Educazione Civica in aula

Educazione Civica in aula…

di Maurizio Tiriticco

…costantemente e sempre! Ma perché? Cerco di rispondere. Ho sempre guardato con sospetto, anche quando insegnavo, all’insegnamento, tout court, dell’Educazione Civica. Infatti, non c’è nulla di peggio di un insegnante cattedratico e direttivo che dice agli alunni: “Ora vi insegno l’Educazione Civica”! In realtà, invece, non c’è nulla di meglio quando un insegnante con i suoi alunni legge e commenta la nostra bella Carta Costituzionale. Tullio De Mauro a suo tempo constatò che la Costituzione è comprensibile da tutti. Ha affermato infatti che, anche se il testo è costituito di 9369 parole (circa 30 cartelle), le singole frasi non superano in media le 20 parole e i lemmi utilizzati sono 1357, di cui 1002, cioè il 92,13 per cento del testo, appartengono al vocabolario di base della lingua italiana. In altre parole, i Padri e le Madri Costituenti si preoccuparono del fatto che gli Italiani tutti – nell’immediato dopoguerra l’analfabetismo era ancora presente – potessero leggere e far proprio quel Patto costituzionale del tutto nuovo rispetto a quello Statuto Albertino, risalente al lontano 1848, di cui il fascismo per altro aveva fatto strame!

In effetti, anche semanticamente c’è un pasticcio: insegnare l’“Educazione Civica”! Mah Semmai educare al senso civico! Oppure insegnare i principi fondanti di una società democratica. Comunque, a parte il pasticcio semantico, torniamo al nocciolo della questione. Non vorrei che, stante il futuro obbligo dell’insegnamento dell’Educazione Civica, o meglio all’esercizio concreto, in aula e per la vita, di una Cittadinanza Attiva, questa diventasse un’ulteriore noiosa materia di studio, eventualmente resa ancora più noiosa da un insegnante demotivato e che ritiene che il “nuovo insegnamento” toglie tempi e spazi preziosi – come spesso si suol dire – alla “propria disciplina”. Ho sempre pensato e scritto – ed anche attuato, quando insegnavo, almeno penso – che il miglior modo di insegnare qualcosa a qualcuno è quello di coinvolgere questo qualcuno e, se si vuole, renderlo addirittura complice dell’operazione! In realtà, a monte di tutto c’è sempre la concreta metodologia che un insegnante adotta quando entra in aula e sa di avere a che fare con soggetti che a tutto pensano, fuorché al prestare attenzione a ciò che dirà! Ed è proprio in questo verbo “dire” la chiave di tutto! Perché in realtà per un insegnante il dire è il “fare lezione”, dire cose a lui note, ma assolutamente nuove per la platea che è tenuta ad ascoltarlo.

E non c’è nulla di peggio di un rapporto tra umani fondato solo sul dire. Perché gli umani intessono i loro rapporti essenzialmente sul fare. Pertanto, ho sempre tentato di sostituire al “dire” il “fare”, o meglio al fare insieme. E ciò valeva non solo per le mie discipline di insegnamento – le cinque materie cosiddette di base, italiano, latino, greco, storia e geografia! Ahimè! Il ginnasio di un tempo! – ma anche per l’educazione civica! O cosiddetta tale! In effetti non è un’espressione che susciti un immediato entusiasmo! Ma, se la leghiamo alla concreta realtà dell’imparare a “stare insieme” in quelle lunghe ore di aula, allora le cose cambiano. Occorre cercare di “stare insieme”, insegnanti ed alunni, nel modo più produttivo possibile, quindi in primo luogo cercare di attenuare, se non di rompere, quel diaframma che da sempre vede da un lato una persona che sa e parla e dall’altro altre persone, nel nostro caso adolescenti, che invece non sanno e devono invece ascoltare e apprendere. Ovviamente il diaframma concettualmente resta, ma fattivamente può e deve essere superato. Il segreto per far ciò è quello di rendere protagonisti attivi i soggetti che sono tenuti ad apprendere.

La questione è quindi di metodo! Ed il metodo migliore è quello di avviare, condurre e realizzare una didattica attiva, coinvolgente: una didattica laboratoriale. Chi legge può trovare sul web tutte le definizioni che si possono dare di questa tipologia didattica, la quale per altro è anche suggerita e consigliata sia dalle Indicazioni Nazionali (istruzione obbligatoria e licei) che dalle Linee Guida (istruzione tecnica ed istruzione professionale) recentemente pubblicate dal Ministero dell’Istruzione.

Sostanzialmente si tratta di cancellare, e non solo visivamente, quel diaframma che da sempre divide chi insegna da chi apprende, cioè la cattedra, che in genere è anche sostenuta da una pedana, la quale da sempre intende sottolineare l’autorità di chi sa nei confronti di coloro che non sanno e che sono disposti su dei banchi, spesso scomodi, o disadorni tavolini. Dove sono disposti gli alunni, che devono essere “alimentati” – questo è il significato latino del termine – e che, in genere, sono disposti in modo tale che uno di loro debba per un intero anno scolastico vedere la nuca del compagno davanti. Ma a questo proposito ci sovviene la prossemica, quella disciplina che studia come e perché le posizioni spaziali condizionino i rapporti interpersonali. Maestro ed alunni, cattedre e banchi! Disposizione spaziale studiata da sempre per giustificare la lezione cattedratica.

Rompere uno schema spaziale per costruirne un altro è essenziale per rompere una tipologia di rapporti interpersonali in favore di un’altra. E va aggiunto che si tratta di uno schema che deve essere rotto! E proprio oggi perché l’insegnante e il libro di testo non sono più i depositari unici del sapere. Oggi è sufficiente un click sul cellulare per accedere ad ogni tipologia di informazioni e di conoscenze. L’importante è sapere come, quando e perché usare quel click. A fronte di tale fenomenologia, il sapere stesso dell’insegnante viene messo a dura prova. Il sapere certamente, ma anche la metodologia. In altri termini dovremmo essere passati dall’insegnante inteso come fonte del sapere all’insegnante inteso, invece, come mediatore dei saperi. Pertanto, sotto il profilo spaziale, nulla di meglio che gli alunni possano essere posti in cerchio, o comunque in modo tale che possano vedersi vicendevolmente negli occhi.

Si tratta di un contesto/scenario non solo fisico! Perché oggi l’insegnante è più un metodologo, un amministratore dei saperi – se mi è concessa questa espressione – che un incontestabile depositario di conoscenze. Ovviamente, la cultura disciplinare deve sempre essere forte, nonché quella pluri- ed interdisciplinare. Ma è soprattutto il metodo a farla da padrone! Ed oggi una corretta gestione della dinamica di gruppo, o meglio la già ricordata didattica laboratoriale è quella necessaria e vincente. E’ una didattica con cui si apprende a stare insieme, a lavorare insieme, a studiare insieme, a produrre insieme. Ed è sotto questo profilo che va letta e, quindi, correttamente realizzata quell’Educazione alla Cittadinanza attiva a cui ci richiama una recente normativa. Pertanto, occorre sottolineare con forza il fatto che ciascun insegnante, qualunque materia insegni, è pur sempre anche- e forse soprattutto – un educatore civico!

L’INAIL finanzia in Lazio progetti di reinserimento lavorativo per persone con disabilità

Disabili.com del 11.01.2020

L’INAIL finanzia in Lazio progetti di reinserimento lavorativo per persone con disabilita’ 

ROMA. La convenzione prevede la realizzazione di progetti personalizzati di reinserimento lavorativo, concordati con i servizi territoriali del collocamento mirato e sostenuti con risorse messe a disposizione dall’INAIL.
Un nuovo strumento per il reinserimento lavorativo delle persone con disabilità conseguente ad infortunio sul lavoro o ad una malattia professionale del Lazio è stato presentato la scorsa settimana in conferenza stampa a Roma. Si tratta di un Protocollo sottoscritto dalla Regione Lazio, l’INAIL, le organizzazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità, le organizzazioni sindacali e altri numerosi soggetti (una trentina in tutto), finalizzato a garantire maggiori tutele alle persone più a rischio di esclusione dal mondo del lavoro, come le persone infortunatesi proprio sul posto di lavoro. 
La convenzione, di durata triennale, vedrà la partecipazione dei diversi firmatari ciascuno con le proprie competenze da mettersi in campo allo scopo di attuare azioni per agevolare l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone con disabilità, mediante la predisposizione di progetti personalizzati e mirati alla realizzazione di idonee condizioni di lavoro, prevedendo anche il coinvolgimento del centro per l’Impiego – Servizio Inserimento Lavoro Disabili (SILD).

I CONTRIBUTI. 
L’’INAIL metterà a disposizione fino a 150mila euro a fondo perduto per la realizzazione di ciascun progetto personalizzato, soldi che potranno essere spesi impiegati per:
– realizzare interventi di superamento e abbattimento delle barriere architettoniche
– realizzare interventi di di adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro 
– l’attività di formazione finalizzata alla conservazione del posto o all’inserimento del disabile da lavoro in una nuova occupazione.

IL RIMBORSO DELLA RETRIBUZIONE.
Inoltre, l’Istituto rimborserà al datore di lavoro il 60% della retribuzione corrisposta alla persona con disabilità nel periodo che intercorre tra la data di manifestazione della volontà di attivare il progetto personalizzato fino alla sua realizzazione, per un periodo massimo di un anno. Si tratta di un intervento per sostenere la conservazione del posto di lavoro. Inoltre è sempre a carico dell’INAIL anche l’assegno di ricollocazione attribuito ai disabili da lavoro.

EQUIPE MULTIDISCIPLINARI NEI CENTRI PER L’IMPIEGO. L’intesa prevede anche l’istituzione, presso i centri per l’impiego, di un’equipe multidimensionale composta da diverse figure professionali, esperti del mercato del lavoro e psicologi, operanti in stretta sinergia con l’Inail, in modo da fornire ai lavoratori con disabilità un punto di riferimento che faccia anche da raccordo tra i vari soggetti coinvolti.

I SOGGETTI FIRMATARI.
Questi i soggetti firmatari della convenzione: 
Regione Lazio – INAIL Direzione Regionale Lazio – FISH LAZIO – FAND LAZIO – CGIL ROMA E LAZIO – CISL LAZIO – UIL LAZIO – UGL LAZIO – CISAL LAZIO – ABI (Commissione regionale Abi del Lazio) – AGCI LAZIO – CASARTIGIANI LAZIO – CDO ROMA – CNA LAZIO – COLDIRETTI LAZIO – CONFAPI LAZIO – CONFARTIGIANATO IMPRESE LAZIO – CONFCOMMERCIO LAZIO – CONFCOOPERATIVE LAZIO – CONFESERCENTI LAZIO – CONFETRA LAZIO – CONFPROFESSIONI LAZIO – FEDERALBERGHI LAZIO – FEDERLAZIO – LEGACOOP LAZIO – UNINDUSTRIA UNIONE DEGLI INDUSTRIALI E DELLE IMPRESE DI ROMA, FROSINONE, LATINA, RIETI E VITERBO – Anmil Lazio

Per info: www.inail.it

Viaggio della Memoria

La Ministra Azzolina: “Conoscere la storia è essenziale per costruire un futuro di pace”

“Coltivare la memoria è essenziale per costruire un futuro di pace. Per evitare che le tragedie del passato possano riproporsi. La Storia è una grande maestra”. Così la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che domani partirà insieme a cento studenti e ai loro docenti per il Viaggio della Memoria. Iniziativa che il Ministero dell’Istruzione mette in campo ogni anno insieme all’UCEI, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, per offrire alle scuole, nel mese in cui si celebra il Giorno della Memoria, l’opportunità di ripercorrere la storia nei luoghi in cui è stata vissuta, di ascoltare le testimonianze dei superstiti, di riflettere sul passato. 

I ragazzi saranno accompagnati in Polonia, prima a Cracovia e poi nel campo di Auschwitz-Birkenau, dalla Ministra Lucia Azzolina, dal Sottosegretario Giuseppe De Cristofaro, da Noemi Di Segni, Presidente dell’UCEI, da David Ermini, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). A portare la testimonianza di quanto vissuto ad Auschwitz saranno Tatiana Bucci e Oleg Mandic. Sarà presente anche una delegazione della comunità dei Sinti e dei Rom. 

Le scuole che parteciperanno al Viaggio sono state selezionate a livello nazionale per i progetti didattici realizzati sul tema della Shoah. A loro, quest’anno, si unirà per la prima volta anche una rappresentanza degli alunni delle scuole polacche in Italia. Con la guida dello storico Marcello Pezzetti, i ragazzi avranno tra l’altro l’opportunità di visitare il campo di Auschwitz-Birkenau, l’ex ghetto nazista nel quartiere Podgorze, l’antico quartiere di Kazimierz e la Sinagoga Tempel. All’interno della Sinagoga sarà firmata la Carta d’Intenti tra il Ministero dell’Istruzione, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il Consiglio Superiore della Magistratura e l’UNAR (l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’Accordo vuole promuovere attività di sensibilizzazione, formazione e studio tra gli studenti.

Scuola, dai concorsi alla Maturità: i dieci punti della neo ministra

da la Repubblica

Ilaria Venturi

Dai concorsi, che sono i più urgenti da indire se si vuole garantire l’avvio regolare dell’anno scolastico, alla Maturità, alle linee guida per l’educazione civica inserita da quest’anno come materia obbligatoria. Appena dopo il giuramento al Quirinale, la pentastellata Lucia Azzolina, 37 anni, già sottosegretaria e ora neo ministra all’Istruzione, ha scritto un lungo post in Facebook per annunciare le sue priorità.

Un decalogo con il quale promette “semplificazione, rapidità nelle decisioni e concretezza” al mondo della scuola. ” Cambia il ruolo, aumentano le responsabilità – scrive Lucia Azzolina – ma lo spirito è lo stesso con cui ho avviato la mia attività già da sottosegretaria: determinazione, ascolto, tanta passione per un mondo che sento mio. E una convinzione: la scuola italiana funziona. Va migliorata, ma non stravolta”.

I dieci punti affrontano le urgenze, a cominciare dai bandi per i concorsi. I sindacati temono tempi troppo stretti in vista dell’avvio scolastico a settembre. “Abbiamo interesse che ci sia continuità di impegno, ci auguriamo possa avvenire quanto prima quello che avevamo programmato in sede di conciliazione a partire dal confronto sui bandi e nello specifico, vista l’urgenza, sul bando del concorso straordinario” dice Lena Gissi della Cisl Scuola. Per i sindacati manca un riferimento al concorso per i facenti funzione nelle segreterie. Osserva Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil: “Sono impegni condivisibili. Aspettiamo già nelle prossime ore fatti concreti a partire dalla prima convocazione”.

I concorsi. Gli insegnanti precari attendono i concorsi già annunciati dai due ministri precedenti in particolare quello straordinario che avrebbe dovuto uscire a fine 2019 per stabilizzare 24mila precari con più di tre anni di servizio nella scuola secondaria. “Lavoreremo subito ai bandi per la scuola dell’infanzia e primaria, per la secondaria (ordinario e straordinario), per i docenti di religione – spiega Azzolina – Dobbiamo scriverne quattro. Ho già messo al lavoro la mia squadra, in raccordo con le strutture del Ministero”. Fonti ben informate dicono che la neomistra sia intenzionata a rivedere i bandi di concorso, soprattutto quello straordinario, in forma restrittiva o quanto meno, secondo uan linea che era già di Fioramonti, puntando molto su prove selettive. I tempi sono strettissimi. Considerando anche il concorso ordinario per la secondaria il rischio è che i quasi 50mila posti di ruolo arrivino in ritardo rispetto all’avvio delle lezioni a settembre.

La mobilità degli insegnanti. L’ex ministro Fioramonti lo aveva annunciato ed è nel decreto-scuola approvato a ottobre scorso: la mobilità volontaria su cattedre vacanti (che sono al Nord) anche per docenti da fuori regione, ovvero del Sud.  Azzolina lo ribadisce:  “Scriveremo rapidamente i provvedimenti attuativi del decreto scuola. Primi fra tutti il nuovo regolamento per velocizzare la chiamata dei supplenti e quello per la ‘call’ che consentirà a chi vuole subito il ruolo e il contratto a tempo indeterminato di poter andare a insegnare volontariamente anche in un’altra regione diversa dalla propria”. Tutto dipenderà da come sarà attuato. L’intenzione è quella di dare una risposta alla supplentite (il record è stato raggiunto nel 2019 con 170 docenti precari) e al prolema, all’opposto, di cattedre che rimangono vacanti perché sono esaurite le graduatori, sia Gae che quelle dei vincitori di concorso) .

Il contratto insegnanti. “Avvieremo quanto prima il tavolo per il rinnovo: è urgente”. Nella Legge di Bilancio ci sono i fondi per aumentare lo stipendio medio degli insegnanti di 40 euro nel 2020 e 70 euro nel 2021. Per arrivare a 100 euro serviranno altri 600 milioni e, per questo, la trattativa sindacale si chiuderà a fine 2021, con la prossima Legge di bilancio.

Emergenza sostegno. Un insegnante di sostegno su due è precario. E mancano gli insegnanti specializzati. Sugli alunni disabili si gioca la partita più grossa, perchè riguarda i più fragili. “Deve partire velocemente il nuovo ciclo di formazione degli insegnanti specializzati – dice Lucia Azzolina – E dobbiamo attuare il decreto legislativo 66/17 sull’inclusione, che mette in campo strumenti nuovi e importantissimi per rispondere alle necessità dei ragazzi con disabilità, che però sono ancora scritti solo sulla carta. Anche qui chiederò rapidità a chi dovrà lavorarci”.

Maturità. Annuncio per gli studenti: entro fine mese, come di consueto, usciranno le materie della seconda prova. “Rispetteremo la scadenza. E poi lavoreremo all’ordinanza sugli esami, un ‘manuale’ d’uso che va semplificato: oggi è un documento voluminoso e non sempre chiarissimo per le commissioni. Cominciamo da qui a costruire strumenti più agili. Forniremo anche una risposta ai dubbi che stanno emergendo sugli ultimi cambiamenti annunciati. Penso alla scomparsa delle ormai famose buste all’orale. Voglio che i ragazzi abbiano tutte le informazioni di cui hanno bisogno”. Tra le novità rispetto allo scorso anno c’è la reintroduzione del tema specifico di storia e l’eliminazione delle tre buste da cui partire per il colloquio orale.

Educazione civica. E’ diventata materia obbligatoria da quest’anno, ma senza docenti e ore aggiuntive. Ma con l’aggiunta dell’educazione ambientale. “Alle scuole serve chiarezza – riconosce la neo ministra –  Produrremo le necessarie linee guida”.

Edilizia scolastica. I fondi ci sono, spiega Azzolina, “vanno spesi presto e bene”.

Didattica innovativa e lotta alla burocrazia. “Attiverò nei prossimi giorni un tavolo sull’innovazione didattica con dentro docenti e dirigenti esperti: partiremo dalle belle esperienze che già esistono nelle scuole e le porteremo a sistema”, la promessa. Mentre su un altro nodo che soffoca la scuola, la burocrazia, la priorità indicata è quella della semplificaizone degli atti e delle procedure. “Ho dato disposizione di avviare subito i processi di sburocratizzazione per semplificare quelle pratiche che rendono difficile la vita quotidiana di dirigenti e segreterie scolastiche”.

Formazione docenti. “Tutto il personale dovrà essere valorizzato. Prioritario sarà il tema della formazione. Dei dirigenti, dei docenti, ma anche del personale ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) sempre troppo poco considerato”. Il punto critico sono le risorse con cui farlo.

Emergenza insegnanti di sostegno: uno su due è precario

da la Repubblica

Salvo Intravaia

ROMA. Emergenza sostegno in Italia. Quasi metà dei docenti in servizio quest’anno sono supplenti. Un record che nelle regioni settentrionali assume proporzioni imbarazzanti. Perché alla carenza cronica di specializzati per il settore, al Nord si aggiunge l’esodo verso le regioni meridionali di migliaia di insegnanti che a settembre hanno approfittato delle Assegnazioni provvisorie (incarichi di un solo anno anche in un’altra regione) per avvicinarsi a casa. Lasciando vacanti un gran numero di cattedre che vengono affidate a supplenti. Ad accorgersi della precarietà di un organico in continuo aumento alunni e genitori costretti ad assistere ogni anno e, in alcuni casi anche più volte nell’arco dello stesso anno, al balletto dei docenti di sostegno. Una emergenza che costituirà uno dei primi problemi da affrontare il neo ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, quando si siederà nello scranno più importante di viale Trastevere.

Ormai da anni, gli alunni affetti da disabilità inseriti nelle aule italiane aumentano, evidenziando una sempre maggiore sensibilità da parte delle famiglie che alcuni decenni fa si vergognavano di avere un figlio con handicap e preferivano non iscriverlo a scuola. Contemporaneamente si è incrementato il numero di docenti che li affiancano. Al punto che, in una nazione che fa registrare un tasso di disoccupazione giovanile altissimo, mancano all’appello migliaia di docenti specializzati. E molte cattedre vanno a docenti “senza titolo”, che non hanno nessuna specializzazione, ma tanta buona volontà. Nel 2015/2016 la quota di insegnanti di sostegno a tempo determinato ammontava al 29%, due anni dopo saliva al 43% e quest’anno siamo a quota 48% (77.705 su 163.344, secondo i dati forniti dall’Ufficio statistica del Miur): quasi uno su due. Al Nord la situazione è ormai insostenibile. Con quasi 24 mila supplenti in servizio, la quota di precari sale addirittura al 62%.

In Piemonte, Lombardia e Toscana si va addirittura oltre. A Torino a dintorni, su cento insegnanti di sostegno 69 sono precari. E anche nelle regioni dell’Italia centrale siamo oltre la metà dell’intera pianta organica: il precariato è del 52%. Ad incrementare i posti di sostegno anche la lotta delle famiglie che si rivolgono ai giudici per ottenere tutte le ore di sostegno previste dalla certificazione dei figli, i cosiddetti posti in deroga assegnati dagli uffici scolastici regionali, anche ad anno scolastico avviato, in presenza di sentenza dei tribunali amministrativi. All’inizio dell’anno, i posti in deroga avevano raggiunto il numero record di 50 mila unità.

Al Sud, dove tendono a trasferirsi anche per un solo anno migliaia di insegnanti fuorisede, la percentuale di  precari è comunque alta: il 30%. A determinare un organico così ballerino due fattori: l’incremento dei posti in deroga imposti dai giudici amministrativi e una scarsa programmazione dei corsi universitari per acquisire la specializzazione: il Tfa, Tirocinio formativo attivo a numero chiuso.

Per ovviare ad una situazione che produce incertezza per le famiglie e per gli alunni più fragili del sistema scolastico nostrano, nell’ultima legge di bilancio è stato inserito un emendamento che prevede l’incremento dei posti di sostegno stabili, oggi circa 100 mila, con un finanziamento aggiuntivo rispetto a quello attuale di circa 50 milioni di euro per il 2021 e per gli anni successivi. Una cifra che consentirà di stabilizzare meno di 2 mila docenti.

Bocciare è giusto se studente impreparato e maturazione personale insufficiente. Sentenza

da Orizzontescuola

di Avv. Marco Barone

Oramai si può dire blindato l’orientamento della giurisprudenza amministrativa con il quale si stanno respingendo tanti ricorsi contro la bocciatura dello studente, quando si contesta la mancata attivazione dei piani e strumenti compensativi o una informazione alla famiglia non piena.

Fatto

Veniva impugnato dal ricorrente tramite i propri legali il verbale di scrutinio del Consiglio della classe nella parte in cui ha deliberato la non ammissione dell’alunno all’anno successivo con il giudizio ove si specificava che lo studente non è riuscito a colmare le numerose lacune e a raggiungere gli obiettivi minimi. La ricorrente ha chiesto pertanto l’annullamento del verbale dello scrutinio, nel quale il figlio minore è stato dichiarato non ammesso alla classe successiva, nonché di tutti gli atti presupposti. Per il TAR Lazio con provvedimento dell11 ottobre 2019 n. 11787/2019 REG.PROV.COLL. n. 11456/2019 REG.RIC. Il ricorso deve essere respinto.

Il sindacato del TAR è possibile solo quando emerge irragionevolezza o illogicità del provvedimento

“Occorre sul punto precisare che il sindacato del giudice amministrativo sulle valutazioni tecniche espresse dalle pubbliche amministrazioni è consentito solo qualora emerga un’irragionevolezza o un’illogicità del provvedimento ricavabile dalla sua motivazione. Nel caso di specie la motivazione si sottrae da tali censure e gli elementi esterni indicati da parte ricorrente appaiono inidonei a inficiare la valutazione espressa dalla commissione valutatrice. Il riferimento al piano è contenuto nella stessa motivazione della non ammissione con la conseguenza che deve ritenersi che l’amministrazione abbia utilizzato dei criteri differenti e relazionati allo stesso piano per valutare l’alunno.”

La bocciatura non ha intento punitivo se lo studente è impreparato

Parte ricorrente ha contestato alla scuola tramite i propri difensori: la non attuazione del piano, i contenuti generici del piano,la mancata adozione degli strumenti compensativi e la mancata informazione alla famiglia.

“Il Collegio non intende discostarsi dal consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale anche l’eventuale mancata attivazione delle attività di recupero o degli oneri di informazione circa l’andamento scolastico non vizia il giudizio di non ammissione alla classe successiva, tenuto conto che esso si basa esclusivamente – senza che ad esso possa riconnettersi alcun intento “punitivo” – sulla constatazione oggettiva dell’insufficiente preparazione dello studente e sul grado di maturazione personale dello stesso, a fronte dei quali l’ammissione dello studente al successivo ciclo di istruzione Superiore potrebbe costituire, anziché un vantaggio, uno svantaggio per l’allievo (cfr. sentenza 9779/2018 di questa Sezione).(…) È poi da rilevare che il Piano, compilato da ciascun insegnante, è stato approvato dal genitore, che proprio in attuazione di questo Piano la scuola ha disposto la programmazione delle interrogazioni, ma nonostante ciò l’alunno si è dimostrato impreparato, e che la scuola ha più volte avvertito il genitore dell’andamento scolastico del minore.”

Maturità 2020, materie seconda prova a fine gennaio e chiarimenti sulle buste

da Orizzontescuola

di redazione

Maturità 2020: entro fine gennaio il Miur pubblicherà la scelta della disciplina o discipline della seconda prova. Il Ministro promette anche dei chiarimenti.

Così il neoMinistro su Facebook

Gli ultimi cambiamenti erano stati annunciati dall’ex Ministro Fioramonti

La partecipazione alla Prova Invalsi di V classe e lo svolgimento alle attività di Alternanza Scuola Lavoro costituiranno requisito di accesso alla Maturità

Esami di Stato 2020, prova Invalsi e Alternanza Scuola Lavoro requisiti obbligatori per ammissione

La prima prova scritta si terrà su tutto il territorio nazionale mercoledì 17 giugno 2020 alle 8.30. La seconda prova si svolgerà, come di consueto, il giorno seguente, giovedì 18 giugno, sempre a partire dalle 8.30. Comunicato Miur

La data del colloquio è determinata dalla commissione sulla base dei giorni occorrenti per la correzione delle prove scritte.

Prova di Italiano

Le tracce proposte diventano 8. Restano le tipologie Analisi del testo (A), Tema argomentativo (B),  Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità (C) ma le tracce di tipologia B saranno 3, con l’aggiunta di una prova di argomento storico. Quadro di riferimento 2019

Seconda prova

Colloquio

Rimane suddiviso in 4 parti:

1) l’avvio dal materiale proposto e la  successiva trattazione di carattere pluridisciplinare
2) l’esposizione, attraverso una breve relazione e/o elaborato multimediale, dell’esperienza svolta relativamente ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO, ex Alternanza Scuola Lavoro)
3) l’accertamento delle conoscenze e competenze maturate nell’ambito delle attività relative a “Cittadinanza e Costituzione”;
4) la discussione delle prove scritte

Cosa cambia. L’avvio dell’esame non prevede più il sorteggio di un documento tra tre buste. Un unico materiale per studente verrà predisposto dalla Commissione e sottoposto al candidato.

Il Ministero lo ha spiegato con apposito comunicato “È stato eliminato il sorteggio tra le tre buste chiuse contenenti i materiali (testi, documenti, esperienze, progetti e problemi) che il Presidente della Commissione proponeva ai candidati. Il colloquio partirà, comunque, dall’analisi da parte dello studente dei materiali preparati dalla Commissione d’esame in un’apposita sessione di lavoro e proposti dal Presidente. Non sarà più il sorteggio a determinare la scelta dei materiali da somministrare a ciascun candidato per l’analisi che costituisce l’avvio del colloquio.”

Concorsi insegnanti, nel 2020 saranno quattro. Azzolina: siamo al lavoro

da Orizzontescuola

di redazione

Oggi l’On. Lucia Azzolina (M5S) è diventata Ministro dell’Istruzione. Ecco cosa ha detto sui concorsi scuola attesi nel 2020.

4 concorsi per insegnanti nel 2020

Queste le parole del Ministro “Concorsi per gli insegnanti. Lavoreremo subito ai bandi per la scuola dell’infanzia e primaria, per la secondaria (ordinario e straordinario), per i docenti di religione. Dobbiamo scriverne quattro. Ho già messo al lavoro la mia squadra, in raccordo con le strutture del Ministero.

Concorso infanzia e primaria: i requisiti di accesso

  • laurea in Scienze della formazione primaria oppure
  • diploma magistrale  con  valore  di  abilitazione  e  diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli  istituti magistrali, o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero  e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente,  conseguiti, comunque, entro l’anno scolastico 2001/2002.
  • analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto dal miur

Per i posti di sostegno è necessario essere in possesso, oltre ad uno dei titoli suddetti, del titolo di specializzazione sul sostegno per il grado specifico.

Il bando specificherà la possibilità di accesso con riserva per i docenti che stanno partecipando al IV ciclo TFA sostegno. Il titolo dovrà essere conseguito entro il 15 luglio 2020.

Concorso straordinario secondaria

I requisiti di accesso

Concorso ordinario secondaria

Requisiti di accesso:

  • abilitazione specifica sulla classe di concorso oppure
  • laurea (magistrale o a ciclo unico, oppure diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, oppure titolo equipollente o equiparato, coerente con le classi di concorso vigenti alla data di indizione del concorso) e 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Controlla classi di concorso a cui puoi accedere con la tua laurea oppure
  • abilitazione per altra classe di concorso o per altro grado di istruzione, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso ai sensi della normativa vigente

Concorso insegnanti di religione cattolica

Il concorso sarà bandito nel corso del 2020, previa intesa con il Presidente della Conferenza episcopale italiana.

Una quota non superiore al 50 per cento dei posti del concorso può essere riservata al personale docente di religione cattolica, in possesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dall’ordinario diocesano, che abbia
svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, nelle scuole del sistema nazionale di istruzione.

Nelle more dell’espletamento del concorso continuano a essere effettuate le immissioni in ruolo mediante scorrimento delle graduatorie 2004.

Pensionandi 2020 quota 100: per pagamento si deve allegare il mod. AP140

da Orizzontescuola

di redazione

Per ottenere il pagamento della pensione quota 100 i pensionandi scuola dal 01/09/2020 devono allegare alla domanda di pensione INPS on line il modello AP140 relativo ai redditi 2020 non cumulabili, come indicato nel messaggio INPS n°54 del 09-01-2020.

Nella scheda allegata, inviataci dal prof. Renzo Boninsegna, viene descritta la procedura da seguire per chi deve ancora inviare la domanda ON LINE all’INPS e l’inserimento della documentazione integrativa per chi ha già inviato tale domanda.

TFA sostegno 2020, candidati con invalidità 80% non partecipano a preselettiva

da Orizzontescuola

di redazione

TFA sostegno V ciclo 2020: la prova selettiva non deve essere sostenuta dai candidati con invalidità uguale o superiore all’80%. Il Miur lo ha già chiarito lo scorso anno.

I candidati con disabilità uguale o superiore all’80% saranno ammessi in soprannumero a partecipare alle successive prove scritte di cui all’articolo 6, comma 2, lettera b), del DM 30 settembre 2011, rispetto al tetto massimo indicato dal comma 3 dell’articolo 4 del DM 92/19.

Il comma 3 dell’art. 4 del dm. 92/2019 afferma che partecipa alla prova scritta “un numero di candidati pari al doppio dei posti disponibili nella singola sede per gli accessi. Sono altresì ammessi alla prova scritta coloro che, all’esito della prova preselettiva, abbiano conseguito il medesimo punteggio dell’ultimo degli ammessi”.

Pertanto i candidati con questa percentuale di disabilità non rientrano nel conteggio ma accedono di diritto alla prova scritta.

Ciò in applicazione a quanto stabilito dal comma 2bis dell’art. 20 della legge 104/92.

TFA sostegno V ciclo, prova preselettiva: si paga una tassa per ogni ordine di scuola richiesto

Graduatoria finale

Per la graduatoria finale la nota Miur del 10 aprile 2019 precisa che ai disabili gravi esonerati dalla partecipazione alla prova preselettiva potrà essere assegnato, per tale prova, il massimo del punteggio.

65,9 milioni di euro per le verifiche dei solai e dei controsoffitti nelle scuole

da La Tecnica della Scuola

Sono state pubblicate sul sito del Ministero dell’Istruzione le graduatorie del bando da 65,9 milioni di euro per un Piano straordinario per le verifiche dei solai e dei controsoffitti degli edifici pubblici adibiti a uso scolastico e per eventuali interventi urgenti sulle situazioni di criticità che emergeranno dalle indagini.

Le Regioni con il maggior numero di interventi che saranno finanziati a seguito di un avviso pubblico nazionale sono la Campania (943), la Lombardia (568) e la Puglia (531).

Lo stanziamento complessivo prevede 40 milioni che saranno utilizzati per le verifiche sui solai e 25,9 milioni che serviranno a eseguire i lavori più urgenti.

Obiettivi: verificare lo stato degli edifici scolastici, prevenire fenomeni di crollo di solai e controsoffitti e intervenire poi tempestivamente sulle criticità rilevate per garantire la sicurezza delle scuole. Si ricorda che le cause per le quali si arriva a un cedimento improvviso di un solaio sono molteplici.

In generale si può dire che, a parte difetti legati alla cattiva qualità dei materiali costituenti il laterizio, le cause delle rotture sono sempre di origine esterna ( esempio le infiltrazioni di acqua).

La cattiva qualità dei materiali (esempio la difettosità del laterizio in sede di produzione), l’errata posa in opera dei blocchi e delle armature, possono essere cause determinanti di un cedimento. Gli interventi candidati sono stati selezionati sulla base di precisi criteri:

  1. vetustà degli immobili, con particolare riferimento agli edifici costruiti prima del 1970;
  2. presenza all’interno di una zona sismica;
  3. popolazione scolastica coinvolta;
  4. assenza di finanziamento negli ultimi 5 anni per interventi strutturali o per indagini diagnostiche;
  5. eventuale quota di cofinanziamento.

Di seguito si riporta il link alle graduatorie:

https://www.istruzione.it/edilizia_scolastica/fin-ind-diag.shtml

Azzolina, il programma: migliorerò la scuola senza stravolgerla. Subito concorsi, nuove graduatorie e contratto

da La Tecnica della Scuola

Nessuna rivoluzione: si presenta così la neo ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, pochi minuti dopo il suo giuramento al Quirinale davanti il Capo dello Stato. “La scuola italiana funziona. Va migliorata, ma non stravolta”, scrive su Facebook la “grillina”.

Azzolina argomenta quindi il concetto: “La scuola ha bisogno di cura, di semplificazione, di rapidità nelle decisioni, di visione. E di concretezza: farò in modo che il Ministero torni ad essere un punto di riferimento operativo per le scuole”.

“La scuola è degli studenti”

Mette subito in chiaro che tutto l’operato, suo e del ministero, sarà finalizzato a migliorare il rapporto della scuola con gli studenti: per fare questo, promette di dare “supporto a chi tutti i giorni sta nelle segreterie, negli uffici di dirigenza, nelle classi e spesso deve correre dietro alla burocrazia, ai ricorsi, alle disfunzioni del sistema. Soprattutto metterò gli studenti al centro di ogni mia decisione. La scuola è per loro”.

La nuova ministra passa dunque ad elencare quello che l’aspetta: “il lavoro da fare è da subito molto impegnativo. In questi giorni di transizione l’attività al Ministero non si è mai interrotta, perché i dossier lasciati in sospeso erano molti. Alcuni davvero prioritari”.

Le priorità della ministra

Nella lista delle priorità della Azzolina vi sono, ovviamente, i concorsi ordinari e straordinari già previsti dai due suoi predecessori Fioramonti e Bussetti, con i decreti attuativi della legge salva precari da attuare il prima possibile: in particolare, nel 2020 vanno portati in porto i concorsi ordinari (primo e secondo ciclo), quello straordinario per la secondaria e quello di religione.

C’è poi da condurre la trattativa per il rinnovo contrattuale, anche se questa partita rimane legata a filo doppio con le volontà della Funzione pubblica, ma soprattutto con le disponibilità finanziarie del ministero dell’Economia e del Governo, perché senza ulteriori risorse si rischia di ritornare ad una fase di stallo.

Ci sono poi i corsi di specializzazione di sostegno, e da rivedere, in tempi strettissimi, l’esame di maturità e le linee guida dell’educazione civica da riportare a settembre in tutte le classi.

Infine, la nuova titolare ha detto di volersi impegnare sul fronte della formazione del personale, già prevista dall’ultima riforma del 2005 ma mai decollata, e sull’innovazione didattica. Come anche sull’edilizia scolastica e sulla sburocratizzazione azione delle pratiche amministrative.

I temi mancanti

Nessun cenno, però, è stato fatto su uno dei cavalli di battaglia che Azzolina ha portato avanti in veste di parlamentari: la riduzione del numero di alunni del per classe e, di conseguenza, la cancellazione delle classi pollaio, con l’introduzione del tetto, senza deroghe, di 22 alunni e di 20 in presenza di allievi disabili certificati.

Come non vengono trovati riferimenti all’allargamento del tempo pieno, in particolare nelle regioni meridionali e nelle grandi isole, sul quale per diverso tempo ha puntato tantissimo il Movimento 5 Stelle presentando anche appositi disegni di legge.

I dieci punti dettagliati

Questi sono i dieci punti su cui la neo ministra ha detto che si sta “già muovendo”.

➡ Concorsi per gli insegnanti. Lavoreremo subito ai bandi per la scuola dell’infanzia e primaria, per la secondaria (ordinario e straordinario), per i docenti di religione. Dobbiamo scriverne quattro. Ho già messo al lavoro la mia squadra, in raccordo con le strutture del Ministero.

➡ Scriveremo rapidamente i provvedimenti attuativi del decreto scuola. Primi fra tutti il nuovo regolamento per velocizzare la chiamata dei supplenti e quello per la ‘call’ che consentirà a chi vuole subito il ruolo e il contratto a tempo indeterminato di poter andare a insegnare volontariamente anche in un’altra regione diversa dalla propria.

➡ Avvieremo quanto prima il tavolo per il rinnovo del contratto: è urgente.

➡ Sostegno: deve partire velocemente il nuovo ciclo di formazione degli insegnanti specializzati. E dobbiamo attuare il decreto legislativo 66/17 sull’inclusione, che mette in campo strumenti nuovi e importantissimi per rispondere alle necessità dei ragazzi con disabilità, che però sono ancora scritti solo sulla carta. Anche qui chiederò rapidità a chi dovrà lavorarci.

➡ Esami di Stato del secondo grado, quelli che tutti chiamano Maturità: entro fine mese pubblicheremo le materie della seconda prova. Rispetteremo la scadenza. E poi lavoreremo all’ordinanza sugli Esami, un ‘manuale’ d’uso che va semplificato: oggi è un documento voluminoso e non sempre chiarissimo per le commissioni. Cominciamo da qui a costruire strumenti più agili. Forniremo anche una risposta ai dubbi che stanno emergendo sugli ultimi cambiamenti annunciati. Penso alla scomparsa delle ormai famose buste all’orale. Voglio che i ragazzi abbiano tutte le informazioni di cui hanno bisogno.

➡ Educazione civica: alle scuole serve chiarezza. Produrremo le necessarie Linee guida.

➡ Continueremo a lavorare per velocizzare la spesa in materia di edilizia scolastica. I fondi ci sono, vanno spesi presto e bene.

➡ Attiverò nei prossimi giorni un tavolo sull’innovazione didattica con dentro docenti e dirigenti esperti: partiremo dalle belle esperienze che già esistono nelle scuole e le porteremo a sistema.

➡ Tutto il personale dovrà essere valorizzato. Prioritario sarà il tema della formazione. Dei dirigenti, dei docenti, ma anche del personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) sempre troppo poco considerato.

➡ Ho dato disposizione di avviare subito i processi di sburocratizzazione per semplificare quelle pratiche che rendono difficile la vita quotidiana di dirigenti e segreterie scolastiche.

Miur “spacchettato”, lo Stato non spenderà un euro in più. Ascani (Pd) confermata vice ministra

da La Tecnica della Scuola

Il Codacons e i cittadini possono stare tranquilli: non ci sarà nessun aumento delle spese pubbliche per la gestione del Miur, a seguito dello “spacchettamento”del dicastero di viale Trastevere in ministero dell’Istruzione e ministero dell’Università e Ricerca, voluto dal premier Giuseppe Conte, dopo le dimissioni di Lorenzo Fioramonti.

Niente oneri aggiuntivi pubblici

Il Consiglio dei ministri, immediatamente dopo l’avvenuta approvazione del dl da parte del Governo, ha tenuto a far sapere con una nota che “nel decreto si prevede che la dotazione organica complessiva dei due ministeri non potrà essere superiore a quella del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca alla data di entrata in vigore del decreto, incrementata di due posizioni dirigenziali di prima fascia e dei responsabili degli uffici di diretta collaborazione, e che da tale nuovo assetto non potranno derivare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica“.

Solo pochi milioni di spesa autofinanziata

A dire il vero, lo stesso decreto prevede una spesa di circa 2,5 milioni di euro nel 2020 e di 3,4 milioni dall’anno successivo: il finanziamento si realizzerebbe comunque con fondi già presenti nelle casse del Miur.

Per raggiungere il risultato di sostanziale invarianza finanziaria del dicastero di viale Trastevere, i due ministeri divisi conviveranno nello stesso storico palazzo bianco: quello dell’Istruzione, affidato a Lucia Azzolina al secondo piano; Università e Ricerca, con a capo Gaetano Manfredi, si sistemerà al terzo.

E verranno ridotti i dipartimenti. Secondo Il Sole 24 Ore, “da tre si passerebbe a due, entrambi in carico al ministero dell’Istruzione”

Le direzioni generali saranno in tutto 30: 24 per la parte Scuola (inclusi i due capi dipartimento) e 6 per Università e Ricerca, compreso il segretario generale”. Niente direttori generali, però, per Università e Ricerca.

Inoltre, “ogni dicastero a quanto pare avrebbe poi un proprio capo di gabinetto. Con Luigi Fiorentino in predicato di restare al suo posto e continuare a occuparsi della parte Scuola”.

Risorse da dividere entro 100 giorni

Per portare a regime lo “spacchettamento” dei due ministeri sarà infine necessario realizzare, entro il 30 aprile, un Dpcm che suddividerà le risorse del Miur assegnando i primi due terzi all’Istruzione e il resto ad Università e Ricerca.

Infine, entro il 30 giugno prossimo, dovranno essere approvati i regolamenti di organizzazione di entrambi i dicasteri.

“Nelle more, nel decreto legge è scritto che – sottolinea sempre il quotidiano economico – il personale degli uffici di diretta collaborazione è stabilito, transitoriamente, in 130 unità per il ministero dell’Istruzione e in 60 unità per quello dell’Università e ricerca”.

Ascani (Pd) ancora viceministra e con delega sugli Its

Intanto, si dà per certa la conferma di Anna Ascani (Pd) nel ruolo di viceministra. La dem crebbe anche fare proprio il “pacchetto” riguardante gli Istituti tecnici superiori: un settore sul quale, assieme all’alternanza scuola lavoro, oggi diventata Pcto (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), il Partito Democratico ha sempre creduto molto.

Minori disabili, indennità di frequenza: cos’è e come si richiede

da La Tecnica della Scuola

L’indennità di frequenza è una prestazione economica, erogata dall’INPS a domanda, finalizzata all’inserimento scolastico e sociale dei minori con disabilità fino al compimento della maggiore età.

Il beneficio spetta ai minori di 18 anni con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età, nonché ai minori ipoacusici che presentino una perdita uditiva superiore ai 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze di 500, 1.000, 2.000 hertz, che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge.

Il cittadino deve pertanto chiedere il riconoscimento dei requisiti sanitari inoltrando la domanda mediante il servizio denominato “Invalidità civile – Invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari”.

Accertato il possesso dei requisiti sanitari e amministrativi previsti, la prestazione economica viene corrisposta fino a un massimo di 12 mensilità, a partire dal primo giorno del mese successivo a quello di effettivo inizio della frequenza al corso o al trattamento terapeutico-riabilitativo.

L’indennità viene corrisposta per tutta la durata della frequenza (fino a un massimo di 12 mensilità).

I requisiti necessari e iter per la presentazione dell’istanza sono illustrati a QUESTA PAGINA

Diplomati Itp, devono avere i 24 Cfu? E in quali casi?

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

Un lettore ci scrive: “Buongiorno sono un diplomato itp e vorrei insegnare nella scuola secondaria. Ho letto che per accedere al concorso ordinario scuola secondaria non servono i 24 Cfu, mentre per iscriversi in graduatoria di istituto terza fascia tra i requisiti richiesti per i nuovi inserimenti bisogna possederli. Non sembra un’incoerenza?”

Concorso scuola secondaria: gli Itp partecipano con il solo diploma

In effetti, al momento, chi volesse accedere all’insegnamento tramite il diploma Itp fa un po’ fatica a comprendere la questione 24 Cfu. Partiamo dal concorso ordinario scuola secondaria: al concorso scuola secondaria potranno accedere i diplomati Itp con il solo titolo del diploma: “gli insegnanti tecnico-pratici sino al 2024/2025 potranno partecipare alle procedure concorsuali con il solo titolo di studio del diploma e senza l’obbligo del conseguimento dei 24 CFU.

Tale norma, però, è valida fino all’anno scolastico 2024/2025. In seguito, se non dovesse intervenire alcuna modifica, per gli ITP che vogliono partecipare al concorso sarà richiesta la laurea oppure un diploma dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica di primo livello, o in alternativa, un titolo equipollente o equiparato, in coerenza con le classi di concorso vigenti al momento dell’indizione del concorso, oltre ad i 24 CFU nelle “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche”.

Quindi, fino al 2024/2025 non servono i 24 Cfu per i diplomati Itp

Tfa sostegno 2020, la norma potrebbe cambiare. Anche i requisiti per gli Itp?

Dubbi invece sul fronte Tfa sostegno: infatti, la nota del Miur alle Università del mese di novembre si limiti ad introdurre istruzioni operative per le Università, in chiusura del testo di scorge un punto molto interessante: “appare opportuno ricordare per la fase di redazione dei bandi di Ateneo, che l’articolo 5 del D.M 92/19 relativo ai titoli di accesso, non trova più applicazione in quanto si tratta di disposizione transitoria“.
Ciò lascia intendere che i requisiti per accedere al prossimo corso Tfa sostegno 2020, potrebbero cambiare e non essere quelli del precedente corso di specializzazione.
In quella nota mancherebbe la citazione dell’art. 22, che prevede per i diplomati ITP il possesso dei 24 CFU fino al 2024/25, appunto.

I sindacati hanno già fatto notare il tutto e in realtà appare molto difficile inserire i 24 Cfu per gli Itp come requisito d’accesso, considerando che lo scorso anno per il IV ciclo accedevano con il solo diploma. Sarà il decreto Miur sul Tfa sostegno a fare chiarezza su questo punto.

Graduatorie terza fascia: 24 Cfu per gli Itp?

In realtà il vero dubbio sui 24 Cfu per gli Itp resta quello relativo all’aggiornamento delle graduatorie istituto terza fasciail decreto scuola prevede per quanto riguarda la riapertura e aggiornamento graduatorie della terza fascia docenti della graduatoria di istituto: « in occasione dell’aggiornamento previsto nell’anno scolastico 2019/2020, l’inserimento nella terza fascia delle graduatorie per posto comune nella scuola secondaria è riservato ai soggetti precedentemente inseriti nella medesima terza fascia nonché ai soggetti in possesso dei titoli di cui all’articolo 5, commi 1, lettera b), e 2, lettera b), del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59 ».

Ciò vuol dire che in occasione dell’aggiornamento graduatorie terza fascia docenti,  per quanto riguarda i nuovi inserimenti terza fascia 2020, potranno partecipare anche i nuovi laureati e diplomati che, oltre al titolo di studio valido per l’insegnamento, siano anche in possesso di 24 CFU nelle discipline antropo-psico- pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche.

Ne consegue che stando al testo del decreto scuola, per iscriversi in terza fascia di istituto, anche i diplomati Itp devono possedere i 24 Cfu.

Non possiamo confermare il tutto perchè a stabilire i criteri precisi dell’aggiornamento sarà il decreto ministeriale, ma se dovesse essere confermato, si creerebbe una sostanziale incoerenza: i diplomati Itp potranno partecipare al concorso ordinario scuola 2020 con il solo diploma, ma se un diplomato Itp volesse iscriversi in terza fascia dovrà possedere anche i 24 Cfu.

I sindacati si sono già mossi: “Sarà importante chiarire in sede applicativa della norma la situazione relativa all’accesso per i profili di ITP, laddove il Dlgs 59/2017 prevede chiaramente all’art. 22 che fino al 2024/2025 requisito di accesso per i posti di insegnante tecnico pratico siano ancora i diplomi definiti dalla normativa vigente. Ovviamente tutte le modifiche introdotte richiedono dei decreti applicativi rispetto ai quali è opportuno che l’iter del confronto parta al più presto, al fine di garantire che l’aggiornamento delle graduatorie avvenga in tempo utile per l’avvio del nuovo anno scolastico”, scrive la Flc Cgil.

Al momento, per concludere, possiamo dire che l’unica certezza normativa attuale è che fino all’anno scolastico 2024/2025 per i posti Itp del concorso scuola basta il diploma. Dopo il 2024/2025 invece anche i diplomati Itp dovranno acquisire i 24 Cfu, sempre che non intervengano modifiche legislative.