LE PROPOSTE PER LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE A SETTEMBRE

LE PROPOSTE ANP PER LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE A SETTEMBRE

PREMESSA

La situazione emergenziale che ha investito la vita dei singoli e i diversi settori della società ci induce a riconsiderare il ruolo e l’organizzazione delle istituzioni scolastiche.

La necessità di riorganizzare le modalità operative delle scuole, imposta dal mutato contesto, ha infatti creato l’esigenza di ridefinire i ruoli del personale scolastico, nonché le forme di relazione e comunicazione da intessere con studenti e famiglie, con enti locali e agenzie territoriali.

Oggi alla scuola è rivolta una domanda di erogazione di servizio che produca apprendimento ed è assegnata una funzione generativa all’interno del welfare generale, “facendo rete” con tutti i soggetti portatori di interesse, per affrontare da diversi punti di vista le difficoltà e mettere insieme le risorse in vista del raggiungimento degli esiti formativi.

Riaprire le scuole a settembre, quindi, rappresenta un’esigenza che, prendendo avvio dal dovere costituzionale di garantire a tutti gli studenti un servizio d’istruzione obbligatoria e di qualità, si integra anche con il fine di far ripartire il sistema Italia.

L’esperienza della didattica a distanza (DAD) e dello smart working, vissuti durante questo periodo come unico mezzo per curare gli apprendimenti degli alunni e la gestione amministrativo contabile, ha posto ogni scuola davanti alla consapevolezza che gli strumenti digitali sono ormai diventati indispensabili supporti formativi e di organizzazione.

L’e-government della scuola, ossia l’applicazione concreta delle più moderne tecnologie per sostenere il lavoro dei docenti, per migliorare l’apprendimento da parte degli studenti e per gestire gli aspetti amministrativi dell’organizzazione scolastica, è ormai un’esigenza primaria, in linea con i processi di profonda trasformazione che tutti gli enti pubblici stanno affrontando per servire i cittadini e le imprese nel miglior modo possibile, anche quando arriverà l’auspicata conclusione dell’emergenza Covid-19.

La media education è diventata oggi una sfida democratica che richiede l’impegno delle agenzie formative e del decisore politico per rispondere all’interesse degli studenti e dell’utenza di rafforzare, attraverso le competenze digitali, la formazione e l’informazione e contestualmente favorire le finalità sociali della cittadinanza mondiale.

Nell’emergenza, ogni scuola ha dovuto affrontare la sfida della DAD partendo dalle risorse umane, strumentali ed economiche disponibili, confrontandosi quindi con differenti risorse strutturali, sociali ed economiche, conseguendo risultati non omogenei che, tuttavia, hanno notevolmente contribuito a sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri bisogni e delle proprie potenzialità formative e didattiche.

Alcune istituzioni scolastiche si sono trovate maggiormente preparate ad affrontare l’emergenza, in particolare quelle che avevano sperimentato strumenti e metodologie organizzative e didattiche innovative e che avevano investito nelle tecnologie. Altre hanno dovuto improvvisare una didattica a distanza con la quale non si erano mai confrontate. Tutte, però, hanno compiuto un notevole balzo in avanti sul fronte della pratica di strumenti digitali applicati ai diversi aspetti organizzativi, per poter dare risposte concrete ai bisogni formativi di alunni e studenti.

È evidente, quindi, che a settembre il mondo della scuola non potrà più replicare quello precedente all’emergenza e che l’autonomia scolastica – in verità mai pienamente attuata – dovrà rappresentare la prima risorsa concettuale per la ripartenza e l’innovazione.

Il dirigente scolastico dovrà assicurare un’organizzazione efficace per rispondere alle diverse esigenze di spazi, tempi e azioni, garantendo la formazione degli studenti, l’efficace integrazione con gli altri enti e agenzie coinvolti, la corresponsabilità educativa con le famiglie e la sicurezza. Per fare tutto questo, è necessario “liberare” il ruolo dirigenziale da vincoli e costrizioni che nulla hanno a che fare con il principio costituzionale del buon andamento ma che favoriscono, al contrario, conflittualità deleterie per il clima relazionale e, in definitiva, per la funzionalità del sistema.

I docenti dovranno volgere decisamente la loro attività alla promozione dell’apprendimento autentico, attraverso un approccio di school improvement, ossia attraverso comportamenti di agevolazione del processo di formazione in uno scenario orientato alla cultura della competenza. L’introduzione di un vero middle management di supporto al dirigente non appare più rinviabile.

Il personale ATA, dal livello amministrativo a quello tecnico e ausiliario, dovrà agire in sinergia con la (ri)progettazione formativa e dovrà avvalersi di modelli organizzativo-gestionali che tengano conto di quanto abbiamo imparato. La figura del DSGA dovrà essere adeguatamente valorizzata, anche al fine di contribuire all’attuazione di quanto previsto dal Codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005).

Gli studenti e le famiglie, attraverso la partecipazione attiva, autonoma, consapevole e responsabile al percorso di apprendimento, dovranno sviluppare le competenze digitali fondamentali e imprescindibili per utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione.

L’azione progettuale delle autonomie scolastiche necessita, però, di interventi di sistema che al contempo aggiornino lo sfondo normativo alle nuove esigenze e che eliminino le numerose incongruenze e contraddizioni, stratificatesi negli anni, che hanno impedito alla autonomia di svilupparsi appieno. Con riferimento ai piani di investimento strategici, tali interventi dovrebbero complessivamente riguardare:

  • le condizioni per garantire la sicurezza, la fruibilità e la flessibilità degli spazi di apprendimento, generalmente schiacciati sulla didattica di “aula”, all’interno degli edifici scolastici per studenti e operatori, considerando sia quelle per l’immediata ripartenza, sia quelle di futura fattibilità e adattabilità degli edifici stessi, prevedendo anche adattamenti organizzativi periodici, differenziati per territorio, per fronteggiare eventuali nuove insorgenze epidemiologiche;
  • il potenziamento delle infrastrutture di rete e delle strumentazioni digitali in tutte le scuole, per garantire lo svolgimento di attività in modalità sincrona e asincrona;
  • l’erogazione di finanziamenti mirati a dotare di device tecnologici tutti gli studenti;
  • l’incremento degli organici per garantire insegnamenti differenziati e personalizzati, animazione digitale e assistenti tecnici a tutte le scuole;
  • il finanziamento di un contratto collettivo di comparto più moderno che consenta, finalmente, di superare la rigida delimitazione a 18 ore della tradizionale “cattedra” e introduca il livello professionale dei “quadri”;
  • l’incremento dei fondi a disposizione dei dirigenti scolastici per compensare il lavoro straordinario, sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo, del personale docente e ata;
  • l’apertura delle scuole su un arco di 8-10 ore al giorno;
  • l’aggiornamento della governance delle scuole, cioè delle competenze degli organi collegiali, anacronisticamente ferme alle disposizioni legislative emanate nel lontano 1974 e spesso in stridente contrasto con le prerogative dirigenziali, come peraltro denunciato già nel 2000, agli albori dell’età autonomistica, dal Consiglio di Stato;
  • la definizione di un costo standard per alunno, con pianificazione degli investimenti sui territori secondo opportuni parametri di rilevanza sociale;
  • l’attuazione di un adeguato piano di formazione di tutti i docenti sia dal punto di vista tecnologico sia, soprattutto, da quello didattico;
  • la revisione della costituzione e della modulazione oraria delle relazioni classi-gruppi-docenti;
  • lo snellimento dei curricoli ordinamentali, prevedendo maggiori opzionalità e facoltatività per le scelte delle famiglie;
  • la revisione del sistema di valutazione degli alunni che integri i voti in decimi con i livelli di competenza e le relative certificazioni.

TECNOLOGIA

Poiché la ripresa delle attività didattiche potrebbe comprendere anche una componente curricolare di didattica a distanza, si devono analizzare tutte le problematiche emerse in piena emergenza e individuare, tempestivamente, eventuali soluzioni. Naturalmente, occorre inquadrare il problema in relazione a tutti i soggetti coinvolti: gli studenti, le famiglie, i docenti e la stessa istituzione scolastica, intesa come struttura operativa.

Per poter partecipare alla DAD, ogni studente dovrà avere la possibilità di gestire un device, collegato al web con una connessione veloce (indicativamente almeno 100 Mbit/s per la rete fissa e 4G per la rete mobile) e un adeguato plafond di gigabyte (almeno 1 Gbyte al giorno) in caso di connessione attraverso rete mobile. In piena emergenza è emerso che non tutte le famiglie sono state in grado di affrontare la gestione della DAD dal punto di vista economico. Le azioni di sostegno economico intraprese dal Governo con fondi finalizzati all’acquisto di device (la cui tipologia dipende, ovviamente, dal corso di studi frequentato) e di connettività, se pur apprezzabili, hanno risolto il problema solo parzialmente.

Per un’adeguata ripresa occorre acquisire una mappatura dettagliata e completa delle situazioni in cui non è stato possibile esercitare compiutamente il diritto allo studio, con la consapevolezza che la disponibilità, per ogni alunno o studente, di un device adeguatamente performante con relativa connessione veloce costituisce, di fatto, una precondizione per l’accesso all’istruzione a distanza.

Da una chiara visione delle aree geografiche in sofferenza potrebbero scaturire possibili soluzioni, con o senza oneri per lo Stato. Con nuovi finanziamenti si potrebbe estendere il bonus studenti a un’altra fascia di età, ad esempio a coloro che si iscrivono al primo anno di scuola secondaria di primo o di secondo grado, o consentire una detrazione fiscale parziale o totale sugli acquisti finalizzati alla DAD. Senza ulteriori aggravi, si potrebbe consentire l’utilizzo del bonus destinato ai diciottenni per l’acquisto di tecnologie, cosa al momento non praticabile, o finalizzare prioritariamente i fondi regionali per il diritto allo studio alla dotazione di device per gli studenti.

Alcune istituzioni scolastiche, riducendo le spese per la dotazione dei libri attraverso la concessione di un certo numero di testi in comodato d’uso agli studenti del primo anno, già consentono alle famiglie un risparmio che può essere poi utilizzato per l’acquisto di device. Questo sistema potrebbe essere potenziato e generalizzato, prevedendo convenzioni di favore per le famiglie che si rivolgono alle aziende maggiormente interessate al settore scolastico. Si potrebbe addirittura prevedere che siano le scuole a fornire la totalità dei libri, in formato ebook, senza oneri per le famiglie che dovrebbero così provvedere esclusivamente all’acquisto dei device.

Per quanto riguarda i problemi di connessione, sembra improbabile che le istituzioni scolastiche possano contenerli e risolverli singolarmente. È evidente che occorre un intervento a livello centrale con il coinvolgimento delle maggiori aziende del settore al fine di creare un kit connessione studenti” a bassissimi costi, con un numero di gigabyte sufficiente per la gestione delle attività didattiche, eventualmente proporzionato alla fascia di età.

Con riferimento ai docenti, i problemi relativi al possesso di device e connettività dovrebbero essere limitati solo ed esclusivamente ai nuovi docenti e ai supplenti annuali o temporanei. I docenti assunti con contratto a tempo indeterminato, infatti, usufruiscono già da cinque anni di un bonus con cui è possibile l’acquisto annuale anche di tecnologie, indispensabili per il loro lavoro.

Per dotare anche i docenti a tempo determinato delle necessarie attrezzature tecnologiche, si potrebbe ipotizzare di erogare alle scuole le risorse per permetterne l’acquisto e consentirne il comodato d’uso. Ciò garantirebbe l’utilizzo dei device per l’azione educativa personalizzata che ogni scuola deve assicurare (spesso gli istituti hanno già individuato la risoluzione tecnologica per loro più adatta) e il recupero e riutilizzo degli strumenti in caso di cessazione dal servizio dei docenti.

In ogni caso, per consentire il dialogo a distanza con studenti non presenti in aula, occorre una infrastruttura di rete capillare e dotata di adeguata larghezza di banda minima garantita, se si opta per la rete fissa. Laddove fosse più opportuno scegliere una connessione attraverso rete mobile, si dovrebbe garantire lo standard 4G. Su questo aspetto, appare difficile immaginare autonome iniziative delle singole scuole, considerate le notevoli complessità di gestione della connessione interna o di realizzazione di un cablaggio, senza avere in pianta organica professionalità con competenze specifiche. Da ciò scaturisce l’esigenza di trovare fonti di finanziamento adeguate come avvisi PON-FESR su connessione e digitalizzazione (quali quelli del 2015/2016), bandi PNSD, fondi regionali ecc. che le scuole, nella loro autonomia e specificità, potrebbero gestire al meglio.

Per quanto riguarda l’individuazione della piattaforma telematica di videoconferenza per la gestione delle lezioni, va evidenziato che durante l’emergenza l’attuazione della DAD è stata spesso oggetto di negoziazione diretta tra il docente e la classe. Ma, per migliorarne l’efficienza alla ripresa, occorre riorganizzarla radicalmente e implementare una vera e propria pianificazione digitale ben ragionata.

Un primo aspetto che le istituzioni scolastiche dovranno considerare sarà senz’altro l’organizzazione delle risorse interne dedicate; sarebbe auspicabile creare un “team di sostegno alla DAD” composto, oltre che dall’animatore digitale, dal gruppo dei docenti formati con il PNSD, dai referenti per l’inclusione e da un tecnico informatico che, in alcune scuole secondarie, può essere individuato tra gli assistenti tecnici dell’area informatica, mentre nei Circoli Didattici, negli Istituti Comprensivi, nei Licei e in tutte le scuole sprovviste di detto personale potrebbe essere garantito con la proroga delle misure previste dal D.M. 26 marzo 2020, n. 187 (Riparto del contingente di assistenti tecnici ai sensi dell’art. 120, comma 5, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18).

Il team avrà il compito di programmare e gestire la rete digitale dentro e fuori la scuola. In particolare, avvalendosi delle esperienze pregresse di scuole 2.0 e di tutte le iniziative di digitalizzazione già diffuse sul territorio e realizzate con il PNSD, dovrebbe individuare una piattaforma (o al massimo due) per la gestione delle videoconferenze e per il repository in cui conservare e condividere i materiali, effettuando la scelta sulla base di accurate analisi di esigenze didattiche e di rapporto tra costi e benefici. L’utilizzo della piattaforma dovrà essere previsto nel PTOF – di cui andrà deliberato l’aggiornamento – al fine di rendere omogenea l’azione didattica. Anche se durante l’emergenza fossero state utilizzate le più svariate soluzioni di videoconferenza presenti sul mercato, in fase di progettazione e organizzazione si dovranno effettuare scelte ben definite e ponderate per rendere efficace, trasparente e sicura la DAD.

Alcune scuole sono già dotate di sistemi software, talvolta potenziati durante l’emergenza, di gestione del registro elettronico che prevedono la funzione di “deposito” dei materiali prodotti da docenti e alunni e che permettono l’effettuazione di verifiche dell’apprendimento con feedback immediati o di verifiche sommative. Altre istituzioni scolastiche si sono dotate di piattaforme LMS free aggiuntive che potenziano e ampliano le prestazioni dei registri elettronici. Questi tipi di piattaforme sono indispensabili perché la DAD non può essere ridotta a una semplice riproduzione in videoconferenza della classica lezione frontale realizzata in classe. Sarà comunque necessario analizzare i nuovi trattamenti dei dati personali e, se non si è già provveduto, si dovrà adeguare l’informativa agli interessati sulle modalità di raccolta, utilizzo e finalità.

In questi tre mesi di azione didattica a distanza, in ogni caso, si è raggiunta la consapevolezza del fatto che uno studente non può seguire in modo produttivo dalle cinque alle otto ore di lezione consecutiva sincrona, in video conferenza, anche se sostenute da slide. Occorre riorganizzare l’azione didattica per finalizzarla all’acquisizione di competenze attraverso metodologie innovative che richiedono la disponibilità, in qualsiasi momento, di materiali, esercitazioni, indicazioni sulle attività didattiche, permettendo così al discente un’autonoma e personale gestione del suo apprendimento.

FORMAZIONE

L’avvio in emergenza della DAD ha messo in luce alcune difficoltà di natura metodologica e tecnologica, se viste dal lato dei dirigenti e dei docenti, e di natura organizzativa per le famiglie, evidenziando la necessità di una riflessione, sulle modalità e sulle soluzioni adottabili, più strutturata e dilatata nel tempo e non solo legata alla situazione eccezionale.

Insegnare a distanza non equivale a replicare, con strumenti diversi, la stessa didattica realizzata in presenza; occorre riprogettare i percorsi formativi utilizzando modelli pedagogici e didattici pensati per avvalersi di tutte le (notevoli) potenzialità del digitale.

Questo richiede il superamento dell’idea della trasmissione della conoscenza, l’ampliamento della visione dell’apprendimento, da realizzarsi attraverso l’utilizzo di pratiche didattiche innovative, e il ripensamento della valutazione che non ha solo lo scopo di misurare le conoscenze apprese, ma anche e soprattutto quello di certificare le abilità e le competenze acquisite dall’alunno.

Strutturare il processo di apprendimento-insegnamento a distanza richiede, quindi, una completa rivisitazione delle metodologie didattiche e dei relativi strumenti: la formazione dei docenti, quindi, diventa il cardine di tutta la struttura curricolare gestita con la DAD.

La formazione deve essere integrata e considerata indispensabile e doverosa per la professionalità del docente, evitando che sia fruita esclusivamente dagli insegnanti più motivati e coinvolti nei processi didattici. Dovrebbe quindi essere resa obbligatoria, anche attivando una specifica sequenza contrattuale, e tempestiva, in quanto la ripresa di settembre è ormai molto vicina.

I bisogni più frequentemente emersi riguardano una formazione di tipo tecnico (quali piattaforme usare, come gestirle in sicurezza ecc.) e una formazione strutturale di tipo metodologico-didattico (come gestire al meglio il processo di insegnamento-apprendimento e la valutazione a distanza). Diverse scuole sono già state sostenute dalle azioni attivate dal Ministero attraverso vari progetti, ma queste esperienze, seppur di notevole spessore, non hanno colmato le esigenze di formazione dei docenti in tutto il territorio.

Per una ripartenza adeguata occorre procedere con un piano di formazione calibrato e capillare sui bisogni complessivi emersi in questi mesi, in sintonia con quanto già previsto nel Piano Nazionale di Formazione in cui sono già indicate alcune particolari tematiche, quali la didattica digitale e l’organizzazione gestionale da attivare nei diversi ambiti, attraverso le scuole Polo.

Ora, più che mai, occorre avviare una formazione per rafforzare il rapporto tra competenze didattiche e nuovi ambienti per l’apprendimento, fisici e digitali, che coinvolga i dirigenti scolastici e i docenti su tematiche fondamentali di tipo:

  • tecnologico: strumenti tecnologici, integrazione di tecnologia e didattica;
  • metodologico: didattica per competenze, flipped classroom, PBL, EAS, educazione ai media e, in generale, su tutte le metodologie innovative;
  • valutativo: compiti di realtà e valutazione per competenze.

Sulla base delle difficoltà riscontrate, sarebbe inoltre auspicabile attivare percorsi di formazione sulla natura della DAD per i genitori e gli studenti più grandi, sviluppando tematiche come sicurezza, privacy, utilizzo di strumenti, responsabilità, condivisione e collaborazione tra scuola e famiglia.

Nell’ipotesi di una ripartenza a “sistema misto” (DIP e DAD), sarà necessaria anche una formazione legata ai temi della sicurezza in situazione epidemiologica da destinare, oltre che al personale, agli alunni, compresi quelli più piccoli. Occorre responsabilizzare tutti richiamandoli all’assunzione di comportamenti condivisi che tutelino la salute del singolo e la sicurezza della collettività.

ORGANIZZAZIONE LOGISTICA

All’interno di ciascun edificio scolastico si trovano generalmente ambienti dalle caratteristiche molto diversificate come aule, laboratori, biblioteche, palestre, cortili, androni, corridoi, sale giochi, sale mensa. Tutti questi, nel rispetto delle misure di sicurezza generali e di quelle specifiche per il Covid-19, possono essere ripensati come ambienti di apprendimento per classi intere, classi dimezzate, per attività di piccoli gruppi, per attività di studio individuale o assistito, in funzione di metodologie didattiche tradizionali o innovative e per l’assegnazione agli studenti di compiti di realtà, allo scopo di sviluppare finalmente una didattica per competenze, strutturata per ambiti disciplinari o per assi culturali, piuttosto che centrata prevalentemente sulle conoscenze.

La mappatura delle risorse logistiche a disposizione di ciascuna scuola deve quindi rappresentare un punto di partenza per organizzare modi e tempi della didattica, individuare ulteriori esigenze di spazi, arredi, infrastrutture e suppellettili da rappresentare agli enti locali oltre che per evidenziare, attraverso specifici tavoli di confronto interistituzionali, le necessità di organico.

Un’accurata ricognizione degli spazi porterà presumibilmente a esiti diversificati da cui potranno scaturire soluzioni organizzative differenti, in linea con la filosofia dell’autonomia scolastica. Ci saranno piccole scuole di provincia in cui lo spopolamento degli ultimi anni ha dato luogo alla formazione di classi con pochi alunni, ma con aule grandi o inutilizzate, che potrebbero tranquillamente continuare a frequentare tutti insieme le lezioni in presenza, senza alcuna riduzione di tempo-scuola. Si potrebbero avere classi di venti alunni funzionanti a tempo pieno o a tempo prolungato per le quali l’organico potenziato consentirebbe la suddivisione in due gruppi e la riduzione del tempo-scuola, senza dover però alternare il servizio. Ci saranno istituti tecnici e professionali che dispongono di laboratori, aziende e spazi di apprendimento vari che consentono di lavorare per gruppi con la mediazione didattica, oltre che dei docenti di disciplina, di quelli tecnico-pratici, di potenziamento e di sostegno; per queste tipologie di scuole è prioritario salvaguardare lo svolgimento in presenza delle attività pratiche e laboratoriali. Ci saranno licei in cui, con diverse metodologie di apprendimento, sarà possibile organizzare piccole isole per attività di gruppo, nei corridoi, nella biblioteca scolastica o anche in altri spazi individuati nel territorio, anche in funzione dell’orientamento universitario, o a casa oppure on line.

Si potrebbero dedicare eventuali spazi-parcheggio a motorini, biciclette, monopattini e ulteriori mezzi di trasporto utili a garantire spostamenti sicuri e sostenibili, per ridurre gli affollamenti nei mezzi pubblici durante le ore di punta.

Dalla suddetta mappatura potrà scaturire una diversa e autonoma organizzazione didattica che non potrà prescindere, però, dall’indicazione di specifiche e chiare misure di sicurezza da parte del Ministero dell’istruzione di concerto, eventualmente, con altri Ministeri direttamente coinvolti. È senz’altro da escludere che tali misure possano essere definite, in modo autonomo e differenziato, dai singoli dirigenti sulla base dei pareri forniti dai RSPP o dai MC in quanto la tutela della salute è massima se affidata a protocolli definiti dalle autorità centrali, avvalendosi dei più qualificati esperti a livello nazionale.

Per evitare gli assembramenti si potrebbero modificare, entro un range ben definito non superiore a 45/60 minuti, gli orari di ingresso e uscita dalla scuola; così come si potrebbero prevedere, anche utilizzando le uscite d’emergenza, accessi distinti all’edificio. Per limitare al minimo necessario gli spostamenti interni, si potrebbero diversificare i tempi ricreativi e parcellizzare le varie zone dell’istituto. In quest’ottica, si potrebbero separare il più possibile i flussi degli studenti da quelli degli insegnanti (appartenenti a classi d’età e quindi di rischio diverse). Deve però essere stabilito a livello nazionale, in modo inequivocabile, che livello di distanziamento adottare e quale sia il nuovo rapporto tra alunni e superfici da mantenere all’interno delle aule e dei singoli ambienti.

Si dovrà anche definire in modo chiaro quali siano i dispositivi di protezione individuale di cui dotarsi. Qualunque DPI necessario dovrà tuttavia essere indicato in un dettagliato protocollo ed essere accompagnato da specifici e adeguati finanziamenti.

Il compito del dirigente della scuola sarà senz’altro quello di applicare il protocollo e farlo rispettare, nonché di gestire al meglio le risorse economiche e strutturali anche avvalendosi di reti, ma si dovrà evitare, tramite intervento legislativo, di esporre la dirigenza a responsabilità penali per la mancata adozione di misure che non siano state adeguatamente dettagliate e finanziate.

ORGANIZZAZIONE DIDATTICA

La previsione di modalità organizzative che eliminino i rischi per la salute durante lo svolgimento delle attività educativo-didattiche, nei diversi contesti scolastici, richiede la piena considerazione dei paradigmi autonomistici della flessibilità (articolo 4 del D.P.R. 275/1999) e della ricerca (articolo 6 del citato D.P.R.), da evocare entrambi appieno per la ripartenza del prossimo anno.

I dirigenti, ipotizzando soluzioni organizzative da individuare in sinergia con le diverse figure professionali e avvalendosi eventualmente della collaborazione con soggetti esterni, dovranno agire come veri leader dell’innovazione. In altri termini, essi dovranno favorire l’individuazione e l’attuazione, da parte di ogni istituzione scolastica, di scelte didattiche maggiormente in linea con i più avanzati approcci pedagogici e docimologici che consentano di rivedere le pratiche didattiche sinora utilizzate, conquistando miglioramenti significativi e destinati a sopravvivere al Covid-19.

Va da sé che questo presuppone che i dirigenti possano avvalersi di un consistente numero di figure di middle management, individuate tra i docenti sulla base delle disposizioni legislative contenute nell’art. 25, co. 5 del d.lgs. 165/2001 (delegati) senza limite di numero e nell’art. 1, co. 83 della legge 107/2015 (coadiutori) entro il limite del 10% della consistenza dell’organico dell’autonomia. Sul punto, è opportuno ricordare che l’art. 88 del CCNL di comparto prevede invece, per il numero di “collaboratori” individuabili dal dirigente, un limite contra legem, pari a due, che la Magistratura del lavoro ha già avuto modo di dichiarare inefficace (Corte di Appello di Milano, Sez. Lavoro, Sentenza n. 270/2006; Tribunale di Como, Sentenza 135/2004). Si tratta di una delle numerose contraddizioni interne al sistema che devono essere superate al più presto per eliminare frizioni e conflittualità dannose.

Dall’analisi delle criticità desumibili dalla eventuale scelta di ridurre la presenza degli studenti negli edifici scolastici – data l’impossibilità generalizzata delle scuole di assicurare l’opportuno distanziamento – si potrebbero individuare soluzioni che prevedano l’integrazione della didattica in presenza (DIP) con quella a distanza. Questa linea di pensiero, però, presuppone un’organizzazione didattica caratterizzata dai seguenti aspetti:

  • un’impostazione metodologica da design thinking; si dovrebbe quindi pianificare una formazione “su misura” del singolo, inserito nel proprio contesto scolastico, familiare e socioculturale, impegnandosi in una riprogettazione dinamica dell’architettura formativa che sia collegata alle svariate possibilità della didattica digitale, attraverso l’attenta orchestrazione delle situazioni comunicative, dei contesti relazionali in cui si fa scuola, della garanzia di inclusione, multidisciplinarità, intercultura;
  • la revisione dei curricoli; è necessario, ora più che mai, focalizzare l’impianto del sistema formativo sull’apprendimento degli studenti, potenziando così un approccio educativo personalizzato che ponga l’accento sulle caratteristiche e sulle esigenze di ognuno e che si orienti decisamente verso l’acquisizione di competenze – senza trascurare i saperi essenziali – riformulando le programmazioni annuali nonché le modalità e i tempi della valutazione. Si tratta di progettare un curricolo verticale attento alla continuità del percorso educativo e al raccordo tra i diversi gradi di scuola, anche in previsione dell’eventuale recupero delle carenze formative a partire dal mese di settembre per gli studenti che passeranno da un ordine di scuola all’altro. Questa esigenza mette ancora di più in evidenza la necessità di selezionare efficacemente i contenuti da trattare, di proporre le azioni in grado di sostenere la motivazione degli alunni e la partecipazione ai processi non più solo degli attori, ma anche di soggetti che siano portatori di risorse utili in termini di competenza (esperti, produzioni fruibili di musei/biblioteche/enti di ricerca/reti televisive…), di disponibilità di strutture spazio-temporali (locali e luoghi messi a disposizione sul territorio, attività ulteriori realizzabili in spazi e tempi non scolastici, come in ludoteche, parchi, corsi laboratoriali e così via);
  • la rimodulazione di spazi, orari e periodi didattici; si può prevedere che i gruppi-classe abbiano una diversa frequenza scolastica, almeno dimezzata, in modo da rispettare i distanziamenti ritenuti necessari. Le scuole dovranno poi applicare le indicazioni fornite dal livello nazionale tenendo conto delle caratteristiche di capienza e disponibilità di spazi nei diversi edifici utilizzabili, ricorrendo ad opportuni setting (un alunno per banco, disposizioni differenti delle postazioni, spazi policentrici ecc.). Le attività didattiche potrebbero doversi svolgere sia in presenza che a distanza, e quest’ultima potrebbe contemplare sia la modalità sincrona, con videolezioni o utilizzo contemporaneo di una piattaforma, sia la modalità asincrona, con registrazione di lezioni, consegna di compiti e materiali, blog, forum degli studenti. Sarà opportuno privilegiare lo svolgimento in presenza delle attività riferite alle prime classi, agli alunni con bisogni educativi speciali e alle attività laboratoriali. Mantenendo intatto il monte ore obbligatorio delle lezioni, si dovrà definire il tempo-scuola da dedicare alle attività in presenza e quello da svolgere a distanza, prevedendo eventualmente una diversa modulazione delle unità orarie di lezione (da 45 a 60 minuti), articolando le attività su base settimanale, plurisettimanale o per periodi didattici, attuando gli interventi per gruppi di alunni di livello omogeneo ed eterogeneo ricorrendo, ove possibile, alla compattazione di alcune discipline in un determinato arco temporale;
  • l’adozione di un approccio multiprospettico; la riduzione oraria del tempo-scuola in presenza richiede un opportuno adeguamento del curricolo che, partendo dalla definizione degli elementi formali delle discipline nonché dalla loro struttura ed epistemologia, conduca alla trattazione dei nuclei fondanti in una prospettiva inter-, pluri- e multi-disciplinare per raggiungere obiettivi, affrontare compiti di realtà, affinare le diverse attitudini degli studenti. Lo sviluppo di processi educativi in cui alla trattazione delle questioni affrontate concorrano diversi insegnamenti, superando la rigida impostazione disciplinare, permetterebbe di stimolare gli studenti a forme di autoapprendimento ricorrendo, ad esempio, alla pratica del tutoring, del peer to peer e dell’apprendimento cooperativo, soprattutto nella didattica a distanza. Tale prospettiva evidenzia, ancora una volta, l’importanza dell’aspetto formativo della valutazione accanto a quello sommativo.

INCLUSIONE

La DAD, così come è stata sperimentata nella fase emergenziale, ha evidenziato anche diverse criticità nel far fronte alle esigenze degli studenti con Bisogni Educativi Speciali (HC, DSA, alunni ospedalizzati e alunni delle sezioni carcerarie) e, più ancora che in altri settori, ha messo in evidenza l’impellente necessità di una formazione mirata in una dimensione inclusiva. Ancora una volta, le competenze dei docenti e l’azione di coordinamento svolta dai dirigenti scolastici giocheranno un ruolo fondamentale per evitare che la diversità si trasformi in un ulteriore svantaggio. Solo un docente in possesso di tutte le meta-competenze indispensabili per impadronirsi del mondo della didattica “speciale” interfacciata anche con l’elaboratore potrà garantire un’azione didattica efficace, funzionale e inclusiva.

La specificità della disabilità richiede molta attenzione anche dal punto di vista organizzativo. Considerando imprescindibile, per i ragazzi disabili, la presenza a scuola in misura superiore a quella dei compagni allo scopo di non interrompere il processo di integrazione con il gruppo dei pari, si dovrà poi procedere ad analizzare attentamente le situazioni specifiche e a fornire tutti gli strumenti necessari allo svolgimento dell’attività anche a distanza. Questo potrebbe avvenire, ad esempio, avvalendosi della consulenza degli esperti della Rete Italiana dei Centri di consulenza su ausili tecnologici per le disabilità (GLIC — www.centriausili.it ). Sarà indispensabile mantenere linterazione a distanza con l’alunno e tra l’alunno e gli altri docenti curricolari e i compagni o, qualora ciò non fosse possibile, tenere sempre viva la comunicazione con la famiglia, mettendo a punto materiale personalizzato da utilizzare con specifiche modalità concordate con la famiglia stessa.

Sarà anche necessario monitorare, attraverso feedback periodici, lo stato di realizzazione del PEI, apportando tutte le modifiche e i correttivi necessari; mantenere un confronto costante fra docenti di sostegno e curriculari, con il coinvolgimento dei primi in tutte le attività proposte alla classe, anche in assenza del diversabile; collaborare con gli enti locali per garantire, ove necessario e possibile, la presenza a casa di educatori che affianchino l’allievo nelle attività a distanza; supportare le famiglie attraverso l’attivazione di uno sportello di ascolto dedicato.

Per gli studenti con disturbo specifico dell’apprendimento, molti aspetti della DAD possono divenire occasioni privilegiate di potenziamento delle abilità o ulteriori criticità che inficiano il loro processo formativo. La strumentazione tecnologica con cui, di solito, gli alunni DSA hanno dimestichezza, rappresenta un utile elemento di facilitazione per la mediazione dei contenuti proposti. Gli aspetti imprescindibili dell’organizzazione della didattica per questi allievi, oltre all’analisi degli hardware e dei software necessari, riguardano in particolare i seguenti punti:

  • la presenza a scuola in misura superiore a quella dei compagni, allo scopo di garantire il necessario processo di integrazione con il gruppo dei pari;
  • l’integrazione, nella personalizzazione del curricolo, di attività volte a potenziare competenze metacognitive legate all’uso degli strumenti digitali nella didattica. Il team docenti dovrebbe, a tal riguardo, prevedere l’utilizzo di materiali semplificati, di un lessico adeguato e di tempi più distesi per favorire il processo di insegnamento-apprendimento;
  • l’utilizzo di mappe concettuali digitali, strumenti preziosi per assicurare l’organizzazione dei dati attraverso l’utilizzo di testi essenziali e di strategie di tipo associativo (come le forme, i colori o le immagini) o di connessioni logiche tra i concetti;
  • la selezione di contenuti comuni e condivisi, rispetto ai quali possono essere costruiti percorsi di integrazione a cui devono contribuire tutti i docenti, nessuno escluso. Lo sviluppo delle competenze digitali per gli allievi DSA e, in particolare, di quelle relative alla selezione e valutazione delle informazioni e delle fonti online risulta, infatti, fondamentale;
  • l’immediatezza della valutazione in quanto, se non si comunica tempestivamente all’alunno che “ha sbagliato” – precisando anche dove e perché – è praticamente certo che la stessa sia percepita come un rito sanzionatorio che nulla ha a che fare con la didattica, qualsiasi sia la forma nella quale la si eserciti.

La sfida dell’inclusione deve dedicare la massima attenzione agli studenti con DSA. Parecchi aspetti della DAD potrebbero divenire opportunità preziose per potenziare le abilità e considerare con accuratezza le criticità che incidono sul processo formativo e su quello educativo. Il lavoro con questi studenti può e deve divenire opportunità per tutto il gruppo classe, essendo mirato a far acquisire i nuclei fondanti di ogni disciplina.

Una particolare attenzione va riservata, anche, agli alunni che si trovano ricoverati in ospedale o in cura presso la propria abitazione, con l’obiettivo di aiutarli ad avviare un percorso conoscitivo, emozionale e didattico che consenta di conservare le relazioni con la propria classe e, più in generale, con il sistema formativo assicurato dalla scuola, aspetto questo ancora più impellente in una situazione emergenziale in cui occorre mitigare lo stato di isolamento sociale imposto dalla specifica situazione. Sarebbe utile prevedere:

  • momenti di confronto fra dirigente e direzione sanitaria per individuare i possibili interventi e le modalità organizzative per garantire agli studenti ospedalizzati di fruire delle attività didattiche a distanza;
  • contatti frequenti fra docenti di classe, famiglia e struttura ospedaliera, per mantenere costante il dialogo educativo e l’alleanza formativa.

Per quanto attiene la specificità degli studenti delle sezioni carcerarie, il dirigente scolastico dovrà confrontarsi con il direttore del carcere e con la figura del coordinatore educativo, per individuare forme e strumenti con cui poter continuare l’attività didattica.

In questi casi, la difficoltà maggiore è legata all’impossibilità per gli allievi ristretti di connettersi con l’esterno senza la sorveglianza di un educatore. La scarsità dell’organico ha causato in questi mesi una sostanziale interruzione delle lezioni.

Da settembre, se rimanessero in vigore le restrizioni che impediscono l’accesso al carcere agli esterni, bisognerebbe potenziare l’organico degli educatori interni per mettere gli alunni in condizioni di fruire della DAD in modo non occasionale.

Altra strategia importante potrebbe essere quella di potenziare gli incontri via web fra docenti ed educatori interni, per ottimizzare gli interventi e accompagnare questi alunni, già segnati da storie personali molto difficili, che in assenza di interventi utili a recuperare normalità e a immaginare un futuro possibile finirebbero per disperdersi totalmente.

SPECIFICITÀ DEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE

La DAD presenta maggiori criticità in relazione alla più giovane età degli allievi. Qualunque sia lo scenario che si prospetterà a settembre, non si potrà non tener conto del fatto che i bambini più piccoli hanno necessità assoluta di recuperare una relazione in presenza con compagni e insegnanti e che, pertanto, dovrà essere garantita una didattica in presenza almeno parziale.

Scuola dell’infanzia

Il sistema educativo in questa fascia d’età è legato, oltre che ai problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori, al diritto dei bambini di ricevere un’adeguata istruzione che sia in grado di accompagnare lo sviluppo delle competenze di base.

La letteratura internazionale è concorde nel sottolineare l’importanza, per tutti i bambini della fascia 0-6 anni, di esperienze educative extra-familiari precoci. Questa esigenza deve però conciliarsi con il mantenimento del necessario distanziamento sociale, che in quella fascia di età è estremamente difficile, e con la necessità di cure, anche per l’igiene personale.

La sola strada percorribile per affrontare questa difficile situazione appare quella della riduzione dei numeri di allievi per sezione, prevedendo la presenza di non più di sei o sette bambini nello stesso ambiente con un solo docente.

Gli spazi potrebbero essere moltiplicati sfruttando tutti gli ambienti delle scuole: sale gioco, palestrine, dormitori, sale mensa ecc. o separando gli ambienti più grandi con arredi o pareti divisorie. A titolo esemplificativo si potrebbe ipotizzare il seguente modello, da adattare alle singole realtà:

  • gruppi di sei o sette bambini affidati a un solo docente;
  • frequenza per 20 ore settimanali suddivise in tre o quattro giorni (tempo ritenuto sufficiente per garantire l’instaurarsi della relazione con compagni e insegnanti);
  • necessità di un incremento di organico pari a quattro docenti ogni 10 sezioni (in una scuola con 10 sezioni, suddividendo in tre gruppi ciascuna sezione sarebbero necessarie 600 ore di totali di organico, pari a 24 docenti contro i 20 dell’attuale ordinamento);
  • svolgimento di laboratori e attività varie il più possibile in spazi esterni (molte scuole dell’infanzia sono dotate di spazi verdi che possono essere meglio attrezzati per permetterne la fruizione anche in avverse condizioni atmosferiche);
  • eventuale tempo-mensa da riarticolarsi di comune accordo con l’ente locale, valutando la distribuzione su turni o, quale ultima ratio, l’utilizzo delle sezioni quale luogo per il consumo del pasto.

Scuola primaria

Le possibili soluzioni per la scuola primaria suggeriscono un’alternanza di didattica a distanza e in presenza, con un tempo-scuola massimo di 24 ore settimanali.

Considerando l’organico delle classi a tempo pieno – comprensivo di eventuali docenti specialisti di religione, inglese nonché di potenziamento – ciascuna classe potrebbe essere suddivisa in due gruppi, affidando ciascun gruppo a un insegnante.

Si potrebbe ipotizzare che i gruppi delle classi prime e seconde frequentino sempre in presenza, mentre quelli delle classi terze, quarte e quinte alternino attività in presenza con attività a distanza, così che le classi dei più piccoli utilizzino gli spazi lasciati liberi dalle altre classi, stabilendo i giorni delle attività da svolgere a scuola in rapporto agli spazi disponibili.

Classi prime e seconde

  • suddivisione della classe in due gruppi, con un docente per ciascun gruppo o con due docenti che alternano il loro intervento in ciascun gruppo per ambiti disciplinari.
  • frequenza scolastica per 24 ore settimanali;

Classi terze, quarte e quinte

  • suddivisione della classe in due gruppi;
  • frequenza scolastica per ciascun gruppo per 15/18 ore settimanali suddivise in tre giorni, una settimana in presenza e una settimana a distanza;
  • due docenti potrebbero alternarsi svolgendo uno le attività in presenza, l’altro il supporto del gruppo di allievi che segue la lezione a distanza;
  • nei giorni restanti i due docenti gestiranno le ore di didattica on line con l’intero gruppo classe, fino al completamento del proprio orario di servizio (22 ore);
  • tutte le classi dovrebbero avere a disposizione due docenti (cosa che potrebbe richiedere un incremento di organico per tutte le classi attualmente autorizzate a 24/27 ore);
  • qualora le lezioni prevedessero la frequenza oltre le ore 13,30 si potrebbe ipotizzare il consumo del pasto al banco, fornendo il servizio di refezione in lunch box.

Potrebbero essere sfruttate aule attualmente dedicate a particolari attività e laboratori, da attrezzarsi ad esempio con monitor 65 pollici full HD a quattro ingressi, barre integrate da posizionare nelle aule già dotate di LIM ed alcune Document camera optical da condividere all’interno dei plessi per favorire, durante particolari attività, la possibilità di inquadrare libri, microscopi o altro.

Le soluzioni proposte sono ipotizzabili solo con un incremento di organico, affidando al dirigente scolastico le necessarie assunzioni attraverso le graduatorie o per messa a disposizione.

Scuola secondaria di primo grado

La secondaria di primo grado presenta criticità nella classe prima per la quale, come per le prime due classi della primaria, la creazione del gruppo e la “scuola della vicinanza” sono elementi imprescindibili.

Per le classi seconde e terze la DAD potrebbe essere adottata, anche se sarebbe opportuno prevedere momenti in presenza per tutto ciò che attiene alle “educazioni” e per permettere una migliore verifica degli apprendimenti. Ciò consentirebbe ai ragazzi delle prime classi di occupare gli spazi non utilizzati dalle altre classi.

Un possibile modello, da adattarsi comunque alle singole realtà, potrebbe esemplificativamente essere il seguente:

Classi prime (almeno per tutto il primo quadrimestre)

  • suddivisione della classe in due gruppi;
  • dimezzamento dell’orario di lezione in presenza;
  • assegnazione di compiti di realtà per i due giorni di permanenza a casa;
  • assegnazione di un organico di potenziamento per seguire gli allievi nel lavoro a casa almeno per le discipline fondamentali (italiano, matematica, inglese). Ogni 10 sezioni potrebbero essere necessari tre docenti di lettere, due di matematica e uno di inglese.

Classi seconde e terze

  • didattica a distanza per gruppo classe;
  • presenza a scuola per due o tre giorni a settimana per le esercitazioni pratiche e per eventuali verifiche o interrogazioni in presenza per un massimo di tre ore con suddivisione degli allievi in due gruppi;
  • assegnazione di organico di potenziamento in misura inferiore rispetto alle classi prime (un docente di italiano, matematica e inglese ogni 10 classi);

Per quanto riguarda l’indirizzo musicale, non sussistono particolari problemi di distanziamento per le lezioni di strumento, frequentate da pochissimi alunni, e quindi non sono necessarie specifiche soluzioni orarie ma, naturalmente, si devono prevedere accurate misure di igienizzazione degli strumenti utilizzati.

La segmentazione e l’alternanza della frequenza scolastica, se pianificata con adeguato anticipo per consentire alle famiglie di organizzarsi, può portare alla ricaduta benefica della diminuzione dell’affollamento nelle ore di punta.

LE SCUOLE DEL SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE

Nel secondo ciclo di istruzione sono presenti numerosi indirizzi, opzioni e articolazioni che hanno caratteristiche molto diverse tra loro.

Nonostante in queste scuole la DAD abbia avuto una buona diffusione, generalmente agevolata dalla migliore competenza digitale degli studenti e dalla maggiore capacità di fruizione di materiali di studio forniti in modalità multimediale, l’organizzazione della ripartenza dovrà tener conto delle varie tipologie di corsi.

In ogni caso, andranno privilegiate le lezioni in presenza per gli studenti delle classi prime – al fine di favorire il loro inserimento nei nuovi percorsi di studio – e, per tutti gli studenti, in relazione agli insegnamenti che non possono prescindere dall’utilizzo di laboratori.

Così, mentre per le lezioni che non necessitano della mediazione didattica di particolari strumentazioni possono essere adottate le soluzioni flessibili già ricordate – ossia la riduzione del tempo-scuola in presenza e l’integrazione con quello a distanza – per le attività di laboratorio si potrebbe prevedere, in funzione della loro ampiezza e del numero di postazioni concretamente disponibili, un’articolazione della classe in gruppi di dimensione anche inferiore alla metà della classe.

In alcune tipologie di scuole, oltre ai docenti della disciplina, sono presenti anche gli insegnanti tecnico-pratici e gli assistenti tecnici che ben potrebbero essere distribuiti sui vari gruppi di studenti per moltiplicare la possibilità di fruizione in presenza delle attività di laboratorio e per potenziare l’efficacia della DAD, ad esempio organizzando webinar interattivi forniti da queste diverse figure professionali.

Per le istituzioni educative – convitti ed educandati – sarà necessario formulare alcune specifiche indicazioni con riguardo agli studenti convittori. Il distanziamento e l’igienizzazione periodica dovranno essere assicurate seconde regole fissate, comunque, a livello nazionale. Occorrerà inoltre pianificare le diverse turnazioni di soggiorno ed eventualmente individuare, nel territorio di riferimento, delle strutture aggiuntive fruibili attraverso appositi accordi con enti locali ed associazioni del territorio, almeno per quanto riguarda gli studenti adulti e, se la dotazione organica della scuola lo permettesse, anche per i minori e per gli educatori.

Particolare attenzione richiederà anche, per quanto esigua, la presenza di alunni di scuola primaria e secondaria di primo grado, generalmente ammessi come semiconvittori, in alcuni convitti ed educandati.

Anche la progettazione dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) dovrà essere riarticolata attraverso attività interdisciplinari, impresa formativa simulata, stage in azienda, qualora vi fosse la possibilità di stipulare convenzioni con soggetti esterni. In tale ultimo caso, andranno riviste e integrate la formazione degli alunni e le condizioni di sicurezza – comprensive della messa a disposizione dei DPI – garantite da parte della scuola e dell’azienda o ente ospitante.

Le modifiche di funzionamento di orario antimeridiano e pomeridiano in presenza saranno certamente condizionate dalla necessità, per gli studenti, di utilizzare i trasporti pubblici e questo potrebbe richiedere un’adeguata concertazione con i rappresentanti degli enti e aziende deputati alla gestione ed erogazione di tale servizio.

CONCLUSIONI

L’esigenza diffusa di riprendere a settembre, almeno in parte, le attività didattiche in presenza deve essere accompagnata dalla consapevolezza della straordinaria opportunità, scaturita dalla situazione emergenziale, di sviluppare in ciascuna istituzione scolastica autonoma delle differenziate modalità organizzative e didattiche, più funzionali ai bisogni formativi del territorio di riferimento. Si tratta di un’autentica sfida verso il cambiamento e l’innovazione che deve trovare pronta ciascuna autonomia scolastica non solo ad affrontarla, ma anche a diffonderla e condividerla con tutti gli stakeholders.

Pur nella incertezza che la pandemìa Covid-19 comporta, è possibile enunciare alcuni punti fermi, condensabili in scelte strategiche e prodromiche ad una efficace ripartenza.

  1. Adozione, a livello nazionale, di protocolli di sicurezza sanitaria chiari e ben definiti, sull’esempio di quanto è già avvenuto per l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo con la sottoscrizione dell’Intesa del 19 maggio tra Ministero e Organizzazioni sindacali.
  2. Potenziamento dell’autonomia scolastica – molto trascurata dopo la sua introduzione risalente a 20 anni fa – in quanto solo con scelte adattate alle esigenze del contesto di riferimento è possibile rispondere adeguatamente e tempestivamente alla estrema diversificazione delle richieste formative provenienti dalle famiglie e dal territorio.
  3. Valorizzazione del ruolo dei dirigenti scolastici in materia di scelte organizzative e gestionali, sull’esempio di quanto avvenuto durante la fase emergenziale, quando hanno dovuto rapidamente decidere quali fossero i servizi indifferibili da svolgere in presenza e come organizzare gli orari di apertura delle segreterie scolastiche, per non parlare dell’attivazione della stessa DAD. Si devono quindi eliminare, quanto più possibile, i vincoli burocratici e gli ostacoli organizzativi che impediscono ai dirigenti di assumere con la dovuta celerità le decisioni inerenti alla gestione delle risorse umane, economiche e logistiche. Così come si deve ridurre – e auspicabilmente eliminare – la tendenza del Ministero dell’istruzione a dettare regole di gestione del quotidiano, soprattutto in materia di personale.
  4. Aggiornamento delle competenze attribuite agli organi collegiali, attraverso una revisione del testo unico di cui al d.lgs. 297/1994 per evitare disfunzionali sovrapposizioni e conflitti con le prerogative dirigenziali.
  5. Introduzione di un vero e proprio middle management, da inserire nel livello professionale dei “quadri”, con funzioni di supporto al potere organizzativo detenuto dalla dirigenza scolastica.
  6. Incremento delle risorse umane a disposizione delle istituzioni scolastiche. Servono più docenti di potenziamento e non solo; in base a quanto già argomentato, servono assistenti tecnici di informatica in tutte le scuole per garantire ovunque la funzionalità della DAD: sul punto, è apprezzabile ma non sufficiente lo sforzo già compiuto con la previsione di assumere 1000 assistenti tecnici in virtù del decreto-legge 18/2020; serve più personale ausiliario per vigilare sugli alunni perché questi, presumibilmente, saranno ripartiti in un numero di gruppi maggiore di quello delle classi ordinarie e su un maggiore numero di spazi; serve, non certo ultima in ordine di importanza, una rapida presa di servizio dei vincitori del concorso per DSGA.
  7. Incremento delle risorse economiche erogate alle scuole. Anche in questo caso, sono state prese decisioni legislative apprezzabili (DL 18/2020) per finanziare l’acquisto di dotazioni tecnologiche da cedere in comodato d’uso alle famiglie meno abbienti ma bisogna proseguire su questa strada, come prefigurano alcune disposizioni contenute nel testo del DL 34/2020 di recente pubblicazione.
  8. Incremento delle risorse economiche a disposizione del dirigente scolastico per compensare il lavoro straordinario nelle sue varie forme quali-quantitative.
  9. Incremento degli spazi utilizzabili per la didattica attraverso il rapido coinvolgimento degli enti locali che, ai sensi della legge 23/1996, sono i soggetti preposti alla loro fornitura. Questo passaggio è essenziale se si vuole attuare un concreto distanziamento sociale durante le lezioni, reperendo spazi e ambienti ulteriori rispetto a quelli già assegnati alle scuole.
  10. Varo immediato di una massiva e capillare iniziativa di formazione destinata a tutto il personale, docente (innovazione didattica, docimologia, tecnologia) e ata (tecnologia e amministrazione digitale).

In conclusione, la minaccia costituita dal Covid-19 può essere un’opportunità per apportare al nostro sistema educativo consistenti miglioramenti strutturali ma il decisore politico deve assumersi rapidamente la responsabilità delle scelte necessarie.

Il sistema delle istituzioni scolastiche autonome è potenzialmente in grado di contribuire significativamente, dal 1° settembre 2020, alla ripartenza del nostro Paese ma questo avverrà solo se potrà contare sulle risorse necessarie e se verranno ridotti i vincoli esterni e interni che hanno finora ostacolato il pieno esercizio di quella autonomia funzionale introdotta, con tante speranze, esattamente venti anni fa: il 1° settembre 2000.

Accordo sui concorsi

L’accordo sui concorsi non mette la scuola nella condizione di ripartire il prossimo settembre con il maggior numero possibile di lavoratori stabili

Roma, 25 maggio 2020 – “L’accordo sui concorsi non risponde all’obiettivo di semplificare la procedura concorsuale e mettere la scuola nelle condizioni di ripartire il prossimo settembre. Ci troveremo di fronte a un nuovo anno scolastico che comincia con oltre 200 mila cattedre scoperte, avvicendamento di supplenti e difficoltà per famiglie e alunni”. Così Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL.

Per il dirigente sindacale: “La procedura straordinaria nasce dall’esigenza di riparare ad un torto che lo Stato ha commesso verso lavoratori precari che lavorano da anni nella scuola con contratti a termine, a dispetto delle norme europee che prevedono la stabilizzazione. Ma l’accordo raggiunto non snellisce la procedura, perché sostituisce il quiz con una prova scritta a risposte aperte, a cui poi seguiranno formazione e prova orale selettiva, con il risultato che i tempi di espletamento del concorso si allungheranno piuttosto che accorciarsi”.

“Il Paese ha bisogno di un sistema scolastico che sia davvero in grado di recuperare il debito maturato nei confronti di studenti e famiglie in questi mesi di sospensione delle attività scolastiche. Senza tutti i docenti in cattedra a settembre, si parte davvero col piede sbagliato”. Conclude Sinopoli.

CONCORSO: A SETTEMBRE PRECARI IN AUMENTO

CONCORSO, GILDA: A SETTEMBRE PRECARI IN AUMENTO

“Per poter esprimere le nostre valutazioni sull’accordo raggiunto questa notte a Palazzo Chigi, aspettiamo di leggerne il testo e di esaminare i dettagli della nuova procedura riservata. Due questioni importanti sulle quali è necessario fare chiarezza riguardano il numero effettivo di posti disponibili e le graduatorie dalle quali verrebbero chiamati i candidati a sostenere le prove”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta la notizia dell’intesa sui concorsi, frutto della mediazione operata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, tra le diverse posizioni all’interno della maggioranza di governo.

“L’unica certezza, al momento, è che a settembre non verrà immesso in ruolo nessun vincitore di concorso e, dunque, il prossimo anno scolastico inizierà con un numero altissimo di docenti precari in cattedra”.

“Unica nota positiva è la decisione di aver rinunciato allo svolgimento del concorso straordinario in piena estate con l’emergenza sanitaria ancora in corso”.

La cautela è d’obbligo: “Se si trattasse di un semplice rinvio della situazione attuale, – avverte Di Meglio – la nostra posizione rimarrebbe di forte critica e continueremmo la nostra azione di contrasto. Ribadiamo la nostra proposta: avviare tutti i docenti con i requisiti previsti per la partecipazione al concorso straordinario ad un percorso formativo di qualità al termine del quale i candidati saranno valutati in base al percorso formativo, alla prova e ai titoli. In questo modo – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – sarà possibile stabilire chi rientra nel contingente e chi, invece, potrà acquisire soltanto l’abilitazione”.

Nihil sub sole novum!

Didattica a distanza? Nihil sub sole novum!

di Maurizio Tiriticco

Oggi si discute tanto di didattica a distanza, ma… di fatto la nostra SCUOLA DEL MATTINO l’ha sempre esercitata, per legge! E non ce ne siamo mai accorti! Eppure da sempre la nostra scuola si è caratterizzata per i cosiddetti compiti a casa: o per casa. Assegnati sui diari degli alunni e puntualmente registrati sui diari di classe. E da svolgersi, ovviamente, al POMERIGGIO, a distanza temporale: dopo il TEMPO SCUOLA del mattino! Ansie e dolori! A volte anche per i genitori. Fortunati gli alunni con i genitori “dottori”! Meno fortunati gli alunni con i genitori “normali”! Fortunati i Pierini! Sfortunati i Gianni! Per dirla con Don Milani. Quindi una didattica “ingiusta”: una didattica che, di fatto, ha sempre completato – non dico “arricchito” – la didattica in presenza, cioè quella condotta vis a vis docente/alunno in aula al MATTINO. E che continua ad esistere: anzi, a resistere. Ovviamente in attesa della riapertura delle scuole! A quando? Chissà!

Mi chiedo, e non penso di essere il solo: come superare questa didattica tradizionale, che di fatto fa scivolare l’“aula scolastica” fin dentro le “case” degli alunni? Occorre considerare che l’aula scolastica ha sempre un pregio: rende “eguali” alunni che in effetti sono “diversi” per censo – come si suol dire – o meglio, per condizioni socioeconomiche famigliari. I grembiuli di una volta, azzurri e neri, con tanto di fiocco bianco al collo sottolineavano l’uguaglianza di tutti… ma solo nelle aule scolastiche.Purtroppo! Pierino ha sempre una madre pronta a soccorrerlo; Gianni, invece, a volte deve soccorrere la madre, adoperarsi per contribuire a sostenere l’economia familiare. E il Libro Cuore, che nessuno oggi più legge, è pieno di queste situazioni e vicende “strappacuore”! Il Maestro Perboni la Maestrina dalla penna rossa, e gli alunni: Franti, il malvagio; Garrone, il buono, testa grossa, spalle larghe; Derossi il primo della classe. Non personaggi, ma “persone vere”! Ed anche cittadini – o meglio sudditi – diun Paese cha da poco aveva ritrovato la sua Unità nazionale. O gli era stata imposta? Non entriamo nel merito dei fatti! Per carità di Patria, appunto!

Torniamo a noi! Mi sembra doveroso dire che, a fronte di questa “didattica tradizionale”, si oppone la “didattica laboratoriale”, scoperta dal nostro Ministero soltanto con i provvedimenti di riforma dell’inizio degli alunni 2000. Alludo alle “Indicazioni nazionali”, quelle relative alla scuola dell’obbligo e quelle relative ai licei. Ed alle “Linee guida”, quelle relative agli istituti tecnici e quelle relative agli istituti professionali. Si tratta di una didattica che, se correttamente applicata, prevede una sorta di “tutto in aula”! Nonché la fine, od una larghissima attenuazione, dei “famigerati” compiti a casa: “croce e delizia”, e non solo, “al cor”!

Entro nel merito. Con una corretta e produttiva “didattica laboratoriale”, condotta di fatto in aula, si può romperedefinitivamente la modalità della lezione/ascolto e realizzare, invece, una didattica attiva, collaborativa: si ha l’insegnante che guida al lavoro! Pertanto, “tutti si lavora” o,meglio ancora, si scopre, si produce! Da parte degli alunni, ovviamente, singolarmente ed insieme. Di qui la metafora dell’”insegnante muto”! Che ho adottata in tanti miei scritti: un insegnante che “non parla”, ma “fa parlare”. L’insegnate animatore! O animattore! Non entro nel merito; basta cliccare sul web: ci sono tanti miei scritti in merito. In forza di tale metodologia, gli alunni sono attivi, individualmente e/o in piccoli gruppi: che poi non sono sempre gli stessi! A volte sono gli alunni che si scelgono; a volte gli insegnanti che li costituiscono. E si ha così un’aula in cui non si è attenti all’ascolto di una lezione, ma al lavoro che è assegnato e, soprattutto, condiviso. Ciò non significa che la lezione viene abolita tout court! Nella vita si è spesso esposti ad informazioni cosiddette discendenti, orali e scritte; si pensi al discorso di un politico, o alla noiosissima relazione dell’amministratore di un condominio. Quindi tenere una tantum una lezione e far prendere appunti è necessario e importante! Ed è anche importante vedere insieme alcuni degli appunti presi. Per Pierino è stata significativa una “cosa”; per Gianni un’altra!

Insomma, è bene che una “classe” di alunni sia divisa in “gruppi” con diverse motivazioni ed attese, via via ricostituiti. E tutti “lavorano”, ricercano, discutono, copiano/incollano anche, ma con un crescente spirito critico, con intelligenza. Ed oggi è più che possibile! Per il grande aiuto del web, del pc e la possibilità di accedere ad informazioni di ogni tipo. C’erano una volta – e ci sono ancora – le biblioteche scolastiche alle quali, però si accedeva ogni morte di papa. Comunque le informazioni assunte dal web non sono mai da prendere per oro colato, ma con le molle, come si suoldire, e tante. Perché tante sono la fake news che girano. Pertanto è importante imparare anche a considerare il peso,il valore, l’autenticità di una informazione: di una data, un nome, un fatto, e di tante altre “cose” ancora!

Si viene così a rompere definitivamente la sacralità del “libro di testo”! O meglio di quella ghiotta merce da vendere: ghiotta per autori ed editori. Sono volumi che di anno in anno diventano sempre più pesanti: straricchi di immagini, letture, note, prove di verifica. Tutte “cose” spesso inutili e che fanno perdere di vista la realtà sostanziale di un fatto, di una informazione: ma non le tasche di autori ed editori.Oggi, con gli strumenti informatici di cui disponiamo, il “libro di testo” non si compra, non si studia a casa da pagina tot a pagina tot! Si costruisce, invece, in aula. Ed alla fine dell’anno, gli alunni della classe x hanno prodotto il loro “libro”, o meglio gli esiti delle loro ricerche. Da conservare e mostrare anche ai loro genitori. Ma su questa complessa materia, la “didattica laboratoriale”, mi piace rinviare ad un webinar, prodotto per Tuttoscuola dalla Professoressa Patricia Tozzi, maestra in materia! Basta un click!

In conclusione una didattica autentica – mi piace questo aggettivo – è sempre una didattica laboratoriale. Il fatto che oggi – non ieri – sia sollecitata in presenza o a distanza cambia poco. Oggi disponiamo, a portata di un click, di molte delle informazioni di cui necessitiamo. Ovviamente non tutto lo scibile, non tutto ciò che si è prodotto in ambito scientifico e letterario è sul web, ma molte delle informazioni di cui necessitiamo sono reperibili. Per quanto mi riguarda, ricordo la grande fatica che dovevo fare io, con scarsa memoria, per accedere a una fonte, a un dato a una data, scavandola – letteralmente – tra i volumi della mia libreria! Ora la mia libreria è sul web! O anche sul web! E così potremmo essere tutti più ricchi di dati, informazioni, conoscenze! Solo se lo volessimo!

Maturadio

Scuola, al via Maturadio: 250 podcast a disposizione delle studentesse e degli studenti che sosterranno gli Esami.

Parte il progetto del Ministero dell’Istruzione in collaborazione con Rai Radio3 e Treccani

Parte da oggi ‘Maturadio’, il programma di podcast didattici promosso dal Ministero dell’Istruzione in collaborazionecon Treccani e Rai Radio3. Un contenitore con lezioni facilmente accessibili per le studentesse e gli studenti che devono sostenere gli Esami finali del secondo ciclo. Si tratta di 250 puntate, divise in 10 discipline (Storia, Scienze, Storia dell’Arte, Italiano, Filosofia, Greco, Latino, Matematica, Fisica e Inglese), che saranno caricate da oggi e nei prossimi giorni sul sito del Ministero (https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html) nella sezione dedicata di Treccani Scuola (https://www.treccaniscuola.it/) e su quella di Rai Radio 3 (https://www.raiplayradio.it/programmi/maturadio).

Sui siti dei partner dell’iniziativa ci saranno anche materiali aggiuntivi. Il Ministero caricherà tutti i podcast anche sul proprio canale Spotify che nasce oggi, in occasione del lancio di Maturadio, e che diventerà un nuovo strumento di condivisione di contenuti utili per studenti, insegnanti, docenti.

I contenuti, prodotti in una fase di piena emergenza, sono stati realizzati da esperti, docenti di scuola e universitari, scrittori, matematici, storici, fisici con un intenso lavoro di scrittura, revisione, speakeraggio e post-produzione che consentirà di offrire alle studentesse e agli studenti contenuti di qualità, pensati per accompagnarli fino alla prova orale dell’Esame, l’unica prevista quest’anno a causa dell’emergenza.

La lettura dei testi è stata affidata ad attori che hanno esperienza nel settore degli audiolibri, per rendere più familiari e fruibili le lezioni. Fra questi, Valentina Carnelutti, Fabrizio Gifuni, Valerio Mastandrea, Claudio Morici, Daniele Parisi, Gioia Salvatori, Giovanni Scifoni. La sigla è di Teho Teardo.

“Abbiamo voluto dare uno strumento in più a studentesse e studenti che quest’anno affrontano l’Esame di Stato in una condizione certamente straordinaria. Vogliamo essere loro vicini, accompagnarli nel percorso che li porterà fino al giorno della prova orale. Sono certa che tutti potranno dare il meglio di sé, anche in un anno così particolare – sottolinea la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. I podcast sono stati curati con grande attenzione da chi ci ha lavorato. Il Ministero ha voluto lanciare un progetto nuovo, alla portata dei ragazzi e ha potuto contare su collaborazioni di alto livello. Ringrazio tutti quelli che si sono spesi per questo obiettivo. Si tratta di uno strumento che rimarrà a disposizione di tutti, anche per i prossimi anni scolastici, e che potrà ulteriormente essere integrato”.

Le uscite dei podcast saranno accompagnate da appositi rilanci sui canali social. Per essere aggiornati, basterà seguire gli hashtag #maturadio e #maturitàventiventi.

Concorso straordinario per la scuola

Scuola, Azzolina: soddisfatta per conferma concorso, ora chiudere decreto

“Bene la soluzione sul concorso straordinario per la scuola”, così la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che si definisce, dunque, “soddisfatta”.
“Vogliamo ridurre il precariato, per dare più stabilità alla scuola, e vogliamo farlo attraverso una modalità di assunzione che garantisca il merito. La proposta del Presidente del Consiglio va in questa direzione, confermando il concorso come percorso di reclutamento per i docenti”. Prosegue la Ministra: “Viene accolta la richiesta di modificare la modalità della prova, eliminando i quiz a crocette che erano stati previsti nel decreto scuola votato a dicembre in Parlamento.

Questa prova sarà sostituita con uno scritto, in modo da garantire una selezione ancora più meritocratica”. Continua Azzolina: “Ora occorre lavorare rapidamente, insieme al Parlamento, per tradurre la misura in una norma da introdurre nel decreto scuola, dimostrando che la maggioranza ha a cuore la qualità del sistema di istruzione e, di conseguenza, gli studenti, che ne sono i principali protagonisti. Stiamo rispondendo anche ad una precisa richiesta delle famiglie che vogliono, a ragione, certezze sulla qualità del nostro sistema di istruzione e sul suo futuro.
Le scelte che facciamo oggi avranno infatti ripercussioni nei prossimi anni. Abbiamo 78 mila insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo fra concorsi ordinari e concorso straordinario. Fra gli aspiranti anche migliaia di giovani che si preparano da tempo e vogliono avere la loro occasione per cominciare ad insegnare.
​​​​​​​Sono numeri importanti e dobbiamo fare presto. La scuola ha bisogno di stabilità e programmazione. In passato tutto questo è mancato. Possiamo davvero voltare pagina. E farlo nell’interesse dei nostri ragazzi”.

La gaffe sui precari migliori

La gaffe sui precari migliori (La scuola secondo Azzolina)

Franco Buccino

da La Repubblica ed. Napoli del 25/05/2020

Sulla scuola siamo in piena bagarre. Esami di stato: in presenza, forse. 80.000 docenti da stabilizzare: con un concorso in presenza, o forse per soli titoli. Posizioni che si ammorbidiscono o si irrigidiscono a seconda delle convenienze politiche. Si ricorre perfino all’uso strumentale del valore del merito o della fatica dei precari. Nulla di nuovo. Eppure qualcosa di nuovo c’è. L’ha detto candidamente l’ineffabile Azzolina, che riesce a far entrare in crisi molti sostenitori del ricambio generazionale. Il ministro Azzolina, a un certo punto, ha infatti esclamato:” Ma perché non possiamo selezionare i precari migliori per la scuola?”.

Una sorta di allevamento intensivo di docenti, da cui prelevare i più solidi, i più resistenti, i più versatili. I più preparati, forse. È l’immagine più degradata del precario che mai, in tanti anni, mi è capitato di vedere.

I “votati” all’insegnamento si laureano, seguono corsi di perfezionamento e di specializzazione, conseguono seconde lauree (tutto a pagamento), e si “buttano” sul mercato. Sono molto richiesti. Non c’è bisogno di caporali. Lo Stato fa da solo. In migliaia s’imbarcano per chilometri e chilometri; e vanno a fare supplenze, temporanee o annuali, fino al 30 giugno o fino al 31 agosto. Economicamente, in genere, riescono a sopravvivere in coppia, o con l’aiuto delle famiglie di origine. Alcuni di loro riescono con i rari concorsi a passare di ruolo. Ma la maggioranza continua  e resta in questa situazione precaria per molti anni, perfino una decina, e oltre.

E molti vi resterebbero per tutta la vita, quella lavorativa intendo, se non ci fossero ciclicamente, per mera necessità, delle sanatorie, concorsi riservati, per titoli e servizi, ecc. Per sopperire agli enormi vuoti di organico per il pensionamento di docenti mediamente anziani. E infatti mentre si fanno queste operazioni, si ripresenta l’urgenza di assumere nuovi precari su cattedre nuovamente “scoperte”.

Con i precari cresce e si sviluppa un grosso “indotto”. Dagli uffici legali specializzati nei ricorsi, a costo di inventarseli, a sindacati nati con loro e, soprattutto, per loro, per le loro necessità (non a titolo gratuito), a pensioni, alberghetti, convitti, residenze, case, ecc. Se non c’erano bisognava inventarseli!

La qualità del loro insegnamento di sicuro non è inferiore a quella dei colleghi di ruolo. Né ci sono particolari differenze tra loro agli occhi dei ragazzi, delle famiglie, degli stessi colleghi e dei dirigenti scolastici. Anzi spesso c’è maggiore disponibilità, più apertura alle innovazioni. Il grosso limite è, quasi sempre, la mancata continuità. In particolare per gli insegnanti di sostegno, con e senza titolo specifico.

Se io fossi al posto del Ministro, avrei più rispetto per questa numerosa categoria. E mi porrei il problema di come stabilizzare quelli che hanno tre anni o più di insegnamento. Mi preoccuperei della loro formazione in servizio, della qualità della loro vita, perfino. E mi applicherei di meno ai tre concorsi che “si possono fare in estate e all’inizio dell’autunno”. A predisporre, come ha dichiarato, “il test al computer con il distanziamento necessario”, a contare le migliaia di postazioni in migliaia di istituti. Pensasse piuttosto a come far partire il prossimo anno scolastico. Io non ci dormirei la notte. E con lei ci pensasse chi l’appoggia. Caro Conte, sulla scuola sono caduti i migliori governi.

Non dico infine al ministro Azzolina di chiedere scusa per la frase : ”Perché non possiamo selezionare i precari migliori per la scuola?”. Non lo dico perché dovrebbe chiedere scusa a troppe persone, ben oltre i precari. E come ministro non credo che abbia tanto tempo a disposizione.

Decreto scuola, accordo nella notte: concorso per 32mila precari ma dopo l’estate. “No ai quiz a crocette a luglio”

da la Repubblica

Passa la mediazione di Conte sul bando straordinario: gli insegnanti andranno in cattedra dal 1° settembre a tempo determinato, presi dalle Graduatorie d’istituto. Quando ci saranno le condizioni epidemiologiche si farà un test scritto, con consegna di un elaborato

di CORRADO ZUNINO

ROMA – Accordo chiuso nella maggioranza sul Decreto scuola. Nella notte. Dopo il vertice bis convocato da  Palazzo Chigi a tarda ora, con gli interessati in videoconferenza, il premier Giuseppe Conte ha prodotto ieri alle 23 questa mediazione: il concorso per i precari ci sarà, ma dopo l’estate e non sarà più a crocette: ci sarà una prova scritta. Nel frattempo, i 32 mila docenti di scuola media e superiore entreranno in cattedra a tempo determinato direttamente dalle Graduatorie d’istituto, che dovranno essere aggiornate. E dal primo settembre saranno a disposizione della scuola.

Pd e Leu favorevoli: ritireranno l’emendamento

La soluzione trovata è molto vicina alle richieste del Partito democratico e di Liberi e uguali, che con il capogruppo al Senato Andrea Marcucci e il sottosegretario Peppe De Cristofaro hanno ascoltato la versione del premier e l’hanno trovata soddisfacente. La ministra del’Istruzione Lucia Azzolina – che in serata aveva pensato di lasciare l’incarico e si è arresa di fronte alle considerazioni politiche di Conte (“non possiamo spaccarci sulla scuola”) – ha assorbito rapidamente il colpo e, a sua volta, si è dichiarata “soddisfatta”.

Dunque, resta la prova selettiva in entrata per l’assunzione di 32 mila insegnanti, ma si terrà dopo l’estate e sarà in forma scritta, con consegna di un elaborato, senza il quiz a risposta chiusa. Una soluzione – viene fatto osservare dal governo – “che permette di combattere il precariato garantendo la meritocrazia”. I dettagli dell’accordo, raggiunto dopo uno scontro prolungato, saranno resi noti oggi e Pd e Leu sono pronti a riformulare il loro emendamento al Senato che, nella prima versione, chiedeva, appunto, assunzioni “per anzianità di servizio e titoli personali”. Sono state ottenute.

Ministra Azzolina all’angolo

“Bene la soluzione sul concorso straordinario per la scuola”, dice ora la ministra dell’Istruzione, che a lungo ha difeso, in solitudine, la sua posizione per il concorso subito. “Vogliamo ridurre il precariato per dare più stabilità alla scuola e vogliamo farlo attraverso una modalità di assunzione che garantisca il merito. Abbiamo 78 mila insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo fra concorsi ordinari e concorso straordinario. Sono numeri importanti e dobbiamo fare presto”, ha proseguito.

Non sono state ancora fissate, tuttavia, le successive date del bando ordinario per medie e superiori e quelle per la prova per l’infanzia e la primaria.

La viceministra all’Istruzione Anna Ascani, Pd, ha dichiarato: “La soluzione trovata ci convince perché va nella direzione auspicata. Il Partito democratico non voleva una sanatoria e non abbiamo mai sostenuto che si potesse entrare a scuola senza una forma di selezione. Noi pensavamo che le crocette non fossero un sistema di selezione adeguato e la pandemia ha cambiato tutto il quadro. Con i precari e i sindacati volevamo cambiare un concorso-lotteria e ci siamo riusciti, ora guardiamo a settembre”.

Maturità in classe ma a distanza di 2 metri

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Brun e, Claudio Tucci

L’attesa per i 515.864 maturandi 2020 sta per terminare. Entro una settimana esatta (il 1° giugno), gli insegnanti delle discipline di indirizzo assegneranno a tutti loro un elaborato su un argomento (concordato) delle proprie discipline, che hanno caratterizzato i percorsi di studio dei ragazzi. L’elaborato dovrà essere poi trasmesso dal candidato agli stessi insegnanti, per posta elettronica, entro il 13 giugno. A quattro giorni, cioè, dall’avvio ufficiale dell’esame di Stato, che scatterà infatti il 17 giugno, alle ore 8,30, nella modalità, quest’anno straordinaria, del solo orale in presenza della durata indicativa di un’ora.

L’ordinanza ministeriale

A cancellare, con un tratto di penna, i canonici primi due scritti della maturità (italiano, e poi materie d’indirizzo), è stata l’ordinanza, firmata nei giorni scorsi dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, con le ultime indicazioni a famiglie, studenti e docenti sulle prove finali delle scuole secondarie superiori. Sulla base di uno dei due scenari delineati dal decreto Scuola (il Dl 22/2020 attualmente all’esame del Senato). L’altro, prontamente abbandonato perché prevedeva il ritorno in classe entro il 18 maggio, prevedeva la possibilità di eliminare una delle tre prove previste originariamente (primo scritto d’italiano, secondo prova d’indirizzo e poi l’orale). Invece a causa dell’emergenza coronavirus – che prolungherà fino alla fine dell’anno scolastico lo stop (sancito in tutta Italia il 4 marzo) alla didattica in presenza per lasciare spazio a quella a distanza – quest’anno ci si limiterà al solo colloquio. Con un’opzione b ancora sul tavolo: il colloquio – che assegnerà 40 punti su 100 (mentre gli altri 60 arriveranno dal curriculum degli ultimi tre anni) – potrebbe essere svolto a distanza qualora la situazione sanitaria dovesse riaggravarsi e non consentire di svolgere l’esame in presenza, il colloquio sarebbe sostenuto in videoconferenza o in altra modalità telematica sincrona.

Un’altra novità della maturità 2020 è la composizione delle commissioni d’esame: dopo aver sperimentato negli ultimi anni una presenza mista (3 membri interni e 3 esterni), stavolta i maturandi si troveranno davanti 6 professori interni. Più il presidente che era e resta esterno. Una scelta su cui ha pesato sia la pandemia in atto, sia la volontà di semplificare il compito agli studenti dopo settimane piuttosto difficili. Come testimonia anche l’ammissione per tutti d’ufficio.

Il protocollo di sicurezza

L’altra cifra della maturità 2020, l’abbiamo detto, è la sicurezza. Proprio per garantirla al massimo, il ministero, affiancato da una commissione d’esperti, ha predisposto una serie di regole da rispettare. Ogni giorno sarà assicurata la pulizia di tutti gli spazi utilizzati. Le aule dove si tengono le prove saranno pulite anche alla fine di ogni sessione d’esame (mattina/pomeriggio). Ci saranno percorsi predefiniti di entrata e uscita. I locali dovranno essere ben areati. Previsto il distanziamento di 2 metri fra candidati e commissari e fra gli stessi commissari. Sarà necessario indossare la mascherina: gli studenti potranno abbassarla nel corso del colloquio, ma restando a distanza di sicurezza, 2 metri. Non sono necessari i guanti: negli istituti ci saranno prodotti igienizzanti. Ogni candidato potrà portare con sé al massimo un accompagnatore, che dovrà anche lui rispettare le misure di distanziamento e indossare la mascherina.

Un colloquio in cinque fasi: 60/100 per essere «maturi»

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La preparazione accumulata in cinque anni di scuola superiore verrà valutata in un’ora. Tanto durerà la maturità 2020 dopo lo snellimento voluto dalla ministra Lucia Azzolina per fronteggiare la pandemia di Covid-19. Sulla base di un colloquio articolato in cinque step. Vediamoli nel dettaglio.

Lo scritto concordato

Punto di partenza sarà la materia di indirizzo che, senza il contagio, avrebbe dovuto rappresentare il secondo scritto. Al liceo scientifico si partirà dunque da Matematica/Fisica mentre al Classico da Greco/Latino. Ogni studente, entro il 1° giugno, riceverà via mail dai suoi professori uno spunto da sviluppare con un elaborato scritto, che dovrà a sua volta inviare (sempre per posta elettronica) alla commissione d’esame entro il 13 giugno. Per poi discuterne, in classe e di persona, il giorno dell’esame.

Per gli studenti dei licei musicali e coreutici, la discussione andrà integrata con una performance individuale, a scelta del candidato, della durata massima di 10 minuti. Per i licei coreutici, il consiglio di classe, sentito lo studente, valuterà l’opportunità di far svolgere la prova performativa individuale, ove ricorrano le condizioni di sicurezza e di forma fisica dei maturandi.

Il secondo step

Anche lo step successivo nasce dall’esigenza di recuperare un altro argomento su cui doveva tenersi lo scritto: l’italiano. Ai ragazzi, in sede di colloquio, verrà sottoposto un testo (una poesia, uno stralcio di un romanzo, un saggio) studiato durante l’anno e contenuto nell’elenco indicato dal Consiglio di classe nel documento del 15 maggio (quest’anno da compilare eccezionalmente entro il 30 maggio).

Il colloquio vero e proprio

Dopo averlo analizzato il ragazzo passerà alla terza parte dell’orale che è anche quella più simile agli anni scorsi. Tranne che per l’assenza delle tre buste da cui ogni candidato doveva pescarne una. Stavolta sarà la stessa commissione a predisporre, per ogni alunno, «un testo, un documento, un’esperienza, un progetto, un problema». Con l’obiettivo di «favorire la trattazione dei nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline e del loro rapporto interdisciplinare». In pratica, i commissari daranno il “la” e i ragazzi dovranno fare i tradizionali collegamenti tra una materia e l’altra.

Le ultime due tappe

Protagonisti delle ultime due fasi del colloquio saranno l’alternanza scuola-lavoro – che da un anno e mezzo si chiama «percorsi per le competenze trasversali e orientamento (Pcto) – e l’insegnamento di Cittadinanza/Costituzione. Per la prima lo studente dovrà raccontare in che cosa è consistita l’esperienza all’esterno, finché ha potuto svolgerla, e potrà utilizzare anche un supporto multimediale. Mentre nell’ambito di Cittadinanza/Costituzione – su input della ministra Azzolina – potrebbe essere affrontato anche l’emergenza coronavirus e tutto ciò che ha comportato.

Il giudizio della commissione

Stando all’ordinanza ministeriale, nel corso del colloquio, il candidato dovrà sostanzialmente centrare tre obiettivi. Innanzitutto dovrà «dimostrare aver acquisito i contenuti e i metodi propri delle singole discipline, di essere capace di utilizzare le conoscenze acquisite e di metterle in relazione tra loro per argomentare in maniera critica e personale, utilizzando anche la lingua straniera». E poi, «saper analizzare criticamente e correlare al percorso di studi seguito e al profilo educativo culturale e professionale del percorso frequentato, mediante una breve relazione o un lavoro multimediale, le esperienze svolte nell’ambito dei Pcto». Terzo e ultimo obiettivo: «aver maturato le competenze previste dalle attività di “Cittadinanza e Costituzione” declinate dal consiglio di classe». Sulla base di questi elementi e utilizzando la griglia unica di valutazione pubblicata qui in alto la commissione dovrà dare un voto a ogni ragazzo.

L’attribuzione del voto

Rispetto all’anno scorso la ministra Azzolina ha deciso di ribaltare il peso attribuito in termini di punteggio all’esame in sé e al curriculum dell’ultimo triennio. L’intero orale peserà al massimo per 40 punti anziché fino a 60 come l’anno scorso. A pesare 60 crediti (e non più 40 come in precedenza) stavolta sarà invece il percorso scolastico compiuto fin qui. Sulla base della seguente ripartizione: fino a un massimo di 18 punti per la classe terza, 20 per la quarta e 22 per la quinta.

I 100 e lode

Immutata invece la soglia minima per la promozione: 60 su 100. Perché se è vero che quest’anno, causa pandemia, i maturandi saranno tutti ammessi l’esame bisognerà comunque passarlo. A chi totalizzerà 100 punti la commissione potrà decidere di assegnare comunque la lode. Sulla base di criteri decisi e deliberati all’unanimità. Una condizione di “eccellenza” che l’anno scorso ha interessato l’1,55 degli studenti. Con i picchi del 3,4% e del 2,7% fatti registrare, rispettivamente, in Puglia e in Calabria.

Landini: “Basta dividere la vita in fasi: formazione permanente deve essere un diritto”

da la Repubblica

Roberto Mania

«Non giriamoci intorno — dice Maurizio Landini, segretario generale della Cgil — non esiste l’insegnamento scolastico a distanza. La scuola è per sua natura un’esperienza sociale collettiva. Va bene usare il digitale, va bene nell’emergenza la lezione online, ma se vogliamo che le scuole riaprano in sicurezza a settembre dobbiamo decidere adesso come farlo e senza perdere tempo».

Il sindacato, dunque, a fianco di genitori e alunni che in tutta Italia hanno chiesto ieri di ritornare sui banchi di scuola dopo l’estate. Il leader della Cgil dice di più: «Smettiamola di pensare che le fasi della vita siano distinte nettamente tra loro, che ci sia un tempo per lo studio e la formazione, poi un tempo del lavoro e, infine, quello del pensionamento. Dobbiamo pensare a un diritto alla formazione permanente, senza interruzioni. È scritto nella nostra Costituzione, all’articolo 35: “La Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori”».

L’idea di Landini è di utilizzare i periodi di cassa integrazione per la formazione e la riqualificazione dei lavoratori rimodulando gli orari di lavoro in applicazione anche di una norma prevista dal decreto Rilancio. Ma la premessa di un progetto di questo tipo è che ci sia un sistema di ammortizzatori sociali universale per tutti coloro che lavorano, indipendentemente dal contratto e dal tipo di azienda.

Andiamo con ordine, Landini. Lei anticiperebbe l’avvio del prossimo anno scolastico? Non ci sono resistenze da parte del personale della scuola e quindi dei sindacati?

«Il problema non è quando aprire ma come aprire. Lo si deve fare in sicurezza per gli studenti e per tutti coloro che lavorano nelle scuole. E bisogna fare, ora, sia i lavori di messa in sicurezza degli edifici sia le assunzioni di personale necessario stabilizzando chi è precario da anni.

Insieme a Cisl e Uil abbiamo chiesto un incontro al governo proprio per affrontare questi temi. Per evitare che la scuola si trasformi in una nuova emergenza».

L’emergenza, per adesso, si chiama, sul fronte sociale, lavoro.

L’impennata della cassa integrazione è stato il primo campanello d’allarme. Milioni di lavoratori in cassa integrazione, molti ancora in attesa del sostegno al reddito. Un ginepraio, tra ammortizzatori diversi e complicazioni burocratiche. Il governo sta lavorando ad una riforma degli ammortizzatori sociali che prevede, appunto, la formazione professionale per i cassintegrati. Condivide questa impostazione?

«Intanto bisogna superare i ritardi nei pagamenti del sostegno al reddito. Quello che ci ha insegnato l’emergenza Covid è che c’è un livello di precarietà nel lavoro senza precedenti. Così per provare a tutelare tutti abbiamo dovuto inventarci una tantum, bonus di vari tipi, la cassa integrazione in deroga.

Tutto questo impone una scelta netta: muoversi verso un sistema di ammortizzatori sociali universale».

Una cassa integrazione uguale per tutti?

«Per tutte le forme di lavoro e, progressivamente, per tutte le imprese, indipendentemente dalle dimensioni e dal settore in cui operano. Dentro questo cambiamento, considerando l’impatto che le nuove tecnologie stanno determinando nel lavoro, bisogna pensare a un Piano nazionale per la formazione permanente.

Dobbiamo mettere in collegamento tutti gli strumenti che abbiamo: dalla cassa integrazione, ai contratti di solidarietà espansiva, all’indennità di disoccupazione, fino al reddito di cittadinanza».

Come pensa di finanziare una cassa integrazione uguale per tutti visto che oggi non tutte le imprese contribuiscono al relativo fondo?

Non c’è il rischio che aumentino i costi soprattutto per le piccole imprese?

«No, anche perché già oggi le piccole imprese partecipano al finanziamento dei fondi bilaterali.

Ma non è questo il punto. Il punto è che questo è il momento di fare delle scelte coraggiose. Un sistema di ammortizzatori sociali universale insieme al diritto alla formazione permanente è un passo necessario per aumentare le competenze delle persone e così la produttività e l’efficienza delle imprese, una volta usciti da questa crisi. Dobbiamo aumentare le nostre conoscenze digitali, accrescere la sicurezza nei luoghi di lavoro, valorizzare la capacità delle persone a lavorare in gruppo partecipando anche alle fasi in cui si assumono le decisioni strategiche delle aziende. È un passaggio epocale che dobbiamo provare a sfruttare».

Lei parla di diritto alla formazione permanente mentre è a rischio, per i più giovani, il diritto stesso all’istruzione con l’allargamento delle diseguaglianze sociali. Non le sembra paradossale?

«Non è paradossale: è lo stesso tema.

La risposta alla precarietà è la libertà nel lavoro. Il diritto alla formazione, e alla conoscenza, comincia sui banchi di scuola e non dovrebbe interrompersi più. La fragilità del nostro sistema produttivo deriva anche dalla scarsa attenzione, pure in termini di investimenti, su formazione, ricerca ed innovazione».

Lo dice in un Paese che, con l’ultimo decreto Rilancio, ha destinato più risorse alla nazionalizzazione dell’Alitalia che alla scuola. E — aggiungo — la nazionalizzazione dell’Alitalia fa parte da tempo del pacchetto di proposte della Cgil. Non ha qualche ripensamento?

«No. La nazionalizzazione dell’Alitalia va considerata all’interno di una strategia complessiva della mobilità, non il mero salvataggio di un vettore. Dietro l’Alitalia ci sono il turismo e il nostro patrimonio culturale ed artistico. Le ricordo che la Germania ha messo circa 10 miliardi per salvare Lufthansa e la Francia quasi 8 per Air France».

Possono permetterselo anche perché hanno bilanci pubblici meno disastrati rispetto al nostro.

«No, perché hanno una strategia di politica industriale».

Ma così lo Stato fa insieme il regolatore e il gestore. Perché pensa ad un ingresso dello Stato anche in Fca in vista della fusione, nel 2021, con Peugeot?

«Perché dentro Peugeot c’è già lo Stato francese. E penso che non sia affatto banale ragionare su una partecipazione pubblica, attraverso, per esempio, Cassa depositi e prestiti. Saper fare automobili è una ricchezza dell’intero Paese. E lo Stato è già oggi dentro i grandi gruppi strategici nazionali, Eni, Enel, Leonardo, Fincantieri.

Continuo a pensare che serva la presenza pubblica per salvaguardare l’occupazione e le competenze ma anche per progettare una mobilità ambientalmente sostenibile».

Scuola, un metro tra i banchi e obbligo di mascherina le regole per ripartire

da la Repubblica

Ilaria Venturi

Banchi a distanza di un metro, mascherine obbligatorie dalla primaria alle superiori. Si dovrà stare in classe con la protezione, e non sarà semplice. Ma la si potrà abbassare se il prof interroga e la cattedra è ad almeno due metri, come già concesso per la Maturità. E i piccoli della materna? I pediatri ne hanno discusso molto, confrontandosi con l’Organizzazione mondiale della sanità, perché loro sono più a rischio, possono far fatica a respirare, e diventerebbe una lotta fargliela indossare per ore. E dunque per i bimbi da 3 a 5 anni la mascherina non sarà obbligatoria, questo è l’orientamento che segue quanto già deciso, per esempio, in Francia. Niente guanti per entrare in classe, ma tanto gel igienizzante per le mani.

Le mense

Si potrà mangiare a scuola, ma per le mense varranno le regole dei ristoranti. Infine, ingressi scaglionati. Un esempio? Si entra dalle 8 alle 10 del mattino, ogni mezz’ora, a gruppi, anche se molto dipende dal numero di studenti di ciascun istituto. Il rischio vero, più che in aula, è lì, il momento della prima e dell’ultima campanella, che comporta lo spostamento di 8,5 milioni di alunni, con i loro genitori, un milione di insegnanti e oltre 100mila bidelli.

L’indice di infezione R

Contagi permettendo, la scuola riaprirà a settembre con queste regole. Il rapporto è pronto. Domani arriverà sui tavoli del ministero dell’Istruzione, poi sarà presentato ai sindacati. Il Comitato tecnico scientifico, che lavora in parallelo con i ministri di Istruzione e Salute, confida di chiudere martedì, dopo l’ultimo giro di consultazioni. Indicazioni che contengono una premessa: l’indice di infezione R con zero deve restare sotto l’1. Insomma, il trend epidemiologico farà la differenza. La palla passerà poi alla task force guidata dall’ex assessore dell’Emilia Romagna Patrizio Bianchi, che dovrà fare il passo successivo. Definire, in base alle regole sanitarie, il quadro normativo, economico e comportamentale da consegnare ai presidi, che dovranno adattare le indicazioni alle singole realtà: da una primaria a Bolzano a un professionale di Palermo, da chi ha grandi spazi, come le scuole in montagna, a chi già ieri faceva lezione usando anche i laboratori.

Ripensare la didattica

Anche gli esperti della commissione Bianchi, che chiuderanno i lavori entro il 31 luglio, hanno già scritto il Rapporto intermedio, da presentare appena avute le misure sanitarie: 60 pagine che partono da una “visione” che fa riferimento alla Costituzione e che poi declinano le varie ipotesi, entrando nei dettagli giuridici e amministrativi per permettere deroghe e semplificazioni. Serviranno ai Comuni per i lavori di adeguamento delle aule in estate, ai professori per sentirsi tutelati se dovranno fare lezione anche fuori — all’aperto, nei musei — come già annunciato dalla ministra Lucia Azzolina.

Per rispettare le distanze tra i banchi occorrerà ripensare la didattica: sdoppiare le classi diventa prioritario, ma i costi lieviterebbero, servirebbe ben più del miliardo e 400 milioni già inseriti nel decreto Rilancio per la scuola post Covid. Così si sta discutendo dell’alternativa per contenere gli aumenti dell’organico: lezioni di 45 minuti, come già permesso dall’autonomia. Il tempo stringe, la pressione per fare in fretta a definire il rientro sui banchi è arriva ieri pure dalle piazze dei genitori. Anche se la didattica a distanza, soprattutto per i più grandi, non sarà accantonata del tutto.

Concorso straordinario confermato con prova scritta no crocette, Azzolina soddisfatta: ora chiudere decreto

da Orizzontescuola

di redazione

“Bene la soluzione sul concorso straordinario per la scuola”, così la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che si definisce, dunque, “soddisfatta”.

“Vogliamo ridurre il precariato, per dare più stabilità alla scuola, e vogliamo farlo attraverso una modalità di assunzione che garantisca il merito. La proposta del Presidente del Consiglio va in questa direzione, confermando il concorso come percorso di reclutamento per i docenti”.

Prosegue la Ministra: “Viene accolta la richiesta di modificare la modalità della prova, eliminando i quiz a crocette che erano stati previsti nel decreto scuola votato a dicembre in Parlamento. Questa prova sarà sostituita con uno scritto, in modo da garantire una selezione ancora più meritocratica”.

Continua Azzolina: “Ora occorre lavorare rapidamente, insieme al Parlamento, per tradurre la misura in una norma da introdurre nel decreto scuola, dimostrando che la maggioranza ha a cuore la qualità del sistema di istruzione e, di conseguenza, gli studenti, che ne sono i principali protagonisti.

Stiamo rispondendo anche ad una precisa richiesta delle famiglie che vogliono, a ragione, certezze sulla qualità del nostro sistema di istruzione e sul suo futuro. Le scelte che facciamo oggi avranno infatti ripercussioni nei prossimi anni.

Abbiamo 78 mila insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo fra concorsi ordinari e concorso straordinario. Fra gli aspiranti anche migliaia di giovani che si preparano da tempo e vogliono avere la loro occasione per cominciare ad insegnare. Sono numeri importanti e dobbiamo fare presto. La scuola ha bisogno di stabilità e programmazione. In passato tutto questo è mancato. Possiamo davvero voltare pagina. E farlo nell’interesse dei nostri ragazzi”.

Precari assunti a settembre da graduatoria provinciale. Ci sarà prova scritta, addio “crocette”. Accordo raggiunto

da Orizzontescuola

di redazione

Appena terminato l’incontro al vertice indetto dal Primo Ministro Conte per presentare la sua proposta per dirimere le posizioni divergenti tra PD e Leu da una parte e il Movimento 5 Stelle dall’altro.

Situazione politica

Risolta la divergenza tra le due fazioni sulle modalità di svolgimento del concorso straordinario per assumere in ruolo 32 mila docenti precari con 36 mesi di servizio.

Se da un lato il PD e LeU chiedevano una assunzione per soli titoli, dall’altro il Movimento 5 Stelle ha mantenuto la sua posizione perché questi docenti superassero una prova selettiva per essere assunti.

Lo scontro nei mesi scorsi si è acuito, soprattutto a seguito dei alcuni emendamenti al Decreto scuola attualmente in discussione in VII Commissione cultura al Senato che hanno visto la convergenza del Partito Democratico e di LeU per modificare quanto già pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il Movimento 5 Stelle, da canto suo, ha fatto quadrato attorno al Ministro Azzolina e difendendo la necessità di una selezione dei docenti in ingresso con un test.

Soluzione approvata

Secondo quanto apprendiamo, saranno aggiornate le graduatorie provinciali seguendo le nuove modalità per avere tutti i docenti in cattedra a settembre, e al contempo sarà svolta una prova scritta selettiva, non più il test con le criticate crocette. I vincitori saranno assunti a tempo indeterminato (i posti sono 32mila).

Da quanto apprendiamo domani ci sarà una nuova riunione di vertice per discutere dei dettagli.

Per quanto riguarda il testo del Decreto scuola, con molta probabilità, dopo l’approvazione degli emendamenti che inizieranno domani, sarà in aula tra martedì e mercoledì. Il testo sarà blindato, quindi sarà sottoposto a fiducia e così anche alla Camera.

Ricordiamo che i tempi di approvazione non potranno superare il 7 di giugno.

Soddisfazione di Conte

“Soddisfazione”, a quanto riferiscono fondi di agenzia, da parte del premier Giuseppe Conte sull’accordo di maggioranza sul dl scuola. La proposta del premier sul concorso straordinario per i docenti è stata ”accolta”, spiegano le stesse fonti che aggiungono: ”resta la prova selettiva in entrata per l’assunzione di 32mila insegnanti. Si terrà dopo l’estate e sarà in forma scritta”, non si tratterà più dei “quiz a risposta chiusa”. La soluzione, si spiega, ”permette di combattere il precariato garantendo la meritocrazia”.

Azzolina, bene il merito

“La proposta del Presidente del Consiglio va in questa direzione, confermando il concorso come percorso di reclutamento per i docenti”, spiega la ministra che sottolinea: ”Viene accolta la richiesta di modificare la modalità della prova, eliminando i quiz a crocette che erano stati previsti nel decreto scuola votato a dicembre in Parlamento. Questa prova sarà sostituita con uno scritto, in modo da garantire una selezione ancora più meritocratica”.

Continua Azzolina: ”Ora occorre lavorare rapidamente, insieme al Parlamento, per tradurre la misura in una norma da introdurre nel decreto scuola, dimostrando che la maggioranza ha a cuore la qualità del sistema di istruzione e, di conseguenza, gli studenti, che ne sono i principali protagonisti. Stiamo rispondendo anche ad una precisa richiesta delle famiglie che vogliono, a ragione, certezze sulla qualità del nostro sistema di istruzione e sul suo futuro. Le scelte che facciamo oggi avranno infatti ripercussioni nei prossimi anni”.

Concorso docenti, Conte mette tutti d’accordo: ma con la prova a quiz saltano pure le assunzioni a settembre

da La Tecnica della Scuola

Ci voleva il premier Conte per trovare l’intesa all’interno nella maggioranza sulla “patata bollente” dei concorsi per assumere 32 mila nuovi docenti della secondaria con un concorso straordinarioil vertice notturno di Palazzo Chigi, alla presenza della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e dei capigruppo dei partiti di maggioranza al Senato, collegati in videocall, è servito per stabilire che per i precari la procedura riservata ci sarà, solo che si svolgerà dopo l’estate, con l’unica verifica non più a risposta multipla (le cosiddette ‘crocette’) ma con una prova scritta.

Assunzioni solo da GaE?

La copertura dell’alto numero di cattedre libere, quindi, si realizzerà quasi interamente con le supplenze, le quali potranno contare sul rinnovo delle graduatorie d’istituto che prenderanno la sembianza di provinciali.

Le paventate assunzioni direttamente da graduatoria continueranno a farsi dalle GaE, con la novità, però già prevista, delle ‘call veloce’, la quale darà possibilità ai precari di scegliere una provincia con maggiori possibilità di arrivare all’agognato contratto a tempo indeterminato.

Per le graduatorie d’istituto, invece, dovrebbe averla spuntata la ministra: la porta che dà accesso al ruolo rimarrà chiusa.

Concorso dopo l’estate e con prova scritta

La prova del concorso straordinario, confermano fonti di Palazzo Chigi, “si terrà dopo l’estate e sarà in forma scritta, con consegna di un elaborato, senza quiz a risposta chiusa”.

C’è “soddisfazione”, a quanto si apprende dalle stesse fonti: l’accordo sottoscritto, spiegano, ”permette di combattere il precariato garantendo la meritocrazia”.

La graduatoria del concorso straordinario per complessivi 32 mila posti che si andrà a formare, sarà determinata, oltre che dall’esito della prova, pure dalla valutazione dei titoli e del servizio svolto.

Azzolina: confermato il merito

“Bene la soluzione sul concorso straordinario per la scuola”, ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

“Vogliamo ridurre il precariato, per dare più stabilità alla scuola, e vogliamo farlo attraverso una modalità di assunzione che garantisca il merito. Abbiamo 78 mila insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo fra concorsi ordinari e concorso straordinario. Sono numeri importanti e dobbiamo fare presto”

“La proposta del Presidente del Consiglio va in questa direzione, confermando il concorso come percorso di reclutamento per i docenti”, ha confermato la ministra.

“Viene accolta – ha continuato – la richiesta di modificare la modalità della prova, eliminando i quiz a crocette che erano stati previsti nel decreto scuola votato a dicembre in Parlamento. Questa prova sarà sostituita con uno scritto, in modo da garantire una selezione ancora più meritocratica”.

Si va verso il voto di fiducia

Ora l’accordo dovrà in poche ore confluire nel D.L. 22, visto che nel primo pomeriggio del 25 maggio prenderà il via l’approvazione degli emendamenti, anche se quella sui concorsi e sul quale è arrivato il sofferto accordo dovrebbe slittare alla mattina di martedì 26 maggio.

Il giorno dopo il testo arriverà nell’Aula dl Senato, dove si prevede il voto di fiducia. Poi passerà velocemente alla Camera, dove arriverà di fatto blindato, per essere approvato definitivamente entro la prima settimana di giugno.

“Occorre lavorare rapidamente, insieme al Parlamento – ha detto Azzolina – per tradurre la misura in una norma da introdurre nel decreto scuola, dimostrando che la maggioranza ha a cuore la qualità del sistema di istruzione e, di conseguenza, gli studenti, che ne sono i principali protagonisti”.

Pd: mai detto che si può assumere senza selezione

Anche il Pd si dice contento della soluzione trovata: “va nella direzione che abbiamo sempre auspicato. Ringraziamo dunque la maggioranza, la ministra e il presidente del Consiglio per il grande lavoro fatto”, hanno dichiarato Nicola Oddati, Anna Ascani e Andrea Marcucci, che hanno partecipato per il partito alla video conferenza.

“In queste settimane – continuano – abbiamo letto provocazioni e semplificazioni di chi accusava di volere una “sanatoria. È il caso di ribadirlo: il Partito democratico non ha mai sostenuto l’idea che si potesse entrare in ruolo a scuola senza una forma di selezione. E questo perché la giudichiamo un errore per il sistema, per gli studenti, ma anche per i precari. Perché se abbiamo 32mila posti per circa 80mila aspiranti, tutti devono poter concorrere ad occuparli”.

“Noi ponevamo un problema molto serio: le crocette – spiegano – non sono uno strumento di selezione adeguato. Lo avevamo accettato perché consentiva di procedere più rapidamente di altre forme, ma la pandemia ha cambiato le carte in tavola ed era quindi giusto un ripensamento complessivo”.

Secondo i democratici “a vincere non è qualcuno, ma la scuola e si potrà così cominciare a restituire a questo mondo la serenità che serve per ripartire al meglio a settembre”.

A settembre niente vincitori di concorso

Solo che a settembre la serenità potrebbe non bastare a risolvere il problema del maxi numero di supplenze da sottoscrivere: non ci sarà, infatti, nemmeno uno dei 78 mila vincitori dei concorsi banditi nei giorni passati. Dei due ordinari si sapeva già. Adesso sappiamo che anche lo straordinario ha fatto la stessa fine. Questo significa che non sarà alto il numero di adesioni alle convocazioni per le immissioni in ruolo, probabilmente ancora più basso del 2019, quando delle oltre 55 mila assunzioni concordate se ne sono portate a termine circa 25 mila.

Chiuso con un problema, nelle prossime settimane se ne aprirà un altro. Che per numeri, oltre 200 mila supplenze da assegnare, e conseguenze pratiche sulla didattica e sull’inizio dell’anno, complicato dal rientro in classe di oltre otto milioni di alunni dopo la DaD, si presenta molto più complesso di quello dei concorsi.