NOTA SCRUTINI

NOTA SCRUTINI, DAL MI ENNESIMA DIMOSTRAZIONE DI GESTIONE CAOTICA

“Il Ministero dell’Istruzione smentisce se stesso. Accade così che, a distanza di pochi giorni, viale Trastevere sforni provvedimenti tra loro contrastanti su uno stesso tema. È ormai evidente come la gestione del dicastero sia caratterizzata da un clima di improvvisazione, una condizione resa ancora più grave dall’emergenza che il mondo della scuola sta affrontando”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, interviene in merito alla nota n. 9168 sulla pubblicazione degli esiti degli scrutini finali diramata ieri dal Mi, contenente precisazioni e chiarimenti sull’applicazione dell’ordinanza ministeriale n. 11 del 16 maggio 2020 che contraddicono le disposizioni previste precedentemente dalla nota n. 8464 del 28 maggio 2020.

“La mancanza di indicazioni chiare e univoche riscontrate anche in questo caso, causa di un confusionario balletto di provvedimenti, sono l’ennesima dimostrazione dello stato di caos in cui agisce la macchina amministrativa. A questo punto – conclude Di Meglio – è sempre più evidente l’inadeguatezza della direzione politica del Ministero dell’Istruzione”.

10 giugno 1940! Finalmente la guerra!

10 giugno 1940! Finalmente la guerra!

di Maurizio Tiriticco

estratto dal mio “Balilla Moschettiere


L’anno 1940 fu un anno importante per me e per tutti noi! Ci meravigliavamo del fatto che ancora non fossimo entrati in guerra! La Francia era lì… e nelle nostre canzoni del sabato pomeriggio: “Se ci viene il mal di pancia, piglieremo anche la Francia”! Adunate e marce! E si cantava! Rivendicavamo “Nizza, Savoia, la Corsica fatal”!!! E poi anche “Tunisi nostra sponda terra e mar”! “Malta baluardo di Romanità”! Ed ancora! “Di Malta lo strazio grida nel cuore d’Italia, l’audacia che irrompe e sfonda, britannici navigli schianterà”. E poi c’era Gibilterra e Suez, l’accesso vietato all’Atlantico e al Mar Rosso e all’Oceano Indiano! A noi era vietato, a noi che con le guerre puniche avevamo affondato non solo una flotta, ma un’intera civiltà – si fa per dire… confronto alla nostra… – Cartagine! E cantavamo: “Va’, gran maestrale! Urla, romba, ruggi con furor: stranier, via! Duce col rostro che Duilio armò, Roma, fedele a Te, trionferà!” L’attesa era snervante e avevamo tutti – noi balilla ovviamente – una gran voglia matta di menar le mani! Che cosa aspettavamo?

Ma l’attesa fu finalmente ripagata!!! Il 10 giugno… che giornata, ragazzi…  adunata a Piazza Venezia! E IO NON C’EROOO!!! E la sera di quel 10 giugno più fatttidddico – le doppie e le triple fanno tanto la cadenza mussoliniana – … grande discorso del Duce dallo storico balcone! Le adunate oceaniche di Piazza Venezia a noi abitanti del Lido di Roma – Ostia, più  modestamente – mancavano tanto! Il Lido di Roma era lontano di fatto, anche se il treno in poco più di mezz’ora ci portava a Porta San Paolo. Ma non era facile organizzare viaggi di manipoli di Balilla e Piccole Italiane dal Lido a Roma e viceversa! Roma per noi e Piazza Venezia, soprattutto, erano solo un sogno! Sapevamo che i balilla della Capitale montavano la guardia a Palazzo Venezia in certe occasioni e noi, balilla di periferia, morivamo di invidia! Ascoltavamo i discorsi del Duce alla radio e poi attendevamo con ansia che al cinema – il Cinema Impero, così si chiamava il cinema del Lido di Roma – giungessero i Giornali Luce!

Quel discorso fu memorabile! A memoria lo ricordo! Almeno penso!!! A scuola i discorsi più importanti li imparavamo a memoria! Anzi… ammmemoriaaa! Ma quello fu il più importante di tutti! Lo ascoltammo alla radio, io e i miei! Io sussultavo di gioia, di orgoglio! Sapevamo un po’ tutti che prima o poi saremmo dovuti scendere in campo contro i nemici di sempre! Francia e Inghilterra, che ci avevano imposto la vittoria mutilata! Che avevano mille colonie! Che erano potenze massoniche, giudaiche e plutocratiche… ecc. ecc. Un odio che covavo anch’io, nel mio piccolo! I miei genitori ascoltavano in silenzio, io gioivooo!!! A ogni parola del mio Duce, a ogni applauso, a ogni grido di giubilo della folla di Piazza Venezia! Non la vedevo, ma la immaginavo e la invidiavo! Mancare in quell’occasione, in quell’ora… irrevocabile – l’enfasi ci vuole – era per me molto molto molto doloroso! Che discorso quel discorso! Durò molto a lungo, perché la folla interrompeva in continuazione, applaudiva, era fuori di sé e gridava: Guerra! Guerra! Guerra! Duce! Duce! Duce!  Un discorso netto e chiaro, ma anche irrevocabile e duro… aggettivi che piacevano allora! Ecco il discorso… memorabbbileee!!!  Per intero!!!

“Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano. Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue Stati. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l’Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l’Europa; ma tutto fu vano. Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l’eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che la hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell’anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia. Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi e i sacrifici di una guerra, è perché l’onore, gli interessi, l’avvenire fermamente lo impongono, perché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia. Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l’accesso all’Oceano. Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto, è la lotta tra due secoli e due idee. Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l’Italia non intende trascinare altri popoli nel conflitto con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate. Italiani! In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose forze armate. In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del Re Imperatore che, come sempre, ha interpretato l’anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer , il capo della grande Germania alleata. L’Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: VINCERE! E VINCEREMO, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo. Popolo italiano! Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”

Ho evitato le interruzioni continue di applausi e grida: Duce, Duce, Duce… Sei tutti noi… Guerra, guerra… Vincere, vinceremo… e via dicendo, anzi, gridando… Ed io avevo il cuore in subbuglio…

Diario d’Esame 2019-2020

Diario d’Esame 2019-2020

Una guida, passo per passo, al lavoro delle Commissioni
XXII edizione

a cura di Dario Cillo

Il Paese senza istruzione

da la Repubblica

Stefano Mancuso

Lo stato in cui versa la scuola italiana è di una tale gravità che dovrebbe preoccupare chiunque, anche i meno sensibili al futuro del nostro Paese. Fra i 37 Paesi dell’Ocse, l’Italia è stabilmente all’ultimo posto per la percentuale di spesa pubblica riservata all’istruzione.

Destiniamo ai diversi gradi del nostro sistema educativo, dalla scuola materna all’università, il 6,9% del totale della spesa pubblica.

Spendono più di noi semplicemente tutti: gli Usa (11,4%), la Gran Bretagna (12,2%), il Messico (16,4%), la Colombia (9,8%), il Cile (17,4%), la Corea del Sud (12,9%), Israele (12,9%).Tutti! Per l’istruzione pre-primaria e primaria l’Italia ha speso nel 2017, 25 miliardi, 5 miliardi in meno di quanti ne spendeva nel 2009. Per l’istruzione secondaria (medie e superiori) ha speso 30 miliardi nel 2017, 2,3 in meno che nel 2009. Infine, per l’università ha speso 5,5 miliardi nel 2017, erano 7 nel 2009. Nell’ambito dell’investimento sull’università, l’Italia spende meno di qualsiasi altro Paese europeo in termini di percentuale (0,3%) del Pil.

Inoltre, nello stesso periodo (2009-2017) in cui noi diminuivamo costantemente le risorse da destinare all’istruzione, gli altri Paesi europei, al contrario, le aumentavano consistentemente.

È una situazione talmente grave che non si sa neanche dove iniziare il racconto delle nefandezze che causa al nostro Paese. L’abbandono scolastico è un problema che ci affligge dai tempi della legge sull’istruzione obbligatoria (1877) e oggi i nostri dati sono incomparabili con quelli dei nostri confinanti europei. Essendo ultimi fra i paesi Ocse per investimenti sulla scuola, non c’è da stupirsi se siamo anche ultimi (sempre dati Ocse) per il grado di istruzione dei nostri giovani. Il 19,7% dei giovani in età lavorativa (16-29 anni) e il 26,4% degli adulti (30-54 anni) hanno minime capacità di lettura; il 29,8% degli adulti in età lavorativa ha scarse o nulle competenze matematiche. Ne consegue che per molti italiani non è possibile distinguere notizie palesemente false; significative fasce della popolazione sono certe che i vaccini facciano male, che le scie chimiche degli aerei siano opera della Cia e piazze intere gremite di persone sono convinte che il coronavirus non esista.

Continuiamo? Abbiamo il più basso tasso di laureati d’Europa, dopo la Romania (ma la Romania ha delle giustificazioni) e uno fra i più alti tassi di dispersione scolastica del mondo. La nostra scuola è retta da precari, la nostra università è retta da precari, la nostra ricerca è fatta da precari, che per mantenere questo baluardo di civiltà ricevono per il loro lavoro stipendi da fame.

Com’è possibile che un Paese moderno, con un’economia in recessione costante, una natalità spenta, una mobilità sociale da società feudale e una drammatica prospettiva di ulteriore marginalità non abbia mai avuto un governo in grado di intendere che investire in istruzione e ricerca è di gran lunga l’investimento più redditizio che si possa immaginare?

Ho passato gran parte della mia vita dentro l’università italiana cercando di produrre una ricerca dignitosa in condizioni incomparabilmente più svantaggiate dei miei colleghi europei, americani, asiatici con i quali pure concorriamo per un mercato che è globale fin dal Medioevo. Conosco lo stato miserabile del suo finanziamento, i mezzi inesistenti, la riduzione costante dell’organico, le decine di miei allievi che hanno dovuto lasciare l’Italia, gli edifici cadenti, la burocrazia per la quale non esistono più aggettivi capaci di descriverla (ho appena deciso di abbandonare una gara in cui mi era richiesto di masterizzare un cd…) eppure, nonostante ciò, ho sempre pensato che se non c’erano le possibilità economiche si sarebbe dovuto fare il meglio che potevamo con il poco che c’era. E munito, di pazienza ero pronto a far fronte alle ulteriori ristrettezze che certamente seguiranno alla attuale crisi. Ma poi leggo che il nostro governo destinerà 3 miliardi al rilancio di Alitalia e, un po’ meno della metà, 1,4 miliardi all’intero settore della scuola, dell’università e della ricerca e… cado come corpo morto cade.

Scuolabus: a bordo tutti, anche chi non può pagare

da Il Sole 24 Ore

di Pietro Alessio Palumbo

Con la recente deliberazione 123/2020 la Corte dei Conti Calabria ha messo nero su bianco un principio nodale in vista del riavvio della scuola in presenza nel prossimo mese di settembre: il servizio di trasporto scolastico è “servizio pubblico essenziale” posto a garanzia del diritto allo studio, la cui erogazione è doverosa per lo Stato. E deve essere garantito a “tutti” gli alunni indipendentemente dalle condizioni economiche delle famiglie di appartenenza. Sulla base del principio costituzionale di sussidiarietà verticale l’erogazione del servizio spetta dunque al Comune, in quanto presidio dello Stato più prossimo al cittadino. Il Comune potrà poi, con una scelta da adottare in conformità con il perseguimento dell’interesse pubblico, optare per l’erogazione del servizio in forma gratuita, oppure con una contribuzione delle famiglie in considerazione del valore dell’indicatore della situazione economica equivalente, senza che ciò comporti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. E si badi, la tariffa deve essere modica o persino nulla per gli alunni socialmente o economicamente più deboli o disagiati.

Le passate “oscillazioni” della Corte dei Conti
La questione ha visto marcate variazioni interpretative della Corte dei Conti. In particolare la sezione Piemontese nel 2019 concludeva che ferme restando le scelte gestionali e l’individuazione dei criteri di finanziamento demandate alla competenza dell’ente locale, il quadro normativo non consente l’erogazione gratuita del servizio di trasporto pubblico scolastico. Servizio che deve avere a fondamento una adeguata copertura finanziaria riconducibile nei limiti fissati dai parametri normativi. Sempre nel 2019 hanno fatto eco alla sezione piemontese della Corte, quella pugliese e quella campana che hanno aperto a diverse soluzioni di copertura finanziaria del costo del servizio: nell’obbligatorio rispetto dell’economicità del servizio, presupposto essenziale per consentire l’effettività e la continuità della sua erogazione, tra le risorse volte ad assicurare l’integrale copertura dei costi possono essere ricomprese anche le contribuzioni regionali e quelle autonomamente destinate dall’ente nella propria autonomia purché reperite nel rispetto della clausola d’invarianza finanziaria.

Il punto di equilibrio: gradualità e tutela degli “ultimi”
Su sollecito dell’Associazione Nazionale Comuni italiani nell’ottobre del 2019 si è poi espressa in merito la Sezione Autonomie della Corte dei Conti la quale ha chiarito che gli enti locali, nell’ambito della propria autonomia finanziaria, e nel rispetto degli equilibri di bilancio, possono dare copertura finanziaria al servizio di trasporto scolastico con risorse proprie, con proporzionato minor aggravio a carico all’utenza. Ebbene fermi restando questi ultimi principi la sezione Calabrese con la Deliberazione n.123 depositata in segreteria il 26 maggio scorso ha infine chiosato che laddove il Comune ne ravvisi la necessità motivata dalla sussistenza di un rilevante e preminente interesse pubblico, oppure il servizio debba essere erogato nei confronti di categorie di utenti particolarmente deboli o disagiati, la quota di partecipazione diretta dovuta dai soggetti beneficiari per la fruizione del servizio può anche essere inferiore ai costi sostenuti dal Comune per l’erogazione dello stesso, ovvero di modica entità e persino nulla. Ciò purché la compartecipazione alle spese sia individuata attraverso meccanismi previamente definiti di gradazione della contribuzione degli utenti in conseguenza delle diverse situazioni economiche in cui gli stessi versano. In definitiva il servizio di trasporto scolastico deve essere inteso quale “servizio pubblico essenziale”, posto a garanzia del diritto allo studio. E come recita la Costituzione è dovere della Repubblica rendere “effettivo” questo diritto.

Scuola, lezioni anche in locali esterni attraverso accordi con i Comuni

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Innovazione e riorganizzazione della didattica, con lezioni anche all’esterno, e più spazio al sapere scientifico e alle attività laboratoriali. Un occhio di attenzione agli studenti con disabilità; e spinta (forte) sulla formazione dei docenti.

È stato illustrato ieri in commissione Cultura della Camera il primo nocciolo di proposte (sintetizzate in una ventina di slide) elaborate dal comitato di 18 esperti nominato dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e coordinato dal professor Patrizio Bianchi, con il compito di dare alcune indicazioni “tecniche”, cioè provenienti direttamente dal mondo scolastico, per il rientro a scuola a settembre. Il comitato, valorizzando il concetto di autonomia scolastica (finora in realtà rimasto spesso sulla carta), ha proposto di riorganizzare le attività didattiche prevedendo di svolgerle negli spazi esterni alla scuola come parchi, strutture sportive o spazi culturali.

Tra le indicazioni, c’è anche quella di rivedere il numero di alunni per classe in funzione degli spazi effettivi e dei distanziamenti previsti; di stringere alleanze con le comunità culturali e quelle educative di ogni città con il supporto dei sindaci; di reclutare assistenti sociali, psicologici e sociologici perché, ha spiegato Bianchi, «i nostri insegnanti in questa fase sono stati messi a durissima prova e lo saranno nei prossimi anni. Occorre dotarli di capacità di gestione delle emozioni: va allargata la comunità educante».

Tra i possibili strumenti da affidare all’autonomia scolastica in vista della ripartenza a settembre, la task force prevede la predisposizione di gruppi di apprendimento con un numero di allievi adeguato agli spazi (anche esterni); la rimodulazione del tempo delle lezioni in modo da offrire le attività in presenza per il maggior numero di allievi e un ricorso selezionato e consapevole a modalità blended; fino a prospettare la riprogettazione dell’offerta didattica «nelle discipline che costituiscono il curriculum».

I patti educativi di comunità dovranno, poi, sostenere le attività di base e caratterizzanti e quelle di socializzazione (tra cui educazione civica, territorio e ambiente, sport, comunità); e c’è bisogno, anche di semplificare le procedure per gli interventi di edilizia scolastica, aprendo a uno nuovo indirizzo di architettura scolastica.

La maggioranza apprezza gli spunti. «Si punta su una maggiore autonomia scolastica e a un miglior collegamento con il territorio», sottolinea l’ex sottosegretario, capogruppo Iv in commissione Cultura della Camera, Gabriele Toccafondi. Disco rosso invece dall’opposizione. «A meno di tre mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico non c’è uno straccio di piano per la ripartenza», ha tagliato corto l’ex ministra, Mariastella Gelmini (Fi).

Mascherina obbligatoria e 2 metri di distanza

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

L’altra cifra della maturità 2020 è la sicurezza. Proprio per garantirla al massimo, il ministero, affiancato da una commissione d’esperti, ha predisposto una serie di regole da rispettare. Una sorta di prova generale in piccolo di quello che sarà la riapertura di settembre quando anziché 500mila ragazzi in classe ce ne saranno oltre 8 milioni.

L’accesso ai locali

Ogni giorno sarà assicurata la pulizia di tutti gli spazi utilizzati. Le aule dove si tengono le prove saranno pulite anche alla fine di ogni sessione d’esame (mattina/pomeriggio). Ci saranno percorsi predefiniti e diversi per entrare e uscire da scuola, opportunamente identificati con apposita segnaletica di “Ingresso” e “Uscita”, in modo da prevenire il rischio di assembramenti non voluti. Qualora in una istituzione scolastica siano previste più commissioni e non siano disponibili spazi sufficienti il dirigente scolastico può dislocarle tra le varie sedi.

I locali dovranno essere ben areati . Previsto poi il distanziamento di 2 metri fra candidati e commissari e fra gli stessi commissari.
Sarà necessario indossare la mascherina: gli studenti potranno abbassarla nel corso del colloquio, ma restando a distanza di sicurezza. Non sono necessari i guanti: negli istituti ci saranno prodotti igienizzanti. Ogni candidato potrà portare con sé al massimo un accompagnatore, che dovrà anche lui rispettare le misure di distanziamento e indossare la mascherina.

L’autocertificazione

Per accedere alla scuola il giorno dell’esame ciascun componente della commissione dovrà dichiarare: l’assenza di sintomatologia respiratoria o di febbre superiore a 37.5°C nei tre giorni precedenti; di non essere stato in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni; di non essere stato a contatto con persone positive, per quanto di loro conoscenza, sempre negli ultimi 14 giorni. E lo stesso dovranno fare ogni candidato e il suo eventuale accompagnatore. Se lo studente avrà uno di questi sintomi dovrà presentare il certificato medico e svolgerà l’esame nella sessione suppletiva prevista dopo l’estate (la stessa a cui accederanno i privatisti che supereranno l’esame preliminare in presenza in calendario dal 10 luglio in poi).

I dispositivi di protezione

Per mettere gli istituti scolastici in condizione di svolgere l’esame di Stato in presenza il decreto Rilancio ha stanziato 39,2 milioni di euro. Stando alla relazione tecnica, i primi 36 milioni sono destinati a igienizzare i locali. Ciascuno degli 8.006 plessi coinvolti (6.406 statali e 1.600 paritari) riceverà in media 4.500 euro. Più che sufficienti a effettuare la semplice pulizia con sostanze detergenti richiesta dal protocollo di sicurezza. Senza alcun bisogno di disinfezione. Purché l’operazione venga ripetuta al termine di ogni sessione d’esame e concentrandosi sulle superfici più esposte: maniglie delle porte e delle finestre, braccioli delle sedie, banchi e cattedre, corrimano delle scale, pulsanti degli ascensori e così via.
Gli altri 3,2 milioni sono destinati all’acquisto di 754mila mascherine chirurgiche da 60 centesimi l’una. La maggior parte (541.657 per un costo di 324mila euro) servirà agli studenti che le useranno una volta sola. Molti di meno – ma dal costo complessivo quasi uguale (308mila euro) visto che serviranno per 20 giorni – i 25mila dispositivi di protezione destinati ai bidelli e al resto del personale Ata. La fetta più ampia di risorse (2,1 milioni) servirà a proteggere i 180mila commissari d’esame, chiamati anche loro a 20 giorni di lavoro. Limitata invece la spesa messa a bilancio per presidi e capisegreteria (Dsga): 102mila euro che serviranno ad acquistare 8.568 mascherine.

L’assistenza da remoto

Oltre a un tavolo nazionale permanente e ai tavoli regionali attivati presso gli Uffici scolastici territoriali (Usr) il protocollo sottoscritto a maggio con i sindacati prevede anche un servizio dedicato di help desk per le istituzioni scolastiche – attraverso il numero verde 800903080, attivo dal lunedì al sabato, dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00 – a cui sottoporre segnalazioni e quesiti nella speranza di avere un aiuto immediato.

Per una valutazione equa meglio esami centralizzati

da Il Sole 24 Ore

di Andrea Gavosto

Scrivendo dell’esame di maturità in questo terribile anno scolastico funestato dal Covid-19, le riflessioni sull’emergenza inevitabilmente si intersecano a quelle che possono essere utili su un orizzonte temporale più esteso.

Dal punto di vista degli studenti, in fondo c’è poco da aggiungere a quanto si va dicendo da settimane. Si troveranno a fare – in presenza, salvo nuove emergenze – un’unica prova e tutta diversa da quella attesa. Più facile, probabilmente, ma per altri versi più disagevole, venendo dopo settimane di didattica a distanza. Quest’ultima è stata improvvisata con generosità e proseguita spesso con perseveranza. Certamente, però, gli esiti sono stati difformi e temiamo abbiano accentuato i divari già esistenti: lo studente con un buon rendimento, ne ha sofferto poco; quello che faticava, è stato ancor più penalizzato.

So di andare controcorrente: la retorica della “notte prima degli esami” non mi emoziona né credo alla maturità come rito di passaggio, momento fondante e irripetibile della crescita personale di un giovane. Quest’anno, con il virus, “irripetibile” lo sarà davvero, almeno c’è da sperarlo. Come speriamo che ciascun candidato porti a termine la prova senza ansie e brutti ricordi. E dando il massimo.

Dal punto di vista dei docenti, possiamo rilevare alcuni segnali d’allarme. Non ero uno strenuo partigiano dell’esame di maturità in presenza. Di sicuro, però, sono certo che organizzarlo a giugno in presenza sia, dal punto di vista della sicurezza, infinitamente più facile di quanto sarà gestire la riapertura delle scuole di tutti i gradi fra tre mesi. Non può, dunque, che preoccupare la difficoltà – nel momento in cui si scrive non ancora superata – a reperire in diverse regioni tutti i presidenti di commissione. E si comincia a temere che un numero cospicuo di docenti non si presenterà per il timore del contagio. Non è questione di condividere o censurare scelte individuali. Piuttosto, governo e ministero dell’Istruzione devono interpretarlo come un ammonimento. Le regole di ingaggio per la riapertura a settembre vanno discusse oggi e a tutti – dirigenti scolastici, docenti e il resto del personale – devono essere chiare tanto le responsabilità a cui sono chiamati quanto le tutele a cui avranno diritto.

Infine, non si può evitare di porre la questione del valore dell’esame di Stato al termine del secondo ciclo di istruzione. Nonostante tentativi di riforma susseguitisi da decenni – prevalentemente dedicati alla composizione delle commissioni e alla struttura/modalità delle prove – la maturità non riesce a svolgere in modo soddisfacente le sue funzioni.

Con il 99,7% dei diplomati nel 2019, di sicuro non sa selezionare i più capaci. L’aspetto più grave, tuttavia, è che l’esame di Stato non sia in grado di inviare segnali affidabili sull’effettiva preparazione degli studenti esaminati. Ad esempio, nel 2019 la votazione 100 con lode ha premiato il 3,4% degli studenti pugliesi e il 2,6% dei calabresi, mentre nemmeno l’1% degli studenti lombardi ha raggiunto tale traguardo. Si tratta di segnali in contraddizione con i risultati delle prove Pisa sui quindicenni e delle prove Invalsi al quinto anno delle superiori. Segnali che ci ricordano la discrezionalità nel giudizio delle commissioni, tale da rendere i voti inconfrontabili non soltanto fra regioni, ma anche fra commissioni diverse nello stesso istituto. Non stupisce perciò che atenei e datori di lavoro non basino su di essi le proprie scelte, con la proliferazione di altri strumenti di selezione, come i test di ingresso all’università.

Quali vie d’uscita? In molti paesi – dagli Stati Uniti all’Estonia – si adottano esami di fine percorso nazionali e centralizzati (central exams), con conseguenze positive per la carriera futura dell’intera popolazione studentesca. Le prove di un central exam tipicamente: a) sono comuni a tutti gli studenti in un determinato grado del sistema scolastico; b) offrono una misura di apprendimento comparabile, definita sulla base di uno standard di valutazione esterno e comune alle scuole, non influenzato da considerazioni locali e riferite alle performance degli altri studenti nella singola scuola o classe; c) offrono un’indicazione precisa del reale livello di apprendimento dello studente (il giudizio non si limita a ritenere la prova superata o non superata); d) sono organizzate per discipline e i contenuti delle stesse sono ancorati a un curricolo condiviso da tutte le scuole. L’esame di Stato italiano evidentemente non rispetta le prime due fondamentali condizioni.

Esiste evidenza di ricerca del fatto che l’adozione di esami nazionali centralizzati produca sostanziali miglioramenti nell’efficacia educativa: a parità di altre condizioni, i Paesi che adottano questa tipologia di verifica degli esiti formativi ottengono in media punteggi migliori nelle rilevazioni internazionali degli apprendimenti e delle competenze. Soprattutto, la loro superiorità rispetto alla soluzione italiana è di garantire allo studente il diritto a una valutazione davvero equa dei propri livelli di apprendimento, in vista del proseguimento degli studi o dell’ingresso nel mercato del lavoro.

Mese dell’educazione finanziaria 2020: le scelte ai tempi del Covid-19

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Sarà incentrata sulle scelte finanziarie ai tempi del Covid 19 la terza edizione del Mese dell’Educazione finanziaria organizzata dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, che si terrà dal primo al 31 ottobre.

Il Comitato invita associazioni, istituzioni, imprese, università e centri di ricerca, scuole, fondazioni, pubbliche amministrazioni e qualsiasi organizzazione voglia impegnarsi sul campo dell’educazione finanziaria con eventi di qualità a presentare la propria candidatura attraverso l’apposito form online che sarà attivo da oggi, 10 giugno, sul portale quellocheconta.gov.it.

Come evolvono le scelte finanziarie personali e familiari correlate all’emergenza Coronavirus? Quali opportunità offre a famiglie e imprese la trasformazione digitale dei servizi bancari e finanziari? Questi e molti altri interrogativi saranno affrontati nel corso del Mese, con un ricco calendario di eventi online e in presenza: conferenze, webinar, iniziative culturali, seminari informativi, spettacoli, giornate di gioco e formazione rivolte a adulti, ragazzi e bambini.

Gli eventi del Mese dell’educazione finanziaria saranno gratuiti e senza scopo di lucro e potranno essere organizzati da una pluralità di enti pubblici e privati. Dal 26 al 31 ottobre, in particolare, si svolgerà la settimana dell’educazione previdenziale. L’iniziativa, alla sua prima edizione, nasce con l’obiettivo di aumentare la cultura previdenziale dei cittadini, a partire dai più giovani, favorendo una migliore comprensione del funzionamento del sistema di previdenza italiano, obbligatorio e complementare.

Saranno accolte tutte le iniziative che avranno l’obiettivo di accrescere le conoscenze di base sui temi assicurativi, previdenziali e di gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari, secondo i requisiti fissati dalle Linee guida disponibili sul portale del Comitato.

L’adesione consentirà di utilizzare il logo ufficiale del Mese e di essere presenti nella sua promozione su scala nazionale, così da garantire agli organizzatori delle singole iniziative una maggiore visibilità e favorire l’efficacia delle azioni attraverso il coordinamento con gli altri soggetti partecipanti.

Per tutti i soggetti che aderiranno al Mese con proprie iniziative saranno a disposizione strumenti interattivi per condividere le informazioni sugli eventi, conoscere chi in Italia si impegna su questo fronte, creare sinergie.

«Si tratta di un appuntamento importante che il Comitato rinnova anche quest’anno. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini sulla necessità di accrescere le proprie competenze finanziarie, assicurative e previdenziali – sottolinea Annamaria Lusardi, direttore del Comitato Edufin -. Queste competenze incidono profondamente sulla qualità della vita delle persone e si rivelano fondamentali per affrontare al meglio l’attuale momento di crisi e incertezza legato all’emergenza Covid-19. Tanti dati ci dicono che le conoscenze finanziarie degli Italiani sono ancora carenti e vanno potenziate. Il Comitato è a fianco dei cittadini proprio per aiutarli in questa sfida».

Niente 80 mila docenti in più

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Al di là del dato dell’adesione allo sciopero proclamato da Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda (uno 0,5% di docenti avrebbe incrociato le braccia sul 70% delle scuole rilevate dall’Aran), la spaccatura tra mondo dei sindacati della scuola e governo ieri si è consumata. Uno strappo che va di pari passi con il processo al premier che è stato avviato dal Pd di Zingaretti e da Iv di Renzi.

Gli strumenti messi in campo per il riavvio del prossimo anno scolastico sono giudicati insufficienti, sia sul fronte finanziario, 1,5 i miliardi stanziati contro i 15 richiesti dal comitato di tecnici presieduto da Patrizio Bianchi, che sul metodo e i tempi. Sarà proprio Bianchi oggi in commissione cultura alla Camera a formalizzare la richiesta, anticipata martedì scorso da ItaliaOggi, di incrementare gli organici dei docenti di un 10-15%, dai 70 agli 80 mila in più, così da garantire classi più piccole e dunque con maggiori margini di sicurezza contro il rischio di contagio da Covid-19. La richiesta, secondo quanto trapela dal governo, non è ritenuta percorribile: al ministero dell’istruzione si stanno esaminando interventi mirati, che tengano conto della realtà delle singole scuole e dei singoli territori. L’incremento di docenti, da assumere in deroga rispetto all’organico di diritto, avverrà in modo chirurgico e solo per scuola dell’infanzia e primaria. Anche perché raddoppiare le classi e i docenti senza avere spazi dove poter ospitare tutti, è il ragionamento, sarebbe un controsenso.

Ieri l’Upi, l’Unione delle province italiane, denunciava che il 51% degli edifici ospitanti scuole secondarie di secondo grado è stato costruito prima del 1976, solo il 10% sono stati costruiti negli ultimi 20 anni (dal 1998 ad oggi). Solo il 49% delle scuole secondarie superiori ha una palestra o area attrezzata a palestra, e solo il 43% dispone dell’aula magna. «E quindi, specie nelle strutture situate nei contri urbani in palazzi storici, non sarà possibile applicare rigidamente il distanziamento», dice la nota Upi. Del resto interventi di messa a norma delle scuole, per adeguarle ai nuovi parametri, «non sono fattibili, siamo a giugno è tardi per intervenire sull’edilizia», ha detto il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Senza interventi radicali di edilizia e senza iniezioni massicce di personale, il futuro della scuola si giocherà dunque in ogni singolo istituto in base alle capacità organizzative dei dirigenti e degli altri rappresentanti delle istituzioni.

Per la prossima settimana sono attese le Linee guida per il nuovo anno della ministra dell’istruzione Lucia Azzolina che è ancora in attesa dia vere il quadro delle singole realtà regionali. L’idea è di avviare tavoli di confronto regionali, così da verificare quali spazi possano essere utilizzati e dove serva e sia possibile aumentare gli organici. La macchina amministrativa dovrà lavorare a pieno regime in piena estate per assicurare un avvio ordinato delle lezioni.

Salvo che nelle sette regioni dove sia andrà al voto nella seconda metà di settembre: con l’astensione della Lega e i voti contrari di Fdi, è passato alla camera, con parere favorevole del governo, l’emendamento di Forza Italia che fissa il periodo di voto per le amministrative: dopo il 15 settembre. Praticamente gli istituti non farebbero in tempo ad aprire per poi richiudere. E così la scuola che doveva partire prima, per oliare l’organizzazione e recuperare sulla didattica, riaprirà i battenti a ottobre.

Didattica a distanza da normare e precari con assunzione retrodatata

da ItaliaOggi

MARCO NOBILIO

Didattica a distanza obbligatoria, ma per contratto e con costi pagabili con la carta del docente, graduatorie provinciali per le supplenze, concorso straordinario con test a risposta aperta e retrodatazione giuridica delle assunzioni, giudizi al posto dei voti alle primarie e un’ordinanza ministeriale per regolare il rientro a scuola in sicurezza già dal 1° settembre prossimo. Sono queste le novità più importanti contenute nella legge di conversione del decreto-legge 22/2020 varato in via definitiva, in prima lettura, dalla camera dei deputati il 4 giugno scorso con 305 voti a favore, 221 contrari e 2 astenuti. Il testo approvato è identico a quello licenziato dal senato. Per fare in tempo a convertire in legge il decreto, infatti, il governo ha posto la fiducia sul provvedimento. E ciò ha determinato la preclusione della possibilità di introdurre ulteriori modifiche da parte della camera.

Modifiche che avrebbero allungato i tempi di approvazione e, con ogni probabilità, avrebbero avuto l’effetto di far cessare il decreto 22/2020 in vigore ormai dal 9 aprile scorso. Dunque, prossimo allo scadere del termine di 60 giorni di vigenza che, in assenza di conversione, ne avrebbe determinato la decadenza. Il dispositivo ha sanato alcuni vizi di legittimità delle disposizioni sulla didattica a distanza, introdotte dall’esecutivo o per decreto presidenziale e con il decreto-legge 22/2020. In particolare sono state adottate delle nuove disposizioni che vincolano il governo a negoziare con i sindacati un contratto collettivo nazionale integrativo ad hoc. Il testo negoziale, infatti, dovrà fissare le modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto istruzione e ricerca nella modalità a distanza.

Secondo quanto previsto dalle nuove disposizioni, l’accordo integrativo dovrebbe dispiegare effetti solo fino al 31 luglio. Che è il termine di scadenza dello stato di emergenza disposto dal governo. Le disposizioni introdotte con la legge di conversione prevedono anche che il collegamento a internet privato, che è stato e che viene utilizzato dai docenti per la Dad, possa essere pagato dai diretti interessati utilizzando i 500 euro della carta del docente. Tale possibilità, peraltro, è prevista solo per i docenti di ruolo. Perché l’emendamento presentato in senato, per estendere la carta dei docenti anche agli insegnanti con contratto a tempo determinato, non è passato per mancanza della necessaria copertura economica. Le nuove disposizioni prevedono anche alcune modifiche al sistema di reclutamento dei docenti a tempo determinato.

A questo proposito è prevista la costituzione di graduatorie provinciali degli abilitati e dei non abilitati, che andranno in coda alle Gae (graduatorie a esaurimento). I nuovi elenchi saranno utilizzati dagli uffici, già da quest’anno, nella fase provinciale delle assunzioni e serviranno ad assegnare le supplenze fino al 31 agosto e quelle fino al 30 giugno. I termini e le modalità di presentazione delle domande saranno fissati dal ministero dell’istruzione con un’ordinanza che resterà in vigore fino all’anno scolastico 2021/22. Gli aspiranti avranno titolo a chiedere di essere inclusi anche nelle graduatorie d’istituto di 20 scuole. Ma questi elenchi saranno utilizzati dai presidi solo per le supplenze brevi e saltuarie. Restano in piedi, però, sia le Gae, che saranno utilizzate dagli uffici in via prioritaria rispetto alle nuove graduatorie, sia le graduatorie di istituto di I fascia, che dovrebbero essere utilizzate dai presidi con priorità rispetto ai nuovi elenchi.

La legge di conversione introduce anche alcune novità per quanto riguarda il concorso straordinario per il ruolo indetto con il decreto 510/2020. Il dispositivo prevede, infatti, la sostituzione dei test a risposta chiusa, previsti per la prova scritta, con test a risposta aperta. Le nomine dei vincitori saranno effettuate con decorrenza giuridica dal 1° settembre 2020 e con raggiungimento della sede, presumibilmente, dal 1° settembre 2021. Sempre che l’amministrazione riesca a concludere le procedure concorsuali in tempo utile. Il nuovo testo del decreto-legge, come modificato dalla legge di conversione, prevede inoltre la sostituzione dei voti numerici con i giudizi nelle scuole primarie.

Infine è previsto che la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, dovrà emanare con ordinanza le regole per il rientro in classe in sicurezza dal 1° settembre prossimo e le disposizioni per definire i criteri generali per il recupero degli apprendimenti. Le ordinanze riguarderanno, quindi, la definizione di misure finalizzate anche all’ eventuale osservanza delle disposizioni in materia di distanziamento fisico. E dovranno definire anche i criteri generali dell’eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019/2020. Che avverrà nel corso dell’anno scolastico successivo, a decorrere dal 1° settembre 2020, quale attività didattica ordinaria.

Ecco perché è irrealistico aumentare le classi per settembre La sperimentazione di una nuova didattica è l’unica via

da ItaliaOggi

Marco Campione

In attesa del documento della commissione Bianchi, associazioni professionali, sindacati e altri si sono cimentati in proposte e richieste per settembre. Non c’è qui lo spazio per analizzarle nel dettaglio, ma la loro lettura evidenzia che hanno quasi tutte in comune la caratteristica di non allontanarsi troppo dall’inerzia di questi mesi: il distanziamento fisico tra gli alunni come vincolo irrinunciabile. La precauzione è d’obbligo, ma senza un’attenuazione di questo vincolo, la riapertura rischia di essere molto difficile, se non impossibile. Ed è l’unico rischio che il paese non si può permettere. Nei vari documenti è evidente un approccio diverso.

L’Anp si concentra molto sulla necessità di valorizzare l’autonomia, di chiarire il perimetro delle responsabilità – in particolare quelle penali – dei dirigenti scolastici, ma non rinuncia a proposte di natura più di sistema (formazione, middle-management, sburocratizzare); altre sigle si concentrano sull’incremento del personale docente e Ata e richiamano la natura per lo più emergenziale della didattica a distanza. Pur con queste differenze, non c’è nessuno che si astenga, con accenti diversi, dal chiedere più personale: il 10-15% in più, tra 70 e 100 mila docenti, fino a giugno.

Tralascio della coerenza tra chiedere di aumentare in modo consistente il numero di supplenze e di precari (di questo si tratta) mentre si indice uno sciopero anche per protestare per le troppe supplenze e i troppi precari; mi limito ad osservare che non si riesce ad uscire dalla logica degli interventi temporanei. Logica che, con poche eccezioni, ha guidato la gestione del personale della scuola nei decenni e che ha portato alla (pessima) situazione attuale: stratificazione di norme, caos, precariato, perdita del senso più profondo della missione della scuola e dell’identità professionale dei docenti.

Dopo un inizio promettente, nel quale si è provato a sfruttare l’emergenza per disegnare una scuola diversa per la ripartenza, prendendo il meglio delle esperienze più innovative già esistenti e di quelle sorte per l’occasione in molti angoli del paese, si è ripiegato su richieste che ricalcano sostanzialmente le rivendicazioni e le battaglie di sempre: assunzioni, no alle classi pollaio, scuole anche con pochissimi alunni, ridimensionare l’autonomia…

Al di là del merito, colpisce che non ci si affranchi nemmeno dopo un evento epocale dalla impossibilità di sciogliere il legame di quelli che Daniele Barca chiama i quattro cantoni: aula, classe, orario e discipline. La discussione «alta», sulla scuola che deve cambiare (qualcuno ha teorizzato che fosse già cambiata), è rimasta intrappolata nei webinar degli eterni pionieri, mentre la discussione di corto respiro si è ripresa il proscenio. Alla fine l’unico lascito strutturale del lockdown rischia di essere l’accelerazione dei cantieri per l’edilizia scolastica grazie ai poteri commissariali dati a sindaci. Ben venga, ovviamente, ma certamente non basta.

Se i nostri ragionamenti sono così pieni di gabbie (mentali), come meravigliarci se producono gabbie (di plexiglas) anche per gli studenti? Erigere muri (qualcuno ha stimato quanto costerebbe?) deve sembrare l’unica via, visto che le altre soluzioni sono, se si guarda con distacco alle cose, irrealizzabili.

Due esempi. Le classi sono 370 mila: non è realistico pensare di aumentare gli spazi, certamente non entro settembre. Moltissime graduatorie sono esaurite: i 100 mila docenti richiesti in molti casi semplicemente non ci sono.

La strada per riaprire a settembre passa dalla scelta, non priva di incognite, di abbandonare la tentazione di seguire la via della facile rivendicazione e spingere sul terreno della sperimentazione, dell’innovazione (didattica, che non necessariamente coincide con quella tecnologica) e della libertà delle scuole di essere pienamente autonome. Dobbiamo applicare alla riapertura una competenza la cui importanza da questi mesi dovremmo aver appreso: saper gestire, e soprattutto accettare, l’incertezza.

*esperto di politiche scolastiche

Esami di maturità, indicazioni per la predisposizione di tutti gli atti

da Orizzontescuola

di Antonio Fundaro

A pochi giorni dall’inizio degli esami di maturità si moltiplicano le circolari organizzative da parte di tutte le istituzioni coinvolte, in risposta, da un lato, alle misure di prevenzione e protezione previste per il contrasto alla diffusione dell’epidemia COVID_19, dall’altro, invece, per soddisfare tutte le scadenze e le incombenze previste dalla normativa vigente.

La dirigente scolastica dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Archimede” di Napoli, la Prof.ssa Mariarosaria Stanziano, riteniamo che, più di altre o come altri DS, abbia fornito un utile vademecum organizzativo che potrebbe essere ritenuto buona pratica in vista di questo, turbolento e dinamico (meglio in evoluzione normativa), esame di Stato o, come lo chiamano ancora studenti e docenti, “esame di maturità”.

Esempi organizzativi per l’accesso a scuola

A seguire forniremo, solo a titolo esemplificativo, alcuni chiarimenti circa l’organizzazione degli esami di Stato per la Secondaria di II grado, senza avere la pretesa di essere esaustivi. Si tratta di modalità organizzative che discendono sì dalla norma ma sono assoggettate alle capacità manageriali del dirigente scolastico. Per queste ragioni ci serviremo di una guida d’eccezione, come in molti casi facciamo: la dirigente scolastica dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Archimede” di Napoli, la Prof.ssa Mariarosaria Stanziano.

La stessa ha previsto che siano comunicate le modalità di accesso a scuola per i docenti delle classi quinte al fine di approntare la documentazione necessaria per gli esami di Stato, non tutta in loro disponibilità in remoto.

I coordinatori delle classi quinte e i docenti che devono firmare gli atti da presentare in commissione e stampare il materiale necessario all’espletamento dei lavori, devono recarsi a scuola secondo un apposito calendario, rispettando rigorosamente giorni ed orari. Ciò, evidentemente, a garanzia della loro sicurezza e del rispetto della normativa sanitaria che appare, nonostante tutto, ancora molto stringente.

Gli obblighi

Si ricorda che è obbligatorio:

1. presentare l’autodichiarazione compilata in cui si certifica l’assenza di sintomatologia (scaricabile nella sezione Modulistica d’ufficio sul sito web della scuola)

2. indossare la mascherina

3. mantenere il distanziamento di almeno 1 metro

4. non girare per la scuola: la documentazione di competenza della segreteria sarà portata nell’aula assegnata

5. non andare negli uffici

6. non anticiparsi e non attardarsi a scuola.

Il dirigente in questione ha proposto una rigorosa scansione oraria, tra l’altro molto condivisibile.

Nella prima fascia oraria (9.00 – 10.30) il coordinatore può accedere a scuola con un collega di classe che lo aiuti nella stampa e nella sistemazione degli atti.

Nella seconda fascia oraria (10.30 – 11.30 o 11.30 – 12.30, a seconda dei casi) il coordinatore attenderà tutti i colleghi della classe per far firmare la documentazione.

Il faldone relativo agli esami di Stato: cosa contiene?

Per quanto riguarda la predisposizione del faldone, che sarà fornito dalla segreteria, e il materiale fornito dalla segreteria, anche quello di cancelleria, sarà già a disposizione nelle aule assegnate. Si elenca qui di seguito la documentazione che il faldone deve contenere e che i coordinatori devono stampare e far firmare:

1. Documento del 30 maggio (fornito dall’ufficio protocollo e da firmare)

2. Allegati del Documento del 30 maggio:

  •  programmi svolti per singola disciplina (da stampare e firmare) − relazioni finali per singola disciplina (da stampare e firmare)
  • relazione finale Tutor Aziendale sui PCTO (da metter su pendrive).
  • schede di valutazione per allievo del soggetto erogatore dei PCTO (da metter su pendrive).
  • griglie di valutazione (da stampare).
  • eventuali atti relativi a prove effettuate e ad iniziative realizzate durante l’anno in preparazione dell’esame di Stato (da mettere su pendrive).
  • tracce degli elaborati delle discipline di indirizzo inviate agli alunni (da stampare)
  • eventuale documentazione relativa ai candidati con disturbi specifici di apprendimento (DSA) o con disabilità (da stampare)
  • Verbale del consiglio di classe in cui sono state scelte le tracce degli elaborati (da stampare e firmare)

3. Elaborati delle discipline di indirizzo inviate dagli alunni (da mettere su pendrive).

4. Registro con tutti i verbali della classe a partire dalla prima.

5. Verbale dello scrutinio (da stampare e firmare).

6. Tabellone di ammissione (fornito dalla segreteria didattica e da firmare).

7. Camicie con il giudizio di ammissione per la verbalizzazione degli esami di Stato (da stampare e far firmare le prime due pagine, il resto su pendrive).

8. Elenco dei candidati (fornito dalla segreteria didattica).

9. Fascicoli dei candidati (saranno forniti dalla segreteria didattica il giorno 15 giugno).

La firma del dirigente scolastico

I coordinatori di classe dovrebbero segnalare con un post-it, o altro, i documenti che devono essere firmati dal Dirigente Scolastico (e che, per disguido o altro, non lo sono stati ancora), ovvero:

a) Verbale del consiglio di classe in cui sono state scelte le tracce degli elaborati.

b) Documento del 30 maggio.

c) Verbali dello scrutinio.

d) Tabellone di ammissione.

e) Prime due pagine delle camicie con il giudizio di ammissione.

Documenti materia di indirizzo

Si suggerisce, per quanto riguarda l’elaborato d’indirizzo, di verificare quanto segue, in ottemperanza all’OM. n.10 del 16 maggio 2020 sugli esami di Stato (premesso che il docente della materia d’indirizzo ha già inviato il 1° giugno la/le tracce scelta/e, che fanno parte degli allegati del Documento del 30 maggio, a tutti gli alunni della propria classe quinta, utilizzando la propria e-mail istituzionale):

1. che gli alunni abbiano restituito il proprio elaborato svolto entro il 13 giugno 2020, avendo cura di denominare il file con cognome, nome, classe, sezione, indirizzo di studi e indirizzandolo all’indirizzo di posta elettronica del docente che li ha inviati o ad altra mail istituzionale eventualmente prevista da circolare della scuola.

2. Il docente della materia d’indirizzo raccoglierà tutti gli elaborati in una cartellina zippata che invierà all’indirizzo di posta elettronica istituzionale della scuola (qualora non si decidesse che lo facciano, direttamente, gli studenti), denominando la cartellina: Materia, classe, sezione, indirizzo. Inoltre, provvederà a caricare tutti gli elaborati su una pendrive per presentarli il 15 giugno nel corso della riunione d’insediamento della commissione degli esami di Stato.

Ultimi adempimenti

Infine, i docenti lasceranno il faldone completo nell’aula assegnata, mettendo in evidenza gli atti da far firmare alla Dirigente Scolastica.

La segreteria didattica dovrebbe provvedere a ritirare i faldoni, verificarli nella loro complessiva costituzione e a restituirli alla commissione il 15 giugno.

Esami di Stato, valutazione studenti, sicurezza. Tutti i documenti e le info

Scrutini telematici e questione dei verbali. Possono essere validi anche senza la firma dei docenti

da Orizzontescuola

di Avv. Marco Barone

Sta facendo discutere in queste ore la nota del 28 maggio del MIUR, 8464, intervenuta per cercare di colmare un vuoto che esiste nell’assenza della mai avviata dematerializzazione nella scuola e conseguente all’assenza della firma digitale per il personale scolastico diverso da DSGA e DS. La questione riguarda il modo in cui accertare l’autenticità nella verbalizzazione dello scrutinio telematico.

La nota del 28 maggio

Disposizioni comuni sulle verbalizzazioni

“Per tutte le operazioni connesse alla valutazione finale e agli esami del primo e del secondo ciclo, relativamente alla firma degli atti nel caso di effettuazione delle attività e delle riunioni con modalità a distanza, si raccomanda di utilizzare procedure che consentano di acquisire e conservare traccia della presenza e del consenso dei docenti eventualmente connessi, tramite registrazione della fase di approvazione delle delibere (utilizzando la condivisione dello schermo e l’acquisizione del consenso espresso dei docenti con chiamata nominale). In ogni caso il dirigente scolastico o il presidente di commissione potrà procedere, a seconda dei casi, a firmare (con firma elettronica o con firma autografa) a nome del consiglio di classe, della sottocommissione, della commissione e/o dei docenti connessi in remoto”. Dunque si tratta di una nota che è una mera raccomandazione che non ha e non può aver alcun valore impositivo e vincolante. E’ un mero suggerimento che può essere disatteso. Insomma si è scaricato ancora una volta il tutto sulle spalle delle singole scuole e dei DS.

La video registrazione è possibile solo con il consenso di tutti i docenti partecipanti alla seduta?

La questione della videoregistrazione delle sedute a parere di chi scrive è possibile solo nell’unico caso in cui tutti i partecipanti abbiano espresso il proprio consenso, ne abbiamo già discusso abbondantemente qui 

Ma siamo certi che sia una procedura, questa, necessaria? Ad esempio, per accertare la questione della presenza, si può procedere con un semplice appello che verrà verbalizzato dal presidente della commissione o dal dirigente scolastico o dal segretario verbalizzante. Nulla osta, anche se non espressamente contemplato, che la firma al verbale possa essere apposta successivamente, nel caso in cui i docenti non abbiano potuto per impossibilità oggettiva apporre la firma in seduta stante poiché non dotati di firma digitale come fornita dall’amministrazione scolastica.

E’ necessaria la firma dei docenti per la validità del verbale?

Se pare essere importante la firma del presidente della seduta dell’organo collegiale chiamato a procedere alla verbalizzazione, non è detto che sia necessaria quello del docente componente dell’organo collegiale. Ad esempio, la Cassazione sent. n. 212/1972 e n. 2812/ 1973 ha affermato, guardando alle assemblee condominiali che si avvicinano alla casistica di quelle collegiali scolastiche, che se manca la sottoscrizione del Presidente poi sostituito trattasi di irregolarità formale che pertanto deve essere dedotta nel termine perentorio di cui all’art. 1137 c.c.,. Si cita spesso il Tribunale di Genova con la nota sentenza dell’8 febbraio 2012 con la quale ha ritenuto che la firma del Presidente non è necessaria essendo sufficiente quella del solo segretario, in quanto solo questa è ritenuta essenziale per l’esistenza dell’atto.

E’ la sentenza del TAR Sicilia di Palermo, con la decisione dell’8 maggio 2019 n.1274 che in materia concorsuale ha affermato che nella sostanza la mancata sottoscrizione del verbale da parte dei presenti non incide sulla validità dell’atto. Va rilevato che “non esista alcuna previsione normativa che imponga nella verbalizzazione di dare atto del giudizio del singolo componente, con inutile aggravio dell’economia del procedimento, ove il collegio giudicante sia addivenuto, anche a margine di eventuale dibattito, a valutazione e conseguente giudizio collegiale. Peraltro, per costante indirizzo del Consiglio di Stato, da cui non vi è motivo di discostarsi, il verbale non è atto collegiale in sé, ma solo un documento che attesta, con le dovute garanzie legali, il contenuto della volontà collegiale” (Consiglio di Stato, Sez. II, Adunanza di Sezione del 22 febbraio 2017 n. 668/2017; id., Sez. IV, n. 398 e n. 400 del 2017)…”. Per poi precisare “Anche in relazione all’art. 15 del D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, che pure dispone che i verbali di un concorso a posti di pubblico impiego devono essere sottoscritti da tutti i componenti della commissione, d’altronde, la giurisprudenza ha affermato che tale previsione “… va contemperata con la considerazione che il verbale stesso non è per sua natura un atto collegiale ma solo un documento che attesta, con le dovute garanzie legali, il contenuto di una volontà collegiale. La mancata sottoscrizione del verbale di concorso da parte di uno dei componenti della commissione giudicatrice non vizia quindi la determinazione della commissione stessa, trattandosi di atto estrinseco rispetto alle operazioni concorsuali, come tale insuscettibile di invalidare le operazioni dell’organo collegiale quando queste si siano svolte regolarmente e dall’intestazione dell’atto risulti la presenza anche dei componenti della commissione che non hanno sottoscritto il verbale” (in termini, ex multis, Consiglio di Stato, Sez. V, 4 gennaio 2011, n. 8; T.A.R. Reggio Calabria, 5 giugno 2017, n. 519)”.

Il verbale dello scrutinio tra atto pubblico che fa piena prova fino a querela di falso e la contestazione delle irregolarità

L’Art. 2700. del codice civile afferma: “l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonche’ delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti”. Quindi, al più se si vuole contestare qualcosa si potrebbe procedere con una querela. Ma non sempre questa è necessaria. Sempre i giudici siciliani con la sentenza del Tar Sicilia – Palermo, sez. I, 8 marzo 2019, n. 701, hanno sottolineato che “l’eccezione è infondata alla luce del consolidato orientamento giurisprudenziale, formatosi sulla scorta della decisione dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 32 del 20 novembre 2014, secondo cui, nelle controversie elettorali, la circostanza che i verbali redatti e sottoscritti dalla commissione elettorale, in quanto atti pubblici, ai sensi dell’art. 2700 c.c., fanno piena prova sino a querela di falso di quanto il presidente di seggio, in qualità di pubblico ufficiale, attesta di avere compiuto ed essere avvenuto in sua presenza non significa, evidentemente, che non possa essere messo in discussione non quanto il pubblico ufficiale attesta essere avvenuto e da lui compiuto (che resta coperto dalla fede privilegiata), ma piuttosto l’esattezza dei dati trascritti, da verificare alla luce di altri atti, anch’essi facenti parte del procedimento elettorale, ovvero la correttezza del contenuto del verbale, posto che, in tale evenienza, non viene dedotta la falsità delle attestazioni e la fede privilegiata di cui gode il verbale (che richiederebbe, quella sì, la proposizione di querela di falso), ma solo la regolarità formale delle annotazioni in esso riportate (ex plurimis Consiglio di Stato, III, 3 agosto 2016, n. 3518)”.

Conclusione

Da ciò a parere di chi scrive si può desumere a livello indicativo che pare non essere determinante e necessaria seduta stante la firma dei singoli componenti dell’organo collegiale per la verbalizzazione, che nulla osta che la firma sul verbale possa essere apposta successivamente in presenza, che pare essere imprescindibile invece la sola firma del segretario verbalizzante. Che potrebbe essere opportuno far circolare in visione al personale docente interessato il verbale come sottoscritto dal segretario verbalizzante perché questi possano poi effettuare eventuali contestazioni tramite la mail certificata oppure ovviamente confermare la correttezza dei dati ivi inseriti. E’ evidente che risulta a dir poco problematica e non consigliabile la registrazione delle sedute, sia perché potrebbe bastare l’opposizione di un solo componente perché questa possa non avere luogo, sia perché a livello tecnico andranno garantite modalità di conservazione dei file conformi alla normativa in materia di Privacy e che debbano salvaguardare la documentazione prodotta dal rischio di alterazioni e manipolazioni.

Procedura straordinaria di abilitazione: non ci sarà graduatoria, è sufficiente inserire i tre anni utili per l’accesso

da Orizzontescuola

di redazione

Procedura straordinaria per l’abilitazione, bando pubblicato in GU il 28 aprile 2020, domande di partecipazione aperte fino al 3 luglio 2020 sul sito del Ministero.

La procedura è riservata a insegnanti con tre anni di servizio purché il servizio sia stato svolto a determinate condizioni. Leggi i requisiti completi

A tale piattaforma si accede con le credenziali SPID o, in alternativa, con un’utenza valida per l’accesso all’area riservata del Ministero e abilitata a Istanze OnLine.

Il Link per accedere a Piattaforma Concorsi

Ci si può iscrivere per una classe di concorso, tranne quelle a esaurimento e le classi di concorso i cui insegnamenti non sono più previsti dagli ordinamenti vigenti e precisamente: A-29, A-66, B-01, B-29, B-30, B-31, B-32 e B-33.

La procedura straordinaria è bandita a livello nazionale e organizzata su base regionale.

Si sceglie la regione ai fini dello svolgimento della prova scritta ma l’abilitazione conseguita sarà valida su tutto il territorio nazionale.

I requisiti di accesso

requisiti completi per docenti di ruolo

Dichiarazione degli anni di servizio

Come si compila il campo apposito 

Dopo aver dichiarato se il docente è di ruolo oppure no, scelta la regione, controllati i dati anagrafici, dichiarato il titolo di accesso (titolo di studio o abilitazione), bisogna dichiarare le tre annualità che danno accesso alla procedura.

Per ogni annualità di servizio bisogna indicare l’anno scolastico di riferimento, la classe di concorso e poi se è stata svolta su posto di sostegno o posto comune.

Bisogna flaggare o meno Servizio prestato nei percorsi di istruzione dei paesi UE

Indicare se il servizio è stato svolto come docente di ruolo oppure no (per i docenti di ruolo il servizio vale anche se svolto durante gli anni di precariato).

Indicare le date di inizio o fine del servizio o flaggare il campo “Servizio prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale”

Infine indicare la scuola in cui è stato svolto il servizio, provincia e comune.

Non serve altro, in quanto la domanda è una autocertificazione.

Nella sezione apposita  il candidato deve dichiarare almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, valutabili come tali ai sensi dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124.

N.b. I docenti di ruolo possono accedere anche con tre anni di servizio svolti esclusivamente su sostegno, i precari no perché è necessario l’anno di servizio specifico
Uno dei quesiti più ricorrenti
nella domanda da presentare, devo inserire il servizio svolto da quando sono precaria o basta inserire gli anni utili per la partecipazione?
Sono sufficienti i tre anni utili come requisito di accesso. Accertiamoci che questi tre anni abbiano le caratteristiche richieste per essere considerate annualità.
Chi utilizza l’anno scolastico 2019/20 deve necessariamente accettare di partecipare con riserva. E’ diventata una mera formalità dato il periodo in cui è stata predisposta la domanda, ma il form di compilazione rispetta la normativa.
Non è necessario, anzi è inutile, elencare tutti gli anni di servizio già svolti.
Dalla procedura infatti non si formerà una graduatoria.
I docenti che supereranno la prova scritta saranno inseriti in un elenco non graduato da cui si potrà procedere all’abilitazione.