Scuola, recupero apprendimenti ci sarà

Il recupero degli apprendimenti ci sarà. Comincerà dai primi di settembre (in alcuni casi in presenza, in altri, per il secondo grado, a distanza, a seconda dell’autonoma scelta delle singole scuole) e proseguirà anche durante i prossimi mesi, così come previsto dalle norme che regolano il nuovo anno scolastico, che sono il frutto della gestione del periodo di emergenza sanitaria vissuto dal Paese. Nessun allarme, dunque.

La precisazione si rende necessaria a causa di titoli di stampa che lasciano presagire il contrario, anche con riferimento al tema del pagamento dei docenti. Su quest’ultimo punto il Ministero ha solo ricordato, citando peraltro la normativa vigente, che dall’1 al 14 settembre si potranno avviare i corsi perché i docenti sono già a scuola per l’attività ordinaria. La nota di chiarimento inviata agli istituti ricorda anche che il recupero degli apprendimenti non è “un mero adempimento formale”, ma nasce dalla “necessità di garantire l’eventuale riallineamento degli apprendimenti” dato il particolare anno scolastico vissuto da marzo a giugno dai nostri ragazzi. “Lo sforzo compiuto lo scorso anno scolastico è stato considerevole ed è stato per molti versi esemplare di come comunità educanti coese abbiano dato una pronta risposta alla necessità di garantire, seppure in una situazione drammatica, il diritto all’istruzione”, ricorda sempre la nota, “si tratta ora di recuperare ciò che si è inevitabilmente perso”

I corsi ci saranno, dunque, malgrado le minacce di diffida. Alimentare la narrazione del rifiuto dei docenti di svolgere alcune attività o addirittura di presentarsi al lavoro come sta succedendo in questi giorni, crea solo un danno di immagine alla categoria e turba il sereno avvio dell’anno scolastico già caratterizzato da numerose novità dovute all’emergenza sanitaria.

Cattedre vuote e prof che chiedono di restare a casa Lo spettro di un anno con 250 mila supplenti

da Corriere della sera

di Gianna Fregonarae Orsola Riva

Una tempesta quasi perfetta sta per abbattersi sul rientro in classe: l’allarme è già suonato in alcune regioni come il Veneto, la Liguria e la Campania. I presidi potrebbero trovarsi senza collaboratori scolastici e gli alunni senza prof. Non solo è rimasta vuota una parte delle cattedre per le quali era prevista l’assunzione di 85 mila insegnanti. Ma il Covid-19 porta con sé anche un’altra emergenza: quella dei «lavoratori fragili» che nella scuola italiana potrebbero essere parecchi. Per legge infatti rientra nella definizione chi è affetto da più patologie contemporaneamente, gli immunodepressi, i pazienti oncologici. Si possono aggiungere anche coloro che hanno più di 55 anni (nel 2019 su 730 mila insegnanti di ruolo, quelli con più di 54 anni erano oltre 300 mila): non tutti ovviamente, ma coloro per i quali il medico Inail deciderà che è necessaria «la sorveglianza sanitaria eccezionale» prevista dalle regole generali di tutela dei lavoratori e da quelle emanate nei mesi scorsi per tutti coloro per i quali il contagio da Covid potrebbe avere conseguenze anche molto gravi, se non fatali. Sta di fatto che la direttrice dell’Ufficio scolastico del Veneto Carmela Palumbo ha raccontato di centinaia di lettere ai presidi da parte di docenti che chiedono di essere esonerati dal servizio. A Salerno le richieste sono già una trentina. Il problema è che per ora i dirigenti hanno le mani legate perché mancano delle linee guida che definiscano cosa fare con questi lavoratori una volta che il medico ne ha certificato la condizione di salute: vanno messi in malattia e lasciati a casa, dichiarati parzialmente o totalmente inidonei e spostati ad altro servizio o può bastare l’adozione di maggiori precauzioni come per esempio l’uso di mascherine FFP2 con eventuale visiera al posto di quella chirurgica?

Il ricorso allo smart working — come si è già fatto durante la Maturità per alcuni casi isolati di commissari a rischio — appare impraticabile: chi terrebbe i ragazzi in classe mentre il docente è collegato da casa? «È scorretto alludere a una disaffezione per il proprio lavoro dei docenti — dice la segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi —. La condizione di salute del lavoratore va tutelata. Ma il punto è come. Un professore di italiano e filosofia del liceo che ha un tumore si potrebbe pensare di farlo lavorare solo per piccoli gruppi, raddoppiando la distanza fra la cattedra e i banchi, oppure dirottarlo sulla programmazione della didattica a distanza». Di diverso avviso Pino Turi della Uil: «Non vedo altra soluzione che tenere i lavoratori fragili a casa mettendoli in aspettativa». Nel protocollo sulla sicurezza firmato dai sindacati si rinviava a un approfondimento che non è stato ancora fatto. Anche i «provveditori» sono senza indicazioni su cosa fare: «Mancano due passaggi fondamentali — dice Giuseppe Bonelli, dirigente dell’ufficio territoriale di Brescia —: la definizione di quali patologie rientrino nella categoria dei lavoratori fragili e la procedura per la loro messa in sicurezza». Il Miur si è limitato a diramare un comunicato in cui spiega che «sono in corso specifici approfondimenti» ma nel frattempo invita «ad evitare allarmismi».

Esonero dal servizio

L’allarme è già scattato in Veneto, Liguria e Campania. Centinaia di lettere dei docenti

Lavoratori fragili o no, il 2020 sarà un anno record per le supplenze che potrebbero raggiungere la cifra record di 250 mila. A luglio la ministra Lucia Azzolina aveva annunciato di essere riuscita a strappare al Mef 85 mila assunzioni. Non dei prof in più, ma sostituzioni di colleghi andati in pensione. Due giorni fa si sono concluse le operazioni per l’assegnazione delle cattedre e, secondo i sindacati, appena il 30 per cento sarebbe andato a buon fine. Il ministero non dà i dati finché non sarà finita anche la seconda fase di assegnazioni, quella dei precari che decidono di trasferirsi in regioni dove ci sono dei buchi, cioè principalmente al Nord, pur di avere il contratto a tempo indeterminato. Finora, però, come segnalato dal presidente dell’Associazione dei presidi Antonello Giannelli, l’emergenza Covid si è mossa in senso contrario: decine di dirigenti neoassunti in Lombardia, Veneto, Piemonte, Trentino o Emilia-Romagna, temendo di ripiombare nell’incubo di nuovi lockdown, hanno deciso di tornare al Sud come docenti.


Gli esperti: saliranno i contagi ma si deve tornare a scuola

da Corriere della sera

Orsola Riva e Gianna Fregonara

ROMA Procede a singhiozzo il cammino verso la riapertura delle scuole. Le Regioni ieri hanno dato il via libera al documento dell’Istituto superiore di Sanità che riguarda la gestione dei contagi, con un’unica correzione: chiedono che sia rafforzata la parte che riguarda la messa in opera della didattica a distanza in caso di chiusure, segno che il timore generale sia non di non riaprire, ma di dover poi procedere a lockdown e quarantene per tutto l’inverno.

Resta invece ancora in alto mare la questione dei trasporti per gli studenti. Il Cts conferma nel suo verbale che se si rispettano le condizioni minime di igiene, il distanziamento con divisori e l’aerazione con filtri certificati, i mezzi pubblici potranno essere riempiti fino al 75 per cento della capienza. Cioè un buon 25 per cento in più di adesso, ma sempre che la situazione della circolazione del virus resti stabile.

Il presidente di Asstra, l’associazione che riunisce le aziende di trasporto pubblico locale, Andrea Gibelli, però teme il caos e lancia l’allarme: «Potrebbe rimanere a piedi il 25/35 per cento degli studenti. E ovviamente non sono gli unici che restano a piedi». Il governo sta studiando anche di mettere risorse sul settore per poter garantire nuovi mezzi e un allungamento del servizio: il presidente dell’Anci Antonio De Caro aveva chiesto 200 milioni aggiuntivi per le aziende di trasporto per poter affittare bus e pagare gli straordinari.

I dubbi dei governatori non sono per ora sciolti. Tanto che Vincenzo De Luca in un incontro di campagna elettorale ha dichiarato che «ad oggi è impossibile riaprire le scuole: avremo scelte complicate nelle prossime due settimane. Non so cosa sarà possibile fare». E del resto da due giorni l’associazione dei Comuni campani chiede di far slittare la ripartenza nella regione a dopo il referendum del 20 settembre.

Le minacce

Miozzo (Cts): ricevo migliaia di mail con minacce e insulti. Le conservo

Di parere contrario è il Cts. Ieri il coordinatore Agostino Miozzo, in audizione alla Camera, è stato chiaro: «Riaprire le scuole è un’assoluta necessità anche se potrebbe portare ad un lieve incremento dell’indice di trasmissione del contagio: ce lo aspettiamo, come sta avvenendo all’estero». Peraltro Miozzo ha anche detto che riceve migliaia di mail con minacce e insulti: «Le conservo».

Dopo la chiusura del primo accordo con le Regioni a Palazzo Chigi il premier si sente più tranquillo sulla riapertura e fa sapere di essere al lavoro per chiudere il protocollo sui trasporti: «Stiamo mettendo a punto tutte le questioni ancora aperte, sulle assunzioni nessuno in Europa ha fatto più di noi». Anche su docenti e personale scolastico infatti ieri la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha firmato il decreto per ripartire le risorse: in totale ci saranno 70 mila tra insegnanti e operatori assunti a tempo determinato per fronteggiare l’emergenza Covid. Oggi arriveranno i primi nuovi banchi, ordinati dal commissario Domenico Arcuri: circa cinquecento, distribuiti simbolicamente a Codogno, Alzano e Nembro.


Coronavirus, l’appello delle scienziate sul ritorno a scuola: «I vantaggi superano i rischi»

da Corriere della sera

Durante il lancio della campagna «Save the future», il segretario delle Nazioni Unite António Guterres ha usato parole bellissime e durissime per descrivere l’enorme danno che la chiusura delle scuole ha causato ai giovani. Ha parlato di «catastrofe generazionale», e ha detto che la priorità di tutti i governi è oggi riaprire le scuole. Pediatri, psicologi, pedagogisti, sociologi e scienziati concordano nel ritenere essenziale la riapertura per tutti a orario pieno, per permettere agli studenti di riprendere il ciclo formativo e ai genitori, soprattutto alle madri, di poter tornare a lavorare a pieno ritmo.

Eppure, a pochi giorni dalla ripresa della scuola il dibattito sulle modalità e i rischi di riapertura è ancora incandescente. L’opinione pubblica, se da un lato è consapevole della necessità di riaprire la scuola, dall’altra è confusa dai numerosi messaggi contrastanti che provengono dai media riguardo alla sicurezza del rientro. Anche il governo non è riuscito a dare informazioni chiare, e ha rilasciato linee guida severe, plasmate su quelle degli adulti. La responsabilità di applicarle è dei dirigenti scolastici, che si sono trovati a dover inventare soluzioni troppo spesso impossibili da realizzare in strutture scolastiche vetuste e bisognose di ristrutturazione già prima dell’emergenza Covid-19.

Tuttavia, numerose evidenze scientifiche indicano che la riapertura della scuola potrebbe essere meno drammatica del previsto. C’è ormai accordo totale tra gli studiosi dell’argomento che i bambini si infettano molto meno degli adulti e, se infettati, sono nella maggior parte dei casi asintomatici o con sintomi molto lievi. Inoltre già i primi studi epidemiologici australiani, olandesi, tedeschi e cinesi, hanno dimostrato l’impatto minimo della chiusura o riapertura delle scuole sull’evoluzione della pandemia.

Ancora più rassicurante, anche perché fatto su una popolazione scolastica più numerosa, è il rapporto su infezione e trasmissione di SARS-CoV2 in ambiente scolastico presentato il 23 agosto scorso dalla Public Health England (Agenzia del Department of Health and Social Care in Gran Bretagna ) sulla base di dati raccolti su un milione e seicentomila alunni rientrati a scuola il 1° giugno. Tra i dati principali presentati nel rapporto emerge che solo 70 bambini su 1,6 milioni analizzati (0,004%) sono risultati positivi al virus. Di questi 70, la maggioranza era asintomatica e nessuno ha avuto bisogno di cure ospedaliere. In molti casi i bambini sono stati contagiati da familiari, quindi in ambito extrascolastico. Il virus è stato diagnosticato anche a 128 membri del personale scolastico, ma nella maggior parte dei casi la trasmissione proveniva da adulti. Solo lo 0,01% (1 su 1000) delle scuole ha avuto un caso o un focolaio (due o più casi); nelle 30 scuole che hanno avuto focolai, solo in sei casi l’infezione è stata trasmessa al personale da alunni, e solo due studenti l’hanno trasmessa tra loro. Nello stesso periodo, sono stati registrati 25.470 casi totali nel Regno Unito: le scuole hanno quindi contribuito solo allo 0,7% dei casi e i bambini solo allo 0,27%. Fra i membri del personale scolastico l’incidenza non è stata superiore a quella della popolazione generale.

Considerando che in Gran Bretagna le linee guida per la scuola non prevedono l’uso della mascherina per i bambini, queste evidenze sono ancora più convincenti. La conclusione che emerge da questi dati è che i bambini non sono una «fonte comune di trasmissione», che il rischio di morte a causa della COVID-19 nei bambini è eccezionalmente basso, e che gli insegnanti ed il personale scolastico non hanno un rischio di infezione superiore rispetto al resto della popolazione attiva.

Come sappiamo, il rischio zero non esiste nella società, e quindi nemmeno a scuola. Lo studio inglese che abbiamo descritto indica però che l’equilibrio rischi/benefici è oggi spostato in modo schiacciante a favore del rientro a scuola dei bambini. Per la stragrande maggioranza di loro, i vantaggi di tornare a scuola superano di gran lunga il rischio molto basso di contagiarsi con il virus SARS-CoV2, o il rischio di contagiare i docenti e gli altri lavoratori della scuola. Una frequenza continuativa della scuola è vitale per lo sviluppo cognitivo e culturale: il lungo lockdown scolastico può influenzare non solo la capacità di apprendimento, attuale e futura, ma anche una adeguata crescita psico-socio-affettiva ed emozionale.

Pertanto, è necessaria la ridefinizione di regole di comportamento in ambito scolastico, ragionevoli, precise e condivise a livello nazionale, che permettano il ritorno a scuola per tutti, senza ulteriori interruzioni. Questo è un passo indispensabile verso il ritorno a una vita normale per i bambini e le loro famiglie.

Scienziate per la società
(Sara Gandini, Anna Rubartelli, Paola Romagnani, Giulia Casorati, Valeria Poli, Maria Rescigno, Francesca Fallarino, Michela Matteoli, Barbara Bottazzi, Rossella Marcucci, Michaela Luconi, Isabella Dalle Donne, Lucia Altucci, Anna Mondino)

Rientro a scuola il 14 settembre: oltre 80mila assunzioni, ma servono 250mila prof. Rischio fuga lavoratori fragili

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

“Firmato il decreto finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato di 80mila docenti. Una buona notizia per gli insegnanti precari e per gli studenti che avranno così garantita la continuità didattica. L’istruzione e la ripartenza della scuola sono priorità per questo Governo”. E’ l’annuncio fatto oggi dal ministro dell’Economia Roberto Gultieri.

Ottima notizia e ottimo lavoro di squadra. Con l’assunzione di 80.000 docenti a tempo indeterminato siamo sulla buona strada. Si investe seriamente sul futuro del nostro Paese”. Commenta la vice ministra all’Istruzione, Anna Ascani.

L’annuncio non rassicura i sindacati. “A parte il fatto che le assunzioni autorizzate sono circa 4.500 di più, forse a Gualtieri sfugge che si tratta delle stesse già fatte, in teoria, nei giorni scorsi, o in via di completamento”, ribatte Maddalena Gissi, che ricorda: “All’inizio dell’anno scolastico 2019-2020 c’erano stati 200mila supplenti, ma con le nuove esigenze si arriverà a 250mila”.

Purtroppo più della metà andrà a vuoto come negli ultimi cinque anni, anche dopo l’introduzione della call veloce con l’aggravante di un vincolo quinquennale che dovrà essere tolto perché non garantisce la continuità didattica e lede il diritto alla famiglia dei lavoratori”, sottolinea Marcello Pacifico, presidente Anief.

Lavoratori fragili

Preoccupa la situazione dei lavoratori fragili per la ripartenza delle attività didattiche in presenza, e si teme che si possano verificare delle “fughe”, così come hanno denunciato i presidi della Liguria nei giorni scorsi. “E’ chiaro che prima con un normale raffreddore si veniva a lavorare, ora probabilmente si rimarrà a casa. Ma quei docenti poi come saranno sostituiti? Dovremo avere la possibilità di chiamare molti supplenti”, ha spiegato Angelo Capizzi, presidente genovese dell’associazione nazionale presidi.
Il Ministero ha però chiarito che “sono in corso specifici approfondimenti e interlocuzioni che coinvolgono anche le altre amministrazioni competenti in materia, il Ministero della Salute e quello della Funzione Pubblica, per fornire alle scuole, in tempi rapidi, un quadro ancora più chiaro”.

Se ci fossero lavoratori a rischio nostro compito come per tutta la Pa è garantirli il più possibile. Non arriveranno certificati in massa, pronta procedura per lavoratori fragili”, ha ribadito oggi la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, che conferma la riapertura delle scuole per il 14 settembre: “Ora avanti verso il 14 settembre, riapriremo le scuole e lo faremo garantendo la massima sicurezza, tutelando studentesse, studenti e personale“. Diverse Regioni hanno però segnalato criticità ed espresso la possibilità di rinviare l’inizio dell’anno scolastico rispetto alla data stabilita dal ministero e dalle delibere regionali. Quando si rientra a scuola, tutte le date per regione. C’è anche ipotesi rinvio

Test sierologici docenti e ATA

E’ partita intanto la campagna di screening rivolta ai docenti e a tutto il personale scolastico dedicata ai test sierologici. Il ministero ha messo a punto un sito dedicato per tutto il personale e da domani partirà sui canali lo spot tv: “Quest’anno la prima prova è la sicurezza!”, questo il messaggio diffuso dal ministero. Diversi sono gli appelli rivolti ai docenti, dai politici ai personaggi dello spettacolo, affinché si sottopongano ai test gratuiti in vista della riapertura delle scuole.

Riapertura scuola: servono 250 mila supplenti

da La Tecnica della Scuola

Secondo i sindacati della scuola, servono 250 mila supplenti per la ripartenza o sarà il caos, anche se il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha assicurato: “Firmato il decreto finalizzato all’assunzione a tempo indereminato di 80mila docenti. L’istruzione e la ripartenza della scuola sono priorità del Governo”.

Tuttavia, denuncia all’AGI la segretaria nazionale Lena Gissi: se le risorse non arriveranno in tempo si rischia “seriamente” di dover ridurre l’orario scolastico o di riaprire a giorni alterni, almeno in Lombardia. Parlando soltanto di “organico Covid il budget assegnato alle regioni è di almeno il 15 o 20% in meno delle richieste”, mentre nella regione “servivano 220 milioni”, ma ne arriveranno a malapena 205. “Si è lasciato alle singole scuole di gestire gli organici e si procederà con assegnazioni d’ufficio, ma crediamo che dopo i primi 15 giorni si andrà in difficoltà”.

A Milano, in modo particolare, viene specificato, “per la scuola primaria il 96% delle famiglie ha chiesto il tempo pieno”, che nel “91% dei casi è stato autorizzato”, ma “l’organico è insufficiente e c’è il serio pericolo che non sarà possibile garantire il servizio”. Non va meglio per la scuola dell’infanzia “dove se non arriva un congruo numero di persone si sarà costretti a procedere con l’orario ridotto”.

Ma non finisce qui in Lombardia, secondo l’Agi, che ha visto i dati, i numeri sono rilevanti: le scuole dell’infanzia hanno bisogno di 4250 docenti, 400 per la scuola primaria, 200 per la secondaria primo grado, 750 diplomati di secondo grado e 5800 collaboratori scolastici”, ma “allo stato attuale la copertura è al massimo del 60%”.

Stesso discorso in Piemonte dove – spiega ancora Gissi -, su 2.800 posti vacanti solo 2 sono le assegnazioni: le altre cattedre rischiano di rimanere senza prof. Attendiamo una risposta dalle ‘call veloci’ ma sappiamo che non sarà risolutiva”.

Ciò per cui si soffre maggiormente è la carenza di personale Ata, che “dovrà garantire la sorveglianza in ingresso e in uscita e l’igienizzazione dei locali”.

Un conto semplice, viene pure specificato, potrebbe dare un risultato preoccupante: “Alcuni istituti hanno chiesto fino a 12 persone. In Lombardia ci sono 5800 ‘bidelli’ disponibili su 1181 scuole: la media fa appena 4. Sono chiare le difficoltà a tenere aperto con queste premesse”.

Buonuscita ai pensionati: un decreto per anticiparla

da La Tecnica della Scuola

La ministra per la Pubblica  Amministrazione, Fabiana Dadone, scrive su Facebbok: “Ci siamo: è stato registrato oggi in Corte dei conti il nostro decreto ministeriale che assorbe e ratifica l’accordo quadro con l’Abi per l’anticipo del Tfs/Tfr. A breve il testo sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale a scopo solamente conoscitivo, ma è già operativo e dunque la procedura giuridica è formalmente conclusa”.

E poi aggiunge: “Abbiamo lavorato duramente per raggiungere questo risultato, abbiamo cercato di velocizzare al massimo gli infiniti passaggi e rimpalli burocratici che riguardavano sia il decreto attuativo sia l’accordo quadro. Ma finalmente ci siamo: ora siamo davvero all’ultimo metro prima di poter ridare ossigeno ai tanti pensionati che sono costretti ad attendere anche diversi anni prima di intascare la loro buonuscita e che aspettavano con ansia di poter utilizzare questo strumento”.

“Quelle che sto consultando in questa foto – spiega – sono le slide-anteprima su carta della piattaforma che andrà in rete tra pochi giorni, dopo gli ultimi ritocchi, sul sito del Dipartimento della funzione pubblica. È il supporto informatico fondamentale per dare il via effettivo alle operazioni: i cittadini che vogliono richiedere il finanziamento vi troveranno tutte le informazioni sulla procedura e l’elenco degli istituti di credito che aderiscono all’accordo. Gli enti erogatori diversi dall’Inps potranno iscriversi, ma sarà presente anche la modulistica necessaria. Il sito permetterà pure all’interessato di calcolare la decorrenza del Tfs/Tfr. Insomma, e’ il necessario punto di incontro telematico dei tre soggetti coinvolti: cittadini, banche e istituti previdenziali”.

Ma la ministra chiarisce pure, che l’interessato dovrà “richiedere all’ente erogatore del Tfs/Tfr (ad esempio l’Inps) la certificazione del diritto all’anticipazione. L’ente erogatore, entro 90 giorni dalla ricezione della domanda, rilascia, in presenza dei requisiti richiesti, la certificazione del diritto e dell’ammontare complessivo, oppure il rigetto della domanda. Ricordiamo che l’importo massimo erogabile come anticipo è di 45mila euro”.

“L’interessato, ottenuta la certificazione del diritto, può presentare alla banca la domanda di anticipo del Tfs allegando alcuni documenti: certificazione del diritto all’anticipo; proposta di contratto di anticipo predisposta dalla banca; numero di conto corrente intestato o cointestato per accreditare l’importo finanziato; la dichiarazione sullo stato di famiglia e, nel caso di separazione o divorzio, l’indicazione dell’eventuale importo dell’assegno previsto per l’ex coniuge. A questo punto la banca comunica all’ente erogatore la presentazione della domanda e l’accettazione della proposta di anticipo. L’ente erogatore entro 30 giorni, effettuate le verifiche, comunica alla banca la presa d’atto della conclusione del contratto. La banca, entro 15 giorni dalla data di efficacia del contratto di anticipo, accredita l’importo erogato sul conto corrente indicato dall’interessato”.

Lucia Azzolina sotto il tiro incrociato di PD e opposizione

da La Tecnica della Scuola

Ormai non passa giorno senza un attacco più o meno pesante nei confronti della ministra Lucia Azzolina.
La novità delle ultime ore, però, è che ormai gli attacchi arrivano dai massimi vertici dello stesso Partito Democratico.

Oggi è intervenuto il capogruppo PD al Senato Andrea Marcucci con una dichiarazione che ha messo in fibrillazione il M5S: “Mi pare che il contributo sta portando la ministra Azzolina alla soluzione dei problemi sia insufficiente, spero che migliori di qui a settembre”; e come se non bastasse aggiunge: “Il tema scuola è stato affrontato in ritardo e con qualche incertezza di troppo; è da marzo che sappiamo che questa era la priorità”

L’intero M5S si schiera con Azzolina e ne prende le difese.

Il capogruppo M5s al Senato Gianluca Perilli replica: “Troviamo le dichiarazioni del senatore Marcucci del tutto fuori luogo, nei tempi, nei modi e nei contenuti” e anziché abbassare i toni, rilancia la polemica: “Marcucci dovrebbe esercitare maggiore cautela nel distribuire voti e giudizi. Sui trasporti ci sono molti nodi irrisolti, eppure non lo abbiamo sentito commentare l’operato della ministra De Micheli“.

Per parte sua Matteo Salvini ha già fatto sapere di essere pronto a presentare una mozione di sfiducia nei confronti della Ministra Azzolina non appena il Parlamento riprenderà a lavorare.

Mario Pittoni, responsabile scuola della Leganon si trattiene: “A poco più di due settimane dall’inizio dell’anno scolastico in Italia regna incertezza su tutto. Il Governo non ha alibi e l’incapacità del ministro pesa irrimediabilmente su vita e formazione dei nostri ragazzi. Servono risposte immediate, non c’è più tempo e senza ripartenza in sicurezza della scuola non riparte l’intero Paese”.

Forza Italia sottolinea i problemi legati al personale docente e Ata e parla di “tempesta perfetta”.

Gloria Saccani Jotti, deputata di Forza Italia della Commissione Cultura, afferma: “Ora che il problema del personale ‘fragile’ della scuola dal punto di vista sanitario è emerso in tutta la sua complessità e gravità, il Ministero corre ai ripari, ma potrebbe essere ormai troppo tardi. La Ministra ha ignorato questi fondamentali aspetti collaterali e non credo che riuscirà, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni a riportare serenità nella comunità scolastica, stante le indicazioni operative in caso di contagio da Covid diffuse dallo stesso Ministero”.

Molto secca la dichiarazione di Valentina Aprea, responsabile del Dipartimento Istruzione di Forza Italia: ”La misura è colma, la Ministra Azzolina ha creato le premesse per una tempesta perfetta che coinvolgerà per prima lei ed il Governo tutto che dovrà rispondere alle scuole e alle famiglie sempre più inquiete ed increduli di fronte a tanto pressapochismo istituzionale”.

I Vip ai docenti: “Fate il test sierologico”. Appello corale in vista del ritorno in classe

da La Tecnica della Scuola

Da Simona Ventura a Iva Zanicchi. Passando per Maria Grazie Cucinotta: i Vip invitano i docenti a sottoporsi al test sierologico in vista della riapertura scuole.

A raccogliere questi appelli l’agenzia AdnKronos: “Trovo assurdo che ci siano insegnanti che si rifiutano di fare il test sierologico. Bisogna farlo assolutamente”. Questo l’appello che fa Iva Zanicchi.Ma che cosa gli costa? – chiede la Zanicchi – Bisogna riaprire queste benedette scuole e rimandarci i nostri figli in sicurezza”.

Toni più pacati per la cantante Arisa: “Qual è il problema di fare i test sierologici? Io ho fatto il test prima di andare a trovare i miei genitori. Ci sta. Se ami qualcuno lo fai. E se i professori amano il lavoro che fanno e amano i ragazzi, devono tutelarli e fare il test sierologico che poi non è niente di che. Impegna dieci minuti del nostro tempo“.

Di piglio polemico, invece, l’intervento di Maria Grazia Cucinotta: “Qui andiamo a parlare di bambini. Chi si rifiuta è una persona irresponsabile, quindi dico ai professori di non essere irresponsabili e fare il test“.

L’attrice e produttrice ha aggiunto: “Un bambino può essere asintomatico, ma tornare a casa e contagiare il nonno e a chi si rifiuta di farlo dico che ci sono tante altre persone responsabili che cercano lavoro…

Anche Simona Ventura esprime un pensiero sulla questione test sierologici: ‘‘Fare il test sierologico è un dovere e per gli insegnanti dovrebbe essere obbligatorio. Questo permetterebbe di isolare i positivi a casa cercando di non infettare tutti gli altri. Perciò esorto i docenti a farlo! Dobbiamo fare di tutto affinché non si torni in lockdown perché questo Paese non lo sopporterebbe più”.

Bisogna fare i test sierologici e qualunque cosa possa dare serenità e sicurezza ai nostri ragazzi -aggiunge la Ventura- Bisogna fare di tutto per far rientrare gli studenti a scuola, la malattia vince nel momento in cui la paura ci sovrasta e non tentiamo di ricongiungerci. Non mi piace questo mondo di smartwork e questa solitudine dalla comunità”.

‘Io ho due figli che vanno a scuola -conclude la conduttrice– Caterina di 14 anni e Giacomo di quasi 20, io gli ho fatto fare a entrambi il test sierologico e penso che lo dovrebbero far fare tutte le famiglie ai propri figli”.

In realtà sono tanti i docenti che non riescono a fare il test sierologico

I personaggi in questione si riferiscono ai dati diffusi dalla Fimmg, Federazione dei medici di medicina generale, che ha rilevato come al momento il 30% del personale scolastico si rifiuterebbe di effettuare il test sierologico.

In realtà, come abbiamo già segnalato, i problemi legati ai test sierologici non dipendono esclusivamente dalla volontà di docenti e Ata: infatti abbiamo già scritto sul ritardo di alcune Regioni, tanto che ancora in moltissimi casi i medici di quei territori non hanno nemmeno il kit per il test sierologico.

In effetti sono tanti i lettori che in questi giorni ci hanno segnalato di non aver potuto fare il test sierologico proprio a causa del rifiuto del proprio medico.

Riapertura scuole a rischio?

da La Tecnica della Scuola

Non si fermano le pressioni sul Ministero dell’istruzione per posticipare la riapertura scuole. Dunque riapertura scuole a rischio? Dopo l’accorato appello dei sindaci della Regione Campania a favore del posticipo, cui ha fatto seguito la posizione discordante del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, i destini della scuola e dell’avvio dell’anno scolastico sembrano parecchio incerti.

Contagi in crescita

Fa gioco su questa incertezza il numero dei contagi in crescita, a livello generalizzato e tra la classe docente in particolare. Man mano che aumentano gli operatori scolastici che si sottopongono ai test sierologici, infatti, vengono fuori, chiaramente, anche numeri di contagi più significativi. Di oggi la notizia dei tre positivi in Abruzzo (tra docenti e ata volontari per il test sierologico) dove sono appena iniziate le rilevazioni.

Dati ISS dell’ultimo mese

Quali i dati complessivi dell’ultimo mese? Secondo L’ISS siamo a 16348 casi negli ultimi trenta giorni, 555 casi tra gli operatori sanitari, con 136 deceduti a fronte di 8974 guariti, con un’età media del contagio che si aggira attorno ai 30 anni. Cifre importanti che preoccupano, specie se associate alle criticità dei protocolli di sicurezza: i banchi monoposto non ancora presenti, le incerte procedure relative alla mobilità e agli scuolabus, le difficoltà a reperire spazi aggiuntivi e così continuando.

Call veloce: è partita

da La Tecnica della Scuola

Laddove le graduatorie sono esaurite, dal 28 agosto ha preso il via la call veloce, la chiamata diretta per immettere in ruolo a tempo indeterminato i docenti nei posti che restano vacanti e disponibili presso regioni o province diverse da quelle di pertinenza delle graduatorie a cui si appartiene. Le domande vanno presentate nell’arco di 5 giorni, dal 28 agosto al primo settembre, sulla piattaforma ministeriale POLIS.

Gli USR, a partire dal 2 settembre 2020, pubblicheranno gli elenchi degli insegnanti ammessi.

Ecco le indicazioni ministeriali presenti nel Decreto Ministeriale n.25 dell’8 giugno 2020.

Chi può presentare domanda

  • I soggetti inseriti nelle graduatorie utili per l’immissione in ruolo del personale docente ed educativo ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato, in un’altra regione rispetto a quella di pertinenza della medesima graduatoria.
  • I soggetti inseriti nelle GAE possono presentare istanza per i posti disponibili in altre province della stessa regione rispetto alla provincia dove risultano collocati. I soggetti inseriti nella I fascia delle GAE, inseriti in due province, scelgono, comunque, una sola regione.
  • Sono esclusi dalla procedura i soggetti già di ruolo ovvero già destinatari di proposte di assunzione a tempo indeterminato in ciascun anno scolastico di riferimento.

Modalità di presentazione della Call veloce

  1. Tramite apposita piattaforma ministeriale, gli aspiranti presentano un’unica domanda, con l’indicazione della regione prescelta. Le domande presentate con modalità diverse non sono prese in
    considerazione.
  2. Con la domanda di partecipazione, ciascun aspirante dovrà:
    a) scegliere la regione di partecipazione;
    b) indicare:
    i. la provincia o le province di destinazione, esclusivamente nell’ambito della regione scelta;
    ii. le classi di concorso/tipo posto di interesse e le relative graduatorie di inserimento, che costituiscono titolo di accesso alla procedura di chiamata;
    iii. nel caso di più province di destinazione, l’ordine di preferenza tra le stesse e, per ciascuna provincia, l’ordine di preferenza tra le classi di concorso/tipo posto per i quali si partecipa;
    iv. in caso di un’unica provincia di destinazione, l’ordine di preferenza tra le classi di concorso/tipo posto per i quali si partecipa;
    c) indicare la regione/provincia di provenienza e l’USR responsabile della procedura concorsuale nel caso in cui sia stata disposta l’aggregazione territoriale dei concorsi.
  3. Il punteggio, le preferenze e le precedenze possedute, già registrate al sistema informativo, sono visualizzate e salvate nella base dati dell’istanza.

Il link ministeriale con il pdf della procedura di Call Veloce: https://www.miur.gov.it/documents/20182/2432359/Decreto+Ministeriale+n.25+del+08+giugno+2020.pdf/f1f30f9c-2910-1787-ea38-86291fb283ad?version=1.1&t=1591814328556

Sullo stesso argomento: https://www.tecnicadellascuola.it/immissioni-in-ruolo-concluse-le-assegnazioni-delle-sedi-adesso-si-parte-con-la-call-veloce

O anche: https://www.tecnicadellascuola.it/call-veloce-per-immissioni-in-ruolo-come-funziona-e-chi-puo-partecipare

Immissioni in ruolo, il ministro Gualtieri firma il decreto per 85 mila docenti: se ne faranno molte meno

da La Tecnica della Scuola

Sulle circa 85 mila assunzioni di docenti a tempo indeterminato, dopo il via libera del ministero dell’Economia ora arriva l’autorizzazione scritta. L’ufficialità è arrivata venerdì 28 agosto direttamente dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, con la procedura – affidata agli Uffici scolastici – tra l’altro in buona parte già espletata.

“Firmato il decreto finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato di 80mila docenti. Una buona notizia per gli insegnanti precari e per gli studenti che avranno così garantita la continuità didattica. L’istruzione e la ripartenza della scuola sono priorità per questo Governo”, ha scritto il titolare del Mef.

50% da Gae e 50% da Graduatorie di merito

Ricordiamo che le immissioni in ruolo saranno così suddivise:

  • 50% di immissioni in ruolo da Gae
  • 50% di immissioni in ruolo da Graduatorie concorsi

I docenti immessi in ruolo da concorso ordinario 2016 o da concorsi  straordinari 2018 che sono inseriti in graduatorie ad esaurimento regionali o sono accordati a tali graduatorie (per quanto riguarda gli idonei del concorso 2016) devono preventivamente scegliere la provincia per l’immissione in ruolo.

I vincitori del concorso straordinario scuola secondaria avranno retrodatazione giuridica del contratto, pur prendendo servizio effettivamente diverse settimane dopo, forse anche a fine anno.

La scelta delle sedi sarà effettuata prima da concorso e poi dalle Gae sempre nella misura del 50% per ciascuna graduatoria. I docenti neoimmessi in ruolo resteranno bloccati per 5 anni nella stessa sede e quindi non potranno chiedere domanda di trasferimento.

Notizia buona, ma non troppo

Ma quella delle 80-85 mila immissioni in ruolo è davvero una buona notizia per la scuola? Di base sì, per un comparto che mai come quest’anno, forse, si ritrova a dover coprire una miriade di posti vacanti.

Il problema è che, come scritto in precedenza, alla fine le assunzioni dei docenti per l’a.s. 2020/2021 saranno molte ma molte di meno.

Nelle GaE di diverse province (in prevalenza al Centro-Nord) della scuola secondaria, infatti, molte classi di concorso (matematica alle medie, lingue straniere, discipline tecniche alle superiori, sostegno, tanto per fare qualche esempio), sono esaurite da tempo o in via di esaurimento.

E pure quelle di merito, da dove si estrapolano l’altra metà dei candidati per assegnare le assunzioni a tempo indeterminato, cominciano ad essere “a secco” di nominativi.

Il Governo e la ministra dell’istruzione sperano che qualche migliaio di posti vengano assegnato tramite “Call veloce”, ma obiettivamente è meglio non farsi troppe illusioni perché il vincolo di permanenza su sede dei cinque anni pesa non poco.

Le stime al ribasso

Addirittura, secondo l’ex ministro Fioramonti, quest’anno si riuscirà a coprire solo il numero di pensionamenti, quindi solo 30 mila.

Anche per il responsabile scuola della Lega, il senatore Mario Pittoni, l’annuncio degli 85 mila docenti che dovrebbero essere immessi in ruolo a partire dal prossimo 1 settembre 2020 è un bluff. Per il Senatore leghista, visti i numeri che arrivano da diversi Uffici scolastici regionali di Italia, soltanto il 25% dei posti saranno realmente coperti con le prossime immissioni in ruolo.

E pure i sindacati sono pessimisti: la Uil Scuola ha stimato che saranno non molte più di 15 mila le assunzioni in ruolo possibili; l’Anief ha calcolato che se ne realizzeranno la metà della metà, quindi tra le 20 mila e le 25 mila.

In questo caso si farebbe il bis dello scorso anno, quando su un contingente nazionale di 53.627 posti, alla fine ne furono assegnati meno di 25 mila.

Rientro a scuola: l’ora di ginnastica ai tempi del Coronavirus

da La Tecnica della Scuola

Già il vebale del Comitato Tecnico Scientifico di maggio 2020 aveva dato suggerimenti circa l’ora di ginnastica ai tempi del Coronavirus, specificando che nelle prime fasi di riapertura delle scuole si stesse attenti a evitare i giochi e gli sport di squadra, e si prediligessero le attività fisiche di tipo individuale, a tutto vantaggio del distanziamento.

In ogni caso, si raccomanda di fare un’attenta valutazione degli spazi e dei locali adibiti a palestra. Le domande che ci si dovrà porre sono le seguenti:

  • I locali consentono un ricambio d’aria regolare?
  • Sono locali che possono garantire il distanziamento programmato di almeno due metri, oltre che le normali vie di fuga?
  • Se gli spazi non fossero sufficientemente ampi da garantire il distanziamento, sono stati reperiti altri spazi o previste turnazioni degli alunni?
  • Nel caso di spazi non prettamente scolastici, si è acquisita dall’ente locale la certificazione di idoneità e agibilità dei locali? E con specifica convenzione sono state definite le responsabilità delle pulizie e della sorveglianza di detti locali?
  • Nell’eventualità serva personale docente e ata aggiuntivo, è stato richiesto?

Su questo argomento segnaliamo l’interessante check-list della Cisl scuola, di cui abbiamo parlato al seguente link: https://www.tecnicadellascuola.it/rientro-in-classe-arriva-la-check-list-per-i-presidi-firmata-cisl

Il testo del protocollo di sicurezza per le scuole: https://www.tecnicadellascuola.it/wp-content/uploads/2020/08/Protocollo-sicurezza-scuole_DEF.pdf

Il piano per il rientro a scuola del 26 giugno 2020: https://www.tecnicadellascuola.it/wp-content/uploads/2020/06/Piano-scuola-26.6.2020-ULTIMO-post-CU.pdf

Riapertura delle scuole? Possibile, con il demone di Laplace o la scuola-comunità

da Tuttoscuola

Al tempo del Coronavirus chiunque vorrebbe avere come migliore amico il Demone di Laplace e a pochi giorni dall’avvio dell’anno scolastico, ancora di più. Perché? Chi è, che fa? È il protagonista del determinismo assoluto, possessore della conoscenza totale, capace, quindi, di prevedere il futuro e magari perché no fornire i dati necessari per riaprire le scuole in sicurezza, ovvero, a rischio zero.

Sono gli anni Novanta del Settecento, Pierre-Simon Laplace è seduto nel suo studio, indossa una giacca scura forse una rendigote con il collo ribattuto, dorata sui bordi, i capelli lunghi raccolti, come era consueto nella Francia dell’epoca e impugna un pennino. Il tavolo è pieno di fogli mentre scrive il primo capitolo del suo saggio filosofico sulla probabilità.

“Possiamo considerare lo stato attuale dell’universo come l’effetto del suo passato e la causa del suo futuro- scrive – Un intelletto che a un determinato istante dovesse conoscere tutte le forze che mettono in moto la natura, e tutte le posizioni di tutti gli oggetti di cui la natura è composta, se questo intelletto fosse inoltre sufficientemente ampio da sottoporre questi dati ad analisi, esso racchiuderebbe in un’unica formula i movimenti dei corpi più grandi dell’universo e quelli degli atomi più piccoli; per un tale intelletto nulla sarebbe incerto ed il futuro proprio come il passato sarebbe evidente davanti ai suoi occhi”. 

La richiesta che impazza in questi giorni sul web è quella dell’individuazione di una formula magica capace di riaprire le scuole con rischio di contagio zero ed è per questo il Demone di Laplace farebbe al caso nostro, ma l’allora Grand’Ufficiale della Legione di Onore, uno dei quaranta dell’Accademia francesce, dell’Accademia delle Scienze, Membro del Bureau delle Longitudini di Francia, delle Società reali di Londra e di Gottinga, delle Accademie delle Scienze di Russia, Danimarca, Svezia, Prussia e Italia quando delineò la sua teoria, non era a conoscenza del secondo principio della termodinamica, dell’entropia, dell’imprevedibilità di molti fenomeni fisici ed infine della meccanica quantistica, come lo è la società contemporanea.

La pretesa di riaprire la scuola tenendo conto di un rischio di diffusione pari a zero è fuori discussione. Sono la scienza, l’epistemologia, la complessità della realtà e i dati a suggerircelo. “Non possiamo più eliminare l’incertezza perché non possiamo conoscere con perfetta precisione tutte le interazioni di un sistema, soprattutto quando questo è complesso” scrive Morin. L’unica via, quindi, è quella di negoziare con l’incertezza e realizzare quel concetto di scuola-comunità in cui ciascuno (Enti locali, dirigenti scolastici, docenti, alunni e famiglie) fa la sua parte. Questa non è utopia, è progresso perché “O troveremo una strada – direbbe Annibale – o ne costruiremo una”

Rinunce al ruolo a causa del vincolo quinquennale

da Tuttoscuola

Nella prima fase ordinaria delle nomine, voci non confermate parlano di rinunce alle immissioni in ruolo da parte di docenti iscritti alle graduatorie ad esaurimento (GAE) e alle graduatorie di merito (GM) di concorsi precedenti. In palio c’erano 84.808 posti per i quali il Ministero dell’istruzione aveva ottenuto l’autorizzazione del MEF.

Dopo le rinunce vi è stato un ulteriore scorrimento delle graduatorie fino al 26 agosto per intercettare docenti disponibili, poi è scattata una seconda fase dal 27 agosto con la chiamata veloce per la ricognizione dei posti non attribuiti nella prima fase da GAE, GM e fasce aggiuntive.

Questi posti verranno offerti ai docenti delle graduatorie di altre province o regioni.

Pertanto i docenti potranno riuscire ad ottenere il ruolo; i posti (forse) potranno essere tutti coperti, ma molto dipenderà dall’adesione dei docenti alla nuova applicazione della call veloce.

In attesa di sapere quanti posti, alla fine, rimarranno vacanti, ci si interroga sulla ragione di tante rinunce al posto fisso che per molti azzera forse l’attesa di una vita.

Per la maggior parte delle rinunce al ruolo la ragione è da ricercare nel vincolo quinquennale di permanenza nella sede assegnata, come disposto dalla legge 159 dello scorso anno, vincolo attivato per la prima volta proprio dal 1° settembre 2020.

Il Decreto Legge 126/2019 (L. 159/2019: art. 1, co. 17-octies e 17-novies) ha previsto infatti che: “Dall’a.s. 2020-2021 i docenti nominati a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria, l’utilizzazione in altra istituzione scolastica o ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso solo dopo 5 anni scolastici di effettivo servizio nella scuola di titolarità”.

Il vincolo di permanenza per cinque anni per i docenti con residenza molto lontana dalla sede di servizio (in particolare gli insegnanti meridionali) potrebbe avere indotto alla rinuncia.