Il Piano Scuola 2020-2021 e la “verità nascosta”

ANCODIS: il Piano Scuola 2020-2021 e la “verità nascosta”.

Oh autonomia scolastica, oh antipatica, odiata, insopportabile autonomia, finalmente qualcuno si accorge che davvero esisti!

Finalmente qualcuno scrive che senza di te non sarà possibile ripartire a settembre!

Nel “Piano Scuola 2020-2021″, la Ministra, il Governo e le Regioni sottoscrivono il Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione” accorgendosi che davvero esisti ed hai il volto di tutte le componenti della comunità educante, nella complessità dei suoi protagonisti a tutti i livelli, nei volti di donne e uomini che fanno dell’istruzione e della formazione l’impegno etico e professionale di vita.

Un intero paragrafo è dedicato alla “Valorizzazione delle forme di flessibilità derivanti dall’Autonomia scolastica”.

Nella scuola della convivenza con Covid 19, ci si accorge – finalmente – della NECESSITA’ di mettere in campo una “riflessione organizzativa e didattica in grado di non disperdere quanto le scuole sono riuscite a realizzare, valorizzando gli ambiti dell’autonomia scolastica e fornendo loro spazi di coordinamento finalizzati a coinvolgere i diversi attori in un rinnovato patto di corresponsabilità educativa”.

Eureka, direbbe il buon Archimede!

Ci sono voluti 21 anni per ricordarsi che esiste il DPR 275/99 con il quale si “conferisce alle ISTITUZIONI SCOLASTICHE (preferisco scriverlo così a differenza di come è scritto nel Piano Scuola) la possibilità di costruire percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, attraverso la definizione di precisi ambiti di intervento organizzativo” con l’utilizzo di “strumenti di autonomia didattica e organizzativa che possono far prevedere un diverso frazionamento del tempo di insegnamento, più funzionale alla declinazione modulare del tempo scuola anche in riferimento alle esigenze che dovessero derivare dall’effettuazione, a partire dal 1 settembre 2020 e in corso d’anno 2020-2021, delle attività relative ai Piani di Apprendimento Individualizzati (PAI) e ai Piani di Integrazione degli Apprendimenti (PIA) di cui ali ‘OM 16 maggio 2020, n. 11.”

Esattamente il 9 marzo 2019, a 20 anni dal DPR 275/99 (8/3/1999), ANCODIS in un comunicato stampa scrisse “Siamo prossimi all’eutanasia dell’autonomia scolastica” invitando tutti a chiedersi: Fu vera autonomia? o piuttosto nei fatti è un’autonomia “germinale” alla quale – volutamente in questo ventennio – sono stati posti limiti, vincoli e paletti che ne hanno condizionato la vera portata innovativa fino al tentativo di sottoporla OGGI ad un’autentica “eutanasia”?

Con le Linee guida governative si vuole riportarla alle intuizioni moderne ed innovative del legislatore ma ancora una volta ci si dimentica di chi davvero è al fianco dei Dirigenti scolastici e dei DSGA condividendo preoccupazioni, fatiche, delusioni e fortunatamente meritate soddisfazioni.

Ma come sempre non si dice o – ancora peggio – si fa finta di non sapere!

Perfino in autorevoli interventi leggiamo per esempio che “I dirigenti scolastici non sono lasciati soli…..La situazione che viviamo è complessa e ne siamo consapevoli, la preoccupazione di docenti e dirigenti è più che comprensibile, ma il Governo è al loro fianco, sostenendo il grande lavoro che svolgono con encomiabile professionalità”.

E ad ANCODIS allora tocca il compito di ricordare che se le scuole riusciranno a progettare il servizio scolastico (adeguato ed efficiente lo si vedrà) sarà possibile grazie ad una comunità significativa di docenti (encomiabili professionisti) che molto probabilmente non godranno delle meritate ferie e si adopereranno in tutti i modi (con encomiabile professionalità) a programmare, organizzare, prevedere, simulare cosa potrebbe essere la scuola di settembre nell’interesse degli alunni, del personale scolastico e delle famiglie.

Ciò che sarà è ciò che sapremo e riusciremo a fare in questi mesi estivi con buona pace di chi non vuole riconoscerlo e se ne va tranquillamente in vacanza! 

Nel prossimo anno scolastico, per esempio, per le azioni di programmazione, controllo e monitoraggio dell’applicazione delle misure contenitive di prevenzione, i Collaboratori dei DS ed i Responsabili dei plessi distaccati (diverse migliaia) saranno in prima linea: non lasceranno soli i Dirigenti Scolastici e la comunità scolastica!

In ogni scuola si renderà necessario prevedere “le attività di organizzazione funzionale degli spazi esterni e interni, per evitare raggruppamenti o assembramenti e garantire ingressi, uscite, deflussi e distanziamenti adeguati in ogni fase della giornata scolastica, per alunni, famiglie, personale scolastico”. Ed i Collaboratori dei DS e i Responsabili di plesso/preposti non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica!

In ogni scuola si potrà rivedere “il gruppo classe in più gruppi di apprendimento, organizzare l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso, organizzare la frequenza scolastica in turni differenziati, anche variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici”. Ed i Collaboratori dei DS e le Funzioni Strumentali non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica!

In ogni scuola si renderà necessario progettare “l’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, una diversa modulazione settimanale del tempo scuola, garantire a tutti gli alunni la medesima offerta formativa, ferma restando l’opportunità di adottare soluzioni organizzative differenti, per realizzare attività educative o formative parallele o alternative alla didattica tradizionale.” Ed i Collaboratori dei DS, i Coordinatori di Dipartimento e per l’Inclusione non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica!

Il Piano Scuola 2020-2021 ha di fatto reso “onore” all’autonomia didattica e organizzativa previsti dagli artt. 4 e 5 del DPR n. 275/99 ma ha dimenticato (volutamente?) chi si farà carico di tutto questo: ha IGNORATO chi si adopererà a dare “unitarietà di visione ad un costruendo progetto organizzativo, pedagogico e didattico a favore della comunità scolastica.”

Una dimenticanza non voluta o una insopportabile indifferenza?

In ogni caso si tratta di una inaccettabile ed anacronistica condizione che discrimina i Collaboratori dei DS e tutte le figure di sistema.

Ci aspettiamo, auspichiamo che si possa finalmente riconoscere tutto questo senza reticenze o verità nascoste.

     Per ANCODIS

Prof. Rosolino Cicero

L’ITALIA RISCHIA DI PERDERE LA FACCIA

SCUOLA: PIZZAROTTI (IIC), UN MILIARDO NON BASTA. L’ITALIA RISCHIA DI PERDERE LA FACCIA

“La ripartenza vera dell’apparato scolastico è la grande scommessa del
nostro Paese, insieme ovviamente alla redistribuzione degli investimenti
che serviranno per rilanciare l’Italia come sistema Paese, credibile
agli occhi dell’Europa e del mondo. Sulla scuola l’Italia si gioca la
sua credibilità. Sulla scuola noi sindaci, che ogni giorno siamo a
stretto contatto con le famiglie e i genitori, chiediamo al più presto
chiarezza e risposte. Abbiamo bisogno di organizzarci per settembre, ma
lo possiamo fare se governo e Regioni riusciranno a mettersi d’accordo
sulle linee guida”. Lo scrive sul suo profilo facebook Federico
Pizzarotti, sindaco di Parma e presidente di Italia in Comune.

Per il presidente di Italia in Comune “è passato troppo tempo dalla
proposta sulle linee guida, non servono più rimpalli ma risposte chiare
e subito”, per questo occorre che “a settembre tutti gli studenti
abbiano accesso alle aule, in presenza e in completa sicurezza. Per
farlo serve il personale, qualificato e in numero necessario per far sì
che ciò avvenga, quindi serve un aumento di personale docente e non
docente. Più investimenti, ma da subito. Servono investimenti per
ristrutturare i plessi scolastici e servono nuovi investimenti per
garantire personale e sicurezza. E’ sufficiente 1 miliardo, come si
vocifera? Temo proprio di no, questa cifra è sottostimata”, conclude
Pizzarotti.

LAVORIAMO A PIANO DI RILANCIO

SCUOLA, CASA (M5S): DIRIGENTI NON SONO SOLI, 1 MLD IN PIU’ E LAVORIAMO A PIANO DI RILANCIO GRAZIE A RECOVERY FUND

Roma, 26 giu – “La scuola riaprirà a settembre, per tutti, e con risorse appropriate per garantire in tutti gli edifici la massima sicurezza. I dirigenti scolastici non sono lasciati soli, lo stiamo dimostrando: il nuovo miliardo stanziato servirà proprio per consentire loro di adeguare le strutture alle linee guida, prevedere  nuovi spazi consentendo il distanziamento fisico, e assumere personale. La situazione che viviamo è complessa e ne siamo consapevoli, la preoccupazione di docenti e dirigenti è più che comprensibile, ma il Governo è al loro fianco, sostenendo il grande lavoro che svolgono con encomiabile professionalità”. Così Vittoria Casa, deputata del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura. 
“L’accordo con le Regioni raggiunto oggi conferma quanto la scuola sia al centro della nostra attenzione, ancora di più in questa fase. Il miliardo in più annunciato oggi si va infatti ad aggiungere al miliardo e mezzo già stanziato nel decreto Rilancio e ai recenti 330 milioni per gli interventi di cosiddetta edilizia leggera. In totale parliamo di oltre 4 miliardi di investimenti nella scuola da gennaio, e abbiamo intenzione di realizzare un grande piano di rilancio del sistema dell’istruzione grazie all’utilizzo delle risorse del Recovery Fund”. 
“Spiace”, prosegue la deputata, “che i risultati del Governo, in particolare del presidente Conte e della ministra Azzolina, e del Parlamento per affrontare al meglio l’emergenza siano infangati da una propaganda di bassissima qualità, da parte di chi, tra l’altro, di scuola non sa assolutamente nulla”. 
“Ci stiamo rialzando da una tragedia immane con coraggio e con un grande obiettivo: puntare sul futuro delle nostre studentesse e dei nostri studenti, che è il futuro del Paese”, conclude Casa.

MoVimento 5 Stelle

Ora serve cambiare radicalmente politica sull’istruzione

Scuola: il miliardo annunciato è un primo passo frutto delle mobilitazioni. Ora serve cambiare radicalmente politica sull’istruzione

Roma, 26 giugno – Finalmente e con gravissimo ritardo la Ministra Azzolina e il Governo sembrano aver cominciato a comprendere quel che stiamo predicando da mesi: la scuola, per ripartire, ha bisogno di investimenti, di risorse nuove per garantire spazi, organico, tempo scuola e scongiurare il ricorso alla didattica a distanza. Alla necessità di investimenti d’altronde, hanno sempre fatto riferimento in questi mesi segnati dall’emergenza sanitaria, le regioni, i comuni, il Comitato tecnico scientifico e la stessa task force ministeriale.

L’ulteriore miliardo di euro che il Governo ha intenzione di stanziare è dunque un passo in avanti.  Non possiamo fare a meno di sottolineare che la richiesta di fondi dedicati all’istruzione è stata una costante della nostra azione andata via via intensificandosi nei giorni dell’emergenza sanitaria fino ad arrivare alla proclamazione dello sciopero dell’8 giugno e alla mobilitazione di ieri che ci ha visto in piazza in tutta Italia con genitori, studenti e società civile.

Questo miliardo è importante, e riteniamo debba essere completamente investito in organici e infrastrutture.  Dobbiamo avere tuttavia il senso delle proporzioni: è un passo nella giusta direzione ma non basta.

La scuola non deve fermarsi al contrasto dell’emergenza determinata dal Coronavirus; deve uscire dall’emergenza in cui è stata precipitata dai tagli al tempo scuola, all’organico, alla didattica iniziata con i governi del 2008 e proseguita fino ai nostri giorni. Occorre un investimento pluriennale di un punto di Prodotto interno lordo che eguagli quello della media dei Paesi OCSE.

Senza scuola non c’è futuro – ripetono tutti – ma senza i passi concreti che stiamo indicando e che abbiamo riportato nel documento consegnato alla Ministra Azzolina nell’incontro del 24 giugno quelle parole sono destinate a rimanere pura propaganda.

Serve ora proseguire con le mobilitazioni per arrivare ad un grande movimento nazionale che guardi oltre l’emergenza e cambi definitivamente il segno delle politiche di questi lunghi anni su istruzione e ricerca pubbliche.


Scuola: cambiare rotta su precari e risorse, le piazze italiane chiedono al governo un segnale forte

Roma, 26 giugno – Le piazze italiane che hanno visto la FLC CGIL protagonista il 25 giugno insieme a insegnanti, cittadini e associazioni, chiedono al governo un segnale forte: servono impegni veri e coerenti per far ripartire l’istruzione a settembre in condizioni di sicurezza e soprattutto nella salvaguardia del mandato costituzionale della scuola.

Questo significa dare risorse e organici aggiuntivi per riprendere con un numero ridotto di alunni per classe e invertire la rotta sul precariato arrivato a toccare numeri intollerabili nella scuola italiana. La scelta di rinviare la procedura concorsuale straordinaria e renderla più complicata di quella ordinaria è l’opposto di ciò che servirebbe per dare stabilità e continuità didattica alle scuole. Sarebbe invece necessario stabilizzare i precari con meccanismi urgenti, contrastando l’abuso dei contratti a termine e garantendo la copertura di tutti posti e di tutti i profili.

E’ necessario coprire i posti di DSGA (direttori dei servizi generali ed amministrativi) riconoscendo i diritti dei facenti funzione che da anni sopperiscono alla mancanza di personale nel profilo, svolgendo un ruolo che non gli viene riconosciuto.

E ancora, bisogna non disperdere le risorse provenienti dall’Europa e i fondi PON, dare supporto concreto alle scuole con organici ATA e docenti potenziati e con interventi sui locali scolastici, e bisogna infine, sostenere la dirigenza scolastica, senza scaricare su di essa tutte le responsabilità.

Rimettere al centro la scuola, gli studenti, il diritto allo studio, la sicurezza, e il rispetto per chi vi opera, questo significa dare “Priorità alla scuola”, questo è quello che chiediamo al governo.

CONCORSO STRAORDINARIO

CONCORSO STRAORDINARIO, GILDA: PER I PRECARI STRADA IN DISCESA

Non più 8 quesiti con 10 punti l’uno, ma 6 di cui 5 su programmi e metodologie, ai quali potrà essere assegnato un massimo di 15 punti ciascuno, e il sesto per accertare la conoscenza della lingua inglese che varrà al massimo 5 punti, lasciando dunque inalterato il totale di 80 punti. Si chiude con un risultato a favore dei precari la partita del concorso straordinario sul quale ieri la Gilda degli Insegnanti, insieme con gli altri sindacati, aveva ingaggiato una trattativa molto serrata per ottenere dal ministero dell’Istruzione un allentamento delle maglie sulla prova di inglese. 

“Grazie al nostro intervento, – afferma Maria Di Patre, vice coordinatrice nazionale della Gilda degli Insegnanti – per gli aspiranti docenti di ruolo il concorso straordinario non si prospetta più come un’impresa ai limiti dell’impossibile perché con le modifiche apportate dall’Amministrazione i candidati potranno puntare soprattutto sulle competenze nelle proprie discipline e superare brillantemente il concorso pur non ottenendo un punteggio elevato nel quesito di lingua inglese. Si tratta di un risultato importante – sottolinea Di Patre – che riequilibra i pesi di una prova che, senza la trattativa con i sindacati, avrebbe penalizzato fortemente i candidati non laureati in inglese”.

Un’altra vittoria incassata dal fronte sindacale riguarda le griglie di valutazione, la cui pubblicazione era originariamente prevista in contemporanea con lo svolgimento del concorso e che adesso, invece, avverrà una settimana prima. “Conoscere con 7 giorni di anticipo quali saranno i criteri in base ai quali saranno giudicati, – osserva la vice coordinatrice nazionale – aiuterà i candidati a orientarsi meglio nella preparazione”.

“A questo punto – conclude Di Patre – ci auguriamo che il ministero rispetti l’impegno assunto con le organizzazioni sindacali e renda nota il prima possibile la data del concorso”.


CONCORSO STRAORDINARIO, GILDA: AI PRECARI SI CHIEDE LA LUNA

Dalla data ancora ignota al poco tempo a disposizione dei candidati per completare la prova, passando per la pretesa assurda che tutti posseggano il livello B2 di conoscenza della lingua inglese. Sono numerose le criticità riguardanti il concorso straordinario, rilevate dalla Gilda degli Insegnanti nel corso dell’incontro di questa mattina con il Mi e che stanno mettendo a subbuglio i precari con oltre 36 mesi di servizio.

“In origine, il carattere straordinario di questo concorso – afferma Maria Domenica Di Patre, vice coordinatrice nazionale, presente alla riunione con l’Amministrazione – era dato da una prova semplificata che riconoscesse l’esperienza già maturata in cattedra per tre anni come supplenti. Adesso di straordinario non esiste più nulla e la prova che i precari dovranno affrontare sarà resa molto difficile dagli appena 150 minuti concessi per rispondere a 8 quesiti a risposta aperta che, per loro natura, richiedono un tempo ben maggiore di riflessione ed elaborazione. A complicare il raggiungimento della sospirata stabilizzazione, inoltre, il quesito mirato ad accertare il livello di conoscenza B2 di inglese, cioè quello dei laureati nella materia, richiesto a prescindere dalla lingua straniera studiata dai candidati. In pratica a questi colleghi, già provati da anni di precariato, – incalza Di Patre – si chiede la luna”.

“Senza considerare, poi, che ad oggi non è stata ancora fissata la data del concorso e che, quindi, sarà molto difficile, per non dire utopistico, iniziare il prossimo anno scolastico con i vincitori immessi in ruolo. E intanto, in attesa che le procedure concorsuali vengano completate, a settembre assisteremo al solito balletto di supplenti che nuoce a docenti e studenti”.

Di Patre pone, infine, l’attenzione sull’atavico problema delle commissioni che la Gilda degli Insegnanti denuncia da sempre: “I criteri con cui saranno formate non cambiano: zero esoneri dall’attività didattica e compensi irrisori. Un mix deleterio – conclude la vice coordinatrice nazionale – che provocherà ritardi nella nomina delle commissioni e le dequalificherà”.

Scuola: raggiunto l’accordo sulle linee guida

Scuola: raggiunto l’accordo sulle linee guida

ansa 2020/06/26 16:23

Regioni ed Enti Locali hanno dato il via libera alle nuove linee guida per il rientro a scuola da settembre. La conferenza Stato-Regioni sul tema scuola si è appena conclusa. 

Nella bozza del documento è stato inserito un esplicito riferimento al distanziamento fisico che richiama le raccomandazioni del Comitato Tecnico Scientifico. “Il distanziamento fisico, inteso come un metro fra le rime buccali (le bocche – ndr) degli alunni, rimane un punto di primaria importanza nelle azioni di prevenzione”, si legge nella bozza. 

La nuova bozza del Piano sul rientro a scuola prevede l’istituzione di “Conferenze dei servizi, su iniziativa dell’Ente Locale competente, con il coinvolgimento dei dirigenti scolastici, finalizzate ad analizzare le criticità delle istituzioni scolastiche che insistono sul territorio di riferimento delle conferenze”. 

“Lo scopo – si legge nella bozza – sarà quello di raccogliere le istanze provenienti dalle scuole con particolare riferimento a spazi, arredi, edilizia al fine di individuare modalità, interventi e soluzioni che tengano conto delle risorse disponibili sul territorio in risposta ai bisogni espressi”. 

“Non daremo l’intesa, non diremo che siamo d’accordo con le misure che saranno prese”. Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, in merito alla conferenza Stato-Regioni sulla scuola, che ribadisce la “nostra critica ferma al ministro dell’Istruzione per la quale i problemi della scuola sono diventati marginali rispetto alla politica politicante” “Non daremo l’intesa perchè consideriamo irresponsabile il voto il 20 settembre e non è stato definito l’organico dei docenti”, ha aggiunto.

Cara Mastrocola!

Cara Mastrocola!

 di Maurizio Tiriticco

Stamane su Radio 24 quante chiacchiere della ineffabile Paola Mastrocola a proposito dell’educazione civica nelle nostre istituzioni scolastiche!!! Educazione civica nelle scuole per l’infanzia??? Orrore! Secondo la nostra autorevole scrittrice! Il fatto è che l’Educazione alla Cittadinanza attiva – che investe le scuole di tutta l’Unione Europea, ovviamente con tutte le differenze del caso – non significa tout court insegnare a bambini di tre anni com’è organizzato il nostro Stato democratico, su quali principi costituzionali si fondi e quali rapporti abbia con l’UE, ma ad aiutarli ad interiorizzare come e perché fondare i propri primi interpersonali rapporti. Il gioco e le sue infinite tipologie – sulle quali peraltro ho scritto tanto – è lo strumento primario perché i nostri piccoli alunni costruiscano, con la consapevolezza del Sé, sia corretti rapporti di reciprocità e di aiuto che l’apprendimento/costruzione del linguaggio. L’educazione civica – chiamiamola così – in effetti non è una cosa altra rispetto allo sviluppo/apprendimento del nuovo nato in un Paese autenticamente democratico. Laddove, ovviamente, i tre poteri di Montesqiueu siano veramente tra loro indipendenti L’educazione alla cittadinanza attiva e cooperativa costituisce la sostanza stessa dell’imparare a crescere, non solo da soli, ma anche e soprattutto anche con gli altri. Il che costituisce un forte punto di arrivo della ricerca educativa universalmente riconosciuto.

Copio dal web: “La Carta Europea sulla Educazione per la Cittadinanza Democratica e l’Educazione ai Diritti Umani, adottata l’11 maggio 2010 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa con Raccomandazione CM/Rec (2010), segna una tappa importante lungo il percorso che mira a ricapitolare all’interno di un approccio globale i vari filoni educativi: dall’educazione all’interculturalità all’educazione all’eguaglianza, dall’educazione allo sviluppo sostenibile all’educazione alla pace. Questi mantengono la loro specificità ma dentro un contesto di più ampio e integrato Sapere che pone al centro il principio del rispetto della dignità di ‘tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, eguali e inalienabili’, come recita la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.

Voglio anche ricordare alla nostra Mastrocola che nel settembre 2015 più di 150 leader internazionali si sono incontrati alle Nazioni Unite per contribuire a conoscere e sostenere il cosiddetto “sviluppo globale”, promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente. La comunità degli Stati ha approvato l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, i cui elementi essenziali sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS/SDGs, Sustainable Development Goals) e i 169 sotto-obiettivi, i quali mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza e allo sviluppo sociale ed economico. Inoltre riprendono aspetti di fondamentale importanza per lo sviluppo sostenibile quali l’affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche entro l’anno 2030. Gli OSS hanno validità universale, vale a dire che tutti i Paesi devono fornire un contributo per raggiungere gli obiettivi in base alle loro capacità. Mi piace anche ricordare l’espressione adottata anni fa da Laurence Lentin relativa al cosiddetto “bagno linguistico” in cui si ritrova immediatamente il nuovo nato. Ovvero: dopo nove mesi di costruzione del Primo Se’ in assoluta solitudine, si trova proiettato sulla Terra ed a vedersela anche con lo spazio infinito del nostro Universo. O Multiverso, come ad alcuni piace definirlo.

Ma su queste questioni ho già scritto molto tempo fa. Si veda, ad esempio, “Una lingua non si insegna”, su edscuola.it.

Smartworking e amministrazione scolastica

Smartworking e amministrazione scolastica

di Gabriele Boselli

Sintesi – Se nella didattica la presenza fisica è un requisito essenziale, dallo smartworking ovvero dal “lavoro agile” che non è solo quello svolto a distanza, in ambito amministrativo non possono che derivare vantaggi superiori agli svantaggi, anche in contesti non più colpiti dalla pandemia. Questo sia per alcuni motivi evidenti che per altri sinora non presi in considerazione.

Il dibattito generale sullo smartworking sta investendo non solo la generalità della struttura amministrativa economica e industriale ma anche l’amministrazione delle scuole e delle strutture ministeriali. Queste sono state sino ad ora costrette dalla normativa e dal ritardo culturale degli organismi di controllo e di parte della dirigenza a modalità novecentesche nell’organizzazione e nell’accertamento  della qualità/quantità del lavoro svolto, quasi sempre trascurando il benessere/malessere dei dipendenti e il costo di base e di esercizio delle strutture che li accolgono.

Dal moderato Sala al feroce Ichino è ora forte la spinta a un netto ritorno a metodi di lavoro pre-covid nelle strutture pubbliche  e non tanto perché siano passati i rischi di pandemia (che, pur attenuati, permangono e forse torneranno a infierire) quanto perché in certi ambienti si nutre sfiducia nella effettiva serietà degli impiegati nell’assolvere al loro lavoro. Si vogliono impiegati controllati con cartellino, perseguiti eventualmente dalla finanza, inchiodati alla sedia. Pazienza se alcuni sono incompetenti e producono poco e male; l’essenza del potere -Foucault insegna- è “sorvegliare e punire”. La cultura della supremazia prevale ancora in alcuni ambienti sulla cultura del risultato.

A me sembra evidente che, con l’eccezione dei lavori a diretto contatto con il pubblico, dallo smartworking non possano che derivare vantaggi o che questi siano nettamente superiori agli svantaggi, anche in contesti non colpiti dalla pandemia. Questo sia per alcuni motivi evidenti che per altri sinora non presi in considerazione.

Vantaggi evidenti 

-Sicuri vantaggi per l’ambiente dal minor consumo di auto per recarsi al lavoro.

-Vantaggi per i dipendenti nel costo dei trasporti e nelle problematiche della gestione famigliare

-Vantaggio per lo Stato per il minor costo generale e di esercizio dei locali

Svantaggi e vantaggi meno evidenti per i lavoratori della PA

-Un rischio è che il lavoro agile, non legato al posto, in nome dell’efficentamento possa ulteriormente pregiudicare la stabilità dello stesso posto di lavoro, accentuando la precarietà e al limite forme di lavoro simili al giustamente vituperato “lavoro a cottimo”.

-Potrebbe verificarsi un mero trasferimento di costi dallo Stato o dall’ente locale al pubblico dipendente che dovrebbe metterci di proprio stanza, computer e costi di connessione. Occorre che chi ci mette del suo sia compensato almeno di parte di quel che lo Stato risparmia.

Un aspetto non considerato

-Questo tipo di operatività nell’amministrazione delle scuole o delle strutture  MIUR manifesta qualità e quantità intrinseche del lavoro svolto dal singolo. Questo perché può farlo in sospensione delle categorie di tempo/orario della mera presenza e dello spazio fisico occupato, mettendo in miglior evidenza -tramite i risultati- i soggetti capaci come gli incapaci, chi è utile per davvero alla Nazione e all’utenza e chi invece è un peso sulle spalle dei colleghi bravi i quali devono lavorare anche per lui.

E’ sempre stato difficile valutare la quantità e la qualità del lavoro svolto;  con lo smartworking invece -essendo isolate dal contesto fisico e relazionale- queste si manifesteranno meglio, con scorno degli incapaci non più “coperti” da quelli bravi e soddisfazione di quella maggioranza di dirigenti e impiegati che svolge il proprio lavoro con competenza e passione. Certo, andrà coltivata la capacità di far operare in sintonia, su uno stesso progetto, persone diverse, ristrutturarle come squadra operativa attraverso una piattaforma di progettazione in grado di sostenere un funzionamento efficace della Digital Continuity.

Sempre che gli ichiniani non riescano a far sbagliare il decisore politico.

Scuola, più supplenti e lezioni online solo se indispensabili

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

La serie tutta italiana sul ritorno in classe a settembre si arricchisce di una nuova puntata. È stata rinviata a oggi la Conferenza unificata, inizialmente prevista per ieri, che deve fissare la data di inizio del nuovo anno scolastico (quasi sicuramente al 14 settembre) ed esaminare le linee guida della ministra Lucia Azzolina. Sul tavolo c’è un nuovo testo, frutto di una riscrittura notturna, che prova a superare le resistenze di governatori e dirigenti scolastici. E a dare qualche risposta in più a studenti, docenti e genitori che hanno manifestato in 60 città su iniziativa del comitato “Priorità alla scuola”. Chiarendo, ad esempio, in maniera esplicita che potranno essere assegnate ulteriori unità di personale e che la didattica a distanza alle superiori potrà essere utilizzata solo «in via complementare» accanto a quella in presenza.

Le novità non finiscono qui. Il “Piano Scuola 2020-2021” inviato alle autonomie a metà giornata interviene innanzitutto sulla governance per la riapertura di settembre. Nel chiarire che la cabina di regia Covid-19 continuerà a coordinare le azioni avviate lungo la penisola, il nuovo testo individua nelle Conferenze dei servizi di enti locali e dirigenti scolastici l’organismo operativo e lascia ai tavoli regionali presso gli Usr le funzioni di controllo. È nelle prime che bisognerà discutere di arredi, aule e interventi di edilizia scolastica, se possibile trovando anche le soluzioni. A disposizione ci sarà il «cruscotto informativo» che è stato messo a punto dall’Istruzione e che adesso viene citato espressamente dal Piano. Interrogando la banca dati, sarà possibile sapere se in quella certa classe di una tale scuola è possibile o meno rispettare il distanziamento tra gli alunni.

Come sottolineato nell’ultimo aggiornamento del Comitato tecnico-scientifico – che abbiamo anticipato sul Sole 24 Ore di ieri e che è entrato come allegato nelle linee guida ministeriali – da bocca a bocca dovrà esserci almeno un metro (due dalla cattedra). Sarà questo il parametro di partenza che i dirigenti scolastici – nel rispetto dell’autonomia scolastica che sulla carta esiste dal 1999 – dovranno utilizzare per individuare la soluzione più opportuna a riaprire in sicurezza. Al netto della precisazione sulla funzione residuale della didattica a distanza citata prima, il bouquet di soluzioni resta lo stesso: ingressi scaglionati per alleggerire metro e bus, classi divise in gruppi più piccoli, moduli orari ridotti, apertura al sabato, frequenza scolastica in turni differenziati, aggregazioni delle discipline in aree di apprendimento più vaste.

Immutata è anche la possibilità per i presidi di adeguare i locali interni o esterni (con banchi monoposto, nuovo layout delle classi, moduli provvisori, eccetera) a ospitare gruppi di alunni oppure chiedere in prestito spazi alternativi per la didattica. Le idee sono sempre quelle: cinema, teatri, biblioteche, musei e scuole non più utilizzate dopo gli interventi di dimensionamento degli anni passati. Sulla base di «patti educativi di comunità», che potrebbero garantire alla scuola personale educativo aggiuntivo da utilizzare per attività integrative o alternative alla didattica.

Tra i cambiamenti dell’ultim’ora meritano un accenno anche la possibilità di svolgere le assemblee studentesche da remoto e una maggiore flessibilità nel servizio mensa. In caso di spazi angusti nei refettori e di lunchbox al banco potrà esserci infatti una semplificazione dei menù.

Nessuna sorpresa invece sull’obbligo di mascherina. Per ammissione dello stesso Cts solo nell’imminenza della riapertura, e dunque tra fine agosto e settembre , si potrà valutare se eliminare l’obbligo di tenerla in classe (che oggi è previsto dai 6 anni in su) almeno alla scuola primaria. Ammesso che il quadro epidemiologico, per allora, lo consenta.

E veniamo infine ai temi che più stanno a cuore a regioni ed enti locali (su cui si veda altro articolo in pagina): risorse e personale. Sul primo punto, il documento ricorda lo stanziamento di 1 miliardo per il fondo Covid-19 previsto nel decreto rilancio; sul secondo, si avvia un monitoraggio per individuare le singole criticità e disporre («ove necessario», dice il testo) «ulteriori incrementi di organico, aggiuntivi, di personale scolastico per le istituzioni scolastiche», cioè più supplenti. Fino alla notizia fatta circolare in serata, secondo la quale la ministra Azzolina durante il Consiglio dei ministri di ieri avrebbe chiesto un miliardo per spazi aggiuntivi e potenziamento dell’organico incontrando l’appoggio della maggioranza dei presenti.La mossa che probabilmente sbloccherà l’impasse.

Regioni ed enti locali insistono: più risorse e organici aumentati

da Il Sole 24 Ore

di Eu.B.

Che la fumata bianca sulla scuola sia vicina lo conferma l’impegno in prima persona del premier Giuseppe Conte. «Stiamo lavorando tutti i giorni per consentire di ritornare in sicurezza a scuola a settembre. Dateci ancora un po’ di tempo», queste le parole del premier intercettato dai microfoni di Alanews mentre parlava con alcuni cittadini a qualche centinaio di metri da Palazzo Chigi. E un altro segnale in tal senso è arrivato dai toni più concilianti dei governatori. A cominciare dal presidente della Conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini (Emilia Romagna) che qualche ora dopo ha dichiarato: «Siamo ad un passo dalla condivisione delle linee guida per la riapertura delle scuole, un testo che già oggi grazie al contributo propositivo delle Regioni e alla collaborazione istituzionale con il ministero risulta nettamente migliorato rispetto alle prime bozze». Ricordando però che su trasporti, personale e risorse le amministrazioni regionali si aspettano uno sforzo in più.

Più nel dettaglio, per Bonaccini, occorrono innanzitutto «risorse aggiuntive finalizzate alla riapertura delle scuole». Oltre a «uno stanziamento per garantire il recupero dei tagli operati sui posti comuni dei docenti sull’organico 20-21, nonché un aumento temporaneo dei contingenti». Sul trasporto scolastico – che dovrà confrontarsi con orari di ingresso differenziato da scuola a scuola e anche da classe a classe – la soluzione può passare invece da un tavolo separato che guardi sia al lato economico che a quello organizzativo della vicenda.

Argomenti analoghi erano stati usati, poco prima, da Comuni e Province, che sono coinvolti direttamente nella partita del ritorno in classi in quanto proprietari degli istituti scolastici. In una nota congiunta, i presidenti di Anci (Antonio Decaro) e Upi (Michele de Pascale) hanno a loro volta invocato «risorse per fare gli interventi necessari ad assicurare la sicurezza nelle scuole» e più personale «altrimenti non saremo in grado di assicurare i servizi educativi». Con tanto di avvertimento: senza queste risposte l’intesa sul Piano scuola non ci sarà. Risposte che vorrebbero già con due emendamenti al decreto Rilancio che affidino loro i primi 400 milioni (su un miliardo) del fondo Covid e aumentino la dotazione di educatori.

Azzolina sotto assedio poi il governo la soccorre “Ma servono soldi in più”

da la Repubblica

Annalisa Cuzzocrea

ROMA — Lucia Azzolina si guarda intorno, nel suo stesso ministero, dentro al governo di cui fa parte, e si rende conto di avere molti nemici. Di essere la pedina di un gioco più grande, che scarica su di lei la responsabilità della fase più delicata della ripartenza. Di quella più difficile: riaprire le scuole italiane in sicurezza. Tutte. Consentire a bambini e ragazzi di tornare tra i banchi sentendosi al riparo dal rischio coronavirus.

Se l’impresa fallisse, se per questo la ministra M5S dovesse dimettersi, partirebbe un rimpasto che molti nella maggioranza attendono ansiosi. Di qui, una solitudine finita solo ieri sera quando — era quasi ora di cena — i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Francesco Boccia, insieme ad Azzolina, si sono collegati con alcuni presidenti di Regione per cercare un accordo. E arrivare a un’intesa che consenta oggi di varare finalmente le linee guida per la ripartenza. O al massimo di rimandarle di 48 ore, perché attendere ancora una settimana — come pure i governatori avevano proposto — sarebbe l’ennesimo rinvio fatto ai danni dei veri invisibili di questa crisi: i bambini e i ragazzi che ancora non sono in grado di immaginare come sarà, a settembre, il ritorno in classe dopo sei mesi di blackout. L’invito a dare una mano alla ministra nel suo giorno più difficile è arrivato dallo stesso presidente del Consiglio Conte. Allarmato dal clima creato intorno alla scuola, dagli attacchi scomposti dell’opposizione («Azzolina non è in grado neanche di pulirle, le scuole», dice Matteo Salvini) e da quelli sempre più duri dei sindacati.

Al ministero dell’Istruzione raccontano che certo, è stato un errore fare uscire le bozze delle linee guida senza parlare delle risorse aggiuntive che probabilmente arriveranno. Che devono arrivare. In una riunione tra il premier e i capi delegazione della maggioranza, lunedì, si è parlato di una cifra che va dai 500 milioni al miliardo di euro. Da aggiungere al miliardo e mezzo previsto nel decreto Rilancio. A inizio luglio si farà un primo monitoraggio dei tavoli regionali. A fine luglio un secondo. Così, quando ci sarà da votare il nuovo scostamento di Bilancio cui il governo sta lavorando, un intero capitolo sarà dedicato alla scuola. A chiederlo al premier sono stati, paradossalmente, il Pd e Leu. «La scuola è troppo importante — dice Speranza — adesso deve essere la priorità di tutti noi». Per questo, alla riunione con le Regioni, il ministro della Salute ha difeso le linee guida che prevedono la mascherina per gli studenti in classe. «C’è una legge vigente che la prevede in tutti gli spazi chiusi dove non è possibile rispettare il distanziamento », ha ricordato. L’unica mediazione accettata è fare un’ulteriore valutazione su questo ad agosto.

Quanto alla decisione di affidare molte scelte all’autonomia degli istituti scolastici, Azzolina non retrocede. È l’indicazione che le ha dato la task force ministeriale guidata da Patrizio Bianchi (le linee guida recepiscono quei consigli e quelli delle Regioni). È una cosa in cui crede, come ha ripetuto nella call con i dirigenti: «C’è il liceo di Roma in un palazzo dell’’800 e c’è l’Its di Bergamo che ho visitato pochi giorni fa e che ha spazio a sufficienza. Poi ci sono le scuole negli appartamenti, nei territori disagiati. Ipotizzare una soluzione uguale per tutti, centralizzata, sarebbe fantascienza. Chi lo pensa non conosce la scuola italiana. L’autonomia non è una scorciatoia, è l’unica strada possibile». In più, ricorda che in quel piano è scritto chiaro: «Se serviranno nuovi docenti, è previsto il potenziamento dell’organico ». Anche a questo serviranno le risorse aggiuntive. «Abbiamo pensato a più soluzioni da dare ai dirigenti e a un lavoro di supporto per accompagnarli », promette, davanti alle proteste di chi teme di avere invece, come sempre, solo più problemi e più responsabilità. Con i collaboratori però si sfoga: perché alle linee guida hanno lavorato anche i due sottosegretari, che le hanno approvate. E alla riunione con le forze di maggioranza tutti hanno detto “viva l’autonomia”. Per poi lasciare che gli attacchi ricadessero tutti su di lei. Soffiando sul fuoco di un mondo, quello della scuola, giustamente impaurito da un’impresa che a due mesi dal via appare titanica.

Le Regioni: “Più docenti e chiarezza sulle responsabilità”

da la Repubblica

di Michele Bocci

Nessuna previsione di un rinforzo degli organici, eccessiva responsabilità in capo ai dirigenti scolastici, mancata chiarezza sugli accordi con il volontariato e zero parole sui più piccoli. Le linee guida sulla riapertura delle scuole a settembre della ministra Azzolina hanno troppe criticità e vanno riviste. Lo sostengono gli assessori all’istruzione delle regioni, che ieri mattina si sono riuniti per elencare i tanti problemi del documento. In serata poi hanno incontrato la stessa ministra, oltre ai suoi colleghi Boccia, Affari regionali, e Speranza, Sanità. Nella notte è andato avanti il lavoro con i tecnici dell’Istruzione per cambiare i punti più critici del documento, che si spera di portare oggi modificato alla Stato-Regioni. Non si escludono però slittamenti dei tempi.

La prima contestazione degli assessori riguarda gli organici. Nelle linee guida non sono previste chiaramente risorse da investire sul personale. Visto che si ipotizza ad esempio di far svolgere più attività contemporaneamente alle singole classi, sarà necessario aumentare il numero dei docenti. In generale se si lavora su più turni, con controlli e scaglionamenti degli ingressi, è necessario che gli addetti della scuola siano di più. Poi ci sono i dirigenti scolastici, sui quali il documento della ministra concentra troppe responsabilità. Ad esempio sembra in capo a loro la chiusura dei cosiddetti patti educativi di comunità, nei quali si fanno accordi con il volontariato perché metta a disposizione strutture e anche personale. Ma il tema è troppo delicato per essere lasciato in mano ai presidi. In generale non si capisce come verranno dati ruoli negli organici all’associazionismo senza violare le leggi sul lavoro. Inoltre si chiede che vengano date indicazioni per i bambini da 0 a 3 anni, ignorati nel testo, Non è stata poi apprezzata l’ipotesi di usare anche la didattica a distanza alle superiori. Per gli assessori la “dad” va prevista solo in caso di nuovi lockdown. Riguardo alle mascherine, si avanza di nuovo la richiesta di non farle usare agli alunni quando sono al banco. Su questo il Cts rivaluterà la situazione più avanti, ad agosto. E i tecnici stanno anche discutendo della proposta, arrivata dal Miur, di fare i test sierologici ai docenti e pure a un campione degli alunni.

Interdisciplinarietà: cos’è, metodologia e pratica

da Orizzontescuola

di Antonio Fundaro

L’educazione civica ha riproposto, sul tavolo pedagogico e metodologico, il tema dell’interdisciplinarità considerata e analizzata nei suoi aspetti più propriamente didattici. Ciò nonostante crediamo sia il caso di porre all’attenzione dei docenti alcune considerazioni di carattere generale sulla tesi dell’unità del sapere sia sotto quello che consideriamo l’aspetto oggettivo che sotto quello, non di minore importanza, che è denominiamo aspetto soggettivo.

L’interdisciplinarietà come realtà totale

Sotto l’aspetto oggettivo non esistono dubbi sul fatto che l’interdisciplinarietà non è altro che una realtà totale alla quale si può fare riferimento come oggetto possibile di tutti i vari punti di vista parziali o settoriali dell’educazione disciplinare e delle educazioni. D’altronde esiste una unità soggettiva del sapere, essendo tutte le varie scienze niente altro che il prodotto di una unica attività dell’intelletto umano. La scienza è una creazione dell’intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e di concetti. Le teorie fisiche tentano di costruire una rappresentazione della realtà e di determinare i legami con il vasto mondo delle impressioni sensibili. È evidente, però, che la realtà creata dalla scienza attuale è molto diversa dalla realtà disegnata dalla scienza del passato. Sono pertanto notevolmente aumentati i punti di vista disciplinari che hanno studiato i molteplici aspetti della realtà in maniera sempre più analitica. Nella ricerca scientifica, tuttavia, accanto alla sempre più accentuata diffusione dei settori specialistici, è emersa contemporaneamente l’esigenza di comunicare e di integrare i diversi campi del sapere al fine di avere una visione unitaria e comprensiva dei problemi analizzati dai molteplici punti di vista specialistici.

Il gruppo interdisciplinare

Un gruppo interdisciplinare è composto da persone che hanno competenze culturali diverse e che si uniscono per risolvere problemi complessi. Ma solo se si è pienamente consapevoli che nessuna scienza può considerarsi l’unico punto di vista della realtà, perché nessuna scienza riesce a ricomporre la realtà in termini di conoscenza totale, si può essere disponibili ad un discorso di natura interdisciplinare. L’interdisciplinarità, dunque, presuppone la disciplinarietà e si fonda proprio sul sicuro possesso delle discipline e della loro specifica struttura. Analogamente, nella scuola, il problema dell’interdisciplinarità nasce dalla esigenza di superare la tradizionale separazione tra le discipline, che non comunicando tra di loro ed ignorandosi a volte reciprocamente, contribuiscono a frantumare quel mondo e quella realtà che la mente in sviluppo intende conoscere, comprendere, interpretare nella sua interezza.

L’interdisciplinarietà

Sul piano dell’apprendimento, cioè, l’interdisciplinarità si pone come esigenza di ricomporre in senso comprensivo ed intersettoriale i contenuti di apprendimento e di esperienza dell’alunno. L’apprendimento, poi, che viene favorito dalle motivazioni, non avviene per semplice giustapposizione di elementi nuovi ad elementi vecchi, ma per ristrutturazione degli stessi.

La definizione di interdisciplinarietà

Cerchiamo ora di vedere più da vicino che cosa si intende per interdisciplinarità e soprattutto quali strategie sono possibili per praticare un insegnamento di tipo interdisciplinare in rapporto ai diversi momenti e contenuti culturali dell’attività scolastica. Etimologicamente, interdisciplinarità sta a significare, in senso lato, relazione tra più discipline.

La disciplina

Nel linguaggio scolastico corrente il termine disciplina viene spesso utilizzato come sinonimo di materia che si riferisce invece soprattutto ai contenuti disciplinari, al prodotto finale e alle conclusioni a cui arrivano i processi di indagine che sono alla base della ricerca scientifica.

La multidisciplinarietà

Con il termine multidisciplinarità si intende la presenza simultanea di più discipline, di cui però non vengono esplicitate le reciproche relazioni.

La pluridisciplinarietà

Per pluridisciplinarità si suole intendere la giustapposizione di discipline diverse, poste generalmente le une accanto alle altre in modo da evidenziare le relazioni esistenti tra di esse. A questo livello si perseguono obiettivi multipli e tra le discipline si ha cooperazione ma non coordinazione. Lo studio di un argomento dal punto di vista delle diverse discipline è un esempio di pluridisciplinarità,

L’interazione tra discipline

Per interdisciplinarità si suole intendere l’interazione esistente tra due o più discipline.

Tale reciprocità può constare in una semplice comunicazione di idee, nel riconoscimento di relazioni tra strutture disciplinari, nella vicendevole integrazione dei concetti fondamentali, nella programmazione comune della ricerca e dei metodi didattici. Nelle attività di tipo interdisciplinare che si svolgono nella scuola si statuisce una vera e propria coordinazione e collaborazione tra gli insegnanti che lavorano in compresenza intorno ad un progetto comune. Così intesa, l’interdisciplinarità vera e propria, in campo scolastico, si identifica in un metodo di lavoro collegiale, sia da parte degli allievi che degli insegnanti, che può esplicarsi in ricerche di notevole impegno per il raggiungimento di un medesimo obiettivo.

Metodologie didattiche

Ci si serve, in questo viaggio, di metodologie didattiche che propongono nuclei tematici di sviluppo verso cui convergono le diverse discipline e che forniscono il punto di riferimento unificante della ricerca didattica. Metodologie didattiche che trovano riscontro nelle teorie strutturalistiche che tendono a ritrovare strutture analoghe in settori disciplinari diversi. In questi casi, l’interdisciplinarità viene intesa come ricerca delle strutture logiche delle varie perfezionamenti del sapere, che possono corrispondere o non con le discipline.

Sul piano della prassi

Sul piano pratico, si può iniziare con il ricercare argomenti comuni a più discipline, partendo da problemi di cognizione legati agli interessi, ai bisogni e alle esperienze degli alunni ovvero stimolati dagli stessi insegnanti. Scrive Anna Marra Barone in “interdisciplinarita’. Convergenza dei saperi sull’uomo e per l’uomo” che “sul piano operativo, ai fini della progettazione di una ipotesi di lavoro interdisciplinare, si possono prevedere, in linea generale, i seguenti momenti:

  • Esplicitazione, a livello di consiglio di classe, di obiettivi di apprendimento comuni a tutte le discipline (obiettivi trasversali), in relazione alla situazione socio-culturale della classe.
  • Formulazione, da parte di ciascun docente, degli obiettivi specifici disciplinari in funzione degli obiettivi comuni già individuati e scelta condivisa dei mezzi, dei criteri e degli strumenti di valutazione.
  • Individuazione dei collegamenti interdisciplinari e selezione delle possibili attività curricolari ed extracurricolari.
  • Formulazione di ipotesi operative e individuazione delle compresenze.
  • Previsione di incontri interdisciplinari di verifica e valutazione con calendarizzazione degli incontri operativi collegiali necessari alla progettazione-attuazione-valutazione del progetto interdisciplinare.

Nel caso in cui siano previsti, in un progetto interdisciplinare, interventi di esperti esterni, il Consiglio di classe, nella sua collegialità, per quanto riguarda i percorsi programmati:

  • condivide il percorso del modulo progettato dall’esperto;
  • individua i criteri da adottare per valutare i singoli alunni;
  • valuta l’esperienza fatta da ogni singolo alunno e la ricaduta del percorso sul curricolo dello stesso;
  • indica le modalità con le quali i docenti intendono continuare l’esperienza complessiva vissuta dal ragazzo per trasformarla in abilità e competenze durature;
  • programma l’apprendimento/approfondimento di argomenti correlati al modulo e alle attività realizzate.

Per approfondimenti

Bibliografia

Benedetti F. (a cura di), Analisi dei fabbisogni formativi dei lavoratori interinali, AIAF, Roma 2004. Benedetti F. (a cura di), Guida alla didattica modulare nell’EdA, AIAF, Roma 2005. Di Francesco G. (a cura di), Unità capitalizzabili e crediti formativi. Metodologie e strumenti di lavoro e I repertori sperimentali, ISFOL, Franco Angeli, Milano 1998.

Domenici G., Manuale dell’orientamento e della didattica modulare, Laterza, Bari, 1998. 5.

Sitografia

Apprendimento trasversale

http://www.comprensivomarrubiu.it/d/materiali/psp_ua/ua/UA_trasversali.pdf

http://www.pavonerisorse.it/meta/meta3.htm

Competenze trasversali

http://www.orientamentoirreer.it/materiali/AbilitaTrasversaliISFOL.htm http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:1_9qPAvVNUUJ:www.orientamentoirreer.it/materiali/AbilitaTrasversaliISFOL.htm+isfol+pubblicazione+1998+competenze&cd=4&hl=it&ct=clnk&gl=it&lr=lang_it

http://www.abruzzo.istruzione.it/indicazioni_curricolo/AllegatoC.pdf

Didattica modulare

http://www.dti.unimi.it/~oscotti/Pacioli/files/formazione/LADIDATTICAMODULARE.pdf

host.uniroma3.it/docenti/domenici/doc/modularità.ppt

Interdisciplinarietà

http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:fKHhwM8F4TMJ:www.rivistadidattica.com/fondamenti/fondamenti2.htm+interdisciplinariet%C3%A0+nella+scuola&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=it

Unità del sapere

http://www.univforum.org/pdf/educare_insegnare_sapere.pdf http://www.disf.org/Voci/118.asp

A settembre più docenti ed ATA, il Ministro ha chiesto un miliardo. Su mascherine si valuterà

da Orizzontescuola

di redazione

L’ultima notizia su lavoro svolto quest’oggi relativamente alle linee guida per il rientro a settembre è stata data pochi minuti fa da Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni. Sul rinvio a domani dell’approvazione, conferma quanto da noi anticipato: si sta ancora lavorando sul testo.

“Siamo ad un passo dalla condivisione delle linee guida per la riapertura delle scuole, – ha detto – un testo che già oggi grazie al contributo propositivo delle Regioni e alla collaborazione istituzionale con il ministero risulta nettamente migliorato rispetto alle prime bozze”.

Sul rinvio di 24 ore prontamente riportato dalla nostra redazione, Bonaccini conferma che ha lo scopo di consentire “un approfondimento dell’ultimo testo”

“Già oggi però – ha spiegato Bonaccini all’ ANSA- abbiamo posto tre questioni politiche pregiudiziali. Prima di tutto la necessità ulteriori risorse, rispetto a quelle a cui si fa riferimento nel documento. Al riguardo, infatti, al di là dei fondi per l’edilizia scolastica, comunque insufficienti, occorrono risorse aggiuntive finalizzate alla riapertura delle scuole. Bisogna prevedere ulteriori risorse di organico docente e Ata. Serve uno stanziamento per garantire il recupero dei tagli operati sui posti comuni dei docenti sull’organico 20-21, nonché un aumento temporaneo dei contingenti. Infine – ha concluso Bonaccini – abbiamo lanciato un allarme sulla questione trasporti che va affrontata con urgenza, anche in un tavolo separato, guardando sia al lato economico che a quello organizzativo”.

Ministro ha chiesto un miliardo per rafforzamento organico e spazi aggiuntivi in vista settembre

Un miliardo in più per la scuola, da destinare alla creazione di spazi aggiuntivi e al potenziamento dell’organico in vista della ripresa a settembre. E’ questa, secondo quanto riporta l’ANSA, la richiesta avanzata dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina nel corso del Cdm di
questo pomeriggio. Richiesta che, spiegano le stesse fonti, sarebbe stata sostenuta dalla maggioranza dei ministri presenti

Cruscotto informativo sui metri quadri insufficienti

Tra le novità introdotte nella nuova bozza, come riporta l’ADNKRONOS, un “cruscotto informativo che sarà reso disponibile alla consultazione” in grado anche di segnalare, rispetto all’edilizia scolastica, le criticità ossia “i casi in cui gli spazi delle aule didattiche espresse in metri quadrati non siano sufficienti ad accogliere tutti gli studenti iscritti”.

Cabina di regia

Una cabina di regia Covid-19 con regioni ed enti locali per consentire un “coordinamento nazionale delle azioni su tutto il territorio” e un “monitoraggio” per valutare ogni possibile intervento, su specifiche situazioni, prevedendo, ove strettamente necessario” ulteriori “incrementi di organico, aggiuntivi, di personale scolastico per le istituzioni scolastiche statali”.

Misure protettive

Nel documento, per quanto riguarda le misure contenitive e organizzative e di prevenzione e protezione da attuare nelle singole istituzioni scolastiche per la ripartenza, si fa “esclusivo rinvio al documento tecnico del Cts del 28 maggio 2020 e e ai successivi aggiornamenti”. Per quanto riguarda il distanziamento fisico si ricorda l’indicazione del Cts secondo cui “il distanziamento fisico (inteso come 1 metro fra le rime buccali degli alunni), rimane un punto di primaria importanza nelle azioni di prevenzione … “.

Mascherine

Resta comunque la possibilità da parte del Cts “di valutare a ridosso della ripresa scolastica la necessità dell’obbligo di mascherina per gli studenti (soprattutto della scuola primaria), per tutta la durata della permanenza a scuola e nei diversi ordini e gradi, una volta che possa essere garantito l’assoluto rispetto del distanziamento fisico sopra menzionato sulla base dell’andamento dell’epidemia anche in riferimento ai diversi contesti territoriali”. Nella nuova bozza resta, come previsto nel precedente documento, la possibilità di prevedere turni differenziati e lezioni anche di sabato.

Didattica

Anche in questa nuova versione proposta a Regioni ed enti locali, resta “ferma l’opportunità per le istituzioni scolastiche di avvalersi delle ulteriori forme di flessibilità derivanti dallo strumento dell’autonomia, sulla base degli spazi a disposizione e delle esigenze delle famiglie e del territorio”. Ad esempio, “una riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento”, l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso, “una frequenza scolastica in turni differenziati” e “per le scuole secondarie di II grado oltre alla didattica in presenza, “in via complementare, didattica digitale integrata” dove le condizioni la rendano opzione preferibile o le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli studenti lo consentano. Contemplata, ancora, la possibilità di estendere “il tempo scuola settimanale alla giornata del sabato” ove non già previsto.

Riapertura scuole, Conte: dateci ancora un po’ di tempo, stiamo lavorando. Ma settembre è dietro l’angolo

da La Tecnica della Scuola

“La scuola è un pilastro del nostro sistema sociale, sono i nostri bambini, il nostro futuro. È normale che ci sia molta attenzione, molta preoccupazione”, ma dateci ancora un po’ di tempo per definire le ultime cose. A dirlo è stato il premier Giuseppe Conte ai microfoni di Alanews che lo ha intercettato a via della Vite, a due passi da palazzo Chigi mentre si intratteneva con alcuni cittadini.

Azzolina ha incontrato sindacati ed enti locali

“La ministra (dell’Istruzione Lucia Azzolina, ndr) ha incontrato i sindacati e gli enti locali. Stiamo lavorando tutti i giorni per consentire di ritornare in sicurezza a scuola a settembre”, ha assicurato il premier.

Il presidente del Consiglio ha ricordato che per adattare i nuovi locali scolastici o restaurare i vecchi vi sono dei fondi appositi, stanziati da tempo ma mai spesi.

“Dateci ancora un po’ di tempo. Sull’edilizia scolastica ci sono soldi mai usati, dovremo fare un miracolo. Una nostra norma ha conferito a sindaci e presidenti di province il ruolo di commissari straordinari (come a Genova dopo il crollo del ponte Morandi, ndr) per poter procedere a tutto con due tranche di 300 milioni più 300. Stiamo facendo di tutto”, ha concluso Conte.

Ma il tempo stringe

Il problema è che rimangono solo due mesi, luglio e agosto, per mettere a disposizione delle scuole le aule aggiuntive, più i docenti e Ata, di cui necessitano per riprendere le lezioni in sicurezza: in entrambi i casi – sia per la cosiddetta edilizia “leggera”, sia per gli organici maggiorati – sono previsti incrementi anche dalle Linee Guida ormai ad un passo dall’approvazione finale, dopo le rimostranze delle Regioni.

I rischi

Di tempo, quindi, ne è rimasto davvero poco. E attendere ancora, come chiede il presidente del Consiglio, potrebbe vanificare tutti gli sforzi: urge realizzare i monitoraggi scuola per scuola, attuare quindi le modifiche necessarie, predisposte con gli enti locali, e produrre infine i conseguenti piani di ridefinizione delle lezioni e di riorganizzazione di ogni istituto, come previsto dalle Linee Guida in via d’approvazione.

Partire troppo tardi, ad esempio con le modifiche strutturali, potrebbe costringere molte scuole ad iniziare le lezioni a tempo pieno solo in autunno inoltrato.