Emergenza coronavirus

L’ANP si appella a tutta la comunità scolastica perché, ora più di prima, è assolutamente necessario affrontare con calma e lucidità l’emergenza provocata dal coronavirus.
Secondo il Presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, “le autorità sanitarie stanno lavorando con competenza e serietà ed è pertanto necessario osservarne con scrupolo le indicazioni. Dobbiamo prevenire qualsiasi forma di panico e continuare a seguire le norme di profilassi diffuse dal Ministero della Salute. Le aree interessate ieri dal contagio sono già state prontamente isolate. Chiediamo che il Ministero dell’istruzione segua con la massima attenzione tutti gli sviluppi dell’emergenza e che, in caso di necessità, dirami tempestivamente chiare direttive alle scuole. Così come chiediamo che fornisca precise indicazioni in relazione allo svolgimento dei viaggi di istruzione. Ricordiamo anche che tutte le informazioni per ridurre ed evitare possibili contagi sono reperibili sui siti della Federazione nazionale dei medici di base, della Società italiana di pediatria, del Ministero della salute e della Organizzazione mondiale della sanità.
Ribadiamo, infine, l’appello perché tutti si comportino responsabilmente e perché si lasci fare ai medici e alle autorità sanitarie competenti il loro lavoro.”

La lode è solo un premiolino

da la Repubblica

Chiara Saraceno

Aumentano gli studenti che si diplomano alla maturità con la lode e diminuisce l’importo del premio loro destinato, perché il budget rimane lo stesso. Dai 1.000 euro destinati ai fortunati diplomati eccellenti nel 2007 si è rapidamente scesi a 600, poi 500, e poi sempre meno, con oscillazioni sopra e sotto i 300 euro, fino a scendere a 255 lo scorso anno, somma confermata anche per chi si diplomerà con la lode quest’anno. Meglio che nulla, si dirà.

Ma un conto è ricevere un premio che consente di pagarsi un viaggio serio, o l’iscrizione al primo anno di università, un altro un contributo per comprarsi un cellulare nuovo. E comunque legare l’entità del premio al numero degli eccellenti manda un messaggio contraddittorio. Quasi che all’aumento degli eccellenti diminuisse il loro valore individuale. Se non ci sono le risorse, forse allora è meglio cambiare tipo di riconoscimento, con minore valore venale e maggiore impatto simbolico. A meno che la, non confessata, motivazione a non ampliare il budget per far fronte all’aumento dei diplomati con il massimo dei voti fosse il sospetto che la maturità sia diventata troppo facile o che l’indubbio squilibrio numerico a favore del Mezzogiorno sia dovuto alla non omogeneità territoriale nei criteri di valutazione delle commissioni di esame. In questo caso, diminuire il premio sarebbe una soluzione ipocrita, che danneggia tutti i bravi indiscriminatamente, senza correggere le eventuali storture di cui non sono certamente responsabili gli studenti, bravi e meno bravi.

A questo proposito trovo abbastanza sorprendente, e più grave della riduzione del premio per i diplomati eccellenti, la decisione di togliere i risultati delle prove Invalsi, che a differenza degli esami di maturità sono omogenee per contenuto e criteri di valutazione su tutto il territorio nazionale, dal curriculum dello studente allegato al diploma di maturità. Una decisione “a tutela degli studenti”, oltre che dei docenti, secondo il senatore Fratojanni che la ha fortemente voluta. Come se a danneggiarli non fosse l’eventuale carenza di competenze adeguate in italiano, matematica e inglese, ma la certificazione della stessa in modo obiettivo e standardizzato. Non l’unico strumento di valutazione, certo, oltre che perfettibile. Ma utile non solo al ministero, alla scuola, agli insegnanti, a capire che cosa non va e dove occorre intervenire, ma anche ai singoli studenti e alle loro famiglie, per individuare le proprie criticità, e ai diplomati per presentarsi con qualche informazione in più, oltre al voto di maturità, nel mercato del lavoro o nei percorsi di formazione successivi. Mentre si può discutere se, in un contesto segnato da profonde diseguaglianze di risorse e opportunità anche tra i bambini e ragazzi, sia opportuno premiare il merito senza prima mettere tutti in condizione di sviluppare appieno le proprie capacità, certamente la via per superare le diseguaglianze non è quella di nascondere le deficienze e disomogeneità nelle competenze.

Aggiungo che questa decisione danneggia gli studenti, specie dei ceti più modesti, che non possono avere così la certificazione europea sulle capacità di comprensione e uso della lingua inglese che le prove Invalsi in inglese fornivano ed è utile sia per l’università sia sul mercato del lavoro. Non potendo usare quella Invalsi, dovranno rivolgersi ad agenzie di certificazione a pagamento. Bel risultato, in nome delle pari opportunità e dell’uguaglianza tra studenti.


Scuola, nel Milleproroghe tre concorsi per docenti e stop alle classi pollaio

da la Repubblica

Corrado Zunino

Il Decreto Milleproroghe di tardo inverno – lo hanno approvato ieri alla Camera – nel tempo si è trasformato in una succursale della Finanziaria, anche per quanto riguarda il mondo della scuola. In questo largo catino si ripropongono e approvano norme per le quali non c’erano stati tempo né finanziamenti adeguati.

A proposito di scuola, è passato in modo definitivo l’allestimento dei tre concorsi per docenti di cui si discute dal ministero Bussetti. Sono il concorso ordinario per la scuola superiore (di primo e secondo grado) e per il sostegno, il concorso straordinario per le superiori destinato ai docenti precari (24 mila i posti a disposizione) e la procedura straordinaria collegata per il conseguimento dell’abilitazione nella scuola secondaria: dovranno essere tutti banditi entro il 30 aprile 2020. Con il Milleproroghe si è deciso di aggiornare il timing della prova scritta del concorso straordinario e della procedura finalizzata all’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria: riguarderà il programma di esame previsto per il concorso ordinario attuale (per titoli ed esami) e non quello del concorso del 2016. La prova scritta sarà nazionale, computer-based, con quesiti a risposta multipla i cui contenuti si riferiranno, appunto, al programma del parallelo “ordinario 2020”.

Nello stesso decretone si è deciso di assumere anche gli idonei del concorso per dirigenti scolastici del 2017: si esaurisce, così, la loro graduatoria.

Per quanto riguarda i ricaschi sugli studenti, è previsto uno stanziamento progressivo per l’assorbimento del problema delle classi pollaio degli istituti superiori: sono 6,387 milioni di euro nel 2020, 25,499 nel 2021 e 23, 915 nel 2022 destinati all’incremento degli organici al fine di ridurre il numero degli alunni nelle classi che superano i 22 studenti (20 in presenza di disabilità gravi).

Infine, viene rimandata di un anno l’adozione del curriculum dello studente allegato al diploma di Maturità: su base facoltativa le scuole potranno usare il curriculum già quest’anno, a titolo sperimentale. Sono cancellati dallo stesso curriculum i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove Invalsi che si effettuano nel corso dell’ultimo anno. A partire da quest’anno la partecipazione all’Invalsi, ai percorsi per le competenze trasversali (l’Alternanza scuola lavoro) e l’orientamento diventano obbligatori per poter accedere all’Esame di Stato del quinto anno.

Il Milleproroghe dovrà essere definitivamente approvato entro il prossimo 29 febbraio: visto i tempi stretti, non sarà più possibile apportare modifiche, comprese quelle chieste in extremis dai sindacati per allargare la platea dei partecipanti ai concorsi.


Da mille a 255 euro: il bonus di merito per diplomati mai stato così basso

da la Repubblica

Salvo Intravaia

Si fa presto a dire merito. Con poco più di 250 euro si premia una carriera scolastica fatta di pagelle zeppe di 9 e 10. Parliamo del bonus di merito introdotto nel 2007 dal ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni per valorizzare le eccellenze della scuola italiana: i diplomati con 100 e lode. Allora era di mille euro oggi gli oltre 7 mila cervelloni della maturità riceveranno 255 euro. Un assurdo se si pensa che la cifra è esattamente la metà di quanto viene assegnato, da alcuni anni, a tutti i diciottenni per il semplice fatto di avere raggiunto la maggiore età.

L’incremento degli alunni super bravi e il contemporaneo taglio del budget ha inesorabilmente ridotto il premio. Già nel 2009, dopo appena due anni di gestazione, l’importo slitta verso il basso: 650 euro. Nel 2013 passa a 500 euro, fino ai 300 euro del 2018 e ai 255 euro fissati la scorsa estate. Intanto i 100 e lode sono più che raddoppiati, passando dai 3.073 del 2007 ai 7.365 della scorsa estate, con l’immancabile polemica delle troppe lodi assegnate al Sud. Il capitolo di spesa che premia tutte le eccellenze (dai 100 e lode ai campioni di Italiano, Fisica, Matematica, Latino e coloro che si piazzano ai primi posti nelle competizioni nazionali e internazionali) passa dagli iniziali 5 milioni ai 2,3 milioni del 2019. Fondo che per il 2020 si ridurrà a 1,7 milioni.

Eppure per gli studenti della secondaria superiore il traguardo da raggiungere non è affatto facile. Per fregiarsi della lode occorre ottenere il massimo punteggio in tutte le prove dell’esame finale, avere collezionato il massimo credito scolastico disponibile (40 punti) e mostrare pagelle con la media finale superiore al 9 negli ultimi tre anni, senza neppure un sette. Antonello Giannelli, a capo dell’associazione nazionale presidi non ha dubbi: «L’esigenza di contenimento della spesa pubblica ha imposto negli anni il severo svilimento di una delle rarissime misure meritocratiche del nostro Paese».

Lo sa bene Jordi Stira che si è diplomato nel 2014 a Palermo col massimo dei voti. Ha dovuto fare i salti mortali per ben sfruttare il premio ricevuto ormai ridotto a 350 euro: «Subito dopo gli esami finali – racconta – ho sostenuto il test di accesso alla facoltà di Medicina e ho utilizzato quasi interamente i soldi per acquistare libri universitari molto costosi. Se non avessi avuto questo contribuito avrei dovuto chiedere ai miei genitori che già spendono una cifra abbastanza alta per le tasse universitarie. Certo mille euro sarebbero stati una bella cifra e avrei potuto fare molto di più». E il discorso dell’aiuto allo studio è rilanciato da Giulia Biazzo, dell’Unione degli studenti: «I fondi del programma per le eccellenze del Miur dovrebbero essere investiti per finanziare le borse di studio per quanti più studenti possibile. La vera priorità per l’istruzione pubblica dovrebbe essere il sostegno a chi non ha possibilità economiche».

Dalla ministra Lucia Azzolina arrivano parole di speranza su un cambio di rotta a vantaggio degli studenti: «Valorizzare le nostre eccellenze scolastiche è un dovere. Non è soltanto una questione di bonus, credo che dovremmo pensare anche a iniziative più ampie. Campus estivi, borse per proseguire gli studi, magari in collaborazione con realtà esterne. Aumenteremo il bonus e miglioreremo il programma delle eccellenze. I ragazzi devono sentire che lo Stato è loro vicino».

Dirigenti tecnici, Miur: non ci sarà nessuna sanatoria ma regolare concorso

da Orizzontescuola

di redazione

Decreto Milleproroghe, il Miur chiarisce Scuola, nessuna ‘sanatoria’ per i dirigenti tecnici. Ci sarà concorso.

Nessuna ‘sanatoria’ per l’assunzione dei dirigenti tecnici, i cosiddetti ispettori. Ci sarà un regolare concorso.

Lo precisa il Ministero dell’Istruzione a seguito di alcune notizie di stampa circolate nei giorni scorsi durante l’approvazione del Milleproroghe alla Camera dei deputati.

Gli emendamenti presentati a Montecitorio in tal senso avevano, infatti, parere contrario da parte del governo e non hanno avuto corso.

Si tratterà quindi di concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento, a decorrere da gennaio 2021, di cinquantanove dirigenti
tecnici, nonché, a decorrere dal 2023, di ulteriori ottantasette dirigenti tecnici.

Aumenti stipendio cento euro, prima occasione è il DEF di primavera

da Orizzontescuola

di redazione

ANIEF – Le dichiarazioni pubbliche sulla volontà politica di produrre per i lavoratori della scuola incrementi di almeno cento euro, con tanto di accordo sottoscritto con il premier Giuseppe Conte, risalgono a oltre un anno di fa.

Da allora, i tre ministri che si sono succeduti hanno preso l’impegno, parlando di avvicinamento degli stipendi dei docenti italiani a quelli dei colleghi europei: prima Marco Bussetti, poi Lorenzo Fioramonti e ora Lucia Azzolina hanno confermato l’intenzione.

Per passare, però, dagli 80 euro lordi oggi finanziati per il rinnovo del contratto come per tutto il pubblico impiego e per salvaguardare l’elemento perequativo servono ulteriori risorse. Per Marcello Pacifico, leader del sindacato rappresentativo Anief, “il taglio del cuneo fiscale e l’estensione del cosiddetto bonus Renzi ad altre fasce di lavoratori contribuenti non basta certamente a valorizzare una professione che appare svenduta. Bisogna trovare nuove risorse da includere nel Def di primavera, prologo della prossima legge di bilancio: operazione che abbiamo ribadito come necessaria e urgente, durante l’incontro tenuto a Palazzo Vidoni con la ministra della PA Fabiana Dadone”

L’idea degli aumenti a tre cifre per circa un milione di docenti della scuola pubblica è in circolo nella politica dai tempi del ministro leghista Marco Bussetti, ma anche “Il suo successore ha puntato in alto, chiedendo stanziamenti consistenti per il mondo della scuola. Richieste che gli sono costate le dimissioni, come promesso ad inizio legislatura”, scrive oggi Orizzonte Scuola. Per colmare almeno parte del gap, pari a mille euro medi in meno a fine carriera rispetto ai redditi dei docenti che operano in alcuni Paesi europei, è notizia di questi giorni, fornita dall’attuale Ministro, la disponibilità per gli insegnanti di fondi per aumenti medi di 100 euro lordi, pari al 3,7% in più rispetto ad oggi.

IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE

A questi numeri, però, bisogna aggiungere gli aumenti derivanti dal taglio del cuneo fiscale, che dipendono dal reddito pro capite: “i lavoratori della scuola – continua la rivista specializzata -, che hanno una retribuzione media annuale di 28.440 euro, pari ad un reddito medio annuale di 25.937 euro, grazie al taglio del cuneo fiscale godranno di un incremento netto delle retribuzioni di 440,95 euro da luglio a dicembre, pari ad un incremento mensile di 73,49 euro, che corrisponde ad una variazione del netto del 2,12%. L’aumento medio, quindi, potrebbe anche arrivare a 130 euro netti”.

LE SPIEGAZIONI DI AZZOLINA

Le stime collimano con quelle dell’attuale titolare dell’Istruzione, Lucia Azzolina, la quale qualche giorno fa, intervistata dal quotidiano Il Messaggero, aveva detto che “a breve partiranno i tavoli politici per il rinnovo del contratto e per le abilitazioni. Servono risorse per gli stipendi e dal taglio del cuneo fiscale arriveranno in media 68 euro netti al mese a docente, sia precario sia di ruolo. Tra questo e il rinnovo avremo più di mezzo milione di docenti con oltre 100 euro netti in più al mese”.

RECUPERATO SOLO IL 5%

Anief prende atto della volontà del Governo di incrementare gli stipendi dei lavoratori della scuola, poiché ci sono anche gli Ata, superiori al misero 3,48% accordato con l’incremento contrattuale del 2018, dopo un decennio di blocco. Il 3,7% confermato pochi giorni fa dall’Aran, va preso però solo come un punto di partenza. Ad oggi, ha ricordato il sindacato alla ministra Fabiana Dadone durante l’ultimo incontro, nella scuola, sia per i docenti che per il personale Ata, l’andamento degli stipendi ha visto negli ultimi anni una perdita consistente del potere di spesa: il rinnovo contrattuale e la parziale indennità di vacanza contrattuale hanno permesso un recupero che non va oltre il 5%, davvero ben lontano dal +14% del costo della vita registrato nell’ultimo decennio, con 8 punti accumulati tra il 2007 e il 2015.

IL PARERE DEL PRESIDENTE

“Per valorizzare in modo serio il ruolo professionale di tutto il personale del comparto istruzione e ricerca – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – il Governo deve provvedere entro il triennio ad aumenti medi netti di 240 euro al mese: solo in questo modo, sarà possibile coprire l’inflazione e avvicinarsi agli stipendi che si percepiscono mediamente in Europa. Ma per raggiungere l’obiettivo, servono incrementi stipendiali strutturalmente inglobati nelle buste paga dei dipendenti, con incidenza pure sull’assegno di pensione, e che pongano fine della discriminazione nei confronti del lavoro svolto a tempo determinato”.

“Ecco perché – continua Pacifico – pensiamo che il decreto per il taglio del cuneo fiscale, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2020, va considerato positivamente, a patto che non ci si fermi lì, considerando anche che sono aumenti certamente importanti. Vanno infatti ad incrementare i compensi annui più bassi, che purtroppo nella scuola sono molto frequenti: tuttavia, è bene ricordare che non hanno incidenza previdenziale e non occorre confonderli con quelli strutturali, derivanti dal rinnovo contrattuale, frutto di risorse aggiuntive finanziate dalle leggi di bilancio”

SCUOLA: STIPENDI EUROPEI A CONFRONTO

  

Grado 

Primaria inizio Primaria fine Media inizio Media fine Superiore inizio Superiore fine
Italia 23.051 33.884 24.489 37.211 24.489 38.901
Olanda 34.760 54.726 36.891 54.726 36.891 75.435
Austria 34.595 62.710 34.595 62.710 34.595 71.377
Norvegia 40.066 47.196 40.066 47.196 50.317 52.214
Germania 46.984 62.331 52.818 69.353 53.076 76.770
Lussemburgo 110.718 153.120 110.718 153.120 110.718 153.120

Ufficio Studi Anief su ultimi dati Eurydice compensi docenti europei (a.s. 2016/17)

Diplomi falsi a danno di chi ha titoli veri

da La Tecnica della Scuola

La presidente della provincia di Viterbo dell’Anp, l’associazione nazionale presidi, partecipando  alla riunione indetta  dal responsabile dell’Ufficio scolastico provinciale per informare tutti i presidi della provincia e i sindacati delle anomalie sinora riscontrate tra il personale Ata, ha denunciato che «tramite attestati falsi, sono stati accumulati punteggi a danno di chi aveva invece titoli veri».

E ha poi sollecitato chi di dovere a fare i dovuti accertamenti perché il fenomeno emerga del tutto.

Sospesi decine di lavoratori

Sinora, si legge sul Messaggero, risultano sospesi decine di lavoratori, bidelli soprattutto ma anche altre figure non docenti in diverse scuole della Tuscia.

Ma le verifiche potrebbero portare a scoprire altrettanti casi. «Di fronte a simili episodi non si tratta di buonismo, piuttosto di non avvantaggiare chi lavora non avendone diritto e invece di tutelare chi quell’impiego doveva aggiudicarselo».

Aran e sindacati discutono su come poter precettare i docenti in occasione degli scioperi

da La Tecnica della Scuola

Continuano gli incontri fra Aran e sindacati maggiormente rappresentativi del comparto scuola per affrontare la questione delle regole per la proclamazione e lo svolgimento degli scioperi, ma l’iniziativa sta già provocando le proteste dei sindacati di base.

A lanciare l’allarme è soprattutto l’USB che parla di un incontro in programma per il 26 febbraio nel corso del quale si dovrebbe discutere “la proposta di precettazione dei docenti in caso di sciopero”.
“Si tratta – afferma Luigi Del Prete, segretario nazionale del sindacato – di una limitazione del diritto costituzionale allo sciopero su cui USB Scuola si è già espressa e contro la quale l’intera USB sta lavorando, al fine di tutelare lo strumento principale che hanno i lavoratori per esprimere il proprio dissenso”.
“La precettazione, unita alle comunicazioni che i DS dovranno fornire obbligatoriamente sui dati di adesione degli scioperi degli ultimi due anni scolastici – aggiunge l’USB – sono strumenti mirati a mettere in difficoltà le organizzazioni sindacali conflittuali, come USB che ancora crede fermamente nel diritto di sciopero e nella necessità del suo libero esercizio e si va ad aggiungere all’indebolimento profondo di questo strumento, che dalla legge 146 non può essere prolungato e utilizzato per portare avanti lotte forti e che facciano la differenza”.
Secondo USB “l’Aran sembra volere contrattare un accordo per regolamentare la precettazione dei docenti, strumento mai neanche ipotizzato fino a questo momento, lamentando che quando viene proclamato uno sciopero i genitori non mandano i figli a scuola, vivendo un disagio”.
“L’Aran – commenta il sindacato – forse non ha chiaro a cosa serve lo sciopero, che è uno strumento essenziale di lotta per la difesa e la conquista di diritti, per i lavoratori. Esso deve creare un disagio al fine di portare all’attenzione del Governo e della cittadinanza sulle difficoltà che vivono i lavoratori”.

Coronavirus, cosa devono fare le scuole per limitare il contagio? I presidi: ce lo dica il ministero della Salute

da La Tecnica della Scuola

Cosa devono fare le scuole per ridurre al massimo il possibile contagio del Coronavirus? È quello che si stanno chiedendo in molti, soprattutto i presidi, dopo la notizia della sospensione delle lezioni e la chiusura dei locali pubblici, a tutela della cittadinanza, disposte prima dal sindaco di Codogno e poi da quelli di Casalpusterlengo e Castiglione.

La scuola è esposta: molte gite saltate

Le scuole, come tutti i luoghi aperti ad un alto numero di persone, sono del resto, almeno potenzialmente, più esposte ai contagi. E siccome si sono riscontrati i primi sei contagiati, tra cui un’insegnante, ora sono in tanti a chiedere lumi su come è meglio comportarsi. Anche in occasione delle visite didattiche esterne e, soprattutto, delle gite di più giorni.

In alcune scuole la paura del Coronavirus ha indotto i dirigenti scolastici a sospendere le gite che avrebbero dovuto svolgersi in primavera.

In base a quanto scrive l’Ansa, la preside del Liceo scientifico “Enrico Fermi” nell’agrigentino, Giusy Diliberto, ha bloccato l’organizzazione di un viaggio d’istruzione che gli studenti di quinto anno avrebbero dovuto effettuare in Polonia.

Sospesa anche un’altra gita a Roma. “Mi sono giunte diverse telefonate di genitori molto preoccupati – afferma la Diliberto – perché la situazione, in effetti, è tuttora incerta, e allora abbiamo deciso di rimandare il tutto, in attesa dell’evolversi degli eventi e di notizie che siano più rassicuranti, che garantiscano al meglio la sicurezza di tutti”.

Le gite scolastiche in programma per la prossima primavera sono state sospese, e per lo stesso motivo, anche dalla dirigente del Primo Circolo didattico “Giovanni XXIII” e della scuola media “Inveges” Gabriella Scaturro a Sciacca. “Le informazioni contenute nelle circolari che ci sono arrivate dal ministero della Salute sono didascaliche, e al momento tutte le notizie sulla diffusione del virus sono improntate sui dubbi.

Tutti in attesa del dicastero della Salute

In queste ore si sta decidendo come procedere. Lo chiedono anche i dirigenti scolastici, i quali mettono le mani avanti.

“Ci aspettiamo che il ministero della Salute dia alle scuole le indicazioni che ritiene necessarie per contenere il rischio di contagio”, spiega Roberta Fanfarillo, responsabile dei dirigenti scolastici iscritti alla Cgil.

La sindacalista sostiene che “anche il ministero dell’Istruzione deve prendere indicazioni dal ministero della Salute e dal Consiglio Superiore di Sanità in caso di emergenza sanitaria, come lo è questa”.

Fanfarillo (Cgil): non si può chiedere a dei profani

I presidi, sottolinea Fanfarillo, non possono e non vogliono prendersi responsabilità non loro. “In questo momento – dice la sindacalista – chiedere a profani delle misure, significa interferire con un compito che è esclusivo dell’autorità sanitaria e creare allarme ingiustificato”.

In effetti, in Lombardia, dove sono concentrati i primi contagi, è stata attivata una task force regionale che sta operando in stretto contatto con il ministero della Salute e con la Protezione Civile.

“Attendiamo fiduciosi e riteniamo che in questa vicenda noi presidi non possiamo dare indicazioni: invito i colleghi a consultare i siti ufficiali del Ministero della Salute e dell’Istruzione e attenersi alle indicazioni che il territorio o il Ministero danno”, conclude la sindacalista Confederale.

Paola Serafin (Cisl): il Servizio sanitario nazionale detta la linea

Anche gli altri sindacati la pensano allo stesso modo. “Siamo preoccupati: chiediamo che il ministero della Salute ci dia le necessarie indicazioni per operare correttamente nell’ambito di una strategia generale, nazionale”, dice Paola Serafin, che guida i dirigenti scolastici della Cisl.

“Era purtroppo prevedibile che ci fossero persone italiane contagiate nel nostro Paese – continua  la ds – prima o poi un’estensione del fenomeno era evidente che ci sarebbe stata. Noi presidi ci affidiamo al Servizio sanitario nazionale: deve essere questo ad indicarci la via; la strategia deve essere complessiva non basta mettere un tampone: ci vuole una regia nazionale. Aspettiamo che chi è competente ci dica cosa fare”.

Giannelli (Anp): niente panico

Di “preoccupazione ma non allarmismo” preferisce invece parlare l’Anp, l’Associazione nazionale presidi guidata da Antonello Giannelli, che invitano a “non farsi prendere dal panico”.

“Le persone interessate non appartengono al mondo scolastico o comunque non lo frequentavano da tempo – commenta Giannelli – Deve essere l’autorità sanitaria a esprimersi, evitiamo di fare allarmismo o creare tensioni. Le scuole sono luoghi sicuri”.

Assistenti di lingua italiana all’estero, proroga domande al 28 febbraio

da La Tecnica della Scuola

Con riferimento all’avviso per la selezione di assistenti di lingua italiana presso  istituzioni scolastiche all’estero, il Miur ha disposto una proroga al 28 febbraio 2020 per l’inoltro delle candidature.

Il bando è rivolto  a neolaureati under 30 interessati a lavorare per un periodo di circa 8 mesi in una scuola in una delle seguenti destinazioni: Austria, Belgio, Francia, Irlanda, Regno Unito e Spagna.

Gli assistenti affiancheranno i docenti di lingua italiana in servizio in varie istituzioni scolastiche dei Paesi di destinazione per contribuire alla promozione e alla conoscenza della lingua e della cultura italiana.

L’attività, per una durata di circa otto mesi presso uno o più istituti di vario ordine e grado, comporta un impegno di 12 ore settimanali, a fronte del quale viene corrisposto un compenso variabile a seconda del Paese di destinazione.

Bonus merito maturità 255 euro, Azzolina: ‘Lo incrementeremo’

da Tuttoscuola

Si era partiti da un bonus maturità di 1000 euro per chi si fosse diplomato all’esame di Stato con 100 e lode. Negli anni questo bonus per le eccellenze ha subito sistematicamente dei tagli fino ad arrivare ai 255 per i diplomati 2020. Sul tema è intervenuta la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, dalla sua pagina Facebook: “Non possiamo chiedere il massimo sforzo alle studentesse e agli studenti e poi dare loro una semplice ‘pacca’ sulla spalla”.

“Lo dico dal giorno del mio insediamento e continuerò a ripeterlo sempre – ha detto la Ministra -: dobbiamo mettere le studentesse e gli studenti al centro dell’azione del Ministero dell’Istruzione. E farlo davvero. È un dovere. Per questo miglioreremo il programma dedicato alle eccellenze. Non possiamo chiedere il massimo sforzo alle studentesse e agli studenti e poi dare loro una semplice “pacca” sulla spalla. Incrementeremo il fondo per il bonus dedicato a questi alunni, che viene sistematicamente e inspiegabilmente tagliato da anni, ma penseremo anche a iniziative di ampio respiro come borse di studio, campus estivi. Valorizzare le nostre eccellenze scolastiche è un dovere. I ragazzi devono sentire che lo Stato è loro vicino”.

Dirigenti tecnici: nessuna sanatoria, ci sarà regolare concorso

da Tuttoscuola

“Nessuna ‘sanatoria’ per l’assunzione dei dirigenti tecnici, i cosiddetti ispettori. Ci sarà un regolare concorso“. Lo precisa il Ministero dell’Istruzione a seguito delle notizie circolate nei giorni scorsi durante l’approvazione del Milleproroghe alla Camera dei deputati.  Gli emendamenti presentati a Montecitorio in tal senso avevano, infatti, parere contrario da parte del governo e non hanno avuto corso. 

Come riportato infatti nei giorni scorsi da Tuttoscuola, gli emendamenti al decreto legge “milleproroghe” in questione avrebbero potuto fare già carta straccia della disposizione sul reclutamento dei dirigenti tecnici: i dirigenti scolastici attualmente distaccati con incarico dirigenziale (sia da dirigente amministrativo che da dirigente tecnico) presso il Miur o gli USR avrebbero potuto transitare nei ruoli ricoperti. Oltre a loro, altro personale che abbia attualmente un incarico continuativo superiore a 36 mesi avrebbe transitato definitivamente nei ruoli di dirigente tecnico. E la maggior parte di questo personale ha svolto prevalentemente presso l’Amministrazione centrale e periferica funzioni dirigenziali amministrative, che poco hanno a che fare con la funzione di dirigente tecnico. 

Ora il Ministero ha precisato che questi emendamenti non sono stati approvati e che il concorso per dirigenti tecnici sarà quindi un normale concorsopubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento, a decorrere da gennaio 2021, di 59 dirigenti tecnici, nonché, a decorrere dal 2023, di ulteriori 87 dirigenti tecnici.

Skullbreaker, la challenge pericolosa che impazza tra i ragazzi

da Tuttoscuola

Tre ragazzi sono in fila, uno accanto all’altro. All’improvviso tutti insieme saltano, i due ai lati esterni scalciano violentemente per colpire il giovane al centro che cade orizzontalmente. Parliamo della Skullbreaker Challenge, il nuovo fenomeno social dei ragazzini che TikTok ha rimosso. Ma di cosa si tratta esattamente e perché spaventa tanto i genitori?

Basti pensare al nome della challenge, skullbreaker, che letteralmente, significa “rompicranio”- E proprio questo è quello che si rischia se si cade in maniera particolarmente violenta. Il “gioco” sarebbe diventato virale grazie a TikTok, il social ora più di tendenza tra i più giovani, che però, prende le distanze: “La sicurezza e il benessere dei nostri utenti sono una priorità assoluta per TikTok. Come è specificato nelle nostre Linee Guida della Community, non consentiamo contenuti che incoraggiano, promuovono o esaltano sfide pericolose che potrebbero causare lesioni. Rimuoviamo questa tipologia di contenuti e incoraggiamo gli utenti a segnalarci contenuti che ritengono possano violare le nostre Linee Guida della Community”.

Intanto tra le chat WhatsApp  dei genitori hanno iniziato a girare catene di Sant’Antonio con video e frasi preoccupate. Della challenge hanno iniziato a parlare le prime testate alcuni giorni fa, dopo le prime testimonianze provenienti dal Sudamerica.

Certo, non è la prima volta che tendenze pericolose rischiano di diffondersi a macchia d’olio a mezzo social e proprio attraverso il subdolo stratagemma della sfida agli utenti: dalla Bird Box challenge che prevedeva di compiere azioni pericolose bendati alla Tide Pods challange che ha portato in molti a masticare capsule per detersivo. L’unica soluzione per le piattaforme che permettono a queste sfide di diventare virali facilmente sarebbe quella di mettere al lavoro i propri algoritmi per bandire video simili dalle loro pagine.

FAQ Handicap e Scuola – 65

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Ho un ragazzo con disabilità (art. 1 comma 3) con ripetenza. La mamma per motivi che non sto qui ad elencare vuole fare richiesta di istruzione parentale. L’alunno compirà 16 anni a dicembre.  Può farla?

La madre può sicuramente fare la richiesta. Nella richiesta che invierà alla scuola, la madre deve precisare che si impegnerà a garantire l’istruzione o direttamente o tramite docenti privati e quindi sottoporre l’alunno a fine anno agli esami presso la stessa o in altra scuola (stesso percorso di studio). Contestualmente deve darne comunicazione al sindaco del paese, in quanto l’alunno è ancora soggetto all’obbligo scolastico.


Sono una insegnante di sostegno specializzata di scuola primaria. 
Le scrivo in merito alla questioni insegnante di sostegno e supplenze: la circolare Miur 9838 del 2010 sulle supplenze temporanee precisa di non sostituire i docenti assenti con gli insegnanti di sostegno “salvo casi eccezionali non altrimenti risolvibili”. Le chiedo gentilmente cosa si intende con “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Chi stabilisce quali siano questi “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Il dirigente scolastico? I genitori dell’alunno disabile possono opporsi e secondo quali modalità al fatto che l’insegnante di sostegno del loro figlio venga usato sovente per fare supplenze nella scuola, non garantendo così all’alunno l’approccio personalizzato e l’inclusione di cui necessita? L’insegnante di sostegno può rifiutarsi di fare supplenze e in base a quali criteri normativi? 

I casi eccezionali non altrimenti risolvibili si sostanziano in condizioni eccezionali, che possono verificarsi una o due volte l’anno; è responsabilità del dirigente scolastico provvedere alle sostituzioni e/o alla nomina dei supplenti ed è quindi suo compito valutare se sussistano o meno le condizioni di “eccezionalità”, tali da giustificare l’eventuale utilizzo del docente incaricato su posto di sostegno per una non derogabile supplenza limitatamente al primo giorno di assenza del docente da sostituirsi. Nel ricordare che il garantire all’alunno con disabilità il diritto allo studio è compito di ogni insegnante della classe, e non di uno in particolare, i genitori possono sicuramente agire, in caso di utilizzo del docente di sostegno per reiterate supplenze, intervendo presso le sedi competenti per interruzione di pubblico servizio e per discriminazione. Anche il docente incaricato su posto di sostegno può opporsi, esprimendo il suo dissenso di fronte al primo ordine di servizio scritto che riceve (si ricorda che l’ordine di servizio deve contenere: la data del giorno della supplenza, la classe e l’orario, nonché la firma del dirigente scolastico); dopo il secondo ordine di servizio scritto ricevuto, il docente deve provvedere alla sostituzione, informando successivamente la famiglia, il proprio sindacato e il Referente regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’USR. Si rammenta che senza ordine di servizio il docente non può lasciare il suo posto, in quanto incorrerebbe in abbandono del posto di lavoro.


Sono un assistente specialistico di una scuola superiore. Quest’anno abbiamo un insegnante di sostegno, su 2 casi gravi (art. 3 comma 3) e non autonomi, che si assenta 2 giorni tutte le settimane e quindi dobbiamo togliere le ore di assistenza ad alunni h, ma non gravi, tutte le settimane e coprire le ore dell’insegnante di sostegno. Tutto ciò crea danni agli alunni che seguono obbiettivi minimi ministeriali e anche ai casi gravi perché spesso noi assistenti dobbiamo stare con il nostro alunno e quello scoperto (non potendo stare soli). Senza parlare della progettualità didattica 

L’assistente ad personam o AEC è assegnato ad un alunno con disabilità e deve garantire, per le ore indicate, il suo apporto professionale, senza sottrarre ore o tempo dedicato all’alunno. Il docente assente deve esser sostituito con un insegnante, figura analoga, e non con una figura professionale differente (peraltro già impegnata nell’orario richiesto). Se le venisse rivolta ulteriore richiesta, si rifiuti, facendo presente al dirigente che lei, in quanto assistente o AEC, è assegnata ad un alunno e non può togliere ore a quell’alunno; nel caso di insistenza, informi la sua cooperativa, affinché intervenga presso il DS. Contestualmente lo faccia presente anche alla famiglia, in modo che intervenga a garanzia del diritto allo studio del figlio, per evitare una interruzione di servizio.


Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e mi trovo nella delicata circostanza di essere accompagnatrice al campo scuola di un alunno certificato che a causa di forti stati di ansia non desidera partecipare, nonostante l’insistenza della famiglia. Come garantire una adeguata tutela?

La responsabilità degli alunni, durante un’uscita didattica o un viaggio di istruzione, è di tutti i docenti incaricati come accompagnatori, in egual misura. Se lo studente non vuole partecipare, non si capisce perché la famiglia insista, dovrebbe, infatti, non obbligarlo a fare un’attività che può metterlo in difficoltà; probabilmente ci saranno altre motivazioni. Le suggeriamo di chiedere un incontro con la famiglia, al quale devono partecipare tutti i docenti della classe; in tale sede affrontate serenamente la questione.


Sono un insegnante di sostegno di una prima classe di scuola superiore.Alcuni giorni fa è stato effettuato il GLH operativo di un alunno che al momento  frequenta seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Gli insegnanti presenti hanno suggerito alla neuropsichiatra e alla famiglia di approvare un percorso differenziato per una riduzione oraria in quanto il ragazzo, che presenta una problematica di carattere psichiatrico, non riesce, in generale, a seguire le attività didattiche e formative soprattutto nelle ultime ore della mattinata durante le quali manifesta grande disagio (per due giorni la settimana una settima ora che termina alle 14.35). La neuropsichiatra chiede, in virtù del fatto che Il ragazzo possiede sufficienti potenzialità intellettive, la possibilità di poter ridurre l’orario ma seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Tale richiesta può formalizzarla dietro una sua dettagliata relazione. Se tale percorso è possibile, ci sono dei riferimenti normativi?

Nella scuola secondaria di secondo grado sono previsti due percorsi: Pei semplificato o Pei differenziato. Mentre per il Pei semplificato decide autonomamente il Consiglio di classe, per adottare il Pei differenziato il Consiglio di classe deve acquisire il consenso firmato della famiglia, non degli specialisti ASL. Ciò premesso, appare chiaro che la scelta di un percorso semplificato sia stata effettuata dal Consiglio di classe che, in base alle capacità e alle potenzialità dell’alunno e dopo aver acquisito gli elementi utili, ha ritenuto di poter procedere in tal senso. Per quanto riguarda la riduzione dell’orario di frequenza nelle due giornate in cui le attività didattiche si concludono alle 14.35 è corretto (ed è necessario) ridurre il carico orario a favore di tutti gli studenti della scuola (a parte il fatto che ciò consentirebbe all’alunno con disabilità di non perdere le ore di frequenza per discipline che fanno parte del PEI semplificato); risulta, infatti, eccessivo e controproducente anche da un punto di vista didattico, a parere di chi scrive, un orario che costringa gli studenti a stare a scuola fino alle 14.35.


Sono una mamma di un bambino di 7 anni con disturbi dell’attenzione. Dimesso per aver terminato le terapie essendo stato promosso in tutte le attività proposte. L’insegnante della scuola può richiedermi il sostegno?

L’insegnante di sostegno viene assegnato per promuovere l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. La richiesta del docente è inoltrata dal Dirigente dopo che la famiglia ha consegnato alla scuola copia del Verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale rilasciati dall’ASL (in alcune regioni è richiesto anche il CIS, il “Certificato di inclusione scolastica”, che viene rilasciato sempre dall’Unità multidisciplinare dell’ASL).


Sono la mamma di un ragazzo tetraplegico di 12 anni. Frequenta la seconda media e segue la programmazione della classe(purtroppo senza semplificazioni). È impegnato con le terapie 4 giorni a settimana. Potrebbe essere esonerato dai compiti per casa? C’è una legge che lo tuteli?

La norma prevede che, per gli alunni con disabilità, siano garantite forme individualizzate, anche a fronte dello stesso percorso dei compagni della classe alla quale egli è iscritto. Non possono, cioè, essere ignorate forme di personalizzazione che possono consistere in modalità di verifica differenti (stessi contenuti culturali, ma impostazione diversa, come per esempio test a scelta multipla o vero/falso o prova orale sostitutiva interamente o parzialmente di quella scritta ovvero utilizzo di forme di comunicazione alternative, come la CAA o tabella Etran o altro); al tempo stesso devono essere indicati criteri di valutazione “personalizzati”, coerentemente con le capacità e le potenzialità manifeste dall’alunno.
In sede di GLO o GLHO, ovvero durante la stesura del PEI, si possono concordare a fronte di impegni (come possono essere le sedute di terapia) o di particolari altre situazioni l’assegnazione completa o parziale dei compiti (ovvero la non assegnazione in determinati giorni). Se ciò non fosse stato concordato, suggeriamo di chiedere la convocazione del GLO e di inserire nel PEI tali indicazioni (nel caso l’ASL non potesse partecipare, chiedetele di intervenire mediante videoconferenza; in caso di assenza dell’ASL, voi procedete con l’incontro, indicando l’assenza nel verbale dell’incontro). 


Sono un’insegnante di sostegno vorrei sapere se nel caso di rinuncia al sostegno di un alunno iscritto al primo anno delle superiori bisogna depositare la diagnosi agli atti. Se non fosse obbligatorio sarebbe giusto informare il consiglio di classe al fine di agevolare il percorso educativo?

Se la famiglia rinuncia al sostegno, ritirando tutta la documentazione, da quel momento essa dovrà essere tolta dal fascicolo personale dell’alunno. Resterà la documentazione pregressa, in quanto sono stati prodotti documenti sulla base di una precisa richiesta fornita alla scuola dalla famiglia: tale documentazione andrà archiviata. È bene precisare che, con il ritiro della documentazione da parte della famiglia, l’alunno non è più da considerarsi con disabilità (e perde tutti i diritti previsti).
Se invece la famiglia esprime formale rinuncia del “docente per il sostegno” e non ritira la documentazione inserita nel fascicolo dell’alunno, allora l’alunno, in quanto alunno con disabilità, continua ad avvalersi di tutti gli altri diritti, tranne del sostegno (docente); per lui, pertanto, dovranno essere predisposti i documenti previsti (PEI per ciascun anno scolastico e aggiornamento periodico del Profilo dinamico funzionale); l’alunno, inoltre, potrà avvalersi, ad esempio, delle prove equipollenti (in caso di PEI semplificato), di modalità di verifica e di criteri di valutazione personalizzati, di obiettivi individualizzati, della presenza dell’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione (se previsto), dei sussidi e degli ausili per lui necessari e di ogni altra forma prevista e a lui utile per garantire l’esercizio del diritto allo studio. Alla predisposizione della documentazione (aggiornamento PDF ed elaborazione del PEI annuale) provvedono congiuntamente: tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL, con la partecipazione dell’assistente, se trattasi di figura professionale prevista


La qualifica di maestro d arte è considerata una qualifica professionale o liceale?

Il diploma di maestro d’arte, della durata triennale, è oggi non più conseguibile, in quanto, con la riforma del 2010, gli istituti d’arte sono stati convertiti in licei artistici (la cui durata è quinquennale). Per accedere all’università, ovvero per conseguire un titolo liceale, è necessario frequentare il biennio aggiuntivo.


Sono una docente e avrei un dubbio nella gestione delle verifiche per un’alunna. La studentessa ha un lieve ritardo e segue una programmazione per obiettivi minimi. La famiglia chiede la suddivisione delle verifiche scritte in più momenti per poter affrontare un argomento alla volta. È possibile? Oppure La verifiche già strutturata per gli obiettivi minimi è sufficiente?

In base al principio di personalizzazione è possibile concordare la programmazione delle interrogazioni, in modo da rendere meno pesante lo studio dell’alunno, come pure suddividere le verifiche scritte (o. orali) in più momenti, affrontando un argomento alla volta.


Sono l’insegnante di sostegno nella scuola secondaria di I grado. Nella classe assegnatami all’inizio dell’anno sono presenti due alunni DVA, art. 3 comma 1. Il mio orario prevede 18 ore settimanali (9+9), ma un’ora di sostegno è stata sottratta agli alunni aventi diritto per essere attribuita alla copertura dell’ora di alternativa in un’altra classe (la distribuzione autorizzata dal DS). Nel corso dell’anno (inizio dicembre) alla scuola giunge la documentazione completa di attestazione di handicap, art. 3 comma 3, di un altro alunno, presente in classe in cui svolgo le mie 17 ore di sostegno. Per cui, gli alunni disabili ne diventano 3, di cui il neocertificata con handicap grave (avrebbe diritto soltanto lui a 18 ore settimanali di sostegno). Fino ad oggi (febbraio) non vi é stata nessuna assegnazione delle ulteriori ore di sostegno alla classe. Mi viene detto che, essendo io l’insegnante di sostegno assegnata alla classe, devo prendermene carico, con la stesura del relativo PEI e di tutti i relativi annessi. In mese di novembre il CDC ha steso il PDP per l’alunno che all’epoca era in fase di certificazione. Tale PDP è ancora in funzione. È coretto che venga sostituito con un PEI reddato in assenza delle effettive ore di sostegno assegnate?

1) Le ore di sostegno assegnate agli alunni non possono essere sottratte nel corso dell’anno, ed è ciò che, invece, è avvenuto con l’ora che le è stato richiesta di svolgere altrove (il fatto che contempli l’autorizzazione conferma che si tratta di modalità impropria, che poteva essere “tollerata” per un giorno, come condizione straordinaria, ma che non poteva e non può essere la normalità).
2) La mancata assegnazione delle ore di sostegno all’alunno certificato nel mese di dicembre: per questo alunno le ore devono essere garantite; il diritto alle ore di sostegno è un diritto di ciascun alunno con disabilità, sancito dall’art. 13, comma 3, della legge 104/92 e ribadito in più sentenze della Corte Costituzionale (dalla n. 80/2010 alla n. 275/2016, secondo la quale tale diritto non può essere violato con motivi di problemi di bilancio); il Consiglio di Stato, inoltre, con la sentenza n. 2023 del 2017 ha stabilito che il dirigente scolastico ha l’obbligo di chiedere la cattedra completa per gli alunni con articolo 3, comma 3, e se l’Ufficio Scolastico si rifiuta, il Dirigente Scolastico deve inviare una Nota alla sezione regionale della Corte dei Conti e, per conoscenza, allo stesso Ufficio Scolastico, dichiarando che non si sente responsabile per il danno erariale che tale rifiuto produrrà a causa della perdita della causa da parte dell’amministrazione, in caso di ricorso promosso dalla famiglia.
3) La stesura del Pei: il PEI, Piano Educativo Individualizzato, deve essere elaborato congiuntamente dal gruppo di lavoro, i cui componenti effettivi sono tutti i docenti della classe, la famiglia dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL. Il fatto che sia o che non sia ancora stato assegnato il docente di sostegno alla classe non sottrae i docenti (tutti) dagli obblighi previsti dalla norma (come, nello specifico, la stesura del PEI, insieme agli altri componenti del gruppo di lavoro)


Sono la mamma di una bambina con una disabilità intellettiva grave, certificata 104 art 3 comma 3.La bambina frequenta la quarta elementare e noi genitori , in accordo con il servizio di neuropsichiatria, vorremmo che questo anno venisse bocciata per poterla iscrivere il prossimo anno in una scuola afferente ad un centro riabilitativo, dove potrebbe affrontare la scuola secondaria di primo grado in un ambiente a lei più confacente. La dirigente si oppone alla bocciatura, dicendo che la normativa non lo permette in alcun modo. È corretto? Se la bocciatura è richiesta e motivata da necessità certificate della bimba non si può derogare in qualche modo?

Il decreto legislativo 62 del 2017 prevede che l’ammissione alla classe successiva avvenga “anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. La non ammissione (o bocciatura) è contemplata solamente per “casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”, in tali casi l’eventuale non ammissione alla classe successiva (ovvero la bocciatura) viene assunta “all’unanimità” da parte di tutti i docenti della classe. Spetta, dunque, unicamente ed esclusivamente ai docenti della classe, che valutano l’alunno sulla base del PEI predisposto per l’anno scolastico in corso, decidere se ammettere o se non ammettere l’alunno alla classe successiva.


Mio figlio è portatore di handicap legge 104 e legge 45 per disgrafia. Può essere bocciato  a scuola in 3 anno superiore

In terza superiore, se l’alunno non raggiunge gli obiettivi del suo PEI semplificato o differenziato, può essere bocciato.


Sono la mamma di un bambino affetto da sindrome di down, dopo un ricovero ospedaliero, sotto consiglio del medico, causa ricadute, ci è stato consigliato l’istruzione a domicilio. Mi sono recata presso l’istituto dove va a scuola mio figlio che frequenta la seconda elementare, per attivare tutto ciò con tanto di certificato del medico, ma la scuola che naturalmente non è contenta, richiede 2 fogli precisi compilati dal medico (che non ne è a conoscenza) che indicano anche il tempo richiesto, senza darmi altre precise istruzioni su di essi. Chiedo gentilmente se potete aiutarmi a reperire tali informazioni per poter accedere a questa documentazione per poter attivare tale richiesta.

Per attivare il servizio di istruzione domiciliare, la famiglia deve presentare alla scuola (al dirigente scolastico) i seguenti documenti:
–       formale richiesta di attivazione del servizio di istruzione domiciliare,
–       idonea e dettagliata certificazione sanitaria, in cui è indicata l’impossibilità a frequentare la scuola per un periodo non inferiore ai 30 giorni (anche non continuativi), rilasciata dal medico ospedaliero (C.M. n. 149 del 10/10/2001) o comunque dai servizi sanitari nazionali (escluso, pertanto, il medico di famiglia) e non da aziende o medici curanti privati (i 30 giorni sono trenta giorni di lezione, non trenta giorni consecutivi e basta). 
Gli insegnanti della classe, dopo la presentazione della domanda della famiglia, elaborano un progetto formativo, indicando il numero dei docenti coinvolti (ovvero dei docenti che si sono resi disponibili a insegnare al domicilio), gli ambiti disciplinari cui dare la priorità, le ore di lezione previste.
Il progetto deve essere approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio d’Istituto e inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa (se nel PTOF è già inserito il servizio di istruzione domiciliare, non vi è necessità di effettuare questi passaggi). 
Il dirigente invia all’USR la richiesta, corredata dalla documentazione sanitaria e dal progetto: in questa sede, l’apposito Comitato tecnico regionale procederà alla valutazione della documentazione presentata, ai fini della successiva assegnazione delle risorse. 
In genere, il monte ore di lezioni è indicativamente di circa 4/5 ore settimanali per la scuola primaria. Se, però, il docente di sostegno dà la disponibilità a espletare il suo orario (o parte del suo orario) presso il domicilio (alternandosi con i colleghi) le ore potranno corrispondere a quelle previste per il sostegno. Infatti, le Linee guida prevedono che pere gli alunni con disabilità l’istruzione domiciliare può essere garantita dall’insegnante di sostegno (al riguardo si cita la sentenza del TAR del Lazio, che ha condannato l’USR ad assegnare al domicilio tutte le ore di sostegno assegnate all’alunno).
In sintesi, la scuola non può rifiutare questo servizio, previsto per garantire il diritto allo studio e, al tempo stesso, per la tutela della salute del minore.
Norme di riferimento: d.lgs. 66/17 come riformato dal d.lgs. 96/19; DM 461/19 e allegate Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare.


Un’alunna diversamente abile  in terza media ha effettuato un numero di assenze del 70 per cento. Per i docenti è impossibile una valutazione, si può mettere “Non classificata” al primo quadrimestre? O si deve esprimere ugualmente una valutazione in base ai pochi elementi a disposizione?

La norma stabilisce che per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato si debbano considerare le “presenze”.  Per il vincolo della frequenza, fissato a tre quarti del monte ore personalizzato, il Decreto legislativo n. 62/17 prevede che il Collegio docenti adotti – “per casi eccezionali” – motivate e straordinarie deroghe (documentate, per gli alunni con disabilità, da certificazioni riguardanti lo stato di salute). Se il Consiglio di classe dispone di sufficienti elementi, procede alla valutazione (e il 30% da lei indicato indicherebbe un tempo utile pe acquisire gli elementi necessari). Se il Consiglio di classe non dispone di sufficienti elementi di valutazione, può indicare “non classificato” nel primo quadrimestre. Non avete pensato di attivare il servizio di istruzione domiciliare?


Sono un assistente specialistico e quest’anno per ripetute assenze di un insegnante di sostegno (almeno 2 giorni a sett) sono costretta a coprire anche alunni non miei, ritrovandomi o a lasciare scoperti i miei alunni meno gravi o a coprire alunni che non sono a me assegnati. Mi chiedevo se l’assistente specialistico può rifiutarsi di fare da tappa buchi. 

L’assistente per l’autonomia e la comunicazione deve svolgere il suo compito a favore dell’alunno al quale è assegnato, per le ore stabilite nel PEI; l’assistente non può essere distolto dalle sue mansioni e dallo svolgimento delle ore, che deve garantire all’alunno assegnato e, ancor meno, può essere utilizzato per sostituire un insegnante assente: 
–       in primo luogo, perché il docente deve essere sostituito da un insegnante (e il dirigente non può provvedere una figura professionale differente); 
–       in secondo luogo perché vengono sottratte ore all’alunno al quale l’assistente è stato assegnato, determinando una interruzione di pubblico servizio; 
–       in terzo luogo perché la presenza dell’assistente accanto ad un alunno che non è quello al quale è stato assegnato non è autorizzata, né lo può essere, da un ordine di servizio del D.S.; in caso di infortunio o di un danno recato o subito dall’assistente, come verrebbe giustificata la sua presenza in sede diversa rispetto alla quale egli era stato destinato?
Le suggeriamo di far presente al D.S., nel caso venisse ancora invitato a “supplire” un insegnante assente, che lei, in quanto assistente o educatore, non può sostituire un insegnante e che non può abbandonare l’alunno al quale è stato assegnato, perché andrebbe a determinarsi una interruzione di un servizio che deve essere garantito all’alunno.Se ciò non bastasse, ne parli con la cooperativa o con l’Ente dal quale ha ricevuto l’incarico, illustrando i rischi cui si esporrebbe effettuando supplenze “improprie” e chieda loro di farsi portavoce presso il D.S.


Sono un docente di sostegno in una V classe di una scuola secondaria superiore. L’alunna che seguo con un Ritardo mentale grave, a causa della sua disabilità e dell’ambiente deprivante in cui vive, ha una frequenza molto irregolare. (solo 15 gg in questo primo quadrimestre). Cosa bisogna fare in questi casi? Può non essere ammessa agli esami per mancanza di validità dell’anno scolastico? In riferimento al primo quadrimestre alcuni docenti curricolari lamentano la mancata presenza durante le proprie ore di lezione. Si può comunque attribuire la valutazione tenendo conto degli obiettivi fissati nel PEI?

In base al DPR 122/09 il Collegio dei docenti può fissare alcune “deroghe straordinarie” al numero massimo di assenze, al fine di assicurare la validità dell’anno scolastico; il Consiglio di classe, sulla scorta di tali deroghe e se in possesso di sufficienti elementi di valutazione, può procedere con l’ammissione all’esame di Stato; in caso contrario, scatta l’invalidità dell’anno scolastico. Per completezza ai fini dell’ammissione va considerata anche la partecipazione alle prove Invalsi che, da quest’anno, riguarda tutti gli studenti delle classi quinte (d.lgs. 62/2017): il recentissimo Protocollo di somministrazione delle prove standardizzate, pubblicato da Invalsi alla pagina https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2020/Protocollo_somministrazione_GR13_ITALIA_2019_2020.pdf, indica tre possibili opzioni per gli alunni con disabilità (anziché due), fra queste il “non svolgimento delle prove” (per questi alunni la scuola può predisporre prove adattate, coerenti con il PEEI). 


Sono un’insegnante di scuola primaria e chiedo cortesemente di ricevere una risposta con i riferimenti normativa, circa la valutazione di alunni dva gravissimi. Se nel PEI di un DVA gravissimo è previsto un percorso differenziato, che non include l’apprendimento delle discipline, bensì favorisce l’integrazione e la socializzazione, l’autonomia e la comunicazione n.v., come è possibile inserire voti in decimi nelle materie curricolari?

Premesso che per gli alunni con disabilità intellettiva la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita, deve sempre avere luogo (OM 90/2001), si rammenta che la legge 104/92 afferma che l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento “né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap” (art. 12, comma 4). A ciò si aggiunga che l’art. 16 della legge n. 104/92 prevede la possibilità di adottare attività integrative e di sostegno, anche in sostituzione delle discipline; ora, poiché il D.lgs. 62/2017 stabilisce che la valutazione degli alunni con disabilità deve essere effettuata in base al PEI e che tale valutazione deve essere espressa in decimi (e ciò vale per tutti gli alunni), coerentemente con quanto previsto, anche per l’alunno che lei definisce “gravissimo” la valutazione deve essere formulata in sulla base del PEI (e deve essere riportata nella scheda di valutazione in “decimi”, esattamente come avviene per gli altri studenti). Trattandosi di scuola Primaria (e ciò vale per la scuola del primo ciclo e per gli alunni per i quali è adottata una valutazione semplificata nel secondo ciclo) nella scheda di valutazione non deve essere fatto alcun riferimento al PEI (d.lgs. 62/17).  L’occasione è utile anche per rammentare che la scuola deve garantire, a ciascun alunno, gli apprendimenti, coerenti con le capacità e le potenzialità presenti; non può limitarsi alla sola socializzazione (lo stabiliscono la legge 104/92 e le Linee Guida ministeriali del 4 agosto 2009).


Mia figlia frequenta la prima liceo applicato scienze e biotecnologia ma, a causa di una serie di eventi traumatici, è crollata in una forte forma depressiva con forte ricaduta sulla frequentazione scolastica. Premetto che mia figlia è nata con una malformazione grave per la quale ha un riconoscimento con legge 104 e indennità di frequenza. Stiamo tentando di aiutarla con una equipe di psichiatri e psicologi ma il progresso è molto lento visto anche l’età che non aiuta. La mia domanda è: quali certificazioni devo far produrre dai medici per tutelarla sia per l’obbligo scolastico che per la privacy?

Le certificazioni sono quelle relative all’attuale stato di salute di sua figlia. Il Decreto legislativo n. 62/17, all’art. 13, stabilisce che, per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, sia necessaria la frequenza di almeno tre quarti del monte ore personalizzato; lo stesso decreto richiama il DPR 122/2009 che, all’art. 14 comma 7, contempla di poter adottare – per casi eccezionali – motivate e straordinarie deroghe, purché le assenze non pregiudichino, a giudizio del Consiglio di classe, la possibilità di procedere ad una valutazione degli alunni interessati. Chieda pertanto che il Collegio dei docenti adotti una delibera relativa a tali deroghe.


Sono una docente di sostegno a tempo indeterminato e scrivo per un parere su come muovermi a seguito della circolare inviata dal mio Dirigente Scolastico a tutto il personale scolastico. Un alunno, pur essendo un disabile grave, usufruisce di 18 ore settimanali ed ha un’assistente materiale per 2 ore a settimana. I genitori hanno perso la causa al TAR per ottenere la copertura totale delle ore di sostegno. Dal 3 febbraio la docente che lo segue per 12 ore settimanali è assente e non si sa fino a quando. Il Preside dispone che tutti i docenti di sostegno debbano fare delle ore di supplenze sull’alunno anche se impegnati con altri alunni disabili. La domanda che mi pongo è la seguente: un docente di sostegno può lasciare il proprio alunno per andare a supplire un ragazzo con una disabilità più grave? è possibile contestare la circolare in oggetto dato che in questo modo non vengono più garantite le ore di sostegno come stabilite nei P.E.I. agli altri ragazzi?

Le “Linee guida” ministeriali, del 4 agosto 2009, vietano di spostare per supplenza in altra classe il docente per il sostegno, che opera con l’alunno nella classe alla quale è stato assegnato. La recente circolare sulle supplenze impone al Dirigente scolastico di nominare un supplente “dopo il primo giorno di assenza di un docente incaricato su posto curricolare o incaricato su posto di sostegno”


Sono una supplente precaria e lavoro in una scuola secondaria di istruzione superiore.
Una persona con disabilità grave si trovava seguito da me e una collega che da più di 20 giorni è in maternità. La scuola non si è attivata per trovare un supplente ed attualmente la persona si ritrova a non avere 9 ore di sostegno su 18. Dopo il ritiro di un altro alunno con disabilità, la dirigente ha incaricato la referente di dipartimento di ridistribuire le ore del personale e coprire quindi le 18 ore, lasciando scoperte altre persone che hanno diritto al sostegno ma si vedono ridotto il servizio senza spiegazioni. 
La referente di dipartimento sostiene che noi insegnanti non abbiamo possibilità di fare alcunché per migliorare la situazione. È legale questa soluzione? Quali sono i diritti della famiglia?  È buona norma che la persona sia seguita da 3 o 4 docenti diversi?

La recente circolare sulle supplenze ribadisce il principio che dopo il primo giorno di assenza il dirigente scolastico debba nominare un supplente. Se, come nel vostro caso, si sono rese disponibili ore di sostegno per il ritiro di uno o più alunni, queste ore (e solamente queste. ore) possono assegnate all’alunna, senza toccare le ore già assegnate agli altri frequentanti. Pertanto se mancano ancora ore per l’alunna il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente per tali ore. Fatelo presente alla famiglia. Sottrarre ore già assegnate ad alunni frequentanti è un atto illegittimo, forse anche con risvolti penali.


Sono la mamma di una ragazza tetraplegica con certificazione del 2014 in cui si evince un insufficienza mentale media ,tale certificazione è in possesso della scuola superiore di secondo grado in cui mia figlia frequenta la quinta con una programmazione semplificata ricondocibile al programma Ministeriale. Tempo fa per l’esattezza a dicembre abbiamo  consultato un Neuropsichiatra specializzato ,perché nostra figlia ha espresso la sua opinione sulla sua diagnosi funzionale così negativa e voleva essere sottoposta a nuovi test ,in effetti aveva pienamente ragione perché la nuova diagnosi parla di parametri normali anzi un pochino più alti .Il problema nasce solo con il linguaggio che inficia qualsiasi prova orale(il medico scrive che è impossibile fare prove orali) sia per l’ansia da prestazione che per problemi di coordinazione del linguaggio  (parla con difficoltà )e i suoi tempi di prestazione, sono molto più lunghi della norma. Abbiamo prodotto la nuova certificazione alla scuola chiedendo un GLH  per discutere del PEI in cui si era già chiarito che le verifiche orali erano controproducenti e si dovevano usare solo come compensazione dello scritto, Il risultato è stato pessimo perché ad ogni verifica scritta fanno seguire sistematicamente quella orale ,inoltre non rispettano ne’ tempi ne’ modalita’ concordati a suo tempo e specificati nel PEI ,la ragazza è in forte crisi perché le insegnanti quasi tutti i giorni le dicono che all’esame dovrà per forza fare la prova orale. Il GLH sarà a febbraio, come far capire che il PEI è disatteso? mi può aiutare a capire se mia figlia può sostenere l’esame di stato, senza per forza produrre la prova di cui sa già di non poter fare ?È possibile farla in forma scritta? 

Considerato quanto riportato nella documentazione sanitaria, in realtà, oltre all’eventuale completamento orale, era necessario prevedere forme “equipollenti” di somministrazione delle prove, previste a garanzia del diritto allo studio degli alunni con disabilità; al riguardo, si rimanda all’articolo 6 comma 1 del DPR 323 del 1998 che, nel definire il concetto di prove equipollenti, precisa che queste possono essere sia differenti da quelle ufficiali per i contenuti che per le modalità. È fondamentale, pertanto, che tali indicazioni siano coerentemente definite nel PEI, in quanto documento cui bisogna far riferimento per la predisposizione delle prove dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.  In sede di esame, la prova orale può sicuramente essere affrontata con modalità differenti (che possono andare dalla lettura fatta da terzi di un testo scritto dalla stessa studentessa all’utilizzo di “ausili”, che sostituiscono il linguaggio verbale), ovvero “equipollenti” (DPR 323/98). A conferma di forme differenti, ovvero con modalità equipollente, si può citare la LIS: lo studente che si avvale della LIS in sede di esame di Stato fruisce dell’assistente alla comunicazione.  In sede di PEI, a febbraio, occorre esplicitare questi passaggi, richiamando il riferimento normativo e individuando le modalità maggiormente funzionali e fruibili da parte dell’alunna. È il caso che, a questo incontro, sia presente la studentessa che, meglio di altri, può dare indicazioni su quali siano le modalità migliori per poter sostenere le performance richieste dalla scuola.


Sono la madre di una bimba che ha la legge 104 per un problema neurologico (art. 33,  comma 3). La bimba frequenta una scuola primaria paritaria dove l’insegnante di sostegno, già poco attrezzata per il suo problema, non la segue affatto in alcuni momenti per lei molto delicati (es. intervallo dopo il pranzo). Ho sentito parlare della possibilità di richiedere un educatore al comune ad ulteriore supporto della permanenza a scuola. Potete darmi qualche indicazione?

Se nella vostra Regione la legge sul diritto allo studio prevede gli assistenti anche nelle scuole paritarie, in sede di GLO potete esplicitare la necessità di poter fruire della presenza di un assistente all’autonomia personale dell’alunna, riportando nel verbale dell’incontro e nel PEI tale indicazione; sarà poi cura del dirigente scolastico chiedere all’Ente locale di competenza l’assegnazione di tale figura. Se, invece, tale figura non è prevista per le scuole paritarie, sarà la famiglia a sostenere le spese per la presenza di questa figura, mentre il docente è a carico della scuola paritaria.


Sono una docente  della  scuola  primaria, l’anno prossimo si iscriverà  alla scuola primaria  un alunno disabile con sostegno di 11 ore settimanali. Premetto che nella nostra scuola ci sono classi a 30 ore settimanali  e classi a 40 ore settimanali. La dirigente ha detto alla famiglia di iscrivere il bambino a 40 ore settimanali premettendo che lui avrà  una riduzione di orario (30 ore settimanali). Questo molto probabilmente prevederà  che il bambino non potrà  seguire tutte le materie. Io ed altre docenti ci chiediamo se non sia più  funzionale un’ iscrizione a 30 ore settimanali, visto che in tal modo l’alunno seguirebbe tutte le attività. Lo so che spetta alla famiglia decidere il tempo scuola, ma non so quanto la famiglia abbia capito bene la situazione. Inoltre la riduzione d’ orario suppongo che  do  andrà  concordata durante il PEI.  La scuola può far iscrivere un bambino ad un tempo scuola e poi far frequentare un tempo scuola a 30 ore che è  previsto nel suo assetto?

Non sono previsti, per gli alunni, “riduzioni di orario” di frequenza, peraltro per un ordine di scuola per il quale è contemplato l’obbligo. Se per l’alunno è migliore un tempo di frequenza pari a 30 ore settimanali, non si capisce perché suggerire il tempo-pieno per poi prevedere una frequenza ridotta pari a 10 ore; ciò, peraltro, costituisce un danno all’erario. Spetta sicuramente alla famiglia decidere il tempo-scuola da scegliere e se ritiene che le 30 ore siano adeguate per il bambino, deve sicuramente optare per le 30 ore settimanali.


L’insegnante di mia figlia che frequenta l’asilo è in malattia in classe c’è la maestra di sostegno e non stanno nominando la supplente perché comunque quando non c’è la maestra di sostegno si appoggiano al plesso di un altro paese. Noi genitori cosa possiamo fare per far nominare un’altra maestra perché i bimbi solo lasciati a loro stessi e non controllati

La recente circolare sulle supplenze stabilisce che il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente dopo il primo giorno di assenza. 


Sono insegnante di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. 
Mi sono stati assegnati due ragazzi disabili, (9 ore ciascuno) in due classi diverse. 
In una delle due classi è presente un altro ragazzo disabile seguito da un’altra insegnate di sostegno per 12 ore settimanali. 
Quindi nella stessa classe abbiamo due insegnanti di sostegno, una presente 12 ore ed io presente 9 ore. I nostri alunni seguono un pei differenziato ed un orario differenziato, tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00.  Quindi, in alcune ore, nella stessa classe sono presenti tre insegnanti: due di sostegno più l’insegnante delle varie discipline. 
La vicepreside non vuole assolutamente che ci sia questa presenza contemporanea di due insegnanti di sostegno e vuole che ce ne sia sempre uno solo che segua ambedue i ragazzi che, ribadisco hanno esigenze estremamente diverse. Che dobbiamo fare? 

Non esiste una norma che impedisca la presenza di più docenti di sostegno, peraltro è prevedile la presenza contemporanea, in virtù dell’abolizione del tetto che fissava un numero definiti di alunni con disabilità per classe. Per motivazioni didattiche e organizzative è bene che il Consiglio di classe valuti e concordi quanto è bene che queste figure siano presenti ed eventualmente che lo condividano in sede di GLO (al quale partecipano tutti i docenti della classe, compresi i due docenti incaricati su posto di sostegno). Si consideri anche che le ore assegnate non possono essere sottratte a ciascun alunno, ma devono essere garantite, a tutela del diritto allo studio. Non spetta certo al docente incaricato come vicario del dirigente entrare nel merito del “quando” la risorsa “sostegno” debba essere presente in classe, ma solamente invitare i docenti del consiglio di classe a valutare l’opportunità, da un punto di vista organizzativo, in considerazione dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi, considerazioni che competono al Consiglio di classe e che coinvolgono i componenti del GLO.


Sono una docente di un istituto di scuola secondaria superiore, scrivo in merito alla possibilità di utilizzare in classe la smartpen. Personalmente non ho mai avuto problemi a consentire ai miei allievi di registrare le lezioni o utilizzare la smartpen per prendere appunti, ma alcuni colleghi si oppongono, e ritengono di non essere obbligati a consentirne l’uso, anche  ad allievi con certificazione DSA, pur in presenza della richiesta di tale strumento compensativo da parte della famiglia, in quanto indicato dallo specialista che ha rilasciato la diagnosi (come da certificazione in possesso della scuola). Mi risulta che il vademecum del garante per la privacy abbia già dato parere positivo sulle registrazioni delle lezioni in classe, naturalmente ad esclusivo uso didattico personale. I miei colleghi, però, sostengono che il docente possa negare il permesso per tutelare la privacy degli altri allievi e per motivi didattici non meglio chiariti. Chi ha ragione? La famiglia, in caso di bocciatura di un allievo cui sia stato negato l’uso di tale strumento, può rivalersi nei confronti della scuola?

Per gli alunni con diagnosi di DSA è consentito registrare le lezioni a scuola: l’uso, da parte dello studente, è strettamente personale, mentre la registrazione riguarda “la lezione”. Questa indicazione, ripotata nel Piano didattico personalizzato, condiviso con la famiglia e con lo studente, va rispettata da tutti i docenti. In merito alla questione posta, va rispettato quanto indicato nel PDP (il problema privacy non è pertinente all’argomento).