Il curricolo digitale

Il curricolo digitale

di Stefano Stefanel

         L’emergenza per il Coronavirus ha portato allo scoperto un tema (che presenta molti aspetti: didattica a distanza, comunità virtuale, scuola attraverso il cloud, smart school, smart working, ecc.), che stava prendendo una strada priva sbocco, cioè quella della contrapposizione tra libri e web. Le norme prodotte in funzione dell’emergenza per il Coronavirus mettono nero su bianco, in maniera anche un po’ confusa, metodologie e possibilità che già c’erano e che qualcuno stava già sfruttando. Sui social poi sono fiorite le testimonianze delle varie comunità scolastiche virtuali nate a seguito dell’emergenza o che già si stavano sviluppando. Così il dibattito su libri e web è tornato, ma sotto mentite spoglie, con il web che dimostra come possa essere utile e utilizzato, fermo restando che a casa e a scuola si possono continuare a leggere anche i libri.

         Io credo non sia possibile percorrere la china che ha preso, nel frangente dell’emergenza, una parte del dibattito sulla scuola italiana e vada riaffermato un principio cardine molto semplice: è necessario e fondamentale che le scuole si dotino di curricoli digitali che siano di supporto al curricolo d’istituto o che interpretino in forma autonoma il digitale. Non si possono improvvisare classi virtuali, chat didattiche, cloud più o meno operativi o lezioni su you tube senza prima aver predisposto un lavoro progettuale frutto di ricerca e innovazione e ricerca sull’innovazione.

         Il Miur ha finanziato nel 2016 per quasi due milioni di euro progetti nazionali per la redazione di Curricoli digitali: da quell’autunno del 2016 ci sono voluti tre anni per arrivare nel novembre del 2019 ad individuare i vincitori di quei progetti, che stanno aspettando (sempre da novembre) che vengano accreditati i fondi e autorizzate le spese per iniziare i progetti. Troppo tempo dunque e tutto troppo lento pur in presenza di soldi e di volontà. Però anche un monito: non si producono didattiche alternative in poco tempo e soprattutto non le si producono durante un’emergenza. Il processo progettuale deve essere graduale, ma non lento, innovativo ma non necessariamente rivoluzionario, attento alle esigenze degli studenti e dei docenti, collegato a device e a software facilmente utilizzabili, economici ed anche abbastanza sicuri da intrusioni.

         Se la contrapposizione tra libri e web mi sembra una contrapposizione sterile che mette in secondo piano quello che è l’elemento centrale della scuola e cioè lo sviluppo armonico dell’apprendimento dello studente, lanciarsi in improbabili esperimenti a seguito della chiusura per una settimana delle scuole (in alcune regioni di meno, perché tre giorni di chiusura erano già previsti per Carnevale) significa avere in spregio la pedagogia, non conoscere la multimedialità, sottostimare il processo di apprendimento. Esiste un passaggio eccezionale dell’Iliade che ci viene in aiuto. Achille si è ritirato sulle navi e i Mirmidoni non combattono più. Ettore fa uscite le truppe da Troia e incalza gli Achei che combattono con i piedi in acqua tanto avanti sono arrivati i troiani. Escono allora in battaglia i due Ajace che respingono i troiani combattendo appaiati e avanzando insieme, ma con metodologie diverse: Ajace Telamonio combatte e avanza da solo, poi si ferma a riposare e i suoi uomini tengono la posizione che ha conquistato; Ajace Oileo invece avanza mentre i suoi uomini da dietro tirano frecce sui troiani in sincronia con i suoi movimenti. Scrive Omero che i due eroi mitologici avanzano insieme come buoi in un campo da arare e i troiani indietreggiano. Diverse metodologie, un unico traguardo. Ma anche un’altra cosa: precisione millimetrica di tempi e spazi, sincronia, fiducia nel vicino: tutte cose necessarie per frenare l’avanzata di Ettore, ma anche per mettere a punto una didattica efficace e non solo efficiente.

         Per prepararsi a uscire in battaglia contro Ettore e in una situazione drammatica non si può improvvisare o sperimentare, bisogna mandare fuori i migliori perché loro sanno come si fa. E lo sanno perché le loro competenze vengono da molto lontano. Improvvisare, a causa di una emergenza, lezioni a distanza o condividere compiti on line se si è sempre agito di persona e su carta è il peggior modo di entrare in quella struttura didattica innovativa e digitale di cui l’Italia ha molto bisogno. E molto male fanno all’incedere corretto della didattica e dell’innovazione coloro che estremizzano la comunicazione, dando per scontato ciò che è processo, dando per trovato quello che è ancora ricerca. In situazione come queste e davanti a dibattiti surreali su argomenti discussi sul web prima che nei collegi docenti bisogna avere la capacità di pensare e costruire mappe di ricerca che producano una reale curricolarità. Il digitale ha bisogno di curricolo, anche perché non viene da lontano e non ha un programma, dunque si trova nella terra di nessuno, quella delle competenze nominate ma non declinate. Da ormai vent’anni la competenza digitale sta tra quelle chiave dell’area Ocse ed è stata assunta nei programmi di sviluppo per le scuole, di cui i PON sono solo l’esempio più eclatante. Da vent’anni c’è la competenza digitale inserita tra le otto competenze chiave, ma non c’è il curricolo, anzi si stanno sviluppando, quasi di pari passo, il BYOD (Bring You Our Device) e i tentativi di reprimere con mezzi artigianali un processo di sviluppo molto potente. Quello del web è un mondo complesso, dove si possono acquisire contemporaneamente dati, conoscenze, notizie, informazioni, fake news, bufale, stupidaggini e competenze che si intrecciano con confini spesso molto sfumati tra loro.

         Se dunque è corretta l’idea ministeriale che la curricolarità digitale abbisogni di una progettualità che nasca da sperimentazioni dal basso, pare molto confusa l’idea che le scuole hanno nel complesso delle competenze digitali, di come si certificano, di come si valutano, di dove si valutano e – soprattutto – di come possano convivere con la repressione sull’uso degli strumenti di proprietà. Tutto questo ha bisogno di solidi curricoli d’istituto, che traccino i confini e in cui il web sia al servizio dell’apprendimento, permetta di costruire repositori e cloud accessibili e scientificamente approfonditi, che integri il sapere dentro strutture di controllo analitico di quanto viene divulgato e sviluppato.

         Credo anche sia necessario che la curricolarità digitale parzialmente abbia un appiglio in alto (Università, Miur, Ricerca didattica) e parzialmente nasca da ricerche e azioni di istituto, esperienze che si consolidano strada facendo, formazione docenti e formazione studenti che vanno i pari passo. Sono le scuole che devono iniziare la ricerca e devono perseguire l’innovazione, perché lo ritengono necessario, non perché obbligate dal Ministero o dall’emergenza.  Personalmente ritengo molto obsoleta l’dea che il circuito “Spiegazione e assegnazione compiti – Interrogazione o compito sulla spiegazione – Misurazione che si trasforma in valutazione” possa essere considerato virtuoso nel rapporto tra insegnamento e apprendimento, anche perché tiene fuori il rapporto ormai necessario e paritario nel percorso di apprendimento tra formale, non formale e informale nella valutazione degli studenti. La spinta all’innovazione, all’uso di tecnologie informatiche, allo sviluppo del BYOD, che viene anche dalla società civile, non penso stupisca più nessuno (semmai produce inspiegabili reazioni contrarie a difesa della carta, che di fatto nessuno attacca). Anche per questo i riferimenti governativi in relazione alla didattica a distanza, all’uso delle piattaforme, al rapporto con gli studenti in forma diversa da quella tradizionale deve collegarsi a quanto contenuto nei PTOF, non a livello formale, ma proprio a livello sostanziale. In questo come in quasi tutti i settori del sapere e della conoscenza nulla si inventa dall’oggi al domani, ma tutto è sperimentalmente possibile. Penso non sia inutile ricordare quanto contenuto nel comma 10 dell’art. 21 della legge 59 del 15 marzo 1997 (la Bassanini Uno): “Le istituzioni scolastiche autonome hanno anche autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo nei limiti del proficuo esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa.”

         E quindi ribadisco quello che ritengo un concetto chiave: si può ricercare, sperimentare, innovare e sviluppare tutto (didattiche, pedagogie, pratiche, verifiche, valutazioni, metodologie, contenuti, ecc.), ma non si “deve” fare nulla perché ci viene imposto dall’alto o dall’emergenza, ma solo perché ci viene imposto dalla necessità di fare il meglio possibile per migliorare l’apprendimento degli studenti. Sta in questo la libertà di insegnamento, nel collegarla alle necessità dello studente, allo sviluppo della professione, all’attenta analisi di quanto viene proposto dal mondo scientifico, culturale, pedagogico. Non ritengo che un’emergenza debba stravolgere il corso degli eventi: se la didattica integrata col web è un valore positivo lo è in tutte le giornate dell’anno, come in tutte le giornate dell’anno è utile e bello leggere un libro, consultare un manuale, scoprire o conoscere qualcosa.          Certamente possiamo fare di più e di meglio e la mia speranza sarebbe di non vedere più docenti girare con obsoleti pacchi di fogli di carta da correggere (ma forse è una speranza un po’ vana), ma quella (in questo caso ben riposta e confermata nei fatti) di tanti docenti che sperimentano metodologie didattiche o modalità di valutazione alternative, mitigando così la passione per l’assegnazione di numeri alla ripetizione dell’identico (compiti e interrogazioni), Ma esternata questa speranza, in qualità di dirigente devo aiutare e favorire il processo di redazione curricolare, non farlo io con imposizioni o iniziative che minano la professionalità del lavoro dei docenti.

La composizione musicale nella scuola primaria e dell’infanzia

La composizione musicale nella scuola primaria e dell’infanzia

di Stefano Maviglia *

La composizione musicale è ancora poco diffusa a scuola, anche se molti studi ne hanno messo in risalto i benefici che ne derivano e i processi mentali coinvolti. “Creare musica a scuola consiste nel produrre creativamente della nuova musica con tecniche quali l’improvvisazione e la composizione” (Biasutti, 2015, p.81). “La composizione prevede l’elaborazione di brani con vari tipi di eventi sonori con processi di pianificazione e revisione del materiale” (Biasutti, 2007, p.30). In questo contesto, il termine composizione non si riferisce esclusivamente alla composizione tradizionale, che non avrebbe senso far eseguire ai bambini, ma comprende anche una vasta gamma di attività più informali, che possono essere semplici attività creative con suoni. A livello più elementare, queste possono essere intese come “possibile combinazione dei suoni, frutto delle sperimentazioni creative di manipolazione”. In seguito si possono proporre esercizi più strutturati utilizzando forme di notazione musicale (Biasutti, 2007).

Per lungo tempo la composizione musicale è stata associata a forme di “ideazione geniale” derivanti da doti innate, maturate senza forti interventi esterni. Per questo motivo si è trascurato l’aspetto della creatività musicale e tanto più quando questa veniva riferita a dei bambini (Zucchini, 1984). Oggi invece sappiamo come l’immaginazione risulti essere in diretta correlazione con la ricchezza e la varietà delle precedenti esperienze dell’individuo. Per questo motivo quanto più ricca sarà l’esperienza dell’individuo, tanto più abbondante sarà il materiale di cui la sua immaginazione potrà disporre (Vigotskij, 1972). Possiamo intendere oggi la creatività come “la rielaborazione aperta e libera di suggestioni, proposte e scoperte“ (Zucchini, 1984). Da ciò ne deriva che l’espressione creativa non appartiene solo agli artisti, ma è una pulsione dell’uomo (Zucchini, 1985).

Un ulteriore elemento che ha portato la scuola a trascurare per molto tempo questa componente fondamentale della musica è stato il “pensare alla creatività in musica come un elemento da realizzarsi – esclusivamente – dopo un più o meno lungo tirocinio esercitativo, trascurando completamente una dimensione volta maggiormente all’utilizzo di materiale sonoro per costruzioni originali, manipolazioni strutturate su percorsi più o meno vagamente musicali” (Zucchini, 1984, p. 31). Particolarmente interessante è notare anche come nella scuola si parli da lungo tempo di produzione e creazione per molte altre discipline, quali l’arte e la lingua ad esempio, mentre l’aspetto della creazione musicale venga spesso trascurato (Zucchini, 1984).

Forse il più importante compositore e studioso che ha dato un forte impulso alla produzione musicale nella scuola è stato Carl Orff (1895-1982) che, insieme a  Dorothee Gunther, nel 1924 creò la “Günther-Schule”, nella quale si praticavano contemporaneamente esperienze di tipo musicale, fisico e motorio. In seguito, nel 1948, il compositore tedesco realizzò una lunga esperienza radiofonica presso la radio bavarese, durata 5 anni. Nella trasmissione alcuni bambini suonavano e cantavano musiche scritte per loro dal musicista tedesco e dimostravano nella pratica la sua proposta educativa (Somigli, 2013). Da quelle esperienze, Orff, insieme a Keetman, scrisse lo Schulwerk, ovvero 5 volumi di esercizi parlati, ritmici, melodici, di improvvisazione e tanto altro ancora, che riscossero un grande successo. La diffusione della sua proposta si è delineata nel tempo come una sorta di work in progress tuttora in corso.

Una delle premesse fondamentali che diede vita allo Schulwerk consistette nella ricerca dell’elementarità e dell’unitarietà dell’esperienza musicale; il compositore tedesco per musica elementare non intendeva una musica semplificata, ma una musica innata e integrale, ricondotta ai suoi elementi fondamentali, che chiunque può apprendere, accessibile quindi anche ai bambini (Piazza, 1979). Questi elementi vanno da alcune figure ritmiche fondamentali fino alle prime strutture formali.  Nonostante quello che si è portati a pensare, lo Schulwerk non è da ritenersi un metodo “tradizionale”, come l’autore insisteva, “ma una serie di suggerimenti e di idee attraverso le quali sviluppare varie abilità fondamentali in campo musicale” (Biasutti, 2007, p. 109). Una delle ragioni per cui l’autore e il “criterio pedagogico generale” da lui ideato è rimasto così celebre negli anni è la creazione di uno strumentario originale: lo strumentario Orff, ossia un set di strumenti che si contraddistingue per il facile utilizzo e la chiarezza timbrica. Gli strumenti non dovevano essere dei giocattoli, ma dovevano responsabilizzare i bambini ed abituarli all’utilizzo di un vero e proprio strumento musicale (Biasutti, 2007). Questa idea venne sviluppata in quanto, come lo stesso autore dichiara nell’opera originale, si ricercava “una attivazione dell’allievo attraverso un far musica autonomo e cioè attraverso l’improvvisazione e l’ideazione di musica propria. Così non mi interessava che esso venisse avviato a strumenti d’arte altamente evoluti, quanto a strumenti orientati preferibilmente al ritmo, relativamente facili d’apprendimento, primitivi, vicini al corpo”  (Piazza, 1979).

Allo strumentario, ma non solo, spettava l’arduo compito di permettere al bambino di fare da solo la propria musica. Nello Schulwerk si fa anche un ampio riferimento a due risorse a disposizione di tutti: la voce e il corpo. La voce viene utilizzata principalmente attraverso giochi di parole; il corpo invece viene utilizzato come sorgente sonora così come avviene nella body percussion (Somigli, 2013).

Già da quanto appena esposto possiamo intuire quanto il bambino, in questa metodologia, sia il protagonista e partecipi alla propria educazione in maniera attiva. Attraverso l’invenzione il bambino sperimenta ed apprende in prima persona, inoltre questo approccio stimola il bambino a indagare, scegliere, decidere e dedurre in maniera autonoma. In altre parole rende il bambino protagonista di esperienze musicali attive e non mero destinatario delle stesse. Possiamo dire che Orff è il primo che avvicina il bambino alla musica facendogliela fare. Considerato tale scopo, risulta ovvio anche il perché la maggior parte dei materiali musicali non siano finiti, ma grezzi ed incompleti (Piazza, 1979). Il ruolo dell’insegnante nello Schulwerk è quello di mediatore tra la materia educativa e il bambino. Egli deve lasciarlo libero di fare, di agire, ma allo stesso tempo deve instaurare un colloquio con esso al fine di farlo riflettere criticamente su ciò che ha fatto. Inoltre, lo Schulwerk esige dall’insegnante una partecipazione consapevole e creativa, sollecitando il suo contributo personale (Piazza, 1979).

Entrando un po’ più nel merito della composizione musicale a scuola, secondo Delalande (1993) esiste un’attività spontanea di esplorazione sonora che inizia fin dal primo mese di vita e va avanti fino all’adolescenza ed assume diverse forme a seconda dell’età. Per spiegare questi cambiamenti Delalande riprende le tre forme di attività ludica elaborate da Piaget per applicarle ai giochi musicali dei bambini e alla loro evoluzione.

  1. I giochi senso-motori sono dominanti fino ai 2, 3 anni.  In questo periodo il bambino fa conoscenza del mondo attraverso l’esperienza sensoriale e motoria. Tramite queste esperienze egli amplia anche il numero di schemi di movimento a sua disposizione. Questi gesti non vengono compiuti per raggiungere una finalità specifica, ma sono eseguiti in quanto producono piacere nell’esecuzione. Questo schema viene anche impiegato per esplorare a livello sonoro ciò che ci circonda (graffiare, picchiettare, sbattere ecc.). Il musicista adulto continua ad adottare questa condotta esplorativa quando vuole ottenere dal suo strumento un determinato suono (Delalande, 2004).
  2. Il gioco simbolico, tipico del bambino nel periodo nella scuola dell’infanzia, riguarda i giochi basati sul “far finta di…” (Frapat, 1994). In questi giochi è presente l’utilizzo del suono che viene utilizzato per evocare personaggi, movimenti e situazioni. Esso non è più l’esito della sperimentazione di uno schema senso-motorio ma il risultato della volontà di esprimersi attraverso i suoni. L’esperienza del gioco simbolico per Delalande è presente anche nel musicista: “Il musicista imita la vita proprio come la bambina fa finta di essere la mamma” (Delalande, 2004, p. 35).
  3. I giochi con regole compaiono soprattutto durante la scuola primaria (Frapat, 1994) e sono caratterizzati dal piacere di applicare regole ai propri giochi e di crearne di nuove. Questo processo si riflette nelle produzioni musicali dei bambini, interessati ad organizzare i suoni entro determinate regole. Essi sono largamente presenti anche nella musica adulta, tanto che ogni cultura musicale ha un proprio stile (Delalande, 2004).

Anche Swanwick e Tillman (1986) hanno compiuto uno studio molto importante in merito allo sviluppo della produzione musicale facendo riferimento alla teoria piagetiana. Nella loro ricerca hanno coinvolto bambini di età compresa tra i 3 e i 15 anni ai quali è stato chiesto di comporre una musica individualmente e talvolta anche in gruppo, rispettando differenti richieste (ad esempio: comporre un pezzo utilizzando le maracas, uno xilofono di scala pentatonica, ma anche ripetere la musica precedentemente prodotta e molti altri compiti). Inoltre al termine della performance sono state poste ai bambini delle domande che insieme a tutte le performance prodotte sono state registrate ed analizzate dai due studiosi. In totale i due ricercatori hanno considerato 745 lavori tra improvvisazioni e composizioni. Il modello di sviluppo da loro proposto sulla base dello studio descritto, si basa su tre dimensioni interconnesse: padronanza, imitazione e gioco immaginativo. La padronanza consiste nella conoscenza del materiale sonoro, e quindi comprende la capacità di discriminare, riconoscere gli stimoli sonori e la capacità di saperli utilizzare per creare musica. L’imitazione, la seconda dimensione, consiste nella capacità di immedesimarsi ed esprimersi attraverso la musica. Il gioco immaginativo riguarda invece la capacità di creare relazioni tra i vari elementi musicali. Per i due studiosi lo sviluppo musicale prevede il potenziamento di tutte queste tre componenti, che si influenzano reciprocamente.

Hargreaves (1996) si chiese se nella competenza artistica del bambino (non solo musicale, ma anche di altri tipi di arte) siano individuabili delle tappe condivise. Egli cerca di rispondere a questa domanda integrando due diverse prospettive: da una parte quella di Piaget, dall’altra l’ipotesi di Gardner sulle intelligenze multiple. Egli analizza differenti fonti, quali ad esempio disegni, produzione di giudizi estetici, abilità musicali, e le confronta tra loro. Egli giunge ad individuare 5 fasi per quanto riguarda le abilità musicali, studiate in riferimento a 4 aree distinte: canto, forme di notazione, percezione melodica e composizione. Di seguito le cinque fasi da lui trovate.

  1. La fase senso-motoria copre i primi due anni di vita. In questo periodo il bambino reagisce all’ascolto musicale prima con reazioni motorie, associate successivamente a vocalizzazioni. Per quanto riguarda la dimensione della percezione melodica l’aspetto più interessante risulta essere quello del profilo melodico: i bambini sembrano mostrare una precoce sensibilità all’acculturazione indotta dall’ambiente. In particolare, essi sembrano registrare performance migliori rispetto alla discriminazione di strutture musicali tonali.
  2. La fase figurale avviene dopo i 18 mesi di vita. La simbolizzazione è una forma di pensiero rappresentativo che rende possibile la sostituzione di un oggetto o di un’azione con un segno (simbolo). In questo periodo, questa capacità è in fase di sviluppo ma non ancora del tutta padroneggiata, questo si evidenzia soprattutto nella produzione delle note inventate. In questa fase, il canto originale e imitativo si uniscono nelle cosiddette canzoni “pot-pourri” e migliora progressivamente la capacità nella riproduzione accurata delle note. 
  3. La fase schematica si estende dai 5 agli 8 anni. In questa fase le convenzioni degli adulti sono presenti ma non pienamente assimilate: il bambino adatterà le regole che ha percepito dal contesto in modo da poterle applicare. Questo fenomeno lo si nota anche nella produzione linguistica quando il bambino adotta in modo schematico le regole convenzionali (ad esempio dice “aprito” invece di aperto, applicando schematicamente la regola generale che vuole il participio passato della terza declinazione dei verbi finire in “ito”). In campo musicale, le notazioni infantili evolvono in maniera significativa rappresentando dapprima solo il ritmo, o comunque una sola dimensione musicale, ed integrando poi le altre dimensioni. I bambini in questa fase completano l’acquisizione tonale. Questo è evidenziato da vari aspetti quali ad esempio: la preferenza attribuita ad accordi consonanti, la capacità a riconoscere modulazioni appropriate e a riprodurre intervalli scalari. Per quanto riguarda i canti, quelli inventati acquisiscono una struttura maggiormente organica e quelli imitativi diventano più accurati.
  4. La fase dei sistemi di regole si estende dagli 8 ai 15 anni. In questa fase si stabilizza l’adozione di alcune convenzioni degli adulti. Rispetto alla fase precedente, il bambino si distacca dalla “reazione egocentrica all’arte”, ovvero si distacca dal giudizio artistico sempre connesso al proprio vissuto, presente nella fase precedente ed inizia a formare le proprie preferenze e i propri gusti, dimostrandosi meno aperto all’ascolto di altri stili.
  5. La fase professionale prende avvio dopo i 15 anni. In questa fase l’individuo ha imparato a padroneggiare le regole di particolari forme d’arte. Alcuni soggetti sono anche in grado di andare oltre a queste giungendo al livello metacognitivo: essi sono capaci di prendere coscienza dei propri meccanismi di pensiero e dei propri processi creativi. Hargreaves distingue poi due ulteriori stadi del livello metacognitivo: nel simbolico gli artisti sono in grado di porre enfasi sugli aspetti espressivi ed emotivi e li comunicano agli altri; nello stadio sistematico gli artisti sono dotati di un grado di astrazione tale che permette loro di tradurre il materiale sonoro in nuovi stili.

In generale da queste ricerche emerge che negli anni della scuola primaria si rafforza l’abilità di produzione del materiale sonoro (Concina, 2015), anche se le abilità creative musicali nella scuola sono spesso trascurate nonostante i bambini, contrariamente a quanto si pensa, siano in grado di inventare musica. Ciò è legato al fatto che non tutti gli insegnanti hanno una preparazione adeguata in campo musicale e dunque non si sentono preparati ad affrontare questi aspetti, preferendo svolgere attività considerate più semplici, come quelle di ascolto o di esecuzione. Inoltre questo senso di ansia e di inadeguatezza nei confronti della disciplina musicale vale anche per gli insegnanti in formazione, segno che anche l’Università dedica ancora troppo poco tempo alle discipline musicali e alla formazione dei docenti in questo campo, e non solo in senso teorico. Infatti, per essere un bravo educatore si richiede non solo una conoscenza dell’ambito disciplinare considerato, ma anche e soprattutto specifiche competenze didattiche che garantiscano una efficace gestione dei processi di insegnamento-apprendimento. Gli insegnanti di musica di scuola secondaria, ad esempio, hanno una preparazione di base volta a diventare esecutori professionisti, ma viene dato poco spazio alla didattica (Biasutti, 2010), anche per questo motivo non sempre sono in grado di appassionare i ragazzi alla musica. Insomma, una preparazione di base in musica è indispensabile ma non basta; in effetti “per un adeguato svolgimento dell’educazione musicale nella scuola primaria, sono cruciali sia il grado di preparazione e le competenze degli insegnanti in relazione agli attuali obiettivi curricolari, ai contenuti e alle pratiche didattiche, sia il grado con il quale il programma ufficiale considera la formazione e la professionalità dei docenti” (Hennessy, 2010, p. 26).

* Tecnico del suono, Laurea in Scienze della Formazione Primaria, Università di Padova


Bibliografia

Biasutti, M. (2007). Creare musica a scuola: elementi di didattica per la scuola primaria. Lecce: Pensa Multimedia.

Biasutti, M. (2010). Educare a Educare: ricerche sulla formazione degli insegnanti in musica. Lecce: Pensa Multimedia.

Biasutti, M. (2015). Elementi di didattica della musica: strumenti per la scuola dell’infanzia e primaria. Roma: Carocci Faber.

Concina, E. (2015). Il bambino e il suono. Sviluppo delle abilità sonore e musicali nell’infanzia e nella preadolescenza. In M. Biasutti, Elementi di didattica della musica: strumenti per la scuola dell’infanzia e primaria. (p. 39-66). Roma: Carocci Faber.

Delalande, F. (1993). Le condotte musicali: comportamenti e motivazioni del fare e ascoltare musica. Bologna: CLUEB.

Delalande, F. (2004). La musica è un gioco da bambini. Milano: Franco Angeli.

Frapat, M. (1994). L’invenzione musicale nella scuola dell’infanzia. Bergamo: Junior.

Hargreaves, D. (1996). The development of artistic and muscial competence. In I. Deliege, & J. Sloboda, Musical beginnings: origins and development of musical competence (p. 145-170). Oxford: Oxford University Press.

Hennessy, S. (2010). La formazione musciale degli insegnanti nella scuola primaria. In M. Biasutti, Educare a Educare (p. 23-67). Lecce: Pensa Multimedia.

Piazza, G. (1979). Orff-Schulwerk Manuale. Milano: Suvini-Zerboni.

Somigli, P. (2013). Didattica della musica: un’introduzione. Roma: Aracne.

Swanwick, K., & Tillman, J. (1986). The sequence of music development: a study of chidern’s composition. British Journal of Music Education, 305-339.

Vigotskij, L.S. (1972). Immaginazione e creatività nell’età infantile. Roma: Editori Riuniti

Zucchini, G. L. (1984). Bambino e la musica: proposte di metodo e esperienze. Brescia: La Scuola.

Zucchini, G.L. (1985). Suoni e musica nella scuola dell’infanzia, Firenze: La Nuova Italia

Dai viaggi alla piattaforma online per la didattica: il vademecum anti-emergenza nelle scuole

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Il Miur ha pubblicato domande e risposte su come affrontare a scuola l’emergenza coronavirus.

1. I viaggi di istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche sono sospesi? Fino a quando?
Secondo quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020, sono sospesi i viaggi di istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, comprese le fasi distrettuali, provinciali o regionali dei campionati studenteschi programmate dalle Istituzioni Scolastiche. La sospensione vale fino al 15 marzo 2020.

2. La disposizione su viaggi di istruzione, iniziative di scambio o gemellaggio, visite guidate e uscite didattiche riguarda le Istituzioni Scolastiche dell’intero sistema nazionale di istruzione?
La disposizione riguarda tutte le Istituzioni Scolastiche del sistema nazionale di istruzione.

3. Il provvedimento di sospensione vale anche per le attività esterne agli edifici scolastici organizzate per la realizzazione dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (ex alternanza scuola-lavoro)?
Sì, perché queste attività sono assimilate alle uscite didattiche. Anche in questo caso, la sospensione vale fino al 15 marzo.

4. Le scuole come devono regolarsi con gli scambi all’estero Erasmus+?
Per quanto riguarda il programma Erasmus +, vale quanto indicato sul sito dell’Agenzia Erasmus+ Indire: «Nell’ambito del programma Erasmus+ potrà applicarsi il principio di causa di forza maggiore. Pertanto sarà possibile richiedere all’Agenza Nazionale, nelle forme e con le modalità che saranno successivamente comunicate, di applicare la clausola di forza maggiore relativamente alle attività e ai costi per tutte quelle mobilità che vengano annullate in ragione della situazione di emergenza e dei provvedimenti delle competenti autorità».

5. Le spese sostenute per i viaggi di istruzione annullati possono essere rimborsate?

Sì. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020 fa espresso riferimento al Codice del turismo, all’articolo 41, comma 4, che prevede il recesso senza penale prima dell’inizio del pacchetto di viaggio.

6. Per sospendere i viaggi di istruzione occorre il parere degli organi collegiali o un provvedimento del dirigente scolastico?
La disposizione di sospensione è disciplinata dall’articolo 1, lettera b, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020.

7. Per le classi che si trovavano già in viaggio in zone indicate come focolai del virus sono previste misure precauzionali al rientro?
Le Istituzioni Scolastiche devono attenersi alle disposizioni del Ministero della Salute. Qui le indicazioni.

8. Chi si assenta da scuola perché malato deve portare il certificato medico?
Fino al prossimo 15 marzo, per le assenze per malattia superiori a cinque giorni, serve il certificato medico per poter rientrare a scuola. La disposizione è valida per tutti, alunni e personale scolastico.

9. Cosa faccio se nella mia Regione non c’è l’obbligo di portare il certificato medico oltre i cinque giorni di assenza?
L’obbligo è stato ripristinato per tutti, su tutto il territorio nazionale, in deroga a qualsiasi altra disposizione.

10. C’è differenza – e se sì, quale – tra chiusura delle scuole e sospensione delle attività didattiche?
La chiusura delle scuole, provvedimento di esclusiva competenza delle Regioni e degli Enti Locali, comporta il divieto di accesso ai locali per tutto il personale e per gli alunni. Le assenze non devono essere giustificate, non comportano decurtazione economica o richieste di recupero. Il Dirigente Scolastico e il DSGA (Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi) possono comunque procedere, attraverso la firma in remoto, ad emettere gli atti di competenza. In casi particolari, ad esempio del personale impiegato nelle aziende agricole annesse agli istituti agrari o nei casi di deperibilità delle merci, i Dirigenti Scolastici possono procedere, con le necessarie cautele, a garantire i servizi essenziali e indifferibili. La sospensione delle attività didattiche comporta l’interruzione delle sole lezioni. Pertanto, le scuole rimarranno aperte e i servizi erogati dagli uffici di segreteria continueranno ad essere prestati. Il Dirigente Scolastico e il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) sono tenuti a garantire il servizio ed eventuali assenze devono essere giustificate.

11. I provvedimenti di chiusura delle scuole o di sospensione delle attività didattiche avranno conseguenze sulla validità dell’anno scolastico e sul conteggio delle assenze degli alunni?
Le assenze degli alunni nei periodi di sospensione “forzata” delle attività didattiche non saranno conteggiate ai fini della validità dell’anno scolastico. Allo stesso modo, l’anno scolastico è comunque valido, anche qualora non dovesse raggiungere il minimo di 200 giorni previsti, in quanto si tratterebbe di una situazione dovuta a cause di forza maggiore.

12. I provvedimenti di chiusura delle scuole o di sospensione delle attività didattiche avranno conseguenze sulla validità del periodo di formazione e prova del personale scolastico?
I periodi di sospensione “forzata” delle attività didattiche saranno ritenuti validi a tutti gli effetti di legge ai fini del positivo compimento dei periodi di formazione e prova.

13. Per attivare la didattica a distanza le scuole devono aspettare indicazioni dal Ministero?
Secondo quanto disposto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020 i Dirigenti Scolastici delle scuole nelle quali l’attività didattica è stata sospesa per l’emergenza sanitaria possono attivare, di concerto con gli organi collegiali competenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza, con particolare riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

14. Il Ministero come supporterà la didattica a distanza?
Il Ministero sta integrando l’offerta di strumenti, community, chat e classi virtuali con una piattaforma interamente dedicata alla didattica a distanza, per assicurare a tutte le scuole che ne facciano richiesta la possibilità di avere gratuitamente strumenti e mezzi, garantendo il diritto allo studio a tutti.


Annullate anche le finali dei campionati studenteschi

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Tra le misure di contenimento della situazione epidemiologica che sta interessando anche il nostro Paese, il Ministero dell’Istruzione ha comunicato che, in ottemperanza di quanto previsto dal decreto legge 6 del 23 febbraio 2020 e dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020, devono ritenersi sospese le attività connesse ai “Campionati studenteschi”. Saranno pertanto annullate le finali nazionali dei Campionati studenteschi di sport invernali previsti dal 23 al 27 marzo 2020 in val di Fiemme.
Il Servizio istruzione della Provincia autonoma di Trento fa sapere in una nota che tutte le attività ordinarie relative ai Campionati studenteschi provinciali sono sospese fino al 31 marzo e che riprenderanno a partire dal mese di aprile 2020.

Italia prima nella Ue per pensioni di reversibilità, ultima per spesa in istruzione

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

L’Italia è il primo Paese in Europa per la spesa sociale dedicata alle pensioni di reversibilità, e il secondo per quella indirizzata agli anziani. Al tempo stesso però è l’ultimo per la spesa verso l’istruzione. E’ quanto emerge dai dati Eurostat relativi al 2018.

Le spese al top
Alle pensioni di reversibilità è andato il 5,4% della spesa sociale complessiva, mentre agli anziani il 27,5%, seconda solo alla Grecia (28,1%). In media l’Ue a 27 spende il 3,3% per la reversibilità e il 22% per gli anziani.

Giù per l’istruzione
L’Italia è invece in fondo alla classifica per la spesa dedicata all’istruzione: è appena l’8,2%, contro una media Ue del 9,9%. Molto bassa in Italia è anche la spesa sociale per le famiglie: è solo il 2,1% del totale, la più bassa dopo la Grecia (1,8%). Non si investe nemmeno nelle case popolari e nei servizi per la comunità: il Governo italiano gli dedica solo l’1% della spesa sociale, secondo solo alla Grecia (0,4%).

Milleproroghe, ok dal Senato: è legge. Bandi concorsi scuola entro 30 aprile

da Orizzontescuola

di redazione

Con 154 voti favorevoli, 96 contrari e nessun’astensione, il Senato, mercoledì 26 febbraio, ha rinnovato la fiducia al Governo con l’approvazione, nel testo licenziato dalla Camera, del ddl n. 1729 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, in materia di proroga di termini legislativi.

Dopo l’approvazione alla Camera, arriva l’ok anche dal Senato. Riepiloghiamo le novità per la scuola a partire dai bandi di concorso attesi.

Termine ultimo per bandire i concorsi scuola: 30 aprile 2020

Il concorso straordinario e ordinario per la scuola secondaria, previsti dal decreto legge n. 126/2019 convertito con modificazioni nella legge n. 159 del 20 dicembre 2019, poneva come data ultima di indizione “entro il 2019”. Ma, com’è noto, non è stato bandito nessun concorso.

Il Decreto Milleproroghe prevede questo emendamento:

“10-quater. All’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159, le parole: «entro il 2019» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 30 aprile 2020».
7. 41. (Nuova formulazione) Lattanzio Paolo, Donno Leonardo, Macina Anna.”

Quindi il termine ultimo per la pubblicazione dei bandi viene spostato al 30 aprile 2020.

Concorso ordinario: commissione nazionale di esperti non definirà le tracce delle prove

Si interviene sulla disciplina ordinaria per il reclutamento dei docenti della scuola secondaria, prevista dal d.lgs. 59/2017, stabilendo che la commissione nazionale di esperti che deve essere costituita con decreto del Ministro dell’istruzione ha il compito di definire le (sole) prove scritte (e non più le “tracce delle prove di esame”) e le relative griglie di valutazione (art. 1, co. 10-duodecies).

Novità programma concorso straordinario secondaria

Concorso straordinario secondaria: il decreto Milleproroghe ha stabilito che la prova scritta della procedura per il reclutamento, nonché la prova scritta della procedura per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, riguardano il programma di esame previsto per il concorso ordinario, per titoli ed esami, per la scuola secondaria, che sarà avviato contestualmente alla procedura straordinaria (e non più il programma di esame del concorso ordinario bandito nel 2016) (art. 1, co. 10-terdecies).

Stop classi pollaio

Oltre 55 milioni di euro per aumentare l’organico e diminuire il numero di alunni nelle classi a partire da quelle dove ci sono ragazzi con disabilità. Si comincia dalla scuola secondaria di secondo grado.

Si tratta – come ha spiegato l’On. Casa (M5S) – di 6,3 milioni di euro nel 2020, 25,4 milioni nel 2021 e 23,9 milioni annui dal 2022 per dotare le scuole secondarie di secondo grado di nuovi docenti.

Le risorse saranno ripartite su base regionale, tenendo conto del numero di classi con un numero di iscritti superiore a 22 alunni, ridotti a 20 in presenza di studenti con grave disabilità certificata.

Invalsi: i risultati della prova non saranno inseriti nel Curriculum studente

Si fa slittare l’ingresso del curriculum allegato al diploma al 1° settembre 2020. E in ogni caso non potrà comunque contenere i risultati delle prove Invalsi.

Prima del settembre 2020 le scuole potranno introdurre una sperimentazione, ma in ogni caso il curriculum non potrà contenere i risultati delle prove Invalsi né le eventuali certificazioni sulle competenze di lingua inglese.

Edilizia scolastica

Si proroga al 31 dicembre 2020 il termine per i pagamenti dei lavori di sicurezza, da parte degli enti locali, secondo stati di avanzamento debitamente certificati, dei lavori di riqualificazione e messa in sicurezza degli istituti scolastici statali.

Coronavirus, prove Invalsi V superiore dal 2 al 31 marzo

da Orizzontescuola

di redazione

Le prove Invalsi per la V superiore continuano ad essere dal 2 al 31 marzo, “il fatto che si facciano al Pc ci aiuta” A dirlo il Responsabile Area Prove Invalsi, Roberto Ricci, in un video live sul portale Skuola.net prima dello svolgimento delle prove, previsto a partire dalla prossima settimana per la V secondaria di secondo grado.

Le prove Invalsi per la V superiore continuano ad essere dal 2 al 31 marzo, “il fatto che si facciano al Pc ci aiuta: dove le scuole saranno aperte inizieremo il 2, laddove saranno chiuse recupereremo dopo il tempo che è stato perduto. I presidi – conclude – hanno già ricevuto un primo avviso. Non c’è ragione di preoccuparsi, anche se partiremo dopo i tempi non saranno più stretti, non vogliamo mettere fretta agli studenti”.

Emergenza Coronavirus, istruzioni agli Uffici Scolastici: svolgimento attività, lavoro agile, contenere accesso del pubblico

da Orizzontescuola

di redazione

Il Ministero dell’istruzione ha diramato agli Uffici Scolastici una circolare con Misure Urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019.

Si tratta dell’applicazione del D.P.C.M. 25 febbraio 2020 e della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 1/2020, prot. 12035 del 25.2.2020.

Le misure

Ordinario svolgimento dell’attività amministrativa

Gli Uffici dell’Amministrazione situati nelle zone non soggette a misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica continuano ad assicurare la normale apertura e il regolare svolgimento di tutte le attività istituzionali a meno che non intervengano specifici provvedimenti di interruzione/chiusura con espressa ordinanza amministrativa.

Lavoro agile

Il lavoro agile può essere avviato fino alla data del 15 marzo 2020, nelle Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto.

Per effetto della citata disposizione, negli uffici scolastici interessati, a partire dalla data odierna e fino al 15 marzo p.v., potranno essere autorizzate forme di “smart working” direttamente da parte dei dirigenti e, per questi ultimi, da parte dei Direttori Generali.

Per quanto riguarda gli altri uffici scolastici Regionali, tenuto conto di quanto disposto dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio, potranno essere avviati progetti di lavoro agile previo accordo tra dipendente e datore di lavoro (dirigente e direttore generale secondo quanto chiarito sopra), nel rispetto dei principi generali sanciti normativamente.

Obblighi informativi dei lavoratori

Il personale delle amministrazioni e coloro i quali, a diverso titolo, operino presso le medesime e provengano da una delle aree “a rischio” di cui all’art. 1, co. 1, del decreto legge n. 6 del 2020 o abbiano avuto contatto con persone provenienti dalle medesime aree, sono tenuti a comunicarlo all’amministrazione ai sensi dell’art. 20, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, anche per la conseguente informativa all’Autorità sanitaria competente ai fini della salvaguardia della salute del luogo di lavoro.

Accesso del pubblico

Ferma restando la necessità di garantire il regolare funzionamento dei predetti uffici si raccomanda di incentivare forme di comunicazione telematica con l’utenza e contenere gli accessi del pubblico.

La circolare del Ministero

DPCM 25 febbraio 2020

Direttiva n. 1/2020

Coronavirus: annullati i campionati studenteschi

da La Tecnica della Scuola

Il Ministero dell’Istruzione ha comunicato che, in ottemperanza di quanto previsto dal decreto legge 6 del 23 febbraio 2020 e dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020, devono ritenersi sospese le attività connesse ai “Campionati studenteschi”.

Dal 23 al 27 marzo

Saranno pertanto annullate le finali nazionali dei Campionati studenteschi di sport invernali previsti dal 23 al 27 marzo 2020 in val di Fiemme.
Il Servizio istruzione della Provincia autonoma di Trento fa sapere in una nota che tutte le attività ordinarie relative ai Campionati studenteschi provinciali sono sospese fino al 31 marzo e che riprenderanno a partire dal mese di aprile 2020.

La piattaforma per la scuola a distanza: ma come realizzarla?

da La Tecnica della Scuola

 

Lucia Azzolina, ministra dell’Istruzione, ha annunciato a Radio24, dopo la chiusura delle scuole in diverse regioni italiane per via del coronavirus: «Abbiamo già istituito una task force per garantire la didattica a distanza. Il materiale è disponibile, e stiamo preparando una piattaforma dove caricare i contenuti».

Nord e Sud

«Il Nord Italia è ben attrezzato per rispondere a queste esigenze, ci sono molte scuole che la fanno già. C’è una scuola produttiva, e dove ci sono delle difficoltà arriveremo, la nostra task force andrà a fare formazione ai docenti per iniziare immediatamente con la didattica a distanza».

Mancano le indicazioni

Ma, come al solito, secondo Linkiesta, la ministra non è scesa di più nel merito e, mancando di dare indicazioni precise circa i tempi e le modalità di erogazione dei contenuti, il risultato è che la comunicazione rimane per il momento molto vaga, anche perchè il comparto scolastico italiano in generale è ancora parecchio indietro sul fronte della didattica digitale. Ed è difficile immaginare che, a tempi record, si possa consentire agli studenti di ogni ordine e grado di usufruire di lezioni a tempo pieno dal divano di casa. Così come ai docenti di sapere come fargliele fare.

La didattica digitale è una cosa seria

Infatti, confermano gli esperti che fare didattica digitale non è proprio “un gioco da ragazzi. Non è solo un problema di infrastruttura tecnologica, ma anche formativo e normativo».

Inoltre, non si tratta soltanto di consentire che tutti abbiano l’hardware necessario e una connessione sufficientemente veloce per mantenere il contatto online, ma anche di fare in modo che i docenti sappiano, sia quali sono i software a loro disposizione per strutturare le lezioni, sia come utilizzarli.

Per cui “riuscire a mettere in piedi qualcosa di concreto in queste settimane di chiusura delle scuole non è pensabile: «Speriamo -dicono ancora gli esperti- che sia il via per un progetto che prosegua anche dopo l’emergenza del coronavirus. Se c’è una cosa positiva, è che ha messo sotto agli occhi di tutti un bisogno che c’è da anni».

Le potenzialità del digitale

Infatti, il digitale “può consentire di fare lezione in maniera molto più coinvolgente e stimolante, sia per gli alunni che per gli insegnanti, perché «è molto più orientato all’inclusività rispetto all’attività di aula normale», consentendo di rivedere più volte i contenuti video, per esempio, e adattandosi quindi al ritmo di apprendimento del singolo studente. E poi aumenta molto la possibilità di avere una risposta da parte del docente su esercizi e altro, di fatto democratizzando il rapporto. Per non parlare delle potenzialità che consente nel rivoluzionamento della didattica in termini di flipped classroom  e altre novità simili che puntano a scardinare la classica concezione novecentesca della scuola, con il docente in cattedra e gli alunni seduti ciascuno al proprio banco, a imparare in silenzio.

C’è il Coronavirus, non è tempo di scioperi: il 6 marzo tutti al lavoro (o a casa)

da La Tecnica della Scuola

Il prossimo 6 marzo non ci sarà alcuno sciopero della scuola: dopo la rinuncia, per l’emergenza coronavirus, dei sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti, il 27 febbraio è toccato all’Unicobas. Solo che per l’organizzazione di base non si è stata una scelta, ma un’imposizione della Commissione di garanzia Sciopero, la quale ha applicato la normativa vigente in presenza “di avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale”, invitato l’organizzazione sindacale “a sospendere l’azione di sciopero” e anticipato che verificherà “ogni altra violazione che dovesse emergere”.

D’Errico (Unicobas): eppure le scuole saranno aperte

Secondo Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas, la Commissione di garanzia avrebbe “preteso la revoca dello sciopero del 6 marzo quando persino in Lombardia e Veneto le scuole sono chiuse solo fino al 2 marzo e mentre lo stesso Luca Zaia (governatore della regione veneta n.d.r.) dice che sta valutandone la riapertura”.

D’Errico non concorda con l’imposizione: dice che “dove c’è l’onere di andare a scuola, ci deve essere anche il diritto di scioperare. Inoltre gli scioperi non solo veicoli di contagio (semmai il contrario). Che precedente è questo per il diritto di sciopero? Il nostro non è uno sciopero nella Sanità. Lo hanno fatto con un atto d’autorità, quello qui riprodotto: così ora tutti sanno”.

L’attacco agli altri sindacati

Il segretario nazionale Unicobas sostiene che per Confederali, Snals e Gilda lo sciopero era “fatto apposta per essere revocato “appoggiandosi” anche al problema epidemiologico ed all’invito – fino a ieri non cogente – che prontamente la Commissione di Garanzia aveva già indirizzato a tutte le organizzazioni sindacali, chiedendo la sospensione degli scioperi fino a tutto marzo”.

Sempre d’Errico imputa ai sindacati maggiori il fatto che contro amministrazione e Governo “lamentavano solo la rottura del tavolo relativo al concorso”, oltre che “la mancata sanatoria di 2000 Dsga facenti funzione (cosa giusta ma non sufficiente)” e “il mancato accordo sulla mobilità, territoriale e professionale”, mentre “erano tiepidi sui nuovi, onerosi, percorsi di “abilitazione” per “spennare” gli aspiranti docenti”.

“Poco o nulla – conclude il sindacalista a capo di Unicobas – hanno avuto da dire sul contratto, e nulla sull’incombente regionalizzazione, sugli Ata ex enti locali e su tutto il resto”.

L’Italia non ha soldi per l’Istruzione, ma per chi invecchia li trova e spende più di tutti

da La Tecnica della Scuola

Sono ancora negative le notizie sulla spesa che l’Italia affronta ogni anno per l’Istruzione: lo confermano i dati Eurostat relativi al 2018, pubblicati a Buxelles giovedì 27 febbraio.  Ma se mancano i soldi per i giovani, lo stesso non si può dire per i loro nonni: alla popolazione che invecchia vengono infatti assegnata una quantità di risorse decisamente alta.

Il rapporto Eurostat sulla spesa sociale

Il rapporto annuale dell’Istituto europeo di statistica dice che l’Italia risulta il primo Paese in Europa per la spesa sociale dedicata alle pensioni di reversibilità (destinate al coniuge, quindi con taglio dell’assegno originario del 40%) e il secondo per la spesa indirizzata agli anziani: alle pensioni di reversibilità è andato il 5,4% della spesa sociale complessiva, mentre agli anziani il 27,5%, seconda solo alla Grecia (28,1%).

La spesa per questi due “capitoli” sociali è ben oltre la media Ue a 27, la quale spende il 3,3% per la reversibilità e il 22% per gli anziani.

Per l’Istruzione solo l’8,2%, contro una media Ue del 9,9%.

Se la spesa per chi invecchia è altissima, il nostro Paese rimane desolatamene ultimo nell’area Ue per la quella a sostegno dell’istruzione: i finanziamenti profusi nel 2018, si sono infatti fermati all’8,2%, contro una media Ue del 9,9%.

A spendere molto più dell’Italia per la formazione dei suoi cittadini è la Svezia, poi la Danimarca, il Belgio e l’Estonia.

Il precedente rapporto di Eurostat

Pochi mesi fa, sempre Eurostat aveva rilevato gli investimenti dell’Italia rispetto al Prodotto interno lordo: nell’istruzione, aveva detto da Bruxelles, l’investimento in riferimento al Pil è di appena il 3,8%. E la percentuale è quella che fa risultare il gap maggiore rispetto agli altri Paesi moderni del vecchio Continente, la cui media è del 4,6% rispetto al Pil.

A pesare negativamente è soprattutto la formazione post-diploma. Se la quota di Pil investita dall’Italia nell’istruzione primaria e secondaria è infatti quasi in linea con la media Ue, la spesa per l’istruzione terziaria è la più bassa dell’Ue: solamente lo 0,3% del Pil nel 2017 (contro lo 0,7% dell’Unione europea).

Bassa considerazione per i docenti

Inoltre, non si può non sottolineare che la bassa propensione del nostro Paese a spendere per l’Istruzione dei suoi cittadini, si riflette anche sugli stipendi dei docenti e Ata, anche questi tra i più bassi nell’area Ue, dopo i Paesi dell’Est e la Grecia.

Un altro dato su cui riflettere è anche quello sull’età degli insegnanti: secondo la Commissione Ue, nel 2017 oltre la metà (58%) dei docenti della scuola primaria e secondaria aveva più di 50 anni (contro il 37% nell’Ue) e il 17% superava i 60 anni (contro il 9% nell’Ue).

La percentuale dei docenti prossimi alla pensione è dunque “elevata” e “nei prossimi 15 anni una media di 3,8% docenti all’anno potrebbero ritirarsi”, ha scritto Bruxelles nel rapporto nazionale.

Pochi soldi anche per famiglie e case popolari

Tornando alle stime fornite da Eurostat sull’anno 2018, altrettanto deludente è la spesa sociale che il Bel Paese realizza a favore delle famiglie: è pari ad appena il 2,1% della spesa sociale totale, la più bassa dopo la Grecia (1,8%).

Male anche gli investimenti che l’Italia realizza per le case popolari e per i servizi dedicati specificatamente alla comunità: in questo caso, la spesa è appena dell’1%, secondo solo alla Grecia, dove si investe un misero 0,4% della spesa sociale.

Tfa sostegno 2020, a chi spettano i percorsi abbreviati

da La Tecnica della Scuola

Il Tfa sostegno V ciclo 2020 si avvicina sempre più dopo la pubblicazione del decreto ministeriale. Il 2 e 3 aprile ci saranno le prove preselettive per accedere ai corsi di specializzazione sostegno. Ecco chi invece parteciperà tramite percorsi abbreviati.

Tfa sostegno V ciclo: percorsi abbreviati

Il Dm 92/19 prevede: “Gli Atenei predispongono percorsi abbreviati, finalizzati all’acquisizione del titolo, per i soggetti che hanno già conseguito il titolo di specializzazione sul sostegno in un altro grado di istruzione e risultino utilmente collocati in graduatoria di merito, ovvero ammessi in soprannumero ai sensi dell’articolo 4, comma 4“.

Ciò vuol dire che al prossimo Tfa specializzazione sostegno V ciclo, potranno frequentare tramite percorsi abbreviati i candidati:

  • già specializzati in altro grado di istruzione e che supereranno le prove d’accesso, collocandosi in posizione utile in graduatoria di merito, ovvero rientreranno nel contingente di posti banditi dall’Ateneo;
  • già specializzati in altro grado di istruzione e ammessi ai percorsi di Tfa sostegno V ciclo in soprannumero, ossia senza partecipare alle prove d’accesso.

Ricordiamo che, ai sensi dell’articolo 4, comma 4, del DM n. 92 dell’8 febbraio 2019, sono ammessi in soprannumero al Tfa specializzazione sostegno V ciclo coloro che:

a. abbiano sospeso il percorso ovvero, pur in posizione utile, non si siano iscritti al percorso;
b. siano risultati vincitori di più procedure e abbiano esercitato le relative opzioni;
c. siano risultati inseriti nelle rispettive graduatorie di merito, ma non in posizione utile.

Abbiamo già ricordato che il Ministero ha deciso di rispettare le indicazioni previste dal decreto dello scorso anno, e cioè che gli idonei, ovvero i candidati che hanno superato le prove lo scorso ciclo del corso di specializzazione sostegno ma che non sono rientrati nel contingente dei posti disponibili in base alla graduatoria, partecipano direttamente al Tfa sostegno V ciclo.

Saranno i bandi delle Università a stabilire come si svolgeranno nello specifico tali percorsi abbreviati.

Tfa sostegno 2020, i bandi pubblicati dalle università. Gli ultimi aggiornamenti

Ad esempio, prendiamo il bando dell’Università di Pisa:

Articolo 11 – Ammissione in soprannumero

1. Su esplicita richiesta sono ammessi in soprannumero ai relativi percorsi, senza nessuna valutazione, coloro che, in occasione dei precedenti cicli di specializzazione del sostegno presso l’Università di Pisa: a. abbiano sospeso il percorso; b. pur in posizione utile, non si siano iscritti al percorso; c. siano risultati vincitori di più procedure e abbiano esercitato le relative opzioni; d. siano risultati inseriti nelle rispettive graduatorie di merito, ma in posizione non utile.

2. Tali richieste dovranno essere presentate secondo i tempi e le modalità che saranno indicate in un apposito avviso pubblicato sul sito di Ateneo alla pagina web dedicata alla “formazione insegnanti-corsi di specializzazione per il sostegno” entro l’8 aprile 2020.

3. In considerazione dell’elevato numero di posti previsti per il V ciclo (anno accademico 2019/2020) nei vari ordini di scuola, si ammettono come soprannumerari solo coloro che rientrino nelle quattro categorie sopra elencate e abbiano, nei precedenti cicli, superato le selezioni presso l’Università di Pisa

Tfa sostegno V ciclo, i requisiti

Tuttavia, è bene ricordare i requisiti per partecipare al corso di specializzazione sostegno.

Per la scuola dell’infanzia e primaria chi possiede il  titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito:

  •  i corsi di laurea in scienze della formazione primaria o analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente;
  • diploma magistrale, compreso il diploma sperimentale a indirizzo psicopedagogico, con valore di abilitazione e diploma
    sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente, conseguiti, comunque, entro l’anno scolastico 2001/2002;

Invece, per la scuola secondaria di primo e secondo grado, possono partecipare i candidati che hanno l’abilitazione alla classe di concorso o la laurea magistrale o a ciclo unico, oppure diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, oppure titolo equipollente o equiparato, coerente con le classi di concorso vigenti alla data di indizione del concorso. A questi bisogna aggiungere i 24 Cfu, crediti formativi universitari o accademici, acquisiti in forma curricolare, aggiuntiva o extra curricolare nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche.

diplomati Itp potranno accedere al corso specializzazione sostegno con il diploma senza l’aggiunta dei 24 Cfu, così come previsto dal decreto 2020, che rimanda al decreto del 2019 in cui si prorogava fino al 2024/2025 il possesso dei nuovi requisiti.

Coronavirus, niente PCTO fino al 15 marzo

da La Tecnica della Scuola

Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato alcune FAQ relative all’emergenza coronavirus. Fra queste, c’è anche un chiarimento relativo ai percorsi di PCTO (ex alternanza scuola lavoro).

Coronavirus scuola: stop al PCTO fino al 15 marzo

La norma viene ricompresa fra quelle relative alle gite scolastiche: il provvedimento di sospensione vale anche per le attività esterne agli edifici scolastici organizzate per la realizzazione dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (ex alternanza scuola-lavoro), in quanto queste attività sono assimilate alle uscite didattiche. Anche in questo caso, la sospensione vale fino al 15 marzo.

In effetti, sin dall’inizio dell’emergenza coronavirus, è sorto questo problema, segnalato anche da questa testata.

VAI ALLA PAGINA DEL MIUR

SCUOLE CHIUSE

Le scuole sono chiuse fino al 1° marzo in queste regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia. Entro il fine settimana si deciderà se prolungherà lo stop delle attività didattiche nelle regioni già sottoposte alla misura o restringerla ulteriormente.

Scuole chiuse (interruzione dell’attività didattica) in Campania fino a sabato 29 febbraio. Le Marche, invece, hanno sospeso le lezioni fino a mercoledì 4 marzo.

Da oggi sono chiuse le scuole in provincia di Taranto.

Per quanto riguarda le Università, che rimarranno aperte, gli atenei di Firenze, Pisa, Siena e Siena Stranieri hanno comunicato che, dopo consultazioni con il Ministero, nonché con la Regione Toscana, le attività didattiche non saranno sospese. L’università di Firenze e l’università di Pisa hanno tuttavia esonerato gli studenti dalla frequenza obbligatoria delle lezioni.

Anche al Sud sono regolari le lezioni, salvo alcune eccezioni a livello comunale: a Sant’Agata de’ Goti le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, nidi compresi, resteranno chiusi fino a giovedì 27 febbraio. A Eboli le scuole di ogni ordine e grado resteranno chiuse fino al 29 febbraio così come a Scafati. Scuole chiuse nell’Agro Aversano (Caserta) e a Castellammare di Stabia (Napoli). Alunni a casa nei comuni di Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, e Fuscaldo, in provincia di Catanzaro, fino al 29 febbraio. Scuole chiuse a Napoli fino a sabato 29 febbraio.

Lezioni sospese fino al 9 marzo, ricevimento degli studenti solo a distanza, regole ferree per gli esami e divieto per i parenti dei laureandi di assistere all’esame. L’Università di Palermo adotta misure rigidissime contro la diffusione del coronavirus. Stesse misure pure per la Kore di Enna. Scuole chiuse a Palermo e provincia fino a lunedì 2 marzo compreso.

SCIOPERO 

Salta lo sciopero scuola del 6 marzo: lo annunciano tramite una nota unitaria i sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti. Confermato, invece, quello indetto da Unicobas, sempre per il 6 marzo.

PROVE INVALSI

Dal 2 marzo iniziano le prove Invalsi per le classi dell’ultimo anno di scuola secondaria. Allo stato attuale non c’è uno slittamento, ma non è da escludere che nei prossimi giorni possano essere prese misure in tal senso.

MATURITÀ

Per il momento nessun pericolo per l’Esame di Stato in programma a metà giugno.

ANNO SCOLASTICO VALIDO

Coronavirus e assenze da lavoro: le situazioni da conoscere. Il documento [PDF]

Nulla deve essere recuperato in caso di chiusura della scuola o di sospensione dell’attività didattica per evento imprevedibile o per oggettiva impossibilità di espletare la prestazione lavorativa.

Salva anche la validità dell’intero anno scolastico in caso che la chiusura prolungata delle scuole faccia scendere il limite delle lezioni annue al di sotto dei fatidici 200 giorni.

IL TESTO DEL DECRETO ATTUATIVO

Dai viaggi di istruzione, alla didattica a distanza nelle scuole dove le attività sono sospese per l’emergenza sanitaria. È stato firmato ieri sera il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con ulteriori misure di contenimento dell’epidemia, comprese quelle per il mondo della scuola.

In particolare, per effetto del provvedimento, sono sospesi fino al 15 marzo 2020 i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche programmate dalle istituzioni scolastiche. È possibile esercitare il diritto di recesso come previsto dal codice del turismo. Fino al prossimo 15 marzo la riammissione nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia di durata superiore a cinque giorni avverrà solo dietro presentazione di certificato medico.

I dirigenti scolastici delle scuole in cui l’attività didattica è stata sospesa per l’emergenza sanitaria possono attivare, di concerto con gli organi collegiali competenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza, ponendo particolare attenzione alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

Il Ministero dell’Istruzione è al lavoro, attraverso la propria task force, per supportare le scuole per la didattica a distanza. Si partirà dalle numerose buone pratiche già messe in campo dalle scuole. E si lavorerà anche con realtà pubbliche e private che collaborano da tempo con il dicastero e che metteranno a disposizione contenuti e supporti digitali.

Leggi anche

  • Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23/02/2020 Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.
  • Decreto-Legge del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20/02/2020 Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Normativa emergenza Coronavirus

Ministero della Salute – normativa Coronavirus
Regione Veneto – normativa Coronavirus
Regione Lombardia – normativa Coronavirus
Regione Friuli Venezia Giulia – normativa Coronavirus
Regione Emilia-Romagna – normativa Coronavirus
Regione Piemonte – normativa Coronavirus
Provincia Autonoma di Trento
Regione Toscana – normativa Coronavirs
Regione Liguria – normativa Coronavirus

Legge 28 febbraio 2020, n. 8

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, recante disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonchè di innovazione tecnologica. (20G00021)

(GU Serie Generale n.51 del 29-02-2020 – Suppl. Ordinario n. 10)