Solitudine e morte

Il Coronavirus: dalla solitudine del morente alla morte

di Giovanni Ferrari

La memoria mi riporta a rileggere l’esistenzialismo francese, è precisamente il romanzo tragico e drammatico dello scrittore francese Albert CAMUS:”LA PESTE”, pubblicato nel 1947, uscito dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, una riflessione sul male e sulla tragedia traumatica della guerra, che ancora pesano sulle coscienze europee: come il male, la peste non viene mai debellata del tutto, ambientato a Orano in Algeria negli anni 40, dove Camus figlio di una modesta famiglia di coloni, a causa delle tensioni politiche fu costretto a trasferirsi a Parigi. Nella “PESTE”, si riflette quel clima di sofferenza indistinta e indecifrabile e quella riflessione sull’apparente assurdità della vita che avvicinano Camusalla corrente filosofica dell’esistenzialismo novecentesco francese capeggiata da Jean Paul SARTRE. La città di Orano come oggi ,anche altre città d’Italia, viene messa in quarantena; la città è completamente bloccata, c’è chi lucra sulla disgrazia degli altri, alcuni sono convinti che la Peste sia una punizione divina. Dalla primavera si passa all’estate e con il caldo anche la peste si trasforma, passando dalla forma bubbonica alla più contagiosa peste polmonare. Gli abitanti di Orano continuano a morire nella totale solitudine, non trovarono neanche più posto nelle fosse comuni.

A distanza di  tanti anni quello che sta succedendo nel mondo, in particolar modo in Italia  anche se in forma diversa, come l’epidemia del CORONAVIRUS, assistiamo impotenti a quello isolamento del morente e la rimozione dell’idea della morte.

Nel novecento la parola della morte ha trovato il suo interlocutore primo e più autorevole in Martin HEIDEGGER, in “Essere e tempo”. infatti chi muore nella sua solitudine di morente, non serve al mondo dei fatti e dell’agire, né da esso è servito, diventa inutile al mondo: chi muore oggi di Coronavirus è fuori, è altro, ossia una somma di solitudini incomunicanti di popoli, la follia delle separazioni, il dolore inutile della lotta tra i saperi, la provvisorietà insostenibile di una comunicazione sempre minacciata nella sua permanenza di senso. La parola morte, come parola della mancanza essenziale, diventa così la mancanza della parola, della parola vera, il silenzio coatto, il balbettio insignificante: la parola morte è forse l’ultima parola della solitudine.

Di fronte a questa epidemia o meglio tragedia umana; quante volte oggi ascoltiamo: “STO PER MORIRE”, è difficile accettare questa frase quando è detta da una persona amata; che sia la mamma adorata, il figlio, un grande amore, una sorella o l’amica del cuore, soprattutto quando questa consapevolezza interviene in questi interminabili giorni di isolamento,  di solitudine, di angoscia e di paura.

E’ indispensabile non mentire: accettare la verità, anche se ci è arrivata addosso come un macigno, è essenziale dirsi con semplicità le emozioni e i sentimenti dei momenti ulti della vita. Solo la sincerità può aiutare in un dialogo intimo e profondo. L’egoismo di ognuno di noi di sentirsi e comportarsi come se fossimo eterni, mentre la grande falciatrice è qui accanto a noi e potrebbe decidere di sterminare ancora, senza fine.

Cosa conta in questi momenti? Non sentirsi soli, purtroppo siamo costretti a non dare un abbraccio alla persona amata, è il più sconsolante e amaro degli addii, una morte fuori casa, quel luogo sacro cui sentiamo di appartenere e in cui vogliamo dire addio al mondo, invece che nell’indifferenza asettica di un ospedale o peggio di una rianimazione, dove è alto il rischio di morire più soli di un cane abbandonato, imbrigliati da una rete di fili, tubi e flebo, per molti più vicina a una camera di tortura che non, a un luogo in cui morire con dignità. La solitudine peggiore per un moribondo è non poter annunciare ai suoi cari che sta per morire.

Anche un  poeta in apparenza così conciliante ed animo sollevato come  Herman HESSE lascia trapelare, in fondo gli stessi pensieri:

“E’ strano camminare nella nebbia!

Vivere vuol dire essere soli.

Nessun uomo conosce l’altro:

ognuno è solo!”

In effetti, una cosa è certa: esiste una notte, nel cui desolato abbandono non giunge alcuna voce, esiste una porta, attraverso la quale possiamo transitare esclusivamente da soli: la porta  della morte. Ogni paura imperante nel mondo è in definitiva paura di questa tremenda solitudine. La morte è la solitudine per antonomasia. Ma l’orrenda solitudine in cui nemmeno l’amore riesce più a penetrare, è davvero l’inferno. Il ruolo dei poeti è molto importante, come anche la poetica da Mallarmé in poi: giocare con la parola morte contro la parola morta, ossia vincere la morte della  parola con la parola morte, la parola solitaria. La solitudine del morente è pertanto la ragione dell’angoscia, radicata nel fatto stesso che l’essere è gettato allo sbaraglio, eppure deve egualmente esistere, anche trovandosi costretto ad affrontare l’impossibile come la morte.

Purtroppo questa situazione tragica e drammatica del CORONAVIRUS se si fosse verificata in Calabria saremmo tutti morti.  La gravità della situazione sanitaria in Calabria, ormai da anni continua ad essere commissariata per infiltrazione e corruzione mafiosa, interi dipartimenti sanitari regionali; il settore della sanità continua ad essere intriso di interessi trasversali e fortune politiche.

Il sistema sanitario è un settore molto appetibile per la criminalità organizzata. Le infiltrazioni possono avvenire attraverso diversi varchi: la conoscenza di persone compiacenti, l’aggiudicazione di appalti, il conflitto di interessi. L’antidoto? Formare coscienze competenti. La corruzione e le frodi nella sanità calabrese sono temi di tale gravità e complessità che impongono di essere affrontati con uno sguardo che supera tale dimensione. Per cercare di affrontare e risolvere seriamente questa piaga è necessario innanzitutto analizzare quali siano le sue radici profonde, in questo senso è stato appurato che nella sanità la corruzione dilaga soprattutto negli appalti, negli incarichi e nelle nomine, nella sanità, tutto viene mediato dal sistema delle nomine, non c’è dubbio che dalle nomine derivano i problemi negli appalti, negli incarichi e nell’inquinamento con la politica.

Se pensiamo a quello che succede sul nostro territorio, nella fascia jonica della  Sibaritide con circa 220mila abitanti, un territorio vastissimo che va da Rocca Imperiale a Cariati ed oltre; sanità completamente  inesistente, l’Ospedale di Cariati chiuso, Trebisacce chiuso, per non parlare di Corigliano e Rossano ridotti ad una vera e propria vergogna, purtroppo ammalarsi è una disgrazia umana.

* Dipartimento di Studi Umanistici – Università di Napoli “FEDERICO 2”

La Scuola dopo il Covid-19

La Scuola dopo il Covid-19

di Paolo De Nardo

Da sempre le grandi crisi (guerre, catastrofi naturali, epidemie, carestie) costituiscono il terreno di coltura di innovazioni che, in seguito, entrano a far parte della vita quotidiana. A solo titolo di esempio: la Vespa nacque sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale e la Protezione Civile su quelle del Terremoto del 1976 in Friuli.

Il sistema scuola sta reagendo in maniera straordinaria all’emergenza COVID-19: dopo i primi giorni, nei quali sono proliferate le più disparate iniziative, le istituzioni scolastiche si stanno organizzando per dare coerenza e sistematicità agli interventi di didattica a distanza per un tempo che non si prevede essere breve. 

Ciò che sta accadendo nelle scuole sarà motivo di analisi per molti anni. Già da ora però possiamo azzardare alcune riflessioni che ci proiettino al dopo, a quanto si tornerà alla normalità. Una normalità che, auspicabilmente, non sarà la stessa di prima.

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che ha imposto la sospensione delle attività didattiche in presenza, sta imprimendo una accelerazione a processi innovativi attesi da anni ma che non riuscivano a farsi sistema. Tra questi, per ovvie ragioni, emergecon evidenza l’impiego del digitale per realizzare percorsi didattici efficaci anche a distanza. Dopo i primi entusiasmi però emergono anche i limiti: impossibilità di sostituire la didattica in presenza con quella digitale, difficoltà a raggiungere tutti, riprodursi e accentuarsi di differenze sociali (chi può se la cava anche in questa situazione, chi vive in contesti disagiati non può trarre vantaggio dalla didattica digitale), difficoltà tecniche, e altro.

La sensazione però è che il momento, pur nella sua drammaticità, sia occasione per un profondo e diffuso ripensamento delle pratiche didattiche anche, ma non solo, attraverso l’uso del digitale. Di questi aspetti si sono già occupati, anche su questa testata, altri colleghi con ampie e significative riflessioni.

Ci si è chiesti, giustamente, “cosa” stia accadendo nella scuola italiana. Credo però sia necessario chiedersi anche “come” questo stia avvenendo. La tesi che sostengo è che sia nel Paese sia nella scuola, dopo moltissimo tempo, si avverta il senso di essere tutti protagonisti di un’impresa collettiva di dimensioni storiche.Paradossalmente l’isolamento cui siamo costretti sta facendo emergere la necessità di una socialità solidale cui forse non eravamo più abituati o che, forse, era ottenebrata dagli eccessi dei “leoni da tastiera”. Che implicazioni ha tutto ciò, nell’immediato e per il futuro, per la scuola? Ritengo che stia emergendo in questo tempo difficile una nuova professionalità docente di cui cercherò di delineare le caratteristiche.

Assisto e conduco con frequenza quasi giornaliera riunioni in videoconferenza nel corso delle quali si sviluppano processi collaborativi contraddistinti da efficacia (riunioni brevi – al massimo di venti minuti – nel corso delle quali si addiviene a decisioni rapide, condivise attraverso strumenti digitali e cooperativi), condivisione delle competenze (non sono infrequenti dialoghi quali: “come si fa ad avviare la videolezione?” “nel pomeriggio vi mando il tutorial che ho preparato, è spiegato tutto. Se hai ancora dubbi mi chiami”), assunzione comune di responsabilità, riflessioni a sfondo didattico e pedagogico come non si vedevano da tempo. Lo schermo del computer inoltre –questo a mio parere l’elemento più importante – mi restituisce volti di docenti soddisfatti del lavoro che stanno facendo … insieme!

Sembra quasi che l’emergenza epidemiologica in corso stia facendo emergere il desiderio di superare la visione impiegatizia della docenza a favore di una nuova professionalità docente contraddistinta da responsabilità, collegialità e valorizzazione delle competenze. Proverò a delineare per sommi capi gli elementi essenziali di questa nuova professionalità.

Il primo aspetto attiene alla responsabilità. La sospensione delle attività didattiche potrebbe offrire (e in alcuni casi purtroppo offre) una buona occasione per esimersi dalla prestazione lavorativa. Stiamo invece assistendo ad un fenomeno inatteso dai denigratori della categoria: la stragrande maggioranza degli insegnanti si sta adoperando per buttare il cuore oltre l’ostacolo e raggiungere in ogni modo i propri allievi e allieve. Lo sta facendo con dedizione, a dimostrazione che l’essere insegnante è vissuto come impegno etico-professionale, come ruolo fondamentale per garantire il diritto costituzionalmente garantito all’istruzione, come atto di cura che non si ferma di fronte alle difficoltà, anzi proprio nelle difficoltà trova ragioni di essere ancora più profonde.

Il secondo elemento riguarda la dimensione collegiale. Da diversi anni si disquisisce in merito alla modifica degli organi collegiali. Costituiti a metà degli anni Settanta del secolo scorso, rappresentano il residuato di una stagione superata, contraddistinta da un assemblearismo vuoto e inconcludente. Ne è testimonianza la sempre discendente percentuale di partecipazione alle rispettive elezioni. Ma la critica agli organi collegiali così come disegnati dal D.lgs. 297/1994 non significa volontà di isolamento. Tutt’altro. L’esperienza di questi giorni testimonia al contrario il desiderio di dar vita a nuove forme di “collegialità professionale”più agili, più efficaci. L’insofferenza è rivolta ai vuoti riti assemblearisti ma la disponibilità, nei confronti di modalità collaborative che consentano di integrare le competenze e di innovare la didattica, è piena da parte della migliore e maggioritaria componente dei docenti.

Il terzo aspetto attiene alla necessità di riconoscere e valorizzare le professionalità. In questi giorni gli insegnanti “smanettoni” stanno facendo la parte del leone, supportando i colleghi, creando tutorial, offrendo le più diverse forme di collaborazione. I più tecnologicamente arretrati, ma animati da sincero desiderio di non mollare, si lasciano guidare e, a loro volta, offrono il loro aiuto per curare quanto attiene maggiormente alle loro competenze. Si intravvede in questo fermento, la necessità di riconoscere, all’interno della professione docente, delle figure di sistema stabili da assegnare alle diverse aree da presidiare (innovazione didattica, valutazione, inclusione, integrazione con il territorio, valutazione di sistema, formazione del personale, solo per offrire qualche esempio). 

Mentre scrivo un episodio illumina ulteriormente queste riflessioni. Il Ministero dell’Istruzione emana la nota n. 388 fornendo le “prime indicazioni operative per la didattica a distanza”. Immediatamente le organizzazioni sindacali emanano un comunicato con il quale chiedono il ritiro della stessa contestando la mancata consultazione del sindacato in merito all’organizzazione del lavoro e sostanzialmente attribuendo alla bontà d’animo dei docenti l’enorme lavoro di queste settimane.

La linea di frattura sta tutta qui: da un lato il considerare l’essere insegnate come un impiego (prestazione a fronte di un compenso) oppure come una vera e propria professione contraddistinta da un obiettivo da perseguire (il diritto all’apprendimento) e dalla corrispondente responsabilità che, adeguandosi alle contingenze, non si lascia imbrigliare in cavilli e norme.

Ritengo che la gran parte dei docenti si riconosca maggiormente nella visione professionale rispetto a quella impiegatizia.

Se è così, finita l’emergenza, sarà necessario farsi carico di questo sentire. Come? Indico alcune possibili opzioni sulle quali quanto meno avviare una riflessione:• Costituzione di un ordine professionale degli insegnanti con relativo codice deontologico e organi interni di controllo del rispetto dello stesso.• Obbligatorietà effettiva della formazione con un sistema di crediti simile a quello delle altre professioni (medici, psicologi, ecc.) in modo da garantire la preparazione di tutti gli insegnanti su una serie di temi ritenuti cruciali per lo sviluppo della scuola (digitale, integrazione, formazione disciplinare, didattiche innovative, ecc.).• Superamento del concetto di contratto collettivo nazionale della scuola che mette insieme figure completamente diverse le une dalle altre con l’effetto perverso che, nelle contrattazioni decentrate, capita spesso che una maggioranza di collaboratori scolastici rappresenti (rappresenti?) le istanze del corpo docente.• Istituzione di un sistema di progressione di carriera all’interno della professionalità docente in modo da stabilizzare figure di sistema che si collochino nell’intersezione tra dimensione didattica e dimensione organizzativa.• Riforma degli organi collegiali definendone compiti e composizione in maniera funzionale alla professionalità docente come sopra delineata.

Segnalo infine un aspetto non secondario che emerge con forza in questi giorni. La collaborazione scuola-famiglia, realizzata spesso tra reciproche diffidenze, si sta rivelando un canale fondamentale per raggiungere anche coloro che sono collocati ai margini dal digital divide. La nuova professionalità docente sarà un elemento di forza per reimpostare su nuove basi anche questa dimensione fondamentale del fare scuola.

In conclusione: il COVID-19 sta drammaticamente mettendo alla prova il nostro Paese ma, al contempo, si sta rivelando un’occasione di innovazione profonda del sistema scolastico italiano. Ritengo che, tra gli elementi maggiormente interessanti,emerga con forza da questa situazione il bisogno di ridisegnare il profilo della professionalità docente. La maggior parte degli insegnanti dimostra di aver già superato, nei fatti, la visione impiegatizia del ruolo docente a favore di una professionalità responsabile e relazionale fondamento di una scuola che si connoti veramente come “comunità educante”. Auspichiamo che, finita la crisi determinata dall’epidemia, se ne facciano carico i decisori politici, le organizzazioni sindacali e soprattutto gli insegnanti stessi.

L’inclusione via web

Coronavirus, online la pagina ‘L’inclusione via web’

Si arricchisce la sezione web del Ministero dell’Istruzione dedicata alla Didattica a distanza, nata per supportare tutte le scuole in seguito all’emergenza sanitaria del COVID -19. È da oggi infatti disponibile un canale tematico per L’inclusione via web. Uno strumento pensato per affiancare e supportare il lavoro dei dirigenti scolastici, del personale e degli insegnanti nei percorsi didattici a distanza per gli alunni con disabilità.

All’interno delle pagine online saranno messi a disposizione riferimenti normativi, condivisione di esperienze didattiche, link utili, webinar. Nel canale dedicato saranno anche messe a disposizione, gratuitamente, piattaforme telematiche certificate per la didattica a distanza, grazie al contributi di privati che hanno risposto alla call lanciata dal Ministero dell’Istruzione. Il canale sarà costantemente aggiornato e arricchito di nuovi spunti e materiali. 

LA SCUOLA NON E’ DEI SINDACATI, E’ DEGLI STUDENTI

LA SCUOLA NON E’ DEI SINDACATI, E’ DEGLI STUDENTI. Lasciateci lavorare!

Sulla nota “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza” a firma del Capo Dipartimento all’istruzione Marco Bruschi, oggi abbiamo letto di tutto. Note sindacali, dichiarazioni di intenti, articoli su testate che si dovrebbero occupare di scuola.

Un comunicato unitario delle sigle sindacali rappresentative chiede al MI che sia immediatamente ritirata la nota Bruschi perché “contenente modalità di organizzazione del lavoro che sono oggetto di relazioni sindacali”. Un altro di Snadri invoca la libertà di insegnamento per contestare la didattica a distanza.

Noi dirigenti scolastici vorremmo farvi avere un messaggio semplice: VERGOGNATEVI! E abbiate la dignità di tacere.

● La nota Bruschi fornisce linee guida di buon senso oltre che di impatto organizzativo e didattico, che aiuteranno le scuole a non lasciar indietro nessuno. E’ un documento di carattere pedagogico che dimostra un’attenzione specifica alla qualità del servizio di istruzione in condizioni di emergenza.

Conferma che la scuola è ​PER GLI STUDENTI.
La scuola persegue il costituzionale diritto allo studio.
In un momento di grandissima difficoltà, non solo del Paese, ma del mondo intero, dobbiamo recuperare i valori fondanti della nostra Nazione scritti con sapienza e lungimiranza nella nostra bellissima Costituzione.
È ora di smetterla di trincerarsi dietro il contratto, generando l’idea che si stia facendo volontariato nel portare avanti la didattica a distanza.
Stiamo solo facendo il nostro lavoro. Quello per cui a fine mese tutti veniamo pagati, mentre c’è un’Italia che non sa come tirare a campare, ditte che chiudono, persone che per stare in smart working devono prendere ferie.
In questi giorni assistiamo al rientro in servizio di anziani medici in pensione e all’assunzione immediata di giovani appena laureati, che si mettono al servizio del Paese. C’è un esercito di personale della sanità in prima linea, che corre rischi abnormi, fino a sacrificare la propria salute e la vita.
Noi che abbiamo il privilegio (sì, il privilegio!) di poter garantire il diritto allo studio ai nostri ragazzi, dobbiamo servire lo Stato per il quale lavoriamo e piantarla di coltivare il nostro orticello, guardando in faccia la realtà.
La scuola deve fare tesoro di questa crisi.
Formazione obbligatoria, per tutti, valutazione per competenze, uso di tecnologie nella didattica. Sono anni che ci riempiamo la bocca con queste parole, adesso è il momento di metterle in pratica, tirarsi su le maniche e fare comunità.
Non ci sono dirigenti contro docenti. C’è la scuola. Tutta.
Lavoriamo e stiamo zitti, invece di alzare la voce per fare retorica, disquisendo sui termini quali “sospensione delle attività didattiche” o “chiusura delle scuole”.
E smettiamola una volta per tutte di pensare ai nostri diritti: cominciamo ad adempiere ai nostri doveri, fino in fondo, con professionalità.

In ultimo chiediamo a chi urla ai quattro venti invocando la libertà di insegnamento, di informarsi bene. Il docente non è libero di insegnare oppure no. E nemmeno di scegliere cosa insegnare. Il docente si allinea al PTOF della sua scuola, si attiene alle Indicazioni Nazionali, organizza il suo lavoro in raccordo con i documenti della scuola in cui esercita il suo ruolo, e alle disposizioni che il Ministero emana, come in quest’ultimo caso.

Siamo stanchi della scuola ostaggio di lobbies sindacali cieche e sorde ai reali bisogni formativi dei nostri studenti.

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfn9bdgCM5rASczUb8_MgidCNY-CbMj3BuNkGL74io31kquGg/viewform

Pavlov è vivo

È proprio vero: quando si crede di aver visto tutto, c’è sempre chi è in grado di sorprenderci. Nel caso specifico, la reazione unitaria dei sindacati alla nota ministeriale in materia di didattica a distanza. Tanto immediata ed automatica da evocare riflessi pavloviani, in un momento e in un contesto in cui sarebbero invece auspicabili atteggiamenti ben più meditati e consoni alla gravità del passaggio in cui ci troviamo.

Il Ministero, per una volta, ha fatto quello che sarebbe il suo compito: e cioè esercitare una funzione di indirizzo in una situazione nuova e per la quale non esistono precedenti amministrativi e riferimenti normativi. Si può, ovviamente, non concordare nel merito pedagogico delle indicazioni: ma appare surreale che si voglia ricondurre tutto ad una pretesa violazione delle relazioni sindacali.

Sorprende che sindacalisti esperti e navigati non si rendano conto che ci si muove fuori dal contesto tradizionale e che le regole del tempo di emergenza non possono essere le stesse dei tempi ordinari.

Ma è poi contestabile l’assunto stesso da cui ci si muove: che si tratti di organizzazione del lavoro. No, qui si tratta della natura del lavoro, dei suoi obiettivi e dei suoi metodi. Qui è scontato che le lezioni non riprenderanno di fatto e, nella migliore delle ipotesi, prima di Pasqua: e sono in molti a pensare, magari senza dirlo, che più probabilmente si va a maggio o che forse, per quest’anno, le lezioni in classe sono pure finite.

Di fronte a un tale scenario, che rischia di compromettere – con l’anno scolastico – anche il futuro di un’intera generazione di giovani, cosa ci sa dire il sindacato? Fermi tutti, dovete discuterne con noi! Tanto varrebbe aprire una vertenza con il virus in persona, che ha sconvolto unilateralmente l’organizzazione di tutto il mondo del lavoro senza confrontarsi con i sindacati.

Molti insegnanti si sono già lanciati con ammirevole dedizione ad apprendere un lavoro nuovo, ben sapendo di essere, nonostante tutto, dei privilegiati rispetto a quanti combattono il virus e le sue conseguenze su fronti ben più a rischio; e ben sapendo che non rischiano né il posto né lo stipendio, a differenza dei milioni di altri lavoratori che in questo momento non sanno cosa li attende per dopo. Lo sanno e fanno quel che devono, senza se e senza ma. Non sappiamo fino a che punto siano contenti di questo tipo di iniziative sindacali che rischiano di farli passare, agli occhi della pubblica opinione, per quelli che non vogliono fare la loro parte in un momento in cui tutti devono darsi da fare.

Gli insegnanti che noi conosciamo e con cui lavoriamo ogni giorno con un impegno comune non somigliano a questa rappresentazione caricaturale della loro professione. Al contrario, hanno reagito con senso di responsabilità e con dedizione alla situazione in cui si sono venuti a trovare ed hanno accolto perfino con qualche sollievo il documento di indirizzo che hanno ricevuto: pronti a discuterne nel merito, se necessario, ma non a contestarne la ragion d’essere. Perché loro, a differenza di altri, non hanno perso di vista il senso del loro ruolo e la percezione dell’attesa sociale che in questo momento si rivolge verso la scuola.

ASSISTENTI TECNICI ANCHE NELLE SCUOLE DI PRIMO GRADO

DECRETO CURA ITALIA, VILLANI (M5S): “ESAUDITA LA MIA RICHIESTA DI INSERIRE GLI ASSISTENTI TECNICI ANCHE NELLE SCUOLE DI PRIMO GRADO”

Con il nuovo decreto Cura Italia si avvia l’assunzione di 1000 assistenti tecnici per favorire la didattica a distanza anche nelle scuole del primo ciclo di istruzione.

Anche se in un momento così drammatico per il Paese, l’inserimento degli assistenti tecnici nelle scuole primarie e secondarie di primo grado è un provvedimento che la scuola aspettava da molto tempo. Soddisfatta la Deputata del MoVimento 5 Stelle, Virginia Villani che consapevole di questa grave mancanza, già, il 15 marzo 2019, aveva presentato sul tema una Risoluzione nelle Commissioni VII e XI (la 7-00208). 

Una grande conquista per la scuola italiana, sostenuta con determinazione dalla Deputata Virginia Villani, che dichiara:

Una battaglia mia personale, affiancata dai colleghi del M5S, iniziata con la Risoluzione del 15 marzo 2019, oggi è divenuta realtà. Questa figura professionale – continua la Deputata M5S– secondo quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale Scuola, è attualmente presente solo all’interno delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, mentre è completamente assente nelle Istituzioni scolastiche di primo grado (istituti comprensivi e direzioni didattiche). Adesso, sarà istituzionalizzata anche nelle scuole di primo grado anche se con contratti fino al 30 giugno. Non è certo ciò che auspicavamo, ma siamo soddisfatti ugualmente perché lo riteniamo un primo intervento, un primo passo verso la piena consapevolezza che anche nelle scuole del primo ciclo questo operatore è indispensabile per il funzionamento corretto e continuo delle attività didattiche e amministrative”.

La figura dell’assistente tecnico è fondamentale per il buon funzionamento della scuola, sia nella didattica laboratoriale, sia nel supporto agli uffici amministrativi: tale ruolo, risulta essere chiave all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, essendo di supporto all’uso di apparecchiature elettroniche, sempre più sofisticate.

Sono molto orgogliosa che il Governo, in una fase tanto delicata per la nostra Nazione, abbia dimostrato, ancora una volta la sua attenzione per il mondo della scuola: l’inserimento nel Decreto Cura Italia dell’assunzione dei 1000 assistenti tecnici, conferma l’importanza della figura professionale del personale amministrativo tecnico e ausiliario, area B in tutte le scuole – dichiara la Deputata M5S, Virginia Villani – Queste figure professionali adesso saranno impegnate nel supporto per garantire le attività di didattica a distanza. Mi auguro che da questa drammatica esperienza si possa iniziare un nuovo capitolo per le scuole italiane per migliorare l’offerta formativa e tecnica, garantendo sempre maggiori risorse e attenzioni al personale scolastico. Dobbiamo puntare ad una scuola rinnovata in grado di migliorare l’offerta formativa e tecnica con la conferma anche all’interno delle istituzioni scolastiche di primo grado (istituti comprensivi e direzioni didattiche) della figura dell’assistente tecnico”.

Richiesta ritiro nota prot.388 del 17/3/2020

Prot. 30-unit.

On. Lucia Azzolina Ministra dell’Istruzione
p.c. dott. del Marco Bruschi
Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Oggetto: richiesta ritiro nota prot.388 del 17/3/2020 “Emergenza sanitaria di nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività di didattica a distanza”

Relativamente all’oggetto, le sottoscritte Organizzazioni Sindacali chiedono che la nota contenente “Prime indicazioni operative per le attività di didattica a distanza” sia immediatamente ritirata perché contenente modalità di organizzazione del lavoro che sono oggetto di relazioni sindacali.

Le Organizzazioni Sindacali ritengono inoltre che la nota non risponda all’attuale configurazione normativa né allo stato di emergenza che stiamo vivendo: in questo momento straordinario in cui il Governo ha decretato la sospensione delle attività didattiche, l’attivazione della didattica a distanza non può limitarsi a replicare contenuti e modalità tipiche di una situazione di normalità. Quanto a controlli, valutazioni ed esami, andrebbe considerato con la dovuta attenzione che si tratta di attività comportanti per loro natura un carico di stress che nella presente situazione occorrerebbe quanto più possibile attenuare per tutti (alunni, famiglie, docenti, dirigenti).

Le modalità individuate dalla nota come riproduzione in remoto delle attività ordinaria, oltre ad apparire illegittime e inapplicabili, richiedono inoltre, implicitamente ed esplicitamente, che sia i docenti sia gli alunni possano accedere, in modo generalizzato, a connessioni internet con strumenti software e hardware adeguati, cosa che non può certamente darsi per scontata, né il Ministero si è preoccupato di verificare almeno sommariamente la reale disponibilità delle strumentazioni idonee prima di impartire le indicazioni.

Pertanto le sottoscritte Organizzazioni Sindacali chiedono di essere urgentemente convocate per un confronto da svolgersi con modalità on line sulle materie sopra esposte, nella convinzione che l’esigenza attualmente pressante di favorire il massimo di condivisione e cooperazione per reggere efficacemente una situazione di straordinaria emergenza possa essere sostenuta anche attraverso un positivo svolgimento delle relazioni sindacali. Sarebbe infine quanto mai auspicabile tenere conto dell’impegno già oggi messo in campo da quanti (docenti, ata, educatori, dirigenti, alunni e famiglie) si stanno prodigando, oltre ogni limite e con ogni strumento possibile, per rendere concretamente viva e operante la comunità scolastica in un quadro di così pesanti difficoltà.

Nell’emergenza l’autonomia è risorsa

Nell’emergenza l’autonomia è risorsa

Il Decreto legge n.18 del 17 marzo u.s. è un dispositivo che, da quando è iniziata l’epidemia del Corona virus, interviene con intento sistematico e ad ampio raggio avviando scelte ed azioni per tutti i settori della vita produttiva e sociale, compresa la scuola.  O meglio le scuole, rimaste aperte in queste settimane come punti di erogazione di servizio e nel responsabile impegno di garantire la formazione degli studenti, pur con la legittima preoccupazione dei dirigenti scolastici e del personale che esse potessero diventare anche punti di contagio.   

Le misure previste nel nuovo Decreto per il lavoro agile nella Pubblica amministrazione consentono ai dirigenti scolastici statali ora, con maggiore discrezionalità ed autonomia, di organizzare le attività amministrative ordinarie e di servizio all’utenza sia in presenza che da remoto, di predisporre la presenza del personale Ata nei casi di stretta necessità e di lasciare le scuole aperte solo per le attività “indifferibili”.

L’impiego della didattica a distanza per docenti e studenti e la possibilità del lavoro agile per presidi e personale amministrativo permettono, dunque, sia di tenere le sedi scolastiche aperte garantendo le massime condizioni di sicurezza per gli operatori sia di organizzare il servizio totalmente da remoto: modelli di gestione del servizio di istruzione certamente inusitati che vedono i dirigenti scolastici impegnati in questi giorni nell’esercizio di autonomia decisionale, di azioni di organizzazione di sistema e del coordinamento attento delle risorse umane, interpretando appieno le prerogative previste dal d.lgs 165/2001, nel rispetto dei diversi profili contrattuali e con il concorso di tutti. 

Un’autentica azione di ‘presidio’ del servizio come contributo alla vita delle comunità scolastiche italiane.

Chiediamo alle autorità di governo di sostenere questa responsabilità e questo cambiamento in atto, in continuità con quanto dichiarato dalla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: «il lavoro fatto in questi giorni dal Governo è stato complesso per garantire, da un lato, la sicurezza dei dipendenti, dai Ministeri all’ultimo edificio scolastico, dall’altro per preservare il buon andamento dell’amministrazione, come richiede la Costituzione». 

Le diverse modalità di insegnamento, organizzative e di gestione messe in campo in queste settimane dalle autonomie scolastiche, statali e paritarie, aprono inaspettatamente nuove strade che potranno essere sperimentate e sviluppate anche dopo il momento di emergenza. Auspichiamo che gli organi di governo, chiamati ora ad attuare i sostegni economici e le misure previste per la scuola dal Decreto – l’aiuto alle famiglie in questo periodo di interruzione delle attività didattiche, la salvaguardia delle supplenze brevi, le forme di sostegno ai lavoratori, gli investimenti per agevolare l’apprendimento a distanza e la formazione del personale scolastico – sappiano cogliere e, nel tempo, interpretare e sostenere queste nuove prospettive. 

Piccole autonomie crescono. I loro protagonisti sono già in campo.

Assunzioni scuola

Assunzioni scuola, senza scelte tempestive è a rischio l’avvio del nuovo anno scolastico

Mai come in questa crisi gli effetti negativi della precarietà del lavoro e dei tagli ai settori pubblici hanno mostrato la fallacia delle politiche di austerity. Nella scuola, inoltre, si scontano i pesanti ritardi nell’affrontare il tema delle assunzioni e dei percorsi abilitanti dei docenti, e purtroppo la crisi acuisce le conseguenze di questi rinvii. 

In questo contesto, la scelta della ministra Azzolina di voler bandire il concorso straordinario a breve, per poi rinviare le prove, se va bene, alla seconda metà di maggio, espone la scuola a una condizione di grave incertezza. 

Bisogna invece mettere in conto la possibilità che, a causa dell’emergenza che stiamo attraversando, la procedura straordinaria possa essere ulteriormente rinviata e se non dovesse concludersi in tempo per l’avvio del nuovo anno scolastico ci troveremmo davanti ad una situazione di drammatica ingovernabilità delle scuole a causa del precariato. 

Una condizione che non possiamo permetterci alla luce delle difficoltà con cui si sta concludendo l’attuale anno scolastico.

Secondo i nostri calcoli le supplenze a settembre avranno un boom e questo, dopo mesi di difficoltà e sospensione della didattica, avrebbe gravi ricadute innanzitutto per gli studenti. Mentre i precari vedrebbero per l’ennesima volta calpestato il diritto alla stabilizzazione.

Almeno da tre anni, nella scuola secondaria, il 70% delle cattedre che sarebbero dovute andare ai ruoli non vengono assegnate a causa della carenza di docenti collocati in posizione utile per accedere all’assunzione.

Non possiamo permetterci che questo trend continui a crescere in un quadro di ritardi, rinvii e incertezza delle scelte ministeriali.

Sono ormai passati due anni da quando come FLC CGIL abbiamo presentato al ministro allora in carica la proposta di varare un piano straordinario di assunzioni per i docenti con tre annualità di servizio: questa proposta è più che mai attuale.  

Basterebbe definire delle graduatorie per titoli a cui accederebbero i docenti con tre anni di servizio. L’accesso all’assunzione potrebbe avvenire in coda a GAE e graduatorie dei concorsi vigenti (2016 e 2018) e la conferma nel ruolo andrebbe fatta dopo aver svolto con esito positivo il percorso formativo abilitante.

L’istruzione è un diritto costituzionale, ed è compito del governo assicurare un’azione tempestiva per garantire a tutti gli studenti e le studentesse la continuità didattica, il funzionamento della scuola e la stabilità di chi vi lavora.

Nessun vero programma per la Scuola

DUE GOVERNI, TRE MINISTRI, NESSUN VERO PROGRAMMA PER LA SCUOLA

di Gian Carlo Sacchi

Giallo-verde o giallo-rosso, per la scuola pari sono. Proclami in libertà che vanno dall’abolizione delle classi pollaio all’obbligo scolastico fino a 18 anni, ma nulla è prossimo a realizzarsi, ammesso che si tratti di problemi ancora di attualità. Dopo il decreto sull’autonomia didattica infatti le classi costituisconoun’entità amministrativa, così come non serve obbligare gli studenti ad andare a scuola fino a 18 anni, dato il tasso di dispersione sarebbe interessante sapere come si farà, ma l’obbligo deve essere per il sistema ad investire adeguatamente e a porre rimedio alle numerose falle che tutte le indagini ci imputano relegandoci alla fine delle diverse classifiche.

Il protocollo sottoscritto dall’ex ministro Fioramonti con i sindacata è dunque da rifare, al MIUR mancano nove direttori generali, oltre ad altri dirigenti, se si vuol continuare, cosa sulla quale potrebbe essere utile riflettere, a gestire centralisticamente il servizio; il ritorno ai due ministeri oltre a penalizzare il rapporto tra scuola e università, riserverà a quest’ultima le risorse finanziarie fresche, lasciando indietro l’altra ingabbiata dai costi fissi.  

Due governi un solo decreto, iniziato dal precedente e concluso dall’attuale, solo per cercare di sistemare alcuni (pochi) precari, senza fermare il turnover dei docenti cui sono sottoposte ogni anno le scuole. Non si è fatto in tempo a sostituire nemmeno i pensionati e quelli di quota 100, mantenendo un’ enorme quantità di supplenti, a molti dei quali manca anche l’abilitazione: un record per chi aveva promesso una stabilizzazione di massa. L’annuncio di concorsi riservati, per un numero di posti di gran lunga inferiore alle disponibilità, senza parlare di quello ordinario, che dovrebbe rappresentare la stagione della normalità, soprattutto per i giovani, per poter entrare in tempi brevi, senza attendere annidi precariato. La recente nomina dei nuovi dirigenti scolastici poi attende ancora una conferma da parte della magistratura amministrativa.

Per quanto riguarda il reclutamento dei docenti, se la “buona scuola” aveva previsto una procedura troppo complicata, il ritorno proposto dalla Lega al solo titolo di laurea sembrava aver scarsa considerazione della dimensione professionale; si è salvato in corner il ministro Fioramonti con un esame al termine del periodo di prova, ma i due passaggi appaiono alquanto scollegati e l’ultimo finirà per essere poco più che un passaggio burocratico. Di altro non si parla, quando si sa della necessità di intervenire ad esempio sulla componente psicologica per l’esercizio responsabile delle relazioni tra i diversi protagonisti del progetto educativo. Ma questo sarà relegato nei 24 crediti di cui si occuperà in totale solitudine l’università ?

Sarà possibile assicurare la continuità didattica per almeno cinque anni ? Non ci è mai riuscito nessuno prima d’ora ed anche questa norma viene già tacciata di incostituzionalità, cosi che il balletto potrà continuare.

Se com’è auspicabile l’organizzazione della scuola andrà resa più flessibile in diverse esperienze europee si cerca di superare le singole discipline per valorizzare la diversificazione degli ambienti di apprendimento e favorire i contatti con il territorio edil mondo del lavoro, da noi le ore di alternanza sono molto diminuite. Tale flessibilità potrà meglio adeguarsi alle esigenze dei diversi contesti, in particolare quelli più disagiati e a rischio di dispersione.

Si fa un gran parlare di avvicinare le retribuzioni del personale scolastico a quelle degli agli altri Paesi europei, ma per ora niente impegni precisi, lasciando aperta la possibilità di  integrazioni salariali provenienti da enti territoriali e realtà produttive. La diminuzione del numero degli alunni per effetto del decremento demografico, che si protrarrà per un certo numero di anni, era l’occasione per un maggiore riconoscimento economico e professionale del personale, ma i risparmi ritorneranno nel calderone della spending review.

La politica scolastica di questo anno e mezzo non ha avuto una sede legislativa specifica,  il che rivela l’assenza di un’idea complessiva di nuova scuola e dove c’è stato un ritorno al passato è avvenuto senza una verifica dei difetti delle precedenti riforme, ma per una supposta convenienza elettorale. Piccoli interventi a pioggia inseriti in una miriade di provvedimenti soprattutto economici. L’unico vero impegno riguarda l’edilizia scolastica, per ragioni di sicurezza sismica o strutturale. Ma anche qui si cercano risorse dall’8 per mille.

Presa di mira l’educazione civica che dilazionata la sua entrata in vigore al prossimo anno è già stata integrata con la sostenibilità/ambiente e l’educazione finanziaria; viene indicata una nuova materia, il coding per migliorare l’alfabetizzazione digitale. Si da anche alla scuola dell’infanzia l’organico di potenziamento, insieme al bonus per i nidi e viene reintrodotto l’abbonamento delle scuole ai quotidiani.

Ma ciò su cui si è particolarmente cimentato il governo giallo-verde è stato smontare la buona scuola di Renzi di cui il giallo-rosso sembra non avere nostalgia. Togliere di mezzo qualsiasi  attività valutativa nei confronti del personale è stato il primo atto, ponendosi così al di fuori del confronto internazionale, ma la valutazione delle scuole sarà significativa ed accettata se andrà di pari passo con una reale autonomia professionale e istituzionale. Dovrà rispondere dei risultati chi potrà compiere scelte autonome e mettere in atto piani di miglioramento decisi in loco, che possano avere ricadute sulla gestione, per poter raggiungere standard nazionali  e internazionali e soddisfare la domanda sociale del proprio territorio. Mentre eventuali incentivi economici sono demandati alla contrattazione sindacale rimane una visione da “pubblico impiego” che avrebbe avuto la pretesa di un controllo biometrico della presenza.

La legge di bilancio fa rilevare un taglio complessivo di risorse, calano i contributi per il funzionamento delle scuole e le somme giacenti nei loro bilanci devono essere restituite. Il Documento di Economia e Finanza (DEF) riduce l’investimento per i prossimi due anni per effetto del predetto decremento demografico. L’autonomia finanziaria non è stata mai completata ed ormai siamo incamminati verso forme di autofinanziamento con contropartite fiscali; l’ultimo decreto “crescita” prevedeva un bonus contributivo per un periodo massimo di un anno per quelle imprese che offrano almeno diecimila euro per i laboratori dellesecondarie superiori ed assumano i diplomati con contratti a tempo indeterminato.

Le risorse per il sistema scolastico però devono venire dal PIL del Paese, e nel DEF siamo al 3,4%, tra gli ultimi in Europa e nell’area OCSE. Ci si aspettano sempre maggiori contributi di privati. Il diritto allo studio rischia di essere compromesso daicosti sempre più alti; vanno quindi incrementati gli appositi fondi regionali nella prospettiva di una loro maggiore autonomia.

Uno sguardo volto alle emergenze e soprattutto un tentativo di accattivarsi il consenso politico del personale che nelle recenti elezioni ha rotto con i suoi tradizionali riferimenti. Per quanto riguarda invece le così dette riforme strutturali, di cui nessuno parla più, restano comunque necessari:- l’incremento dei servizi per l’infanzia, d’intesa con gli enti locali, che arrivino fino alla scuola primaria – la generalizzazione degli istituti comprensivi, per porreattenzione alla formazione delle competenze di base- il maggiore coinvolgimento dei giovani nella definizione dei piani di studio del secondo ciclo, mantenendo un’ampia autonomia e flessibilità dei curricoli, che potranno terminare al diciottesimo anno- l’alternanza scuola – lavoro, da far ritornare nella sua originaria configurazione, impegnando adeguatamente docenti e tutor aziendali. Tale impostazione potrebbe avere una ricaduta sulla valutazione degli studenti, anche all’esame finale- un’intesa tra Stato e Regioni sull’istruzione e formazione professionale dovrà  portare ad un canale unico  e proseguire nell’istruzione superiore non universitaria.

Dal ministero dell’Interno sono arrivati invece fondi per l’installazione delle telecamere nelle scuole. Non è ben chiaro se queste servano a tutelare gli utenti, specie i più piccoli, da educatori stressati che hanno perso il controllo o i docenti, in particolare nelle superiori, che vengono oltraggiati dagli studenti ed a volte anche dai genitori. Il tentativo di trasformare ogni luogo di relazione in una questione di ordine pubblico ha caratterizzato l’operato del precedente governo; si spera di tornare a considerare la scuola un processo in cui i conflitti possano essere affrontati nell’ottica della crescita e non della repressione. Un patto educativo tra le diverse componenti può essere messo alla base di reti di adulti dentro le mura scolastiche e nei territori. Ma anche qui tutto tace.

In tempo di coronavirus scuola della relazione

In tempo di coronavirus scuola della relazione

Professoresse ci mancate”

“Non ho mai parlato così tanto col mio prof”

di Giuseppe Adernò

La scuola nei giorni del coronavirus è una chiusa, ma è “scuola diversa” che, oltre a riscoprirsi “Comunità educante”, proprio perché limitata nelle attività didattiche, appare sempre più viva e dinamica, importante e indispensabile per la formazione degli studenti.

La scuola, infatti, non è l’edificio o l’aula, ma sono le persone che ne fanno parte ed insieme collaborano perché “l’alunno cresca, diventi uomo, apra i suoi occhi al vero e scopra la dimensione dei valori “.

Il ben noto professore e scrittore Alessandro D’Aveniaha ribadito ancora che “la scuola è il luogo delle relazioni tra le persone, insegnanti e studenti, e queste proseguono, seppure mediate dai dispositivi elettronici”.

Le lezioni non hanno la scansione oraria al suono della campanella, ma sono attive e dinamiche, sollecitando un contatto diretto ed uno scambio di pensieri, idee eprogetti.

Registrare tra gli studenti la “nostalgia della scuola” è un segno di alta qualità e consente di apprezzare e riconoscere alla scuola la significativa valenza sociale di crescita e di sviluppo armonico e integrale della persona umana, dello studente che si prepara ad essere cittadino ed ha bisogno di una guida.

La principale lezione da ricordare è che la scuola è molto di più dei “programmi”, sia quelli didattici sia quelli informatici. Le tecnologie vengono in soccorso ma non cancellano il contatto diretto e il ruolo dell’insegnante, anzi lo richiedono ancora di più, per avere un ascolto, una parola di senso e di fiducia, una direzione da sperimentare.

L’espressione “Professoresse ci mancate”, scritta su WhatsApp dal ragazzo che è spesso impreparato e distratto, oppure “Non ho mai parlato così tanto col mio prof” sono indicative di una profonda e vera relazione educativa che unisce il docente ai suoi alunni. WhatsApp, e You Tube, ecco i nuovi luoghi virtuali dove si possono condividere anche video di propria creazione, favorendo il contatto e lo scambio d’idee e progetti, mantenendo vivo il contatto e la relazioneeducativa.

E’ compito del docente “non dare il già pensato, ma insegnare a pensare” e quindi facilitare l’assimilazione dei contenuti che quando diventano “apprendimento” promuovono la modifica dei comportamenti e quindi del modo di pensare, di sentire e di agire, segni di una reale crescita culturale e umana.

Sono degne di lode e di condivisione le iniziative che sono state attivate in alcune scuole, particolarmente attente e vicine ai bisogni dei ragazzi, come la classroom “Sportello d’ascolto a distanza”, avviata presso il Liceo classico “Mario Cutelli” di Catania, realizzando un ambiente virtuale in cui gli alunni potranno incontrare i docenti e gli psicoterapeuti anche al fine di imparare a vivere in maniera positiva questa esperienza e superare i timori che ne derivano.

La relazione educativa è certamente un atto intenzionale che impegna sia il docente sia lo studente a percorrere insieme quest’avventura e guardare avanti in direzione della luce che appare lontana alla fine del tunnel.

Non ci sono ore mattutine o pomeridiane, né giorni di vacanza, si registra costantemente un generoso scambio tra chi da e chi riceve nella convergenza della ricerca del miglior bene dei ragazzi. Anche il Ministro Lucia Azzolina ha molto apprezzato la creatività dei docenti che continuano professionalmente una significativa azione culturale e sociale che coinvolge anche le famiglie e ed entrambi i genitori, senza delega o compiti differenti.

Quel che si sta mettendo in campo, attraverso la didattica digitale a distanza, anche andando oltre gli orari di lavoro e i vincoli burocratici, non è per intrattenere i ragazzi bloccati forzatamente in casa; non è solo un ripasso, o un tenerli in esercizio, ma è un accompagnarli e guidarli in questa nuova esperienza che, solo sevissuta intensamente e proficuamente, avrà dei benefici e non solo vani ricordi.

Si studia la “scienza della vita”, come affrontare le difficoltà, si scopre il valore dell’attesa e della speranza, si comprende che la salute è un bene prezioso da tutelare e proteggere, si apprezzano la professionalità e la dedizione del Personale sanitario, si scopre il valore della solidarietà, dell’unità nazionale e del ben comune.  

I ricchi e artistici servizi didattici offerti dalla Rai Scuola2020, i preziosi documentari di storia, arte, cultura, scienze e lingue non sono un semplice passatempo, ma dovrebbero essere accompagnate da un esercizio di compilazione di schede di verifica e di autovalutazione, sintetizzando: “Ho capito che… Ho imparato che… Prima non sapevo, adesso conosco e so che …..”

La rivoluzione provocata dal Coronavirus modifica i tempi e i luoghi, ridisegna lo scorrere delle giornate tra le pareti domestiche, riavvicina un po’ le generazioni, e facendo sorgere una nuova voglia di cura reciproca. 

Più che sentirsi nella stessa barca, ci si vuole riconoscere tutti dalla stessa parte e non sono sufficienti i flash mob che si esprimono con le canzoni o il revival dello spirito nazionale, esponendo bandiere e disegni con arcobaleni, dimenticando forse che c’è gente che muore in solitudine, priva del conforto dei propri cari e della rituale cerimonia di commiato.

Quella che uscirà dall’emergenza sanitaria sarà una scuola diversa che oltre a riscoprirsi una comunità stretta da legami essenziali, non potrà continuare ad essere vista come un apparato burocratico di regole e norme.

La scuola sta dimostrando di essere capace di generareanticorpi preziosi non meno di quelli che ci sono mancati davanti alla nuova epidemia, perché sono molti i virus che s’incontrano lungo il sentiero della vita e non bastano le istruzioni da seguire o il chiudersi in se stessi per farvi fronte, #iorestoacasa, non scambiarsi baci e abbracci”

Occorre rivedere gli stili di relazione, superando le barriere del sospetto e della diffidenza e della paura. Nelmessaggio esortativo per essere un vero educatore, Gesualdo Nosengo ha scritto: “Se tu rallenti, essi si perderanno; se ti scoraggi, essi si fiaccheranno; se ti siedi, essi si coricheranno; se tu dubiti, essi si disperderanno; se tu vai innanzi, essi ti supereranno; se tu doni la tua mano, essi ti daranno la vita” ed ha fortemente raccomandato a non rallentare, non scoraggiarsi, non dubitare.

Il messaggio di speranza: #celafaremo, dà fiducia per un cammino insieme, consapevoli che “senza cultura ci mancano le parole, senza scuola vien meno la relazione”, mentre è proprio questa che dovremmoricostruire e tessere con nuovi fili e rinnovato entusiasmo.

Dopo le lezioni anche i voti arrivano online

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Di giorno in giorno il quadro intorno alla didattica a distanza si fa più chiaro. Grazie a nuove indicazioni che il ministero, partendo dalla ricognizione delle esperienze avviate sul campo, invia alle scuole con cadenza quasi quotidiana. L’ultima riguarda la valutazione degli alunni: così come andava fatta in presenza, va fatta anche da lontano.Oltre alle lezioni, dunque, anche i voti viaggeranno via web. Nelle forme scelte dagli insegnanti, sulla base delle indicazioni del Collegio docenti. Ma le raccomandazione di viale Trastevere non finiscono qui: basta limitarsi a inviare compiti a casa, servono spiegazioni in video. Senza gravare troppo però – si raccomanda la circolare – su ragazzi e famiglie.

Il diritto (e il dovere) alla valutazione
La parte più innovativa della nota ministeriale arriva alla fine. Quando sottolinea che «se è vero che deve realizzarsi didattica a distanza» – si legge nel testo – è altrettanto «necessario che si proceda ad attività di valutazione costante». Valutazione che va fatta con tempestività, trasparenza e buon senso didattico.
Fermo restando che tocca al singolo insegnante individuare le forme, le metodologie e gli strumenti per valutare il ragazzo, secondo i criteri approvati dal Collegio docenti, l’importante è che lui riceva un feedback del lavoro svolto da remoto. Ne va del «dovere alla valutazione» in capo a ogni prof e del «diritto alla valutazione» che spetta a ogni alunno. Purché al voto si accompagni anche l’indicazione – anch’essa personalizzata – ad approfondire o recuperare le eventuali lacune.

No alla semplice assegnazione di compiti a casa
Prima della valutazione la circolare in realtà si sofferma sulle modalità in cui svolgere l’e-learning. Nel ringraziare l’intera comunità scolastica per lo sforzo di queste settimane e nel ricordare al dirigente scolastico che deve essere lui a «promuovere la costante interazione tra i docenti» il dicastero guidato da Lucia Azzolina fornisce delle possibili strade da seguire a seconda del livello di istruzione in cui ci si trova. Anche se vale per tutti la raccomandazione ad abbandonare «il mero invio di materiali o la mera assegnazione di compiti», che non siano preceduti da una spiegazione o seguiti da un chiarimento dello stesso prof.

Lezioni diverse a seconda del grado di scuola
Alla scuola dell’infanzia, va stimolato il contatto diretto con i bambini anche attraverso semplici messaggi vocali o video. Alle elementari bisogna trovare il giusto equilibrio tra insegnamento a distanza e momenti di pausa, per evitare di far passare agli alunni troppo tempo davanti allo schermo. Valorizzando la loro autonomia senza gravare però di troppi pesi sui genitori, magari impegnati a loro volta nello smart working. Alle medie e alle superiori, invece, il suggerimento è quello di alternare momenti live nelle classi virtuali con lezioni registrate. Con annesso invito agli insegnanti a raccordarsi per evitare un peso eccessivo di compiti sui ragazzi.

I bisogni educativi speciali da salvaguardare
Qualche attenzione in più, come è giusto che sia, va riservata agli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali. Centrale è la figura dell’insegnante di sostegno che deve mantenere l’interazione con l’alunno e tra quest’ultimo e i docenti curriculari. E preparare se serve del materiale personalizzato da inviargli. Perché se è vero che nessuno deve essere lasciato indietro in questa condizione di “scuola sospesa” per alcuni ragazzi lo è ancora di più.

Didattica a distanza, all’appello mancano 46mila tablet

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Il passaggio dalle lezioni in presenza alla didattica a distanza sconta il digital divide che attanaglia le famiglie italiane. In base a una prima rilevazione del ministero dell’Istruzione sono oltre 46mila i tablet che mancano all’appello tra docenti e famiglie. Lo conferma una nota ministeriale che, per superare le polemiche avanzate nei giorni scorsi dai sindacati , ricorda che il monitoraggio sull’e-learning (che si concluderà oggi) ha « il solo scopo di verificare le necessità e i bisogni delle scuole per poterle aiutare in quanto non abbiamo alcun dato sulla situazione reale».

I primi dati
Al 17 marzo – fa sapere il ministero – sono arrivate richieste per oltre 46.152 tablet da assegnare a famiglie e docenti in difficoltà. Ma la ricognizione prosegue. Sebbene la data di scadenza sia oggi da viale Trastevere precisano che «i termini in scadenza sono assolutamente indicativi», tant’è che gli istituti scolastici «potranno aderire all’indagine non appena avranno la possibilità di farlo».

Lo scopo dell’indagine
La scelta del ministero di avviare una ricognizione sulla didattica a distanza non è piaciuta ai sindacati. Per tranquillizzarli la nota ministeriale ricorda che «lo scopo è esclusivamente quello di ottenere una panoramica nazionale che consenta di aiutare le istituzioni scolastiche, anche in rapporto ad eventuali fondi che saranno messi a disposizione dal Governo». Ad esempio gli 85 milioni stanziati dal decreto “Cura Italia”.
Come ci siamo già detti chiediamo l’aiuto di tutti per segnalarci situazioni di difficoltà.
Resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Vi ringrazio per quanto state facendo.

L’appello a sfruttare le potenzialità del web
In un’altra nota lo stesso ministero dell’Istruzione invita di nuovo gli insegnanti a non limitarsi ad assegnare ai bambini e ai ragazzi compiti da svolgere a casa. Sottolineando che che «uno degli aspetti più importanti in questa delicata fase d’emergenza è mantenere la socializzazione. Potrebbe sembrare un paradosso, ma le richieste che le famiglie rivolgono alle scuole vanno oltre ai compiti e alle lezioni a distanza, cercano infatti un rapporto più intenso e ravvicinato, seppur nella virtualità dettata dal momento».

Dai tablet a internet gratis agli studenti, alla formazione dei prof: ecco la nuova didattica 2.0

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Tra le ultime novità contenute nel decreto sull’emergenza coronavirus anche 43,5 milioni per la pulizia straordinaria dei plessi e la continuità lavorativa per i supplenti

Il governo accelera sulla didattica digitale e nel nuovo decreto legge sull’emergenza coronavirus stanzia 85 milioni di euro complessivi per aiutare studenti, a cominciare dai meno abbienti, e docenti a fare lezioni a distanza. Non solo un pò tutte le scuole dovranno diventare”smart”: anche presidi e personale Ata potranno, cioè, lavorare “da remoto” (salvo casi straordinari). Ma vediamo, nel dettaglio, tutte le ultime novità del pacchetto scuola varato dal governo Conte.

Lavoro agile per tutti (o quasi)
Intanto si apre al lavoro agile per tutti (o quasi). Nel decreto infatti sono previste ulteriori misure per il lavoro agile nella Pubblica amministrazione, che consentiranno ad esempio ai dirigenti scolastici di organizzare le attività da remoto e lasciare le scuole aperte solo per le attività “indifferibili”. Come «le aziende agrarie con gli animali, o per esempio se è necessario che un genitore prenda un libro rimasto a scuola: prendendo un appuntamento e con gli opportuni accorgimenti, potrà prenderlo», ha chiarito la ministra Lucia Azzolina.

Personale Ata presente solo in casi di stretta necessità
Fino alla ripresa delle lezioni sarà possibile limitare al massimo le aperture degli edifici. La presenza del personale Ata (Ausiliario, tecnico, amministrativo), sarà prevista solo nei casi di stretta necessità, che saranno individuati dai dirigenti scolastici stessi.

Più fondi per la didattica a distanza
Previsti, poi, 85 milioni per il sostegno alla didattica a distanza. Questi fondi serviranno, soprattutto, ad agevolare il lavoro delle scuole che si stanno dotando di piattaforme e di strumenti digitali per l’apprendimento a distanza o che stanno potenziando gli strumenti che avevano già a loro disposizione. In primis, licenze per piattaforme di didattica a distanza. Qui va detto anche che i principali produttori di piattaforme hanno reso, o lo stanno facendo, disponibili gratuitamente i loro prodotti, in particolare in occasione dell’attuale emergenza sanitaria. Alcuni dei principali prodotti rimarranno probabilmente disponibili gratuitamente anche in futuro, spiegano dal ministero dell’Istruzione. per quanto in versioni dalla funzionalità relativamente limitata, comunque idonea per le scuole di piccole e medie dimensioni.

Tablet agli studenti meno abbienti
Una fetta delle nuove risorse serviranno «anche per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti dispositivi digitali per l’utilizzo delle piattaforme per la didattica a distanza e per la connessione alla Rete». Come ad esempio i tablet.

Più formazione dei docenti
E ancora: una fetta degli 85 milioni stanziati servirà anche per la formazione del personale scolastico sul fronte della didattica a distanza. Una esigenza questa quanto mai avvertita, visto che gran parte dei docenti non ha mai, o quasi, sperimentato finora lezioni 2.0.

Pulizia straordinaria dei plessi
Nel pacchetto scuola stanziati anche 43,5 milioni per la pulizia straordinaria degli ambienti scolastici al momento del rientro, risorse che le scuole potranno utilizzare per acquistare materiali per le pulizie, ma anche saponi e gel igienizzanti.

Supplenti salvaguardati
Garantita infine la salvaguardia delle supplenze brevi: nessuno perderà il posto.

Al via #lascuolanonsiferma: una finestra aperta sull’e-learning

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Il ministero dell’Istruzione avvia una campagna social per raccontare che #LaScuolaNonSiFerma. Con questo hashtag, su Facebook e Telegram, verrà diffusa ogni giorno una “buona pratica” di didattica a distanza al tempo del coronavirus. Il perché lo spiega direttamente la ministra Lucia Azzolina: «Credo sia importante dare visibilità al grande impegno e al grande sforzo che, pur nelle difficoltà, la nostra comunità educante, grazie a tutto il personale della scuola, sta portando avanti in questi giorni difficili, assumendosi l’impegno di non lasciare soli i ragazzi e le famiglie. Dobbiamo essere fieri della nostra scuola».

I canali
Vetrina principale sarà la pagina Facebook. Sarà poi possibile interagire, attraverso l’hashtag #LaScuolaNonSiFerma, su Instagram, postando storie e foto che alimenteranno questo racconto, anche sul social più amato dai ragazzi. Al via, poi, un canale Telegram dove ci saranno, oltre ai racconti e alle esperienze, informazioni utili per la didattica a distanza.

La solidarietà tra scuole
Fra le storie che saranno raccontate, c’è quella delle ragazze e dei ragazzi di Vo’ Euganeo che fanno lezione di coding insieme ad altri trecento compagni collegati da altre regioni. C’è poi quella dell’Istituto Superiore “Giordani-Striano” di Napoli che si è adoperato subito per fornire agli allievi più bisognosi pc in comodato d’uso gratuito, permettendo così a tutti di non perdere nemmeno un giorno di lezione. E, ancora, ci sono i ragazzi dell’Istituto Tecnico “D’Aosta”, a L’Aquila, che fanno comunità grazie alla radio della scuola (Radio Scuola L’Aquila), parlando di musica, letteratura, tecnologia, ma anche di stati d’animo ed emozioni, perché «in un momento come questo – spiega la dirigente scolastica Maria Chiara Marola – vogliamo rassicurarli ed essere loro vicini, soprattutto a quelli più fragili. Far sentire agli studenti che insieme, anche grazie alla comunità scolastica, riusciremo a superare questo momento».

L’uso delle piattaforme
Fra le altre storie, quella dei ragazzi del comprensivo “Vespucci” di Vibo Valentia che si incontrano ogni giorno in una ‘stanza’ virtuale sulle piattaforme dedicate alla didattica a distanza, perché «la scuola è una famiglia – racconta la dirigente Maria Salvia -. E in questo momento lo è ancora di più». Ma anche quella dell’Istituto di Istruzione Superiore “Tosi” di Busto Arsizio, che, fin dai primi giorni di sospensione della didattica, ha attivato lezioni on line e ha anche simulato la prima prova degli Esami di Stato per le classi quinte.

Lo scambio di materiali
Ci sono gli studenti del Liceo “Tacito” di Roma che condividono materiale didattico, registrano piccoli filmati e file audio per la correzione in tempo reale grazie anche a Facebook e Whatsapp, e i docenti dell’Istituto Superiore “Majorana” di Torino che con «determinazione e una certa dose di inventiva», spiegano, hanno cominciato le loro lezioni a distanza per raggiungere «ogni studente iscritto», «la situazione è difficile – dice la dirigente Silvia Petricci -. Ma si resiste, si prosegue, si progetta il futuro».

I collegamenti via web
Ci sono gli studenti dell’Istituto “Fermi” di Sarno che hanno voluto contattare virtualmente i propri “colleghi” del Liceo “Maffeo Vegio” di Lodi e del Liceo “Giuseppe Novello” di Codogno, scambiandosi consigli, idee, suggerimenti, per far sentire la propria vicinanza e inviare un messaggio di unione, proprio quando le due cittadine del nord Italia sono state dichiarate zona rossa.

I gruppi Whatsapp
Ci sono, poi, i docenti del “Pirandello” di Taranto che, per superare le criticità legate al possesso del pc e alla poca confidenza con le piattaforme da parte degli alunni, si sono intanto organizzati con gruppi Whatsapp che si sono dimostrati validi e di facile accesso per tutti. Senza dimenticare gli studenti con disabilità. «La scuola non può fermarsi, ora più che mai – spiega la dirigente Antonia Caforio -. Deve far sentire la sua presenza e ricordare ai ragazzi che non bisogna mai mollare».