelta, il sistema di Iscrizioni on line comunicherà in automatico di aver inoltrato la domanda verso le scuole indicate come seconda o terza opzione.

Scuola media
All’atto dell’iscrizione on line, i genitori indicheranno l’orario settimanale preferito. Potranno scegliere tra tempo ordinario di 30 ore oppure tempo prolungato (da 36 fino a 40 ore), se servizi e strutture lo consentiranno. In subordine alla scuola che costituisce la prima scelta, sarà possibile indicare fino a un massimo di altri due istituti di proprio gradimento.

Scuola superiore
Nella domanda di iscrizione on line alla prima classe di una scuola secondaria di II grado, i genitori esprimeranno anche la scelta dell’indirizzo di studio, indicando anche l’eventuale opzione rispetto ai diversi indirizzi attivati dalla scuola. Oltre alla scuola di prima scelta è possibile indicare, in subordine, fino a un massimo di altri due istituti di proprio gradimento.

Che succede se si sbaglia la domanda o ci si ripensa
Se ci si sbaglia a procedura di iscrizioni aperta, si contatta la scuola a cui è stata inoltrata la domanda, chiedendone la restituzione e apportando così le modifiche, inoltrandola di nuovo. Se si cambia idea prima dell’inizio del nuovo anno o ad anno inoltrato, la famiglia deve chiedere il nulla osta per ottenere il trasferimento.

Come è andata lo scorso anno
Lo scorso anno il 55,4% delle scelte si è indirizzato verso i licei, il 31% ai tecnici (è dal 2014/2015 che i percorsi liceali vengono scelti da più di un ragazzo su due).

Per approfondire
● Scuola, iscrizioni al via. Gli istituti tecnici cercano alunni ● Scuola, iscrizioni dal 7 gennaio: percorso guidato per le famiglie

Si parte il 7 gennaio ma non è un click day

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

L’antipasto c’è già stato nei giorni scorsi. Dal 27 dicembre le famiglie possono pre-registrarsi al portale del Miur per le iscrizioni all’anno scolastico 2020/21. Ma è solo da domani che la procedura online per la scelta della scuola entrerà nel vivo. La decisione andrà infatti comunicata tra le ore 8 del 7 gennaio e le ore 20 del 31 gennaio 2020. Esclusivamente via web nelle scuole statali, nelle paritarie che hanno scelto questa opzione e nei centri di istruzione e formazione professionale residenti nelle Regioni che hanno aderito. Mentre nella scuola dell’infanzia la domanda andrà presentata in forma cartacea. Fermo restando che stiamo parlando delle iscrizioni alla prima classe di ogni ciclo scolastico; dal secondo anno in poi questo adempimento avviene invece in automatico.

Il tempo giusto per scegliere

Rinviando agli altri servizi per il dettaglio delle opzioni a disposizione delle famiglie e degli adempimenti a carico delle scuole, in questa sede ci limiteremo a offrire qualche informazione di carattere generale. E, se possibile, a qualche consiglio. Il primo che ci sentiamo di dare a genitori e studenti è di prendersi tutto il tempo che serve per individuare la soluzione più adatta alle loro esigenze. Non si tratta infatti di un click day. Sebbene siano le stesse scuole a dover decidere i criteri di priorità da assegnare alle domande in caso di un numero di richieste eccedenti i posti a disposizione la circolare emessa nelle scorse settimane dal ministero dell’Istruzione dice chiaramente che l’ordine di presentazione non può costituire in nessun caso un titolo preferenziale per l’accoglimento della richiesta. Così come non può essere preso in considerazione lo svolgimento di eventuali prove di ammissione.

Lo sguardo lungo

Un altro suggerimento che ci pare doveroso riguarda i ragazzi che l’anno prossimo andranno in prima superiore. Ed è quello di seguire sì le proprie aspirazioni ma cercando al tempo stesso di avere lo sguardo lungo. Secondo gli ultimi dati in possesso dell’Invalsi uno studente su cinque sbaglia la scelta della scuola secondaria di II grado. Dei 515mila alunni che hanno conseguito la licenza media nel 2014, solo il 68% è arrivato al diploma cinque anni dopo. Escludendo gli iscritti ai percorsi di istruzione regionale e quelli che non hanno partecipato ai test Invalsi di quinta superiore (e che dunque non sono campionabili) restano circa 100mila studenti tra ripetenti e abbandoni scolastici, che portano la stessa Invalsi a parlare di «uno studente su cinque che vive nei cinque anni della scuola superiore un’esperienza di insuccesso». Troppi già in generale. Figuriamoci per un paese che ha la terza disoccupazione giovanile d’Europa dopo Grecia e Spagna.

App e non solo

La nostra terza e ultima raccomandazione è infine quella di utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Va bene gli open day che ogni scuola ormai organizza e va bene anche il caro vecchio “passaparola” su strutture, insegnanti, sezioni eccetera ma basta scandagliare il web per ottenere tutte le informazioni necessarie. Ogni istituto è tenuto infatti a pubblicare la propria carta d’identità nel portale Scuola in chiaro del Miur (che dall’anno scorso è disponibile anche attraverso una App). Incluso il piano triennale dell’Offerta formativa (Ptof) in cui deve indicare che cosa vuole fare, in che modo e con quali risorse. Sia durante l’orario scolastico che dopo. Senza dimenticare l’attivazione o meno di progetti per l’inclusione.

Gli istituti sotto esame sull’offerta formativa

da Il Sole 24 Ore

di Alessandra Migliozzi

Anche per le scuole il periodo delle iscrizioni è uno dei momenti più significativi dell’anno scolastico: ciascun istituto deve mettersi innanzitutto in gioco per attrarre studenti.

Competizione tra istituti

A questo servono le giornate aperte con i genitori e i molti materiali con l’offerta formativa, i corsi extra e le informazioni sulla dotazione di aule e tecnologie disponibili che gli istituti mettono in campo fra il mese di novembre e gennaio. Perdere iscrizioni può significare perdere personale e chiudere classi.

La competizione sui territori in alcuni casi è forte, soprattutto dove c’è molto calo demografico. Iscrizioni a scuola significa anche, per gli istituti, segreterie pronte a reagire alle richieste e curiosità dei genitori nella fase preparatoria e, poi, ricezione, smistamento e accoglimento delle domande alla fine del mese di gennaio,quando le procedure si chiudono e le famiglie hanno fatto le loro scelte.

«Scuola in chiaro»

Cosa è previsto che facciano le scuole? Intanto, prima che le iscrizioni partano, sono tenute ad aggiornare le informazioni che le riguardano sul portale Scuola in chiaro, a vantaggio della trasparenza nei confronti delle famiglie. Il ministero mette a disposizione moduli di iscrizione “tipo”. Ma le scuole devono e possono personalizzarli, nel mese di dicembre, inserendo, ad esempio, le informazioni relative ai criteri di precedenza in caso di parità di punteggio nella graduatoria di accesso all’istituto.

Il modulo della domanda di iscrizione è strutturato in una parte generale, uguale per tutte le scuole, contenente i dati anagrafici degli studenti, e in una parte in cui ogni scuola può, appunto, inserire personalizzazioni.

Normalmente vengono chiesti, oltre ai dati relativi al genitore e all’alunno, l’orario di frequenza scelto (tempo parziale o pieno) per poter fare la richiesta di organico al ministero e per poter smistare le richieste nelle classi disponibili, la sede prescelta, se ci sono più plessi, e quella di provenienza. I moduli personalizzati dalle scuole sono poi resi disponibili sul sistema delle iscrizioni online e, dunque, sul sito iscrizioni.istruzione.it.

Al servizio delle famiglie

Fra il 7 e il 31 gennaio, quando le famiglie scelgono, le scuole mettono a disposizione il loro personale per rispondere ai quesiti delle famiglie. Un servizio che va oltre gli open day. Non solo: le segreterie possono sostenere i genitori aiutandoli nel compilare la domanda sul sito Miur se questi non riescono a farlo in autonomia a casa.

La pratica online

Lo scorso gennaio 2019 il 69,11% delle famiglie ha effettuato l’iscrizione in autonomia, a casa. Dato in lieve calo rispetto al 71,8% dell’anno precedente.

Le punte più alte di genitori “smanettoni” si registrano in Friuli Venezia Giulia (87,46% delle domande fatte in autonomia). Seguono il Veneto con l’85,3% e la Lombardia con l’84,8%. Restano più indietro la Sicilia con il 41,11% delle famiglie che ha iscritto i propri figli senza chiedere aiuto alle scuole, la Puglia (39,14%) e la Campania (38,9%).

Il servizio è comunque sempre più apprezzato: secondo i dati rilevati dal ministero, il 91,56% degli utenti che ha fatto le iscrizioni online ritiene efficiente il funzionamento del servizio, l’88,93% ritiene semplice l’utilizzo delle iscrizioni online in tutte le sue fasi, il 92,8% le considera vantaggiose in termini di risparmio di tempo. E anche i problemi di accesso al portale Miur negli anni si sono fortemente ridotti. Grazie anche al messaggio lanciato con chiarezza dal ministero: fare prima la domanda non garantisce nessuna priorità nell’iscrizione.

Verifica delle richieste

Tornando alle competenze delle scuole, una volta chiuse le procedure, queste verificano le domande ricevute e le accolte entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili.

In caso di richieste in eccesso, collaborando con le altre istituzioni del territorio e le altre scuole, gli alunni vengono smistati nelle scuole indicate come seconda a terza scelta. Con particolare attenzione ai bambini che sono in età dell’obbligo e a cui va garantita una sede, possibilmente vicino casa.

Scuola, rinnovo contratto dei prof e fondi agli atenei i fronti più caldi

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Per gli stipendi dei professori niente aumenti a tre cifre. Oggi solo 80 euro lordi in più

Per rinnovare il contratto dei circa 800mila professori italiani, in manovra, la dote si ferma a 812,63 milioni di euro nel 2020 e a 1.670,12 milioni dal 2021, a regime.
Ciò comporta, secondo i primissimi calcoli dei tecnici del Miur, aumenti mensili medi per i docenti di circa 80 euro lordi a regime, distanti, quindi, dagli incrementi “a tre cifre” (vale a dire almeno 100 euro al mese) promessi nelle settimane scorse (in primis, ai sindacati) da Lorenzo Fioramonti (e prima di lui già da Marco Bussetti).
Non solo. La legge di Bilancio, appena approvata dal Parlamento, non inietta fondi aggiuntivi, significativi, neppure al capitolo università e ricerca: l’Ffo, vale a dire il Fondo per il finanziamento ordinario degli atenei, ad esempio, crescerà di soli 5 milioni nel 2021 (niente nel 2020) e di 15 milioni nel 2022; fondi giudicati del tutto insufficienti dai rettori che, infatti, a ridosso di Natale – spiazzando, peraltro, lo stesso Fioramonti – hanno pesantemente criticato la manovra (e indirettamente l’operato del ministro), parlando di «ennesima penalizzazione» per il settore, a danno «dei giovani».

Il titolare dimissionario dell’Istruzione, ancora prima di insediarsi al dicastero di viale Trastevere, aveva chiesto almeno tre miliardi per scuola e università- ricerca; pena, ha ribadito in diverse interviste, le sue dimissioni. Che, a legge di bilancio varata, sono infatti puntualmente arrivate.

Il budget per la “conoscenza”
Ma quanto in manovra è stanziato per l’intero comparto della “conoscenza”? Elencando le singole misure il conto complessivo, senza considerare gli interventi su edilizia pubblica scolastica e universitaria, ammonta, nel 2020 a circa 1,5 miliardi; che diventano quasi 2,5 miliardi nel 2021 e 2,6 miliardi nel 2022. Si tratta di cifre non proprio scontate visto l’attuale quadro di finanza pubblica (peraltro, lo stesso titolare del Mef, Roberto Gualtieri, ritiene l’education un settore fondamentale), ma comunque distanti dai 3 miliardi indicati come «linea minima di galleggiamento» da Lorenzo Fioramonti.
Ammettendo che la motivazione dietro la decisione del ministro di lasciare il governo sia di natura “economica”, cioè lo scarso finanziamento al settore, e non invece più prettamente politica, vale la pena ricordare come, in Italia, siano ormai anni che i fondi all’Istruzione sono ai minimi termini.

Ultimi per investimenti nella scuola
Lo ha ricordato, di recente, perfino l’Ocse, nel rapporto «Education at a glance 2019»: per finanziare la lunga filiera che va dalla scuola primaria all’università, infatti, il nostro Paese investe più o meno il 3,6% del suo Pil contro il 5% di media Ocse. Con una forbice che cresce mano mano che il livello d’istruzione sale. Alle elementari, ad esempio, la spesa italiana per studente ammonta a 8.000 dollari; alla secondarie sale a 9.200 dollari (-6% della media Ocse); per arrivare agli 11.600 dell’università(-26%). In un contesto generale che ha visto l’esborso per la scuola diminuire del 9% tra il 2010 e il 2016 laddove gli studenti sono calati, rispettivamente, dell’8 e dell’1 per cento. Il punto, però, è che per la scuola si continua a spendere male, visto che quasi il 90% del bilancio del Miur serve a retribuire il milione e più di dipendenti. Per l’università, invece, occorre uno scatto di reni, che, come riconosce lo stesso Fioramonti, pure in questa manovra non c’è stato.

Rinnovo del contratto: mancano 500 milioni
L’assenza di risorse pubbliche aggiuntive si farà sentire subito sul rinnovo del Ccnl 2019-2021 del maxi settore Istruzione e ricerca: per garantire gli aumenti “a tre cifre” sono necessari intorno ai 2,2 miliardi. Al momento, ce ne sono, a regime, circa 1,7 miliardi; all’appello, pertanto, mancano altri 500 milioni. Non a caso, le prime reazioni sindacali – all’annuncio delle dimissioni del ministro Fioramonti – sono di preoccupazione, considerando che a gennaio risultano in calendario i primi incontri proprio sul rinnovo del contratto.

I fronti aperti
Il passo indietro dell’esponente “grillino” lascia aperte una serie di questioni urgenti: a febbraio è prevista l’emanazione dei bandi di concorso per oltre 48mila docenti; ci sono poi le operazioni propedeutiche all’avvio del nuovo anno scolastico, con l’apertura dal 7 gennaio delle iscrizioni alle prime classi; per non parlare della programmazione degli organici, delle operazioni di mobilità (i sindacati contestano il vincolo di permanenza quinquennale per i prof neo assunti), della scelta delle materie della seconda prova della maturità 2020 (che peraltro quest’anno cambierà ancora).
Sull’università c’è da definire la nuova tornata di valutazione. Lo stesso Miur, del resto, rischia la paralisi: Fioramonti ha appena avviato la riorganizzazione del ministero (oggi scadono i termini per le candidature alle direzioni generali). Anche qui, si fermerà tutto in attesa del nuovo ministro.