Edilizia scolastica

Oltre 12,7 milioni di euro per intervenire su danni agli istituti scolastici dovuti a eventi calamitosi o emergenze e garantire il diritto allo studio agli alunni. È stato registrato nei giorni scorsi il decreto che assegna queste risorse straordinarie agli enti locali che ne hanno fatto richiesta. Fondi che arriveranno al Comune e alla Città metropolitana di Venezia per 69 interventi su altrettante scuole danneggiate dall’alluvione dello scorso novembre, all’istituto del Comune di Leni dove gli studenti potranno seguire le lezioni anche quando per maltempo non potrà essere raggiunta la scuola di Lipari. O ancora alla scuola di Bosa (OR) dove, sempre per maltempo, si è verificato il crollo di un solaio e alla Città Metropolitana di Roma, in cui nove istituti secondari di II grado hanno subito danni a causa delle violente piogge dello scorso autunno.

“Nonostante le attività straordinarie legate all’emergenza sanitaria attuale, l’attività ordinaria del Ministero non può e non deve fermarsi – sottolinea la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -.  Le esigenze delle scuole non sono scomparse con la chiusura degli istituti. Il nostro impegno per non lasciare indietro nessuno, in questo momento, è concentrato soprattutto sulla fornitura agli studenti di dispositivi digitali e connessioni per poter effettuare la didattica a distanza. Ma bisogna pensare anche al dopo, a quando si tornerà sui banchi e sarà quindi necessario accogliere nuovamente i nostri ragazzi in ambienti sicuri. L’erogazione di queste risorse agli enti locali le cui scuole sono state colpite da eventi calamitosi – conclude la Ministra – va esattamente in questa direzione”.

“Stiamo vivendo un momento di emergenza sanitaria che sta mettendo a dura prova il sistema di istruzione – aggiunge la Vice Ministra dell’Istruzione Anna Ascani – ma sappiamo bene che non dobbiamo trascurare nulla. È per questo che abbiamo liberato questi fondi che gli enti locali hanno richiesto. È importante garantire a ogni bambino e ragazzo la migliore formazione possibile. Dobbiamo intervenire tutte le volte in cui il diritto allo studio, anche a causa di eventi sui quali non abbiamo potere, viene compromesso. Il Ministero, come la scuola, non si ferma. Nessuno deve rimanere indietro”.

Innova per l’Italia

Manfredi: “Dalle università risposta pronta e vivace”

Sono sette le università che hanno già aderito al bando ‘Innova per l’Italia’ avviando attività per il supporto alle imprese, secondo quanto previsto nel bando stesso (Prove per la certificazione di mascherine/dispositivi di protezione, Apparecchiature per terapia intensiva e sub intensiva, Tamponi e Test Diagnostici). Si tratta delle Università di: Bologna, Camerino, Firenze, Napoli ‘Federico II’, Politecnico di Bari, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino. Agli atenei già elencati si aggiungeranno a breve le Università della Campania ‘L. Vanvitelli’, Messina, Trento e Udine. L’elenco delle Università, comunicato dalla CRUI, del quale si darà aggiornamento costante, è in fase di ampliamento continuo, a dimostrazione del fatto che il sistema universitario sta rispondendo complessivamente per dare copertura in breve tempo all’intero territorio nazionale.
È quanto si apprende da una nota del Ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Gaetano Manfredi, che commenta così l’ampia partecipazione del mondo universitario all’iniziativa: “Ringrazio la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane per l’attività di sensibilizzazione prodotta in questi giorni. Si è trattato di un’attività di grande spessore, che ha sollecitato la risposta pronta e vivace del mondo universitario e della ricerca. Un fatto tanto più importante se si considera che per vincere la battaglia contro il Coronavirus c’è bisogno di piena collaborazione”.
“La ricerca è futuro – aggiunge il Ministro Manfredi – e fortunatamente il virus non ha contagiato e distrutto la voglia, il coraggio, lo spirito di abnegazione del personale tecnico-amministrativo universitario e dei tanti professori e ricercatori italiani che stanno mettendo, senza riserve, la loro professionalità e le loro competenze al servizio delle imprese e dell’Italia”.

Apprendere a distanza

Apprendere a distanza

di Maurizio Tiriticco

Oggi si fa un gran parlare di didattica a distanza! Cosa assolutamente nuova per la scuola italiana, ma assolutamente “vecchia” per chi si occupa di ISTRUZIONE e, volendo, anche di FORMAZIONE ed EDUCAZIONE, che, comunque, sono “cose” diverse. Ricordo, ad esempio, che materiali di istruzione a distanza furono prodotti nei primi anni di vita dell’Unione Sovietica, quando occorreva trasformare – e rapidamente – un Paese di tradizione agricola in un Paese industriale! Come raggiungere migliaia di “nuovi” operai in un territorio così vasto come l’Urss? Soprattutto con l’istruzione a distanza, appunto. E con l’invio di materiali di studio e l’individuazione dei necessari mediatori culturali. Ma non mancano esperienze italiane: ad esempio, la “Scuola RadioElettra di Torino”, attiva fin dal 1951.

Per non dire poi di Accademia di Roma, oggi non più attiva, per cui ho lavorato per un certo periodo. Ricordo la fatica anche fisica in quegli anni lontani di dover spedire per posta dispense, a cui erano allegate le relative prove di verifica: in genere un certo numero di item (proposizioni) a quattro uscite, di cui una sola corretta. Poi il ritorno delle prove eseguite ed il rinvio delle correzioni; e sempre via posta. Quindi tempi molto lunghi sia per insegnare che per apprendere! In effetti, forse era più la fatica fisica che quella intellettuale. E non c’erano ancora i “computer da casa”! Questi apparvero in Italia solo alla fine degli anni sessanta: erano composti in più parti, con dischetti da inserire e disinserire, e occupavano a volte un’intera scrivania. Oggi con i pc e l’ausilio del web, di google, della email e di tante altre diavolerie, possiamo dire di vivere in un altro mondo.

Tornando a noi, il problema dell’istruzione a distanza non è solo e tanto quello di produrre materiali ad hoc, quanto quello di produrre conseguentemente le necessarie prove di verifica. Ed ecco i famigerati test! Perché famigerati? Perché i test, o meglio determinate prove di verifica oggettive, sono da sempre considerati dalla nostra scuola come un qualcosa di estraneo! Il vero e il falso sembrano concetti eccessivamente poveri per gestire processi di apprendimento. Ma non è così. E non è un caso che le prove Invalsi, che ormai da qualche anno “si abbattono” sulle nostre scuole, in genere sono considerate dai nostri insegnanti come una vera e propria “invalsione” sulle loro quotidiane attività. In effetti va detto che le prove Invalsi, come del resto tutte le prove oggettive, hanno un limite profondo: valutano “conoscenze”, ma non sono in grado di valutare alcun livello di creatività. Mi spiego meglio: un soggetto, indipendentemente dall’età, può essere “ignorante” in materia di grammatica (fonologia, morfologia e sintassi), ma “originale” e “creativo” quando si esprime, anche se scorrettamente, sotto il profilo grammaticale. Pertanto un alunno può “fallire” nelle prove Invalsi, anche se di fatto è, appunto, “originale” e “creativo” e, a volte, non solo nel linguaggio o nella matematizzazione.

Mi piace ricordare che su queste questioni ci sono ricerche interessanti,  a volte anche datate, nelle quali le prove oggettive sono analizzate e considerate per quello che sono e per ciò che valgono. Ecco quindi: ALDO VISALBERGHI, “Misurazione e valutazione nel processo educativo”, Milano, Edizioni di Comunità, 1955; MARIO GATTULLO, “Didattica e docimologia, misurazione e valutazione nella scuola”, Roma, Armando, 1967; BENEDETTO VERTECCHI; “Manuale della valutazione, analisi degli apprendimenti”, Editori Riuniti, Roma, 1984. E mi piace anche ricordare una serie di fascicoli dal titolo “Prove strutturate e semistrutturate di verifica finale dell’apprendimento per il biennio della scuola secondaria superiore”, esito di una serie di seminari condotti con insegnanti e coordinati dal Prof. Gaetano Domenici, a cui partecipai anch’io come ispettore coordinatore: era la fine degli anni novanta. Possiamo dire, quindi, che la didattica a distanza non solo non nasce oggi, ma ha anche autori illustri.

Occorre comunque ricordare, per correttezza non solo formale, che a monte di tutto c’è tutta la scuola del comportamentismo statunitense! Due soli nomi: John B. Watson e Burrhus Skinner, attivi negli anni sessanta e settanta del secolo scorso. Le loro ricerche influenzarono profondamente la didattica, soprattutto per quanto attiene il mondo delle prove di verifica. E non si creda che i suggerimenti d’oltre oceano riguardino solo i test. Non bisogna far torto al grande John Dewey che negli anni venti (il suo “Democracy and Education” è stato pubblicato a New York nel lontano 1916) “fece uscire” – se si può dir così – i problemi educativi dall’ambito puramente scolastico per proporli come un problema sociale di educazione anche e soprattutto civile. Per non dire poi di Jerome Bruner The Process of Education, 1960; traduzione italiana: “Dopo Dewey: il processo di apprendimento nelle due culture”, Roma, Armando, 1966. E Toward a Theory of Instruction, 1966; traduzione italiana “Verso una teoria dell’istruzione”, Roma, Armando, 1982.

Ma ciò che si insegna, ovviamente va appreso. Ed è stranoto che la valutazione degli apprendimenti è un’attività non facile. complessa e complicata. E non è un caso che il nostro Ministero dell’Istruzione ce lo ricorda con opportuni documenti normativi. Se non erro, l’ultimo atto è il dlgs 62/2017, che detta, appunto, “Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00070) (GU n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)”.

Ora, per quanto mi riguarda, ho scritto più volte che la VALUTAZIONE deve essere sempre preceduta dalla MISURAZIONE. Ad esempio, rilevare cinque errori in un elaborato di una pagina non è la stessa cosa che rilevarli in un prodotto di venti o trenta pagine. Ma sulla misurazione il nostro Ministero tace! E da sempre! Costringendo poi i nostri insegnanti, in sede di uno scrutinio finale, a verbalizzare che il cinque dell’alunno X viene “portato a sei”, testualmente, in considerazione di…. Quando, invece, va detto che il cinque è l’esito di una o più MISURAZIONI di competenza di un insegnante, mentre il sei è l’esito di una VALUTAZIONE adottato responsabilmente da un consiglio di classe.

Voglio ora ricordare che cosa è una prova di verifica oggettiva, o meglio quella più nota che va sotto il nome di test. Un test è costituito di un insieme di item, o meglio di proposizioni – in genere non meno di dieci e non più di trenta – che si concludono in più uscite, in genere quattro, di cui una sola è quella vera. Ecco due esempi: Napoleone è morto a S. Elena il 5 maggio 1821… a Parigi il 7 luglio 1820… all’Isola d’Elba il 14 luglio 1824… ad Ajaccio il 7 agosto 1822. La seconda guerra mondiale è scoppiata nel 1937… nel 1938… nel 1939… nel 1940. Un alunno ben preparato risponde correttamente a tutti i quesiti, però… non è detto che a questo buon livello di “conoscenza” – in effetti può avere un ottimo livello di memorizzazione – corrisponda un livello analogo di “comprensione”. Ciò significa che occorre produrre prove di verifica che abbiano anche un certo grado di complessità. Ed il che, ovviamente, non è sempre facile.

Tutte le “cose” fin qui dette sono OGGI di particolare attualità, in quanto, con la forzata chiusura delle scuole in forza di questo maledetto corona virus, gli insegnanti si trovano a doversi forzatamente misurare con l’istruzione a distanza. Poco o nulla da eccepire in ordine alla “lezione”, o meglio ai contenuti di cui viene proposto l’apprendimento. Si tratta di predisporre dei materiali da proporre agli alunni, ma non in presenza. La questione insorge con la valutazione del’apprendimento: come verificare se l’alunno x “ha studiato”? In larga misura si possono predisporre dei test costruiti su determinati contenuti che gli sono stati offerti precedentemente. Ovviamente la “cosa” è adattissima per le cosiddette materie letterarie: di meno per alcune materie cosiddette scientifiche. Mi si scusi per il “cosiddette”, ma è sempre difficile individuare una separazione netta tra i due ordini di discipline. Basti pensare al fatto che Galieo propose una rivoluzione planetaria – copernicana, di fatto – quando scrisse un’opera che possiamo definire letteraria. Si tratta di quel “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, che, com’è noto, creò mille difficoltà alla Chiesa che da sempre sosteneva il sistema tolemaico geocentrico.

Di fatto, non esiste una separazione netta tra “discipline di ricerca”, che attengono, appunto al mondo della ricerca; ma esiste, invece, tra “discipline di studio”, nelle scuole. Ad esempio, com’è noto, un’ora è dedicata all’italiano, l’ora successiva alla fisica, e poi alla filosofia e poi ancora alla chimica! Il tutto scandito inesorabilmente dal suono della campanella, che disciplina i tempi di un intero edificio scolastico. Tempi che non sempre coincidono con quelli dell’insegnare per apprendere.

Con l’istruzione a distanza i tempi della lezione, dello studio, della misurazione e della valutazione si modificano profondamente e – credo – a favore di chi apprende. Il quale ha più tempo per maturare e produrre una risposta ed anche per “documentarsi”: quella operazione che, se male intesa e mal condotta, può ridursi in genere al semplice copiare! Ma un certo copiare non è affatto un male! Copiamo tutti e sempre, ogni momento, dalla nascita alla morte. Se il nuovo nato non “copiasse” dal linguaggio, dalle abitudini, dalle regole di comportamento dei suoi attanti (i genitori, i famigliari, il gruppo parentale e sociale), non entrerebbe nel “gruppo” e non ne sarebbe in progress partecipe attivo. Ovviamente, ciò vale quando il “copiare” significa “adattarsi” progressivamente alla lingua, alle abitudini, ai costumi, alla cultura del contesto in cui si nasce, si cresce, si apprende, si opera… e si insegna anche. Si pensi in effetti alle difficoltà di apprendimento e di socializzazione di un bambino autistico.

In conclusione, ritengo che insegnare ed apprendere a distanza non è una diminuzione rispetto a ciò che accade nell’insegnamento/apprendimento in presenze! E’ semplicemente una “cosa altra”. Se non, addirittura un qualcosa di più, forse più celato che palese. Ma questa alterità occorre saperla individuare ed utilizzare al meglio. Insomma, siamo tutti di fronte ad una grande occasione per riflettere… sul sistema di istruzione in generale.

Scrutini ed esami: saranno “seri” come li voleva la Ministra?

Scrutini ed esami: saranno “seri” come li voleva la Ministra?

Nei giorni scorsi la Ministra Azzolina si è più volte impegnata a garantire la serietà delle valutazioni di fine anno e degli esami di Stato, dicendosi di conseguenza contraria al cosiddetto “6 politico”. Le anticipazioni giornalistiche sul decreto che domani sarà esaminato dal Consiglio dei Ministri e che in queste ore si sta mettendo a punto non sembrano però andare con chiarezza in questa direzione. Comprendiamo benissimo le grandi difficoltà di questo momento, che però non devono indurre a banalizzare oltre misura momenti importanti della vita scolastica come le valutazioni di fine anno e gli esami. Una cosa è semplificare, un’altra eliminare qualsiasi tipo di verifica, utile per capire a che punto si trova ciascun studente. Si potrebbe ad esempio ridurre l’ampiezza del programma da ripassare e su questo valutare la preparazione degli allievi con opportune verifiche finali e con le prove d’esame per chi termina il primo o il secondo ciclo di istruzione. Chi ha lacune significative dovrebbe essere chiamato a sostenere un “esame di riparazione” a settembre. Si parla invece di “debiti da recuperare durante l’anno successivo”; ma sappiamo dall’esperienza che con questo rinvio si ottiene poco o nulla.

Va detto  chiaramente che evitare forme di sanatoria è prima di tutto nell’interesse educativo e culturale dei ragazzi, anche nell’attuale situazione.  Non è così che li si può aiutare a crescere in maturità e autostima. Il Presidente del Consiglio ha richiamato tutti al senso civico, all’accettazione dei doveri che la situazione impone. E tutti, in grande maggioranza e in misura diversa, stiamo assumendoci le nostre responsabilità. Non diamo ai giovani messaggi sbagliati, sminuendo il diritto-dovere a una formazione scolastica seria.

Valerio Vagnoli, Giorgio Ragazzini, Andrea Ragazzini, Sergio Casprini

GRUPPO di FIRENZE
per  la scuola del  merito  e della responsabilità

Per didattica a distanza si utilizzi un’unica piattaforma per istituto

Scuola, Drago (M5S): “Per didattica a distanza si utilizzi un’unica piattaforma per istituto: già al lavoro con un gruppo di studio per la scuola del domani”

La senatrice del Movimento Cinque Stelle Tiziana Drago ha annunciato la costituzione di un gruppo di studio con docenti e dirigenti, per elaborare proposte concrete per la scuola del domani e ha evidenziato la necessità di utilizzare una sola piattaforma, per istituto, per la didattica a distanza, in modo tale da evitare di avere scuole “con diverse velocità” di avanzamento tecnologico.

Il gruppo di studio è composto dai professori: Fiorenza Rizzo; Daniela Parisi; Giovanni Morello nonché dai dirigenti scolastici Salvatore Impellizzeri e Anna  Maria Di Falco.

“Il momento drammatico che vive il Paese – spiega Drago – ha imposto al mondo dell’istruzione grande e veloci cambiamenti. In primo luogo, preme sottolineare la necessità di uniformare il sistema scolastico italiano per quanto concerne la didattica a distanza: alcune scuole sono molto più avanti e altre debbono ancora mettere a punto l’intero sistema. La libertà di scelta, da parte del docente, del supporto virtuale da usare, sta inoltre ingenerando negli alunni confusione. Per questa ragione servirebbe una piattaforma unica per istituti in un ambiente informatico certificato, sicuro e protetto specie guardando agli studenti minorenni e alla semplicità di utilizzo per i docenti. Con una omogeneità della piattaforma si riuscirebbe ad accelerare anche la formazione dei docenti e, quindi, ottenere una didattica efficace anche per il lungo periodo. In termini di sicurezza la piattaforma uniforme per istituto, interverrebbe assicurando anche l’uso di community protette, che permetterebbero anche un feedback diretto tra alunni e alunni e tra docente ed alunno”.
“Non lasciare alla libera scelta dei docenti la scelta della piattaforma da utilizzare, secondo l’autonomia didattica di cui godono, ma che sia ogni dirigente scolastico, ogni preside ad indicare l’unico spazio virtuale omogeneo, all’interno del proprio istituto, capace di uniformare il sistema usato per la creazione delle “classi virtuali”
“Da docente mi sento anche io in prima linea in questo momento – continua la senatrice – e ho costituito un gruppo di studio con docenti e dirigenti per elaborare proposte e suggerimenti per l’istruzione italiana. La pandemia ha comportato una velocizzazione dei processi di informatizzazione e dobbiamo riuscire a ‘guidare’ questi processi in modo tale che la didattica a distanza, anche nel domani, possa essere una freccia in più nel nostro arco. Sotto questo punto di vista mi preme ringraziare i dirigenti, i docenti, il personale Ata e amministrativo per il grande sforzo compiuto in questo ultimo mese”.

PORTIAMO LA RICERCA A SCUOLA

I migliori contributi del mondo della ricerca pubblica italiana da oggi online in un’unica piattaforma

La scienza e la ricerca per la scuola: fisica e astrofisica, spazio, ambiente, natura, tecnologia, matematica, scienze umane e sociali, innovazione e risparmio energetico e tutto quanto può essere compreso nella definizione di ricerca scientifica a disposizione di insegnanti e studenti che in questo periodo si sono organizzati con la didattica a distanza, ma anche delle famiglie che li supportano. L’iniziativa è di tutti gli enti pubblici di ricerca italiani, che hanno fatto fronte comune per riunire contenuti, video e contributi interattivi in un’unica piattaforma, quella dell’Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE).

Il materiale, continuamente aggiornato e che fa riferimento alla migliore produzione di comunicazione del mondo della ricerca, è organizzato per temi, tag e ente di appartenenza e diventa non solo strumento didattico e di approfondimento, ma anche stimolo per allargare gli orizzonti della conoscenza.

Questi gli Enti pubblici di ricerca e i loro contributi: 

Area Science Park: Dalla genomica alla nutrizione, dall’Internet of Things alle tecnologie per esplorare lo spazio e non solo. Area Science Park racconta, attraverso una serie di video, in che modo la ricerca e l’innovazione trovano riscontro e applicazione nella vita quotidianità di tutti noi.

Ufficio stampa: Francesca Iannelli – Tel. 3385368101 – press@areasciencepark.it

ASI: Il racconto dello Spazio per l’Agenzia Spaziale Italiana passa attraverso 19 video (alcuni vere lezioni virtuali): esplorare l’Universo, scoperte della fisica fondamentale, esperimenti e vita degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Ufficio Stampa: Giuseppina Piccirilli – Tel. 3358157224 – stampa@asi.it

CNR: La multidisciplinarietà del Consiglio Nazionale delle Ricerche si riflette nella multimedialità dei contenuti forniti: video, fumetti e cartoon, software, mostre, webinar, news, articoli sull’attualità e l’attività della rete scientifica.

Ufficio stampa: Marco Ferrazzoli  – Tel 333/2796719 – marco.ferrazzoli@cnr.it  

CREA: Videolezioni, ebook, app e una webserie vera e propria: per far scoprire a grandi e piccoli l’agricoltura, dal gene alla tavola, sempre all’insegna della sostenibilità, senza dimenticare i consigli per mangiare sano dei nostri esperti.

Ufficio stampa Cristina Giannetti – Tel. 345 0451707 – stampa@crea.gov.it

CREF: Visita virtuale al museo dell’Istituto sulla vita e le opere di Enrico Fermi e del gruppo di dei ragazzi di Via Panisperna. Videointerviste di divulgazione scientifica sui temi della complessità, propagazione di fake news sui social network.

Responsabile Comunicazione: Francesco Sylos Labini – Tel. 3334323423 – sylos@cref.it

ENEA: L’Ente propone un ‘pacchetto’ di 10 lezioni online su efficienza e risparmio energetico e 10 dirette Facebook con i suoi esperti, dedicate ai temi delle puntate dell’Info-reality sull’efficienza energetica realizzato per la campagna “Italia in Classe A” in collaborazione con il MiSE. Vi è poi una selezione di video su clima, ambiente, economia circolare, energia da fusione e innovazione tecnologica.

Ufficio stampa: Roberto De Ritis – Tel. 3356493433 – ufficiostampa@enea.it

INAF: Le proposte dell’Istituto raccolgono materiali dedicati agli insegnanti nelle classi, ma anche video rivolti direttamente agli studenti e mostre virtuali da visitare online per tutta la famiglia. Dal Sistema Solare ai buchi neri, dalla Luna agli esopianeti, tra passato e futuro delle scienze dell’universo.

Ufficio Stampa: Marco Galliani – Tel.  335 1778428 –  ufficiostampa@inaf.it

INDAM: L’Istituto ha ben chiaro quanto conti la scuola e che non ci può essere Alta Matematica senza un’educazione matematica di qualità a tutti i livelli scolari. #lascuolaconta: video, lezioni, idee per la DAD e oltre, la comunità matematica per la scuola e con la scuola.

Contatto: Barbara Nelli – barbara.nelli@univaq.it

INDIRE: L’Istituto propone una sezione per la didattica a distanza con più di 150 webinar a cui hanno partecipato 25 mila docenti. Offre anche una pagina di tutorial e strumenti innovativi, mostre virtuali e contributi su coding, musica a scuola e tecnologie applicate alla didattica.

Ufficio stampa: Luca Rosetti – Tel. 3200121293 – comunicazione@indire.it

INFN: Onde gravitazionali, antimateria, materia oscura, bosone di Higgs sono alcuni dei protagonisti degli approfondimenti proposti dall’INFN. La fisica moderna raccontata agli studenti, esperimenti da fare a casa, dirette Facebook, cartoon, conferenze-spettacolo per ragazzi e famiglie e molto altro.

Ufficio stampa: Antonella Varaschin – Tel. 3495384481- antonella.varaschin@presid.infn.it

INGV: Una selezione di video, immagini e giochi per entrare nel pianeta affascinante, dalle eruzioni vulcaniche alle passeggiate sui ghiacciai fino alla scoperta del tremore sismico. In un viaggio che da web prosegue “nel” pianeta Terra.

Ufficio Stampa: Valeria De Paola – Tel 3470970621 – ufficio.stampa@ingv.it

INRIM: Dalla storia della scienza delle misure alle misurazioni nella vita di tutti i giorni: la metrologia e il suo contributo allo sviluppo scientifico, tecnologico e industriale, ma non solo.

Comunicazione: Barbara Fracassi – b.fracassi@inrim.it

INVALSI: l’Istituto presenta un primo gruppo di video utili a focalizzare alcuni aspetti relativi alle prove nazionali e continuerà a proporre specifici contributi per offrire spunti e approfondimenti sulla valutazione del sistema scolastico italiano nel suo complesso, sulle ricerche correlate, sull’utilizzo dei dati e sulle indagini internazionali a cui il nostro Paese aderisce. 

Responsabile comunicazione: Maria Teresa Marzano –mt.marzano_ext@invalsi.it

Istituto Italiano di Studi Germanici: L’Istituto, l’unico tra gli Enti di Ricerca italiani unicamente dedicato alle discipline umanistiche, con specializzazione nelle culture del Nordeuropa (culture di lingua tedesca, dei paesi scandinavi e dell’area di lingua nederlandese), propone una serie di video di formato uniforme con lezioni di approfondimento sulla filosofia, la storia e la letteratura tedesca, con escursioni nelle letterature nordiche.

Contatto: Bruno Berni – Tel. 3476127439 –  berni@studigermanici.it

ISPRA: L’ambiente insegna: documentari e spot per tutte le età, utili anche per attività didattiche; un viaggio nell’oasi naturalistica di Castel Porziano, i colori profondi del Mediterraneo e il robot sottomarino per studiare i fondali, la plastica in mare e gli impatti sulle tartarughe marine, a caccia di “alieni” tra le nostre specie.

Ufficio stampa: Cristina Pacciani – Tel 3290054756 – stampa@isprambiente.it

ISS: L’Istituto, oggi in prima linea per contrastare l’epidemia da nuovo coronavirus, mette a disposizione una serie di video per far conoscere e apprezzare il mondo della ricerca visto “da dentro”. Ascolterete la voce di giovani ricercatori e ricercatrici di oggi, per poter condividere le loro scelte e il loro entusiasmo, e ricercatori di ieri, per conoscere le radici del più importante ente di ricerca per la sanità pubblica in Italia.

Ufficio Stampa: Mirella Taranto – ufficio.stampa@iss.it

ISTAT: Attraverso prodotti tipicamente educational – dai giochi alle fiabe statistiche, ai pacchetti didattici fino ai tour virtuali – l’Istat propone un percorso di conoscenza delle statistiche ufficiali che dà conto dell’impegno dell’Istituto per promuovere un approccio consapevole dell’importanza dei dati nella vita di tutti i giorni.

Ufficio stampa:  ufficiostampa@istat.it

OGS: L’Istituto propone una selezione di materiali di facile fruizione relativi ad alcuni degli ambiti delle Scienze della Terra, del Mare e delle aree polari di cui quotidianamente si occupa. Video, lezioni e contenuti di approfondimento che spaziano dallo studio del clima e delle conseguenze dello scioglimento dei ghiacci polari agli strumenti che vengono utilizzati dai ricercatori per le analisi geofisiche e per lo studio degli oceani, ma anche riflessioni sulle problematiche ambientali, sociali ed economiche.

Ufficio stampa: Michele Da Col – Tel. 3403356400 – press@inogs.it

Stazione Zoologica ANTON DOHRN: i contributi video forniti dalla SZN sono incentrati sulla sensibilizzazione e divulgazione sulle problematiche che interessano l’ecosistema marino.

Resp. Area III Missione: Claudia Gili – Tel. 3397768820 – claudia.gili@szn.it

Tutto il materiale è reperibile al seguente link:

http://www.indire.it/gli-enti-pubblici-di-ricerca-a-supporto-degli-studenti/

Fattore J

Al via “Fattore J”, il primo percorso di sensibilizzazione e formazione per la scuola italiana che aiuta i giovani a sviluppare intelligenza emotiva, rispetto ed empatia verso le persone affette da malattie. Il progetto, promosso da Fondazione Mondo Digitale in collaborazione con Janssen Italia, coinvolgerà 100.000 studenti. Primo evento live, in programma l’8 Maggio, con la partecipazione di importanti istituzioni tra cui l’Istituto Superiore di Sanità e di esperti del mondo scientifico per fornire ai giovani strumenti per comprendere al meglio le emergenze sanitarie.

Roma, 2 Aprile 2020 – Fondazione Mondo Digitale in collaborazione con Janssen Italia, divisione farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, lancia Fattore J, un’iniziativa di vicinanza e attenzione alle persone che vivono una situazione di grave disagio o sono affette da patologie. Con una campagna di sensibilizzazione on line, video pillole educative ed eventi di formazione nelle scuole di sei regioni italiane (Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto) il progetto coinvolgerà 100.000 studentidelle scuole superiori. A conclusione un grande hackathon nazionale. 

Gli esperti guideranno ragazze e ragazzi a una corretta comprensione scientifica dei modi per prevenire e affrontare alcune patologie diffuse con focus particolare sulle aree terapeutiche di ematologiaimmunologiainfettivologiaoncologiaipertensione polmonare eneuroscienze. Al loro fianco, le associazioni dei pazienti che aiuteranno a cogliere la dimensione più personale e intima della malattia e a sviluppare intelligenza emotiva e maggiore consapevolezza e accettazione della “diversità” e “unicità”.  

Hanno aderito al progetto Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL), Associazione Ipertensione Polmonare Italiana Onlus (AIPI), Associazione Malati Reumatici del Piemonte (AMaR), Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino (AMICI Onlus), Associazione Nazionale Amici per la Pelle (ANAP Onlus), Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza (APIAFCO), Network Persone Sieropositive (NPS Italia Onlus) e Progetto Itaca Onlus.

Si inizierà il 23 aprile con un ciclo di webinar animati da Progetto Itaca onlus, fondazione che promuove programmi di informazione, prevenzione, supporto e riabilitazione per persone affette da disturbi della salute mentale e per i loro familiari. Si parlerà anche di coronavirus e degli effetti della quarantena, come paura, stress, ansia, depressione da parte di bambini e adolescenti, penalizzati da un’informazione spesso confusa, distorta e non pensata per i più giovani.

Collegati in una classe virtuale diffusasu più regioni, i giovani saranno protagonisti anche dell’originale evento live in programma il prossimo 8 Maggio, che coinvolgerà comunità educanti, istituzioni, stampa. Intervengono l’Istituto Superiore di Sanità ed esperti del mondo della scienza e della comunicazione scientifica che risponderanno alle domande dei ragazzi e con loro ricostruiranno una narrativa chiara dell’emergenza per affrontarla con consapevolezza e speranza per il futuro.

Nel periodo di chiusura delle scuole tutti gli eventi si svolgeranno on line. Una risposta forte che Fondazione Mondo Digitale e Janssen Italia hanno voluto dare affinché il virus non fermi la formazione su temi cruciali per la crescita delle nuove generazioni. 

“Con il progetto Fattore J formeremo 100.000 giovani italiani al rispetto verso tutti coloro che sono affetti da patologie e ai corretti comportamenti da avere anche in situazioni di emergenza come queste. Lo stiamo facendo in collaborazione con la Fondazione Mondo Digitale in un momento complicato in cui la didattica a distanza si sta rilevando cruciale”, ha dichiarato Massimo Scaccabarozzipresidente e amministratore delegato di Janssen Italia.

“Il momento storico che stiamo vivendo ci insegna che è fondamentale aiutare i più giovani a sviluppare intelligenza emotiva e a considerare la malattia come elemento della vita. E a prendere atto di uno stato di disagio proprio o altrui. Così possiamo anche migliorare il livello di attenzione sulla salute degli adolescenti ed evitare che le diagnosi arrivino troppo tardi”, ha spiegato Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale. 

Fondazione Mondo Digitale

Siamo un’organizzazione non profit, uno dei primi esempi di successo di collaborazione tra pubblico e privato con una forte missione di servizio. Nati nel 2001 come Consorzio Gioventù Digitale, lavoriamo per una società democratica della conoscenza coniugando innovazione, istruzione, inclusione e valori fondamentali, in modo che i benefici siano a vantaggio di tutte le persone senza discriminazione. Operiamo a livello locale, come ente strumentale di Roma Capitale, nazionale e internazionale, con partnership in oltre 40 paesi di tutto il mondo. Ovunque collaboriamo con scuole, imprese, organizzazioni non profi­t, centri di ricerca e pubbliche amministrazioni, rendendo le persone protagoniste di ogni iniziativa. 

Janssen è impegnata nell’affrontare alcune tra le più importanti esigenze mediche insoddisfatte, in diverse aree terapeutiche fra cui oncoematologia, immunologia, neuroscienze, malattie infettive e vaccini, malattie cardiovascolari e metaboliche e ipertensione arteriosa polmonare (PAH). Mossi dal nostro impegno nei confronti dei pazienti, sviluppiamo prodotti, servizi e soluzioni innovative per la salute delle persone di tutto il mondo. Per ulteriori informazioni visitate il sito www.janssen.com/italy e seguiteci su @JanssenITA.

F. Dall’Ara, Storia di un Coronavirus

GIORNATA MONDIALE AUTISMO

Erickson e Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano presentano “Storia di un coronavirus” di Francesca Dall’Ara

Un e-book gratuito per spiegare il coronavirus ai bambini, anche con disturbi del neurosviluppo

Il 2 aprile è la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Quest’anno è un 2 aprile diverso per l’emergenza coronavirus. Un’occasione per comprendere l’impatto che questa situazione sta avendo su bambini, ragazzi e adulti con autismo e proporre idee per essere al loro fianco.

In questo tempo sospeso e complesso, in cui gli scienziati di tutto il mondo sono impegnanti per superare l’emergenza coronavirus, è molto importante non dimenticarsi che anche i bambini hanno il diritto di sapere. Soprattutto i bambini che vivono situazioni di fragilità o presentano un disturbo del neurosviluppo, che potrebbero avere meno strumenti per la comprensione di quanto sta accadendo e per la gestione di pensieri ed emozioni.

Per affrontare questa situazione, Erickson ha scelto di pubblicare e diffondere gratuitamente l’e-book “Storia di un coronavirus” scritto da Francesca Dall’Ara e illustrato da Giada Negri (scaricabile qui https://www.erickson.it/it/approfondimento/giornata-mondiale-autismo )

Una storia semplice che racconta una realtà molto complicata con l’intento di sostenere le mamme e i papà ad affrontare insieme ai più piccoli (e forse anche grazie a loro) questo difficilissimo momento.

Il racconto si rivolge a tutti i bambini a partire dai 2 anni, con un’attenzione specifica ai bambini con bisogni comunicativi complessi e disturbi del neurosviluppo, attraverso una versione adattata e tradotta in simboli con gli strumenti della comunicazione aumentativa, secondo il modello inbook. 

Un’idea nata, all’interno del gruppo di lavoro dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, per trovare un modo concreto e immediatamente fruibile per facilitare genitori e bambini nell’affrontare nel miglior modo possibile l’emergenza generata dal coronavirus e le emozioni che questa scaturisce. 

Tra restrizioni e permanenza forzata in casa «è fondamentale trovare il giusto equilibrio tra una spiegazione degli eventi che renda maggiormente comprensibile l’origine e il senso del grande stravolgimento che caratterizza le giornate, l’accoglienza delle emozioni faticose che lo accompagnano e l’insegnamento delle norme base per proteggersi e prevenire il contagio. Ma, soprattutto, è indispensabile riuscire a trasmettere fiducia nel fatto che stiamo cercando di fare tutto il possibile, anche se molte incertezze e preoccupazioni restano.» afferma Maria Antonella Costantino, neuropsichiatra e Direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Francesca Dall’Ara è psicologa e psicoterapeuta. Lavora da molti anni nell’ambito della disabilità complessa all’interno dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Ha scritto questo libro grazie alle preziose suggestioni e suggerimenti di un gruppo di colleghi.

Pagine: 44 pagine illustrate

Formato: e-book e in-book

Età: +2 anni

Disponibile gratuitamente qui: https://www.erickson.it/it/approfondimento/giornata-mondiale-autismo

Coronavirus, la ministra Azzolina: “Le scuole restano chiuse fino al 13 aprile, i mesi persi saranno recuperati”

da La Stampa

ROMA. Le scuole fino al 13 aprile «saranno sicuramente chiuse»: a dirlo è stata stamane la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ad un incontro ‘a distanza’ con i sindacati della scuola, citando anche il ministro della Salute Roberto Speranza che poco prima aveva annunciato l’intenzione del governo di prorogare fino a Pasquetta le misure di limitazione alle attività e agli spostamenti adottate finora. «Nè – ha ribadito la ministra in serata – è previsto il prolungamento dell’anno scolastico a luglio e agosto».

Tanti gli argomenti affrontati stamane con i sindacati, da come strutturare gli esami di maturità e di terza media, all’avvio del prossimo anno scolastico, dalla mobilità del personale alla didattica a distanza. Sugli esami di Stato, «il confronto è aperto e a giorni saranno comunicate le decisioni ufficiali in merito», ha detto la ministra, la quale ha sottolineato che le decisioni «dovranno tenere conto della situazione di emergenza che il Paese sta vivendo. L’impegno è quello di lavorare su molteplici scenari, nel rispetto del lavoro che stanno portando avanti i docenti e dell’impegno di famiglie e studenti». Certo, «alcune decisioni vanno prese in tempi celeri», ha ammesso la ministra e infatti, da quanto si apprende da fonti governative, venerdì prossimo, sul tavolo del Consiglio dei ministri, potrebbe arrivare un provvedimento sulla scuola, probabilmente quella ‘cornice normativa’, di cui si parla da giorni, per definire la conclusione dell’anno scolastico, le valutazioni dei ragazzi, gli esami di maturità e di terza media. Del resto è necessario derogare il decreto legislativo 62 del 2017 per poter fare qualsiasi tipo di modifica in vista della maturità e degli esami che concludono le scuole medie.

Quanto alle ammissioni, la ministra Azzolina si è sempre detta contraria al ‘6 politico’ ma oggi, nell’incontro con i sindacati, ha accennato alla necessità di «recuperare un po’ di tempo di scuola»: è quindi possibile, secondo alcune indiscrezioni, tutte da confermare, che si promuova tutti nonostante i debiti in una o più materie e che vi sia poi una stagione di recuperi e verifiche all’inizio del nuovo anno scolastico. Quanto all’esame di Stato, probabilmente al ministero si tareranno le prove a secondo se a scuola si riuscirà a tornare i primi di maggio o se non si riapriranno più fino alla fine dell’anno. La Flc Cgil con Graziamaria Pistorino e alcune associazioni studentesche chiedono che si possa prevedere per la maturità e la terza media «solo una prova orale». In generale, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, chiedono alla titolare del dicastero di viale Trastevere «un confronto realmente produttivo a tutto campo» sui tanti temi aperti.

La ministra stamane ha fatto riferimento anche alla partita dei concorsi, «i bandi si possono fare, ovviamene le prove sono sospese»: l’obiettivo, ha assicurato, è assumere i precari a settembre o comunque, ha concordato con la proposta dei sindacati, con una retrodatazione giuridica che permetta l’assunzione dall’inizio del nuovo anno scolastico. Soddisfatta per la riapertura del confronto con il sindacato la viceministra dell’Istruzione Anna Ascani. La Rete degli studenti intanto vuole chiarezza, soprattutto sull’esame di maturità, e oggi ha dato vita ad una mobilitazione on line, #nonèunoscherzo mentre Save The Children fa notare che quasi la metà dei bambini che partecipano ai progetti contro la dispersione scolastica si è trovato a casa senza pc, tablet e internet per le lezioni on line.

Maturità «semplificata» oppure solo orale: dipende dal ritorno (o no) in classe

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Sono giorni frenetici per il Paese. E lo sono ancora di più per il ministero dell’Istruzione. Dove si aspettano le ultime valutazioni di tipo sanitario per affrontare gli ultimi due mesi dell’anno scolastico. Maturità inclusa. Se si rientrerà in classe entro metà maggio allora l’esame sarà semplificato (commissari tutti interni e addio Invalsi/alternanza), altrimenti si procederà a lasciare in piedi solo l’orale. Sulla base di un decreto legge che affida ampi poteri di deroga alla ministra Lucia Azzolina e che è quasi pronto al decollo. Ma aspetta l’ok della “torre di controllo” di Palazzo Chigi, che in questo momento sembra voler accordare la priorità alle misure economiche.

Prima la proroga dello stato di emergenza poi il decreto
A fornire la rotta di navigazione all’intero governo è, con cadenza quasi quotidiana, il comitato tecnico-scientifico che segue l’andamento dell’epidemia diCovid-19 . Un primo aggiornamento importante è atteso per giovedì 2 aprile quando dovrebbe arrivare, con un nuovo Dpcm, la

proroga dello stato di emergenza. Che anziché sdoppiare il calendario delle ipotetiche riaperture tra il 18 aprile e il 3 maggio come sembrava in un primo momento, dovrebbe limitarsi a prorogare lo stato di emergenza fino al 14 aprile.
Al Dpcm seguirà poi un decreto legge – forse già entro venerdì 3 – che di ora in ora da maxi potrebbe diventare mini e ospitare solo le misure economiche. Da varare in abbinata a un secondo provvedimento destinato interamente alla scuola.

Ampi poteri di deroga alla ministra Azzolina

Una prima bozza di decreto legge, che il Sole 24Ore ha avuto modo di visionare, consiste in un testo di 4 articoli che, da un lato, affida alla ministra Lucia Azzolina il potere di prendere con ordinanza tutte le decisioni che si riveleranno necessarie su valutazioni, promozioni, esame. E, dall’altro, le consente di bypassare il parere consultivo del Consiglio superiore della pubblica istruzione su una serie di altri atti, ad esempio sugli organici o sulla valutazione.
Completano il provvedimento le tradizionali disposizioni sull’invarianza finanziaria e sull’entrata in vigore prevista per il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Tuttavia, più il varo del Dl dovesse slittare più i poteri affidati alla ministra Azzolina verrebbero circoscritti. Di conseguenza, la soluzione ideata per lo svolgimento degli esami di Stato (maturità e terza media) potrebbe finire nero su bianco già nel decreto.

L’ipotesi minima: esame light
Attualmente le strade possibili sembrano due. Se le scuole realmente riaprissero entro metà, resterebbe davanti un mese di lezione per arrivare alla maturità, visto che la prima prova (italiano) è in calendario per il 17 giugno e la seconda (greco/latino al liceo classico e matematica/fisica allo scientifico) per il giorno dopo.
A quel punto si potrebbero ammettere tutti i 500mila studenti di superiore (ma cambierebbe poco visto che da anni la percentuale di ammissione è quasi “bulgara”) e limitare al minimo le modifiche. Lasciando immutata l’articolazione in due prove scritte più l’orale, ma restringendola alle parti di programma realmente svolto. Con altri due alleggerimenti che possiamo ormai dare per scontati: l’addio a Invalsi e ore minime di alternanza come requisito di accesso alle prove; la nomina di commissioni d’esame interamente interne con solo il presidente esterno.

L’ipotesi massima: resta solo il colloquio
Poiché lo scenario muta di giorno in giorno e la decisione di riaprire le scuole necessita di notevole ponderazione – la stessa che ha portato il governo a deciderne la chiusura quasi subito – a viale Trastevere stanno mettendo a punto uno scenario di “guerra”, applicabile in caso di serrata degli istituti scolastici fino alla fine dell’anno. In quel caso l’esame consisterebbe semplicemente in un colloquio. Eventualmente da svolgere a distanza, come le lezioni che da inizio marzo si svolgono online nelle scuole di ogni ordine e grado, e con le stesse accortezze di trasparenza e controllo che stanno invece caratterizzando gli esami universitari.

Terza media ancora più light
In caso di alleggerimento della maturità lo stesso metro di giudizio verrebbe a maggior ragione applicato anche all’esame di terza media che è in calendario, a scelta delle singole commissioni, tra l’ultimo giorno (ipotetico) di scuola e il 30 giugno. Ciò significa che delle tre prove scritte (italiano, matematica, lingua) più orale alla fine potrebbe restare in piedi solo quest’ultima. Ma anche qui determinante sarà la data di riavvio delle lezioni. Ammesso che sia possibile.

Per asili nido pubblici e privati «rimborso di marzo garantito a tutti»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

«Le rette pagate per il mese di marzo sono sicuramente garantite sia ai bambini che frequentano strutture pubbliche che private, a condizione che la famiglia segua la procedura già in atto, che prevede di allegare la fattura e altri passaggi. Il rimborso di marzo è garantito per tutti, se effettivamente pagato, ancorché non vi sia stata la frequenza», così a “Due di denari” di Debora Rosciani e Mauro Meazza su Radio 24, Maria Sciarrino, direttore della Direzione centrale Inclusione sociale e Invalidità civile di Inps, spiega come l’istituto stia «prevedendo di rimborsare il pagamento delle rette per tutte quelle famiglie che hanno sottoscritto un contratto con le strutture pubbliche e private che obbliga a un versamento per tutto l’anno, a prescindere dalla frequenza».

Sciarrino ribadisce a Radio 24 che, anche in questo caso, non ci sarà un click day. «No, niente click day. Già per il bonus asilo nido è stata attivata la procedura e le famiglie hanno presentato le domande. è una prestazione che ha un massimo spendibile annuale dietro trasferimento di fondi da parte del ministero del lavoro. Sono 520 milioni quest’anno. Se poi le famiglie non frequentano e la struttura non chiede il pagamento, è chiaro che non rimborsiamo. Se invece la struttura, nonostante l’interruzione della frequenza, perché il contratto a suo tempo stipulato lo prevedeva, richiede il rimborso, noi siamo tenuti a rimborsare. Abbiamo ancora a oggi somme disponibili e c’è ancora abbastanza per coprire le esigenze delle famiglie», ha concluso a Radio 24.

«La possibilità di presentare domanda è già aperta da oggi. Per il bonus baby sitter abbiamo 1.244 domande dal settore pubblico, 4938 dal settore privato. Le categorie sono normate in maniera diversa: l’articolo 23 prevede questo bonus alternativo al congedo pari a 600 euro per lavoratori privati, autonomi, autonomi iscritti alla gestione separata ma anche autonomi non iscritti all’Inps ma iscritti alle casse. In questo caso l’istituto regolerà i rapporti poi con le casse e ha consentito fin da subito la presentazione della domanda. Per i pubblici la norma prevede un contributo fino a 1 milione di euro, il budget complessivo assegnato in norma è di 30 milioni di euro. Per i privati il budget complessivo è un miliardo 261,1 milioni di euro che andrà diviso gestito insieme al congedo. Noi ci raccorderemo con i colleghi degli ammortizzatori sociali per monitorare l’andamento delle domande Sulla base di quelle che sono state presentate, l’importo impegnato per il settore privato è 2 milioni e 859 mila, per i pubblici 1 milione 158mila e 990. – e conclude a Radio 24 – Quindi ribadiamo: per i pubblici il tetto è 30 milioni, per i privati il tetto massimo complessivo dei congedi 1 miliardo e 261 milioni. Era stato stimato in relazione tecnica una somma possibile di 112 milioni da spendere per il bonus baby sitting, però la somma è unica quindi è chiaro che si compenserà la spesa per i congedi con quella per il bonus baby sitting»

Sindacati: serve confronto vero tra noi e ministero

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

«L’incontro odierno (di ieri, ndr) con la ministra dell’Istruzione non ha dato ancora le risposte attese, ma può consentire la ripresa di un confronto che ora però, per essere realmente produttivo, deve svilupparsi a tutto campo sulle tante questioni richiamate negli interventi di questa mattina, a partire dalla richiesta di differire i termini per la presentazione delle domande di mobilità del personale della scuola – stanti le grandi difficoltà di movimento degli interessati e le situazioni in atto nelle aree più direttamente toccate dall’epidemia – alle altre questioni poste in evidenza (organici, assunzioni in ruolo, concorsi, abilitazioni, stabilizzazione precari, e per la mobilità utilizzo della delega, domanda con riserva dei docenti in Tfa, quota 100, superamento blocco quinquennale, Lsu) e più in generale sui contenuti di un provvedimento ad hoc sulla scuola che appare assolutamente indispensabile. Sarà questo per tutti il vero e impegnativo banco di prova, anche alla luce delle notizie che annunciano il varo di imminenti misure per la scuola». Lo scrivono Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda della scuola.

«La proposta della ministra di apertura di tavoli tecnici, ferma restando la nostra disponibilità su un metodo di lavoro positivamente seguito anche in passato, non è infatti di per sé sufficiente, in questa fase di emergenza, per rispondere efficacemente alle tante esigenze del momento», proseguono i sindacati.

«Occorre un confronto costante e a tutto campo al massimo livello politico perché possa essere opportunamente valorizzato il lavoro ai tavoli tecnici su temi che per loro natura richiamano decisioni di livello politico. È necessario rilanciare un metodo che guardi al confronto come fattore importante e decisivo per la qualità delle decisioni e per garantire alle stesse l’indispensabile supporto di condivisione e compattezza per la scuola pubblica», concludono Francesco Sinopoli (Cgil), Maddalena Gissi (Cisl), Pino Turi (Uil), Elvira Serafini (Snals), Rino Di Meglio (Gilda).

Il decalogo di Randstad Education per far funzionare la didattica a distanza

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

La chiusura delle scuole a causa dell’emergenza Coronavirus ha costretto migliaia di insegnanti a ripensare il proprio metodo di insegnamento per adattarlo alle esigenze della didattica a distanza. Non solo a modificare strumenti, linguaggio, contenuti e formato delle lezioni: quella digitale è una rivoluzione che investe il rapporto con gli studenti, le modalità di apprendimento e di valutazione. Per aiutare i docenti in questa fase delicata, Randstad Education, la divisione specializzata nella filiera istruzione-formazione-lavoro di Randstad, che supporta le organizzazioni nella previsione delle competenze necessarie allo sviluppo futuro e nella progettazione dei migliori piani di formazione, ha stilato un elenco di dieci suggerimenti per far funzionare lo smart learning.

«Fare didattica online significa ripensare completamente regole disciplinari, metodologie di insegnamento e valutazione e relazione fra studenti e insegnanti – analizza Fabio Costantini, chief operations officer di Randstad HR Solutions –. Gli strumenti digitali offrono grandi opportunità per mantenere elevato lo standard formativo, con molte piattaforme e formati disponibili per fornire contenuti di qualità agli studenti, ma è necessario darsi regole precise. Bisogna inoltre accertarsi che tutti gli studenti abbiano gli strumenti necessari per accedere e fruire le lezioni ed evitare l’errore di trasferire online ciò che normalmente si fa in classe. Lo smart learning può diventare l’occasione per mettere alla prova gli studenti non più soltanto sulle nozioni ma su ciò che sanno fare e su capacità che normalmente non vengono allenate, come l’abilità di parlare in pubblico, di risolvere problemi, di essere proattivi».

1.Prepara la tua postazione di lavoro. La stanza e la postazione che scegli per fare lezione devo essere il più possibile in ordine e isolate per evitare che oggetti, rumori o movimenti sullo sfondo possano distogliere l’attenzione degli studenti. Per una buona resa video, non posizionarti con una finestra davanti o alle spalle perché il riverbero potrebbe disturbare la vista o farti apparire in ombra. Non indossare camicie o magliette a righe che potrebbero tendere a sgranare l’immagine.

2.Fornisci gli strumenti. Gli studenti delle scuole medie e superiori sono nativi digitali, ma non tutti potrebbero avere familiarità con gli strumenti per le videoconferenze o la condivisione di materiale. Per dare a chiunque la possibilità di accedere alla lezione, è bene dotare tutta la classe degli strumenti adatti e delle conoscenze necessarie per utilizzarle al meglio. Si può fissare un momento all’inizio dell’orario scolastico per verificare che non ci siano problemi tecnici o di connessione e che tutti i ragazzi siano in grado di usare la piattaforma scelta.

3.Dialoga con gli studenti. Questa emergenza, che costringe a stare in casa e sta modificando radicalmente la propria routine, può mettere a dura prova la tenuta psicologica degli studenti più fragili. Sii sempre pronto e aperto al dialogo e all’ascolto, organizza momenti di confronto con la classe e con i singoli studenti, sulla didattica e in generale su come i ragazzi stanno vivendo questo periodo di crisi. È utile inserire questi momenti all’inizio delle lezioni per sdrammatizzare, mettere gli studenti a loro agio e creare un clima sereno, oppure fra una lezione e l’altra per spezzare il ritmo e permettere ai ragazzi di “ricaricare le batterie”.

4.Organizza momenti di socialità. Oltre che con il docente, gli studenti hanno bisogno di mantenere momenti di socialità fra di loro, come se si trovassero ancora fra i banchi. Organizzare delle piccole pause durante le lezioni per consentire ai ragazzi di chiacchierare e relazionarsi miglioreranno umore, concentrazione e resa scolastica.

5.Sperimenta nuove forme di didattica. Pensare di trasferire online i metodi di insegnamento utilizzati durante una normale lezione in classe sarebbe un errore. Gli studenti, confinati nelle proprie case, sono circondati da distrazioni e lunghe lezioni frontali risulterebbero noiose e controproducenti. Meglio proporre lezioni più brevi, di mezz’ora al massimo, e sfruttare tutte le opportunità offerte dagli strumenti digitali per coinvolgerli e stimolarli. Alle lezioni in diretta ospitate dalle piattaforme di videoconferenza si possono affiancare videolezioni registrate, podcast, presentazioni con immagini, grafiche e mappe. Si possono suggerire libri, articoli, riviste da leggere e film da guardare nel tempo libero così da integrare e arricchire le nozioni apprese.

6.Prendi spunto dall’attualità. L’emergenza può fornire spunti per guardare le varie discipline da un punto di vista diverso e per applicare i concetti appresi alla realtà di tutti i giorni. Parlare delle statistiche dei contagi, delle misure prese per rallentarli o delle informazioni sull’origine e sulla natura del virus può essere un modo alternativo per trattare alcuni argomenti di materie matematiche e scientifiche. Allo stesso modo, possono essere oggetto di dibattito gli effetti del Coronavirus sull’economia, sull’ambiente e sulle relazioni internazionali, con possibili confronti storici e letterari.

7.Valuta le competenze, non soltanto le conoscenze. La didattica online incide sulla relazione fra alunno e insegnante, come sulla possibilità di quest’ultimo di controllare la corretta esecuzione di test e verifiche. L’insegnamento a distanza consente allo studente di svincolarsi dal docente e di reperire informazioni che in condizioni normali non potrebbe sfruttare. Un’ottima opportunità per mettere alla prova gli studenti non solo sulle nozioni acquisite, ma sulla capacità di collegarle, esporle e presentarle in diversi formati – come ad esempio presentazioni in Power Point, video, audio, progetti multimediali – e di lavorare in gruppo. È l’occasione per proporre una didattica basata sulle competenze, più che sulle conoscenze.

8.Responsabilizza i tuoi studenti. La riduzione dell’orario scolastico aumenta il tempo libero dei ragazzi. I docenti possono colmare questo vuoto condividendo materiali in diversi formati, ma è importante soprattutto cercare di responsabilizzare i ragazzi, rendendoli parte attiva del proprio apprendimento. L’insegnante può assegnare lavori di gruppo, presentazioni e altre esercitazioni o chiedere ai ragazzi di proporre dei materiali integrativi a quelli condivisi dalla scuola, per stimolare la collaborazione e l’iniziativa degli studenti e mettere alla prova capacità che solitamente non vengono testate.

9.Fissa delle regole per mantenere disciplina e attenzione. Mantenere la disciplina è una delle principali sfide di ogni docente, ancora più complessa quando l’insegnamento avviene attraverso uno schermo. Il primo consiglio è utilizzare alcuni “riti” tradizionali per dare continuità con la vita scolastica: ad esempio fissare un orario inderogabile per l’appello prima di cominciare la giornata o stabilire un segnale comune per intervenire durante la lezione. Per tenere elevata la concentrazione e controllare gli studenti, invece, si possono obbligare i partecipanti a tenere accesi microfono e webcam per l’intera diretta video (attenzione però ai rumori eccesivi) o limitare le domande a momenti precisi.

10.Apprendi dai tuoi studenti. Quando si parla di strumenti digitali, si possono trovare studenti più esperti dei loro docenti. L’insegnante non deve temere questa “concorrenza”, anzi, usarla come arma in più per coinvolgere i ragazzi nella lezione, stimolarli e rafforzare abilità che in condizioni normali non potrebbero sperimentare a scuola. In azienda il reverse mentoring – cioè quando un dipendente più giovane affianca e forma un lavoratore senior – migliora la produttività e la coesistenza fra generazioni diverse sul posto di lavoro. Perché non provarlo anche a scuola?

Didattica a distanza, tutti i limiti del monitoraggio del ministero

da Il Sole 24 Ore

di Alessandro Artini*

Nell’emergenza, molti presidi e docenti italiani si sono impegnati per realizzare la didattica a distanza. Ma quanti, con precisione? A questa domanda il Ministero ha cercato di rispondere con dei monitoraggi. Di cosa si tratta?

I monitoraggi
Così risponde il vocabolario on line Treccani: il monitoraggio è un’«osservazione, a scopo di controllo, di una grandezza variabile eseguita mediante appositi strumenti». Ma, nel mondo scolastico, che affidabilità hanno le risposte? Se esse sono date dalle scuole, non si deve dimenticare che queste ultime (e i loro presidi) hanno tutto l’interesse a far bella figura. Inoltre, è difficile controllare la loro veridicità. In altri casi, se i monitoraggi sono rivolti ad alunni e genitori, forse il grado di attendibilità è maggiore, perché non entra in gioco l’elemento del prestigio, che può confliggere con l’oggettività. Ma i monitoraggi non sono censimenti e risponde chi vuole. Cosa potranno suggerire i dati, se in alcune scuole (o in alcune aree geografiche) molti rispondono e in altre no? Il dato quantitativo di questi monitoraggi, a macchia di leopardo, risulterebbe di difficile interpretazione. Allora, perché utilizzare un tale strumento?

La ricerca sociale
Oggi la ricerca sociale ha compiuto molti progressi ed è possibile, con le dovute conoscenze statistiche e sociologiche, strutturare un campione che sia adeguatamente rappresentativo dell’universo scolastico. Se un campione è ben costituito, non occorrono numeri elevatissimi di persone da intervistare. La ricerca, così, potrebbe portare (credo più rapidamente dei monitoraggi) a degli esiti. Del resto, più che il controllo di un processo (si rilegga la definizione più sopra), oggi l’opinione pubblica più evoluta vuol sapere se la didattica a distanza funziona oppure no. Vuol conoscere cioè i risultati.
In passato i monitoraggi ministeriali e quelli degli Uffici scolastici regionali erano piuttosto numerosi, tant’è che l’Associazione Nazionale Presidi aveva parlato di «molestia amministrativa». In questi giorni di grande lavoro, il rischio che una tale definizione risultasse ancora del tutto calzante è stato elevato.

La didattica a distanza
Del resto il Ministero dovrebbe sapere che la didattica a distanza funziona se il meccanismo con il quale è attuata è stato efficace. In alcuni casi, le scuole si sono affidate ai docenti coordinatori di classe per definire un orario di tanto in tanto; in altri, si è fatto affidamento sulla buona volontà dei singoli insegnanti. Sia nel primo, sia nel secondo caso, si sono creati dislivelli, talora forti, di attività tra una scuola e l’altra. Alcuni alunni hanno fruito di molte lezioni, altri no. È andata meglio con quelle scuole che hanno strutturato il nuovo orario «a distanza», utilizzando quello curricolare e riducendo la durata delle singole lezioni (più o meno la metà di quella tradizionale).
Forse la cosa migliore sarebbe stata quella di chiedere alle singole scuole come hanno fatto ad attuare la didattica a distanza e con quali criteri.

*Presidente Anp Toscana

Scuole chiuse: sei politico? No, l’ipotesi dei «promossi con il debito»

da Corriere della sera

Gianna Fregonara

Non si andrà a scuola a luglio e agosto: lo ha ripetuto ancora la ministra Lucia Azzolina. In classe o a casa l’anno finirà come previsto, mentre a settembre è possibile che rispetto agli altri anni si cominci un po’ prima, nella prima settimana. Lo decideranno a giugno i calendari regionali, ma si cercherà di uniformare l’avvio del prossimo anno scolastico. Quanto a questo, si procede con la didattica a distanza, almeno per il prossimo mese: dal mondo della scuola la richiesta è che, nel decreto di mercoledì il premier Conte cerchi di dare un orizzonte, se non definitivo, almeno sostanziale per la possibile riapertura, che non si limiti ad una proroga di quindici giorni – fino a dopo Pasqua – che è chiaro a tutti che non si potrà rispettare. Anche la ministra Azzolina è stata cauta sul tema. Tornare a scuola significa far muovere oltre dieci milioni di persone tra studenti, professori e personale vario. I primi a tornare a scuola potrebbero essere maturandi e studenti di terza media, per fare l’esame.

I voti

Si sta delineando come sarà la prossima Maturità per la quale al Miur si stanno valutando diverse ipotesi a seconda della riapertura delle scuole entro la fine dell’anno: sarà light ma è ancora incerto il destino della seconda prova che gli studenti chiedono di abolire e che potrebbe essere assorbita dall’orale. I professori – le commissioni saranno interne – chiedono invece di mantenere almeno la prima prova scritta per avere più prove su cui valutare gli studenti per comporre il voto finale. Infatti il problema principale per i professori resta quello della valutazione degli studenti: in attesa di linee guida che arriveranno nelle prossime settimane dal ministero, gli insegnanti si stanno organizzando nelle singole classi. Prevale la linea di non mettere voti sul registro elettronico, ma di valutare per ora «informalmente» il lavoro degli studenti. Ma genitori, insegnanti e studenti si chiedono se potranno esserci bocciati o rimandati, o se alla fine – nonostante le promesse della ministra che non ci sarà il 6 politico -tutti gli studenti saranno promossi.

Il rischio dei ricorsi

Alle elementari e alle medie risulta pressoché impossibile bocciare, a sentire gli insegnanti: la procedura per farlo è molto rigida, prevede l’accordo di tutti i docenti, il coinvolgimento della famiglia, la messa in atto di un tentativo di recupero: tutte cose che non si possono fare. Bocciare – peraltro già un’eccezione che riguarda meno del 5 per cento degli studenti – sarà pressoché impossibile a meno di rischiare ricorsi al Tar. Gli studi di avvocato esperti in giustizia amministrativa e scuola si stanno già facendo pubblicità.

I promossi

Per quanto riguarda le scuole superiori, si avanza una proposta, che è al momento allo studio del ministero: poiché rimandare organizzando corsi di recupero ed esami d’estate rischia di diventare molto faticoso e confuso, sia per le scuole che per i ragazzi, si potrebbe rinviare a settembre sia il giudizio che il recupero stesso. Si sarebbe diciamo così «promossi con debito» da recuperare nella prima parte del nuovo anno scolastico: aumenta il tempo per i ragazzi che così non perderanno l’anno, si evitano ricorsi e si farà nei mesi autunnali quello che non è possibile fare ora.