PRECARI: PIÙ VALORE AL SERVIZIO PER IL CONCORSO RISERVATO

PRECARI, GILDA: PIÙ VALORE AL SERVIZIO PER IL CONCORSO RISERVATO

Riequilibrare i pesi dei punteggi assegnati alla prova e ai titoli per valorizzare maggiormente l’esperienza didattica già maturata dai candidati. A chiederlo è la Gilda degli Insegnanti alla luce delle tabelle di valutazione dei titoli per il concorso riservato ai precari con 36 mesi di servizio. 
“Secondo quanto stabilito dal ministero dell’Istruzione – afferma il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio – l’80 per cento del punteggio complessivo sarà destinato all’esito delle prove concorsuali e il restante 20 per cento ai titoli, compreso il servizio al quale sarà riconosciuto 1 punto per ciascuno anno prestato. Riteniamo che la distribuzione del punteggio sia sbilanciata e che l’esperienza già svolta in aula dai precari debba essere tenuta in maggiore considerazione nel computo dei titoli posseduti”.
“Inoltre – aggiunge Di Meglio – chiediamo con forza che i precari con i tre anni di servizio senza titolo sul sostegno possano partecipare alle procedure riservate per la propria classe di concorso. I docenti impiegati sul sostegno – spiega il coordinatore nazionale della Gilda – sono nominati sulla base della graduatoria delle proprie discipline per le quali risultano in possesso del titolo di studio richiesto. È fondamentale sottolineare, infatti, che non esiste la classe di concorso per il sostegno. Ciò che chiediamo, dunque, non è una sanatoria ma il legittimo riconoscimento del servizio prestato”, conclude Di Meglio.  

Osservatorio «Indifesa»: 4 ragazzi su 10 hanno subito atti di bullismo nella loro vita

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Bullismo e cyberbullismo sono le minacce più temute da oltre un adolescente su 3, subito dopo violenze sessuali (31,73%) e droghe (24,76) . 6 adolescenti su 10 hanno assistito ad atti di bullismo e/o cyberbullismo. Quasi la metà degli adolescenti ha vissuto sulla propria pelle atti di bullismo da parte di compagni (44,9%, che sale al 46,5% nei maschi).

A differenza del cyberbullismo che invece colpisce di più le ragazze: il 12,4% delle giovani ammette di esserne state vittima, contro il 10,4% dei ragazzi. A questo si somma la sofferenza provocata dai commenti a sfondo sessuale, subìti dal 32% delle ragazze, contro il 6,7% dei ragazzi.

Tra le molestie online, le provocazioni in rete, conosciute come “trolling”, disturbano il 9,5% degli adolescenti, ma colpiscono di più i maschi (16% delle femmine (7,2%). È questa l’allarmante fotografia scattata da Terre des Hommes e ScuolaZoo attraverso i risultati dell’indagine dell’Osservatorio indifesa, che ha raccolto le opinioni di 8mila ragazzi e ragazze delle scuole secondarie in tutta Italia su violenza, discriminazioni e stereotipi di genere, bullismo, cyberbullismo e sexting diffusi in occasione della Giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo a scuola e del Safer Internet Day.

Tra le ansie degli adolescenti italiani sui temi legati a bullismo e cyberbullismo è proprio la violenza in rete a fare più paura. Il cyberbullismo viene infatti percepito da 4 adolescenti su 10 (39,7%) come molto rischioso; ad essere più preoccupati sono i maschi (43,2%), rispetto alle femmine (38,2%).

Al secondo posto troviamo la paura di diventare bersaglio di trolling e di subire molestie online, con il 37,3%. Qui ad essere più preoccupate sono le ragazze (39,5%) contro il 31,7% dei maschi. La perdita della propria privacy è considerato un rischio dal 33,1% degli adolescenti, con lo scarto di un punto tra femmine e maschi, a favore di quest’ultimi.

Il 32% delle ragazze teme di diventare bersaglio di appellativi volgari, cosa che preoccupa solo il 21,8% dei ragazzi. Essere adescate online è l’incubo da una ragazza su 3 (28,4%). Chi vive queste esperienze sviluppa sentimenti di vergogna, ansia e malessere – anche fisico – e le conseguenze, come la bassa autostima, si possono protrarre fino all’età adulta se l’adolescente non viene correttamente aiutato a superare il trauma.

Tra chi ha risposto al questionario ci sono anche coloro che mettono in pratica atti di bullismo e/o cyberbullismo: 1 ragazzo su 10 ammette di aver compiuto atti di bullismo e/o cyberbullismo, mentre la percentuale si dimezza quando a rispondere sono le ragazze.

«La violenza tra pari, online e offline, è una realtà con cui i nostri ragazzi e ragazze devono fare i conti. Realmente subìta, o soltanto percepita, entra nelle loro vite, probabilmente li agita e li condiziona e lascia dei segni sulla loro personalità», dichiara Paolo Ferrara, direttore di Terre des Hommes. «È una violenza fatta di contatto fisico, ma ancora più spesso è un attacco alle proprie insicurezze, a quella identità che va formandosi, in modo sempre più marcato, proprio negli anni dell’adolescenza. Questo ci dice l’Osservatorio indifesa, diventato ormai un punto di riferimento unico, per contenuti e numero di ragazzi coinvolti, nel panorama italiano. Un luogo di ascolto fondamentale che ha permesso a Terre des Hommes e ai suoi partner di costruire percorsi di partecipazione giovanile sempre più innovativi e coinvolgenti, quali il Network indifesa o il ProteggiMI Tour»

L’Osservatorio indifesa è nato per raccogliere le opinioni degli adolescenti italiani attraverso un questionario somministrato online attraverso i canali della Community ScuolaZoo e le scuole italiane coinvolte con la Campagna indifesa.

I risultati ottenuti (in tre anni il numero di studenti rispondenti si è quadruplicato) sono stati possibile grazie all’amplificazione che ScuolaZoo ha dato al questionario attraverso il proprio sito e profilo instagram seguito da oltre 4 milioni di follower.

Il testo del questionario è stato rivisitato grazie all’apporto dei Ris – Rappresentanti d’istituto ScuolaZoo (unico network in Italia di rappresentanti d’istituto apartitici) per rendere il linguaggio più vicino al target di riferimento. ScuolaZoo ha poi portato Terre des Hommes in tour nelle proprie assemblee d’istituto facendo arrivare il questionario direttamente nelle scuole.

ScuolaZoo è il media brand di riferimento della Generazione Z perché sensibilizza e aiuta gli studenti italiani a creare una propria coscienza civica, ed è in grado di parlare il loro linguaggio accorciando le distanze tra il mondo delle istituzioni e quello dei giovani.

«Viviamo ogni giorno i ragazzi, per questo conosciamo il loro linguaggio – commenta Francesco Marinelli, editor in chief di ScuolaZoo – la Generazione Z non è quella che spesso viene dipinta: è invece attenta ed altruista, si tratta solo di coinvolgerli nella maniera corretta e utilizzare i loro canali. Noi lo facciamo quotidianamente e riusciamo a portare loro i messaggi che le istituzioni e le associazioni vogliono trasmettergli».

«Il bullismo è sintomo di un forte disagio e malessere della nostra società – dichiara Marialessandra Caputi, presidente di Kreattiva -. È l’espressione di una sofferenza psicologica che si esprime a livello relazionale e che pertanto va trattata coinvolgendo in modo sinergico e sistemico tutti gli attori e le agenzie educative fondamentali per la crescita dell’essere umano».

Per domani, Giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo a scuola, Terre des Hommes presenta anche il video @pri gli Occhi# del regista Stefano Girardi. Il corto realizzato dalla casa di produzione Moovie On parte dall’idea che nel fenomeno del bullismo coabitino due generi di carnefici. Quelli che attuano fisicamente il sopruso e quelli che, al posto di indignarsi ed intervenire, si girano dall’altra parte o, peggio ancora, avallano questi comportamenti. Tale connivenza diventa, nel caso del cyberbullismo, ancora più forte ed amplificata dall’utilizzo dei social network. Qui, i “bulli indiretti” svolgono la parte più feroce condividendo questi contenuti senza pensare alle conseguenze.


Scuola, rottura tra sindacati e ministra: “Sciopero il 17 marzo”

da la Repubblica

I sindacati che lo scorso aprile, con un altro governo, avevano appoggiato l’iniziativa di Giuseppe Conte per la scuola e il precariato (l’intervento fermò uno sciopero alla vigilia delle elezioni europee), ora bocciano la ministra Lucia Azzolina, titolare dell’Istruzione del governo Pd-Cinque Stelle. Sul tema dei concorsi. E proclamano uno sciopero degli insegnanti precari: sarà il prossimo 17 marzo.

Lo hanno deciso ieri cinque sindacati della scuola nella riunione delle “segreterie unitarie”: Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti. Hanno scritto, firmando insieme: “Sono venute a cadere le ragioni per cui sono state a suo tempo sospese le iniziative di mobilitazione. Il confronto dei giorni scorsi al ministero ha evidenziato una sostanziale indisponibilità al negoziato di questa amministrazione, che ha respinto in larga parte le proposte avanzate dai sindacati sui provvedimenti relativi alle procedure concorsuali. Migliaia di persone attendono risposte concrete e rispettose del loro lavoro”.

La questione è la costruzione dei prossimi tre concorsi – nati con il ministro Marco Bussetti, portati a casa da Lorenzo Fioramonti, ora allestiti dalla Azzolina -. La ministra, difendendo la linea tenuta nella precedente legislatura dai Cinque Stelle, nei due giorni di trattativa, 29 e 30 gennaio, ha opposto alle richieste di ammorbidimento delle prove due principi: scritti selettivi e scelte basate sul merito, “i concorsi straordinari, in particolare, non potranno essere una sanatoria”.

I tre prossimi bandi sono, va ricordato: uno straordinario per la scuola secondaria di primo e secondo grado (medie e superiori), un ordinario ancora per medie e superiori, quindi il bando per l’infanzia e la primaria.

I punti centrali di rottura della trattativa, che hanno determinato la successiva dichiarazione di sciopero, sono l’assenza – nell’unica prova “salva-precari” – di una banca dati sui testi che potrebbero uscire, ovvero la pre-pubblicazione dei quesiti dello scritto. E’ già stato fatto in passato, ma il Miur ha rifiutato la possibilità per il concorso straordinario visto che, in questo caso, non è prevista pre-selezione (presente invece per il bando ordinario): “E’ una sola prova scritta selettiva volta ad accertare il possesso da parte dei candidati di specifiche competenze”. Argomento di contestazione, poi, è diventata la valutazione della stessa prova scritta, stabilita con 80 quesiti a cui si dovrà rispondere in 80 minuti: il Miur è sceso a 70 domande, ma per i sindacati non è stato sufficiente. Ancora, il ministero vuole far pesare lo scritto per l’ottanta per cento del punteggio totale mentre la controproposta sindacale vorrebbe attribuire alla prova selettiva al massimo 30 punti, alla valutazione dei titoli fino a 70 punti e attribuirne cinque per ogni anno di servizio. Infine, i confederali più Snals e Gilda non accettano il divieto di partecipazione al concorso straordinario per gli specializzati o specializzandi sul sostegno che insegnano in un ordine di scuola diverso dalla secondaria (le superiori, appunto).

La distanze sono chiare: la ministra Azzolina cerca di rendere le prove sinceramente selettive, le organizzazioni sindacati provano a tutelare il maggior numero di docenti precari e la loro esperienza. Il risentimento sui modi dei concorsi – centrale nello scontro – s’inserisce in un quadro che vede il contratto nazionale non rinnovato e, per ora, con simulazioni di aumenti in busta paga decisamente basse. La ministra Azzolina considera sufficienti le indicazioni dei sindacati recepite e ha inviato gli atti dei concorsi al Consiglio superiore della Pubblica amministrazione: “Se i concorsi non partono si rischiano ulteriori vuoti all’inizio della prossima stagione scolastica”.

Lo sciopero del 17 marzo sarà il primo atto di una serie di iniziative di protesta “che si svilupperanno su un arco di tempo lungo”. E’ possibile che, come accade nella Pasqua del 2019, Giuseppe Conte possa intervenire direttamente per convincere i sindacati a interrompere l’azione.


Iscrizioni e obblighi vaccinali, cosa devono fare le scuole. Guida

da Orizzontescuola

di Francesca Carotenuto

Il 31 gennaio si sono concluse le iscrizioni online per gli alunni interessati dal passaggio al ciclo successivo. Le istituzioni scolastiche sono impegnate, in questo frangente, ad acquisire le iscrizioni delle famiglie, confermare l’accettazione delle stesse o eventualmente smistare quelle in eccesso alle seconde/terze scuole di preferenza.

Successivamente, sarà necessario adempiere agli obblighi previsti dalla normativa nei confronti delle strutture sanitarie territorialmente competenti per il controllo sulle vaccinazioni degli alunni.

Cosa ci dice la normativa in merito? Quale procedura è più opportuno seguire?

Orizzonte Scuola fa il punto su questa fase di passaggio informazioni che interesserà prossimamente tutte le segreterie.

OBBLIGHI VACCINALI – COSA DICE LA NORMATIVA? (D.L. n. 73 del 07/06/2017)

A decorrere dall’a.s. 2019/2020 sono state previste misure di semplificazione per gli adempimenti vaccinali ai fini dell’iscrizione scolastica. Pertanto, non è più richiesto ai genitori/tutori/affidatari di presentare all’atto dell’iscrizione la documentazione sulle vaccinazioni. Saranno le ASL a trasmettere direttamente alle scuole le informazioni contenute negli anagrafi vaccinali.

Entro il 10 marzo i dirigenti scolastici, i responsabili dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole private non paritarie e dei centri di formazione professionale devono inviare all’ASL territorialmente competente l’elenco degli iscritti all’anno scolastico successivo.

Entro il 10 giugno le ASL restituiranno alle istituzioni scolastiche gli elenchi, completi delle diciture:

  1. “non in regola con gli obblighi vaccinali”
  2. “non ricade nelle condizioni di esonero, omissione o differimento”
  3. “non ha presentato formale richiesta di vaccinazione”.

Queste informazioni per l’accertamento della situazione vaccinale dei bambini sono valide e preliminari al fine della formazione delle classi per evitare che minori non vaccinabili per motivi di salute siano inseriti in classe nelle quali siano presenti minori non vaccinati.

Per i soggetti “non in regola con gli obblighi vaccinali” si procede secondo quanto previsto dalla Circ. del Ministero della Salute del 16/08/2017 con una contestazione formale dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale e con l’avvertimento di genitori/tutori/affidatari che se non dovessero far somministrare al minore il vaccino entro il termine fissato dalla stessa ASL, sarà loro comminata la sanzione amministrativa pecuniaria.

Tale circostanza assume una fattispecie differente per quanto riguarda gli alunni iscritti alle scuole dell’infanzia, in quanto la segnalazione d’inadempienza nei confronti di un minore (non imputabile a intervenuti problemi di salute del bambino o all’organizzazione del servizio vaccinale), rappresenta un motivo di esclusione dal servizio educativo.

Per i soggetti in condizione di “esonero, omissione o differimento” la posizione dovrà essere gestita in base ad accordi con l’ASL in quanto si tratta di soggetti per i quali è avvenuta l’immunizzazione a seguito di malattie naturali, per i quali siano state attestate dal pediatra controindicazioni alle vaccinazioni per pregressa malattia, oppure sia stata presentata formale richiesta di vaccinazione presso il centro vaccinale di competenza.

Per i soggetti che “non hanno presentato formale richiesta di vaccinazione” saranno contattati dai dirigenti scolastici al fine di depositare presso la scuola, entro il 10 luglio, la documentazione comprovante lo stato vaccinale.

MANCATA PRESENTAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE

La mancata presentazione della documentazione entro termine di scadenza delle iscrizioni, e comunque non oltre il 10 luglio di ogni anno attraverso autodichiarazione, è segnalata nei successivi 10 giorni alle ASL territorialmente competenti, affinché queste possano attivare le azioni previste per il recupero dell’inadempienza.

In ogni caso la presentazione della documentazione costituisce requisito di accesso per i servizi educativi dell’infanzia, ivi incluse le scuole private non paritarie. Per gli altri gradi di istruzione ed in particolare per quelli dell’obbligo, la presentazione di suddetta documentazione non costituisce requisito di accesso alla scuola (primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado e centri di formazione professionale regionale).

ULTERIORI ADEMPIMENTI DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

I minori non vaccinabili (per ragioni di salute) che sarebbero esposti ad un rischio elevato se i loro compagni di classe non fossero vaccinati, devono essere inseriti in classi nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati. Inoltre, le scuole sono tenute a comunicare alle ASL, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.

QUALE PROCEDURA E’ CONSIGLIABILE ESEGUIRE?

Per una migliore ottimizzazione del lavoro delle segreterie è opportuno richiedere le informazioni relative all’espletamento dell’obbligo vaccinale già in sede di raccolta delle iscrizioni. Per le iscrizioni alle scuole dell’infanzia è consigliabile che le famiglie consegnino l’attestazione dell’avvenuta somministrazione dei vaccini al fine di evitare l’esclusione dalla frequenza per il successivo anno scolastico.

Successivamente si procederà con l’invio dei dati delle iscrizioni per permettere all’ASL di effettuare i dovuti controlli sull’anagrafe vaccinale. Una volta ottenuta la restituzione dei dati (dal 10 giugno), si procederà col mettersi in contatto con le famiglie per le quali è stata riscontrata un’anomalia al fine di richiedere la consegna di certificazioni o documenti attestanti l’avvenuta somministrazione dei vaccini. Questa fase dovrà essere conclusa entro e non oltre il 10 luglio. Nei successivi 10 giorni si procederà con una ricognizione finale dei dati acquisiti e nella trasmissione degli stessi per l’individuazione dei soggetti inadempienti.

Una volta accertata la situazione dell’anagrafe studenti ed a formazione delle classi avvenute, si procederà entro il 31 ottobre dell’anno scolastico successivo a segnalare all’ASL territorialmente competente quelle classi in cui sono presenti almeno 2 alunni non vaccinati.

Hai dei quesiti da porre a Francesca Carotenuto su mondo DSGA, segreterie o aspetti legati alla normativa scolastica? Scrivi a redazione@orizzontescuola.it inserendo nell’oggetto “Per Francesca Carotenuto”

Part time docenti e ATA, domanda entro il 15 marzo. Orario settimanale, precedenze, stipendio

da Orizzontescuola

di redazione

Possono essere interessati (se assunti con contratto a tempo indeterminato)

Facsimile di domanda

Altri facsimile modelli di domanda

Scade il 15 marzo la domanda per la richiesta di part time. I requisiti e le modalità per inoltrare la domanda.

Possono essere interessati (se assunti con contratto a tempo indeterminato)

  • docenti (anche neo – immessi in ruolo) di ogni ordine e grado;
  • personale delle istituzioni educative e dei conservatori ed accademie
  • personale A.T.A. delle scuole di ogni ordine e grado, con esclusione dei Direttori dei Servizi generali ed amministrativi
  • personale che sarà collocato in quiescenza dal 1° settembre e che chiederà il mantenimento in servizio con rapporto di lavoro a tempo parziale ( subordinato alla verifica delle condizioni di esubero, dopo le operazioni di mobilità)

N.B. Bisogna prestare particolare attenzione agli artt. 7, 8 e 9 dell’O.M. n. 446 del 22.07.97

art. 7 Non è consentito l’impiego di personale a tempo parziale nelle classi di scuola di infanzia e primaria ove l’insegnamento debba essere interamente svolto da un unico docente.

Per gli insegnanti della primaria il part time comprende la partecipazione alla programmazione didattica collegiale. In ogni caso dovrà essere garantita l’unicità dell’insegnante, nonché l’unitarietà degli ambiti nell’intervento formativo.

Gli insegnanti di scuola di infanzia non possono essere assegnati alle sezioni funzionanti con il solo turno antimeridiano, in quanto occorre assicurare l’unicità di insegnante per sezione; per quanto attiene alle sezioni funzionanti dalle otto alle dieci ore giornaliere è possibile prevedere l’applicazione della disciplina del tempo parziale limitatamente ad una delle due insegnanti assegnate alle sezioni per garantire la stabilità di una figura di riferimento.

Per i docenti di secondaria di primo e secondo grado , titolari su classi di concorso comprendenti più discipline, la fruizione del part-time deve essere raccordata alla scindibilità del monte orario di ciascun insegnamento della classe di concorso stessa. Si può essere assegnati alle cattedre a tempo prolungato, con esclusione di quelle di materie letterarie, attesa la preponderanza di tale insegnamento rispetto all’orario complessivo, nonché al ruolo di riferimento didattico ascrivibile al relativo docente, nella programmazione interdisciplinare dell’attività didattica

Nella secondaria di II grado deve essere assicurata l’unicità del docente in ciascuna classe e in uno o più degli insegnamenti di cui è composta ciascuna cattedra, in base agli ordinamenti didattici vigenti.

I docenti di sostegno in part time non possono essere utilizzati su posti che comportino interventi di sostegno su singoli alunni di durata superiore alla metà dell’orario settimanale obbligatorio d’insegnamento stabilito per ciascun grado di scuola.

Personale educativo

Il rapporto a tempo parziale del personale educativo dovrà articolarsi in almeno 3 giorni lavorativi settimanali in modo tale da non escludere alcuna delle incombenze spettanti e di almeno due giorni lavorativi settimanali, quando è compreso il servizio di assistenza notturna ai convittori. L’articolazione delle prestazioni per determinati periodi dell’anno è autorizzata in relazione alla progettazione educativa.

Personale ATA

Il part time si attua, di norma, secondo articolazioni su base settimanale, con riduzione della prestazione in tutti i giorni lavorativi, ovvero secondo articolazioni che prevedano la prestazione continuativa di 6 ore giornaliere per tre giorni settimanali, anche pomeridiane. L’articolazione delle prestazioni in determinati periodi dell’anno del suddetto personale è autorizzata dal Provveditore agli studi per comprovati e gravi motivi, e deve essere realizzata in misura tale da rispettare la media della durata del lavoro settimanale prevista per il tempo parziale nell’arco temporale preso in considerazione (settimana, mese o anno).

Leggi anche Come gestire partecipazione attività funzionali all’insegnamento

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

La scadenza è fissata al 15 marzo. Si tratta di una scadenza annuale, fissata dalla circolare del O.M. n. 55 del 13/02/1998. Vale la data di assunzione a protocollo della scuola.
La domanda deve essere presentata, per il tramite del Dirigente scolastico della scuola di servizio, all’Ambito Territoriale competente. Alcuni USR e Ambiti territoriali stanno provvedendo in questi giorni alla pubblicazione delle relative domande.

Il part time dura due anni scolastici. Il contratto di variazione del rapporto di lavoro avrà decorrenza dal 1° settembre.

Al termine dei due anni non è necessaria alcuna richiesta di proroga se si decide di proseguire il rapporto di lavoro part time (a meno che nel contratto stipulato non sia stata indicata una precisa scadenza). Invece il ritorno al tempo pieno deve essere esplicitamente richiesto.

Si possono verificare 3 casi

  • personale già titolare di contratto part-time da almeno un biennio, che intende chiedere il rientro a tempo pieno dal 1° settembre . In questo caso è necessario produrre specifica domanda entro il 15 marzo . La mancata richiesta del rientro è considerata una conferma del rapporto di lavoro a tempo parziale.
  • personale che intende modificare l’articolazione della prestazione del servizio, cioè il numero delle ore settimanali o il tipo, orizzontale/verticale
  • personale che richiede per la prima volta la trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale

REVOCA E RINUNCIA 

Per quanto riguarda la revoca della domanda presentata bisogna fare eventualmente riferimento a date eventualmente segnalate dai singoli Uffici Scolastici (meglio informarsi in via preventiva sulla possibilità), mentre non ci risulta vi siano disposizioni normative che permettano di rinunciare al provvedimento, una volta disposto (ma anche in questo caso è bene accertarsi).

NOVITA’ INTRODOTTE DALLA CIRCOLARE DELLA FUNZIONE PUBBLICA n. 9 del 30 GIUGNO 2011

Di fronte ad una istanza del lavoratore, l’amministrazione non ha l’obbligo di accoglierla, nè la trasformazione avviene in modo automatico. La trasformazione “può” essere concessa entro 60 giorni dalla domanda.

La novità più consistente della Circolare è dunque che la trasformazione del rapporto di lavoro in part time è subordinata alla valutazione discrezionale dell’amministrazione interessata

La valutazione dell’istanza si basa su 3 elementi:

  • la capienza dei contingenti fissati dalla contrattazione collettiva in riferimento alle posizioni della dotazione organica (Il Dirigente Scolastico deve verificare che non sia già satura, per l’a.s. in corso, l’aliquota del 25% destinata al personale docente con rapporto a tempo parziale rispetto alla dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e comunque il limite di spesa massima annua prevista per la dotazione organica medesima)
  • l’oggetto dell’attività, di lavoro autonomo o subordinato, che il dipendente intende svolgere a seguito della trasformazione del rapporto. Lo svolgimento dell’altra attività non deve essere in conflitto e la trasformazione non è concessa quando l’attività lavorativa di lavoro subordinato debba intercorrere con altra amministrazione
  • l’impatto organizzativo della trasformazione, che può essere negata quando dall’accoglimento della stessa deriverebbe un pregiudizio alla funzionalità dell’amministrazione, in relazione alle mansioni e alla posizione organizzativa ricoperta dal dipendente

L’istanza va sicuramente rigettata in caso di pregiudizio alla funzionalità complessiva della scuola. Le motivazioni del diniego devono essere evidenti, per permettere al dipendente di conoscere le ragioni dell’atto, di ripresentare nuova istanza se lo desidera, e se è il caso consentire l’attivazione del controllo giudiziale.

Hanno precedenza:

  • i lavoratori il cui coniuge, figli o genitori siano affetti da patologie oncologiche
  • lavoratori che assistono una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, che abbia connotazione di gravità ai sensi dell’art.3 comma 3 della legge 104 del 1992, con riconoscimento di una invalidità pari al 100% e necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita
  • lavoratori con figli conviventi di età non superiore a 13 anni
  • lavoratori con figli conviventi in situazione di handicap grave

Per il personale docente di ogni ordine e grado che non intende variare volontariamente il proprio orario di servizio, ma la modifica si rende necessaria per garantire l’unicità dell’insegnamento, in seguito alla definizione del numero effettivo di classi autorizzate in organico di fatto, il numero di ore di lavoro e l’articolazione dell’orario di servizio sarà definito dal Dirigente Scolastico tenendo conto delle esigenze dell’interessato, per quanto le stesse siano compatibili con quelle prevalenti di buon funzionamento dell’Istituzione. [indicazione dell’UST di Viterbo nota n. 322 del 28/01/2013]

N° DOMANDE

Possono essere accolte domande nel limite massimo del 25% della dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per la dotazione organica medesima.

ORARIO DI SERVIZIO

La durata minima delle prestazioni lavorative deve essere di norma pari almeno al 50% di quella a tempo pieno

Il tempo parziale può essere realizzato:

a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale) ;

b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana (non meno di 3 giorni), del mese, o di determinati periodi dell’anno (tempo parziale verticale). La fruizione del part time in determinati periodi del mese o dell’anno sarà possibile solo se lo consente la programmazione dell’attività didattica, nell’ambito dell’autonomia organizzativa prevista dall’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

c) con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due modalità indicate alle lettere a e b (tempo parziale misto) , come previsto dal d.lgs. 25.02.2000, n. 61

Bisogna in ogni caso tener conto delle particolari esigenze di ciascun grado di istruzione, anche in relazione alle singole classi di concorso a cattedre o posti, ed assicurare l’unicità del docente, per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezioni di scuola dell’infanzia, nei casi previsti dagli ordinamenti didattici, prevedendo a tal fine le ore di insegnamento che costituiscono la cattedra a tempo parziale.

L’orario di servizio (ovvero i giorni in cui sarà effettuata la prestazione lavorativa) sarà predisposto in relazione alla compatibilità dell’orario richiesto con l’orario definitivo delle lezioni elaborato ad inizio anno scolastico in ciascuna istituzione scolastica. Non è possibile infatti garantire a priori l’impiego in determinati giorni della settimana o in particolari orari giornalieri.

RETRIBUZIONE

Al docente saranno corrisposti gli emolumenti in misura proporzionale alle ore di servizio.
Il trattamento previdenziale e di fine rapporto è disciplinato dall’art. 8 della legge 554/88 e successive modificazioni ed integrazioni

FERIE

I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un numero di giorni di ferie e di festività soppresse pari a quello dei lavoratori a tempo pieno.
I lavoratori a tempo parziale verticale hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell’anno

Al fine di stabilire l’entità delle ferie spettanti al dipendente, assume esclusivamente rilievo il numero delle giornate (e non delle ore) lavorative prestate.

Il numero di giorni di festività soppresse è pari a quello dei lavoratori a tempo pieno

ATTIVITA’ AGGIUNTIVE

Il docente è escluso dalle attività aggiuntive aventi carattere continuativo e non può fruire di benefici che comunque comportino riduzioni dell’orario di lavoro, salvo quelle previste dalla legge. A

Attività collegiali

Il docente con orario di lavoro part time è tenuto a partecipare all’attività collegiale anche se la convocazione è disposta in giorni della settimana non coincidenti con quelli stabiliti per l’insegnamento. Docenti part time, Cassazione: devono partecipare a tutte le riunioni

PART TIME E LEGGE 104/92

Il docente in regime di part time può beneficiare dei tre giorni di permesso mensile previsto dalla legge 104/92?

Non ci sono limitazioni per i docenti che usufruiscono del part time orizzontale (riduzione oraria per tutti i giorni della settimana), mentre per il part time verticale la fruizione è limitata ad alcuni giorni della settimana. La circolare INPS del 22 luglio 2000 ha disposto che:

“il numero dei giorni di permesso spettanti va ridimensionato proporzionalmente .
Il risultato numerico va arrotondato all’unità inferiore o a quella superiore a seconda che la frazione sia fino allo 0,50 o superiore:
Si procede infatti con la seguente proporzione: x : a = b : c (dove “a” corrisponde al n° dei gg. di lavoro effettivi; “b” a quello dei (3) gg. di permesso teorici; “c” a quello dei gg. lavorativi)
Si riporta un esempio di 8 giorni di lavoro al mese su un totale di 27 giorni lavorativi teoricamente eseguibili (l’azienda non effettua quindi la “settimana corta”).
Perciò:
x : 8 = 3 : 27
x = 24 : 27;
x = 0,8 (gg. di permesso, da arrotondare a 1).
Nel mese considerato spetterà quindi 1 solo giorno di permesso”

PART TIME E CONGEDI PARENTALI

Per il part time orizzontale la questione non si pone, perchè si ha diritto a congedi e permessi nella stessa misura del personale a tempo pieno.

Per il part time verticale possiamo fare riferimento agli Orientamenti Applicati dell’ARAN per altri Comparti. Secondo tali orientamenti le assenze dovute a congedo parentale si computano tenendo conto di tutti i giorni di calendario ricadenti nell’intero periodo richiesto.

In assenza di un Orientamento per la scuola e poiché nel CCNL 2007 non vi è una disposizione che regoli il caso, al docente a part time verticale si dovrebbero calcolare solo i giorni in cui presta l’attività lavorativa e non tutti i giorni di calendario ricadenti nell’intero periodo richiesto, tenendo anche conto che il docente in questione non sarebbe tenuto ad altre attività nei giorni in cui non presta servizio.

Leggi gli esempi riportati in Part time e congedi parentali

PART TIME E ALTRO LAVORO

Qualora la prestazione lavorativa risulti superiore al 50% di quella a tempo pieno, resta confermato, per il docente, il divieto di svolgere qualsiasi attività di lavoro subordinato o autonomo tranne quelli per cui la legge o altra fonte normativa ne prevedano esplicitamente l’autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza a condizione che questa sia stata effettivamente rilasciata

E’ invece consentito svolgere una seconda attività (autonoma o subordinata) a condizione che:
– l’orario di servizio non superi il 50 per cento della prestazione ordinaria;
– si comunichi entro 15 giorni al Capo d’ istituto il successivo inizio della seconda attività;
– che la prestazione aggiuntiva non comporti un conflitto di interessi con la specifica attività di servizio nell’ Amministrazione di appartenenza e non arrechi grave pregiudizio alla funzionalità della stessa.

PART TIME E SOVRANNUMERO

I docenti in part – time mantengono la titolarità presso la sede di servizio, a meno che non partecipino volontariamente alle procedure di mobilità.

Nell’ipotesi di soprannumerarietà relativa sia all’organico di diritto che alla determinazione della situazione di fatto, si procede, per l’assegnazione della sede nei confronti dei soprannumerari di cui al precedente comma, con le stesse modalità previste per il personale a tempo pieno, secondo la vigente normativa.

PART TIME ED ESAME DI STATO

I docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale

  • possono essere designati commissari interni negli Esami di stato
  • hanno facoltà e non obbligo di presentare la domanda in qualità di commissari esterni

Qualora siano nominati, la prestazione lavorativa deve essere svolta secondo l’orario e le modalità previste per il rapporto a tempo pieno. In questo caso competono la stessa retribuzione e lo stesso trattamento economico che percepirebbero senza la riduzione dell’attività lavorativa.

Specifico per part time verticale: ferie, malattie, permessi. Necessario aggiornare il contratto – Guida di Paolo Pizzo

Part time e contributi pensione

Contributi part time: quanto contano e quale calcolo per la pensione docenti

INDICAZIONI PER LE SEGRETERIE SCOLASTICHE

Nel caso di rientro a tempo pieno, dopo la comunicazione di accoglimento dell’istanza da parte dell’Ambito Territoriale, il Dirigente Scolastico dovrà comunicare la variazione alla competente Ragioneria Territoriale dello Stato

Le domande presentate dai docenti vanno acquisite agli atti e registrate su SIDI attraverso il seguente percorso

Personale Comparto Scuola =>Gestione Posizioni di Stato =>Trasformazione Rapporto di Lavoro a Tempo Parziale =>Acquisire Domande

Le richieste dovranno essere trasmesse all’Ufficio Scolastico Territoriale, corredate dal prescritto parere favorevole del Dirigente Scolastico (art. 73 DL 112/08 convertito in Legge 133 del 06 agosto 2008). Eventuali pareri negativi devono essere espressi con dettagliata e adeguata motivazione

La stipula del contratto sarà a cura del Dirigente Scolastico, appena ricevuta comunicazione dell’accoglimento dell’istanza

Lo spezzone residuato dalla trasformazione di un rapporto di lavoro da tempo pieno a part time deve essere messo a disposizione dell’Ambito territoriale per la formazione di cattedre orario esterne da assegnare all’organico di fatto o eventualmente tramite supplenze dalle Graduatorie ad esaurimento o di istituto fino al 30 giugno.

La segreteria raccoglie le domande e le trasmette all’Ambito territoriale competente, che pubblica gli elenchi di coloro che sono stati ammessi alla trasformazione del rapporto di lavoro, nel limite del 25% della dotazione organica provinciale nel limite del 25% della dotazione organica del personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo
È possibile apportare variazioni a detti elenchi in seguito all’accoglimento di istanze finalizzate alla correzione di errori materiali ovvero su iniziativa dello stesso Ufficio.

Qualora si determini esubero delle domande rispetto al contingente, gli Uffici Scolastici accoglieranno le domande in base ai seguenti criteri:
1) precedenze di cui all’art. 3 dell’O.M. n.446/97;
2) maggiore anzianità di servizio;
3) maggiore età.

Part time verticale docenti: orario in non meno di tre giorni a settimana

MODIFICHE AL CONTRATTO

Qualora durante il periodo di vigenza del contratto si rendesse necessaria una variazione di orario di servizio, in relazione ad obiettive esigenze didattiche ed organizzative della scuola, si procederà alla modifica del contratto. La variazione, come ricordato dall’Ufficio Scolastico di Rieti, potrà essere definita dal Dirigente Scolastico tenendo conto delle esigenze dell’interessato, per quanto esse siano compatibili con quelle prevalenti di buon funzionamento dell’istituzione.

LE PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO

artt. 39 e 58 C.C.N.L. 2006/2009, O.M. n. 446/97, O.M. n. 55/98, D.Lgs. n. 61/2000, come modificato dal D.Lgs. n. 100/2001, L. n. 133/2008, circolare ministeriale n.9 del 30 giugno 2011

MODELLI DI DOMANDA

I modelli sono di solito disponibili presso gli Uffici Scolastici o le istituzioni scolastiche di servizio. Noi vi proponiamo i modelli elaborati dall’Ufficio Scolastico di Viterbo ( il modello di domanda di trasformazione/modifica del rapporto di lavoro, il fac-simile del provvedimento di modifica dell’orario, il fac-simile del contratto individuale di lavoro a part-time e il fac-simile del decreto di reintegro a tempo pieno) che possono essere adattati alle esigenze.

Facsimile di domanda

Altri facsimile modelli di domanda

N.B. I neo immessi in ruolo dal 1° settembre potranno presentare istanza di part time alla stipula del contratto.

Il Senato approva la legge che promuove la lettura

da La Tecnica della Scuola

Il Senato approva in via definitiva la legge per la promozione e il sostegno alla lettura, chiamata “Legge per il libro”.

Approvato all’unanimità

Il provvedimento, votato all’unanimità, prevede un Piano Nazionale d’Azione per la promozione della lettura con un Fondo che ha una dotazione di 4.350.000 euro annui a decorrere dal 2020. Il Fondo è gestito dal Centro per il Libro e la Lettura. Ecco i punti salienti:

Credito di imposta

viene incrementato di 3.250.000 euro il credito di imposta di cui possono usufruire gli esercenti di attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati, o nel settore di vendita al dettaglio di libri di seconda mano.

Sconti

Nelle librerie, store online, grande distribuzione, lo sconto ordinario massimo passa dal 15% al 5%, mentre rimane il 15% per i libri scolastici. I punti vendita possono organizzare promozioni, una volta l’anno, con il limite di sconto del 15% mentre oggi le promozioni sono rimesse solo agli editori. Per le promozioni, gli editori hanno la possibilità di uno sconto massimo del 20%, non più del 25%.

Vietate le iniziative commerciali che riconoscano sconti superiori al 5%, anche nel caso in cui prevedano la sostituzione dello sconto diretto con la consegna di buoni spesa utilizzabili contestualmente o successivamente all’acquisto dei libri.

Patti per la lettura

Previsti patti per la lettura, interventi finalizzati ad aumentare il numero di lettori abituali nelle aree di riferimento. Al fine di favorire progetti, iniziative e attività per la promozione della lettura.

Dal 2020 il Consiglio dei ministri assegna annualmente ad una città italiana il titolo di ‘Capitale italiana del Librò sulla base dei progetti presentati dalle città che si candidano.

Distribuita una Carta elettronica di importo nominale pari a 100 euro, per i nuclei familiari svantaggiati, utilizzabile a un anno dal suo rilascio, per l’acquisto di libri, anche digitali, muniti di codice ISBN.

Formazione del personale

Viene previsto un fondo di un milione di euro per formare il personale delle scuole delle reti di istituti impegnato nella gestione delle biblioteche scolastiche. Al fine di promuovere la lettura a scuola, gli uffici scolastici regionali individuano, attraverso appositi bandi, nelle reti tra istituzioni scolastiche del medesimo ambito territoriale, la scuola che opera quale polo responsabile del servizio bibliotecario scolastico di ogni ordine e grado.

Albo di qualità

Alle librerie che esercitano in modo prevalente l’attività di vendita al dettaglio di libri in locali accessibili al pubblico e che assicurano un servizio innovativo e caratterizzato da continuità, diversificazione dell’offerta libraria e realizzazione di iniziative di promozione culturale nel territorio è riservata l’iscrizione all’Albo delle librerie di qualità.

Il ministro della cultura

«La nuova Legge – dice il ministro della cultura  – contiene importanti novità che il settore attendeva da tempo e che si inseriscono in un percorso che il Ministero sta portando avanti da anni per promuovere la lettura e sostenere questo settore. Voglio ricordare il Tax credit librerie, introdotto nel 2018, che viene oggi incrementato di ulteriori 3.250.000 euro; la direttiva sulle librerie storiche varata nel 2014 per facilitare il vincolo di destinazione d’uso di queste realtà e il bonus cultura per i diciottenni partito nel 2016, prevalentemente destinato dai giovani all’acquisto di libri».

12 mila ex Lsu assunti come collaboratori scolastici, Azzolina: in ruolo dal 1° marzo, alcuni part time

da La Tecnica della Scuola

Trova conferma nelle parole della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, pronunciate durante il question time del 5 febbraio alla Camera del deputato Alessandro Fusacchia, la fine dell’esternalizzazione dei servizi di pulizia nelle scuole: come previsto dalla Legge di Bilancio, circa 12 mila dipendenti ex lavoratori socialmente utili, attualmente in carico presso le imprese di pulizie private, dal 1° marzo verranno assunti nello Stato come collaboratori scolastici.

Presentate 12.977 domande

Le rassicurazioni della ministra dell’Istruzione sono importanti, poiché nell’ultimo mese, e anche sino alla fine di febbraio, si sono creati non pochi disservizi nelle scuole proprio per il mancato rinnovo del contratto degli ex Lsu.

La titolare del Miur ha detto che sono 12.977 le domande arrivate per svolgere i servizi di pulizia nelle scuole che devono essere collaboratori scolastici, e che saranno assunti il 1° marzo.

“Gli Uffici Scolastici Regionali, grazie anche alla collaborazione del Ministero della Giustizia e dell’Inps, stanno effettuando l’accertamento dei requisiti ed entro questo mese verranno pubblicate le graduatorie provinciali definitive. Ciò consentirà l’assunzione dei collaboratori scolastici entro la data prevista dalla legge, ossia il primo marzo 2020”, ha garantito la ministra.

I contratti part time trasformabili subito

“Il ministero dell’Istruzione – ha sottolineato Azzolina – ha posto in essere tutte le iniziative per favorire l’assorbimento più ampio possibile della platea dei lavoratori interessata mirando alla salvaguardia dei livelli occupazionali e reddituali e a garantire il funzionamento delle scuole”.

I requisiti di accesso sono stati ufficializzati per decreto: in questo modo, ha detto la ministra ‘grillina’, “si è cercato di ampliare al massimo sia i requisiti di partecipazione, sia le risorse utilizzabili, avvalendosi della possibilità di effettuare anche assunzioni a tempo parziale. Queste finalità sono state rafforzate dalle previsioni contenute nella recente legge di conversione del decreto legge n. 126 del 2019”, ovvero la Legge di Stabilità 2020.

“Per effetto di queste previsioni infatti è consentito a coloro che saranno destinatari di assunzioni a tempo parziale di ottenere, da subito, una trasformazione a tempo pieno del rapporto di lavoro mediante una mobilità a livello nazionale che si attiva su base volontaria”.

Il ‘Sindacato Generale di Base’ non gradisce

La decisione di assumere alcune migliaia di ex Lsu con il part time, tuttavia, non è gradita da alcuni sindacati: il ‘Sindacato Generale di Base’ parla di “addirittura oltre la metà dei posti previsti” assegnati con “contratti per sole 18 ore settimanali e stipendi tagliati a metà, praticamente sotto i livelli di sussistenza. In alcune province i posti, tutti part time, sono persino insufficienti a coprire anche solo le domande pervenute”.

L’Sgb sostiene che c’è “bisogno dell’intervento immediato del Governo. Ma soprattutto c’è bisogno della spinta, della partecipazione diretta e della mobilitazione di tutti i Lavoratori, per difendere e reclamare il diritto al lavoro, ad un trattamento economico pieno e dignitoso.

Dopo lo sciopero del 6 dicembre ed aver portato a casa il bando, è ancora sciopero il 14 febbraio, proclamato anche per tutti Lavoratori della scuola”. Il 17 marzo è stato indetto invece lo sciopero dei sindacati maggiori.

Stipendi, cosa cambia con il cuneo fiscale?

da La Tecnica della Scuola

Buone notizie per le tasche del personale scolastico.

Nella seduta del 23 gennaio scorso, il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato il taglio del cuneo fiscale, che interesserà tutti i dipendenti, compresi quelli della scuola.

Il decreto legge approvato, in particolare, introduce misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente.

Il decreto, in attuazione della legge di bilancio per il 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160) che ha stanziato 3 miliardi di euro per il 2020 per la riduzione del cuneo fiscale sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, interviene per rideterminare l’importo ed estendere la platea dei percettori dell’attuale “bonus Irpef” (il cd. bonus Renzi).

Cosa cambia

Le novità entreranno in vigore dal 1° luglio 2020, quando il bonus di 80 euro aumenterà a 100 euro mensili per chi ha un reddito annuo fino a 26.600 euro lordi.

Coloro che percepiscono un reddito da 26.600 euro a 28.000 euro, beneficeranno per la prima volta di un incremento di 100 euro al mese in busta paga.

Per i redditi a partire da 28.000 euro, si introduce invece una detrazione fiscale equivalente che decresce fino ad arrivare al valore di 80 euro in corrispondenza di un reddito di 35.000 euro lordi.

Oltre questa soglia, l’importo del beneficio continua a decrescere fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro di reddito (per un totale di 480 euro).

Quindi, fino ai 28.000 è previsto un bonus economico, oltre tale importo e fino ai 40.000 euro ci saranno delle detrazioni fiscali.

In questo modo, la platea dei beneficiari, secondo le stime del Consiglio dei Ministri, passerà da 11,7 a 16 milioni di lavoratori.

Effetti dell’integrazione

L’integrazione stipendiale prevista dal decreto legge non concorrerà alla formazione del reddito Irpef e non avrà validità ai fini della contribuzione previdenziale e assistenziale.

Bullismo e cyberbullismo, 4 ragazzi su 10 hanno subito atti di violenza tra pari

da La Tecnica della Scuola

In occasione della Giornata Nazionale contro bullismo e cyberbullismo a scuola e del Safer Internet Day, che si celebra il 7 febbraio, Terre des Hommes e ScuolaZoo diffondono i dati dell’Osservatorio Indifesa, un’indagine che ha raccolto le opinioni di 8mila ragazzi e ragazze delle scuole secondarie di tutta Italia su violenza, discriminazioni e stereotipi di genere, bullismo, cyberbullismo e sexting.

Si tratta di una fotografia allarmante: più di 4 ragazzi su 10 hanno dichiarato di aver subìto atti bullismo; 6 su 10 hanno assistito a fenomeni di violenza in rete e non; il cyberbullismo fa paura a quasi il 40% degli intervistati. Ma sono gli stessi adolescenti ad ammettere di non essere stati solo vittime di fenomeni di bullismo e/o cyberbullismo: un ragazzo su 10, infatti, ha dichiarato di essere stato anche “carnefice”. Eppure, anche nei fenomeni di bullismo e cyberbullismo ci sono differenze di genere e le ragazze sono le più colpite in rete: il 12,4% delle giovani ammette di esserne state vittima, contro il 10,4% dei ragazzi. A questo si somma la sofferenza provocata dai commenti a sfondo sessuale, subìti dal 32% delle ragazze, contro il 6,7% dei ragazzi. Tra le molestie online, le provocazioni in rete, conosciute come “trolling”, disturbano il 9,5% degli adolescenti, ma colpiscono di più i maschi (16% delle femmine (7,2%).

Tra i rispondenti al questionario ci sono anche coloro che mettono in pratica atti di bullismo e/o cyberbullismo: 1 ragazzo su 10 ammette di aver compiuto atti di bullismo e/o cyberbullismo, mentre la percentuale si dimezza quando a rispondere sono le ragazze.

Per la Giornata Nazionale contro bullismo e cyberbullismo a scuola Terre des Hommes presenta anche il video @pri gli Occhi# del regista Stefano Girardi. Il corto realizzato dalla casa di produzione Moovie On parte dall’idea che nel fenomeno del bullismo coabitino due generi di carnefici. Quelli che attuano fisicamente il sopruso e quelli che, al posto di indignarsi ed intervenire, si girano dall’altra parte o, peggio ancora, avallano questi comportamenti. Tale connivenza diventa, nel caso del cyberbullismo, ancora più forte ed amplificata dall’utilizzo dei social network. Qui, i “bulli indiretti” svolgono la parte più feroce condividendo questi contenuti senza pensare alle conseguenze.

Azzolina: limite di 20 alunni nelle classi con disabile

da Tuttoscuola

In una intervista a Il Fatto quotidiano, il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, a poche ore dalla rottura sindacale sul confronto per i concorsi scuola che l’hanno sorpresa (“quello di ieri era un tavolo tecnico in cui avevamo accolto gran parte della richiesta. Ho letto con sorpresa della minaccia di mobilitazione”) è ritornata, tra le altre dichiarazioni, su una proposta di legge presentata come prima firmataria quando era una semplice deputata: le classi pollaio.

Di quella proposta (n. 877), attualmente ferma alla Camera, il ministro vorrebbe salvare con effetto immediato il limite massimo di 20 alunni per classe nel caso di presenza di alunni con disabilità.

È consapevole, come ha dichiarato, che l’operazione potrebbe comportare costi non indifferenti, ma spera comunque di potere trovare l’appoggio di molti parlamentari che condividono questo obiettivo.

In effetti questa proposta avrebbe costi non indifferenti, come Tuttoscuola ha potuto verificare.

Ad esempio, nella sola scuola dell’infanzia dove le sezioni (classi) sono 42.268 e i bambini con disabilità 24.341, lo sdoppiamento di sezioni per assicurare il limite massimo di 20 bambini in presenza di un bambino disabile comporterebbe l’istituzione di quasi 17 mila nuove sezioni con un incremento del 40% di quelle già esistenti.

In molti casi, tuttavia, la capienza della scuola non consentirebbe l’attivazione di nuove sezioni, impedendo, pertanto lo sdoppiamento delle attuali sezioni.

Stimando, quindi, che la fattibilità di una siffatta eventuale disposizione comporti soltanto l’attivazione di non più di 10 mila nuove sezioni, vi sarebbe un aumento di organico di 20 mila posti di insegnante (la norma prevede due docenti per sezione).

Non occorre estendere la ricerca agli altri settori per capire come sia molto costosa e di difficile realizzazione, allo stato attuale, la proposta, certamente degna di apprezzamento dal punto di vista della qualità del servizio, dell’Azzolina, che la vorrebbe fare inserire nel DL Milleproroghe.

Ordinanza Protezione Civile 6 febbraio 2020, n. 631

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

Ordinanza 6 febbraio 2020

Ulteriori interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. (Ordinanza n. 631).

Gazzetta Ufficiale n.33 del 10-2-2020

IL CAPO DEL DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

Vista la legge 16 marzo 2017, n. 30;

Visti gli articoli 25, 26 e 27 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1;

Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Vista l’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 del 3 febbraio 2020, recante: «Primi interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili»;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122, recante il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169;

Vista la nota del Ministero dell’istruzione del 3 febbraio
2020;

Ritenuto che in tale contesto emergenziale occorre adottare misure specifiche per salvaguardare l’anno scolastico in corso degli studenti impegnati nei programmi di mobilità internazionale nelle aree a rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, di cui all’emergenza in rassegna;

Acquisita l’intesa del presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome;

Dispone:
Art. 1.
Rientro studenti dalle aree a rischio

1. Il Ministero dell’istruzione, anche in deroga all’art. 4, commi 1 e 2 e all’art. 14, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122, adotta i necessari provvedimenti al fine di assicurare la validità dell’anno scolastico 2019/2020 degli studenti impegnati nei programmi di mobilità internazionale nelle aree a rischio di contagio da agenti virali trasmissibili di cui all’emergenza in rassegna.

La presente ordinanza sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 6 febbraio 2020

Il Capo del Dipartimento: BORRELLI