Mobilità disabili

Mobilità disabili. Dalla partnership tra due aziende leader la nascita di un nuovo prodotto

Disabili.com del 30/09/2020

Disabili Abili e Kivi hanno collaborato alla realizzazione di un modello di auto adattata per la guida di persone disabili in carrozzina.

Oggi vogliamo parlarvi di una partnership nel mondo della mobilità. Una collaborazione tra due realtà per garantire la piena autonomia e sicurezza degli utenti. Si tratta della Kivi (azienda leader nella realizzazione di vetture adattate, comandi alternativi di guida e soprattutto per la guida in carrozzina) e Disabili Abili (azienda all’avanguardia nella fornitura e personalizzazione di carrozzine elettroniche).

Una carrozzina e una nuova autovettura sono al centro di questa collaborazione. Vi raccontiamo come è nata Renault Captur.

Raccontano da Kivi: “Durante questo periodo di emergenza sanitaria mondiale, noi di Kivi abbiamo cercato di guardare avanti ed abbiamo continuato a lavorare, per quanto ci è stato possibile, sulla nostra nuova vettura per la guida in carrozzina. Questa volta abbiamo scelto un noto marchio europeo, dallo stile unico e inconfondibile ed una vettura tra le più vendute nella sua categoria perché bella ed elegante fuori, funzionale e spaziosa dentro. Stiamo parlando del nuovo Renault Captur, modificato poi dai tecnici Kivi per permettere alle persone in carrozzina di guidare o essere trasportate in completa autonomia e totale comfort. Il ribassamento completo del pianale permette di entrare all’interno della vettura direttamente con la propria carrozzina e di raggiungere facilmente la posizione desiderata”.

carrozzina elettrica disabili abiliDisabili Abili ha contribuito alla realizzazione della nuova Renault Captur fornendo la carrozzina elettronica utile alla esecuzione dei test necessari all’omologazione: La Karma Leon Versus.

Una carrozzina elettronica compatta e molto robusta. Permette di avere ottime prestazioni in esterno grazie anche ai suoi 4 ammortizzatori autonomi, riuscendo a raggiungere i 12 Kmh. Una carrozzina perfetta anche per un uso in interni: molto maneggevole ed agile. Fornita con basculamento della seduta di 50° di serie e certificazione Crash test ISO 7176/19. Il sistema di seduta permette numerose regolazioni e personalizzazioni della sedia a rotelle elettrica, offrendo il massimo comfort: regolazione della profondità della seduta, inclinazione e regolazione manuale dello schienale, braccioli regolabili in altezza e ribaltabili. Questo e altro totalmente riconducibile a nomenclatore tariffario ASL senza costi aggiuntivi per l’utente finale. Di certo una delle migliori carrozzine in rapporto qualità prezzo che si possono trovare in Italia.

Karma Leon Versus della Disabili Abili e la Renaut Caprtur della Kivi s.r.l. hanno brillantemenre superato, nel mese di Luglio 2020, tutti i test previsti per ottenere l’omologazione europea secondo la Direttiva 2007/46/CE che permetterà, tra l’altro, di immatricolare la vettura senza doverla sottoporre al collaudo.

Il lancio ufficiale della Renaut Captur è previsto indicativamente per il prossimo novembre 2020 (tutte le news su www.kivi.it ), mentre la Karma Leon Versus è già disponibile per le valutazioni gratuite fornite dalla Disabili Abili direttamente a domicilio. Qui trovate un modulo di contatto da compilare senza impegno per prove gratuite della carrozzina a casa vostra.

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Lettera alla Ministra

Roma, 30 settembre 2020

Alla Ministra dell’istruzione
On. Lucia Azzolina
Viale di Trastevere
ROMA segreteria.azzolina@istruzione.it

On. Ministra,

sono pervenute all’ANP numerose segnalazioni su problematiche che rendono estremamente difficoltosa la gestione delle misure necessarie a garantire la prosecuzione delle attività didattiche in sicurezza, con particolare riferimento a:

  • prassi difformi, attuate dai dipartimenti di prevenzione delle ASL, riguardo ai casi sintomatici;
  • gestione dei docenti posti in quarantena in riferimento alla didattica a distanza;
  • GPS e tempistica di conferimento degli incarichi di supplenza;
  • utilizzo dell’organico aggiuntivo da emergenza COVID e sua eventuale sostituzione;
  • tempistica della consegna dei banchi monoposto e delle sedute innovative.

Chiedo pertanto che, in applicazione del Protocollo d’Intesa per garantire l’avvio dell’anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione di covid 19 del 6 agosto 2020, sia convocato con urgenza il Tavolo nazionale permanente presso il quale è previsto che siano “riportate, con cadenza periodica, le questioni di maggiore interesse e le criticità pervenute al Ministero tramite il servizio di help desk o tramite richieste dei Direttori generali o dei dirigenti preposti agli Uffici Scolastici Regionali o direttamente dalle Organizzazioni sindacali”.

Cordiali saluti.

Il Presidente Nazionale ANP Antonello Giannelli

Richiesta convocazione dell’Osservatorio MIUR

Disabilità: FISH chiede la convocazione dell’Osservatorio MIUR

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap anche e soprattutto attraverso la sua presenza territoriale delle numerose organizzazioni federate ha esattamente il polso della situazione all’avvio per nuovo anno scolastico.” Sono le parole di Vincenzo Falabella, presidente della FISH che riporta come vengano segnalati dai territori dalle associazioni e ancora più spesso direttamente dalle famiglie difficoltà, disagi e ritardi che pregiudicano l’effettiva inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità. I problemi sono i più disparati e vanno dall’assistenza personale all’assegnazione insegnanti di sostegno, dal trasporto alla assistenza alla comunicazione. “Ovviamente questi disagi molto simili a quelli già accaduti negli anni scorsi si assommano alle difficoltà organizzative tipiche di una inedita situazione di emergenza che tutti conosciamo.”

Si aggiunge poi un certo disorientamento rispetto alle nuove e indicazioni, parte delle quali ancora in via di definizione, che riguardano la gestione dei casi di positività o di sospetto di contagio.

Le questioni aperte rischiano di moltiplicarsi di implodere anche per mancanza di indicazioni operative certe.

Per questo motivo prima che le situazioni divengano ingestibili, la FISH ha chiesto alla ministra Lucia Azzolina la convocazione urgente dell’Osservatorio permanente per l’Inclusione Scolastica delle alunne, alunni, studentesse e studenti con disabilità.

Lo facciamo con il consueto atteggiamento collaborativo e per metterci a disposizione in funzione delle migliori soluzioni, forti anche dell’esperienza positiva fin qui maturata nei proficui confronti con il Ministero. Siamo certi che la proposta verrà accolta con i tempi e lo spirito giusti.”

UN PROTOCOLLO PEDAGOGICO PER IL RITORNO A SCUOLA

Documento a cura dell’Ufficio di Presidenza dell’Associazione Proteo Fare Sapere 

La scuola italiana sta gradualmente riaprendo dopo lunghi mesi di chiusura, in un’epoca educativa senza precedenti. Le denunce e le polemiche su ritardi, errori e reali difficoltà, che hanno segnato la gestione ministeriale della ripartenza, non hanno offuscato l’energia e la carica emotiva che sta animando il nuovo incontro tra studenti e insegnanti. 

Purtroppo molti problemi persistono, a partire da quelli molto seri sugli organici che i sindacati avevano segnalato per tempo. Restano e inquietano molto anche i problemi legati alla persistenza e recrudescenza del virus. Una diffusa ansia, timore, preoccupazione percorrono tante famiglie e la risalita dell’indice di contagio rende il ritorno a scuola delicato. Bisognerà mettere nel conto episodi di diffusione del contagio, con conseguenti interruzioni che potrebbero investire classi e istituti, per le quali è necessario agire con razionalità e buon senso, senza criminalizzare il personale, gli alunni, le famiglie. 

La scuola dunque riparte, tornando ad animare la società, il suo tessuto partecipativo, la relazione fondamentale tra le generazioni, il senso profondo di una democrazia moderna che era stata duramente privata di questa sua ragione fondativa. Una ripartenza non priva di una tensione inedita: per la prima volta dalla sua istituzione, ed è questo il dato più eclatante, la scuola italiana è stata senza attività didattiche per oltre sei mesi. Non era accaduto neppure durante le due guerre mondiali. Mesi confinati in casa, difficoltà economiche e sociali, lasciano il segno nelle persone, più che mai nei piccoli e nei giovani. 

• Sarebbe grave pensare che basti tornare a scuola dopo una lunga “vacanza”, come se nulla fosse successo nelle menti e nelle esperienze dei nostri giovani. 

• Sarebbe grave pensare che la scuola si debba oggi occupare solo di recuperi disciplinari e di curricoli lineari. I nostri alunni e studenti non tornano a scuola solo con mesi di scuola in meno ma con sette mesi di vita in più, passata in modi spesso drammatici e comunque diversi da ogni esperienza precedente. Mesi nei quali sono diventati altro da quello che erano a fine febbraio 2020. 

• Sarebbe grave pensare che bastino i protocolli sanitari da aggiungere al fare scuola come prima. Nei protocolli sanitari, certamente necessari, si nasconde il rischio di produrre comportamenti isolanti e didattiche fredde a fronte della domanda di educazione generativa di serenità, speranza, equità. Vorrebbe dire sommare un rischio (il contagio) a uno altrettanto grave: il silenzio educativo a fronte di questa inedita crisi che tocca i nostri alunni/e, le loro famiglie, i fondamenti del vivere civile, con una diffusa paura del futuro. 

Sul piano pedagogico ci vuole altro. Su questo “altro” si fonda la nostra proposta di un protocollo pedagogico che risponda al nuovo esistenziale, cognitivo e sociale che entra nelle nostre aule, e che dia nuove risposte educative. Solo così il ritorno a scuola si fa parte della ricostruzione del Paese. Serve un clima educativo con elevate capacità di includere, creare senso civico, solidarietà. Ne avrà bisogno il Paese per superare la durissima crisi sociale indotta dalla pandemia, per affrontare le sfide di un possibile cambiamento di fondo del suo modello produttivo, di un futuro in cui il lavoro, grazie anche al rilancio di una ricerca libera, sia la risorsa fondamentale per un benessere libero dai miti del liberismo e del consumo senza limiti. 

Serve dunque una seria riflessione pedagogica sia su ciò che in questi sette mesi è accaduto, sia sulle priorità educative che il ritorno a scuola richiede. 

Abbiamo per lungo tempo sollecitato la politica e la scienza a costruire regole del ritorno a scuola non solo con discussioni (a volte bizantine) su maschere, banchi e distanziamenti, ma con un dialogo ragionevole con la pedagogia, per evitare che il ritorno si riducesse a regole di divieto e vincoli. Ciò non è accaduto, con il pericolo di una scuola peggiore di quella di febbraio. È dunque nei momenti difficili che all’educazione si chiedono azioni e pensieri nuovi. 

Per questo tocca a chi a scuola insegna e lavora, a tutti i livelli, l’impegno di riappropriarsi di un pensiero pedagogico forte, perché il ritorno a scuola sia una rinascita, per il bene dei nostri ragazzi e del Paese. 

Perché un protocollo pedagogico 

L’utilizzo di questi termini richiede qualche precisazione preliminare. 

Il termine “protocollo” indica uno strumento prescrittivo e vincolante, in cui sono indicati comportamenti ritenuti ottimali per raggiungere alcuni obiettivi. Certificati da autorità, nazionali e/o internazionali, i protocolli si presentano anche come una sicurezza per la persona che a essi ricorre (pensiamo ai protocolli sanitari) in caso di necessità. I protocolli sono un insieme di prescrizioni operative funzionali a tre obiettivi fondamentali: 

• migliorare il tipo di processo messo sotto osservazione; 

• valutare continuativamente i processi al fine di acquisire costantemente nuovi livelli di consapevolezza e padronanza; 

• documentare con accuratezza i processi osservati al fine di consentire ad altri di progredire nella conoscenza e negli esiti delle esperienze; 

La gestione dei processi indotti nella scuola dal Covid-19 

merita un protocollo? 

La risposta è già nei protocolli interistituzionali, sottoscritti con le organizzazioni sindacali ai diversi livelli territoriali sul versante delle condizioni sanitarie, organizzative e di sicurezza. Tali protocolli consentono di definire funzioni, compiti, responsabilità importanti per assicurare con ragionevole sicurezza l’inizio delle attività didattiche, attraverso un processo partecipativo a più livelli che si è rivelato di fondamentale importanza. 

Il protocollo pedagogico si propone invece di individuare una serie di comportamenti attuabili nell’esercizio della professione docente, con l’obiettivo di garantire efficacia e appropriatezza agli interventi di natura didattico/pedagogica. Sono comportamenti “prescrittivi” in senso deontologico e non disciplinare; esigono la forza dell’etica della responsabilità, non quella delle sanzioni. 

Si potrebbe obiettare che i docenti potrebbero eludere il problema e trovare consolante rifugio nella attività di pura e semplice riproduzione delle lezioni frontali, senza farsi irretire nelle dinamiche relazionali. A fronte di questa possibile deriva, bisogna essere consapevoli che c’è già chi si candida a sostituire la scuola che si ritrae; un modello di volontariato sociale e di professionisti del dolore sostitutivo del ruolo delle istituzioni che già si propone, se necessario, a coprire il vuoto. Ma una professionalità che separa l’istruzione dall’educazione è subalterna ai modelli produttivi dominanti, destinata al fallimento educativo. 

Lo spazio dell’autonomia è leggere i processi del nostro tempo con una tensione educativa che vada oltre l’emergenza, perché i piccoli di oggi cambieranno questo mondo se svilupperanno curiosità e creatività, se saranno motivati ad apprendere, a trasformare in meglio il loro ambiente verso una meta generale: un solo pianeta, una sola umanità. 

E allora un protocollo pedagogico non può venire dall’alto, deve nascere e costruirsi nelle scuole e deve vedere protagonisti i docenti. Certo, tutte le figure professionali sono coinvolte nella gestione della scuola, con ruoli e compiti rilevanti ma il cuore di cui discutiamo è la relazione didattico/educativa. Noi ci auguriamo che i dirigenti scolastici capiscano e agevolino questi percorsi. I dirigenti scolastici sono stati messi duramente alla prova: su di loro si è scaricata la tensione di una macchina amministrativa in evidente difficoltà e per questo molto esigente; su di loro si sono scaricate le attese di genitori ansiosi e di docenti molto preoccupati per la difficile gestione del nuovo anno scolastico. Dobbiamo dunque riconoscere loro un grande merito. Ora è tempo che loro stessi siano facilitatori di una stagione nuova delle relazioni educative attraverso il protagonismo dei docenti. 

Le indicazioni che vengono qui date, non sono dunque ricette ma terreni di lavoro e valori. Non vanno “eseguite” ma interpretate e calate nel contesto in cui vive l’esperienza educativa; non esiste una formula per tutte le circostanze e non esistono soluzioni organizzative valide per tutte le situazioni: ed è questa la ragione per cui siamo stati duramente critici contro le soluzioni “uniche” e centraliste. 

Importante è qui l’utilizzo del termine “riappropriazione” come ri-scoperta e valore della professionalità docente come valore pedagogico che sa utilizzare fino in fondo competenze e poteri spesso finora scritti sulla carta, per un’autonomia didattica generatrice e non riproduttiva. 

Riappropriazione del proprio lavoro, 

ovvero l’autonomia come nuova cultura della organizzazione 

del lavoro didattico e della professionalità 

Promuovere gruppi di riflessione 

Promuovere gruppi di riflessione tra docenti di classi parallele, di corso, di dipartimento, per scambiare impressioni, vissuti, emozioni, idee maturate in questi mesi di pandemia. Come progettare e realizzare il nuovo incontro con gli alunni per fare in modo che il rientro sia innanzitutto ricostruzione della relazione educativa, rielaborazione dei vissuti di questi mesi, memoria e progetto per il futuro. Al centro delle riflessioni ci sono le persone con le loro storie, non le discipline da recuperare. Non i voti da attribuire ma percorsi di valutazione formativa su ambiti di ricerca interdisciplinari; definizione degli strumenti operativi condivisi per la cooperazione professionale: cronogrammi, diari di bordo specifici; indicazioni di responsabilità formali: coordinamento, documentazione, ecc. 

Scrivere e documentare tutto nelle forme che si riterranno opportune perché è sulla documentazione che possiamo costruire autoformazionePotranno essere utili “amici critici” esterni che aiutino a far emergere le questioni più delicate e complesse. Devono essere persone di fiducia e senza ruoli istituzionali. Persone capaci di fare formazione. Bisogna soprattutto evitare l’errore di consegnare a un ipotetico “esperto” esterno la soluzione dei problemi educativi. Infine una annotazione importante: questa riflessione aperta sul proprio lavoro, non è praticabile a livello di collegio docenti. A quel livello, l’impegno rischia di diventare prassi burocratica; c’è bisogno di una dimensione micro e “familiare”: docenti di classi/sezioni parallele nella scuola elementare e materna; docenti di singolo corso nella scuola media e di singolo indirizzo, percorso o dipartimento (biennio/triennio) nella secondaria superiore. In sostanza, esperienze di una nuova dimensione cooperativa del lavoro che non coincide con gli organi collegiali della scuola o con l’ampiezza amministrativa dell’unità scolastica. 

Ricostruire intese, rapporti, collaborazioni 

Il distanziamento ha allontanato le persone. Il primo obiettivo da realizzare è riaprire una comunicazioneiniziare dall’ascolto. L’ascolto dei racconti, dei vissuti, delle paure, delle emozioni, quelle degli adulti e quelle degli alunni/e. Da settembre bisogna recuperare le relazioni, non i debiti scolastici. È il mondo adulto ad avere debiti verso i nostri alunni e studenti. Tocca a noi restituire senso e valore alla relazione educativa. Il protocollo vive del progetto dei suoi attori: non è una direttiva, non è un algoritmo, non chiede circolari al ministero. Autonomia didattica come responsabilità di presenza politica sul territorio e come autodeterminazione dell’organizzazione del lavoro. Autonomia orizzontale che dialoga e interagisce con l’intera comunità di vita dei nostri bambini e ragazzi, dagli enti locali, all’associazionismo, alla cultura, per restituire/costruire un rapporto vivo nel territorio a favore di una vita educativa con azioni integrate, piene e aperte per tutti, a partire da chi ha sofferto di più il confinamento e la chiusura delle scuole. 

Una nuova visione su genitori e giovani 

La scuola è entrata nelle case nel corso della pandemia per tentare di contenere gli effetti della distanza imposta; ora quelle case non vanno abbandonate e va valorizzata la riscoperta del valore della vicinanza, della prossimità. Dopo anni di reciproca diffidenza, estraneità, spesso conflittualità, si può aprire una nuova stagione di rapporto tra scuola e famiglie. Un capitolo nuovo, tutto da scrivere ma fondamentale per riaprire, anche da questo versante, una nuova stagione partecipativa intorno alla scuola. 

E certamente una attenzione educativa e pedagogica specifica va rivolta ai giovani, a quella generazione di millennials che prima della pandemia era scesa nelle piazze di tutto il mondo per chiedere con forza un cambiamento radicale del modello produttivo che sta portando il pianeta a una condizione drammatica. Questa generazione, nella distanza forzata e nella reclusione in casa, ha vissuto una esperienza molto intensa che non ha precedenti sia sul piano cognitivo-relazionale, sia sul piano clinico. L’attività didatttico/educativa non può ignorare questa esperienza di vita e deve farne occasione di riflessione e apprendimento. I vissuti dei giovani, le loro storie, riflessioni, emozioni, devono essere parte viva della didattica della ripartenza e del lavoro di gruppo in cui ogni studente può riconoscersi e aprirsi all’altro. Il Covid-19 può diventare, anche dal punto di vista interdisciplinare, un’opportunità di studio e di conoscenza per approfondire le cause che hanno prodotto la pandemia e la nuova condizione umana e antropologica del nostro tempo, sulla quale questi giovani hanno aperto un nuovo capitolo della partecipazione dal basso. 

Riappropriazione della relazione educativa 

nell’emergenza sociale 

Con la parola scaffolding, introdotta da Jerome Bruner negli anni 70 in pedagogia, si intende una relazione educatore/alunno-studente come funzione d’aiuto nella quale l’insegnante agisce come soggetto di supporto che affianca ma non precede l’agire del bambino e del ragazzo in azione. Scaffolding si potrebbe tradurre come relazione d’appoggio centrata sull’empatia, di cui l’alunno si serve e che sente come amica senza forzature. Non è lontana dall’idea di Lev Vygotskij sulla zona di sviluppo prossimale, in cui l’insegnante “aiuta” l’alunno a svilupparsi secondo le sue potenzialità. E può essere detta con don Milani nel suo celebre “I CARE”. Ne parliamo qui in ordine al non facile clima emotivo complessivo che i bambini/e, i ragazzi/e portano a scuola al loro ritorno fatto di attese, ma anche di ansie, paure, pregiudizi, stereotipie. Parliamo qui, dunque, di una funzione rassicurante e serena ma non invasiva che gli insegnanti dovrebbero avere in questa delicatissima fase. Si tratta quindi di sviluppare a fondo il protagonismo degli alunni/studenti avendo cura di essere un loro appoggio sicuro, sereno e autorevole. Non un assistenzialismo compassionevole ma accompagnamento adulto, solido a sviluppare e confrontare stati d’animo, opinioni, paure e desideri. È una struttura educativa ben nota e da utilizzare sempre, ma in questa epoca particolare conta decisamente sul tema delle tante ansie e incertezze del vivere a scuola. Si tratta di costruire una “sicurezza delle relazioni” anche per contrastare il rischio di subire solo la “sicurezza dei divieti sanitari”. È evidente, a proposito, che un insegnante timoroso rischia di trasmettere ansie che possono accentuare l’insicurezza emotiva e cognitiva. Per questi comportamenti d’aiuto non servono psicologi o specialisti (questi possono essere utili se scorgiamo crisi individuali gravi, ma evitando la medicalizzazione) ma un insegnante solido, sereno, maturo che comprende le ansie ma non le accentua, anzi ne fa tema di dialogo razionale e costruttivo. 

È umano dire che questa funzione educativa sarà difficile anche per gli adulti, vista l’epoca così complicata, ma è elemento strutturale di un ritorno a scuola che produca relazionalità, buon senso, stimoli che consolidino l’autostima dei ragazzi e il maggiore possibile senso della realtà. Va quindi favorita l’acquisizione di comportamenti resilienti, sia nei docenti che negli studenti, nelle diverse età della scuola. La resilienza ha spesso bisogno di ironia, di realismo e insieme di creatività. 

I gruppi di riflessione tra docenti possono essere d’aiuto reciproco per coltivare un clima fiducioso e sereno, per condividere le difficoltà e superare insieme il rischio della solitudine educativa. Una comunità di auto-aiuto necessaria per tutti. 

Riappropriazione dell’attivismo didattico e della valutazione formativa 

Un’applicazione formalistica dei protocolli sanitari, pur necessari, rischia di ridurre negativamente la didattica a prevalenti relazioni frontali e monodirezionali. Questo pericolo va contrastato con creatività didattica favorendo invece 

pratiche di cooperazione educativa, di apprendimento attraverso l’esperienza e non solo l’ascolto, pratiche interdisciplinari interattive e attività di ricerca-azione da parte di alunni e studenti. Il distanziamento fisico non può diventare distanziamento relazionale. Lo richiede questa nuova fase critica della scuola, per evitare che il ritorno a scuola sia peggiore di prima. Altrettanto questa è l’epoca in cui ad alunni e studenti va offerta l’opportunità di comprendere i propri sviluppi, di comprendere i loro errori, insomma di maturare in loro capacità auto-valutative piuttosto che meri voti numerici. La valutazione formativa è lo strumento necessario perché il ritorno a scuola renda possibile il protagonismo di chi apprende e nell’insegnante la capacità di comprendere come la relazione insegnare/apprendere è un tutt’uno che si sviluppa insieme tra diversi soggetti interagenti tra loro. Promuovere consapevolezze è oggi più importante che aridamente valutare in scale. 

Riappropriazione di pratiche inclusive efficaci 

L’epoca del confinamento ha accentuato le differenze tra alunni e studenti. Quelli con disabilità e con disagio sociale hanno pagato più di tutti. I rischi di aumento della povertà educativa sono elevati. Questione centrale del ritorno a scuola sarà dunque attivare una nuova sfida inclusiva, con tutti i mezzi possibili, che eviti ad esempio l’ulteriore isolamento degli alunni con disabilità ritenendo che tocchi solo all’insegnante di sostegno, favorendo invece pratiche di sostegno diffuso tra tutti i docenti. Si tratta inoltre di evitare di considerare il cosiddetto “recupero” come ripetizione, favorendo invece pratiche di didattiche attive e alternative, favorendo il peer to peer tra ragazzi, pratiche di esperienze cooperative, pratiche di ricerca-azione a partire dai potenziali di ognuno. Il contrasto alla povertà educativa obbliga a nuovi rapporti con il territorio, le famiglie, gli attori sociali. Rischiamo altrimenti che il ritorno a scuola accentui il disagio e non sappia costruire pratiche nuove orizzontali e solidali. 

Riappropriazione di un razionale rapporto tra didattica d’aula 

e a distanza e utilizzo ITC 

Nel tentativo di limitare i danni della forzata lontananza imposta dal Covid-19, una parte significativa di docenti ha utilizzato diversi strumenti e tecniche per ricostruire frammenti di vicinanza con gli alunni/e e le loro famiglie. Un impegno generoso, inedito e sovente anche faticoso perché migliaia di docenti hanno fatto esperienza, spesso per la prima volta, con l’uso del computer e della comunicazione a distanza. Questo processo di autoapprendimento sul campo è avvenuto in forme di aiuto reciproco e di diffusione di esperienze limitate, fino al diffondersi della pandemia, a un numero relativamente modesto di istituti. Un evento pertanto positivo che ha posto la scuola nel suo insieme di fronte a una palese arretratezza rispetto alla conoscenza delle potenzialità, all’uso e alla valorizzazione delle nuove tecnologie informatiche in ambito educativo e didattico. La strumentale enfatizzazione ministeriale, tesa quasi ad assicurare l’opinione pubblica sul regolare proseguimento delle attività didattiche, ha determinato l’esplosione di un conflitto tra la “dad” e la didattica in presenza, caricato ben presto di significati ideologici fuorvianti. Questo conflitto va superato di scatto, avendo chiari alcuni essenziali riferimenti: 

1. Durante la sospensione delle attività didattiche a scuola, il luogo dell’apprendimento possibile si è trasferito nelle case. Abbiamo avuto mesi di istruzione domiciliare seguita a distanza, non di dad. E nel consegnare nelle case e nelle famiglie l’attività formativa, tutte le diseguaglianze di contesto hanno ripreso il sopravvento perché è venuto a mancare quel luogo, chiamato scuola/aula, in cui tutte le diversità si ritrovano fisicamente in un unico reale ambiente condiviso, per apprendere. Per questa ragione e non solo perché la didattica è fatta di “materia”, relazione, corporeità, socialità fisica, la didattica in presenza e la scuola pubblica sono insostituibili. 

2. Anche la didattica in presenza può essere tuttavia direttiva, ripetitiva, passivamente trasmissiva. È contro questo tipo di scuola, con o senza l’uso di nuove tecnologie, che da decenni vive un movimento, di cui noi siamo parte, per il rinnovamento della qualità dell’insegnamento e della costruzione del pensiero critico: tecniche, metodologie, strumenti, organizzazione della didattica. 

3. L’innovazione tecnologica non è la “dad”; è un fenomeno molto complesso che segna e segnerà sempre di più la vita delle persone nel mondo del lavoro, della conoscenza, delle relazioni. È il nuovo ambiente in cui crescono le nuove generazioni e la scuola non può chiamarsi fuori da una riflessione profonda, e in primo luogo, pedagogica, sul senso delle trasformazioni in atto. Del resto non è la prima volta che la scuola è chiamata a misurarsi con la modernità: è già successo, con l’avvento della stampa, della radio, della televisione. 

La scuola non deve essere subalterna alla modernità ma neppure estraniarsi da essa: deve farci i conti con consapevolezza. 

Riappropriazione del territorio 

Il primo ambiente è naturalmente proprio quello della scuola in cui si lavora. Oggi quelle aule, quei locali, quegli spazi, hanno bisogno di uno sguardo diverso. Vanno rivisti e pensati come spazi di incontro, di relazione, di vita “sicura” per docenti, studenti, personale ATA. 

Luoghi da rendere non solo sicuri facendo una diagnosi attenta e documentata dei lavori più urgenti da segnalare alle autorità locali per quegli interventi che abbiamo indicato di “edilizia leggera”. Ma sono anche luoghi da abbellire con una pianta, un quadro, un manifesto, graffiti o murales fatti dai ragazzi anche per fermare la memoria di questa stagione così straordinaria della vita della scuola e delle persone. 

L’ambiente non è il contenitore anonimo dell’azione formativa, ne è parte costitutiva e importante. Il senso di appartenenza è fatto di materia, di cose, oggetti, colori, insieme a riti, simboli, azioni condivise. Anche per questo, nei mesi scorsi, abbiamo sostenuto che uno schermo acceso non basta. 

Insieme a quello della scuola, il territorio della comunità circostante 

Insegnanti, dirigenti, cittadini, sindaci possono dare vita a patti di comunità in cui definire gli spazi pubblici, gli edifici, le strutture (biblioteche, sale cinematografiche, palestre, ecc.), le persone, oltre al personale della scuola, volontariamente impegnato in progetti di riapertura e arricchimento dei percorsi di apprendimento. Alcuni di questi spazi possono trasformarsi in aule permanenti di cultura e apprendimento (pensiamo alle biblioteche e ai musei, per fare un esempio). Anche luoghi di progettazione di percorsi di apprendimento in cui incrociamo figure diverse e associazioni di volontariato ma con una regia della scuola che deve sempre avere chiaro il percorso didattico e formativo da realizzare, documentare, valutare. Negli anni 70-80, questa dimensione del territorio educativo era un fatto ordinario prima che il liberismo distruggesse questa dimensione del welfare in nome delle esternalizzazioni, delle privatizzazioni, del privato è bello. 

L’assenza di un modello di governo territoriale della scuola ha contribuito negli anni a moltiplicare i dislivelli e le diseguaglianze territoriali che incidono nel destino delle nuove generazioni. Ripensare il modello di gestione partecipativa della scuola è determinante, sia in senso amministrativo, sia in senso politico/pedagogico. Il distanziamento, quello ben più radicale di quello imposto dal Covid-19, era già tra noi da alcuni anni, con il suo carico di produzione di diffidenza, rancore, ostilità, violenza implicita e insofferenza verso ogni forma di integrazione. 

L’autonomia come produzione di comunità e socialità diventa il terreno privilegiato della scuola che riparte con un curricolo che non sta più soltanto nelle aule ma esce nelle vie e nelle piazze per diventare un curricolo aperto: storia delle strutture sanitarie del territorio, dei luoghi di incontro e relazione, la cultura prodotta dal territorio: biblioteche, associazioni di volontariato, musei, laboratori artigianali, aziende, ecc. Un curricolo oltre le “materie” in cui le discipline si integrano in una cornice di indagine e studio condivisa, programmata e valutata da tutti i docenti. 

Ma c’è di più: attraverso questo impegno educativo, cognitivo e sociale della scuola i bambini e i ragazzi possono farsi proposta di idee e azioni per migliorare la qualità della vita del proprio territorio per tutti i cittadini. Una scuola che produce idee, non solo riproduttiva di quelle adulte. Un nuovo paesaggio didattico e un nuovo modello di gestione territoriale per un apprendimento ricco di potenzialità. Agli adulti, attori responsabili di questa costruzione sociale, la capacità di ideare e promuovere riti e simboli in grado di dare anima alle nuove dimensioni dell’apprendimento. 

Cambiamenti profondi che guardano al futuro 

Di quale scuola avremo bisogno per realizzare e consolidare obiettivi e percorsi tanto innovativi? 

Certamente di una scuola al centro di una politica che guardi almeno al prossimo decennio; che possa contare su un investimento forte in qualità: qualità delle strutture e qualità di tutti gli operatori della scuola. Una scuola che potrà affrontare questa sfida solo se potrà contare sul contributo delle istituzioni europee. Perché la scuola, per concorrere alla costruzione di un’Europa sostenuta da un forte consenso popolare, ha bisogno che l’Europa non si limiti solo a importanti “raccomandazioni” ma sia capace di erogare risorse e produrre politiche per l’istruzione di milioni di giovani. Non c’è futuro per l’Europa se non sarà capace di scommettere sulla crescita culturale e scientifica dei suoi giovani. 

Nel nostro Paese la scuola vivrà nel prossimo decennio anche la riduzione di un milione di studenti. Nuove risorse importanti a disposizione per quel progetto di riforma di cui importanti contributi sono già stati delineati e potranno ulteriormente arricchirsi nel dibattito dentro e fuori della scuola. Noi ci limitiamo qui a una osservazione conclusiva che ci riguarda molto da vicino. A oggi alcuni elementi strutturali del funzionamento della scuola, quali orario di insegnamento e non insegnamento, funzioni strumentali, formazione iniziale e in servizio, struttura della retribuzione, organi di governo della scuola e del territorio, sono sostanzialmente gli stessi dei rinnovi contrattuali della metà degli anni 90. Non potranno essere gli stessi anche per il prossimo decennio; e i cambiamenti, certamente difficili e complessi, saranno possibili soltanto misurandosi sul campo e scommettendo su una capacità coraggiosa di innovazione professionale e sindacale sostenuta da una libera ricerca ed elaborazione di cultura professionale. Non attendendo la mitica riforma complessiva dall’alto ma provando, sperimentando e incentivando, con il consenso di chi vorrà mettersi in discussione, esperienze di una nuova organizzazione del lavoro conquistata e messa alla prova sul campo. 

Il ritorno a scuola dopo questi sette mesi difficili diventa quindi anche una sfida culturale e pedagogica a ripensare e reinventare l’organizzazione, la didattica e le sue professioni. Dal basso e sul campo, per una nuova teoria e pratica dell’autonomia rimasta in sospeso da lungo tempo. 

Concorso, l’avviso in Gazzetta. Si parte il 22 ottobre

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Arriva in Gazzetta ufficiale, serie Concorsi ed esami, n. 76 del 29 settembre, l’avviso per l’avvio del concorso straordinario. Le prove prenderanno il via da giovedì 22 ottobre per concludersi nella metà del mese di novembre. I posti a bando sono 32mila.

La prova
Il ministero ha lavorato nelle scorse settimane per garantire la distribuzione dei candidati nelle aule per tutto il territorio nazionale, procedendo al reperimento di tutte le postazioni necessarie. Ciò eviterà qualsiasi forma di assembramento dei candidati. Nei prossimi giorni sarà altresì emanato un apposito protocollo, finalizzato ad assicurare lo svolgimento in assoluta sicurezza delle prove. La prova scritta avrà la durata di 150 minuti, fermi restandogli eventuali tempi aggiuntivi di cui all’art. 20 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

Sedi comunicate dagli Usr
L’elenco delle sedi d’esame, con la loro esatta ubicazione, con l’indicazione della destinazione dei candidati, è comunicato dagli Usr responsabili della procedura almeno quindici giorni prima della data di svolgimento delle prove tramite avviso pubblicato nei rispettivi albi e siti internet. L’avviso ha valore di notifica a tutti gli effetti. I candidati che non ricevono comunicazione di esclusione dalla procedura sono tenuti a presentarsi per sostenere la prova scritta,muniti di un documento di riconoscimento in corso di validità, del codice fiscale, della ricevuta di versamento del contributo di segreteria e di quanto prescritto dal protocollo di sicurezza che sarà pubblicato sul sito del ministero.

Sì ai tamponi rapidi nelle scuole Il rischio contagi si sposta al Sud

da Il Sole 24 Ore

di Marzio Bartoloni

I tamponi rapidi entrano in classe per scoprire contagi al Covid tra studenti e prof nel giro di 15 minuti. E potranno evitare la quarantena delle classi e la chiusura delle scuole con le Asl che alla luce dei risultati – a esempio un solo positivo e tutti negativi – potranno decidere di far continuare le lezioni.

Dopo il via libera del Comitato tecnico scientifico il ministero della Salute in una circolare ha sdoganato ieri l’uso dei test rapidi antigenici per le diagnosi di Covid «con particolare riguardo al contesto scolastico» dove si contano già oltre 700 istituti con almeno un caso di Covid. Con il commissario per l’emergenza Arcuri che sempre ieri ha dato il via alla gara veloce per acquistare 5 milioni di test rapidi. E mentre i contagi crescono – +1648 nuovi casi (+154) con 40mila tamponi in più – colpendo sempre di più il Centro-Sud scoppia un focolaio in serie A dove sono stati trovati 14 positivi tra 14 tesserati della squadra del Genoa: 1o calciatori e quattro dello staff, con 12 casi scoperti dopo che la Asl3 di Genova ha preteso un nuovo tampone per la squadra al rientro dalla partita col Napoli .

Tornando alla scuola la circolare ricorda come il tampone naso-farigneo tradizionale, quello che dà la risposta nel giro di 24-48 ore, resta lo strumento più affidabile e l’unico utilizzabile per confermare i casi di positività, ma i test antigenici (chiamati anche tamponi rapidi visto che il prelievo avviene nello stesso modo) si sono però dimostrati nel tempo efficaci nello scoprire i contagi quando la carica virale è alta e il prelievo dei campioni è recente («fresco»).

Una affidabilità – sottolinea la circolare – ancora non raggiunta invece dai test salivari a meno che non si ricorra ai laboratori allungando però così i tempi: per ora questi test, più adatti per i bambini più piccoli, saranno testati dal Lazio tra i piccoli tra i 3 e i 6 anni. Al contrario i tamponi rapidi utilizzati già massicciamente negli aeroporti – nonostante il rischio di «falso-positivi» e «falso-negativi» – sono stati finora in grado di intercettare «un rilevante numero di contagiati, probabilmente con alte cariche virali, che non sarebbero stati individuati in altro modo».

Ecco perché si utilizzeranno da ora in poi nelle scuole soprattutto per arrivare a una «diagnosi differenziale» nei casi sospetti di influenza o Covid che spesso hanno gli stessi sintomi: «È del tutto lecito assumere che la frequenza di episodi febbrili nella popolazione scolastica nel periodo autunnale e invernale sia particolarmente elevata, e che sia necessario ricorrere spesso alla pratica del tampone». Grazie ora ai test rapidi oltre a individuare i casi positivi e tracciare tutti i contatti sarà più facile prendere «la decisione di applicare o meno misure quarantenarie in tempi brevi».

Intanto il contagio da coronavirus in Italia si sposta sempre più al centro sud, in particolare in Campania, nel Lazio e in Sardegna. Quest’ultima conta oggi 79 focolai – erano 5 a inizio estate – e con quasi 129 casi di Covid ogni 100mila abitanti è la Regione con più densità di casi, seguita dal Lazio con 120 casi. Ci sono poi Emilia Romagna (105 positivi per 100mila abitanti), Campania (103) che ieri ha avuto il record di contagi con 286 casi e dalla Lombardia (91). Il bollettino di ieri oltre ad aggiungere 1648 nuovi casi e 24 vittime registra anche 7 pazienti in più in terapia intensiva (totale 271) e 71 ricoverati con sintomi (in tutto ora 3.048). Numeri ancora ben al di sotto di altri grandi Paesi europei tanto che l’Italia viene elogiata da Angela Merkel: « Si può viaggiare in Germania e si può andare in zone non a rischio in Europa – spiega la cancelliera tedesca -, in Italia, ad esempio, si agisce con grandissima cautela».

Infine ieri il ministro della Salute Roberto Speranza è tornato a ribadire la necessità di sfruttare i fondi europei per realizzare una «coraggiosa e profonda riforma del Servizio sanitario nazionale» basata su 5 cardini, «per superare limiti e difficoltà della sanità italiana, che ha comunque superato in maniera positiva l’emergenza Covid» . Una riforma – ha detto in audizione in commissione Igiene e Sanità del Senato, parlando del Recovery fund – che dopo la visione ospedalocentrica del passato ora deve puntare al territorio e all’assistenza a casa del paziente che deve diventare «il primo luogo di cura». Mentre sulle risorse e il nodo del ricorso al Mes spiega: «Da ovunque esse vengano sono benvenute. Mi batterò per averne il più possibile».

Scuola digitale difficile per gli studenti italiani, pochi pc e infrastrutture scarse

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

“Scuola digitale” difficile per gli studenti italiani, soprattutto per i ragazzi più svantaggiati. E’ il quadro fotografato dall’Ocse nel rapporto “Politiche efficaci, scuole di successo” e con cui il sistema scolastico ha affrontato lo shock della pandemia. Nel 2018 – indica lo studio che fa parte della serie Pisa, i test internazionali sull’apprendimento – i presidi delle scuole della Penisola hanno riferito che in seconda superiore c’era 1 computer disponibile ogni 2 studenti, cioè mezzo pc a testa, come in Bielorussia, Polonia, Moldavia, Croazia e Perù. La media Ocse è di 0,8 computer per ogni studente e al top svetta il Lussemburgo con 1,6 computer per studente, davanti agli 1,5 di Gran Bretagna e Stati Uniti e agli 1,3 dell’Austria.

La percentuale di pc portatili disponibili era del 28%, con un aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2015, contro la media Ocse del 40%. Tutti o quasi i computer a disposizione degli studenti italiani erano comunque collegati a Internet. Tuttavia, solo il 60% degli studenti si trovava in scuole il cui dirigente scolastico ha dichiarato che la larghezza di banda o la velocità di internet era sufficiente, con forti disparità tra scuole avvantaggiate e svantaggiate e solo il 46% circa degli studenti si trovava in scuole in cui era disponibile una piattaforma efficace per supportare l’apprendimento online.

«I dati sulla scuola digitale contenuti nel rapporto fotografano la realtà italiana prima della crisi legata al coronavirus. Una realtà in cui gli acquisti di computer, proiettori, lavagne digitali e altri device si sono accompagnati ad un’offerta sempre più ampia di formazione per i docenti, ma dove l’accesso a infrastrutture complementari, sia fisiche (la banda larga) che virtuali (le piattaforme di apprendimento online), era poco diffuso in molte scuole e aree del paese e dove l’utilizzo effettivo e efficace delle risorse era lasciato, in gran parte, all’iniziativa e alla capacità dei singoli docenti», commenta – con Radiocor – Francesco Avvisati, economista Ocse, esperto in tema di istruzione.

«Il passaggio improvviso alla didattica a distanza e le disparità che questo ha generato insieme al sentimento di improvvisazione, dovrebbe aver permesso a docenti e dirigenti una presa di coscienza rispetto alla necessità di pensare agli strumenti digitali come strumenti al servizio della missione principale della scuola, l’istruzione, all’utilità di infrastrutture che permettono di creare reti di docenti e di condividere risorse didattiche e all’importanza per i docenti di un investimento personale in formazione che non si esaurisce con la frequenza di un corso di aggiornamento», aggiunge l’economista.

Bocciature doppie per studenti svantaggiati

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Oltre che a scuola, le condizioni di studio degli studenti possono essere difficili a casa e anche questo conta molto quando le lezioni sono online. Secondo lo studio Ocse, il 14% degli studenti delle scuole italiane con un profilo socio-economico svantaggiato non aveva un posto tranquillo per studiare a casa propria e il 17% non aveva accesso a un computer che potesse essere utilizzato per i lavori scolastici.

Le percentuali corrispondenti tra gli studenti delle scuole avvantaggiate sono decisamente inferiori, pari rispettivamente solo del 6% e del 5%. Scuola digitale a parte, dallo studio emerge anche come, in base alle relazioni del preside, solo circa 7 studenti (di 15 anni) su 10 in Italia beneficiano di un servizio di orientamento professionale a scuola, la percentuale più bassa nell’Ocse, dopo quella della Grecia.

Un dato che può essere collegato anche alla maggiore incidenza di bocciature in Italia rispetto agli altri Paesi avanzati, pari al 13,2% contro la media dell’11% (ma la Francia è al 17% e la Germania quasi al 20%, per non parlare del 40% della Colombia).

Tra l’altro le bocciature, che portano spesso a sviluppare un atteggiamento negativo nei confronti della scuola, avvengono soprattutto a carico degli studenti più svantaggiati (26%) contro il 3,9% degli studenti più avvantaggiati (medie Ocse 20% e 5%) e sono spesso all’origine dell’abbandono scolastico.

Lo studio rileva che in media nell’Ocse (ma anche in Italia) gli studenti svantaggiati hanno una possibilità doppia rispetto ai loro coetanei avvantaggiati di essere bocciati, anche se hanno un livello di competenze nei test Pisa analogo. In aggiunta, «i Paesi con un minor numero di studenti ripetenti generalmente mostrano una maggiore equità nell’istruzione».

L’Ocse evidenzia anche che in Italia meno di 4 insegnanti su 10 si trovano in scuole dove esiste un sistema di tutoraggio per i docenti, una delle percentuali più basse dell’area, anche se condivisa con Spagna e Germania.

Tra gli altri dati emersi dal rapporto, vi è poi la riduzione tra il 2009 e il 2018 di alcune attività extra-scolastiche. In particolare si è ridotta la collaborazione con le biblioteche locali o la produzione di un annuario scolastico, di un giornale o di una rivista. Sono invece aumentate attività quali il teatro o l’arte.

Infine, non sempre gli investimenti nella scuola si riflettono in una performance migliori degli studenti. L’Italia spende più o meno quanto la Francia, Irlanda e Hong Kong per ogni studente, cioè circa 90mila dollari dai 5 ai 15 anni, ma nei test di apprendimento di lettura il voto dei ragazzi italiani si ferma a 476, quello dei ragazzi francesi è di 495, i coetanei irlandesi arrivano a 518 e i liceali di Hong Kong a 524. Certo, il Qatar spende 326 mila dollari per ogni studente, ma il voto nella lettura non va oltre il 407. Insomma, conclude diplomaticamente l’Ocse, ci sono fattori diversi da quello del livello degli investimenti che spiegano meglio la performance degli studenti. Vien da pensare che probabilmente più che la quantità della spesa incida la sua qualità.

Soltanto il 65% dei prof riesce a usare la didattica a distanza nel mondo

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

La didattica a distanza ha causato in tutto il mondo differenze notevoli tra le scuole. Lo rileva l’Ocse Pisa in un report sulle conseguenze della pandemia sul sistema educativo e di istruzione mondiale.

In Brasile il 68% degli studenti delle scuole avvantaggiate ha avuto accesso a dispositivi digitali sufficientemente potenti, secondo i presidi, rispetto al solo 10% degli studenti delle scuole svantaggiate. In Spagna, c’era una differenza di 40 punti percentuali (70% contro 30%) nella disponibilità di dispositivi digitali sufficientemente aggiornati tra scuole avvantaggiate e svantaggiate.

La capacità degli insegnanti di utilizzare la tecnologia varia notevolmente. In media nei paesi Ocse, il 65% dei quindicenni è stato iscritto a scuole il cui preside ha riferito che gli insegnanti hanno le competenze tecniche e pedagogiche necessarie per integrare i dispositivi digitali nell’istruzione. La proporzione varia notevolmente tra le scuole socioeconomiche avvantaggiate e quelle svantaggiate. In Svezia, ad esempio, l’89% degli studenti delle scuole avvantaggiate ha frequentato una scuola del genere, ma solo il 54% degli studenti delle scuole svantaggiate.

In media nei paesi Ocse, circa il 60% degli studenti di 15 anni era iscritto a scuole il cui preside ha riferito che gli insegnanti hanno tempo sufficiente per preparare lezioni integrando dispositivi digitali, che vanno da quasi il 90% degli studenti nelle quattro province cinesi che ha partecipato a Pisa 2018 a poco più del 10% degli studenti in Giappone.

Scuola, il pasticcio nomine blocca l’arrivo degli insegnanti

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA – La ministra Lucia Azzolina dice che questa settimana il grande vuoto delle nomine dei docenti in cattedra, i supplenti annuali che non si vedono, sarà riempito. Le chiama, da tempo, “piccole criticità”. I numeri, ad oggi, sono questi: 40 mila nomine fatte, la fonte qui è direttamente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e 210 mila cattedre ancora da trovare.

Il caos reclutamento a scuola è fortemente aiutato, è un dato ormai acclarato, dalle Graduatorie online  volute dalla ministra e pervicacemente difese. L’ultimo casus, esemplare, è quello di una docente di Pistoia che, per errori presenti nelle Graduatorie per le supplenze, in una settimana ha preso servizio in tre scuole diverse. Come racconta “Il Tirreno”, la professoressa Elettra Capecchi, 43 anni, di Agliana provincia di Pistoia, insegna strumento musicale. Con la sua disciplina – A030, la classe di concorso – è prassi iscriversi in diverse graduatorie. Il 17 settembre alla docente è stata assegnata una scuola media di Pistoia, ma quando, entusiasta, si è presentata in istituto le è stato detto che c’era un errore, che la scuola giusta era sì una media inferiore, ma a Casalguidi, in provincia. Bene, la prof Capecchi si è reinsediata, ha conosciuto i ragazzi, assegnato i primi compiti, ma dopo quattro giorni un collega l’ha chiamata: l’Ufficio scolastico provinciale ha ricontrollato le graduatorie, erano sbagliate. “Devi spostarti alla Raffaello di Pistoia”. Sempre una media. “E’ giusto correggere gli errori, ma va fatto alla presenza dei docenti”, dice ora la docente, “così creiamo smarrimento negli studenti”.

“L’anno scorso lavoravamo, ora siamo in fondo alla classifica”

Le nomine avrebbero dovute essere completate entro il primo settembre, ma le “piccole criticità” sono andate avanti fino a venerdì scorso, fino ad oggi. A Pistoia e a Prato, per esempio. A Firenze ci sono ancora duemila supplenti da sistemare: si pubblicano le graduatorie, rifinite nella notte, la mattina successiva. Il pomeriggio sono da ritirare. E’ accaduto nelle città metropoli: Torino, Milano, Napoli. Nei centri minori: a Cuneo, a Novara, a Ferrara. E i precari, a volte con l’aiuto dei sindacati, hanno piantonato gli Uffici scolastici provinciali per provare a vigilare sullo scempio delle graduatorie Gps: “Una delle costanti”, spiegano alla Cisl, “è scoprire in fondo alla classifica docenti che fino all’anno scorso prendevano supplenze annuali regolarmente. Quest’anno, non insegnano”.

Diletta Betti, rappresentante dei precari della provincia di Firenze: “L’Ufficio scolastico fa e disfa le nomine su posto comune. Non sappiamo più che pesci prendere. Le scuole sono nel caos più totale, manca il personale, entrare a regime sarà molto difficile”. Martina Guidotti, insegnante di Tecnologie chimiche industriali alle superiori, fino a ieri su Empoli, dice: Sapevamo che sarebbe stato un anno difficile, chi frequenta la scuola è consapevole che ad ogni aggiornamento delle graduatorie si verifica uno stallo di giorni e mesi, ma quello che sta accadendo va oltre ogni possibile immaginazione”.

La situazione è straordinariamente difficile in Lombardia. Il Coordinamento nazionale precari scuola racconta: “Graduatorie piene di errori sono state pubblicate con ampio ritardo, il 7 settembre. Molti docenti con servizio pluriennale si sono visti scavalcare da assegnisti universitari senza un giorno di servizio o da colleghi inseriti in prima fascia senza abilitazione”. Alessia Taverna, iscritta al gruppo Docenti supplenti di Milano, scrive su Facebook: “Perché vedo saltare le nomine della scuola primaria? Mancano blocchi di persone, per esempio dal numero 60 si passa al 115, poi al 350. Perché?”.

A Padova 400 reclami

All’Ufficio scolastico di Padova sono già arrivati 400 reclami e il provveditore ha assicurato: “Ho dato l’incarico di verificare tutte le posizioni”. Questo racconto arriva, invece, da Napoli: “L’ufficio scolastico ha pubblicato nella notte le assegnazioni per alcune classi di concorso della secondaria di secondo grado, con presa di servizio nello stesso giorno alle ore 8. Ho raggiunto l’istituzione scolastica e ho scoperto che la cattedra non esiste. La dirigente si è rifiutata di regolarizzare la mia posizione, negandomi la presa di servizio. Insegno Disegno tecnico e artistico e, pur essendo ai primi posti in graduatoria, ora sono senza cattedra: l’Ufficio scolastico mi ha assegnato una scuola chiusa per sanificazione, con la segreteria chiusa. Era una delle mie ultime scelte. Il secondo istituto che ho indicato è andato a un aspirante che stava tredici posizioni più in basso, la terza scelta a un collega che è a 97 posti da me”.
A Napoli, assicurano altri precari, hanno sbagliato anche le somme algebriche dei punteggi. Il Coordinamento nazionale di Scienze della Formazione primaria Nuovo ordinamento evidenzia la situazione in Veneto. Così: “Registriamo irregolarità di punteggi e procedure, e nessuna risposta ci sta arrivando dagli Uffici scolastici delle province. Diversi aspiranti si sono ritrovati con un punteggio falsato per errori di sistema, per errori umani. Numerosi docenti, che hanno dichiarato correttamente i propri titoli, ora si vedono scavalcati da colleghi con punteggi superiori a quelli reali”. Ancora, la docente Monica Batifollo: “In una classe di concorso mi sono ritrovata con 140 punti in meno, quindici anni di lavoro, tutti documentati, buttati a mare in un attimo”.

Il piano della ministra per l’esame in sicurezza 7.500 aule, 1.500 istituti

da la Repubblica

Settemilacinquecento aule impiegate. Millecinquecento scuole interessate. Migliaia di commissari per 64 mila concorrenti. Otto o nove candidati per classe, a tre metri di distanza l’uno dall’altro. Non ha dubbi, Lucia Azzolina: il concorsone della scuola si terrà regolarmente. Anche a costo di un’impressionante frammentazione dei contendenti, in modo da mantenere il distanziamento, con un piano che sarà presentato già nelle prossime ore. Solo in un caso, ha fatto sapere la ministra 5S, questa prova nazionale sarà congelata: di fronte a un lockdown. Altrimenti si procederà, senza tentennamenti. Avanti, dunque. Nonostante i dubbi di Nicola Zingaretti, che fa mettere a verbale la contrarietà del Pd. Nonostante il Covid. Nonostante i sindacati. E grazie alla copertura politica di Giuseppe Conte che, almeno finora, mai è mancata.

C’è un piano politico e sindacale, e uno sanitario: tutto finisce nel calderone di queste ore. La politica, allora: è il terreno su cui continuano a scontrarsi da mesi Movimento e Pd. Quanto c’è di Nicola Zingaretti dietro alla sortita della responsabile Scuola del Pd, questo il dilemma che preoccupa per qualche ora Palazzo Chigi. Parecchio, è la risposta, perché il governatore ha già conosciuto nel Lazio le prime quarantene, le aule chiuse, gli allarmi delle famiglie. Non farà le barricate, il leader del Pd, e infatti l’attacco della dem Camilla Sgambato alla fine viene sfumato. Ma ci tiene a mettere agli atti la sua preoccupazione.

Conte, però, ha sempre sostenuto e continua a sostenere Azzolina. Sa che rappresenta il bersaglio mobile di Salvini. Sa che è poco amata (eufemismo) nel Pd. Sa anche che per il momento è fondamentale mandare un segnale di normalità al Paese, almeno finché la situazione appare sotto controllo. Per questo, a sera, non si oppone alla linea “dura” scelta dalla ministra. La guerriglia, ovviamente, coinvolge le truppe parlamentari di Pd e 5S. Con i primi favorevoli alla modalità di selezione attraverso concorso, i secondi che preferirebbero attingere dalle liste dei precari storici per decidere chi stabilizzare.

Sullo sfondo, però, preme l’allarme sanitario, che è in realtà il vero timore dell’esecutivo. Quello che, per dirla con il senatore dem Franco Verducci, mette a rischio chi vive nella scuola: «Ci sono innumerevoli quarantene dovute a contagi scolastici. Non capisco come si possa ignorare tutto questo» . Uno spettro che, al netto del braccio di ferro politico, non lascia indifferenti Conte e neanche Azzolina. E che spinge a un’organizzazione molto dispendiosa del concorso, con abbondante impiego di uomini e mezzi. I numeri non sono ancora ufficiali, ma non si discosteranno molto da quelli che anticipiamo: al massimo nove concorrenti per classe, 7.500 aule mobilitate per 64 mila concorrenti. Considerando che l’obiettivo è coinvolgere cinque classi per istituto, saranno interessati circa 1500 edifici scolastici. Mediamente, 75 edifici per Regione. A vigilare sulle 7.500 aule, poi, ci saranno migliaia di commissari, impegnati per un giorno nella prova. Subito dopo, le classi dovranno essere sanificate per consentire il ritorno degli studenti.

Azzolina, sul punto, non ha intenzione di arretrare. Così convinta della strumentalità della richiesta di rinvio, da essere già pronta a lanciare dopo il concorso straordinario anche quello ordinario. Intende organizzarlo tra novembre e dicembre, nonostante il rischio Covid. Per quella selezione sono in lizza oltre quattrocentotrentamila aspiranti prof, da scremare prima attraverso prove preselettive, poi con un vero e proprio esame finale.

Otto-nove candidati per classe a tre metri l’uno dall’altro Così l’Istruzione porta avanti il suo programma. Con il sostegno di Conte

Concorso, maggioranza nel caos

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

La maggioranza deflagra sui precari. L’annuncio dell’avvio degli scritti per 64 mila candidati, 32mila i posti a gara, del concorso straordinario, ovvero riservato ai pecari triennalisti, per il 22 di ottobre da parte della ministra dell’istruzione Lucia Azzolina ha messo a nudo le divisioni interne al governo. Che sui precari ha già rinviato una volta le prove, previste per l’estate. A guidare l’assalto è il Pd: non ci sono le condizioni tecniche per procedere, visti i casi di contagio e lo stress a cui le scuole sarebbero sottoposte con una nuova chiusura di due giorni in concomitanza delle prove, meglio rinviare a dicembre. Mentre il Movimento5stelle nel suo dire si deve andare avanti trova l’appoggio di Italia viva: servono professori di ruolo e serve una selezione, è la tesi. Con i sindacati che fanno il tifo per rinviare le prove e che da tempo chiedono che la selezione dei precari sia fatta attraverso la sola valutazione del servizio.

Bordate che arrivano ai piani alti del ministero dell’istruzione, dove invece si contava sul rispetto di patti che erano stati sottoscritti nei mesi scorsi, a partire dagli alleati di governo, e che avevano sancito che per i precari ci sarebbe stata una prova scritta, 5 domande, per assumere 32 mila prof. «Il Pd chiede una riflessione sulla data in cui svolgere il concorso straordinario per la scuola: farlo ora significa stressare le scuole, che verranno private di molti docenti, i quali andranno a sostenere le prove del concorso. Avremmo preferito farlo a ridosso delle vacanze di Natale; fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ogni ripensamento è possibile, la decisione spetta al ministero dell’Istruzione» dice Camilla Sgambato, responsabile scuola del Pd. Per la Lega, per bocca di Mario Pittoni, responsabile scuola, «il Pd predica bene e razzola male: bastava votare i nostri emendamenti per assumere i prof che servivano senza fare le prove». Il rinvio a questo punto è il minimo sindacale.

Replica con un sonoro no all’ipotesi di uno slittamento Gabriele Toccafondi, capogruppo di Italia Viva in Commissione Cultura alla camera: «La scuola ha bisogno di insegnanti preparati e selezionati, perché la qualità dell’insegnamento per i ragazzi è fondamentale». E ricorda: «Questa maggioranza, tutta la maggioranza – come primo atto di governo ha deciso di investire sulla scuola, anche attraverso l’assunzione a tempo indeterminato di 65 mila docenti. Lo ha fatto decidendo due concorsi: uno straordinario, riservato a chi ha più di tre anni di insegnamento, e uno ordinario. La legge, con relativa copertura economica, è stata votata dal Parlamento a inizio anno. I concorsi dovevano svolgersi prima di giugno ma, a causa del Covid, sono slittati. Il ministero si è reso disponibile a farli a luglio ma il Pd ha chiesto un nuovo rinvio a settembre, dopo l’avvio dell’anno scolastico. Adesso il Pd, attraverso la responsabile scuola, chiede di rinviare a Natale».

Quando probabilmente, fanno notare molti critici, i contagi aumenteranno e le condizioni di sicurezza saranno ancora più difficili da garantire. «Respingiamo al mittente la proposta di rinviare il concorso straordinario per la scuola giunta oggi dalla responsabile scuola del Partito Democratico. Fosse stato per noi avremmo fatto tenere le prove ad agosto (o un concorso ordinario per tutti), ma con il superamento del test a crocette e l’introduzione della prova a risposta aperta abbiamo concordato il procrastinarsi della data all’autunno. Ora che siamo in dirittura d’arrivo per l’inizio delle prove, previsto per il 22 ottobre, un ulteriore rinvio sarebbe una presa in giro», dicono dal Movimenjto5stelle. Posizione a favore del concorso subito supportata anche dalla ministra della Pa, Fabiana Dadone. Che aggiunge: «Le polemiche sui rischi di possibili assembramenti sono surreali, le prove si svolgeranno su base regionale con candidati dislocati in migliaia di aule».

Concorso precari, 64 mila domande Rebus per chi avrà sintomi sospetti

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

La prova scritta del concorso straordinario per il ruolo, previsto dal decreto ministeriale 510/2020, si terrà il 22 ottobre prossimo. È quanto è emerso nel corso della riunione che si è tenuta ieri tra i rappresentanti dell’amministrazione scolastica e dei sindacati della scuola. Le date dovrebbero essere pubblicate oggi in Gazzetta Ufficiale. Le domande presentate sono state 66.072. Il concorso verterà su una prova scritta computer basic con 5 quesiti a risposta aperta su curriculum, metodologia e didattica della disciplina per cui si concorre e un quesito sulla comprensione di un testo in Inglese di livello B2. Per lo svolgimento dei quesiti il candidato avrà a disposizione 150 minuti. Le prove dovranno svolgersi garantendo le misure di prevenzione e contenimento del contagio da Covid-19.

Pertanto, l’amministrazione dovrà garantire che vengano svolte in aule la cui capienza consenta il distanziamento. Secondo quanto risulta a Italia Oggi, prima di accedere nei locali adibiti a sedi delle prove concorsuali, comunque muniti di mascherina, ai candidati sarà misurata la temperatura. Anche per queste operazioni l’amministrazione conta di individuare un protocollo. Non è ancora chiaro a chi sarà imputata la responsabilità degli adempimenti: se ai dirigenti scolastici delle scuole o ai dirigenti delle amministrazioni dove si svolgeranno le prove o se ricadranno direttamente sulla commissione d’esame.

In ogni caso, ai candidati che presenteranno sintomi sospetti non sarà consentito accedere ai locali per sostenere le prove. Secondo quanto risulta a Italia Oggi, l’amministrazione sarebbe incline a non consentire ai candidati a cui sarà precluso l’accesso di sostenere le prove in altra data. Ma una eventuale decisione in tal senso scatenerebbe inevitabilmente un contenzioso seriale con probabile soccombenza dell’amministrazione. Trattandosi di misure interdittive il cui destinatario, del tutto incolpevole, si vedrebbe preclusa la possibilità di partecipare al concorso, è ragionevole ritenere che la previsione di prove suppletive risulterebbe doverosa per l’amministrazione. La commissione disporrà di 15 punti per valutare ognuno dei 5 quesiti a risposta aperta e di 5 punti per il quesito riguardante l’inglese: 80 punti in tutto. Il test a risposta chiusa è previsto per l’accertamento della preparazione nella lingua straniera: un quesito articolato in 5 domande.

I posti messi a concorso sono stati incrementati di 8 mila unità per effetto di una previsione contenuta nell’articolo 230 del decreto-legge 34/2020. Pertanto passano da 24mila a 32 mila cattedre. Alle selezioni saranno ammessi i candidati che saranno in grado di vantare almeno 3 anni di servizio prestato nel periodo che va dall’anno scolastico 2008/2009 al 2019/2020. Almeno uno di questi tre anni, però, dovrà essere stato prestato nella classe di concorso a cui si riferisce la selezione alla quale si partecipa. Per essere considerato valido, l’anno di servizio dovrà essere stato prestato, anche frazionatamente, per almeno 180 giorni o, in mancanza, dovrà essere stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino agli scrutini finali.

Fermo restando il previo possesso dei titoli di studio di accesso alle classi di concorso e anche del diploma di specializzazione per i candidati che concorrono per il sostegno, i vincitori del concorso, se non in possesso dei 24 Cfu (si veda l’articolo 3, comma 3, del decreto ministeriale 626/17) durante l’anno di prova frequenteranno appositi corsi per conseguirli a spese dell’amministrazione. La domanda di partecipazione poteva essere presentata in una sola regione. E ogni docente, se in possesso dei requisiti, poteva chiedere di partecipare, con un’unica domanda, alle selezioni per una sola classe di concorso e, contemporaneamente, per i posti di sostegno della scuola secondaria sia del I che del II grado.

Il programma delle prove concorsuali è contenuto nell’allegato C del decreto n. 510 del 23 aprile 2020. Le prove del concorso straordinario, secondo le previsioni del ministero dell’istruzione, dovrebbero terminare entro la metà di novembre. Subito dopo dovrebbero partire le selezioni per i concorsi ordinari per la scuola dell’infanzia, per la primaria e per la secondaria di I e II grado, per i quali sono in palio complessivamente 46mila cattedre. L’intenzione del governo è quella di procedere con le selezioni a tamburo battente, in vista della necessità di acquisire nuove graduatorie di merito per effettuare le immissioni in ruolo. Nell’ultima tornata di immissioni in ruolo, infatti, a fronte di 84mila cattedre disponibili, ben 66mila sono rimaste non assegnate per carenza di aspiranti.

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Settembre 2020 – XXV Anno

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Notizie
Concorsi Insegnamento 2020

Concorso straordinario: le prove dal 22 ottobre alla metà di novembre 2020

Revisione RAV, PdM e PTOF

Funzioni attive dal 30 settembre 2020 e fino alla data di inizio delle iscrizioni

Piano Scuola 2020-2021

Dal 28 settembre disponibile sul Portale SIDI una nuova funzione per la rilevazione settimanale dei dati relativi ad eventuali contagi ed alle conseguenti misure preventive ed organizzative adottate da …

Emergenza epidemiologica da COVID-19

Disposizioni Gennaio – Settembre 2020

Carta del Docente

Attivato il bonus per l’anno scolastico 2020/2021

Dichiarazione di Accessibilità

Le Istituzioni scolastiche sono tenute a compilare entro il 23 settembre 2020 la Dichiarazione di Accessibilità per il proprio sito web

Specializzazioni sul sostegno

Prove dal 22 settembre all’1 ottobre 2020

Settimana delle Lingue 2020

21 – 26 settembre 2020

Formazione nuovi DS e DSGA

Un Piano nazionale di formazione dal mese di novembre

Tutti a Scuola 2020

Vo’ (PD), 14 settembre 2020, ore 16.30

Programma Nazionale per la Ricerca 2021-2027

Aperta fino all’11 settembre la consultazione pubblica

Esami di idoneità, integrativi, preliminari e sessione straordinaria

La sessione straordinaria dell’esame di Stato ha inizio il giorno 9 settembre 2020

Nuovo modello di Piano Educativo Individualizzato

Il documento inviato al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione

Incontro in videoconferenza dei Ministri dell’Istruzione del G20

5 settembre 2020

Emergenza epidemiologica in Consiglio dei Ministri

CdM, 3 settembre 2020

“Chiamata veloce” docenti

Le domande potranno essere effettuate fino alle ore 23.59 del 2 settembre 2020

Formazione a Distanza per i referenti COVID

ISS-Ministero Istruzione

Calendario Scolastico 2020-2021

Il nuovo anno scolastico 2020-2021 ha inizio l’1 settembre 2020

Test corsi ad accesso programmato

Prove a partire dall’1 settembre 2020

Norme

Diario 29 settembre 2020

Nota 28 settembre 2020, AOODGOSV 17377

Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) – indicazioni operative per l’aggiornamento dei documenti strategici delle istituzioni scolastiche

Nota 25 settembre 2020, AOODPPR 1583

COVID-19/attivazione nuovo applicativo SIDI per la rilevazione della situazione epidemiologica nelle scuole

Legge 25 settembre 2020, n. 124

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata …

Circolare Ministero Salute 24 settembre 2020, Prot.n. 30847

Riapertura delle scuole. Attestati di guarigione da COVID-19 o da patologia diversa da COVID-19 per alunni/personale scolastico con sospetta infezione da SARS-CoV-2

Nota 24 settembre 2020, AOODGOSV 17088

Premio delle Camere di Commercio “Storie di alternanza” – 3^ edizione a.s. 2019/2020. Riapertura della Piattaforma

Nota 23 settembre 2020, AOODGPER 29151

Procedura straordinaria per titoli ed esami per l’immissione in ruolo di personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado, di cui al Decreto Dipartimentale n. 510 del 23/04/2020 e D.D. …

Nota 22 settembre 2020, AOODGOSV 16945

Progetto di Filosofia Orizzonti della convivenza. Percorsi didattici per l’insegnamento dell’Educazione civica – Ciclo di Seminari a distanza 29 settembre 2020 – 20 novembre 2020

Nota 21 settembre 2020, AOODGSIP 2414

Selezione di n. 12 docenti di Storia/Italiano delle scuole superiori di II grado, per il webinar “The Holocaust as a Starting Point – 3rd edition”. Ottobre 2020

Ordinanza Ministero Salute 21 settembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 21 settembre 2020, AOODGPER 28725

Ordinanza ministeriale n. 60 del 10 luglio 2020: chiarimenti

Nota 21 settembre 2020, AOODGRUF 22198

Istruzioni di carattere generale relative all’applicazione del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 50/2016 e ss.mm.ii.) – Quaderno n. 1 e Appendice – Aggiornamento luglio 2020

Nota 17 settembre 2020, AOODGPER 28419

Piano di formazione per i neoassunti DSGA a.s. 2020-2021

Nota 17 settembre 2020, AOODGPER 28422

Linee operative per la formazione e la valutazione dei dirigenti scolastici neoassunti a.s. 2020-2021

Ordinanza Protezione Civile 15 settembre 2020, n. 702

Ulteriori interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili

Nota 15 settembre 2020, AOODGOSV 16495

Lezioni di canto e di musica. Lezioni di danza

Nota 15 settembre 2020, AOODGCASIS 2308

Anno Scolastico 2020/2021 – Attività di aggiornamento dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti

Intervento del Presidente della Repubblica (14.9.2020)

Inaugurazione dell’anno scolastico 2020/2021

Nota 14 settembre 2020, AOODGCASIS 2299

Istruzioni per la compilazione della Dichiarazione di Accessibilità per i siti web delle Istituzioni scolastiche, in conformità con quanto previsto dalle “Linee guida sull’accessibilità degli strumenti …

Decreto Dipartimentale 14 settembre 2020, AOODPIT 1130

Graduatoria Concorso nazionale: “Facciamo 17 goal. Trasformare il nostro mondo : l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile – IV edizione A.S. 2019-2020

Lettera Ministro 12 settembre 2020

Alle studentesse e agli studenti con disabilità e alle loro famiglie

Nota 11 settembre 2020, AOODPIT 1585

Circolare interministeriale del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 4 settembre 2020, n. 13 – Indicazioni operative relative alle procedure di competenza del dirigente …

Decreto-Legge 11 settembre 2020, n. 117

Disposizioni urgenti per la pulizia e la disinfezione dei locali adibiti a seggio elettorale e per il regolare svolgimento dei servizi educativi e scolastici gestiti dai comuni

Nota 11 settembre 2020, AOODPIT 1588

Chiarimenti in merito all’Ordinanza 10 luglio 2020, n. 60. Attività di convalida delle graduatorie provinciali per le supplenze. Produzione delle Graduatorie di istituto

Legge 11 settembre 2020, n. 120

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, recante misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale

Accordo CSR 10 settembre 2020, n. 156

Passaggi tra i percorsi di istruzione professionale e i percorsi di istruzione e formazione professionale

Intesa CSR 10 settembre 2020, n. 155

Correlazione tra le figure di Operatore e Tecnico del nuovo Repertorio nazionale delle figure nazionali di riferimento per le qualifiche e i diplomi professionali

Nota 10 settembre 2020, AOODPPR 1529

Chiarimenti di carattere organizzativo e finanziario sulle attività in essere per l’avvio dell’anno scolastico

Nota 8 settembre 2020, AOOGABMI 11971

Proroga termini previsti per l’effettuazione su base volontaria dei test sierologici al personale docente e non docente delle scuole pubbliche e private nell’intero territorio nazionale

Decreto-Legge 8 settembre 2020, n. 111

Disposizioni urgenti per far fronte a indifferibili esigenze finanziarie e di sostegno per l’avvio dell’anno scolastico, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 settembre 2020

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante …

Nota 5 settembre 2020, AOODGPER 26841

Anno scolastico 2020/2021 – Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente, educativo ed A.T.A.

Nota 4 settembre 2020, AOODPIT 1550

Chiarimenti in merito all’Ordinanza 10 luglio 2020, n. 60. Pubblicazione delle graduatorie provinciali per le supplenze

Circolare Interministeriale 4 settembre 2020, n. 13

Circolare del Ministero della salute del 29 aprile 2020 recante “Indicazioni operative relative alle attività del medico competente nel contesto delle misure per il contrasto e il contenimento della …

Supporti didattici: autorizzazioni e la grafica (consigliata) per etichettare i beni acquistati

Autorizzazioni del 03 settembre 2020

Nota 3 settembre 2020, AOODGOSV 15700

Sessione straordinaria dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2019/2020. Composizione commissioni

Nota 3 settembre 2020, AOOGABMI11600

Didattica Digitale Integrata e tutela della privacy: indicazioni generali

Comunicazione Commissario straordinario 3 settembre 2020, Prot.n. 1317

Distribuzione alle scuole italiane dei banchi e delle sedute acquisiti dal Commissario per l’’emergenza Covid-19

Nota 2 settembre 2020, AOODGOSV 15593

Valutazione diplomi per l’accesso agli esami di abilitazione all’esercizio della libera professione di Perito industriale e Perito industriale laureato

Contrasto alla povertà educativa: graduatorie definitive regionali

Prot. 27660 del 01 settembre 2020

Rubriche

in Bacheca della Didattica

La perfezione imperfetta

di Maria Grazia Carnazzola

La storia in «tempi bui»

di Pino Blasone

Apprendimento trasformativo e pratiche scolastiche interculturali

di Valerio Ferro Allodola

Ritorno a scuola

di Giovanni Fioravanti

Per una programmazione in educazione civica

di Gennaro Palmisciano

Baby gang

di Gabriele Boselli

La storia cambi passo

di Carlo Ruta

Cantieri in corso – SARS CoV 2

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Un ammasso di formiche felici

di Maria Grazia Carnazzola

Sui fondi per la scuola devono pronunciarsi le scuole

di Nicola Puttilli

Diritto alla storia

di Margherita Marzario

E “niente sarà più come prima”

di Gabriele Boselli

in Concorsi

Concorsi Insegnamento 2020

Concorso straordinario: le prove dal 22 ottobre alla metà di novembre 2020

Graduatorie di istituto – Mini guida per le scuole

Ministero dell’Istruzione

in Europ@ Fondi Strutturali di Fabio Navanteri


in Handicap&Società di Rolando Alberto Borzetti

FAQ Handicap e Scuola – 66

a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca

in InformagiovaniLa Rete di Vincenzo Andraous

Donne speciali

di Vincenzo Andraous

Willy

di Vincenzo Andraous

in LRE di Paolo Manzelli

IL Connettoma

di Paolo Manzelli

Foto-Biomodulazione quantica della luce

30 – 31 ottobre 2020

in Recensioni

S. Benni, Giura

di Antonio Stanca

A. Pian, E-learning didattica a distanza

I meccanismi dell’e-learning

C. Läckberg, Tempesta di neve e profumo di mandorle

di Antonio Stanca

AA.VV., 101 idee per…

Per insegnare ed organizzare la scuola oltre la distanza

in Stranieri

Apprendimento trasformativo e pratiche scolastiche interculturali

di Valerio Ferro Allodola

in Tiriticcheide di Maurizio Tiriticco

Allarme Italia

di Maurizio Tiriticco

Pensieri al vento

di Maurizio Tiriticco

Insegnare come… e perché

di Maurizio Tiriticco

Un compito arduo per la scuola!

di Maurizio Tiriticco

8 Settembre 1943

di Maurizio Tiriticco

Rassegne a cura di Fabio Navanteri

Stampa

Sindacato

Gazzetta Ufficiale

Quei docenti che non ci sono

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Sono 64mila le domande di partecipazione al concorso straordinario le cui prove si terranno il 22 ottobre prossimo (il dettaglio per classe di concorso e regione sul sito www.italiaoggi.it). E i posti sono 32 mila. A prima vista le probabilità di vincere il concorso sono pari a circa il 50% per ogni candidato. Ma in realtà la situazione è molto variegata. In alcune classi di concorso ci sono molti più candidati di quanti ne servirebbero e in altre il rapporto cattedre/candidati è al di sotto di 1:2. Per i posti di sostegno la curva somiglia alle montagne russe: in alcuni casi i posti sopravanzano e di molto il numero delle domande. In pratica ci sono molti più posti rispetto al numero dei candidati. E in altri casi succede l’opposto. I dati e le percentuali, peraltro, mutano da regione per regione.

In Lombardia, dove sono in palio complessivamente 6929 cattedre a fronte di 12584 domande, nella classe di concorso A001, Arte e immagine, i posti sono 125, ma le domande pervenute sono 621. Va meglio agli aspiranti docenti della classe A012, Lettere II grado, dove ci sono 389 posti disponibili e 552 domande. Mentre per la classe A016, disegno artistico e modellazione odontotecnica, i posti sono 3 e le domande 14. Per A022, Lettere I grado, le cattedre messe a concorso sono 862 e le domande 1540, mentre, la classe A032, Italiano per alloglotti, nel c’è nemmeno un posto ma le domande sono 13. Per Musica nella scuola media (classe A030) i posti sono 121 e i candidati 530. Nella classe A028, Matematica e scienze, invece, a fronte di 680 posti disponibili vi sono 1242 domande. Infine per educazione fisica, nella scuola media le cattedre a concorso sono 301 e le domande 2014 e alle superiori a fronte di 163 cattedre le istanze sono 406.

Confrontando il dato della Lombardia con quello della Sicilia il rapporto cattedre/candidati emergono dinamiche diverse. A fronte di 1144 posti e 3658 domande, nella classe di concorso A001, Arte e immagine, i posti sono 12, ma le domande pervenute sono 106. Anche in questo caso, va meglio agli aspiranti docenti della classe A012, Lettere II grado, dove ci sono 58 posti disponibili e 135 domande. Nella classe A016, Disegno artistico e modellazione odontotecnica, c’è un solo posto e le domande sono 7. Per A022, Lettere I grado, le cattedre messe a concorso sono 125 e le domande 288, mentre, nella classe A032, Lettere per alloglotti, non c’è nemmeno un posto e zero domande. Per Musica nella scuola media (classe A030) i posti sono 57 e i candidati 118. Nella classe A028; Matematica e Scienze, a fronte di 104 posti disponibili vi sono 265 domande. Infine per Educazione fisica, nella scuola media le cattedre a concorso sono 35 e le domande 61 e alle superiori a fronte di 26 cattedre le istanze sono 71.

Al Centro, in particolare nel Lazio, dove a fronte di 2695 cattedre poste a concorso sono pervenute 5807 domande, nella classe di concorso A001, Arte e immagine, i posti sono 71, ma le domande pervenute sono 208. La bilancia si riequilibra nella classe A012, Lettere II grado, dove ci sono 131 posti disponibili e 175 domande. Nella classe A016, Disegno artistico e modellazione odontotecnica, la partita finisce 0 a 0 per carenza di posti e di aspiranti. Per A022, Lettere I grado, le cattedre messe a concorso sono 268 e le domande 522, mentre, nella classe A032, Lettere per alloglotti, ci sono 2 posti e 8 domande. Per Musica nella scuola media (classe A030) i posti sono 68 e i candidati 263. Nella classe A028, Matematica e Scienze, a fronte di 236 posti disponibili vi sono 520 domande.

Per Educazione fisica, nella scuola media le cattedre a concorso sono 97 e le domande 140 e alle superiori a fronte di 56 cattedre le istanze sono 146.

Sul sostegno, in Lombardia, il quadro si ribalta completamente: i posti messi a concorso sul sostegno alle medie sono 1259 e le domande sono appena 261 e alle superiori, a fronte di 421 posti disponibili, le domande sono appena 100. In Sicilia, il quadro muta totalmente: i posti messi a concorso sul sostegno alle medie sono 80 e le domande sono 96 e alle superiori, a fronte di 9 posti disponibili, le domande sono 128. Al Centro, nel Lazio, alle medie ci sono 173 posti e 564 domande e alle superiori 43 posti e 207 domande.

Tornando al Nord, il quadro si riallinea grosso modo alla situazione della Lombardia in termini di percentuali: 426 posti alle medie contro 131 aspiranti e 264 disponibilità alle superiori contro appena 52 candidati. In Piemonte il dato del sostegno diventa ancora più allarmante: a fronte di 458 posti alle medie, le domande sono appena 58 e alle superiori ci sono 287 posti e 68 domande. Al Centro, in Toscana, il rapporto posti/candidati si riequilibra: a fronte di 226 posti le domande sono 119 e alle superiori addirittura la partita finisce sostanzialmente in pareggio: 124 posti e 125 candidati. Curioso il dato della Campania: 161 posti alle medie e 91 domande contro 6 posti e 215 domande alle superiori. In linea con la media il dato della Sardegna: 98 posti alle medie contro 63 domande e 51 posti alle superiori e 58 domande.