Coronavirus, attenersi a notizie ufficiali

No a circolazione di informazioni non verificate

In merito alla gestione del coronavirus, il Ministero dell’Istruzione raccomanda caldamente di non prendere in considerazione alcuna notizia riguardante le scuole che non provenga o sia confermata da fonti ufficiali.

Ogni indicazione relativa al settore scuola verrà resa pubblica dal Ministero dell’Istruzione, tramite i propri canali istituzionali e i canali social. È importante che ognuno faccia la propria parte per evitare la circolazione di notizie e voci infondate o non verificate.

Miur interviene, scuola a distanza e rimborsi gite

ANSA-FOCUS/ Miur interviene, scuola a distanza e rimborsi gite

Quasi 4 mln studenti a casa. Misure anche da Regioni centro-sud
(di Valentina Roncati)
(ANSA) – ROMA, 24 FEB – Didattica a distanza, misure per dare
risposte in merito ai rimborsi per le gite scolastiche saltate,
invio di personale preparato per dare man forte agli Uffici
territoriali e per gestire, oltre agli aspetti sanitari, quelli
che riguardano la vita amministrativa e didattica delle SCUOLE:
la ministra dell’Istruzione ha riunito oggi la task force del
dicastero impegnata nella gestione del coronavirus. Tutti uniti
per dare risposte alle tante domande dei presidi e del mondo
scolastico dopo la ‘rivoluzione’ creata dall’alto numero di
contagi che ha avuto come conseguenza la chiusura di SCUOLE e
universita’ in Lombardia, Piemonte, Veneto, Trentino, Friuli
Venezia Giulia, Liguria ed Emilia Romagna e la sospensione, gia’
dalla giornata di ieri, delle gite scolastiche delle SCUOLE di
ogni ordine e grado di tutto lo Stivale. Circa 3,7 milioni di
bambini e adolescenti da oggi hanno sospeso l’attivita’
scolastica, piu’ del 40% del totale, calcola Save the Children.
Dopodomani, mercoledi’ 26, i sindacati della scuola andranno
al ministero dell’Istruzione per una informativa sulle misure
che l’Amministrazione intende adottare o sta gia’ adottando
contro la diffusione del Covid-19. E’ previsto infatti un Dpcm,
un Decreto del presidente del consiglio dei ministri, che
riguardera’ ulteriori misure di contenimento a cui si sta
lavorando mentre domani alle 10 la ministra Azzolina partecipera’
ad un incontro ad hoc alla sede della Protezione civile. Tutto
questo anche per dare risposte e certezze ai tanti interrogativi
che in queste ore sono arrivate al ministero e ai sindacati
dagli istituti.
In una scuola romana, ad esempio, stamane si e’ registrato il
caos nel primo lunedi’ di rientro dopo la sospensione delle
lezioni nelle regioni del nord. Ad alcuni bambini che hanno
trascorso la settimana bianca in Trentino infatti e’ stato
inizialmente vietato l’ingresso a scuola se privi di una
certificazione medica che attestasse che erano in buona salute e
che non presentassero i sintomi del coronavirus. Solo dopo un
confronto con la dirigenza scolastica ai bambini e’ stato
permesso l’ingresso a fronte di una dichiarazione della madre
che attestasse che i figli non presentavano alcun sintomo.
I genitori dei 45 bambini dai quattro mesi ai tre anni,
iscritti all’asilo aziendale della Geox a Montebelluna, che da
oggi e’ stato chiuso in base alle disposizioni normative di
prevenzione della diffusione del Coronavirus, potranno invece
usufruire dello smartworking da casa.
Nel Lazio una ordinanza regionale, oltre a mettere lo stop a
concorsi e gite scolastiche – e’ saltato anche il Viaggio della
Memoria nei luoghi della Shoah – ha istituito l’obbligo di
contattare le Asl di appartenenza per chi e’ stato nelle aree
focolaio del coronavirus.
Anche al sud il terrore di una possibile diffusione del virus
ha avuto conseguenze. L’inaugurazione dell’anno accademico della
Scuola di specializzazione in Beni archeologici, in programma
domani a Matera, e’ stata rinviata dall’Universita’ della
Basilicata. Mentre e’ rivolta solo agli studenti lucani
l’ordinanza che dispone la quarantena per chi rientra in
Basilicata dopo essere stato negli ultimi 14 giorni in Piemonte,
Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria.
In Calabria la neogovernatrice Jole Santelli ha formulato una
proposta di Ordinanza regionale che prevede la chiusura delle
SCUOLE e delle universita’ e la sospensione delle manifestazioni
pubbliche nonche’ misure relative al controllo aeroportuale per
il transito nazionale e l’istituzione di un ulteriore numero
verde gestito dalla Protezione civile regionale e dal
Dipartimento Sanita'”. Intanto l’Agenzia Nazionale per i Giovani
ha annullato o rinviato tutte le attivita’ Erasmus+:Gioventu’ ed
ESC (Corpo Europeo di Solidarieta’) che si realizzano in Italia,
mentre anche alcuni Paesi stranieri come la Grecia hanno sospeso
le gite scolastiche in Italia e stanno facendo rientrare le
scolaresche che gia’ si trovano nel nostro Paese; cosi’ pure hanno
gia’ fatto anche la Serbia e la Croazia. (ANSA).
VR
24-FEB-20 19:26 NNNN

Coronavirus: Garante, stop scioperi fino al 31 marzo

Coronavirus: Garante, stop scioperi fino al 31 marzo (ANSA) – ROMA, 24 FEB – La Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali, preso atto dello stato di emergenza sanitaria proclamato sul territorio nazionale, rivolge un fermo invito a tutte le Organizzazioni sindacali ed alle Associazioni professionali affinché non vengano effettuate astensioni collettive dal 25 febbraio al 31 marzo 2020, al fine di evitare ulteriore aggravio alle Istituzioni coinvolte nell’attività di prevenzione e contenimento della diffusione del virus. Lo si legge in una nota della Commissione di Garanzia. TL 2020-02-24 13:26

SCIOPERO SCUOLA 6 MARZO

UNICOBAS: COMUNICATO STAMPA NAZIONALE 24.2.2020

SCIOPERO SCUOLA 6 MARZO: DA CONFEDERALI ED AUTONOMI NON UNA PAROLA SUL CONTRATTO E SULL’IMMINENTE REGIONALIZZAZIONE. SOLO GIRAVOLTE E IMPUNITÀ SUGLI SCIOPERI. POI C’È IL CORONA VIRUS. A MALI ESTREMI, ESTREMI RIMEDI: L’UNICOBAS ANTICIPA LO SCIOPERO SCUOLA DAL 17 AL 6 MARZO, MA SU OBIETTIVI GENERALI DI SVOLTA: 6 MARZO MANIFESTAZIONE SOTTO MONTECITORIO h.9.00/14.00

1) I sindacati Confederali ed Autonomi hanno partorito il topolino. Nel comunicato col quale Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno cambiato data allo sciopero passando dal 17 al 6 Marzo, le richieste sono improntate al minimalismo più ridicolo. Lamentano solo la rottura del tavolo relativo al concorso (che non risolve i problemi strutturali del precariato) ed a nuovi, onerosi, percorsi di “abilitazione” per “spennare” gli aspiranti docenti; la mancata sanatoria di 2000 Dsga facenti funzione (cosa giusta ma non sufficiente); il mancato accordo sulla mobilità, territoriale e professionale (perché i pronta-firma, anziché pretendere l’abolizione della cattiva scuola renziana e della chiamata diretta, preferiscono “amministrare” in proprio le vergogne – mancanza di titolarità, etc. – che quella legge ha creato). Sembrerebbe uno “sciopero” fatto apposta per essere revocato domani 24 Febbraio dopo il previsto incontro col ministro, “appoggiandosi” anche al problema epidemiologico ed all’invito – non cogente – che prontamente la Commissione di Garanzia indirizza a tutti chiedendo la sospensione degli scioperi fino a tutto Marzo. Ma gli scioperi non solo veicoli di contagio (semmai il contrario) e l’Unicobas non revoca nulla.

2) Sintesi di quanto successo. Confederali ed autonomi sono diventati i padroni degli scioperi. Prima sbandierano lo sciopero del 17 Marzo (con un’indizione limitata ai soli precari e Dsga). Quando anche l’Unicobas lo proclama il 17 per tutta la categoria, in contraddizione con la regola della “rarefazione oggettiva” richiamata tante volte per impedire o differire scioperi del sindacalismo di base, estendono a tutta la categoria ed anticipano lo sciopero al 6 Marzo, senza che la Commissione di Garanzia eccepisca nulla nonostante non esista il previsto intervallo di 7 giorni con lo sciopero generale convocato (convocato anche dalla CIB Unicobas per il settore privato) per il 9 Marzo sulla questione di genere.

3) Pur stigmatizzando tali comportamenti, l’Unicobas assume come valore l’unità della categoria e l’urgenza di fronte al rischio che presto tutte le scuole italiane vengano chiuse per il corona virus. Allora: sciopero sì, ma per cosa? Bisogna dare l’opportunità alla Scuola di capitalizzare lo sciopero su una piattaforma decisiva, quella che l’Unicobas ha comunicato al Ministero: 

*Abolizione delle controriforme Moratti e Gelmini, nonché della chiamata diretta e della L. 107/15

*Soluzione strategica del problema del precariato. Doppio canale di reclutamento: 50% dei posti a concorso ordinario e 50% a concorso per titoli, per tutti i già abilitati con almeno un anno di servizio (180 gg.) anche cumulativi. I già abilitati (o idonei) non devono essere tenuti a sostenere altri concorsi per esami

*Soluzione della vertenza Ata ex EELL: riconoscimento pieno del servizio pregresso con adeguamento stipendi e pensioni; retribuzione del danno

*Piena sostituibilità per malattia per il personale Ata e congedo come per i docenti nelle scuole sottoposte a chiusura anti-contagio. Riconoscimento del ruolo di coadiuzione educativa

*No alla controriforma degli Organi Collegiali. Difesa dei Decreti Delegati

*Libertà d’aggiornamento. No all’aggiornamento istituzionale obbligatorio gestito dai sindacati pronta-firma e dalle loro associazioni. Il precedente fondamentale fu quando Cgil et similia imposero (1995) un contratto a punti legando gli scatti d’anzianità (gradoni) alla presenza a corsi d’aggiornamento Irrsae (occupati da Confederali & C.) e/o gestiti dalle loro appendici “formative” (le stesse sigle che volevano gestire l’aggiornamento quando, nella seconda metà degli anni ’80 nacque il Movimento della scuola). 

*No all’eliminazione della carta del docente. I “sindacatoni” sono interessati ai soldi della carta, che ora vanno in computer e libri… Quindi, o riescono ad introdurre l’obbligo del “loro…aggiornamento” o scippano la carta annacquandola nel “contratto” (col placet della Azzolina). L’aggiornamento deve essere di competenza del Collegio (senza imposizioni orarie standard), che a sua volta deve lasciare anche la giusta libertà al singolo docente. Tutte le ore d’aggiornamento devono essere retribuite a parte (com’era a suo tempo)

*Sì all’obbligo dai 3 anni ed alla generalizzazione della scuola dell’Infanzia, più estensione dell’obbligo sino alla fine della scuola Superiore di secondo grado. No alla defiscalizzazione delle rette per le scuole private

*Indizione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, scaduto (le ultime elezioni si tennero il 28 Aprile 2015, ed i componenti restano in carica 5 anni)

*Uscita dal D.Lgs 29/93: contratto con 250 euro d’aumento medio pro-capite

*Istituzione della classe di concorso per il sostegno

*Abolizione della trattenuta per malattia

*Abbassamento dell’età pensionabile

*Difesa della Scuola come Istituzione (no scuola-azienda/spettacolo/carnevale)

*No alla sparizione della Formazione Professionale di Roma

Su questa piattaforma, di ben altra qualità, l’Unicobas terrà una manifestazione nazionale a Roma il 6 Marzo: concentramento in Piazza di Monte Citorio, dalle h. 9.00 alle h. 14.00.

Stefano d’Errico (Segretario Nazionale)

Riunita task force Ministero Istruzione

Ministero dell’Istruzione

Ufficio Stampa

COMUNICATO STAMPA

Coronavirus, Azzolina riunisce task force Ministero Istruzione: “Al lavoro per supportare scuole, anche con didattica a distanza”

La Ministra Lucia Azzolina ha riunito oggi a Roma la task force del Ministero dell’Istruzione impegnata nella gestione del coronavirus. Erano presenti gli alti vertici del Ministero, la Vice Ministra Anna Ascani, rappresentanti della Protezione Civile, dei pediatri, i referenti territoriali del Ministero, i rappresentanti delle Associazioni dei genitori e degli studenti, realtà pubbliche e private che supporteranno l’azione del MI nei prossimi giorni.
“Il Ministero dell’Istruzione è in campo, ci stiamo raccordando con tutte le autorità competenti per dare messaggi che rassicurino e supportino i nostri studenti, le famiglie, il personale scolastico. La nostra comunità scolastica sta dando una risposta molto positiva in tutto il Paese”, ha sottolineato la Ministra.
“Al momento ci sono scuole chiuse in alcune Regioni come misura precauzionale. La situazione è in evoluzione, stiamo valutando tutti gli scenari. Il diritto alla salute in questo momento viene prima di tutto, ma non vogliamo farci trovare impreparati. Stiamo studiando soluzioni per la didattica a distanza. Vogliamo garantire un servizio pubblico essenziale ai nostri studenti”, ha proseguito Azzolina.
“Nel frattempo forniremo ai dirigenti scolastici tutte le risposte necessarie, a partire dal tema dei viaggi di istruzione che abbiamo sospeso, sia in Italia che all’estero, per tutte le scuole del Paese. Stiamo predisponendo tutte le misure operative. Apriremo poi una sezione dedicata sul sito del Ministero per rispondere a tutte le domande che riceviamo, anche tramite apposite FAQ. Il Ministero dell’Istruzione – ha concluso la Ministra – è al lavoro: anche in un momento difficile come questo la comunità educante si farà trovare pronta”.

Roma, 24 febbraio 2020

Le ragazze dei licei guidano il boom di presenze estere

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Sono in prevalenza ragazze, provengono dai licei, e come meta di approdo scelgono soprattutto Usa, Canada, e paesi europei.

Sono stati oltre 10mila, secondo l’ultimo Osservatorio sull’Internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca della Fondazione Intercultura, gli studenti delle scuole superiori che hanno trascorso all’estero un periodo di studio, compreso tra i tre mesi e l’anno, nel 2018/2019.

Il dato (la rilevazione è stato condotta su un campione di 400 dirigenti scolastici) ha suscitato scalpore perché ha registrato un deciso aumento rispetto agli anni scorsi (+38% sul 2016; addirittura +191% sul 2009, anno di attivazione dell’Osservatorio).

L’esperienza all’estero sta crescendo anche tra i ragazzi di istituti tecnici e professionali; e un buon riscontro c’è stato pure nelle regioni del Sud (43%, +12% dal 2016), dove la mobilità studentesca individuale sinora era stata meno diffusa.

Le esperienze di studio fuori dall’Italia non fanno “perdere” l’anno scolastico, al rientro; e soprattutto, sono equiparate ai fini dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (l’ex alternanza scuola lavoro): per riconoscerle contano le competenze acquisite e il parere del consiglio di classe.

Per gli studenti che frequentano all’estero l’intero anno scolastico, la normativa riconosce la possibilità di accedere alla classe successiva senza ripetere l’anno. Il ministero dell’Istruzione ha chiarito (nota 843/2013) che le esperienze di studio all’estero sono «parte integrante dei percorsi di formazione e di istruzione» e che sono «valide per la riammissione nell’istituto di provenienza».

La mobilità studentesca si conferma in aumento anche in entrata: in Italia entrano sempre più studenti stranieri, dai 2.800 di due anni fa ai 4.500 di adesso.

Se, dunque, da una parte si afferma una consapevolezza sempre più decisa da parte di studenti e famiglie verso la necessità di vivere un’esperienza internazionale (ma solo il 46% dei docenti la apprezza pienamente, -3 punti rispetto al 2016), nel complesso le scuole superiore in Italia continuano nel proprio percorso di progressiva apertura verso l’estero. L’indice di internazionalizzazione guadagna infatti 2 punti in più rispetto al 2016 (da 42 a 44), ma soprattutto 7 punti in più rispetto ai 37 al 2009.

Ogni anno con Intercultura sono selezionati e preparati oltre 2.200 studenti delle scuole superiori per trascorrere un periodo all’estero.

Nell’anno scolastico in corso circa 2.250 ragazzi tra i 15 e i 18 anni di età, sono (o sono stati) all’estero con un programma di Intercultura per un intero anno scolastico, un semestre, un trimestre un bimestre o quattro settimane estive.

Rispetto alle destinazioni più classiche come gli Usa e il Canada (destinazione del 21,8% dei ragazzi per un totale di 490 studenti) o come l’Australia e la Nuova Zelanda (4,8% per un totale di 109 studenti), il 24,7% degli adolescenti ha scelto di partire per l’America latina, il 13,4% per l’Asia, l’1,9% per l’Africa (42 i ragazzi dall’anno scolastico al bimestre: richiestissimi il Sudafrica e il Ghana, ma anche i programmi in Tunisia e in Egitto riaperti l’anno scorso dopo la loro chiusura durante la Primavera Araba). Infine il 33,4% ha scelto diversi paesi dell’Europa.

Tra le destinazioni più “gettonate” si confermano quelle dell’America latina: 555 gli studenti che hanno scelto Argentina, Brasile, Costa Rica, Messico, Cile, Honduras, Rep.Dominicana, Paraguay, Panamá, Colombia, Bolivia, Perù ed Uruguay.

Dall’altro capo del mondo, rasentano quota 100 i ragazzi che stanno trascorrendo un anno scolastico in Cina, mentre gli altri studenti vincitori per un programma in Asia (299 in totale) sono suddivisi tra Thailandia, Giappone, India, Filippine, Hong Kong, Indonesia, Malesia.

Chi invece ha preferito l’Europa (752 ragazzi) non ha scelto solamente i Paesi più classici e culturalmente simili a noi come la Francia, la Germania, l’Irlanda, la Spagna, il Portogallo, il Belgio, il Regno Unito, l’Austria, la Svizzera, ma anche quelli scandinavi (Finlandia, Norvegia, Islanda, Svezia, Danimarca) e quelli dell’Est Europa (Russia, Lettonia, Rep.Ceca, Serbia, Croazia, Bosnia, Slovacchia, Turchia Ungheria, etc.)

Ogni anno Intercultura mette a disposizione oltre 1.500 borse di studio a totale o parziale copertura dell’intera quota di partecipazione. Circa la metà delle borse di studio proviene dall’apposito fondo di Intercultura e consente la partecipazione ai programmi da parte degli studenti più meritevoli e bisognosi di sostegno economico (si va dalle borse totali che coprono il 100% della quota di partecipazione, a quelle parziali che coprono una percentuale variabile tra il 20% e l’80% della stessa). Le altre centinaia, tra borse di studio totali e contributi sponsorizzati, sono messe a disposizione grazie alla collaborazione tra la Fondazione Intercultura e diverse aziende, banche, fondazioni ed enti locali.

Per partecipare ai programmi all’estero di Intercultura occorre iscriversi al bando di concorso aperto ogni anno dal 1 settembre al 10 novembre (iscrizioni online sul sito www.intercultura.it). Anche quest’anno sono state più di 7mila le iscrizioni pervenute.

«Il quarto anno all’estero? Non è solo per secchioni»

da Il Sole 24 Ore

di Maria Piera Ceci

Studiare dieci mesi nel cuore della Cina, prima del cataclisma del coronavirus. «Proprio dove vivono i Panda» scherza Christian Ferri. Classe 1998, di Cassano d’Adda, alle porte di Milano, nell’agosto 2015 Christian ha lasciato il liceo linguistico Facchetti di Treviglio (Bergamo) per frequentare il quarto anno all’estero alla Deyang Foreign Language School, vicino a Chengdu. Dieci mesi trascorsi in parte nel college della scuola, in parte in famiglia, grazie al programma di Intercultura. Ora è al terzo anno della facoltà di Scienze linguistiche e relazioni internazionali, all’università Cattolica di Milano.

Com’è nata l’idea del quarto anno all’estero in Cina?

Studiandola a scuola, la cultura cinese mi aveva colpito. I cinesi sembrano tanto diversi da noi occidentali e non c’è modo migliore per capirli se non andare a trovarli a casa loro e vivere con loro.

Com’è stato rientrare in Italia?

A me è sempre piaciuto studiare, ho sempre avuto una media superiore all’8, però non penso che sia un’esperienza riservata ai secchioni. È un’esperienza che accresce tutte le competenze, quindi la consiglio a tutti. Il rientro poi è stato guidato, nel senso che mi ero messo d’accordo con i professori prima della partenza sul programma da preparare. Ho passato l’estate prima di partire a preparare alcune materie e l’estate appena tornato a completare la mia preparazione, perché durante l’anno in Cina ho deciso di non seguire il programma italiano, ma di immergermi in quello che stavo vivendo. In Italia poi sono tornato in fretta alla media di voti di prima e alla maturità sono uscito con cento

Com’è differente il modo di studiare in Cina rispetto al nostro?

Si studia sicuramente di più rispetto all’Italia, si impara tanto a memoria, uno studio finalizzato al risultato e alle competenze. È uno schema mentale molto diverso da quello a cui siamo abituati. Si sta a scuola dalla mattina alle otto fino anche a dopo cena per preparare la lezione del giorno dopo, però c’è anche il tempo per lo svago, il riposo e lo sport. Quindi giornate lunghe e impegnative.

Ora che sei al terzo anno di università, cosa credi che ti abbia regalato questa esperienza dal punto di vista del tuo percorso di studi?

Mi ha dato grinta e fiducia nelle mie capacità. Di fronte a un esame lungo o difficile, so che in un modo o nell’altro riuscirò ad arrivare alla fine. La consapevolezza che mi arriva dal conoscere le mie possibilità mi sprona a dare il massimo. Se me la sono cavata un anno in Cina da solo, me la posso cavare anche con un esame universitario.

Elogio dell’estremismo

da Corriere della sera

di Alessandro D’Avenia

«Ci avete rubato il futuro»: quante volte negli ultimi tempi abbiamo ascoltato questo atto di accusa da parte dei ragazzi. C’è del vero in uno slogan che va bene sin da quando Cronos divorava i figli? È il futuro che gli abbiamo scippato o altro? Dopo vent’anni di docenza posso dire, contraddicendo il luogo comune che li definisce più precoci, che i ragazzi maturano sempre più tardi. Perché? Per molti dipende dal fatto che le nuove generazioni non hanno vissuto guerre e povertà come i loro nonni. Ma che cosa ci manca di quelle esperienze «estreme» di cui, ovviamente, facciamo volentieri a meno? Estremo è un superlativo derivato dal latino ex, fuori. L’estremo è il «fuorissimo», il confine col totalmente altro, dove possiamo ri-conoscere (conoscere di nuovo) noi stessi, perché il limite, come in matematica, definisce il valore di qualcosa: occorre mettere i ragazzi in pericolo (stessa radice di esperienza) portandoli nella Terra del Fuori. Senza esperienze «estreme» la maturazione si ferma, il desiderio muore, l’io si disperde. Ma oggi possiamo ritrovare «l’estremo» senza che se lo procurino loro (da qui nasce l’impressione della precocità) dove è solo apparente?

Qualche giorno fa è morto il grande umanista George Steiner, uno dei maestri verso cui mi sento debitore perché mi ha salvato dalla mancanza di realtà respirata in molte aule scolastiche e universitarie.

In particolare con Vere presenze: un libro-accusa contro quella ideologia che ha sostituito l’esperienza «estrema» del bello con commenti e paratesti, rinunciando all’incontro diretto con le opere. Sostituito da letture antologiche e ideologiche, il testo diventa un pretesto per dettare cosa devo pensare di qualcosa e non un’occasione per spiazzare il mio modo di pensare. Mi batto da anni per la lettura integrale e ad alta voce: meno manuali inutilmente costosi e più classici. Se ne scegliessimo anche solo uno l’anno, ogni studente, da 6 a 18 anni, leggerebbe, come si deve, una dozzina di libri fondamentali. Abbiamo barattato la realtà con le informazioni: sappiamo poco di tutto, ma non sappiamo vivere meglio, perché l’arte di vivere dipende dalla ricerca della verità non dal numero di informazioni immagazzinate. Se i docenti di alcune discipline leggessero agli studenti un libro all’anno, farebbero maturare quello che chiamo io-resistente. Al contrario l’io che pronuncia se stesso su Facebook e Twitter, che annuncia se stesso su Instagram, che rinuncia a se stesso nel flusso di TikTok… non cresce ma deperisce, perché consuma sempre e solo se stesso. Dobbiamo portare i ragazzi dove la realtà è «estrema»: da un classico a una mensa per i poveri, dalla cima di una montagna alla domande sul destino (morte, Dio…) e tutte quelle cose in cui la realtà de-finisce l’io perché lo mette di fronte al suo limite. Non dobbiamo proteggerli dai faticosi incontri con la vita, ma anzi dare occasione all’appuntamento. L’ho visto fare la settimana scorsa a mille studenti, radunati a Bologna da tutta Italia, per le Romanae disputatiotiones , un convegno (inventato da un docente di filosofia) al quale ragazzi del triennio si preparano per un anno per sfidarsi «filosofando» su un tema (quest’anno «Linguaggio e mondo: il potere della parola»). Questi studenti, guidati dai loro maestri, vogliono fare più scuola, praticando la disciplina nata proprio dal patto tra parola e mondo: la filosofia (sostituita oggi dalla storia della filosofia). I primi filosofi interrogavano la realtà per cercare la verità e la felicità: era un’arte di vivere. Nell’introdurre il convegno ho detto ai partecipanti che la parola ha potere solo quando nasce dal silenzio che segue alla resa di fronte alla realtà «estrema», quella che ci sovrasta, non solo con la bellezza ma anche con il dolore, la morte, il male. Sono i momenti in cui resistere e cercare il senso, senza scappare: solo così la parola non tiene lontana la realtà, sostituendola con le chiacchiere fatue di ideologie e moralismi senza vita, ma, coraggiosa, la custodisce per raccontarla. I ragazzi vogliono indietro la realtà non il futuro, anche perché il futuro nasce sempre dal faccia a faccia con il limite fatto di passato e presente.

Steiner racconta nella sua autobiografia, Errata , che il suo futuro maturò a sei anni, quando il padre prese a narrargli l’ Iliade : la traducevano insieme e ne imparavano a memoria dei passi che non lo lasciarono mai più. Incontrare la realtà provoca sempre una re-azione, un agire nuovo: «leggere Platone, Pascal, Tolstoj significa entrare in una vita nuova» scrive l’autore. I ragazzi hanno bisogno del nostro estremismo per incontrare ciò che non dà loro ragione, ma chiede ragione a loro, li fa re-agire. Liberiamoli, come papà Steiner col figlio, dai miraggi dell’io e lanciamoli nel «fuorissimo», dove l’io trema, ri-conosce se stesso, prende posizione, si fa carico del mondo: diventa vivo .

Coronavirus, se si perderà un mese di lezioni? In Italia manca piano recupero didattica. In Cina lezioni online

da Orizzontescuola

di Avv. Marco Barone

Alla fine è arrivato. Era questione di tempo. Nessun Paese può dirsi immune. E’ noto come coronavirus, ma il suo nome è Sars coV2, la malattia è nota come Covid 19. Una nuova SARS.

Che, nata sempre nei paesi asiatici ebbe una durata di una decina di mesi determinando 8 096 casi e 774 decessi in 17 Paesi. I dati scientifici ad oggi a disposizione affermano che il “nuovo coronavirus ha un tasso di letalità sensibilmente inferiore rispetto a quello osservato per altri coronavirus come SARS e MERS, anche se la sua contagiosità è maggiore“. Il punto è che pare non esserci alcun piano nazionale a livello ministeriale che sia in grado di affrontare emergenze come queste in modo strutturale ed omogeneo. Ed ognuno va per la propria strada.

Chiudere le scuole è una misura doverosa

Le ordinanze che si stanno diffondendo parlano di sospensione della frequenza delle attività scolastiche e dei servizi educativi da parte della popolazione residente nei comuni sopracitati, con l’esclusione della frequenza dei corsi telematici universitari. In realtà, non si è in presenza di mera sospensione delle attività scolastiche, ma si è in presenza di chiusura della scuola. E la differenza non è da poco conto. Perché, come è noto, in caso di sospensione dell’attività didattica, la scuola non è chiusa. Non si faranno le lezioni. Durante la sospensione delle lezioni possono essere effettuatesolo attività funzionali all’insegnamento di carattere collegiale previste nel Piano Annuale delle Attività deliberato dal Collegio. E gli ATA, ivi incluso il Dirigente scolastico, pertanto, potranno recarsi in servizio. Cosa che non accade e non deve accadere,invece, durante la chiusura della scuola come disposta da specifica ordinanza che in casi come questi sono misure straordinarie sacrosante da adottare, nonché doverose. Come ha ricordato la giurisprudenza amministrativa i presupposti per l’adozione dell’ordinanza sindacale con la quale si dispone per motivi igienico-sanitari e a salvaguardia della salute pubblica, di provvedere ad eseguire i necessari interventi sono la sussistenza di un pericolo irreparabile ed imminente per la pubblica incolumità, non altrimenti fronteggiabile con i mezzi ordinari apprestati dall’ordinamento (Cons. Stato, V, 18 giugno 2018, n. 3727, tra le altre); la provvisorietà e la temporaneità dei suoi effetti (Cons. Stato, VI, 10 dicembre 2018, n. 6951), o comunque la proporzionalità del provvedimento (Cons. Stato, V, 26 aprile 2018, n. 2535), non essendo possibile adottare ordinanze contingibili e urgenti per fronteggiare situazioni prevedibili e permanenti o quando non vi sia urgenza di provvedere, intesa come assoluta necessità di porre in essere un intervento non rinviabile, a tutela della pubblica incolumità (Cons. Stato, V, 26 luglio 2016, n. 3369); il potere di ordinanza, inoltre, presuppone necessariamente situazioni non tipizzate dalla legge di pericolo effettivo, la cui sussistenza deve essere suffragata da istruttoria adeguata e da congrua motivazione, e in ragione di tali situazioni si giustifica la deviazione dal principio di tipicità degli atti amministrativi e la possibilità di derogare alla disciplina vigente, stante la configurazione residuale, quasi di chiusura, di tale tipologia provvedimentale (così, da ultimo, Cons. Stato, V, 21 febbraio 2017, n. 774, che richiama, nello stesso senso, i precedenti di cui a Cons. Stato, sez. V, 22 marzo 2016, n. 1189; 25 maggio 2015, n. 2967; 5 settembre 2015, n. 4499.

Il problema dei 200 giorni

L’USR dell’Emilia Romagna con nota Prot. n. 1513/2012 aveva disposto che “L’anno scolastico resta valido anche se le cause di forza maggiore hanno comportato la discesa del totale al disotto dei 200 giorni”, e con nota Prot. n. 1554/2012 che “le assenze degli studenti imputabili alla grave situazione meteorologica in corso possano rientrare nelle deroghe previste dalle norme sopra richiamate e non pregiudicare la possibilità di procedere alla valutazione degli studenti interessati”. Il MIUR, con la circolare numero 1000 del 22 febbraio 2012, forniva indicazioni alle scuole sulla validità dell’anno scolastico e sugli eventuali adeguamenti dei calendari scolastici a seguito degli eccezionali eventi atmosferici considerati, ribadendo, come hanno già fatto diversi Uffici Scolastici Regionali, che “è fatta comunque salva la validità dell’anno scolastico”anche in caso di “discesa dei giorni di lezione al di sotto del limite dei 200” in conseguenza di “cause di forza maggiore”.

La prestazione del lavoratore quando non va recuperata

L’articolo 1256 del codice civile afferma:“L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile”. Al successivo articolo 1258 sempre del cod. civile, si legge:“Se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte, il debitore si libera dall’obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile. La stessa disposizione si applica quando, essendo dovuta una cosa determinata, questa ha subito un deterioramento, o quando residua alcunché dal perimento totale della cosa”“La stessa disposizione si applica quando, essendo dovuta una cosa determinata, questa ha subito un deterioramento, o quando residua alcunché dal perimento totale della cosa”. Da quanto sopra si evince chiaramente che non è dovuto alcun recupero, da parte del lavoratore (docente o ATA che sia), per le ore di lavoro eventualmente non prestate, fermo restando il diritto alla retribuzione, per i casi riconducibili all’impossibilità di rendere la prestazione lavorativa.

Conseguentemente dipendente in casi come questi non è tenuto a provare d’aver messo a disposizione del datore di lavoro le sue energie lavorative, in quanto, per il solo fatto della sospensione unilaterale del rapporto di lavoro, la quale realizza un’ipotesi di mora credendi, il prestatore, a meno che non sopravvengano circostanze incompatibili con la volontà di protrarre il rapporto suddetto, conserva il diritto alla retribuzione. (Cassazione civile sez. lav. 16 aprile 2004 n. 7300).

Pertanto l’assenza dal lavoro dovuta a circostanze come queste non costituisce, di per sè, inadempimento di obblighi contrattuali, ma integra, in applicazione dei principi generali in materia di obbligazioni e contratti, (art. 1256, 1258, 1463, 1464 c.c.) un fatto oggettivo determinante una sopravvenuta impossibilità temporanea e parziale della prestazione di lavoro. (Cassazione civile sez. lav. 30 marzo 1994 n. 3118).

Ma si rischia chiusura scuole o sospensione delle lezioni per settimane, che fare?

Il problema è che le emergenze trattate sino ad oggi riguardavano qualche giorno di chiusura. Qui,se si va a guardare quanto successo in Cina, ad esempio, si potrebbe addirittura profilare la chiusura o la sospensione delle attività didattiche anche per un mese. E chiaramente delle domande bisogna farsele, se si dovesse arrivare a questo estremo. Si possono interrompere le lezioni per un periodo così lungo? Quali le conseguenze? E per questo che servirebbe un piano nazionale che possa dare delle risposte. Ad oggi non c’è. Siamo impreparati. Eppure non è la prima volta che ci troviamo ad affrontare nel mondo problematiche del genere. Certo, fino a quando non succede a casa tua, non ci pensi, in Italia si ragiona così, ma una buona amministrazione della cosa pubblica vorrebbe una gestione diversa,soprattutto quando si tratta di questioni che già avevano pre-allarmato. E si rischia anarchia totale. Ci possono essere dei fari di riferimento. Ricordiamo ad esempio quello che accade nel caso dell’istruzione in ospedale. Si rimarca che la collaborazione fra scuola operante in ospedale o in luogo di cura e la scuola di appartenenza dell’alunno o dello studente è fondamentale anche nelle fasi di valutazione ed esame. Infatti,la valutazione, ai sensi del decreto legislativo 13 aprile 2017, n.62, è di competenza diversa a seconda della durata della frequenza scolastica in ambito ospedaliero o in classe. Ai sensi dell’art. 22 del D.lgs. n. 62/2017, per “(…) le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti frequentano corsi di istruzione funzionanti in ospedali o in luoghi di cura per periodi temporalmente rilevanti, i docenti che impartiscono i relativi insegnamenti trasmettono alla scuola di appartenenza elementi di conoscenza in ordine al percorso formativo individualizzato attuato dai predetti alunni e studenti ai fini della valutazione periodica e finale”.

Dunque, il carattere della collaborazione è un valore da salvaguardare. Bisognerà trovare un modo per garantire l’apprendimento durante un periodo di quarantena. Si parla anche del caso dell’insegnamento capovolto. Come si legge su Wikipedia “L’insegnamento capovolto fa leva sul fatto che le competenze cognitive di base dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate prevalentemente a casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti dagli insegnanti o condivisi da altri docenti. In classe, invece, possono essere attivate le competenze cognitive alte (comprendere, applicare, valutare, creare) poiché l’allievo non è solo e, insieme ai compagni e all’insegnante al suo fianco, cerca, quindi, di applicare quanto appreso per risolvere problemi pratici proposti dal docente. Il ruolo dell’insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l’allievo nell’elaborazione attiva e nello sviluppo di compiti complessi”. Si tratta di casi emergenziali. I problemi a livello tecnico da affrontare sono plurimi, ma delle soluzioni andranno valutare, con immediatezza, perché qui rischia di profilarsi una situazione di difficile gestione. Ed una riflessione andrebbe fatta sul punto, perché rischiamo di essere impreparati ad affrontare una quarantena diffusa sul territorio nazionale.

Assunzioni lavoratori pulizie: graduatorie, convocazioni, presa di servizio il 2 marzo

da Orizzontescuola

di redazione

Internalizzazione servizi di pulizia: presa di servizio dal 2 marzo, convocazione aspiranti, pubblicazione graduatorie provvisorie e definitive.

Presa di servizio

L’assunzione dei lavoratori di pulizia, nel profilo profilo professionale del collaboratore scolastico e svolgeranno le mansioni previste dal CCNL, com’è noto, avverrà dal 1° marzo 2020. Tuttavia, considerato che il 1° è una domenica, la presa di servizio dei lavoratori avverrà dal giorno 2 marzo alle ore 8,00.

Convocazioni

A ricordarlo è la nota n. 2870 del 19 febbraio 2020 dell’Ufficio scolastico di Bari. Nella stessa nota si avvisano gli aspiranti che le convocazioni saranno effettuate da lunedì 24 febbraio a giovedì 27. Sarà poi pubblicato il calendario di convocazione con gli orari dei turni. I candidati si presenteranno nel luogo ed ora indicati muniti di muniti di un documento di riconoscimento in corso di validità e del codice fiscale (basta una copia). Nota Bari

Assunzioni

Come previsto dall’articolo 10 (Assunzioni in servizio), comma 4 del Decreto dipartimentale n. 2200 del 6 dicembre 2019, “Se l’avente titolo, senza giustificato motivo, non assume servizio entro il termine stabilito, o non presenta, entro 30 giorni, i documenti di rito richiesti per la stipula del contratto, decade dall’assunzione. In tal caso subentra il primo candidato in posizione
utile secondo l’ordine di graduatoria“.

Il comma 2 dello stesso articolo succitato stabilisce che “le assunzioni sono effettuate con riserva di accertamento dei requisiti di cui all’articolo 4 ed i contratti sono risolutivamente condizionati all’esito della
verifica dei titoli dichiarati“, mentre il comma 5 ricorda che “gli aventi titolo all’assunzione sono soggetti al periodo di prova disciplinato dal vigente
Contratto collettivo nazionale del personale scolastico“.

Graduatorie

Gli Uffici scolastici stanno pubblicando in queste settimane le graduatorie provvisorie e definitive. Assunzione lavoratori pulizie, le graduatorie. 

La Ministra Azzolina aveva infatti assicurato la pubblicazione delle graduatorie definitive entro fine mese, per consentire le assunzioni dei lavoratori entro il 1° marzo.

Coronavirus, chiusura scuole: superata soglia minima 200 giorni? Non c’è obbligo di recupero

da Orizzontescuola

di redazione

Sono numerose le richieste da parte dei nostri utenti relativi a chiarimenti circa gli eventuali recuperi dei giorni di sospensione delle attività didattiche e chiusura scuole.

Trattandosi di emergenza sanitaria e quindi di lezioni perdute per causa di forza maggiore, i giorni di chiusura delle scuole causa ordinanze per emergenza Coronavirus non vanno recuperati. L’anno scolastico resta valido anche se non si sono rispettati i 200 giorni di lezione.

Numerosi gli interventi da parte di AT e USR relativamente a questo aspetto.

L’USR dell’Emilia Romagna  con nota Prot. n. 1513/2012 aveva disposto che “L’anno scolastico resta valido anche se le cause di forza maggiore hanno comportato la discesa del totale al disotto dei 200 giorni”, e con nota Prot. n. 1554/2012 che “le assenze degli studenti imputabili alla grave situazione meteorologica in corso possano rientrare nelle deroghe previste dalle norme soprarichiamate e non pregiudicare la possibilità di procedere alla valutazione degli studenti interessati”.

L’USR di Bari nota Prot. 20(c.)/2012 “…In caso di blocco totale delle attività didattiche ed amministrative delle istituzioni scolastiche, detto obbligo di recupero non sussista, in considerazione del fatto che esso è determinato da cause di forza maggiore, non imputabili al personale scolastico. Diversa, invece, sarebbe la determinazione, qualora la chiusura – come avviene in alcuni casi – sia determinata non già da cause di forza maggiore, bensì da mere necessità organizzative interne, nel qual caso è ovviamente da prevedersi l’obbligo del recupero dell’attività lavorativa non prestata”.

Per ciò che invece riguarda il numero dei giorni di lezione, sempre l’USR di Bari sembra voler dare margine di discrezionalità alle scuole, laddove afferma che “…Sotto il profilo prettamente didattico, per quanto concerne il recupero delle giornate di lezione non effettuate a seguito di dette ordinanze, la decisione in merito è demandata al competente Consiglio d’Istituto di ciascuna scuola che – tenuto conto dei piani dell’offerta formativa e della relativa programmazione – potrà assumere le proprie determinazioni in base a svariati elementi di valutazione, tra i quali quello relativo al rispetto del numero minimo dei giorni di lezione (art. 74, 3° comma, del D. L.vo n. 297/94), nonché quello relativo alla concreta possibilità del recupero in questione, tenuto conto di eventuali periodi di vacanza non ancora fruiti”.

Resta inteso che le istituzioni scolastiche, soprattutto se interessate da prolungati periodi di sospensione dell’attività didattica, potranno valutare, a norma dell’art. 5 del DPR 275/99 “in relazione alle esigenze derivanti dal Piano dell’offerta formativa”, la necessità di procedere ad adattamenti del calendario scolastico finalizzati al recupero, anche parziale, dei giorni di lezioni non effettuati.

In buona sostanza le decisioni delle scuole dovranno avere a riferimento da un lato l’esigenza di consentire agli alunni il pieno conseguimento degli obiettivi di apprendimento propri dei curricoli scolastici e, dall’altro, quella di permettere agli insegnanti di disporre degli adeguati elementi di valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli studenti, secondo quanto previsto dagli artt. 2 e 14 del D.P.R. 22 giugno 2009, n. 122.

Scuola Bene Comune chiede la chiusura delle scuole di tutta Italia

da La Tecnica della Scuola

 

Il Gruppo FB Scuola Bene Comune sta rivolgendo un appello alla Ministra Lucia Azzolina affinchè la chiusura delle scuole sia estesa a tutta Italia e non limitata alle sole regioni del nord.
Questo il comunicato integrale.

Si sono giustamente sospese le gite scolastiche in Italia e all’estero, però si può continuare ad andare a scuola, affollando treni e pullman, frequentando classi chiuse e senza ricambio d’aria.
Solo i sindaci che sanno di spostamenti di cittadini, che sono arrivati nei loro comuni provenienti da zone interessate dal contagio (es. il Comune di Buccino in provincia di Salerno o San Giuseppe Vesuviano in provincia di Napoli), chiudono le scuole.
Ma non tutti i Sindaci possono conoscere gli spostamenti dei cittadini, pensate ai grandi comuni come Roma, Napoli, Bari…
Pensate a quante persone si sono spostate in questo fine settimana in Italia e a quanti si sposteranno in Italia per il ponte di Carnevale.
Come S.B.C. chiediamo che le Scuole siano chiuse in tutta Italia per 2 settimane, considerato che il tempo-finestra dal contagio alla manifestazione dei sintomi è di 15 giorni, e in questi giorni si è contagiosi.
Per situazioni eccezionali ci vogliono risposte eccezionali.

Coronavirus, stop a gite e viaggi d’Istruzione: chi rimborsa le agenzie di viaggio e le famiglie

da La Tecnica della Scuola

C’è attesa per l’adozione formale, da parte del ministero dell’Istruzione, dell’ordinanza del decreto approvato in Consiglio dei Ministri che ferma i viaggi di istruzione: il dicastero di Viale Trastevere ha sospeso tali attività scolastiche a partire già da domenica 23 febbraio. In molti già si chiedono chi rimborserà le agenzie di viaggio, in tutti i casi di già avvenuta assegnazione del viaggio, con tanto “gara” aggiudicante.

C’è da capire, anche, chi rimborserà anche l’anticipo o l’intera somma versata dalle famiglie degli studenti che hanno aderito ai viaggi programmati dalle scuole.

Il Miur troverà la soluzione?

Su questa testata giornalistica abbiamo spiegato che il motivo principale – di natura prettamente economica – per il quale sino ad oggi i dirigenti scolastici non hanno preso decisioni in autonomia o con delibera degli organi collegiali.

“Se un dirigente scolastico si fosse preso la responsabilità di bloccare un viaggio di istruzione, la scuola avrebbe dovuto pagare la penale all’agenzia di viaggi che si era aggiudicata la gara del viaggio di istruzione”.

Adesso che “è stato emesso un ordine superiore da parte del Governo e del Miur di sospendere per il momento tutte quelle attività didattiche che si svolgono al di fuori dei plessi scolastici”, potrebbe essere lo stesso “Miur a dovere trovare la formula risolutiva con le agenzie di viaggi per ovviare all’imprevisto e non ponderabile problema. Una soluzione potrebbe essere di rimandare i viaggi di istruzione in un altro periodo dove l’emergenza sarà rientrata, ecco perché si è voluto “sospendere” e non “annullare” le suddette attività”.

Rusconi: chi rifonderà i soldi già spesi?

A chiedere lumi è anche Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Presidi del Lazio: c’è da risolvere, dice il sindacalista dei presidi laziali Anp, “il problema è come si rifonderanno i soldi già spesi per i viaggi di istruzione. Interverrà il Governo con decreto legge? Si farà ricorso alle assicurazioni?”, si chiede Rusconi.

Penali da pagare

Bisogna capire, in particolare, cosa accadrà nei casi in cui le scuole non dovessero avere provveduto a stipulare il contratto con l’agenzia di viaggi per la gita scolastica dei loro allievi, su più giorni, in Italia o all’estero, senza però sottoscrivere l’assicurazione facoltativa e che prevede spese aggiuntive: laddove non sarà possibile posticipare le gite scolastiche, sarà il Miur a pagare le penali?

Coronavirus, stop alle uscite didattiche: anche quelle di poche ore?

da La Tecnica della Scuola

Cresce l’attesa per l’adozione formale dell’ordinanza prevista dal decreto approvato in Consiglio dei Ministri per dire basta ai viaggi di istruzione: il ministero dell’Istruzione ha sospeso i viaggi d’istruzione a partire già da domenica 23 febbraio. Ma non è chiaro se la disposizione riguardi tutte le uscite didattiche, in particolare anche quelle di poche ore da svolgere all’interno dello stesso comune dove sono collocate le scuole.

Interpretazione ultra-precauzionale

Da una lettura attenta della disposizione del dicastero di Viale Trastevere, sembrerebbe che la disposizione riguardi tutte le uscite da scuola, anche quelle “brevi”.

A porre il dubbio è però Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Presidi del Lazio. “Molte scuole – dice il sindacalista – hanno interpretato le indicazioni ministeriali in maniera ultra-precauzionale stoppando pure le visite di istruzione Roma su Roma: quelle uscite di mezza giornata che spesso avvengono in orario scolastico dentro le stesse città. Anche i ragazzi del liceo scientifico Pio IX che presiedo, domani non andranno ad una visita programmata ai laboratori del Gemelli”.

Serve chiarezza

Rusconi chiede, quindi, “al Miur di far chiarezza sulle disposizioni per le scuole. In particolare chiediamo delucidazioni sulle visite di istruzione, che avvengono nell’ambito delle stesse città in orario scolastico. Vanno sospese anche quelle? Diversi presidi non sanno come comportarsi”.

Nelle prossime ore, attraverso le disposizioni ufficiali da inviare a tutte le scuole, è bene che il ministero dell’Istruzione chiarisca anche questi aspetti.

Coronavirus, nota del Ministero Salute: nelle scuole gel alcolici per l’igiene delle mani

da La Tecnica della Scuola

Con una propria circolare diramata nelle ultime ore, il Ministero della Salute fornisce numerose indicazioni sulla gestione dell’emergenza coronavirus.
Una di queste riguarda anche la scuola e fa riferimento all’igiene delle mani, considerata misura preventiva di primaria importanza.

“La corretta applicazione di misure preventive, quali l’igiene delle mani – si legge a pagina 6 della circolare –  può ridurre il rischio di infezione. Si raccomanda pertanto di posizionare appositi distributori di gel alcolici con una concentrazione di alcol al 60-85%, nei luoghi affollati (ad esempio: aeroporti, stazioni ferroviarie, porti, metropolitane, scuole, centri commerciali, mercati, centri congressuali)”.

La misura riguarda non soltanto le aree dove si sono già registrati casi sospetti, ma tutto il territorio nazionale.