Emergenza COVID-19: Sondaggio per Dirigenti Scolastici

Direttivo ANDIS Nazionale

Marzo-Aprile 2020


L’ANDIS ha ritenuto di esplorare con un sondaggio le criticità che le scuole stanno affrontando in questo momento di emergenza sanitaria nazionale.

Il questionario, pubblicato sul sito ANDIS e diffuso tramite social il 29 marzo 2020, immediatamente dopo l’uscita dei DM 186 e 187, è stato proposto a tutti i Dirigenti Scolastici in servizio con richiesta di compilazione volontaria. Pertanto il campione, non predefinito preventivamente, è del tutto casuale.

Il sondaggio, lungi dall’essere una ricerca scientifica, ha inteso raccogliere la percezione dei dirigenti scolastici partecipanti rispetto alle situazioni contingenti con cui hanno dovuto misurarsi.

Si ringraziano tutti i partecipanti per la significativa adesione alla proposta.

Il Presidente Paolino Marotta

Per una strategia condivisa

Per una strategia condivisa

di Dino Castiglioni

Non esistono modelli precostituiti tali da farci comprendere come riprogrammare le nostre vite, convivendo con un virus dal quale gli unici strumenti a disposizione che abbiamo per difenderci sono quelli delle quotidiane raccomandazioni che riceviamo. Diventa pertanto un fattore culturale reinterpretare i rapporti, siano essi sociali, politici o economici da applicare alla quotidianità. Nei luoghi di lavoro, nei negozi, nelle aule didattiche, nei teatri come nei cinema o nei trasporti, se il distanziamento sociale sarà la discriminante fondamentale per non trasmettere il contagio, ogni azione, ogni comportamento dovrà essere improntato a ciò.

E come saranno organizzati i vari spazi fisici che caratterizzano la nostra vita? Non possiamo realisticamente pensare ad una revisione architettonica nella costruzione di luoghi che tengano conto di queste nuove esigenze. Certamente diventa opportuno e doveroso acquisire consapevolezza che tutto un modello su cui erano state impostate le regole sociali va radicalmente reinterpretato.

Dovremmo essere in grado di cogliere le opportunità che ne derivano: investire in smart warking o in didattica digitale, se da una parte riduce la mobilità quotidiana, dall’altro può rappresentare una diversa qualità della vita, complessivamente intesa; valgano per tutte le immagini pervenute in questi giorni relative all’abbassamento del livello delle polveri sottili o della ritrovata limpidezza dei mari.

Significa favorire l’utilizzo di tecnologie meglio rispondenti a queste nuove esigenze relative al rapporto di lavoro (finora il telelavoro, pur previsto contrattualmente, ha rappresentato una quota limitata di destinatari, essendo considerato un’eccezione), e alla didattica a distanza: andrà reintepretato il ruolo del docente in termini di competenze digitali e pedagogiche, cambierà il concetto di relazione Stato/Cittadino. Il Presidente del Consiglio ha ipotizzato l’inserimento di uno specifico articolo nella Costituzione relativo al diritto di ognuno all’accesso a Internet. Si tratterebbe di un notevole salto di qualità che valorizzerebbe l’idea di semplificazione e deburocratizzazione che tanta fatica fa ad emergere nel nostro Paese. Una battuta che per qualche periodo circolava degli Uffici della Pubblica Amministrazione, al tempo in cui si stava avviando la “decertificazione” era quella di procedere a fare fotoocopie di tutti i documenti che poi avrebbero dovuto essere digitalizzati… E’ un pensiero radicato nella nostra cultura: ognuno di noi reclama per sè la semplificazione, non oltre!

Anni fa, nel suo “l’altruismo e la morale”, Francesco Alberoni trattava del rapporto tra Stato e cittadino. Fin da allora, siamo nei primi anni ’90, in alcuni Paesi era consentito prendere a prestito i libri necessari allo studio o alla ricerca, senza alcun limite temporale. In Italia era permesso un libro per volta da restituire entro un periodo massimo di 10/15 giorni… il rapporto fiduciario era diverso: da noi il prestito era concepito come “concessione”. Di qui la spersonalizzazione da parte del cittadino nei confronti della cosa pubblica, il senso di estraneità, il non sentirsi responsabile della cura di qualcosa che non appartiene direttamente. Per evitare che si danneggi, il nostro patrimonio artistico, ne deteniamo il 70% del pianeta, viene tenuto sotto chiave; non siamo riusciti a valorizzarlo e farlo diventare fonte intelligente di sviluppo economico: l’idea di protezione che abbiamo è quella di non metterlo a disposizione. Preservarlo per consegnarlo alle future generazioni. Bauli che non dovranno mai essere aperti.

E’ giunto forse il momento che la scuola adotti in misura generalizzata e diffusa modalità profondamente innovative a partire dai suoi fondamentali; cosa si intende oggi “fare scuola”, che tipo di preparazione può essere utile al docente per un’azione didattica diversa da quelle ordinariamente utilizzate? Come strutturare gli Organi Collegiali, sempre che questi, così come li conosciamo, riescano ancora a dare le risposte adeguate?

Si prefigura un modello nuovo del rapporto docente/discente, presente al momento in alcune realtà con risultati estremamente positivi, quali ad esempio il servizio Scuola in Ospedale, dove può capitare che a volte il contatto con l’allievo avvenga esclusivamente per via telematica. Cambierà in prospettiva il concetto di “disciplina” e il voto di comportamento assumerà una valenza completamente nuova: non sarà più il docente che richiamerà al rispetto delle regole, ma queste diventeranno insite nel nuovo modello relazionale, favorendo nello studente una maggiore consapevolezza dell’essere responsabile della propria educazione.

Reintepretare e rifondare modelli didattici vuol dire che il modello formativo potrebbe trovare nelle Università un primo punto di riferimento; il docente sarà chiamato a possedere competenze pedagogico didattiche differenti dalle attuali, per tutti gli ordini e gradi di istruzione. La gestione del tempo scuola non sarà più come la precedente, non essendo ipotizzabile richiedere tempo e attenzione davanti da un pc in misura simile a quelli di una classe.

Per non lasciare nessuno indietro e per favorire una diffusione adeguata del nuovo modello didattico, si potrebbero ipotizzare specifici accordi a livello locale tra istituzioni scolastiche e reti radio e Tv del territorio. Questo perchè la velocità di connessione non è omogenea in diverse zone del nostro Paese e i mezzi di comunicazione potrebbero diventare un ottimo veicolo di trasmissione educativo/didattica, con tempi e modalità da concordare.

La classe attraverso cui tutti siamo passati è stata sostituita da uno schermo collocato al proprio domicilio. Quali rapporti educativo/didattici, oltre che personali si possono realizzare con questo nuovo modello? Il sistema scolastico del nostro Paese ha una sua particolare fisionomia, scandito da specifiche procedure, che vanno dall’avvio dell’anno scolastico sino alla sua conclusione: collegio docenti, attività di programmazione, lezioni, verifiche, consigli di classe, udienze individuali e collegiali. Per molti finora le innovazioni introdotte, quali ad esempio la didattica digitale o l’utilizzo del registro elettronico, rappresentavano qualcosa che si affiancava all’ordinario, l’eccezione più che la regola.

Oggi tutto questo assume una caratteristica diversa: ognuno è chiamato ad operare una personale rivoluzione culturale con l’obiettivo di garantire qualità nella formazione attraverso processi innovativi e completamente differenti da quelli finora conosciuti. E tale azione andrà estesa a tutte le specificità attraverso le quali l’attività didattica si esplicita, particolarmente quella dedicata ai DSA, ai Bisogni Educativi Speciali, all’integrazione scolastica, agli stranieri.

Significa progettare e programmare un modello pedagogico che tenga conto delle migliori esperienze finora adottate in diverse realtà, quali ad esempio quelle facenti parte del progetto “Avanguardie Educative” o della già citata Scuola in Ospedale.

Siamo immersi in uno scenario dove ciò che inizialmente era considerato eccezione è destinato a diventare norma e ad incidere profondamente nei comportamenti quotidiani. Ecco perchè è importante predisporsi e predisporre azioni che tengano conto di questo, agendo perchè la ricchezza economica del Paese possa riprendere il suo cammino regolare attraverso idee e comportamenti innovativi. Dobbiamo considerare come realizzare attività educative fin dalla scuola dell’infanzia, costruire nuove regole comportamentali e di relazione, educare diversamente alla cura di sè e al rispetto degli altri.

Una sfida che fondamentalmente diventa una opportunità.

Il Governo non sottovaluti la scuola

Il Governo non sottovaluti la scuola. Necessari un cambio di passo vero, investimenti e assunzioni 

Roma, 7 aprile – Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge che fornisce indicazioni e base giuridica a scelte che dovranno essere prese per la conclusione di quest’anno scolastico e per l’avvio del nuovo.

Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, dichiara in una nota: “Se sulle modalità di conclusione dell’anno scolastico in corso le soluzioni proposte per l’emergenza sanitaria, per quanto obbligate, già manifestano limiti e punti critici, quanto previsto per l’inizio del prossimo è davvero inaccettabile. Alle sicure difficoltà che ci saranno alla ripresa a settembre, il Governo intende sopperire riproponendo la ‘didattica a distanza’ quale soluzione addirittura strutturale di tutti i problemi. Si tratta di una grave sottovalutazione delle questioni che stanno emergendo nella scuola. Il digital divide, confermato dai dati dell’ISTAT, espelle dalla didattica quasi 2 milioni di studenti e alle già profonde disuguaglianze si sommano oggettive difficoltà che riguardano centinaia di migliaia di famiglie. Gli ordini della scuola non sono tutti uguali, c’è differenza tra la pedagogia per le scuole dell’infanzia, per la primaria, e per le secondarie. Ma per tutte vale il principio della scuola come ambiente che educa alla socializzazione, alla partecipazione democratica, alla formazione del pensiero critico, alla vita. La scuola non è solo trasmissione verticale di nozioni, come pare emergere dai nuovi paladini della ‘didattica a distanza’ e delle piattaforme tecnologiche. Se introdotta come elemento strutturale, e non più opzionale o emergenziale, la ‘didattica a distanza’ nega la scuola della Costituzione”.

“Inoltre, aggiunge il Sinopoli, è inaccettabile che il Governo ignori la centralità della relazione educativa ‘analogica’, corporea, nello spazio-tempo dell’aula, soprattutto per alcune fasce d’età, per le situazioni di difficoltà e per quelle di disagio sociale. Lo ribadiamo con nettezza: la ‘didattica a distanza’ quale forma esclusiva di relazione educativa, non è scuola. Per questo riteniamo che per riprendere le attività in presenza occorrano forti investimenti che dovranno tener conto della nuova situazione. Una situazione che richiederà l’uso abituale del distanziamento sociale, ma anche il potenziamento degli organici utili al recupero e all’approfondimento, indispensabili per restituire agli studenti il credito che hanno maturato nei confronti dell’istituzione scolastica durante questi mesi. La scuola ha contratto un debito con studenti, famiglie e lavoratori. Incredibile che dinanzi a questa situazione si continui ad andare avanti come se nulla fosse accaduto e con la consueta sottovalutazione: si è verificato prima con la mobilità e, ora, con la definizione degli organici del personale che si vuole realizzare secondo le regole di sempre, compresi tagli e razionalizzazioni”.

“Ecco perché, scrive il segretario della FLC, è necessario un deciso cambio di rotta. Il tema della valutazione, ad esempio, va riorientato verso un recupero del suo vero senso e significato. La si smetta di legittimare provvedimenti contraddittori con slogan quali ‘no al 6 politico’, come se vi fosse in Italia chi lo chiede. E in ogni caso, il ‘6 politico’ all’epoca era il riconoscimento della partecipazione al movimento studentesco, che tanti positivi mutamenti ha portato al Paese. Altro che prassi vetusta. La valutazione, lo sappiamo bene, è intrinseca in ogni esperienza di insegnamento-apprendimento, ed è un processo di consapevolezza delle potenzialità e dei limiti di un percorso di formazione. Investe tutti, ma soprattutto chi valuta, e quindi la scuola, della responsabilità di disporre di risorse per recuperare le lacune rilevate. E questo vale tanto più oggi mentre, a causa dell’emergenza, il percorso formativo è stato fortemente penalizzato”.

“Anche per questo, continua il dirigente sindacale, chiediamo al governo investimenti massicci in tempo scuola e per organici docenti e personale ATA coerenti con la grande sfida che dovremo affrontare nei prossimi mesi. Come si è fatto con il decreto per le imprese”.

“Infine, conclude, sarebbe inaccettabile, foriero di ulteriori diseguaglianze, rendere stabile nell’offerta formativa delle scuole la possibilità di scelta da parte delle famiglie di percorsi scolastici da svolgersi totalmente, o anche solo in parte, a distanza. Combatteremo questa deriva con tutte le nostre forze”.

FUNZIONE E RUOLO DEL SINDACATO IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTA’

FUNZIONE E RUOLO DEL SINDACATO IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTA’

“Vergognatevi”, “lasciateci lavorare” e “la scuola non è dei sindacati ma degli studenti”, così si sono espressi alcuni Dirigenti Scolastici, in un documento da loro firmato, nei confronti dei Sindacati, rei di essersi interessati dei problemi delle scuole e di essere intervenuti, in questo momento particolare e ai vari livelli (Istituzioni Scolastiche, Ministero, Usr ), per il rispetto e l’applicazione delle norme (anche di recente emanazione), del CCNL e soprattutto per la tutela della salute di tutti i lavoratori della scuola: Docenti, ATA, DSGA, nonchè degli stessi Dirigenti Scolastici.

Sarebbe facile replicare con lo stesso tono e con testimonianze e argomenti più che validi, ma preferiamo non farlo perchè non è nel nostro stile, anche se dobbiamo evidenziare che è il tono che disturba, è l’arroganza che indigna: c’è modo e modo di dire le cose e per stimolare l’impegno e la collaborazione di tutti.

A prescindere dal fatto che la scuola non è di nessuno in particolare, ma tuttalpiù per gli studenti, che si possono raggiungere con un’azione che riteniamo non possa essere di contrapposizione ma di confronto continuo e di condivisione democratica delle scelte che attengono alla  ” COMUNITA’ EDUCANTE alla quale appartengono il D.S., il personale docente, il DSGA, il personale ATA, nonchè le famiglie, gli alunni e gli studenti che partecipano alla comunità nell’ambito degli organi collegiali. E al centro della sua azione vi è la progettazione educativa e didattica definita nel PTOF ed elaborata dal Collegio dei Docenti nella libertà di insegnamento”. 

E non è certo per spirito di polemica che si vuole rimarcare che la DAD non è un obbligo per i docenti. L’art. 1 del DPCM 1/03/2020 dispone, infatti, la chiusura delle scuole “ferma la possibilità di svolgimento delle attività formative a distanza” senza fissare in modo tassativo modalità e tipologia. Il legislatore, cioè, non ha previsto nè imposto alcun obbligo per i docenti di prestazioni sostitutive durante la chiusura delle scuole; chiusura dovuta a provvedimenti di ordine pubblico indipendenti dalla volontà dei docenti. E ciò perchè il rapporto di lavoro è regolato esclusivamente dai CCNL e dalle leggi sul rapporto di lavoro privato.

Pur tuttavia i docenti tutti responsabilmente si sono attivati in tutti i modi, anche sulla base di indicazioni operative interne, ad erogare spontaneamente prestazioni a distanza con i mezzi di cui possono disporre e con il massimo del loro impegno per mantenere il rapporto con gli alunni e con le famiglie. Essi stanno dimostrando, come sempre, senso di responsabilità, professionalità, dedizione e attaccamento al lavoro, superando tante difficoltà in questo periodo di gravi criticità.

Il Sindacato, dal canto suo, scevro da qualsiasi pregiudizio sull’utilizzo della tecnologia e sulla sperimentazione della DAD, ha incoraggiato e sostenuto i docenti ad utilizzare gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione per accompagnare e sostenere i propri studenti. Hanno però richiesto anche con interventi precipui ai vari livelli che non ci siano forzature interpretative nell’applicazione delle norme e sono intervenuti quando, in alcuni casi, si è cercato di irregimentare, costringere fino a calpestare le prerogative professionali dei Docenti con la registrazione di presenze, voti, verifiche e altre procedure che alcuni Dirigenti Scolastici hanno cercato di imporre. Non si può pretendere di vietare ai docenti di pensare né tantomeno si può di limitare la libertà di insegnamento  perchè in noi è ferma la convinzione che la scuola è una comunità in cui la Democrazia e la partecipazione sono indispensabili e caratterizzanti di un Paese democratico che la Costituzione ci ha consegnato.

Per concludere vogliamo ribadire che, senza invadere le competenze dei diversi ruoli istituzionali, specialmente in questo momento difficile per tutti noi, vogliamo continuare a sostenere tutti i lavoratori attraverso comportamenti ispirati al dialogo, alla collaborazione fattiva e al rispetto. Siamo convinti che solo in questo modo si possono mettere in atto strategie sinergiche e condivise le sole che,realmente, possono aiutare e supportare tutti, nessuno escluso.

Sono proprio le diverse competenze messe in campo con professionalità che potranno diventare una risorsa preziosa per tutti noi e per il Paese.         

Lecce, 07.04.2020

FEDERAZIONE UILSCUOLARUA  LECCE
Arturo GAETANI

Ministra incontra Regioni in videoconferenza

La Ministra Lucia Azzolina ha incontrato il 7 aprile, in videoconferenza, gli assessori regionali competenti in materia di Istruzione.

All’ordine del giorno, l’emergenza Coronavirus.

La Ministra ha riepilogato le azioni messe in campo dal Governo per la didattica a distanza e i contenuti del decreto istruzione su Esami e valutazione approvato ieri in Consiglio dei Ministri.

All’incontro hanno preso parte anche i due Capi Dipartimento del Ministero dell’Istruzione, Giovanna Boda e Marco Bruschi.

La Ministra ha confermato che ci saranno ulteriori incontri con i rappresentanti delle Regioni.

RINVIO AGGIORNAMENTO GRADUATORIE ATTO DOVUTO E NECESSARIO

DL SCUOLA, GRANATO (M5S): RINVIO AGGIORNAMENTO GRADUATORIE ATTO DOVUTO E NECESSARIO

ROMA, 7 apr. – “Sul rinvio dell’aggiornamento delle graduatorie d’istituto, giungono attacchi contro la ministra Azzolina dai sindacati, ma anche dalla delegazione del PD. Eppure quando la ministra Azzolina aveva sospeso le lezioni, ci fu la levata di scudi del fronte sindacale che invocava la chiusura delle scuole in tutta Italia. Ne è derivata una misura concordata con la ministra del pubblico impiego Dadone che dispensava dall’obbligo di presenza il personale scolastico garantendo lo svolgimento delle pratiche in modalità smart working. Ovviamente la situazione emergenziale e le scuole chiuse impediscono l’aggiornamento delle graduatorie d’istituto, che quest’anno si sarebbero aggirate attorno al milione di domande, che allo stato attuale necessitano di verifiche documentali di persona.Giova ricordare che il differimento di un anno per l’aggiornamento delle graduatorie che si verifica assai spesso già in situazioni normali, in questa congiuntura non avrebbe dovuto suscitare stupore o reazioni. Invece è arrivato l’attacco sindacale, a cui si associa a sorpresa quello di esponenti della maggioranza in quota PD. Entrambi invocano l’aggiornamento ad ogni costo. Ma come? Adesso non è più necessaria la chiusura delle scuole, la tutela del personale innanzitutto? Come si fa a chiedere la chiusura delle scuole e allo stesso tempo l’aggiornamento delle graduatorie? In un momento delicato come questo serve collaborazione, non ostilità idrologica e contraddizioni così palesi”.

Così in una nota la senatrice Bianca Laura Granato, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Istruzione.

PASQUA: CONTRO NORME E BUON SENSO

PASQUA: CONTRO NORME E BUON SENSO COLLEGI DOCENTI E DAD 

“L’emergenza Coronavirus non cancella le festività pasquali ed è dunque illegittimo che i dirigenti scolastici convochino in quei giorni riunioni degli organi collegiali e che si prosegua con l’attività di didattica online”. La denuncia arriva dalla Gilda degli Insegnanti in base a numerose segnalazioni da parte di docenti in tutta Italia.

“Esistono regole precise che devono essere rispettate: da una parte il calendario scolastico, che stabilisce l’inizio, la fine e le interruzioni delle lezioni per le festività e che viene approvato dalle Regioni; dall’altra parte, il piano delle attività che fissa gli impegni previsti durante l’anno scolastico nelle singole scuole e che viene adottato dal collegio dei docenti. Si tratta di norme che non si possono calpestare invocando l’urgenza di recuperare ore di lezione. La pausa pasquale non costituisce una perdita di tempo, ma rappresenta un momento di riposo necessario a studenti, famiglie e docenti. Rivolgiamo, quindi, un appello al  rispetto delle regole e al buon senso”.       

Il Consiglio dei ministri approva il decreto sulla scuola: alla maturità tutti ammessi ma la prova ci sarà

da La Stampa

FLAVIA AMABILE

ROMA. Due ipotesi di scuola possibile e in ogni caso esami di maturità e di terza media in versione più leggera e didattica a distanza obbligatoria. E’ quello che prevede il testo del decreto approvato dal consiglio dei ministri.

Nessun rientro a scuola. E’ l’ipotesi più probabile. In questo caso gli esami di maturità saranno online. Tutti ammessi ma poi si dovrà superare una prova orale. Si può essere bocciati, la valutazione spetterà a una commissione formata da componenti interni. Non ci sarà esame di terza media, la valutazione avverrà sulla base di una tesina che verrà presentata alla fine dell’anno scolastico e dei voti ottenuti durante l’anno, compresi i mesi di didattica a distanza. In questo caso tutti saranno promossi e il recupero avverrà il prossimo anno.

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L’anno scolastico continua con la didattica a distanza che diventa obbligatoria, e gli scrutini online. I voti saranno dati sulla base dell’impegno dimostrato durante tutto l’anno, anche nei mesi di didattica a distanza.

L’ammissione all’esame di maturità «sarà generalizzata ma la prova c’è, il tutto promossi è semplificazione scorretta”ì», ha precisato il vice ministro all’Istruzione Anna Ascani nel corso di una diretta Facebook sul proprio profilo. «La nostra battaglia è stata fatta per garantire che ci fosse un esame di maturità, vogliamo che prova ci sia e ci auguriamo di poterlo svolgere con le modalità previste se si riuscisse a tornare a scuola in tempi relativamente brevi ma questo ce lo devono dire gli scienziati. In ogni caso una prova ci sarà ed è bene che sia così», ha aggiunto.

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Rientro a scuola il 18 maggio. Il decreto prevede anche uno scenario particolarmente ottimista: se si dovesse tornare in classe entro il 18 maggio gli esami di maturità sarebbero formati da una prova di italiano identica a livello nazionale, una seconda prova di indirizzo ma predisposta dalle singole commissioni, e infine il colloquio). In questo scenario anche i ragazzi di terza media avranno una loro prova di esame, decisa dalla scuola. Una procedura particolare riguarda i privatisti: solo loro faranno l’esame di Stato in presenza, nella sessione straordinaria che si svolge di solito nel mese di settembre.

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Abilitazioni e tirocini. Se fosse necessario si potrebbero effettuare secondo modi da definire anche «la prima e la seconda sessione dell’anno 2020 degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni di odontoiatra, farmacista, veterinario, tecnologo alimentare, dottore commercialista ed esperto contabile, nonché delle prove integrative per l’abilitazione all’esercizio della revisione legale». Il provvedimento prevede che possono essere individuate «modalità di svolgimento diverse da quelle ordinarie, comprese modalità a distanza, per le attività pratiche o di tirocinio», e per quelle previste nell’ambito degli attuali ordinamenti didattici dei corsi di studio, oppure successive al conseguimento del titolo di studio, anche se finalizzate al conseguimento dell’abilitazione professionale.

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Concorsi sospesi. «Lo svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso al pubblico impiego, ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati sia effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica, sono sospese per sessanta giorni a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto». Il provvedimento precisa che «sono sospese le procedure concorsuali pubbliche e private ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica».

Approvato decreto scuola: nella valutazione finale anche l’impegno in didattica a distanza

da la Repubblica

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al dl scuola, con tutte le misure per finire l’anno scolastico alle prese con l’emergenza Covid-19. Confermate alcune delle anticipazioni date da Repubblica nei giorni scorsi: sono due gli scenari previsti, a seconda che riprendano le lezioni in presenza, oppure, come è più probabile, gli studenti per quest’anno non tornino più in classe. In via eccezionale tutti gli alunni saranno ammessi all’anno successivo, anche quelli con insufficienze registrate nel primo quadrimestre, ma come ha più volte detto la ministra Azzolina non ci sarà “nessun 6 politico”: infatti i ragazzi saranno valutati con voti finali corrispondenti all’impegno dimostrato durante l’anno e nella didattica a distanza.

La data spartiacque è quella del 18 maggio: nel caso si tornasse in classe entro questa data, e si avessero quindi quattro settimane di lezione, l’esame di maturità verrebbe assimilato alla prova che conosciamo, ma con qualche differenza. Il 17 giugno si parte con il tema di italiano, una prova nazionale uguale per tutti. La seconda prova scritta invece “non sarà a carattere nazionale, ma predisposta dalla singola commissione di esame affinché sia aderente alle attività didattiche svolte nel corso dell’anno scolastico”.

Il decreto stabilisce che le commissioni di esame siano composte dai professori interni e da un presidente esterno. Toccherà quindi ai prof interni, che conoscono bene la classe e il programma svolto, scegliere l’argomento della seconda prova scritta. A fine giugno si parte con la prova orale.

Per gli esame di terza media – si legge nella bozza “è prevista l’eliminazione di una o più prove rimodulando le modalità di attribuzione del voto finale”. In pratica verrebbe prevista una versione più “facilitata” dell’esame. L’ipotesi più probabile però è che l’attività didattica in classe non possa riprendere entro il 18 maggio per ragioni sanitarie. In questo caso i maturandi salteranno entrambi gli esami scritti, italiano e seconda prova. La valutazione finale verrà affidata a un esame orale, “un unico colloquio, spiega la bozza, articolandone contenuti, modalità anche telematiche e punteggio, per garantirne la completezza e la congruità della valutazione”. L’esame resterà comunque ‘serio’, ha assicurato la ministra Azzolina.

Salteranno anche gli esami di terza media. Prevista, si legge nella bozza “la sostituzione dell’esame di stato conclusivo del primo ciclo di istruzione che tiene conto altresì di un elaborato del candidato”. Per gli alunni che hanno lacune formative, è prevista la possibilità “dell’eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019-2020 nel corso dell’anno scolastico successivo, a decorrere dal 1 settembre 2020, quale attività didattica ordinaria”.

Via libera anche alle assunzioni chieste dal ministero dell’Istruzione per recuperare parte dei posti liberati nell’estate del 2019 da quota 100. Si attua, dunque, una norma inserita nel decreto scuola approvato in autunno fortemente voluta dalla ministra Azzolina. Si tratta di 4.500 posti che andranno ad altrettanti insegnanti, vincitori di concorso o presenti nelle Graduatorie ad esaurimento, che non hanno potuto occupare questi posti lo scorso settembre perché non erano stati messi a disposizione.

Esami semplificati, incognita settembre

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La scuola esce dalla “terra incognita” in cui sembrava essere finita fino a giugno. Ma rischia di precipitarci nuovamente a settembre. Se il decreto che è stato approvato ieri dal governo per affrontare l’emergenza coronavirus pone due punti fermi sulla fine dell’anno scolastico 2019/20 – e cioè che tutti gli studenti che dovranno fare l’esame di Stato saranno ammessi e lo svolgeranno in una forma più o meno semplificata a seconda che si torni o no in aula entro il 18 maggio mentre gli studenti delle classi intermedie saranno promossi con una o più insufficienza da recuperare più avanti – restano le nubi sull’avvio, dopo l’estate, del 2020/21. E non solo per ragioni sanitarie visto che la ministra Lucia Azzolina ha già ipotizzato il ricorso alle mascherine in classe o il distanziamento tra i banchi. Ma anche (e soprattutto) per il boom di cattedre che rischiano di restare vuote.

Il nodo supplenze
Alla voce personale il provvedimento appena varato dispone infatti il blocco di tutte le graduatorie, Gae e di istituto, fino al 2021/22. E arriva a un compromesso sui concorsi per oltre 60mila cattedre fermi da un anno: i bandi possono essere emessi e andare al Consiglio superiore della pubblica istruzione per un parere sprint (7 giorni) ma le prove si potranno svolgere solo a emergenza finita. Come del resto in tutta la Pa, per effetto di una norma introdotta durante il Cdm di ieri. Il risultato? Che a settembre si rischia concretamente di toccare un nuovo record di supplenze, circa 200mila contratti temporanei, il 25% dell’intero personale docente. La ministra Azzolina confida di portare a termine almeno il concorso straordinario, semplificato, per 24mila posti riservato ai precari storici. Ma anche qui a prove sospese per 60 giorni, sarà difficile centrare l’obiettivo, a meno di procedere all’ennesima “sanatoria”, su cui insistono i sindacati. Si potrà invece assumere subito sui 4.500 posti non assegnati lo scorso anno, liberati da quota 100, dopo il via libera sempre ieri da parte del Cdm.

Incognita autunno
L’autunno resta una incognita anche per via dell’emergenza sanitaria, se come sembra bisognerà, ancora per un pò convivere con il coronavirus. Il distanziamento nelle aule non sarà operazione semplice, sia per i nodi infrastrutturali sia per le attuali normative sul numero di studenti per classi che richiedono, da infanzia a superiori, un minimo di 15-18 alunni fino a un massimo di 27-30 (classi pollaio a parte).

Esami semplificati
Confermato invece il pacchetto di misure destinate agli studenti e ampiamente raccontate sul Sole 24 ore di ieri. Come la doppia chance che attende gli esami di Stato. Se si tornerà in classe entro il 18 maggio la maturità manterrà tre prove (due scritti e un orale) ma il secondo scritto sarà elaborato da commissioni tutte interne (tranne il presidente esterno) mentre la licenza media perderà uno o più pezzi dei tre scritti più colloqui previsti oggi; se invece il rientro in classe fosse posticipato o addirittura rinviato a settembre, la maturità consisterebbe solo in un orale (eventualmente anche a distanza) e la licenza media in un voto finale espresso sulla tesina dell’alunno.

Dall’edilizia al distanziamento tra i banchi, ecco i nodi della fase 2 sul tavolo di Azzolina

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Se bisognerà convivere con l’emergenza sanitaria anche da settembre, emergeranno i ritardi storici della scuola italiana: edifici vecchi, classi con troppi alunni e lezioni 2.0 ancora frenate

Le scuole sono state le prime a chiudere e molto probabilmente saranno le ultime ad aprire. Lucia Azzolina, in questi giorni, è stata molto chiara: studenti e personale scolastico – parliamo di più di un milione tra docenti, tecnici-amministrativipresidi, e di oltre 8 milioni di ragazzi -rientreranno nelle aule in assoluta sicurezza. Il punto è che, come dice la scienza, bisognerà convivere con il coronavirus e forse in autunno il problema potrebbe riproporsi. Se sarà così, non c’è dubbio che occorrerà affrontare, sul serio, alcuni nodi storici della scuola italiana.

Edifici vecchi e classi affollate
In primis, l’edilizia scolastica. I circa 40mila plessi hanno un’età media avanzata, 52 anni, e in due casi su tre sono stati costruiti più di 40 anni fa. Accanto ai problemi strutturali, si pone quindi un problema anche di spazi che sono stati pensati per una didattica tradizionale, con banchi disposti in fila di fronte al docente. E quindi difficilmente, se la regola sarà il distanziamento sociale, potranno garantire distanze adeguate tra i ragazzi. La fondazione Agnelli lo scorso autunno ha posto il tema. Indicando un maxi piano per mettere in sicurezza tutte le scuole con non meno di 200 miliardi di euro.

Il nodo alunni per classe
Oltre all’infrastruttura, anche l’attuale normativa sul numero di studenti per classe potrebbe non aiutare. Dall’infanzia alle superiori infatti in aula si viaggia da non meno di 15-18 alunni fino a un massimo anche di 27-30. Le classi pollaio sono il caso estremo. Ma anche con 20-25 alunni in una classe sarà molto difficile mantenere le distanze di sicurezza chieste dai medici.

Didattica a distanza, ancora non per tutti
L’opzione didattica a distanza può essere una soluzione. Tampone al momento. Come riconosciuto dallo stesso ministero dell’Istruzione, con i dati del monitoraggio, ci sono ancora tanti alunni, specie a primaria e infanzia, non coinvolti dalle lezioni 2.0. Mancano poi gli strumenti informatici per docenti e studenti, e in alcune zone d’Italia internet è ancora difficile. Insomma, se l’emergenza sanitaria entrerà a far parte del nostro quotidiano. Non c’è dubbio che la scuola dovrà attrezzarsi. E serviranno molto più degli 85 milioni, appena stanziati, per potenziare la didattica a distanza.

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Didattica a distanza, due milioni per le paritarie

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Stanziare in favore delle scuole paritarie 2 milioni di euro per dotarsi di piattaforme e di strumenti digitali (per gli studenti meno abbienti) per lapprendimento a distanza in analogia a quanto previsto per le scuole statali. Lo prevede uno dei nuovi emendamenti del relatore, Daniele Pesco (M5s), al dl Cura Italia, depositati in commissione Bilancio al Senato e di cui Public Policy ha preso visione. Un altro emendamento del relatore prevede che le scuole pubbliche possano utilizzare la parte eventualmente restante delle risorse a loro assegnate per la didattica a distanza durante la pandemia da coronavirus (10 milioni di euro), anche per dotare gli studenti svantaggiati dei mezzi per seguire la didattica a distanza e per formare i professori.

I consigli di classe e quelli di istituto, così come in generale tutte le riunioni degli organi collegiali delle scuole, potranno svolgersi anche in videoconferenza. E’ quanto prevede un emendamento al decreto Cura Italia depositato del relatore, Daniele Pesco (M5S), in commissiome bilancio del Senato. La norma stabilisce che «gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono svolgersi in videoconferenza, anche dove tale modalità non sia prevista dai regolamenti interni».

Istat: un terzo delle famiglie non ha un pc o tablet

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Un terzo delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa, la quota scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minore. Solo per il 22,2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o tablet. Nel Mezzogiorno i dati sono più allarmanti: il 41,6% delle famiglie è senza computer in casa con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%) rispetto a una media di circa il 30% nelle altre aree del Paese e solo il 14,1% ha a disposizione almeno un computer per ciascun componente. Lo spaccato contenuto nella ricerca “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi”, relativo agli anni 2018-2019, mette chiaramente in luce il digital divide che si vive all’interno delle case italiane.

Se a questo si aggiunge poi che quattro minori su dieci vivono in case sovraffollate, allora il quadro è ancora più grave. Una condizione che, se vista con gli occhi dell’emergenza sanitaria che al momento costringe tutti a casa e, per gli studenti, a seguire le lezioni a distanza, rischia di diventare drammatica.

Dai dati si evince inoltre che oltre il 60% di bambini e ragazzi condivide il pc o il tablet con la famiglia. Nelle regioni del Nord la proporzione di famiglie con almeno un computer in casa è maggiore. In particolare a Trento, Bolzano e in Lombardia oltre il 70% delle famiglie possiede un computer, e la quota supera il 70% anche nel Lazio. Nel Nord, inoltre, la quota di famiglie in cui tutti i componenti hanno un pc sale al 26,3%. Rispetto alla dimensione del comune, la percentuale più alta di famiglie senza computer si osserva nei comuni di piccole dimensioni, la più bassa nelle aree metropolitane. Se si considerano le famiglie con minori, la quota di quante non hanno un computer scende al 14,3%, ma le differenze territoriali risultano ancora più accentuate con valori che vanno dall’8,1% del Nord-ovest (6% in Lombardia) al 21,4% del Sud.

Meno di un ragazzo su tre presenta alte competenze digitali (il 30,2%, pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o di base. Le ragazze presentano complessivamente livelli leggermente più elevati di competenze digitali (il 32% dichiara alte competenze digitali contro il 28,7% dei coetanei).

Dal punto di vista territoriale è abbastanza evidente il gradiente Nord – Mezzogiorno, con le regioni del Nord-est che presentano i livelli più elevati su quasi tutte le competenze digitali.
C’è anche un capitolo su quanto leggono bambini e ragazzi: dai dati si evince che tra i 6 e i 17 anni, uno su due ha letto almeno un libro nell’anno. L’abitudine alla lettura interessa oltre il 60% di bambini e ragazzi di 6-17 anni residenti al Nord e il 39,4% di quelli del Sud. Sono soprattutto le ragazze a dichiarare di aver letto almeno un libro nel tempo libero (il 58,2% contro il 46,4% dei coetanei). Tra le ragazze, inoltre, risulta più alta la quota di chi ha letto e-book/libri on line (10,5% contro 6,4%).

Si osserva una forte associazione tra capitale culturale familiare e abitudine alla lettura dei figli: legge il 67,6% dei ragazzi che vivono in famiglie in cui almeno uno dei due genitori è laureato ma la quota scende al 37,7% se i genitori hanno conseguito al massimo la scuola dell’obbligo. Dati allarmanti dunque che hanno insorgere l’Unione italiana dei consumatori: «I 70 milioni stanziati dal Governo per l’acquisto di tablet e computer sono a dir poco insufficienti», ha commentato il presidente Massimiliano Dona.

Maturità, l’impegno di prof e studenti nello studio a distanza va riconosciuto, nonostante l’emergenza

da Il Sole 24 Ore

di Alessandro Fusacchia *

Negli ultimi giorni – con l’approssimarsi del prossimo Consiglio del Ministri – è esplosa l’apprensione, e con essa il dibattito pubblico, sugli esami di Stato: sul loro svolgimento e valore alla luce della situazione critica in cui siamo, con le scuole chiuse e il dubbio che non riaprano prima della fine dell’anno scolastico.

Il Governo ragiona su scenari diversi, che dipendono inevitabilmente dai risultati che darà nelle prossime settimane la strategia di contrasto al coronavirus.
alcune indiscrezioni uscite sui giornali in questi giorni hanno fatto sapere che le ipotesi sul tavolo sarebbero sostanzialmente due.

Se gli studenti saranno in grado di rientrare in classe ad un certo punto, e quindi di essere fisicamente a scuola a giugno, si terranno degli esami non del tutto dissimili da quelli degli anni passati: una prova nazionale di italiano; una seconda prova, che verrebbe predisposta dalla singola scuola, l’unica a conoscere nello specifico come la didattica a distanza abbia realmente funzionato nel proprio caso; una prova orale.
Qualora invece questa possibilità di rimettere piede fisicamente nelle scuole rimanesse preclusa, l’esame di Stato consisterebbe in una prova orale da remoto, dall’altra parte dello schermo.

Faccio alcune considerazioni rispetto le anticipazioni.
Nel caso in cui si riesca a tornare a scuola, mi verrebbe da dire che ci saranno degli adattamenti, ma non degli stravolgimenti dell’esame di Stato. Adattamenti con cui potremo convivere per quest’anno, dato tutto quello che ci sarà nel frattempo successo col coronavirus.

La questione vera sembrerebbe invece essere: che succede in caso contrario, se non ci sarà modo di tornare a scuola in tempo utile per fare l’esame di Stato?
Ora, in queste settimane, e ancor di più nelle prossime, stiamo assistendo ad una accelerazione nell’uso degli strumenti digitali e di nuove metodologie. Tutti – dagli uffici ministeriali all’ultima scuola di periferia – si stanno cimentando con una sfida nuova, imprevista, drammatica. Stanno facendo fatica e difficoltà, ma stanno anche imparando enormemente. C’è però un limite a quanto si possa “stressare” il sistema in questa fase. Per dirla chiaramente: sconsiglierei vivamente a chiunque di tentare una prova scritta da remoto, a maggior ragione se su traccia da far restare riservata fino all’ultimo.
Non ci sarebbe quindi alternativa a limitarsi, da remoto, ad un esame solamente orale.
Si aprono quindi due questioni enormi.

La prima: siccome ognuno di quelli che crede che l’esame di Stato abbia un valore preferirà sempre la prima opzione alla seconda, serve mettersi d’accordo su cosa si intenda per “possibilità di rimettere piede a scuola”. Sarà molto diverso dire che debbano/possano rientrare tutti, o solo coloro che devono sostenere la prova; così come cambierà se dovranno rientrare (anche) per delle lezioni prima dell’esame, o solo direttamente per gli esami a metà giugno. Inoltre, non serve avere virologi o epidemiologi in famiglia per capire che non avremo sconfitto al 100% il coronavirus per metà maggio. La domanda quindi è: a che punto della lotta al coronavirus, in base a quali serie di dati, e a che condizioni, si potrà decidere di “riaprire”? E per riaprire come?

Ci sarà chi spingerà per la cautela totale, chi per una cautela alta ma non assoluta, e via dicendo. Chi si prenderà la responsabilità? I medici? Oppure i politici e le istituzioni? E avendo costruito quale consenso politico-sociale attorno alla decisione presa? Questo è un punto dirimente che va ben oltre gli esami di Stato.

Faccio una facile profezia: la stessa domanda, se non adesso, ce la dovremo porre comunque tra qualche settimana per decidere se, quando, e come riaprire le scuole a settembre.

La seconda questione. Se finiremo con la prova orale da remoto e basta, è fondamentale che questa prova sia seria. Lo dobbiamo a tutti gli studenti (e docenti) che stanno facendo uno sforzo enorme per continuare ad apprendere (e insegnare), nonostante le mille difficoltà, avendo dovuto spesso imparare in corsa come fare e facendo sacrifici.
L’ultima cosa che ci serve è dire “tana liberi tutti”.

Abbiamo al contrario bisogno di mantenere capacità di giudizio e di valorizzare impegno e merito, certamente tenendo in conto le difficoltà oggettive e il disagio personale di studentesse e studenti. Questo è – qualsiasi cosa succederà e scenario si avvererà – il messaggio forte da mandare subito al Paese: «quello che state studiando conta, lo sforzo che state facendo ha un valore; non stiamo dicendo ai più bravi di accontentarsi, né a chi è meno bravo di smettere di migliorarsi».
L’Italia sopravviverà alla scuola chiusa. Anche ad una scuola chiusa per tre mesi.
Non sopravviverà a tre mesi di sacrifici non riconosciuti, a tre mesi di senso di inutilità.

  • Deputato, Gruppo Misto della Camera

Graduatorie d’istituto prorogate

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Le graduatorie di istituto rimarranno in vigore anche il prossimo anno. Compresi gli elenchi aggiuntivi previsti dal decreto del 3 giugno 2015. Lo ha disposto il governo nel decreto-legge approntato per l’emergenza da Coronavirus. Gli elenchi di II e III fascia, che avrebbero dovuto essere rinnovati entro quest’anno (si veda il decreto 374/2017) saranno prorogati fino al 2020/2021. Resteranno in vigore anche gli elenchi di I fascia. Ma solo per un anno. Perché il decreto-legge anticipa al 2020/21 anche il rinnovo delle graduatorie a esaurimento dalle quali discendono.

Sarà possibile, però, far valere il titolo di specializzazione sul sostegno se conseguito entro il 31 agosto prossimo. La norma fa riferimento agli elenchi dai quali i dirigenti scolastici traggono gli aventi titolo a ricevere le proposte di assunzione con contatti a tempo determinato dopo l’esaurimento delle graduatorie provinciali. E cioè delle graduatorie a esaurimento previste dall’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 296/2006. Che vengono utilizzate dagli uffici territoriali e dalle scuole polo nella fase provinciale delle assunzioni.

Le graduatorie di istituto sono elenchi di merito dove vengono graduati gli aspiranti docenti che ne abbiano fatto domanda, secondo i titoli posseduti. E sono divise in tre fasce. Nella prima fascia vengono inseriti gli aspiranti già inclusi nella I, nella II e nella III fascia delle graduatorie a esaurimento. L’inclusione negli elenchi d’istituto avviene suddividendo la I fascia in tre sottofasce. Ognuna delle quali include gli aventi titolo graduati secondo il punteggio posseduto e secondo la fascia in cui risultano precedentemente inclusi nella graduatoria a esaurimento corrispondente. Nella II fascia vengono inseriti, invece, gli aspiranti docenti in possesso dell’abilitazione all’insegnamento, ma non inseriti nelle graduatorie a esaurimento. E infine, nella III fascia vengono inclusi gli aspiranti docenti delle scuole secondarie in possesso del mero titolo di accesso all’insegnamento. Nella III fascia non vi sono più aspiranti docenti di scuola dell’infanzia o primaria, perché i titoli di accesso a queste tipologie di insegnamento sono già abilitanti (laurea in scienze della formazione primaria o diploma magistrale se conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002).

Le supplenze conferibili dai dirigenti scolastici tramite lo scorrimento delle graduatorie di istituto sono di tre tipi. Se la cattedra da assegnare risulti vacante e disponibile prima del 31 dicembre e l’ufficio scolastico abbia già comunicato l’esaurimento della graduatoria a esaurimento della tipologia di posto o della classe di concorso corrispondente, il dirigente potrà assumere un supplente stipulando un contratto di supplenza annuale con termine fino al 31 agosto. Se invece la cattedra o lo spezzone risulti solo disponibile in organico di fatto, anche se la disponibilità dovesse insorgere prima del 31 dicembre, il dirigente potrà assumere il supplente solo con contratto di supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche (30 giugno). Idem se la disponibilità dovesse risultare dopo il 31 dicembre. Nel qual caso il dirigente scolastico dovrà assumere il supplente con supplenza fino al 30 giugno anche se dovesse trattarsi di una cattedra vacante e disponibile. Infine, nel caso si tratti di una semplice sostituzione di un docente momentaneamente assente (per esempio per malattia) il dirigente potrà assumere il supplente stipulando un mero contratto di supplenza temporanea per il mero tempo necessario a fare fronte alla sostituzione.