Contro la scuola di classe, per una scuola inclusiva

Contro la scuola di classe, per una scuola inclusiva

Il periodo delle iscrizioni dovrebbe essere un momento di riflessione pedagogica finalizzato alla crescita umana di ogni alunna e di ogni alunno, non la caccia spudorata al miglior prodotto sul mercato.

L’episodio della scuola romana che fornisce sul suo sito, nella sezione dedicata alla presentazione dell’Istituto, elementi di dettaglio sulle caratteristiche economico-sociali della platea scolastica è l’esempio lampante di ciò a cui può portare la cattiva gestione dei dati al fine di trasformare l’orientamento scolastico in una ricerca di affermazione sul mercato dell’istruzione, conseguenza di una deleteria cultura liberista.

In particolare riteniamo che il sistema di Scuole in Chiaro, dove compaiono anche i dati delle prove Invalsi ed il RAV, non sia un aiuto per le famiglie, ma la forma più perversa e deleteria di benchmarking.

Le scuole, tutte le scuole, devono essere luoghi di inclusione sociale, culturale e pedagogica.

Per questo chiediamo alla ministra Lucia Azzolina di aggiungere un punto al suo decalogo sulle priorità da affrontare da subito: la gestione del Sistema Nazionale di Valutazione.

La FLC CGIL continua ad esprimere in ogni sede la sua contrarietà alle graduatorie di scuole ed all’uso distorto dei dati delle prove Invalsi e del RAV, strumenti di autodiagnosi, non di mercato.

La Ministra apra subito un confronto con le parti sindacali, a partire dalla gestione e dagli indirizzi del MIUR, e, nel merito, apra un confronto anche sul Sistema Nazionale di Valutazione, sulle sue finalità e sulle sue modalità di attuazione: attualmente è un Sistema alla deriva, che deve essere ripensato per offrire indicazioni di investimento per il miglioramento, non giudizi parziali che servono soltanto a segnare ulteriori diseguaglianze.

Da parte nostra abbiamo già aperto un dibattito al nostro interno che stiamo per portare in tutte le scuole del Paese, perché il tema della valutazione del sistema scolastico sia frutto di una cultura del progresso e non dell’esclusione.

L’AUTONOMIA SCOLASTICA NON È LICENZA DI DISCRIMINAZIONE

L’AUTONOMIA SCOLASTICA NON È LICENZA DI DISCRIMINAZIONE 

“La scuola pubblica statale non è un’azienda che fornisce un servizio con l’obiettivo di soddisfare le richieste dell’utenza per conquistare il posto migliore nel mercato. La scuola pubblica statale è un’istituzione della Repubblica la cui legge fondamentale è la Costituzione italiana. L’autonomia scolastica deve, dunque, realizzarsi nell’ambito del dettato costituzionale e non può in alcun modo trasformarsi in una licenza di sparare parole così discriminatorie come quelle utilizzate dall’Ic ‘via Trionfale’ di Roma per presentare nel sito internet i suoi plessi scolastici”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, interviene in merito alla vicenda della scuola romana finita nell’occhio del ciclone.
“Gli articoli 3 e 34 della nostra carta costituzionale – afferma Di Meglio – garantiscono il principio di uguaglianza tra i cittadini senza alcuna distinzione di censo e il libero accesso alla scuola da parte di tutta la popolazione. Si tratta di principi alla base della nostra organizzazione sociale e civile che chi ha la responsabilità di dirigere un istituto scolastico ha il dovere di conoscere e applicare. La scuola pubblica statale – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – deve essere luogo dove vengono trasmessi i valori costituzionali, incluso quello dell’eguaglianza dei cittadini”. 

Scuola Roma – Alta Borghesia

Scuola  Roma – Alta Borghesia =on. Nicola Fratoianni (Leu):Bene reazione del governo. Non è il primo caso, ora interrogazione parlamentare, dal Miur ora atto di indirizzo ai dirigenti scolastici affinchè non si ripeta mai più.
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“Giusta ed immediata la reazione del governo per quanto pubblicato sul sito web dell’Istituto Comprensivo di Via Trionfale a Roma. Quanto accaduto con la esplicazione della suddivisione per censo dei vari plessi è una palese violazione delle norme della nostra Costituzione.”
Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu sulla vicenda della scuola romana al centro delle polemiche delle ultime ore.
“Comunque presenteremo un’interrogazione parlamentare al governo,  – conclude il parlamentare di Leu della commissione cultura e scuola di Montecitorio – perchè non è il primo episodio che accade, e pensiamo che sia necessario che dal Miur giungano ai dirigenti scolastici e alle scuole di tutta Italia degli indirizzi chiari e netti affinchè episodi di questo genere, così inaccettabili non si ripetano mai più”
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Lo rende noto l’ufficio stampa di SI-Leu

INACCETTABILE DISCRIMINAZIONE PER CENSO

SCUOLA, M5S: INACCETTABILE DISCRIMINAZIONE PER CENSO, NECESSARI PROVVEDIMENTI

Roma, 15 gen. – “Suscita stupore e indignazione la propaganda che una scuola romana fa dei propri plessi sul sito web fondata sul rango socio-economico degli alunni. Si tratta di concezioni che sono in contrasto non solo con i valori della nostra Costituzione, ma in generale contro l’idea stessa che è alla base della scuola pubblica. Un luogo che per sua natura deve avere al centro l’inclusione e mettere al bando ogni tipo di discriminazione. Riteniamo necessario che la pagina web che contiene la presentazione dell’Istituto Comprensivo di Via Trionfale a Roma venga rimossa, ma anche che vengano individuate eventuali responsabilità e presi gli opportuni provvedimenti”.
Così in una nota le senatrici e i senatori del movimento 5 Stelle in Commissione Istruzione.

Appalti pulizie, scadono i contratti. La Uil: a rischio 12mila lavoratori (e le scuole restano sporche)

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Sono 12mila i lavoratori che si occupano delle pulizie nelle scuole che, in attesa di essere assunti a tempo indeterminato dal 1° marzo, stanno subendo, a macchia di leopardo in Italia, la sospensione dei contratti o il mancato pagamento dei contratti in proroga. «Una confusione che riguarda diverse realtà territoriali – spiega Rosa Cirillo, responsabile del dipartimento dei Dirigenti scolastici Uil scuola – diretta conseguenza dei contenziosi aperti con le ditte fornitrici che non hanno accettato la proroga lasciando così scoperto il servizio nelle scuole».

La situazione
«Molti istituti si trovano in vera difficoltà, non potendo garantire la funzionalità, igiene e vigilanza – sottolinea Rosa Cirillo – e i dirigenti scolastici sono esposti a gravi ed improprie responsabilità che derivano dalla assenza di istruzioni. Eppure – spiega Cirillo – la legge di conversione del decreto scuola (Dl 126/19) prevede la prosecuzione degli appalti di pulizia delle scuole per il periodo compreso tra il 1 gennaio e il 29 febbraio 2020, in attesa che, dal 1 marzo, questi lavoratori siano assunti a tempo indeterminato. La legge rigida per definizione non considera i casi reali e mette in tilt l’itero sistema. È la riprova che solo con le regole contrattuali si può superare l’empasse anche questa volta. Per consentire alle scuole di operare in piena legittimità è necessaria un’intesa e sedi di confronto che stiamo cercando con il coinvolgimento dei prefetti. Serve un raccordo, un regime transitorio, durante il quale i vuoti di organico e di lavoro possano essere coperti, con provvisori contratti a termine».

Azzolina-sindacati, nodo risorse

da Italiaoggi

Marco Nobilio e Alessandra Ricciardi

Il ritardo che sta subendo l’iter dei bandi del concorso ordinario e di quello straordinario rischia di far slittare la stabilizzazione dei precari e far partire il prossimo anno scolastico con un numero di cattedre scoperte ancora più alto. A dare l’allarme sono stati i segretari di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams, che hanno inviato un telegramma al presidente del consiglio, Giuseppe Conte l’8 gennaio scorso sollecitando l’avvio dei tavoli tecnici previsti dall’accordo di conciliazione siglato il 20 dicembre con l’ex ministro dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti. Accordo in base al quale i sindacati avevano fatto rientrare le iniziative di mobilitazione in vista dello sciopero.

Il primo incontro si sarebbe dovuto tenere il 7 gennaio scorso. Ma non c’è stato perché la nuova ministra, Lucia Azzolina, non si era ancora insediata (si veda ItaliaOggi di martedì scorso). Di qui l’iniziativa dei sindacati per sollecitare l’esecutivo a risolvere velocemente la questione. E l’appello è stato accolto: la nuova titolare del dicastero di viale Trastevere ha giurato nelle mani del presidente della repubblica il 10 gennaio scorso. Ma a ieri ancora nessuna convocazione era partita all’indirizzo dei sindacati. Che fremono: sul concorso ma anche sull’altro nodo, quello del contratto. Che per essere aperto richiede che vi siano almeno altri 900 milioni di euro per arrivare a dare un aumento medio di 100 euro al mese al termine del triennio 2019-2021. Fioramonti è andato via, ma il nodo resta sempre quello: avere risorse aggiuntive.

«Cambia il ministro, ma la nostra posizione è sempre la stessa e chiediamo risposte in tempi certi», dice Francesco Sinopoli, segretario Flc-Cgil. «Non vorremmo che il governo pensasse che ormai la vicenda contratto sia passata in cavalleria. O addirittura di poter fare operazioni di risparmio», incalza il segretario della Uil scuola, Pino Turi. Il dossier è sul tavolo della ministra da oggi e da viale Trastevere assicurano che una convocazione arriverà a breve.

Con un post su Facebook la Azzolina ha esposto il suo programma in 10 punti. Il primo è dedicato proprio alla questione dei concorsi. Il contratto è al terzo posto, con un laconico: «Avvieremo quanto prima il tavolo per il rinnovo del contratto: è urgente». Nulla sulla questione delle risorse, che a bocce ferme consentiranno aumenti medi al termine del triennio di 80 euro lordi.

Al primo posto tra le priorità della Azzolina il concorso: «Lavoreremo subito ai bandi per la scuola dell’infanzia e primaria, per la secondaria (ordinario e straordinario), per i docenti di religione» spiega Lucia Azzolina, «ho già messo al lavoro la mia squadra, in raccordo con le strutture del Ministero».. Al secondo punto la questione dei regolamenti attuativi del decreto legge 126: «Scriveremo rapidamente i provvedimenti attuativi del decreto scuola. Primi fra tutti» si legge nel post « il nuovo regolamento per velocizzare la chiamata dei supplenti e quello per la ‘call’ che consentirà a chi vuole subito il ruolo e il contratto a tempo indeterminato di poter andare a insegnare volontariamente anche in un’altra regione diversa dalla propria».

Priorità anche ai decreti autorizzativi dei corsi di specializzazione sul sostegno. Entro fine mese «pubblicheremo le materie della seconda prova. Rispetteremo la scadenza. E poi lavoreremo all’ordinanza sugli Esami, un manuale d’uso che va semplificato: oggi è un documento voluminoso e non sempre chiarissimo per le commissioni. Cominciamo da qui a costruire strumenti più agili. Forniremo anche una risposta ai dubbi che stanno emergendo sugli ultimi cambiamenti annunciati. Penso alla scomparsa delle ormai famose buste all’orale» decisa da Fioramonti tra molte polemiche. Nei prossimi giorni è prevista, inoltre, l’attivazione di un tavolo sull’innovazione didattica con dentro docenti e dirigenti. E sarà data priorità anche alla formazione del personale e alla semplificazione delle pratiche che rendono difficile la vita quotidiana di dirigenti e segreterie scolastiche.

Sostegno, subito Tfa per 21 mila posti Sempre più i prof non specializzati

da Italiaoggi

Emanuela Micucci

«Deve partire velocemente il nuovo ciclo di formazione degli insegnanti specializzati» per il sostegno. Tra i punti chiave del programma della neo ministra dell’istruzione Lucia Azzolina ci sono i docenti di sostegno. A sottolinearlo è lei stessa subito dopo il giuramento al Quirinale, elencandolo nei 10 temi prioritari «su cui mi sto già muovendo». È in dirittura d’arrivo, infatti, il decreto ministeriale sul Tfa sostegno 2020, il corso di specializzazione che garantisce il titolo idoneo per insegnare agli alunni disabilità. Il V ciclo che, ha spiegato più volte nelle scorse settimane Azzolina, allora sottosegretaria del Miur, sarà attivato per i 14 mila posti preventivati, a cui vanno aggiunti i 7 mila posti degli idonei del precedente bando, cioè per i docenti che hanno superato il bando per il IV ciclo di Tfa ma che non hanno potuto frequentarlo per carenza di posti. In totale 21 mila posti. «Abbiamo attivato le procedure con le università», ricordava Azzolina, «il V ciclo sul sostegno sarà bandito presto», «si spera all’inizio del primo trimestre 2020».

Quella del sostegno è una delle emergenze della scuola italiana, con un docente su 2 precario e carenza di insegnanti specializzati. Aumenta, infatti, il numero degli studenti con disabilità che in questo anno scolastico, secondo i dati del Miur, conta 259.757 alunni. Di questi 22.302 sono bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, 95.383 vanno alla primaria, altri 69.021 alle medie, infine 73.041 sono alle superiori. Ad affiancarli nel loro percorso scolastico sono 150.609 docenti di sostegno, comprensivi di ben 50.529 posti di sostegno in deroga. Anche per l’anno scolastico 2019/20, infatti, i posti di sostegno in deroga non sono entrati a far parte dell’organico di diritto e vengono assegnati come supplenze al 30 giugno. Supplenze che possono essere conferite anche agli insegnati senza titolo, in una quadro generale che vede già pochi docenti in possesso della specializzazione per l’insegnamento agli alunni disabili. Tanto più che i corsi dell’ultimo ciclo di Tfa, il IV, sono ancora in svolgimento, per cui a settembre scorso la situazione è rimasta quasi invariata.

Una situazione che si trascina da anni. Come certifica sia Miur sia l’Istat nelle loro ultime indagine sugli alunni con disabilità, che fanno entrambe riferimento all’anno scolastico 2017/2018. La quota di insegnati per il sostegno a tempo indeterminato sul totale dei docenti per il sostegno è pari al 57,3%, rispetto al 60,8% nell’anno scolastico 2001/2002. Se si considerano gli ultimi 16 anni, la quota ha toccato il suo valore minimo nel 206/2007.

Molte le differenze nelle varie aree territoriali. Il 36% degli insegnanti per il sostegno, però, viene selezionato dalle liste curriculari destinati all’intero gruppo classe, cioè non formati per il sostegno, poiché la graduatoria degli insegnanti specializzati non è sufficiente a soddisfare la domanda. Fenomeno questo più frequente nelle regioni del Nord, dove al quota sale al 49%, mentre si riduce considerevolmente nel Mezzogiorno scendendo al 21%. Non solo. Circa un terzo degli insegnati di sostegno è deciso, di fatto, ad anno scolastico iniziato da sentenze dei tribunali ai quali si rivolge circa il 5% delle famiglie degli studenti disabili o dalle decisioni degli usr. In particolare, al Sud la percentuale di ricorsi al Tar per ottenere l’aumento delle ore di sostegno è doppia rispetto a quella del Nord: rispettivamente 6 e 3%.

Così, però, il fabbisogno stimato con l’organico di diritto regione per regione non corrisponde alle esigenze reali, penalizzando non solo gli alunni ma anche gli insegnanti che non possono usufruire di quelle cattedre per i trasferimenti e le assunzioni. Il contingente di insegnati per il sostegno in percentuale del totale dei docenti è prossimo al 17,7% nel Nordovest, al 15,2% nel Nordest, al 20,2% nelle regione del Centro e al 17,9% nel Mezzogiorno. Il rapporto tra numero di alunni con disabilità e posti di sostengo nell’ultimo decennio ha registrato una progressiva decrescita, attestandosi sull’1,69 studenti disabili per docente di sostegno, con il valore più elevato registrato nel 2009/10 pari a 2,09.

Notevoli le differenze territoriali: 1,94 nel Nordovest, 2,01 nel Nordest, 1,62 nel Centro e 1,51 al Sud. In particolare Calabria e Sicilia hanno i valori più contenuti, rispettivamente 1,27 e 1,29, quelli più elevati in Liguria (2,61), Friuli-Venezia Giulia (2,41) e Lombardia (2,22). Nel decalogo delle priorità della neoministra Azzolina non c’è solo il sostegno, ma l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. «Dobbiamo attuare», sottolinea, «il decreto legislativo 66/17 sull’inclusione, che mette in campo strumenti nuovi e importantissimi per rispondere alle necessità dei ragazzi con disabilità, che però sono ancora scritti solo sulla carta. Anche qui chiederò rapidità a chi dovrà lavorarci».

Contrattazioni tutte da rifare

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

I 200 milioni di euro stanziati dal comma 126, dell’articolo 1, della legge 107/2015 non possono essere più essere utilizzati solo per retribuire il bonus docenti. È l’effetto dell’entrata in vigore del comma 249, dell’articolo 1, della legge di Bilancio 2020 (legge 160/2029), il quale prevede che «le risorse iscritte nel fondo di cui all’articolo 1, comma 126, della legge 13 luglio 2015, n. 107, già confluite nel fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, sono utilizzate dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione». Le nuove norme dispongono la cessazione del vincolo di destinazione d’uso dei fondi per il bonus docenti e, soprattutto, che venga meno anche lo spartiacque tra docenti e Ata. In buona sostanza, dunque, i circa 24 mila euro assegnati ad ogni scuola nella disponibilità del dirigente scolastico cessano dal vincolo esclusivo e devono essere necessariamente utilizzati spalmandoli sulle varie voci che compongono il fondo dell’istituzione scolastica. Ciò non vuol dire che non potranno più essere utilizzati per il bonus docenti, che resta in piedi. Ma non sarà più possibile utilizzarli solo per questa finalità.La norma è già in vigore e non può essere derogata dalla contrattazione collettiva per effetto del divieto espresso contenuto nel comma 196, dell’articolo 1, della legge 107/2015. Pertanto, i dirigenti scolastici dovranno necessariamente riaprire i tavoli negoziali di istituto per contrattare con le Rsu e i rappresentanti territoriali delle organizzazioni firmatarie del contratto la riallocazione di queste risorse. Le richieste dei sindacati, peraltro, non andavano in questo senso.

Le organizzazioni dei lavoratori, infatti, avevano chiesto che i 200 milioni del bonus venissero destinate per rimpinguare le scarne risorse previste dal governo per il rinnovo del contratto della scuola. Ma il legislatore ha deciso diversamente disponendo che siano destinate, comunque, al solo compenso accessorio. E cioè alla retribuzione delle prestazioni aggiuntive. Sull’immediata esecutività delle nuove disposizioni non vi è dubbio alcuno. Militano in favore di questa tesi una serie di elementi: il pieno vigore delle disposizioni che cancellano la destinazione d’uso; l’assenza di rinvio a norme regolamentari; la disponibilità di tali fondi che non sono stati ancora assegnati, perché tale assegnazione sarebbe avvenuta a consuntivo; il chiaro rinvio alla contrattazione integrativa di istituto per la compilazione delle norme di dettaglio sottratte alla decretazione. L’incremento dei fondi destinati alla contrattazione potrebbe costituire un utile strumento per retribuire le prestazioni aggiuntive che, pur essendo poste a carico del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, rimangono spesso prive della necessaria copertura finanziaria.

Per esempio, le attività aggiuntive funzionali all’insegnamento di natura collegiale dovute al sistematico sforamento del monte delle 40 ore annuali fissato dal contratto (si veda l’articolo 29, comma 3, lettere a) e b). La relativa posta, peraltro, rientra a pieno titolo tra quelle a carico del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. L’articolo 40 del contratto del 19 aprile 2018 prevede, infatti, che il fondo dell’istituzione scolastica (art. 2, comma 2, primo alinea del contratto 2014) confluisca direttamente nel fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. E da tale fondo vanno estratte le risorse per il pagamento delle spettanze dei docenti che prestano ore in più per la partecipazione alle riunioni degli organi collegiali. Così come previsto dall’articolo 88, comma 2, lettera b) del contratto del 2007. Che è ancora in vigore per effetto del rinvio operato dall’articolo 1, comma 10, del nuovo contratto. Tali emolumenti, peraltro, sono quantificati espressamente dalla tabella 5 allegata al contratto del 2007. Tabella che reca le misure del compenso orario lordo tabellare spettante al personale docente per prestazioni aggiuntive all’orario d’obbligo da liquidare a carico del fondo dell’istituzione scolastica. E che fissa il compenso spettante per ogni ora aggiuntiva funzionale all’insegnamento nell’ordine di 17,50 euro l’ora.

Pertanto, a fronte della messa in disponibilità delle risorse finanziarie prima vincolate al bonus docenti, i dirigenti scolastici dovranno riaprire i tavoli negoziali di istituto per riallocare questi fondi. Ciò avendo cura di stimare i crediti che insorgeranno in capo al personale docente per lo svolgimento delle prestazioni aggiuntive derivanti dallo svolgimento degli adempimenti connessi all’attuazione del piano annuale delle attività a suo tempo deliberato dal collegio dei docenti (si veda l’articolo 28, comma 4 del contratto del 2007). Tale piano comprende «i conseguenti impegni del personale docente, che sono conferiti in forma scritta e che possono prevedere attività aggiuntive». Di qui il rischio, per i dirigenti, di incorrere nella responsabilità per danno erariale in caso di mancata copertura economica.

Bonus merito nel Fondo di istituto, chiarimenti imminenti dal Miur

da Orizzontescuola

di redazione

Dovrebbero essere imminenti i chiarimenti richiesti al Miur  per dirimere la questione sulla possibilità di inserire il bonus merito nel Fondo di istituto già nell’anno scolastico 2019/20.

La norma infatti è stata inserita nella Legge di Bilancio 2020, e dunque già attiva.

Lart. 1 comma 249 afferma “Le risorse iscritte nel fondo di cui all’articolo 1, comma 126, della legge 13 luglio 2015, n. 107, già confluite nel fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, sono utilizzate dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione”

La Sen.Sgambato, che ha presentato la proposta (seppure in altra forma) chiede di conoscere che senso ha avuto mantenere il comitato di valutazione.

in una intervista della nostra redazione con il segretario generale Pino Turi (UIL) invece è emerso che “anche se alcuni contratti sono stati già sottoscritti disciplinando il riparto per l’anno scolastico 2019/20, è possibile mutare la destinazione delle somme, se è presente nel contratto di Istituto una clausola di salvaguardia che prevede la riapertura della contrattazione, consentendo, con il contratto di istituto, di ridefinire la destinazione delle somme a disposizione della contrattazione, senza vincolo di destinazione.”

Secondo quanto ci risulta, i chiarimenti in merito da parte del Miur dovrebbero essere imminenti.

Lavoratori LSU è caos, scuole senza collaboratori scolastici. Protestano i sindacati

da La Tecnica della Scuola

La vicenda dei lavoratori LSU in attesa di essere assunti a tempo indeterminato con decorrenza 1° marzo rischia di diventare un caso esplosivo in molte realtà sta accadendo che, per intanto, ci sono scuole senza personale per le pulizie e per la sorveglianza degli alunni.
La stablizzazione del personale (12mia in tutto) è prevista da una disposizione contenuta nella legge di bilancio, ma non tutto sta filando liscio.
In alcuni casi i lavoratori sono senza stipendio da un paio di mesi, in altre situazioni accade che le ditte che finora hanno gestito gli appalti non accettato la proroga lasciando così le scuole del tutto “scoperte”.

La protesta di Uil-Scuola

Il “pasticcio” – spiega Rosa Cirillo, responsabile del Dipartimento dei Dirigenti scolastici Uil scuola – riguarda diverse realtà territoriali ed è una diretta conseguenza dei contenziosi aperti con le ditte fornitrici.
“Molti istituti si trovano in vera difficoltà, non potendo garantire la funzionalità, igiene e vigilanza – sottolinea ancora Cirillo – e i dirigenti scolastici sono esposti a gravi ed improprie responsabilità che derivano dalla assenza di istruzioni”.
In attesa che tutto il personale venga assunto Uil Scuola propone “un regime transitorio, durante il quale i vuoti di organico e di lavoro possano essere coperti, con provvisori contratti a termine”.

La posizione di Cisl Scuola

Sulla vicenda è intervenuta anche la segretaria nazionale di Cisl Scuola Maddalena Gissi: “Quando ci si trova di fronte a situazioni come quella delle scuole di Napoli, dove non si riesce a far fronte alle pulizie e ai servizi mensa, l’unica cosa che non si può fare è rimanere senza far nulla. A situazioni eccezionali si risponde, se necessario, con misure eccezionali”.
Anche per Gissi è necessario che “si coprano le esigenze con la nomina di supplenti temporanei”
“Se si ritiene che non sia possibile – aggiunge la segretaria di Cisl Scuola – allora si adottino altre soluzioni ma si faccia qualcosa, perché gli alunni hanno il sacrosanto diritto di studiare in ambienti puliti, così come di poter fruire del tempo scuola senza decurtazioni indotte dall’impossibilità di accedere al servizio di mensa”.
“Non è pensabile – conclude Gissi – che lo Stato rimanga inerte quando rischia di venir meno un servizio pubblico di fondamentale importanza, specie in aree dove non mancano certo le criticità di ordine sociale. L’unica cosa che non si può fare è non fare niente. Sarebbe inspiegabile e intollerabile”.

Miur, il vuoto attorno Azzolina: nomine dei direttori generali in alto mare e i decreti possono attendere

da La Tecnica della Scuola

Negli ultimi quindici mesi il Miur ha cambiato tre ministri, ma non è stato in grado di sbloccare le nomine di ben dieci direttori generali  (di cui alcuni fondamentali, come quelli per il personale, ma anche per le direzioni per gli ordinamenti scolastici e la valutazione, per le risorse umane, finanziarie e i contratti) e di quattro dirigenti a capo degli Usr (Lombardia, Lazio, Liguria e Sicilia).

Altri rallentamenti

A dire il vero, sia Marco Bussetti, sia Lorenzo Fioramonti, ci avevano provato. Le nomine erano state prodotte. Poi, però, l’individuazione degli alti dirigenti avvenuta troppo a ridosso delle dimissioni da ministro, nel caso di Fioramonti, la caduta inaspettata in estate del governo giallo-verde, oltre che l’intervento della Corte dei Conti sulle scelte di Marco Bussetti, hanno azzerato tutto.

E ora che le scelte sono finite nelle mani della nuova ministra Lucia Azzolina, si profilano altri tipi di problemi: lo “spacchettamento” del Miur, infatti, potrebbe seriamente rallentare le scelte per i nuovi direttori generali, proprio per via della ridefinizione di dipartimenti, uffici e ambiti ministeriali.

Preoccupati i sindacati

A denunciare questa situazione di impasse sono anche i sindacati: “Due accordi, tre ministri e al Miur non ci sono interlocutori in grado di assumere decisioni di gestione di una macchina organizzativa complessa come quella del sistema di istruzione nazionale. Tutto fermo, accordi sospesi, decisioni rinviate in attesa di una catena di comando che ha bisogno di essere definita, nella sua interezza”, osserva Pino Turi, preoccupato il segretario generale della Uil scuola.

“I ministri hanno il diritto di costituire la migliore squadra possibile per realizzare i propri programmi, – ribadisce Turi – ma il vuoto che registriamo al Miur, aggravato dallo “spacchettamento“, non è più compatibile con i tempi della scuola e con i problemi che quotidianamente vanno risolti”.

Turi (Uil): fare in fretta e bene

“Fortunatamente – continua il sindacalista – il sistema di scuola dell’autonomia, con i suoi meccanismi di autogoverno, riesce a far fronte alla nomale gestione ed efficienza delle attività che attengono alla comunità scolastica”.

Il punto è che le leggi, a partire dall’ultima approvata, il decreto scuola L. 159/19, per “adattarsi alla realtà hanno bisogno di regole negoziali e di confronto”, al fine di realizzare i fondamentali decreti attuativi, ma “tutto viene rinviato per mancanza di interlocutori”: in ballo, da fronteggiare con urgenza ci sono diversi aspetti, come il nuovo reclutamento, in primis i concorsi urgenti da svolgere, il precariato che si sta allargando a macchia d’olio e il nodo del rinnovo contrattuale.

All’unico interlocutore concreto che è il ministro Azzolina – puntualizza Turi – chiediamo di fare in fretta e bene. Partire dalla convocazione dei tavoli già definiti a cui si aggiungono i problemi che inevitabilmente si presentano e si presenteranno nelle realtà complesse della scuola”.

Brexit, per Erasmus+ per tutto il 2020 situazione invariata

da La Tecnica della Scuola

“Abbiamo verificato con i colleghi della Commissione europea la reale situazione del Regno Unito all’interno del Programma Erasmus+ e possiamo quindi rassicurare tutti i beneficiari sul fatto che fino alla fine del 2020 la situazione rimarrà invariata, con la prosecuzione di tutte le attività previste in tutte le azioni chiave del Programma, incluse quindi anche le piattaforme eTwinning e Epale”.

Così si legge in un articolo, a firma Elena Maddalena, pubblicato sul sito di Erasmus plus.

Il chiarimento si è reso necessario per via della preoccupazione crescente nell’opinione pubblica sulle opportunità del Programma Erasmus+ oltremanica.Anche perché il Regno Unito è il quanto Paese di destinazione degli studenti italiani, dopo Spagna, Francia e Germania, mentre nella classifica dei Paesi di provenienza, è al settimo posto, dopo Spagna, Francia, Germania, Polonia, Portogallo, Turchia.

“Con la nuova programmazione europea – si legge nell’articolo -, a partire dal 2021, il governo inglese negozierà la partecipazione al Programma Erasmus+ con le istituzioni dell’Unione Europea. Al momento il quadro è ancora in fase di definizione. Uscire dall’Unione Europea, comunque, non vuol dire andare fuori automaticamente dall’Area europea dell’Istruzione e della Formazione. Il Programma Erasmus, infatti, prevede già diverse forme di partecipazione per gli stati che non fanno parte dell’UE, basti pensare alla Turchia, alla Serbia, alla Repubblica di Macedonia o ai Paesi dello Spazio economico comune (Norvegia, Islanda e Lichtenstein), che aderiscono in modo completo al Programma. Per alcune misure, ad esempio nel settore dell’Università, ci sono poi molte opportunità di cooperazione e mobilità anche verso stati di altri continenti”.

A questo devono aggiungersi le dichiarazioni su Twitter del ministro britannico per l’Università, la Scienza e la Ricerca, Chris Skidmore, che confermano la volotà del Regno Unito di restare  aperto alla partecipazione ai programmi futuri e che ciò farà parte dei futuri negoziati.

Concorsi secondaria: la soppressione degli ambiti disciplinari complica le procedure

da Tuttoscuola

In occasione della riforma delle classi di concorso, al fine di snellire le procedure dei concorsi di scuola secondaria, veniva emanato il decreto ministeriale 93/2016 per la “Costituzione di ambiti disciplinari finalizzati allo snellimento delle procedure concorsuali e di abilitazione all’insegnamento”.

Nel decreto si motivava la scelta in questi termini: “Ritenuto opportuno costituire ambiti disciplinari ampi, ai fini del conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento e del reclutamento, mediante concorso, per esami e titoli, del personale docente della scuola secondaria e artistica, così da garantire maggiore snellezza ed economicità alle procedure stesse, assicurando, nel contempo, un’ampia mobilità professionale nell’ambito del settore individuato.

Obiettivi più che condivisibili, dunque: snellezza delle procedure, loro economicità, mobilità professionale.

Ma la legge finanziaria 2019 (n. 145/2018), modificando il decreto legislativo 59/2017 che aveva confermato i raggruppamenti delle classi di concorso in ambiti disciplinari, ha soppresso quei raggruppamenti in questi termini: “le parole: «, anche raggruppate in ambiti disciplinari» sono soppresse”.

Erano 8 gli ambiti disciplinari, cinque verticali (tra secondaria di I e II grado) e 3 orizzontali (nella secondaria di II grado). I raggruppamenti dei 5 ambiti verticali riguardavano complessivamente 15 classi di concorso, mentre i 3 ambiti orizzontali ne raggruppavano 10: 25 classi di concorso, dunque, raggruppate in 8 ambiti.

Con la soppressione degli ambiti le procedure concorsuali aumentano di numero (anziché 8 diventano 25) e con loro anche, probabilmente, il numero delle commissioni. Ad essere penalizzati in termini, soprattutto, di tempi e procedure di svolgimento saranno, conseguentemente, i concorsi ordinari e straordinari.

Maturità: beccato a copiare dallo smartphone, escluso da tutte le prove

da Tuttoscuola

Sorpreso a copiare dal proprio smartphone il giorno della seconda prova maturità 2019 e sospeso da tutte le prove. È quanto ha stabilito la seconda sezione del Tar della Puglia, sede di Lecce, con la sentenza r.g. 879/2019 nei confronti di un maturando beccato a copiare la sua seconda prova con l’aiuto del cellulare. A raccontare la storia è Italia Oggi.

Lo studente, peraltro, aveva consegnato prima dell’inizio dello svolgimento della seconda prova scritta dell’esame di Stato un primo telefono, omettendo di averne però un secondo. Proprio da quest’ultimo avrebbe quindi iniziato a copiare nonostante il divieto. Sorpreso in flagrante dalla commissione di esame, ha quindi consegnato anche il secondo telefono senza però poter continuare l’esame, né per quel giorno, né per quegli successivi. A prendere questa decisione sarebbe stata proprio la stessa commissione sulla base delle disposizioni contenute nella nota ministeriale U0012396 del 6 giugno 2019 che prevedono proprio l’esclusione dall’esame di maturità qualora si venga sorpresi ad utilizzare lo smartphone durante le prove.

A nulla è servito il ricorso presentato dal ragazzo: il Tar lo ha rigettato ritenendo infondati tutti i motivi posti alla base dell’azione. L’esclusione dall’esame di maturità stabilita dalla commissione è quindi legittima.