MINISTERO INADEGUATO

RETE STUDENTI MEDI “INCONTRO CON AZZOLINA INFRUTTUOSO, MINISTERO INADEGUATO, TEMPO DI INVERTIRE LA ROTTA”

In data odierna la Ministra Azzolina ha ricevuto le rappresentanze delle organizzazioni studentesche. Durante la videoconferenza, come Rete degli Studenti Medi, abbiamo avuto la possibilità di ribadire le nostre posizioni e di constatare, purtroppo, l’inadeguatezza dell’attuale gestione Azzolina. 

“L’incontro di oggi non ha sortito alcun effetto – dichiara Federico Allegretti, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – purtroppo ormai da mesi la scuola italiana vive in preda all’incertezza di ciò che dovrà accadere al momento della riapertura. Dall’inizio dell’emergenza COVID abbiamo assunto una posizione di sincera collaborazione con il Ministero nel tentativo di mettere a disposizione tutte le forze e le sensibilità che potessero contribuire alla ricerca di soluzione condivise, ma siamo profondamente turbati dai risultati raggiunti in questi mesi dal Ministero e dalla titolare del Dicastero. Spiace poi che alle critiche legittime la Ministra reagisca arroccandosi sulle sue posizioni invece di instaurare un dialogo.”
Dall’ultima interlocuzione tra il ministero e gli studenti sono passati diversi mesi: nel mentre, non vi è stata alcuna trasparenza in merito alle decisioni prese.
“La Ministra Azzolina – continua Allegretti – è sembrata più preoccupata di difendere la propria legittimità, lanciandosi in polemiche spicciole, piuttosto che fornire al Paese soluzioni reali per un comparto centrale, dimostrando inadeguatezza e poca lungimiranza: è riuscita è entrare in polemica persino con la task force da lei istituita. Tutte le iniziative assunte finora sono state vuote o addirittura del tutto o parzialmente assenti, come i tavoli regionali per la ripartenza, e a poche settimane dall’inizio della scuola rimangono da sciogliere molti temi centrali. Siamo stanchi di assistere a questo spettacolo della miseria politica che è stato costruito intorno al sistema scolastico. Come sindacato studentesco riteniamo ampiamente superato il margine di tolleranza concesso nei confronti di viale Trastevere: adesso la politica e le istituzioni dovranno prendere impegni chiari e fuori da ogni ambiguità. Serve un piano di rilancio per il “sistema-Italia” ed al suo interno serve identificare il ruolo immediato e di prospettiva della scuola.Non sarà un ritorno tranquillo a scuola se mancheranno le garanzie e le misure di sicurezza, per oggi e per domani.”

AA.VV., Album didattico Montessori

MARIA MONTESSORI 1870-2020:

150° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA

ALBUM DIDATTICO MONTESSORI

Attività di vita pratica

a cura di Andrea Lupi e Martine Gilsoul

Noi crediamo che il bambino è felice quando gioca: invece il bambino è felice quando lavora. (Maria Montessori)

In occasione del 150° anniversario dalla nascita di Maria Montessori, Erickson propone l’Album didattico Montessori – Attività di vita pratica, una guida operativa e completa realizzata con la supervisione scientifica della Fondazione Montessori Italia. Un vademecum che spiega nel dettaglio cosa fare per accompagnare i bambini, dai 3 ai 6 anni, nell’acquisizione delle autonomie nella vita quotidiana sia in classe, sia in famiglia.

Il libro illustra le attività di vita pratica, finalizzate all’autonomia, alla crescita personale e alla socialità, suddivise in tre aree tematiche:

La cura di sé. Indossare la giacca, allacciare le scarpe, pettinarsi, lavarsi le mani… Le attività sono orientate alla cura della persona e delle proprie cose. Le corrette pratiche che ne derivano sono finalizzate allo sviluppo dell’identità e dell’autonomia.

La vita di relazione. Le attività proposte stimolano e coinvolgono il bambino in situazioni reali di vita quotidiana affinché assuma un comportamento responsabile e rispettoso nei confronti degli altri, della natura e delle cose.

Esercizi per la mano intelligente. Travasare, aprire e chiudere, infilare, manipolare.Tutte attività che attraggono i bambini per la possibilità di esercizio che offrono. Sperimentare e ripetere più volte un movimento scoprendosi a un tratto capaci di un’esatta esecuzione è fonte di grande soddisfazione, perché «lo sviluppo dell’abilità della mano va di pari passo con lo sviluppo dell’intelligenza».

L’Album didattico Montessori – Attività di vita pratica si rivolge a tutti gli insegnanti (fascia prescolare) che vogliono applicare il metodo montessoriano nelle loro classi, ma anche a tutti i genitori interessati a conoscerlo meglio e a utilizzarlo in famiglia.

«Quando Maria Montessori cominciò a formare le maestre nel proprio metodo, non esistevano i computer e nemmeno le copisterie: il primo corso di formazione, infatti, fu organizzato nel 1909 a Città di Castello, e gli ultimi a Londra e Innsbruck nel 1951. L’unico modo che avevano a disposizione, quindi, per registrare e memorizzare le attività didattiche era tenere un quaderno in cui trascrivere a mano e illustrare i propri appunti. Ecco dunque lo scopo degli Album didattici Montessori: sostituirsi ai quaderni realizzati a mano dalle maestre svolgendo la loro stessa funzione, ovvero diventare lo strumento a cui fare ricorso per ricordare come usare un materiale e come presentarlo al bambino.» spiega Andrea Lupi.

Andrea Lupi. Pedagogista, Segretario generale della Fondazione Montessori Italia, formatore e supervisore di nidi e scuole a metodo Montessori, è autore di articoli e saggi scientifici sulla didattica e la storia della pedagogia. Con Erickson ha pubblicato Il nido con il metodo Montessori (2018).

Martine Gilsoul. Laureata in Scienze dell’educazione presso l’Università di Liegi, ha lavorato come maestra per i bambini primo-arrivants di una Zona di Educazione Prioritaria di Bruxelles. Ha incontrato il metodo Montessori dopo un’esperienza in una favela di Salvador de Bahia. Si è formata presso il Centro Studi montessoriani dell’Università Roma re e presso il Centro Nascita Montessori. È stata coordinatrice di nido ed è responsabile di redazione della rivista «MoMo – Mondo Montessori» della Fondazione Montessori Italia edita da Erickson, con la quale collabora come formatrice. Ha pubblicato Maria Montessori. Une vie au service de l’enfant (2020, Desclée de Brouwer).

Pagine:                     104

Prezzo:                      € 18,50 

Età:                            3-6 anni

Libreria:                   31 agosto 2020

P. Rumiz, Il veliero sul tetto

Paolo Rumiz sconfitto dalla vita

di Antonio Stanca

   Legato da molti anni, fedele, sembra si possa dire, alla casa editrice Feltrinelli, Paolo Rumiz vi ha ancora pubblicato lo scorso Giugno, nella serie “I Narratori”, la prima edizione del suo più recente lavoro, Il veliero sul tetto.

   Rumiz è nato a Trieste nel 1947, a Trieste vive anche se continui sono gli spostamenti, i viaggi che la sua attività di giornalista, operatore televisivo, cinematografico, richiede. Ha scritto molti romanzi e la maggior parte è provenuta dai suoi viaggi, da quanto gli hanno permesso di vedere, conoscere, imparare. Non c’è stata un’esperienza professionale che non sia diventata un’opera narrativa, che non lo abbia mosso a riflettere su come potesse ricavare una scrittura che non fosse solo per un giornale o per altro mezzo di comunicazione ma acquistasse un valore, una funzione più estesa, si trasformasse in un’opera letteraria, non finisse di valere.

   Un viaggiatore incaricato di vedere, ascoltare scoprire, sapere, riportare quanto succedeva o era rimasto nascosto o era finito o cominciava, è stato Rumiz e da questo impegno è derivato l’altro che gli ha fatto cercare ovunque i segni, le tracce di quell’umanità che i tempi moderni hanno fatto finire perché annullato hanno quei principi, quei valori sui quali si era formata e si era retta. Antico è stato il tempo che Rumiz ha cercato nel suo lavoro di giornalista, di documentarista e così in quello di narratore. Di un mondo, di un’umanità finita, perduta ha sempre voluto dire, non si è mai rassegnato all’idea della sua scomparsa, l’ha cercata in quanto di essa era ancora rimasto, dove ancora era possibile scoprirla anche se non è mai bastato a recuperarla per intero.

   E’ il suo tono, il suo modo, è il motivo che ricorre in ogni momento, in ogni aspetto della scrittura di Rumiz fino a rendere difficile distinguere a quale genere essa appartenga. Così succede pure in quest’ultimo lavoro dove dice della recente, grave situazione verificatasi in Italia e nel mondo a causa del Coronavirus e del periodo di quarantena al quale, come tanti, lui è stato obbligato.

  E’ un diario di tale periodo quello che Rumiz dichiara di voler scrivere, una serie di appunti, di annotazioni su come trascorre il suo tempo, impiega le sue giornate ma è la sua abilità, la sua immaginazione di scrittore a farne una narrazione, a trasformare, come era successo altre volte, un evento in un motivo aperto, disposto in ogni senso, capace di richiamare ogni argomento, di riferirsi ad ogni cosa. Di nuovo mobile diventerà il discorso dello scrittore, di nuovo fluido scorrerà tra passato e presente, mito e storia, leggenda e favola, Italia, Europa e mondo, guerra e pace, vittoria e sconfitta, civiltà e barbarie, progresso e regresso, fine ed inizio, affermazione e negazione, innocenza e reato, verità e menzogna. Triste, desolata è la constatazione che Rumiz ricava da tale percorso: pur essendo passati tra tanti opposti non si è ancora imparato a stare meglio e non lo si sta imparando nemmeno col Coronavirus, quando, cioè, l’opposto rappresentato è quello tra la vita e la morte. Non si è imparato e non si sta imparando a collaborare, ad aiutarsi, a migliorare nei pensieri, nelle azioni, nei rapporti. Neanche le sventure servono a far rinunciare alle polemiche, ai dissidi, alle rivalità, ai contrasti di ogni genere. Sembra un destino inevitabile, inesorabile quello dell’uomo, sembra un’altra misura quella da lui assunta. Addolorato, sconfitto è il Rumiz delle ultime pagine del libro. Le ampie conoscenze, la profonda intelligenza, gli infiniti contatti, le capacità di comparazione, riflessione, osservazione, che ha mostrato non sono servite a fargli intravedere una via d’uscita per una vita, un’umanità che ha perso quanto l’aveva formata.

Covid e scuola: è caos trasporti tra governo, Regioni e Cts

da Il Sole 24 Ore

di Sara Monaci e Claudio Tucci

Con un 1 metro di distanziamento, e le attuali regole sanitarie, i mezzi di trasporto si riempiranno al 50/60%; senza quindi nuovi fondi e mezzi aggiuntivi per molti studenti sarà difficile arrivare a scuola. È questo il nodo, tecnico e politico, alla base delle frizioni, crescenti, tra governo e regioni a pochi giorni dalla riapertura, in presenza, del nuovo anno scolastico (il 1° settembre si parte con i recuperi, il 14 con l’avvio vero e proprio delle lezioni). A testimonianza di un clima, non disteso, è il rinvio a oggi alle 11 di una riunione in programma ieri tra i governatori e i quattro ministri competenti: Lucia Azzolina (Istruzione), Francesco Boccia (Affari regionali), Paola De Micheli (Infrastrutture) e Roberto Speranza (Salute).

Le posizioni in campo sono queste: da un lato il Comitato tecnico-scientifico che suggerisce di mantenere sui mezzi pubblici un distanziamento di almeno un metro (oltre al consueto uso di mascherine), anche per l’autunno. Qualche ministro è d’accordo, altri hanno spinto e spingono per un allentamento, lo stesso premier Giuseppe Conte si è interrogato sulla fattibilità in concreto di un limite così stretto. Le Regioni sottolineano che la distanza andrebbe ridotta, se non addirittura eliminata, in quanto non è altrimenti possibile garantire un servizio efficiente in vista della riapertura delle scuole e della ripresa delle attività aziendali e professionali.

La richiesta è trasversale: arriva dall’Emilia Romagna così come dalla Lombardia e dal Veneto. In Lombardia, in particolare, è ancora in vigore formalmente l’ordinanza che ha annullato il distanziamento sia su ferro che su gomma, anche se per prudenza alcune società di tpl locale hanno preferito non aderire. L’Atm di Milano, ad esempio, continua ad osservare le regole nazionali, pur suggerendo adesso, nel dibattito in corso, di utilizzare anche gli spazi in piedi (solo quelli indicati, peraltro mai frontali), per arrivare almeno al 60% dei passeggeri. La società milanese già fai conti intanto con una perdita di 200 milioni quest’anno e 100 il prossimo, se non ci saranno cambiamenti. L’assessora ai Trasporti della Lombardia Claudia Terzi sottolinea che le Regioni «chiedono da maggio una programmazione, ora siamo in ritardo. L’utilizzo – ha aggiunto – dei separatori – non è stato ancora chiarito, non sappiamo in che tempi e in che modi e per quali costi andranno messi».

Di separatori si è infatti parlato all’ultimo vertice sul trasporto pubblico. Una soluzione, però, ritenuta praticabile solo per il trasporto extraurbano e per i treni locali. Sarebbe quindi escluso il trasporto locale, bus e metro. Secondo fonti di governo, poi, i tempi di installazione dei separatori sarebbero di tre mesi, considerando anche la scelta del materiale idoneo e la necessaria sanificazione.

Per quanto riguarda il trasporto scolastico, con in testa gli scuolabus per gli studenti fino alla scuola secondaria di primo grado, il ministero delle Infrastrutture ha ribadito ieri le linee guida allegate al Dpcm dello scorso 7 agosto. Per accedere allo scuolabus serve la mascherina. Non solo in salita e in discesa ma anche per tutto il viaggio. Prima di accedere al mezzo, quindi a casa, bisogna misurare la febbre. All’interno dello scuolabus bisogna rispettare il metro di distanza e dunque i posti vanno riempiti seguendo l’allineamento verticale dei sedili. Solo i fratelli o i bambini che vivono sotto lo stesso tetto potranno sedersi accanto. Unica deroga al distanziamento è ammessa per i percorsi inferiori ai 15 minuti. Ciò significa che solo al di sotto di tale soglia i mezzi possono viaggiare a pieno carico. Ai comuni è rimessa, sulla base delle necessità, la facoltà di differenziare le fasce orarie di trasporto, non oltre le due ore antecedenti l’ingresso usuale a scuola e un’ora successiva all’orario di uscita previsto.

All’incontro di oggi le regioni ribadiranno tre richieste: «Oltre ai trasporti, vogliamo avere certezze su organico e arredi – ha spiegato Cristina Grieco (Toscana, coordinatrice degli assessori al Lavoro e all’Istruzione) -. Tutti lavoriamo da mesi per lo stesso obiettivo, la riapertura in sicurezza delle scuole. Ma abbiamo bisogno di indicazioni chiare».

Una stessa attenzione che il presidente di Confindustria Servizi, Lorenzo Mattioli, chiede di porre alle attività di sanificazione: «A pochi giorni dalla riapertura, sulla quale incombe un sicuro immediato stop dovuto alle elezioni – ha detto – assistiamo alla corsa per nuovi spazi in attesa di banchi monoposto, mentre non si comprende la necessità di mettere in campo un grande progetto per la sanificazione, da considerare come vero e proprio presidio sanitario, da agevolare sino a quando dovremo convivere con il virus».

«Possibili non più di 15 ragazzi ad aula»

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

«Nel mio istituto ho 1.320 studenti, 50 classi, 41 aule. Con le regole sul distanziamento non riuscirò a tenere più di 15 ragazzi ad aula. Per questo, ho chiesto subito 1.230 banchi a rotelle, non potendo contare su ulteriori spazi rispetto a quelli della scuola. Quando arriveranno i nuovi banchi? Spero entro ottobre – ha risposto Maurizio Adamo Chiappa, preside dell’istituto tecnico «Guglielmo Marconi» di Dalmine (Bergamo), un’eccellenza nella formazione legata al mondo produttivo -. A settembre riprenderanno le lezioni. Come mi sono organizzato? Ho suddiviso le classi in quattro gruppi, A,B,C,D. Ogni settimana due gruppi verranno in presenza, gli altri due faranno didattica a distanza, anche utilizzando modalità asincrone, come i “Mooc”, o l’alternanza scuola-lavoro. E così, alternando i gruppi, si procederà nelle settimane successive. Quando mi saranno consegnati i banchi a rotelle potrò tenere in aula 25/26 studenti perché le sedute sono più piccole (rispetto ai banchi tradizionali – l’istituto Marconi è stato realizzato nel 1981). Oggi le mie classi sono quasi tutte tra i 26 e i 30 alunni».

L’inizio del nuovo anno «mi preoccupa anche dal punto di vista dell’organico – ha aggiunto Chiappa -. Ho 126 cattedre, e di queste 42 sono scoperte. Le immissioni in ruolo non hanno riguardato questi insegnamenti perché non ci sono candidati nelle graduatorie. Dovrò aspettare quindi i supplenti, ma è difficile che arrivino tutti entro il 14 settembre».

C’è poi il tema trasporti: i pullman scolastici arriveranno a scuola in due orari differenti, alle 8 e alle 10. Lo stesso accadrà in uscita, si ripartirà alle 12 e alle 14. «Gioco forza – ha spiegato Chiappa – ho dovuto rivedere le durate delle lezioni. Saranno di 40 minuti. Se chiuderanno una classe o l’intero istituto? Passeremo interamente alla didattica a distanza, noi siamo già rodati. Purtroppo, non vedo altre soluzioni all’orizzonte».

Roma, la misurazione della temperatura ai bimbi piccoli sarà fatta a scuola

da Il Sole 24 Ore

di Redazione scuola

La misurazione della temperatura corporea sarà effettuata nei nidi e nelle scuole dell’infanzia ai bambini, ai genitori, al personale educativo e a tutti gli altri operatori che accedono alla struttura. È quanto stabilisce il documento della Task Force Scuola Capitolina che ha elaborato le nuove proposte organizzative per la ripresa delle attività di nidi e scuole dell’infanzia di Roma Capitale per settembre 2020. Il documento è stato pubblicato sul sito di Roma Capitale e inviato ai Municipi e alle Coordinatrici delle strutture educative e scolastiche di Roma Capitale.

Percorsi differenziati
Saranno predisposti, dove possibile – prevede il documento della task force del Comune di Roma -, percorsi differenziati di entrata/uscita per ridurre al minimo il rischio di mixing. Tutto il personale, compreso quello ausiliario, indosserà la mascherina. Gli educatori indosseranno, durante il cambio dei bambini, guanti e visiera; la visiera sarà indossata anche al momento del pasto. I bambini e le bambine non indosseranno la mascherina. Chiunque acceda all’interno della struttura, anche i fratelli degli alunni con più di 6 anni, dovrà indossare mascherina e soprascarpe e igienizzare le mani. Genitori, personale e operatori dichiareranno quotidianamente la sussistenza delle condizioni di salute necessarie per l’accesso al servizio, firmando su un apposito registro.

Gruppi stabili
Nidi e scuole dell’infanzia sono luoghi in cui bambini e bambine da 0 a 6 anni apprendono la socialità e la relazione, per cui il tema del distanziamento è da intendersi come distanziamento tra gruppi/sezioni e non come distanziamento individuale. Ci saranno quindi gruppi stabili di bambini iscritti, ciascuno con i medesimi educatori e insegnanti di riferimento, in uno spazio fisico stabile. Materiali e giocattoli dovranno essere ad uso esclusivo di ciascun gruppo/sezione o sanificati prima del passaggio da un gruppo/sezione all’altro. Non sarà possibile portare oggetti e materiali da casa, ad esclusione dell’abbigliamento necessario all’eventuale cambio, compresi i pannolini in pacco integro che sarà igienizzato. Il ciuccio, se utilizzato, dovrà essere ad uso esclusivo del servizio. La sterilizzazione sarà a cura del personale della struttura. Per limitare al massimo l’avvicendamento del personale educativo e scolastico, nonché il potenziale mixing dei gruppi, si prevede di assegnare a ciascuna struttura un organico di potenziamento. Il sostegno educativo e didattico sarà garantito nelle scuole dell’infanzia con le consuete modalità e nei nidi attraverso l’ampliamento dell’orario dell’organico di diritto.

Scuola, le Regioni contro gli esperti sul metro di distanza sui bus

da la Repubblica

Tommaso  Ciriaco

ROMA — Nessuna deroga al metro di distanza tra passeggeri a bordo dei mezzi del trasporto pubblico locale: a complicare il compito del governo in vista della ripartenza della scuola è l’orientamento della “sezione” del Comitato tecnico scientifico che si occupa del dossier. Un’indicazione — da confermare in una riunione del Cts al completo, prevista per domani — trapelata al termine di un incontro a cui hanno preso parte anche le regioni. Un paletto che varrebbe nonostante l’obbligo di mascherina su bus, metropolitane e tram. Criteri stringenti, che rischiano di trovare governo e regioni impreparati, senza mezzi a sufficienza (e attrezzati a dovere). Tanto da spingere la Toscana a scrivere a Palazzo Chigi per ipotizzare una deroga. È forse la grana più delicata con cui è alle prese in queste ore l’esecutivo. I contagi crescono, la ripartenza scolastica del 14 settembre stenta a decollare e Giuseppe Conte abbandona il low profile di agosto. Non può permettersi di fallire, a pochi giorni dalle elezioni regionali, banco di prova della maggioranza. Stronca quindi fughe in avanti (come quelle di Walter Ricciardi): «D’ora in poi — fa sapere — la comunicazione sulla riapertura sarà ufficiale e costante, per evitare che il moltiplicarsi di dichiarazioni di esperti o politici finisca per disorientare i cittadini e creare un clima di incertezza ». E agisce, il premier. In attesa di capire se Lucia Azzolina rientrerà in un rimpasto ad ottobre, come circola in queste ore, sposta la cabina di regia a Palazzo Chigi. Lanciando un messaggio ai suoi ministri: la scuola non è più solo un problema della titolare dell’Istruzione, ma un «imperativo categorico» del governo. «Siamo tutti in gioco per garantire un rientro nella massima sicurezza».

Il tema destinato a tenere banco nelle prossime ore, comunque, è quello dei trasporti. La scuola muove dieci milioni di persone, un’enormità. Il problema è che i bus sono pochi, rispetto al distanziamento previsto. Un rompicapo, per Paola De Micheli, stretta tra le ragioni sanitarie e la necessità di garantire i pendolari per studio o lavoro. La ministra dei Trasporti rischia di fallire, visto che nulla sembra in grado di rispondere fino in fondo ai criteri del Cts.

Così, almeno, sembra emergere dall’incontro preparatorio di ieri, nel quale gli scienziati hanno ribadito le linee elaborate tra marzo e aprile: oltre al metro di distanza e alle mascherine, è previsto lo scaglionamento degli ingressi a scuola, il coinvolgimento del trasporto privato, oltre ai separatori a bordo dei mezzi pubblici. Suggerimenti che saranno in buona parte accolti già oggi, nel corso di una riunione tra le Regioni e i ministri Boccia, Azzolina e Speranza. Consigli, però, che rischiano di non essere risolutivi. Non a caso, la Toscana chiede al governo «chiarimenti ed eventuali deroghe». E la Liguria è ancora più esplicita: «Il metro di distanza sui bus è inapplicabile ». L’esecutivo non sembra contrario a permettere alcune deroghe sul metro di distanza. Punta a linee guida condivise con le Regioni. Nel frattempo però, la Campan ia si muove in autonomia, annunciando l’acquisto di termoscanner da assegnare agli istituti per fare in modo che la temperatura degli alunni venga misurata all’ingresso, anche se le indicazioni del Cts affidavano ai genitori questo compito, a casa.

Non ci sono solo i trasporti a complicare la riapertura, ovviamente. Decisiva sarà l’efficienza con cui il responsabile scolastico per il Covid potrà comunicare alle Asl i contatti di un positivo, tenendo traccia dei registri delle lezioni, dei corsi speciali, della mensa. Quanto ai banchi singoli, il commissario Domenico Arcuri assicura che arriveranno in tre tranche, l’ultima entro fine ottobre.

L’antilingua delle linee guida dove il verbo “insegnare” non c’è

da la Repubblica

Giacomo Papi

Le Linee guida per la Didattica digitale integrata del Ministero dell’istruzione sono un esempio perfetto di quella che Italo Calvino chiama l’antilingua, il modo di scrivere più diffuso nell’amministrazione italiana e una delle ragioni principali della diffidenza dei cittadini verso lo Stato. Dalla lettura e rilettura del documento — che dovrebbe spiegare a 800 mila insegnanti, 8 milioni di studenti e 16 di genitori come avverranno le lezioni online e in classe «in un equilibrato bilanciamento tra attività sincrone e asincrone» — si intuisce soltanto che il Ministero si rimette alla buona volontà e alla fantasia di professori e presidi. L’antilingua ha lo scopo di tenere a distanza invece di avvicinare, confondere invece di chiarire, per questo sostituisce le parole di uso quotidiano con perifrasi e termini arcaici e organizza le frasi in sistemi contorti.

Rispetto al Piano scuola presentato a fine giugno — che era scritto bene, a parte uno spettacoloso riferimento alle «rime buccali degli alunni », cioè alle bocche — Le linee guida non guidano niente. Per qualche misteriosa ragione, per esempio, il Lato Oscuro della Sintassi ministeriale scrive: «Le istituzioni scolastiche avviano una rilevazione di fabbisogno di strumentazione tecnologica e connettività», invece di valutano le tecnologie e la connessione necessarie. Nell’antilingua la sistematica manomissione della sintassi si accompagna a quella del lessico. La scelta delle parole rivela, però, sempre, l’ideologia di chi scrive. Nel documento la didattica si «eroga» come fosse acqua o gas da riversare nelle menti vuote degli studenti. Sono invece quasi assenti verbi come «insegnare» e «imparare». Abbandonano gli «alunni in parola» e «fragili », giudicati dalla «funzione docimologica » dei docenti. A complicare le cose si aggiungono «turnazioni che contemplino alternanza tra presenza e distanza », «setting “d’aula” virtuale», «interferenze di eventuali distrattori», «agorà di confronto». Anche l’uso dell’inglese è inutilmente abbondante — flipped classroom, know how, future labs, team dei docenti — come quello degli acronimi — Pnsd, Ddi, Byod — che costringono i lettori normali a cercare su Google.

Per evitare l’antilingua basterebbe rispettare quattro semplici indicazioni: 1 Tra una parola conosciuta e una in disuso o tecnica, scegliere sempre la prima a meno di non essere sicuri che la seconda sia indispensabile.

2 Limitare l’uso di subordinate e adottare di preferenza la costruzione classica soggetto-predicato-complemento.

3 Evitare di appesantire il testo con riferimenti a Decreti, Leggi, Commi che possono tranquillamente comparire nelle note a piè di pagina (sono state inventate per questo).

4 Permettere a chi scrive di firmare il documento in modo da assumersene la responsabilità ed, eventualmente, il merito.

Nel suo libro Come non scrivere, Claudio Giunta spiega che in Italia il ricorso all’antilingua nei testi ufficiali ha ragioni storiche: l’assenza di una lingua parlata nazionale spinse l’amministrazione a prendere a modello testi letterari e scientifici. È certamente così, ma sono convinto che la ragione principale sia politica: esattamente come i call center automatici, la difficoltà impedisce di fare domande e di ottenere risposte perché a protestare se non si capisce qualcosa si rischia sempre di fare la figura degli scemi.

Un paio di anni fa il Ministero della Salute raccomandò a tutte le Regioni italiane di invitare i medici a scrivere le ricette in modo leggibile. Estendere l’ideale della chiarezza alla scrittura dell’amministrazione pubblica sarebbe una misura di civiltà maggiore. Tra le misure di igiene e profilassi più urgenti, anche contro l’epidemia, c’è il dovere di scrivere in modo chiaro e il diritto di capire. L’Italia è popolata di scrittori e scrittrici che faticano a sopravvivere. È una delle poche categorie che non ha mai chiesto sussidi. Potrebbero federarsi in una Gilda di Scribi Chiarificatori ed essere assoldati dal ministro della Cultura Dario Franceschini, che è anche romanziere, per un lavoro socialmente utilissimo: contribuire, insegnando o scrivendo, a migliorare la chiarezza dei testi ufficiali e, quindi, il rapporto tra cittadini e Stato. Con un’avvertenza: meglio scegliere quelli meno aulici e sperimentali.

Spostamenti tra classi di prof e alunni da annotare su apposito registro

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Supplenze, spostamenti provvisori o eccezionali di studenti tra le classi e «ogni contatto che, almeno nell’ambito didattico e al di là della normale programmazione, possa intercorrere tra gli studenti e il personale di classi diverse» andrà annotato in un registro. Dai nidi alle superiori. È questa una delle misure raccomandate da istituto superiore di sanità (Iss), ministeri di istruzione e sanità e Inail nel rapporto con le indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars-Cov-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia, redatto in previsione della prossima riapertura delle scuole in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler e le regioni Emilia Romagna e Veneto (www.italiaoggi.it/documenti). L’Iss raccomanda anche un altro registro su cui riassumere i dati di ogni giorno per la gestione della numerosità delle assenze per classe, poiché questi dati possono «essere utilizzati per identificare situazioni anomale per eccesso di assenze». Se, infatti, si verifica un numero elevato di assenza improvvise di studenti in una classe, (ad esempio il 40%) o di insegnati, il referente scolastico per il Covid-19 deve comunicarlo al dipartimento di prevenzione dell’Asl (Dpd) che effettuerà un’indagine epidemiologica per valutare eventuali azioni tenendo conto dei casi confermati nella scuola o di focolai nella comunità.

Studente sintomatico a scuola. Nel caso in cui a scuola un alunno presenti temperatura supereroe a 37,5° o un sintomo compatibile con il Covid-19 l’operatore scolastico deve avvisare il referente scolastico per il Covid che telefona immediatamente i genitori dello studente. L’alunno è isolato in un stanza dedicata, dove gli si fa indossare una mascherina chirurgica se ha più di 6 anni di età e gli viene misurata la febbre. Non sarà mai lasciato solo ma sarà in compagnia di un adulto che dovrà mantenere il distanziamento di almeno 1 metro e la mascherina chirurgica finché l’alunno non sarà affidato al genitore. Dopo che l’alunno sintomatico è tornato a casa, occorre pulire e disinfettare le superficie della stanza. I genitori, a loro volta, devono contattare il pediatra o il medico di base per la valutazione clinica telefonica del caso. Pediatra e medico, in caso di sospetto Covid, richiede tempestivamente il test diagnostico e lo comunica al Dpd.

Questo ultimo lo esegue e si attiva per l’indagine epidemiologica. Se il test è positivo, si notifica il caso e si avvia la ricerca dei contatti e le azioni di sanificazione straordinaria della struttura scolastica nella sua parte interessata. Per il rientro a scuola bisognerà attendere la guarigione clinica. Il referente scolastico Covid-19 deve fornire al Dpd l’elenco dei compagni di classe e degli insegnanti del caso confermato che sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi. I contatti stretti, individuati dal Ddp attraverso il contact tracing, saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato. Sarà il Ddp a decidere la strategia più adatta su eventuali screening al personale scolastico e agli alunni. Se, invece, il tampone è negativo, a giudizio del pediatra o medico curante, si ripete il test a distanza di 2-3 giorni, rimanendo a casa. In caso di tampone negativo, lo studente rimarrà a casa fino a guarigione clinica, il medico redigerà una attestazione che può rientrare scuola poiché è stato seguito il percorso diagnostico-terapeutico e di prevenzione per Covid. Se uno studente o un docente è convivente di un caso, sarà considerato, su valutazione del DdP, contatto stretto e posto in quarantena. Eventuali suoi contatti stretti (esempio compagni di classe dell’alunno in quarantena), non necessitano di quarantena, a meno di successive 12 valutazioni del Ddp in seguito a positività di eventuali test diagnostici sul contatto stretto convivente di un caso.

Docente con sintomi. Nel caso in cui ad essere sintomatico a scuola sia un docente o un altro operatore scolastico, questo deve indossare la mascherina chirurgica ed allontanarsi dalla scuola, rientrare a casa e contattare il proprio medico di base, che prescriverà eventualmente il test diagnostico, per la cui esecuzione avranno la priorità.

Alunno o insegnate positivo. Nel caso di un alunno o di un operatore scolastico positivi al Covid occorre effettuare una sanificazione straordinaria della scuola se sono trascorsi 7 giorni o meno da quando l’ha utilizzata il positivo.

Spetta al Ddp della Asl l’indagine epidemiologica per il contact tracing (ricerca e gestione dei contatti). Per gli alunni e il personale scolastico individuati come contatti stretti prescriverà la quarantena per i 14 giorni. Per agevolare le attività di contact tracing, il referente scolastico per Covid dovrà: fornire l’elenco degli studenti della classe e quello dei docenti che hanno insegnato in quella classe; fornire elementi per la ricostruzione dei contatti stretti avvenuti nelle 48 ore prima della comparsa dei sintomi e quelli avvenuti nei 14 giorni successivi alla comparsa dei sintomi. Per i casi asintomatici, considerare le 48 ore precedenti la raccolta del campione che ha portato alla diagnosi e i 14 giorni successivi alla diagnosi; indicare eventuali alunni/operatori scolastici con fragilità; fornire eventuali elenchi di operatori scolastici e/o alunni assenti.

Misure anti Covid, ultimo miglio

da ItaliaOggi

È fissato per lunedì prossimo, 31 agosto, in aula alla camera, l’esame del disegno di legge di conversione del decreto legge 83/2020 recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da Covid 19 deliberata il 31 gennaio 2020 (C.2617-A). L’articolato è un di testo unico delle disposizioni che sono state emanate finora. E avrà la funzione di dare copertura legale ai decreti del presidente del consiglio dei ministri che saranno emanati in futuro, qualora fosse necessario intervenire tempestivamente per adottare misure di contenimento del contagio da Covid-19. Ma non dispone alcuna proroga delle disposizioni contenute nel decreto-legge 22/2020 (si veda l’articolo 3) che prevedono la stipula di un accordo integrativo per regolare la didattica a distanza «fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020». E cioè fino al 31 luglio.

La questione è di particolare attualità, perché alla riapertura delle scuole è stato previsto che alle superiori la didattica a distanza sarà comunque utilizzata. E anche in caso di chiusura localizzata di classi e singole scuole, lo strumento della Dad dovrà essere applicato contestualmente.

Non così, invece, per le riunioni a distanza. L’articolo 17 del dispositivo, infatti, richiama espressamente le norme contenute nel decreto-legge 18/2020, ribadendo la vigenza delle disposizioni che consentono lo svolgimento delle riunioni del collegio dei docenti e dei consigli di classe in videoconferenza anziché in presenza. Tale facoltà, che rimarrà in vigore fino alla cessazione dello stato di emergenza (15 ottobre) riguarda gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado, anche nel caso in cui non sia stata già prevista nei regolamenti di istituto. Vale a dire nella normativa interna alle singole scuole, che regola il funzionamento degli organi collegiali.

Il dispositivo, infatti, conferma la deroga alla disciplina prevista dall’articolo 40 del decreto legislativo 297/94, la quale impone che le riunioni degli organi collegiali debbano svolgersi secondo le disposizioni contenute nei regolamenti interni alle singole istituzioni scolastiche. La deroga si è resa necessaria perché, in assenza, le deliberazioni assunte durante le riunioni in videoconferenza, pure effettuate durante il lockdown, sarebbero risultate inevitabilmente nulle o annullabili.

Il decreto-legge prolunga anche la vigenza delle disposizioni che consentono ai gruppi di lavoro operativo per l’inclusione a livello di istituzione scolastica di riunirsi via internet. E cioè i gruppi competenti all’elaborazione del piano educativo individualizzato (Pei) per gli alunni portatori di handicap, che sono composti dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe e ai quali partecipano i genitori dell’alunno o dello studente e le figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con l’alunno o lo studente.

Il decreto-legge proroga i termini brevi per l’emanazione dei pareri da parte del consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi). Fino al 15 ottobre prossimo, dunque, il Cspi avrà solo 7 giorni di tempo per emanare i pareri previsti dalla legge in materia di normativa scolastica, contro i 20 giorni ordinariamente previsti.

La riduzione dei termini riguarda il procedimento di emissione dei pareri obbligatori sugli indirizzi in materia di definizione delle politiche del personale della scuola; sulle direttive del ministro in materia di valutazione del sistema dell’istruzione; sugli obiettivi, indirizzi e standard del sistema di istruzione definiti a livello nazionale e sulla quota nazionale dei curricoli dei diversi tipi e indirizzi di studio e sull’organizzazione generale dell’istruzione. Il consiglio ha titolo, inoltre, a pronunciarsi sulle materie che il ministro ritenga di sottoporgli. Ed ha titolo ad esprimere, anche di propria iniziativa, pareri facoltativi su proposte di legge e in genere in materia legislativa e normativa attinente.

Il disegno di legge prevede anche la proroga fino al 15 ottobre della nuova disciplina finalizzata ad accelerare ulteriormente l’esecuzione degli interventi di edilizia scolastica. Come, per esempio, la norma in base alla quale per tutti gli atti e i decreti relativi a procedure per l’assegnazione di risorse in materia di edilizia scolastica, i concerti o i pareri da parte di altre pubbliche amministrazioni centrali debbano essere acquisiti entro soli 10 giorni dalla relativa richiesta formale.

Nella disciplina generale sui procedimenti amministrativi, invece, i pareri degli organi consultivi delle pubbliche amministrazioni vengono resi entro 20 giorni dal ricevimento della richiesta. Mentre gli assensi, concerti o nulla osta comunque denominati, di competenza di altre amministrazioni pubbliche ovvero di gestori di beni o servizi pubblici, sono resi entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta.

Rientro in sicurezza servizi educativi, firmato ultimo protocollo: previsti tavoli per monitorare contagi

da OrizzonteScuola

Di redazione

Firmato oggi l’ultimo protocollo sulla sicurezza nei servizi educativi che ha coinvolto, tra gli altri, i Ministeri dell’Istruzione, del Lavoro e delle Politiche sociali, della Salute, Anci e i sindacati. E’ quanto si apprende da Ansa.

Tra le novità, come spiegato dal presidente della Commissione istruzione e politiche educative dell’Anci Cristina Giachi, “abbiamo previsto l’istituzione di due tavoli permanenti fra tutti i soggetti coinvolti, uno nazionale e uno locale, per affrontare via via i temi che si presenteranno e per avere un quadro della situazione in evoluzione; i tavoli hanno inoltre il compito di prevedere procedure standard in caso di ammalati e contagi“.

Il protocollo “disciplina poi tutte le procedure di informazione sul contenimento del rischio, stabilisce come si comunica con le famiglie, e stabilisce come ci si comporta con gli alunni con disabilità”. Giachi ha ribadito che “il ruolo dei Comuni è fondamentale per il funzionamento della scuola a tutti i livelli”. “E’ stato – ha concluso – un lavoro lungo, condiviso con il ministero del Lavoro, il ministero dell’Istruzione, tutti i sindacati e gli enti locali, che ha portato finalmente a un protocollo sulle linee guida per la sicurezza condiviso da tutti. Se la scuola aprirà sarà grazie al lavoro e allo stimolo di tutte le componenti: insegnanti, educatori, personale assistente, amministratori, assessori alla scuola, genitori, studenti“.

Test sierologici docenti e Ata: il 30% dei lavoratori della scuola rifiuta appuntamento

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il 30% dei lavoratori della scuola, tra  insegnanti e operatori, “rifiuta l’appuntamento per il test sierologico dal medico di famiglia” per la campagna di screening  cominciata ieri e che finirà il 7 settembre.

Lo riferisce  all’Adnkronos Salute il segretario nazionale della Federazione dei  medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, in base ai primissimi dati delle telefonate effettuate per la prenotazione dell’esame da una parte dei camici bianchi che sta attivamente  contattando gli assistiti a cui è destinato il test.

Ciascun medico di famiglia ha in media 30 pazienti (da un minimo di 15 a un massimo di 50) a cui viene proposto il test volontario.

Ogni camice bianco ha, da alcune settimane, un elenco degli aventi diritto  “e molti di noi li hanno già contattati tutti per gli appuntamenti.  Ricevendo, nel 30% dei casi un rifiuto. Un dato, quest’ultimo, che, tra l’altro, non ci viene chiesto di registrare “, dice Scotti,  spiegando che i medici non sono tenuti a contattare direttamente i  pazienti, la circolare prevede infatti che sia il paziente a contattare il medico.

“E’ una nostra iniziativa, utile per organizzare il lavoro e inserire i test. Personalmente, per esempio, dedico a  questa attività una seduta fuori dall’orario di studio, con i dovuti  distanziamenti. La mia segretaria ha già chiamato tutti. E il 30% ha  rifiutato. Un dato riscontrato anche da altri colleghi che applicano  a medicina di iniziativa, contattando i pazienti”.

Considerato, però, che le scuole riaprono, per il personale, il primo  settembre, “temo che il 31 agosto, lunedì prossimo, potremmo avere un  boom di richieste, legato a ripensamenti dell’ultimo momento. Questo  potrebbe creare intasamenti. Mi appello al senso del dovere dei  docenti e degli operatori in modo da non creare intoppi organizzativi. I medici sono disponibili ma serve collaborare”, conclude.

Ritorno in classe, parla un ex medico scolastico: “Non so quanto potremmo essere utili non potendo fare diagnosi”

da OrizzonteScuola

Di redazione

Tutti o quasi chiedono il ritorno del medico a scuola. Una figura che è stata soppressa una ventina di anni fa, ma mai, come in queste settimane, è stata invocata. All’Adnkronos interviene un ex medico scolastico che racconta la sua esperienza all’interno di una scuola.

Ecco il racconto di Laura Bertolotti, che ha lavorato come medico scolastico in scuole materne dell’hinterland milanese per una decina d’anni, dal 1986 al 1996.

“Avevo l’attività di consultorio e andavo nelle scuole materne come medico scolastico. E’ stata un’esperienza molto positiva per quei tempi – dice la dottoressa che oggi ha 61 anni e una maxi famiglia di  7 figli e già 10 nipoti – Misuravamo periodicamente altezza e peso dei bambini, li sottoponevamo al test della vista e potevamo cogliere  alcune patologie al loro esordio. Intercettavamo la tendenza al  sovrappeso o all’obesità. Problematiche che venivano segnalate ai genitori, ai quali poi si chiedeva anche conto del fatto che avessero  portato effettivamente i figli dal medico o dall’oculista per un  riscontro”.

Altro valore aggiunto: l’aiuto nella lotta ai detestati pidocchi: “L’infestazione era più controllata di adesso. Quando ero nelle scuole – ricorda – avevo al mio fianco una figura che non era proprio un’infermiera: la vigilatrice d’infanzia, che non esiste più come in  passato. Andava ciclicamente nelle scuole a controllare i bimbi e  comunicava a casa ad esempio l’eventuale presenza di pidocchi. La mamma, il giorno dopo, doveva passare dal consultorio alle 8 prima di portare il bambino a scuola, e lì la vigilatrice verificava che il trattamento avesse avuto successo”.

Tutto è cambiato da quando, spiega Bertolotti, “la pediatria di base  ha assunto questi compiti con le visite filtro”, per le quali i camici bianchi dei bimbi vengono retribuiti. “E in Italia penso che funzioni  molto bene, rispetto a Paesi in cui questo servizio non raggiunge  tutti così in forma gratuita. Forse oggi questo tipo di prevenzione da parte del medico scolastico sarebbe un doppione. Ha avuto un grande  significato a quei tempi”.

In chiave anti-Covid-19 rispolverare il  medico scolastico “sinceramente non so quanto possa essere utile, non potendo fare diagnosi. Non credo aggiungerebbe niente”, riflette.

La dottoressa ricorda d’altro canto l’importanza di un camice bianco a presidiare le scuole. “Io lavoravo in zone di periferia, dove c’erano bimbi magari poco seguiti, con genitori che lavoravano e l’assenza di un humus familiare a far loro da sostegno. In questi contesti il  medico scolastico aveva un ruolo importante”.

Rientro a scuola: le linee guida sul trasporto complicano tutto

da La Tecnica della Scuola

Il Ministero dei Trasporti ha emanato le Linee Guida per il trasporto scolastico che – come avevamo preannunciato non molte ore fa – rischia di mettere in crisi buona parte del lavoro svolto fin a questo momento.
Ad una prima lettura le Linee Guida appaiono complesse e di difficile attuazione.

Queste le misure specifiche per il trasporto scolastico previste dal Ministero dei Trasporti

Igienizzazione, sanificazione e disinfezione dei mezzi di trasporto almeno una volta al giorno.
Areazione, possibilmente naturale e continua dei mezzi di trasporto, presenza dei detergenti per la sanificazione delle mani degli alunni.
Distanziamento di un metro alla salita degli alunni alle fermate, facendo salire il secondo passeggero dopo che il primo si sia seduto.
Evitare contatti ravvicinati anche alla discesa dal mezzo: i ragazzi avranno cura di non alzarsi dal proprio posto se non quando il passeggero precedente sia sceso.
Non va occupato il posto disponibile vicino al conducente (ove esistente).
Obbligo di indossare i dispositivi di protezione individuale per il conducente, al quale non è consentito avvicinarsi o di chiedere informazioni.
Obbligo per gli alunni trasportati di indossare la mascherina, per la protezione del naso e della bocca, disposizione che non si applica agli alunni di età inferiore ai sei anni, nonché agli studenti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo dei dispositivi di protezione delle vie aeree.

Agli operatori del trasporto scolastico addetti all’assistenza degli alunni disabili è raccomandato l’utilizzo di ulteriori dispositivi (oltre alla mascherina chirurgica, guanti in nitrile e dispositivi di protezione per occhi, viso e mucose) qualora non sia sempre possibile garantire il distanziamento fisico dallo studente.

La distribuzione degli alunni a bordo viene definita mediante marker segnaposto, per garantire il distanziamento di un metro all’interno dei mezzi, limitando così la capienza massima.

Nelle prossime ore ci saranno ulteriori incontri che coinvolgeranno anche le Regioni e gli Enti Locali.
Il problema si annuncia di difficile soluzione.

Alternanza scuola lavoro, sarà difficile garantirla in sicurezza

da La Tecnica della Scuola

Già nell’anno scolastico 2019/2020, a causa del lockdown prolungato, moltissimi alunni non hanno potuto svolgere o terminare il percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento ( Alternanza scuola lavoro). Durante l’anno scolastico 2020/2021 sarà molto difficile organizzare in piena sicurezza tali percorsi e recuperare quelli non svolti nel 2019/2020.

Nuovi scenari per i PCTO 2020/2021

Sicuramente l’emergenza sanitaria legata al COVID-19 ha determinato nuovi scenari legati alla sicurezza dei luoghi di lavoro di cui occorrerà tenere conto per lo svolgimento delle ore di PCTO.

C’è il problema primario che almeno il 70% degli studenti italiani o non ha proprio fatto il percorso di alternanza scuola lavoro nell’anno scolastico 2019/2020 o avendolo inziato non lo ha potuto portare a termine. Questi studenti dell’ultimo triennio della scuola secondaria di II grado si trovano a dovere recuperare le ore di ASL non svolte l’anno precedente e in più dovranno svolgere le ore previste per l’anno scolastico 2020/2021.

Difficile garantire sicurezza e aggravio di responsabilità

Bisogna ricordare che con il DPCM del 4 marzo 2020, le attività di PCTO sono state sopsese in concomitanza della sospensione delle regolari attività didattiche.

Con la ripresa delle attività didattiche a partire dall’1 settembre e poi delle lezioni del 14 settembre, non sarà facile organizzare le attività dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento in sicurezza.

Dobbiamo sottolineare che i viaggi di istruzione e le uscite didattiche, comprese le uscite per lo svolgimento dei PCTO sono ancora sospese, anche per l’anno scolastico 2020/2021. Il Ministero dell’Istruzione dovrebbe decidere quali indicazioni dare rispetto allo svolgimento di questi percorsi di Alternanza scuola lavoro, anche perché vista la situazione particolare si tratterebbe di un aggravio di responsabilità.