Lavoratori fragili, ci sono ancora figli e figliastri

Lavoratori fragili, ci sono ancora figli e figliastri

Vita del 16/10/2020

di Carlo Giacobini

Le novità introdotte dalla conversione del decreto Agosto lasciano nuovi dubbi sulla effettiva e reale cogenza – in ambito privato (a differenza che nell’impiego pubblico) – delle disposizioni che prevedono di norma il lavoro agile. Ecco perché

In questi mesi molti lavoratori con disabilità, con esiti da patologie oncologiche, con immunodepressione e altro si sono ansiosamente interrogati su eventuali tutele che consentissero loro di conservare al contempo posto di lavoro, la retribuzione e preservassero il più possibile integro lo stato di salute. E le maggiori aspettative sono state poste sul noto articolo 26 del decreto cura Italia di marzo scorso (per la precisione nell’articolo 26 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27). Esso, in modo pur confuso e con scrittura piuttosto incerta, delineava la possibilità, dietro mal rifinita presentazione della dovuta certificazione, di equiparare le assenze di quei lavoratori al ricovero ospedaliero. Ci sono voluti mesi – dopo quel marzo 2020 – per capire con un po’ più di contezza quale fosse l’iter corretto per ottenere quella “agevolazione”. Il beneficio, che è ammesso sia per i lavoratori pubblici che privati, previsto inizialmente fino a fine aprile, è comunque cessato a fine luglio scorso. Rimane, nonostante le decine di richieste espresse, da chi ne ha un minimo di competenza, in tutte le sedi e in tutti i modi, un dubbio di notevole rilevanza: quei periodi di assenza sono computati nel periodo di comporto cioè nel periodo massimo di conservazione del posto di lavoro dopo lunghi periodi di malattia? Nessuno ha formalizzato una risposta lasciando nel dubbio migliaia di lavoratori in un momento già particolarmente difficile. Sin qui la premessa. Ora i fatti nuovi.

In piena estate il Governo emana il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (decreto agosto) che inizia il suo percorso di conversione in legge dal Senato che ne conclude l’esame il 6 ottobre scorso approvando una serie di modificazioni, passando il testo risultante all’altro ramo del Parlamento, dove – con l’ormai consolidato l’andazzo monocameralista – viene posta la fiducia senza ulteriori spazi di discussione. Il decreto è convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126.

Quali sono realmente le novità approvate dal Senato e vidimate alla Camera?

L’articolo 26 viene riscritto correggendo evidenti refusi giuridici ma nella sostanza solo spostando il termine dei benefici da fine luglio al 15 ottobre (ottobre di quest’anno).

Dal 16 ottobre e fino al 31 dicembre 2020 quegli stessi lavoratori “svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.” Una “prescrizione” (usiamo volutamente le virgolette) priva della consapevolezza del reale mondo del lavoro, un luogo concreto dove talora non esistono attività remotizzabili, dove possono non esistere competenze specifiche… e così via. Lo spiegheranno alle cassiere immunodepresse del supermercato di come si stacca lo scontrino dal salotto di casa.

Nella sostanza il Senato ha “riapprovato” l’articolo 39 dello stesso decreto “Cura Italia” – che già prevede il lavoro agile (fra l’altro fino a fine emergenza e non fino al 31 dicembre come il decreto appena convertito) – senza peraltro modificare l’inquietante passaggio: “a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.”

A parte questo, nessuna traccia di precisazioni sul comporto delle assenze equiparate a ricovero ospedaliero da marzo scorso al 15 ottobre. Di certo è che dal 16 ottobre quella equiparazione non sarà più possibile. Non ce n’è più per nessuno. O quasi.

Sì, perché il Senato ha modificato anche l’articolo 87 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cura Italia) che però riguarda solo i dipendenti pubblici (e non tutti per essere precisi). Il nuovo testo del primo comma recita “Il periodo trascorso in malattia o in quarantena con sorveglianza attiva, o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, dai dipendenti delle amministrazioni (…) , dovuta al COVID-19, è equiparato al periodo di ricovero ospedaliero e non è computabile ai fini del periodo di comporto.” (il grassetto nell’ultima frase ché è la novità che fa la differenza fra essere licenziati – a fine emergenza – oppure no).

Nella sostanza in ambito privato si rimane nell’incertezza (comporto sì, comporto no?), in ambito pubblico c’è forse un margine in più. Insomma l’ennesimo pastrocchio frutto anche di pessimi consigli “extra” parlamentari.,

Nella sostanza nulla di fatto e cento nuovi dubbi sulla effettiva e reale cogenza – in ambito privato – delle disposizione che prevedono di norma il lavoro agile.

Ma tant’è: gli intenti futuri del Governo sembrano orientati a rafforzare il ricorso allo smart working. Vedremo se ci saranno ancora figli e figliastri.

Gestione dell’emergenza: la scuola c’è

Gestione dell’emergenza: la scuola c’è. E gli altri?

Nel drammatico frangente che stiamo vivendo una cosa è chiara: durante questi mesi i dirigenti e i loro collaboratori non si sono mai risparmiati e hanno costantemente presidiato le scuole per garantire l’avvio dell’anno scolastico in sicurezza e permettere agli studenti di potere finalmente ritornare in classe. 

La stagione estiva trascorsa tra misurazioni, monitoraggi, tavoli territoriali, richieste di organico aggiuntivo, acquisti di beni e servizi, adozione di protocolli per il contenimento del contagio da COVID-19 e attività di formazione mirata per il personale ha avuto, come esito, la riapertura delle scuole e la ripresa delle attività didattiche. Tutto quello che era necessario a tal fine è stato predisposto dai dirigenti nei limiti delle risorse in loro possesso e nel rispetto di un quadro estremamente magmatico di regole e normative.  

Nelle ultime settimane, però, il carico di lavoro dei colleghi ha assunto caratteristiche che difficilmente potranno essere sostenute a lungo. La ripresa dei contagi e i numerosi focolai da COVID-19 registrati nelle scuole hanno messo a nudo una preoccupante realtà: nelle procedure per la gestione dei casi di contagio che interessano gli studenti o il personale della scuola assistiamo a un corto circuito che non riguarda situazioni isolate o localizzate ma che interessa l’intero Paese. 

È evidente che gli automatismi previsti dal protocollo gestionale non si sono innescati e questo non è certo imputabile alle scuole che si sono sempre attenute alle Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia contenute nel Rapporto I.S.S. n. 52 del 21 agosto scorso. I Dipartimenti di prevenzione delle ASL, al contrario, non si sono fatti trovare pronti dinanzi a un’escalation emergenziale che era facile immaginare. Di conseguenza, ci troviamo oggi a fronteggiare prassi difformi dal protocollo, richieste ai limiti dell’incredibile, difficoltà comunicative che impattano anche sul rapporto con le famiglie. Infatti, quando si verifica un caso sospetto o sintomatico, queste vedono nella scuola l’unico interlocutore tenuto a prendere provvedimenti che, invece, non le competono. Si aggiunga, a tutto questo, la difficoltà di reperire supplenti per sostituire i docenti in quarantena nel momento in cui risulta ancora problematico disporre dell’organico completo, date le notevoli difficoltà di gestione delle GPS in molte regioni.  

D’altra parte, non si sono fatti trovare pronti neanche gli enti locali: in diversi territori non sono ancora stati consegnati gli spazi necessari a garantire il distanziamento degli alunni, così come l’organizzazione dei trasporti pubblici non riesce a garantire un servizio sicuro. 

Dirigere le scuole al tempo della pandemia è attività gravosa cui i dirigenti scolastici non intendono sottrarsi ma, a queste condizioni, tutto si complica e le difficoltà si amplificano al limite dell’insostenibile.  

La ripartenza ha efficacia solo a fronte di uno sforzo collettivo da parte di tutti i soggetti in causa, ma la quotidianità delle cose racconta il contrario. Non è accettabile assecondare una narrazione che veda la scuola come parte del corto circuito in atto perché ha fatto il suo dovere e non è la Cenerentola della Nazione. 

77° anniversario del rastrellamento degli ebrei di Roma

“Il rastrellamento degli ebrei di Roma”. È il titolo del video animato per commemorare il 77° anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma che ricorre oggi, 16 ottobre 2020. Il video è disponibile all’interno del portale Scuola e Memoria, realizzato nell’ambito del Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Il video ripercorre la tragica storia e i momenti cruciali di quel sabato del 1943 in cui 1.023 ebrei furono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz. Soltanto 16 di loro sopravvissero. Il filmato utilizza un linguaggio semplice e di immediata comprensione, anche per gli alunni più piccoli, è stato studiato e realizzato per essere un supporto didattico per gli insegnanti.

“Il rastrellamento degli ebrei di Roma” è la prima di una serie di dieci clip dedicate agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado per affrontare alcune tematiche legate alla Shoah come le pietre d’inciampo, i Giusti tra le nazioni, la Resistenza ebraica e lo sport nella Shoah.

La scuola aperta è una priorità nazionale

Dichiarazione
di Dario Missaglia
Presidente nazionale Associazione Proteo fare Sapere

“La scuola aperta è una priorità nazionale”

I dati sulla diffusione del contagio lasciano purtroppo presagire l’avvicinarsi di una nuova fase acuta della pandemia. Noi riteniamo che tenere le scuole aperte debba essere assunta come una priorità nell’interesse del Paese.

Occorre, di conseguenza, attivare a tutti i livelli i tavoli istituzionali previsti dal protocollo sulla sicurezza per concertare, nella specificità di ciascun territorio, tenendo conto dei diversi ordini di scuola e valorizzando ruolo e competenze del personale della scuola, tutte le possibili opportunità di flessibilità (di orario, turnazioni, articolazione dei gruppi di alunni, fruibilità di  idonei locali disponibili, ecc.) in grado di consentire l’apertura delle scuole in caso di situazione di emergenza. Questa è l’unica strada possibile, alternativa a decisioni generalizzate, centralistiche e negativamente imitative.

Capacità di governo locale e territoriale, partecipazione dei lavoratori e grande responsabilità di tutti, debbono essere le risorse per assicurare questo importante obiettivo di civismo.

STOP LEZIONI: SCUOLA TRATTATA DA CENERENTOLA

STOP LEZIONI: SCUOLA TRATTATA DA CENERENTOLA, COME SEMPRE

“La scuola si conferma la cenerentola tra le istituzioni italiane, vittima di scelte politiche e amministrative sbagliate, di mancanze e di miopia. A pagarne lo scotto non sono soltanto gli studenti, ma tutto il sistema Paese che sta ipotecando le professionalità che domani costituiranno il suo asse produttivo, economico e culturale”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

“Dopo l’ordinanza regionale che dispone la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in Campania, siamo particolarmente preoccupati che decisioni analoghe possano essere adottate su scala nazionale. Sarebbe grave se un simile provvedimento coinvolgesse anche soltanto gli istituti secondari di secondo grado perché – afferma Di Meglio – la didattica a distanza, che comunque è un surrogato di scuola per gli studenti di qualunque età, è impraticabile per tutti gli alunni che svolgono attività di laboratorio”.

“Durante i lunghi mesi di stop alle lezioni in presenza, ben poco è stato fatto su tutti i fronti per garantire un ritorno sereno in classe. Non è stato risolto il problema della carenza di spazi e docenti, così come nessun investimento significativo è stato compiuto nel trasporto pubblico, che si sta rivelando un anello molto debole della catena. Invece di destinare risorse all’acquisto di monopattini e biciclette elettriche e di banchi con le rotelle – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – meglio sarebbe stato aumentare il parco mezzi delle aziende di trasporto locale, così da consentire viaggi a bordo di autobus e metropolitane con la dovuta distanza di sicurezza”.

Chiusura delle scuole e delle università in Campania

Chiusura delle scuole e delle università in Campania, Sinopoli: scelta sbagliata, tutti facciano la propria parte

Roma 16 ottobre 2020 – “Consideriamo la decisione del governatore della Campania De Luca di sospendere le attività didattiche nelle scuole e nelle università sbagliata, non solo perché il diritto all’istruzione deve essere garantito uniformemente su tutto il territorio nazionale, ma anche perché mette in discussione l’enorme sforzo fatto in questi mesi dalle lavoratrici e dei lavoratori per consentire la riapertura in sicurezza delle istituzioni e penalizza innanzitutto le alunne e gli alunni in condizioni di maggiore fragilità socio economica. Sosterremo dunque, i presìdi che il Comitato Priorità alla scuola ha indetto per lunedì 19 davanti alle sedi delle Regioni contro la chiusura delle scuole”. A dirlo, intervenendo all’assemblea generale della FLC CGIL, è Francesco Sinopoli, segretario generale della categoria.

Per Sinopoli: “La scelta di chiudere è il segnale di un aggravamento della pandemia in un territorio in cui c’è una densità di popolazione tra le più alte in Europa, ma è anche sintomo dei tanti e, purtroppo, prevedibili errori fatti in questi mesi soprattutto riguardo alla scuola. Abbiamo detto più volte che la riapertura in presenza e in sicurezza delle attività scolastiche e accademiche sarebbe diventato il vero banco di prova delle capacità organizzative e progettuali del governo, e su questo versante infatti, si stanno misurando le debolezze del sistema paese in termini di sinergia e coordinamento tra quei settori che sono direttamente interessati alla ripresa delle attività educative, in particolare sanità e trasporti”.

“Avevamo affermato con forza – aggiunge – che presìdi sanitari in ogni scuola, esclusività del sistema di trasporto scolastico, applicazione dei protocolli di sicurezza sottoscritti tra Ministero e organizzazioni sindacali, risorse aggiuntive molto più cospicue di quelle stanziate, procedure straordinarie di reclutamento finalizzate ad avere personale stabile nelle classi, dovevano essere i punti di riferimento di una ripresa non solo della scuola, ma dell’intero Paese”.

“Come FLC CGIL- conclude – abbiamo chiesto la convocazione del tavolo nazionale previsto dal Protocollo sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione. Non è più tempo di minimizzare i gravi problemi determinati dalle scelte sbagliate fatte in questi mesi. È necessario che ognuno faccia davvero la propria parte a partire dal governo e dalla Ministra Azzolina, e che le scelte fondamentali, in questo tornante storico senza precedenti, siano davvero frutto di una reale e sincera condivisione”.

Scuole chiuse per il Covid

Cuzzupi: Scuole chiuse per il Covid e il Ministero non sa che fare!

Il Presidente della Regione Campania ha ordinato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, una decisione che pur nascondendo molte lacune porta in drammatico risalto l’assoluta improvvisazione in cui è lasciato il nostro sistema scolastico”.

La dichiarazione del Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, è una ferma denuncia del come, in questo momento, la scuola è abbandonata a se stessa. Docenti, dirigenti scolastici, personale ATA  e famiglie dell’ intera Nazione devono, in un modo o nell’altro, arrangiarsi per portare avanti il processo educativo che rappresenta uno dei pilastri fondamentali su cui dovrebbe basarsi lo Stato. Le preoccupazioni e le tensioni sociali stanno emergendo in ogni dove, allorché si riscontrano casi di contagio per docenti e studenti, posti in quarantena domiciliare, così come riscontrato in ogni provincia e Regione italiana.

Non esiste un’idea con la quale affrontare emergenze come quelle manifestate in Campania. Il Ministero non è riuscito, in tutti questi mesi, a determinare come portare avanti i programmi didattici in maniera omogenea e valida per tutte le realtà a fronte di situazioni critiche come quella determinata dalla decisione del presidente De Luca. Non esiste una linea precisa cui attenersi, non esiste una piattaforma in grado di gestire in maniera univoca una didattica a distanza che funga da supporto a quella in presenza. Gli istituti – afferma con asprezza il Segretario UGL – sono stati lasciati in un limbo, dove decisioni e specifiche dipendono da iniziative locali, dai docenti e dalla buona volontà dei tanti che ogni giorno si misurano con le difficoltà del momento. Questo è inaccettabile per un Paese civile”.

Ancora una volta Ornella Cuzzupi torna dunque sulla mancanza di un programma alternativo alla didattica in presenza così come sinora prevista, a salvaguardia della salute e della tranquillità di ciascuno.

Una lacuna che è chiaro sintomo di confusione e mancanza di una realistica prospettiva politica. Un disastro che rischia di portare la scuola verso un baratro dal quale diventa difficile risalire. L’UGL Scuola – continua Cuzzupi – chiede, ancora una volta, al Ministro un piano che abbia come obiettivo la garanzia dell’istruzione e l’omogeneità di comportamenti, di mezzi e piattaforme uguali per ogni regione, provincia, città che si dovesse trovare ad affrontare simili, drammatiche, emergenze”.

Federazione Nazionale UGL Scuola          

Il Segretario Nazionale

Ornella Cuzzupi

SERVE PIANO PER NON CHIUDERE LE SCUOLE

RETE STUDENTI MEDI – SERVE PIANO PER NON CHIUDERE LE SCUOLE

 Ieri il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha firmato un’ordinanza che chiude le scuole primarie e secondarie della regione, in seguito all’impennata dei contagi da Covid-19 (da 818 a 1.127 in 24 ore).

“Si tratta di una decisione grave – dichiara Federico Allegretti, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – ma che non arriva affatto inaspettata. Da mesi diciamo che le misure messe in campo dal ministero sono state del tutto insufficienti per prevenire queste conseguenze. L’aver scaricato tutto il peso della riapertura sulle spalle delle Regioni e, a cascata, sui singoli istituti, senza che ci fosse coordinazione dal punto di vista nazionale, ha messo a rischio studentesse e studenti e, con loro, docenti, personale ATA, famiglie. Che si riaprisse per chiudere era evidente a tutti, tranne forse alla Ministra Azzolina: m un ritorno alla DAD, che probabilmente si prolungherà ben oltre il 30 ottobre e che altre Regioni (Veneto e Lombardia in primis) stanno valutando era una cosa che si doveva e si poteva evitare”.

Le criticità principali non riguardano soltanto la presenza in aula, ma anche le condizioni del trasporto pubblico, spesso e volentieri insufficiente per garantire il distanziamento e l’efficienza del servizio.

“Con un investimento minimo da parte del governo, come si poteva pensare che la riapertura sarebbe avvenuta in sicurezza? Chiudere ora è una sconfitta per tutti, che si poteva evitare con più lungimiranza e senza perdere dei mesi a discutere di questioni irrilevanti come i banchi con le rotelle o se gli studenti che viaggiano su uno stesso autobus possano o meno essere considerati congiunti, con una torsione semantica che lascia il tempo che trova. Quello che serve alla scuola italiana per superare l’emergenza Covid è uno stravolgimento totale, che parta da un rifinanziamento massiccio e strutturale che non solo colmi i tagli effettuati dai governi precedenti, ma dia nuovo respiro all’istruzione, per andare a modificare radicalmente i tempi, i modi e gli spazi con cui noi intendiamo la scuola oggi. Se questo non avverrà, tenuto conto della possibilità offerta dal Recovery Fund e da Next Generation EU, avremo perso una partita fondamentale senza nemmeno giocarla. Ora da Roma è necessario studiare misure d’emergenza per evitare che la chiusura si allarghi a tutto il territorio nazionale” conclude Allegretti.

Elezioni “smart” dei rappresentanti di classe in Campania?

Elezioni “smart” dei rappresentanti di classe in Campania?

di Cinzia Olivieri

Con l’ordinanza regionale n. 79 del 15.10.2020 al punto 1.5 è stata disposta in Campania tra l’altro la sospensione delle “ riunioni in presenza degli organi collegiali, nonché quelle per l’elezione degli stessi”.

Risolti quindi a quanto sembra almeno provvisoriamente per questa Regione i dubbi relativi alle problematiche organizzative nascenti dal voto in presenza, fa di nuovo capolino la possibilità di elezioni telematiche per il rappresentante di classe, che è innovativamente chiamato in questo periodo di emergenza a gestire i gruppi chat di whatsapp, veicolo primario di informazione tra i genitori.

Tralasciati i principi dell’art. 48 della nostra Costituzione, per il quale “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto” in verità è prassi diffusa in particolare tra i genitori,  nonostante la previsione dell’art. 22 OM 215/91 (o forse proprio per questo) per cui “Le elezioni dei rappresentanti dei genitori e degli alunni nei consigli di classe, di interclasse e di intersezione hanno luogo per ciascuna componente sulla base di una unica lista comprendente tutti gli elettori in ordine alfabetico”, scrivere alla lavagna i nomi degli “aspiranti rappresentanti” (giacché candidati sono appunto tutti), eletti quasi per cooptazione tra i pochi che partecipano alle assemblee.

Non è peregrino affermare quindi che quanto meno nella elezione dei rappresentati di classe della componente genitori, che di frequente non senza difficoltà individuano qualcuno che voglia cimentarsi nell’esercizio di questa funzione partecipativa, gli elettori hanno già rinunciato alle predette garanzie costituzionali,.

Vale allora la pena di chiedersi se la prevista farraginosa ed impegnativa procedura elettorale abbia ancora un senso di esistere…sempre che qualcuno abbia idea di cosa e come cambiare.

Intanto per le classi successive può operare la prorogatio (art. 50) e per le prime?! Magari in modalità “smart” si può votare “a distanza” su whatsapp.

Lezioni anche il pomeriggio: il governo apre alle Regioni

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

A scuola in orari diversi, con l’ipotesi di lezioni “serali”. Nel confronto tra Governo e Regioni spunta l’unica alternativa alla didattica a distanza, per diminuire la presenza sui mezzi di trasporto e far fronte all’avanzare dei contagi nel Paese. Su tutte, la proposta degli Enti locali di definire nelle grandi città un calendario delle lezioni “a blocchi” e differenziato, di mattina o di pomeriggio, a seconda degli istituti garantendo le stesse ore di lavoro per il personale docente e non.

Entra nel vivo la trattativa tra l’Esecutivo e i governatori per arginare il problema dell’affollamento del trasporto pubblico locale (Tpl). Sul tavolo c’è anche l’idea di aumentare in tutto il Paese la percentuale di lavoratori in smart-working, in particolare nell’ambito della Pubblica amministrazione. Una proposta a cui «si può lavorare ancora di più» secondo il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che apre anche sugli orari scaglionati e aggiunge: «Lo avevamo già fatto. Ma da Roma ci dicano dove sono la maggiori criticità e se c’è da fare ulteriori rilfessioni si facciano».

Quella di dilatare «gli orari» scolastici «su tutta la giornata, cioè mattino e pomeriggio» è una proposta che arriva dalla maggior parte dei territori. Primo fra tutti il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: «Se la curva aumenta – spiega – piuttosto che lasciare a casa i ragazzi, penso che se si dilatassero gli orari su tutta la giornata, cioè mattino e pomeriggio. Questa potrebbe esser la soluzione per far circolare i mezzi», ma una eventuale «decisione spetta al Governo: provi a condividerla con le Regioni. Noi di autobus qui non ne abbiamo praticamente più».

Dello stesso avviso il governatore lombardo Attilio Fontana, che precisa: «Il ministro Azzolina è contraria alla didattica a distanza, ma invece è disponibile a prevedere una differenziazione degli orari di ingresso e di inizio delle singole lezioni».

A seguire invece la linea della Campania (che ha chiuso le scuole fino al 30 ottobre) potrebbe essere presto il presidente veneto Luca Zaia: «La mia idea è di prepararsi, dato che le linee guida prevedono la didattica mista, affinchè nei momenti di maggiore difficoltà per sovraffollamento nei plessi scolastici o nei mezzi di trasporto, ci sia un piano che preveda la didattica a distanza». Ma su quest’ultima ipotesi al momento il governo frena compatto: «È molto prematuro parlarne perché la scuola è un luogo molto sicuro», sottolinea il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, supportato dai dati dell’Iss, secondo cui «i dati odierni confermano che la trasmissione del virus a scuola è limitata rispetto a quella che avviene in comunità».

Anche per l’assessore in pectore alla Sanità della Regione Puglia, Pierluigi Lopalco, quella della didattica distanza deve essere «l’ultima ratio. Dovremmo anche dimostrare che la scuola si stia comportando da amplificatore del virus. E questa evidenza non l’abbiamo».

E a Cagliari cresce l’onda di scioperi tra gli studenti «contro il sovraffollamento dei mezzi pubblici»: una protesta alla quale aderiscono semprep più ragazzi dei vari istituti del capoluogo sardo.

Negli ambienti scolastici, l’ennesima volontà di risolvere il problema arriva anche dall’Associazione nazionale presidi: «Se vogliamo decongestionare il sistema di trasporto pubblico, abbiamo almeno due ipotesi concrete su cui lavorare: un maggior ricorso al lavoro agile e l’utilizzo dei trasporti privati. La teledidattica generalizzata inciderebbe negativamente sul diritto allo studio, già duramente provato dal lockdown di qualche mese fa». Un primo passo concreto nelle ultime ore è arrivato: il governo ha stanziato 150 milioni di euro per i Comuni sul fronte del trasporto scolastico.

Rai-Istruzione: offerta sempre più ricca per poter imparare anche attraverso la tv

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

La tv come una grande aula, al servizio di studentesse e studenti, docenti, famiglie: Rai, interpretando appieno la sua mission di servizio pubblico, e ministero dell’Istruzione confermano la propria collaborazione, con una programmazione dedicata e un’offerta sempre più ricca di prodotti pensati per il mondo scuola e realizzati sui canali tv di Rai Scuola, Rai Storia, Rai 3 e – per l’offerta di Rai Ragazzi – su Rai Gulp e Rai YoYo , ma anche sul portale di Rai Cultura e su RaiPlay.

L’alleanza Rai-Istruzione è stata rilanciata durante il periodo di chiusura delle scuole e di sospensione delle attività in presenza per supportare la didattica a distanza. E prosegue nell’ottica di continuare a fornire contenuti di qualità al mondo dell’Istruzione.

Rai Cultura propone alcuni programmi in convenzione con il Ministero dell’Istruzione come “#maestri” “#raistoriaperglistudenti”, “La scuola in tivù”, “La scuola in tivù – Istruzione degli adulti”, e una proposta per il mondo web e social: “Scuola News”, per il portale web proprio di Rai Cultura. Il 26 ottobre prende il via la nuova edizione di “#maestri”: 44 puntate condotte da Edoardo Camurri, in onda alle 15.20 su Rai3 e in replica alle 18.30 su Rai Storia. In tutto 88 lezioni – 2 per ogni puntata – con il contributo di personalità di rilievo del mondo della cultura, della ricerca, della società e “#maestri” d’eccezione.

Dal lunedì al venerdì, dalle 15.00, Rai Storia offre due ore di “ripasso” di storia italiana e non solo nello spazio “#raistoriaperglistudenti”, anche su RaiPlay e con approfondimenti al sito di Rai Cultura.

“La scuola in Tivù” su Rai Scuola, fino al 18 dicembre: 132 nuove lezioni (tutte disponibili anche su RaiPlay e sui portali di Rai Scuola e Rai Cultura), ognuna composta da 3 unità didattiche, disponibili singolarmente sui portali di Rai Scuola e Rai Cultura. Puntate realizzate con la collaborazione e la presenza in video di docenti che ogni giorno sono in classe, conoscono gli studenti e le loro necessità. In palinsesto, dal lunedì al venerdì, quattro lezioni al mattino, con replica nel pomeriggio, all’interno di fasce di programmazione suddivise per ambiti disciplinari.

Alle 8.30- 13.30 -18.00 in onda lo spazio dedicato alle lingue straniere che, si arricchisce anche dell’insegnamento dell’arabo (oltre a inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese).

Alle 9.30 e 14.30 lezioni di ambito scientifico (matematica, scienze della terra, fisica, biologia e informatica).

Alle 10.30 e 15.30 le lezioni di italiano, latino e greco, storia, geografia, filosofia e scienze umane.

Spazio all’arte, alla musica, all’educazione motoria, al cinema e allo spettacolo: alle 12 e alle 17.30. In questa fascia oraria, ogni lunedì, sarà a disposizione un percorso didattico dedicato al nuovo insegnamento dell’Educazione civica. In cattedra, tra i docenti, ci saranno anche giudici della Corte Costituzionale, la Polizia postale, esperti di legalità della Fondazione Falcone, esperti nel campo dell’arte e dell’ambiente.

Prosegue, “La Scuola in tivù. Istruzione degli adulti” dedicata agli iscritti ai Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti: 30 lezioni in onda dal lunedì al venerdì alle 17 e alle 20.30 su Rai Scuola, RaiPlay e i portali di Rai Cultura.

Rai Scuola, infine, offre sul portale – ogni martedì mattina – “Scuola@news”. A condurla il professor Gino Roncaglia, dell’Università Roma Tre, che ospita dirigenti scolastici, insegnanti ed esperti, presenta le esperienze più interessanti e offre indicazioni per la didattica in presenza e per la didattica digitale integrata.

Attenzione anche alle alunne e agli alunni della primaria e della secondaria di primo grado. Inglese, Arte, Musica, Educazione civica, Scienza sono alcune “materie” da sempre presenti nei palinsesti di Rai Ragazzi. Rai Yoyo e Rai Gulp, oltre alla piattaforma RaiPlay e all’App RaiPlay Yoyo, presentano un’offerta arricchita di programmi in cui la componente formativa va di pari passo con il divertimento.

Dal lunedì al venerdì, alle ore 14.40, su Rai Gulp c’è “La Banda dei Fuoriclasse”. In diretta dal Centro di produzione Rai di Torino, il capobanda Mario Acampa accoglie i giovani studenti per passare una parte del pomeriggio all’insegna del sapere, dell’esplorazione e del mettersi in gioco. Un programma complementare alla scuola per amplificare le curiosità e le scoperte di bambini e ragazzi. Spiegare quello che non si è capito, dare una mano nel fare i compiti, assecondare la necessità di conoscenza in campi attuali come le nuove tecnologie e l’ecologia, la cittadinanza attiva e le arti contemporanee.

Sempre su Rai Gulp, dal lunedì al sabato, alle ore 18.30 c’è “Rob-O-Cod”, il game show dedicato al coding, la disciplina che studia in modo nuovo le basi della programmazione. Su Rai Yoyo, tutti i giorni, alle 11.10 c’è “Fumbleland! Mi è scappato un errore”.

Inoltre su RaiPlay con titoli come “Max & Maesto” (musica), “L’arte con Matì e Dadà” (storia dell’arte), “Space To Ground” (scienza) e speciali animati sulla storia e la religione come “Francesco”, “Hanukkah”, “La stella di Andra e Tati” e “Giovanni e Paolo e il mistero dei pupi”.

Papa Francesco: «Educare è un atto di speranza»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

«Papa Francesco è oggi (ieri,ndr) ritornato ancora una volta sul valore dell’educazione delle giovani generazioni a partire dalle famiglie e dalla scuola e dalla comunità intera»: è il commento della Federazione italiana scuole materne che intende «raccoglierne prontamente le le indicazioni in un rinnovato impegno».

La Fism ringrazia il Papa per questi appelli che ha esteso a tutti gli uomini e donne agli uomini nel videomessaggio ai partecipanti all’evento per il Global Compact on Education.

Fism «si riconosce nelle parole del Pontefice che ha sottolineato come “educare è un atto di speranza”». La Federazione attraverso le sue 9mila strutture presenti sul territorio italiano porterà avanti queste istanze unendo i suoi sforzi a quelli di altre realtà associative «nell’intento di far crescere quell’alleanza educativa già collaudata del resto da decenni in molte delle sue esperienze in Italia, dilatando il proprio orizzonte nel segno della fraternità» come auspica anche l’ultima enciclica “Fratelli Tutti”. Nella «consapevolezza che nel villaggio dell’educazione proprio dagli spazi ai quali le famiglie affidano i bambini più piccoli occorre – è scritto nella nota Fism – iniziare ogni percorso di interiorizzazione dei valori e dei comportamenti che davvero contano poi al centro di ogni esistenza, pur nella maturazione di una propria libertà responsabile: accoglienza ed apertura all’altro, dignità e diritti umani, pace e cittadinanza, ecologia integrale, fraternità e sviluppo».

Scaglionare gli ingressi nelle classi

da La Stampa

Andrea Gavosto

La Campania ha di nuovo chiuso le sue scuole: è il segnale della gravità raggiunta dalla seconda ondata del Covid-19. Si può evitare che il resto del Paese segua l’esempio campano? Dobbiamo provarci. Ciò che gli studenti hanno perso da marzo a settembre – in apprendimenti e socialità – è tantissimo. Una replica sarebbe un prezzo inaccettabile da pagare per questa generazione di studenti.

Superiore a quello di chiudere attività economiche come bar e ristoranti. L’ultima cosa di cui sentiamo il bisogno sono, però, i litigi e rimpalli di responsabilità fra il Governo e le Regioni a cui torniamo ad assistere.

Per alleggerire la pressione sui trasporti pubblici alcuni governatori hanno chiesto alla ministra Azzolina di tenere a casa gli studenti – almeno quelli delle superiori – e proseguire con la didattica a distanza. Azzolina ha risposto di non volere prendere in considerazione l’ipotesi. Ha anche negato che la riapertura abbia fatto impennare il numero dei contagi, esibendo i dati su quelli avvenuti dentro le scuole. Sappiamo, però, che questi dipendono dal numero dei tamponi e i test nelle scuole sono insufficienti in alcune regioni, ad esempio in Piemonte. Sappiamo, inoltre, che già ad aprile l’Istituto superiore di sanità avvertiva che scuole e università sono fra i principali veicoli di propagazione del Covid-19.

La questione va posta diversamente. Anche se dentro le aule le misure di sicurezza sono rispettate meglio che altrove, la scuola non è un sistema isolato. Oltre a ciò che accade dentro, bisogna guardare a quel che succede fuori: agli assembramenti fuori dei cancelli e naturalmente anche a quelli sui mezzi di trasporto per andare e tornare da scuola. Gli alunni contagiati, spesso asintomatici, portano così il virus a casa.

Per ridurre il rischio, cercando di evitare una nuova chiusura totale, ritengo che serva un modello di intervento più modulare e flessibile, con diverse frecce al proprio arco. Distinguendo fra i gradi scolastici, consapevoli che per gli alunni più piccoli le alternative alla scuola in presenza sono poco raccomandabili, per loro e per le famiglie.

Sarebbe opportuno un maggior distanziamento sui mezzi pubblici, con meno persone a bordo e più corse. Ricordiamo che sono state le Regioni in estate a opporsi a questa soluzione per ragioni di budget. Proviamo innanzitutto a diminuire i picchi di affollamento degli studenti nelle ore di punta. Per riuscirci servirebbe una misura di organizzazione scolastica: maggiori scaglionamenti degli orari di ingresso e di uscita. Non quelli di adesso, troppo ridotti per diminuire la pressione sui bus. Parlo di “spalmare” l’orario scolastico su un arco temporale più ampio, su tutta la giornata. Veri e propri turni, che alleggerirebbero anche l’affollamento negli spazi scolastici. Il ministero non li ha mai presi seriamente in considerazione, per risparmiare e per paura di scontrarsi con i sindacati sulla necessità di chiedere ai docenti orari più flessibili ed estesi. Oggi l’emergenza lo richiede.

Questa soluzione può funzionare per gli studenti delle superiori, e forse dell’ultimo anno delle medie: sono quelli che usano di più i mezzi pubblici e – dettaglio non irrilevante – per fascia di età i più a rischio di contagio. Ma essendo ormai autonomi, cambiare il loro orario non dovrebbe creare disagi ai genitori che lavorano. Evitiamo poi atteggiamenti dogmatici verso la didattica a distanza: da sola non può sostituire quella in presenza, ma è comunque una risorsa da utilizzare per attenuare il rischio di contagio. Perché sia più efficace, occorre però reimpostarla, riducendo la parte frontale e stimolando il lavoro di gruppo in autonomia.
*Direttore Fondazione Agnelli —

Scuola, Papa Francesco: con il Covid si rischia la catastrofe educativa. E’ l’ora delle scelte

da Corriere della sera

Il Covid porterà ad «una catastrofe educativa». Lo dice Papa Francesco nel suo messaggio di apertura del Convegno «Global Compact on Education» che si svolge all’Università Lateranense di Roma. «Secondo alcuni recenti dati di agenzie internazionali, si parla di catastrofe educativa´ - è un po’ forte, ma si parla dicatastrofe educativa´ -, di fronte ai circa dieci milioni di bambini che potrebbero essere costretti a lasciare la scuola a causa della crisi economica generata dal coronavirus, aumentando un divario educativo già allarmante (con oltre 250 milioni di bambini in età scolare esclusi da ogni attività formativa)».

Educazione antidoto all’individualismo

«Noi riteniamo che l’educazione sia una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia. L’educazione è soprattutto una questione di amore e di responsabilità che si trasmette nel tempo di generazione in generazione. L’educazione, quindi, si propone come il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell’io e nel primato dell’indifferenza», ha aggiunto il Papa, ricordando che «il nostro futuro non può essere la divisione, l’impoverimento delle facoltà di pensiero e d’immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione. Il nostro futuro non può essere questo».

Scuola, 7.ooo mila positivi, quasi uno su mille. Azzolina: no ai doppi turni

da Corriere della sera

Aumentano i contagi a scuola, come ovunque, anche se complessivamente siamo sempre attorno allo zero virgola. Gli ultimi dati disponibili diffusi questa mattina dal Miur (e aggiornati fino al 10 ottobre) dicono che gli studenti risultati positivi al Covid sono lo 0,080% (5.793 casi di positività), i docenti lo 0,133% del totale (1.020 casi), i collaboratori scolastici lo 0,139% (283 casi). La curva è in netto rialzo: i dati riferiti alle prime due settimane di apertura parlavano di uno 0,02 per cento per gli studenti, dello 0,047 per cento per gli insegnanti e 0,59 per gli assistenti. Ma nonostante la crescita esponenziale, le aule scolastiche sembrano confermarsi almeno per il momento un luogo relativamente sicuro. Come rivendicato a più riprese dalla ministra Lucia Azzolina secondo la quale, anzi, la scuola in questo momento è di gran lunga il luogo meno a rischio frequentato da alunni e docenti che in genere si infettano fuori e non dentro i locali scolastici (non per nulla i focolai nei singoli istituti restano per il momento un fenomeno assolutamente residuale). Si conferma anche la tendenza del contagio a coinvolgere più il personale, e dunque gli adulti, che gli alunni.

Orari scaglionati sì, chiusure no

Anche alla luce degli ultimi dati, di chiudere le scuole superiori per alleggerire i mezzi pubblici i mezzi pubblici – come aveva minacciato il governatore del Veneto Zaia appena due giorni fa – non se ne parla proprio. Semmai -visto che il governo, nonostante le pressioni del Cts, ha deciso di mantenere inalterata la capienza di treni e bus fino all’80 per cento -, la ministra Lucia Azzolina si è detta più che disponibile ad aprire una serie di tavoli a livello regionale e provinciale per cercare di risolvere la questione dei mezzi sovraffollati nelle ore di punta. Una delle ipotesi caldeggiate ieri sera al termine della riunione del governo sui trasporti sia dai sindacati che dai rappresentanti degli enti locali, a partire dal presidente dell’Anci Antonio De Caro, è quella di cercare di spalmare gli ingressi e le uscite degli studenti in modo da non concentrarli tutti alla stessa ora. Sull’ipotesi di una rimodulazione oraria è intervenuto questa mattina anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana: «Abbiamo parlato con il ministro Azzolina della didattica a distanza e ha dichiarato di essere contraria – ha detto questa mattina a Sky TG24 – ma invece è disponibile a prevedere una differenziazione degli orari di ingresso e di inizio delle singole lezioni, per fare in modo che non ci siano dei picchi».

Ipotesi doppi turni

Il punto però è che cosa si intenda per differenziazione degli orari. Molte scuole già dalla riapertura hanno previsto turni di ingresso e uscita differenziati per gli alunni, spalmati in genere fra le 8 e le 9 del mattino con punte fino alle 10. Lo ha rivendicato anche la ministra Azzolina ricordando che se di chiudere le scuole superiori non se ne parla nemmeno, sarebbe meglio comprare più bus per trasportare i ragazzi. L’alternanza della didattica a distanza con quella in presenza – proposta da Zaia in seconda battuta – è già una realtà in moltissime scuole superiori soprattutto delle grandi aree metropolitane come Milano e Roma. Idem per gli ingressi scaglionati. Lo stesso provveditorato di Milano ieri ha diffuso dei dati sui flussi del traffico nei mezzi pubblici da cui si vede chiaramente che gli studenti delle superiori hanno ingressi e uscite già spalmate su più ore: 30 mila entrano fra le 8 e le 9, 25 mila tra le 9 e le 10, 15 mila anche dopo: tra le dieci e le 11. Altro però sarebbe il discorso di istituire doppi turni, uno al mattino e l’altro al pomeriggio, ipotesi che la ministra Azzolina continua a respingere. Se si andasse a scuola al pomeriggio, come immaginato per esempio dal governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini se i contagi dovessero aumentare ancora, salterebbero le attività sportive e ludico ricreative dei ragazzi – dagli sport allo studio delle lingue o di uno strumento musicale -, mettendo a rischio la sopravvivenza di questi settori che il governo invece ha cercato di tutelare anche nell’ultimo Dpcm. Non solo, a scuola già iniziata troverebbe la contrarietà delle famiglie ma anche dei docenti. Per garantire l’apertura delle scuole dalle 8 alle 20 poi servirebbe aumentare il numero del personale ausiliario e amministrativo, cosa che non è stata presa in considerazione: tra l’altro, già per garantire la normale attività delle scuole quest’anno è stato necessario assumere 70 mila tra insegnanti e personale aggiuntivi.