La Ministra cambi metodo

Scuola: la Ministra cambi metodo e si confronti per fare scelte più adeguate. Nessuno è autosufficiente in una fase come questa


Roma, 30 marzo – In fase di emergenza, buon senso e lungimiranza richiederebbero scelte il più possibile condivise, ad esempio nella gestione della mobilità per il personale della scuola che coinvolge decine di migliaia di persone. Per prima cosa servirebbe fermarsi e ascoltare ciò che le organizzazioni sindacali da giorni intendono proporre al MI, a partire da una valutazione da fare insieme sui termini della procedura, che non possono in alcun modo corrispondere a quelli attualmente indicati dall’ordinanza.

La Ministra, come se fossimo in una situazione di ordinaria amministrazione, adotta una decisione che di fatto induce alla riapertura delle scuole e degli uffici periferici del Ministero per ricevere i lavoratori interessati alla mobilità.

Non si può trascurare un dato di fatto: da sempre in queste occasioni, le sedi sindacali si affollano fino all’inverosimile per soddisfare richieste d’informazione e di assistenza. Le segreterie territoriali della FLC CGIL ci confermano di essere già subissate di chiamate per richieste di appuntamenti e 
consulenze in presenza. Questa nostra richiesta non si basa su valutazioni di natura esclusivamente sindacale, gli stessi timori sono stati condivisi in IX Commissione della Conferenza delle Regioni, che ha espresso forti preoccupazioni rispetto a operazioni di mobilità che coinvolgono praticamente tutto il Paese in una situazione di blocco totale di attività anche istituzionali.

La Ministra sostiene di aver accolto le proposte sindacali in un incontro del 5 marzo, omettendo il fatto che la situazione si è completamente modificata e i sindacati non sono stati più interpellati. Anzi, abbiamo appreso dai siti specializzati il testo ufficiale dell’ordinanza e le date fissate per la mobilità (28 marzo e 21 aprile) senza essere più consultati. Nel frattempo oltre otto milioni di studenti, un milione e duecentomila lavoratori e tutte le rispettive famiglie sono coinvolti in una situazione di emergenza. Essi non possono dipendere da decisioni prese ogni giorno in maniera estemporanea e senza alcuna condivisione, è necessario adottare urgentemente un provvedimento di legge che fornisca un quadro di riferimento preciso sulle modalità di conclusione di questo anno scolastico e di avvio del nuovo. 

La negazione del confronto denota una  politica del Ministero dell’Istruzione che proviene da un passato drammatico per la scuola e che fa emergere una sostanziale volontà di disintermediazione. Si vuol riportare il Paese a modalità e metodi dei tempi della 107 del 2015?

Abbiamo fatto il massimo per contribuire alla gestione dell’emergenza con proposte, suggerimenti e indicazioni. La FLC ha portato a risolvere tantissimi problemi e a tutelare al meglio la salute dei lavoratori cercando nel contempo di far procedere la relazione educativa. Così come abbiamo detto cose chiare sulla didattica a distanza guardando al merito, nel rispetto dei diritti degli insegnanti, dei problemi che si pongono sul piano pedagogico, senza dimenticare la condizione di tante famiglie in difficoltà nel seguire i loro figli. E abbiamo avanzato dubbi sui limiti e sui rischi del web e sugli appetiti dei fornitori, sui quali è intervenuto con rigore e determinazione lo stesso Garante della privacy con linee di indirizzo molto chiare. Linee che il ministro farebbe bene a divulgare tra scuole, docenti e famiglie.


In questi scenari incerti avanzano soluzioni per la conclusione dell’anno scolastico e l’avvio del prossimo fantasiose e, soprattutto, impraticabili. Sono oggetto di discussione sui mezzi di comunicazione delle soluzioni che prevedano una diversa calendarizzazione post-emergenza (allungando questo anno scolastico e/o il prossimo) oppure una diversa modalità di organizzazione dell’esame finale delle classi della scuola secondaria di primo e secondo grado. Riteniamo che si tratti di misure ragionevoli, anche perché i docenti in questi giorni stanno continuando a garantire ore di insegnamento e di vicinanza agli studenti, nella prospettiva di tornare più presto in classe e a fine anno nella migliore delle condizioni possibili.

Indubbiamente il problema più vicino in ordine cronologico è quello dell’esame finale: riteniamo un gravissimo errore strategico e didattico quello di riportare, come vogliono alcuni, nell’esame di stato la prova Invalsi, come strumento aggiuntivo per determinare il voto finale. 
L’obiettivo deve essere quello di semplificare l’esame valorizzando il lavoro svolto da alunni e docenti anche in queste settimane. Proprio per questo ribadiamo che Invalsi e PCTO (l’ex alternanza scuola-lavoro) devono essere eliminati, sia quest’anno che i prossimi, dall’esame di stato. Nessuna delle due attività è infatti un indicatore credibile per la valutazione degli alunni: in particolare le prove Invalsi non sono strumento idoneo, in qualsiasi forma li si voglia impiegare, dal momento che sono nate, e devono tornare ad esserlo in via esclusiva, uno strumento di monitoraggio del sistema scolastico al servizio del decisore politico.

Aspettiamo che il Ministero dell’Istruzione elabori la sua proposta e ci auguriamo che il prossimo confronto politico che avremo a breve segni un cambio di passo a partire dal metodo. 

Autonomia e Qualità della Scuola. Gestione e Bilancio Sociale

di Gian Carlo Sacchi

  • Introduzione: Autonomia e qualità della scuola
  • Capitolo primo: Identità istituzionale e storia dell’esperienza
  • Capitolo secondo: Quadro socio-culturale di riferimento
  • Capitolo terzo: L’organizzazione delle risorse
  • Capitolo quarto: L’apprendimento organizzativo della scuola e l’autoanalisi dell’istituto
  • Capitolo quinto: Analisi dei bisogni formativi e programmazione dell’offerta
  • Capitolo sesto: Per un progetto di Istituto
  • Capitolo settimo: La valutazione
  • Capitolo ottavo: Il bilancio economico
  • Capitolo nono: Il bilancio sociale
  • Conclusione

La Scuola delle Competenze

Il ruolo del docente nel processo di apprendimento/insegnamento per competenze

di Maurizio Tiriticco

Il percorso di specializzazione sul sostegno va avanti

“Si avvia alla conclusione il Percorso di Specializzazione sul Sostegno, IV Ciclo”. Lo annunciano, in una nota congiunta, il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, e il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, la cui attività, in questa delicata fase di emergenza, è tesa ad assicurare la continuità dell’attività formativa delle Scuole, delle Università e delle Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica. Le misure adottate congiuntamente, nello specifico, riguardano “TFA sostegno misure straordinarie per la chiusura del IV ciclo” e “Intervento urgentissimo per la conclusione del TFA sostegno IV ciclo”.

Stante il principio generale fissato con le misure adottate dal Governo nel contesto di emergenza sanitaria, si legge nella nota inviata ai Rettori degli Atenei e ai Direttori dei Percorsi di specializzazione per il sostegno agli alunni con disabilità, “è possibile, in via assolutamente eccezionale e straordinaria, procedere alla conclusione online degli eventuali laboratori e tirocini indiretti (per il tirocinio diretto, resta l’affiancamento), nonché consentire l’estensione della modalità di recupero  al complesso delle attività previste, didattiche, di laboratorio e di tirocinio. Occorre inoltre rappresentare – prosegue la nota – la necessità di disporre, rispetto agli esami finali, la precedenza per i non pochi docenti che, già di ruolo, hanno intrapreso il percorso anche ai fini della mobilità professionale, consentendo loro di svolgerli entro e non oltre il 15 maggio 2020. 

La Direzione Generale per il Personale Scolastico sta infatti verificando la percorribilità di misure atte a consentire la partecipazione con riserva alle procedure di mobilità professionale, stando il ritardo nella conclusione dei percorsi imputabile a cause di forza maggiore”. 
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“Nella drammaticità del momento l’innovazione digitale del nostro secolo ci dà un valido supporto”, commenta il ministro Manfredi, che aggiunge: “Saranno i più inclini al cambiamento e non i più forti o i più intelligenti a sopravvivere, sosteneva Darwin a metà ‘800. Il principio è rimasto ben saldo, anzi il tempo che viviamo ci chiede di rafforzarlo. Il nostro ruolo attivo nel cambiamento è fondamentale, come lo è l’adeguamento di procedure e strumenti alla gestione dell’emergenza per garantire un percorso immediato verso il mondo del lavoro ai futuri docenti”.

“Ringrazio il Ministro Manfredi e gli Atenei per la collaborazione su questo importante capitolo della formazione”, sottolinea la Ministra Lucia Azzolina. “Garantire la conclusione del IV ciclo a chi lo sta frequentando è una scelta che viene incontro alle esigenze del sistema di istruzione e dei nostri ragazzi: abbiamo bisogno di insegnanti specializzati. La tecnologia ci supporta anche in questo caso, così come nella didattica a distanza. Ringrazio quanti si stanno impegnando per raggiungere un obiettivo atteso dal mondo scuola”.

Chiarimenti in merito alla didattica a distanza

Ai Dirigenti scolastici
Alla RSU di Istituto

Roma, 30 Marzo 2020 Prot. 30320/NS

OGGETTO: Chiarimenti in merito alla didattica a distanza

Come è noto, le lezioni sono state sospese dal 5 marzo con il DPCM 4.3.20.
In relazione alla situazione di emergenza e al protrarsi della sospensione delle lezioni, il Ministero, con alcune note, ha sollecitato interventi di didattica a distanza. Si tratta di una modalità nuova e non normata contrattualmente, che rischia di dare luogo a fraintendimenti o interpretazioni. E’ importante perciò di puntualizzare alcuni nodi essenziali, anche allo scopo di evitare l’attivazione diffusa di contenziosi.

Per i docenti non è prevista alcuna forma di lavoro agile/smartworking.

In periodo di sospensione delle lezioni non è prevista né tantomeno regolamentata alcuna forma di svolgimento delle lezioni da remoto. Qualsiasi forma di regolamentazione che intervenga in maniera extracontrattuale e fuori normativa è da considerare impropria e non può dare luogo a indicazioni che figurino come ordini di servizio, in quanto priva di fonte normativa.

I docenti, in questa particolare situazione, si sono attivati per mantenere la relazione educativa con gli studenti, unicamente in base alla loro volontà e disponibilità, senza che sussistano obblighi formali definiti.

I docenti non sono tenuti al rispetto dell’orario di lavoro

Le lezioni sospese e l’assenza del lavoro agile non vincolano gli insegnanti all’adempimento degli obblighi orari o a quote di orario.
E’ sufficiente che coloro che scelgono di utilizzare lo strumento della videolezione in contemporanea presenza con gli alunni concordino i tempi con gli studenti che desiderano avvalersi di questa modalità . Una eventuale organizzazione tecnica dei collegamenti non va comunque confusa con l’obbligo di prestazione oraria, che non sussiste. Non esiste quindi alcun obbligo di posizionare le lezioni in corrispondenza del proprio orario di lavoro, che attualmente è sospeso, né sussiste l’obbligo di fornire all’organizzazione scolastica un planning riepilogativo degli interventi didattici a distanza, in quanto non è previsto dalla normativa nessun tipo di accertamento o quantificazione della prestazione lavorativa del docente in periodo di sospensione delle lezioni. Analogamente, sono prive di valore formale eventuali indicazioni su quote di orario da utilizzare per videolezioni in contemporanea presenza o indicazioni sulla durata delle medesime

Non vi sono obblighi di effettuare videolezioni o attivazione di classi virtuali

Come richiamato dalle varie note ministeriali, il docente può utilizzare varie modalità di didattica a distanza. La videolezione e l’utilizzo delle varie piattaforme che agiscono in modalità sincronica sono una delle tante modalità possibili, utilizzabili in base alla libertà di insegnamento e alla libera scelta metodologica, così come lo sono una varietà di interventi effettuabili in modalità asincrona che lo studente può fruire in autonomia( invio di materiali ragionati, files audio, filmati, batterie di esercizi di consolidamento etc).

Non vi sono obblighi per gli studenti

Le varie note ministeriali fanno riferimento, per gli studenti, al diritto allo studio, ma non prevedono alcun obbligo in fase di sospensione delle lezioni. E’ pertanto improprio rilevare in modo formale le presenze alle videolezioni sincrone o chiedere formale motivazione dell’assenza.
Si invita inoltre a considerare quanto già sollecitato dal Ministero riguardo alla necessità di evitare carichi di lavoro eccessivi e/o lunghi tempi di permanenza al video.

Riguardo alla valutazione, va ricordato che, in mancanza di indicazioni precise non ancora pervenute, si può fare riferimento esclusivamente alla normativa generale, tenendo presente quanto affermato nella nota 388 del 17 marzo, con richiamo al valore essenzialmente formativo e non sanzionatorio che gli interventi didattici in questo periodo devono assumere, e alle competenze del Consiglio di classe sulla valutazione finale in base ai criteri del Collegio dei docenti.

Invitiamo a valutare attentamente i possibili contenziosi che si attiverebbero con le famiglie degli studenti in caso di valutazioni formali negative raccolte in periodo di sospensione delle lezioni e di insussistenza di obblighi per gli studenti.

Sospensione delle riunioni collegiali

Secondo quanto disposto dalla nota 279 del 8 marzo, le riunioni degli organi collegiali in presenza sono sospese.
In ogni caso, le forme di raccordo che i docenti possono assumere, a livello di Consiglio di Classe, di gruppi di materia o di Dipartimento, sono da considerare buone pratiche di relazione, ma non possono essere considerate riunioni formali con valore decisionale vincolante.

Quanto richiamato, allo scopo di fornire elementi di chiarificazione, affinché la difficile situazione che stiamo vivendo venga affrontata con la pacatezza e il senso di responsabilità necessari, evitando contenziosi e giungendo alla fine di questo anno scolastico tormentato in modo ragionevole ed accettabile.

Un nuovo Rinascimento formativo

Un nuovo Rinascimento formativo

di Dino Castiglioni*

L’esperienza che in questi mesi siamo chiamati a vivere coinvolge ogni particolare della nostra vita sociale, incidendo e intervenendo profondamente sulle fondamentali e radicali certezze comportamentali e di relazione.

La cosa che emerge è che a seguito di questo virus, che non tiene minimamente traccia dei confini, delle etnie, delle culture, delle latitudini, l’umanità intera si trova a dover far fronte comune contro quello che è stato definito un “nemico”, sperimentando forme di solidarietà che in tempi ordinari non avrebbero certamente avuto la velocità di reazione e realizzazione come invece si sta verificando.

Colpisce come, in questa ritrovata solidarietà, emergano nuovamente valori che pensavamo essere dispersi o desueti; il contributo dell’Albania, con i suoi 30 operatori sanitari, con la riflessione del primo Ministro Edi Rama “noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria, non possiamo permetterci di non dimostrare all’Italia che l’Albania e gli albanesi non l’abbandonano”, fa riemergere i pilastri e il senso di appartenenza ad una comunità europea, da qualche tempo più sbilanciata su priorità di tipo economico.

Ogni settore della nostra vita è investito da nuove forme e modalità di azione, non solo nella quotidianietà ma nei comportamenti solitamente definiti “ordinari”: il lavoro, gli acquisti, la gestione del tempo libero, le relazioni umane di vario genere, professionali e affettive. Siamo chiamati a “fare esperienza”, reintepretando radicalmente le consuetudini stratificate e consolidate nel tempo; la vita sociale diventa “altra” e “diversa”.

Essere trasportati in misura così repentina in una dimensione ignota ci ha posto e ci pone nella condizione di predisporre le nostre vite non tanto e non solo con l’obiettivo di attendere che tutto questo abbia fine ma di gestire le stesse, procedendo nella maniera migliore possibile, sia sulla scorta delle nostre competenze e conoscenze, sia nella nostra capacità di adattarci a dimensioni completamente nuove.

Ciò che in tempi “normali” rappresentava l’eccezionalità ora diventa ordinario: la didattica digitale e l’insegnamento a distanza coinvolgono direttamente o indirettamente un intero Paese, 872.000 docenti, 209.000 ATA, 8.500.000 studenti che significa circa 17 milioni di famiglie; si tratta di fare diventare sistema qualcosa che fino ad oggi era utilizzato occasionalmente e limitato ad alcuni contesti. Si tratta di riuscire a fare effettivamente “rete” generalizzata e diffusa, mantenendo coeso il principio del contatto quotidiano, ancorchè con forme e modalità diverse, con le proprie classi o con i corpi professionali, consigli di classe, collegi docenti, team di supporto alla didattica, servizi amministrativi.

L’obiettivo è strategico: non disperdere il patrimonio formativo finora raggiunto dal Paese, valorizzando quanto è stato realizzato in diverse realtà, diffondere in misura capillare le buone pratiche presenti, favorendo e sostenendo quelle realtà professionali e territoriali più fragili. Regioni come il Friuli Venezia Giulia hanno messo in campo risorse significative per supportare le istituzioni scolastiche nel lavoro della didattica a distanza; azioni queste certamente importanti ma che devono necessariamente essere implementate da specifici percorsi formativi nei confronti di tutto il personale dirigente, docente e amministrativo.

Questo perchè oggi l’insegnamento intrapreso non è affiancato in alcun modo da quello ordinario della classe frontale, scandito dai suoi ritmi e dai suoi tempi, dal suono della campanella, dall’intervallo, dal cambio dell’ora.

Oggi tutte queste modalità sono sospese, gli studenti e le studentesse formano la classe dalla propria casa, condividendo molte volte il pc con altri fratelli e sorelle e con genitori in smart warking.

Bisogna tenere conto anche di questo, oggi non esiste più la contestualità dei tempi, dove ognuno, nelle stesse ore, svolge le proprie attività; oggi nello stesso momento, ci si può trovare a condividere una unica postazione per assolvere ai proprio compiti. E laddove non esiste un pc, la didattica si effettua con altri strumenti, tutti però finalizzati a mantenere la stessa unità del gruppo/classe, scandendo tempi di apprendimento e di insegnamento che il corpo professionale dei docenti è chiamato a gestire.

Da più parti si definisce l’attuale situazione come “emergenza”, intendendo con questo termine qualcosa di cui si può riuscire ad intravedere la conclusione; in questo senso le domande che continuano a circolare sono sempre finalizzate a sapere “entro” quanto tutto questo potrà finire, quasi pensando che la diffusione del virus sia come uno yogurt, destinato a scadere entro un breve periodo.

La questione non è tanto legata al termine dell’emergenza, quanto a come mantenere coeso in questo momento, il sistema Paese.

Inevitabilmente siamo andati “oltre” i primi dibattiti, in cui ci si preoccupava di come salvaguardare l’anno scolastico, garantendone i 200 giorni previsti; si è man mano passati dalla preoccupazione, ancorchè per alcuni versi legittima, di tipo “burocratico/amministrativa” ad una “funzionale/organizzativa”, finalizzata a fornire risposte immediate e tempestive a bisogni urgenti; e l’attenzione del dibattito si è, correttamente a mio giudizio, spostata su come tutelare il sistema, garantendo continuità, sebbene in modalità nuove e per alcuni versi inesplorate.

Peraltro in questa nuova e ignota situazione le categorie di pensiero ordinarie sono state tutte reinterpretate, trovando opportunità quasi ignote: l’idea stessa del consiglio di classe, del collegio docenti, del lavoro degli staff, del rapporto con le famiglie, della gestione del registro elettronico, della lezione hanno trovato modalità per garantire la continuità necessaria all’azione delle scuole.

Il presente è governato grazie al contributo di ciascuno. È importante fare tesoro di tali esperienze, per predisporci a gestire il futuro, permettendo sia un “reinserimento” positivo di ognuno alle proprie mansioni e alle proprie attività, in particolar modo favorendo gli studenti e le studentesse per una efficace ripresa alle azioni ordinarie, sia per riflettere sulle modalità innovative e meglio rispondenti alle esigenze della comunità sociale nel suo insieme.

Significherà ripensare l’idea della partecipazione, dell’importante ruolo delle istituzioni scolastiche rispetto ai territori, alle famiglie, alla valutazione di sistema. Si è parlato di “Nuovo Rinascimento”, costruire o ri-costruire un tessuto di relazioni che faccia emergere quella gran parte del sistema scolastico del nostro Paese che quotidinamente affronta le sfide educative, talora in solitudine.

E’ necessario recuperare in un’ottica propositiva l’idea di “fare scuola”, in modo particolare non solo relativamente alle innovazioni didattiche ma soprattutto rispetto al pensiero pedagogico che deve supportare un sistema formativo.

C’è un grande lavoro di ricostruzione da realizzare ma così come il Paese ha maturato una rinnovata consapevolezza sull’importanza fondamentale di una Sanità qualificata, trattandosi di un settore in cui si deve investire sistematicamente e dove la Ricerca deve andare di pari passo alla prevenzione – e non saranno mai abbastanza le parole di profondo ringraziamento nei confronti di questi operatori, molti dei quali hanno perso la vita per contrastare l’espandersi di questa epidemia – analogamente sarà necessario prendere maggiormente coscienza che un sistena formativo ha bisogno di investimenti e risorse in termini non solo economici ma soprattutto di formazione permanente, sistematica e strutturata nei confronti di tutto il personale, dirigenti scolastici, docenti, personale ATA, con la dovuta valorizzazione e riconoscimento sociale, da più parti sempre richiamato ma in alcuni casi difficilmente realizzato.

*già dirigente tecnico USR FVG

MOBILITÀ

MOBILITÀ, GILDA: BUROCRAZIA VINCE ANCORA, DELEGHE IMPOSSIBILI

“Siamo lieti che la ministra Azzolina abbia compreso e condivida ciò che noi denunciamo da tanto tempo riguardo la burocrazia ridondante su cui si fondano le domande di mobilità.  Purtroppo, però, dobbiamo constatare che a tale presa d’atto non corrisponde un provvedimento immediato e che per quest’anno, quindi, le procedure continueranno a basarsi su una mole assurda di inutili carte attestanti titoli e servizi di cui l’Amministrazione è già in possesso”. Ad affermarlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in merito a quanto dichiarato dalla titolare di viale Trastevere ieri durante una diretta Facebook.

“L’unica novità di quest’anno riguarda la possibilità di delegare a terzi, sindacalisti compresi, la compilazione delle domande di mobilità. Ma si tratta di una procedura che difficilmente può essere utilizzata – fa notare Di Meglio –  perché le restrizioni agli spostamenti imposte dall’emergenza Coronavirus impediscono di recarsi nelle sedi sindacali per presentare tutta la documentazione necessaria. È evidente che, senza la possibilità di verificare i documenti, – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – nessuno si assumerà la  responsabilità di accettare deleghe da parte degli iscritti”.

Esami scritti da casa sotto il controllo dell’«Ai»

da Il Sole 24 Ore

di Eu.B.

«Più che i numeri mi colpisce la velocità e la coesione con cui le università li hanno raggiunti, superando i personalismi e garantendo a tutti gli studenti di non perdere il semestre». Il rettore del Politecnico di Milano (e neopresidente della Crui), Ferruccio Resta, commenta così i dati sulla didattica a distanza degli atenei italiani e indica negli esami scritti la prossima “frontiera” online.

Come farete a garantirli?

Si può pensare alla trasformazione dell’esame in un test a risposta multipla oppure alla suddivisione delle classi in piccoli gruppi, ognuno con un supervisore via web o ancora all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per controllare i singoli studenti. Come Conferenza dei rettori puntiamo a condividere tutte le pratiche già in campo in modo che sia poi il docente a scegliere.

Quali problemi l’emergenza potrebbe lasciare in eredità agli atenei?

Partirei dai problemi che lascerà sul territorio: sicuramente una sanità in difficoltà e un tessuto socio-economico destinato a cambiare. Per il sistema universitario andrà verificato l’effetto sulla mobilità, anche internazionale, degli studenti e andrà necessariamente ripensato il sistema della ricerca. Siamo stati impreparati su alcuni temi, come il tracciamento dei dati o dei modelli di crisi e le importazioni/esportazioni di farmaci e dispositivi.

Vede anche delle opportunità?

Il nostro Paese è quello che ha garantito in maniera più diffusa la didattica online. In poche settimane abbiamo portato a distanza tutta la nostra offerta formativa. La cosa importante è non confonderla con l’assenza di luoghi fisici per l’università. Questa didattica, erogata in situazione di guerra, non ha la stessa qualità di aggregazione culturale e sociale che ha una lezione in aula. Guardando avanti potremmo pensare di lasciare online certi contenuti, prettamente di base, per dare spazio e tempo alla valorizzazione in aula, in modo che diventi sempre più un luogo di progettualità e crescita di conoscenza.

Mondadori mette a disposizione dei docenti l’intero patrimonio di contenuti digitali

da Il Sole 24 Ore

di Maria Piera Ceci

Scuole ancora chiuse a causa del coronavirus. Editoria scolastica che fa la sua parte per aiutare gli insegnanti impegnati nella didattica a distanza.
Mondadori Education e Rizzoli Education, le case editrici di editoria scolastica del Gruppo Mondadori, hanno deciso di mettere a disposizione dei docenti l’intero patrimonio di contenuti digitali: oltre 40 giga, più di 12.000 contenuti tra video, audio, mappe personalizzabili, playlist, testi facilitati per l’inclusione, 50 lesson plan, vari webinair e un corso gratuito di 16 ore dedicato ai docenti sulla didattica a distanza. Tutti i contenuti sono stati suddivisi per materia e per ordine scolastico, dalla scuola primaria alla secondaria di primo e di secondo grado.

Il Gruppo Mondadori ha inoltre aderito all’iniziativa di solidarietà digitale lanciata dal ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione e ha dato accesso gratuito per tre mesi all’edizione digitale 2020 del Nuovo Devoto-Oli, il vocabolario dell’italiano contemporaneo.

«State tenendo stretto in mano il filo che vi lega ai vostri studenti, sperimentando nuove modalità per trasmettere il sapere. Perché le classi in realtà non hanno mura», spiega in un messaggio di ringraziamento agli insegnanti Antonio Porro, presidente e amministratore delegato di Mondadori Education e Rizzoli Education.

Il momento è decisamente particolare. Insegnanti e ragazzi a casa per lungo tempo, senza aule, banchi e lavagne. Il momento richiede uno sforzo collettivo per far procedere la macchina della didattica. Parte da qui la vostra iniziativa?
«Mondadori e Rizzoli Education hanno pensato che, visto che uno studente su quattro studia sui nostri testi, si dovesse fare qualcosa di importante per seguire il grande esempio che gli insegnanti italiani stanno dimostrando per non paralizzare l’istruzione in settimane così complicate. Ci siamo resi conto che l’aiuto più importante che come casa editrice potevamo assicurare agli insegnanti e ai nostri studenti era quello di rendere disponibile una grande quantità di contenuti digitali per la didattica. Con una didattica a distanza forzata come quella che stanno vivendo i nostri ragazzi, abbiamo pensato che non bastasse fare uno sforzo per aiutare gli insegnanti che già utilizzano i testi scolastici delle nostre case editrici, ma che in un momento così complicato un’azienda e una casa editrice con senso di responsabilità dovesse rendere disponibili i suoi prodotti editoriali a tutti gli insegnanti, sia a quelli che già studiano sui libri e insegnano utilizzando i nostri prodotti editoriali sia agli altri. Quindi abbiamo deciso di rendere disponibili sulla nostra piattaforma la totalità dei nostri contenuti, scaricabili in maniera aperta e libera, senza obbligo di registrazione, in maniera totalmente gratuita. Stiamo parlando di oltre dodicimila contenuti digitali, video audio, mappe concettuali, esercizi e test. Una serie di strumenti che in questo momento difficile che stanno attraversando le scuole italiane possa facilitare il compito non facile che stanno svolgendo i nostri insegnanti».

Insegnanti che si sono messi in gioco e stanno utilizzando strumenti digitali a cui in molti casi non erano ancora abituati.
«È così. Lo dimostra il fatto che nelle ultime quattro settimane l’utilizzo delle piattaforme digitali e dei contenuti digitali di qualità, cioè quelli pubblicati dagli editori di scolastica, è cresciuto più di quanto non fosse accaduto negli ultimi dieci anni. Nel caso delle piattaforme di Mondadori Education e Rizzoli Education, a una base di circa 1,1 milioni di utenti attivi tra docenti e studenti, nelle ultime due settimane si sono aggiunti tra i 10.000 e i 15.000 nuovi iscritti al giorno, è aumentato di 30 volte l’uso delle Classi Virtuali, più di 15 volte l’uso dei Test e 6 volte l’uso delle App di lettura, con un traffico sul sito cresciuto di 8 volte su base giornaliera».

Quindi anche l’editoria scolastica sta vivendo un momento di cambiamento da cui probabilmente non si tornerà indietro.
«Credo proprio di sì. Ciò che di positivo possiamo registrare in una fase così complicata come questa sta proprio nel fatto che, quando gli insegnanti potranno finalmente ritornare nelle classi a fare lezione di persona con i propri studenti, probabilmente il contenuto digitale, l’apprendimento e l’utilizzo di tecniche di didattica complementare a quella tradizionale non verrà dimenticata e quindi anche l’istruzione nel nostro Paese potrà certamente migliorare».

Banda ultralarga, sbloccati fondi per la connessione di oltre 40mila istituti con una rete tutta in fibra ottica

da Il Sole 24 Ore

di Andrea Biondi

«Stiamo mettendo tutto il nostro impegno per accelerare il piano banda ultralarga». In questo quadro – secondo la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano – sul piano Bul «è ora di cambiare rotta e velocizzarne lo sviluppo, senza sconti».

Parole pronunciate in occasione della riunione del Comitato interministeriale per la banda ultralarga (Cobul) che la scorsa settimana si è riunito in videoconferenza per fare il punto. A quella riunione ha preso parte anche Open Fiber, vincitrice di tre bandi Infratel per portare la fibra nelle aree bianche (quelle più svantaggiate del Paese). E l’invito alla controllata di Enel e Cdp è stato perentorio. «Alla società è stata chiesta una tempistica chiara e dettagliata – spiega al Sole 24 Ore Mirella Liuzzi, sottosegretario al Mise – sull’avanzamento dei lavori e sulla conclusione. Che non sarà fine 2020 come originariamente previsto dai bandi, ma presumibilmente il 2023, quindi con 3 anni di ritardo rispetto alle previsioni iniziali. Ma non ci si possono permettere ulteriori ritardi. Abbiamo pubblicato sul sito bandaultralarga.italia.it una dashboard che raccoglie tutti i dati in cui vedere quali cantieri sono aperti, quali sono fermi e per quale motivo».

Si sta senza dubbio intensificando la pressione per accelerare sul piano che prevede di collegare in ultrabroadband 7,7 milioni di unità abitative di cui 6,1 in Ftth (la fibra fino a casa) e 1,6 in Fwa. Quest’ultimo sistema ha il wireless nell’ultimo tratto e Andrea Lasagna, Cto di Fastweb, lo definisce «una strada da imboccare a tutta velocità. La rete 5G Fwa ha le stesse performance del Ftth ma può essere realizzata velocemente: noi puntiamo a coprire il 30% del Paese in tre anni». Di fibra e infrastrutture digitali si sta del resto parlando ampiamente in questo periodo di emergenza coronavirus con il suo portato di smart working, videocollegamenti, contenuti audiovideo scaricati a piene mani dal web e timori – comunque fugati da telco e istituzioni – per la tenuta della rete.

Eccola la parola magica. È la rete che da una parte sta alimentando scenari su un possibile matrimonio fra Tim e Open Fiber e, dall’altra, è un po’ l’emblema dello scontento digitale dell’Italia. L’emergenza Covid-19 sta inevitabilmente dando una spinta. Tim, ad esempio, ha chiesto – e ottenuto dall’Agcom – l’accensione di 5mila cabinet (gli armadi di strada) nelle aree bianche. Open Fiber sta mettendo in campo azioni di sollecito sugli amministratori di condominio per poter accedere agli edifici, oltre a una promozione di 60 euro sui contributi di attivazione di linea. Altro tema: le scuole. Come spiega Liuzzi, «abbiamo sbloccato finanziamenti per la connessione di oltre 40mila plessi scolastici con collegamenti interamente in fibra ottica e con capacità a 1 Gigabit». La dotazione è di 200 milioni.

L’imperativo è accelerare. «Nell’ultimo anno – spiega Fabio Dotti, advisory Med Tmt leader di EY – si è registrato un incremento della copertura Ftth sul territorio nazionale, passando dal 17 % nel 2018 al 23% nel 2019, raggiungendo 6,8 milioni di unità immobiliari. Il 2020 sarà a nostro avviso l’anno in cui si amplierà in modo consistente lo spettro dei comuni coperti». Tutto questo in un quadro in cui, come segnala EY in uno studio aggiornato a gennaio 2020, i servizi Fttc (con il rame nell’ultimo tratto) sono in circa 4mila comuni contro i 206 comuni dell’Ftth (e non si parla solo di aree bianche ovviamente): 12 con oltre 250mila abitanti; 31 da 100mila a 250mila; 51 da 50mila a 100mila; 93 da 10mila a 50mila; 19 nei comuni fino a 10mila abitanti. In Ftth è coperto il 29% delle unità immobiliari del Nord Ovest; un quinto nel Nord Est e nelle Isole mentre il Centro, grazie principalmente a Roma, è al 24%.

L’attività, segnala EY, si sta spostando anche sulla fascia dei comuni di medie dimensioni: nel 2019 il maggiore aumento nel numero di centri coperti c’è stato proprio tra i 10mila e i 100mila abitanti (+44%). Le stime di EY prevedono ora che le unità immobiliari coperte nel 2020 saliranno a 8,8 milioni: il 30%. Coronavirus permettendo.

I Coronauti, maestri strada contro l’isolamento

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

E’ la Resistenza educativa in movimento, Rem, progetto della comunità dei Maestri di strada con il quale a Napoli si stanno costruendo iniziative per combattere l’isolamento e lo scoraggiamento attraverso un contagio sociale ed educativo, fatto di proposte, iniziative, arte, solidarietà. Sono 45 operatori, educatori, psicologi, esperti, genitori sociali, staff organizzativo, 250 giovani e loro famiglie, 50 docenti, 20 scuole e 600 ore di attività a
distanza già attive nelle due ultime settimane, che, per l’occasione si sono dati un nuovo nome: I Coronauti. Così su diversi canali social (SoundCloud per i podcast, Facebook,
Instagram, YouTube, il blog, la webradio), portano avanti iniziative nei giorni dell’isolamento per evitare il contagio da coronavirus.

I Coronauti hanno dato il via anche a una serie di video-sfide, attraverso la lettura, il racconto e la registrazione di storie della tradizione, che passano per la voce degli adolescenti per giungere ai bambini. Sostenuti dai finanziatori, Comune di Napoli, Regione
Campania, Fondazione San Zeno, Fondazione Con il Sud, Impresa Sociale Con i Bambini, Fondazione Prosolidar, Otto per mille della Tavola Valdese, e dai partner di progetto nella scelta di andare avanti, sono stati attivati incontri virtuali di coordinamento tra gli operatori per lo sviluppo delle attività on line.

Il lavoro dei maestri di strada trova un limite nella possibilità di collaborazione con la scuola, che pur avendo aperto alla didattica a distanza non ha ancora risolto più di un problema.
Ecco perché sono state organizzate riunioni in video-chiamata con i gruppi di insegnanti per raccogliere le loro difficoltà, sostenerli nell’analisi delle criticità e nel reperimento di risorse, co-progettare interventi efficaci.

«Gli allievi che già avevano difficoltà di presenza e di partecipazione, sono diventati irraggiungibili, visto che il servizio di tutoring individuale e di gruppo dei maestri di strada e di altri operatori sociali è un servizio di prossimità oltre che psichica anche fisica è necessario pensare una soluzione – spiega Cesare Moreno, presidente dell’associazione – Per questo motivo abbiamo ritenuto di dover fornire ad alcune decine di allievi i mezzi tecnologici per tenersi in contatto e stiamo studiando con la questura di Napoli un protocollo per poter consegnare senza pericolo, per noi e per i destinatari, un “pacco viveri per la mente” e contiamo a breve di poter essere operativi».

Didattica a distanza e DSA: una proposta operativa e alcuni consigli utili

da Orizzontescuola

di Antonio Fundaro

La nota 388 del 17 marzo 2020 del ministero dell’istruzione, meglio del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, avente come oggetto “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus.

Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza” fornisce interessanti spunti di riflessione sulla didattica a distanza e sull’attenzione che bisogna sia riservata a tutti gli alunni, nessuno escludendo da questo nuovo viaggio nella FaD e nella DaD. È scritto nella nota “La didattica a distanza, in queste difficili settimane, ha avuto e ha due significati. Da un lato, sollecita l’intera comunità educante, nel novero delle responsabilità professionali e, prima ancora, etiche di ciascuno, a continuare a perseguire il compito sociale e formativo del “fare scuola”, ma “non a scuola” e del fare, per l’appunto, “comunità”. Mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza, combatte il rischio di isolamento e di demotivazione. (…) Dall’altro lato, è essenziale non interrompere il percorso di apprendimento. (…) Ma è anche essenziale fare in modo che ogni studente sia coinvolto in attività significative dal punto di vista dell’apprendimento, cogliendo l’occasione del tempo a disposizione e delle diverse opportunità (lettura di libri, visione di film, ascolto di musica, visione di documentari scientifici…) soprattutto se guidati dagli insegnanti”. La scuola così declinata diventa efficace colla sociale e lo diviene, ancora di più, anche in questo momento storico, quello del COVID-19, in cui, possiamo dire, “spazialmente” non si è più vicini. La nota ministeriale dà un racconto della didattica a distanza rimarcando la straordinaria azione di progettazione delle attività di didattica a distanza che, recita la nota, “come ogni attività didattica, per essere tali, prevedono la costruzione ragionata e guidata del sapere attraverso un’interazione tra docenti e alunni”.

La nota elenca diverse azioni possibili:

  • la connessione diretta o indiretta, immediata o differita, con videoconferenze, videolezioni o anche utilizzando le chat di gruppo;
  • il trasferimento ragionato di materiali didattici, con il caricamento degli stessi su piattaforme digitali;
  • l’utilizzo dei registri di classe nella molteplicità delle loro funzioni di comunicazione e di sostegno alla didattica, con consecutivo riadattamento e confronto operato direttamente o indirettamente con l’insegnante;
  • la reciprocità su sistemi e su delle app interattivi educative davvero digitali.

Gli studenti con DSA

La nota ministeriale invita in maniera perentoria che è necessario porre attenzione agli studenti con DSA. Recita, infatti, che “occorre dedicare, nella progettazione e nella realizzazione delle attività a distanza, particolare attenzione nel rispetto dei piani didattici personalizzati stilati. La strumentazione tecnologica, con cui tali studenti hanno, di solito, già dimestichezza, rappresenta un elemento utile di facilitazione per la mediazione dei contenuti proposti. Occorre rammentare la necessità, anche nella didattica a distanza, di prevedere l’utilizzo di strumenti compensativi e dispensativi, i quali possono consistere, a puro titolo esemplificativo e non esaustivo, nell’utilizzo di software di sintesi vocale che trasformino compiti di lettura in compiti di ascolto, libri o vocabolari digitali, mappe concettuali”.

Anche se, inutile nasconderlo, le difficoltà che incontrano ci sono e, talvolta, sono rilevanti. Difficoltà che attengono al “Tempo”, ma anche al “Carico cognitivo”, al rapporto, che diventa intimo e talvolta saldo, di uguaglianza tra “Studenti con DSA = alunni-tecnologici”, all’“Organizzazione”, alla “Personalizzazione” e, non meno importante e non meno rilevante, alla “Valutazione”.

Perché il tempo. L’elemento tempo, vuoi anche per le difficoltà di alcuni docenti a slegarsi dalla fisicità della classe, continua ad esistere, ma con l’aggravamento che l’alunno ha difficoltà ad interagire con l’insegnante. Utile sarebbe, ad esempio, registrare le lezioni da postare o da inoltrare anche via WhatsApp. Ciò facilita di molto l’ascolto della lezione.

Poi, il carico cognitivo dovuto ad un errata interpretazione che i docenti fanno, talvolta coscientemente, della didattica a distanza intesa, da loro, erroneamente, come mera assegnazione, talvolta vergognosamente esagerata, di pagine da studiare. Gli studenti con DSA sfacchinano a gestire, autonomamente, una tale spropositata mole di argomenti nuovi.

Il rapporto Studenti con DSA = alunni tecnologici ci impone una riflessione sull’asserzione del ministero secondo il quale i bambini e i ragazzi con DSA avrebbero una certa “dimestichezza” (messo, di proposito, tra apici) con la tecnologia. Questo rapporto assolutamente presunto guerreggia con una realtà diversa, caratterizzata dalla gravità del disturbo e da mille altre difficoltà. Poi abbiamo da considerare il fattore organizzazione che diventa ancora più problematico quanto maggiori sono gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno dovuti, chiaramente, alla molteplicità di proposte poste in essere da insegnanti della stessa classe. Pazzesco! Troppi input rendono complesso rinvenire le attività e fornire un senso alle proposte dei docenti. Non meno importante è il fattore relativo alla personalizzazione. Il team docenti (Consiglio di classe o Equipe pedagogico) dovrebbe prevedere materiali semplificati, usare un lessico più semplice, tempi più distesi e una “personalizzare” del processo di insegnamento-apprendimento. Non trascurabile, infine, la questione attinente la valutazione. La Nota 279/2020 recita “se è vero che deve realizzarsi attività didattica a distanza, perché diversamente verrebbe meno la ragione sociale della scuola stessa, come costituzionalmente prevista, è altrettanto necessario che si proceda ad attività di valutazione costanti, secondo i principi di tempestività e trasparenza che, ai sensi della normativa vigente, ma più ancora del buon senso didattico, debbono informare qualsiasi attività di valutazione”. Continua il documento: “Se l’alunno non è subito informato che ha sbagliato, cosa ha sbagliato e perché ha sbagliato, la valutazione si trasforma in un rito sanzionatorio, che nulla ha a che fare con la didattica, qualsiasi sia la forma nella quale è esercitata. Ma la valutazione ha sempre anche un ruolo di valorizzazione, di indicazione di procedere con approfondimenti, con recuperi, consolidamenti, ricerche, in un’ottica di personalizzazione che responsabilizza gli allievi, a maggior ragione in una situazione come questa”. In realtà è innaturale lasciare gli alunni senza il feedback ma, ancora di più, fare della valutazione una forma di intollerabile condizione di subordinazione tecnologica al docente con l’unica mission concentrata sulla mole infinita di consegne.

Anche se lo studente ha il diritto, specie nella scuola secondaria superiore, sapere se sta progredendo e cosa, eventualmente fare, per migliorare, sempre se questo sia il prioritario impegno della scuola al tempo del Coronavirus. La Nota aggiunge: “Si tratta di affermare il dovere alla valutazione da parte del docente, come competenza propria del profilo professionale, e il diritto alla valutazione dello studente, come elemento indispensabile di verifica dell’attività svolta, di restituzione, di chiarimento, di individuazione delle eventuali lacune, all’interno dei criteri stabiliti da ogni autonomia scolastica, ma assicurando la necessaria flessibilità.” La valutazione come “valorizzazione”, dunque.

Nel ragazzo o nel bambino con DSA, nel rispetto del PDP, la valutazione deve ritrovare la sua valenza collegiale. La sfida deve tenere presente che per gli studenti con DSA molti aspetti della Didattica a Distanza possono divenire occasioni pregiate di potenziamento delle abilità o ulteriori criticità che inficiano il loro processo formativo.

Cosa cambia e cosa serve

Come è a tutti noto, anche se si ritorna a parlare del fenomeno in occasione di epocali sconvolgimenti della scuola e della società, il tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento implica che si presti attenzione ad un numero crescente di alunni delle nostre scuole. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi che quotidianamente affrontano con grande determinazione e forza, ma contestualmente con grande sforzo, non solo fisico, purtroppo, il complicato impegno dello studio. Impegna padri e madri attenti, particolarmente attenti, ai bisogni dei figli; madri e padri che ogni giorno si impegnano a sorreggerli nel difficile percorso di crescita finalizzato all’acquisizione di una piena e duratura autonomia. Ma, contestualmente, interessa tutte le scuole con docenti che operano giornalmente per assicurare la crescita formativa ed educativa di alunni che chiedono specifiche competenze e attenzioni e che mostrano personali bisogni educativi.

Queste “fatiche” rappresentano, dunque, un’impellenza educativa che chiede grandi impegni pedagogici e enormi sforzi didattici dal momento che se le nostre scuole sono molto frequentate da studenti bravi, capaci, e principalmente sereni, la società di domani sarà formata e caratterizzata da cittadini brillanti, capaci e sereni. Per questi motivi, forti anche di questo momento storico che, di fatto, sta fornendo a questi alunni un surplus di energie digitali e tecnologiche, che impongono ai docenti, in primis, un cambiamento di rotta e alle scuole progettualità e iniziative mirate a supporto di nuovi e rinnovati processi di apprendimento scolastico.

Oggi, abbiamo la certezza e la rilevanza scientifica, che l’innovazione è indispensabile per i bambini e i ragazzi con DSA e che questi si può attuare. Nonostante tutto e nonostante la precarietà del momento drammatico, per l’Italia e per il mondo, abbiamo a disposizione ogni mezzo tecnico e le necessarie risorse pedagogiche e didattiche per coordinare e assicurare il benessere di tutti quegli studenti e di ciascuna delle studentesse che necessitano di un bisogno educativo speciale.

Questa attenzione a tutti e a ciascuno, fortemente sentita dal ministero e dal ministro e che, con forza inaudita, trova normazione sia nei DPCM, nelle circolari e nei decreti-legge, diventa ancora più cogente nei confronti degli alunni con bisogni educativi speciali. Tanto da diventare un impegno, serio, e in favore di tutti, anche nella ri-progettazione. È strano a dirlo ma è così, in effetti, che l’innovazione scolastica transiti anche attraverso i bisogni speciali di singoli studenti.

L’innovazione didattica legata al rendere gli apprendimenti personalizzati e calibrati su tutti, all’uso positivo delle tecnologie per la didattica, all’uso dell’informatica come strumento in grado di potenziare le proprie intelligenze, all’attenzione dei tempi di sviluppo degli studenti, si stia alla fine collocando autoritariamente anche in virtù degli alunni e delle alunne con DSA.

Ma quali abilità effettivamente sottostanno al metodo di studio? E quali strumenti tecnologici e quale metodologia didattica sarebbe necessario utilizzare?

Strumenti tecnologici e metodologia didattica

Fino ad adesso, con grande disapprovazione di molti, l’utilizzare o, meglio, far utilizzare gli strumenti compensativi all’allievo con DSA per studiare e fare i compiti è risultato, per molti, un’azione infeconda e sovente inutile se non completata da una formazione metodologica particolarmente efficace. Vuoi anche il fatto che per i più l’esercizio e la manualità non devono mai, davvero mai, abbandonare il soggetto con disturbo specifico dell’apprendimento. Così come capita, chiaramente, per ogni strumento che si adopera a scuola, soprattutto quando questo è tecnologico, è indispensabile prendere coscienza e applicare un metodo d’uso per rendere possibile l’osservazione dell’efficacia e della validità della risorsa. Senza un uso valutativo, conscio e, uniamo a ciò, creativo, della tecnologia, senza un appressamento di tipo sia strategico che metodologico, il rischio di inutilità della dotazione di tipo tecnologica è davvero molto alto e significativo, effetto che sovente causa aggiuntive delusioni, malori, calo della motivazione e principalmente, calo dell’autostima.

Una proposta operativa

Presentiamo, quindi, di seguito una proposta didattica incentrata sulla formazione ad un metodo di studio funzionale, con l’obiettivo di sviluppare una competenza di studio che accompagni il nostro alunno all’autonomia. Si deve far leva sulle risorse cognitive dei nostri studenti con un percorso che li porti ad avere cognizione delle strategie (metacognizione) che dipendono alle abilità di studio, adoperando in maniera critica e consapevole gli strumenti didattici e compensativi informatici.

Le mappe concettuali anche digitali

Nel lavoro con bambini e ragazzi con DSA le mappe concettuali sono uno strumento prezioso in quanto assicurano l’organizzazione dei dati attraverso l’utilizzo di poco testo (e l’utilizzo di efficaci parole chiave), l’uso di strategie di tipo associativo (tipo le forme, i coloro o le immagini) o di connessioni logiche tra i concetti che, per natura, definiremo, chiave (frecce) e l’adopero dello spazio di un solo foglio per ricondurre contenuti anche articolati. È importantissimo che sia direttamente lo studente a realizzare la sua mappa concettuale altrimenti non potrebbe esserci apprendimento indicativo, perché è proprio il processo di realizzazione della mappa che concepisce apprendimento.

Tecnologie digitali, DSA e Didattica a Distanza

È necessario, dunque, in questo momento particolare dare ai nostri alunni con DSA delle certezze e per farlo, al di là delle note ministeriali o dei DPCM, necessita che sia stabilito e poi scandito un percorso didattico che possa essere da guida all’insegnante nel percorso finalizzato a far acquisire ai propri alunni, innanzitutto, le abilità per un’autonoma analisi del testo scritto e per una rielaborazione autonoma dei contenuti.

E per far ciò è indispensabile che si abbia l’umiltà e la formazione professionale adeguata per porsi una domanda chiave: come fa lo studente a scegliere i dati rilevanti (quelle che noi chiamiamo parole chiave) e, quindi, a partire da ciò, ad elaborare in maniera autonoma, anche originale, potremmo dire, una sintesi dei contenuti proposti dal testo adottato dall’insegnante? Ciò prima di ogni altra cosa, e non solo nel ciclo di base, ma in ogni ordine e grado dell’istruzione e del percorso formativo del nostro alunno.

Ma quali sono i passaggi chiave da seguire e far percorrere per la rielaborazione delle informazioni raccontando, per ogni passaggio, un’attività didattica specifica.

Innanzitutto, lo studio di un testo scritto: il percorso di analisi e di rielaborazione delle informazioni.

Leggere prima di leggere

Il primo passaggio che solitamente fa la persona che studia un testo scritto è quello di afferrare il libro e cominciare a leggerlo. Siamo certi che però, quello compiuto, non è il passaggio più funzionale, principalmente in relazione agli alunni con un DSA.

Infatti, iniziare dalla lettura diviene un “partire dalle difficoltà dello studente” ed è per questo che diventa alto, didatticamente non sostenibile, il rischio di danneggiare ogni cosa.

Leggere prima ancora di iniziare a leggere (e non è una battura e neppure un gioco linguistico) è, di contro, un passaggio importantissimo. Ciò vuol dire fare un’analisi del testo ottenendo il massimo rendimento dagli indici testuali. Per indici testuali intendiamo quei segmenti del testo agevolmente accessibili pure al “pessimo lettore”. Più esattamente. • schemi, tabelle e grafici; • parole scritte in grassetto; • immagini; • linea del tempo; • cartine geografiche e storiche; • titolo; • sottotitoli; fotografie e relative didascalie; • ovvero e più esattamente tutti quei principi che sono facilmente osservabili e non richiedono del dispositivo di transcodifica. Un’analisi di questo tipo risulta quanto mai preziosa e utile soprattutto per: • rinforzare l’abilità di predizione utile per una lettura più precisa; • ridurre la quantità di informazioni lette permettendo allo studente di concentrarsi sulla comprensione e su abilità metacognitive; • diminuire l’ansia da prestazione, molto frequente nello studente che inizia un’attività di studio da un’operazione per lui difficile e complicata; • recuperare le pre-conoscenze; • muoversi da un’abilità operando sulla capacità di inferenza; • far sperimentare allo studente un’attività di successo inerente l’analisi del contenuto della pagina.

Cosa serve

Gli alunni in difficoltà di apprendimento hanno bisogno di avere rinvii specifici su punti di forza e di debolezza del loro studio. Per far ciò non sono sufficienti quiz o test a scelta multipla, o un’interrogazione on line col supporto della mappa. Ciò che bisognerebbe favorire sono i brevi test di autovalutazione e le discussioni dei risultati con rapide sessioni on line. Potremmo concludere nel ribadire il ruolo determinante che hanno i docenti che, in questo momento di incontrollabile epidemia, sono chiamati a rivedere (talvolta intervenendo sugli strumenti e sulle attività, oltre che sulla metodologia), la progettazione, prediligendo con cura le micro-abilità da raggiungere e quelle competenze chiave che è necessario implementare ulteriormente, avendo considerazione del nuovo ambito di apprendimento, sia esso FaD che DaD.

La sfida

La sfida non può che considerare e ritenere prioritari gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento. Essa impone di riconsiderare parecchi aspetti della DaD che hanno la possibilità di divenire opportunità preziosa per potenziare le abilità e considerare con accuratezza le criticità che incidono sul processo formativo e su quello educativo. Sta alla scuola italiana cogliere tale necessità nella consapevolezza che un approccio digitale e multimodale esige una graduale e attenta ri-progettazione in un’ottica di effettiva inclusione per ciascuno nella scuola di tutti.

Coronavirus, Ministro Azzolina: TFA sostegno IV ciclo sarà concluso online entro il 15 maggio

da Orizzontescuola

di redazione

Il Ministro Azzolina in diretta FaceBook per fare il punto sulla situazione emergenza sanitaria e su come il Ministero sta cercando di garantire il diritto allo studio. Tra gli argomenti anche la mobilità per chi è iscritto al TFA sostegno

“I partecipanti al TFA sostegno chiedono di poter partecipare alla mobilità. – ha detto il Ministro in diretta – Anche chi sta facendo tfa sostegno potrà completare il percorso entro il 15 maggio online e potrà partecipare a mobilità su sostegno con riserva. Per poi darci la certificazione del titolo quando l’avrà entro il 15 di maggio.”

Didattica a distanza, come regolamentare tutte le attività: dall’orario scolastico, alle lezioni. Un esempio

da Orizzontescuola

di Antonio Fundaro

L’e-learning, l’apprendimento sorretto dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), meglio a dirsi un complesso logistico-organizzativo per l’apprendimento, indirizzato a massimizzare l’efficacia e l’efficienza delle sperimentazioni relative all’apprendimento servendosi dell’uso delle ICT, è entrato, come si è molte volte ribadito, nella scuola italiana e, contemporaneamente, in tutte le case raggiungendo una moltitudine infinita di famiglie.

Tali risorse ICT, sia quelle umane che quelle logistiche, usate sia per la programmazione che per la formazione, ma anche per l’erogazione e per la coordinazione di materiale didattico, delimitano sia l’Ambiente di progettazione che quello della produzione ma anche quello pertinente all’Ambiente di erogazione e all’ambiente di gestione. I due ambienti in cui è stata costretta a riorganizzarsi la scuola, al tempo del COVID-19, utilizzano le parecchie piattaforme (tutte parimenti adeguate alla Dad o alla Fad) intese esse sia come impianto hardware/software che, nella fase della riproduzione, come quelle capaci di organizzare, disporre, ordinare e aggiornare il materiale didattico in e-learning che i docenti, nella quotidianità del loro organizzare le attività, poi utilizzeranno con i propri allievi.

La Piattaforma, invece, quando è utilizzata come strumento di erogazione/gestione, da intendere come infrastruttura hardware/software che consente di divulgare materiale didattico in e-learning, coordinare l’accesso e la distribuzione dei corsi (riferiti alle discipline e alle educazioni), oltre a gestire le modalità di comunicazione tra allievi e insegnanti, rappresenta un valido strumento per coordinare ogni tipo di intervento.

Le attività in e-learning

Le attività di insegnamento-apprendimento in e-learning presumono una fase di programmazione in cui sono definite le linee generali dei piani didattici in un arco temporale definito (fino alla fine dell’anno scolastico, considerato che, ad oggi, non ci è dato sapere nulla, o quasi, sulla fine del periodo di quarantena forzata per gli italiani). La fase di pianificazione deve essere condotta dall’istituzione scolastica tramite i suoi organi istruttori e decisionali, in primis, naturalmente, il dirigente scolastico cui è stato affidato il compito di assicurare (in regime di volontariato, potremmo dire) la didattica a distanza. Ma non tutte le scuole, ad oggi, hanno affrontato in maniera strutturata il problema e, principalmente, poche hanno regolamentato, seriamente, la gestione della didattica a distanza nei giorni di sospensione determinata dalla pandemia.

Regolamentare, come?

Serve ed è indispensabile passare ad una regolamentazione seria e puntuale. Cambia la modalità di erogazione della didattica, muta il materiale didattico e mutano gli strumenti. Principalmente ci si confronta con una infinità di norme e una molteplicità di paure, sia dei docenti che dei genitori o degli alunni. Confrontarci è indispensabile, regolamentare i processi utile. Come farlo? Come coniugare questo con la normativa vigente? Cosa prevede il CCNL?

Le attività in e-learning cosa prevedono?

Le attività di e-learning prevedono, innanzitutto e lo abbiamo ripetuto più volte, una fase di progettazione/produzione nella quale, scegliendo, in primis (speriamo in maniera condivisa in un istituto) e adoperando successivamente la piattaforma di progettazione/produzione, è generato il materiale didattico per la didattica a distanza; una fase dedicata al collaudo in cui è controllata la conformità tecnica dei materiali didattici prodotti (non è possibile produrre tutto e neppure fare tutto); segue la vera e propria fase di erogazione/gestione nella quale, adoperando la piattaforma di erogazione/gestione, il materiale didattico è fornito nell’ambito dell’offerta formativa-educativa-didattica dell’Istituto e sono svolte le attività di gestione che non sono, tanto per chiarirlo a chi sta proponendo stantie lezioni, simili o, peggio addirittura, uguali a quelle che il docente teneva nelle aule scolastiche; la fase del monitoraggio per la garanzia della qualità degli insegnamenti (discipline e educazioni) somministrati in modalità DaD o FaD.

DaD per fornire?

Questo nuovo metodo di apprendimento e di didattica a distanza, nato per l’eccezionalità del momento e destinato a rimanere parte integrante della didattica che erogheremo agli alunni nei prossimi decenni, fornisce:

a) didattica sostitutiva e alternativa alle tradizionali attività didattiche frontali in aula;

b) attività didattiche per educazioni e discipline curriculari somministrate in forma sincrona;

c) attività didattica sostitutiva di insegnamenti curriculari, con particolari obiettivi (Alternativa alla Religione Cattolica), sempre se il momento le renda necessarie. Ad esempio, poco senso avrebbe (a che serve di fatto) la ri-progettazione e l’eventuale attività didattica sostitutiva dell’insegnamento alternativo alla religione cattolica, presupposto che, comunque, la religione cattolica non è più erogata nella classe, fisicamente, e che quindi l’alunno non è costretto, in alcun modo, a collegarsi in piattaforma con l’insegnante IRC al cui corso non dovrebbe (anzi non deve) essere iscritto.

La regolamentazione sotto forma di “vademecum”

Molti dirigenti scolastici, bene facendo, alcuni addirittura sentendo preventivamente il Collegio dei docenti, hanno redatto, proposto e approvato, un “Vademecum per la gestione della didattica on line Nei giorni di sospensione delle lezioni per causa di forza maggiore – emergenza Covid 19”.

Il regolamento, nato sotto forma di vademecum, non potendo di fatto farlo valere lo steso come regolamento senza l’approvazione degli organi collegiali, ha lo scopo di fornire indicazioni a docenti, studenti, genitori al fine di condividere le azioni e le prassi organizzative necessarie per razionalizzare, sistematizzare, ottimizzare entro una cornice pedagogico didattica condivisa il percorso di didattica “a distanza” legato alla emergenza Covid 19.

Ricordiamo che il DPCM 4 marzo 2020 , all’articolo 1. Comma 1, punto g, recita che “I Dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza, avuto anche riguardo delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

La scuola italiana, infatti, seppur chiusa come struttura, continua ed è nei fatti molto operativa e decisamente aperta come comunità di pratica e di apprendimento. Il vademecum dovrebbe essere di presidio e di aiuto alla didattica a distanza e fornire, a studenti, genitori e docenti, risposte e modalità di operare e di cooperare.

Validità dell’anno scolastico

In primis è importante che lo strumento chiarisca l’eccezionalità del vademecum, onde evitare che sullo stesso sorgano dubbi interpretativi sulla regolarità della procedura di adozione. Fermo restando che si tratta sempre di un vademecum e che potrebbe essere classificato come documento contenete solo indicazioni didattiche e, quindi, sottratto al controllo del Consiglio di istituto. Di fatto così è, contenendo indicazioni che interessano il docente e la sua libertà di insegnamento. Solo come ricaduta, infatti, interessa la comunità scolastica tutta, ovvero gli utenti del servizio (alunni e genitori). Primo riferimento da fare è al decreto legge 9/2020 che stabilisce “Qualora le istituzioni scolastiche del sistema nazionale d’istruzione non possono effettuare almeno 200 giorni di lezione, a seguito delle misure di contenimento del COVID-19, l’anno scolastico 2019-2020 conserva comunque validità anche in deroga a quanto stabilito dall’articolo 74 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297”. La modalità e-learning ha l’obiettivo, se congiunto a questo enunciato, di assicurare, almeno in parte, l’estensione del processo educativo e di apprendimento anche fuori dalle aule e di favorire l’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno alunno, sul proprio processo di apprendimento.

Tempi di attività e organizzazione dell’orario scolastico

Ciascun docente adopererà liberamente e in piena autonomia gli strumenti che riterrà utili e che è il caso di indicare nel vademecum per creare, condividere, verificare e valutare percorsi di apprendimento di una classe e della propria disciplina o educazione. Gli alunni saranno invitati a partecipare alle attività che saranno individuate negli appositi ambienti di lavoro (sempre preferibili, però, le piattaforme a WhatsApp).

Ambienti di lavoro utilizzati

Nel predisporre il vademecum bisogna avere cura di indicare quali ambienti online si utilizzano già nell’istituto. Solo dopo è necessario indicare quelli sui quali si intende puntare e, infine, quelli proposti dai docenti in pieno rispetto della libertà di insegnamento. Si tratta, ovviamente, in questo caso, di un uso potenziato rispetto al consueto. Nella sezione va indicato, ad esempio, le modalità di utilizzo del registro elettronico.

Attività sincrone e asincrone

Esistono due tipi tra loro diversi di attività didattica a distanza. Ognuna di queste attività richiede una specifica conduzione e non può fare almeno di considerare il numero totale di lezioni di docenza / lezioni in presenza previste dal contratto docenti (in genere 18-24 o 25 a settimana a seconda del contratto di lavoro). Nello specificare le attività sincrone è il caso di fornire dettagliate indicazioni per i docenti. Ad esempio sarebbe il caso di indicare cosa annoverare tra queste attività: video chat con tutta la classe, videolezione per tutta la classe con utilizzo di Meet o qualsiasi altro programma di video conferenza, attività sincrone svolte in Gsuite Classroom, attività svolte su strumenti sincroni connessi ai libri di testo in adozione, e altro ancora che può essere indicato o lasciato alla libera scelta del docente. La questione tempo è da considerare in questa parte del vademecum. Va ribadita la necessità di evitare sovrapposizioni e incomprensioni delle lezioni che devono necessariamente essere svolte nel periodo corrispondente all’orario di lezione ma non per l’intera durata della lezione indicata dall’orario settimanale di classe.

Tempi di lavoro e piano di attività sincrone

Non è indispensabile che a tutte le ore dell’orario del docente coincida un’attività sincrona, anzi è da evitare. Ciò deriva, comprensibilmente, dalla preferenza e dalla opportunità tecnica del docente. Il docente deve realizzare il prima possibile il proprio piano di attività sincrone alla classe di riferimento usufruendo dell’agenda del registro elettronico. Tra le attività sincrone rientrano anche i percorsi di verifica con consequenziale valutazione. Il docente può scegliere di registrare una videolezione o una sintesi tramite slide al fine di renderla disponibile in modalità asincrona per gli studenti che dovessero risultare assenti. Le attività sincrone avanzano avendo cura di evitare che lo studente passi troppo tempo davanti ad un monitor. Non è infatti assolutamente consigliabile (anzi è da evitare) l’interazione continua docente/ studente in tutte le 18 ore di servizio. Sarebbe ipotizzabile una riduzione del 50% del monte ore dedicato a ciascuna disciplina per attività sincrone.

La scansione delle attività

La scansione dell’attività potrebbe procedere a fasi:

Fase 1: sincrona: condivido un metodo, preparo un lavoro, spiego e indico consegne.

Fase 2: asincrona: lo studente prepara e approfondisce

Fase 3: sincrona: restituzione in classe, ma anche a piccoli gruppi o anche singolarmente con eventuale valutazione.

Le attività sincrone

Tra le attività sincrone dovrebbero essere indicate, per esempio, gli eventuali sportelli individuali e/o di gruppo che il docente, se vorrà e lo riterrà utile, realizzerà al pomeriggio in video conferenza. La FaD o la DaD, infatti, è il caso che prevedano attività rivolte a gruppi ristretti di studenti e non al gruppo classe. Di fatto ciò andrebbe incontro ad attività o di recupero o di potenziamento. Non dimentichiamoci mai, infatti, che ri-progettare o usare la modalità DaD non vuol dire “andare al ribasso”. Mai.

Gli sportelli individuali e di gruppo

Tali sportelli, quelli individuali o di gruppo, specialmente se pomeridiani, sono in primis realizzati dai docenti con “orario potenziato” e in maniera compatibile con il monte ore complessivo del loro incarico.

Indicazioni per gli studenti

In realtà dovrebbe essere il “Contratto formativo” a prevedere questo tipo di modalità di erogazione della didattica e, congiuntamente, prevedere gli impegni che si assumono i docenti e, anche gli studenti. Sì, proprio gli studenti. Essi si impegnano, infatti, a seguire le lezioni sincrone con responsabilità evitando, principalmente, scambi di persona, supporti di altri soggetti, cheating. L’adesione alle attività sincrone è sottoposta alle stesse regole che sono alla base della buona convivenza in classe. Sarebbe interessante che questi valori di convivenza siano indicati. Tra questi, ad esempio: 1) Avere rispetto degli orari indicati dall’insegnante; 2) Scegliere luoghi della casa e aspetti adeguati al contesto didattico adeguato (Esempi: ● stanza in casa in luogo tranquillo-isolato dal resto della famiglia ● evitare di muoversi o di fare altro durante i collegamenti; ● evitare di collegarsi in gruppo, ● evitare di pranzare o fare colazione o altro ancora nel corso della lezione e adoperare le “finestre” pause previste tra una lezione e la successiva per fare merenda o pause. ● Eseguire una eventuale attività permettendo al docente di vederti e/o sentirti (su richiesta del docente) ● Tenere un abbigliamento corretto).

Nel caso uno o più alunni siano impossibilitati a frequentare una o più lezioni sincrone (sia per motivi tecnico o tecnologico, tipo connessione; che per altri motivi, come ad esempio la salute) gli studenti (se minori, i genitori) sono tenuti ad avvertire il docente di riferimento, sempre nel rispetto del particolare momento storico che delle mutate libertà.

Attività asincrone

Sono tutte le attività che presumono il recapito agli studenti di compiti e di materiali per il loro svolgimento. Quanto tempo sarà dedicato all’attività dello studente è commisurato al peso della disciplina e comunque non oltre il monte ore complessivo della classe. Si propone pertanto il seguente semplice parametro di riferimento: per ogni ora settimanale della propria disciplina prevedere come impegno di lavoro richiesto circa 30 minuti. Ovviamente se per le proprie ore (o alcune di queste) non sono state svolte in modalità sincrona, l’impegno richiesto deve vagliare anche le ore non svolte in modalità sincrona. La consegna dei compiti richiesti non è sempre obbligatoria (non lo è, per esempio, nella scuola primaria). Il termine indicato sul registro elettronico o sulla bacheca dello stesso, o in piattaforma, è spostabile previa informazioni al docente.

Verifiche e valutazione

Sul concetto di verifica e valutazione abbiamo più volte detto e proposto soluzioni. Premettendo che, come più volte riferito dallo stesso ministro, per il ciclo di base, ancor più per la primaria, è auspicabile che la scuola accompagni gli alunni in questo triste momento della loro esistenza. “La scuola c’è” ha detto il ministro e non è possibile certo affidare alla valutazione questa prossimità indispensabile. Almeno alla Primaria, dunque, si trovi una formulazione adeguata alla missione educativa della scuola. Per il resto, ancor più per la secondaria superiore, premesso che non di deve mai perdere di vista il punto di partenza di questo articolato percorso, le verifiche effettuate e le conseguenti valutazioni sono legittime (nella sua articolazione generale e nella sua finalità, ovvero accertare la maturità degli alunni e non la somma sterile delle conoscenze) e gli esiti delle stesse vanno inseriti sul registro elettronico alla data nella quale sono state svolte o consegnate: anche se, ad oggi, sulla loro utilizzabilità si nutrono parecchi dubbi. Lo stesso ministro ha precisato quanto sia già nelle conoscenze dei docenti la valutazione complessiva di ciascun alunno. Potrebbero essere di fatto annotate come non facenti media, cosa assai più utile, di certo, e meglio e più adeguate al momento storico che loro, gli alunni, si intende, stanno vivendo.

Cosa considerare nella valutazione

La valutazione dovrebbe tenere in considerazione anche dei seguenti criteri:

● puntualità della consegna dei compiti

● contenuti dei compiti consegnati

● partecipazione a call

● interazione nelle eventuali attività sincrone.

Dove, come è evidente, la componente contenutistica è molto limitata e ponderata a non più del 30% del valore complessivo nominale. Ogni consegna rispettata o non rispettata concorre alla formulazione di un giudizio che è ancor meglio del voto, almeno in questo momento.

Compilazione del registro e monitoraggio fruizione dei materiali e di svolgimento delle attività

Salvo se diversamente indicato da circolare o nota ministeriale il registro non deve essere firmato. Salvo se diversamente indicato da circolare o nota ministeriale, le assenze dalle attività sincrone o il fallito svolgimento dei compiti assegnati non sono inserite nella pagina giornaliera del registro. Perché se così fosse concorrerebbero a determinare il monte ore annuale, cosa che, allo stato attuale, non può accadere, per legge.

I docenti devono adoperare, comunque e sempre, il Registro elettronico servendosi di alcuni strumenti visibili alle famiglie che vengono registrati dal sistema e tra questi:

● Agenda di classe sul registro elettronico per indicare tutte le attività programmate, compiti assegnati e attività svolte

● Spazio “Annotazioni”

● Giudizi di volta in volta assegnati.

Ricevimento genitori

Nel periodo di sospensione delle lezioni i ricevimenti sono sospesi.

Riprenderanno con la ripresa dell’attività didattica in presenza.

Alcuni istituti stanno predisponendo modalità di ricevimento on line.

Situazioni particolari e specifiche

docenti di sostegno controllano la possibilità di essere da supporto agli alunni diversamente abili fornendo schede e indicazioni di lavoro specifiche. Nell’inattuabilità di azioni didattica a distanza gli insegnanti di sostegno interverranno preparando materiale didattico da connettere alle attività già programmate e oggetto, inevitabilmente, di ri-progettazione.

docenti di scienze motorie avranno l’accortezza di curare, unicamente, gli argomenti teorici considerata l’impossibilità di fare lezioni in palestra o suggeriranno attività motorie all’aperto in contesti sicuri (nel giardino di casa o del condominio, nel rispetto dei limiti e delle prescrizioni normative).

docenti di laboratorio saranno aggiunti come docenti della classe e saranno impegnati nella correzione degli elaborati e nella presentazione delle attività.

Docenti con ore di organico potenziato: le ore “a disposizione” possono essere le modificate in sportelli didattici in cooperazione con docenti delle stesse discipline.

In allegato un modello di vademecum-regolamento: quello predisposto dal Liceo Scientifico, Musicale e Sportivo “Attilio Bertolucci” di Parma.

Ecco, dunque, come dovrebbe essere articolato e cosa dovrebbe prevedere, un vademecum organico per la gestione dell’erogazione della didattica a distanza. Solo questo? No. Anche questo. Senza trascurare la vera ricchezza della DaD o della FaD, ossia la duttilità e la capacità di riorganizzarsi, il rapporto meno empatico e più utile con l’allievo, la capacità di dare risposte più immediate e dirette a una società non più in grado di vivere la fisicità.

Esempio da scaricare

Mobilità 2020, chi sta finendo il Tfa sostegno può partecipare: lo ha assicurato Azzolina

da La Tecnica della Scuola

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha parlato anche di Tfa sostegno, durante la diretta Facebook sulla sua pagina personale per fare il punto sull’attualità scolastica.

Sì alla mobilità con riserva

La responsabile del dicastero di Viale Trastevere, dopo essere intervenuta sulle novità in arrivo sugli Esami di Stato, sempre per via dell’emergenza Coronavirus che ha provocato lo stop delle lezioni in presenza almeno sino al 5 maggio e forse anche in modalità scaglionata, ha annunciato che per chi sta finendo la specializzazione sul sostegno, “l’idea è far sì che chi la sta facendo possa completare l’iter di formazione entro il 15 maggio partecipando alla mobilità sul sostegno con riserva”.

Il riferimento della Azzolina è quindi agli oltre 10 mila corsisti del Tfa sostegno IV ciclo.

Indispensabile terminare entro metà maggio

I corsisti del Tfa sostegno in dirittura d’arrivo, perfezioneranno successivamente la loro posizione, consegnando in un secondo tempo, appena terminate le prove e pubblicato l’eventuale esito positivo, la “certificazione del titolo”.

Il vincolo imposto dal ministero dell’Istruzione è che il titolo dovrà essere conseguito, ha aggiunto la ministra Azzolina, “comunque entro il 15 maggio”.

“Ringrazio il ministro dell’Università Gaetano Manfredi per aver accolto le richieste di tanti ed essersi speso immediatamente: il tema è di sua competenza”, ha concluso la titolare del ministero dell’Istruzione.