Lettera ai miei colleghi e alle mie colleghe

Lettera ai miei colleghi e alle mie colleghe

di Annalisa Comes

Se qualcuno mi chiedesse per quale motivo sono diventata insegnante non dovrei riflettere neanche un minuto, ci sono due spiegazioni che ho ben chiare: per amore e per rivalsa.

Nella vita di ogni persona l’educazione ricopre un ruolo essenziale, nel bene e nel male. Così la scuola, che ci ha aperto o chiuso l’orizzonte del nostro essere “sociale”.

Ricordo ancora benissimo la mia professoressa di italiano delle medie, la sua passione, l’entusiasmo che ci comunicava. Una professoressa severa ma giusta, rigorosa ma capace di spronarci al meglio, di infonderci fiducia e coraggio. Altrettanto bene ricordo la professoressa di italiano del liceo, una donna parziale, poco colta, incapace di trasmettere la minima emozione, che ci dettava terribili, miserrimi riassunti di letteratura. Ricordo ore lunghissime, noiose, inutili. Ricordo anche la rabbia e la frustrazione, l’ingenuo tentativo, più volte reiterato, di mandarla via.

Proprio ieri sera, 21 ottobre, l’intervento del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, nel commemorare alla Sorbona l’atroce assassinio del professor Samuel Paty, ha ricordato in più punti la lettera appassionata e toccante di Jean Jaurès del 1888 che è stata letta per interno prima del suo intervento. Ho provato una commozione vivissima nel sentire un discorso pubblico, ufficiale così appassionato, di totale sostegno a tutti coloro – insegnanti, professori e professoresse, maestri e maestre – che ogni giorno sono in prima linea nell’educare i giovani ai valori repubblicani, a esercitare il loro spirito critico, a essere liberi.

Quanto diversa in Italia la considerazione del nostro corpo insegnante! evidente a partire dalla remunerazione economica – risibile e offensiva -, dall’obbligo di un asservimento a una burocrazia inutile e dannosa, e dalla scarsissima attenzione al come si educa a vantaggio invece di contenuti sempre più parcellizzati, attualizzanti, accattivanti. Merce per un’ utenza – questo è il termine che sempre più spesso si utilizza per i giovani! – a cui deve interessare solo l’involucro di un pacchetto.

Se da più parti psicologi e pedagoghi lamentano sulle pagine dei quotidiani l’invadenza di famiglie che cercano solo di promuovere i propri figli, dall’altra un insegnante che non sa fare il suo mestiere può rimanere in cattedra fino alla pensione. Nel migliore dei casi, se è troppo disturbato, diventerà bibliotecario (se esiste una biblioteca…) affinché faccia “meno danni possibile”, nel peggiore continuerà tranquillamente a “stare” in cattedra. Il professore frustrato insegna con malavoglia e rancore, in genere odia i giovani, parla male la sua stessa lingua, è prevaricatore e offensivo oppure mite e indifferente, ama la burocrazia, ama mettere i voti più che educare, ama giudicare invece che discutere, è un eterno, infaticabile sostenitore della Verità.

Quando si incontra a scuola anche questo insegnante non si dimentica facilmente…

Ma se le famiglie promuovono i propri figli è colpa nostra, di noi insegnanti. Perché non siamo abbastanza coraggiosi da rileggere e mettere in pratica pagine come quelle di Jean Jaurès, non siamo abbastanza audaci da allontanarci dai meccanismi utilitaristici della società – piegandoci alle sue richieste e ai suoi criteri invece di essere noi promotori di rinnovamento – e non abbastanza impavidi da screditare quella Verità unica.

Scuole aperte solo per gli studenti disabili?

Scuole aperte solo per gli studenti disabili? “L’idea va migliorata, perché sia inclusiva”

Redattore Sociale del 22/10/2020

Ianes (Università di Bolzano) commenta l’iniziativa della scuola di Napoli: “Se entrano solo studenti disabili e insegnanti di sostegno, non va bene. Ma non parliamo di scuole speciali. Ma allargando il gruppo, può funzionare. Studenti disabili con didattica a distanza pagano il prezzo più alto”. E per la Dad nelle superiori, “si ricorra a piccole cordate” Coordown

ROMA. Fa discutere, l’iniziativa della preside del Vomero, a Napoli, che tiene aperti i cancelli solo per gli studenti con disabilità: 49 in tutto quelli autorizzati ad entrare, insieme agli insegnanti di sostegno. Da una parte c’è chi plaude all’iniziativa, frutto certamente della consapevolezza che con gli studenti con disabilità la didattica a distanza proprio non funzioni. Dall’altra c’è chi grida al ritorno delle “scuole speciali”, o “differenziali”, perché il contesto che va a configurarsi non è certo inclusivo né integrato. Abbiamo chiesto un parere a Dario Ianes, docente di pedagogia speciale ed esperto di queste tematiche, che più volte aveva sottolineato, durante e dopo il lockdown, quanto fosse importante che gli studenti con disabilità entrassero in classe.

Ianes, nota di merito o di demerito alla preside napoletana? 
Sicuramente un plauso all’intenzione, che è certo buona e parte dalla consapevolezza che, con la didattica a distanza e la chiusura delle scuole. Gli alunni con disabilità sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto. Questo è un dato di fatto. Per evitare questo e sostenere le famiglie, la soluzione proposta dalla preside napoletana è però riduttiva, se è vero che entrano solo gli alunni con disabilità e gli insegnanti di sostegno: è naturale che qualcuno gridi al ritorno delle scuole speciali, anche se mi sembra una posizione massimalista ed esasperata. La scelta della preside napoletana ci mostra però come la visione dell’integrazione e dell’inclusione sia molto legata solo a quel tipo di alunni e solo a quel tipo di insegnati di sostegno: una visione “a tunnel”, quando quello che ci serve è uno sguardo più ampio. Se fossi stato io il preside di quella scuola, avrei però fatto qualcosa di simile, lasciando aperta la scuola per gli studenti con disabilità ma mettendo dentro anche altri docenti e alunni.

Lei stesso aveva indicato come priorità, prima della riapertura delle scuole, che agli studenti disabili fosse assicurata la didattica in presenza… 
Non solo agli studenti con disabilità però: era stato anche scritto e previsto che, nelle situazioni di chiusura, alcune categorie di alunni dovessero avere la priorità nella presenza in classe, per esempio anche coloro che hanno i genitori medici o infermieri. Si può creare insomma un gruppo misto di studenti che entrano a scuola. Anche quando la didattica è a distanza o perfino, come è accaduto a Napoli, quando la scuola per gli altri è chiusa. Quello che però dobbiamo salvaguardare e rispettare è il principio fondamentale dell’inclusione: l’eterogeneità.

Dopo la Campania, altre regioni hanno disposto non la chiusura delle scuole, ma l’aumento della didattica a distanza nelle superiori. Che ne sarà degli studenti disabili più grandi, che spesso sono anche quelli più complicati da gestire? 
Visto che non si parla di chiusura, né di didattica a distanza e esclusiva, direi senz’altro di dare priorità alla presenta in classe di chi ha una condizione di maggiore fragilità. Facciamo un esempio: un’intera classe di quarto o quinto anno delle superiori resta a casa, per un paio di mesi, con didattica a distanza esclusiva. In questo caso, per attenuare il rischio d’isolamento e di abbandono degli alunni più fragili, io rilancio l’idea della cordata di alunni: legarli insieme in piccole unità di tre studenti aiuta ad assumersi la responsabilità l’uno dell’altro, a tenersi vicendevolmente aggiornati, a restare in contatto. Stiamo sperimentando questa strategia anche nella mia Università, con il corso di primo anno di Pedagogia dell’inclusione: i ragazzi, alcuni in presenza altri a distanza, sono divisi in cordate da tre e questo rende più facile restare connessi e condividere informazioni, materiali, aggiornamenti e responsabilità. Per questo invito qualsiasi insegnante sappia di dove iniziare nei prossimi giorni la didattica a distanza a organizzare la classe subito in piccole cordate, naturalmente eterogenee, che facilitino anche l’inclusione degli studenti con disabilità. In questo modo, la didattica a distanza diventa più vicina.

E i casi più gravi? Pensiamo ai ragazzi con serie difficoltà del comportamento, che in classe sono seguiti da insegnante di sostegno e assistente. Per loro non è opportuno che questi supporti si spostino a domicilio? Anche su questo, ci sono pareri discordanti… 
Innanzitutto bisogna certamente evitare che figure come gli assistenti, caratterizzati da estrema precarietà e frammentarietà ma fondamentali nel processo inclusivo, spariscano come è accaduto durante il lockdown. E’ importante che ora, con l’evidente ritorno, seppur al momento parziale, della didattica a distanza, insegnanti di sostegno e assistenti contattino la famiglia e stabiliscano con questa un forte collegamento. L?insegnante di sostegno a casa? Non ci veco niente di male, se si tratta di abilitare il contesto (ragazzo e familiari) ad usare bene la didattica a distanza e i suoi strumenti. In altre parole, ben venga che per qualche giorno l’insegnante di sostegno vada a casa dello studente, per aiutarlo ad avvicinarsi a questa modalità. Allo stesso tempo, però, l’insegnante di sostegno ha il compito di restare in collegamento stretto con gli altri docenti, per assicurarsi che i colleghi facciano didattica a distanza (e quindi producano materiale ecc) con un’attenzione inclusiva per quel ragazzo confinato in casa. L’insegnante sostegno deve insomma lavorare su entrambi i fronti, non solo su quello domestico: altrimenti diventa un precettore privato e finirà per isolare lo studente, anziché facilitarne inclusione.

di Chiara Ludovisi 

Il presidente della Regione Puglia emana ordinanza su scuole e trasporti

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha emanato oggi l’ordinanza n. 397 relativa a Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, che dispone:

1. Con decorrenza dal 26 ottobre – nelle more dell’adozione delle misure previste dal dpcm 18 ottobre 2020 relative alla riorganizzazione dell’attività didattica e alla rimodulazione degli orari d’ingresso e di uscita degli alunni, da presentare nella prima riunione utile del coordinamento regionale e locale previsto dal cd. Piano scuola, adottato con D.M. 26 giugno 2020, n. 39, e comunque entro e non oltre il 13 novembre 2020 – sono sospese le attività didattiche “in presenza” in tutte le scuole secondarie di secondo grado limitatamente alle ultime tre classi del medesimo ciclo scolastico.

2. È fortemente raccomandato ai datori di lavoro pubblici e privati, con esclusione del personale sanitario e socio sanitario e del personale impegnato in attività connesse all’emergenza o in servizi pubblici essenziali, utilizzare o incrementare il lavoro agile e differenziare l’orario di servizio del personale in presenza, compatibilmente con le esigenze di servizio e con particolare attenzione ai lavoratori che utilizzano mezzi di trasporto pubblici per raggiungere la sede di lavoro, articolandolo in fasce orarie scaglionate.

Nell’ordinanza è rilevato che, sulla base di quanto accertato dal competente Dipartimento, al fine di evitare i continui picchi di utilizzo del trasporto pubblico collettivo e relativi affollamenti, sussistono condizioni oggettive per inasprire con decorrenza dal 26 ottobre 2020, le disposizioni emergenziali dirette a contenere la diffusione del virus, restando salve le ulteriori valutazioni che il competente Dipartimento della salute potrà effettuare alla luce dell’evolversi della situazione epidemiologica e all’esito dell’analisi dell’impatto delle misure attualmente vigenti per fronteggiare l’emergenza.

La decisione è arrivata al termine del Tavolo permanente regionale avvio anno scolastico 2020/2021, riunito questa mattina dalla direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale Anna Cammalleri, al quale hanno partecipato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, gli assessori alla Scuola Sebastiano Leo, ai Trasporti Gianni Giannini e alle Politiche della Salute Pier Luigi Lopalco,  insieme a tutte le componenti del tavolo.

“Dopo lunghe consultazioni con tutto il sistema della scuola e dei sindacati – dichiara il presidente Emiliano – abbiamo deciso di dare al Tavolo un termine sino al 13 novembre per disallineare gli orari di ingresso e uscita nelle scuole, passaggio necessario per riorganizzare il trasporto con i vettori e risolvere la questione delle linee sovraccariche”.

“Come leggerete dai bollettini – ha aggiunto – i contagi continuano ad aumentare. Abbiamo avviato l’ulteriore rafforzamento della struttura ospedaliera, ma serve qualche provvedimento per tenere più bassi i numeri del contagio. Stiamo quindi chiedendo alle scuole un sacrificio particolare: quello di individuare quali sono le linee di trasporto che, secondo il giudizio dei ragazzi, delle famiglie e delle scuole stesse, sono sovraccariche e quindi hanno bisogno del disallineamento degli orari, in modo tale da utilizzare più volte lo stesso mezzo, o del rafforzamento della linea con nuovi mezzi e autisti. Queste non sono risorse illimitate, ma siccome la situazione diventa sempre più complicata, abbiamo chiesto a tutte le scuole, per le ultime tre classi delle superiori, di andare da lunedì in didattica a distanza e quindi di fornirci poi questi dati, in modo tale da poter riattivare la didattica in presenza man mano che avremo meglio organizzato il rapporto tra le scuole e i vettori del trasporto scolastico. Nulla di particolarmente drammatico. Il provvedimento è rivolto ai ragazzi più grandi, che conoscono i professori e sono tra di loro già in rapporto di amicizia, quelli che peraltro impegnano di più il trasporto scolastico e che, contemporaneamente, vivono di più nella società. Tenere a casa 120mila pugliesi in questo momento significa anche abbassare e rallentare il numero dei contagi”.

Lettera aperta alla Ministra

Firenze, 22 ottobre 2020

Gentile Ministra Azzolina,

desideriamo manifestarle il nostro convinto apprezzamento per la fermezza con cui si è opposta alla pressante richiesta di un’ennesima sanatoria ope legis da parte dei sindacati e di numerose forze politiche, confermando il concorso ordinario quale strumento per la selezione del personale docente. Accogliere tali richieste avrebbe rappresentato l’ennesimo tradimento del dettato costituzionale e soprattutto un pessimo servizio al mondo della scuola, in nome di interessi, tanto dei sindacati che della politica, che nulla hanno a che fare con l’obiettivo di rendere l’istruzione pubblica realmente democratica e credibile, in quanto capace di far sì che tutti gli studenti, specialmente quelli che partono svantaggiati, abbiano le migliori chances di riuscita. Ma perché questo sia possibile la modalità concorsuale non può da sola costituire una garanzia: è indispensabile che la selezione del personale docente e il percorso formativo siano estremamente rigorosi (come Lei sa, nel sistema scolastico finlandese, considerato tra i migliori del mondo, solo un candidato su nove viene abilitato all’insegnamento). A prescindere dall’imminente concorso che necessariamente, data la situazione attuale, si svolgerà in una forma molto semplificata, ci pare essenziale che un aspirante docente debba misurarsi con tipologie di prove realmente atte a verificarne le attitudini e le capacità. Dovrebbe essere da tutti condivisa l’idea che qualsiasi ulteriore riforma della scuola non troverà alcuna realizzazione se non verrà affidata a insegnanti motivati, preparati nelle loro discipline, autorevoli, esigenti, competenti nella didattica, nella comunicazione e dotati delle necessarie attitudini relazionali e affettive.

Ringraziandola per la Sua attenzione le facciamo i nostri più sinceri auguri di buon lavoro.

Gruppo di Firenze
per la scuola del merito e della responsabilità
Andrea Ragazzini, Valerio Vagnoli, Sergio Casprini, Giorgio Ragazzini

La terza guerra mondiale

La terza guerra mondiale

di Maurizio Tiriticco

Durante la seconda guerra mondiale, tutte le sere alle ore 20 ascoltavamo il quotidiano bollettino di guerra! E sembrava che vincessimo sempre! Questo agli inizi, ma… poi? Cominciammo a nutrire qualche dubbio. Dopo un paio d’anni di presunte vittorie, il bollettino cominciò a dirci sempre più spesso che le nostre truppe “si attestavano sulle postazioni prestabilite”! Sic! Il che significava – siccome, anche se debitamente fascistizzati, fessi non eravamo – che in realtà ci stavamo ritirando. Però in effetti, stando ai nostri bollettini, sembrava che la guerra la vincessimo giorno dopo giorno.

Leggetevi l’ultimo bollettino di guerra, diramato dopo lunghi anni di sofferenza, da quell’infausto 10 giugno del 1940 a quel terribile 8 settembre del 1943, prima che Re Pippetto e la sua corte piantassero i loro amati sudditi e fuggissero a Pescara per imbarcarsi sull’incrociatore Baionetta per riparare a Brindisi, che era già stata liberata dalle truppe alleate. Eccolo: BOLLETTINO n. 1201 – 8 settembre 1943 – “Sul fronte calabro reparti italiani e germanici ritardano, in combattimenti locali, l’avanzata delle truppe britanniche. L’aviazione italo-tedesca ha gravemente danneggiato nel porto di Biserta 5 navi da trasporto per complessive 28 mila tonnellate; nei pressi dell’isola di Favignana un piroscafo da 15 mila tonnellate è stato colpito con siluro da un nostro aereo. Formazioni avversarie hanno bombardato Salerno, Benevento e alcune località delle provincie di Salerno e di Bari perdendo complessivamente 10 velivoli: 3 abbattuti dalla caccia italo-germanica e 7 dall’artiglieria contraerea”. Sembrava che la guerra continuasse con la sua consueta micidiale normalità. Invece…

Che mascalzoni! Il nostro governo aveva già firmato l’armistizio a Cassibile, in Sicilia il 3 settembre! E la sera dell’8 settembre, alla radio, dopo la lettura del bollettino, anodino quanto mai, ci danno la comunicazione dell’armistizio! Eccola: «Attenzione! Attenzione! Sua Eccellenza il Capo del governo e Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio rivolgerà un proclama alla nazione!» Era la voce di Arnoldo Foà, come seppi a guerra finita. Seguirono le parole di Badoglio, sì, proprio del Maresciallo Badoglio in persona, quindi la notizia doveva essere più che importante! Eravamo tutto sospesi! E poi seguirono delle parole secche, stentoree, scandite, anche con una voce un po’ chioccia… non era uno speaker: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».

Che scellerati! Secondo il bollettino tutto era normale! Dalla guerra alla pace! In uno schiocco di dita! Inveceee!!! Che scellerati!!! In effetti, la verità ce la diceva tutte le sere il colonnello Stevens, da Radio Londra, introdotto dalle prime quattro note della Quinta Sinfonia di Beethoven, tatatataaa, tatataaa, che ascoltavamo la sera tardi alla radio con il volume il più basso possibile, per evitare che qualche vicino di casa ci sentisse. Ogni palazzo aveva il suo “capofabbricato”, fascistissimo, che aveva il compito di sorvegliare i suoi coinquilini: insomma, lo spione! Tempi durissimi! Per noi cittadini, fame e bombardamenti! E bugie a tutto spiano! Ma torniamo a bomba! La tragedia dell’8 settembre! Quei mascalzoni dei nostri governanti il 3 settembre avevano già firmato la resa alle truppe angloamericane che stavano risalendo la penisola e a noi, amati sudditi, con il loro bollettini continuavano a prenderci in giro. La guerra continuava! E siccome il Duce il10 giugno del 1940 dallo “storico balcone” di Piazza Venezia, informando il suo popolo di avere già consegnato la dichiarazione di guerra agli ambasciatori di Francia ed Inghilterra, ci aveva detto che la parola d’ordine era “vincere”, eravamo tutti sicuri che avremmo vinto! Beh! Proprio tutti, no!

Ma perché questi ricordi? Perché oggi – come allora – stiamo tutti incollati alla TV per ascoltare i quotidiani bollettini di questa nuova guerra mondiale. Una sola grande differenza: il nemico non è un uomo come noi! E’ invisibile e impalpabile! In effetti, sembra di assistere ad uno di quei brutti film di fantascienza tanto in voga qualche decennio fa! Ma c’è una differenza: di questo film odierno siamo tutti attori, ma purtroppo non protagonisti! Anzi, comparse! Perché il protagonista è un ignoto, invisibile e subdolo nemico: che nessuno intercetta, perché la nostra avanzatissima ricerca scientifica, a livello mondiale – come diciamo a Roma – nun ce capisce ‘na m….!

E allora? Non ci resta che attendere! Perché la speranza è sempre dura a morire!

Via al concorso straordinario: 32mila i posti a bando

da Il Sole 24 Ore 

di Claudio Tucci

Iscritti iscritti 64.563 candidati. Nella prima giornata attesi 1.645 partecipanti su tutto il territorio nazionale. Previsto un protocollo di sicurezza ad hoc.

Misurazione della temperatura all’ingresso, obbligo di indossare sempre e correttamente la mascherina, nessun assembramento, rispetto della distanza di sicurezza. Prende il via da oggi, 22 ottobre, alle 8, il concorso straordinario per la scuola secondaria di primo e secondo grado, riservato agli insegnanti che hanno già almeno 36 mesi di servizio. Una procedura molto attesa, che mette a bando 32mila posti e alla quale si sono iscritti 64.563 candidati. Non tutti i partecipanti svolgeranno la prova oggi. I candidati sono infatti suddivisi per classi di concorso e su più giornate.

Primo giorno attesi 1.645 candidati
Le prove andranno avanti fino al prossimo 16 novembre, garantendo, così, un numero di partecipanti limitato al giorno e la massima sicurezza. In particolare, il primo giorno sono attesi 1.645 candidati, suddivisi in 171 aule distribuite su tutto il territorio nazionale.

Le regole sulla sicurezza
Previsto un preciso e rigido Protocollo di sicurezza: sarà garantito il distanziamento fisico indicato dalle disposizioni vigenti, i candidati e gli addetti ai controlli indosseranno sempre la mascherina, saranno disponibili prodotti igienizzanti per le mani, i partecipanti avranno accesso alle aule uno alla volta e sarà loro misurata la temperatura. Gli spazi utilizzati saranno tutti igienizzati prima e dopo le prove. I candidati, durante la fase di organizzazione delle prove, sono stati distribuiti in rapporto alla capienza delle aule utilizzate, garantendo sempre il massimo distanziamento e la massima sicurezza, con una media di 10 candidati per aula.

Prova di 150 minuti
La prova sarà computer based con una durata di 150 minuti. Per i posti comuni sono previsti cinque quesiti a risposta aperta relativi a conoscenze e competenze disciplinari e didattico-metodologiche sulla materia di insegnamento. Seguirà un quesito composto da un testo in lingua inglese, con cinque domande a risposta aperta volte a verificare la capacità di comprensione del testo al livello B2.

Per i posti di sostegno sono previsti cinque quesiti a risposta aperta, finalizzati all’accertamento delle metodologie didattiche da applicare alle diverse tipologie di disabilità e a valutare le conoscenze dei contenuti e delle procedure volte all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Seguirà un quesito composto da un testo in lingua inglese, con cinque domande a risposta aperta volte a verificare la capacità di comprensione del testo al livello B2.

I sindacati: una follia
Il concorso è da mesi al centro di forti polemiche acutizzatesi in queste ore essendo salito il numero dei contagi. «Chi si prende la responsabilità di voler fare a tutti i costi questo concorso per la scuola, ne pagherà le conseguenze fino alla fine. Questo concorso è una follia fatto in questo momento di pandemia e il rischio è che ci siano enormi contenziosi. Nel 2017 venne sospeso il concorso per i dirigenti scolastici a causa di una emergenza maltempo: ci aspettiamo lo stesso buonsenso», hanno detto, in coro, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda.

Scuola digitale, l’Italia fa il pieno di premi europei eTwinning

da Il Sole 24 Ore 

di Redazione Scuola

Record di vittorie per i docenti italiani ai Premi europei eTwinning 2020, la community europea di docenti parte delle piattaforme ufficiali di scambio del Programma Erasmus+, nata su iniziativa della Commissione europea nel 2005 e arrivata oggi a contare oltre 800.000 insegnanti iscritti in 44 Paesi.

Dei 932 progetti candidati nelle 4 categorie per fascia d’età e nelle 8 categorie speciali, sono stati 11 i progetti premiati con 16 docenti italiani coinvolti, che, con le loro classi e i rispettivi partner internazionali, hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento europeo per il lavoro svolto in eTwinning.

Tra le categorie per fascia d’età sponsorizzate dalla Commissione europea, sono stati due i progetti vincitori fondati da docenti italiani: “Wonderland“, per la categoria 7-11 anni, e “EU’ve got mail“, nella categoria 12-15. Il primo vede tra i fondatori la docente Cira Serio, della Scuola Paritaria Primaria “San Tarcisio” e infanzia “Bimbi lieti” di Ercolano (NA), mentre il secondo è fondato dalla docente Mariangela Bielli dell’ICS “G. Perlasca” di Bareggio (MI).

Nelle stesse categorie, premiate rispettivamente come “Runner-up” (secondo posto) anche le docenti Sara Terrassan, del Liceo Statale “Celio-Roccati” di Rovigo, per il progetto “Ciudadan@Digital5.0“, e Maria Pia Borghesan, ICS “Comuni della Sculdascia” di Casale di Scodosia (PD), Elena Gallo, del VI ICS “B. Ciari” di Padova, e Stefania Bertone, dell’ICS “Terralba” di Genova, per il progetto “I’m in LOVE with the GREEN EARTH“. Sempre come “Runner-up” premiate nella Categoria fascia di età 16-19 anni anche Laura Locatelli e Sara Amidoni dell’ISIS “O. Romero” di Albino (BG) per il progetto “LA OTRA CARA DEL ARTE. Luces y sombras en el Siglo de oro”.

Vincono come Premio per progetti in lingua spagnola “SAYWOW (Sailing Across the Youthful World of Words)” di Francesca Sammartino, della Scuola Secondaria Statale di I Grado “G. Galilei” di Cecina (LI).

Nella categoria Premio per progetti in lingua francese vince il progetto “Le fil de l’Esprit“, fondato da Giusi Gualtieri del Liceo Scientifico Statale “G. Galilei” di Perugia, con lei premiate Laura Radice e Valeria Lotta, dell’IIS “L. Einaudi”di Chiari (BS).Premio per materie scientifiche “Marie Skłodowska Curie” al progetto “Fun with physics and technology“, fondato dalla docente Antonietta Amore, del Liceo Linguistico Statale “I. Alpi” di Cesena, mentre il Premio per la lingua inglese è andato a Patrizia Roma dell’ITTS “A. Volta” di Perugia con il progetto “Together for a better tomorrow“.

Infine, il progetto “DIOSAS Y DIOSES Y VICEVERSA“, fondato da Anna Chiara Marcialis del Liceo Statale “Pitagora” di Isili (CA), vince il “Premio Mediterraneo”, mentre “Twinfeuill’ton : amours et préjugés de jadis à nos jours“, in cui è stata coinvolta Simonetta Sardini, dell’ITCS “V. Bachelet”di Ferrara, vince il Premio “Peyo Yavorov”, per un progetto che incoraggia l’amore per la lettura nei giovani.Cerimonia dei Premi europei 2020 in diretta streaming il 22 ottobreI docenti vincitori saranno premiati nel corso della Conferenza europea eTwinning 2020 “CLASSROOMS IN ACTION: ADDRESSING CLIMATE CHANGE WITH ETWINNING”, che si terrà quest’anno in versione online dal 22 al 24 ottobre. L’evento rappresenta il principale appuntamento annuale della community e coinvolgerà oltre 500 insegnanti da tutta Europa, che saranno chiamati a imparare nuovi approcci e metodologie didattiche da esperti e colleghi, stabilendo e alimentando connessioni e condividendo esperienze per trovare ispirazione e creare cambiamenti positivi nelle loro scuole e comunità attraverso eTwinning.

Di seguito le sessioni che sarà possibile seguire in diretta streaming:

• 22 Ottobre, 17:30 – 19:00 CET – Cerimonia dei Premi europei eTwinning 2020

• 23 Ottobre 10:00 – 10:30 CET – Sessione plenaria con l’introduzione di Mariya Gabriel, European Commissioner for Innovation, Research, Culture, Education and Youth Gabriel e, a seguire, Clara De La Torre, Deputy Director General DG CLIMA EC

• 23 Ottobre, 10:30 – 11:15 CET – Sessione plenaria keynote speech di Koen Timmers, Teaching through a pandemic: is there still room for project-based learning, vincitore del Global Teacher Prize 2017.

Azzolina: 2 miliardi per far decollare gli Its

da Il Sole 24 Ore 

di Claudio Tucci

Lucia Azzolina è pronta a rivoluzionare gli Its, gli istituti tecnici superiori, a oggi l’unico canale formativo terziario professionalizzante (non accademico) esistente in Italia. La ministra dell’Istruzione, rispolverando un “dossier” finito nel dimenticatoio ormai da tempo, ha chiesto un finanziamento monstre, pari a poco più di 2 miliardi di euro, attingendo ai fondi Ue del Recovery Fund, con l’obiettivo dichiarato, e piuttosto ambizioso: da qui al 2025 si punta ad incrementare del 50% il numero di diplomati Its e del 150% il numero degli iscritti (oggi circa 15mila), in stretto raccordo con il fabbisogno di profili di elevata specializzazione tecnica proveniente dal mondo del lavoro (e aggredendo quindi, con forza, il mismatch ancora esistente).

«Sugli istituti tecnici superiori serve una svolta – ha confermato al Sole24Ore la ministra Azzolina -. Sono strategici per il Made in Italy e per i rilancio economico del Paese. Rappresentano una risorsa importantissima sia dal punto di vista occupazionale che di qualificazione del mondo del lavoro. Come anticipato anche in Parlamento, gli Its sono uno dei temi al centro della nostra richiesta di risorse per l’Istruzione nell’ambito del Recovery Fund. Abbiamo un’occasione storica che dobbiamo assolutamente sfruttare».

Al piano di rilancio degli Its lavorano, da questa estate, i tecnici del ministero dell’Istruzione, in raccordo con Mise e dicastero del Lavoro; ed è già in fase avanzata di stesura, avendo ottenuto, anche, un sostanziale “via libera” da parte del premier, Giuseppe Conte, in chiave di lotta alla disoccupazione giovanile, ora tornata pericolosamente sopra il 30% (ultimo dato Istat).

Gli istituti tecnici superiori, anno dopo anno, hanno sempre vinto la scommessa, e rappresentano, oggi, un vero e proprio passepartout per il lavoro. In base al monitoraggio 2020, condotto dall’Istruzione, assieme a Indire, il tasso di occupabilità dei diplomati Its ha raggiunto l’83% a un anno dal titolo (con picchi del 90-100%), e nel 92% dei casi si tratta di un lavoro coerente con il percorso di studio svolto in aula e “on the job”.

Il successo degli Its è rappresentato infatti da una didattica flessibile, coerente con le esigenze del sistema produttivo e con le specificità dei territori. Il 70% della docenza proviene dal mondo imprenditoriale e le attività di stage e tirocinio rappresentano il 43% del percorso di studi. Il restante 57% di lezioni si svolge per il 26% in laboratori di impresa e di ricerca e nei laboratori 4.0 degli Its, divenuti un vero fiore all’occhiello, legati a Industria 4.0. Basti pensare che il 52% dei percorsi monitorati utilizza tecnologie abilitanti 4.0.

Nonostante questi numeri, gli Its restano un settore di nicchia, rispetto a paesi come Germania, Francia, Svizzera dove da decenni la filiera terziaria professionalizzante non accademica è ben strutturata, e con numeri decisamente più elevati.

Il maxi finanziamento richiesto da Azzolina, spiegano dal ministero dell’Istruzione, servirà a realizzare un vero e proprio cambio di passo. Almeno in quattro direzioni. Primo: sarà potenziato l’orientamento, a partire dalle medie per poi proseguire alle superiori, anche in relazione a un più generale potenziamento delle discipline Stem, coinvolgendo di più le ragazze.

Secondo: scatterà un rafforzamento delle dotazioni strumentali e logistiche degli Its, a cominciare dai laboratori 4.0. Terzo: sarà snellita la governace, valorizzando il mondo produttivo (per le imprese, specie le pmi, che si affacciano agli Its, sono previsti incentivi ad hoc). Quarto: sono allo studio “passerelle” con le università, riconoscendo ai chi frequenta gli Its un numero di crediti utilizzabili poi per conquistare una laurea triennale.

Il primo commento delle aziende è positivo: «Il progetto di rilancio degli Its annunciato da Lucia Azzolina è un segnale importante, e mi auguro che si concretizzi al più presto e raccolga ampio consenso in parlamento, nel governo e anche in altri ministeri – ha sottolineato Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano -. Noi imprenditori abbiamo creduto negli Its sin da loro debutto, e questi istituti, con i numeri, si stanno confermando strumento molto efficace per l’occupabilità dei giovani e per la competitività delle imprese. Per Confindustria sono un asset fondamentale che abbiamo sempre sostenuto in tutti i confronti avuti con le istituzioni. Felice di questo passo avanti, ma non ci siano ripensamenti, perché l’investimento sugli Its è fondamentale per far crescere l’intero Paese».

Un plauso arriva anche da Iv, Gabriele Toccanfondi: «È fondamentale rilanciare gli Its – ha chiosato l’ex sottosegretario -. I cospicui fondi in più dovranno servire per migliorare il sistema, responsabilizzando tutti gli attori coinvolti e valorizzando i percorsi di assoluta qualità».

Scuola, domani il concorso delle polemiche

da la Repubblica

Corrado Zunino

Domani mattina alle 8 s’avvia il concorso straordinario per portare nelle cattedre delle scuole medie e superiori trentaduemila attuali precari (con 36 mesi, almeno, di servizio). I candidati sono il doppio, 64.563, e domattina si cimenteranno – mascherina sempre sulla bocca – i primi 1.645. La prova scritta, che si protrarrà fino al 16 novembre, è distinta per classi di concorso, si svolgerà al computer e dovrà essere superata con il punteggio minimo di sette decimi. Con 150 minuti a disposizione, gli aspiranti a un ruolo affronteranno cinque quesiti a risposta aperta e un quesito – seguito da cinque domande – per la verifica della comprensione linguistica. Chi passa, entrerà al lavoro solo il prossimo 1° settembre, ma la sua posizione lavorativa sarà retrodatata al settembre 2020.

Le contestazioni al concorso più contestato della storia dei concorsi di scuola sono varie. Alcune difficili da ignorare. La ministra Lucia Azzolina, ministra dell’istruzione, non ne ha tenuto conto, non ha dato risposte né fermato la macchina, anche ora che i positivi accertati nel Paese sono 15.000.

In viaggio dalla Liguria alla Campania

Il primo problema, il più chiaro, è lo spostamento di supplenti della scuola, in alcuni casi anche di centinaia di chilometri: dovranno raggiungere la sede concorsuale. Con un giorno di anticipo, visto che la prova inizia alle 8. Gli esempi di perigliosi viaggi della speranza sono molti: da Bologna Rimini, dalla provincia di Sondrio a Milano. Centinaia di candidati liguri dovranno trasferiri in Lombardia, in Veneto, anche nel Lazio e in Campania. Su 1.814 domande consegnate nelle Marche, 953 richiedenti andranno a fare la prova tra il Lazio e la Toscana. I candati abruzzesi della classe B24 – Laboratorio di scienze e tecnologie nautiche – si trasferiranno in Sardegna.

Gli esempi del sindacato Gilda, resi pubblici in una videoconferenza realizzata insieme agli altri quattro sindacati in conflitto con il ministero dell’Istruzione, sono preoccupanti nella loro evidenza: nella giornata del 28 ottobre la Campania, “la cui situazione sanitaria è in piena evoluzione e dove le scuole restano chiuse”, dovrà accogliere 831 candidati provenienti da cinque regioni diverse: Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia. Il ministero, poi, ha voluto affidare le sedi d’esame alla libera candidatura di tutte le scuole del territorio, senza privilegiare gli istituti più vicini ai collegamenti delle aree urbane: accadrà, questo il 27 ottobre, che candidati provenienti da Puglia e Basilicata si spingeranno fino a Caltagirone, nell’entroterra della provincia di Catania, o a Randazzo, sul versante nord dell’Etna, per sostenere le prove del concorso. “Da un’analisi fatta sulla base dei numeri forniti dallo stesso ministero, ci risulta che su 64.563 candidati, 13.500 dovranno andare a svolgere la prova in un’altra regione”, dice il segretario Rino Di Meglio. Tutto questo avviene mentre il ministro della Salute, Roberto Speranza, chiede accorato di “evitare i viaggi laddove è possibile, bisogna restare a casa il più possibile”.

Niente bis per chi è in quarantena

Un candidato con più di 37,5° o affanni respiratori non accederà alla prova, e così sarà per i docenti in quarantena. Gli uffici della Azzolina non hanno previsto la possibilità di far svolgere una sessione suppletiva per gli assenti giustificati. “Non prevedere una seconda possibilità per chi sta male o in degenza è molto grave e contribuisce a inasprire ulteriormente una situazione già tesa”, è ancora il sindacato Gilda.

Ad Arzano, sede A041 di esame (questo esempio è di Pino Turi, Cisl scuola), ci sono stati trecento contagi nelle ultime ore: non si può entrare né uscire, zona rossa. E i candidati? Entreranno? Usciranno? Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil: “Inoltrandoci in novembre le cose, da un punto di vista epidemiologico, potrebbero peggiorare ancora. Perché fare un concorso adesso, e non il prossimo maggio, visto che i docenti saranno in cattedra solo nel settembre 2021?”.

E’ trasversale il risentimento sindacale. Va dall’Ugl, destra di opposizione – “ministero fuori dalla realtà” -, ai Cub, sinistra di base: “Concorso follia”. Il neonato movimento Priorità alla scuola chiede di fermarsi e il Consiglio regionale della Sardegna ha votato una mozione per rinviare la prova in piena pandemia: “No alla trasferta di tremila candidati sardi”. Il Pd ha schierato la responsabile scuola Camilla Sgambato, quindi Matteo OrfiniFrancesco Verducci. Il socialista Riccardo Nencini (che ora è presidente della commissione Istruzione alla Camera) ha chiesto esplicitamente di non fare le prove.
Niente. Il ministero dell’Istruzione replica: “I partecipanti avranno accesso alle aule uno alla volta e sarà loro misurata la temperatura. Gli spazi utilizzati saranno tutti igienizzati prima e dopo le prove. I candidati, durante la fase di organizzazione delle prove, sono stati distribuiti in rapporto alla capienza delle aule utilizzate, garantendo sempre il massimo distanziamento e la massima sicurezza, con una media di dieci candidati per aula”.

Anche la media, in verità, è già salita. Le prime dichiarazioni della ministra parlavano di otto candidati per aula. Una partecipante sarda spiega a Repubblica che nella classe A22 – materie letterarie – in ogni gruppo sono presenti “da 10 a 19 candidati”. Sono ventidue gruppi in tutto.

La segretraria della Cisl scuola, Maddalena Gissi, dice: “La scuola è al capolinea, la ministra scenda e venga a discutere. Come si può pensare di partecipare a un concorso con numeri di epidemia così alti? E’ stata fermata la prova di magistratura, nel 2017 quella in Sardegna per dirigenti scolastici causa allarme meteo. Perché questa pericolosa ostinazione sullo straordinario per la scuola?”.

Questo concorso porterà, tra l’altro, a svuotare le classi e privare gli studenti dei docenti appena nominati in un avvio scolastico che non riesce a diventare normale. Già. Il gruppo Facebook “no concorso straordinario durante Covid”, 3.500 partecipanti, scrive: “Per raggiungere le sedi concorsuali migliaia di docenti dovranno sottoporsi a rischiosi viaggi con mezzi pubblici e tornare il giorno successivo nelle proprie aule. Questo concorso rischia di trasformarsi nell’Atalanta-Valencia di febbraio 2020. Siamo allibiti di fronte alla miopia del ministero e sconcertati dall’approssimazione e dalla superficialità della sua gestione”.

Alcune graduatorie per la scelta delle commissioni – a poche ore dalla prova – sono ancora aperte. Mancano anche i commissari.

Prof in quarantena, è il caos Il ministro: possono lavorare

da Il Messaggero

 Il prof è in quarantena? Da oggi, se è in salute, può fare lezione da casa: si collega online e la lezione va avanti. In arrivo la nota dal ministero dell’istruzione per regolare il lavoro agile dei docenti in quarantena. Un intervento necessario, visto che di settimana in settimana cresce il numero delle classi che finiscono in isolamento in attesa del tampone. Inevitabilmente i tempi per il rientro tra i banchi si allungano ed è la didattica, ancora una volta, che ci rimette. Avere un docente in quarantena significa dover rinunciare alla didattica per due settimane e, forse, anche di dover mandare a casa più di una classe. Il motivo? L’insegnante in quarantena, fino ad oggi, è stato considerato in malattia quindi non fa lezione neanche da casa.
Se poi è andato in quarantena con una sua classe, si ferma la didattica per tutti: anche se sono tutti in salute. Non solo, se si tratta di un professore di scuola media o di scuola superiore, resteranno scoperte diverse ore anche nelle classi della scuola che restano in presenza. Un docente di storia dell’arte, di inglese o di tecnica, ad esempio, ha poche ore in tante classi diverse: una classe è in quarantena ma le altre? Sono in presenza però con la cattedra scoperta perché il docente non c’è. E non può fare didattica online da casa perché in aula, fisicamente, non ci sarebbe nessuno a vigilare sui ragazzi.
Alla base di tutto c’è il decreto rilancio, da cui parte la circolare dell’Inps, per cui è previsto lo smartworking per i lavoratori del settore privato in quarantena. Si tratta ovviamente di una quarantena di una persona in salute, che resta in isolamento quindi in forma preventiva, e non della quarantena necessaria per i pazienti positivi al Covid.

LEZIONI ONLINE

Per il pubblico impiego invece non è stato specificata la forma idonea di lavoro agile. E così i docenti fino ad oggi non hanno dovuto fare didattica a distanza. C’è stato chi ha voluto portare avanti comunque le sue lezioni online e chi, invece, si è fermato perché risultava in malattia. «Abbiamo chiesto al ministero spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi di Roma e del Lazio di prevedere una norma per cui il lavoratore in quarantena, che sia in buona salute, possa lavorare da remoto. Per non fermare l’attività didattica. Anche per le classi che restano in presenza servono soluzioni veloci, è necessaria la copertura della cattedra in base allo stesso principio: portare avanti le lezioni».
Quest’anno infatti la didattica procede a singhiozzo tra stop e ripartenze, le chiusure delle classi sono all’ordine del giorno e probabilmente si andrà avanti così, con questo ritmo se non peggio, ancora per molto tempo. Secondo una stima dell’Anp Lazio, infatti, in Italia circa il 60-70% degli istituti ha già avuto almeno una classe in quarantena. «Ci sono scuole che ne hanno avute anche 5 continua Rusconi in quel caso sono troppi i docenti assenti. Che cosa facciamo? Devono poter fare didattica a distanza, senza considerarli in malattia. Ovviamente se sono in salute. Ma a questo punto si pone un altro problema: se il docente non è in malattia non può essere sostituito da un supplente. Come si risolve il problema dei ragazzi in presenza?».
Al liceo Mamiani di Roma, ad esempio, un docente in quarantena ha voluto far lezione per la sua classe rimasta a scuola e lo ha fatto collegandosi da uno schermo posizionato in aula. Ma è stato comunque necessario prevedere la presenza di una persona tra i banchi, per la sorveglianza dei ragazzi. Un caso probabilmente molto raro, visto che quest’anno è difficile trovare le sostituzioni necessarie per docenti e personale amministrativo o addetto alle pulizie.

LA CIRCOLARE

Quindi il problema resta, almeno con gli studenti in aula. Si tratta di una situazione nuova, che negli anni passati non si era mai presentata, quindi va affrontata da una norma ad hoc. Dalla funzione pubblica è arrivata due giorni fa l’attesa circolare con cui vengono individuate le modalità di lavoro agile per le persone in quarantena, ma non in stato di malattia. Partendo dal testo della funzione pubblica, il ministero dell’istruzione sta preparando una nota con cui recepisce le indicazioni e le adatta al contesto scolastico. Un settore decisamente diverso rispetto al resto del pubblico impiego. Per la sostituzione del docente assente si potrà riempire il vuoto con modalità che saranno indicate da viale Trastevere: può essere sostituito con spezzoni di altre cattedre o con l’organico di potenziamento. L’obiettivo è non lasciare scoperte le classi.
Lorena Loiacono

Concorso straordinario al via tra contagi in forte risalita, coprifuoco e didattica a distanza in diverse Regioni

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

Contagi Covid in forte risalita: nelle ultime 24 ore sono 15.199 i casi positivi con 177.848 tamponi, 127 i morti. Domani al via il concorso straordinario tra coprifuoco, didattica a distanza in diverse scuole e misure ancor più restrittive in diverse Regioni.

Nessuno stop al concorso ‘della discordia’ per gli insegnanti precari ai nastri di partenza domani alle 8. Dopo mesi di polemiche iniziano le prove scritte, che termineranno il 16 novembre. I posti messi a bando sono 32mila,64.563 le candidate e i candidati. “Nella prima giornata – fa sapere il ministero dell’Istruzione confermando l’avvio della procedura – sono attesi 1.645 partecipanti su tutto il territorio nazionale“. Previsto un rigido protocollo di sicurezza con misurazione della temperatura all’ingresso, obbligo di indossare sempre e correttamente la mascherina, nessun assembramento, rispetto della distanza di sicurezza. Tutte le misure non sono servite a placare gli animi dei no per questo concorso in piena pandemia.

Concorso ‘follia’

Questo concorso è una follia fatto in questo momento di pandemia e il rischio è che ci siano enormi contenziosi“, denunciano i sindacati Flc Cgil, Uil, Snals, Gilda, Cisl. Una follia è stato definito anche dalla Lega, che ha chiesto (supplicato) il rinvio. “Un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affinché considerata la situazione, considerati gli appelli unanimi di vari consigli regionali, sindacati, parlamentari e decine di migliaia di lavoratori, possa prendere in considerazione la possibilità che questo concorso, descritto come una bomba epidemiologica anche da medici e virologi, possa essere rinviato“, è l’appello dell’onorevole Rossano Sasso.

Sulla stessa linea il senatore del Pd, Francesco Verducci: “Incredibile che il concorso straordinario non venga sospeso. La ministra Azzolina si assume una responsabilità enorme“, ha affermato il senatore, che da tempo chiedeva il rinvio e l’assunzione dei precari per titoli e servizi.

Coprifuoco e didattica a distanza

E sono diverse le Regioni che nelle ultime ore stanno emanando nuove ordinanze con misure ancora più restrittive di contagio.

La Lombardia, con ordinanza 623 del 21 ottobre, ha deciso di far partire da lunedì la didattica a distanza per tutti gli studenti delle classi superiori, con la raccomandazione per gli altri istituti “di realizzare le condizioni tecnico-organizzative nel più breve tempo possibile, per lo svolgimento della didattica a distanza“.

Nel Lazio si va verso il coprifuoco dalle 24 alle 5 e l’attivazione della Dad per i ragazzi delle classi terze, quarte e quinte delle superiori (al 50%) e all’Università (al 75%) da lunedì 26 ottobre.

La Regione Piemonte ha introdotto l’obbligo per le classi dalla seconda alla quinta della scuola secondaria di secondo grado, di seguire per almeno il 50% dei giorni la didattica digitale a distanza, in alternanza con la presenza in aula.

In Campania le attività didattiche in presenza sono state sospese: lunedì dovrebbero riniziare nelle primarie, ma ci sono forti dubbi per il rialzo dei contagi. “Le Asl – ha detto con preoccupazione l’assessore all’istruzione Lucia Fortini – hanno portato dati per niente incoraggianti sui contagi a scuola”.

Didattica a distanza al 50% da lunedì pure nelle classi delle secondarie di secondo grado della Liguria, come previsto dall’ordinanza regionale del 20 ottobre.

Possibile blocco in Sardegna, dove il governatore Christian Solinas avverte: “Se nelle prossime ore il numero dei contagi aumenterà ancora e quello dei ricoveri continuerà a salire con il trend attuale, saremo pronti a intervenire in maniera radicale“, pensando a uno stop regionale di 15 giorni.

Ed è zona rossa ad Alzano, sede di concorso: l’Usr per la Campania ha predisposto lo svolgimento delle prove a Napoli. E ciò che è successo ad Alzano potrebbe accadere in altre parti del Paese, sedi d’esame.

Domani il concorso, nonostante tutto, si farà, e d’altra parte la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina non ha mai avuto dubbi su questo, confermando a più riprese la necessità di espletare le procedure concorsuali per avere poi meno precari in cattedra il prossimo anno scolastico.

Contagio Covid a scuola, l’aumento dei docenti positivi è del 300%

da La Tecnica della Scuola

Il dato ufficiale dell’aumento in percentuale dei docenti contagiati dal Covid-19 a partire dal 23 settembre fino al 10 ottobre 2020 è impressionante, siamo arrivati al 300% dai soli 349 del 23 settembre ai 1020 del 10 ottobre.

I dati che dovrebbero fare riflettere

Il dato statistico nasce da un monitoraggio del Ministero dell’Istruzione fatto sui casi rilevati all’interno delle scuole e comparato con il resto della popolazione. Ecco la tabella che dovrebbe fare riflettere:

Monitoraggio Covid-19 a scuola

Da questa tabella emergono dati vermante impressionanti dal 23 settembre al 10 ottobre l’incremento percentuale degli studenti o studentesse positive è del 388%, mentre i docenti positivi sono aumentati del quasi 300 %, ma la cosa che dovrebbe fare riflettere e che nello stesso periodo il resto della popolazione aveva un incremento del 146%, quasi a significare che i docenti si contagiano il doppio rispetto al resto della popolazione.

Gli stessi dati letti positivamente dal Ministero dell’Istruzione

Una chiave di lettura molto ottimistica, addirittura di assoluta rassicurazione viene dal Ministero dell’Istruzione che il 15 ottobre scrive:

” Il Ministero dell’Istruzione comunica che, alla data del 10 ottobre, gli studenti contagiati sono pari allo 0,080% (5.793 casi di positività), per il personale docente la percentuale è dello 0,133% del totale (1.020 casi), per il personale non docente si parla dello 0,139% (283 casi)”.
​​​​​​​I dati del monitoraggio, condotto dal Ministero dell’Istruzione con la collaborazione dei dirigenti scolastici, sono stati condivisi con l’Istituto Superiore di Sanità.

Covid, didattica a distanza obbligatoria nelle superiori della Lombardia: gli altri istituti si preparino

da La Tecnica della Scuola

C’è una improvvisa e inattesa accelerata sulla imposizione della didattica digitale integrata alle superiori da parte delle regioni: in sole ventiquattr’ore la Regione Lombardia è infatti passata dalla dad almeno pari al 50% delle lezioni settimanali ad una didattica a distanza totale.

L’ordinanza della Regione Lombardia firmata dal presidente Attilio Fontana prevede infatti che la dad in tutte le scuole secondarie della Lombardia partirà da lunedì 26 ottobre.

Il testo dell’ordinanza

Le scuole secondarie di secondo grado e le istituzioni formative professionali secondarie di secondo grado – si legge nella nuova ordinanza – devono realizzare le proprie attività in modo da assicurare il pieno svolgimento mediante la didattica digitale integrata (DDI) delle lezioni, qualora siano già nelle condizioni di effettuarla e fatti salvi eventuali bisogni educativi speciali”.

Allertati gli altri livelli scolastici

La Regione chiede però che anche la scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di primo si attivino nella stessa direzione.

Agli altri istituti è raccomandato di realizzare le condizioni tecnico-organizzative nel più breve tempo possibile, per lo svolgimento della DDI“, conclude il passaggio dell’ordinanza regionale.

Ricordiamo che anche altre regioni – come il Piemonte e la Liguria – hanno previsto l’adozione della didattica a distanza, seppure solo al 50%: la stessa percentuale che la Lombardia ha raddoppiato in pochissime.

Conte al Senato: non lasceremo i nostri ragazzi privi della relazione interpersonale

da La Tecnica della Scuola

Stavolta vedremo un altro film. La musica è cambiata. Non sono queste le parole del Premier Conte oggi al Senato né della Ministra Azzolina ieri da Lilli Gruber, ma il senso è questo: la scuola non sarà la prima a chiudere, stavolta, semmai sarà l’ultima.

I dati del contagio sono drammatici, eppure sulla scuola si mantiene un ottimismo quasi paradossale.

A livello generale, infatti, l’intervento del Presidente del Consiglio al Senato suona come prepariamoci al peggio, vista l’affermazione: “A livello regionale bisogna essere pronti a intervenire per modulare in senso più restrittivo, se necessario, le misure attuali.”

E nel contempo, sul fronte scuola, la linea del Governo, di certo la linea Azzolina-Conte, è meno prudenziale e sembra sposare il principio: tutto ciò che è superfluo, se rischioso chiuderà, ma della scuola non possiamo fare a meno. Filosofia in parte condivisibile, fatte salve le preoccupazioni per la salute di chi si muove tra le pareti di scuola.

Le parole del Premier

Il Premier, insomma, tra ovazioni e contestazioni, ha chiarito: “Le attività scolastiche continueranno in presenza, non possiamo permetterci che i migliori assi del nostro Paese possano subire ancora gli effetti della pandemia e che a loro vengano chiesti ulteriori sacrifici. Lo dobbiamo ai nostri dirigenti, docenti, al personale ata, che anche in condizioni difficili” hanno saputo mettersi in gioco e fare fronte all’emergenza con strumenti inediti. E continua: “Ma lo dobbiamo anche alle famiglie e soprattutto ai nostri ragazzi, che non possiamo lasciare privi di un’esperiezna didattica che integra la fondamentale relazione interpersonale.”

Quindi il Presidente del Consiglio ribadisce ancora una volta le novità del Dpcm sulla scuola, in particolare in riferimento alle scuole secondarie di secondo grado cui si è previsto di implementare ulteriori misure in termini di scaglionamento orario, fino all’ipotesi dei turni pomeridiani.

Sindacati della scuola: “I dati della ministra non ci convincono”

da La Tecnica della Scuola

Oggi pomeriggio si sono riuniti in conferenza stampa i cinque sindacati della scuola per discutere di alcune questioni riguardanti il comparto scolastico. In particolare, temi centrali dell’incontro sono stati il dibattito sul concorso straordinario che avrà inizio a partire da domani e la richiesta di accedere ai dati reali del contagio nell’ambito scolastico, visto che c’è uno scollamento tra quelli comunicati dai vari territori e quelli dichiarati dal governo. Solo avendo accesso ai dati reali, secondo quanto emerso, sarà possibile poter fare delle valutazioni e attuare delle misure di intervento.

Diverse, inoltre, sono state le criticità riscontrate da parte dei sindacati per quanto concerne il concorso straordinario. Infatti, è stata evidenziata la difficile situazione nella quale si ritrovano diversi docenti partecipanti. Se da un lato un gruppo non esiguo si trova in quarantena insieme ad alcune classi del proprio istituto, dall’altro ci sono delle città sedi di esame che ad oggi sono zone rosse e, quindi, con l’impossibilità di transito dall’esterno.

I sindacati annunciano la possibilità di diversi contenziosi in vista della scelta di proseguire con le prove d’esame del concorso straordinario.

Durante la conferenza è stato ricordato l’appuntamento di domani 22 ottobre alle ore 16:00 di un tavolo convocato per definire i diversi aspetti del contratto integrativo lavorativo sulla didattica a distanza e lo smart working.

Inoltre, i sindacati hanno comunicato che la ministra Azzolina li ha convocati per il 28 ottobre alle ore 17:00 per un tavolo di confronto.