Scuola: basso impatto su contagi generali

“Abbiamo finito da poco una riunione con l’Istituto Superiore di Sanità e con il Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza in cui abbiamo tracciato un primo bilancio sulla riapertura delle scuole. Restiamo molto prudenti ma, al momento, i dati sono positivi e questo ovviamente è confortante per tutti”, così la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Entrando nel dettaglio dell’incontro, Azzolina specifica che: “Dalle prime valutazioni fatte è emerso che, ad oggi, la scuola non ha avuto impatto sull’aumento dei contagi generali, se non in modo molto residuale”. In particolare, secondo i dati emersi dal monitoraggio condotto dal Ministero dell’Istruzione, con la collaborazione dei dirigenti scolastici, nelle prime due settimane di lezioni, dal 14 al 26 settembre, il personale docente che risulta contagiato è lo 0,047% del totale (349 casi di positività), si parla dello 0,059% (116 casi) per il personale non docente, per gli studenti la percentuale è dello 0,021% (1.492 casi).

“Come rilevato anche dagli esperti, i contagi nelle scuole, in questa fase, sono casi sporadici, e, per lo più, contratti fuori da scuola – sottolinea la Ministra, che ha illustrato l’incontro anche in un video su Facebook -. Il sistema scolastico ha iniziato in sicurezza e sta tenendo perché si è attrezzato, con grande sacrificio di chi ogni giorno ci lavora o ci studia, e delle famiglie. Ma la convinzione di tutti, anche nella riunione di questo pomeriggio, è che serva molta più prudenza per tutte le fasi e le attività extrascolastiche”.

Covid, chi ha la sindrome di Down muore di più?

Covid, chi ha la sindrome di Down muore di più? AIPD chiarisce e rassicura

Redattore Sociale del 05/10/2020

Le precisazioni dall’associazione in merito al comunicato congiunto di Iss e Policlinico Gemelli: “Risultati rilevanti per richiedere l’attenzione delle istituzioni sanitarie su una possibile peculiare fragilità, ma non devono modificare le abitudini dei nostri figli”

ROMA. “Ciò che risulta determinare la mortalità più elevata nella SD sono l’età superiore ai 50 anni, essere affetto da numerose patologie preesistenti non risolte, avere una condizione di demenza e non risiedere in famiglia”: è quanto precisa Aipd, per voce della presidente Tiziana Grilli, in merito allo studio realizzato dall’Istituto superiore di Sanità e l’Università Cattolica dedicato al “CoVID-19 e Sindrome di Down”. In base a questa ricerca, infatti, la mortalità per Covid-19 tra le persone con Sindrome di Down (SD) potrebbe essere stata fino a 10 volte maggiore rispetto a quella della popolazione generale. Un dato che non ha tardato a diffondere preoccupazione e allarme tra le famiglie delle persone con sindrome di Down.

Ed è proprio a loro che si rivolge la presidente di Aipd Tiziana Grilli: “Vorrei tranquillizzare le famiglie e tutte le persone con SD sul rischio di aumentata mortalità da COVID-19 per chi si dovesse contagiare avendo la sindrome. Il consulente scientifico pro-tempore Bazzocchi ha contattato alcuni degli autori della ricerca pubblicata sull’American Journal of Medical Genetics, Angelo Carfì e Graziano Onder. Ricerca che ha motivato il comunicato stampa congiunto dell’Istituto Superiore di Sanità e del Policlinico Gemelli e che ha poi portato all’uscita di diversi articoli sulla stampa e ad interventi in trasmissioni televisive, che hanno allarmato per la notizia di una particolare gravità della infezione da Covid19 nelle persone con sindrome di Down”, scrive Grilli nella lettera indirizzata alle famiglie.

“Si è condiviso con questi ricercatori che il dato consegue ad un’analisi statistica estrapolata da soli 16 casi di persone con sindrome di Down decedute in Italia, confrontati con i dati di oltre 3.400 schede di decessi di persone senza la sindrome – spiega ancora Grilli – Ciò che risulta determinare la mortalità più elevata nella sindrome di Down sono l’età superiore ai 50 anni, essere affetto da numerose patologie preesistenti non risolte, avere una condizione di demenza e non risiedere in famiglia”.

I risultati della ricerca sono “in linea con quelli di uno studio più ampio – riferisce ancora Grilli – condotto con il metodo della survey dalla società scientifica T21RS su 577 persone con sindrome di Down che hanno contratto l’infezione da Covid19 in vari paesi tra Europa, Asia e Americhe, ed a cui abbiamo aderito anche come Aipd, contribuendo alla diffusione del questionario di rilevamento”. Questi risultati devono però servire a “richiedere l’attenzione delle istituzioni sanitarie su una possibile peculiare fragilità delle persone con sindrome di Down alle infezioni respiratorie e non solo, ma non devono modificare il comportamento quotidiano e le abitudini dei nostri figli secondo le misure anti-contagio Covid19 consigliate per tutta la popolazione italiana. Continuiamo quindi senza allarmismi e preoccupazioni particolari – conclude Grilli – con la consapevolezza, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che la sindrome di Down comporta sintomi e rischio di contrarre patologie, e quindi come tale deve essere studiata e seguita in centri specialistici con percorsi dedicati”.

I tirocini all’estero, la grande opportunità (per ora bloccata) dei ragazzi con la sindrome di Down

I tirocini all’estero, la grande opportunità (per ora bloccata) dei ragazzi con la sindrome di Down

InVisibili Blog del 05/10/2020

“Lavorando per lavorare” non è un semplice gioco di parole, ma è il nome dell’ambizioso progetto promosso dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), per promuovere stage lavorativi all’estero nel settore alberghiero per ragazzi con la Sindrome di Down. Ormai non suscita più scalpore entrare in un ristorante o in un albergo e imbatterci in qualcuno del personale con la Sindrome di Down. Anche la Rai ha proposto il docufilm “Hotel 6 stelle”, che racconta l’esperienza di un gruppo di giovani Down durante uno stage in un grande albergo di Roma.

Nella realtà, invece, i tirocini organizzati dall’AIPD vengono svolti a Barcellona, città scelta non casualmente. Lo spagnolo è una lingua molto simile all’italiano, quindi la comunicazione è sicuramente agevolata, anche grazie al fatto che in entrambi i modi di esprimersi si fa un largo uso della gestualità. In particolare, l’associazione ha scelto Barcellona per far fare gli stage e pernottare i tirocinanti perché ha individuato e avviato una collaborazione con l’Ostello Inout dell’Associazione Icaria Iniciatives Social, struttura in cui già da diverso tempo lavorano persone con disabilità.

I soggiorni all’estero sono stati concepiti per aiutare i ragazzi con la Sindrome di Down a diventare persone adulte responsabili. Per questo durante gli stage gli viene chiesto di portare a termine precisi compiti assegnati da un’equipe competente e multidisciplinare. Inoltre, la permanenza a Barcellona per tre settimane, durata standard degli stage, li costringe a stare lontano dalla famiglia, e quindi è una grande opportunità di crescita personale.

Anche se il progetto “Lavorando per lavorare” si può considerare nuovo perché è stato finanziato da poco tempo dalla Unione Europea, è dal 2007 che si occupa di tirocini di persone con la sindrome di Down. In questi anni circa un centinaio di ragazzi sono andati all’estero per fare uno stage lavorativo. Purtroppo, a causa dell’emergenza Covid i tirocini sono stati interrotti, ma la volontà di proseguire e sviluppare il percorso avviato è resta intatta.

“Siamo preoccupati, ma fiduciosi – dichiara Anna Contardi, Coordinatrice nazionale Associazione Italiana Persone Down onlus – Sicuramente la crisi del settore accoglienza renderà più difficili i prossimi inserimenti, l’avvio di molti tirocini programmati è stato per ora sospeso, ma dall’altra parte siamo molto contenti che la maggior parte delle persone che avevano un contratto di lavoro siano già tornati a lavorare. Questo ci dimostra che le aziende che si sono confrontate con questi lavoratori hanno capito che loro possono essere una reale risorsa. Ci auguriamo per tutti che la situazione del mercato del lavoro si riprenda rapidamente”.

Le parole della Contardi non sono una chimera, ma la reale volontà di proseguire e di ampliare i tirocini all’estero. Infatti, l’AIPD è una delle organizzazioni capofila del “Valueable”, progetto europeo per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità intellettiva nel settore alberghiero. Più specificatamente, “Valueable –handing opportunities” è una certificazione internazionale destinata alle aziende del turismo che danno un’opportunità di sviluppo professionale a soggetti con problemi intellettivi. Valueable ha, inoltre, lo scopo di far capire alle aziende del settore turistico che l’assunzione di persone con la Sindrome di Down è molto conveniente sotto vari punti di vista. Economicamente è un vantaggio perché in Italia vige una legge per cui alle aziende viene rimborsato il 70% della retribuzione lorda imponibile per 5 anni di ogni dipendente. Parecchie testimonianze di datori di lavoro “con marchio Valueable” danno prova di come i lavoratori con la Sindrome Down siano alquanto affidabili e costanti, in quanto per gli stessi il lavoro ha un valore molto alto, che va ben oltre la valenza contrattuale. Oltre a essere una garanzia per la produttività, gli stessi dipendenti hanno un’influenza positiva sull’intero gruppo, rendendolo più affiatato e collaborativo e meno conflittuale.

di Anna Maria Gioria

La disabilità intellettiva nella “giungla” dei test e dei tamponi

La disabilità intellettiva nella “giungla” dei test e dei tamponi. “Servono percorsi adeguati”

Redattore Sociale del 05/10/2020

ROMA. Per chi ha una disabilità intellettiva o un disturbo dello spettro autistico, per eseguire un tampone o un test salivare è spesso necessaria la sedazione: per questo la necessaria diffusione degli esami, in presenza dell’attuale aumento di contagi, deve essere accompagnata dalla predisposizione di percorsi adeguati a chi ha maggiori difficoltà. E’ quello che chiedono a gran voce le associazioni del Lazio.

“Chi non si trova ad affrontare una disabilità complessa difficilmente riesce a immaginare le difficoltà che comporterebbe effettuare un tampone o anche i nuovi test rapidi salivari”, scrivono in una nota congiunta la Consulta H di Roma e un gruppo di associazioni di Roma e provincia (Community Sorelle di Cuore, Oltre lo Sguardo Onlus, Hermes Aps, Nuove Frontiere, I Guerrieri SPQR) – Per i soggetti con disabilità psichiche è praticamente impossibile sottoporsi ad un tampone di tipo classico, trattandosi di una procedura abbastanza invasiva e impossibile da realizzare senza traumi e in condizioni di tranquillità del soggetto. Si rende perciò necessario non solo l’uso di tamponi rapidi e poco invasivi, ma anche di condizioni ottimali per poterli fare”.

Test a casa, o in reparti di Odontoriatria specializzati
Non è affatto adeguata quindi la soluzione individuata dalla Regione Lazio, che “ha disposto l’apertura di un drive in dedicato presso l’Istituto Santa Lucia – riferiscono ancora Consulta e associazioni – Riteniamo che la soluzione sia lontana dalle possibilità di molte persone disabili, soprattutto da quelle con una disabilità psichica o neuro-atipiche come le persone autistiche: eseguire un test in un drive in, magari con una lunga attesa in auto e in un ambiente precario e poco rassicurante per la persona con disabilità, provocherebbe reazioni incontrollabili e renderebbe impossibile l’esame”. Di qui la proposta di due alternative: primo, “affidare la procedura ai reparti di Odontoiatria specializzati per persone non collaboranti che operano sia presso l’Istituto Eastman che presso l’Ospedale San Filippo Neri”; secondo, eseguire “i tamponi a domicilio, con la collaborazione e la supervisione dei familiari, in un ambiente rassicurante e psicologicamente più adatto”. In generale, “in una situazione ancora molto a rischio e piena di incognite, riteniamo fondamentale il rispetto e la messa in atto delle procedure più adatte per persone con disabilità psichiche di tutte le età – rimarcano le associazioni – A questo proposito attendiamo ancora risposte circa protocolli relativi a ricovero di persone con disabilità psichica e/o familiare convivente e a percorsi ospedalieri dedicati, sempre tenendo presente la necessità di tutelare sotto ogni aspetto i soggetti con disabilità che necessitano dell’impiego di personale specializzato, informato e all’altezza del compito”.

Angsa Lazio scrive a Zingaretti e Amato
Anche Angsa Lazio manifesta da tempo la stessa preoccupazione: “Abbiamo scritto il 2 ottobre al presidente Nicola Zingaretti ed all’assessore Alessio D’Amato – riferisce la presidente Stefania Stellino – per chiedere che siano previsti test salivari o comunque meno invasivi del tampone, per le persone con disabilità intellettiva e disturbi del neuro-sviluppo, e nello specifico nello spettro dell’autismo, non collaboranti. Abbiamo fatto presente, nella nostra lettera, che per queste persone un tampone sarebbe possibile solo in sedazione, quindi è fondamentale poter includere nei protocolli, da subito, dei test meno invasivi per le persone non collaboranti – osserva Stellino – È un argomento molto serio che pertanto va affrontato molto seriamente. Già tempo fa come Fish Lazio abbiamo chiesto percorsi Covid ben definiti per le persone non collaboranti. Siamo ora più che mai disponibili al confronto per risolvere una problematica che riteniamo della massima urgenza”.

Fish Lazio, criticità anche nei test salivari a scuola.
Non sarebbero adeguati neanche i test salivari, definiti “meno invasivi”, che a partire da questa settimana saranno diffusi nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. E’ quanto rileva Fish Lazio, che ha manifestato la propria preoccupazione in una lettera appena inviata dal presidente Daniele Stavolo al governatore Zingaretti e all’assessore D’Amato. “Il ricorso a questa tipologia di test infatti, apparentemente meno invasivo rispetto al prelievo naso-faringeo, adottato per potenziare l’attività di screening nelle scuole e contrastare la diffusione dell’epidemia da SARS-Cov-2, non tiene purtroppo in considerazione le specifiche e diverse esigenze degli studenti con disabilità, in particolare quelle con disagio relazionale e intellettivo”. Stavolo ribadisce poi la necessità di “adottare strumenti di tutela in modo particolare nei confronti delle persone con disabilità intellettivo relazionale non collaboranti e/o non autosufficienti” anche in relazione alla “gestione del paziente in condizioni di salute tali da richiedere il ricovero presso reparti di emergenza dedicati”. Di qui la richiesta di “un confronto urgente, al fine di individuare e condividere percorsi che garantiscano appropriatezza e qualità di diagnosi e cura nei confronti delle persone con disabilità, assicurando al tempo stesso migliore efficacia al sistema sanitario regionale nel suo complesso”.

Cittadini italiani sempre più delusi dai servizi pubblici locali

Cittadini italiani sempre più delusi dai servizi pubblici locali

Vita del 05/10/2020

Il trasporto pubblico si colloca in basso alla classifica di soddisfazione degli utenti, ma anche gli obiettivi di sostenibilità sono ritenuti poco raggiungibili. Ecco i risultati della consultazione civica di Cittadinanzattiva.

Non pienamente soddisfatti dei servizi pubblici della propria città, con un livello di soddisfazione che diminuisce dal Nord al Sud del Paese. Più apprezzato il servizio idrico, a seguire quello di raccolta dei rifiuti, in basso alla classifica il trasporto pubblico locale. Ma come è messa l’Italia rispetto al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile? Secondo i cittadini, non proprio bene: circa la metà ha scarsa fiducia nelle possibilità di migliorare e rendere sostenibili tali settori, come indicato dagli obiettivi dell’Agenda 2030.

È quanto emerge dalla Consultazione civica sui servizi pubblici locali e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibilerealizzata da Cittadinanzattiva nell’ambito del progetto “Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino”, finanziato dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi del DM 7 febbraio 2018.

Alla consultazione hanno partecipato 3.586 cittadini, di età compresa – quasi per il 90% – fra i 18 e i 65 anni, di cui il 45% ha il titolo di istruzione superiore e quasi il 44% ha conseguito la laurea. I rispondenti appartengono per il 40% alle regioni del Centro Italia, per il 37% al Nord e per il 23% al Sud.

Il focus della consultazione riguardava tre settori: il trasporto pubblico locale, il servizio idrico, e la gestione dei rifiuti urbani.

In particolare oltre due utenti su tre ritengono che la propria città non sia nelle condizioni di assicurare trasporti pubblici accessibili, sicuri e sostenibili entro il 2030, come previsto dall’Agenda, e che non si riuscirà a dimezzare a livello mondiale il numero di decessi o le lesioni da incidente stradale.

Poco più di un cittadino su due ritiene che entro il 2030 non sarà possibile migliorare la qualità e la sicurezza dell’acqua, e poco meno della metà afferma che non si riuscirà a ridurre in maniera sostanziale il numero di persone che soffrono per la carenza idrica, come previsto dall’obiettivo 6 dell’Agenda 2030.

Quasi il 53% ritiene che si riuscirà a ridurre la produzione di rifiuti ma la percentuale scende al 48% fra quelli che ritengono raggiungibile l’obiettivo di diminuire l’impatto ambientale che ne deriva.

“La scarsa fiducia dei cittadini nella possibilità di raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 nasce da un’evidente insoddisfazione per la qualità dei servizi resi a livello locale. Crediamo, dunque, che occorra intervenire su alcuni fattori essenziali per il loro buon funzionamento: ad esempio, accrescendo la rete e i mezzi messi a disposizione per il trasporto pubblico, migliorando la gestione dei reclami e la risoluzione delle controversie in tutti gli ambiti, intervenendo nel settore del servizio gestione rifiuti in particolar modo sul fronte dei costi, considerati eccessivi dai cittadini, e delle tutele, ancora troppo marginali se non del tutto inesistenti”, commenta Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

Sui trasporti, a fronte di una spesa media per l’abbonamento annuale di circa 300 euro (Fonte: Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva), i cittadini lamentano la scarsa accessibilità del trasporto pubblico locale in termini di barriere architettoniche, capillarità del servizio e disponibilità del servizio clienti (punteggio medio nella consultazione di 2.07 su scala da 1 a 4); si dichiarano “poco soddisfatti” inoltre della qualità (2.31) in termini di pulizia, puntualità e continuità, e “per niente soddisfatti” (il punteggio medio complessivo è di 1,83) sul fronte delle tutele considerate in termini di disponibilità di info su come presentare reclamo, gestione dei reclami, indennizzi e procedure di conciliazione. Indicatori di qualità e forme di tutela sono, in effetti, due elementi scarsamente contemplate nelle Carte dei servizi delle aziende di trasporto.

Nell’ambito del servizio idrico, a fronte di una spesa media a famiglia nel 2019 di 434 € , la maggior parte dei cittadini si ritiene complessivamente “abbastanza soddisfatto” della continuità e regolarità del servizio nella propria città (il valore medio indicato è di 3,19, sempre su scala da 1 a 4); anche in questo settore il livello di soddisfazione scende rispetto alla gestione dei reclami e della conciliazione o degli indennizzi previsti (il valore indicato è di poco superiore al 2). Più in dettaglio, il 38% dei rispondenti si dice “poco soddisfatto” del servizio gestione reclami e il 35% “delle info disponibili per presentare reclamo; il 48% denuncia l’assenza di indennizzi in caso di disservizi e ben il 59% denuncia l’assenza di procedure di conciliazione.

In tema di gestione del servizio rifiuti, a fronte di una spesa media a famiglia di 300 € nel 2019 (Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva) la maggior parte dei cittadini si dice “poco soddisfatto” del rapporto qualità/prezzo del servizio (voto medio 2,36), il 59% si dice “poco o per nulla soddisfatto” della qualità, in particolare per la manutenzione e pulizia dei bidoni, la cui informazione circa la periodicità di pulizia è assente nel 54% delle Carte dei servizi esaminate; poco più del 50% si dice “per nulla o poco soddisfatto” del servizio di spazzamento e lavaggio strade, informazione assente nel 63% delle Carte esaminate.

Il fronte della tutela risulta essere quello più debole anche in questo servizio: la maggior parte dei cittadini infatti si dice “poco soddisfatto” degli strumenti a sua disposizione (punteggio medio 2,24). Tale giudizio trova riscontro nella nostra analisi delle Carte: anche in questo caso infatti, queste risultano manchevoli di molte importanti informazioni.

Rapporto sugli stipendi di insegnanti e dirigenti in Europa

La rete Eurydice celebra il 5 ottobre la Giornata mondiale degli insegnanti con la pubblicazione del rapporto dedicato agli stipendi e alle indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa.

La crisi dettata dall’emergenza sanitaria ha evidenziato i tanti compiti e il forte impegno richiesto sia agli insegnanti che ai dirigenti scolastici per garantire un insegnamento di qualità. Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2018/19 prende in esame gli stipendi tabellari e le indennità di docenti e capi d’istituto nelle scuole pubbliche pre-primarie, primarie e secondarie di 42 sistemi educativi , comparando le differenti condizioni e progressioni salariali.

Tra i risultati principali si rilevano significative differenze tra i paesi europei negli stipendi tabellari iniziali degli insegnanti, che possono infatti variare, a seconda del paese, da 5 a 80 mila euro lordi all’anno.

L’Italia, insieme a Francia, Malta, Portogallo e Regno Unito, con stipendi per i docenti che variano tra i 22 e i 28mila euro l’anno, si colloca in linea con la media europea. Sono più alti della media gli stipendi iniziali degli insegnanti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia e Scozia. Stipendi ancora più alti si registrano in paesi con PIL pro-capite alto: Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Rispetto all’importo e al tempo necessario per gli aumenti di stipendio correlati alla progressione di carriera, si registrano sostanziali differenze tra i paesi europei. A seconda del paese gli stipendi iniziali possono aumentare durante la carriera di un docente dal 12% fino al 116% e il numero medio di anni necessari per raggiungere il massimo del range salariale va da 6 a 42 anni.

Nel caso dell’Italia, gli insegnanti hanno bisogno di una significativa anzianità di servizio per raggiungere aumenti salariali modesti: gli stipendi possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio. Per contro, in Irlanda, Paesi Bassi e Polonia, gli stipendi tabellari iniziali dei docenti possono addirittura aumentare di oltre il 60% già nei primi quindici anni di servizio, e ancor di più negli anni successivi.

Per quanto riguarda i cambiamenti negli stipendi tabellari durante gli ultimi anni, gli insegnanti hanno visto aumentare la propria retribuzione nella maggior parte dei sistemi educativi, anche se gli aumenti sono stati generalmente modesti o indicizzati all’inflazione.

In Italia, come anche in Polonia e nel Regno Unito, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi 4 anni.

Il rapporto è disponibile a questa pagina: http://eurydice.indire.it/pubblicazioni/teachers-and-school-heads-salaries-and-allowances-in-europe-2018-19/

Giornata Mondiale degli Insegnanti

UNICEF su Giornata Mondiale degli Insegnanti 

5 ottobre 2020 – “Oggi, in occasione della Giornata Mondiale degli insegnanti, vogliamo cogliere l’occasione per ringraziare i docenti che, in tutto il mondo, in tempo di COVID-19, con grande difficoltà, impegno e determinazione hanno continuato a prendersi cura della crescita educativa dei bambini e dei ragazzi ed ora stanno facilitando il rientro in classe adeguandosi a nuove norme e abitudini e riuscendo nel difficile compito di trasferire agli studenti anche informazioni utili per la salute pubblica”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.  

“Il COVID-19 ha causato un’interruzione dell’istruzione senza precedenti, con un picco di 1,6 miliardi di bambini in 190 paesi che hanno abbandonato la scuola; almeno 463 milioni di bambini le cui scuole sono state chiuse a causa del COVID-19, non hanno avuto accesso alla didattica a distanza e si prevede che almeno 24 milioni di bambini abbandoneranno la scuola a causa del COVID”– ha aggiunto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo –  “Eppure, durante questo periodo, gli insegnanti hanno fatto di tutto per dare riconoscimento a un diritto fondamentale per la crescita e lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti: il diritto ad apprendere”.  

L’UNICEF Italia anche quest’anno offre a tutte le scuole di ordine e grado proposte educative e laboratori da svolgere con gli studenti orientati alla promozione dei diritti dei bambini e dei ragazzi. Per l’anno scolastico 2020/21 l’UNICEF ha elaborato una nuova proposta educativa dal titolo “Il BENESSERE OLTRE L’EMERGENZA – Educazione, protezione e sostenibilità” dedicata al tema del “benessere” inteso come condizione necessaria per un recupero della normalità e per la realizzazione di un’esperienza educativa di qualità.  La proposta comprende kit didattici e schede formative su temi di principale interesse (prevenzione e contrasto al bullismo, tutela dell’ambiente, protezione da qualsiasi forma di violenza…).  

In tale contesto si colloca il Progetto “Scuola Amica delle Bambine, dei Bambini e degli adolescenti” al suo 11° anno di realizzazione, che vede la collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Il Progetto quest’anno propone una “versione speciale” del suo percorso, dedicando attenzione e cura a specifici aspetti connessi allo straordinario momento che stiamo vivendo.  

Contestualmente è stata elaborata una proposta specifica dedicata al delicato momento del rientro a scuola “#torniamoascuola” con l’obiettivo di aiutare bambini e ragazzi a trovare nella scuola un luogo dove potersi raccontare e ritrovare se stessi e gli altri. Le attività, suddivise per fasce di età, sono tutte finalizzate alla ricostruzione dei legami educativi, attraverso metodologie diverse che stimolano bambini e ragazzi a una nuova progettazione del futuro, dedicando però estrema attenzione alla straordinarietà di quanto accaduto. 

Per informazioni sulle Proposte educative: www.unicef.it/scuola    

Inoltre, l’UNICEF Italia ha lanciato la Petizione “Sicuramente scuola. Per una scuola sicura, moderna e inclusiva” per chiedere al Governo di mettere al centro dell’agenda politica i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza definendo un piano di riapertura in sicurezza che garantisca un’istruzione inclusiva e di qualità oltre l’emergenza, con interventi personalizzati e attenti ai singoli bisogni degli studenti.    

Per aderire: www.unicef.it/sicuramentescuola   

Le elezioni degli organi collegiali scolastici al tempo del Covid

Le elezioni degli organi collegiali scolastici al tempo del Covid

di Cinzia Olivieri

Anche quest’anno, con la Nota 2 ottobre 2020, AOODGOSV 17681, sono state confermate le solite istruzioni sulle elezioni degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica, che si svolgeranno secondo le procedure previste dall’OM n. 215/1991, come modificata dalle OO.MM. nn. 267/1995, 293/1996 e 277/1998.

Entro il 31 ottobre 2020 dovranno concludersi le operazioni di voto per gli organi di durata annuale e quelle per il rinnovo annuale delle rappresentanze studentesche nei consigli di istituto delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di II grado non giunti a scadenza, con la procedura semplificata di cui agli articoli 21 e 22 dell’OM 215/91.

A tal proposito non è superfluo evidenziare che la procedura semplificata è prevista dal titolo II e quella ordinaria dal titolo III dell’OM 215/91. Giacché tuttavia  per il rinnovo della componente studentesca nel consiglio di istituto resta ferma la possibilità di presentare liste separate, si rispettano generalmente le scadenze previste dall’art. 32 (almeno 15 giorni prima delle elezioni) per la presentazione delle liste.

Considerando che siamo già ad ottobre, quindi appare necessario procedere tempestivamente alla indizione delle elezioni stabilendone la data.

Le assemblee di studenti e genitori potranno svolgersi pure in modalità telematica (come già previsto dalle note 278 e 279 di marzo 2020 e ribadito nel comunicato del 3 ottobre 2020), anche in considerazione delle diverse forme organizzative adottate dalle scuole per garantire il distanziamento.

Occorrerà considerare altresì che alcuni istituti, appunto quale misura organizzativa, prevedono dei turni di frequenza e, non essendo tutti gli alunni contestualmente presenti, le operazioni di voto potrebbero spalmarsi su più giorni.

Non solo. Potrà accadere che l’assemblea dell’art. 21 dell’ordinanza non possa avvenire contestualmente alle elezioni per la difficoltà di collegarsi prima in modalità telematica e successivamente recarsi a votare in presenza.

Le elezioni per il rinnovo dei consigli di circolo/istituto scaduti e le suppletive, poi, si svolgeranno secondo la procedura ordinaria nella data fissata dal Direttore generale/dirigente preposto di ciascun Ufficio Scolastico Regionale, non oltre il termine di domenica 29 e lunedì 30 novembre 2020.

Il comunicato del 3 ottobre sottolinea l’indifferibilità delle elezioni degli Organi collegiali in quanto “obbligo previsto dalle norme” al fine di “garantire Organi pienamente legittimi e in grado di produrre deliberazioni altrettanto legittime” giacché essi “Sono inoltre fondamentali per la vita democratica delle scuole e per la partecipazione attiva delle famiglie, delle studentesse e degli studenti”.

Ebbene, non si può fare a meno di notare come purtroppo tanto sia in parte contraddetto dalla circostanza che la nota del 2 ottobre ribadisce dopo un ventennio che ad oggi ancora si attende  una soluzione normativa circa la composizione del consiglio di istituto negli omnicomprensivi (ovvero le scuole che comprendono al loro interno sia scuole dell’infanzia, primarie e/o secondarie di primo grado, sia scuole secondarie di secondo grado) che resteranno commissariati e quindi privi di consiglio di istituto e giunta.

Quanto alla possibilità di votazioni elettroniche, occorrerà anche in tal caso trovare una soluzione che rispetti i principi di personalità, libertà e segretezza del voto.

In un’ottica di implementazione della  semplificazione ed efficientamento delle procedure e di  modernizzazione del sistema scolastico si manifesta la volontà di un rinnovamento anche delle votazioni per gli Organi collegiali al fine “di ampliare la partecipazione al voto”…che per la verità non è semplicemente collegata alle modalità di voto ma anche all’interesse per la partecipazione che appare sempre più in flessione, sebbene come di consueto nei momenti critici come quello attuale sembra registrare qualche picco. Caduta di interesse storica e sostanzialmente collegata alla consapevolezza dei limiti di efficacia della partecipazione, specie ora che con l’autonomia l’impianto del Dlgs 297/94 appare un simulacro anacronistico, tant’è che negli ultimi anni nessun disegno di legge di riforma degli organi collegiali scolastici li vede potenziati né nel numero né nelle funzioni.

Con la circolare elezioni del 2 ottobre si sono poi fornite anche alcune indicazioni circa le misure di prevenzione dal rischio di infezione da SARS-COV 2 che dovranno essere previamente diffuse tra le famiglie e che possono riassumersi:

Per quanto riguarda i locali:

  • percorsi dedicati e distinti di ingresso e di uscita, chiaramente segnalati;
  • divieto di  assembramenti;
  • distanziamento non inferiore a un metro sia tra i componenti del seggio che tra questi ultimi e l’elettore e due metri al momento dell’identificazione dell’elettore a cui sarà necessariamente chiesto di rimuovere la mascherina per il suo riconoscimento;
  • presenza di finestre per favorire il ricambio d’aria;
  • pulizia  dei locali e disinfezione delle superfici di contatto ivi compresi tavoli, postazioni attrezzate per il voto e servizi igienici;
  • possibilità effettuare  nello stesso ambiente le operazioni di voto per una o più classi ma garantendo il distanziamento;
  • prodotti igienizzanti negli spazi comuni all’entrata nell’edificio e in ogni locale in cui si svolgono le votazioni.

Per chi ha diritto di accesso ai locali (votanti, rappresentanti di lista ecc.):

  • evitare di uscire di casa e recarsi al voto in caso di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37,5°C;
  • non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni;
  • non essere stati a contatto con persone positive negli ultimi 14 giorni.
  • indossare  la mascherina e prima di ricevere la scheda e la matita nonché prima di lasciare il seggio procedere alla igienizzazione delle mani.

Per gli scrutatori:

  • indossare la mascherina chirurgica;
  • mantenere sempre la distanza di almeno un metro dagli altri componenti;
  • procedere ad una frequente ed accurata igiene delle mani mentre l’uso dei guanti è consigliato solo per le operazioni di spoglio.

Scuola e fattore “T”

Scuola e fattore “T”

di Ivana Summa

Qualcuno si chiederà perché parlare di scuola in occasione delle elezioni  amministrative comunali, considerato che la scuola è statale. Bene, tutta la normativa introdotta in questi ultimi decenni e, in particolare, la L. 59/1997 ha realizzato, a costituzione invariata, il decentramento di compiti e funzioni ad enti ed organi dello Stato, attribuendo alle scuole l’autonomia e ai comuni altri compiti proprio nell’ambito dell’istruzione e della formazione. Dunque, nel quadro della normativa generale, il Ministero detta le linee di indirizzo alle scuole a cui spetta la decisionalità della gestione specifica. Ma le scuole e le amministrazioni locali, pur nell’ambito di quanto previsto dagli art. 138e 139 del D.lgvo n. 112/’98,  hanno le loro radici nello stesso territorio e qui ci sono le famiglie, le imprese, le associazioni, gli esercizi commerciali, insomma un “capitale sociale” che concorre alla crescita della comunità se tutte le risorse umane e professionali interagiscono consapevolmente  e verso la stessa direzione. Perché ciò possa accadere è necessario che chi governa questa comunità, il Sindaco con la sua giunta, si “prenda cura” della propria città, sia risolvendo i problemi piccoli e grandi, sia supportando tutti i soggetti a dare il meglio di sé per contribuire al benessere personale e sociale. Prendersi cura vuol dire farsi carico degli altri con convinzione e dedizione; vuol dire interessarsi, impegnarsi, avere premura, insomma “dedicarsi” alla comunità di cui si fa parte, dando  risposte non solo ai bisogni materiali ed immateriali, ma anche alle aspettative (…gli altri si aspettano che…) e – cosa non facile che richiede intelligenza lungimirante –  interpretando il futuro della città con condivisione partecipata in vista del bene comune. Questa cifra politica territoriale va fortemente condivisa con le scuole perché a queste istituzioni che la nostra repubblica ha delegato la formazione della persona e del cittadino.

E, infatti, le scuole “efficaci”, cioè quelle che ottengono i migliori risultati dai propri alunni, sono proprio quelle che “fanno rete” sul territorio tra di loro e con le altre istituzioni, concorrendo attivamente alla realizzazione  delle “micropolitiche di territorio”, ovvero le scelte condivise con le amministrazioni comunali: è il cosiddetto fattore “T” che fa la differenza tra le scuole, tra quelle che funzionano al meglio e quelle che cercano, da sole, di fare ciò che possono. Le scuole, dunque, non sono soltanto  utili al singolo cittadino, ma hanno una funzione sociale, di crescita del paese (art. 3 della Costituzione) attraverso la formazione  delle giovani generazioni. Dunque, le scuole, anche se è il Ministero a fornire le risorse umane ed economiche, hanno necessità di legittimarsi sul territorio e, d’altro canto, l’ente locale, il Comune, ha bisogno di legittimarsi concretamente  facendo politiche integrate sul territorio. Chi ha compreso pienamente  la necessità di questa concertazione mirata al benessere della propria comunità non si ferma alla gestione degli edifici scolastici, né  al finanziamento di qualche progetto.

Dopo questa premessa, è necessario fare qualche proposta completa che, peraltro, è già stata sperimentata in Canada e in Inghilterra e, in Italia,   in alcune scuole ma che andrebbe realizzata da tutte le scuole di una città. Stiamo parlando del cosiddetto “service learning” che, in italiano, possiamo tradurre come “apprendimento servizio”. Cosa significa concretamente? Significa, per le scuole e per l’Ente Locale, pianificare una didattica che metta in condizione gli studenti di “apprendere attivamente” mentre si partecipa  ad un progetto che affronta e propone soluzioni ad un problema  concreto della comunità. Non è un’attività alternativa ed extracurriculare, ma un’attività curriculare che viene realizzata con un approccio metodologico che vuole integrare le conoscenze formali con quelle informali, le conoscenze teoriche con le conoscenze pratiche e il tutto in un ambiente che diventa significativo per gli studenti ed utile per la comunità. Un apprendimento di questo tipo  crea forti motivazioni che hanno le loro radici  nel senso di utilità e ciò   gratifica  e rende “sensate” quelle conoscenze che spesso i nostri studenti avvertono inutili  o, meglio, da apprendere al solo scopo di prendere buoni voti.  Insomma, stiamo affermando che la scuola assolve meglio ai suoi compiti e previene la dispersione scolastica  se si rende utile! Chi ha sperimentato e continua a farlo il service  learning, l’apprendimento/servizio, ampliando l’ambiente di apprendimento oltre l’aula e l’edificio scolastico,  educa alla cittadinanza attiva perché:

  • rafforza la  democrazia favorendo la partecipazione autentica;
  • contribuisce a sviluppare il senso di autostima nei nostri giovani;
  • forma il pensiero critico e la consapevolezza  della molteplicità degli aspetti con  cui si manifesta la convivenza civile, rendendo necessarie capacità di confronto.

L’educazione civica, introdotta per legge da quest’anno nel curricolo delle nostre scuole, non comporta qualche ora in più, ma richiede un ripensamento della formazione dei giovani, che va orientata all’acquisizione di valori autentici, che rendono cittadini competenti e responsabile.

Per realizzare ciò che ho sintetizzato, si rende necessario un PROGETTO POLITICO a livello di città  che vada in questa direzione  e che sollecita i cittadini a cooperare. Voglio concludere questo mio contributo citando un antico proverbio africano che oggi è quanto mai attuale:

Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”; non ce la possiamo cavare da soli come genitori o come insegnanti, ci vuole una comunità che si fa villaggio, cioè un luogo in cui ci si prende cura! Ed è proprio al sindaco che è affidato questo compito, difficile ma in grado di dare nuova linfa vitale alle nostre comunità.

(*) intervento del 9 settembre 2020, Senigallia

Ancora positivi in classe, arrivano i test salivari

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Con i positivi che hanno superato ampiamente quota duemila per il secondo giorno consecutivo, in Italia continuano a salire anche i casi di positività nelle scuole, dove presto arriveranno i test salivari, che solo pochi giorni fa hanno ottenuto il disco verde da parte dello Spallanzani e che debutteranno domani nel Lazio. Esame sanitario per il quale ci vorrà il consenso dei genitori.

Ma, con le chiusure di alcuni istituti e la decisione di altri di affidarsi alla didattica a distanza, è la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, a lanciare un appello: la scuola – dice – «è fatta di aule, di relazioni, di interazione, di confronto e dialogo quotidiano tra studenti e docenti» e «non può essere ad intermittenza. Diversamente – sottolinea -, le ricadute sulle famiglie e in particolare sulle donne sarebbero devastanti. Con i figli a casa a giorni alterni, vi è il rischio reale che uno strumento come il telelavoro, diciamolo in italiano, certamente utile nelle fasi più gravi dell’emergenza, si cronicizzi».

La cronaca registra però casi di positività un po’ in tutta Italia. Secondo i dati diffusi da Lorenzo Ruffino, studente di Economics a Torino, le scuole che hanno registrato uno o più casi di positività sono 918, con oltre 1.164 persone coinvolte tra studenti e personale scolastico. Da 87 casi, inoltre, sono nati dei focolai, mentre da 81 il contact tracing non ha trovato altri positivi.

Nel Lazio, dove nelle aule si registrano quasi 300 casi (un quarto di quelli totali), sono in arrivo un milione di test salivari, come ha annunciato il governatore Nicola Zingaretti, che consentiranno, essendo meno invasivi, di procedere agli esami sui bimbi più piccoli, mentre alle superiori si va avanti con i tamponi rapidi. Il via è fissato per martedì.

Il Veneto, invece, è pronto a nuovi test attraverso «una nuova macchinetta» in grado di fornire una risposta sulla positività in dieci minuti. Quello che non è ancora stato registrato da osservatori e analisti, sono gli effetti della riapertura delle scuole sulla curva epidemiologica. «L’effetto – spiega Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – lo vedremo fra una settimana e fra una settimana capiremo anche se i ragazzi possono diventare veicolo inconsapevole e incolpevole della circolazione del virus nelle famiglie».

«Bisogna avere molte attenzioni e moto rigore nel seguire le regole – la raccomandazione della sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa -. Una volta in classe i bambini sono in sicurezza, quello che non va spesso è quello che avviene fuori dalle scuole, dove ci sono assembramenti, feste di compleanno».

«La scuola – il parere del presidente dell’Istituto Superiore Sanità, Silvio Brusaferro – sta rapidamente identificando le persone con sintomi e questo è un buon segnale per la capacità di tracciare i casi».

Intanto a Roma fa discutere il blitz del Blocco Studentesco, organizzazione scolastica che fa riferimento agli ambienti dell’estrema destra, all’interno del liceo Augusto. Senza mascherine e in spregio alle norme anti-Covid, hanno lanciato volantini all’interno delle classi contro la ventilata decisione da parte del governo di prolungare lo stato di emergenza. Un episodio definito «intollerabile» da Anpi, Cgil e Studenti Medi, per il quale il Partito Democratico ha chiesto «sanzioni dure».

Effetto Covid-19, l’igiene nelle scuole (oggi) preoccupa più del bullismo

da Il Sole 24 Ore

di Redazione scuola

L’igiene nelle scuole (oggi) preoccupa più del bullismo. A rivelarlo è una ricera Essity, azienda multinazionale svedese operante nell’ambito dell’igiene e della salute, con il suo brand Tork, condotta con l’Istituto Nazionale AstraRicerche sull’attuale situazione dell’igiene nelle scuole italiane

I dati
Dai dati emerge come il tema della pulizia e dell’igiene negli ambienti scolastici sia diventato essenziale per i genitori, più dell’impegno contro bullismo e discriminazione e della presenza di approcci differenti alla didattica, come quella laboratoriale e cooperativa, e di corsi facoltativi pomeridiani. Ad accrescere ulteriormente la preoccupazione dei genitori è stata l’emergenza sanitaria: per il 15,2% dei genitori il livello di igiene e pulizia è attualmente il primo fattore di scelta della scuola (persino prima degli aspetti didattici), mentre per il 34,2% uno dei primi due tra quelli proposti. Inoltre, la pulizia e l’igiene degli ambienti della scuola rappresentano un aspetto rilevante proprio nella scelta dell’istituto in cui iscrivere i propri figli, la maggioranza (60,0%) lo considera essenziale, e il 59,5% pensa che gli standard igienici della scuola debbano diventare un argomento da presentare durante gli “open days”.

Il ruolo della scuola
Per quanto riguarda la relazione fra educazione e igiene, più di due terzi dei genitori ritiene che la scuola abbia un ruolo primario nell’insegnare l’importanza della pulizia. Secondo il 67,3% dei genitori è necessario educare i ragazzi su quali possano essere le conseguenze e gli impatti negativi di una cattiva igiene, mentre il 51,0% riterrebbe utili anche le lezioni di educazione civica. La pulizia delle mani è sempre importante, ma ci sono momenti in cui diventa imprescindibile: dopo essere andati in bagno (94,9%), prima di recarsi a mensa (92,4%) e a conclusone della lezione di educazione fisica (91,3%). La pulizia degli ambienti scolastici, e di alcuni spazi in particolare, non deve mai essere sottovalutata, con attenzione massima ai bagni (per il 51,1% al primo posto e per il 90,3% tra i primi tre) e le aule (per il 32,9% al primo posto e per l’86,8% tra i primi tre).

Progetto in 50 scuole di Milano
In risposta a quanto emerso dalla ricerca, Essity-Tork ha avviato un progetto pilota in collaborazione con il comune di Milano che prevede la donazione di forniture complete per l’igiene nei bagni, insieme ad un progetto di educazione all’igiene rivolto ad insegnanti e studenti. Saranno 50 le scuole primarie e secondarie a aderire al progetto che mira a diffondere la cultura dellìigiene, dal lavaggio delle mani alle corrette norme nell’uso della toilette, oltre che a rifornire i bagni dei plessi con nuovi dispenser e prodotti come carta igienica, asciugamani in carta e sapone.

Mascherina per i candidati e guanti per i commissari: ecco le regole del concorso

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

La macchina dei concorsi a cattedra non si ferma. Dopo l’avviso pubblico con le date scelte dalla ministra Lucia Azzolina per la selezione straordinaria da 32mila posti riservata ai precari con tre anni di servizio (dal 22 ottobre a metà novembre come anticipato sul Sole 24 Ore di lunedì 28 settembre) arrivano anche la circolare e il protocollo di sicurezza per lo svolgimento delle prove nelle 20mila aule informatiche sparse lungo la penisola. Da cui emerge, innanzitutto, che l’ingresso degli alunni potrà essere posticipato a dopo le 9.00 per evitare assembramenti fuori dagli istituti scolastici. E, poi, che i candidati dovranno indossare la mascherina per l’intera prova. Stesso discorso per i commissari che in più dovranno anche essere dotati di guanti monouso.

Le prove al via il 22 ottobre
Nonostante l’ostracismo dei sindacati che in una lettera al Parlamento hanno chiesto di fermare il concorso straordinario causa pandemia la titolare dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha deciso di andare avanti. La selezione da 32mila posti alle medie e alle superiori si farà. In tutta sicurezza. E, a stretto giro (sicuramente entro fine 2020) sarò seguita dallo svolgimento dei concorsi ordinari per infanzia/primaria (con 12.863 cattedre a disposizione) e per secondarie di I/II grado (altre 33mila).
In ballo, dunque, ci sono 78mila posti totali. Disponibilità che, se assegnatw in tempo, potrebbero consentirci, l’anno prossimo, di arrestare il boom di supplenze dell’ultimo triennio. Del resto, l’ultimo concorso straordinario risale al 2016 mentre per trovarne uno ordinario bisogna andare indietro fino al 2016.

L’organizzazione della selezione
Dopo il compromesso raggiunto in Parlamento a inizio giugno la prova al via il 22 ottobre non consiterà più in un test a crocette ma in cinque quesiti a risposta aperta (più un sesto di comprensione della lingua inglese) da completare i 150 minuti. Per superarlo bisognerà avere almeno 7/10.
Il concorso sarà organizzato in base alle istruzioni contenute in una circolare ministeriale appena emanata. Ogni giorno ci saranno due turni: uno mattutino dalle 9 alle 11.30 e uno pomeridiano dalle 14.30 alle 17.00 con le operazioni di identificazione dei candidati che inizieranno, rispettivamente alle 8 e alle 13.30. Per evitare assembramenti da viale Trastevere arriva il suggerimento ai dirigenti scolastici di posticipare l’ingresso degli alunni per evitare la concomitanza con il concorso.
Altro chiarimento atteso riguarda le persone presenti nell’istituto per lo svolgimentod ella selezione. Oltre ai candidati ci saranno la commissione di valutazione, uno o più responsabili d’aula (la prova infatti andrà svolta al Pc) e il personale addetto alla sorveglianza

Le regole di sicurezza
In allegato alla circolare è presente anche il protocollo con le misure da sicurezza da rispettare per evitare che le sedi di concorso si tramutino in altrettanti focolai. Non ci sarà un numero massimo di postazioni uguale per tutti. La condizione da rispettare è che tra l’una e l’altra ci sia un metro di distanza. Dal momento in cui varcano il portone a quello in cui escono tutti i candidati (64mila in tutta Italia le domande presentate, ndr) dovranno avere un sacco in cui chiudere tutti gli oggetti in loro possesso e indossare la mascherina. Allo stesso modo dei commissari che, in più, dovranno anche dotarsi di guanti monouso.
I locali e le postazioni andranno igienizzate prima e dopo ogni turno. Le finestre delle aule e3 dei bagni andranno tenute aperte per favorire l’aerazione dei locali. All’ingresso ci saranno i termoscanner e con più di 37,5 di febbre l’accesso sarà vietato. Ultima – e decisiva – condizione per poter partecipare alla selezione: per accedere alla selezione bisognerà presentare un’autocertificazione in cui si dichiara di non essere positivo al Covid-19, di non essere sottoposto a quarantena e di non aver avuto contatti diretti con persone contagiate nei 14 giorni precedenti. Nella consapevolezza che dichiarare il falso costituisce reato e che non è prevista alcuna sessione suppletiva per lo svolgimento della prova.

“Siamo pronti all’emergenza ma le scuole non chiuderanno”

da La Stampa

Federico Capurso

roma

Il numero dei contagi sale in tutta Italia, ma la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina non vuole cedere all’idea che la scuola stia diventando un ambiente fertile per il Covid-19: «Se avessimo aperto le scuole ad agosto, quando i numeri stavano salendo, ci sarebbe stato qualcuno pronto a dare lo stesso erroneo giudizio. Il problema non è la scuola, ma ciò che avviene fuori. Per questo vorrei fare un appello ai ragazzi: rispettino le regole anche quando escono dai loro istituti».

Dalla riapertura ad oggi si contano però oltre 1200 positivi nelle scuole, 900 istituti interessati e 130 hanno già chiuso i battenti: questi numeri non devono destare allarme?

«Abbiamo milioni di studenti e migliaia di istituti. Dobbiamo confrontare i nostri dati con quelli delle Asl e il primo bilancio serio arriverà a metà ottobre, ma stiamo monitorando la situazione e i contagi registrati a scuola sono molto bassi: si parla dello zero virgola».

Si considera promossa per questa ripartenza della scuola? Non sono mancate le criticità, lo ha ammesso lei stessa.

«Non ricordo un anno scolastico partito senza che ci fossero disagi. Questo poi è un anno particolare. Mi auguro però che il dibattito sulla scuola prosegua. E che diventi costruttivo. Finora è stato strumentalizzato».

Il governo sta pensando a nuove possibili chiusure. La scuola rimarrà aperta sempre e comunque?

«Abbiamo lavorato tutta l’estate anche per evitare di doverle richiudere. Gli istituti sono più pronti alla didattica a distanza e siamo gli unici in Europa a distribuire nelle scuole mascherine e gel disinfettante».

Le chiusure a macchia di leopardo, nelle zone più colpite dal virus, sono una soluzione accettabile?

«Sono i Comuni o le Asl a decidere se chiudere un istituto. L’importante è che non si proceda senza criterio. Abbiamo dei protocolli ed è fondamentale che siano rispettati in modo omogeneo su tutto il territorio».

Teme nuove fughe in avanti delle Regioni? Il coordinamento finora non è stato sempre idilliaco.

«I protocolli che citavo prima sono stati preparati anche con le Regioni. Mi auguro continuerà ad esserci un confronto positivo».

Positivo? Per ricordarle solo una delle tante frizioni, a settembre siete ricorsi al Tar contro l’ordinanza del presidente del Piemonte Alberto Cirio, che imponeva la misurazione della temperatura a scuola.

«Quello che chiede Cirio è un ulteriore controllo negli istituti con il termoscanner, ma la prima misurazione deve sempre essere fatta a casa, nonostante la sua ordinanza, perché si devono evitare contagi nel tragitto verso la scuola».

Si parla di misure più stringenti da adottare nei prossimi mesi. La mascherina obbligatoria, anche quando lo studente è seduto al banco, è una possibilità?

«Se c’è il metro di distanza, la mascherina al banco si può tenere abbassata. Serviranno invece i test rapidi salivari, per dare maggiore serenità a famiglie e personale. Il ministero della Salute credo stia lavorando in questa direzione».

Mancano ancora docenti e supplenti. Il 22 ottobre ci sarà un concorso per stabilizzarne 32mila, ma quanto dovranno aspettare i presidi per avere un organico sufficiente?

«Gran parte dei 32 mila stanno già lavorando nelle scuole. Il punto è come si viene assunti nella pubblica amministrazione a tempo indeterminato. Con i concorsi si dimostrano le conoscenze e nel successivo anno di prova si dimostrano anche le competenze».

I sindacati continuano a chiedere la stabilizzazione senza concorso. Non riuscite proprio ad andare d’accordo?

«Se il dibattito è concentrato sui concorsi, il rapporto resterà difficile».

Li coinvolgerà nella stesura dei progetti per il Recovery plan?

«Con i sindacati avremo fatto più di una cinquantina di incontri da gennaio ad oggi. Ci sarà il tempo di parlare anche del Recovery plan».

Che progetti vorrebbe finanziare con i fondi in arrivo dall’Europa?

«Una parte sostanziosa dovrà andare all’edilizia scolastica. A questa si deve affiancare la formazione permanente del personale scolastico. La digitalizzazione, anche nella formazione, sarà un altro tassello importante e dobbiamo infine valorizzare gli istituti tecnici. Fino ad oggi sono sempre stati snobbati, ma il 90% di chi li frequenta trova un’occupazione dopo il diploma e la scuola serve anche a questo, a dare competenze per entrare nel mondo del lavoro».

L’arrivo del Recovery plan rischia di tardare. E nel frattempo c’è da chiudere una complicata legge di bilancio: lei come vuole intervenire?

«Su due capitoli: le classi sovraffollate e gli insegnanti di sostegno. Per questi ultimi dovremo affrontare il tema delle assunzioni, perché ne servono migliaia, ma devono anche essere specializzati. Ecco perché con il ministro dell’Università Gaetano Manfredi stiamo lavorando a un raccordo tra le scuole e le università che preparano il corpo docente. Sarà un percorso lungo, sono sincera».

Sarà una prova anche per la maggioranza, che in questi giorni è scossa dalle lacerazioni interne al suo partito, il Movimento 5 Stelle. Si aspettava questo caos?

«Il dibattito è teso, difficile, ma credo sia positivo se serve a darci un’agenda che guardi ai prossimi dieci anni».

Come ha preso le parole di Di Battista?

«Normale che si prenda posizione se si parla di valori, e Alessandro sta parlando di questo. Troveremo una sintesi. Ci vuole un po’ di pazienza». —

Coronavirus, aumentano i casi: arriva stretta a feste, matrimoni e movida. Scuole resteranno aperte

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il Governo è al lavoro su un nuovo decreto che conterrà, con molta probabilità, alcune restrizioni. Obiettivo è tenere sotto controllo i contagi.

Il governo presenterà il nuovo Dpcm domani in Consiglio dei Ministri. Poi il passaggio del ministro Speranza in Parlamento e mercoledì la firma del premier Conte.

Tra le misure ci saranno limitazioni alle feste private che potranno riguardare soltanto poche persone, battesimi e matrimoni a numero chiuso e una stretta alla movida con possibili chiusure dei locali. ll governo, inoltre, ristabilisce per tutti il divieto di assembramento consentendo la presenza di massimo 1000 persone all’aperto (negli stadi) e 200 al chiuso (che siano palazzetti, cinema o teatri) e lo fa limitando la responsabilità e la possibilità di intervento delle Regioni che avevano consentito deroghe (si tratta di Lombardia, Emilia, Veneto, Abruzzo e Basilicata).

In serata si è tenuto a Palazzo Chigi, un incontro tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione della maggioranza di governo. Sul tavolo, a quanto apprende  l’Adnkronos, le misure che verranno inserite nel prossimo Dpcm, che dovrebbe prorogare lo stato di emergenza, fino al 31 gennaio 2021.

Come già scritto, si terrà domani la riunione tra Ministero dell’Istruzione e l’Istituto superiore di sanità per analizzare i dati sui contagi nelle scuole, oltre mille quelli registrati fino ad oggi.

I numeri dei positivi a scuola non sembrano preoccupare la ministra Azzolina, che oggi ha ribadito l’effetto “marginale” della riapertura delle scuole sull’epidemia, così come sostenuto da diversi esperti, ma che avverte: “Non dobbiamo abbassare la guardia, anzi: per proteggere le scuole ricordiamoci di essere prudenti soprattutto fuori da scuola”.

Il primo vero bilancio sui contagi nelle scuole, ha affermato Azzolina a La Stampa “arriverà a metà ottobre”, circa un mese dopo l’apertura della maggior parte degli istituti scolastici del Paese.

Con i contagi giornalieri a quota 2.578 casi, l’Esecutivo è “al lavoro per evitare un nuovo lockdown che non dobbiamo permetterci”, spiega il ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale chiude alla possibilità di aumentare la soglia massima di mille tifosi allo stadio per le partite di serie A e, di fronte al moltiplicarsi di contagi tra i banchi, assicura: “vogliamo tenere le scuole aperte nonostante ci saranno ulteriori contagi”.

Oltre mille contagi nelle scuole, lunedì 5 ottobre riunione Azzolina e Iss. Governo: non vogliamo chiuderle

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

Si terrà domani la riunione tra Ministero dell’Istruzione e l’Istituto superiore di sanità per analizzare i dati sui contagi nelle scuole, oltre mille quelli registrati fino ad oggi.

I numeri dei positivi a scuola non sembrano preoccupare la ministra Azzolina, che oggi ha ribadito l’effetto “marginale” della riapertura delle scuole sull’epidemia, così come sostenuto da diversi esperti, ma che avverte: “Non dobbiamo abbassare la guardia, anzi: per proteggere le scuole ricordiamoci di essere prudenti soprattutto fuori da scuola”.

Il primo vero bilancio sui contagi nelle scuole, ha affermato Azzolina a La Stampa “arriverà a metà ottobre”, circa un mese dopo l’apertura della maggior parte degli istituti scolastici del Paese.

La volontà di tenere le scuole aperte arriva anche dal ministro della Salute, Roberto Speranza: “Vogliamo tenere le scuole aperte. Finora nelle scuole si sono registrati un migliaio di casi”, ma precisa “è del tutto evidente che ce ne saranno molti altri nelle prossime settimane”. Sarà importante essere celeri negli interventi spiega il ministro.

Il ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, ha rassicurato ieri, dicendo che “il sistema sta tenendo”, “con la riapertura della scuola, l’Italia è tornata a prima del Covid con 40 mila plessi scolastici attivi e solo 800/900 classi contagiate”.

Dal fronte sindacale, l’Anief ribadisce la necessità di un assegno per il personale scolastico che consideri “il rischio biologico cui si espongono docenti e Ata”. “10 euro al giorno”, spiega il leader Marcello Pacifico, “sarebbero almeno un segno di attenzione da parte dl governo”. “Sarebbero 300 euro gli aumenti mensili cui aggiungere cento euro già stanziati nella scorsa legge di bilancio e altri 50 euro che potrebbero essere aggiunti nella prossima nota di aggiornamento del DEF, per un totale di 450 euro di aumenti mensili”, sottolinea il sindacalista.