Operazioni conclusive dell’anno scolastico

Prot.n.46/2020 Roma, 4 aprile 2020

On. Ministra Lucia Azzolina
On. Viceministra Anna Ascani
On. Sottosegretario Peppe De Cristofaro

Viale di Trastevere 76 – ROMA

Oggetto: Operazioni conclusive dell’anno scolastico

L’ANDIS segue con molta attenzione le criticità che la situazione epidemiologica e la sospensione delle attività didattiche stanno producendo su studenti, famiglie e scuole. Si tratta di una condizione senza precedenti, che le istituzioni scolastiche hanno saputo affrontare con energie inimmaginabili, pur tra svariate difficoltà professionali, tecnologiche ed umane.

Bisogna riconoscere che in questa fase il Ministero dell’Istruzione sta supportando con modalità tempestive e coerenti il sistema educativo di istruzione e formazione. Va rilevato, tuttavia, che una parte degli studenti – per motivazioni varie – non sta partecipando alle attività di DaD con la dovuta diligenza e regolarità. Su questa criticità si è concentrata negli ultimi giorni l’azione dei docenti e dei dirigenti scolastici, tesa a fornire agli alunni appartenenti alle famiglie meno abbienti i necessari supporti in termini di dispositivi e connettività.

Gli sforzi che tutti stanno ponendo in essere richiederebbero maggiore prudenza nell’utilizzo dell’informazione e della comunicazione da parte dei livelli di governo. Si verifica, infatti, che mentre le famiglie e gli studenti si interrogano sulla validità dell’anno scolastico in corso e sulle modalità con le quali saranno svolti gli esami di Stato del I e del II ciclo di istruzione, notizie contraddittorie, interviste, voci di corridoio e addirittura bozze di decreti ministeriali invadono i canali informativi, creando in molti casi false aspettative negli utenti, ma anche delusione e sconforto negli operatori della scuola, che stanno profondendo notevoli sforzi per rendere significativa l’esperienza di didattica a distanza.

In vista dell’emanazione del preannunciato DPCM di proroga dello stato di emergenza sanitaria e del Decreto Scuola con cui il Ministero dell’Istruzione si accinge a definire misure straordinarie per regolamentare la valutazione delle attività didattiche a distanza e l’ammissione degli alunni alla classe successiva, l’ANDIS avanza le seguenti proposte:

  • ammissione degli alunni alla classe successiva: gli elementi di valutazione che i docenti stanno raccogliendo in questa fase andrebbero utilizzati con valenza formativa, non per determinare debiti. Se il Ministero dovesse decidere di procedere, in deroga al DPR 122/2009 e al D.Lgs. 62/2017, all’ammissione all’anno successivo di tutti gli studenti delle classi non terminali del I e del II ciclo, la valutazione finale potrebbe essere rinviata alla fine dell’anno scolastico 2020-21, alla stregua di quanto previsto per i nuovi percorsi degli istituti professionali ai sensi del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61;
  • il decreto dovrebbe chiarire quali sono, in regime di DaD, le prestazioni minime a cui sono tenuti i docenti e gli obblighi di frequenza degli alunni;
  • il decreto dovrebbe contenere anche una deroga (limitata al corrente anno scolastico) alle norme che riguardano il funzionamento degli OO.CC., gli scrutini, l’attribuzione dei crediti nel triennio degli istituti di istruzione secondaria di II grado, le prove INVALSI, i PCTO, i progetti avviati con fondi PON, l’adozione dei libri di testo;
  • sarebbe auspicabile, infine, che il Ministero dell’Istruzione avviasse un piano nazionale di formazione dei docenti sulla DaD avvalendosi di esperti qualificati da individuare a livello nazionale.

Con i più distinti saluti
Il Presidente nazionale
Paolino Marotta

Dare attenzione agli alunni con disabilità attraverso gli AT

ANCoDiS: dare attenzione agli alunni con disabilità attraverso gli assistenti tecnici esperti in tecnologie assistive e tiflotecniche tra i 1000 ASSITENTI TECNICI

L’articolo 2 del DM 187/2020 e il relativo Allegato 2 provvedono alla ripartizione tra gli USR delle risorse disponibili per fornire un supporto tecnico alle esigenze delle istituzioni scolastiche del primo ciclo nella gestione della didattica a distanza attraverso il reclutamento di mille assistenti tecnici a tempo determinato.

Tra le questioni emerse in questo periodo di Didattica a distanza vi è certamente la difficoltà di mettere a punto un sistema che consenta anche ai ragazzi diversamente abili, nelle diverse disabilità, e studenti DSA di garantire loro l’apprendimento a distanza. Le difficoltà incontrate sono di diverso ordine:

  1. I dispositivi di cui gli studenti si avvalgono a scuola non sono sempre presenti a casa con le stesse configurazioni e accorgimenti: situazione non sempre superabile poiché le famiglie non hanno le competenze necessarie per questo tipo di interventi. Analogamente sono mancanti le specifiche competenze da parte del personale docente. Solitamente, infatti, la messa a punto avviene con aggiustamenti progressivi e talvolta con l’ausilio di personale esperto esterno proveniente da aziende specializzate o dai centri di assistenza cui lo studente è in carico;
  2. Le piattaforme individuate dai docenti per la didattica a distanza sono state scelte sulla base delle indicazioni fornite dall’istituto, per esempio l’animatore digitale, o da scelte del docente stesso che non sempre ha le competenze o la sensibilità per soffermarsi a valutare l’eventuale accessibilità di tali piattaforme o la capacità delle stesse nel “dialogare” con le unità dedicate agli alunni diversamente abili. Talvolta infatti le piattaforme utilizzate si basano su iconografia e pulsanti rendendo non accessibile l’interazione per tutti coloro che non vedono lo schermo o non dispongono dell’abilità di spostare il mouse e di cliccare su un’icona grafica;
  3. Le competenze specifiche per accompagnare la didattica a distanza per le disabilità hanno figure professionali ben precise e sono quelle di tecnici esperti in tecnologie assistive e tiflotecniche che attengono a conoscenze specifiche nelle diverse unità periferiche per disabili (una tastiera braille, una stampante braille o un video ingranditore, una sintesi vocale o un dispositivo con cursore oculare o un semplice mouse riadattato o altri dispositivi …).

La scuola, dunque, non può e non deve adottare una risposta di “improvvisazione”: deve, invece, percorrere la strada della qualità e del riconoscimento permanente (e non solo nell’emergenza) di alcune professionalità ben precise.

Secondo ANCODIS, una proposta capace di colmare questa mancanza di competenze specifiche potrebbe essere una misura individuata dall’articolo 2 del DM 187/2020 che consenta alle scuole POLO di individuare una figura di ASSISTENTE TIFLOTECNICO capace di supportare i casi presenti nelle scuole di riferimento.

Le professionalità assunte a tempo determinato consentirebbero di utilizzare le professionalità disponibili ma al tempo stesso di formare gli assistenti tecnici a tempo indeterminato in queste specifiche competenze e, laddove necessario per un numero di casi elevato, si potrebbero stabilizzare queste figure di ASSISTENTE ASSISTIVO e TIFLOTECNICO creando un supporto professionale nuovo sul piano tecnologico fondamentale per l’apprendimento degli studenti disabili ben oltre il periodo emergenziale in atto e per l’intero curriculo di studio.

Per ANCODIS

Prof. Rosolino Cicero

Prof.ssa Catia Mastantuono

Lettera aperta sulla gestione dell’emergenza sanitaria

– Al Capo dello Stato

– Al Presidente del Consiglio dei Ministri

– Alla Prof.ssa Lucia Azzolina Ministra Istruzione

– Ai Sigg. Sottosegretari Istruzione

– Al Presidente del CSPI

– Ai Capigruppo parlamentari

– Alle OOSS della scuola

– Ai Sigg. Presidenti delle Regioni

– Agli Ass. reg. Istruzione e formazione regionali

– Alla stampa nazionale

Trasmessa via mail

Lettera aperta sulla gestione dell’emergenza sanitaria covid19 con riferimento al sistema di istruzione e formazione

Signor Presidente della Repubblica Italiana, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Ministro della Pubblica Istruzione, egregi rappresentanti, a vario titolo, dei cittadini e del mondo della scuola, ci rivolgiamo a voi, in qualità di ex consiglieri del CNPI, in un momento sociale e culturale difficile per il Paese e per il sistema educativo nel suo complesso per rappresentare un sentire comune sul presente e sul futuro prossimo venturo che modificherà profondamente la vita delle persone, in particolare dei bambini e dei ragazzi che sono oggi a scuola e degli adulti che rientrano nel sistema educativo per avere una seconda opportunità. Il tempo che stiamo vivendo e ancor più il futuro è segnato dallo sviluppo dellecompetenze culturali che saremo capaci di garantire in un momento di grande trasformazione della società. Ciascuno di noi, lavorando nella scuola e nella Pubblica Amministrazione, ha assicurato per circa 20 anni la presenza nell’organismo nazionale (CNPI) di rappresentanzadel sistema di istruzione e formazione. Anni di grande cambiamenti in cui non abbiamo mai fatto mancare il nostro contributo di idee e proposte per migliorare la qualità dell’apprendimento dei nostri studenti e dell’insegnamento in una prospettiva che desse alle competenze scolastiche e professionali del personale della scuola il giusto valore. Una situazione di cambiamenti epocali che hannocoinvolto tutti i paesi europei (e non solo), in cui non sono mancati approcci non sempre adeguati alle specificità del sistema educativo di istruzione e formazione.

 Come è noto, infatti, negli ultimi 20 anni il sistema formativo è stato continuamente trasformato, talora con scelte di segno opposto e contraddittorie. Ogni Governo, ogni Regione ha emanato provvedimenti specifici talora in contrasto fra loro, non sempre in continuità con quelli precedenti, che hanno ingenerato disorientamento nel personale coinvolto chiamato a dare responsabilmente le proprie competenze. Fatte e disfatte riforme di sistema, emanati provvedimenti che inseguivano il consenso del personale e/o dei propri elettorati, del privato. Provvedimenti di volta in volta revocati, in molti casi inapplicati, talora assolutamente poco significativi per i destinatari dei medesimi, fraintendendo obiettivi e priorità. I contenziosi con la P.A. sono cresciuti a dismisura anche a causa della contraddittorietà delle norme emanate, tra tutte quelle che hanno investito il diritto di chi apprende e le modalità di reclutamento del personale della scuola.

    Di fronte ai nuovi sconvolgenti scenari che ci raccontano un presente che sembra senza prospettiva e senza sguardo sul futuro, che minano e mineranno la vita dei cittadini italiani e del mondo, sentiamo il dovere civico di intervenire, sulla base della nostra esperienza professionale, rappresentando una  doppia esigenza: continuare a mantenere il confronto con i soggetti associativi e sindacali che rappresentano gli interessi del mondo educativo e assumere responsabilmente scelte legislative coerenti che garantiscano una buona istruzione e formazione per tutti a sostegno della persona umana e dello sviluppo sociale e culturale del nostro Paese.

  Ma perché si possa progettare il futuro è necessario definire la base di partenza, che non può che essere quella esistente, né quella prefigurata in recenti scelte e anticipazioni di norme straordinarie. Bisognerà liberarsi definitivamente di tutti i lacci e lacciuoli che sono stati in questi anni ciecamente posti da un sistema che non ha certo funzionato certo al meglio.

    Non è solo una questione di fondi, ma di investimento sapiente delle risorse, allocabili dove è necessario e per obiettivi certi. Vanno evitati, a nostro giudizio, inutili progetti, risorse a pioggia. Sarebbe opportuno, invece, non perdere di vista la disomogeneità del sistema e la visione di un progetto di scuola secondo Costituzione, ottemperando a tutte le esigenze, a quelle strutturali, a quelle culturali e professionali, con lo sguardo rivolto agli aventi diritto: una popolazione in età scolare e adulta che chiede competenze, intenzionalità formativa, cittadinanza consapevole. Dovrebbe essere affermato, una volta per tutte, che il titolo di accesso all’insegnamento è quello della laurea, così come peraltro indicato nelle direttive europee, praticando una volta per tutte la semplificazione amministrativa, nel rispetto di quanto previsto dalla nostra Costituzione e suggerito anche in ambito internazionale. A tal proposito quanto mai opportuno sarebbe evitare soluzioni unilaterali sulla legittima richiesta di procedere ai concorsi senza ilcoinvolgimento reale del mondo sindacale e associativo, dello stesso organismo nazionale di rappresentanza (CSPI). Non si può bandire un ennesimo concorso senza trovare soluzioni accettabili per la soluzione della precarietà del lavoro e delle legittime aspettative di quanti hanno titolo, la laurea, a fare un percorso concorsuale che sappia essere coerente con la domanda di istruzione diffusa.  

    In una emergenza come questa che sta cambiando la vita presente ma soprattutto futura del nostro Paese, è necessario prendere coscienza che nulla sarà come prima. La scuola e la formazione, non solo oggi, ma anche e soprattutto nel prossimo futuro, non potrà essere più la stessa. Dovrà essere garantito un sapere diffuso e competente per tutti, la sicurezza dei nostri ragazzi e del personale impegnato nei luoghi di lavoro e di studio. anche ridefinendo una volta per tutte il rapporto docenti allievi, avviando a soluzione l’annoso tema del sapere utile per una formazione reale dell’uomo e del cittadino, con un confronto reale con il mondo della cultura e della scuola che superi l’attuale partizione disciplinare e la stessa organizzazione scolastica, che nemmeno l’autonomia ha scalfito se non a macchia di leopardo. In buona sostanza si avvii il superamento reale di una frontalità che esclude, privilegiando una impostazione che sappia dare agli studenti e agli insegnanti un’occasione per rivedere il “fare scuola” cosi come è tradizionalmente inteso.

    E’ necessario prendere subito coscienza della realtà e avere la capacità di guardare oltre il mese o i due mesi di una emergenza di cui non conosciamo evoluzione, durata ed effetti. La politica deve avere la capacità di evolversi, di saper leggere e rispettare le scelte “dal basso” fatte nelle scuole per far fronte alle emergenze di questi giorni (e non solo), di valorizzare la grande, generosa e variegata capacità di agire in autonomia dimostrata dalle scuole e dagli insegnanti e produrre iniziative solo nell’interesse pubblico e del cittadino.

   Il corrente anno scolastico non può essere chiuso nell’incertezza; troppe disparità di trattamento si consumano con l’utilizzo della DaDin assenza di misure di coordinamento. C’è il rischio oggettivo che maturi la convinzione che si può scegliere anche in questo caso il fai da te, invece che l’interesse per il valore dell’esperienza educativa. Il Paese, anche in questa situazione, va mantenuto unito e consapevole della partita in gioco, ora e nei prossimi anni. Il prossimo anno scolastico deve iniziare offrendo le dovute garanzie agli studenti, alle famiglie, al personale tutto.

    Il Governo, il Ministro dell’Istruzione e la sua Amministrazione dovrebbero, nel medio periodo, dotarsi di strumenti utili ad orientare significativamente l’azione delle scuole e di conseguenza dei soggetti coinvolti nel processo educativo, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. A nostro giudizio le scelte in materia di istruzione e formazione devono mantenere uno sguardo nazionale e pubblico sul sistema. Il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro sono costituzionalmente garantiti. Per la  nostra esperienza di confronto, al di là delle posizioni sindacali e associative di appartenenza, che ci ha consentito sempre di fare sintesi comuni, riteniamo che vada costituitasenza indugio presso il MIUR una Commissione Speciale composta di Tecnici di alto profilo che riprogrammi il prossimo anno scolastico per durata, contenuti, modalità operative ed organizzative, fatte salve le prerogative dell’attuate CSPI che dovrà essere coinvolto durante tutto il percorso in una prospettiva che salvaguardi il carattere nazionale del sistema formativo e si impegni a trasformarlo avendo a riferimento la qualità dei percorsi di apprendimento formale e non formale.

    La pandemia ci ha costretto a cambiare non solo le nostre abitudini, ma anche a ripensare il nostro futuro in una diversa dimensione comunitaria capace di guardare più alla sostanza che alla forma dei rapporti. Non lasciamo che torni tutto come prima, che la diversa umanità rifiorita in questa circostanza venga fatta nuovamente appassire dal formalismo burocratico che affligge le nostre istituzioni.

    Non perdiamo questa occasione, per noi, per il futuro dei nostri figli e nipoti. Noi ci siamo.

4 aprile 2020

Firmato 

Anfosso Adelio

Arcadipane Emanuele

Barbieri Emanuele

Bassignana Gabriella

Batistini Mario

Boselli Gabriele

Bouchè Diego

Cattani Silvio 

Clementini Luciano

Colombini Silvio

Conti Francesca

Cormino Francesco

De Giacomo Maria Carmela

Franchina Giuseppe

Gammaldi Caterina

Giugliano Paolo

Gonnella Carmine

Gresini Francesco

Lolaico Saverio

Maglione Salvatore

Micheletto Lucia

Navarra Matilde

Oberstaller Franz Josef    

Pace Carmela   

Rustici Paolo     

Sasso Alba 

Sciacca Rosetta

Zunino Giovanna

Indirizzo di contatto: amiciexcnpi@gmail.com

Pagina Facebook: emergenza sistema istruzione e formazione

Coronavirus, le bozze del Decreto Scuola: “Nessuno sarà bocciato né rimandato”

da la Repubblica

Corrado Zunino

Ci siamo, il Piano per la Maturità e la fine dell’anno scolastico è un decreto legge. Una bozza di decreto, e sarà approvata domenica prossima in Consiglio dei ministri. Come ha anticipato Repubblica, in via assolutamente eccezionale “e solo per l’anno scolastico 2019-2020”, tutti gli alunni e gli studenti italiani passano per decreto alla classe successiva, anche quelli con insufficienze registrate nel primo quadrimestre. Siano minime o siano gravi e su diverse materie.
Non ci saranno bocciati né rimandati, in questa situazione eccezionale. Il decreto prevede recuperi degli apprendimenti a partire dal primo settembre 2020. Non recupero dei voti, il prossimo anno si ripartirà da zero. Un ripasso forzato di nozioni, e di programma, che i docenti via via valuteranno a partire, appunto, dalla prossima stagione scolastica. Le scuole italiane il primo giorno di settembre apriranno per tutti coloro che hanno avuto “debiti” nel primo quadrimestre. L’avvio dell’anno scolastico 2020-2021, anche per questo motivo, potrebbe slittare in avanti.

Maturità con rientro in classe: doppia prova preparata dalla commissione

C’è una data spartiacque, lunedì 18 maggio. Se gli studenti torneranno a scuola entro quella data, e potranno fare quattro settimane di lezioni frontali, l’esame di Stato per il diploma superiore sarà “assimilabile” a quelli conosciuti. Prima prova scritta il 17 giugno, tema di Italiano unico e nazionale: chi sceglierà le tracce dovrà tenersi lontano dalle questioni contemporanee, dal Dopoguerra in poi per capirci. Meglio Verga che Caproni, il Risorgimento piuttosto che il ’68. La seconda prova, quella doppia, non avrà carattere nazionale e dovrà essere gestita dalla commissione interna (sei membri, tutti  docenti della classe interessata all’esame). Poi, a partire da fine giugno, l’orale.

Maturità senza rientro: via gli scritti, un grande orale

L’ipotesi più probabile, tuttavia, è quella che prevede che il 18 maggio non ci sia un “liberi tutti” da parte del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza. In quel caso, con gli studenti di quinta costretti a casa, salteranno entrambi gli scritti: Italiano e doppia prova. La valutazione finale dei maturandi – resterà “seria”, ha sottolineato la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina – sarà affidata in maniera esclusiva a un unico esame orale. Sarà lungo, almeno un’ora, e prevederà esercitazioni sulle materie caratterizzanti (Greco e Latino al Classico, per comprendere). Il dibattito su quanto peserà il maxi orale è rimandato a dopo Pasqua, ma i tecnici del ministero dell’Istruzione suggeriscono 60 punti sui 100 totali.

Ipotesi ultima: colloquio online

Il progetto estremo, da prendere in considerazione di fronte a una crisi epidemiologica ancora fuori controllo, è quello di far svolgere gli esami di Maturità online. La bozza del Dl Scuola dice: “Nell’ipotesi in cui le ragioni sanitarie” indichino come “non si possano svolgere esami in presenza”, ecco, si può prevedere “la valutazione degli alunni, ivi compresi gli scrutini finali, anche in modalità telematiche”.

Tra le novità che si leggono nella bozza, si rivedrà il decreto che premia i 100 e lode. Ci si avvia a un esame di Stato che avrà, insieme al “tutti diplomati”, meno volti alti e meno voti bassi. Un altro frutto dell’anno scolastico spezzato dalla pandemia.

Esame di Terza media, possibile solo la tesina

L’Esame di Terza media potrebbe ridursi a una tesina consegnata alla commissione (tutta interna) con valutazione finale del Consiglio di classe. Nell’ipotesi più ottimistica potranno essere eliminate “una o più prove”.

Sono, e questo pare ovvio, sospese per tutto il “2019-2020” le gite scolastiche in tutti i cicli. E le iniziative di scambio culturale.

I concorsi vanno avanti, sindacati arrabbiati

Per decreto viene cancellato il parere finale del Consiglio superiore d’istruzione (Cspi), che di fatto non si riuniva più. I due concorsi previsti per i docenti – ordinario e straordinario – vanno avanti e saranno banditi a breve: la ministra teme il caos precari del 15 settembre. I sindacati, ancora una volta non consultati, sono furiosi.

Le Graduatorie d’istituto per i docenti precari restano congelate e si prevede una finestra d’inserimento che si chiuderà il prossimo 31 agosto. Le attività di verifica dei dirigenti tecnici sull’anno di prova dei docenti saltano riducendosi a un “parere consultivo”.

Deputati maggioranza: “Ministra, ci hai preso in giro”

Ieri Lucia Azzolina aveva aperto la videoconferenza con le forze di maggioranza negando la veridicità delle anticipazioni di Repubblica. Diversi deputati e senatori oggi, quando la ministra non ha autorizzato un secondo passaggio parlamentare, l’hanno chiamata per dirle: “Ci hai preso in giro, i tuoi atteggiamenti fanno male alla scuola”. L’approvazione del decreto sulla fine dell’anno scolastico, anche per questi motivi, è slittata da domani (venerdì 3) a domenica.

Sei politico: semmai una bocciatura rinviata di un anno

da Corriere della sera

di Marco Ricucci*

La scuola è chiusa, ma l’ultima campanella non è ancora suonata e le vacanze sono una mera chimera per milioni di studenti. Ma la domanda sulla bocca di tutti, costretti davanti a un computer con la didattica a distanza, è più che legittima: «E che succederà a giugno?». Bocciati, rimandati, promossi: la potenziale sorte delle allieve e degli allievi, in particolare alla scuola superiore, era chiara; essa ha ancora una valenza altamente educativa e non è fortunatamente la mera formalizzazione di un percorso di apprendimento, basato su voti numerici. La DAD, l’ennesimo acronimo che arricchisce il vasto campionario della scuola italiana, pone serie sfide non solo per le inconsuete modalità di svolgimento delle lezioni cui gran parte delle istituzioni e moltissimi docenti non erano adeguatamente pronti, ma anche per lo stesso modo di «dare i voti». Il Ministero dell’Istruzione si è prodigato nel distribuire, nell’emergenza, milioni di euro per superare il gap digitale e tecnologico, mentre ha diramato una serie di circolari per spiegare che cosa abbia in mente di fare.

La circolare (in latino) di Max Bruschi

Leggiamo, ad esempio, nella circolare datata 17 marzo 2020, a firma del dottor Max Bruschi, Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione: «Le forme, le metodologie e gli strumenti per procedere alla valutazione in itinere degli apprendimenti, propedeutica alla valutazione finale, rientrano nella competenza di ciascun insegnante e hanno riferimento i criteri approvati dal Collegio dei Docenti. La riflessione sul processo formativo compiuto nel corso dell’attuale periodo di sospensione dell’attività didattica in presenza sarà come di consueto condivisa dall’intero Consiglio di Classe». Oltrepassando il gergo burocratese, significa che ogni scuola fa da sé? La circolare menzionata si chiude con una sentenza in latino di Publio Siro: «Ibi semper est victoria, ubi concordia est», che tradotta: «Lì ci sarà sempre la vittoria, dove c’è concordia». Forse l’alto funzionario l’ha scritta, con il presentimento di Cassandra, della reazione che avrebbe provocato nei sindacati maggiori della scuola, che si è fatta sentire subito: compatti hanno scritto che «le modalità individuate dalla nota come riproduzione in remoto delle attività ordinaria oltre ad apparire illegittime e inapplicabili, richiedono inoltre, implicitamente ed esplicitamente, che sia i docenti sia gli alunni possano accedere, in modo generalizzato, a connessioni internet con strumenti software e hardware adeguati, cosa che non può certamente darsi per scontata…».

Un voto all’impegno invece che al risultato

Nel confronto e dibattito tra Governo e Sindacati, rimangono i docenti che non hanno ancora capito se, concretamente, si possano dare i voti «normali» e meno gli studenti, tutti in attesa che ci sia una chiara e netta presa di posizione a Trastevere. Intanto, alcuni Dirigenti Scolastici hanno detto ai docenti di usare la valutazione formativa, cioè «metti un voto sull’impegno e l’interesse e altri parametri, che concorre alla valutazione finale dell’alunno». Certo, è giustissimo, e tutti- noi docenti- lo facciamo: ma fa media? La questione è complessa: varie sono state le proposte perché gli alunni possano affrontare con serenità l’ultima parte di questo anno scolastico, caratterizzato tragicamente dall’emergenza della pandemia. D’altra parte, stiamo vivendo tempi eccezionali e la scuola non può replicare se stessa, come fa il coronavirus in quanto tale, come se operasse in condizioni di normalità. Siamo in emergenza: lo stesso Presidente Mattarella ha parlato di ricostruzione nel dopoguerra.

E se usassimo la legge del 1995 che abolì gli esami di riparazione?

In questo contesto, avanzo, facendo tesoro del mio punto di vista di un docente, una proposta per il dibattito: si guardi dunque al passato per affrontare il presente e si faccia tesoro dell’azione del Ministro d’Onofrio, che abolì gli esami di riparazione a settembre nel 1994. Insomma, per la situazione eccezionale, si prenda il senso del Legge 352 dell’8 agosto del 1995 e la si adatti, opportunamente, al solo corrente anno scolastico. All’articolo 3, si legge: «Per gli studenti che siano stati promossi alla classe successiva pur non avendo pienamente conseguito, in una o più discipline, gli obiettivi cognitivi e formativi previsti dagli ordinamenti degli studi, in sede di valutazione finale il consiglio di classe delibera l’obbligo di frequentare, nella fase iniziale delle lezioni, le attività per essi previste nella programmazione di classe, limitatamente all’avvio dell’anno scolastico 1995-1996». Insomma tutti promossi a giugno, con i «debiti» da recuperare durante l’estate con lo studio autonomo e soprattutto con un mese (settembre 2020) – full immersion – da svolgere a scuola al posto del programma nuovo dell’anno successivo. Lo studente avrà, però, tre possibilità ovvero tre prove durante il corso dell’anno successivo per saldare il suo debito formativo: il saldo è condizione necessaria per essere ammessi all’anno successivo (a.s.2021-2022), insieme a un esito positivo di quello appena svolto (a.s.2020-2021).

Decida la politica (sentendo i prof)

Naturalmente, occorrerà organizzare bene tale passaggio, con una cabina di regia al Ministero che garantisca omogeneità di applicazione in tutto il territorio nazionale e trasparenza e imparzialità dei parametri, paletti, tempi generali che si vorranno adottare dal Ministero. Ogni scuola adatterà in base alla propria specificità Il Parlamento, se è il caso, eserciti le proprie prerogative costituzionali e faccia una legge assumendo una decisione politica, data la gravità del momento; il MIUR faccia proposte operative concrete e tecniche, tracciando la rotta come il nocchiero di una nave in tempesta: tale decisione del «6 politico» o di altre questioni simili non possono essere lasciate, in via esclusiva, in mano alla responsabilità dei Docenti e dei Dirigenti Scolastici, con buona pace dell’autonomia della scuola. Viviamo nell’emergenza: basta un decreto legge, come lo fu quello del 28 giugno 1995 (n. 253) e convertito in legge nell’8 agosto dello stesso anno. Anzi, si faccia una sorta di referendum consultivo fra i docenti in modalità on line: ascoltare ogni tanto i docenti non potrebbe che giovare alla Nazione, se si parla di scuola.

*docente di italiano e latino al Liceo Scientifico «Leonardo» di Milano e professore a contratto all’Università degli Studi di Milano

Coronavirus, Congedo parentale straordinario: chiarimenti INPS

da Orizzontescuola

di redazione

L’INPS pubblica su Facebook alcuni chiarimenti sul congedo parentale straordinario, introdotto dal DL 18/20 Decreto Cura Italia.

Chiarimenti e novità sul congedo parentale straordinario ed estensione di alcune tipologie di permessi per l’emergenza Covid-19:
  • il computo dei giorni è come per il congedo parentale ordinario comprensivo di sabati e domeniche nel 15 giorni complessivi
  • il congedo parentale straordinario può essere fruito, senza retribuzione, anche da genitori con figli tra 12 e 16 anni senza fare domanda a Inps ma solo al datore di lavoro
  • il congedo parentale straordinario può essere fruito anche da parte di chi ha esaurito il congedo parentale ordinario. Come congedo straordinario si tratta di giorni in più
  • il congedo parentale straordinario può essere fruito a giornate singole ma NON può essere fruito a ore
  • il congedo parentale straordinario è retroattivo dal 5 marzo in poi, e va richiesto con la medesima procedura del corso parentale ordinario. Al momento può essere richiesto solo per periodo fino al 3 aprile come da decreto legge. Per chi lo ha già richiesto la conversione da ordinario a straordinario e’ automatica
  • il congedo parentale straordinario non può essere chiesto se si richiede il bonus baby-sitting
  • il congedo parentale straordinario non può essere richiesto se uno dei due genitori e’ disoccupato o non lavoratore oppure sia beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa
  • il congedo parentale straordinario spetta a lavoratori dipendenti privati, lavoratori dipendenti pubblici (che devono fare domanda alle loro amministrazioni) e lavoratori autonomi e iscritti alla gestione separata
  • se uno dei genitori intende fruire dell’estensione dei permessi per legge 104, l’altro genitore non può fruire del congedo parentale straordinario
  • il congedo parentale straordinario riconosce al dipendente un’indennità pari al 50% della retribuzione
Ricordiamo che per docenti e ATA il Ministero dell’istruzione non ha ancora emanato la relativa circolare ma in ogni caso chi ha necessità di usufruire del congedo deve rivolgersi alla segreteria scolastica.
N.B. Le misure previste nel Decreto Cura Italia, e dunque anche il congedo straordinario, oltre alla proroghe delle supplenze brevi,  sono prorogate fino al 13 aprile. 

Anno di prova e formazione, per docenti che lo ripetono dirigente tecnico esprime parere consultivo

da Orizzontescuola

di redazione

Anno di prova, ripetizione da parte dei docenti che non lo hanno superato in seguito a provvedimento del dirigente scolastico. Novità

Cosa prevede la bozza di decreto sulla conclusione dell’anno scolastico 2019/20 e l’avvio del 2020/21, pubblicata in anteprima dalla nostra redazione.

Reiterazione anno di prova

La ripetizione, per una sola volta, dell’anno di prova e formazione dei docenti neoassunti o con passaggio di ruolo, in caso di valutazione negativa, è prevista dalla legge 107/2015, poi ripresa dal DM 850/2015:

La prima al comma 119 detta:

“in caso di valutazione negativa del periodo di formazione e di prova, il personale docente ed educativo è sottoposto ad un secondo periodo di formazione e di prova, non rinnovabile”

I docenti, che non hanno superato l’anno di prova (esito negativo), ossia che non son stati confermati in ruolo o nel nuovo ruolo (nel caso dei docenti con passaggio di ruolo), dunque, possono svolgerlo soltanto per una seconda volta. Sebbene la norma non lo dica esplicitamente, è chiaro che alla seconda “bocciatura” non ci potrà essere la conferma in ruolo e non si potrà svolgere la professione docente o passare ad altro ruolo.

Il DM 850 all’articolo  14 prevede:

“nel secondo periodo di formazione e di prova è obbligatoriamente disposta una verifica, affidata ad un dirigente tecnico, per l’assunzione di ogni utile elemento di valutazione dell’idoneità del docente. La relazione rilasciata dal dirigente tecnico è parte integrante della documentazione che sarà esaminata in seconda istanza dal Comitato [di valutazione dei docenti] al termine del secondo periodo di prova”.

I docenti, che ripetono l’anno di prova, quindi, saranno sottoposti ad una verifica da parte di un dirigente tecnico, volta a rilevare tutti gli elementi utili per verificare l’idoneità del docente. Il dirigente tecnico, sulla base della citata verifica, stilerà una relazione che sarà poi vagliata dal Comitato di Valutazione, chiamato ad esprimere un parere in merito, sulla base del quale il DS confermerà o meno in ruolo il docente.

A.S. 2019/20: no verifica tecnica ma parere consultivo

La bozza di decreto suddetta, all’articolo 2 comma 5, così prevede:

In relazione al periodo di formazione e prova del personale docente ed educativo, esclusivamente per l’anno scolastico 2019/2020, le attività di verifica da parte dei dirigenti tecnici, previste nel caso di reiterazione del periodo di prova ai sensi dell’articolo 1, comma 119, della legge 13 luglio 2015, n. 107, qualora non effettuate entro il 15 maggio 2020, sono sostituite da un parere consultivo reso dal dirigente tecnico in sede di comitato di valutazione di cui all’articolo 1, comma 117, della legge citata.

Dunque, qualora la verifica tecnica da parte del dirigente tecnico non sia stata effettuata entro il 15 maggio 2020, la stessa sarà sostituita da un parere consultivo reso dal medesimo dirigente tecnico in sede di comitato di valutazione.

Il parere del dirigente tecnico, in definitiva, sarà reso al Comitato di valutazione che, ricordiamolo, viene convocato dal dirigente scolastico tra la fine delle attività didattiche e la fine dell’anno scolastico, per esprimere il proprio parere (obbligatorio ma non vincolante) sul superamento o meno del periodo di prova da parte dei docenti neoassunti o con passaggio di ruolo.  Abbiamo ricordato la procedura di valutazione finale in Anno prova neoassunti, fasi valutazione finale: dal colloquio alla conferma in ruolo. Indicazioni Ministero

NB: quanto detto è scritto nella bozza di decreto, per cui potrebbe essere soggetto a modifiche.

Valutazione finale  neoassunti

Quanto alla valutazione finale dei docenti neoassunti o con passaggio di ruolo (che stanno affrontando per la prima volta l’anno di prova), il Ministero ha indicato (come riportato nel succitato articolo) che, al momento, le fasi conclusive della valutazione restano quelle previste dal DM 850/2015, riservandosi di fornire eventuali ulteriori indicazioni.

L’unica raccomandazione fornita ai docenti interessati  è quella di curare con particolare attenzione la documentazione “virtuale” sul proprio periodo di prova e formazione che viene richiesta dalla piattaforma INDIRE, con gli opportuni adattamenti dovuti alla particolare situazione. Documentazione, aggiungiamo, che farà parte del dossier finale che il docente presenterà al comitato di valutazione e sulla quale verterà il colloquio finale.

Coronavirus, supplenze se rientra titolare e congedo straordinario validi sino al 13 aprile

da Orizzontescuola

di redazione

Supplenze docenti anche se rientra titolare, supplenze ATA e congedo specifico aggiuntivo al congedo parentale durante sospensione attività didattica: misure prorogate al prossimo 13 aprile.

Supplenze

Il decreto cura Italia, decreto n. 18 del 17 marzo 2020, ha previsto la continuità lavorativa dei supplenti già titolari di contratti di supplenza breve saltuaria per tutto il periodo di sospensione dell attività didattiche:

Al fine di favorire la continuità occupazionale dei docenti già titolari di contratti di supplenza breve e saltuaria, nei periodi di chiusura o di sospensione delle attività didattiche disposti in relazione all’emergenza sanitaria da COVID-19, il Ministero dell’istruzione assegna comunque alle istituzioni scolastiche statali le risorse finanziarie per i contratti di supplenza breve e saltuaria, in base all’andamento storico della spesa e nel limite delle risorse iscritte a tal fine nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Il Ministero, con la successiva nota del 18 marzo 2020, ha chiarito che le supplenze vanno prorogate a prescindere dal rientro del titolare e che, in caso di nuove assenze, vanno attribuite nuove supplenze al personale docente e ATA, in subordine al possesso degli strumenti necessari per svolgere l’attività didattica a distanza gli uni e il lavoro agile gli altri, strumenti che possono essere forniti dalla scuola in comodato d’uso:

L’articolo 121 del d.l., oltre a prevedere la continuità dei contratti in essere di docenza in supplenza breve e saltuaria, a prescindere dunque dall’eventuale rientro del titolare e per tutta la durata dell’emergenza sanitaria, dispone che l’ulteriore stipula di contratti, in assenza dei titolari, per il personale docente e ATA, sia comunque subordinata alla disponibilità di “una propria dotazione strumentale per lo svolgimento dell’attività lavorativa … al fine di potenziare le attività didattiche a distanza”: disponibilità che potrà essere assicurata dal DSGA in quanto consegnatario e dal dirigente scolastico attraverso l’istituto del comodato d’uso. 

Le succitate misure, ai sensi del decreto n. 18 del 17 marzo 2020, sono valide per tutto il periodo di sospensione delle attività didattiche, previsto prima sino al 3 aprile. L’unico dubbio, considerato che il Ministero non ha reso pubblica alcuna nota al riguardo, resta riguardo alla data dalla quale applicare la proroga delle supplenze dei docenti anche se rientra il titolare: a partire dal 5 marzo o dal 17? In proposito, invece, si è espresso pubblicamente il sottosegretario all’Istruzione De Cristofaro.

Congedo specifico

Il decreto cura Italia, oltre a quanto detto sopra, ha previsto per i lavoratori privati e pubblici un congedo specifico non superiore a 15 giorni, aggiuntivo al congedo parentale, durante la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche (al momento fino al 3 aprile). Possono usufruirne i lavoratori con figli di età non superiore a 12 anni, i quali avranno per tali  giorni una retribuzione al 50%.

I suddetti 15 giorni di congedo sono previsti anche per coloro i quali hanno figli minori di età compresa tra 12 e 16 anni. In tal caso, però, non è prevista nessuna retribuzione.

La misura è valida a decorrere dal 5 marzo, come scritto nel decreto, e sino al termine della sospensione delle attività didattiche, al momento sino al prossimo 3 aprile. Per approfondire le informazioni sulla misura clicca qui

DPCM 1° aprile e proroga misure

Il DPCM del 1° aprile 2020, che entrerà in vigore da domani, ha previsto la proroga delle misure restrittive, sospensione delle attività didattiche comprese, sino al prossimo 13 aprile.

Scuole chiuse fino al 13 di aprile, ecco il Decreto

Pertanto, considerato che sia il congedo che la proroga delle supplenze sono previste per il periodo di sospensione delle attività didattiche, le due misura restano valide sino al 13 aprile 2020. 

Didattica a distanza, da consigliata a obbligatoria

da La Tecnica della Scuola

Nella bozza di decreto relativa alla fine dell’anno scolastico e agli Esami di Stato, presto all’esame del CdM come ulteriore risposta del Governo al contagio da Coronavirus, c’è anche una parte dedicata alla didattica a distanza.

Il decreto in approvazione

È una sezione importante, perché, se approvata dal Governo e poi dal Parlamento, introdurrà in modo non più facoltativo o possibile l’utilizzo delle lezioni on line.

Il comma 3 dell’articolo 2 della bozza del D.L. è dedicato completamente alla DaD. C’è scritto che “in corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione”.

L’evoluzione del concetto DaD

Ciò che risulta evidente è il passaggio, da parte del ministero dell’Istruzione, da una fase di didattica a distanza propositiva e auspicabile, comunque non imposta, ad una prossima fase di utilizzo inevitabile, che non ammette alternative.

Per rendersi conto meglio del cambio di passo da parte del MI, basta andare a rivedere cosa diceva la nota 388 del 17 marzo scorso.

In quella nota, intitolata “Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza”, il capo dipartimento Marco Bruschi spiegava che la DaD non è “un adempimento formale, perché nulla di meramente formale può essere richiesto in un frangente come questo”.

Sempre con la nota di metà marzo, Marco Bruschi asseriva che “le interazioni tra docenti e studenti possono essere il collante che mantiene, e rafforza, la trama di rapporti, la condivisione della sfida che si ha di fronte e la propensione ad affrontare una situazione imprevista”.

Cambierà il “come” insegnare

Nei prossimi giorni, se il decreto dovesse passare nei nuovi termini, il quadro quindi cambierà. E non di poco.

Certo, la libertà d’insegnamento, costituzionalmente garantita e intesa come contenuti dell’offerta formativa che ogni docente propone alla classe, rimarrebbe salva: ogni docente deciderà sempre e comunque “cosa” insegnare.

ULTIMA BOZZA DEL DECRETO (PDF)

Quello che muterà, rispetto alla didattica in presenza, è la modalità per arrivare agli alunni: una modalità che, in questo momento di emergenza, con docenti e alunni costretti e rimanere a casa, per il Ministero non può che essere quella telematica.

Tutti i docenti sono pronti e abili?

È anche vero che lo stesso ministero dell’Istruzione soprassiede a situazioni che probabilmente andrebbero affrontate con maggiore solerzia: oltre agli alunni, infatti, vi sono anche degli insegnanti, soprattutto precari con poco servizio alle spalle, che possono avere problemi di accesso alla rete. Non è poi nemmeno così scontato che siano proprio tutti in possesso dei device e delle competenze minime per gestire le lezioni on line.

Certamente, si tratta di una parte residuale. Ma ammesso che si trattasse anche solo del 5% del corpo insegnante, staremmo comunque parlando di oltre 40 mila docenti.

Quelli che non faranno comunque DaD

Poi, certo, c’è il problema della mancata presenza nel contratto dell’utilizzo della didattica on line: un’assenza che a livello sindacale sta determinando più di un mal di pancia.

Tanto che, assieme alla formazione a distanza che potrebbe non avviarsi per problemi oggettivi (come la mancata tecnologizzazione o connessione di docenti e alunni), si può prevedere che ci sarà un numero non marginale di casi in cui le lezioni via internet non verranno comunque volontariamente impartite.

Il lavoro “agile” di presidi e Ata

Infine, c’è da dire che l’articolo 2 della bozza di D.L. non si occupa solo di didattica on line: la seconda parte del comma 3 dell’articolo 2, si rivolge infatti al lavoro che conducono i capi d’istituto e il personale Ata.

Si precisa, in particolare, che “le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi dei dirigenti scolastici nonché del personale scolastico, come determinati dal quadro contrattuale e normativo vigente, fermo quanto stabilito al periodo precedente, possono svolgersi nelle modalità del lavoro agile anche attraverso apparecchiature informatiche e collegamenti telefonici e telematici, per contenere ogni diffusione del contagio”.

Una possibilità già adottata da diversi giorni. Da quando il Governo, a metà marzo, ha introdotto le misure per il lavoro agile nella Pubblica Amministrazione,  che hanno anche consentito ai dirigenti scolastici di organizzare le attività da remoto e quindi di lasciare le scuole aperte solo per le attività ‘indifferibili’.

Esami di Stato e interrogativi: tutti promossi, ma come?

da La Tecnica della Scuola

Se la didattica a distanza sta funzionando, secondo le nostre informazioni, a macchia di leopardo, con scuole dove talvolta si lavora di più dell’ordinario ma con altre in preda agli alcolici furori della neghittosità, sta pure venendo alla luce un aspetto molto importante legato alla valutazione (il voto) degli apprendimenti che poi sono il punto cardine e la base su cui si fonda la scuola.

Tutti ammessi e tutti promossi?

Da qui allora le perplessità che sorgono relativamente alle dichiarazioni della ministra Azzolina di promuovere tutti e in modo particolare di ammettere agli esami di stato i circa cinquecentomila studenti delle secondarie superiori, garantendo anche a loro la promozione, visti i disagi che hanno subito per il virus e viste le difficoltà delle lezioni a distanza le quali, anche queste, sono state oggetto di critica da parte di molti osservatori  perché sono state condotto esattamente e con le modalità, sperimentate fin dall’Ottocento, di quelle in presenza.

Perché continuare a studiare

Perplessità che hanno un loro fondamento dal momento in cui, essendo assicurata la promozione, giuste le garanzie della ministra, per quale motivo allora i ragazzi dovrebbero studiare e continuare a seguire, invece di fare altro, i loro prof dietro uno schermo?

Venendo infatti a mancare una delle motivazioni principali su cui si fonda l’istruzione, e cioè evitare di ripetere l’anno, perché mai continuare a lambiccarsi, per esempio, con il latino o la matematica?

Assegnare i voti? Calcolo delle assenze? Condotta?

Ma non solo. Non è stato chiarito ancora se e come verranno assegnati i voti, mentre crediamo che sicuramente, come è nelle ordinanze, verrà valutato il curriculo degli ultimi tre anni, ma non sappiamo nulla, tranne a orientarci per logica antica, sul calcolo delle assenze per le quali, come è noto,  è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato. E non sappiamo neanche nulla sul voto di condotta che, come è anche noto, se risulta insufficiente non consente l’ammissione. E dunque tutti questi parametri saranno tenuti presenti?

Documento del 15 maggio

Discorso a parte è poi quell’altro, relativo alla data limite del 17 maggio, entro la quale gli esami avranno due tipologie di svolgimento: due scritti e l’orale se si rientra prima, solo orale se le scuole apriranno dopo.

Attendiamo, ma nel frattempo come prepararsi, se ci sarà da prepararsi? E in questo caso, col documento del 15 maggio come si regoleranno i docenti?

In ogni caso  il Covid-19, nella sua efferatezza, ci ha insegnato tante cose, la prima delle quali è la voluta ignoranza e la ignava sottovalutazione del tessuto sociale della nostra Italia con le sue ormai più che palesi enormi disparità culturali ed economiche.

Assistenti tecnici, nota ministeriale con chiarimenti su assunzione

da La Tecnica della Scuola

Con la nota 7895 del 2 aprile 2020, a firma del Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, il Ministero fornisce ulteriori indicazioni agli Uffici Scolastici Regionali per quanto riguarda l’assunzione a tempo determinato di personale assistente tecnico da utilizzare per il necessario supporto alla didattica a distanza (uso strumentazione informatica e piattaforme on line) anche nelle scuole del primo ciclo, nelle quali come è noto tale figura professionale non è ordinariamente presente.

La nota, richiamate le disposizioni contenute nel DM 187/2020 con cui si è provveduto a ripartire fra le regioni il contingente complessivo di 1.000 assistenti tecnici, ricorda anche come il decreto preveda la costituzione di reti di scuole al fine di ottimizzare l’impiego delle risorse di personale.

I posti disponibili saranno conferiti alla scuola polo di ogni rete, previa ripartizione fra le diverse province del contingente assegnato a livello regionale, ripartizione che dovrà avvenire tenendo conto del numero degli alunni. Qualora si rendesse necessario, si potrà procedere alla creazione di reti formate da scuole di più province.

Per l’assunzione del personale, con contratto a tempo determinato fino al termine delle lezioni, si utilizzeranno le graduatorie di istituto per assistente tecnico di informatica dell’istituzione scolastica secondaria di II grado più vicina.

CLICCA QUI PER SCARICARE LA NOTA MINISTERIALE n.562 con le istruzioni operative  

Decreto Ministeriale n. 186 del 26 marzo 2020

Decreto contenente i criteri di riparto delle risorse finalizzate alla pulizia straordinaria degli ambienti scolastici ai sensi dell’art. 77 del Decreto-legge n.18 del 17 marzo 2020

Decreto Ministeriale n. 187 del 26 marzo 2020

Decreto di riparto dei fondi e degli assistenti tecnici a tempo determinato ai sensi dell’articolo 120, comma 5 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 e misure per l’emergenza

Allegato 1 (riparto delle risorse per le scuole)

Allegato 2 (assistenti tecnici)

Coronavirus, lo smart working non toglie le ferie. Circolare Funzione Pubblica

da La Tecnica della Scuola

L’utilizzo delle ferie pregresse, comprese quelle del 2019 non ancora fruite, non può rappresentare uno strumento per evitare la modalità del lavoro agile, ma al tempo stesso è legittimo che le amministrazioni ricorrano a questo istituto, magari a rotazione o intervallato con lo smart working, anche in ragione dei picchi di attività.

CIRCOLARE PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Valgono in tal senso le disposizioni contenute nei diversi contratti collettivi nazionali di comparto che, nella generalità, pongono un limite alla discrezionalità del datore di lavoro, obbligandolo a consentire la fruizione delle ferie – non godute dal lavoratore nell’anno di maturazione per “indifferibili esigenze di servizio” – entro il primo semestre dell’anno successivo.

È questo uno dei passaggi chiave della Circolare 2/2020 appena pubblicata sul sito della Funzione pubblica.

Il documento fornisce molteplici indicazioni organizzative e orientamenti applicativi alle amministrazioni in relazione alle disposizioni dell’articolo 87 del decreto legge 18/2020 (il “Cura Italia”).

La Funzione pubblica ribadisce che il lavoro agile costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione fino alla cessazione dello stato di emergenza. E conferma che le amministrazioni sono chiamate a uno sforzo organizzativo e gestionale per garantire il pieno utilizzo dello smart working, accessibile in modo temporaneamente semplificato, così da ridurre al minimo gli spostamenti e la presenza dei dipendenti negli uffici, correlandola ai servizi indifferibili non erogabili da remoto.

Sul rapporto tra smart working ed erogazione dei buoni pasto, la Funzione pubblica specifica che il personale posto in lavoro agile non ha un automatico diritto al buono pasto e che ciascuna Pa assume le determinazioni di competenza, confrontandosi con le organizzazioni sindacali.

Riguardo alla legge 104 e alle 12 giornate in più fruibili a marzo e aprile, la circolare precisa che l’incremento dei permessi segue le regole ordinarie. Quindi, se un dipendente assiste più di una persona disabile, ha diritto di sommare tanti incrementi quante sono le persone assistite. Non si ritiene, invece, possibile convertire in permessi per legge 104 le assenze già effettuate nel mese di marzo 2020. Rispetto, invece, alla possibilità di fruire a ore questi stessi permessi aggiuntivi, la Funzione pubblica, pur ritenendola astrattamente compatibile con il quadro regolativo, la giudica in controtendenza rispetto all’obiettivo prioritario di limitare gli spostamenti delle persone fisiche. Dunque, sarebbe auspicabile che le amministrazioni incentivassero, quanto più possibile, l’utilizzo a giornate dell’istituto, anche in modo continuativo.

Per quanto riguarda invece istituti quali gli straordinari, il lavoro notturno, festivo o nel feriale non lavorativo, che determinino maggiorazioni retributive oppure brevi permessi o altri istituti che comportino la riduzione dell’orario giornaliero di lavoro, la circolare precisa che essi appaiono difficilmente compatibili con la strutturazione del lavoro agile quale ordinaria modalità della prestazione.

Si ritiene, di conseguenza, conforme alla normativa che una Pa non riconosca a chi si trova in modalità agile, ad esempio, prestazioni di lavoro straordinario.

La circolare della Funzione pubblica contiene anche indicazioni sulla sospensione dei concorsi pubblici e sulle altre misure a beneficio dei lavoratori con particolari condizioni di salute o in stato di disabilità grave.

Coronavirus: tutti promossi? Il bivio di fronte al quale si trova la scuola oggi

da Tuttoscuola

Da quel che sembra quest’anno saremo tutti promossi. Lo saranno i ragazzi della scuola primaria, della scuola medie, chi dovrà sostenere l’esame di Stato e chi invece lo farà nei prossimi anni. Tutti, anche chi fa il cyber bullo, chi aveva marinato la scuola per settimane e chi invece non aveva perso un giorno di lezione. Il sei politico fa tornare in mente la stagione del ’68, delle lotte sociali, dell’idea di uno Stato ingiusto, che di fatto bocciava sempre i più poveri, così come denunciavano i ragazzi di Barbiana nella loro Lettera. Oggi però la situazione è completamente diversa.

Non è una questione ideologica che ci spinge a riconsiderare il tema della bocciatura, ma un’emergenza alla quale non eravamo preparati e alla quale abbiamo provato a rispondere, ma in maniera disarticolata e completamente non uniforme sul territorio nazionale. Di fatto le scuole hanno chiuso in momenti diversi, c’è chi ha poi continuato a fare lezione a distanza, chi non vorrebbe ma la fa, e anche chi non riesce: un disastro.

L’errore più grande in questo caso sarebbe quello di usare parametri vecchi per leggere situazioni nuove, quindi evitiamo i due grandi rischi: la logica ideologica, è giusto perché in fondo gli studenti sono tutti uguali, e quella paternalistica, o è tutto sbagliato perché così i ragazzi non impareranno nulla dalla vita.

Partiamo intanto dai numeri. Alla scuola primaria, di fatto, già non si boccia da tempo. Per quanto riguarda la scuola secondaria di primo grado i numeri sono pressoché simili: lo scorso anno sono stati promossi il 98% degli studenti e hanno superato l’esame di Stato il 99,5% dello scorso anno (il 99,8 l’anno precedente). Che dire, non cambia granché, mi sembra.

Numeri diversi per la scuola secondaria di secondo grado, certamente. Gli studenti che sono stati bocciati lo scorso anno sono il 6,8%, con picchi del 4% per i Licei e del 10,2 per gli Istituti Professionali[1]. Numeri diversi, certamente, ma non enormi, ci sembra. A questo punto la scuola si trova veramente davanti a un bivio, che potrebbe avere un grande impatto nella vita degli studenti. Scoperto il fatto che saranno promossi, inevitabilmente c’è chi si adagerà, smetterà di studiare e il lavoro di molti docenti, impegnati anche nella didattica a distanza sarà sembrato vano. Qualcuno forse intravvederà una grande opportunità in questa situazione e forse deciderà di studiare non più per il voto, rinforzo estrinseco per eccellenza, ma per se stesso, per le proprie passioni e ambizioni. Chissà se liberati dalla spada di Damocle della votazione alfa numerica gli studenti potranno sentirsi liberi e i docenti più interessati alle passioni degli alunni, a volte sacrificate all’altare del programma, che non esiste più da nessuna parte, tranne che nella testa di molti docenti.

I ragazzi di Barbiana chiedevano nella loro Lettera di non bocciare nella scuola dell’obbligo e per le scuole superiori di farlo solo in particolari condizioni. I ragazzi ci oggi ci chiedono di non abbandonarli a loro stessi, di continuare a credere, anche se a distanza, in loro, di accompagnarli qui ed ora nella costruzione del loro progetto di vita. E, una volta nella vita, potremo farlo senza doverci preoccupare di dare un voto, di dar loro un voto.

[1] Per maggiori info:  https://www.miur.gov.it/web/guest/-/scuola-i-dati-degli-scrutini-alla-secondaria-di-ii-grado-il-21-degli-studenti-deve-recuperare-almeno-un-insufficienza-ma-diminuiscono-le-bocciature-st

Emergenza Coronavirus, decreto scuola: pieni poteri alla ministra Azzolina?

da Tuttoscuola

L’improvvisa pubblicazione della bozza del decreto legge sulle Misure urgenti per gli esami di Stato e la regolare valutazione dell’anno scolastico 2019/2020, predisposto negli uffici del ministero della P.I., sta provocando reazioni politiche inattese che vanno ad aggiungersi alle reazioni irritate dei sindacati, messi di fronte al fatto compiuto a distanza di poche ore dall’incontro nel corso del quale la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, aveva parlato di confronto e soluzioni condivise. Non è tanto il merito delle disposizioni sugli esami di Stato, sulla valutazione, sulla validità dell’anno scolastico, sui concorsi ed altro, a provocare le reazioni della minoranza e, a quanto sembra, facendo anche storcere il naso di alcuni esponenti della maggioranza. La reazione e la richiesta di radicale modifica del decreto riguarda piuttosto i pieni poteri che verrebbero assegnati alla ministra Azzolina, secondo quanto previsto dall’art. 1 della bozza del decreto.

“Ove necessario – si legge nella bozza – per il protrarsi dello stato di emergenza … con una o più ordinanze del Ministro dell’istruzione possono essere adottate, esclusivamente per l’anno scolastico 2019/2020, specifiche misure sulla valutazione degli alunni e delle alunne e sugli esami di Stato conclusivi del primo e secondo ciclo di istruzione, per assicurarne il regolare svolgimento.
A
i sensi e per le finalità di cui al comma 1, possono essere adottate, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio ed al protrarsi della sospensione dell’attività didattica in presenza, anche in deroga a quanto previsto nel d.lgs. n.62/2017, nel DPR n.122/2009, nonché nel d.lgs. n.262/2009, una o più tra le misure di cui ai commi successivi…”.

Pieni poteri a causa dell’emergenza, dunque, se pur limitati a questo anno scolastico.

L’on. Bucalo di Fratelli d’Italia non esita a parlare di colpo di Stato: “Siamo sdegnati e preoccupati per le sorti di una delle nostre istituzioni più importanti perché se le indiscrezioni di questi giorni dovessero essere confermate, la scuola si appresta a subire un vero e proprio colpo di stato. Il governo Conte che sforna decreti come fossero cornetti, nell’ennesimo atto in nome dell’emergenza Coronavirus, sembra sia pronto ad intervenire d’imperio, su graduatorie d’istituto, esami, didattica a distanza e concorsi. È inconcepibile, ma soprattutto contro le più elementari espressioni democratiche, armare in tal modo la mano del ministro all’Istruzione”. 

Sostanzialmente sulla stessa lunghezza d’onda anche il sen. Mario Pittoni che prevede la modifica radicale del testo del decreto e il conseguente rinvio della sua pubblicazione.

Nella giornata di oggi, secondo l’agenda dei lavori di Palazzo Chigi, si saprà se quella bozza di decreto verrà confermata e, soprattutto, se “i pieni poteri” attribuiti alla Ministra saranno effettivamente previsti.

Analisi della bozza decreto scuola: maturità light e possibilità di non sostenere l’esame terza media

da Tuttoscuola

Maturità semplificata e con modalità da stabilire in base alla data da rientro sui banchi, e possibilità di non sostenere l’esame di terza media. Sono solo alcune delle misure definite da una bozza di decreto legge dedicato alla scuola che il Consiglio dei Ministri si appresta ad approvare già nella giornata di oggi, 3 aprile, anticipata da una indiscrezione de IlSole24Ore e che circola in rete ormai da diverse ore. Nel dettaglio, il decreto conterrebbe quattro articoli (più un quinto sull’entrata in vigore), tutti intitolati “misure urgenti”. Vediamoli insieme.

Coronavirus ed esami di Stato

L’art. 1 riguarda gli esami. Tutto dipenderà dalla data di riapertura delle scuole: se avverrà entro il 18 maggio gli esami di Stato saranno semplificati con commissari tutti interni. Per il primo ciclo (scuola media) in caso di non riapertura l’esame non sarebbe sostenuto e il voto finale sarebbe assegnato dal Consiglio di classe. Per quanto riguarda la maturità, in caso di riapertura, l’esame si svolgerebbe regolarmente (senza prove Invalsi e alternanza e non tenendo conto del monte ore obbligatorio) sempre con commissari tutti interni. Se le scuole non riaprono le prove sarebbero sostituite dal solo esame orale, da sostenere anche a distanza, come già succede per gli esami universitari, lauree comprese.

Tutti promossi

L’art. 2 metterebbe insieme l’ammissione all’anno successivo per tutti gli alunni non impegnati in esami finali, oltre 7 milioni, con una serie di disposizioni riguardanti il personale, a partire dai concorsi (norme destinate a indispettire i sindacati). Verrebbe ipotizzata, a maggior ragione in caso di mancata riapertura delle scuole, l’ammissione automatica di tutti gli studenti all’anno successivo, con una sorta di attività di recupero da svolgere all’inizio dell’anno scolastico 2020-2021 e verrebbe legittimata la didattica a distanza come forma obbligatoria di ‘lavoro agile’ fino alla riapertura delle scuole. Per tutto l’anno scolastico 2019/2020  sarebbero sospesi i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

Il Ministro e il CSPI

L’art. 3 esonererebbe il Ministro dall’obbligo di sottoporre al Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI) le misure per le quali in via ordinaria sarebbe prescritto il parere obbligatorio e ne prorogherebbe la componente elettiva al 31 agosto 2021. L’ultimo comma dell’articolo prevederebbe che il Ministero dell’istruzione possa bandire le procedure di concorso per il personale docente ed educativo per le quali possegga le necessarie autorizzazioni.

L’art. 4, infine, stabilisce l’invarianza finanziaria di tutte le misure adottate.

Decreto scuola: le proteste dei sindacati

Come si vede sono molte le materie che i sindacati considerano di natura contrattuale, e immediate sono state le loro proteste. Gissi, segretaria Cisl scuola, ha detto che “Questo non è il momento delle polemiche, ma dev’essere per tutti, e anche per la ministra, il tempo della correttezza e della coerenza”, mentre Turi, Uil scuola, considera “singolare che proprio ieri in una video conferenza (vedi https://www.tuttoscuola.com/coronavirus-azzolina-incontra-sindacati-in-video-conferenza-le-oo-ss-necessario-un-confronto-vero-e-a-tutto-campo/ NdR) con la responsabile del dicastero di Viale Trastevere, alla presenza del Viceministro e del Sottosegretario di Stato, nulla sia stato detto alle organizzazioni sindacali che lei stessa aveva convocato. Anche l’Anief, che nei confronti dell’attuale ministro si è spesso mostrata più duttile rispetto agli altri cinque sindacati rappresentativi, fa un elenco di rimostranze e scrive nel suo sito: “Speriamo che il testo sia uno scherzo in ritardo, magari, ieri era il 1° aprile”.

Decreto scuola, Azzolina: ‘A breve faremo chiarezza. La scuola ha bisogno di certezza’

La battaglia contro il Coronavirus non è ancora vinta, anzi – ha intanto dichiarato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina – dalla sua pagina Facebook -. I segnali di rallentamento dell’epidemia non devono trarre in inganno: abbassare la guardia sarebbe disastroso. Ora che la pausa forzata dalla scuola in presenza si sta ulteriormente allungando vogliamo mettere in campo nuovi strumenti per sostenere docenti e studenti. Adotteremo un piano complessivo che possa guidare la Scuola nella prosecuzione di questo anno scolastico e guardando al prossimo. Di concerto con tutte le forze politiche che compongono la maggioranza stiamo definendo un pacchetto di misure. A breve faremo chiarezza perché la scuola ha bisogno di certezze”.