Diritto alla salute e aggiornamento dei LEA

Diritto alla salute e aggiornamento dei LEA: esclusa la disabilità

Superando del 21/08/2020

«È strano che nello stesso Governo si incontri da un lato attenzione e ascolto nei nostri confronti, da parte del Premier e di alcuni Dicasteri, e contemporaneamente si venga ignorati quando il tema è quello del diritto alla salute!»: lo ha dichiarato Vincenzo Falabella, presidente della Federazione FISH, dopo avere appreso che i rappresentanti delle organizzazioni delle persone con disabilità sono stati esclusi dalla nuova Commissione insediatasi presso il Ministero della Salute, che ha il compito di provvedere all’aggiornamento continuo dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria).

«È come se quella centralità delle persone, dei pazienti e dei loro diritti, celebrata dal Ministro della Salute non riguardasse le persone con disabilità, come se non esistessero atti internazionali recepiti anche in Italia, quali la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che prevedono il nostro coinvolgimento sulle questioni che ci riguardano direttamente».

Questo l’amaro commento di Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), dopo avere appreso, alla fine di luglio, che nonostante i ripetuti appelli al Ministro della Salute, i rappresentanti delle organizzazioni delle persone con disabilità sono stati esclusi dalla nuova Commissione insediatasi presso il Dicastero della Salute, che ha il delicato compito di provvedere all’aggiornamento continuo dei LEA, i Livelli Essenziali dell’Assistenza definiti l’ultima volta nel gennaio del 2017, e di garantire che il Servizio Sanitario Nazionale sia al passo con le innovazioni tecnologiche e scientifiche e con le esigenze dei cittadini.

Per l’occasione il ministro Speranza aveva appunto entusiasticamente commentato che «questa Commissione svolgerà un lavoro fondamentale per rispondere ai nuovi bisogni di salute dei cittadini. A tal proposito ho chiesto a ciascuno di mettere al centro sempre le persone, i pazienti e i loro diritti».

«Gli ausili, i dispositivi per la salute, la riabilitazione, la diagnosi, la cura, i servizi sociosanitari sono segnatamente tutte questioni che riguardano il nostro stato di salute, le nostre vite e su cui abbiamo molto da dire e da raccontare, argomenti che fanno parte delle nostre quotidiane rivendicazioni anche a livello regionale. Dall’assenza di servizi essenziali alle gare sui dispositivi monouso, dalla diagnosi delle Malattie Rare agli interventi di riabilitazione precoce, dalla applicazione a macchia di leopardo dei LEA al fatto che ancora molti ausili non siano forniti dal Servizio Sanitario Nazionale, alla reperibilità di alcuni farmaci e molto altro: ne abbiamo da raccontare! Cosicché, invece di farlo produttivamente all’interno di quella Commissione che ci ha esclusi, lo faremo in altri contesti e con altri strumenti mediatici, politici e legali».

Secondo la FISH, poi, a rendere ancora più incongruente e amara l’esclusione delle organizzazioni delle persone con disabilità, è la notizia che su richiesta del Presidente della Commissione, alle riunioni di essa potranno partecipare, per fornire il proprio contributo tecnico-scientifico, rappresentanti del Consiglio Superiore di Sanità, delle Società Scientifiche, delle Federazioni dei Medici ed esperti esterni competenti nelle specifiche materie trattate.

«Siamo dunque di fronte a un Ministero che distingue fra “figli e figliastri” – annota ancora il Presidente della FISH – e che le nostre organizzazioni non le vuole nemmeno sullo “strapuntino” che ha riservato di ripiego alle Federazioni dei Medici. È strano che nello stesso Governo si incontri da un lato attenzione e ascolto nei nostri confronti, da parte del Premier e di altri Dicasteri, e contemporaneamente si venga ignorati quando il tema è quello del diritto alla salute!». (S.B.)

PERCHE’ NON TORNEREMO A SCUOLA

PERCHE’ NON TORNEREMO A SCUOLA

Sul rientro a settembre non ce la stanno raccontando giusta e ormai da un pezzo, questo è il punto. Ma più si approssima la fatidica data della riapertura delle scuole e più sono evidenti i gravissimi ritardi organizzativi che renderanno impossibile tornare in aula a milioni di studenti. Qualcuno sa qualcosa dei pulmini scolastici, che dovrebbero portare le loro corse da più di mezz’ora a soli quindici minuti, e della turnazione che necessariamente ne consegue? E’ stato organizzato qualcosa? E quegli undici milioni di mascherine al giorno promessi dal commissario straordinario Arcuri sono stati mai ordinati?

Da sempre, per capire cosa progetta il Ministero dell’Istruzione, è buona norma guardare alle disposizioni e alle loro ricadute concrete piuttosto che ai comunicati stampa, ai finanziamenti piuttosto che ai proclami. A ben guardare, la riapertura della scuola a settembre è stata gestita tramite disposizioni tardive e fumose, che mai entrano nel dettaglio: l’ideale per non far spendere ai dirigenti scolastici le pur pingui risorse che sono state messe a disposizione nei mesi scorsi e che saranno inderogabilmente ritirate dal Ministero il 30 settembre.

Che dire delle disposizioni sulla scuola materna del 3 agosto, che prevedono 1-2 collaboratori scolastici dedicati per ciascuna sezione, quando la richiesta per il personale aggiuntivo è scaduta a luglio? E mentre i presidi si arrabattano con nastri segnaletici e metro da sarta, la gara da 3.000.000 di banchi ha subito tanti e tali rimaneggiamenti da venire probabilmente impugnata da chi è rimasto escluso: in buona sostanza, nulla si spenderà per l’emergenza Covid-19, perché ad alto livello già si sa che a scuola non si torna.

Da quando si sa si chiederà il genitore attonito e frastornato. Sicuramente dal 28 maggio 2020, quando il Comitato tecnico scientifico stabilì che non si potevano avere più di 10 alunni per classe. La pantomima di tira e molla che ne è seguita, con concessioni sempre più permissive (un metro fra bocca e bocca; mascherina in attesa di poter garantire il distanziamento; liberatoria per i pulmini sulle tratte fino a 15 minuti) è servita solo a calmare gli animi, a zittire quei genitori poco provvidi, che insistono a chiedere il rientro a scuola per tutti, senza mascherina e senza distanziamento.

Già adesso vice ministri e membri del CTS
 lanciano messaggi preoccupati e prefigurano il rischio di una mancata riapertura: ancora pochi giorni e la chiusura delle scuole sarà un fatto.

E i genitori? I genitori avrebbero voluto saperlo prima, avere tempo per organizzarsi, per ottenere dalle scuole le condizioni ottimali per una didattica a distanza di qualità (buona connessione per tutti, notebook per chi non ne ha, didattica mirata, una parte degli alunni in classe e webcam efficaci per tutti gli altri), in modo da non perdere il filo di quella formazione e di quell’istruzione che sono mattoni fondamentali per costruire i cittadini di domani. Intanto, meglio aspettare a comprare il grembiule: prima di usarlo, potrebbe diventare troppo piccolo…

Azzolina sabota se stessa

Azzolina sabota se stessa

Il segretario generale della FLC CGIL Francesco Sinopoli replica alle parole del ministro dell’istruzione che accusa il sindacato di boicottare l’apertura delle scuole: “I ritardi del governo e le nostre proposte”

Emiliano Sbaraglia

La sorpresa che segue l’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica da Lucia Azzolina lascia subito il posto alle considerazioni pratiche. Il segretario della Flc Cgil Francesco Sinopoli considera un blando tentativo di difesa le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, per distrarre l’opinione pubblica dalle evidenti responsabilità accumulate in questi mesi, frutto di un oggettivo ritardo in termini di interventi e distribuzione delle risorse.

Allora Sinopoli, il sindacato fa sabotaggio?

Se avessimo deciso di fare i sabotatori non saremmo arrivati a questo punto. Abbiamo cercato da mesi di dare indicazioni, sostenendo le nostre proposte con iniziative di mobilitazione, e le risorse sono arrivate: tardi, e poche, con responsabilità da parte del ministero, ma sono arrivate anche grazie a noi. Queste dichiarazioni del ministro appaiono soltanto un pallido e disperato tentativo di spostare queste responsabilità, ma alla fine credo si riveleranno essere un boomerang per chi le ha pronunciate. In condizioni normali ci sarebbe da citare Flaiano, in realtà la situazione è grave e seria.

Nell’intervista il ministro torna sulla contrarietà del sindacato al prossimo concorso. Le cose stanno così?

Il fatto che il ministro provi a giocare su un tema agitato già nei mesi scorsi, che  oggi non ha più alcuna consistenza, è la dimostrazione delle sue difficoltà. Il ministero ha fatto una scelta, secondo noi sbagliata ai fini dell’apertura del nuovo anno scolastico, perché la selezione per titoli avrebbe consentito di facilitare le operazioni e accelerare i tempi. Il concorso straordinario che verrà fatto a novembre, se fatto e novembre, chiaramente non è funzionale all’apertura dell’anno scolastico, E non modifica la qualità del corpo docente selezionato, perché i precari che parteciperanno saranno gli stessi. Quindi tornare su questo versante oggi, agitando la bandiera del merito, non risulta essere altro che un intento propagandistico, avanzato dicendo una cosa falsa..

Quali sono i problemi concreti secondo il sindacato?

Ribadisco che è dal mese di aprile che chiediamo di intervenire su alcuni punti essenziali. Le risorse sono arrivate tardi, soprattutto per quanto riguarda gli organici aggiuntivi e gli spazi nelle scuole. Ci sono attori istituzionali, enti locali, lo stesso ministero dei trasporti per conciliare la riapertura con il trasporto pubblico in particolare nelle grandi città, tutti interlocutori del sindacato per emergenze da affrontare da noi denunciate da mesi. Il problema reale è che l’organico aggiuntivo arriverà troppo tardi, le risorse stanziate non sono ancora interamente disponibili per le scuole, e i dirigenti scolastici non hanno potuto programmare lo sdoppiamento delle classi. Anche le risorse per gli enti locali sono arrivate in ritardo, e alla fine i nodi sono venuti al pettine. Al netto della curva epidemiologica, che preoccupa tutti, abbiamo visto come una scuola a tempo ridotto, con l’utilizzo diffuso della didattica a distanza, sia una soluzione assolutamente impossibile da considerare come sostitutiva della scuola in presenza perché non è scuola, soprattutto per i più piccoli. Di conseguenza ci troviamo di fronte a una realtà preoccupante. In questi mesi quello della Flc Cgil è stato un ruolo di protesta, di proposta e di responsabilità, come ad esempio dimostra la partecipazione alla scrittura e la firma del protocollo sicurezza. Ora aspettiamo il Cts, aspettiamo di essere convocati, per continuare il lavoro fatto sinora.

A pochi giorni dalla riapertura delle aule, l’impressione è che ogni scuola, al di là delle linee guida e in base alle esigenze più urgenti, cerchi di organizzarsi come meglio può, ciascuno a modo suo. 

C’è questo rischio. Avendo potuto far conto di queste risorse solo ad agosto, dopo lo spostamento di bilancio, i dirigenti scolastici sono rimasti senza indicazioni, anche solo sul come richiedere gli investimenti necessari. I soldi sono arrivati due settimane fa, e il punto rimane proprio questo. A pochi giorni dalla riapertura, stiamo ancora assistendo alla mancanza di un coordinamento, a una situazione disfunzionale, a uno scarico di responsabilità su dirigenti scolastici e scuole. Non ci piace essere Cassandre, perché siamo sindacalisti, ma è uno spettacolo triste che avevamo previsto sarebbe andato in scena. Quello che dispiace è che il ministro, e alcuni giornali, ricamino sopra una condizione che richiederebbe il massimo impegno da parte di tutti.

Gridare al complotto per nascondere le proprie inefficienze

Turi: un classico italiano, gridare al complotto per nascondere le proprie inefficienze

IL MINISTRO AZZOLINA SI ASSUMA LE SUE RESPONSABILITÀ
Non basta invocare la collaborazione vuota e sterile, chiedendo di remare nella stessa direzione. Ministro, in quella direzione ci sono gli scogli, ci andiamo a schiantare.

Mentre i nodi arrivano al pettine, assistiamo ad una reazione scomposta del ministro dell’Istruzione, che con il ricorso ad una serie infinita di luoghi comuni e stereotipi – le donne, il sessismo, la resistenza al cambiamento, il sindacato cattivo – si costruisce un ruolo di vittima sacrificale alla vigilia di una apertura della scuola che come un mantra ripete ossessivamente (chissà se ci crede anche lei).

Bisogna trovare il colpevole! Cosa c’è di più facile che individuarlo nel sindacato, come se ce ne fosse uno soltanto, come il ministero che è, o dovrebbe essere, uno solo.
Come se non sapesse – il ministro – che il sindacato ha una base di centinaia di migliaia di lavoratori, oggi disorientati dalle sue decisioni, che non si sentono rappresentati da un ministro autoreferenziale, che non tollera la critica.

Eppure, per non sbagliare, la critica serve. Certo al suo interno si è circondata di una ‘corte’ scelta tra i propri amici che non osano darle torto e chiama sabotaggio tutto ciò che non coincide con un suo desiderio.

Fortunatamente esistono ancora i sindacati, liberi di esprimere le proprie opinioni, e vederli uniti nelle critiche, molto costruttive, dovrebbe fare riflettere.

Il cambiamento lo rivendichiamo continuamente, ma non a scapito dei diritti e delle aspettative dei lavoratori che dovranno sentirsi parte di un progetto che non c’è.

Non basta invocare la collaborazione vuota e sterile, chiedendo di remare nella stessa direzione.
Ministro, in quella direzione ci sono gli scogli, ci andiamo a schiantare.

Lo dicono le forze politiche: ma ‘loro’ non valgono perché fanno lotta politica.
Lo dicono gli esponenti di maggioranza: ma ‘loro’ sono invidiosi e vorrebbero il suo posto.

Signor ministro, non possiamo finirla con la storia del ricatto sindacale?
Quel ricatto lo hanno subito i sindacati, non posto.
Si è agito secondo un suo ricatto politico ed ora, è chiaro a tutti che è stato un errore.
Che dire poi dell’orgoglio della GPS?
Una idea che ha trovato anche il nostro consenso, ma che non è compatibile con i tempi,  con la realtà.

Ecco, il vuoto tra virtuale e reale è il problema. E non basta «sentirsi una donna al posto giusto al momento giusto, arrivata con un percorso selettivo» (Sic..)
La politica non è un concorso pubblico, è la ricerca del consenso che deve essere riconosciuto.

Perché il Ministro prova fastidio verso chi tutela lavoratori, famiglie e diritto all’Istruzione?

Perché il Ministro prova fastidio verso chi tutela lavoratori, famiglie e diritto all’Istruzione?

Appare paradossale e tendenziosa la dichiarazione del massimo rappresentante del Dicastero dell’Istruzione che, anziché adoperarsi a tutelare e tranquillizzare milioni di studenti, famiglie e lavoratori della scuola pubblica e privata con interventi chiari e risolutivi necessari a salvaguardare l’incolumità dei cittadini, prova a mistificare la realtà dei fatti.

Accusare i Sindacati, casa dei lavoratori e strumento di tutela dei loro diritti, è un’ azione che si commenta da sola.

Tra l’altro la circostanza appare ancor più deprimente alla luce del fatto che lo stesso Ministro ha, in passato, ricoperto ruoli da “sindacalista”. Una circostanza quest’ultima che, dobbiamo dedurre, è stata rapidamente dimenticata una volta assunto il ruolo governativo.

Il Sindacato, quale l’Unione Generale del Lavoro (UGL), quello serio e impegnato da oltre 70 anni in battaglie sociali a tutela e difesa  del cittadino, vuole il rientro  nell’ aula scolastica, alveo naturale dell’ educazione e della formazione dei giovani, ma pretende le necessarie garanzie sulla sicurezza e sulla funzionalità del sistema.

Attacchi isterici e provocatori, lesivi delle professionalità di uomini e donne intenti a svolgere correttamente e senzasudditanze il proprio ruolo di difesa e rivendicazione a fronte di una situazione eccezionale e mal gestita, minano la credibilità di un’intera Nazione

Assumere il personale necessario per sdoppiare le classi al fine di  ottenere il doveroso  distanziamento   – afferma decisa il Segretario Nazionale Ornella Cuzzupi – e predisporre tutte le azioni necessarie alla piena funzionalità della scuola è  ciò  che va messo in atto, senza se e  senza ma, così come affermato da sempre. Da parte nostra siamo pronti a confrontarci su tutto ma occorre che alla base vi sia concretezza e prospettive realizzabili. Le chiacchiere strumentali ed i maldestri tentativi di delegittimazione verso chi rappresenta la voce  del cittadino, non produrranno altro che fallimento e confusione, proprio quello che alla Scuola italiana  non serve!”                                                                                                                            

   Federazione Nazionale UGL Scuola

Il Segretario Nazionale

Ornella Cuzzupi

Sconcertante ed immotivato attacco

Gilda: sconcertante ed immotivato attacco.

Trovo sconcertante che chi guida il Ministero dell’Istruzione si esibisca in un violento ed immotivato attacco contro i sindacati, accusati di sabotare la riapertura delle scuole – dichiara Rino Di Meglio, Coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

Non si possono invertire i ruoli: ai sindacati spetta di denunciare ritardi ed inadempienze, a chi governa di dimostrare concretamente di svolgere il proprio ruolo con efficienza ed imparzialità.

Un tanto sta scritto nella  Costituzione.

I cittadini, sindacati compresi, vorrebbero sapere quanti insegnanti di ruolo saranno in cattedra il 1 settembre prossimo, quanti saranno i posti vacanti da coprire con precari da rintracciare, quante aule mancheranno per accogliere in sicurezza le alunne e gli alunni e, infine quando arriveranno i banchi mancanti alle scuole che li hanno richiesti.

Inutile annunciare quante sono le domande di partecipazione ai futuri concorsi.

Riaprire le scuole è di vitale importanza. E’ questo che vogliamo, non cortine fumogene.

L’ultimo esame

da la Repubblica

Francesco Bei

Due notizie, strettamente intrecciate, hanno scaldato la giornata di ieri. La prima è che, grazie anche allo sforzo enorme per i tamponi che stanno facendo le Regioni, nelle ultime 24 ore le persone risultate positive sono schizzate su fino a quota 845.

Bisogna tornare a metà maggio, ai tempi duri del lockdown , per avere numeri così alti. Segno che il virus è ancora tra noi, anzi lo è più di prima, e stavolta a esserne vittime sono i giovani.

Purtroppo era facilmente prevedibile dal giorno in cui, mettendo gli interessi dei gestori dei locali da ballo davanti alla tutela della salute, è stata data via libera alla riapertura di discoteche e mega-raduni.

Fortunatamente, anche se con qualche ritardo, il governo dal 17 agosto ha messo uno stop a questa follia e turato la falla. Resta aperta invece quella dei rientri dall’estero ma, a parte i tamponi agli arrivi negli aeroporti, si può fare poco (a proposito, una medaglia al genio che aveva previsto a Malpensa controlli solo ai lombardi).

La seconda notizia che ha fatto discutere, oltre al boom di contagi, è stata l’uscita di Walter Ricciardi, il consulente del governo, che ha gelato tutti paventando un rinvio del voto e dell’apertura delle scuole nel caso la curva dei contagi si rialzi, come sta avvenendo in Spagna e in altri Paesi europei. Dichiarazioni di buon senso, persino ovvie, ma che sono andate a toccare il vero nervo scoperto del governo e della maggioranza — la scuola più che il voto — costringendo il professore a una marcia indietro.

Perché è del tutto evidente che sulla data simbolo del 14 settembre il governo si sta giocando l’osso del collo. Gli italiani, finora pazienti e accondiscendenti, su questo punto non transigono. Non servono sondaggi scientifici, basta scorrere una chat di genitori o leggere i social. Nel governo ne sono pienamente consapevoli e il primo a saperlo è proprio il presidente del Consiglio Conte che, senza dare l’impressione di aver commissariato la ministra Azzolina, sta seguendo ogni giorno in prima persona il dossier sulla riapertura.

E ne è consapevole il ministro della Salute Speranza, finora il “poliziotto cattivo” della storia. Quello che ha firmato le ordinanze sui treni facendo arrabbiare passeggeri e compagnie di trasporto, quello che ha firmato l’ordinanza di chiusura delle discoteche mettendosi contro sia i gestori che molti giovani, l’ordinanza sull’obbligo della mascherina anti-movida quando cala il sole e quella che impone di “tamponare” chi viene dai Paesi a rischio. Ma persino il duro Speranza sulle scuole non ha dubbi: devono riaprire e riapriranno.

Ai collaboratori ha spiegato in queste ore che la data del 14 settembre è ormai un obiettivo «su cui non si transige». Anzi, tutte le nuove restrizioni sono funzionali proprio al raggiungimento della priorità delle priorità, la scuola appunto. Perché è su questo che il governo sarà giudicato ed è questo il passo falso che potrebbe far cadere tutti nel burrone.

Con 10 milioni di persone in giro — tra studenti e personale — il governo sa che i contagi aumenteranno da settembre, ma è un rischio calcolato. Inevitabile e calcolato. Per questo serve bloccare ora, anche in maniera severa, ogni altra possibilità di contagio. Tutto in funzione della riapertura scolastica.

Si spiega con questa urgenza, anche e soprattutto politica, l’inusitata durezza delle parole della ministra Azzolina nell’intervista che leggete oggi sul nostro giornale. Mai un ministro dell’Istruzione si era rivolto in questo modo al sindacato di settore, accusandolo di fatto di voler boicottare la riapertura e di remare contro.

Critiche che certamente oggi non resteranno senza una risposta.

Scuola, il Veneto dice no alle mascherine. “Una tortura durante le lezioni”

da la Repubblica

Enrico Ferro

Alla vigilia della ripartenza delle lezioni, in una galassia di incertezze, Elena Donazzan, assessora all’istruzione della regione Veneto, ha una sola convinzione: “tenere la mascherina durante le lezioni è una tortura. Noi siamo fortemente contrari e faremo di tutto perché questa non sia una regola per i nostri ragazzi”. Non si nasconde Elena Donazzan, esponente di Fratelli d’Italia. Assicura di aver svolto tutte le ricerche necessarie in campo medico e di essersi confrontata con esperti del rischio epidemiologico.  Si scaglia quindi contro il parere del Comitato tecnico scientifico, che ha reso note le linee di indirizzo.

“La mascherina, in caso, servirà durante la ricreazione o nei momenti di assembramento, come può essere l’ingresso o l’uscita da scuola, ma non è pensabile di imporla durante l’arco delle lezioni. Per una presunta tutela della salute rischiamo di fare danni ancora peggiori alla salute stessa“ dice sicura, parlando non solo in qualità di assessore all’istruzione ma anche a nome della regione Veneto.

“Siamo tutti d’accordo, anche il presidente Luca Zaia”. Proprio il governatore del Veneto Zaia, in questi mesi, ha sempre portato avanti una campagna decisa nell’uso della mascherina, anche quando il segretario del suo partito, Matteo Salvini, sosteneva fosse inutile. “Ma un conto è mettere la mascherina quando si va al ristorante o quando si frequentano luoghi affollati, un altro è tenerla sei ore di fila in una classe in cui è assicurato il distanziamento sociale. Per noi sará sufficiente il distanziamento”.

Azzolina: “La scuola riaprirà ma nei sindacati c’è chi sabota”

da la Repubblica

Concita De Gregorio

ROMA — Lucia Azzolina assicura che le scuole riapriranno dal 1 settembre nonostante «sia in atto un sabotaggio da parte di chi non vuole che ripartano». Un mese fa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in sua presenza e di fronte a un piccolo gruppo di giornalisti e commentatori chiamati a Palazzo Chigi a discutere di scuola, aveva parlato di «inaccettabile ricatto del sindacato che minaccia di paralizzare la ripresa scolastica». Alla ripartenza mancano dieci giorni. Quello che serve, dice Azzolina, è che «si prenda a remare tutti nella stessa direzione».

Le scuole riapriranno per tutti, in presenza, anche se i dati del contagio dovessero peggiorare?
«Ad oggi sì. Tutti ci auguriamo che i dati migliorino. Dipende dai comportamenti. E’ una questione di responsabilità: individuale e collettiva. Gli esami di Stato si sono svolti in sicurezza, nessun ragazzo si è ammalato. I nuovi contagi sono avvenuti in vacanza, non a scuola».

Quindi riapertura il 1 settembre per chi deve recuperare e il 14 per tutti. In presenza. Otto milioni di studenti in classe.
«Si, tranne Calabria Puglia e Sardegna che hanno deciso di riaprire dopo le elezioni. Tornare a scuola è fondamentale soprattutto per i ragazzi di famiglie fragili. Non farlo significherebbe lasciarli per strada: le criminalità e le mafie non aspettano altro».

C’è un rapporto sulle “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Covid nelle scuole”. Da 3 a 18 anni. Dice che se c’è un solo caso accertato tutta la classe deve stare in quarantena. La preoccupa?
«Bisogna rispettare le regole. Un metro di distanza. Se non ci sono le condizioni, nel rapporto spazio/numero di studenti, bisognerà usare le mascherine. “In via provvisoria, per garantire l’avvio dell’anno scolastico”, questo dice l’ultimo rapporto del comitato tecnico scientifico. Ne daremo 11 milioni al giorno. Nulla vieta poi che il dirigente scolastico disponga – solo per la secondaria di secondo grado – la didattica a distanza per alcuni gruppi. Non c’è la scuola, ci sono le scuole: ogni situazione è diversa e l’autonomia dei dirigenti molto ampia».

La ricreazione? In classe?
«Dipende dalle situazioni. Scaglionati, con percorsi di entrata e uscita, se c’è lo spazio. Tutto si può fare nel rispetto del distanziamento».

Se i ragazzi – minori – stanno a casa, in quarantena, dovrà stare qualcuno con loro. Avete pensato a nuove misure a sostegno delle famiglie? Le donne, che spesso guadagnano meno anche per via delle disparità salariali, sono più facilmente indotte a restare a casa.
«Proprio di questo ho discusso ieri con alcuni colleghi di governo. Mi piacerebbe che si studiassero modi per incentivare la funzione di cura da parte degli uomini, la turnazione».

Come?
«Ci stiamo lavorando. Le donne sono state le più penalizzate, anche nel lockdown, e siamo tutti d’accordo che non possa passare dall’emergenza il ritorno a vecchi schemi, la retorica degli angeli del focolare».

Si è parlato tantissimo di banchi con le ruote. Sono indispensabili alla ripresa della scuola?
«Si parla moltissimo a sproposito. La disinformazione è capillare e temo, strumentale a seminare incertezze e paure. Abbiamo comprato due milioni di banchi tradizionali e 450mila con le ruote su precisa richiesta dei dirigenti. Il commissario Arcuri ha curato la gara: sono stati stanziati 300 milioni. No, non sono indispensabili. Sono molto migliorativi, però: sono più piccoli, funzionali, moderni. Favoriscono la didattica di gruppo, non frontale. Non ci trovi sotto il chewingum di tuo nonno. Arredi nuovi inducono a prendersene cura, come sempre si dovrebbe».

Parliamo delle “forze che remano contro”, i “sabotatori”. Chi sono?
«Ho collaborato io stessa con un sindacato della scuola fino al 2017. Non c’è dubbio però che in questo ruolo mi sia trovata di fronte a una resistenza strenua al rinnovamento. Non è un mistero che i sindacati siano contrari al concorso con prova selettiva: vorrebbero stabilizzare i precari, immissione in ruolo per soli titoli. Ma sa la sorpresa qual è? Per 80 mila posti sono arrivate in totale 570mila domande. Di queste solo 64 mila sono di docenti con almeno 36 mesi di servizio. Le altre 506 mila sono di neolaureati o giovani docenti. I precari hanno diritti acquisiti, ma i giovani hanno diritto di accesso. I concorsi sono indispensabili. Formazione del personale e digitalizzazione passano anche dall’immissione di energie nuove nella scuola».

Sono già certe le date dei concorsi?
“La prima settimana di ottobre lo straordinario, con una sola prova. A seguire l’ordinario, con la prima prova preselettiva, visto il numero di domande».

C’è dunque accordo con le forze sindacali?
«Le istanze in campo sono moltissime, tutte legittime, e la volontà di accoglierle, fin dove possibile, assoluta. Ciò che non è ammissibile sono atteggiamenti che mirano a conservare potere e rendite di posizione nell’interesse non di tutti ma di alcuni. Molti dirigenti scolastici mi raccontano di diffide che ricevono in questi giorni, poi le minacce di sciopero, di richieste in massa di aspettativa: viviamo un momento in cui come mai prima dobbiamo collaborare. Io sono dalla parte della scuola. Vorrei tornarci avendo fatto il possibile per migliorare quel che ho trovato».

Dice questo perché pensa al rimpasto di governo? Il suo ministero sembra molto ambito.
«Non me ne occupo, glielo assicuro. Solo, vedo dalle foto, sono sempre donne le rimpastabili. Mi sbaglio?».

Lei è oggetto di critiche molto pesanti, anche personali.
«Quando dicono che sono impreparata non me ne curo. Ho due lauree, ho insegnato molti anni, amo il mio lavoro e ci voglio tornare. Quando parlano del rossetto o delle unghie penso che viviamo una società profondamente sessista. Anche per questo che la scuola è un investimento fondamentale. È a scuola che si impara a stare insieme nel rispetto. Storia diritto matematica letteratura, ma prima di tutto dialogo e rispetto».

Ritorno a scuola e responsabilità penale dirigenti scolastici, Ministero: timori ingiustificati. La nota

da OrizzonteScuola

Di redazione

“L’adozione delle specifiche cautele e misure organizzative e protettive previste nei protocolli stipulati tra il Governo e i sindacati, nonché nei protocolli e linee guida adottati per le istituzioni scolastiche, assolve i dirigenti scolastici da ogni responsabilità penale e civile”

Lo scrive il capo dipartimento del Miur Marco Bruschi in una nota esplicativa dopo che sono state “diffuse voci che, pur prive di fondamento, hanno alimentato in maniera ingiustificata i timori in merito alla responsabilità dei dirigenti scolastici in materia di sicurezza specifica in ordine all’emergenza epidemiologica“. Secondo il ministero i timori dei dirigenti scolastici sono ingiustificati, “il quadro delle norme è chiaro“. “L’adempimento dei doveri d’ufficio rappresenta di fatto una garanzia rispetto a qualsivoglia diffida”, sottolinea.

Sulla responsabilità penale, è intervenuta la ministra Azzolina  in un’intervista al Tg1: “I presidi non devono avere timore. Il parlamento e il Governo hanno lavorato a norme di sicurezza che permettono di evitare di avere dei rischi sulla responsabilità penale e civile, laddove ci fossero contagi sul luogo di lavoro“.

Presidi chiedono chiarezza

Nei giorni scorsi i dirigenti scolastici hanno più volte spiegato il bisogno di chiarimenti sulle responsabilità penali che andrebbero a ricadere sugli stessi in vista di possibili contagi a scuola, anche perché “Non ci aspettavamo risalita dei contagi, tutto si è complicato” ha spiegato Antonello Gianelli, presidente dell’Anp. “Il covid è equiparato a un incidente sul lavoro” hanno spiegato i presidi. Secondo il Cts sono “immotivate le preoccupazioni dei dirigenti” poiché c’è “la Legge 40 del 5 giugno 2020” che li tutela. Ma per Giannelli questa non sarebbe sufficiente, giacché “l’innovazione riguarda esclusivamente la responsabilità civilistica di cui all’articolo 2087 del Codice civile e non quella penale”.

Paola Serafin, segretaria nazionale CISL Scuola con delega per la Dirigenza Scolastica, ha chiesto “che si mantengano gli impegni assunti e che si intervenga sulla responsabilità penale del personale scolastico che sarebbe altrimenti lasciato in balia del contenzioso, sempre più diffuso e certamente amplificato da tutti gli adattamenti necessari per prevenire il rischio di contagio da Covid 19 nelle strutture scolastiche“.

Abbiamo spiegato più nel dettaglio in Studente che si ammala di COVID a scuola è come vittima di infortunio, ecco perché i Dirigenti protestano

Nota ministeriale

Test sierologici docenti e Ata, la comunicazione ufficiale di Arcuri rivolta a tutto il personale scolastico

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Comunicazione ufficiale del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, riguardo i test sierologici per i dirigenti scolastici, docenti e Ata in servizio presso le istituzioni scolastiche dislocate su tutto il territorio nazionale.

Carissimo/a,
nei mesi trascorsi lontano dai banchi abbiamo imparato una lezione molto importante:
con la collaborazione di tutti possiamo superare anche le prove più difficili. 
La scuola, grazie al tuo prezioso lavoro, non si è mai fermata, garantendo la massima vicinanza alle studentesse e agli studenti. Finalmente è arrivato il momento di rientrare in classe.  
Per prepararci al meglio a questo importante passaggio, chiediamo la tua collaborazione, indispensabile per garantire una ripartenza in sicurezza. 
Ti proponiamo di sottoporti a un semplice test sierologico, gratuito e indolore, presso il tuo medico di base. Bastano pochi minuti e la tua tessera sanitaria.
Se l’esito sarà negativo, avrai il via libera per recarti al lavoro in sicurezza. Se sarà positivo, il tuo medico, nel totale rispetto della privacy, ti inviterà a fare un successivo test molecolare. 
I giorni in cui non sarai a scuola, in attesa dell’esito, saranno considerati assenze giustificate.
Si tratta di un gesto semplice, che però vale tanto, per la sicurezza di tutti.
Siamo abituati a fare grandi cose, tutti insieme. A scuola e per la scuola. Quest’anno possiamo iniziare ancora prima di entrare in classe. Grazie per il tuo aiuto!

14 settembre 2020
Il primo giorno di scuola. Per tutti.

Il Commissario straordinario per l’emergenza Covd-19

Dott. Domenico Arcuri

Rientro a scuola il 14 settembre, ma contagi in salita. Come? Obbligo mascherine se non c’è distanziamento

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

Resta fissata la data del 14 settembre per il rientro a scuola, o meglio quello dell’inizio delle lezioni in quasi tutte le regioni. Dal 1 settembre studenti e personale scolastico saranno in aula per il recupero degli apprendimenti. Come si ritornerà in classe?

Quasi tutte le Regioni hanno deliberato per l’avvio delle lezioni il 14 settembre. La Sardegna sposta la data al 22 e la Puglia al 24 dopo le elezioni. Il Ministero dell’istruzione, con la nota del 23 luglio ha stabilito che l’anno scolastico 2020/21 partirà il 14 settembre e così resta confermato secondo le ultime dichiarazioni della Ministra Azzolina. Calendario 2020/21

Eppure i contagi sono in aumento – ieri + 642 – mentre il tempo stringe per rientrare in aula in sicurezza.
Per il governo il rientro a scuola resta “una priorità”. Sono giorni decisivi questi per decidere come permettere la ripresa delle attività didattiche in presenza a oltre otto milioni di studenti.

Uso mascherina

Tra le misure principali resta confermato l’utilizzo della mascherina anche nel banco dove non è possibile il distanziamento di un metro. Lo ha ribadito il Cts, e la stessa Ministra. “Siamo l’unico Paese europeo a lavorare sul distanziamento – ha detto Azzolina -. E continueremo a farlo finché non avremo trovato il 100% degli spazi necessari. Gli altri si accontentano della mascherina. L’Italia no. Perché non dobbiamo lavorare solo per settembre, ma prepararci a un anno scolastico molto impegnativo. Le scuole non devono richiudere. Inizialmente la protezione sarà un sacrificio importante, ma necessario. Dove il distanziamento c’è, la mascherina si può abbassare, seduti al banco”. L’obbligo della mascherina resta dunque per i docenti e per gli alunni dai sei anni in su.

Contraria all’uso della mascherina resta Elena Donazzan, assessore all’istruzione della Regione Veneto: “Tenere la mascherina durante le lezioni è una tortura. Noi siamo fortemente contrari e faremo di tutto perché questa non sia una regola per i nostri ragazzi”. Concetto espresso poi dal presidente della Regione, Luca Zaia: “Sono contrario a chiedere di indossare la mascherina ai bambini… 6 anni, 6 anni e un giorno, 7 o 8 anni non cambia, stiamo parlando di bambini che devono portare la mascherina 6 o 8 ore”. Il governatore intende garantire in ogni caso la riapertura delle scuole.

Ieri sul tema mascherine è intervenuto anche Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, che ha sottolineato la difficoltà per alunni e docenti nel riuscire a portare la mascherina per cinque ore: “Già non è semplice tenerli a freno per cinque ore di lezione in classe – ha spiegato Galli a Il giornale, –figuriamoci con la mascherina: nemmeno un docente riesce a sopportarla per un’intera mattinata”.

E presto è arrivato il commento del leader della Lega Matteo Salvini: “Quando ho sentito che ci sarà l’obbligo di mascherine e distanza per i bimbi di sei anni ho detto no…a dirigere la scuola c’è un ministro incompetente che da due mesi va a cercare i banchi con le rotelle”.
I banchi monosposto e le sedie, ha garantito ieri il commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, arriveranno entro ottobre. Il criterio per l’assegnazione riguarda il margine di rischio di contagio: più è alto e prima verranno forniti i banchi monoposto.

Resta aperto il nodo responsabilità presidi

Nei giorni scorsi i dirigenti scolastici hanno più volte spiegato il bisogno di chiarimenti sulle responsabilità penali che andrebbero a ricadere sugli stessi in vista di contagi a scuola, anche perché “Non ci aspettavamo risalita dei contagi, tutto si è complicato” ha spiegato Antonello Gianelli, presidente dell’Anp. “Il covid è equiparato a un incidente sul lavoro” rilanciano i presidi, ma secondo il Cts sono “immotivate le preoccupazioni dei dirigenti” poiché c’è “la Legge 40 del 5 giugno 2020” che li tutela. Ma per Giannelli questa non sarebbe sufficiente, giacché “l’innovazione riguarda esclusivamente la responsabilità civilistica di cui all’articolo 2087 del Codice civile e non quella penale”.

Test sierologici al via il 24 agosto

Prende il via lo screening per docenti, Ata e tutto il personale scolastico il prossimo 24 agosto. I test sierologici verranno effettuati su base volontaria e sono garantiti sia a chi prende servizio a inizio anno sia a chi comincerà più tardi. I test dovranno essere conclusi entro una settimana dall’avvio delle lezioni, così come stabilito nelle circolari del Ministero della Salute e dell’Istruzione. Test sierologico docenti e ATA dal 24 agosto, modalità e info per ogni regione

Non si trova d’accordo sullo svolgimento dei test su base volontaria il Sindacato medici italiani (Smi), che chiede “obbligatorietà per i docenti e non docenti a effettuare i test e volontarietà dei medici di medicina generale ad aderire alla campagna sui test capillari”.

Ritorno in classe, come verranno pulite le aule: il Ministero dell’Istruzione risponde

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Il Ministero dell’Istruzione ha realizzato una sezione dedicata sul proprio sito ufficiale in cui sono raccolte tutte le informazioni, i documenti, le risposte alle domande principali che illustrano le modalità di rientro a scuola a settembre per l’anno scolastico 2020/2021.

Lo spazio sarà in costante aggiornamento.

Ritorno in classe, le regole per emergenza Covid: piani scuola, linee guida, distanziamento. Le info utili

PULIZIA DELLE AULE

Con la FAQ  n.24, il Ministero dell’Istruzione specifica che le scuole saranno pulite costantemente in base alle indicazioni fornite dal Comitato Tecnico Scientifico e saranno messi a disposizione prodotti igienizzanti, saponi e quanto necessario per assicurare la tutela della salute.

Per questo scopo sono già stati erogati finanziamenti appositi alle istituzioni scolastiche.

In base al Protocollo di sicurezza per la ripresa di settembre si dovrà assicurare la pulizia giornaliera e la igienizzazione periodica di tutti gli ambienti, predisponendo un cronoprogramma ben definito, da documentare attraverso un registro regolarmente aggiornato di tutti gli spazi, gli arredi e gli oggetti.

Infezione da Covid-19: dirigenti non responsabili se attuano le regole previste dal protocollo

da La Tecnica della Scuola

Con un’ampia circolare indirizzata ai dirigenti scolastici il Capo Dipartimento del Ministero Max Bruschi interviene sulla controversa questione delle responsabilità dei dirigenti scolastici connesse con la gestione dell’emergenza Covid-19.

L’analisi del Ministero

La disamina svolta dal Ministero è particolarmente accurata e passa in rassegna le diverse norme giuridiche che regolano il tema a partire dall’articolo 2087 del Codice civile secondo cui il datore di lavoro “è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Il problema è legato anche alla previsione delle norme più recenti in materia in quanto l’art. 42, comma 2, del decreto legge n. 18/2020 ha chiarito che “l’infezione da SARS-Cov-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, è tutelata dall’Inail quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione”.
La circolare chiarisce anche che il fatto che il riconoscimento dell’infezione da Covid come infezione contratta sul luogo di lavoro non implica automaticamente una responsabilità penale o civile del dirigente scolastico che è sempre comunque legata ad un comportamento doloso o colposo.

Dirigenti responsabili se non adottano le misure previste dal protocollo

In sintesi – si legge ancora nella circolare – il rischio di contagio e diffusione del Covid-19 comporta l’adozione di specifiche cautele e misure organizzative e protettive previste nei protocolli stipulati dal Governo e organizzazioni sindacali, nonché nei protocolli e linee guida adottati per lo specifico delle istituzioni scolastiche, la cui osservanza è idonea a rappresentare quali assolti gli obblighi richiamati, ex art. 2087 cc, da parte del datore di lavoro (e nel caso specifico delle istituzioni scolastiche, da parte dei dirigenti scolastici)”.

“In sostanza – conclude il Ministero – i dirigenti scolastici possono veder escludere ogni timore di una semplicistica, ma errata, automatica corrispondenza tra malattia da Covid-19, infortunio sul lavoro, riconoscimento della responsabilità civile e penale del datore di lavoroapplicando quanto previsto dal protocollo generale sulla sicurezza siglato in data 6 agosto 2020 e dallo specifico protocollo per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia in via di pubblicazione”.

Il commento di Giannelli (ANP)

Antonello Giannelli, presidente nazionale dell’Associazione nazionale presidi, commenta così la notizia: “Sulla materia, considero un importante passo avanti l’introduzione dell’articolo 29-bis del DL 23/2020, convertito con modificazioni dalla legge 40/2020. Tale articolo rivede, attenuandola, la responsabilità datoriale civile. Ritengo però necessario intervenire anche sul profilo penale, depenalizzando la colpa lieve per imperizia”.

Immissioni in ruolo 2020/21: il cronoprogramma degli adempimenti

da La Tecnica della Scuola

Con la nota 23825 del 7/8//2020 a firma del Capo Dipartimento, dott. Bruschi, il MI ha diramato i dati riguardanti le immissioni in ruolo del personale docente e educativo decorrenti dal prossimo 1° settembre, che riporta nell’allegato A,  le istruzioni operative per l’effettuazione delle nomine e il cronoprogramma relativo all’effettuazione delle operazioni di nomina che , ricordiamo, quest’anno avverranno tramite procedura telematica.

La nota raccomanda a tutti gli USR di terminare le procedure di immissione in ruolo entro il 26 agosto p.v. e di provvedere  alla registrazione delle informazioni conseguenti alle avvenute immissioni in ruolo o rinunce degli aspiranti al sistema informativo al fine di precostituire la base dati per le successive operazioni di nomina, e raccomanda, inoltre, di assicurare la pubblicazione, entro il termine del 27 agosto p.v., dei posti rimasti vacanti e disponibili sui rispettivi siti internet istituzionali ed il conseguente inserimento in piattaforma di tali posti al fine di consentire, ai soggetti aventi titolo, di presentare istanza per la procedura di assunzione  per “call veloce “ nel periodo compreso tra il 28 agosto ed il 1 settembre 2020.

Tempistica

 26 agosto: termine ultimo per l’effettuazione delle operazioni immissioni in ruolo ordinarie con assegnazione sedi attraverso la nuova procedura informatica disponibile su Istanze online

 27 agosto: pubblicazione sui siti internet degli Uffici e in piattaforma dei posti vacanti e disponibili  all’esito delle operazioni di nomina in ruolo ai fini della procedura di assunzione per chiamata (“call veloce”) ai sensi del D.M. 8/6/2020

Dal 28 agosto al 1 settembre 2020: istanze disponibili per via telematica per la procedura assunzionale per call veloce . Si sottolinea che le istanze saranno disponibili per via telematica per 5 giorni nel periodo sopra indicato, cioè nel periodo compreso fra il 28 agosto e il 1 settembre 2020.Tali assunzioni avranno decorrenza giuridica al 1 settembre 2020

31 agosto 2020 : termine ultimo di conclusione delle operazioni di utilizzazione e assegnazione provvisoria personale docente e ATA

Entro il 2 settembre 2020: pubblicazione degli elenchi degli aspiranti, graduati sulla base dei punteggi per la procedura di assunzione  per chiamata (“call veloce”).

7 settembre 2020: Termine ultimo per la procedura di assunzione a tempo indeterminato per chiamata (“call veloce”), con decorrenza giuridica 1° settembre 2020, dei soggetti che risultano in posizione utile.

14 settembre 2020: termine ultimo per le operazioni di conferimento delle supplenze al 31/8 e 30/6 da GAE e GPS.

Ordine delle operazioni per le nomine in ruolo:

• Graduatorie GM 2016 con precedenza
• Graduatorie GM 2016 senza precedenza
• Graduatorie GMR 2018 con precedenza
• Graduatorie GMR 2018 senza precedenza
• fascia aggiuntiva di cui all’art. 1, c. 18 bis, L.159/19 ( di   Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126), con precedenza
• fascia aggiuntiva di cui all’art. 1, c. 18 bis, L.159/19 ( Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126,)  senza precedenza
• GaE con precedenza
• GaE senza precedenza

Scelta della scuola

Una volta ottenuta la provincia, tramite una nuova istanza, avrà assegnata la scuola di titolarità sulla base delle preferenze espresse, fino ad un massimo di 30 scuole.
I docenti destinatari di nomina riceveranno una mail alla casella di posta elettronica presente su Istanze on line Il contratto a tempo indeterminato sarà stipulato dal 1° settembre 2020 (o dalla presa di servizio) con il Dirigente Scolastico della sede assegnata

Si rammenta che il comma 17 octies della legge 159/19 prevede che  “A decorrere dalle immissioni in ruolo disposte per l’anno scolastico 2020/2021, i docenti a qualunque titolo destinatari di nomina a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra istituzione scolastica ovvero ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso soltanto dopo cinque anni scolastici di effettivo servizio nell’istituzione scolastica di titolarità, fatte salve le situazioni sopravvenute di esubero o soprannumero. La disposizione del presente comma non si applica al personale di cui all’articolo 33, commi 3 e 6, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, purché le condizioni ivi previste siano intervenute successivamente alla data di iscrizione ai rispettivi bandi concorsuali ovvero all’inserimento periodico nelle graduatorie di cui all’articolo 401 del presente testo unico.