L’esame finale del primo ciclo

L’esame finale del primo ciclo

Un’ occasione per rivedere la collegialità e le discipline

di Rita La Tona e Maria Rosa Turrisi

Lo scenario normativo

L’emergenza COVID-19 ha reso necessario rivedere l’intera procedura dell’Esame di Stato del Primo Ciclo, per altro già rivisitato dal D.Lvo 62/2017 e dal D.M. 741/2017. L’O.M. n. 9 del 16/05/2020 ha messo nero su bianco le modalità di svolgimento e precisato che gli studenti saranno chiamati a realizzare e ad esporre in modalità telematica un elaborato finale su una tematica assegnata dal Consiglio di classe. Come specificato nell’art.3 si andranno ad evidenziare conoscenze, abilità e competenze acquisite sia nell’ambito del percorso di studi, sia in contesti di vita personale, in una logica trasversale di integrazione tra discipline, mentre vengono definite e diversificate le modalità di realizzazione del prodotto che, coerente con la tematica assegnata, potrà essere presentato sotto forma di “testo scritto, presentazione anche multimediale, mappa o insieme di mappe, filmato, produzione artistica o tecnicopratica o strumentale per gli alunni frequentanti i percorsi a indirizzo musicale”.

Un nuovo contesto di apprendimento

Seppur semplificata, la procedura si presta a una stimolante lettura didattico-pedagogica nella direzione della valorizzazione delle attitudini e degli interessi dei discenti, ma anche dello sviluppo delle competenze professionali e, di conseguenza, di una significativa riorganizzazione in ottica collaborativa dei momenti collegiali e dei processi decisionali.

Sembra potersi rintracciare un significativo momento finale di costruzione partecipativa e riflessiva all’interno del quale:

– il discente si cimenta con situazioni reali, individua soluzioni concrete utilizzando le proprie conoscenze, abilità e competenze e sperimenta la valenza d’uso del sapere e la spendibilità di quantoha appreso a scuola;

– il docente, attraverso un processo di negoziazione, definisce il contesto reale in cui l’alunno dovrà agire con le discipline eindividua gli standard di qualità della prestazione rispetto ai quali il prodotto sarà valutato.

Proveremo a ragionare su come tutto questo potrebbe essere sviluppato nell’immediato e messo a sistema, nella prassi ordinaria, al di fuori dell’attuale emergenza. 

Le possibili risposte delle scuole

Le possibili  risposte  delle scuole all’eccezionalità di questa  procedura di esame che, in ogni caso,  rappresenta un  importante “rito di passaggio” verso la secondaria di secondo grado, saranno certamente legate da una serie di variabili intervenienti che agiranno o a favore dello sviluppo di un approccio significativo che possa favorire un possibile  atteggiamento professionale innovativo e riflessivo o, di contro, rappresentano una risposta al dettato normativo senza lasciare poi traccia in un futuro, non lontano, di revisione della progettualità didattica.

I vantaggi della nuova procedura

Nel primo caso le variabili positive intervenienti potrebbero essere cosi sintetizzate:

• la storia progettuale e didattica di ciascuna scuola e il grado diinvestimento nella costruzione di percorsi inclusivi e personalizzati per valorizzare gli studenti attraverso la realizzazione di prodotti in un contesto esperienziale significativo nell’ottica di una didattica orientata allo sviluppo di competenze;

• un ambiente didattico dove l’apprendimento individuale è prodotto della costruzione attiva del soggetto, è ancorato alcontesto e si svolge attraverso forme di collaborazione e negoziazione degli apprendimenti;

• la collegialità vissuta come luogo e strumento per leggere insieme la realtà, l’esperienza plurale, il compito educativo comune rivisitando le discipline;

• il ruolo del Dirigente Scolastico che interviene nei processi didattici non solo come garante delle norme, ma come leader per l’apprendimento che esercita il presidio della didattica, attraverso l’affiancamento e il supporto ai docenti. In questa direzione le competenze organizzative del Dirigente scolastico sono fondamentali per promuovere processi significativi nei Consigli di classe, favorire l’approccio dialogico dei docenti nell’ottica della personalizzazione, ragionare sulla valutazione degli aspetti che sottendono la competenza, orientare al riconoscimento delle contiguità fra le discipline.

In queste scuole l’approccio all’elaborato finale sarà vissuto come una nuovo traguardo, un’opportunità per rileggere il processo di insegnamento-apprendimento, anche a distanza nel tempo.

Gli aspetti critici del “vecchio” esame

Nel secondo caso, le variabili che potrebbero non favorire lo sviluppo di un pensiero innovativo e valorizzante potrebbero essere:

• adottare un approccio burocratico nell’organizzazione e nella didattica con adesione al dettato normativo senza mettere in discussione procedure e pratiche consolidate, facendo semplicemente una operazione di restyling dell’esame;

• considerare il colloquio come semplice restituzione orale del prodotto.

• ricondurre il prodotto alla famigerata “tesina”, con presunti equasi forzati collegamenti disciplinari che lo trasformano in un’accozzaglia di contenuti restituiti dall’alunno con scarso coinvolgimento personale.

Una sorta di “copia e incolla” di pratiche d’esame obsolete, ma purtroppo ancora diffuse, che rimandano a una didattica trasmissiva, centrata su contenuti, meccanicamente restituiti e non proiettata verso l’acquisizione di un sapere competente e durevole, con scarsa attenzione alle caratteristiche personali dello studente e basso grado di condivisione collegiale.

Nuove dimensioni della collegialità e cultura della valutazione

A nostro avviso, questa potrebbe essere invece una occasione per destrutturare le vecchie procedure e per costruire una nuova dimensione della collegialità attraverso:

• la condivisione delle scelte da parte di tutti i docenti nella mediazione didattica; l’attenzione all’individualità degli alunni e dei loro percorsi personali nel triennio;

• la negoziazione sui contenuti significativi per l’individuazione di un prodotto a partire dagli interessi individuali e dalle esperienze didattiche condivise e l’appropriazione da parte degli alunni del proprio processo di apprendimento;

• la costruzione di una conoscenza condivisa fra docenti e studenti;

• il superamento dei confini delle discipline: l’elaborato non deve necessariamente prevedere tutti i saperi delle discipline di studio;

• la possibilità per i docenti di osservare il processo e il prodotto nel momento della restituzione riconoscendo il valore formativo per ciascun alunno.

Tutto ciò comporta sicuramente di avere a disposizione tempi più distesi; i tempi stretti con cui hanno dovuto lavorare la scuole rispetto all’esame conclusivo sono stati un amplificatore di criticità a conclusione di un anno scolastico difficile, che ha fatto emergere tutti problemi del sistema scuola e le difficoltà di ciascuna realtà scolastica. 

Sarà inoltre necessario avviare una riflessione più complessiva sul processo valutativo nel Primo Ciclo dell’istruzione coerentemente con le Indicazioni Nazionali, la certificazione delle competenze e con le nuove forme di didattica collegate al digitale. Ciò rimanda alla necessità di avviare un’azione formativa diffusa sulla valutazione non soltanto rivolta ai docenti ma anche ai dirigentiscolastici non solo per condividere paradigmi teorici, ma per operare una vera e propria rivisitazione delle procedure valutative strettamente interrelate con le scelte didattiche e organizzative.

Cosa salvare dell’esame in emergenza?

Cosa salvare allora di questa inedita esperienza dell’esame? Sicuramente la responsabilità collegiale del percorso di insegnamento/apprendimento che vede la sua rappresentazione nel prodotto elaborato dall’alunno; l’attenzione all’individualizzazione del processo di apprendimento; il superamento dei confini delle discipline nell’ottica della costruzione di un sapere competente.

Quando l’esperienza si sarà conclusa sarebbe interessante avviare una riflessione con le scuole per capire le difficoltà incontrate, le risorse professionali mobilitate e le possibili ricadute nell’attività di progettazione didattico-organizzativa a partire dal prossimo anno scolastico.

Non serve uno sterile monitoraggio burocratico su quanto avvenuto, ma l’avvio di una attività di ricerca che possa costituire un vero e proprio momento di formazione anche attraverso il coinvolgimento di gruppi di scuole all’interno delle Reti di ambitopresenti nelle varie realtà territoriali. A tale attività potrebbe essere agganciato un ragionamento più complessivo sulle pratiche valutative anche alla luce dei più recenti provvedimenti normativi (Legge 6 giugno 2020, n. 42) che attualmente non riguardano la scuola secondaria di primo grado, ma che sicuramente influenzeranno la cultura della valutazione della scuola del Primo Ciclo.

La fatica dell’insegnante

La fatica dell’insegnante

di Maurizio Tiriticco

Che bello oggi, tutto a distanza! La DAD! Che bella invenzione! Facciamo tutto a casa! Insegnanti e alunni! Oggi è possibile, ma grazie alle TIC più avanzate! Qualche decina di anni fa, invece… potevi attaccarti solo al telefono! E non c’era in tutte le famiglie! Oggi nella scuola in presenza – ovviamente in situazioni di normalità – il rapporto interpersonale docente/alunni, o meglio docente/alunno x, y, z, ecc. non è sempre semplice da gestire da parte di un insegnante. Il gruppo/classe – ma in effetti qualsiasi gruppo di persone – vede il costituirsi di un mix di molteplici relazioni/interazioni. Pensiamo ad una classe di 20 alunni, cioè di 20 persone. In effetti ciò che conta non sono tanto le persone, VISIBILI; quanto le relazioni che intercorrono tra loro, INVISIBILI. In un gruppo di venti persone o alunni, le interazioni sono 20 x 19 = 380. Non lo dico io; lo dice la sociometria, la disciplina inventata dallo psichiatra rumeno Jacob Levi Moreno (1889-1974). Stando alla ricerca sociometrica, due membri (una coppia, o meglio una diade) attivano due relazioni; tre membri ne attivano sei; quattro membri ne attivano dodici! Pertanto, il numero dei membri del gruppo moltiplicato per lo stesso numero meno uno ci dà il cosiddetto “coefficiente relazionale”. Ne consegue che, per un insegnante, attivare, motivare, controllare, dirigere, valutare ed altro ancora, 20 alunni, di fatto equivale a dover gestire un insieme di 380 relazioni! Ed il che non è affatto una cosa semplice. Difficile in un’aula in presenza, ancora più difficile… nell’aria, a distanza!

La DAD, appunto! E il grande apporto che può dare la rete! Anzi, che la rete in effetti dà! Perché la rete oggi è una sorta di macroenciclopedia universale! Della quale solo i vecchi come me, forse, avvertono l’enorme importanza! Quando andavo a scuola – anni trenta – l’unico mio supporto era il libro di testo. Qualche libro in casa lo avevamo, libri tecnici di mio padre, qualche romanzo di mia madre! Ma i miei pensavano molto a me! Mi acquistarono tutti i libri per ragazzi della Scala d’Oro della Utet: mi ricordo la storia di Sigfrido e la saga dei Nibelunghi, le tragedie di Shakespeare – che io leggevo com’era scritto, Sachespeare – una ricca enciclopedia per ragazzi, ovvero “Il tesoro del ragazzo italiano”. Leggevo tanto! Non c’era la TV e mia sorella era più piccola di sei anni! Una distanza lunare! Cos mi lessi quasi tutto Salgari, “I Pirati della Malesia”, “Il Corsaro Nero”, “La cattura di Capodirame”, e l’immancabile “Ventimila leghe sotti i mari”, di Giulio Verne! Un autore che mi affascinava! “Viaggio al centro della terra”! “Cinque settimane in pallone”!Mi portava in terre lontane! E poi c’era Salgari, Emilio Salgari! I misteri della jungla nera! Tremal-Naik! Il Corsaro Nero! Ovviamente non mancava “Il Corriere dei Piccoli”! E c’era “L’Avventuroso” E poi “Topolino”! “L’intrepido” e “Il Monello” non mi piacevano tanto! Insomma le edicole in quegli anni erano piene della stampa per bambini e per ragazzi! Oggi invece c’è una sorta di morìa! Il “Topolino” settimanale oggi è un album piccolo piccolo con storie assurde! Mi chiedo: ma i bambini e i ragazzi oggi che cosa leggono, che sia veramente prodotto per loro? Qualche lettore mi risponda! Forse ci saranno dei libri: non so! Con questo maledetto Covid è da quel dì che non vado in libreria!

Mah! I bambini e i giovani d’oggi! Tutto cellulare! Tutto messaggini! E se sono sgrammaticati. poco importa! Tanto ci si capisce lo stesso! Quindi tutte coordinate! Subordinate? Mai oltre il “quando” ed il perché”! Ovviamente non vorrei il “conciossiacosaché”! Quindi, anche di qui la fatica dell’insegnante, oggi! In presenza o a distanza, la differenza è nella, di fatto! La mediazione della “macchina” in realtà c’è sempre! Il registro elettronico! Capo ha cosa fatta! Nessuna mediazione! L’alunno non può nascondere un quattro! E il genitore gode o si indigna. E in questo caso la colpa è sempre dell’insegnante! Le ingenue bugie del bel tempo antico! Ricordo ancora: gli ultimi anni del mio insegnamento nelle scuole, anni sessanta e settanta… il ricevimento dei genitori! “A professo’! Nunglielodicaammamaeappapà che ho preso quattro! Poi rimedio! Glielo prometto!

O tempora! O mores! O, se si vuole, quando la barca va, lasciala andare!

Curvare la Didattica

Curvare la Didattica: mista, compatta, intensiva e modulare
Proposte e percorsi di sperimentazione

di Giuseppe Adernò

La moda delle sigle ha facilitato nella scuola la scrittura dei verbali, ma spesso ha confuso le idee.

L’acronimo  PEI che una volta stava per “Progetto Educativo d’Istituto”, è stato utilizzato per il “Piano educativo individualizzato” e poi ancora per il “Progetto educativo di “integrazione” prima  e di “inclusione” dopo.

Poi c’è stato il PNSD “Piano nazionale della scuola digitale” e a marzo è nata la  nuova siglia  DAD: “Didattica a distanza”, seguita a fine maggio dalla VAD: “Valutazione della didattica a distanza”

Con l’O.M 11 del 16 maggio 2020 sono comparsi due nuovi acronomi: PIA (Piano  di integrazione degli apprendimenti) e PAI (Piano di apprendimento individualizzato)  per gli alunni ammessi alla classe successiva con delle insufficienze.

L’acronimo PAI corrisponde anche al  “Piano annuale dell’inclusione” inserito nel PTOF.

La moda degli inglesismi, inoltre,  ha mortificato la bellezza  e la ricchezza della nostra lingua italiana ed oggi si parla di “didattica blended”, mentre risulta certamente di più chiara comprensione  anche per i genitori l’espressione “didattica mista o ibrida”.

Alla ripresa delle lezioni a settembre per le scuole superiori  si prevede una didattica che alterna momenti “in presenza” e attività “a distanza”.

 Da questo punto di vista l’avvento della pandemia per il Coronavirus potrebbe anche essere una positiva occasione per apportare all’organizzazione scolastica una proposta d’innovazione, organizzando la didattica con le caratteristiche del modello intensivo e modulare.

BIMESTRI

Superando la barriera dei preconcetti che la scansione temporale dell’anno scolastico comporta oneri aggiuntivi agli insegnanti: riunioni, verbali, adempimenti; per una didattica più efficace e a vantaggio dello studente, l’anno scolastico potrebbe essere rimodulato in quattro bimestri.

 Tre bimestri curriculari: ottobre-novembre; dicembre-gennaio; febbraio-marzo, nel corso dei quali non si svolgerebbero sempre le medesime discipline, ma alcune di essere avrebbero maggiore intensità e numero di ore per produrre insegnamenti efficaci e meno frammentari.

            L’ultimo bimestre aprile-maggio costituirebbe il momento delle verifiche, del rinforzo e del consolidamento dei contenuti e delle competenze acquisite, funzionali alla valutazione finale e al proseguimento del percorso formativo.

            DIDATTICA MODULARE COMPATTA E INTENSIVA

             Per un’innovazione efficace appare necessario curvare l’azione didattica e sviluppare metodologie d’insegnamento in grado di valorizzare gli stili e i ritmi di apprendimento di ogni studente.

            Progettare per competenze, implica la necessità di operare delle scelte nel vasto panorama dei contenuti disciplinari e di strutturare dei moduli didattici funzionali ed efficaci, alla luce delle Indicazioni nazionali, alleggerendo la vastità di contenuti dei “programmi”, che ancora vengono chiamati “ministeriali”.

            “La cultura è, infatti, un boccone troppo grande perché sia inghiottito per intero, occorre sminuzzarlo in piccole porzioni”. Nella scuola, infatti, è necessario strutturare percorsi di senso e di significato e metterli in correlazione.

Tale operazione di sintesi e di compattazione viene pianificata nei dipartimenti disciplinari, che, nella funzione di “ équipe pedagogica, cioè: “gruppo di lavoro che ha comuni obiettivi e ricerca strategie convergenti”, operano delle scelte e delle connessioni aperte all’interdisciplinarità, favorendo i contenuti essenziali di ogni disciplina nell’ottica di una didattica efficace per lo sviluppo delle competenze.        

            Gli studenti nell’arco di ogni bimestre non affronteranno lo studio ben strutturato di tutte le materie per l’intero anno, bensì, per l’articolazione bimestrale, nella quale si pianificano gli insegnamenti di specifiche discipline in maniera intensiva e al termine di ogni segmento di percorso si eseguiranno delle prove di verifica con relativa certificazione.

            Alcune materie come: italiano, matematica, inglese, saranno presenti in tutti e tre i bimestri, mentre altre discipline potranno essere compattate e intensive nell’arco di uno o di due bimestri.

            L’adozione di una didattica compatta, richiede da parte del docente un esercizio di “distillazione “ della disciplina, scegliendo l’essenziale, il basilare, l’indispensabile e il necessario, e trova applicazione nella tecnica detta: Chunking, “esperienza formativa che consta nello smontare notizie articolate in modo da conseguire unità elementari più facili da memorizzare (ma non solamente, naturalmente) e da gestire”.

Gli altri contenuti non evidenziati, ma complementari potranno essere approfonditi e ampliati mediante interventi con didattica a distanza, esperienze di ricerca-azione che potranno favorire l’attivazione della “classe ribaltata” favorendo tra gli studenti il protagonismo attivo e creativo, offrendo l’opportunità di verificare la tecnica laboratoriale e le competenze di esposizione e di comunicazione.

DIDATTICA MISTA ORGANIZZAZIONE GRUPPI CLASSE

          Qualora l’organizzazione della scuola per il distanziamento fisico dovesse richiedere lo sdoppiamento del gruppo classe si potrebbe ipotizzare la divisione in due gruppi.

         Il primo gruppo svolge attività in presenza il lunedì e il mercoledì e il secondo gruppo il martedì e il giovedì. Il venerdì si potranno svolgere attività a gruppi misti.

I contenuti delle lezioni in presenza  del lunedì saranno approfonditi mediante attività di ricerca on line il martedì a casa, e lo studente fruirà delle ore di lezioni a distanza di altre discipline.

Gli argomenti trattati il lunedì e approfonditi on line il martedì a casa saranno ripresi e approfondite il mercoledì a scuola, con l’intervento diretto del docente completando l’attività con una verifica degli apprendimenti acquisiti.

Il secondo gruppofruirà, invece, della didattica in presenza il martedì e il giovedì a scuola mentre il lunedì e il mercoledì svolgerà a casa attività di ricerca on line e fruirà delle ore di lezioni a distanza di altre discipline

Il gruppo classe potrà avere una particolare funzionalità e socialità il venerdì, quando invece di restare come gruppo n.1 e n.2, si formeranno gruppi misti di studenti organizzati in moduli di potenziamento o di eventuale recupero e approfondimento, secondo le indicazioni del Consiglio di classe.

Questa ipotesi organizzativa, che presenta certamente delle difficoltà di attuazione, costituisce una possibile soluzione all’emergenza di un bisogno prioritario e sopraggiunto, ma potrebbe costituire un percorso sperimentale da adottare per consentire di sviluppare specifiche competenze di ricerca e di progettazione.

Si evidenziano notevoli vantaggi nell’impegno personale degli studenti che trovano settimanalmente momenti di verifica, accrescono il “portfolio delle competenze”, si esercitano nella ricerca e nello studio di particolari aspetti, autori, personaggi, che rimarranno meglio interiorizzati perché frutto di ricerca personale, creativa e originale.

Al termine di ogni bimestre dovranno essere acquisite e interiorizzate almeno otto (una per settimana) delle tematiche culturali di ciascuna delle discipline insegnate.

            Come ha scritto Lorenzo Bordonaro nel volume: “Giù le cattedre. Guida alla sopravvivenza nella scuola di oggi e di domani” (Gaeditori-2019), è necessario dare concretezza alla “scuola sognata” che risponde ai bisogni “di tutti e di ciascuno”, che impegna il docente a “saper guardare tutti ed osservare ciascuno”.

Il treno di una scuola rinnovata è in procinto di partire, che non parta invano con i vecchi carrozzoni ma, dato che si può cambiare, è necessario procedere e bene.

Nella scuola: Tanto e molto si può fare, basta volerlo!

Dl Scuola, via libera definitivo della Camera dopo le polemiche: è legge. Azzolina: “Ora linee guida per settembre”

da la Repubblica

Approvato con 245 sì. Ministra Istruzione: “Provvedimento nato in piena emergenza”. M5S: “Risultati positivi indiscutibili”. Lega: “Inutile, sarà il caos”. Mattarella ha firmato il provvedimento

di ALBERTO CUSTODERO

Con 245 voti favorevoli e 122 contrari la Camera ha definitivamente convertito in legge il decreto che disciplina gli Esami di Stato conclusivi del I e del II ciclo di istruzione, la valutazione finale degli alunni, la conclusione dell’anno scolastico 2019/2020 e l’avvio del 2020/2021, le procedure concorsuali straordinarie per la Scuola secondaria di I e II grado.
E in serata il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarela, ha firmato il provedimento.

SCHEDA I PUNTI CARDINE

“È un provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l’anno scolastico. Ora definiamo le linee guida per settembre, per riportare gli studenti a scuola in presenza e in sicurezza”, ha spiegato la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

“Il testo – ha aggiunto la ministra – è stato migliorato durante l’iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo. Con l’obiettivo di mettere al centro gli studenti e garantire qualità dell’istruzione”.

M5S: “Risultati positivi indiscutibili”

“Con questo provvedimento – spiegano i deputati del M5S in commissione Cultura – consentiamo alle scuole italiane di concludere questo anno difficile e impegnativo nel migliore dei modi possibili e di predisporre l’avvio del prossimo in totale sicurezza, ripristinando quel rapporto diretto docente-studente che tanto è mancato in questi mesi”.

“In ogni norma contenuta nel decreto – sottolineano – abbiamo guardato agli interessi degli studenti, semplificando come opportuno gli esami di fine ciclo ma confermandone serietà e adeguatezza. Soprattutto, abbiamo tutelato il diritto degli alunni a ricevere un’istruzione di qualità dalle migliori professionalità garantendo la modalità concorsuale per la selezione di 32.000 docenti, ad oggi precari”.

Lega: “Inutile, a settembre il caos”

“Come gruppo Lega – ha affernmato deputato della Lega Rossano Sasso – abbiamo praticato una lotta parlamentare durata per giorni e notti, evidenziando i rischi e le criticità di un decreto che non risolve alcun problema, anzi ne crea di nuovi. Un decreto inutile, che contribuirà esclusivamente ad aumentare il caos a settembre anche nelle scuole”.

La lunga maratona: l’ostruzionismo FdI-Lega

La lunga maratona di dichiarazioni di voto era terminata intorno alle 3 della scorsa notte con l’ostruzionismo di FdI e Lega che ha tenuto impegnata l’Aula della Camera per circa due giorni. Con il voto finale sul provvedimento, il dl diventerà legge.

Dl scuola, caos alla Camera: Lega espone striscione contro ministra Azzolina

“Sono stati giorni di lavoro intenso – ha dichiarato Ettore Rosato, presidente di Italia viva – abbiamo pensato ai nostri giovani, ad assicurare loro una corretta conclusione dell’anno scolastico e a fornire le indicazioni sullo svolgimento dell’esame di maturità. Con questo decreto ripartono anche gli investimenti, tornano ai cantieri nelle scuole per dare ai nostri figli delle classi sicure. Importante adesso non fermarsi qui, rilanciamo il Paese con un Piano Shock”.

“Ho passato le ultime 72 ore quasi ininterrottamente alla Camera dei Deputati. Ho ritenuto che fosse importante esserci il più possibile, per rispetto di questa Istituzione di cui mi onoro di far parte da 7 anni e del lavoro prezioso che qui si fa e che spesso non è così conosciuto. Il Governo deve sapere ascoltare anche le opposizioni, soprattutto in un momento complicato come questo”.

Lo ha scritto su Facebook, nella notte, la viceministra dell’Istruzione, Anna Ascani, presente in Aula durante l’esame del decreto Scuola, contro il quale FdI e Lega hanno messo in atto un ostruzionismo che ha protratto i lavori per circa due giorni, dopo il voto di fiducia incassato dal governo nel pomeriggio di giovedì.

Salvini: “In Aula per smascherare ministro disastroso”

“Live dalla Camera. Seconda maratona notturna dei deputati della Lega contro il decreto Scuola, impegnati in aula da due giorni consecutivi per smascherare un governo imbarazzante e un ministro disastroso nella gestione della ripartenza delle scuole italiane”. Lo ha scritto su Facebook Matteo Salvini, che ha postato la diretta dei lavori dell’Aula nella notte durante le dichiarazioni di voto sul decreto.

Muro contro muro sul decreto scuola

Si sono invertiti i ruoli tra maggioranza e opposizione nel muro contro muro sul decreto scuola, all’esame della Camera. Dopo la giornata di giovedì in cui le opposizioni, specie la Lega, hanno fatto ostruzionismo nel tentativo di farlo decadere, è stata poi la maggioranza a chiudere i canali di dialogo, mentre diversi esponenti del centrodestra, in particolare Fi e Fdi, hanno cercato invano contatti con i gruppi della coalizione di governo per trovare un accordo e concludere il voto in giornata.

Scuola, l’anno più difficile

da la Repubblica

di LUCA BORZANI

Siamo arrivati alla fine dell’anno più difficile nella storia della scuola. Non solo quella italiana. L’ Unesco ci dice che l’attività scolastica è stata sospesa in 190 paesi coinvolgendo oltre il 90 per cento della popolazione studentesca a livello mondiale. Per oltre 1,5 miliardi di studenti l’istruzione è diventata a distanza attraverso l’utilizzo di tecnologie informatiche. Con buona probabilità il più epocale e gigantesco esperimento didattico da sempre. Di cui non sarà facile, almeno nell’immediato, valutare il mutamento prodotto nei processi di apprendimento e nel sistema delle relazioni dentro e fuori la scuola. A partire da un coinvolgimento del tutto inedito delle famiglie e dall’amplificazione, per generazioni di nativi digitali, dello svuotarsi della socialità fisica e di un rapporto non virtuale con i docenti e i compagni. Ci vorrà tempo per capire cosa è davvero accaduto. Nel bene e nel male. Ed è un tempo che però non c’è. Perché garantire a settembre l’apertura delle scuole è qualcosa che rimanda non solo a una straordinaria complessità organizzativa ma moltiplica a livello esponenziale le tradizionali emergenze della scuola italiana: dal precariato, all’inadeguatezza degli edifici, alle classi-pollaio. Una scuola tra le più maltrattate in Europa, su cui per decenni si è solo disinvestito, afflitta dalla burocrazia e da ritardi, anche culturali, sollecitata a competizioni interne tanto più forti quanto si è oscurata la sua funzione nell’ambito della società. Diciamocelo. Non era scontato che questa scuola fosse in grado di misurarsi con un evento così traumatico, riuscisse in tempi brevi ad auto-aggiornarsi, a superare il gap tecnologico che affliggeva l’istituzione come molti dei docenti, ad essere protagonista di una resilienza così importante per la tenuta del paese. Uno sforzo collettivo di cui si dovrà continuare ad avere memoria e di cui forse c’è innanzitutto da ringraziare prima di scivolare in polemiche vecchie e nuove. Perché ciò che è successo è che la scuola pubblica ha ritrovato, insieme alla sanità, il suo ruolo di priorità nazionale, di istituzione centrale per garantire crescita civile e cittadinanza consapevole. Qualcosa di profondamente diverso dall’essere solo un prolungamento del welfare famigliare. Certo non tutto è andato bene. Perché, anche nella scuola, la pandemia non ha ridotto ma reso più drammatiche le diseguaglianze e i disagi. I più poveri sono caduti più in basso. E sono tanti. Su quasi dieci milioni di italiani tra i 0 e i 18 anni circa 1.700mila sono segnati dalla fragilità economica. Buona parte sono rimasti privi di connessione, isolati dentro famiglie difficili e in abitazioni degradate. Per non parlare dei disabili, quasi 7mila nella sola Liguria. Anche per questo la didattica a distanza se è stata decisiva nei giorni del lockdown non può diventare un’alternativa. Ed è importante evitare facili entusiasmi e semplificazioni. Non trasformare uno strumento emergenziale in strutturale. A supporto di una scuola ridotta alla sola trasmissione di competenze, indifferente all’ educazione e alla formazione. Non ci serve la tecno-scuola come non ci serve la tecno-politica. E proprio per questo è decisivo che le istituzioni scolastiche adesso non si trovino sole. Magari con una medaglia di cartone come riconoscimento. Perchè riaprire a settembre implica una nuova rivoluzione. Vale per tutt’Italia, vale per la Liguria, ad oggi con 171mila studenti suddivisi in 8140 classi. Garantirne l’accesso a scuola in base alle norme del distanziamento implica recuperare spazi, arruolare docenti, definire complicati protocolli organizzativi. Qualcosa che impone una regia condivisa e unitaria tra stato, regione, autonomia scolastica. Non sembra, ad oggi, che ci stia muovendo in questa direzione. Prevalgono il giorno per giorno e un’ansiogena routine. All’ adeguamento dei locali seguono altri temi non meno impegnativi: dagli orari, alla mensa, alle palestre. Alla nuova e inedita responsabilità sanitaria che segnerà gli insegnanti, gli alunni come le famiglie. La negletta educazione civica si troverà ad essere materia fondamentale. Per non dire dell’educazione alla salute. Davvero una grande sfida e la possibilità per la politica e le istituzioni di dimostrare di aver capito che il dopo non potrà essere solo tornare a prima. Il rischio reale è che prevalga una sorta di “in qualche modo si farà”. L’assenza di strategie e di programmazione. E soprattutto il non vedere la possibilità di disegnare in modo diverso il rapporto tra scuola e territorio. Che è poi disegnare il nostro futuro.

Formazione personale su COVID-19 si deve fare online o si può fare in presenza?

da Orizzontescuola

di redazione

Risponde il Ministero del lavoro con delle FaQ inerenti la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro legate all’emergenza Coronavirus. In queste risposte si chiarisce quali possono essere le modalità di svolgimento della formazione.

In questo periodo di emergenza da COVID-19, in considerazione delle difficoltà operative determinate dalle misure di contenimento, è possibile posticipare tutta la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro o solo l’aggiornamento?

In considerazione della situazione eccezionale, caratterizzata dalle misure di contenimento per evitare e prevenire il contagio da COVID-19, in coerenza con il principio introdotto dall’articolo 103, comma 2, del Decreto-legge n. 18 del 2020, si ritiene che nel caso in cui non sia possibile, temporaneamente, effettuare l’aggiornamento previsto si possa ugualmente proseguire lo svolgimento dell’attività lavorativa. Diversamente, per quanto riguarda la formazione da svolgere ex novo (ad esempio in caso di assunzione di nuovo personale, o nel caso di cambio di mansione, ovvero ancora nel caso dell’introduzione di nuove attrezzature di lavoro), si ritiene che la stessa non possa essere posticipata, ferma restando la possibilità di svolgere la formazione in videoconferenza se ne ricorrono i presupposti.

Nel caso in cui non sia possibile svolgere l’attività formativa in videoconferenza o nel caso in cui debba essere svolta la parte pratica dei corsi di formazione è possibile erogare la formazione in presenza?

In considerazione della situazione eccezionale, le modalità di erogazione della formazione a distanza rimangono da preferire.

Tuttavia, si ritiene possibile erogare formazione in presenza, inclusa la parte pratica dei corsi, se le condizioni logistiche ed organizzative adottate dal soggetto responsabile delle attività formative siano in grado di assicurare il pieno rispetto di tutte le misure di prevenzione e contenimento del contagio individuate per la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

In questo periodo di emergenza da COVID-19, in considerazione delle difficoltà operative determinate dalle misure di contenimento, in caso di impossibilità a effettuare l’aggiornamento della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro è possibile proseguire lo svolgimento dell’attività lavorativa? Inoltre, al fine di poter ugualmente svolgere la formazione prevista, è possibile utilizzare modalità di formazione a distanza invece che in aula?

In considerazione della situazione eccezionale, caratterizzata dalle misure di contenimento per evitare e prevenire il contagio da COVID-19, in coerenza con il principio introdotto dall’articolo 103, comma 2, del Decreto-legge n. 18 del 2020 si ritiene che la mancata effettuazione dell’aggiornamento non preclude lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Fermo restando, naturalmente, l’obbligo di completare l’aggiornamento immediatamente dopo la fase emergenziale.

Inoltre, al fine di contemperare l’esigenza del contenimento delle attività con il necessario aggiornamento delle competenze in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, si ritiene ammissibile, in via temporanea, lo svolgimento delle attività formative in videoconferenza esclusivamente con modalità sincrona, ad esclusione della parte pratica dei corsi, in modo da garantire la verifica delle presenze dei soggetti da formare e la piena interazione tra questi ultimi e i docenti (ad esempio assicurando la condivisone del materiale didattico, la possibilità di formulare domande, etc.).

In considerazione delle misure di contenimento adottate per la gestione dell’emergenza sanitaria, è possibile differire l’effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, secondo quanto previsto dall’articolo 103, comma 2, del Decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020?

No. Il principio contenuto all’articolo 103, comma 2, del Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 non può essere esteso alle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro di cui all’articolo 71, comma 11, del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

Infatti, la disposizione introdotta in via eccezionale dal predetto articolo 103, comma 2, non contempla anche gli atti relativi ad attività di verifica rilasciati da soggetti privati. E ciò anche al fine di scongiurare che la mancata effettuazione delle verifiche delle attrezzature di lavoro possa comportare la messa in pericolo di beni e di interessi di primaria importanza, come la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro.

Decreto scuola approvato, i docenti di sostegno potranno andare a casa degli studenti. Modalità

da Orizzontescuola

di redazione

Approvato anche alla Camera il Decreto Scuola con 145 voti a favore e 122 contrari. All’interno anche novità sugli insegnanti di sostegno.

Fino al termine dell’anno scolastico 2020/2021, nell’ambito delle azioni individuate dalle istituzioni scolastiche, in collaborazione con l’ufficio scolastico regionale, gli enti locali e le aziende sanitarie locali, per garantire il diritto all’istruzione alle bambine e ai bambini, alle alunne e agli alunni, alle studentesse e agli studenti per i quali sia accertata l’impossibilità della frequenza scolastica di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, l’attività di istruzione domiciliare in presenza può essere programmata in riferimento a quanto previsto dal piano educativo individualizzato, presso il domicilio dell’alunno, qualora le famiglie ne facciano richiesta e ricorrano condizioni di contesto idonee a contemperare il diritto all’istruzione dell’alunno in istruzione domiciliare con l’impiego del personale già in servizio presso l’istituzione scolastica, anche nel rispetto delle misure idonee a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, nelle more dell’emanazione del decreto ministeriale di cui all’articolo 16, comma 2-bis, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, assicurando tutte le prescrizioni previste dalle disposizioni in materia di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID19.

Mattarella firma subito il Decreto Scuola, entusiasta il M5S ma il record di supplenze è garantito

da La Tecnica della Scuola

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il Decreto sulla Scuola approvato definitivamente stamattina dalla Camera: la notizia, prodotta dalle agenzie di stampa, giunge al termine di una giornata contrassegnata dai rimpianti dell’opposizione per non avere approfittato dei vuoti nei banchi della maggioranza per non fare approvare il provvedimento e dalle reazioni opposte prodotte a livello politico e sindacale.

Il nodo precari

Gli animi si sono accesi soprattutto per la mancanza di disposizioni per ridurre subito il precariato, che nell’anno del Covid-19, con i problemi del distanziamento da affrontare con il ritorno in classe, rischia di assumere proporzioni davvero considerevoli: sia per lo slittamento in autunno del concorso riservato della secondaria, sia per i pensionamenti del secondo “plotone” di Quota 100, sia per le scontate prossime mancate assunzioni a seguito delle graduatorie ormai svuotate.

M5S: decreto importantissimo

Palese, comunque, è la soddisfazione del M5S, che parla di “decreto importantissimo perché segna il primo passo verso la riapertura di settembre dopo mesi di dolorosa, ma necessaria, sospensione delle lezioni in presenza”.

I pentastellati prevedono una “conclusione dell’anno scolastico in corso, che sarà caratterizzato da esami di maturità in presenza, basati su una sola prova orale, svolti in piena sicurezza”.

Nel Blog dei 5 Stelle si legge che “di fronte a una crisi senza precedenti”, si è riusciti comunque a “garantire un diritto primario e universale come quello all’istruzione”.

“Nel decreto – scrive ancora il M5S – abbiamo poi inserito una norma fondamentale per semplificare le procedure legate all’edilizia scolastica e consentire quindi di realizzare interventi con maggiore rapidità. Il testo contiene inoltre le norme sulla valutazione, sia per l’ammissione al prossimo anno scolastico sia per l’abbandono, dal prossimo anno, della votazione in decimi e il contemporaneo passaggio al ben più adeguato giudizio per i bambini della scuola primaria”, conclude il blog.

Pittoni (Lega): da Fratoianni piroetta di 180 gradi

Di parere opposto è la Lega, capitanata nella scuola da Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega: “Non è la Lega – dice Pittoni – ma Leu ad aver bisogno di rifarsi la verginità dopo gli impegni presi col mondo della scuola gli ultimi due mesi, puntualmente rimangiati alla vigilia del voto sul decreto”.

A settembre si rischia di assistere all’assegnazione di un numero record di supplenze annuali. “Per settimane Fratoianni ha condiviso la nostra battaglia per la stabilizzazione dei precari, che a settembre supereranno le 200 mila unità. Per poi esibirsi in una piroetta di 180 gradi all’ultimo minuto, magnificando la proposta d’intesa del ministro dell’Istruzione di fatto peggiorativa; tanto da sembrare quasi un dispetto ai precari che – conclude il leghista – si erano permessi di protestare”.

Di Meglio (Gilda): per i concorsi tempi biblici

Anche a livello sindacale, i provvedimenti presi non piacciono. Anche a rappresentanti dei lavoratori temono che la situazione del precariato sfugga di mano: il decreto, dice Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, “non servirà a diminuire il numero dilagante dei precari, che si avvia a raggiungere quota 200 mila, né ad avviare e a snellire le procedure concorsuali, i cui tempi di svolgimento si annunciano biblici come sempre”.

“La situazione del precariato – continua il leader della Gilda – è drammaticamente più grave di quanto appaia: da un’elaborazione effettuata dal nostro Dipartimento Precari sui dati forniti ai sindacati dal Mi per il confronto sui nuovi concorsi, si desume che, sulla base della distribuzione geografica e professionale delle attuali graduatorie, su più di 60.000 posti vacanti e disponibili per l’immissione in ruolo della scuola secondaria, solo 14.500 sono le nomine effettivamente realizzabili. Le altre sono impraticabili per mancanza di graduatoria, o per mancanza di posti per quelle classi di concorso dove ci sono ancora candidati”.

Nemmeno la ‘chiamata veloce’ è la soluzione al problema: “presupporrebbe un esodo massiccio di docenti da una regione a un’altra. Uno scenario – evidenzia il coordinatore nazionale della Gilda – che non sembra plausibile anche in virtù del vincolo quinquennale”.

“Quanto, poi, ai poteri commissariali conferiti ai sindaci in materia di edilizia scolastica – conclude Di Meglio – temiamo che non saranno affatto risolutivi perché senza le necessarie risorse economiche i cantieri da autorizzare saranno ben pochi”.

Docenti e Ata fragili, fare richiesta di visita potrebbe avere le sue conseguenze

da La Tecnica della Scuola

In molte scuole, in queste ultime settimane, è circolata una nota dell’INAIL in cui si dava l’opportunità ai docenti e personale Ata con età superiore ai 55 anni oppure con particolari patologie di richiedere visita del medico competente per valutare la fragilità del lavoratore in caso della ripresa del servizio in presenza.

Visita dei lavoratori fragili con medico competente

Migliaia di docenti e personale Ata hanno presentato in questi giorni la richiesta di visita sanitaria del medico competente, per valutare presunte fragilità sanitarie. La richiesta è arrivata da docenti e personale Ata di età superiore i 55 anni e da coloro che soffrono di alcune patologie invalidanti.

Il medico competente, in questa fase di ripresa delle attività didattiche e del ritorno a scuola per gli esami di Stato in presenza, va a rivestire un ruolo centrale soprattutto perché dovrà valutare con attenzione la possibilità di esprimere un giudizio di “inidoneità temporanea” o limitazioni dell’idoneità per un periodo adeguato, con attenta rivalutazione alla scadenza dello stesso.

Ecco cosa comporta l’inidoneità temporanea

L’inidoneità alla funzione docente è prevista dall’art.17, comma 5, del CCNL scuola 2006/2009, in cui è scritto che “il personale docente dichiarato inidoneo alla sua funzione per motivi di salute può a domanda essere collocato fuori ruolo e/o utilizzato in altri compiti tenuto conto della sua preparazione culturale e professionale. Tale utilizzazione è disposta dal Direttore regionale sulla base di criteri definiti in sede di contrattazione integrativa nazionale”.

Se un docente dovesse risultare realmente fragile per affrontare il lavoro in presenza, nel caso degli esami di Stato 2020 potrebbe svolgerli a distanza ai sensi dell’art. 26, comma 1, lettera c) dell’OM 16 maggio 2020, n. 10 sull’Esame di Stato del secondo ciclo, in merito alla necessità di disporre la partecipazione all’Esame dei commissari in videoconferenza o in altra modalità telematica sincrona, qualora risulti per essi, da apposita certificazione medica, il rischio di contagio.

Più in generale l’esito della visita del medico competente potrebbe portare alle seguenti decisioni: Nel caso più grave il docente, l’assistente amministrativo, il tecnico o l’ausiliario potrebbe essere definito non idoneo permanentemente in modo assoluto al servizio, otterrebbe la dispensa e sarebbe mandato in pensione con l’assegno relativo calcolato in base agli anni effettivamente maturati; non idoneo temporaneamente in modo assoluto al servizio fino ad una certa data ( tre, sei o dodici mesi), questo comporta che il lavoratore viene messo in malattia d’ufficio, tale periodo di malattia rientra nel computo dei 18 mesi nei tre anni; Il docente potrebbe essere considerato non idoneo permanentemente in modo relativo all’insegnamento ed assegnato ad altri compiti, stesa cosa potrebbe capitare anche al personale Ata che verrebbe a scegliere se andare in malattia o essere assegnato ad altre mansioni.

Il Decreto Scuola votato da un’Aula della Camera mezza vuota, l’opposizione poteva farlo cadere

da La Tecnica della Scuola

Alla Camera, il Decreto Legge sulla Scuola ha rischiato seriamente di non essere approvato: gli spazi di vuoto tra i banchi della maggioranza hanno prodotto 245 voti favorevoli. In tutto, al momento del voto c’erano appena 367 onorevoli su 630: praticamente, la metà. Se i deputati dei partiti d’opposizione fossero stati tutti presenti, la maggioranza sarebbe andata sotto e il D.L. clamorosamente saltato.

Lega, FdI e Forza Italia non ci hanno creduto

Evidentemente, tra le fila della Lega, di Fratelli d’Italia e Forza Italia, non c’era la consapevolezza di questo: tanto è vero che solo in 122 si sono ritrovati presenti in Aula al momento del voto, esprimendo il loro ‘no’ al provvedimento ora diventato legge dello Stato italiano.

A Montecitorio, si contano infatti 125 deputati della Lega, 95 di Forza Italia e 35 di Fratelli d’Italia: solo loro avrebbero prodotto 255 voti, quindi più dei deputati di maggioranza che hanno votato ‘si’ al decreto. Se poi, si fossero uniti al dissenso anche i 41 onorevoli del Gruppo Misto (diversi dei quali ex ‘grillini’, come Lorenzo Fioramonti, in rotta di collisione con il M5S), allora si sarebbero sfiorati i 300 dinieghi.

161 deputati in più due giorni prima

Per capire quanto ha rischiato la maggioranza di andare sotto, basta ricordare che solo quarantott’ore prima la fiducia al Governo sullo stesso decreto era stata votata favorevolmente da 305 deputati. Ma anche i dissensi erano molti di più: 221 e 2 gli astenuti.

Che fine hanno fatto 60 parlamentari del M5S, del Pd e di Leu? E i cento deputati dell’opposizione?

Evidentemente, alla Camera tutti davano per scontato che il decreto passasse. E siccome entrambi gli schieramenti hanno pensato la stessa cosa, alla fine non è accaduto nulla.

Molti gli assenti non in missione

Le agenzie di stampa spiegano che nel riepilogo dei presenti e votanti al decreto scuola tra le fila del M5S sono risultati 31 assenti non in missione, tra quelle del Pd i non partecipanti al voto e non in missione sono stati 19.

Nove gli assenti tra le file di Iv e uno nel gruppo Leu.

Trentasei, invece, gli assenti registrati nel Misto: praticamente quasi tutti, visto che in totale sono 45.

Diversi gli assenti non in missione anche nelle opposizioni: la Lega ne ha contati 35, Forza Italia 70, Fdi 21.

I “mal di pancia” del Pd

Nel Pd, la circostanza delle assenze ingiustificate ha creato qualche “mal di pancia”. A finire sotto accusa, pare anche nella chat interna al gruppo dei dem, sono state le troppe assenze, fatte registrare anche del resto della maggioranza, quindi tra Italia viva, Liberi e Uguali e M5S.

“Hanno fatto – scrive l’Ansa – due giorni di ostruzionismo, si sono iscritti in oltre 170 a parlare e poi al momento del voto vanno via, ha osservato più di qualcuno nella maggioranza”, guardando così al risultato raggiunto piuttosto che al mezzo rompete le righe in “casa propria”.

Una circostanza, l’assenza cospicua e generalizzata al momento del voto del D.L., su cui con ogni probabilità ha influito la votazione slittata nella tarda mattinata del primo sabato di giugno.

Educazione civica: arrivano le Linee Guida. Adesso si aspetta il parere del CSPI

da La Tecnica della Scuola

La commissione di lavoro costituitasi presso il Ministero per mettere a punto le linee guida per dare applicazione alla legge 92 del 2019 sull’“Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” ha consegnato il documento conclusivo alla ministra Azzolina che, a questo punto, potrà trasmetterlo al CSPI per il parere dovuto per legge.

Le linee guida insistono su alcuni aspetti importanti della legge, a partire dal principio della trasversalità del nuovo insegnamento.
Tre sono i nuclei concettuali intorno ai quali si sviluppano le Linee guida.
In primo luogo la Costituzione quale cardine fondamentale della convivenza e del patto sociale del nostro Paese.
“Anche i concetti di legalità, di rispetto delle leggi e delle regole comuni in tutti gli ambienti comuni di convivenza (ad esempio il codice della strada, i regolamenti scolastici, dei circoli ricreativi, delle Associazioni…) – si legge ne documento – rientrano in questo primo nucleo concettuale, così come la conoscenza dell’Inno e della Bandiera nazionale”.

In secondo luogo il documento mette in evidenza i temi, sempre più irrinunciabile, dello sviluppo sostenibile, dell’educazione ambientale, oltre che della conoscenza e della tutela del patrimonio e del territorio.

Terzo, ma non ultimo nucleo centrale, è quello della cittadinanza digitale al quale, peraltro, è dedicato l’intero articolo 5 della legge, che esplicita le abilità essenziali da sviluppare nei curricoli di Istituto, con gradualità e tenendo conto dell’età degli studenti.
Per “Cittadinanza digitale”, si chiarisce, deve intendersi “la capacità di un individuo di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuali”.

Le Linee guida provvedono anche ad individuare i traguardi di competenze, integrando in tal modo il Profilo delle competenze al termine del 1°ciclo di istruzione e il Profilo educativo, culturale e professionale dello studente, a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione.
Traguardi di competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica vengono invece rimandati all’anno scolastico 2022/23.

Il documento chiarisce anche la “prospettiva trasversale dell’insegnamento di educazione civica” sottolineando che essa “supera i canoni di una tradizionale disciplina, assumendo più propriamente la valenza di matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio, per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari”.
Molto dettagliato, forse persino troppo, il paragrafo sulla “contitolarità dell’insegnamento e il coordinamento delle attività” che fornisce in alcuni casi istruzioni molto minuziose per le scuole a seconda che l’attività sia svolta da uno o più docenti del team o del consiglio di classe ovvero da un docente “dedicato” come potrebbe accadere ove si possa o si debba ricorrere nella scuola secondaria di secondo grado ad un docente abilitato nelle discipline giuridico-economiche.
Altrettanto minuziose le indicazione per definire le modalità di attribuzione dell’incarico di coordinatore dell’educazione civica previsto dalla legge.

Le linee guida forniscono in ultimo chiarimenti importanti anche su come affrontare il tema della valutazione.

Attenzione a campagna malware in corso tramite posta elettronica

da La Tecnica della Scuola

Sulla mail di diversi docenti  sta giungendo una comunicazione sulla casella di posta elettronica in queste ore in cui si segnala che “è in corso una campagna di invio di malware tramite posta elettronica”.

La fonte della mail è istruzione.miur.it@gmail.com ed ha come allegato il file CIRCOLARE_MAGGIO_00_22_33.DOCX.zip. In casi del genere è scritto a carattere grandi “NON DIA SEGUITO A COMUNICAZIONI DI QUESTO TIPO E NON APRA L’ALLEGATO”.

La nota a firma CSIRT, ovvero il centro per la cyber security nazionale, e Ministero Istruzione prosegue dando indicazioni su cosa fare nel caso fosse stato malauguratamente aperto il file. All’utente viene raccomandato “di eseguire una scansione antivirus approfondita; di cambiare le password di accesso ai servizi più importanti, in primis quelli inerenti la sfera lavorativa, cambiando anche le eventuali risposte a domande segrete per recupero password”.

Inoltre è raccomandato di assicurarsi

1) che il sistema operativo del proprio PC sia aggiornato;

2) che il proprio PC sia dotato di antivirus e che questo sia aggiornato;

3) che le proprie password siano sicure, ovvero complesse, non facilmente individuabili, diverse per servizi distinti e che afferiscono a sfera lavorativa e personale. Al momento della modifica delle password evitare di fare solo piccole modifiche come ad esempio numerazioni progressive ecc…;

4) di eseguire il backup periodico dei propri dati.

Con il plexiglass nulla si sente

Con il plexiglass nulla si sente

di Gabriele Boselli

Ottime le paratie in plexiglass per gli studenti che non vogliono essere disturbati mentre, in classe, i migliori tra loro pensano e affrontano le discipline in situazione di singolarità e i più sfortunati si trastullano con videogames. A settembre i meno studiosi non hanno più motivo di contendersi gli ultimi banchi. L’onda sonora che veicola le parole dei docenti viene bloccata sui tre lati e da soffitto e pavimento si riflettono solo indistinti suoni a bassa frequenza. Meno efficaci ma comunque buone per l’autoisolamento sonoro anche le visiere stile Odissea nello spazio.

Se in ogni classe non sarà stato installato un potente apparato di amplificazione o un sistema di cuffie Bluethoot (ma le cuffie di Stato potrebbero essere poi sostituite da quelle personali), i docenti potranno anche recitare le lettere dell‘alfabeto o la serie di numeri primi o della Kabbala e nessuno beatamente se ne accorgerà.

Sul conoscere nuovo

Se il docente non fa che ripetere il libro di testo e non dice nulla di proprio, non ri-crea il pensiero, non poter sentire può essere una bella occasione per pensare. Osservando una cascata d’acqua nelle alpi intorno a Berna, Hegelsi isolò dalla comitiva e gli venne a mente (1) il dettato eracliteo “tutto scorre”: nulla, mai, particolarmente nei momenti di accelerazione della storia, rimane qual era. E le crisi, come le guerre e le epidemie, son grandi acceleratrici della storia e forgiatrici di pensiero nuovo. In una cascata il mutamento è continuo ma al di la delle forme in varia misura cangianti ogni cascata riceve dal pensare del soggetto una sua identità. Con le dovute proporzioni, il silenzio da plexiglass può valere quanto la cascata bernese.

Il silenziamento dei tromboni

Contrariamente a quel che viene propagandato dai media e dalla letteratura professionale più succube, ritengo che i veri Maestri di scuola, da quella dell’infanzia all’università, insegnino a pensare nel modo cui il resto della società perverrà molti anni dopo. Questo specialmente nelle emergenze e nelle situazioni critiche. Quando tutto è tranquillo le star della scienza economica sono bravissime ad affrontare la crisi del 1929, i generali a vincere la II guerra mondiale senza molti milioni di morti, i giudici a uscire dall’Inquisizione, i politici a indicare le migliori vie d’uscita dalle tensioni sociali degli anni ’70. E gli alti papaveri della sanità ad affrontare l’epidemia di spagnola. Come se il presente e il futuro fossero una continua iterazione del passato, non possono riconoscere il novum che nasce e trasforma il mondo e le scienze che faticosamente emergono. E’ la presenza/distanza tra la singolarità del soggetto e la scienza costituita a produrre Novum (2).

L’imbuto delle competenze

La vistosa preside di nuova nominache occupa oggi la cattedra che fu di personaggi come Gentile, Valitutti, Spadolini (ma anche, per opposti versi, Gelmini, inventrice del tunnel Ginevra-Gran Sasso, Fioroni e la grande italianista Fedeli) ha ideato un originale metodo per riempire gli imbuti. La tecnologia è ricoperta da brevetto ma probabilmente si tratta di un tappo messo nel buco da cui il liquido dovrebbe fluire, come l’addestramento alle competenze fermerebbe la pura, indifferenziata, innovativa capacità di conoscere. Con l’insonorizzazione da plexiglass, anche i bravi studenti dei pur rari insegnanti mediocri saranno agevolati nel pensare.


(1) G. W. F. Hegel, Viaggio nelle Alpi bernesi, Ibis, Como-Pavia, 1990, pagg. 54-57

(2) G. Boselli, Inibizioni del Novum, n.56 / 2020 di Encyclopaideia, UNIBO