Dieci schede per la Scuola

Ritrovate le 10 schede del “Progetto COLAO” dedicate alla Scuola

Un autorevole collaboratore di Edscuola ha ritrovato casualmente nei giardini di Villa Pamphilj (ove si stanno svolgendo gli Stati Generali) un plico con dieci schede relative ai temi della scuola.

Ora sappiamo che le schede del progetto COLAO sono 102, ma tra di esse mancano schede specifiche sul sistema di istruzione (a parte alcuni richiami all’alta formazione, all’eccellenza educativa, ai nidi d’infanzia).

Chissà se le dieci schede ritrovate  (ma sarà vero?) nei pressi del Casino del Bel Respiro della villa sono autentiche o sono un semplice esercizio di fantasia.

Comunque hanno una loro fondatezza e sono accompagnate da obiettivi precisi e dal budget necessario.

Un esercizio di concretezza sul futuro della scuola, che potrebbe essere di buon auspicio. (gc)


PUBBLICA ISTRUZIONE

Lettera a Maurizio

Lettera a Maurizio Landini

di Maurizio Tiriticco

Caro Maurizio! I nostri tre sindacati confederali sono nati anni fa in un clima politico e sindacale molto diverso da quello dell’immediato dopoguerra, che invece aveva richiesto una forte unità dei lavoratori ed un’unica confederazione. Ecco un pizzico di storia, che conosci meglio di me! Prima dell’avvento del fascismo esisteva la Confederazione Generale del Lavoro (CGdL), fondata a Milano nel lontano 1906. Che poi fu soppressa dal regime fascista, che dette vita alle cosiddette “corporazioni sindacali” che “dovevano contribuire al conseguimento prioritario dell’interesse nazionale”. Così si legge sui documenti istitutivi che seguirono agli “accordi” di Palazzo Vidoni del 1925. Le quali però, in regime di dittatura sostenevano di fatto gli interessi dei padroni. E non poteva essere diversamente.

In seguito, con la vittoria sul nazifascismo ed il ripristino della democrazia, con il Patto di Roma del 1944, i lavoratori italiani ridettero vita al loro sindacato e costituirono la CGIL, Confederazione Generale Italiana del Lavoro, guidata dal grande Giuseppe Di Vittorio. Con il correre degli anni, il clima politico di grande unità e collaborazione antifascista entrò in crisi. E l’unità confederale si ruppe. E nel 1950 dalla CGIL, considerata troppo vicina al PCI, uscì la corrente – diciamo così – vicina alla DC, e nacque la CISL; nello stesso anno uscì anche la corrente – diciamo così – vicina al Partito Socialista, e nacque l’UIL. Fatti che tu conosci meglio di me, ma… 

Sappiamo che oggi l’orizzonte politico del nostro Paese è profondamente cambiato. DC, PCI e PSI, per non dire dei socialdemocratici, dei liberali, dei repubblicani, che tutti insieme, ai tempi della “Prima Repubblica”, davano luogo al cosiddetto esarcato, non esistono più. Com’è noto, oggi esistono il PD, la Lega, i Ciquestelle, Forza Italia, i Fratelli d’Italia e un Peppe Conte che, pur non eletto da nessuno e che non ha neanche un suo partito, come si suol dire, “comanda”. Una stranezza tipica dell’Italia di oggi? Senz’altro! E i partiti afferibili alle cosiddette grandi ideologie del secolo scorso non esistono più. Lontani anni luce, come i Guelfi e i Ghibellini! Come i patrioti delle Cinque Giornate di Milano e il feldmaresciallo Radetzky!

Ma oggi rilevo – e lo rilevi anche tu – che lo scenario politico che ha condotto alla rottura dell’unità sindacale è profondamente cambiato! Per cui, mi chiedo: stante la situazione socioeconomica del nostro Paese, a fronte delprofondo disagio dei lavoratori e di tanti inoccupati e disoccupati, a fronte di un contesto internazionale assai complesso, non sarebbe opportuno che i tre sindacati ricostituissero la preziosa unità di un tempo? Oppure la cosa è resa difficile perché – come spesso accade in politica ed anche a volte nella politica sindacale – non è facile che tre “poltrone” possano dar luogo ad una sola? In effetti, chi dovrebbe rinunciare alla sua? Tu non credo! E forse neanche Annamaria Furlan e neppore Carmelo Barbagallo.

Eppure, sai meglio di me che mai come oggi, con questo capitalismo sempre più internazionalizzato, aggressivo e subdolo, i lavoratori necessitano di un sindacato forte. E non solo nel nostro Paese! Perché, come dice un vecchio proverbio, è l’unità che fa la forza. Ed una volta c’era pura la testata di un grande partito che ogni mattina ci ricordava la necessità dell’unione continua e attiva di tutti i lavoratori! Il quotidiano “l’Unità”, appunto, fondato nel lontano 1924 da Antonio Gramsci. L’unità! Oggi è solo un ricordo! Ma anche un auspicio!

Esami di Stato 2020

Esami di Stato 2020: evento da ricordare e occasione per ripartire

Roma, 16 giugno – Tra timori, precauzioni e la consueta emozione, il 17 giugno 2020, circa 450 mila ragazze e ragazzi parteciperanno all’esame di Stato 2020.
Nel momento del primo incontro in presenza, rilanciamo sulle necessità di sicurezza della scuola e sugli investimenti indispensabili per la ripartenza di ben 8 milioni di studenti. Improvvisamente, guardando ai numeri si è resa evidente l’insufficienza di quanto si sia investito finora e di quanto pesi un punto percentuale di PIL: 17 miliardi di spesa in istruzione in meno rispetto alla media OCSE.

8 milioni di studenti hanno bisogno di scuola ed è urgente pensarci subito. Proponiamo, già nel decreto Rilancio, un investimento di almeno 4,5 miliardi per avviare un rientro in presenza e in sicurezza e, su queste basi, intendiamo proseguire la stagione di mobilitazione avviata.
Servono scelte immediate, non solo per la ripartenza, ma per la scuola che vogliamo.

E’ necessario un bilancio sulla didattica in tempi di pandemia, che risponda al bisogno di una didattica inclusiva. I lunghi mesi di chiusura hanno riaperto il dibattito sul modello educativo nel nostro Paese: molti hanno rispolverato una visione competitiva e meritocratica della scuola per cui la selezione dei migliori diventa l’operazione strategica, così risulta sufficiente distribuire i tablet e la connessione per dare abbastanza istruzione a tutti. È stato il mantra ministeriale di questa fase, ma pedagogisti, intellettuali, commentatori, e soprattutto, insegnanti, studenti e genitori hanno riscoperto il valore inclusivo della scuola della Costituzione e l’importanza della relazione educativa in presenza. Ci auguriamo che il Ministero e i decisori politici che dovranno programmare i prossimi mesi sappiano ascoltare e accogliere queste sollecitazioni.

Intanto alle studentesse e agli studenti, agli insegnanti, ai dirigenti e al personale ATA, va il nostro buon lavoro, certi che, come sempre, sapranno affrontare questo complicato momento con il consueto valore e spirito di collaborazione.

EDUCAZIONE CIVICA

EDUCAZIONE CIVICA: TROPPE CRITICITÀ, POSTICIPARE AVVIO INSEGNAMENTO

Posticipare all’anno scolastico 2021/2022 l’avvio dell’insegnamento dell’Educazione Civica previsto dalla legge 92/2019. A chiedere un provvedimento ad hoc che faccia slittare l’introduzione di Cittadinanza e Costituzione nel novero delle materie curricolari è la Gilda degli Insegnanti.

“Sin dall’inizio – spiega il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio – abbiamo contestato le condizioni e le procedure per l’attuazione di questa legge, rese oggi ancora più problematiche dalle difficoltà che caratterizzeranno l’inizio del prossimo anno scolastico a causa dell’emergenza epidemiologica. Con le linee guida, emanate dal Ministero con notevole ritardo, si scarica sulle scuole e sui docenti la complessa attuazione dell’insegnamento dell’Educazione civica che prevede 33 ore ricavate dal monte ore, recuperate cioè dalle altre discipline, con la valutazione intermedia e finale e l’individuazione di un coordinatore per ogni classe. Incarico per il quale, tra l’altro – sottolinea Di Meglio – non viene indicato l’organismo responsabile della nomina né il compenso. Inoltre, manca un piano di formazione retribuito per i docenti che si dedicheranno all’insegnamento dell’Educazione civica”.

“Per dare piena attuazione alla legge 92/2019 – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – occorre aumentare l’organico e investire risorse che al momento, invece, non sono previste. Le solite nozze con i fichi secchi al grido di ‘armiamoci e partite’”.

Sul disastro annunciato del concorso a DSGA

Francesco G. Nuzzaci

1. Abbiamo avuto modo di leggere del disastro annunciato della procedura ordinaria di reclutamento, a base regionale, di direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA) nelle istituzioni scolastiche.

La riprova è nell’eloquenza dei fatti, enfatizzati da più di un’associazione sindacale:

  • in alcune regioni il punteggio per poter superare la prova preselettiva è stato 90 su 100, in altre 76 su 100;
  • la percentuale di coloro che hanno superato la prova scritta, e quindi guadagnato l’ammissione all’orale, varia dal 14% all’85% (clamoroso è il caso della Lombardia, la regione ad un tempo la più generosa, con 451 posti messi a concorso, e la più stitica, con soli 197 candidati che hanno varcato la soglia degli orali, peraltro supponendosi un’ulteriore loro scrematura. E, all’opposto, quello della Campania, con 432 beneficiati su 160 posti disponibili);
  • in tre regioni si prevede l’inizio della prova orale entro luglio, ma non la conclusione;
  • in sei regioni non si sanno ancora né inizio né fine.

Il che significa che da settembre ben pochi dei, tanti, posti in organico potranno essere fisiologicamente coperti dai vincitori del concorso ordinario in atto, così continuandosi a conferirlicon incarico a termine a coloro che nel predetto concorso sono stati bocciati! Ovvero a coloro che in altre regioni hanno superato tutte le prove e inseriti nella graduatoria di merito, ma non in posizione utile per la nomina in ruolo.

2. Fallimento inconfutabile. Che si sovrappone perfettamente all’analogo fallimento del penultimo concorso a dirigente scolastico, anch’esso a base regionale e di cui sempre il caso Campania, ancora dispiegante i suoi nefasti effetti, costituisce la punta dell’iceberg.

Sicché il buon senso suggerisce che, per queste due figure uniche, il sistema di reclutamento si converta su base nazionale, per evidenti esigenze di omogeneità e conseguente più facile presidio delle anomalie.

Ciò affermato, non possiamo però concordare con la reiterazione di uno sperimentato, e interessato, cortocircuito.

Beninteso, la colpa dell’Amministrazione è incontestabile. E lo è già nel fatto di aver bandito un concorso ordinario dopo ben vent’anni, per di più pesantemente sottostimando l’occorrente provvista (solo 2.004 posti messi a concorso a fronte di vacanze in organico di diritto superiori alle 3.500 unità). 

Ma la soluzione non può essere quella delle ricorrenti e più o meno mascherate sanatorie per “porre immediatamente riparo a questa situazione”;né d’insistere, contra legem, su agevoli concorsi riservati pure per chi sia privo del prescritto titolo di studio.

Si consideri che si sta parlando di figure di alta professionalità, fondamentali per supportare la dirigenza nella complessa organizzazione di istituzioni scolastiche, pubbliche amministrazioni funzionalmente autonome: e difatti lo stesso CCNL, Tab. B, richiede quali stringenti requisiti di accesso la laurea specialistica in giurisprudenza o in scienze politiche sociali e amministrative o in economia e commercio ovvero titoli equipollenti.

Dunque, concorsi nazionali ordinari triennali. Senza scorciatoie o furbizie, anche a fronte di uno stato di necessità spesso surrettiziamente precostituito e, nella circostanza, pure sollecitandosi – in emendamenti presentati da parlamentari della Repubblica – l’immissione nei ruoli di chi abbia semplicemente un contenzioso in atto, magari convinto da impresari di lucrosi ricorsifici che i concorsi si vincono in tribunale.

E in effetti non vi è alcuna esigenza di sistema per un reclutamento regionale, che anzi sortisce il controproducente effetto di irrigidirlo, incardinandolo in quelli che sarebbero quasi, e impropriamente, dei piccoli ministeri – gli uffici scolastici regionali – che anche qui li si vorrebbe interloquenti con le regioni di riferimento, ma su un ambito che fuoriesce dal necessario coordinamento con l’organizzazione del servizio sul territorio, spettando esclusivamente allo Stato assicurare alle istituzioni scolastiche le diverse figure professionali tipiche. 

3. Considerazioni simmetriche, con qualche notazione aggiuntiva, merita il reclutamento dei dirigenti scolastici, inclusi gli emendamenti osceni fatti luccicare sempre da rappresentanti del Popolo Sovrano, in sintonia con le sigle di comparto e di “giovani sindacati” di area. La cui ripristinata dimensione regionale, dopo la breve parentesi dell’ultimo concorso espletato, parrebbe al momento irreversibile, essendo stata imposta dal recente decreto legge 126/19 e legge di conversione 159/19.

Non ci è dato di rinvenirvi la cifra qualitativa delle allegate ragioni di “straordinaria necessità e urgenza”, che per contro sembrano obiettivamente accentuare la dimensione domestica di una dirigenza inchiodata nello status di figlia di un dio minore, ancorché ora figurante nella comune area contrattuale dell’Istruzione e Ricerca, ma rigorosamente relegata nel retrobottega per contemplarvi la sua lussureggiante specificità.

Questo svilimento lo si vorrebbe giustificare, nella relazione illustrativa, con il fatto che una “procedura concorsuale estremamente lunga e complessa è inidonea a sopperire alle criticità delle istituzioni scolastiche”

Con il che non ci si dimostra consapevoli che le lungaggini della procedura sono state prodotte proprio quando essa la si è affidata agli uffici scolastici regionali. E, soprattutto e sbrigativamente, si dà mostra di ignorare che la dirigenza scolastica è la più complessa di tutte le dirigenze pubbliche di analoga seconda fascia, perché preposta, in posizione apicale e quale legale rappresentante, alla conduzione di pubbliche amministrazioni (ex art. 1, comma 2, D. Lgs. 165/01 e s.m.i.), non già a uffici interni e/o dipendenti da più ampie strutture/unità organizzative per lo svolgimento di attività, piani, progetti per lo più delegati.

E tuttavia tutte queste altre dirigenze pubbliche, parimenti gestionali, sono reclutate con un ben più appropriato corso-concorso ad opera della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, dotatadi expertise nelle materie di carattere manageriale, di sviluppo delle risorse umane, di innovazione e digitalizzazione, nonché finanziarieeconomico-statistiche, infine con uno sguardo sulle discipline internazionali e in particolare europee; potendo poi la Scuola sempre acquisire dall’esterno le professionalità specialistiche necessarie. 

Occorrerebbe solo garantire la necessaria curvatura su un coerente dispositivo di preselezione, dei contenuti delle prove d’esame e della successiva formazione, correlati alle peculiarità del contesto di esercizio di un’unica funzione dirigenziale.

Perché si tratta di materie involgenti proprio quelle competenze di regola non adeguatamente possedute da chi proviene dall’obbligata funzione docente, nella cui nuova veste non gli si richiede di essere – riduttivamente – un  semplice coordinatore della didattica. 

Però è chiaro come questo qualificato percorso resti al momento precluso, dopo essersi timidamente affacciato nel decreto legge 104/13, convertito dalla legge 128/13, e rimasto quiescente sino a quando il sistema di reclutamento e formazione non è stato improvvidamente ricondotto all’esclusiva e confidenziale gestione trasteverina  dalla legge di stabilità 208/15.

4. Se è assurdo ritenere normale che collaboratori scolastici diventino, per contratto o semplici intese, assistenti amministrativi e assistenti amministrativi diventino DSGA, costituisce autentica schizofrenia pensare, e pretendere, che – è proprio scritto nella relazione tecnica al menzionato decreto legge 126/19! – “un (divenuto) semplice concorso per titoli ed esami” basti a formare un dirigente “a tutto tondo e onnisciente, che deve cioè sapere di pedagogia, di organizzazione aziendale, di psicologia, di contabilità, di relazioni sindacali, di gestione del personale, di anticorruzione, di gestione dei sinistri scolastici, di polizze assicurative, di gare e appalti, di finanziamenti comunitari, di contratti pubblici, di relazioni con gli enti locali poco collaborativi (e sovente latitanti e arroganti), di accesso agli atti e trasparenza, di privacy, di gestione di dati sensibili, oltre a relazionarsi ogni giorno con docenti, alunni e genitori sempre più invasivi”(1).

E che un’Amministrazione tuttora oscillante sulle decisioni da prendere lo vorrebbe caricare anche della gestione post(?)-pandemica da Coronavirus, appellandosi alla salvifica autonomia delle istituzioni scolastiche. 

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(1) V. TENORE, Il dirigente scolastico e le sue competenze giuridico-istituzionali, Anicia, Roma, 2017

Edilizia scolastica, registrazioni preliminari dei Comuni per accedere ai contributi fino al 19 giugno

da Il Sole 24 Ore

di Daniela Casciola

Ancora qualche giorno per gli enti locali che vogliono «prenotare» le risorse a disposizione per adeguare alle normative anti-Covid le scuole di cui sono proprietari.
In vista della ripresa delle attività didattiche a settembre, il ministero dell’Istruzione ha previsto lo stanziamento di 330 milioni di euro a valere sul Pon per la scuola 2014-2020 – Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) a favore di tutti gli enti locali proprietari di edifici adibiti a sede di istituzione scolastica statale o di cui abbiano la competenza in base alla legge 23/1996.

In attesa della pubblicazione dell’avviso pubblico e per velocizzare le procedure di finanziamento, tutti gli enti locali interessati possono procedere alla fase preliminare di registrazione e di accreditamento che terminerà il 19 giugno 2020, secondo le modalità previste nel documento predisposto dal ministero.

La registrazione e l’accreditamento ai sistemi informativi sono attività propedeutiche all’invio della candidatura per poter accedere ai finanziamenti, che sarà possibile solo a seguito della pubblicazione dell’avviso pubblico, di cui daremo tempestiva comunicazione.

“Pago in Rete”: con MyBank versamenti online per le spese scolastiche

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

MyBank, la soluzione di pagamento online che consente di pagare con un bonifico immediato tramite il servizio di home banking della propria banca, è tra le modalità disponibili su “Pago in Rete”, il servizio centralizzato per i pagamenti telematici del Ministero dell’Istruzione al via il 30 giugno 2020.

Già parte del nodo dei pagamenti pagoPA, dove cittadini e imprese possono effettuare in pochi semplici passaggi versamenti online a favore delle pubbliche amministrazioni per qualsiasi tipo di tributo o servizio, MyBank metterà a disposizione anche agli utenti di “Pago in Rete” l’esperienza fluida e sicura del suo bonifico immediato tramite modulo precompilato, senza limiti d’importo e con conferma in tempo reale.

Grazie all’esperienza d’uso nell’ambiente familiare dell’online banking, MyBank offre una soluzione di pagamento pienamente conforme a tutte le normative pertinenti inclusa la GDPR, protegge l’identità digitale e i dati sensibili dei soggetti e permette a cittadini e imprese di approcciare i pagamenti digitali con maggiore fiducia: a conferma di ciò una crescita significativa e costante delle transazioni tramite MyBank verso le pubbliche amministrazioni, che nel mese di aprile hanno registrato un aumento del 158% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Dal prossimo 30 giugno, la soluzione MyBank sarà a disposizione anche sulla piattaforma “Pago in rete” per effettuare tutti i versamenti per le tasse scolastiche, i servizi mensa, le quote assicurative annuali, i viaggi di istruzione, le visite guidate cosi come i pagamenti verso il ministero dell’Istruzione, incluse le tasse per partecipare ai concorsi e il bollo per il riconoscimento dei titoli di studio esteri.

L’utente non dovrà fare altro che:
1. Accedere a “Pago in Rete” dal portale del Ministero dell’Istruzione e selezionare gli avvisi da pagare;
2. Giunto nel carrello pagamenti, attivare il pulsante ““Procedi con pagamento immediato” e all’interno della categoria “conto corrente” selezionare il logo MyBank (cliccando “MyBank” o digitando il nome del proprio istituto di credito o MyBank nel campo di ricerca) per procedere con l’esecuzione del pagamento con bonifico immediato MyBank; si verrà quindi reindirizzati al proprio online banking al quale accedere con le consuete credenziali;
3. Verificare e autorizzare il bonifico SEPA pre-compilato.
Il cittadino riceverà la conferma immediata dell’esecuzione del pagamento sia dalla propria banca che dal sistema “Pago in Rete”, da cui si avranno anche ricevuta telematica e attestazione di pagamento.

«Come MyBank, siamo estremamente soddisfatti di poter contribuire, anche mediante la presenza su Pago in Rete, al processo di digitalizzazione del sistema paese. Con il nostro bonifico immediato, che incrementa la capillarità dei servizi elettronici anche per cittadini e aziende che si affacciano gradualmente al digitale, si potranno pagare i servizi scolastici direttamente dall’online banking, uno strumento che garantisce l’alto livello di trasparenza, sicurezza e immediatezza richiesto», ha dichiarato Giorgio Ferrero, Ceo di Preta, la società che detiene e gestisce MyBank.

Esame di immaturità

da Corriere della sera

Alessandro D’Avenia

Persino Achille ebbe un’adolescenza travagliata. Quando sua madre, la dea Teti, venne a sapere che il figlio sarebbe morto nella guerra di Troia, lo costrinse a travestirsi da ragazza e lo nascose nel gineceo (la parte della casa riservata alle donne) della corte di un re straniero, perché sfuggisse all’arruolamento. Ma l’inganno durò poco: prima Achille si innamorò di una delle figlie del re e le svelò la sua identità, e poi, avendo sentito rumori di battaglia fuori dal palazzo, si precipitò a combattere, ma era un trucco di Ulisse per stanarlo dal nascondiglio. La vicenda precede l’Iliade e rappresenta il rito di passaggio alla maturità: la madre vuole trattenere Achille nell’infanzia, ma la vita, inesorabile, trasforma l’in-fante, letteralmente chi non parla, in un fante, colui che prende la parola, ama e combatte in prima persona. I riti di passaggio, da sempre, segnalano le faticose tappe della crescita, rendendole sensate. Lo è l’imminente maturità di quest’anno? Immaginate la scena: un ragazzo in mascherina di fronte ai suoi docenti in mascherina. Sarà piuttosto la mascherata di un rito di passaggio già da tempo inadeguato, ma non per questo da buttar via, bensì da ripensare.

L’adolescenza, spesso ridotta a una malattia da cui guarire, è in realtà l’età della tensione fisica e spirituale per scoprire per chi e che cosa val la pena vivere: è infatti sensibilissima ai richiami della vita, necessari per attivare l’unicità personale (educare è accompagnare e dare un senso a questi momenti).

È inutile proteggere Achille dalla realtà, che se ne frega dei nostri tentativi di nasconderla: lui sente il richiamo dell’amore e della guerra, e sono queste le verità da affrontare. Se l’adolescenza è, per questa attesa di verità, l’età della speranza, la maturità lo è dell’esperienza: la messa in opera di ciò è necessario per essere vivi. Adulto in latino è il risultato dell’atto di adolescere (raggiungere la pienezza), da cui adolescente. Crescere comporta fatica e ferite, e i riti di passaggio umanizzano le soglie per una vita più piena e vera. L’esame di maturità, che potrebbe essere questo, da tempo è diventato invece una formalità: tutti promossi (99,7% l’anno scorso) e un voto ininfluente per l’iscrizione all’università o altre scelte. Maturo , come mattino , viene da una radice che indica «l’arrivare a tempo», né troppo presto ( acerbo ) né troppo tardi ( marcio ). Quello di quest’anno, a causa di una gestione ministeriale incerta e assai tardiva, è più simile quindi a un esame di «immaturità». E non si tratta, purtroppo, solo delle sfortunate circostanze del 2020, ma è successo anche l’anno scorso: cambiamento dell’esame in corso d’anno (buste, scritti, crediti…), senza rispetto per docenti e ragazzi. Un sistema «immaturo» pretende la «maturità» da noi che a scuola ci viviamo.

L’unico dato positivo è il maggior peso del curriculum dei tre anni (60% del voto: avrei fatto di più visto che i professori sono interni), che valorizza la storia del ragazzo, non risolvibile, in ogni caso, in un orale organizzato all’ultimo minuto. Per questo consiglio ai maturandi di non sopravvalutare l’esame, anzi di smascherarlo (mascherina permettendo) salvandone l’essenza: il rito di passaggio. Infatti se loro ci chiedessero: perché devo fare l’esame? Sapremmo rispondere con qualcosa di diverso dal «pezzo di carta» o dal «si deve»? È una presa in carico della vita o una presa in giro? Le «materie» scolastiche sono o non sono state parte della più ampia materia (parola latina che indicava il legno tratto da un bosco per essere lavorato) che è vitale per fare l’opera ispirata dal percorso adolescenziale? No, se in quel percorso, come accade oggi, è assente l’orientamento al futuro basato sull’unicità del ragazzo.

Ora come ora l’esame è uno stanco adempimento formale e autoreferenziale: la sintesi della scuola attuale (obbligo e burocrazia). Tantissimi studenti dell’ultimo anno, in questi mesi, si sono ribellati: ne avete avuto notizia? Qualcuno li ha ascoltati? O li si ascolta e li si fa ribellare solo quando serve a sfruttare i loro volti freschi per i propri interessi di propaganda? Questo è portare alla maturità? Il sistema educativo, oggi, non offre riti di passaggio che dicano chiaro ai ragazzi, dandone le ragioni: «diventare adulti è faticoso ma è bello», ma li spinge a rimandare, rimanere infanti e conformisti.

Maturo è chi «arriva a tempo» agli appuntamenti della vita, previsti e no, senza rimanerne schiacciato. Preparare alla maturità è preparare i ragazzi a rispondere alle chiamate di verità senza sottrarsi, cioè metterli «in pericolo», non evitarglielo. Achille disobbedisce, ama e va in guerra, così diventa un eroe: altrimenti sarebbe rimasto un bambino, nascosto in una vita falsa, decisa da altri. Sarebbe morto ogni giorno, non una volta sola, e di lui non ci sarebbe nulla da raccontare.

La scuola umiliata

da La Stampa

Chiara Saraceno

Iniziare le lezioni il 14 settembre per poi interromperle subito per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali, oppure rimandare l’inizio delle lezioni a dopo le elezioni.
Questa sembra essere l’unica alternativa possibile alla ministra dell’Istruzione, ma anche alle regioni. Sembra assurdo, ma è così. A nessuno sembra venire in mente che l’unica alternativa ragionevole è collocare i seggi elettorali in spazi diversi dagli edifici scolastici, come per altro avviene in molti altri Paesi, tanto più che, per rispondere alle esigenze di distanziamento fisico poste dalla pandemia, si stanno già cercando spazi esterni alle scuole per distribuirvi studenti e attività educative. Si può fare lo stesso per i tre-quattro giorni necessari per la preparazione dei seggi, l’espletamento delle votazioni, la sanificazione e ripristino dei locali, senza entrare nelle scuole e interromperne le attività. Sarebbe una scelta ragionevole sempre, ma ancora più quest’anno, dopo che le scuole sono rimaste chiuse per oltre due mesi a causa della pandemia, sostituite dalla didattica a distanza e poi dalla lunga interruzione estiva.
Gli effetti sul piano cognitivo, relazionale, emotivo, di questo lungo distanziamento fisico tra la scuola e i suoi allievi, tra le lezioni e la quotidianità delle relazioni in presenza, con le loro gioie, difficoltà, conflitti, sono ancora da studiare sistematicamente. Ma se ne conoscono già alcune conseguenze negative in termini di aumento delle diseguaglianze e dei rischi di dispersione scolastica. Per questo sarebbe opportuno non aspettare il 1° di settembre per riaprire le aule a chi deve recuperare i cosiddetti “debiti”, ed invece soddisfare i crediti maturati dagli studenti nei confronti della scuola in questi mesi, aprendole durante l’estate per offrire attività di recupero, ricostruire relazioni di fiducia, dimostrare che la scuola è degli e con gli studenti.
In ogni caso, è assolutamente indispensabile che l’avvio dell’anno scolastico avvenga in modo ordinato, con i tempi e ritmi necessari per elaborare insieme la rottura di questi mesi, i cambiamenti che ha effettuato in ciascuno, oltre ad abituarsi alla nuova organizzazione richiesta dal contrasto alla pandemia. Non si può confondere la regolarità di una data di inizio con la regolarità di un processo. Occorre rendersi conto che sia ritardare a dopo le elezioni, sia iniziare per poi interrompersi a causa di queste ultime, manderebbe un ennesimo messaggio agli studenti e alle loro famiglie che i diritti dei bambini e ragazzi/e sono sempre secondari rispetto ad altre priorità, e che la scuola stessa non è una priorità. È un messaggio, purtroppo, mandato e ricevuto forte e chiaro in questi mesi, quando i diritti e bisogni, educativi ma non solo, dei bambini/e e adolescenti sono stati sistematicamente ignorati o sottovalutati, quando alla scuola sono state allocate meno risorse che all’ennesimo salvataggio di Alitalia. Rinnovare questo messaggio anche in nome delle elezioni sarebbe, almeno a livello simbolico, un colpo fatale: dimostrerebbe, a chi ancora non lo avesse compreso, che l’esercizio del diritto democratico a eleggere i propri rappresentanti prevale sul diritto altrettanto costituzionalmente fondato all’istruzione. Confermerebbe che i bambini/e e adolescenti hanno, nel migliore dei casi, diritti di cittadinanza deboli e non meritano nessun rispetto. Si dirà che sono parole grosse per due o tre giorni di chiusura e neppure in tutte le scuola, ma solo in quelle che sono seggio elettorale. Al contrario, credo che sia ora di pronunciarle, che non si possa più accettare questa superficialità e sciatteria nel trattare la scuola e coloro al cui servizio dovrebbe essere.

Maturità, maxi-orale al via: un’ora sola e ragazzi confusi

da Il Messaggero

Tutto in un’ora. E l’esame è fatto. Ma non mancano le insidie, a mettere in crisi i maturandi del 2020 è proprio il non sapere a cosa andranno incontro. Un candidato su 5, infatti, non ha ancora capito come si svolgerà l’esame. Le incognite sono tante, dalla preparazione messa a punto durante la quarantena fino allo svolgimento della prova che, per la prima volta, sarà unica e orale. I candidati all’esame di Stato si giocano tutto nel colloquio o quasi, in realtà con quell’unica prova possono ottenere un massimo di 40 punti, a cui si aggiungono quelli che arrivano dalla carriera scolastica quindi dai crediti accumulati negli ultimi tre anni per un massimo di 60. Il voto finale va da 60/100 a 100 e i più bravi avranno la lode.
LE TAPPEOggi i docenti della commissione, composta da 6 membri interni e da un presidente esterno, si riuniscono per la prima volta e stilano i calendario dei colloqui in base al sorteggio della lettera: si parte mercoledì 17 alle 8:30. L’esame quest’anno sarà caratterizzato dalle misure di sicurezza anti-contagio che, tra mascherine, igienizzanti e distanziamento, permetteranno di svolgere la prova in presenza. Ma sarà ricordato anche per il maxi-orale che rappresenterà per intero l’esame di Stato. Aboliti i due scritti tradizionali, quello di italiano e quello di indirizzo, tutto sarà infatti compreso nel colloquio. Si parte con un elaborato, concordato e già consegnato alla commissione: in sostanza rappresenta la seconda prova scritta perché dovrà toccare argomenti delle materie caratterizzanti dell’indirizzo di studi. Vale a dire greco e latino al liceo classico, matematica e fisica allo scientifico o diritto ed economia negli istituti tecnici. Una volta esposta la tesina, il candidato dovrà discutere di un breve testo di letteratura italiana, studiato durante l’ultimo anno, che gli verrà proposto dai docenti al momento, e poi dovrà analizzare il materiale didattico scelto dalla commissione. In questi primi tre passaggi lo studente sarà accompagnato a rispondere su vari temi legati prima alla materie di indirizzo, poi ad italiano e infine ad una o più materie correlate. La seconda parte del colloquio verterà invece sull’esposizione di una breve relazione legata all’esperienza dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, la ex alternanza scuola lavoro. Va da sé che quest’anno i percorsi per gli studenti nel mondo del lavoro sono stati drasticamente tagliati dalla quarantena, quindi l’elaborato potrà trattare quel che i ragazzi sono riusciti a fare prima del lockdown e comunque negli ultimi tre anni. La conclusione infine sarà sulle competenze e le attività relative a Cittadinanza e Costituzione: su questo punto sarà possibile parlare dell’esperienza della pandemia, di come gli adolescenti hanno vissuto questo periodo e della reazione all’emergenza sanitaria dal loro punto di vista. I commissari interni, che quindi conoscono bene i maturandi, dovranno valutare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi delle diverse discipline, soprattutto quelle d’indirizzo, la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle tra loro in maniera critica e personale. Verrà considerata anche la ricchezza e la padronanza lessicale, soprattutto nel linguaggio tecnico, di settore e anche in lingua straniera, e la capacità di analisi e comprensione della realtà bastata anche su esperienze personali. Tutto questo in un’ora? «Sì, per questo dico – spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi di Roma e del Lazio – di non sottovalutare questo esame di maturità. Sento spesso parlare di un esame semplice, in formato ridotto. Non è così, anzi potrebbe rivelarsi molto insidioso. Con una sola prova, infatti, il candidato deve dimostrare la sua maturità a 360 gradi: ci sono ragazzi emotivi, che sentono l’ansia dell’esame e rischiano di far prevalere la paura. Anche per questo è stato deciso di formare commissioni interne, con i docenti che conoscono bene i candidati e non si fanno ingannare da un attacco di ansia del ragazzo che hanno di fronte. Non dimentichiamo che questi studenti non conoscono la prova, non è quella a cui sono abituati da anni tra scritti e orale».
In effetti questo esame di Stato prende tutti di sorpresa, docenti compresi, non è stato possibile neanche svolgere le simulazioni che ogni anno il ministero mette a disposizione sul sito istituzionale per far esercitare i maturandi con gli scritti. Secondo un sondaggio di skuola.net, una percentuale del 20% degli intervistati dimostra di non sapere che cosa lo aspetta, uno su dieci pensa ancora di trovare le famose buste per il sorteggio all’orale, ormai abolite dopo la bufera di polemiche che scatenarono lo scorso anno, il 10% non sa che la commissione sarà composta da docenti interni e il 5% addirittura non sa quando inizieranno le prove. Il 16% non ha idea di quanto può prendere al colloquio, in vista del voto finale.
Lorena Loiacono

Maturità 2020, sessione straordinaria: tutte le date contenute nella bozza

da Orizzontescuola

di redazione

E’ stata presentata oggi la bozza per l’Ordinanza ministeriale sulla sessione straordinaria per i candidati esterni: la bozza è stata inviata al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.

Tutte le operazioni relative agli esami di idoneità, integrativi e preliminari, devono essere svolte in presenza, salvo casi particolari in cui si potranno predisporre esami in modalità telematica in caso si riacutizzazione della pandemia.

Per il primo ciclo di istruzione gli esami sono previsti tra il termine delle lezioni e il 1°settembre 2020, nella scuola secondaria di secondo grado tutti gli esami, anche gli integrativi, saranno svolti entro il 16 settembre.

I candidati possono essere ammessi con riserva alle prove di accesso per l’anno accademico 2020/2021 previste dalle università, dalle istituzioni AFAM e da altre istituzioni di formazione superiore post-diploma, possono partecipare anche a concorsi pubblici in cui il requisito è il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Al termine dell’esame preliminare, i consigli di classe devono assegnare gli argomenti degli elaborati.

Il testo viene consegnato allo studente tra il 28 e il 30 agosto 2020, lo studente lo riconsegnerà l’11 settembre al docente coinvolto.

Le Commissioni della sessione straordinaria cominceranno i lavori il 14 settembre 2020 nella stessa composizione della sessione ordinaria, mentre i colloqui hanno inizio il 16 settembre.

Il PCTO e “Cittadinanza e Costituzione” saranno verificati solo se il candidato ha svolto tali esperienze e attività nel proprio percorso di studi.

Azzolina, priorità ridurre alunni per classe e innovazione didattica

da Orizzontescuola

di redazione

“Dobbiamo imparare dall’emergenza e saper progettare. Non serve un’altra riforma della scuola, ma le criticità di questo periodo ci dicono su cosa dobbiamo investire. Innanzitutto, sulla riduzione del numero degli alunni per classe: servirà anche a combattere la piaga della dispersione scolastica.

“Poi sull’innovazione didattica, sfruttando le potenzialità del digitale, non a distanza ma in classe. Sono d’accordo con Landini sulla formazione del personale: credo debba essere strutturale e obbligatoria. Serve personale preparato, formato e, di conseguenza, anche più pagato. Dobbiamo rilanciare la mobilità europea degli studenti anche nella scuola secondaria. E, infine, valorizzare l’istruzione tecnica e professionale, che non è di serie B e gli Istituti tecnici superiori post-diploma. Sono interventi profondi. Non banali. Serviranno tempo e pazienza per vedere i risultati, ma sono obiettivi comuni e del tutto raggiungibili, con la collaborazione di tutti”. Questi, secondo quanto riferisce l’ANSA, alcuni passaggi dell’intervento della Ministra Lucia Azzolina agli Stati generali sull’economia

Piano annuale per l’inclusione, cosa fa GLHI, GLI e GLH operativo in vista della scadenza del 30 giugno

da Orizzontescuola

di Antonio Fundaro

In occasione degli adempimenti previsti per questo fine mese ci soffermiamo sulle funzioni di alcuni gruppi per l’inclusione istituiti dalle istituzioni scolastiche.

Ogni istituzione scolastica provvede, annualmente, a istituire il Gruppo di Lavoro per l’Inclusione.

Il Gruppo di Lavoro si riunisce a composizione variabile in funzione delle azioni e delle necessità correlate alle politiche dell’inclusività.

A prevedere politiche inclusive nelle scuole la C.M. n. 258 del 22 settembre 1983 – Indicazioni in materia di integrazione scolastica degli alunni diversamente abili; la Legge Quadro n. 104 del 5 febbraio 1992 (art. 15 comma 2); il D.P.R. 24 febbraio 1994; VISTO il D. L.vo 16 aprile 1994, n. 297 (art. 317, comma 2): la Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” e la CM n. 8 del 06/03/2013 – Indicazioni operative.

Fanno parte del GLI le figure professionali di seguito indicate:

• Funzioni Strumentali “Interventi e servizi per gli studenti” ed “Inclusione”;

• docente con specifica formazione; • rappresentante Personale ATA;

• rappresentanti dei genitori;

• rappresentanti degli studenti.

Referente GLI dell’Istituto

Il GLI dura in carica un anno scolastico. Il coordinamento del GLI è affidato al dirigente scolastico o al Collaboratore del DS o al Referente per l’inclusione, su delega del Dirigente Scolastico.

Il Gruppo si potrà riunire in seduta plenaria o ristretta in funzione delle tematiche da affrontare.

Le riunioni sono convocate dal Dirigente Scolastico o dal referente GLI su delega del Dirigente Scolastico. Le deliberazioni sono assunte a maggioranza dei presenti. Di ogni seduta deve essere redatto apposito verbale.

Competenze del GLI

Il Gruppo di lavoro per l’inclusione (in sigla GLI) svolge le seguenti funzioni:

– rilevazione dei BES presenti nella scuola;

– raccolta e documentazione degli interventi didattico-educativi posti in essere anche in funzione di azioni di apprendimento organizzativo in rete tra scuole e/o in rapporto con azioni strategiche dell’Amministrazione;

– focus/confronto sui casi, consulenza e supporto ai colleghi sulle strategie/metodologie di gestione delle classi;

– rilevazione, monitoraggio e valutazione del livello di inclusività della scuola; – raccolta e coordinamento delle proposte formulate dai singoli GLH Operativi sulla base delle effettive esigenze, ai sensi dell’art. 1, c. 605, lettera b, della legge 296/2006, tradotte in sede di definizione del PEI come stabilito dall’art. 10 comma 5 della Legge 30 luglio 2010 n. 122;

– elaborazione di una proposta di Piano Annuale per l’Inclusività riferito a tutti gli alunni con BES, da redigere al termine di ogni anno scolastico (entro il mese di giugno).

Proposta di Piano Annuale per l’Inclusività – giugno

Per elaborare la proposta di Piano Annuale per l’Inclusività, il Gruppo procederà ad un’analisi delle criticità e dei punti di forza degli interventi di inclusione scolastica operati nell’anno appena trascorso e formulerà un’ipotesi globale di utilizzo funzionale delle risorse specifiche, istituzionali e non, per incrementare il livello di inclusività generale della scuola nell’anno successivo.

Il Piano sarà quindi discusso e deliberato in Collegio dei Docenti.

Adattamento Piano – settembre

Nel mese di settembre il Gruppo provvederà ad un adattamento del Piano, sulla base del quale il Dirigente scolastico procederà all’assegnazione definitiva delle risorse in termini “funzionali”. Entro il mese di ottobre i singoli GLHO completeranno la redazione del PEI per gli alunni con disabilità di ciascuna classe, tenendo conto di quanto indicato nelle Linee guida del 4 agosto 2009.

Il Gruppo di lavoro per l’inclusione costituisce l’interfaccia della rete dei CTS e dei servizi sociali e sanitari territoriali per l’implementazione di azioni di sistema (formazione, tutoraggio, progetti di prevenzione, monitoraggio, ecc.).

Istituzione del Gruppo di Lavoro sull’Handicap per l’Integrazione Scolastica (GLHI)

È costituito presso ogni istituzione scolastica il Gruppo di Lavoro sull’Handicap per l’Integrazione Scolastica d’Istituto (GLHI).

Esso è costituito da:

• Il Dirigente Scolastico;

• il docente funzione strumentale per l’inclusione;

• i docenti funzione strumentale per il sostegno;

• docente con specifica formazione;

• due rappresentanti dei genitori;

• due rappresentanti dei genitori di alunni disabili;

• due rappresentanti degli studenti.

Il GLHI dell’Istituto dura in carica un anno.

Il Gruppo si potrà riunire in seduta plenaria, o per sede, o ristretta (con la sola presenza della componente docente) o dedicata (con la partecipazione delle persone che si occupano in particolare di un alunno). Possono essere invitati a partecipare, ove il tema da trattare lo richieda, esperti esterni o persone che al di fuori dell’Istituto si occupano degli alunni diversamente abili. Le riunioni sono convocate dal Dirigente Scolastico o dal referente GLHI su delega del Dirigente Scolastico. Le deliberazioni sono assunte a maggioranza dei presenti. Di ogni seduta deve essere redatto apposito verbale.

Competenze del GLHI

Il Gruppo di Lavoro presiede alla programmazione generale dell’integrazione scolastica ed ha il compito di “collaborare alle iniziative educative e di integrazione previste dal Piano Educativo Individualizzato” (L.104/1992, art. 15, c. 2) dei singoli alunni. In generale, esso interviene per:

– analizzare la situazione complessiva dell’handicap nell’ambito dei plessi di competenza (numero degli alunni disabili, tipologia delle disabilità, classi coinvolte);

– rilevare e analizzare le risorse dell’Istituto Scolastico, sia umane, sia materiali;

– predisporre una proposta di calendario per gli incontri dei singoli GLH Operativi

– verificare periodicamente gli interventi a livello di Istituto e riflettere sugli esiti delle verifiche;

– formulare proposte per la formazione e l’aggiornamento “comune” a tutto il personale che lavora con gli alunni certificati

– definire le modalità di passaggio e di accoglienza dei minori in situazione di handicap.

Competenze del Referente GLI e GLHI

Il Referente GLI e GLHI si occupa di:

– coordinare l’elaborazione e la revisione del PAI.

– convocare e presiedere le riunioni del GLI e del GLHI;

– tenere i contatti con l’ASL e con gli altri Enti esterni all’Istituto;

– proporre al Dirigente Scolastico l’orario degli Insegnanti di sostegno, sulla base delle necessità specifiche, dei progetti formativi degli alunni, delle richieste dei Consigli di Classe;

– curare la documentazione relativa agli alunni in situazione di handicap;

– partecipare agli incontri di verifica con gli operatori sanitari, personalmente o delegando il Coordinatore di classe;

– curare l’espletamento da parte dei Consigli di Classe o dei singoli docenti di tutti gli atti dovuti secondo le norme vigenti;

– convocare i Consigli di Classe, su proposta del Dirigente Scolastico e i Coordinatori, per discutere questioni attinenti ad alunni con disabilità;

– partecipare a convegni, mostre e manifestazioni riguardanti l’handicap;

– coordinare l’attività del GLI e del GLHI in generale.

Istituzione dei Gruppi di Lavoro sull’Handicap Operativo (GLHO)

Presso l’istituzione scolastica sono costituiti i Gruppi di Lavoro sull’Handicap Operativo (GLHO), ovvero i Consigli delle Classi che hanno alunni diversamente abili.

Ogni GLHO è costituito da:

• Il Dirigente Scolastico o i docenti con funzione strumentale per il sostegno;

• I Docenti appartenenti alla Classe dell’allievo diversamente abile;

• Il Docente di Sostegno dell’alunno;

• I genitori dell’alunno diversamente abile;

• Uno o più rappresentanti degli operatori sanitari coinvolti nei progetti formativi degli alunni (ASL, Specialisti, Ente Locale).

Competenze dei GLHO

I Consigli di Classe degli alunni con handicap, i GLHO, devono:

– discutere e approvare il percorso formativo più opportuno per l’alunno

– redigere il PEI;

– essere informati su tutte le problematiche relative all’alunno disabile per quanto è necessario all’espletamento dell’attività didattica;

– essere informati delle procedure previste dalla normativa.

– segnalare al Coordinatore di classe, all’insegnante di sostegno e al Referente GLHI qualsiasi problema inerente all’attività formativa che coinvolga gli alunni con handicap.

Competenze dei docenti membri del GLH Operativo/ del GLHI

I docenti Coordinatori di classe membri del GLH Operativo si occupano di:

– partecipare agli incontri di verifica con gli operatori sanitari;

– informare i membri dei Consigli di Classe sulle problematiche relative agli alunni disabili e sulle procedure previste dalla normativa;

– raccogliere i piani disciplinari da allegare al PEI entro le date stabilite;

– mediare le relazioni tra il Consiglio di Classe, la famiglia dell’alunno disabile e i membri del GLHI. I docenti di sostegno si occupano di:

– seguire l’attività didattica degli alunni a loro affidati, secondo le indicazioni del Consiglio di Classe e del GLHI e del GLHO;

– partecipare ai Consigli di Classe, al GLHI (se convocati) e agli incontri di verifica con gli operatori sanitari; – collaborare ad informare gli altri membri del Consiglio di Classe sulle problematiche relative all’alunno diversamente abile e sulle procedure previste dalla normativa.

Competenze dei membri non docenti del GLI e del GLHI

I rappresentanti dei genitori e dei servizi socio-sanitari membri del GLHI d’Istituto esprimono proposte di intervento didattico e sull’assetto organizzativo dell’Istituto relativamente all’inclusione scolastica degli alunni in situazione con BES.

Nuove immissioni in ruolo per il 2020/21: come funzionano

da La Tecnica della Scuola

Prima dell’ imminente pubblicazione degli esiti della mobilità per il prossimo anno scolastico, attese per il 29 giugno prossimo, sono state disposte immissioni in ruolo per 4.500 posti lasciati liberi da chi aveva fatto domanda di pensionamento nel 2019 secondo la misura prevista dalla c.d. quota 100, ai sensi  del D.L. 126/2019 convertito, con modificazioni, nella Legge 159 del 20/12/2019.
Si tratta di posti per i quali l’INPS aveva certificato il diritto alla pensione dopo la chiusura dell’area del SIDI preposta all’acquisizione dei posti lasciati liberi per pensionamento per cui tali nomine in ruolo avranno decorrenza giuridica dal 1/9/2019 e decorrenza economica dal 1/9/2020.

Le restanti immissioni in ruolo, previste per il prossimo anno, avverranno entro il 20 settembre del corrente anno, termine ultimo fissato dal decreto scuola per le operazioni connesse all’ordinato avvio dell’anno scolastico, in deroga al termine fissato al 10 settembre dall’ art.5 comma 1 del D.L 8/6/2020.

Negli anni precedenti, le operazioni di immissione in ruolo e quelle relative alla mobilità annuale, andavano concluse entro il 31 agosto. Lo slittamento in avanti di tale data è dovuto quest’anno alle doppia modalità di immissione in ruolo voluta dalla ministra Azzolina che prevede una duplice procedura di immissione in ruolo.

La prima, sarà effettuata secondo la consueta procedura: il 50% dei posti per scorrimento delle graduatorie dei concorsi 2016 e 2018 e il restante 50% per scorrimento delle GaE.
La seconda, denominata “call veloce”, novità prevista dal decreto-legge 126/2019, ha lo scopo di consentire tempi più rapidi di accesso al ruolo e una maggiore copertura dei posti e delle cattedre vacanti soprattutto in quelle aree del Paese dove da tempo ci sono maggiori possibilità di essere immessi in ruolo.

La nuova procedura di assunzione, disciplinata ora dal D.M. n 25 dell’8/6/2020, è prevista dal D.L. 126/19 convertito nella legge 159/2019.
Essa prevede che al termine delle operazioni di assunzione, secondo la modalità ordinaria già descritta nel presente articolo, qualora residuino posti che non si è potuto attribuire per carenza di aspiranti inclusi nelle GM dei concorsi regionali o negli elenchi delle GaE provinciali , possano essere immessi in ruolo, a domanda,   aspiranti inclusi nelle  graduatorie regionali di merito dei concorsi 2016 e 2018, in successione temporale, e successivamente aspiranti  inclusi  in GAE e  aspiranti presenti nelle graduatorie di merito dell’ultimo concorso del personale educativo.

Gli aspiranti presenti nelle graduatorie di merito regionali dei concorsi del 2016 e del 2018 nonché nelle GM del personale educativo possono presentare domanda per essere assunti in una o più province di altra regione, mentre gli aspiranti presenti in GAE possono presentare istanza per essere assunti in una o più province della stessa regione oppure, in alternativa, in una o più province di una diversa regione.

Terminate le assunzioni in ruolo di pertinenza del proprio A.T., nel caso in cui residuino posti, l’USR pubblica le disponibilità dei posti e rende disponibili le funzioni su un’apposita piattaforma ministeriale per la presentazione delle domande che dovranno essere inviate entro 5 giorni dalla apertura delle funzioni. Si precisa che sarà possibile scegliere una sola regione.

Nel caso in cui gli aspiranti siano inseriti in più di una graduatoria potranno richiedere di essere assunti per tutte le graduatorie nella regione richiesta e in tutte le province di interesse alle quali dovrà essere data priorità di scelta. Inoltre, si dovrà indicare anche l’ordine di priorità tra i diversi tipi di posto per ciascuna delle province prescelte nel caso in cui si partecipi per più graduatorie relative a diversi tipi di posto o diverse classi di concorso.
A ciascun aspirante verrà fatta una proposta di assunzione nel rispetto della posizione in graduatoria, tenendo conto della priorità indicata tra le diverse province nonché dell’ordine di priorità tra i diversi tipi di posto indicati per quella provincia.

Naturalmente, ogni docente partecipa con il punteggio, le preferenze e le precedenze già acquisite a sistema derivanti dalla graduatoria di provenienza.
Le assunzioni avverranno, per la quota del 50% spettante con precedenza dalle GM e successivamente da GAE.

In particolare, per quanto riguarda le graduatorie concorsuali di merito sarà rispettato il seguente ordine:

  1. dapprima le immissioni da graduatorie di merito per titoli ed esami nell’ordine temporale dei bandi (per il 2020/2021 si tratta delle GM 2016 vincitori + idonei)
  2. successivamente da graduatorie di merito di concorsi riservati selettivi nell’ordine dei bandi (per il 2020/2021 nessuno; dal 2021/2022 le GM del concorso straordinario della secondaria che si svolgerà nel corso del 2020/2021
  3. infine da graduatorie di merito di concorsi non selettivi nell’ordine temporale dei bandi : GMRE di cui al DDG 85/ 2018, cosiddetti ex FIT per la secondaria,  e GMRE del concorso straordinario 2018 per infanzia e primaria.

Naturalmente l’accettazione della proposta o la rinuncia alla proposta comportano la decadenza dalla procedura di chiamata per tutte le altre eventuali opzioni di “call veloce” ferma restando la possibilità, da parte degli aspiranti, di poter ripresentare domanda per la “call veloce” ogni anno, perché gli elenchi cessano di avere efficacia al termine della procedura annuale.

E’ bene sottolineare che ai sensi del DL 126/09 coloro che ottengono la chiamata da call veloce dovranno permanere per un quinquennio nella provincia di titolarità senza poter produrre istanza di trasferimento né di utilizzazione o assegnazione provvisoria.

Edilizia scolastica, 330 milioni dai PON: al via la registrazione degli Enti Locali

da La Tecnica della Scuola

Con riferimento ai 330 milioni per l’edilizia scolastica ‘leggera’ in vista della ripresa di settembre, il Ministero ha aperto le funzioni per la registrazione degli Enti Locali per partecipare all’avviso pubblico, di prossima emanazione, per il finanziamento di interventi urgenti di adeguamento e adattamento degli edifici e degli spazi e delle aule didattiche per il contenimento del rischio sanitario da COVID-19.

La candidatura, come indicato nell’apposito avviso, deve essere presentata dal rappresentante legale dell’Ente locale, o suo delegato, che dovrà preliminarmente effettuare:

  • la registrazione al portale del Sistema informativo del Ministero dell’istruzione (SIDI);
  • l’accreditamento al sistema di gestione dei finanziamenti PON tramite il servizio SIDI “PON Istruzione – Edilizia Enti Locali”.

Per velocizzare le procedure di accesso ai finanziamenti, tutti gli Enti locali interessati possono procedere alla fase di registrazione e di accreditamento fino al 19 giugno 2020.

Al link https://www.istruzione.it/pon/avviso_edilizia.html è disponibile il manuale accreditamento e invio candidature firmate” in cui sono riepilogati i passaggi da seguire e la documentazione da allegare per completare regolarmente la registrazione e l’accreditamento.