RIPRESA DELLA SCUOLA – LE CONDIZIONI DI SICUREZZA NON POSSONO ESSERE AFFIDATE AL CASO

Per lo Snals-Confsal la scuola deve riprendere le attività didattiche regolarmente, con gli spazi necessari e gli arredi che consentano la sicurezza del personale e degli alunni.

RIPRESA DELLA SCUOLA – PER LO SNALS-CONFSAL LE CONDIZIONI DI SICUREZZA NON POSSONO ESSERE AFFIDATE AL CASO

L’evoluzione della situazione epidemiologica, ma soprattutto l’incertezza sulla  tempestiva disponibilità di banchi monoposto, spazi e strutture mobili, costringe il Comitato tecnico scientifico a rielaborare le misure di prevenzione per la ripresa delle attività didattiche .

Dall’ultimo verbale del CTS  inoltrato alle scuole con una nota del MI veniamo a sapere che le mascherine ora possono compensare l’insufficiente distanziamento. Sempre dalle nuove indicazioni del CTS ora viene caldamente raccomandato l’uso dell’app IMMUNI.

Tali nuove raccomandazioni del CTS ci sembrano più che l’espressione di una evoluzione della letteratura scientifica e delle correlate evidenze un modo per sostenere la linea della ripresa della scuola a qualsiasi condizione.

Per lo Snals-Confsal la scuola deve riprendere le attività didattiche regolarmente, con gli spazi necessari e gli arredi che consentano la sicurezza del personale e degli alunni. Pertanto, nessuna riduzione delle misure di prevenzione già definite e adottate con il protocollo di sicurezza che abbiamo sottoscritto. Qualsiasi loro modifica che implichi una diversa attuazione delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere discussa e condivisa con le parti sociali.

Tra l’altro le scuole in questi giorni di ferragosto sono letteralmente travolte da rilevazioni continue su spazi e strutture e i dirigenti ed il personale amministrativo, anche per compiti di gestione della valutazione delle domande per le GPS, non riusciranno nemmeno a fruire delle ferie.

I docenti di ruolo e non di ruolo devono, invece, confrontarsi per le immissioni in ruolo con nuove procedure informatiche, rese ancor più difficoltose dalle coincidenti revisioni dei sistemi di posta istituzionale. Senza parlare della situazione dei diplomati magistrali che saranno immessi in ruolo, per i quali chiediamo che sia revocata ogni ipotesi di cancellazione dalle graduatorie di merito e dalle GPS in caso di esito negativo del contenzioso.

Crediamo che occorra una riprogrammazione accurata di tutte le scadenze istituzionali. La sicurezza delle scuole passa pure attraverso una diversa gestione del personale,  attenta alle esigenze, ai bisogni e alla garanzia delle tutele dei lavoratori.

Il Segretario Generale

(Elvira Serafini)

Rientro a scuola a settembre, tempo quasi scaduto!

GILDA: Rientro a scuola a settembre, tempo quasi scaduto!

La Gilda degli Insegnanti dalla primavera, a scuole chiuse,  ha chiesto con insistenza di individuare spazi e personale sufficienti per ridurre il numero degli alunni per classe e garantire così il distanziamento che ad oggi è l’unica misura davvero utile contro la diffusione del COVID-19.

Da settimane chiediamo inutilmente che il Ministero renda nota quale sia la reale situazione delle scuole e quali le necessità per ripartire in sicurezza.

“Le informazioni che in questi giorni raccogliamo dalle scuole di tutta Italia ci confermano quanto temevamo”afferma Rino Di Meglio “cioè, che le attività che servono a garantire il rientro a scuola in presenza e in sicurezza degli studenti e dei docenti a settembre sono in gravissimo ritardo”.

A pochi giorni dalla ripresa delle lezioni al ministero si continua a discutere di banchi con le rotelle e di mascherine per cercare mettere una toppa alla drammatica assenza di aule e di insegnanti, che in tutti questi mesi di propaganda l’Amministrazione non è riuscita ad individuare e reperire.

I banchi con le rotelle, non servono se le aule vengono dimensionate per contenere un numero di alunni che consente il distanziamento. “Anzi – continua il Coordinatore della Gilda degli Insegnanti – conoscendo quanto avviene nelle aule scolastiche rischiano di diventare un pericolo per la sicurezza degli alunni”.

Dai dati disponibili, visto che del “cruscotto della ministra” ancora non vi è traccia, oltre il 50% delle aule non ha lo spazio sufficiente a garantire il distanziamento richiesto dal CTS. L’assunzione degli insegnanti si fermerà a poco più di 25.000 docenti rispetto ai quasi 100.000 promessi dalla ministra.

“Il numero dei supplenti necessario a settembre che sfiora i 200.000 e la soluzione tampone delle mascherine per tutti” – dichiara Di Meglio- “sono la più evidente dimostrazione del fallimento della politica di questo ministero”.

La Federazione GILDA-UNAMS ha sospeso la propria partecipazione agli incontri con il Ministero, per evidenziare l’impossibilità di continuare un dialogo improduttivo per la totale sordità dell’interlocutore ad ogni richiesta di corrette relazioni sindacali.

La ministra in questi mesi ha cercato la condivisione e l’accordo del sindacato senza mai contrattare veramente solamente per poter spendere con l’opinione pubblica la carta del consenso delle forze sociali a livello di propaganda politica.

Il tempo è quasi scaduto! Se l’Amministrazione vuole far ripartire la scuola deve smettere di fare riunioni inutili, fornire trasparenza sulla situazione e dedicare i giorni che mancano all’inizio delle lezioni a reperire gli spazi e i docenti necessari a  diminuire il numero degli alunni per classe per garantire il distanziamento previsto dal CTS.

Poteri ai sindaci per requisire aule scolastiche

Poteri ai sindaci per requisire aule scolastiche

Franco Buccino

da La Repubblica ed. Napoli, 20 agosto 2020

“Scuola: la riapertura non è scontata”. “Se i contagi salgono c’è un problema serio”. Sono gli allarmi di queste ore. E, in ogni caso, soprattutto nell’ipotesi di classi divise in due, mancano migliaia e migliaia di banchi, aule, spazi. E con gli spazi mancano docenti e collaboratori scolastici.Ci si dimentica di dire che questa situazione ci ricorda vagamente quella di ogni avvio di anno scolastico. Sono operazioni che già in tempi normali l’Amministrazione realizza tra dicembre e gennaio. Ma in molte scuole doppi turni, rotazioni, orari ridotti, uscite anticipate anche senza preavviso, attività alternative spesso con scarsa valenza didattica, vanno avanti per periodi ancora più lunghi.Mi sembra un tantinello ipocrita addossare al coronavirus ogni responsabilità. Perfino da parte dei miei colleghi presidi (che, detto per inciso, aderiscono a vari sindacati e associazioni, e non a una sola). Stanno in buona compagnia, con il ministro Azzolina, i dirigenti del Ministero e i vari comitati. Perché? Perché si è detto fin dall’inizio che con l’autunno sarebbero aumentati i contagi. Già dai mei scorsi, diciamo da maggio, varie cassandre abbiamo chiesto piani e risorse per organizzare il nuovo anno scolastico. A cominciare dall’urgenza di nuovi spazi, mentre al ministero discettavano sulle rime buccali.La disponibilità di qualche miliardo del gruzzolo complessivo racimolato ha illuso molti che si sarebbero risolti tutti i problemi. E invece i soldi non sono tutto. L’ha scoperto Arcuri, che prima di dicembre non avrà tutti i banchi. Ma forse non avrebbe neanche dove riporli, mancando così numerose aule in tutto il paese. L’ha scoperto Azzolina con tutto il ministero, che da settembre assegnerà supplenze annuali a iosa, e speriamo ai precari giusti. E la smettessero con il tormentone della mascherina!Dal 14 settembre non ci sarà nessun imprevisto, ma è tutto largamente previsto: il numero di contagi, mancanza di aule, banchi, bidelli, cattedre vacanti. Per favore non si trovino giustificazioni, né si faccia a scaricabarile: le scuole sui comuni e sugli uffici scolastici, i provveditorati sul ministero, gli enti locali sul governo.Ma chi ripagherà i nostri alunni, i nostri figli e nipoti, per i danni loro arrecati, alcuni irrecuperabili?È per questo motivo, e solo per questo, che alcuni di noi non ci rassegniamo e proviamo ancora, in zona Cesarini, a fare proposte. Sempre dando per scontato di poter contare sulla disponibilità, fino all’incredibile, di tutto il personale della scuola. Le proposte al momento sono solo due. La prima riguarda gli spazi, la seconda il personale. La prima: dare potere ai sindaci di arrivare fino alla requisizione di locali idonei allo svolgimento delle attività scolastiche e di assegnarli alle scuole e ai plessi scolastici. Senza far litigare i presidi tra loro: sta già avvenendo, come se fosse in gioco il prestigio delle scuole. La seconda, relativa al personale: rivolgersi a presidi, docenti, amministrativi e collaboratori scolastici in pensione, anche da più anni. Che diano la propria disponibilità a svolgere, avendone i requisiti, in modo volontario e gratuito, la stessa attività che svolgevano quando erano “in servizio”. In attesa degli aventi diritto, o anche in termini aggiuntivi.Non storcete il naso per queste proposte. Che ricordano requisizione e precettazione: termini da tempo di guerra. Più guerra di quella che ci aspetta?  

Il Rischio Radon alla luce dell’emergenza Covid-19

di Leon Zingales

a) Pericoli del Radon

Il Radon, gas radioattivo naturale, è chimicamente un gas nobile inodore, incolore, insapore e reagisce difficilmente con gli altri composti chimici. Circa 8 volte più pesante dell’aria, si origina in seguito al decadimento radioattivo di elementi come l’uranio e il radio (presenti in quantità variabile in tutta la crosta terrestre).

La sua concentrazione viene solitamente misurata in Becquerel su metro cubo (Bq/mc), ove il Becquerel rappresenta una disintegrazione al secondo.

Si stima che causi il decesso di oltre 50 mila persone in tutto il mondo ogni anno e per i suoi effetti è stato inserito dalla Commissione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni.

Il Radon si sprigiona dal suolo e si può diffondere nell’aria delle abitazioni liberandosi da aperture, fessure o microfratture delle fondamenta. L’edificio intrappola il gas radioattivo, ne limita la dispersione in atmosfera, e per questo motivo la sua concentrazione aumenta. Il Radon è pericoloso per inalazione: tanto maggiore è la sua concentrazione nell’aria tanto più alta è la possibilità di sviluppare un tumore in seguito all’esposizione delle cellule dell’apparato respiratorio alle radiazioni sprigionate nel corso del decadimento radioattivo. Il Radon, ma anche le sostanze che possono provenire dal suo decadimento, possono emettere nel tempo particelle che, se inalate, si depositano nei polmoni, provocando un irraggiamento energetico che danneggia le cellule epiteliali. Al verificarsi di questa situazione aumenta il rischio di contrarre un tumore polmonare.

Questo gas si può liberare anche da alcuni materiali da costruzione (come per esempio il tufo, pozzolana, ecc.) o dall’acqua sorgiva o prelevata dal sottosuolo. Il Radon si può infatti trovare anche nell’acqua potabile, con una concentrazione molto variabile; anche se in misura minore rispetto alla concentrazione di Radon presente nell’atmosfera, questo gas radioattivo presente nell’acqua potabile può rappresentare comunque una fonte di esposizione dello stomaco alle radiazioni ionizzate. Quando si è accertata la presenza di Radon si può diminuirne la concentrazione, e quindi di conseguenza la pericolosità, attraverso una serie di possibili interventi, alcuni dei quali a costo molto basso, quali ad esempio: pressurizzazione del terreno, aspirazione dell’aria interna, aereazione dell’ambiente, ventilazione del vespaio, pressurizzazione dell’intero edificio, sigillatura di crepe e fessure presenti in muri o in pavimenti, impermeabilizzazione del pavimento, isolamento delle porte comunicanti con scantinati.

b) Misurazione della concentrazione del Radon: ruolo del Dirigente scolastico

Ai sensi dell’art. 10-quinquies, comma 5 del del D.lgs. 230/95, i dirigenti scolastici si devono prodigare a far misurare la concentrazione di Radon in aria negli ambienti lavorativi considerati a rischio, avendo come riferimento il valore di 500 Bq/m3. Tale livello è detto “livello di azione” ed è inteso come concentrazione media annua. Qualora si osservi il superamento del livello di azione (500 Bq/m3), occorre stabilire misure di prevenzione (azione di bonifica degli ambienti) e/o misure di protezione dei lavoratori (qualora il risanamento non sia possibile oppure si sia dimostrato poco efficace). Se la concentrazione è superiore a 500 Bq/m3 gli obblighi del dirigente scolastico sono tassativi, in quanto non sono applicabili le deroghe previste dalla norma stessa.

Si tenga conto che il valoredel Radon indoor nelle abitazioni previsto nella Direttiva Europea, approvata il 5 dicembre 2013 ma non ancora recepita dall’ordinamento nazionale, prevede che gli Stati Membri dell’Unione Europea adottino un livello di riferimento di concentrazione di Radon non superiore a 300 Bq/m3. Di conseguenza si reputa estremamente probabile che il valore massimo accettabile presto subirà una repentina diminuzione. Talune regioni, quali Puglia e Campania, hanno già promulgato leggi regionali concernenti la riduzione dalle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas ‘Radon’, recependo come limite massimo proprio 300 Bq/m3.

Paradossalmente, in atto, non esiste dunque un limite massimo uniforme a livello nazionale.

APPROFONDIMENTO: Obbligo di un Esperto Qualificato Tenendo conto che la normativa in materia di governo del territorio, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, è oggetto di legislazione concorrente (spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato), in attesa del recepimento della Direttiva Europea del 5 Dicembre 2013, talune regioni, oltre ad abbassare il limite massimo da 500  Bq/m3 a 300  Bq/m3, non hanno previsto l’obbligo di presenza di Esperto Qualificato. A titolo esemplificativo, la Legge 30 del 03/11/2016 della Regione Puglia “Norme in materia di riduzione dalle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas ‘Radon’ in ambiente confinato”, nell’art. 4, terzo comma non richiede, a differenza di quanto prevede il terzo comma dell’art. 10 quinquies del D.lgs. 230/95, la collaborazione dell’esperto qualificato per individuare le azioni di rimedio idonee a ridurre la concentrazione di Radon in aria al di sotto dei limiti previsti. Inoltre non viene specificato che il monitoraggio debba essere effettuato necessariamente da un Esperto Qualificato; pertanto sarebbe possibile incaricare anche un altro tecnico ovvero fare direttamente la misurazione con dosimetri passivi.   Eguali considerazioni valgono per la Campania, ove vale la Legge regionale n.13 del 08/07/2019 “Norme in materia di riduzione dalle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas Radon in ambiente connato chiuso. Malgrado la non obbligatorietà in talune regioni, si reputa sempre consigliabile avvalersi di un Esperto Qualificato non solo per l’individuazione delle misure idonee alla riduzione del rischio, ma anche per la misurazione da effettuare. Infatti, il campionamento effettuato da personale non qualificato, potrebbe riportare misurazioni non corrette qualora non venissero eseguite le corrette procedure (scelta dei dosimetri, loro posizionamento, numero di dosimetri, ecc.).

La misurazione della concentrazione del Radon può essere eseguita attraverso diversi rivelatori associati a diverse tecniche: rivelatori a tracce, a carbone attivo, ad integrazione elettronica o mediante l’utilizzo del monitor continuo. I rivelatori di Radon possono misurare la concentrazione media del Radon nel periodo indagato (rivelatori a tracce nucleari o ad elettrete con durata del campionamento da un mese ad un anno), altri invece consentono di monitorare l’andamento temporale della concentrazione del gas, sovente considerando tempi più limitati.

APPROFONDIMENTO: Contenuti della relazione tecnica associata alla misurazione del Radon Ai sensi delle “Linee guida per le misure di concentrazione di Radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei” della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano del 6 Febbraio 2003, il risultato delle misure sarà contenuto in una relazione tecnica o resoconto di prova rilasciato al Dirigente scolastico. Nella relazione tecnica o resoconto dovrebbero essere riportate almeno le seguenti informazioni: • intestazione dell’organismo che rilascia il documento • identificazione del documento (per esempio un numero o codice progressivo) • i dati anagrafici del committente • la tecnica di misura utilizzata • periodi di esposizione dei rivelatori (sotto la responsabilità del committente) e relativi risultati in termini di concentrazione • il risultato della concentrazione di Radon media annua associato al luogo della misura, chiaramente individuato (se in un luogo di lavoro vengono effettuate misure in più locali/ambienti o più misure in uno stesso ambiente, è necessario che nella scheda informativa compilata dal committente sia identificato ciascun punto di misura e che lo stesso identificativo sia riportato nella relazione) • l’incertezza associata a tutti i risultati delle misure • la firma della persona che ha effettuato le misure e di chi autorizza il rilascio del risultato • eventuali note relative ai risultati

c) Locali a rischio: obblighi del Dirigente scolastico

Le azioni che il Dirigente scolastico deve mettere in atto, dopo la misurazione, dipendono dal valore di Radon rilevato e sono obblighi previsti dal D.Lgs. 241/2000 che identifica le situazioni lavorative nelle quali si può verificare il rischio da Radon. Ai fini del rischio da Radon si prendono in considerazione:

• le attività lavorative svolte in luoghi di lavoro in sotterraneo (attività a);

• le attività svolte in luoghi di lavoro in superficie, posti in zone ben identificate – aree a rischio Radon (attività b).

Si rammenta che, ai sensi delle “Linee guida per le misure di concentrazione di Radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei” (documento tecnico approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano del 6 Febbraio 2003), per “luogo di lavoro sotterraneo” si intende un locale ad uso lavorativo con almeno tre pareti interamente sotto il piano di campagna.

Si tenga conto che l’emergenza Covid-19, con la conseguente ricerca di locali alternativi per svolgere le lezioni, rende oggettivamente più probabile l’utilizzo di locali sotterranei, determinando la necessità di valutazione del rischio Radon, alla stessa stregua di altre tipologie di rischio.

In Puglia (Legge Regionale 30 del 3/11/2016) ed in Campania (Legge regionale n.13 del 08/07/2019), è prescritta invece la misurazione di Radon in tutti i locali dell’immobile interessato per gli edifici strategici di cui al D.M. 14.01.2008 e destinati all’istruzione, compresi gli asili nido e le scuole d’infanzia.

Tutto deve essere commisurato al L.A, ossia il “i”, inteso come concentrazione media annua massima, corrispondente a 500 Bq/m3 (tranne Campania e Puglia, ove assume il valore di 300 Bq/m3). Si reputa utile schematizzare le azioni da effettuare attraverso la seguente tabella.

RischioObblighi del Dirigente scolastico ( D.Lgs. 241/2000)
Trascurabile ≤ 0.5 L.A.  Nessun obbligo. Si consiglia comunque aereazione dell’ambiente.
Basso Valore misurato tra 0.5 L.A. e 0.8 L.A.    Nessun obbligo. Si consiglia comunque aereazione dell’ambiente, isolamento delle porte comunicanti con scantinati.
Medio Valore misurato tra 0.8 L.A. e 1 L.A.Obbligo di ripetere la misura entro un anno. Consigliati fortemente aereazione dell’ambiente, ventilazione di eventuali vespai, sigillatura di crepe e fessure presenti in muri o in pavimenti, isolamento delle porte comunicanti con scantinati.
Alto Valore misurato ≥ 1 L.A.Obblighi – entro un mese dalla data della relazione tecnica inerente la misurazione dei locali, deve inviare una comunicazione a ARPA o SSN competente per territorio (presso i Dipartimenti della Prevenzione) e Direzione Provinciale del Lavoro; –Entro tre anni deve far bonificare i locali avvalendosi di un Esperto Qualificato e, in seguito, deve far eseguire nuove misure per verificarne l’efficacia; – se, dopo le azioni di rimedio, le nuove misurazioni fornissero concentrazioni di Radon ancora superiori al livello di azione, è tenuto ad adottare le misure di protezione dei lavoratori. Consiglio –Invio immediata comunicazione all’Ente proprietario per concordare bonifica e contestuale ricerca di locali alternativi.
Indicatore utilizzatoLivello d’Azione ai sensi del D.lgs. 230/95 e del D.Lgs. 241/2000

Le suddette azioni sono previste dagli artt. 10-ter e 10-quinquies del D.lgs. 230/95 come modificato dal D.Lgs. 241/2000. Poiché tali articoli appartengono al Capo III-bis “esposizioni da attività lavorative con particolari sorgenti naturali di radiazioni”, ai sensi dell’Art. 142-bis, l’eventuale mancato assolvimento degli obblighi da parte del Dirigente scolastico è punibile con l’arresto sino a tre mesi o con l’ammenda da lire cinque milioni (Euro 2582,28) a lire venti milioni (Euro 10329,13).

APPROFONDIMENTO: Inapplicabilità del D.Lgs. 81/08 per protezione rischio Radon Il rischio Radon, in quanto radiazione ionizzanti, in linea teorica, potrebbe trovare collocazione all’interno del Titolo VIII del D.Lgs. 81/08, insieme agli altri fattori di rischio di tipo fisico, alla stessa stregua di altre tipologie di radiazioni, quali i campi elettromagnetici, trattati nel capo IV, o le radiazioni ottiche, trattate capo V del Titolo VIII del D.Lgs. 81/08. Invece, il legislatore ha preferito mantenere, per le radiazioni ionizzanti, una normativa distinta dal resto dei rischi lavorativi. Infatti, nel Titolo VIII del D.Lgs. 81/08 (art. 180, c. 3) viene esplicitato che: “La protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti è disciplinata unicamente dal D.Lgs. 230/95 e s.m.i.”.

Bibliografia

  • Legge Regionale n. 30 del 3/11/2016 della Regione Puglia “Norme in materia di riduzione dalle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas ‘Radon’ in ambiente confinato”;
  • Legge Regionale n. 13 del 08/07/2019 della Regione Campania “Norme in materia di riduzione dalle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas Radon in ambiente connato chiuso”;
  • Decreto Legislativo 17 marzo 1995, n. 230 “Attuazione delle direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466, 89/618, 90/641 e 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti”. Gazzetta Ufficiale n. 136 Suppl. Ordinario, 13 giugno 1995
  • Decreto Legislativo 26 maggio 2000, n. 241 “Attuazione della direttiva 96/29/Euratom in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti”. Gazzetta Ufficiale n. 203 Suppl. Ordinario, 31 agosto 2000
  •  Decreto Legislativo 9 maggio 2001, n. 257 “Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 maggio 2000, n. 241, recante attuazione della direttiva 96/29/Euratom in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti”. Gazzetta Ufficiale n. 153 Serie Generale, 4 luglio 2001;
  • Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano del 6 Febbraio 2003 “Linee guida per le misure di concentrazione di Radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei”;
  • Leon Zingales, Scuola in Sicurezza-Realizzazione di un organigramma completo aggiornato all’emergenza Covid-19, Susil Edizioni, 2020, ISBN 9788855401265;
  • Leon Zingales, Il Rischio legionella alla luce dell’emergenza Covid-19, 23 Giugno 2020, Educazione&Scuola, ISSN 1973-252X.

Scuola, riapertura in forse dieci giorni per decidere L’idea dei tamponi rapidi

da Il Messaggero

L’aumento dei contagi si deve necessariamente fermare, altrimenti è altissimo il rischio che la scuola non possa riaprire. Il 14 settembre, la data fissata dalla ministra all’istruzione Lucia Azzolina per l’inizio delle lezioni, resta valida ma deve fare i conti con quel che sta accadendo in Italia in queste ore e nei prossimi giorni quando arriveranno gli esiti dei test fatti nel dopo Ferragosto. I viaggi all’estero e una movida senza precauzioni stanno mettendo a rischio anche le lezioni scolastiche in presenza. A decidere definitivamente sulla riapertura delle scuole sarà il Comitato tecnico scientifico nella riunione fissata per fine agosto, probabilmente il 29, quando si farà il punto sulla situazione dei contagi regione per regione. L’idea, per ora, è quella di analizzare i rischi territoriali e, eventualmente, di procedere con lo slittamento della ripresa della scuola nelle singole regioni maggiormente a rischio.
Un’operazione che non andrebbe quindi a bloccare nuovamente l’intero settore scolastico, anche perché il ministero dell’Istruzione sta puntando alla ripresa in presenza, per tutti. Tornare in classe resta infatti fondamentale per le famiglie e per gli studenti, che sono fuori dalle aule da sei mesi ormai. Ma se i contagi dovessero salire ulteriormente sarà comunque impossibile rientrare, tanto che il ministero ha già diramato le linee guida per la didattica digitale integrata nel caso in cui non si possa tornare in presenza per motivi legati alla pandemia.

IL RISCHIO

Sul rischio che la data del 14 settembre possa slittare, per motivi emergenziali, incombe anche l’election day fissato per il 20 e 21 settembre, per le elezioni amministrative e regionali e per il referendum, per cui il 18 settembre si fermerà la didattica appena iniziata e arriveranno negli istituti, appena sanificati, milioni di persone esterne, vale a dire gli elettori. Quindi servirà un’ulteriore intervento di pulizia ad hoc. Soldi e tempo tolti alla scuola. E’ stata quindi proposta da più voci la possibilità di rientrare direttamente dopo il voto, quindi a ridosso di ottobre, e qualora lo slittamento tornasse utile anche per monitorare i contagi a livello territoriale, diventerebbe un’opzione più che concreta.
L’obiettivo ovviamente è garantire la sicurezza in classe. E allora, nel caso in cui uno studente o un docente dovesse risultare positivo, cosa accadrebbe? Innanzitutto il ministero della Salute sta studiando, insieme alle Regioni e alle Asl, la possibilità di effettuare test molecolari immediati proprio come quelli degli ultimi giorni negli aeroporti, su chi torna da Paesi considerati a rischio per l’alto numero di positivi. Si interverrebbe velocemente sul caso sospetto e poi a catena sui contatti in classe, per rassicurare le famiglie il prima possibile. E la scuola, nel frattempo, resterebbe chiusa: «Se in una classe qualcuno risultasse positivo – ha spiegato il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri – potrebbe scattare una chiusura temporanea, ma poi la scuola riaprirebbe subito». Oggi si discuterà anche di come usare le mascherine e il distanziamento in classe, nella riunione del Comitato tecnico scientifico che metterà a punto le regole: la distanza statica di un metro resta valida ma, qualora le scuole non riuscissero a trovare lo spazio necessario, gli studenti dovrebbero indossare la mascherina anche in classe. Si tratta di una misura provvisoria, in attesa che gli enti locali riescano a trovare nuove aule, ma comunque da scongiurare anche perché non sarà semplice convincere gli alunni a tenere la mascherina sul volto per 5 ore al giorno, se non addirittura per 8 ore nel caso del tempo pieno.
Non solo, oggi il ministero dell’istruzione incontrerà i sindacati per discutere dei tempi e dei criteri di distribuzione dei banchi singoli, richiesti dalle scuole: sarà necessario infatti dare la priorità alle regioni più in difficoltà con gli arredi indispensabili per il distanziamento.
Lorena Loiacono

CTS: “Immotivate le preoccupazioni dei presidi su responsabilità penali”. Anp, Legge 40/2020 insufficiente

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Le preoccupazioni dei dirigenti scolastici per eventuali responsabilità non hanno motivo di esistere in base a quanto previsto dalla Legge 40 del 5 giugno 2020”. Così il Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza coronavirus, al termine di una riunione sulla ripartenza delle scuole con gli altri soggetti coinvolti.

Ai dirigenti e a tutto il personale scolastico, docente e non, precisa il Cts, va “anticipatamente il ringraziamento per quanto faranno con la consueta passione e professionalità per la ripresa della scuola. Questo grande sforzo, con investimento di ingenti risorse economiche, e l’impegno di tutti gli interlocutori istituzionali, fornisce chiara evidenza di quanta attenzione si stia dedicando alla problematica della riapertura in sicurezza delle attività didattiche frontali nel Paese”.

Il Cts, così, risponde alle parole del presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, che aveva chiesto garantire e risorse per il ritorno in clase: “Non si devono vanificare gli enormi sforzi profusi dai Presidi, dai loro collaboratori, dal Ministero e dai suoi uffici territoriali, dagli enti locali affinché la ripartenza avvenga per tutti nella massima sicurezza. Abbiamo chiesto prima della riapertura delle scuole di rivedere la responsabilità penale imputabile ai dirigenti scolastici in relazione alla sicurezza sugli ambienti di lavoro. Il covid è equiparato a un incidente sul lavoro. Se il dirigente scolastico attua il protocollo sanitario allora non gli si deve imputare nulla. Non parliamo di scudo penale perché quello fa riferimento a soggetti che hanno commesso reati, e i presidi non sono delinquenti o malfattori”.

Anp: Legge 40/2020 non è sufficiente

L’Anp apprezza l’approfondimento condotto dal Comitato Tecnico-Scientifico in merito alla procedura di gestione di soggetti, studenti o dipendenti, che dovessero eventualmente risultare contagiati a scuola.

In attesa di poter esaminare in dettaglio la documentazione allo scopo predisposta, riteniamo positivo il coinvolgimento dei pediatri di libera scelta e dei medici di medicina generale che garantiranno il supporto alle scuole insieme ai Dipartimenti di Prevenzione delle ASL.

Per quanto riguarda, infine, le responsabilità dei dirigenti scolastici, non riteniamo sufficiente quanto previsto dal decreto-legge 23/2020, convertito con modificazioni dalla Legge 40/2020. Tale innovazione riguarda esclusivamente la responsabilità civilistica di cui all’articolo 2087 del Codice civile ed è sicuramente apprezzabile ma, più di tutto, ci preme la revisione del profilo di responsabilità penale datoriale che incombe sui dirigenti scolastici, come da noi segnalato più volte, già da prima dell’insorgenza della pandemìa“. Lo afferma in una nota l’Associazione dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola.

Ritorno a scuola in sicurezza, pubblicato l’avviso per i 70 milioni agli Enti Locali. Richieste fino al 26 agosto

da OrizzonteScuola

Di redazione

Ministero istruzione – È stato pubblicato, sul sito del Ministero dell’Istruzione, l’Avviso pubblico per accedere ai 70 milioni di euro destinati agli Enti Locali dal decreto Agosto per l’affitto di spazi e per l’acquisto, il noleggio o il leasing di strutture temporanee da utilizzare per le attività didattiche, per garantire il distanziamento e, dunque, la sicurezza di studentesse, studenti e personale scolastico.

La notizia e la quantificazione totale delle risorse sono già state rese note nelle scorse settimane, durante l’approvazione del decreto, periodo nel quale gli Enti Locali hanno già potuto cominciare a lavorare per individuare ulteriori soluzioni. Con i finanziamenti ricevuti sarà possibile non solo pagare gli spazi, ma anche i lavori di adattamento alle esigenze didattiche.

La riapertura delle scuole a settembre è “una priorità assoluta del Governo e richiede la collaborazione di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, nell’ambito delle rispettive competenze” ricorda la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che in questi giorni ha scritto una lettera inviata agli Enti Locali per annunciare l’apertura dell’Avviso e chiamarli a “un ultimo ma importante e decisivo sforzo a collaborare” con i dirigenti scolastici e gli Uffici Scolastici Regionali. “Il Ministero dell’Istruzione – ha sottolineato la Ministra – ha supportato e continuerà a supportare tutte le azioni necessarie, nel rispetto delle competenze di ciascuno”, confidando “nella sinergica collaborazione di tutti i soggetti coinvolti”.

Avviso

Ogni ente locale titolare delle competenze relative all’edilizia scolastica ai sensi della legge 11 gennaio 1996, n. 23, che necessita di risorse per le finalità descritte dall’articolo 32 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, è tenuto ad accedere al format on line di rilevazione dei fabbisogni per il tramite del predetto link dal giorno 19 agosto 2020 e fino alle ore 18.00 del giorno 26 agosto 2020.

Avviso MI

Rientro a scuola, in Sicilia e Campania banchi nuovi per 2 alunni su 3. In Veneto ‘moduli’ prefabbricati

da La Tecnica della Scuola

L’organizzazione per il rientro a scuola in presenza e in sicurezza si sta realizzando con modalità molto diverse da regione a regione, probabilmente anche da istituto a istituto. Vi sono delle zone del Paese, come il Veneto, dove, ad esempio, ci si sta muovendo in questi giorni per creare strutture scolastiche aggiuntive, anche sotto forma di prefabbricati. In altre regioni, come la Sicilia e la Campania, invece, presidi ed enti locali hanno risposto ai protocolli d’azione e alla necessità di distanziare gli alunni di almeno un metro, puntando principalmente sull’acquisito di banchi monoposto.

Le percentuali sui banchi monoposto

I dati percentuali sulle richieste di banchi monoposto rispetto al totale degli studenti sono state rese pubbliche, il 19 agosto, dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, nel corso della riunione sulla distribuzione dei nuovi banchi, alla presenza della ministra Lucia Azzolina e dei sindacati.

Ebbene, in Campania, rispetto al totale della popolazione studentesca, è stato chiesto di acquistare il 61% dei banchi dalle scuole, ben otto volte di più che in valle d’Aosta e quattro volte di più che in Veneto e in Emilia Romagna in una situazione in cui l’ampiezza del pandemia sono stati inferiori. In Sicilia il rapporto banchi-studenti è stato addirittura del 69%.

Le regioni che ne hanno chiesti meno

In altre regioni, dove evidentemente le aule sono più grandi e il numero di alunni è mediamente ridotto, la richiesta è stata molto più bassa: in Valle d’Aosta sono stati richiesti l’8 per cento dei banchi dalle scuole rispetto al totale degli studenti, in Trentino il 12%, in Veneto è del 15%; in Emilia Romagna è stato richiesto il 16%.

Complessivamente, in italia è stato in media richiesto il 29% di banchi monoposto rispetto al totale della popolazione studentesca ma il dato è molto differente.

Il gap sulle richieste, tuttavia, non è solo dovuto alle aule scolastiche evidentemente più capienti in certe regioni piuttosto che in altre.

In Veneto già interviene la Protezione Civile

Ci sono delle zone dove si è pensato di agire diversamente: in Veneto, come già detto, si è deciso di attrezzare le scuole per la ripresa delle lezioni a settembre anche con ‘moduli’ prefabbricati, così da ampliare il numero di aule e ridurre la possibilità di contatto tra studenti.

La Direzione scolastica regionale ha richiesto sei unità, più una eventuale settima, che saranno messe a disposizione dalla Protezione civile nazionale o, in subordine, dagli Enti locali titolari degli istituti grazie ai fondi del Dl Agosto.

Un caso particolare, a Venezia, sarà realizzando al Liceo Foscarini dove la chiesa sconsacrata al suo interno verrà temporaneamente ‘frazionata’ e riscaldata.

“Si tratta – spiega la direttrice dell’Ufficio regionale scolastico, Carmela Palumbo – di quelle ‘casette’ già utilizzate durante i recenti terremoti in Centro Italia in sostituzione delle scuole all’epoca inagibili”.

“Ma altre soluzioni – aggiunge – le stanno trovando gli stessi istituti, con gazebo, per disciplinare l’afflusso a scuola o ad uso della ricreazione”.

Per il Cts l’unica arma è il distanziamento

L’obiettivo di “garantire quanto prima in tutte le scuole il necessario distanziamento interpersonale” è stato ribadito, intanto, pure nella riunione del Comitato tecnico scientifico del 19 agosto: il Cts ha confermato, in merito il parere espresso lo scorso 12 agosto, che “la ripartenza di tutte le scuole il prossimo 14 settembre rappresenta una priorità assoluta per il Paese”.

E nella riunione odierna del Cts, in merito alla scuola, ha detto che “tutti gli interlocutori coinvolti stanno mettendo le loro competenze al servizio di questo obiettivo, lavorando per l’identificazione di spazi che possano utilmente complementare quelli esistenti, per l’acquisizione dei banchi (che arriveranno a partire dall’8 settembre e la cui distribuzione sarà completata nel mese di ottobre sull’intero territorio nazionale), per identificare percorsi che disciplinino le entrate e le uscite degli studenti, nonché i movimenti all’interno degli istituti, in maniera da evitare assembramenti”.

Rientro a scuola: dice il CTS che se non c’è distanziamento si dovranno usare le mascherine

da La Tecnica della Scuola

E’ ufficiale: il Comitato Tecnico Scientifico ha ribadito nelle ultime ore ciò che era ormai chiaro da diversi giorni: a scuola il distanziamento fisico è assolutamente indispensabile.
Però, fino a quando non arriveranno i nuovi arredi ordinati dal Commissario straordinario in base alle richieste avanzate dalle scuole, tutti gli alunni e tutti i docenti dovranno indossare la mascherina.
L’obbligo varrà per tutti, anche per i bambini delle prime classi della scuola primaria.
Unica eccezione: gli alunni potranno togliere la mascherina durante l’interrogazione.
Per il momento non è stato chiarito come si dovranno gestire le lezioni soprattutto con gli alunni più piccoli che, come tutti sanno, “aprono bocca” non solo durante l’interrogazione ma anche durante la spiegazione dell’insegnante, per chiedere chiarimenti o per segnalare di non aver ben capito qualcosa.
Il Ministero intanto ribadisce che la consegna dei nuovi banchi inizierà intorno al 7 settembre e proseguirà fino alla fine del mese di ottobre.
Ma ci sono già segnali che fanno pensare che le consegne potrebbero andare avanti fino a dicembre.

Di problemi, però, ce ne sono davvero tanti altri.
Per esempio da più parti ci viene segnalato che docenti e Ata non hanno avuto ancora avuto nessuna comunicazione ufficiale in merito alla possibilità/opportunità di sottoporsi al test sierologico.
In molte regioni le ASL hanno già allertato i medici di base che però ancora non sanno come procedere.
La sensazione, stando a ciò che si legge nei social, è che a chiedere la somministrazione del siero sarà una percentuale ridotta di dipendenti.

A questo punto il problema dei corsi di recupero che si dovrebbero avviare nelle secondarie di secondo grado a partire dai primissimi giorni di settembre appare del tutto marginale e c’è da pensare che saranno poche le scuole che riusciranno ad attivarli: mancano infatti i docenti per i corsi mentre in diverse scuole non sono ancora stati risolti i problemi degli spazi.

Il rientro a scuola per il docente fragile: come lo tutela il protocollo di sicurezza?

da La Tecnica della Scuola

Oltre 300 mila docenti hanno più di 55 anni: sono un esercito di vulnerabili, i più soggetti al Covid, a scuola, laddove avessero già, pregresse, una o più patologie. Sono il personale fragile (e includiamo gli Ata naturalmente, altre diverse decine di migliaia, e chiunque altro, con la stessa anagrafica, operi all’interno della scuola), che al pari degli studenti fragili, va messo al sicuro. Cosa fare per loro? Come proteggerli da una possibile seconda ondata epidemica, pur permettendo loro, al contempo, di lavorare?

Il protocollo di sicurezza

Il protocollo di sicurezza cita brevemente la categoria dei “lavoratori fragili” e lo fa in questi termini:

Il Ministero si impegna a:

  • prevedere l’individuazione, in tutte le scuole, del medico competente che effettui la “sorveglianza sanitaria eccezionale” di cui all’art. 83 del DL 19 maggio 2020, n. 34 e sua legge di conversione del 17 luglio 2020, n. 77, per i cosiddetti “lavoratori fragili” che ne fanno richiesta (a mezzo certificato del MMG);
  • attuare e fornire tempestivamente, comunque entro l’inizio del prossimo anno scolastico, indicazioni precise in ordine alle misure da adottare nei confronti dei cosiddetti “lavoratori fragili” nelle istituzioni scolastiche attivando una collaborazione con il Ministero della Salute, il Ministero del Lavoro e il Ministero per la Pubblica amministrazione, con il coinvolgimento delle OOSS.

A questo punto siamo in attesa di tali “indicazioni precise in ordine alle misure da adottare nei confronti dei cosiddetti lavoratori fragili”.

La check-list di Cisl scuola

La check-list di Cisl scuola che abbiamo citato in altri articoli si fa carico di questa preoccupazione e suggerisce al Dirigente Scolastico di mettere in atto una serie di azioni e controlli che tutelino docenti e ata non più giovanissimi. In particolare al punto 16 la check-list rammenta ai presidi quanto segue:

  • È stata diramata, in collaborazione con il medico scolastico, la necessaria informativa a tutti i lavoratori per l’individuazione dei lavoratori fragili?
  • È stato costruito un protocollo operativo con il medico competente (modalità di inoltro della richiesta di visita, documentazione necessaria, ecc.)?
  • È stata comunicata all’amministrazione scolastica la consistenza numerica dei lavoratori già formalmente riconosciuti fragili?
  • È stato previsto un automatismo per le comunicazioni di variazione della consistenza numerica dei “fragili”?

Anche in questo caso diventa fondamentale il raccordo tra il sistema scolastico e il sistema sanitario, che ci pare sin d’ora la chiave di volta di questo prossimo anno scolastico, ciò che ci aiuterà a “sfangarla”, per dirla brutalmente.

E la didattica?

Ma al di là delle questioni strettamente sanitarie, ci sentiamo di aggiungere un altro check alla lista, di natura didattica stavolta: è stato previsto un protocollo didattico che permetta ai lavoratori fragili di lavorare a distanza, secondo le modalità della DaD o della DID anche qualora gli alunni lavorassero in presenza? Insomma, gli alunni in classe, il docente sullo schermo: potrà essere un’opzione?

Rientro in classe, arriva la check-list per i presidi firmata Cisl

da La Tecnica della Scuola

Il tempo stringe e le varie istituzioni che ruotano attorno al mondo della scuola, alla luce delle indicazioni ministeriali, si stanno muovendo per garantire un’apertura in sicurezza. La società civile lo chiede a gran voce: la scuola deve ripartire e deve farlo potendo contare su protocolli certi ed efficaci. Il rientro a scuola in questo momento è l’obiettivo di tutti.

A questo scopo la Cisl Scuola ha predisposto un’utile check-list per Dirigenti Scolastici, per aiutarli a definire cosa ancora manca e cosa invece c’è, nella propria scuola, nell’ottica della riapertura. Ecco una sintesi delle principali questioni su cui mettere la spunta:

Documenti e Commissione sulla sicurezza

È stata vagliata l’ipotesi di costituire una Commissione per l’applicazione ed il monitoraggio delle misure di sicurezza?

È stato nominato il medico competente?

Sono stati aggiornati i piani di emergenza e di evacuazione e il Protocollo per la sanificazione degli ambienti e degli arredi?

Presso il Dipartimento di prevenzione è stato individuato un referente Covid per ogni sede scolastica?

È stato adeguato il piano di esodo? Individuato un idoneo punto di raccolta in relazione alla necessità di evitare assembramento? Valutato con l’RSPP l’eventuale utilizzazione delle uscite e delle scale di sicurezza per regolare i flussi degli allievi?

E’ stato previsto un momento comune (esercitazione pratica) dedicato a sperimentare concretamente le pratiche di prevenzione (es. disinfezione delle mani, igiene e pulizia banchi/supporti ecc.)?

Formazione e DID

Il personale è stato formato sul protocollo di sicurezza e sull’emergenza sanitaria?

È stato previsto l’aggiornamento del Piano di Formazione del Personale sulle metodologie innovative, la DID, la gestione della classe e della dimensione emotiva degli alunni, ecc.?

Per quanto riguarda la didattica digitale integrata, è stato predisposto un sistema per consentire di utilizzare collegamenti didattici da remoto?

Si è proceduto all’analisi del fabbisogno di strumentazione tecnologica e connettività, con particolare riferimento alle classi prime?

Sono stati approvati dal Consiglio di Istituto i criteri di concessione in comodato d’uso delle dotazioni strumentali dell’istituzione scolastica?

Sono stati coinvolti l’Animatore e il Team digitale per il supporto alla realizzazione delle attività digitali della scuola?

Sono stati create repository scolastiche dedicate alla conservazione di attività o video-lezioni svolte e tenute dai docenti?

Sono state previste nel caso di lockdown le quote settimanali minime di lezione secondo le indicazioni delle linee guida per la DID?

Sono stati deliberati dal Collegio dei docenti i criteri per l’orario delle attività educative e didattiche con la quota oraria che ciascun docente dedica alla didattica digitale integrata?

Sono state discusse modalità innovative di didattica, considerando che gli alunni non potranno essere tenuti fermi per tante ore al loro banco?

Sono stati elaborati e deliberati criteri di verifica e valutazione con riferimento alle attività in DID?

È stato rivisto il Patto educativo di corresponsabilità integrandolo in relazione alla responsabilità condivisa nell’adozione di procedure anti-contagio da Covid 19 e relativamente ai reciproci impegni da assumere per l’espletamento della didattica digitale integrata?

È stato previsto un Regolamento per le riunioni collegiali da remoto?

Sono state disciplinate le modalità di svolgimento dei colloqui, anche a distanza, con i genitori e delle assemblee studentesche e di ogni altra ulteriore riunione?

Cartellonistica e segnaletica

È stata predisposta la cartellonistica con tutte le indicazioni previste sul distanziamento e sui comportamenti corretti da mantenere?

Sono stati segnalati percorsi per evitare assembramenti?

La cartellonistica è stata collocata nei punti di accesso e di transito?
Sono state segnate sul pavimento le posizioni degli arredi, principalmente delle sedute e dei banchi?

All’ingresso del locale dedicato all’eventuale isolamento di casi sospetti di contagio in ogni sede sono state affisse le indicazioni di comportamento da adottare in caso sia necessario l’isolamento di una persona?

Fasi di ingresso ed uscita

Sono stati analizzati i flussi in entrata e in uscita e i movimenti interni nell’istituto scolastico?

Sono stati incrementati i punti di accesso e di uscita?
I corridoi e i punti di passaggio sono adeguatamente areati?

Sono stati eventualmente conclusi Patti di comunità per estendere l’orario di frequenza degli alunni?

Servizi igienici

Il numero dei servizi igienici è coerente con il numero degli allievi?

Sono state date disposizioni affinché i servizi siano costantemente areati e gli eventuali estrattori siano sempre accesi?

Sono state regolamentate le modalità di accesso ai servizi igienici per evitare che durante le lezioni gli allievi si trovino in bagno in gruppo?

È stato richiesto organico aggiuntivo di personale collaboratore scolastico, in funzione della sorveglianza e della pulizia approfondita e ripetuta?

Aule e Palestre

I locali consentono un ricambio d’aria regolare e un adeguato distanziamento?

Sono stati richiesti i banchi monoposto?

Nel caso di spazi non scolastici si è acquisita dall’ente locale la certificazione di idoneità ed agibilità dei locali?

È stato richiesto personale docente e ata aggiuntivo, se non sufficiente?

Aula Covid

È stato previsto in ogni sede scolastica un ambiente dedicato all’accoglienza e isolamento di eventuali soggetti che dovessero manifestare una sintomatologia respiratoria e febbre?

Nel locale deputato all’isolamento di persone con sintomatologia, è stata prevista la presenza di gel igienizzante, la dotazione di mascherine chirurgiche?

Nel caso di ingresso del personale e di alunni risultati positivi all’infezione da COVID-19 sono state previste procedure ed è stato informato il personale circa le modalità da seguire?

Sono state fornite indicazioni per lo smaltimento dei dpi, dopo il loro utilizzo? Sono stati predisposti appositi contenitori per lo smaltimento dei DPI?

Pulizia e sorveglianza

I collaboratori scolastici hanno provveduto alla pulizia preliminare approfondita dei locali, ivi compresi androne, corridoi, bagni, uffici di segreteria e ogni altro ambiente che si prevede di utilizzare?

Sono stati predisposte modalità di registrazione dell’effettuazione della pulizia approfondita?

È stata predisposta la modalità di registrazione formale dell’avvenuta pulizia effettuata prima e al termine della eventuale refezione in classe?

Sono stati acquistate/richieste soluzioni igienizzanti?
Si è provveduto alla loro dislocazione in punti strategici?

È stato programmato e garantito un programma di igienizzazione di impianti di condizionamento dell’aria, degli estrattori, di ventilazione forzata?

Acquisto Materiali

Sono stati acquisiti termometri per la misurazione della temperatura a distanza, per il controllo di eventuali malesseri?

Si è provveduto all’acquisto di sapone liquido con dispenser per i lavabi?
Sono disponibili le mascherine?
Sono disponibili guanti in lattice e nitrile e visiere per assistenti operatori alunni con disabilità?

Informazione agli alunni, alle famiglie, al personale

È stata data comunicazione delle misure previste e dei comportamenti da adottare alle famiglie anche con la traduzione dei documenti per gli alunni di lingua non italiana?

È stata fornita alle famiglie una puntuale informazione sui contenuti del Piano scolastico per la didattica digitale integrata, sui criteri che saranno utilizzati dai docenti per operare la scelta degli studenti cui proporre la DDI?

Refezione 

L’utilizzo dei locali adibiti a mensa è consentito in modo da evitare l’affollamento negli spazi dedicati?

Sono stati organizzati turni per fasce orarie differenziate? In questo caso è stato previsto il tempo di igienizzazione ed areazione tra un turno e l’altro?

È stato eventualmente previsto il consumo del pasto in aula, acquisendo il parere della ASL?

Nel caso di refezione in classe è stato previsto il tempo di igienizzazione prima e dopo il pasto?

È stato eventualmente previsto lo spazio dove far attendere gli alunni che le operazioni di igienizzazione siano concluse?

Servizio di supporto psicologico e pedagogico

Lo sportello di ascolto a scuola è stato attivato?

Per il pdf integrale del documento clicca qui.

Conte: stiamo producendo il massimo sforzo. Ma se il Governo fa flop…

da La Tecnica della Scuola

“Il governo, la Protezione civile, i sindaci e i presidenti delle Province, gli uffici scolastici regionali e i dirigenti scolastici stanno profondendo il massimo impegno per garantire il rientro a scuola in condizioni di massima sicurezza”: lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un’intervista al Fatto Quotidiano del 19 agosto.

I banchi in arrivo

“È una sfida molto impegnativa per il Paese, perché coinvolge oltre 10 milioni di persone”, ha continuato il premier.

“Per capire le difficoltà – ha detto ancora – basti pensare che in Italia si producono 200 mila banchi all’anno mentre in soli due mesi ne abbiamo reperiti 2 milioni e 400mila, cercandoli in lungo e in largo in Europa. Tra qualche giorno verrà diffuso il piano di consegna delle nuove attrezzature scolastiche”.

Su questo punto, tuttavia, il commissario straordinario Domenico Arcuri ha detto che per l’inizio dell’anno scolastico saranno i banchi monoposto assicurati solo alle scuole più bisognose e in difficoltà.

Tanti investimenti fatti

“Abbiamo investito nella scuola oltre 2,9 miliardi di euro solo per la riapertura di settembre, i lavori di edilizia scolastica, l’affitto di nuovi spazi, i patti di comunità e le varie attrezzature. Rinforzeremo l’organico scolastico con 70 mila assunzioni a tempo determinato. Sono state inoltre autorizzate 97 mila assunzioni a tempo indeterminato di docenti, personale Ata e dirigenti scolastici. Con il meccanismo della call veloce, voluto fortemente da questo governo, consentiremo a chi lo desidera spostamenti più veloci per raggiungere il ruolo preferito”.

Su quest’ultimo punto – la chiamata veloce – resta da capire, tuttavia, quanti chiederanno di spostarsi sapendo di rimanere su quella provincia per almeno cinque anni.

Con i fondi del Recovery Plan che arriveranno dall’Ue, ha aggiunto il premier, “dedicheremo molta attenzione alle infrastrutture materiali e immateriali e puntiamo a investire su scuola, università e ricerca e al miglioramento dell’efficienza della Pubblica amministrazione e del sistema giustizia. Intendiamo consegnare il piano in Europa a metà ottobre”.

Il Governo si gioca il suo futuro…

Quel che è sicuro, ad oggi, è che vi è molta preoccupazione. Ad iniziare dalle famiglie.

È chiaro, comunque, che sul rientro a scuola il Governo si gioca molta credibilità e autorevolezza: sulla “partita della scuola” – abbiamo scritto su questa testata giornalistica – si stanno giocando assetti importanti di Governo.

Qualora, infatti, le cose non dovessero andare bene – ad esempio se i distanziamenti previsti non fossero rispettati, se dovessero riscontrarsi molti contagi, se le ore di lezioni in presenza si dovessero ridurre copiosamente e se gli spazi aggiuntivi annunciati non venissero a determinarsi – sarà molto difficile giustificare al Paese un “flop” che riguarderebbe 10 milioni di alunni, famiglie, docenti e lavoratori della scuola.

Al punto che potrebbe venire meno la stessa tenuta del Conte bis. E a quel punto, in caso di ritorno difficoltoso delle lezioni in presenza, il “rimpasto” autunnale di Governo diventerebbe molto più di un’ipotesi.

Boccia: escludo un nuovo lockdown generalizzato

Sul rientro a metà settembre è intanto pronto a scommettere anche il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia: parlando ad Agorà su Rai3, Boccia ha detto di comprendere “i ragazzi che vogliono divertirsi, ma il nostro dovere oggi è riaprire le scuole. Abbiamo promesso che a settembre riapriremo le scuole con il massimo della sicurezza possibile. Questo oggi è il nostro dovere”.

Boccia ha anche detto di escludere, ad oggi, “un nuovo lockdown generalizzato. Il 14 settembre riapriranno le scuole in tutta sicurezza”, ha chiosato il ministro.

Maiorino: le ipotesi di Faraone sul rinvio sono fantasiose

“Quello del rientro a scuola in sicurezza rappresenta l’impegno principale del governo, con Lucia Azzolina in primissima linea, oltre che naturalmente di tutti i soggetti coinvolti: protezione civile, sindaci e presidenti di provincia, uffici scolastici regionali, i singoli istituti”, ha tenuto anche a dire la vicepresidente del gruppo Movimento 5 stelle al Senato Alessandra Maiorino.

“Come ha ricordato il presidente Conte stamattina in un’intervista al Fatto Quotidiano, si tratta di una sfida enorme perché coinvolge oltre 10 milioni di persone. Su questo fronte stiamo facendo moltissimo, a partire dai quasi 3 miliardi stanziati solo per il rientro a settembre per continuare con il grande piano di assunzioni di docenti e personale Ata”.

La senatrice Maiorino ha voluto rispondere anche “al collega di Italia Viva Davide Faraone: si è lanciato, ha detto, “in ipotesi fantasiose di rinvio di aperture paventando addirittura occupazioni, suggeriamo maggiore cautela su un argomento così importante per il Paese, e se possibile anche maggiore collaborazione”.

Rientro a scuola, ormai siamo al “fai da te”: la preoccupazione è palpabile, sempre più diffusa

da La Tecnica della Scuola

A tre settimane dall’inizio della scuola, le incertezze, le oscillazioni, il timore di un nuovo Lockdown, il contagio sempre più giovane: tutto sembra remare contro la ripartenza. La stampa, per queste ragioni, non si trattiene più. Tanto da parlare di possibile “disfatta per lo Stato”, come fa oggi nell’inserto veneto del Corriere, Stefano Allievi, noto sociologo, nonostante le rassicurazioni della Azzolina e le circolari quasi autocelebrative del direttore generale Bruschi e le certezze del commissario Arcuri.

Perché nelle scuole sta prevalendo il “fai da te”, cioè l’arte di arrangiarsi, tra banchi e sedie che ci sono e non ci sono, classi più o meno divise, didattica più o meno a distanza alle superiori.

Tanti documenti, dichiarazioni, verbali, linee guida, opinioni che si accavallano, ma pochi punti fermi. Senza dimenticare il tema dei trasporti, liquidato troppo velocemente. Immagino già la reazione nel caso di un blocco della riapertura delle scuole. La possiamo già intravvedere nei tanti interventi, dicevo, dei giornali e dei tg. Questo per le inevitabili ricadute anzitutto nelle famiglie.

Mentre cioè stanno riaprendo le scuole del nord Europa, ed in Francia sono bastate sette paginette per disciplinare la ripartenza, da noi si naviga un po’ a vista, tra promesse e smentite. Che sia, come si esprime Chiara Saraceno, nota sociologa, il segno evidente della crisi della gestione centralista dello Stato del mondo della scuola?

Perché lo Stato dovrebbe, attraverso l’indicazione e soprattutto la verifica, stabilire standard condivisi, ma lasciando alle scuole autonome, di concerto con gli enti locali, come in altri Paesi, la diretta gestione del servizio pubblico scolastico. In poche parole, responsabilizzare, potenziando decisamente la parte ispettiva, ogni settore, ogni livello, ogni funzione. Perché non si possono impegnare le risorse solo attraverso la logica dei bonus e del sostegno assistenziale e paternalistico.

Come diceva ieri Mario Draghi, qualificando invece la spesa, gli investimenti, secondo priorità che parlino al futuro, e non solo al presente.

Miozzo (Cts): ‘Dai 6 anni in su obbligo di mascherina’. Prioritario garantire distanziamento

da Tuttoscuola

“Ai ragazzi sopra i sei anni sarà chiesto di usare la mascherina. Ci saranno delle condizioni particolari, come ad esempio l’uso o non uso della mascherina per una ragazzo o una ragazza non udente, per un bambino o una bambina con delle difficoltà neurologiche o psicologiche oppure durante l’interrogazione – ha spiegato il coordinatore del comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo a SkyTg24, prima della riunione del Cts che proprio oggi, 19 agosto, ha discusso di scuola -. Ci saranno dei momenti del contesto locale e specifico che saranno di volta in volta valutati. Ovviamente non c’è la mascherina a mensa o mentre si fa ginnastica, però l’indicazione è di utilizzarla”. In ogni caso, secondo quanto riportato da Ansa, l‘obiettivo di “garantire quanto prima in tutte le scuole il necessario distanziamento interpersonale” è stato ribadito nella riunione odierna del Cts. Il Comitato ha confermato in merito il parere espresso lo scorso 12 agosto, sottolineando che “la ripartenza di tutte le scuole il prossimo 14 settembre rappresenta una priorità assoluta per il Paese”.

Il Comitato Tecnico Scientifico (Cts) si è dunque espresso per un uso esteso delle mascherine a scuola. “Questa malattia ha imposto tre pilastri: il distanziamento, l’uso della mascherina e l’igiene. Sono indiscutibili e saranno validi per il mondo scolastico”, ha detto Miozzo. “L’indicazione però sarà: utilizziamo la mascherina perché è un importante strumento contro il virus”.

“E’ sicuro che ci saranno dei casi nelle scuole – ha detto ancora il coordinatore del Cts -. Se si dovesse verificare un caso non vorrà dire chiudere le scuole, vorrà dire esaminare il contesto di volta in volta e, se necessario, mettere in quarantena una classe o l’intera scuola: questo sarà discusso di volta in volta con le autorità sanitarie locali”. Si attende ora la fine della riunione per capire se ci saranno nuove indicazioni.

Il Cts tranquillizza i presidi. “Le preoccupazioni dei dirigenti scolastici per eventuali responsabilità non hanno motivo di esistere in base a quanto previsto dalla Legge 40 del 5 giugno 2020″, afferma il Comitato tecnico-scientifico, al termine della riunione di oggi. “Ad essi e a tutto il personale scolastico, docente e non – aggiunge il Cts – va anticipatamente il ringraziamento per quanto faranno con la consueta passione e professionalità per la ripresa della scuola”.

Nella riunione di oggi del Cts inoltre “è stato riconosciuto il grande lavoro già fatto, in un’ottica di prevenzione, sulla logistica infrastrutturale, nonostante le note problematiche di edilizia scolastica presenti in determinate realtà territoriali frutto di anni di scarsa attenzione al settore dell’istruzione. Tutti gli interlocutori coinvolti stanno mettendo le loro competenze al servizio di questo obiettivo, lavorando per l’identificazione di spazi che possano utilmente complementare quelli esistenti, per l’acquisizione dei banchi (che arriveranno a partire dall’8 settembre e la cui distribuzione sarà completata nel mese di ottobre sull’intero territorio nazionale), per identificare percorsi che disciplinino le entrate e le uscite degli studenti, nonché i movimenti all’interno degli istituti, in maniera da evitare assembramenti”. Così il Comitato tecnico-scientifico, che aggiunge: “Si è lavorato per un attivo coinvolgimento sia dei pediatri di libera scelta che dei medici di medicina generale, i quali saranno chiamati assieme ai Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende sanitarie locali a garantire ottimale supporto alle scuole e gestione, secondo le normative vigenti, dei soggetti infettati da Sars-CoV-2 e dei loro contatti”.

Nota 20 agosto 2020, AOODPIT 1466

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

ai Dirigenti Scolastici
ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
ai dirigenti titolari degli Uffici scolastici Regionali per l’Umbria, la Basilicata e il Molise
e, p.c., al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana di Bolzano
all’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
all’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
al Dirigente del Dipartimento Istruzione e cultura per la Provincia di Trento
al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle D’Aosta
alle OO.SS.

Oggetto: Responsabilità dei DS in materia di prevenzione e sicurezza – Covid-19