Allarme Italia

Allarme Italia

di Maurizio Tiriticco

Una volta insegnare era una professione ambita. Gli insegnanti! Mai pagati tantissimo ma… “A professo’! Je meni pure a mi’ fijo, si nun studia”! Oggi, invece, je menano al professore. A mio vedere è l’intero nostro Paese che è in declino. Una classe politica incolore, oggi, scarsamente competente, ciarliera, pettegola. Abbiamo avuto uomini come De Gasperi e Togliatti, Nenni e Andreotti, Moro e Terracini. Per non dire di Giuseppe Di Vittorio! Il fondatore della CGIL! E donne come Tina Anselmi, Nilde Iotti. Uomini, donne e partiti che pensavano e operavano. Che a date scadenze celebravano congressi, eleggevano comitati centrali, segreterie, stampavano quotidiani e riviste. Nella DC operavano correnti. Nel PCI vigeva il centralismo democratico: una decisione, una volta discussa e assunta, impegnava tutti gli iscritti. Poi, dopo la caduta di uno storico muro, un certo Occhetto, preoccupato non so di che cosa, decise che il Pci si dovesse autocancellare, come se noi comunisti italiani dovessimo stracciarci le vesti per chissà che cosa e chiedere scusa a qualcuno! E, e al posto della falce e martello, adottò una quercia! Che nulla a che fare con fabbriche e campi coltivati. Una pianta che produce ghiande, buone solo per i porci. Boh!

In seguito, un toscanaccio, un inguaribile chiacchierone, sbocciato come un fungo in un prato, ha inaugurato la cosiddetta rottamazione! Che in effetti è piaciuta un po’ a tutti i partiti, che hanno cominciato a rottamare! Aoh! Mannamo a casa i vecchietti e in poltrona ci annamo noi! Che però, gira e tuira – come diciamo a Torino – hanno finito con l’autorottamarsi! Ed oggi abbiamo i grillini che si autoeleggono con una strana piattaforma Rousseau! Un richiamo a quel grande pensatore che con il suo Emilio, buono per natura, ma poi un po’ discolo a causa di una società cattivella, non c’entra proprio niente! Abbiamo poi il leader di un PD, un cuor contento, un simpatico ragazzone, che ride sempre, come il drammatico personaggio di Victor Hugo! Abbiamo un presidente del Consiglio eletto da nessuno, che ieri governava con una maggioranza, oggi con un’altra! Il rimpiattino della politica!

Ma purtroppo abbiamo un Paese che ansima, un’economia che boccheggia. Un’Europa che ci manda un po’ di soldi per farci rifiatare! Ma come li spenderemo? Tutti noi, comunque, grazie alle Stellone Italia, riusciamo a tirare avanti, anche se alla giornata. E oggi, per di più, tutti in maschera e ben distanziati l’uno dall’altro, preoccupati del contagio del Covid. Un vero e proprio… contratto asociale! Altro che il sogno di Rousseau! E purtroppo sembra che non ci accorgiamo che già da tempo siamo contagiati da un’altra malattia, una politica di basso profilo. E da una economia che traccheggia. Osservata a vista da una silenziosa ma palese disistima europea ed internazionale. Mah! Che dire? Che fare? Quando un Salvini fa audience, c’è veramente da preoccuparsi! Ai tempi di De Gasperi e Togliatti, avrebbe celebrato i suoi spettacolini in quei varietà che nei cinema di periferia seguivano la proiezione dei film. Con tanto di gambe al vento di prosperose ballerine! Infatti! Perché oggi è di scena il grande Varietà Italia! E tutto è lecito!

E, purtroppo, siamo solo al primo tempo! Che non si sa quando finisce. Pertanto… hai voglia ad aspettare il secondo tempo! E lo Stellone Italia? C’è il rischio che diventi una piccola stellina, perduta nella nebulosa di Andromeda! Almeno tanti secoli fa un Grande Italiano lamentava una serva Italia! Domani dovremo lamentarci di un’Italia sparita?

Concorso straordinario in questa situazione è un errore

Scuola, Sinopoli: concorso straordinario in questa situazione è un errore. Si avvii subito una procedura veloce per stabilizzare i precari

Roma, 28 settembre 2020 – “Le scuole che dovrebbero gestire e ospitare in sicurezza le prove per il concorso straordinario annunciato dalla ministra Azzolina, prima alla stampa e poi con un’informativa solo pro forma ai sindacati, sono sotto organico e lo sono proprio a causa degli errori del ministero”. Così Francesco Sinopoli, segretario generale della Federazione Lavoratori della conoscenza CGIL.

“Il rifiuto di assumere i precari entro settembre con procedure semplificate – sottolinea- ha lasciato scoperti più di 60 mila posti durante le nomine in ruolo, mentre le convocazioni dei supplenti sono partite tardi e con graduatorie piene di errori, il che sta producendo a cascata enormi difficoltà a coprire le cattedre vacanti.”

“Intanto i casi di positività al COVID-19 nelle scuole purtroppo sono in aumento e per il personale precario, che potrebbe essere sottoposto a regime di quarantena nelle date delle prove, non si prevedono prove suppletive. Così – prosegue Sinopoli – un docente che aspetta da anni questa procedura potrebbe esserne escluso solo perché fa il suo dovere come supplente e sta in prima linea nel suo lavoro a scuola”.

“Le stesse indicazioni del Comitato tecnico scientifico raccomandano di evitare i contatti con personale esterno alle istituzioni scolastiche. Considerando che le assunzioni non si potranno comunque fare prima del prossimo anno è evidente che non ha senso operare con tanta fretta, se non per coprire i fallimenti in materia di assunzioni e supplenze che a hanno visto assegnati solo il 20% dei posti e contano migliaia di posti attribuiti da graduatorie sbagliate e altre migliaia ancora scoperti”. Aggiunge il dirigente sindacale.

“Il governo si assuma la responsabilità di intervenire sulla scuola e avvii subito la stabilizzazione dei precari e degli specializzati su sostegno con un concorso per titoli e prova orale, l’unico gestibile nella fase di pandemia che stiamo attraversando e capace di assicurare alla scuola la copertura dei posti vacanti. Su questo punto – conclude- le forze politiche devono avviare una riflessione e un confronto con il sindacato per trovare le soluzioni adeguate”.

Permessi 104 trasformabili in ferie

Permessi 104 trasformabili in ferie

La Legge per Tutti del 28/09/2020

Legge 104, per lavoratori con handicap grave permessi slegati dalle esigenze di cura.
Si possono utilizzare i permessi previsti dalla legge 104 del 1992 come ferie? Si può, ad esempio, agganciare uno di questi giorni di assenza giustificata dal lavoro al termine di un weekend o di un ponte per prolungare la vacanza? La questione è stata valutata più volte dalla Cassazione. In questo breve articolo affronteremo il tema dei permessi 104 trasformabili in ferie in modo da verificare quali possono essere le opportunità per il lavoratore dipendente.

Permessi 104 richiesti dai familiari
Come a tutti noto, i permessi della legge 104 sono accordati sia ai lavoratori disabili che ai familiari di questi ultimi che se ne prendono cura. La risposta al quesito di partenza dipende proprio dal soggetto fruitore del beneficio.
Quanto ai familiari, la legge stabilisce che, seppure l’uso del permesso non richiede un’assistenza continuativa ed esclusiva, è necessario che lo stesso non venga snaturato per finalità diverse da quelle previste originariamente dalla norma. E siccome la norma stabilisce che scopo del permesso è prestare assistenza al portatore di handicap, non è possibile allungare una vacanza con i giorni di permesso. È naturale quindi che se il dipendente in ferie chiede un permesso 104 per restare in vacanza un giorno in più commette illecito e può essere licenziato in tronco. Viceversa, se effettivamente si reca a casa del disabile per prestare assistenza non commette alcuna violazione di legge.
La Cassazione ricorda che i permessi dovuti ai familiari per l’assistenza ai disabili non vanno ricondotti alla sola “assistenza personale” ma involgono tutte quelle attività che il soggetto non sia in condizioni di compiere autonomamente. Quindi, è ben possibile fare la spesa o andare in farmacia per conto del portare di handicap, allontanandosi da casa sua, così come anche l’utilizzo del permesso è compatibile con attività – di breve durata – compiute per i propri interessi. In questo senso, l’abuso scatta soltanto quando l’utilizzo del permesso avvenga “per fini diversi dall’assistenza”, da intendersi però in senso ampio. Quindi, è necessario che gran parte della giornata sia utilizzata per scopi che con l’assistenza non hanno alcun legame.

Permessi 104 richiesti dal disabile 
Chi è portatore di un handicap grave e, per questo, ha ricevuto il riconoscimento della “legge 104” può invece usare i giorni di permesso per riposarsi. Non deve quindi necessariamente dedicare le assenze alla cura personale.
I permessi accordati dalla legge 104 al disabile hanno, infatti, l’obiettivo di garantirne «una più agevole integrazione familiare e sociale», la loro fruizione dunque «non deve essere necessariamente diretta alle esigenze di cura». A tale conclusione, è giunta proprio di recente la Corte di Cassazione [1].
I giudici supremi ricordano innanzitutto che l’articolo 33, comma 6, della legge n. 104 del 1992 è preordinato a garantire determinati diritti al portatore di handicap grave prevedendo la possibilità di usufruire alternativamente di permessi giornalieri (due ore) o mensili (tre giorni), di scegliere – ove possibile – una sede di lavoro più vicina al domicilio, di non essere trasferito in altra sede senza il suo consenso. Tutte queste garanzie, prosegue la decisione, operano all’interno del rapporto di lavoro e sono riconducibili all’art. 38 della Costituzione, «in quanto favoriscono l’assistenza sociale in via tendenzialmente mediata».
Se, del resto, il diritto dei familiari di fruire dei permessi si pone in relazione diretta con l’assistenza al disabile, il medesimo diritto riconosciuto al portatore di handicap «deve garantire alla persona disabile l’assistenza e l’integrazione sociale necessaria a ridurre l’impatto negativo della grave disabilità». L’utilizzo dei permessi da parte del lavoratore è, dunque, finalizzato «ad agevolare l’integrazione nella famiglia e nella società, integrazione che può essere compromessa da ritmi lavorativi che non considerino le condizioni svantaggiate sopportate».
L’articolo 1 della legge n. 104, infatti, prevede la piena integrazione del soggetto portatore di handicap nella famiglia, nel lavoro e nella società, per cui la concessione di agevolazioni consente di perseguire l’obiettivo di un proficuo inserimento del disabile grave nell’ambiente lavorativo. In questo senso, «l’allontanamento dal posto di lavoro più a lungo rispetto ai lavoratori (nonché ai portatori di handicap non grave) permette di rendere più compatibile l’attività lavorativa con la situazione di salute del soggetto». La fruizione dei permessi non può, dunque, essere vincolata necessariamente allo svolgimento di visite mediche, o di altri interventi di cura, essendo – più in generale – preordinata all’obiettivo di ristabilire l’equilibrio fisico e psicologico necessario per godere di un pieno inserimento nella vita familiare e sociale.
Proprio lo scopo, perseguito dal legislatore, di garantire una effettiva integrazione del portatore di handicap grave, prosegue la decisione, «spiega il trattamento preferenziale riconosciuto allo stesso rispetto ai familiari (che alla persona svantaggiata debbono riferire necessariamente la loro attività)». Per cui non c’è alcun abuso nella fruizione dei permessi per finalità non collegate ad esigenze di cura, ed anche una situazione antigiuridica suscettibile di rilievo disciplinare.
Il principio è dunque il seguente: «I permessi ex art. 33, comma 6, della legge n. 104 del 1992 sono riconosciuti al lavoratore portatore di handicap in ragione della necessità di una più agevole integrazione familiare e sociale, senza che la fruizione del beneficio debba essere necessariamente diretto a e esigenze di cura».

Costruire l’alleanza educativa

“Cerchiamo insieme di trovare soluzioni, avviare processi di trasformazione senza paura e guardare
al futuro con speranza. Invito ciascuno ad essere protagonista di questa alleanza, facendosi carico di
un impegno personale e comunitario per coltivare insieme il sogno di un umanesimo solidale,
rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio”.
È questo uno degli obiettivi espresso da Papa Francesco nel suo messaggio del 12 settembre 2019
per il lancio del Global Compact on Education, un evento mondiale che si svolgerà il 15 ottobre
2020 che prevede un intervento di Papa Francesco accompagnato da esperienze di educazione,
un’occasione per dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità
di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo «per far
maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente».
Di.S.A.L. che cura fin dalla sua fondazione le relazioni internazionali e ha avviato negli ultimi mesi
confronti costruttivi con dirigenti scolastici e associazioni professionali di presidi di altri paesi del
mondo si fa promotrice dell’incontro online ‘Costruire l’alleanza educativa. Confronti dal
mondo’ che si svolgerà giovedì 8 ottobre 2020 alle ore 16.00 come contributo al Global Compact
on Education che ha per tema “Ricostruire il patto educativo globale” e che si presenta come
un’occasione «per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per
un’educazione più aperta ed inclusiva». È l’inizio di un processo che dovrà sviluppare
successivamente diversi filoni di impegno nell’ambito educativo a vantaggio delle future
generazioni.
L’iniziativa di DiSAL trae ragioni dal desiderio di capitalizzare rapporti internazionali con
associazioni, scuole e operatori della scuola e dall’intento di condividere giudizi di valore in merito
alla formazione come ambito decisivo per le rispettive società, pur nelle differenze di approcci,
sensibilità educative, tradizioni ideali di ciascun paese.
Interverranno Juan Ramón de la Serna – Rettore Colegio Internacional “J. H. Newman” – Madrid
(Spagna), Suor Teuta Buka – Coordinatrice Nazionale dell’Educazione Cattolica Albanese – Tirana
(Albania), Remy Cagnolo – membro di UNETP Union- Parigi (Francia) e Direttore dell’Istituto
professionale ‘Vincent de Paul’ – Avignone (Francia), Luciana Cardarelli – Coordinatrice dei
Programmi di formazione del Catholic Principals’ Council Ontario – Toronto (Canada).
Le conclusioni saranno affidate a Mons. Vincenzo Zani – Segretario generale Congregazione per
l’Educazione Cattolica di Roma che coordina l’evento mondiale voluto dal Papa.
L’incontro sarà trasmesso in diretta via YouTube https://youtu.be/G3ZmEYfobZU ed è rivolto a
dirigenti scolastici, docenti, educatori e realtà associative italiane ed internazionali.

Concorso straordinario per la secondaria di I e II grado

Si è svolta il 28 settembre l’informativa alle Organizzazioni Sindacali sul concorso straordinario finalizzato all’immissione in ruolo di personale docente per la scuola secondaria di I e II grado e, in particolare, sulle date di svolgimento delle prove che saranno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale di domani.

Come annunciato ai Sindacati, le prove prenderanno il via da giovedì 22 ottobre per concludersi nella metà del mese di novembre. I posti a bando sono 32mila.

Il Ministero ha lavorato nelle scorse settimane per garantire la distribuzione dei candidati nelle aule per tutto il territorio nazionale, procedendo al reperimento di tutte le postazioni necessarie. Ciò eviterà qualsiasi forma di assembramento dei candidati.

Nei prossimi giorni sarà altresì emanato un apposito Protocollo, finalizzato ad assicurare lo svolgimento in assoluta sicurezza delle prove.

Il concorso straordinario sarà la prima delle tre selezioni che si svolgeranno a partire dalle prossime settimane per l’assunzione a tempo indeterminato di nuovi insegnanti. Nei prossimi mesi saranno espletati, infatti, anche i concorsi ordinari per infanzia e primaria e per la secondaria di I e II grado, per un totale generale di circa 78mila posti. In particolare le prove preselettive degli altri due concorsi si svolgeranno subito dopo il termine della prova scritta del concorso straordinario.

I numeri e la prova del concorso straordinario

I candidati che hanno presentato domanda per la procedura straordinaria sono stati 64.563. Le istanze di partecipazione potevano essere inviate dall’11 luglio fino al 10 agosto scorsi.
La prova scritta, da superare con il punteggio minimo di sette decimi o equivalente e da svolgere con il sistema informatizzato, è distinta per classe di concorso e tipologia di posto. La durata è pari a 150 minuti e prevede, per i posti comuni, cinque quesiti a risposta aperta volti all’accertamento delle conoscenze e competenze disciplinari e didattico-metodologiche in relazione alle discipline oggetto di insegnamento, e un quesito – seguito da cinque domande a risposta aperta di comprensione – per la verifica della conoscenza linguistica. Per le classi di concorso di lingua inglese la prova scritta sarà interamente in lingua e prevede sei quesiti a risposta aperta.

Ai vincitori della procedura concorsuale straordinaria immessi in ruolo nell’anno scolastico 2021/2022 – che rientrano nella quota dei posti destinati alla procedura per l’anno scolastico 2020/2021 – sarà riconosciuta la decorrenza giuridica del rapporto di lavoro dal 1° settembre 2020.

CONCORSO STRAORDINARIO, ARDUO RISPETTARE IL CALENDARIO

CONCORSO STRAORDINARIO, ARDUO RISPETTARE IL CALENDARIO

“Tra la pandemia che ha ripreso a imperversare e le ormai note difficoltà nella costituzione delle commissioni esaminatrici, nutriamo seri dubbi che si riuscirà a rispettare il calendario fissato dal ministero dell’Istruzione e a espletare le prove entro novembre”. Ad affermarlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in merito al concorso straordinario il cui avvio è previsto da viale Trastevere per il 22 ottobre.

Secondo il leader della Gilda, che comunque ritiene la tempistica già tardiva rispetto alle esigenze della scuola, a pesare come macigni sulla tabella di marcia sono da una parte i numeri dei contagi, purtroppo in rialzo, e dall’altra i soliti nodi irrisolti che si presentano puntualmente a ogni tornata concorsuale: i compensi irrisori percepiti dai commissari e la mancanza dell’esonero dal servizio per i docenti impegnati nelle commissioni. Due fattori che, come da sempre denuncia la Gilda, scoraggiano fortemente gli insegnanti più qualificati dall’assumere l’incarico.

“Considerate le notevoli difficoltà del momento – sostiene Di Meglio – il calendario concorsuale sembra più una mossa propagandistica da parte del Ministero che un’intenzione reale. Senza poi tenere conto del solito modus operandi per cui certe informazioni, come questa riguardante le modalità di espletamento del concorso, vengono rese note agli organi di stampa prima di qualunque confronto con le organizzazioni sindacali. Visto che il ministero assume decisioni unilaterali, – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – ovviamente tutte le conseguenze ricadranno soltanto sulla sua responsabilità”.

Anche il Premier ammette

Cuzzupi: “Anche il Premier ammette che il Ministro fantastica!”

Cogliamo con costernazione le affermazioni del Premier quando candidamente dice: “Chiedere la presenza in ruolo di tutti i supplenti il 14 settembre è come vivere nel mondo delle fiabe”, sconfessando in modo plateale quanto affermato con protervia dal proprio Ministro dell’Istruzione nelle settimane precedenti. Un fatto, questo, che dimostra come già ci si era già reso conto della situazione e che si è mentito sapendo di farlo.

Questa è la dichiarazione del Segretario Nazionale UGL Scuola Ornella Cuzzupi che fa del realismo il dato principale sul quale confrontarsi.

Non si può pensare di condurre un ministero di tale importanza – riprende Cuzzupi – immaginando un mondo irreale e raccontando di un futuro fantastico. La scuola, i docenti, il personale ATA, le famiglie, i ragazzi, sono costrette in queste ore a confrontarsi con una realtà drammatica e a tratti paradossale mentre chi ha le responsabilità di tutto ciò, stringe le spalle cercando scusanti e attribuendosi azioni mai realizzate.”

Su tale aspetto il Segretario Nazionale UGL si fa portavoce del malessere che attraversa la scuola: “Ma come si può accettare – si domanda Cuzzupi – che a distanza di mesi in cui si poteva realizzare un’adeguata programmazione, dopo aver urlato ai quattro venti che la scuola avrebbe ripreso il 14 settembre, dopo aver decantato le proprie capacità d’intervento garantendo cattedre subito occupate, ci troviamo oggi in una situazione che definire caotica è ben poca cosa? Una miriade di cattedre senza docenti; mancanza di personale ATA; GPS con errori macroscopici; un sistema operativo ministeriale lacunoso; inverosimili comportamenti verso il personale cosiddetto “fragile”; migliaia di reclami senza risposta e per concludere dirigenti, docenti e ATA che si stanno barcamenando al meglio per risolvere problemi strutturali e d’organizzazione al fine di garantire il minimo indispensabile. Il tutto mentre si chiudono classi e istituti a causa dei contagi.”

Su questi temi l’UGL ha idee ben chiare: “Non si può procedere su questa strada. È il momento di metter mano a soluzioni immediate e concrete con il coraggio necessario attraverso soluzioni che prevedano la stabilizzazione del personale precario e la definizione di un Piano d’interventi più generale. Su questo l’UGL Scuola è pronta a confrontarsi. Ma a quanto pare questo è un confronto a cui ci si vuol sottrarre, forse perché si sarebbe costretti a guardare in faccia la realtà!”

 Federazione Nazionale UGL Scuola 

Il Segretario Nazionale

Orrnella Cuzzupi

Scuola, il 22 ottobre via al primo concorso

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Non c’è pandemia che tenga. I concorsi nella scuola si fanno. E adesso sappiamo anche quando. Si parte il 22 ottobre con la selezione straordinaria da 32mila posti riservata ai precari con tre anni di servizio che andrà avanti almeno fino a metà novembre. Subito dopo tocca a quelli ordinari per infanzia/ primaria e per le secondarie di I/II grado per altre 46mila cattedre complessive, con l’obiettivo esplicito del ministero dell’Istruzione di riuscire a chiudere almeno la prova preselettiva entro fine 2020. Così da avere quanti più prof “abili e arruolabili” possibili all’inizio del prossimo anno scolastico. Ed evitare che si ripeta il copione delle settimane scorse quando oltre 66mila assunzioni a tempo indeterminato sono andate deserte per l’assenza di candidati adatti.

Le misure di sicurezza

L’ufficializzazione della road map è attesa oggi in un’informativa ai sindacati. A cui dovrebbe seguire, già domani, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’avviso pubblico con le date del concorso straordinario che la ministra Lucia Azzolina avrebbe voluto si svolgesse d’estate e che invece, su pressione dei sindacati e di una parte della maggioranza (Pd e LeU), è stato rinviato all’autunno nella speranza di un quadro epidemiologico più favorevole. Una circostanza che non si è realizzata e che costringerà a un supplemento di attenzione nell’organizzazione della selezione. Oltre che alla sottoscrizione di un protocollo di sicurezza ad hoc come avvenuto per gli esami di maturità di giugno e per la riapertura di settembre.

A ogni modo, il fischio d’inizio è fissato. Si parte il 22 ottobre per poi proseguire almeno fino a metà novembre. Per scaglionare i 64mila candidati si utilizzeranno non solo le sale informatiche delle scuole coinvolte ma anche le aule universitarie degli atenei che hanno offerto la loro collaborazione. All’interno dei locali interessati sarà assicurato il distanziamento tra una postazione e l’altra e prima dell’ingresso sarà controllata la temperatura con i termoscanner. Con più di 37,5 o con una sintomatologia respiratoria in atto non si accede. Porte sbarrate anche per le persone eventualmente in quarantena, senza la possibilità di svolgere una sessione suppletiva.

Passando alla prova (che sarà unica, si svolgerà al Pc e non avrà preselezione) il contenuto è quello previsto dal compromesso inserito nella versione definitiva del decreto Scuola: non sarà più un test a crocette ma un quiz a risposta aperta con cinque domande volte ad accertare le competenze disciplinari e didattiche (più un sesto quesito di comprensione della lingua inglese). La durata prevista è di 150 minuti e per superarla servono almeno 7/10. Sulla base dei risultati verranno poi formate le graduatorie regionali di merito che verranno utilizzate per l’assegnazione delle 32mila cattedre alle medie e alle superiori (tra posti comuni e sostegno) disponibili secondo l’articolazione territoriale riassunta nel grafico qui accanto.

L’impatto sulle assunzioni dell’anno prossimo

Considerando che la prova è unica, a viale Trastevere sono pressoché certi di riuscire a chiudere la partita in tempo per le assunzioni dell’anno scolastico 2021/21. In teoria le assunzioni andrebbero spalmate su tre anni – anche per il rispettare il vincolo di legge che prevede il 50% dei posti assegnati in base ai concorsi e il 50% in base alle graduatorie a esaurimento (Gae) – ma l’esperienza delle settimane scorse, con oltre 66mila immissioni in ruolo che non sono andate a buon fine per l’assenza in molte regioni di candidati sia tra i vincitori dei vecchi concorsi che tra gli iscritti alle Gae, porta a pensare che quasi tutti i vincitori possano avere un incarico già a settembre 2021 (con retrodatazione giuridica a settembre 2020).

Ma comunque non basterebbero a riempire tutti i vuoti registrati quest’anno. Da qui l’intenzione della ministra Azzolina di accelerare il più possibile anche sui due concorsi ordinari (e dunque aperti ai neolaureati) in rampa di lancio – il primo, da 12.863 posti, per infanzia e primaria; il secondo, da 33mila disponibilità, per le secondarie di I e II grado – così da poter contare su un bacino aggiuntivo per le immissioni in ruolo del 2020/21. Riuscirci non sarà semplice perché, oltre alla preselezione che dovrebbe partire nella seconda metà di novembre e concludersi entro dicembre, bisogna poi organizzare uno scritto e un orale entro l’estate prossima. Difficile già in periodi normali, figuriamoci in tempo di Covid-19.

Formazione digitale dei docenti con le risorse del Recovery Fund

da Il Sole 24 Ore

di Eu.B.

Con oltre 400 scuole colpite dalla pandemia (e 75 chiuse almeno per un giorno) in nemmeno due settimane di lezioni la didattica a distanza torna improvvisamente d’attualità. Non tanto alle superiori, che già adesso possono utilizzarla in combinazione con quella in presenza per supplire alle carenze di spazi, ma anche alle elementari e alle medie, dove resta la prima opzione da attivare in caso di lockdown totale o parziale. E proprio il digitale a scuola – in un’accezione più ampia della semplice gestione dell’emergenza – è così in cima ai pensieri della ministra Lucia Azzolina che lei stessa lo ha inserito – accanto alla lotta alle classi pollaio e all’edilizia scolastica – tra i primi desiderata per la componente Istruzione del Recovery Fund. Inteso sia come formazione del personale scolastico che come accrescimento delle competenze degli studenti.

Durante l’audizione di qualche giorno fa alla Camera sul nostro Piano nazionale per la ripresa e la resilienza – che potrà contare su 208,6 miliardi di euro stroardinari (di cui 127,6 miliardi a titolo di prestiti e 81 di sovvenzioni a fondo perduto) e che vede nell’Istruzione, formazione, ricerca e cultura una delle sei missioni individuate dalle linee guida del governo, la responsabile di viale Trastevere ha indicato nella «completa transizione al digitale della scuola italiana» uno degli obiettivi da raggiungere. Sostanzialmente attraverso tre misure: la trasformazione di tutte le aule in ambienti di apprendimento innovativi, con strumentazioni all’avanguardia; la creazione di 2.700 “Digital Labs” (uno per ogni scuola secondaria di secondo grado) disseminati sul territorio dove formare il personale e organizzare attività didattiche innovative per gli studenti; la piena digitalizzazione dei sistemi informatici, delle banche dati e delle infrastrutture amministrative dell’istituzione scolastica.

E se per gli studenti si punterà a potenziare le loro competenze digitali in ogni grado di istruzione per i docenti, i dirigenti scolastici e il personale amministrativo arriveranno piani di aggiornamento professionale ad hoc delle skills tecnologiche. In quest’ottica, all’attivazione di una piattaforma nazionale di supporto e accompagnamento per lo sviluppo di competenze digitali della scuola italiana e di percorsi accessibili e certificabili, si affiancheranno singole iniziative progettuali mirate per dare la massima diffusione di metodologie didattiche innovative. Mettendo a sistema le iniziative, spesso in forma spontanea, che hanno accompagnato i sei mesi di sospensione delle attività didattiche in presenza da cui siamo appena usciti. «Gli eventi degli ultimi mesi – ha sottolineato Azzolina in Parlamento – hanno dimostrato come sia indispensabile investire sulla formazione di tutto il personale scolastico, senza eccezioni, per rispondere in maniera sempre più adeguata e coerente alle esigenze che tempi di innovazione digitale e di proficua rapida circolazione dei saperi impongono». Nella speranza che non si ripeta il copione degli anni passati, con la formazione che sulla carta era obbligatoria e nella pratica è rimasta però volontaria.

Due tamponi e certificato per tornare in classe

da Il Sole 24 Ore

di Eu. B.

Sul fronte Covid-19 le vere “osservate speciali” restano le scuole. In attesa che passino le «2-3 settimane» che serviranno all’Istituto superiore di sanità (Iss) per fare un bilancio sull’effetto che la riapertura ha avuto sul quadro epidemiologico complessivo, dal ministero della Salute arriva un chiarimento sulla procedura da seguire per riammettere in classe lo studente/docente contagiato . In una circolare inviata a ministeri, Regioni e associazioni varie, il dicastero di Roberto Speranza indica in due tamponi in 24 ore (entrambi negativi), seguiti dal certificato del medico di famiglia o del pediatra, la condizione per uscire dall’isolamento.

Il chiarimento, che di fatto ribadisce le indicazioni già fornite ad agosto dall’Iss, si è reso necessario dopo alcune fughe in avanti (o all’indietro) dei governatori che soprattutto sui certificati stavano procedendo in ordine sparso. A caldeggiarlo è stato lo stesso ministero dell’Istruzione che dal 28 settembre avvierà un monitoraggio sulla situazione dei contagi scuola per scuola. Ogni lunedì i singoli istituti dovranno aggiornare il loro bollettino interno su eventuali casi di contagio e giorni di chiusure. Così da controllare centralmente una situazione che dal 14 settembre a oggi – stando ai numeri raccolti da un giovane ricercatore e uno studente universitario, Vittorio Nicoletta e Lorenzo Ruffino (su cui si veda Il Sole 24Ore di ieri) sulla base delle notizie di cronaca locale- ha interessato oltre 400 scuole sparse lungo la penisola (75 delle quali sono state già chiuse).

Sullo sfondo c’è poi la partita dei test salivari a cui sottoporre prof e alunni per favorire uno screening di massa. Dopo la voce contro che si è alzata nei giorni dall’Istituto Spallanzani di Roma ieri è arrivata quella “pro”. Per Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Cts.«il test antigenico rapido utilizzato attualmente negli aeroporti potrebbe essere quello più adatto ad essere impiegato nelle scuole». In attesa della prossima puntata.

Distribuiti 135 milioni di mascherine chirurgiche e 602mila litri di igienizzante

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Sono online tutti i dati sulle mascherine chirurgiche e il gel igienizzante distribuiti nei 18.936 istituti scolastici dal commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri. Sul sito della presidenza del Consiglio, del ministero dell’Istruzione e del ministero della Salute è possibile, infatti, conoscere istituto per istituto, la fornitura di materiali e dispositivi di protezione individuali che vengono distribuiti gratuitamente e che sono essenziali per garantire la sicurezza degli studenti, degli insegnanti e del personale non docente per l’intero anno scolastico.
Al 16 settembre, erano stati già distribuiti 135 milioni di mascherine chirurgiche: in media 9,5 milioni al giorno per adulti e ragazzi e 1,7 milioni per bambini. Il Commissario ha anche consegnato agli istituti 602mila litri di gel igienizzante. I dati verranno aggiornati ogni 48 ore. I cittadini, i genitori e gli studenti potranno informarsi direttamente, consultando il sistema, che si è deciso di rendere pubblico ad ulteriore dimostrazione dello sforzo che il Governo ha fatto e continua a fare per garantire lo svolgimento dell’anno scolastico con il massimo livello di sicurezza possibile e che non ha pari in nessun altro paese.
«Si tratta di un ulteriore passo per garantire la massima trasparenza e per fare chiarezza sui numeri reali relativi alla distribuzione di mascherine e gel igienizzante nelle scuole – ha commentato il Commissario Straordinario, Domenico Arcuri – Tutti i cittadini potranno da oggi verificare l’esatta situazione nei singoli istituti mettendo finalmente fine alle informazioni frammentarie, e qualche volta strumentalmente inesatte, che sono state diffuse nei giorni scorsi».

Smart working e genitori con figli in quarantena: con proroga stato emergenza oltre 15 ottobre regole invariate

da OrizzonteScuola

Di redazione

I genitori con figli in quarantena per contatti scolastici hanno la possibilità, fino la 31 dicembre 2020, di usufruire del lavoro in smart working o di un congedo straordinario. Le regole restano invariate se lo stato di emergenza viene prorogato oltre il 15 ottobre.

Il decreto legge n. 111, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’8 settembre 2020, prevede che uno dei due genitori possa lavorare in modalità agile per parte o per tutto il periodo in cui il figlio è in quarantena. Se non è possibile svolgere il lavoro da remoto, si può richiedere il congedo parentale, sempre per uno dei genitori. Per tutta la durata del congedo è riconosciuta un’indennità pari al 50% della retribuzione. Per i giorni in cui un genitore fruisce di una delle due misure, l’altro non può chiedere di fruire delle stesse, né lavoro agile né congedo straordinario.

Abbiamo detto che le regole possono variare dal 16 ottobre, dal momento che il 15 termina lo stato di emergenza. In particolare dal 16 ottobre si procede con la comunicazione “standard”, non più semplificata. Sia le nuove attivazioni che le prosecuzioni dello svolgimento della modalità agile oltre la data del 15 ottobre 2020 dovranno essere eseguite con le modalità e i termini previsti dagli articoli da 18 a 23 della Legge 22 maggio 2017, n. 81.

Il governo sembra tuttavia intenzionato a prorogare lo stato di emergenza e, in tal caso, anche le modalità di richiesta del lavoro agile non dovrebbero subire modifiche. La proroga dello stato emergenziale dovrebbe essere valutata dall’esecutivo nei prossimi giorni, a ridosso del 15 ottobre, dopo che si avrà un quadro più chiaro dei contagi a seguito della riapertura delle scuole.

Education Technology e macchine per insegnare. Dall’automazione della correzione dei compiti all’intelligenza artificiale

da OrizzonteScuola

Di Myriam Caratù

Da diverso tempo ormai l’uso della tecnologia per usi didattici è all’ordine del giorno: videogame per apprendere e app per imparare le lingue sono solo alcuni esempi di quanto si possa fare per rendere più accattivante un’esperienza di apprendimento.

La tecnologia come rinforzo per l’apprendimento

Da diverso tempo ormai l’uso della tecnologia per usi didattici è all’ordine del giorno: videogame per apprendere e app per imparare le lingue sono solo alcuni esempi di quanto si possa fare per rendere più accattivante un’esperienza di apprendimento.

Eppure, il primo ad accorgersi della potenzialità delle “teaching machines” (o “macchine per insegnare”) fu il comportamentista Burrhus Skinner, in occasione di una visita alla classe di sua figlia.

Skinner, infatti, osservò che se un individuo apprende partendo dalle conseguenze dei suoi atti (che servono come ago della bilancia per poter eventualmente modificare i propri atteggiamenti nel futuro), allora una serie di rinforzi adeguati potrebbe velocizzare e fissare al meglio questo tipo di apprendimento “automatico”.

E questi rinforzi provengono dalla tecnologia, oltre che dalla meccanica.

Le macchine per insegnare

La prima macchina per insegnare proposta da Skinner era un semplice programma, composto da una serie di moduli didattici e prove di verifica.

Infatti, durante la lezione di matematica di sua figlia, si rese conto che gli alunni non avevano la possibilità di apprendere la soluzione del problema svolto, prima di passare al successivo, perché dovevano aspettare la correzione dell’insegnante: e così, un’automazione del processo di correzione dei test sarebbe stato un rinforzo continuo e “in itinere”.

Oggi, tutto questo sembra scontato e semplice da realizzare, ma quante volte, in effetti, si utilizzano metodi del genere in classe?

Education Technology

Dall’utilizzo delle macchine di Skinner nacque un nuovo settore disciplinare, ad inizio Novecento: l’Education Technology (anche detta Educational Technology, abbreviata con EduTech o EdTech), ideato da Sidney Pressey – psicologo e progettista di macchine per insegnare.

Lo scopo di questa nuova branca del sapere era quello di accelerare l’apprendimento attraverso l’applicazione delle tecniche di istruzione programmata, basate sul rinforzo del comportamento corretto.

Il fondamento teoretico dell’educazione tecnologica si basa sulle teorie di McLuhan e di Olson, secondo cui l’intelletto umano non può essere considerato separato dalle tecnologie, dato che lo sviluppo dei processi cognitivi e delle abilità umane dipende anche dal peso e dall’importanza che in una determinata cultura assumono le tecnologie.

Gli strumenti moderni

Premesso dunque che l’EduTech nasce nei primi del ‘900, e che annovera tra alcune delle macchine per insegnare degli strumenti per noi arcaici (come l’abaco, o i regoli), va anche detto che al giorno d’oggi ci sono una marea di strumenti che non sono alla portata di tutti gli istituti scolastici presenti sul territorio italiano.

Al di là della comune LIM, o dei tablet e dei pc, esistono infatti strumenti più complessi e più costosi: la realtà virtuale, la realtà aumentata, i sistemi di learning management e di learning content management, i sistemi di training management, l’intelligenza artificiale e la valutazione computer-aided.

La Realtà aumentata amplifica il mondo reale con la sovrapposizione di contenuti digitali: per fare ciò ci si avvale dell’uso di smartphone (o tablet), su cui è possibile scaricare un’applicazione AR (anche giochi), oppure di sistemi più sofisticati.

In altre parole, la realtà aumentata parte dalla nostra realtà e vi aggiunge qualcosa. Non “teletrasporta” altrove, semplicemente amplifica il nostro attuale stato di presenza. La realtà virtuale, invece, a differenza dell’altra, ci trasporta in una realtà che non esiste: si tratta di un ambiente digitale che sostituisce completamente il mondo reale.

L’intelligenza artificiale, invece, secondo la prima definizione più accreditata, studia i fondamenti teoretici, le metodologie e le tecniche che permettono di progettare sistemi hardware e programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico delle prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana.

Infine, learning management system (LMS) è la piattaforma applicativa (o insieme di programmi) che permette l’erogazione dei corsi in modalità e-learning al fine di contribuire a realizzare le finalità previste dal progetto educativo dell’istituzione proponente: sono quelle che si sono utilizzate finora per la didattica a distanza, ma che ora andrebbero utilizzate, anche in presenza, sfruttandone le caratteristiche di supporto alla didattica tradizionale, anziché quelle più basiche volte a dare una piattaforma per i meeting virtuali.

L’ARAN interviene su ATA in part time e incarico specifico e il computo del congedo parentale per più figli

da OrizzonteScuola

Di Avv. Marco Barone

Due orientamenti interessanti dell’ARAN su due questioni molto specifiche della scuola che interessano in particolar modo il personale ATA e il personale docente. L’agenzia interviene sulla questione degli incarichi specifici al personale ATA in part time e su come debbano essere computati i periodi di congedo parentale per più figli.

Il primo quesito: E’ possibile assegnare al personale ATA in part time le risorse del fondo di cui all’art. 40 del CCNL Istruzione e ricerca del 19.04.2018 relative agli incarichi specifici per il personale ATA?

L’ARAN risponde in questo modo: “Nel Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa di cui all’art. 40 del CCNL Istruzione e Ricerca del 19.04.2018 sono confluite le risorse elencate ai commi 1, 2 e 3 del medesimo articolo. Con le risorse di tale unico nuovo fondo si finanzia la retribuzione accessoria del personale docente ed ATA, volta a remunerare il personale scolastico per le finalità designate dal comma 4 dell’articolo 40 sopra citato, tra cui sono ricompresi anche gli incarichi specifici del personale ATA”. Concludendo che “per quanto riguarda invece il personale in part time si fa presente che l’art. 58, comma 8, del CCNL comparto scuola del 29.11.2007, esclude il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale dalle attività aggiuntive aventi carattere continuativo. Tale comma precisa che “Nell’applicazione degli altri istituti normativi previsti dal presente contratto, tenendo conto della ridotta durata della prestazione e della peculiarità del suo svolgimento, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali dettate per il rapporto a tempo pieno.”

Il secondo quesito: Qual è l’esatto computo dei periodi di congedo parentale chiesti dal personale della scuola per ciascuno dei propri due figli, dal lunedì al venerdì per il primo figlio e dal lunedì al venerdì successivi per il secondo? Ai fini del computo del predetto periodo, debbano essere considerati anche il sabato e la domenica, in osservanza delle precisazioni dell’art. 12, comma 6, del CCNL 2006-2009 del comparto scuola?

“Nel merito del quesito, si ritiene opportuno rilevare che l’art. 12 del CCNL del 29.11.2007 del comparto scuola, al comma 6, espressamente dispone che i periodi di congedo parentale “nel caso di fruizione continuativa comprendono anche gli eventuali giorni festivi che ricadono all’interno degli stessi. Tale modalità di computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata, ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno al lavoro del lavoratore o della lavoratrice”. L’aver considerato i giorni festivi o, comunque, non lavorativi ricompresi all’interno dell’istituto del congedo parentale comporta che, sotto il profilo contrattuale, il calcolo di tale periodo di assenza debba effettuarsi tenendo conto di tutti i giorni di calendario ricadenti nel periodo di congedo richiesto. Diverso è, invece, il caso prospettato da codesto istituto, in quanto la/il dipendente chiede due periodi di congedo riferiti a bambini diversi”.

Entrando nel merito del quesito, l’ARAN rileva che “l’ipotesi in esame, a parere della scrivente Agenzia, è assimilabile al caso di fruizione di due diversi istituti con la conseguenza che se la/il dipendente riprende effettivamente servizio il lunedì successivo al secondo periodo di congedo parentale le giornate di sabato e domenica non rientrano nel computo del congedo parentale.

A fortiori, si richiama sia la circolare n. 2/2011 del Dipartimento della Funzione Pubblica, che con riferimento al congedo biennale così chiarisce “Il congedo è fruibile anche in modo frazionato (a giorni interi, ma non ad ore). Affinché non vengano computati nel periodo di congedo i giorni festivi, le domeniche e i sabati (nel caso di articolazione dell’orario su cinque giorni), è necessario che si verifichi l’effettiva ripresa del lavoro al termine del periodo di congedo richiesto. Tali giornate [il sabato e la domenica] non saranno conteggiate nel caso in cui la domanda di congedo sia stata presentata dal lunedì al venerdì, se il lunedì successivo si verifica la ripresa dell’attività lavorativa ovvero anche un’assenza per malattia del dipendente o del figlio”, sia il messaggio Inps 18 ottobre 2011, n. 19772, che nel fornire ulteriori precisazione per i criteri di computo ed indennizzo del congedo parentale di cui agli artt. 32 e ss. del d.lgs. 151/2001, ritiene non computabili il sabato e la domenica compresi in un periodo unico di assenza ma fruita ad altro titolo”.

Gel anticovid: se quello fornito da Arcuri fa un baffo al virus

da La Tecnica della Scuola

Capita in un Istituto comprensivo di Udine, gloriosamente gestito da una dirigente, non solo preparata, ma anche determinata a fare il suo lavoro sino in fondo, per scelta deontologica e per cultura.

Ma  fino a quando le avversità vengono da fori, dall’esterno, la lotta è possibile- direbbe la preside. Quando è però la stessa Amministrazione a mettercene di suo, allora le cose cambiano e ti puoi anche arrabbiare, ma pure deprimere,  a seconda degli altri problemi che si hanno davanti.

E infatti, qualche giorno dopo l’apertura delle scuole, nel suo Istituto viene rilevato un caso di Covid19: un alunno è risultato positivo e dunque la prescritta informativa all’Asl che, seguendo i protocolli, fa una ispezione nella scuola nelle vesti del Dipartimento di prevenzione, proprio per capire e verificare se tutte le misure di cautela anti infezioni siano state adottate dalla preside.

E in effetti tutto risulta secondo le norme previste, tranne per il gel utilizzato come disinfettante: a certificazione del Dipartimento, quel prodotto non avrebbe attività virucida e quindi, anche se strofinato sulle mani, al Covid non farebbe un baffo, né metaforico né surreale.

Tuttavia, la singolarità di questo verbale, e della conseguente indignazione della dirigente, sta nel fatto che proprio quel gel, così innocuo per uccidere l’animale aereo, lo ha fornito direttamente il Ministero, nella persona del commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri.

Dunque un nome e un protocollo come garanzia del buon volere posson bastare alle dottoresse del Dipartimento? Tutto chiaro?

Assolutamente no, perché alle funzionarie, correttamente, non interessa sapere chi ha fornito il prodotto, ma la sua efficacia  virucida, e quello in dotazione alla scuola è acqua fresca, intruglio inutile, per cui da quel “verbale” in poi è responsabilità della dirigente munirsi di presidi idonei a proteggere le scolaresche e il personale. A lei spetta dotare la scuola e proteggerla.

“Senonchè”, sentiamo quasi sospirare afflitta la preside di quell’Istituto comprensivo di Udine, nelle casse della scuola, scrive, non c’è più neanche un euro, a seguito delle spese affrontate per renderla sicura, e dunque come fare? Dove trovare i fondi sufficienti per comprare gel non farlocco come quello spedito da Arcuri?

Bella domanda, ma con risposta del tutto assente, come quella che cala “silente” durante la rappresentazione di una commedia dell’assurdo.